No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.
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20130822

bollitore

Sono pure a dieta, o quasi, ma siccome vedo che gli amici "inglesi" sono di nuovo on-line, volevo solo far loro sapere che ho seguito il loro consiglio. Ne ho prese tre tipologie, tutte quelle che erano disponibili al supermercato in quel momento. "Loro" sostengono siano le migliori.

20120819

chez jumbolò

Cous cous e chili con carne, crema di piselli e verdure lesse






Mentre nel pentolino preparate la manata di cous cous precotto come nella ricetta precedente, mettete nel forno a microonde la verdura lessa congelata. Nel frullatore piccolo mettete mezza lattina di piselli da 160 gr. scolati e tritate sommariamente: ne uscirà una sorta di crema. Mentre le verdure sono cotte e il cous cous è quasi pronto, scaldate mezza lattina di chili con carne della Casa Fiesta insieme alla crema di piselli. Disponete nel piatto, mettete un filo d'olio sul cous cous, le verdure e la crema. Sul cous cous, se l'avete, mettete il preparato speziato piccante apposito (harissa). Buon appetito e scusate la foto mossa.

20120716

chez jumbolò

Cous cous alle verdure e felafel

Per la serie "le grandi ricette di fassbinder", ecco un piatto, come al solito esotico, che si prepara in massimo 10 minuti.
Preparate un po' di cous cous di quelli precotti (bollite l'acqua con qualche goccia d'olio d'oliva e un pizzico di sale, quando bolle spegnete il fuoco, poi una manata di cous cous, tappate il tutto e lasciate "gonfiare"). Nel frattempo, spadellate una mezza confezione di verdure lesse miste surgelate in busta, aggiungendo un po' di mandorle pelate.
A parte, preparate una busta di falafel Luxor: bagnate il preparato con un poco di acqua, lasciate riposare 5 minuti, poi appallottolate 4/5 polpettine e friggetele in olio bollente.
Quando è tutto pronto, nel centro del piatto adagiate una montagnetta di cous cous, copritelo con le verdure e, se volete, spolverateci sopra un po' d'uvetta passa; collocate intorno i falafel, ed il risultato è, almeno visivamente, di grande impatto.

20101020

e allora mango


Parafrasando McCarthy, ricordandovi che questo non è un blog per casalinghe, nonostante l'opposizione antidemocratica si ostini a sostenere il contrario, vorrei innanzitutto provare ad argomentare il perchè. Cucinare può anche essere piacevole, ho esperienza (poca) anch'io, ma preferisco fare altre cose, anche giacere sul divano guardandomi la mia serie preferita, o dormire, quando non lavoro (per il resto, come diciamo scherzosamente con la mia amica argentina, de coger ni hablemos). Ecco quindi che fassbinder viene incontro a voi che, logorati dalla vita moderna, non avete tempo per fare le casalinghe, ma volete ugualmente godere dei piaceri della buona tavola, con "ricette" e suggerimenti per cose veloci e poco complesse.


Se siete anche viaggiatori, almeno dell'anima, sappiate che in altre parti del globo esistono frutti da noi sconosciuti. O meglio, chi frequenta i supermercati (ma adesso si trovano anche dai fruttivendoli di quartiere), saprà che esistono tapioca, mango, papaya, avocado e tantissime altre cose "strane".


Parliamo del mango. E' un frutto dolcissimo, che però molto spesso, quando arriva da noi sa di detersivo. E' naturale che quelli mangiati dove cresce sono più gustosi e saporiti. Se però volete fare davvero i fighi, sappiate che in Colombia si mangia a fette (come quelle che noi facciamo col melone, naturalmente più piccole, date le dimensioni differenti tra mango e melone), con sale e pepe. Come antipasto, o come merenda.


Alla prossima.

20101013

avo cado


Pasta al sugo d'avocado

Un po' di tempo fa vi riportai una ricetta appresa in Costa Rica. Si trattava appunto di un qualcosa che utilizza l'avocado, questo frutto così versatile (e ricco di calorie), in maniera piuttosto veloce. Ma, dovete sapere che lo chef jumbolo conosceva già una ricetta, tramandatagli da una cara amica, che, pensate, è apprezzata perfino da Otello, il padre di jumbolo.
Si tratta appunto di pasta, quella che preferite, qui potremmo aprire una lunga disquisizione, che invece lasceremo alle casalinghe professioniste, con un sugo (o una salsa) di avocado. E no, non pensiate al guacamole.

Ordunque, procuratevi uno o più avocados piuttosto maturi; diciamo più maturi di quelli che avete usato per la pasta gamberetti e avocado di cui sopra. Privateli della buccia, fateli a pezzi e metteteli nel vostro fido frullatore. Se gli avocados saranno abbastanza maturi, potrete anche ridurli in poltiglia direttamente in una casseruola schiacciandoli con un cucchiaio o simili. Ricavatene, quindi, una specie di salsa densa. Aggiungete qualche goccia di limone e altrettante di aceto (anche di mele, se preferite). Non troppe.

A questo punto, coprite la casseruola (o trasferite la salsa dal frullatore alla casseruola), e depositate il sacro composto in frigorifero, dove lo lascerete riposare per un giorno intiero.

L'indomani, cuocete la pasta che preferite, e usate il composto come una semplice salsa, senza scaldarla. Sarà una rivelazione assoluta. Aggiungete un po' di olio d'oliva buono.

Visto che la volta scorsa ci fu una questione sulla pasta, mi permetto di fare un upgrade. Nel frattempo, grazie a degli amici che hanno un alimentari di qualità, ho "scoperto" la Pasta dei Martelli. La leggenda vuole che ogni mese il Principe Carlo d'Inghilterra faccia volare il suo jet privato dall'aeroporto di Pisa fino all'Inghilterra per il suo personale rifornimento di Pasta Martelli. Quello che è vero è che i rappresentanti di questo prodotto spesso redarguiscono i pochi negozi ai quali l'affidano perchè la mettono ad un prezzo troppo basso, minacciando di togliergliela. Io ve la raccomando assolutamente (magari prima di provarla con la salsa all'avocado mangiatela olio e formaggio, così apprezzerete intanto la bontà di questa pasta).

Buon appetito dudes.

20100310

food


Da Internazionale nr. 831, un interessante, seppur estremo, punto di vista sul cibo e sullo spreco.


In difesa del cibo


William Leith, Financial Times, Gran Bretagna.


Con i prodotti raccolti dalla spazzatura ha organizzato un pranzo per cinquemila persone.
Un modo per denunciare gli sprechi alimentari


Sto aspettando Tristram Stuart al Wahaca, un rumoroso ristorante messicano di Covent Garden, a Londra. Stuart, attivista e scrittore, è noto per due motivi. Innanzitutto è un freegan, cioè mangia il cibo raccolto dai bidoni fuori dai supermercati. Poi è stato il promotore di Feeding the 5.000, un evento in collaborazione con ActionAid e Save the children che si è tenuto il 16 dicembre 2009 a Trafalgar Square. Quel giorno migliaia di persone hanno mangiato del cibo che sarebbe stato buttato. Stuart, autore del libro Sprechi (Mondadori 2009), è un’autorità in materia. E un genio della frugalità. Ma non della puntualità. Lo aspetto seduto al tavolo del Wahaca mentre osservo il menù, un enorme pieghevole che ricorda l’elenco dei programmi delle tv satellitari. La scelta è sterminata. Carni tenere e marinate, con una vasta oferta di salse. Manzo, pollo, pesce e chorizo. Ordino una birra scura e una tequila invecchiata, sorprendentemente delicata. Al suo arrivo Stuart, 32 anni, è proprio come ci s’immaginerebbe il difensore dei senzatetto e degli affamati: è alto, bello e ha giusto un filo di barba. Ma ha anche l’aspetto di uno che non ha paura di mettersi a frugare in un cassonetto del supermercato. Ha perfino compilato delle tabelle su quello che si trova nella spazzatura, confrontando le statistiche sugli sprechi con quelle dei ricavi dei supermercati. Si toglie il montgomery con degli enormi alamari. Indossa una camicia bianca e un maglione grigio. Guarda il menù. “La cosa che mi piace di questo ristorante”, dice, “è che non sbandierano ai quattro venti la sostenibilità ma la danno per scontata. Non dico che sia perfetto ma almeno si sforzano di usare cibi sostenibili. Non si limitano alle parole ma si preoccupano di mettere in pratica le buone intenzioni. Ed è questo che vogliamo: che certe cose siano date per scontate”. La chef del Wahaca, Thomasina Miers, ha partecipato all’evento di Trafalgar Square facendo una dimostrazione di cucina.
A tavola in cinquemila
Arriva il cameriere e ci spiega il menù, che è piuttosto complicato. Si possono condividere i piatti, fare diverse piccole ordinazioni o chiedere porzioni grandi. Le portate hanno forme divertenti e le salse a disposizione sono tante. “Questa è delicata al limone. Questa è affumicata. E questa è diabolica, mi creda”. Poi, rivolgendosi a Stuart, il cameriere dice: “Credo di averla vista in televisione”. “Sì”, risponde lui. “Probabilmente perché il 16 dicembre abbiamo dato da mangiare gratis a cinquemila persone. Abbiamo servito 3.500 porzioni di curry, tre tonnellate di prodotti alimentari e circa mezza tonnellata di frullati”. Le cifre, spiega, sono state calcolate contando le posate inutilizzate. Torniamo al menù. “Consiglio il merluzzo nero”, dice Stuart, “è relativamente sostenibile”. E merluzzo sia. Stuart ordina un burrito di verdure di stagione con salsa di avocado. Il suo primo libro The bloodless revolution (2006) è una storia del vegetarianismo, anche se lui mangia di tutto. Vive in una fattoria nel Sussex dove dà la caccia agli scoiattoli per mangiarli. Alleva i maiali e ne cucina anche le teste per non sprecare proprio niente. Ama così tanto i maiali che il suo nuovo libro è dedicato a Gudrun, la sua prima scrofa. “Ti dà fastidio se condividiamo le bevande?”, mi chiede. “No”. “Perfetto, ordiniamo un drink alla mandorla e uno all’ibisco”. Ordina anche un caffelatte. Io scelgo un espresso. Il ristorante è rumoroso e Stuart deve alzare la voce per farsi sentire. Mi racconta com’è andata a Trafalgar square. “Abbiamo portato una quantità di cibo sufficiente per cinquemila persone. Di solito, passo gran parte del mio tempo a spiegare perché è importante non sprecare gli alimenti e quali sono i modi migliori per farlo. Ma quel giorno non ho dovuto dire niente. Le persone facevano la coda e, quando toccava a loro, dicevano frasi del tipo: ‘Perché l’hanno buttato? Non ha niente di strano’. Be’, di fronte a commenti del genere non c’era niente da aggiungere”. Anche alla radio hanno detto che il cibo era fantastico. “Davvero?”, continua Stuart. “Non avrei mai immaginato che tutto potesse essere così magico. La fila sembrava infinita: faceva tutto il giro della piazza”. Passiamo a parlare di Sprechi, un libro sconvolgente anche se, tutto sommato, basato su un’idea semplice. Stuart usa i dati ottenuti dall’esame di duemila cassonetti di abitazioni private, efettuato dal Waste and resources action programme, per spiegare perché produciamo troppo cibo e ne gettiamo via enormi quantità ancora intatte. Il pane e i prodotti da forno buttati ogni anno in Gran Bretagna salverebbero dalla fame 26 milioni di persone. Ogni anno gli inglesi sprecano 2,6 miliardi di fette di pane, 484 milioni di vasetti di yogurt ancora sigillati e 1,6 miliardi di mele. Complessivamente più del 30 per cento del cibo comprato finisce nella spazzatura. La ragione, spiega Stuart nel libro, sta nell’inclinazione dell’essere umano agli eccessi. “Il surplus ha rappresentato la base del successo umano per diecimila anni”, spiega. Una tribù con cibo in eccesso diventa più forte e più grande. Gli esseri umani hanno sempre pensato che avere troppo è meglio che non avere abbastanza. Oggi è lo stesso. “Facciamo un’ipotesi”, dice Stuart. “Un prodotto costa 50 centesimi di euro al produttore ed è venduto a un euro. Dal punto di vista finanziario è più conveniente eccedere nelle scorte e perdere, al massimo, il prezzo di costo, piuttosto che approvvigionarsi di una quantità insufficiente e perdere…”. “I ricavi della vendita?”. “Esatto. La vendita. È una strada obbligata per qualunque distributore. Ma il problema è l’approvvigionamento eccessivo per evitare il rischio di perdere vendite. In altre parole, si riempiono gli scaffali per offrire un’immagine di abbondanza. I clienti se l’aspettano. Sono abituati così. È un fenomeno recente: negli anni ottanta capitava ancora di vedere degli scaffali vuoti nei negozi. Ma ora l’esposizione del cibo è diventata una forma di ostentazione per impressionare i clienti”. Arriva il nostro pranzo. Il pesce è accompagnato da verdure piccanti, peperoni e cipolle. Il merluzzo nero ha la carne bianca e soda, è simile al merluzzo comune ma non è sottoposto a una pesca intensiva. Nel suo libro Stuart ha descritto anche gli enormi sprechi dell’industria ittica. Nel tentativo di catturare le specie più richieste dai grossisti, i pescherecci raccolgono grandi quantità di pesci, non altrettanto ricercati, che finiscono per essere ributtati in mare senza vita. Stuart comincia a mangiare. “Sono un grande sostenitore del cibo venduto per strada”, dice. “Penso che sia un ottimo modo per capire la cultura di un posto. E di solito trascuro qualsiasi tipo di avvertimento. Per esempio, anche se dicono che si può contrarre l’epatite, ho mangiato trippa di cavallo ripiena di carne di cavallo in una stazione ferroviaria del Kazakistan, dove la gente cucina questi cibi a casa e poi esce a venderli quando arriva il treno da Mosca”. Stuart è cresciuto in Sussex, nella foresta di Ashdown, insieme ai suoi due fratelli maggiori. Ha passato dei momenti difficili, come il divorzio dei genitori e la malattia del padre. Per un periodo ha vissuto in collegio a Sevenoaks ma non gli piaceva. Gli anni più belli sono stati quelli con il padre. “Eravamo solo noi due”, racconta. “Ho cominciato a comprare maiali, tra cui Gudrun”. Allevare maiali ha aiutato Stuart a capire molte cose sugli sprechi alimentari. Per dare da mangiare agli animali raccoglieva gli avanzi della mensa scolastica e le patate, le foglie di cavolfiori e i pomodori scartati dai negozianti e dai contadini della zona. I maiali erano belli grassi. La carne, dice, era fantastica. Inoltre, i semi di pomodoro contenuti negli escrementi degli animali concimavano il terreno e, a volte, germogliavano. Stuart ha ottenuto così anche delle meravigliose piante di pomodoro e si è messo a produrre il chutney. “Io avevo i maiali, mio padre dei meravigliosi orti traboccanti di verdure. Allevavamo anche i polli”, dice Stuart. “Anche se in modo del tutto inconsapevole, cercavamo di produrre alimenti biologici e di essere autosufficienti. È stato un periodo bellissimo”. Il padre di Stuart era un insegnante con idee progressiste. “Quando entrava in classe per prima cosa faceva sedere gli alunni in circolo”. Alla fine delle superiori Stuart è andato a vivere in una fattoria in Francia. “Ho abitato con dei veri contadini. Sono stati una vera ispirazione”, dice. In seguito, si è iscritto al corso di letteratura inglese a Cambridge, dove ha conosciuto Alice Albinia, che ha sposato nel 2001. Dopo la laurea è andato in Kosovo “per portare un po’ di aiuti umanitari”. Inine, ha raggiunto Alice in India, dove hanno lavorato per il Centro per la scienza e l’ambiente di New Delhi.
Animali da riscaldamento
Il burrito è piacevolmente insipido, l’involucro è morbido e spesso. Mi chiedo se assaggiare la salsa che il cameriere ha definito “diabolica”. Preferisco di no. Stuart e Alice, anche lei scrittrice, hanno deciso di tornare a vivere nella foresta di Ashdown. Allevano maiali, polli e api. “Le volevo da tanto”, dice Stuart. Gli chiedo se hanno in programma dei figli. Ci pensa su un attimo e alla fine risponde: “Credo che esistano delle buone ragioni, dal punto di vista ambientale, per ritardare la riproduzione”. Ci scambiamo le bevande. Ho assaggiato quella alla mandorla. Ora sorseggio l’ibisco, che ricorda il succo di mirtillo ma è meno dolce. Parliamo di produzione alimentare globale, dell’abuso dei fertilizzanti nei terreni, dell’abbattimento delle foreste per fare posto ai campi di soia con cui nutrire il bestiame e produrre carne per le nostre tavole. Secondo Stuart, il fatto che i bovini siano allevati a mais e soia rovescia la logica dell’addomesticamento degli animali. “Lo scopo iniziale”, spiega, “era aumentare il rifornimento netto alimentare, dal momento che gli animali erano in grado di convertire alcune risorse inutilizzabili in…”. “Calorie?”. “Esatto. Calorie. Ma anche in energia, per la trazione degli aratri, in latte, carne… Erano anche una fonte di riscaldamento. Nei paesi dai climi rigidi gli animali erano tenuti in casa. Funzionavano come termosifoni. I contadini francesi con cui ho abitato tenevano le mucche in sala. Era un peccato sprecare tutto quel calore”. Il mondo occidentale produce troppo cibo, continua Stuart. E non ci rendiamo conto dei costi di tutto questo: l’esaurimento dei terreni, la distruzione degli alberi, l’impoverimento delle riserve ittiche. Ma, cambiando le nostre abitudini, possiamo fare molto: pianificare i pasti per fare una spesa più oculata. Comprare meno. Usare gli avanzi. Non sbucciare le verdure. Mangiare meno carne. A un certo punto guarda il telefono. È di nuovo in ritardo. “Mia moglie mi sta aspettando!”, dice. Le fa uno squillo, indossa il montgomery con gli enormi alamari e mi stringe la mano per congedarsi.


Biografia
◆ 1977 Nasce a Londra.
◆ 1999 Si laurea in letteratura inglese a
Cambridge.
◆ 2006 Pubblica il suo primo libro, The bloodless revolution (HarperCollins).
◆ 2009 Pubblica Sprechi (Mondadori).
◆ 16 dicembre 2009 Organizza a Trafalgar square, a Londra, l’evento Feeding the 5.000.

20091206

yogurt


Riprendendo un vecchio post dove segnalavo un succo di frutta, ancora per la serie "droghe pesanti per anziani con fisico provato dalla vita" (ma anche no), passo oggi a segnalarvi uno yogurt della Yomo: quello al malto. Meglio definito come "yogurt e malto", genera anch'esso assufazione.

Ne ero dipendente alcuni anni fa, fui costretto a smettere di assumere latticini, e adesso che ne ho ripreso l'assunzione, ci sono ricascato.

Nella foto, due confezioni da 125 gr. Esiste anche quella da 500 gr. Ovviamente, preferisco la seconda: la prima, come si suol dire, "mi fa vento".

20090906

pasta esotica


Spaghetti avocado e gamberetti


E siccome fassbinder è un blog italiano che guarda al mondo, eccovi una ricetta elaborata nel tempo e perfezionata con qualche viaggio, e i suggerimenti (parziali) di cuochi sconosciuti.


Io vi consiglio gli spaghetti nr.5, ma voi potete fare un po' come cazzo vi pare, e provarci anche le penne rigate, o le farfalle. Secondo me, non è necessario che gli spaghetti siano Barilla: a me piacciono molto anche gli integrali-biologici della Coop.


I gamberetti devono essere sgusciati, e l'avocado maturo al punto giusto, tagliato a pezzettoni abbastanza grossi, diciamo grossi come due dadi messi insieme. Fate scottare in una padella con vino bianco i gamberetti e i pezzettoni di avocado, mentre cuocete la pasta. Quando la pasta è al dente, scolatela dentro la padella dove state scottando avocado e gamberi, e mescolate appena appena.


Servite con abbondanza di pepe nero in "groppa". Pur restando un piatto mediterraneo, per via della pasta, potrete immaginare di trovarvi sulle rive dell'oceano, Atlantico o Pacifico che sia, gustando questo primo completissimo, fatto quindi di pesce e di frutta, seppur di un frutto molto particolare si stia parlando. Potete impreziosire (e appesantire decisamente) il piatto con l'aggiunta mirata di panna da cucina.


Lo chef Jumbolo rimane a vostra disposizione per suggerimenti da dare o da ricevere.

20090728

succhi


Per la serie "droghe pesanti per anziani con fisico provato dalla vita" (ma anche no), vi segnalo un succo di frutta che induce dipendenza, non prima di aver specificato che non ricevo alcun compenso per scrivere questo post. Quindi, se decidete di provarlo, fatelo con moderazione. Io vi ho avvertiti.


La Zuegg ha una linea di succhi di frutta con confezione in vetro (vedi foto), con vastissimo assortimento di gusti, anche piuttosto strani (i due della foto, ad esempio, fanno cagare). Li ho provati un po' tutti, ma vi assicuro che il gusto alla fragola da assuefazione. Io ne sono dipendente da un paio di mesi, e mio nipote, da quando gliel'ho fatto provare circa un mese fa, idem. Lo abbiamo fatto provare anche a mio padre, e anche lui ha dato la sua approvazione. Quindi, Otello, Jumbolo e Alessio tasted & approved.


Provare per credere.

20090513

succede a Gent


Simpatica iniziativa nella città dove vivono gli amici Dria, Sabien e Matilde. Ci diranno di più proprio loro. Leggete qui.

20090305

kebabmaniacs


So che molti amici di questo blog amano il kebab, in primis il mio co-blogger.

Leggeranno quindi con piacere questo articolo da D la Repubblica delle donne.

20090126

ce n'è un altro a lucca...


Da buon (spero) toscano, uso spesso il campanilismo per scherzare anche pesantemente. Potrei dire di tutto, a proposito di Lucca, isola "bianca" da sempre in un mare "rosso", con i suoi abitanti visti come dal braccino corto, e altri luoghi comuni. Invece, la città è bella, mi piace passeggiarci, la consiglio spesso ai non toscani.

Ma questa notizia, a mio modesto parere, denota una discreta ottusità. La giunta comunale licenzia il nuovo regolamento comunale che "non ammette l'attivazione di esercizi di somministrazione, la cui attività svolta sia riconducibile ad etnie diverse". Non solo.

Leggete la notizia e, per non piangere, mettetevi a ridere. L'unica cosa positiva è che non apriranno Mc Donald's. A meno che non partano carri armati da Camp Darby per protesta.....


20090119

frutto


Stavo facendo una ricerca come mi capita sempre mentre scrivo una qualche recensione, e per caso mi è tornato in mente un frutto che ho mangiato nel 1994 in Cile, grazie ad una straordinaria coppia di mezz'età basca, di San Sebastian. Si chiama cherimoya, ed è dolcissimo.

Forse, lo potete trovare in qualche supermercato particolarmente fornito. Io non l'ho più trovato, se non in Sud e Centro America.

20081125

antichi sapori

Di solito non parlo di ristoranti, anche se apprezzo gli amici che si dilettano nelle recensioni. Mangiare e bere bene è una delle gioie della vita, e per noi epicurei è fondamentale.
Questa volta, voglio darvi anch'io un consiglio. Per la terza volta, in occasione della trasferta a Parma (per Parma-Livorno), sono andato con gli amici "di stadio" a mangiare alla trattoria Antichi Sapori, Parma località Gaione. Ogni volta è sempre migliore. Si mangia alla grande, l'ambiente è giusto, i gestori sono giovani e simpatici, alla mano, e soprattutto si spende una cifra corretta. Anzi, forse per la qualità che troverete, si spende pure troppo poco.

Il loro sito: http://www.cucinaparmigiana.it/

Ovviamente, grazie agli amici del "muro de' briai amaranto" che mi ci hanno portato la prima volta. Voi sapete chi siete.

20081116

fruit


Da D la Repubblica delle donne, nr. 615



Adam Gollner, teorico della frutta

di Federico Sarica


Quando è iniziata la sua ossessione per la frutta?


"È cominciato tutto con un mio viaggio in Brasile, otto anni fa, in cui rimasi colpito da varietà esotiche mai viste. Mi chiesi come mai non fossero arrivate nel Nord America. Tornai a Montreal e decisi di organizzare una festa in cui gli invitati dovevano portare un frutto particolare. Si presentarono tutti a mani vuote tranne un ragazzo che portò un frutto vietnamita fucsia, la polpa nera striata di bianco. Ne parlai con un mio amico giornalista a New York, che mi disse che molta di quella frutta era vietata negli Stati Uniti. Da lì la mia indagine su questo mondo e le sue incredibili regole".


Chi sono i fruit hunters, i cacciatori di frutta?


"Si tratta di una vera e propria sottocultura con tanto di siti, riviste, convegni e viaggi organizzati. Lo scopo principale di un fruit hunter è viaggiare alla ricerca di nuovi frutti da assaggiare e catalogare. Un universo molto vario di studiosi, ricercatori, semplici appassionati e persino contrabbandieri".


Che cosa rende la frutta così affascinante?


"Da bambini ci incuriosisce. Crescendo, si comincia a farne a meno e a trovarla, in un certo senso, noiosa. Ma è dovuto alla scarsa varietà e alla bassa qualità a disposizione nei negozi".


Cosa ci perdiamo?


"Per esempio il miracle fruit, sulla cui storia il mio libro cerca di fare luce per la prima volta. Scoperto nell'800 in Africa, è una bacca rossa che ingerita rende il cibo mangiato nelle ore successive dolcissimo. Negli anni '70 fu messo in commercio e usato per produrre bevande senza zucchero da due imprenditori, Bob Harvey e Don Emery. Nel '74 misteriosamente i loro uffici furono trafugati e il miracle fruit messo fuorilegge. Per proprietà e alone di mistero è considerato il frutto più raro del mondo".


Dove cresce la frutta più incredibile?


"Se parliamo di frutta rara, più si è vicini all'equatore meglio è: l'Africa, parti dell'Asia, il Sud America. Per la frutta comune, l'Europa ha sicuramente una marcia in più rispetto al Nord America. D'altra parte il consumo di frutta in Occidente è stato introdotto dagli italiani durante il Rinascimento".


Ci racconti qualcosa del mercato internazionale.


"Un fatto che vi riguarda da vicino: lo sapete che le arance siciliane Tarocco sono fuorilegge negli Stati Uniti? Per non intaccare il monopolio locale della Florida sugli agrumi. La geopolitica della frutta ha molto a che fare col protezionismo e con il rapporto fra l'Occidente e i Paesi emergenti".


In che senso?


"Oggi si rivaluta l'importanza della frutta locale, è il cavallo di battaglia del biologico. E in un certo senso è vero. Ma non dimentichiamoci che negli ultimi trent'anni i Paesi in via di sviluppo hanno fatto sforzi notevoli per esportare la loro frutta a noi occidentali su nostra esplicita richiesta. E ora che finalmente sembravano avercela fatta si sentono rispondere: "No, grazie. Preferiamo la nostra cara vecchia frutta locale". Ironico, no?".

20081113

mi scuso


Scopro solo ora, colpevolmente, che Sigrid ha lasciato un commento su una delle puntate di Bedlam in Belgium (saga che ancora ha un paio di puntate alla fine, stay tuned), quello dove parlavo di speculoos, dandovi un link ad uno dei suoi blog di cucina.

Voglio rimediare per gentilezza innanzitutto, dopo di che perchè a noi pelati (a me, a lafolle e a Lexington Steele) ci piace mangiare (bene).

Questi i due blog di Sigrid (che ha pure pubblicato un libro, dal titolo breve e conciso, C'est italien, ça ? : Parce qu'il n'y a pas que la pizza dans la vita : recettes chic pour oublier la sauce bolo et autres vieilles gondoles, quello della foto):

Cavoletto di Bruxelles in italiano

Le chou de Bruxelles in francese

Buon appetito!!

20081108

nouvelle cuisine

Da D la Repubblica delle donne, nr. 617
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Azoto liquido

La cucina scientifica

Tra una bombola di azoto liquido e uno spettrometro di massa, ci sono cucchiai di legno e grembiuli. L'ambiente della gastronomia scientifica è così: un po' cucina, un po' laboratorio. Questa nuova disciplina si occupa infatti di studiare sia le proprietà fisiche e chimiche degli alimenti che i metodi di cottura. Reazioni esotermiche, ingredienti analizzati a livello molecolare, evaporazioni di aromi: i migliori chef di tutto il mondo seguono con attenzione gli sviluppi della gastroastrofisica, come Ferran Adrià, guru della cucina scientifica a Barcellona. Cuocere le uova con l'aiuto dell'alcol etilico anziché sul fornello è uno dei gesti più imitati: l'alcol coagula le proteine proprio come il calore, rassodando il tuorlo in una specie di "cagliata". Il vantaggio lo spiega Davide Cassi, professore di fisica della materia all'università di Parma e autore del libro Il gelato estemporaneo e altre invenzioni gastronomiche (Sperling&Kupfer): "La cucina scientifica risponde a una nuova esigenza. Basti pensare alle scoperte relative ai cibi e alle loro proprietà, soprattutto in relazione all'odierno stile di vita, che tende alla sedentarietà: ci sono sostanze che oggi andrebbero consumate in maggior quantità, come gli antiossidanti, altre invece in misura minore, penso ovviamente ai lipidi. Noi gastronomi scientifici vogliamo offrire alternative in linea con i nuovi principi nutrizionali. Le ricerche, per esempio, ci hanno permesso di ideare una maionese a base di lecitina di soia molto gustosa ma povera di grassi. L'industria alimentare è molto interessata ma lo è ancora di più il settore degli elettrodomestici. Non a caso ho appena presentato un prototipo per fare il gelato in casa senza l'aggiunta di zuccheri : è basato sull'utilizzo dell'azoto liquido, un gas liquefatto che ha una temperatura di -196 gradi". I misteri però sono ancora molti come disse il gastrofisico Nicholas Kurti: "Sappiamo più cose sulla temperatura interna di una stella, di quello che accade in un soufflé".

Monica Marelli

20081024

contadini & cucinieri

Non so perchè ho ricevuto questa e-mail, anche se me lo immagino, ma la pubblico volentieri. Quando ci capito ci andrò.
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Siamo a Bussolengo (VR)
Via Marmolada 54
Tel. 045/9450057
Aperta da pochi giorni, la Contadini & Cucinieri si presenta al pubblico mercoledì 29 ottobre 2008.
Contadini e cucinieri propone:
pietanze pronte bio, vegan e vegetariane
pane, frutta, verdura e alimenti freschi a filiera corta
prodotti e detersivi biologici
pranzi, rinfreschi, e buffet a domicilio
prodotti locali, rispettosi della terra e dell’acqua.
Ricette per il gusto e la salute, che ci preparano a un futuro a bassa energia.
Il laboratorio di cucina solidale è a disposizione di chiunque voglia assaggiare le specialità disponibili: lo sformato di patate, pomodori e olive, oppure la mezzaluna di pasta integrale alle verdure, o ancora il pasticcio di lasagne alle verdure miste, la farinata di ceci.
L’orario (provvisorio) è al mattino, dalle 9:00 alle 13:00, e al pomeriggio dalle 16:30 alle 20:00
Ogni tanto cercheremo di mandarvi la newsletter di Nuf-bio Contadini & Cucinieri, con le proposte culinarie e le novita’ del sito, ma per averla dovete per forza iscrivervi, inviando una mail a nuf-bio@nuf-bio.it
Nel caso il progetto vi piaccia cosi' tanto da diffonderlo ai vostri amici e parenti, siete pregati di inoltrare questo messaggio a chiunque desiderate. Ne saremo felici.

20080829

cucina maria 5

Pasta e pesto all'erba

Questi due piatti si possono gustare anche separati, per accompagnare altre pietanze, ma uniti sono la coppia più mortale dai tempi in cui nitro incontrò glicerina! Si assicurano scintille!

Per il pesto per 2/4 persone

2 e 2/3 cucchiaini di cime di cannabis di prima qualità, tritate finemente e liberate da gambi e semiun bel mazzo di basilico
50 g di pinoli o noci
60 g di prezzemolo fresco tritato
2 spicchi d'aglio
il succo di un limone piccolo
90 ml di olio d'oliva
acqua filtrata (facoltativo)

Versare gli ingredienti nel tritatutto, fatta eccezione per l'olio, e dare una bella frullata. Aggiungere l'olio e se necessario un po' d'acqua, fino a ottenere la giusta consistenza.

Per la pasta per 2/4 persone

125 g di farina (più un extra per la lavorazione)
125 g di farina di semolino
2 uova grandi
2 cucchiaini di olio d'oliva
una manciata di foglie di cannabis fresca o essiccata, tritata finemente
1/2 cucchiaino di sale

Passare al setaccio le farine e versare su un piano di lavoro pulito o in un recipiente. Scavare una buca nel centro, dentro cui si aggiungeranno gli altri ingredienti. Aiutarsi con le punte delle dita per incorporare le uova nella buca, quindi gradualmente far scendere la farina dai lati, fino a ottenere un impasto friabile. Con l'aggiunta di qualche goccia d'acqua impastare fino a ottenere una consistenza solida. Continuare a lavorare l'impasto su una superficie cosparsa di farina; la consistenza finale dovrà essere liscia ed elastica. Coprire con la pellicola e lasciare riposare per un'ora. Spianare l'impasto su una superficie cosparsa di farina, girandolo di tanto in tanto, finché raggiunge lo spessore di un foglio. A questo punto il cuoco può dargli la forma che desidera. Comunque quest'ultimo passaggio risulta semplificato se si dispone di una macchina per fare la pasta! Cuocere in acqua bollente per 3-4 minuti, scolare e condire con il pesto.

20080828

cucina maria 4

Guacamole sulla collinetta erbosa

Pare che il presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy non disdegnasse di fumare ogni tanto uno spinello per alleviare i suoi dolori di schiena. Ecco allora una ricetta per tutti quei pericolosi cospiratori della cannabis.
Da gustare con tortillas, accompagnata a un'enchilada o a un taco.

Per 4/5 persone

1 peperoncino rosso fresco
il succo di due lime
1 cucchiaio di olio extravergine d'oliva
2 e 2/3 cucchiaini da tè di cime di cannabis finemente sminuzzate
3 avocado grandi maturi
1 cipolla media, tritata finemente

Mescolare tutti gli ingredienti fuorché gli avocado e la cipolla, e lasciare riposare almeno un'ora. Aggiungere gli avocado e la cipolla ridotti in polpa. Con il minipimer si otterrà una crema omogenea. Il guacamole andrebbe gustato fresco, ma può essere conservato in frigo fino a tre giorni, in quanto il succo di lime impedisce all'avocado di annerirsi.