No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.


Nazione di due

Nation of Two - Vance Joy (2018)

Secondo disco per il giovane cantautore australiano Vance Joy, ex promessa del football australiano. Indie folk è probabilmente l'etichetta giusta, bella voce, delicata e alta, una buona vena nello scrivere canzoni vagamente struggenti che hanno come ispirazione principale storie d'amore; su questo disco scrive tutto lui, diversamente rispetto al suo disco di debutto, dove era uno dei produttori, Ryan Hadlock, che la faceva da padrone. Lascerei però stare i paragoni con Jeff Buckley che qualcuno ha tirato fuori dopo il successo planetario del suo singolo del 2013 Riptide, poi incluso nel già citato debutto Dream Your Life Away. Piacevole, ma con tanta strada da fare.

Second album for the young Australian singer-songwriter Vance Joy, former promising Australian football player. Indie folk is probably the right label, beautiful voice, delicate and high, a good vein in songwriting, vaguely poignant songs that have as main inspiration love stories; on this record he writes everything, unlike his debut album, where he was one of the producers, Ryan Hadlock, who was the master. But I would leave the comparison with Jeff Buckley that someone pulled out after the global success of his 2013 single Riptide, then included in the aforementioned debut Dream Your Life Away. Pleasant, but with a long way to go.



Semicircle - The Go! Team (2018)

Se vi piace il genere percorso dai Broken Social Scene, come pure vagamente dagli Arcade Fire, ma volete cercare pure cose nuove, questo collettivo (attualmente un sestetto, ma il numero varia, e sul disco ci sono collaborazioni) di Brighton, UK, potrebbe interessarvi. Come si dice, non è propriamente la mia tazza di té, ma c'è del buono. Fiati da marching band intrecciati con andamenti funky, percussioni tribali e da orchestra, attitudine quasi hip hop e qualche chitarra, come dice qualcuno, alla Sonic Youth. Tutto parte da un'idea di Ian Parton, poli-strumentista, e dal vivo si arricchiscono di basso, chitarre, batteria, strumenti e percussioni vari, la voce di Ninja e di Angela Maki Won-Yin Mak. Divertenti, ma un po' confusionari.

If you like the kind of path follow by the Broken Social Scene, as well as vaguely from Arcade Fire, but you want to look for new things as well, this collective (currently a sextet, but the number varies, and on the disc there are collaborations) of Brighton, UK, could interest. As they say, it's not really my cup of tea, but there's some good in it. Brass section as a marching bands with funky patterns, tribal and orchestral percussion, almost hip hop attitude and some guitar, as someone says, as Sonic Youth. It all starts with an idea by Ian Parton, a poly-instrumentalist, and is enriched by bass, guitars, drums, instruments and various percussions, the voice of Ninja and Angela Maki Won-Yin Mak. Funny, but a little confusing.



Rainbow - Kesha (2017)

Incuriosito dalle citazioni dei Waterparks, ho ascoltato l'ultimo disco di Kesha Rose Sebert aka Kesha, risalente al 2017. Devo dire che ogni volta rimango affascinato dalla quantità di talenti vocali che gli US riescono a sfornare, e, a mio modesto parere, molti di questi talenti hanno una sostanziale differenza da quelli italiani: molti di loro sanno come scrivere belle canzoni, a volte pure grandi canzoni. E' il caso di questa 31enne cresciuta da una madre single, che di professione ha sempre fatto la cantante country, Pebe Sebert, ma che ha dovuto ricorrere spesso agli aiuti del welfare per mettere il cibo in tavola. Kesha ha scritto, e continua a scrivere canzoni per altri artisti, ha una gran voce, e riesce sempre a mettere in ordine le note come si deve. Anche in questo disco, tenendo conto che parliamo di electropop, seppure sia chiaro che la ragazza è influenzata anche dal rock in genere, Kesha lo dimostra, mantenendo una buona media, e piazzando qualche colpo da maestra.

Intrigued by quotes from the Waterparks, I listened to the latest album by Kesha Rose Sebert aka Kesha, dating back to 2017. I must say that every time I am fascinated by the amount of vocal talents that the US manage to churn out, and, in my humble opinion, many of these talents have a substantial difference from the Italians: many of them know how to write beautiful songs, sometimes even great songs. This is the case of this 31-year-old raised by a single mother, who has always been a country singer, Pebe Sebert, but who has often had to resort to welfare assistance to put food on the table. Kesha wrote, and continues to write songs for other artists, has a great voice, and always manages to tidy up the notes as it should. Even on this record, bearing in mind that we are talking about electropop, although it is clear that the girl is also influenced by rock in general, Kesha proves it, maintaining a good average, and placing some hot shots.


Strega malefica

Hadeon - Pestilence (2018)

Ritorna la creatura di Patrick Mameli, una band olandese che fu molto famosa nel sottobosco death/thrash metal, ma che ha sempre avuto vita difficile e tantissimi cambi di formazione. Il talentuoso chitarrista olandese Mameli è l'unico superstite, ed è quello che ha guidato le pause, e le riunioni, la prima partita nel 1994, e l'altra, più recente, dal dal 2014 al 2016. Lo stile è ancora quello di un tempo, iper-tecnico e vagamente free jazz, ma che rende sempre omaggio alle band seminali del genere, Celtic Frost e Morbid Angel. Disco che picchia duro, ma che non aggiunge niente di particolarmente interessante al genere.

The creature of Patrick Mameli return, a Dutch band that was very famous in the underwood of death/thrash metal, but that has always had a difficult life and many changes of line up. The talented Dutch guitarist Mameli is the only survivor, and he is the one who led the breaks, and the reunions, the first started in 1994, and the other, more recent, from 2014 to 2016. The style is still that of once, hyper-technical and vaguely free jazz, but always paying homage to the seminal band of the genre, Celtic Frost and Morbid Angel. Album that hits hard, but that does not add anything particularly interesting to the genre.


Demone femminile

Lilith - Butcher Babies (2017)

Piccolo passo indietro verso gli ultimi mesi del 2017 per parlarvi di questo terzo disco della band proveniente da Los Angeles, California, e formata da Henry Flury alla chitarra, Jason Klein al basso, Chase Brickenden alla batteria, ma soprattutto, Heidi Shepherd e Carla Harvey alle voci, clean e scream. Le due ragazze, piuttosto carine, sono decisamente il simbolo di un cambiamento epocale in un genere piuttosto machista. Soprattutto Carla, ha un curriculum notevole: attrice erotica, scrittrice (romanzi e comics), laureata in scienze mortuarie (è direttore funebre e imbalsamatrice). Le loro voci sono abbastanza simili, ma sembra che i loro live shows siano intensi, e che le due ragazze "assaltino" gli spettatori. La musica è ispirata al groove metal dai Pantera in avanti, con richiami a Marilyn Manson e a Rob Zombie (anche cinematograficamente), ma le ragazze si ispirano molto a Wendy O. Williams dei Plasmatics (il nome della band si ispira a Butcher Baby, appunto dei Plasmatics, e nei primi live il loro non-abbigliamento era molto ispirato a Wendy). Molta melodia comunque, nei loro pezzi, e la tecnica, sia vocale che strumentale, non è per niente scarsa.

Little step back in the last months of 2017 to tell you about this third album of the band coming from Los Angeles, California, and formed by Henry Flury on guitar, Jason Klein on bass, Chase Brickenden on drums, but above all, Heidi Shepherd and Carla Harvey to the voices, clean and scream. The two pretty girls are definitely the symbol of an epochal change in a rather macho genre. Above all Carla, has a remarkable curriculum: erotic actress, writer (novels and comics), she has a degree in mortuary science (she is a licensed funeral director and embalmer). Their voices are quite similar, but it seems that their live shows are intense, and that the two girls "assault" the audience. The music is inspired by the groove metal from the Pantera and beyond, with references to Marilyn Manson and Rob Zombie (also cinematographically), but the girls are very inspired by Wendy O. Williams of Plasmatics (the name of the band is inspired by Butcher Baby, a Plasmatics song, and their first live shows non-clothing was very much inspired by Wendy). A lot of melody, however, in their tracks, and the technique, both vocal and instrumental, is not poor at all.


Pop cattivo

Pop Evil - Pop Evil (2018)

Quinto disco, questo omonimo per la band di North Muskegon (Grand Rapids), Michigan, band voluta e capitanata dal cantante Leigh Kakaty. Disco piacevole, un genere "misto" che non può non piacere ad orecchie da sempre abituate al rock, cresciute passando dal metal, attraverso il grunge, strizzando l'occhio all'hip-hop e cercando di rimanere al passo con i tempi, quindi abituandosi all'elettronica. Non sto parlando (solo) di me, ma delle influenze che si possono facilmente individuare nel suono dei Pop Evil, nelle cui note si possono riconoscere RATM, Pearl Jam, Stone Temple Pilots e via discorrendo. Kakaty ha una voce adatta e abbastanza flessibile, e le melodie sono sempre accattivanti. Detto questo, niente di nuovo.

Fifth record, this namesake for the band of North Muskegon (Grand Rapids), Michigan, band wanted and captained by singer Leigh Kakaty. Pleasant disc, a "mixed" genre that can not but please ears that have always been used to rock, grown up through metal, through grunge, winking at hip-hop and trying to keep up with the times, so getting used to electronics. I'm not talking (only) about myself, but about the influences that can easily be found in the sound of Pop Evil, in whose notes we can recognize RATM, Pearl Jam, Stone Temple Pilots and so on. Kakaty has a suitable and quite flexible voice, and the melodies are always captivating. That being said, nothing new.


Clone dell'Universo

Clone of the Universe - Fu Manchu (2018)

Dodicesimo disco in studio per la seminale band di Orange County, California. Nati come band di hardcore punk chiamata Virulence, virano di genere, cambiano formazione, nome, e diventano una delle prime band a suonare quel genere che poi verrà chiamato stoner rock. Questo disco non aggiunge niente a quello che hanno già fatto in passato, ma neppure toglie qualcosa: sono ancora massicci, non fanno concessioni, vanno dritti al sodo, e soddisfano chi cerca esattamente quel genere. Concretezza da elargire.

Twelfth studio album for the seminal band of Orange County, California. Born as a hardcore punk band called Virulence, they switched genre, they changed line-up, they changed the name, and become one of the first bands to play that genre that then will be called stoner rock. This record does not add anything to what they have already done in the past, but, at the same time, it does not take away anything: they are still massive, they do not make concessions, they go straight to the point, and they satisfy those who are looking for exactly that kind of music. Concreteness to be sell.


Esclusi dall'esilio

Outtakes From Exile - EMA (2018)

Cinque pezzi registrati nelle sessioni di Exile in the Outer Ring. O meglio: quattro pezzi registrati in quelle sessioni e non inclusi nel disco, Dark Shadows, MopTops (Twist While the World Stops), Anything Good e From the Love That We Made, e una versione strumentale di Breathalyzer, sottotitolata EMA Long Cut (infatti dura 20 minuti tondi). Un viaggio dark attraverso le atmosfere post new wave intrecciate con il folk, e la voce duttile, a volte sussurrata, a volte sull'orlo della crisi nervosa, di Erika Michelle Anderson. Necessario no, ma interessante per capire che anche quello che scarta, è buono.

Five tracks recorded in the sessions of Exile in the Outer Ring. Or better: four tracks recorded in those sessions and not included in the album, Dark Shadows, MopTops (Twist While the World Stops), Anything Good and From the Love That We Made, and an instrumental version of Breathalyzer, subtitled EMA Long Cut (in fact takes 20 minutes rounds). A dark journey through the post new wave atmospheres intertwined with folk, and the ductile voice, sometimes whispered, sometimes on the verge of the nervous crisis, by Erika Michelle Anderson. Not necessary, but interesting to understand that even what she usually throw away, is good.


A proposito, ti perdono

By the Way, I Forgive You - Brandi Carlile (2018)

Come avevo tentato di descrivere nella recensione del precedente The Firewatcher's Daughter del 2015, disco che per me è stato il primo ascoltato di lei, capisco il perché sia una figura quasi osannata, a livello di folk, almeno negli USA. Lo capirete anche voi, ascoltando The Mother, un pezzo basico di country-americana, dove parla della figlia Evangeline, avuta con sua moglie Catherine: si percepisce l'amore. Punto. L'altro esempio dal quale si può partire, per capire la grandezza di questa artista, è il pezzo conclusivo, Party of One, una struggente ballata pianoforte e voce (I loved you the first time I saw you/And you know I love you still/But I am tired/And I am yours). Secondo me, non c'è nient'altro da aggiungere. Quando un musicista fa musica semplice, ma sa scrivere le canzoni, finché ha l'ispirazione, c'è solo da ascoltarlo. Brandi Carlile è al sesto disco, e per il momento, va ascoltata.

As I had tried to describe in the review of the previous The Firewatcher's Daughter of 2015, a record that for me was the first heard of her, I understand why she is an almost mythical figure, at the level of folk, at least in the US. You will also understand it, listening to The Mother, a basic track of country-americana, where she talks about her daughter Evangeline, had with her wife Catherine: love is perceived. Period. The other example from which you can start, to understand the greatness of this artist, is the concluding track, Party of One, a poignant piano and voice ballad (I loved you the first time I saw you / And you know I love you still / But I am tired / And I am yours). In my opinion, there is nothing else to add. When a musician makes simple music, but he know how to write the songs, as long as he has the inspiration, there is only to listen to it. Brandi Carlile is on her sixth album, and for now, she should be listened to.


L'assassinio di un cervo sacro

The Killing of a Sacred Deer - di Yorgos Lanthimos (2017)
Giudizio sintetico: da vedere (3,5/5)

Steven Murphy, un rispettato e dotato chirurgo cardiotoracico, termina un'operazione e va a pranzo in una tavola calda, dove si incontra con un adolescente, Martin. Non si spiega la natura della relazione. Più tardi, Steven torna a casa dalla bella moglie, Anna, un'odontoiatra, e i figli adolescenti Kim, la grande, e Bob, il piccolo. Il giorno dopo Martin appare all'improvviso in ospedale, e vista la presenza di un collega, Steven sembra rivelare la natura della sua connessione con Martin: lo presenta come compagno di scuola di Kim. Steven spiega alla moglie che il padre di Martin è morto anni prima in un incidente stradale, e lui ha cominciato ad interessarsi al ragazzo, per fargli elaborare il lutto. Su suggerimento di Steven, Martin viene invitato a cena a casa Murphy, e Kim sembra particolarmente interessata a lui, dopo quella sera. Steven viene quindi invitato a cena a casa di Martin; dopo, Steven vorrebbe andarsene, ma Martin insiste perché tutti e tre guardino un film insieme. Martin va a letto prima delle fine, e la madre ci prova con Steven. Steven respinge le avances e se ne va. Nei giorni seguenti, Martin diventa sempre più insistente, e Steven comincia ad evitarlo. Una mattina, Bob si sveglia e non riesce più a muovere le gambe. In ospedale, non si trova la ragione, ma il risultato è che Bob è paralizzato dalla vita in giù. Kim, nel frattempo, comincia ad uscire con Martin.
La mattina seguente, Martin riesce a vedersi con Steven alla caffetteria dell'ospedale. Il tutto si rivela. Il padre di Martin ha avuto si un incidente, ma è morto dopo un intervento condotto da Steven. Martin accusa Steven di averlo ucciso; l'unica soluzione è che Steven uccida un membro della sua famiglia, per bilanciare il tutto. Se non lo farà, anche Kim e Anna subiranno i quattro passaggi verso la morte, così come Bob. La paralisi delle gambe è solo il primo passaggio.

Superlativo e da schiaffi, il solito Lanthimos è, probabilmente, l'unico giovane regista degno di nota in un panorama di film desolanti sui supereroi. Provocatore, conscio della sua bravura, estremo nella sua freddezza, ha perfino trovato in Colin Farrell (Steven) il suo alter ego semi-hollywoodiano: Farrell ha modificato il suo modo di recitare da quando lavora per Lanthimos. A voler guardare il pelo nell'uovo, questo film è quello più esteticamente bello, ma probabilmente meno provocatorio, rispetto ai precedenti. Resta il fatto che se volete essere stupiti, angosciati, spiazzati, se volete uscire dalla visione incazzati soprattutto con il regista, Lanthimos è l'unico che può soddisfarvi.

Superlative and to slap-banging, the usual Lanthimos is probably the only noteworthy young director in a scene of desperate films about superheroes. Provocator, aware of his skill, extreme in its coldness, has even found in Colin Farrell (Steven) his semi-hollywood alter ego: Farrell has modified his way of acting since he works for Lanthimos. To want to look at the hair in the egg, this film is the most aesthetically beautiful, but probably the less provocative, compared to the previous ones. The fact remains that if you want to be amazed, anguished, displaced, if you want to get out of the vision pissed off especially with the director, Lanthimos is the only one who can satisfy you.


Strane cose

Stranger Things - Dei The Duffer Brothers - Stagioni 1 e 2 (8 e 9 episodi; Netflix) - 2016/2017

Hawkins, Indiana. Il 6 novembre 1983, in un laboratorio del Dipartimento per l'Energia, uno scienziato viene attaccato da una creatura invisibile. Nella cittadina, mentre sta tornando a casa in bicicletta da un pomeriggio passato con gli amici a giocare a Dungeons & Dragons, Will Byers, 12 anni, si imbatte nella stessa creatura, e sparisce nel nulla. Il giorno seguente, una ragazzina con i capelli cortissimi con un camice da ospedale addosso, ruba del cibo in un ristorante locale. Il proprietario Benny la scopre, ma non la denuncia, anzi, la rifocilla abbondantemente (la ragazzina sembra che non mangi da mesi), prima di chiamare i Servizi Sociali. La ragazzina non parla, ma da un tatuaggio, Benny capisce che la può chiamare Eleven (11). Arriva una donna che si spaccia come l'assistente sociale, ma uccide Benny; altri uomini armati irrompono nel ristorante, ma Eleven scappa. La madre di Will, Joyce, disperata, crede di riconoscere la voce del figlio piccolo in una telefonata disturbata. La telefonata si conclude con una scarica elettrica, e il telefono su fulmina. Gli amichetti di Will, Mike, Dustin e Lucas, anche loro molto preoccupati, si mettono alla ricerca di Will nei boschi circostanti, e si imbattono in Eleven.

Tralasciando la scaltrezza dei Duffer Brothers (Matt e Ross, Duffer naturalmente, fratelli gemelli 34enni), Stranger Things è uno dei fenomeni televisivi più grandi degli ultimissimi anni, e mi era quindi impossibile non vederlo. Ormai tutti sanno che è un palese omaggio alla fantascienza degli anni '80, lo Spielberg di Incontri ravvicinati del Terzo Tipo ed E.T. soprattutto, richiede un enorme sforzo di sospensione dell'incredulità, ma è un prodotto perfetto per le serate in famiglia. Cast simpatico, a partire dai ragazzi, ma già negli ultimi episodi della seconda stagione la scrittura mostra un po' la corda, e utilizza molti riempitivi. Ci saranno almeno altre 2 stagioni, forse anche 3.

Leaving aside the cunningness of the Duffer Brothers (Matt and Ross, Duffer of course, 34-year-old twin brothers), Stranger Things is one of the biggest TV phenomena of the last few years, so it was impossible for me not to see it. By now everyone knows that it is a clear tribute to the science fiction of the 80s, the Spielberg of Close Encounters of the Third Kind and E.T. above all, it requires a huge effort to suspend disbelief, but it is a perfect product for family evenings. Nice cast, starting with the boys, but already in the last episodes of the second season the writing goes around, and uses many fillers. There will be at least another 2 seasons, maybe even 3.


Le ragazze di Derry

Derry Girls - Di Lisa McGee - Stagione 1 (6 episodi; Channel 4) - 2018

Derry (o Londonderry, secondo a chi chiedete...), inizio anni '90. Siamo nel bel mezzo dei Troubles. La famiglia Quinn (nonno Joe, ma' Mary, pa' Gerry, la figlia Erin, la zia Sarah, la cugina Orla) e il loro circolo di amicizie cerca di vivere con il massimo della tranquillità, ma certo è difficile, e di non perdere l'allegria. Il cugino dell'amica Michelle, James, che per una storia stranissima arriva proprio a Derry dall'Inghilterra per rimanere, viene accettato nella scuola, fino ad allora esclusivamente femminile, frequentata dalle ragazze, e gestita dalle suore cattoliche: James, per via del suo accento, non sarebbe sopravvissuto in una scuola maschile. Michelle, interessatissima ai maschi ma pure attaccabrighe come vuole la tradizione, bullizza una ragazza del primo anno in autobus. Il fatto subisce una escalation, e le ragazze, compreso James, vengono messe in punizione a scuola, sorvegliate da una suora ultra-novantenne. Durante la punizione, la suora muore. 

Spassosissima serie comedy di Channel 4, scritta dalla nordirlandese Lisa McGee con un'ottima mano, diretta con brio da Michael Lennox, e recitata da un cast variegato, in maniera a dir poco spettacolare e scoppiettante. Sicuramente, in UK e dintorni sarà vista con occhi diversi, da qualcuno come operazione di distensione, da altri come una riapertura di vecchie (e mai rimarginate) ferite, fatto sta che fa molto ridere, seppure non dimentichi la situazione difficile e grottesca che si era creata, e il formato è snello. Pare che ci sarà sicuramente almeno una seconda stagione. 

Hilarious comedy series by Channel 4, written by Northern Irish Lisa McGee with an excellent hand, directed with knowledge by Michael Lennox, and played by a varied cast, in a way nothing short of spectacular and crackling. Surely, in the UK and in the neighborhood will be seen with different eyes, by someone as a detente operation, by others as a reopening of old (and never healed) wounds, the fact is that it makes a lot of laugh, even if it does not forget the difficult and grotesque situation that it was created, and the format is extra-light. It seems that there will certainly be at least a second season.


Long Beach

Long Beach '77 - Boston (1977)

Stavo cercando un disco nuovo, e del tutto casualmente mi sono imbattuto in un remastered di un disco totalmente non ufficiale dei leggendari Boston. Ve ne voglio parlare, giusto per ricordarvi che sono esistiti (in realtà, sulla carta esistono ancora, l'ultimo disco risale al 2013, e le ultime esibizioni live al 2016), e che sono stati una grandissima band rock. La registrazione è stata effettuata durante il concerto alla Long Beach Arena il 16 marzo del 1977, ed erano al tempo stesso in corso le registrazioni del secondo disco Don't Look Back. Le tracce quindi appartengono per lo più al primo disco Boston, del 1976, quindi includono il bellissimo hit single More Than a Feeling, ma ci sono alcuni inediti. Help Me, che in realtà si dovrebbe intitolare Shattered Images (apparsa su una versione rimasterizzata di Don't Look Back del 2006 in Canada, che è poi stata ritirata dalle vendite), This Time, che non è altro se non l'assolo di chitarra di Tom Scholz abbinato ad uno slow blues, e Television Politician. Nella scaletta anche A Man I'll Never Be, inedita all'epoca, visto che apparve in Don't Look Back. Disco che dimostra la grandezza dei Boston anche dal vivo, band che purtroppo ha avuto tristi vicissitudini (il suicidio del cantante storico Brad Delp, atto di cui è stato accusato Scholz, a causa dei loro litigi), ma che ha letteralmente inventato un suono.

I was looking for a new record, and quite casually I came across a remastered of a totally unofficial record of the legendary hard rock band Boston. I want to talk about it, just to remind you that they existed (in fact, on paper still exist, the last album dates back to 2013, and the last live performances in 2016), and that they were a great rock band. The recording was made during the concert at the Long Beach Arena on March 16, 1977, while the recordings of the second album Don't Look Back were in progress. The tracks therefore belong mostly to the debut "Boston", 1976, so they include the beautiful single hit "More Than a Feeling", but there are some unreleased tracks. "Help Me", which actually should be called "Shattered Images" (which appeared on a remastered version of "Don't Look Back" in 2006 in Canada, which was later withdrawn from sales), "This Time", which is nothing but the guitar solo of Tom Scholz combined with a slow blues, and "Television Politician". In the tracklist also "A Man I'll Never Be", unpublished at the time, since it appeared in "Don't Look Back". Disc that demonstrates the greatness of Boston also live, a band that unfortunately has had sad vicissitudes (the suicide of the historical singer Brad Delp, an act of which he was accused Scholz, because of their quarrels), but who has literally invented a sound.


Folletto della libertà

Freedom's Goblin - Ty Segall (2018)

Proseguendo verso la completa confusione mentale, continuo a tuffarmi nell'ascolto di musicisti o band mai conosciute prima, e rischiando così la figura dello sprovveduto. E' questo il caso: Ty Garrett Segall, polistrumentista trentenne di Laguna Beach, California, è stato membro ed ha inciso dischi con Epsilons, Party Fowl, The Traditional Fools, The Perverts, Sic Alps, Fuzz, GOGGS, e questo è il suo decimo album come solista, non contando Slaughterhouse del 2012, uscito come Ty Segall Band. Impossibile capire se ha avuto una parabola musicale, ometto di ascoltare qualsiasi cosa del passato, e, aiutato dalle note biografiche, provo a darvi un giudizio su questo, appunto, decimo disco solista, un disco, nota lo stesso musicista, che dal titolo prova a spiegare quello che troverete dentro: di tutto. Il "folletto della libertà" vuol dire suonare quello che pare a lui.
Il ragazzo cita come band preferita gli Hawkind, da giovanissimo si ossessiona alla musica cominciando ad ascoltare Alice Cooper e Black Sabbath (regalo di un vicino), cita inoltre Bowie, Bolan, Kiss, The Stooges, Black Flag, Neil Young, The Byrds, The Beatles (qualcuno ha paragonato il suo timbro vocale a quello di Lennon), T. Rex, Grateful Dead. Su questo disco si trova appunto di tutto, da pezzi piuttosto pesanti come She, alla cover della mitica Every 1's a Winner degli Hot Chocolate, a pezzi più funky, a tracce free jazz.
Indubbiamente un musicista da tenere d'occhio, un disco per musicisti e per chi non cerca musica di sottofondo, per chi non si ferma al primo ascolto.

Continuing toward complete mental confusion, I continue to dive into listening to musicians or bands never known before, and thus risking the figure of the naive. This is the case: Ty Garrett Segall, thirty-year-old multi-instrumentalist from Laguna Beach, California, has been a member and has recorded with Epsilons, Party Fowl, The Traditional Fools, The Perverts, Sic Alps, Fuzz, GOGGS, and this is his tenth album as a soloist, not counting Slaughterhouse of 2012, released as Ty Segall Band. Impossible to understand if he had a musical parable, I omit to listen to anything of the past, and, helped by the biographical notes, I try to give you a judgment on this, precisely, the tenth solo record, a record, the same musician notes, that from the title to explain what you will find inside: everything. The "freedom's goblin" means playing what it likes.
The guy cites Hawkind as a favorite band, at a very young age he becomes obsessed with music, starting to listen to Alice Cooper and Black Sabbath (a neighbor's gift), he also quotes Bowie, Bolan, Kiss, The Stooges, Black Flag, Neil Young, The Byrds, The Beatles (someone has compared his vocal timbre to that of Lennon), T. Rex, Grateful Dead. On this record there is just everything, from rather heavy pieces like She, to the cover of the legendary Every 1's a Winner by Hot Chocolate, to more funky songs, to free jazz tracks.
Undoubtedly a musician to follow, a record for musicians and for those who do not seek background music, for those who do not stop at the first listening.



Underworld - Tonight Alive (2018)

Quarto disco per la band australiana di Sydney, inizialmente un quintetto, che subito dopo l'uscita del disco ha perso uno dei suoi membri fondatori, il chitarrista Whakaio Taahi. La band iniziò le attività nel 2008, e a quell'epoca, la cantante Jenna McDougall frequentava ancora la high school (aveva 16 anni). Il loro stile musicale, un power pop alla ossessiva ricerca di melodie accattivanti, con una cantante dotata di un'ottima voce (e di una bella presenza), portano giocoforza a paragonarli ai primi Paramore, paragone al quale gli australiani si sono abituati. Il loro ultimo disco è pieno di "ganci", un susseguirsi di canzoni leggere dalle melodie che ti acchiappano immediatamente, e che potete canticchiare sotto la doccia. Il che, non è esattamente un male. Partecipazioni di Lynn Gunn dei PVRIS (Disappear), e Corey Taylor (Slipknot, Stone Sour), su My Underworld

Fourth record for the Australian band from Sydney, initially a quintet, which immediately after the release of the album lost one of its founding members, the guitarist Whakaio Taahi. The band started operations in 2008, and at that time, singer Jenna McDougall was still in high school (she was 16). Their musical style, a power pop to the obsessive search for captivating melodies, with a singer with an excellent voice (and a beautiful presence), bring to compare them to the first Paramore, a comparison to which the Australians have become accustomed. Their last album is full of "hooks", a succession of light songs with melodies that immediately catch you, and that you can hum in the shower. Which is not exactly bad. Featuring by Lynn Gunn of the PVRIS (Disappear), and Corey Taylor (Slipknot, Stone Sour), on My Underworld.


Amato anticristo

Beloved Antichrist - Therion (2018)

Il sedicesimo disco degli svedesi Therion, è decisamente un'opera megalomane. Tre CD, oltre tre ore di musica, tre atti per 46 pezzi, decine di personaggi (quasi 30 voci), per una storia tratta dal racconto breve A Short Story of the Antichrist di Vladimir Solovev (dove il filosofo russo anticipava, profeticamente, la fine del regno zarista usando dei simbolismi), alla quale il leader Christofer Johnsson ha addirittura aggiunto trama e personaggi. Una rock opera dalla durata abbondante. Da una parte, quel che mi viene da pensare, nonostante non sia assolutamente il mio genere quello che praticano gli svedesi (symphonic metal), è che, per una band che suona appunto questo tipo di musica, e che dura per 16 dischi con un buon successo, una cosa del genere non può che essere un punto di arrivo. Immagino solo le difficoltà, le opposizioni della casa discografica, le problematiche che dovranno affrontare per portare una produzione del genere dal vivo; e non solo. Pensate, anche senza conoscerli, alle critiche che dovranno affrontare da parte non solo di chi non li apprezza, ma anche di chi li segue! Eppure, il solo fatto di avere messo in piedi una cosa del genere, è encomiabile, a prescindere dai risultati.
Ecco, i risultati. Ho letto molte critiche, e purtroppo debbo anche condividerne alcune, a livello musicale. Piattezza degli arrangiamenti, mancanza di picchi, naturalmente, durata che mette a dura prova l'ascoltatore. Eppure, qualcosa di buono c'è, e, ripeto, devo togliermi il cappello dinanzi a un coraggio musicale del genere.

The sixteenth record of the Swedes Therion, is definitely a megalomaniac work. Three CDs, over three hours of music, three acts for 46 tracks, dozens of characters (almost 30 voices), for a story taken from the short story A Short Story of the Antichrist by Vladimir Solovev (where the Russian philosopher prophetically anticipated the end of the Tsarist realm using symbolism), to which the leader Christofer Johnsson has even added plot and characters. A rock opera with an abundant duration. On the one hand, what makes me think, although it is absolutely not my genre what the Swedes practice (symphonic metal), is that, for a band that plays this kind of music, and that lasts for 16 records with a good success, such a thing can only be a point of arrival. I can only imagine, the difficulties, the oppositions of the record company, the problems that will have to face to bring a production of the genre live; and not only. Think, even without knowing them, the criticism that will have to face not only from those who do not appreciate them, but also from those who follow them! Yet the mere fact of having set up such a thing is commendable, regardless of the results.
Here, the results. I have read a lot of criticisms, and unfortunately I also have to share some of them, on a musical level. Flatness of the arrangements, lack of peaks, and of course, duration that puts a strain on the listener. Still, there is something good, and again, I have to take off my hat in front of such a musical courage.


L'estate pericolosa

The Dangerous Summer - The Dangerous Summer (2018)

Seguendo le nuove uscite, mi imbatto naturalmente in dischi nuovi di band mai conosciute. E' il caso di questa band proveniente da Ellicott City, Maryland, formatasi nel 2006, autrice di tre dischi in studio, due EP, un live e una riedizione acustica del loro disco di debutto, che esce alla fine del 2017 da uno iato di 3 anni, per riunirsi e mettere insieme materiale per questo nuovo disco. Qualche membro perso per strada, uno dei quali si è fatto pure un anno di carcere, adesso la band è un terzetto, sempre capitanato da AJ Perdomo, voce, basso e compositore, e la loro musica appare molto semplice e diretta: un qualcosa che arriva dalla scia del punk rock e del grunge, ma si nutre soprattutto di quel movimento che prende il nome di emo. La band è compatta e svolge il compito diligentemente, la chitarra traccia tappeti armonici che partono dallo stile di The Edge, la sezione ritmica sa quando spingere, e c'è da riconoscere che la voce di Perdomo è quella giusta, potente e roca quanto basta, vagamente Greg Dulli, e il suo songwriting tocca le corde dell'emozione. Disco piacevole.

Following the new releases, I naturally come across new records of never-known bands. This is the case of this band from Ellicott City, Maryland, formed in 2006, author of three studio albums, two EPs, a live and an acoustic reissue of their debut album, which comes out at the end of 2017 from a hiatus of 3 years, to get together and put together material for this new record. Some members lost in the street, one of whom has also been a year in prison, now the band is a trio, always captained by AJ Perdomo, voice, bass and songwriter, and their music appears very simple and direct: something that comes from the wake of punk rock and grunge, but feeds on that movement that takes the name of emo. The band is compact and performs the task diligently, the guitar tracks harmonic carpets that start from the style of The Edge, the rhythm section knows when to push, and it is to be recognized that the voice of Perdomo is the right one, powerful and rough enough , vaguely Greg Dulli, and his songwriting touches the strings of emotion. Pleasant album.


Coma nero

Coma Noir - The Atlas Moth (2018)

Incuriosito da alcune segnalazioni, tutte positive, mi sono messo all'ascolto del quarto disco della band di Chicago, Illinois, ed ho inizialmente trovato un approccio post-metal, già piacevole per gentaccia come me, proveniente dal metal, e che solo dopo un po' ha lasciato che si aprissero gli orizzonti musicali, ma tutto sommato niente di troppo sorprendente. Dopo qualche traccia, però, e precisamente durante la terza Galactic Brain, mi è parso di aver trovato la chiave di volta per la "lettura" del disco: Black Sabbath in salsa Neurosis. Era già un qualcosa di interessante, ma procedendo con l'ascolto, si hanno altre sorprese. Il quintetto, tre chitarre, un basso una batteria, due voci, una urlante e l'altra profonda, in alcuni passaggi può anche ricordare i Baroness, mentre i duetti chitarristici ricordano le migliori band doom di una volta. Potenza da vendere, e, come detto, una band da tenere d'occhio. 

Intrigued by some reviews, all positive, I decided to listen to the fourth album of the band from Chicago, Illinois, and I initially found a post-metal approach, already pleasant for ugly people like me, coming from metal, and that only after a little time left the horizons open up musically, but all in all nothing too surprising. After some tracks, however, and precisely during the third Galactic Brain, it seemed to me that I had found the keystone for the "reading" of the record: Black Sabbath in Neurosis sauce. It was already something interesting, but proceeding with the listening, you have other surprises. The quintet, three guitars, a bass guitar, one drummer, two voices, one screaming and the other deep, in some passages can also remember the Baroness, while the guitar duets remember the best doom bands of yesteryear. Powerful, and, as mentioned, a band to keep an eye on it.



Blood - Rhye (2018)

Secondo disco del progetto Rhye, inizialmente formato dal canadese Michael Milosh e dal danese Robin Hannibal; dopo il debutto Woman, Hannibal ha lasciato, e Milosh ha messo in piedi una vera band. La voce di Milosh, definita giustamente androgina, è stata più volte paragonata a quella di Sade, anche se personalmente avrei qualche appunto in merito, e il genere del quale stiamo trattando è una sorta di soul pop, da qualcuno definito come Quiet storm, niente male direi. Ora, i pezzi sono piacevoli (ma non indimenticabili), la voce di Milosh davvero intrigante, la produzione impeccabile, insomma, c'è del potenziale. Manca ancora qualcosa, però, alla grandezza. 

Second album of the Rhye project, initially formed by the Canadian Michael Milosh and the Danish Robin Hannibal; after the debut (Woman), Hannibal left, and Milosh set up a real band. The voice of Milosh, rightly defined androgynous, has been repeatedly compared to that of Sade, although personally I would have some note about it, and the genre of which we are dealing is a kind of soul pop, by someone defined as Quiet storm, not bad as label, I would say. Now, the tracks are pleasant (but not unforgettable), the voice of Milosh really intriguing, impeccable production, in short, there is potential. Something is still missing, however, to greatness.


Piccola era oscura

Little Dark Age - MGMT (2018)

Quando ti verrebbe voglia di liquidare la recensione con il classico "non è il mio genere", arriva un pezzo come One Thing Left to Try, che ti ricorda quanto gli MGMT devono alla new wave, anche se in un modo contorto. Little Dark Age, un titolo davvero adatto al momento, è il quarto disco del duo formatosi a Middletown, Connecticut, e mi pare segni un ulteriore cambiamento, e chissà se sarà apprezzato dagli appassionati. Sia chiaro, siamo ancora alle prese con pezzi orecchiabili, spesso apparentemente divertenti, pop e solari, ma qua e là ci sono delle "tendenze" scure. Se l'apertura di She Works Out Too Much sembra un pezzo da classifica uscito direttamente da una Hit Parade degli anni '80, il pezzo seguente, che è quello che poi dà il titolo all'album, ha più di un retrogusto dark, e c'è chi scomoda Gary Numan. Si va avanti così, tra gli Human League e gli A-ha. Presi a piccole dosi, possono anche piacere. Ma rimango dell'opinione che un intero disco di questa roba, seppur catchy quanto volete, sia difficilmente sopportabile, e manchi un poco di carisma.

When you want to dismiss the review with the classic "it's not my cup of tea", comes a track like One Thing Left to Try, which reminds you how much MGMT has a debt to the new wave, even if in a twisted way. Little Dark Age, a title really appropriate at the time, is the fourth disc of the duo formed in Middletown, Connecticut, and I think signs a further change, and who knows if it will be appreciated by fans. Let's be clear, we're still dealing with catchy, often seemingly entertaining, pop and solar pieces, but here and there there are dark "tendencies". If the opening of She Works Out Too Much looks like a classic track released directly from an 80s Hit Parade, the following track, which is what gives the title to the album, has more than a dark aftertaste, and there are people that cites Gary Numan. It goes on like this, between the Human League and the A-ha. Taken in small doses, they can also be pleasant. But I remain of the opinion that an entire disc of this stuff, albeit as catchy as you want, is hardly bearable, and lacks a little of charisma.



Catharsis - Machine Head (2018)

Nono album per la band di Oakland, California, capitanata da Robb Flynn, un tizio che ha vissuto in prima persona lo sbocciare del thrash metal nella famigerata Bay Area, ed è arrivato ai giorni nostri facendo la sua musica. Il disco è, come sottolineano alcuni critici decisamente più attenti di me, non troppo omogeneo; una delle cause è senza dubbio la durata, 74 minuti abbondanti, ammirevole se si paragona con certi dischi da neppure 40. Lo stile naturalmente parte non solo dal già citato thrash, ma addirittura dall'heavy metal classico, che poi ha inglobato qualsiasi tipo di influenza, dall'hip hop alla musica sinfonica. La ricerca della melodia è abbastanza palese, come al tempo stesso quello della potenza, che si palesa in ritmiche groove/djent. Qualche traccia spiazzante, come Behind the Mask, Eulogy, ma pure la punk rock Bastards, il resto è piuttosto prevedibile, seppure con qualche picco (Kaleidoscope).

Ninth album for the band of Oakland, California, captained by Robb Flynn, a guy who has personally experienced the blossoming of thrash metal in the famous Bay Area, and has arrived to this day making his music. The disc is, as pointed out by some critics decidedly more careful than me, not too homogeneous; one of the causes is undoubtedly the duration, 74 minutes abundant, admirable if you compare it with some discs of 40 minutes. The style naturally starts not only from the previously mentioned thrash, but also from classic heavy metal, which then incorporates any type of influence, from hip hop to symphonic music. The search for the melody is quite evident, as at the same time that of power, which is put in place by rhythmic groove/djent. Some different tracks, like Behind the Mask, Eulogy, but also the punk rock Bastards, the rest is quite predictable, even if with some peak (Kaleidoscope).


Uomo dei boschi

Man of the Woods - Justin Timberlake (2018)

A parte il massimo rispetto che va portato a Justin Timberlake per aver impalmato Jessica Biel, riassumendo molto sinteticamente il mio giudizio su questo suo quinto disco come ha fatto rivolgendomi ad un'amica che mi solleticava in proposito, non è esattamente il mio genere, ma c'è da dire che il ragazzo ci prova in maniera seria. Di certo non è rimasto fermo ai tempi degli NSYNC, e neppure a quelli del suo debutto solista Justified, che pure, ricordiamocelo, conteneva quella Like I Love You, che fu reinterpretata dai Dillinger Escape Plan nel loro Plagiarism. Consueto stuolo di collaboratori (Pharrell e Chad Hugo, Timbaland, J-Roc, Danja, e altri emergenti), un paio di partecipazioni degne di nota (Alicia Keys su Morning Light, Chris Stapleton su Say Something), un suono che parte dall'RNB più pop, provando ad inglobare elementi sia di elettronica che di americana. Qualche picco positivo, una media non eccezionale, e una sensibilità quasi funky, interessante per un caucasico. Manca, però, ancora qualcosa per arrivare ai livelli di Bon Iver o James Blake.

Apart from the utmost respect that must be brought to Justin Timberlake to be married Jessica Biel, summarizing very briefly my judgment on this fifth album as I did by addressing a friend who tickled me about it, it is not exactly my gender, but it must be said that the boy tries in a serious way. He certainly did not stand still in the days of the NSYNC, nor even those of his solo debut Justified, which also, let's remember this, contained that Like I Love You, which was reinterpreted by the Dillinger Escape Plan in their Plagiarism. Usual crowd of collaborators (Pharrell and Chad Hugo, Timbaland, J-Roc, Danja, and other emerging), a couple of noteworthy participations (Alicia Keys on Morning Light, Chris Stapleton on Say Something), a sound that starts from RNB more pop, trying to incorporate both electronic and Americana elements. Some positive peak, an average not exceptional, and an almost funky sensitivity, interesting for a Caucasian. However, there is still some work to do to get to the levels of Bon Iver or James Blake.


Dannata devozione

Damned Devotion - Joan As Police Woman (2018)

Mi ha fatto molto ridere leggere l'incipit della recensione di questo disco, il sesto non considerando Cover, di Joan Wasser aka Joan As Police Woman, su The Guardian. Partendo dall'assunto che chi critica Joan la considera troppo vicina all'insipienza dell'AOR, la definisce una alt-Adele. A volte è interessante fare paragoni che non ci si sarebbe mai sognati di fare. Detto questo, dopo le "variazioni" degli ultimi The Classic e Let It Be You, si torna un poco verso le radici, ma la voglia di sperimentare, e di flirtare con l'elettronica e l'RNB rimane. JAPW è un'artista alla quale piace fare musica languida, con l'anima, velata di tristezza anche quando i ritmi sono paradossalmente divertenti o ballabili, e che sa come scrivere le canzoni. Le piace giocare, e probabilmente il disco non è epocale, ma ascoltatelo. Alcuni passaggi rimangono da brividi.

It made me laugh a lot to read the incipit of the review of this record, the sixth not considering Cover, by Joan Wasser aka Joan As Police Woman, on The Guardian. Starting from the assumption that those who criticize Joan consider her too close to the blandness of the AOR, defines her as an alt-Adele. Sometimes it is interesting to make comparisons that you would never have dreamed of doing. That said, after the "variations" of the lasts The Classic and Let It Be You, we go back a little towards the roots, but the desire to experiment, and to flirt with electronics and RNB remains. JAPW is an artist who likes to make languid music, with the soul, veiled with sadness even when the rhythms are paradoxically funny or danceable, and that knows how to write the songs. She likes to play, and probably the album is not epochal, but listen to it. Some steps still gives you goosebumps.


Sempre in ordine crescente

Always Ascending - Franz Ferdinand (2018)

Chi mi conosce bene sa che non mi hanno mai convinto. Pitchfork a questo giro dice che, siccome ormai non sono più rilevanti, non hanno più il fardello della best next big thing del Regno Unito, si lasciano andare ad un disco elegante e accattivante. A me continuano a non convincere, continuano a sembrare esageratamente supponenti, a non avere quel dono di songwriting e sintesi, come ad esempio, gli Arctic Monkeys, che pure si sono persi per strada in quanto a supponenza e son stati bravi a complicarsi la vita. Chi riesce a spiegarmi il senso di un pezzo quale Huck and Jim? Sicuramente sono prevenuto (ma non so assolutamente spiegarvi il perché), ma a me anche questo quinto disco dei Franz Ferdinand pare un disco venuto male.

Those who know me well know that they have never convinced me. Pitchfork on this album says that since they are no longer relevant, they no longer have the burden of the best next big thing in the UK, they let themselves go to an elegant and captivating record. I am still not convinced, they continue to seem overwhelmingly cocky, not to have that gift of songwriting and synthesis, such as, the Arctic Monkeys, who also got lost on the road as to arrogance and were good at complicating their own life . Who can explain the sense of a track like Huck and Jim? Surely I am prevented (but I can not quite explain why), but to me also this fifth record of Franz Ferdinand seems a work badly came out.


Ombre storte

Crooked Shadows - Dashboard Confessional (2018)

Settimo disco, a distanza di 9 anni dal precedente Alter the Ending, per la band di Chris Carrabba. Ben poco è cambiato da quando venivano etichettati come Emo: ogni pezzo è un tentativo di strappare una lacrima, un momento di commozione, generare un ricordo indelebile o essere associato con un momento di vita rappresentativo, verso l'ascoltatore. C'è da dire che Carrabba è bravo a fare questo, e spesso, anche l'ascoltatore più duro, quello con l'armatura più spessa, viene toccato nel profondo.

Seventh record, 9 years after the previous Alter the Ending, for Chris Carrabba's band. Little has changed since they were labeled as Emo: each track is an attempt to take a tear, a moment of emotion, generate an indelible memory or be associated with a representative moment of life, towards the listener. It must be said that Carrabba is good at doing this, and often, even the hardest listener, the one with the thickest armor, is touched deep inside.


Arrivano gli omuncoli

Here Come the Runts - Awolnation (2018)

Creatura ben strana, questa di Aaron Bruno (anche conosciuto come AWOL), così come il suo stile vocale. Si va dall'hard rock post grunge all'elettronica, passando per un post punk molto melodico, per il country, il pop, il blues acustico, e chi, come si suol dire, più ne ha, più ne metta. Disco non immediatamente digeribile, se si eccettuano i singoli, contenuti nella prima metà, ma decisamente interessante per varietà e sicuramente, difficilmente catalogabile.

A very strange creature, this one by Aaron Bruno (also known as AWOL), as well as his vocal style. They range from hard rock post grunge to electronics, through a very melodic post punk, for country, pop, acoustic blues, and who, as they say, the more it has, the more it takes. The disc is not immediately digestible, except for the singles, contained in the first half, but definitely interesting for variety and certainly, difficult to catalog.