Giudizio sintetico: da vedere (3,5/5)
Nel 1944, Jimmy Page nasce tra le macerie di una Gran Bretagna devastata dai nazisti durante il Blitz. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, John Paul Jones fa la fila per le razioni, mentre Robert Plant mal sopporta la grigia austerità del paese, guardando con nostalgia ai colori e alle promesse degli Stati Uniti.
Plant è un cantante dallo spirito libero, plasmato dalle sue origini rom, i cui genitori reprimono le sue ambizioni musicali. Jones è un talentuoso polistrumentista cresciuto da genitori artisti di vaudeville, Page è un chitarrista disciplinato e lungimirante, incoraggiato dalla madre, e John Bonham - scomparso nel 1980 e rappresentato attraverso interviste inedite - è un batterista estremamente determinato a provvedere alla sua famiglia. Tutti e quattro citano tra le loro prime ispirazioni artisti afroamericani come Sonny Boy Williamson II, Little Richard e James Brown, con i membri della sezione ritmica Jones e Bonham che traggono particolare ispirazione dal jazz e dal soul. (Wikipedia)
Un documentario che mette i brividi solo a ripensarci, soprattutto per gente come me, che è cresciuta e si è formata musicalmente con i Led Zeppelin, oltre che con altre grandissime band di quel periodo. Materiali inediti, e una riscostruzione piuttosto accurata della formazione della band, e della loro ascesa verso l'Olimpo della musica rock. Chissà, addirittura potrebbe ispirare qualche appassionato che li conosce poco ad approfondire.
A documentary that sends shivers down your spine just thinking about it, especially for people like me, who grew up and developed their musical education with Led Zeppelin, as well as other great bands of that era. Never-before-seen footage and a fairly accurate reconstruction of the band's formation and their rise to the Olympus of rock music. Who knows, it might even inspire some fans who know little about them to delve deeper.























