Giudizio sintetico: da vedere (4/5)
Il film analizza il massacro di Odessa sul fronte orientale nel 1941.
La regista teatrale Mariana Marin progetta di mettere in scena una rievocazione storica su larga scala del massacro di Odessa. Nel 1941, il comandante dell'esercito rumeno, Ion Antonescu, ordinò l'esecuzione di cittadini ebrei per rappresaglia, e centinaia di migliaia di innocenti furono uccisi. Mariana vuole rievocare tutto ciò di fronte al Palazzo Reale nel centro di Bucarest, ma si trova ad affrontare problemi inaspettati e assurdi, poiché sia gli attori dilettanti che i rappresentanti del municipio hanno opinioni molto forti non solo su ciò che è realmente accaduto, ma anche su come quella realtà dovrebbe essere rappresentata e presentata al pubblico. (Wikipedia)
Seguendo molto cinema, ogni tanto mi accorgo che mi manca da vedere qualche film di qualche regista interessante. Nell'ottica di questi "recuperi", mi sono visto questo film del, lasciatemelo dire, eccezionale regista rumeno, che, col suo usuale approccio sarcastico, affronta l'attualità rumena, usandola come specchio di quella internazionale, partendo da un fatto storico particolarmente doloroso, e usandolo come grimaldello per scardinare le sottili certezze moderne. Quello che ne esce è l'ennesimo capolavoro sgangherato, amaro ma assolutamente divertente, di una società che non riesce a fare pace col passato, proprio perché continua a ripeterne gli errori. Del resto, il titolo dice già tutto.
As a cinema fan, I occasionally realize I'm missing a film by an interesting director. In the spirit of these "recoveries", I watched this film by—let me tell you—the exceptional Romanian director. With his usual sarcastic approach, he tackles Romanian current affairs, using them as a mirror for the international one, starting with a particularly painful historical event and using it as a crowbar to undermine the subtle certainties of modernity. What emerges is yet another ramshackle masterpiece, bitter but thoroughly entertaining, from a society unable to make peace with the past, precisely because it continues to repeat its mistakes. After all, the title says it all.

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