Giudizio sintetico: si può vedere (3/5)
A Savannah, in Georgia, il giornalista ed ex alcolista Justin Kemp viene chiamato a far parte di una giuria, dalla quale cerca di sottrarsi poiché sua moglie, Ally, è prossima al parto in una gravidanza a rischio dopo un precedente aborto spontaneo. Viene chiamato a giudicare il caso della morte di Kendall Carter, che un anno prima aveva litigato con il suo fidanzato, James Sythe, in un bar ed era stata poi trovata morta sotto un ponte; Sythe viene accusato del suo omicidio. Sperando di attirare gli elettori con una condanna per violenza domestica di alto profilo in vista della sua candidatura a procuratore distrettuale, Faith Killebrew assume il ruolo di pubblico ministero. I testimoni confermano che Sythe era ubriaco e molesto la sera in questione e che aveva seguito Kendall dopo che lei se n'era andata infuriata. Il medico legale testimonia che le ferite erano compatibili con un'aggressione con un oggetto contundente, i testimoni a favore di Sythe attestano che aveva precedenti di violenza e un testimone oculare afferma di aver visto Sythe nel luogo da cui è stato gettato il corpo di Kendall. (Wikipedia)
Contrariamente ad una buona parte della critica, che ha esaltato l'ennesimo film di "nonno" Clint (sia detto e scritto con il massimo rispetto), e molti acclamati registi che hanno citato questo film tra i loro preferiti del 2024, ho apprezzato l'intento, sempre politicamente ed eticamente interessante (il film ribalta l'approccio procedurale e, appunto, pone un quesito etico importante), ma lo svolgimento, a dispetto di un cast di assoluto rispetto, impegnato nella buona riuscita del lavoro, lascia un poco a desiderare, risulta un po' piatto e senza troppa grinta. E' un peccato, ma ribadisco, sempre massimo rispetto ad un regista che a dispetto dell'età, ha sempre qualcosa da dire.
Contrary to a good portion of the critics, who have praised yet another "grandpa" Clint film (with all due respect), and to many acclaimed directors who have cited this film among their favorites of 2024, I appreciated the intent, always politically and ethically interesting (the film overturns the procedural approach and, indeed, raises an important ethical question), but the execution, despite a highly respected cast committed to the success of the work, leaves something to be desired, feeling a bit flat and lacking in grit. It's a shame, but, I repeat, always the utmost respect for a director who, despite his age, always has something to say.
