No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.
Visualizzazione post con etichetta sport. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sport. Mostra tutti i post

20160509

Circle of life

So che ad alcuni di voi piacevano le cronache dallo stadio, che ogni tanto ero solito fare tempo fa. Sapete che sono un appassionato moderato, provo ad essere obiettivo, scherzo molto, non mi faccio prendere dalla "sindrome da fine del mondo", generalmente. Sabato 7 maggio sono tornato allo stadio dopo molti mesi, complici innumerevoli impegni anche durante i weekend e ogni tanto, poca voglia di fare questo piccolo sforzo, visto l'andamento della squadra, e il livello dell'attuale serie B italiana, davvero basso. La partita di ieri era fondamentale: tre partite alla fine, due da giocare in casa, tre retrocessioni dirette e quartultima contro quintultima ai play out. Il Livorno è penultimo, a due punti dalla terzultima, e a quattro dalle tre quartultime. Si gioca contro il Perugia, squadra salva da un pezzo che non può più aspirare ad entrare nei play off. Come dire, una squadra che non ha più niente da chiedere a questo campionato. Vincere, come si dice in questi casi, è obbligatorio, poi c'è da sperare in un paio di passi falsi delle altre, e puntare ad arrivare all'ultima partita, in casa contro il Lanciano, in questo momento terzultimo due punti sopra di noi, in posizione migliore, e sperare almeno di agguantare i play out.

La faccio breve: abbiamo rischiato di perdere contro una squadra nella quale almeno 8 undicesimi hanno fatto di tutto per evitare di farci gol, probabilmente più per pietà che per qualcosa meritevole di inchiesta (Aguirre, Zebli e il portiere Rosati sono i tre che non hanno mai "tirato il piede indietro", mentre tutti gli altri hanno dato la netta impressione di non voler farci male, sbagliando occasioni clamorose o "cincischiando" in situazioni nettamente a loro favorevoli). Siamo andati in vantaggio dopo aver sprecato un paio di occasioni da "questo lo facevo anch'io", e il nostro atteggiamento tattico, con grosse responsabilità anche dell'allenatore, ha permesso al Perugia di pareggiare anche non volendo (una papera del nostro portiere, di quelle da ricordare). La cosa più sconvolgente è stata notare che negli ultimi venti minuti, quelli in cui una squadra nelle nostre condizioni avrebbe dovuto giocare come un gruppo di assatanati, i nostri erano pressoché fermi, in una forma inguardabile (o anche indegna, se volessi essere particolarmente cattivo).
Foto Novi

Adesso, dopo 14 anni, si torna nella terza serie, che adesso si chiama Lega Pro. Personalmente, la vedo come una sabbia mobile, dalla quale è veramente difficile venir fuori. La dirigenza è stanca, la tifoseria, nonostante i Presidenti prima di questo abbiano regalato solo fallimenti (non solo in senso figurato), non vuole più questo Presidente da anni. E' probabile una cessione al ribasso, a qualcuno di poco motivato, e questo vorrebbe dire impantanarsi ancor di più.

Prendo spunto da questo articolo, molto, troppo personale e fin troppo emozionale (conosco un po' chi l'ha scritto, è in buona fede sicuramente, ma è troppo tifoso per scrivere equilibratamente), e dico: Balleri, Lucarelli, Protti, pensateci voi. Non vi chiedo di metterci soldi (Lucarelli un'esperienza di acquisizione l'ha già fatta), ma di convincere qualcuno che possa essere motivato, qualcuno che conoscete, convincetelo con la vostra passione, quella che avete dimostrato a noi sul campo con questa maglia.
Detto questo, dico a tutti: non è un dramma. E', come ho cercato di esprimere nel titolo, il ciclo della vita, anche nel calcio, e anche se non voglio fare troppo il filosofo. Le cose cambiano, si vince e si perde, si indovinano annate si e quelle no. Quando una società sta bene, sceglie giocatori motivati, ci si può divertire anche in quella che una volta chiamavamo serie C (e ci siamo divertiti, alcuni anni, proprio lì, in quella serie). Per una realtà con un bacino d'utenza limitato come il nostro, dovrebbe essere normale fare l'altalena, o l'elastico come dice qualcuno, tra terza serie, seconda, e magari qualche volta affacciarsi nella massima serie per poi tornarsene dove si sta più comodi, per non fare il passo più lungo della gamba. Dovremmo imparare che così vanno le cose. Così come i calciatori dovrebbero imparare che se non sanno gettare il cuore oltre l'ostacolo, non dovrebbero fare questo mestiere: o almeno, non a Livorno.


Last Saturday, my football team has to win, in order to survive in the italian second division, instead we get a tie, and we are practically condemned to a demotion. After 14 years, we come back to the third division.

Is not a drama, we have to learn that these things happen. We need a leadership committed to the cause, we can have fun also in the third division, we have to learn to  go back and forth between second and third, occasionally visit the first, just to say hello. We have to. As the players need to know that, if they aren't able to "throw the heart over the obstacle" (an italian figure of speech that means to be able to do things almost impossible), they shouldn't do this job. At least, not here in Livorno.

20140714

clash of the titans

Scrivo questo post prima che si giochi la finale della Coppa del Mondo di calcio 2014, che come tutti sapete sarà tra Argentina e Germania. Scrivo questo post immediatamente dopo aver letto la traduzione di un caustico articolo di John Lancester (It's all over) apparso sul London Review of Books, dove critica la gestione della FIFA, ma che mi ha dato l'ispirazione.

Un brevissimo pippotto sulle nazioni rappresentate in finale. Come alcuni di voi sapranno, sono legato all'Argentina da un legame speciale. Ho una carissima amica là, conosco e amo tutta la sua famiglia, li ho visitati varie volte e ogni volta mi hanno accolto come (appunto) uno di famiglia, ospitandomi, aiutandomi, facendomi capire la mentalità argentina; ho talmente tanti legami con quel paese, che parlo castigliano (spagnolo) con uno strano accento, che qualcuno molto esperto potrebbe vagamente identificare come argentino. Al tempo stesso, ho una disinteressata ammirazione per la Germania, naturalmente quella del dopo Seconda Guerra Mondiale. Non che l'abbia girata molto (Berlino, Norimberga, Renania settentrionale), ma ammiro come siano riusciti a rialzarsi, a rimboccarsi le maniche, e a divenire una delle potenze mondiali in tutti i campi; mi ha aiutato Edgar Reitz con il suo splendido Heimat, forse, come pure conoscere alcuni colleghi e colleghe tedeschi, persone si, un poco ingessate, ma ottime sul lavoro e di certo amabili anche fuori. Tutto questo per dire che non so davvero se riuscirò a tifare per una delle due squadre, stasera (ieri per chi legge).

Non era però questo il punto. Il punto era il seguente: amo il calcio, forse perché non sono mai stato bravo a giocarci, e ammiro chi invece sa. Mi piace guardarlo, anche in televisione: qualcuno di voi avrà notato che quando sono all'estero, se possibile, faccio incetta di partite alla tele. E i Mondiali sono un evento che fin da piccolo mi fa andare fuori di testa, in senso buono: se possibile, vedrei tutte le partite, mi affascina veder giocare nazionali mai viste, calciatori sconosciuti, colori inediti. A otto anni, per la prima volta alla colonia montana estiva (era il 1974), avevo visto, nelle repliche in bianco e nero, tutte le partite salienti della nazionale italiana del Mondiale 1970, e non stavo nella pelle perché stavo per godermi il mio primo Mondiale "cosciente". La mattina, appena le signorine ci portavano in paese, mi fiondavo nell'unica edicola della piazza principale, quella dominata dalla statua da un eroico condottiero, famoso anche per una straordinaria leggenda sulla sua morte (e citato da Mameli nell'inno d'Italia), e compravo tutti i quotidiani sportivi dell'epoca (mi pare quattro), tanto da guadagnarmi il soprannome di sportivo. Vi ho raccontato già, di quei Mondiali, come vissi il derby tedesco, allora la Germania era ancora divisa tra Est e Ovest, e ricordo in maniera indelebile il numero 2 sulle spalle del portiere polacco, la cui nazionale ci eliminò al primo turno. Gli anni sono passati, il mio amore per la nazionale si è spento, sono arrivato a tifarle contro, ma la mia fascinazione per il Mondiale non si è mai sopita.
Quest'anno, complici gli orari, avrei potuto vedere molte delle partite. Questa gioia mi è stata negata dal fatto che non ho Sky, e che la Rai abbia trasmesso solo una partita al giorno. Ora, mi ritengo una persona tutto sommato equilibrata, e fortunatamente non mi mancherebbero i soldi per abbonarmi a Sky: il fatto è che non ci ho pensato, e non ho mai avuto il tempo di rifletterci. Probabilmente tra quattro anni lo farò (abbonarmi a Sky), o magari lo farò pure prima. E' che 'sto fatto che la Rai, che non è propriamente gratis, mi privi di un piacere ancestrale, infantile perfino, aggiungendoci il fatto che della Rai non ne faccio mai uso, è una roba che, fermandomi un attimo a rifletterci attentamente, mi manda in bestia. Lo so, è una cosa stupida, di poco conto. Però uccidere i sogni è proprio il contrario di quello che dovrebbe fare un canale televisivo.

20140625

and justice for all...

Those who follow fassbinder know that here (I mean for me), the italian national football team is not very popular, and coincidentally by the other hand, is very popular, as a nation, Uruguay. 
As you all know, a few hours ago, Italy was eliminated in the first round of the Football World Cup, by Uruguay. Once again, the tactic adopted by Italy was unwatchable, pointing at maximum results with minimum effort: the draw for 0 to 0. And, for once rightly, this tactic has been punished. 
Thus, justice is done. 
But don't be fooled: although many will tell you the opposite, football IS NOT a metaphor for life.


And hey, Prandelli, don't beat around the bush: you've failed, you've resigned, bravo. Exit stage with dignity, and don't talk about your salary and taxes.

20140526

apologia del tifo perdente

Chiacchiere da bar su un forum di amici mi hanno ispirato a scrivere questo post inutile, che riflette però il mio pensiero sul calcio in generale, e, pensate un po', uno dei valore che sto cercando, faticosamente, di trasmettere a mio nipote.

Sabato sera, come molto di voi sapranno, si è giocata la finale di Champions League di calcio; per la prima volta, se la giocavano due squadre della stessa città, Madrid: i colchoneros dell'Atletico Madrid e le merengues del Real Madrid. Normalmente non vedo così tante partite di calcio alla tv, ma per puro caso sabato passato avevo pure visto Barcellona-Atletico Madrid, l'ultima di Liga, finita in pareggio, risultato che ha consentito all'Atletico di vincere la Liga.
Il Real, per quanto lo invidi, non lo reggo; ragioni storiche, e finanche politiche (non che l'Atletico, finché ha avuto Jesús Gil come presidente, fosse esente da critiche; in realtà, anche le "influenze" politiche storiche sono oggetto di discussione in Spagna, ognuna delle due tifoserie accusa l'altra di essere stata favorita da Franco). E' stato facile, per me, mettermi davanti alla tele e schierarmi dalla parte dell'Atletico. Il "tifo istantaneo", la simpatia, esula dalla logica, travalica tutto: pensate che Diego Simeone, l'allenatore che ha portato fama, gioco, compattezza e titoli negli ultimi 3 anni all'Atletico, è si argentino (e per questo mi sta simpatico), ma ha giocato in gioventù nel Pisa, per cui non dovrebbe essere "tifabile" per me. In realtà, diciamocelo, l'Atletico era palesemente più debole, più "povero". Eppure.
Ero a cena da mia sorella, e la prima mezz'ora l'ho guardata con mio nipote: anche lui, prima che lo dichiarassi io, "stava" per l'Atletico (poi si è addormentato).

Beh, sembrava impossibile. Si inizia con un ulteriore infortunio del bomber Diego Costa, fuori dall'inizio il fenomeno turco Arda Turan per l'infortunio del sabato precedente, un Real praticamente al completo e che si leccava ancora le ferite per una Liga persa anche per colpa sua, eppure l'Atletico ribatteva colpo su colpo. E poi, all'improvviso, l'inaspettato accade: Casillas fa una delle sue inenarrabili cazzate (secondo me sono un po' troppe, ultimamente), e Diego Godín Leal, difensore uruguagio prestante ma certo non un fotomodello come il merengue Sergio Ramos, inzucca e insacca nonostante il disperato tentativo di recupero del povero Iker (Casillas). Siamo quasi alla fine del primo tempo. Ci si aspetta una reazione inarrestabile del Real. E invece il vantaggio di 1 a 0 per l'Atletico regge. Gli ultimi venti minuti sono a una porta sola. L'Atletico non ne ha più, si difende e basta, il Real attacca senza soluzione di continuità. Finisce il tempo regolamentare. L'arbitro assegna 5 minuti di recupero. Passa il primo. Niente. Passa il secondo. Niente. Si entra nel terzo. Fioccano i calci d'angolo. Ammucchiate davanti alla porta dell'Atletico. Godín si dimentica per un secondo Sergio Ramos, Ramos salta e insacca. Pareggio. Supplementari. Svanisce un sogno.

Com'è andata a finire, lo sapete quasi tutti. Nei supplementari l'Atletico crolla fisicamente e psicologicamente, la partita termina 4 a 1 per il Real, che vince così la sua decima Champions, ed entra nella storia. Chissà se la storia ricorderà questo Atletico Madrid.

Perché è importante vivere queste cose, che all'apparenza sembrano stupide, inutili, futili, perché, per me, è importante "passarle" a mio nipote? Perché, come ho sostenuto spesso qua su queste pagine virtuali, bisogna saper perdere. Bisogna capire che il calcio, come ogni sport, è un gioco. In un gioco, a parte quelli dove è previsto il pareggio, c'è qualcuno che vince, e quindi di conseguenza, c'è qualcuno che perde. La vittoria è dolce, esaltante, inebriante. La sconfitta è, ovviamente, amara, deprimente, destabilizzante perfino, se si è dato il massimo e si è dato l'anima oltre al fisico. E' importante saper vincere, rispettando l'avversario, così come è importante saper perdere, coscienti dei propri limiti e ammettendo la superiorità dell'avversario.

Sembrano concetti lapalissiani, scontati e ovvi. Secondo me, di questi tempi, bisognerebbe tenerli un po' più a mente.

20140521

giulietta sprint

quanto ho goduto quest'anno con l'hellas verona.
un campionato sopra ogni aspettativa, da neopromossa dopo un decennio lontano dalla serie A.
inizio con vittoria sul milan in rimonta nella partita inaugurale del campionato, poi il pareggio rocambolesco contro la juve con gol all'ultimo minuto. e ancora tutto il resto...
nonostante la vendita a dicembre del predestinato jorginho per poter pagare gli stipendi, un campionato incredibile. il solito gioco d'attacco spinto con il 4-3-3 del mandorlo che ha portato tantissimi gol (62!!, il record fino ad ora era 44 in serie A!?), 16 vittorie (una in più rispetto all'anno dello scudetto!!) e anche bruttissime sconfitte. praticamente spettacolo assicurato ad ogni partita.
20 gol del redivivo luca toni (anche qui record superato di gol in seria A, 15 di nico penzo), sul quale non avrei scommesso un cent ad inizio campionato!
ma soprattutto, 
la scoperta di un futuro campionissimo e già fuoriclasse, il migliore a detta di molti mai passato da verona dopo eljkaer:
juan iturbe (nella foto )
pagato niente e riscattato dal porto con il quale il verona si pagherà i prossimi 2/3 anni di vita, si sono già fatti vivi barcellona, real madrid, roma per mettegli le mani sopra.
e mi è piaciuta un sacco anche la nuova maglia blu scuro con la fascia gialla, sicuramente la più bella degli ultimi 20 anni!
olè olè!!















ps. mi dispiace invece che l'anno prossimo non ci sia il derby del blog e che sia rimasto il derby cittadino. 
avrei veramente voluto il contrario!





20140512

le nostre strade si dividono

Ieri pomeriggio, in una giornata anche meteorologicamente strana, dopo mesi di agonia il verdetto è arrivato: il Livorno torna in serie B con una giornata di anticipo. E' giusto? E' giusto. Non sono un grande esperto di calcio, e non sono assolutamente sicuro che il Livorno avesse la rosa peggiore della serie A, ma la "nostra" sicuramente è stata la rosa che ci ha creduto meno. 

Non cerchiamo scusanti, ma potremmo divertirci qualche minuto: Sassuolo-Fiorentina della scorsa settimana sarebbe sicuramente da ufficio inchieste (come molte altre partite di questi tempi, vogliamo parlare di Catania-Roma, due squadre che tra l'altro hanno dei precedenti, qualche anno fa all'ultima giornata la Roma "salvò" il Catania facendo retrocedere l'Empoli); del resto il Presidente del Sassuolo sappiamo che è uno che i soldi li spende, a differenza di quello del Livorno, che, come si dice qua, "e tanto li tira alle rondini". Tra l'altro, a giudicare da quanto erano felici i tifosi della Fiorentina cantandoci "serie B, serie B", può darsi pure che l'abbiano fatto anche gratis, di perdere col Sassuolo (si scherza). A proposito di Fiorentina, tifosi e "scambi" riguardanti la partita di ieri, oltre alle ruggini affiorate da qualche anno a questa parte, ruggini che hanno rotto una sorta di patto di non belligeranza che andava avanti per ragioni storiche, dopo la partita di andata ormai era guerra aperta, almeno verbalmente: dopo l'infortunio grave di Mario Gomez, durante la partita contro il Livorno si è fatto male, ed è stato fermo per diversi mesi, anche Giuseppe Rossi, dopo uno scontro con Leandro Rinaudo. Anche i più equilibrati tifosi viola sostengono che Rinaudo l'abbia fatto apposta. Il Presidente della Fiorentina definì in quell'occasione Rinaudo "un farabutto". Oggi, dopo diversi minuti di sfottò vari da parte dei tifosi viola, dalla curva del Livorno si è levato un coro che, se decontestualizzato, potrebbe farci sembrare una massa di decerebrati: "salta con noi, Giuseppe Rossi". E invece, mi sono messo a ridere, perché questa è ironia vera, livornese, oserei dire toscana. Chi non la capisce, peggio per lui. L'importante, ad ogni modo, è che nessun tifoso, o sedicente tale, del Livorno, abbia accoltellato o sparato a qualche tifoso avversario. A quel punto mi preoccuperei davvero. 

Chiudo questa parentesi dicendo che al 99%, se la Fiorentina avesse vinto contro il Sassuolo, il Livorno sarebbe retrocesso ugualmente. Quindi, va bene così. Torniamo nella nostra dimensione (la serie B), e speriamo di non smembrare troppo la squadra per vedere un campionato da salvezza tranquilla. Voci di cessione della proprietà che ormai si inseguono da mesi, e che adesso parrebbero concrete. Noi, io e Alessio voglio dire, Alessio che quest'anno, pur capendo meno di me di calcio, è venuto quasi sempre allo stadio, e che ha espresso la volontà di tornarci il prossimo campionato, faremo di nuovo l'abbonamento, e torneremo a soffrire e a ridere sugli spalti.
A costo di sembrare provocatorio, voglio dedicare la foto di questo post proprio a Leandro Rinaudo. L'ultimo a lasciare il campo oggi, insieme ad un Ramos Borges Emerson in lacrime, e a salutare calorosamente un pubblico che ha imparato a stimarlo pure se non è un campione. Giovane difensore di belle speranze solo qualche anno fa, disoccupato l'estate scorsa, si è unito al gruppo senza essere sotto contratto, e alla fine ha convinto l'allenatore e la società a metterlo sotto contratto. Tutto quello che aveva, lo ha dato. Se è poco per gli altri, è stato abbastanza per noi. Se il prossimo campionato volesse restare, per me avrebbe una maglia da titolare assicurata.

PS solo perché ho trovato questa foto, colgo l'occasione per fare i complimenti al mio co-blogger per il campionato della sua squadra. Mi perdonerete se non la nomino. E' naturale che il titolo del post è riferito alle due squadre.

20130520

Soccer sucks? I don't think so.

Forse ha ragione l'amico Monty: sono io che mi ostino ad avere una visione romantica del gioco del calcio, a dispetto della sudditanza psicologica, gli arbitraggi pilotati e gli interventi (degli arbitri) chirurgici, la tessera del tifoso, i tornelli, le televisioni, le scommesse, l'impossibilità di concorrere alla pari con i milionari che si divertono a convertire il calcio in politica, i "biscotti" (a Livorno si chiamano "torte") all'ultima giornata, le simpatie politiche e l'idiozia dei tifosi di qualsiasi colore.
Non me ne frega niente: se ci vuole la tessera del tifoso, cioè se bisogna essere schedato da una specie di stato di polizia messo in piedi da un ex ministro che adesso si spaccia per il volto serio di un partito razzista, io faccio, anzi, ho fatto, la tessera del tifoso, ed ho proseguito a comprare l'abbonamento della squadra per la quale faccio il tifo. Quest'anno, come vi ho detto forse, ho fatto l'abbonamento perfino per mio nipote, che è venuto allo stadio solo una volta (per fortuna a vedere una bella partita, guarda caso Livorno-Sassuolo 3 a 2 in rimonta), e che sta diventando per l'Inter, pensate un po', senza che io ci abbia messo bocca.
E lasciamo da parte pure il fatto che la stessa tessera si è rivelata strumento inutile per svuotare gli stadi: ci ha pensato la televisione, e comunque all'occorrenza i tifosi senza tessera entrano lo stesso, e non vanno nel settore ospiti, creando così maggiori problemi. Ma non voglio parlarvi di questo. Voglio parlarvi di emozioni.

Ieri sono andato a Modena, a vedere Sassuolo-Livorno. Come ormai saprete tutti o quasi, il calendario della serie B sembrava essere stato scritto da uno sceneggiatore di thriller. Sassuolo, Verona e Livorno arrivavano all'ultima giornata distanziati da un punto (rispettivamente 82, 81 e 80), per due soli posti che garantivano la promozione in serie A. La terza classificata avrebbe dovuto disputare i playoff (la terza contro la sesta classificata e la quarta contro la quinta, gare di andata e ritorno, la prima in casa della peggio classificata, l'eventuale pareggio al termine dei due incontri promuove la meglio piazzata in classifica, le vincenti del primo turno si incontrano in altre due partite con le stesse regole), a meno che tra la terza e la quarta non ci fossero più di nove punti. Ecco il thriller: prima dell'ultima giornata, la quarta era l'Empoli, che aveva un ritardo di 8 punti dal Livorno. E quali partite erano previste per l'ultima giornata? Sassuolo-Livorno e Verona-Empoli. Come dire: se il Livorno voleva andare in serie A senza fare i playoff (dopo una stagione passata praticamente sempre al secondo posto), doveva vincere contro il Sassuolo, mentre Verona-Empoli era un pareggio annunciato, tanto da essere messa fuori dalle scommesse. Infatti, il Verona con un punto si garantiva in ogni caso il secondo posto (anche a parità di punti con il Sassuolo, il Verona aveva la meglio per gli scontri diretti), e l'Empoli si garantiva i playoff: in caso di sconfitta del Livorno, perché ci sarebbero stati 7 punti di distanza, in caso di pareggio tra Sassuolo e Livorno perché ci sarebbero stati sempre tra le due squadre 8 punti di distanza, e in caso di vittoria del Livorno perché il Sassuolo, che sarebbe stato terzo per via degli scontri diretti con il Verona, avrebbe avuto "solo" nove punti di distacco sull'Empoli, garantendo la "necessità" dei playoff.
Quindi, si va a Modena con gli amici "di stadio", insieme ad altri tremila livornesi, ingabbiati nel settore ospiti da dove la prospettiva sul campo e quindi sulle azioni di gioco viene meno (lo so, mi sono abituato a vedere la partita dalla tribuna). Alla fine della partita, all'ultimo secondo dell'ultimo minuto di recupero, con un giocatore espulso nelle file del Livorno e due in quelle del Sassuolo, dopo aver giocato a una porta sola per tutto il secondo tempo, il Sassuolo in contropiede mette dentro il gol dell'uno a zero. Invasione di campo da parte dei tifosi "di casa" (il Sassuolo gioca a Modena perché il suo stadio non ha l'agibilità per la serie B), che normalmente sono 50/100 e ieri erano quasi diecimila (ancora mi sto chiedendo come abbiano fatto), e partita finita senza che l'arbitro riesca a fischiare la fine, cerimonia di premiazione perché il Sassuolo vince la classifica della serie B. Noi si torna a casa delusi, ma decisi a dire la nostra ai playoff.
Ora, ognuno ha il suo modo di reagire alle delusioni. Ognuno vive la propria simpatia per una squadra di calcio alla sua maniera. Non metto in dubbio chi non ha apprezzato la direzione dell'arbitro, la sistematicità e la cattiveria dei falli e delle provocazioni dei calciatori del Sassuolo, la magica sparizione dei raccattapalle nel secondo tempo, e addirittura, addirittura, la sospetta sparizione di ogni pallone a parte quello in campo a 10 minuti dalla fine (una cosa che in un campionato professionista fa abbastanza ridere, con tutto il rispetto per la squadra del Presidente di Confindustria).
Io ero convinto che il Sassuolo non ci volesse andare in serie A, e che anche negli anni addietro avesse perso  a bella posta. E perfino il parcheggiatore, incapace di manovrare l'autosilos nel quale eravamo curiosi di infilare la macchina (tanto che l'abbiamo lasciata davanti alla cassa), ce l'aveva detto. Era una diceria diffusa. Ma mi sbagliavo. Evidentemente, se perfino i modenesi di adozione, come quella signora che ci serviva al ristorante dove abbiamo pranzato prima di entrare allo stadio, erano preoccupati che il Sassuolo potesse andare in serie A, qualcosa c'era, qualcuno che ci credeva c'era. E, a pensarci bene, così come è comprensibile il giramento di scatole di una città capoluogo di provincia che si vede "usurpare" il predominio sul suo stadio, diventa comprensibile perfino l'ostruzionismo o la cattiveria di una squadra che rappresenta una cittadina di 40mila abitanti che vede il traguardo di giocare in serie A.
Ma, come sapete, sono un inguaribile ottimista, nonché come già detto, romantico. E quindi, dopo un viaggio di ritorno con poche parole (sempre di più di altri, perché la voglia di ridere non ci abbandona mai), e una notte dormita bene causa stanchezza ma fatta pure di riflessioni, quello che conservo della trasferta di ieri è la consapevolezza di aver vissuto un momento (un altro) indimenticabile, un'emozione di quelle che vale la pena vivere. Si è parlato, purtroppo per un momento troppo breve, qualche anno fa, di "cultura della sconfitta". Ecco che ieri, mi sono trovato d'accordo con gli ultras, cosa che mi succede di rado. Quando hanno applaudito e ringraziato i giocatori del Livorno. Semplicemente perché ci hanno provato, fino in fondo, anche sbagliando, come il nostro portiere che si è fatto espellere per essere caduto in una provocazione da due soldi.
Perché la partita di ieri è stata parte del bello del calcio. Una partita in parte bruttina (il primo tempo), sofferta perché giocata da entrambe le squadre con la paura di prenderle, sudata per l'afa che il cielo coperto  generava, sporca e antisportiva per i comportamenti sopra descritti (sia da parte "loro" che pure da parte nostra), piena di emozioni altalenanti nel secondo tempo, tra due squadre che si sarebbero meritate subito la promozione.
Non scendo in particolari tecnici, non ne sarei troppo capace, e non servirebbe a niente. Sono stato felice di esserci, e continuo a rimpiangere di non essere stato presente nelle occasioni festose perse solo per scaramanzia. La grinta del nostro allenatore, autore, come già detto, di un piccolo miracolo, a fine partita, quando è venuto sotto la curva ad incitarci a continuare a crederci (così, almeno, ho interpretato i suoi gesti), le belle, perfino bellissime partite viste quest'anno, un filo di giustizia celestiale, mi fanno sperare che la squadra venderà cara la pelle fin dal prossimo mercoledì, durante la partita d'andata con il Brescia, a Brescia.
Occhi sereni, cuori impavidi, non possono perdere! Avanti Livorno.

20130327

Looking for Eric

Tremenda (in senso positivo) serie di documentari su 5 calciatori simbolo, a cura di Eric Cantona ed Al Jazeera, regia di Gilles Rof. Da vedere. Andate su questo link e cliccate sopra i ritratti. 25 minuti cadauno, in inglese.
http://www.aljazeera.com/programmes/footballrebels/

20130318

San Lorenzo

O della bellezza della passione sportiva. Video segnalatomi dall'amico Fabio su anteriore segnalazione dell'amico Omovero.
La squadra adesso ha acquisito ulteriore notorietà perché il nuovo papa è tesserato della società, ma fino a poco fa io ne ero ignaro, anche se avevo deciso di pubblicare il video. Mi ricordavo invece che Viggo Mortensen, in un'intervista a David Frost su Al Jazeera, aveva rivelato di essere tifoso del San Lorenzo (Mortensen ha vissuto parte della sua infanzia in Argentina), e la cosa mi aveva suscitato simpatia.

20130104

bu

La notizia del Milan che lascia il campo a causa dei "buu" razzisti del tifo avversario è di quelle che fa molto riflettere, in più sensi. Finalmente si dice apertamente che, in campionato e in coppa, "è più difficile" sospendere le partite (come da regolamento, tra l'altro), per questo tipo di comportamenti incivili, a causa dei diritti televisivi. Insomma, a causa dei soldi. Ma, attenzione, quali soldi? Naturalmente, quelli che vanno alle società, quelli pagati dalle televisioni: mica quelli degli spettatori, magari quelli civili. Si, perché, insieme ai colpevoli di aver fatto sospendere la partita, in questo caso, e aver fatto tornare a casa il Milan, chiederanno il rimborso del biglietto pure i tanti (o pochi? A giudicare dai commenti del sindaco di Busto Arsizio, c'è da sospettare che la maggioranza sia razzista) che invece volevano solo godersi una squadra di categoria superiore, un bello spettacolo. Pensate che i soldi vengano rimborsati a stretto giro di posta?
E' facile rilasciare dichiarazioni come quelle di Barbara Berlusconi o di Allegri (secondo me è un po' più difficile rilasciare quelle del sindaco, ma magari a lui viene naturale), ma li voglio vedere in una partita che conta, anzi dopo una partita importante non sospesa ma piena di cori razzisti (non so se lo sapete, ma non è che la tifoseria del Milan sia di quelle antirazziste). Il problema è che se nessuno si decide, i razzisti non capiranno mai.
Chiudo con una battuta: quando ci si chiede se l'Italia sia o no una nazione razzista, ripensiamo a questo fatto, appena commentato. Sarà un caso che a scandire i cori razzisti fossero proprio i tifosi di una squadra che si chiama Pro Patria?

20121231

Davide o Nicola?


Prima di chiudere l'anno, lasciatemi parlare di calcio per un breve momento. Dopo la sofferenza dello scorso campionato, durante il quale era diventato davvero duro assistere alle partite del Livorno, questo campionato cadetto stagione 2012-2013 ci ha riservato, per il momento, una grande e piacevole sorpresa. Parlo al plurale, perché sono convinto che non ci credesse nessuno, prima di cominciare. Una campagna acquisti che non convinceva, una di quelle classiche per il nostro Presidente, tutta scambi e solo guadagni, e per di più l'ingaggio di un allenatore praticamente sconosciuto: Davide (di nome) Nicola (di cognome), ex calciatore (naturalmente anche del Genoa, come piace al Presidente), unica esperienza (da allenatore) al Lumezzane.
E invece, questo non ancora quarantenne, ci ha regalato un girone d'andata difficile da dimenticare, e ci ha ridato la gioia di andare allo stadio. Ha dato un gioco e soprattutto un cuore a questa squadra, ed è uno spettacolo vederlo in panchina (per modo di dire), accompagnando la linea difensiva o chiamando qualcuno dei nostri a marcare un avversario solo mentre lui stesso corre verso quest'ultimo. Tutto questo naturalmente insieme alla squadra, una squadra dove abbiamo visto giocatori rinati, che sembrano i fratelli furbi di quelli dello scorso campionato, e nella quale abbiamo "scoperto" mezzi fenomeni. Possesso palla da Barcellona, rimonte sensazionali, grinta, schemi, azioni fulminanti, gol (anche subiti) a raffica. La gioia del calcio. La partita contro il Sassuolo di mercoledì scorso, oltre a rimanere nella memoria di molti, a livello personale rimarrà anche come la prima, e forse non ultima, alla quale ha assistito anche Alessio, divertendosi parecchio.
Voglio regalare un pensiero anche agli amici dell'Empoli, che stanno disputando un campionato ancora più stupefacente del nostro: dal fondo della classifica alla zona dei play off, e senza cambiare l'allenatore.
Quindi, a questo punto poco importa come finirà. In questi quattro mesi abbiamo goduto molto. Grazie a tutti.

20111217

tempi bui


L'amico Vit una volta mi ha detto che rimpiange un po' quando parlavo di calcio, nello specifico del Livorno. Mi fa piacere, il problema è che è sempre più difficile parlarne: è già difficile trovare la forza di andare allo stadio.
E' indubbio che negli ultimi tempi, i rapporti tesi, la tessera del tifoso, l'atteggiamento sempre più distaccato del Presidente Aldo Spinelli, le campagne acquisti al risparmio, un calo generalizzato nelle presenze in (quasi) tutti gli stadi italiani, hanno reso meno giocoso l'atto stesso dell'andare allo stadio. La scorsa stagione è stata interdittoria, ma questa, dopo una partenza che mi ha illuso, rischia di essere devastante.
Qualche settimana fa, durante la sconfitta casalinga contro gli arci-nemici dell'Hellas Verona, pensavo che avessimo toccato il punto più basso degli ultimi 10 anni. Mi sbagliavo: ieri sera, sconfitti (col solito punteggio, 2 a 0) dal Brescia, col quale solo pochi anni anni fa giocammo una delle partite più belle e significative, il 3 a 0 casalingo nella finale di ritorno dei play-off per la promozione in serie A, in una serata fredda in tutti i sensi (prima la pioggia, poi il vento fortissimo, che ha rischiato di non far giocare la partita, e che probabilmente è "colpevole" di almeno un gol; una serata che, oltre al diffuso disamore, di certo non ha invogliato le persone a venire allo stadio, un Armando Picchi che ieri sera offriva un colpo d'occhio davvero triste e disarmante), abbiamo scavato sul fondo. E non è facile spiegarsi tutto.
La squadra ha diversi giovani promettenti, ed effettivamente bravi. Alcuni giocatori più esperti, l'anno scorso dettero un apporto fondamentale, e dimostrazione di forza e caparbietà; quest'anno appaiono le ombre di se stessi, non riuscendo a trasmettere grinta, coraggio, voglia di lottare fino in fondo, a questi giovani talenti. Metteteci una tifoseria fredda, un Presidente distaccato, un allenatore letteralmente nel pallone, e, perché no, chi ha visto la partita lo sa, un pizzico di sfortuna, e il gioco è fatto: alla minima difficoltà, la squadra si sfalda, si scioglie come neve al sole, affonda col suo carico di storia, e si avvia ad altre 22 partite di passione, che, a meno di una campagna acquisti di gennaio miracolosa, saranno un vero e proprio calvario, ed è molto probabile ci porteranno in serie C1, o come diavolo si chiama adesso (Lega Pro Prima Divisione). Credetemi, non sono né pessimista, né disfattista: le varie reazioni della squadra intera indicano che la possibilità è più che reale. Naturalmente, la retrocessione porterebbe senza dubbio, qualche conseguenza potenzialmente ancor più grave. Dubito che il Presidente rimarrebbe, e dubito che gli eventuali acquirenti sarebbero numerosi e seri; cose che potrebbero portare al peggio. Di fallimenti ne abbiamo collezionati parecchi, abbiamo già toccato il fondo in anni che sembravano essere solo pallidi ricordi, ma, in un certo senso, ci siamo preparati.
Così come le riflessioni espresse sopra, anche le prossime sono frutto di chiacchiere con gli amici di sempre, quelli che c'erano anche ieri sera (loro sanno chi sono). Abbiamo goduto alcuni anni, abbiamo visto (sia nella nostra squadra, sia in quelle avversarie) grandi calciatori. Siamo stati nella cosiddetta massima divisione, abbiamo giocato la Coppa UEFA, ora Europa League, siamo stati tra l'altro eliminati da una squadra (l'Espanyol di Barcellona) che quell'anno arrivò in finale e perse ai rigori. Ci ricorderemo per sempre i gol e le giocate di Igor Protti, Cristiano Lucarelli, Alessandro Diamanti. Il prossimo anno, in quella che continueremo a chiamare C1, torneremo a fare l'abbonamento, pagando ancora meno di quest'anno, in linea con le nuove direttive che impongono agli italiani di vivere con maggior sobrietà. Torneremo ad andare in trasferta con allegria, quasi più per andare a provare nuovi ristoranti (sempre che si trovi posto) che per vedere la partita, in stadi di squadre sconosciute o di nobili decadute. E chissà che, quando saremo pensionati, quindi tra molti, molti anni, non ci possa capitare di nuovo di assistere a giocate paragonabili a quelle dei campioni citati prima. Chissà.

20101224

(ex) captain


Un po' come tutti quelli che amano Livorno e il Livorno calcio, anche io ho scritto molto su Cristiano Lucarelli: basta digitare "Lucarelli" in alto a sinistra e poi premere il tasto "Invio" e ve ne accorgerete. Questo, per dire, ne è un esempio.


Ora, riassumendo per chi non è della zona, cosa è accaduto in questi ultimi anni? Cristiano è andato a Donetsk, poi a Parma, poi a Napoli. Ha dato una grossa mano (soldi) alla cooperativa presieduta dal padre, ha fondato un quotidiano locale, che ha chiuso dopo parecchi stenti, ha acquistato una quota societaria della Carrarese calcio.

Per dare un quadro completo, suo fratello Alessandro, come sapete anche lui calciatore, dopo il Livorno ha giocato nella Reggina, nel Genoa, adesso nel Parma. Cristiano, nonostante l'amore dei tifosi per le pagine straordinarie scritte con la maglia amaranto, era sempre meno amato, ma negli ultimi mesi la situazione è precipitata. Oltre alla chiusura del giornale con relative polemiche, la madre è risultata assegnataria di un alloggio popolare (a 13 euro al mese, pare), nonostante non ne avesse i requisiti, e nella storia ci entrerebbe pure Alessandro. Come se non bastasse, interpellato sul fatto, il padre ha rilasciato dichiarazioni che definire vergognose sarebbe un complimento. Adesso, pare che i due fratelli abbiano intenzione di querelare alcuni utenti di un popolare forum di tifosi, che hanno scritto post di dileggio in seguito alle suddette dichiarazioni del padre.

Per farvi un'idea più completa, potete leggervi questi tre pezzi, gentilmente segnalatemi da Piazza XX:





Che dire. Di getto, due cose. La prima: il denaro sciupa sempre le cose migliori. Sicuramente. La seconda, già detta (nel mio post linkato in apertura): non credo che Cristiano sia in malafede, ma quel che mi sembra, da sempre, è che sia stato costantemente mal consigliato.


Come che sia, una grossa delusione. Potrei mettermi a fare della retorica, ma non servirebbe. A niente e a nessuno.

20101218

punto della salvezza

uno dice: puntiamo alla salvezza.
quindi non a vincere il campionato.
quindi per non vincere il campionato dovrà perdere alcune partite.
quindi punta a vincere alcune partite e a perderne altre.
quindi giocherà per perdere alcune partite.
antisportivo!

20101114

italians


Certo che noi (scusate, ogni volta penso voi, poi mi ricordo che sono italiano anch'io) italiani siamo strani forte. Tralasciando il fatto che ci vantiamo di appartenere ad uno dei paesi che ha inventato la cultura, che trabocca d'arte, e poi siamo ignoranti come capre e del patrimonio artistico non c'interessa un cazzo, ci piace soprattutto la figa e soprattutto ci piace a chi piace la figa (mi son spiegato no?), le donne straniere son tutte zoccole però se lo sono anche le italiane non va bene, festeggiamo i 150 anni dell'Unità d'Italia quando in realtà questo paese non è mai stato unito, nemmeno quando qualche eroe e molti trafficoni tentavano di farla, questa unità (ho visto Noi credevamo, son preparato), eccetera.
Ci piace lo sport, soprattutto il calcio, ma diventiamo esperti di qualsiasi cosa quando in ballo c'è l'orgoglio nazionale.
Sto parlando al plurale, ma nella maggior parte dei casi io mi comporto al contrario. Detto questo, di qualche ora fa è l'ultimo corto circuito nazionale. Un partito politico chiede le dimissioni del presidente della Ferrari, perchè la squadra ha perso il mondiale piloti di Formula 1. Non è il primo caso. Qualcuno si ricorderà sempre di quando l'allora Primo Ministro (si, ancora lui), criticò l'allora Commissario Tecnico della Nazionale di calcio perchè a suo modo di vedere aveva sbagliato la tattica difensiva in una finale del Campionato Europeo (e l'allora CT si dimise; secondo voi se il CT della Nazionale di calcio di adesso criticasse l'operato del governo il Premier si dimetterebbe?).

Non so se ve ne rendete conto, ma tutto ciò è di un'assurdità che travalica il ridicolo. Il problema è che veramente, non ci rendiamo conto che siamo ridicoli, e di conseguenza non sappiamo perdere. A nulla. In nessuno sport.
Tra l'altro, per dire, a livello nazionale, se in caso contava il Mondiale Costruttori, assegnato domenica scorsa, perso anche quello dalla Ferrari. Oggi poteva vincere Alonso, che è spagnolo. Sempre per dire eh. Inoltre, che Montezemolo sia un perdente non è che si scopra adesso, ma questi magari son punti di vista.
Siamo (stesso discorso fatto prima) un popolo che fa dell'ipocrisia la sua arma migliore. La Ferrari ha sempre fatto gioco di squadra, fin dalla notte dei tempi, cosa che in realtà sarebbe proibita in Formula Uno. Sotto sotto, abbiamo pure preso per il culo molte delle altre scuderie che non facendolo, perdevano il Mondiale. Abbiamo eletto ad eroe nazionale un campione egocentrico e scorrettissimo da sempre (Michael Schumacher), tedesco. Uno che era (è) talmente prepotente che una volta (non correva ancora con la Ferrari), fu squalificato in gara (bandiera nera), non si fermò, vinse il Gran Premio e poi fece talmente casino che fu riabilitato e gli assegnarono la vittoria.

Ero un grande appassionato di Formula Uno. Schumacher e i comportamenti della Ferrari mi hanno fatto disamorare. Alonso mi è sempre stato simpatico. Oggi ho guardato il Gran Premio. C'era molto equilibrio, anche se con un circuito così e molto equilibrio ci si diverte poco. Vince quindi la strategia, in questi casi. Quando per anni la Ferrari ha vinto sui pit-stop e sulla strategia, tutti a lodarla. Oggi che, dopo un'impensabile rimonta nella seconda parte dell'anno Alonso aveva la possibilità di vincere il Mondiale (Piloti, lo ripeto: quello Costruttori lo aveva già vinto la Red Bull la scorsa settimana in Brasile; questo vorrà pur dire qualcosa no?), la Ferrari ha abboccato ad una strategia Red Bull che è parsa perfetta (e magari invece è stata un caso, chi lo sa). Probabilmente anche Alonso ha la sua parte di colpa, ma rimane un gran pilota.
Se gli altri sono stati più bravi, la cosa migliore da fare è ammettere la sconfitta, e pensare al prossimo anno. Normalmente. Nello spirito sportivo. In Italia no. Chiedersi perchè, ogni tanto, farebbe bene.

20101016

nonostante tutto...


Nonostante l'arrivo deciso della brutta stagione, i giornalisti bravi titolerebbero "torna il sereno all'Ardenza". Oggi Livorno - Torino 2 a 1, partita combattuta, sofferta fino alla fine, giocata bene da entrambe le parti, con la superiorità divisa, se vogliamo riassumere molto grossolanamente, un tempo per parte (non è propriamente così, in effetti, ma non stiamo a guardare il pelo nell'uovo).
Questa vittoria casalinga vale molto di più di quella ottenuta neppure una settimana fa, contro il pur meritevole Cittadella per 3 a 0, e non solo per l'avversario, più blasonato e tecnicamente superiore (non del tutto, alla fine), quanto per il fatto di essere venuta alla fine di una prestazione convincente da parte di tutta la squadra, e non ultimo anche per la questione "stato di forma". In 7 giorni, 2 vittorie interne e un pareggio esterno, riacciuffato per i capelli ad onor del vero, che alla fine mostrano una squadra in buona forma fisica, che sta pian piano trovando la quadratura del cerchio.
Sia chiaro, non siamo qui a dire che andremo dritti in serie A: direi di toglierci una volta per tutte la questione dalla testa. Il massimo a cui può aspirare questo Livorno nuovo per, spesso, 7/8 undicesimi, sono i playoff, da disputare con dignità. Una stagione che faccia abituare i (pochi) tifosi rimasti sugli spalti alla serie cosiddetta cadetta, per fargli capire che questa è la nostra dimensione.
E non è detto che ci si arrivi, perchè la concorrenza è agguerrita e folta.
Detto questo, oggi finalmente, dopo parecchi mesi, le, come messo prima tra parentesi, poche persone che ancora vengono allo stadio Armando Picchi, hanno potuto assistere alla partita di una squadra motivata, battagliera, capace di creare palle gol (e di sbagliarne la maggior parte) come pure di soffrire chiudendosi a difendere il prezioso vantaggio, dopo aver traballato sotto i colpi del Toro ferito due volte; per la prima volta dopo molti mesi, chi vi scrive è scattato in piedi urlando con un misto di rabbia e gioia dopo un gol, certo di essere testimone ad un passo importante nella (ri)formazione di una squadra. E questa cosa, oggi, sui gradoni, la sentivano tutti.

Nella foto, tratta da qui, Romano Perticone, che dopo l'uscita di Tavano ha indossato la fascia di capitano, fascia che, a detta di chi vi scrive, dovrebbe appartenergli senza ulteriori indugi. Anche nel calcio, però, la meritocrazia non è il sistema in uso. Blasone (stantìo) e psicologia, spesso creano dei vicoli ciechi.

20100918

cronache dallo stadio


L'amico Vit si lamenta perchè ormai da tempo mancano i miei racconti dallo stadio. Eccolo servito.
Post diviso in due. Come le etichette: sport e politica. Partiamo dalla politica.

Oggi quel che è successo allo stadio di Livorno è andato sui tg. Prima del fischio di inizio, un minuto di silenzio per commemorare il soldato italiano ucciso ieri in Afghanistan. Dalla curva, fischi. Dagli altri settori, a quel punto, applausi. Il "minuto", come fa notare giustamente l'amico Piazza XX, dura circa 15 secondi.
Motivi dei fischi? Pacifismo, se così vogliamo chiamarlo, odio viscerale verso i militari e le divise, da sempre feudo delle destre. Per semplificare.
C'è da aggiungere una cosa, però. Qualche anno fa fu chiesto espressamente di osservare un minuto di raccoglimento/silenzio per commemorare delle vittime di incidenti sul lavoro. Non concesso.
Conclusione. Parere mio. Sono contro l'intervento in Afghanistan. Inoltre, un militare sa che fa un lavoro nel quale può morire. Non fischio, perchè rispetto ogni vita umana, ed ogni morte, quindi considero fischiare sbagliato. Ma durante i minuti di raccoglimento non mi alzo in piedi e non applaudo. Neppure per Cossiga, sia chiaro. Se un giorno si facesse un minuto di raccoglimento per i morti sul lavoro, probabilmente non mi alzerei lo stesso in piedi, ma mi metterei a piangere.

Passiamo allo sport. La partita? Brutta, una delle più brutte che mi ricordi negli ultimi tempi. Anche se negli ultimi tempi ne abbiamo viste, purtroppo, molte. Manca pathos, manca carattere, manca passione tra i pochi spettatori rimasti. Non c'è mordente. E' brutto ammetterlo, per me che sono sempre stato sostenitore di questo presidente dal braccino corto e dalle campagne acquisti oculate e dai bilanci sempre in nero, ma Aldo Spinelli ci ha messo del suo. Aldo è una persona che capisce di bilanci ma capisce anche di calcio: a questa squadra manca un leader, un trascinatore, un conducator. Ci pensi, durante la prossima campagna acquisti.
Quest'anno probabilmente il Livorno farà un campionato di serie B (ora si chiama serie BWin) da media classifica. Se però giocheremo sempre con questo piglio, ci divertiremo anche poco.