Giudizio sintetico: si può vedere (3,5/5)
Nella San Francisco del 1860, la meticcia franco-canadese Vivienne Le Coudy è corteggiata aggressivamente da un ricco collezionista d'arte irlandese. Per sfuggire alle sue attenzioni soffocanti, si innamora del falegname danese Holger Olsen e si trasferisce con lui nella sua remota baita nel Nevada settentrionale. Mettendo in risalto la sua vena indipendente, rifiuta di sposare Olsen e trova lavoro come barista nella vicina città di Elk Flats, dominata dal corrotto proprietario terriero Alfred Jeffries e dal figlio alcolizzato Weston. Quando Olsen si arruola nell'esercito dell'Unione, che ha iniziato a combattere la Guerra Civile, la sua assenza lascia spazio a Weston per cercare di sedurre Vivienne; alla fine la mette alle strette e la stupra violentemente. Nelle scene successive, Vivienne viene mostrata incinta e alla fine partorisce un figlio. (Wikipedia)
Seconda regia e sceneggiatura per Mortensen, che conferma di voler perseguire una vena intimista basata sui rapporti familiari. Ne ha la capacità e la sensibilità (si noti infatti come "piega" la volontà del suo stesso personaggio, a rispettare quella della compagna, almeno, fino ad un certo punto), e infatti, facendosi aiutare da un ottimo cast e da una maestosa Vicky Krieps (Vivienne), mette in scena un film intenso ma anche delicato.
This is Mortensen's second directorial and screenplay, confirming his desire to pursue an intimate vein based on family relationships. He has the ability and sensitivity (note how he "bends" his own character's will to respect that of his partner, at least up to a point), and indeed, aided by an excellent cast and a majestic Vicky Krieps (Vivienne), he delivers an intense yet delicate film.






















