Giudizio sintetico: da vedere (4/5)
Iman, un avvocato devoto e onesto, vive con la moglie Najmeh e le due figlie, Rezvan e Sana. Recentemente è stato nominato giudice istruttore presso il Tribunale Rivoluzionario di Teheran. La posizione gli garantisce uno stipendio più alto e un appartamento più grande per la sua famiglia, come desidera la moglie. Mentre le proteste politiche contro il governo autoritario si diffondono in tutto il paese in seguito alla morte di una giovane donna, Iman scopre di non essere stato assunto per mettere a frutto la sua competenza legale nelle indagini. Ci si aspetta che approvi le sentenze presentategli dai suoi superiori senza valutarne le prove, comprese le condanne a morte, e apprende che il suo predecessore è stato licenziato per essersi rifiutato di farlo. La posizione impone a Iman di rimanere anonimo. Gli viene ordinato di non rivelare informazioni ad amici e familiari che potrebbero essere presi di mira per fare pressione su di lui. Il governo fornisce a Iman una pistola per la protezione della sua famiglia, ma lui è impreparato a maneggiarla e non riesce a riporla correttamente in un vano sicuro all'interno dell'abitazione. (Wikipedia)
Dopo una carriera di lungometraggi di altissimo livello, che avrebbero meritato sicuramente di più, il regista iraniano, attualmente in esilio in seguito alla revoca del passaporto nel maggio 2024 e alla sua condanna per accuse (di "compromettere la sicurezza del Paese attraverso le proprie azioni") precedenti, ci regala un capolavoro indiscutibile. Una parabola familiare che può essere letta in maniera semplice, come appunto un dramma familiare dove si rispecchiano tutte le problematiche iraniane, usandolo come chiave di lettura per regimi o repressioni collocate nella storia, o addirittura come campanello di allarme. In qualsiasi modo lo vogliate interpretare, un film meraviglioso per chi va al cinema per pensare, e non per chi ci va a passare il tempo. Un appunto sulla (cieca) distribuzione italiana: quasi un anno dopo la presentazione a Cannes, e solo dopo essere entrato nelle nomination agli Oscar.
After a career of high-quality feature films, which certainly deserved more, the Iranian director, currently in exile following the revocation of his passport in May 2024 and his conviction on previous charges (of "compromising the Country's security through his actions"), delivers an undeniable masterpiece. A family parable that can be read simply, as a family drama that reflects all of Iran's problems, using it as a key to understanding regimes or repressions throughout history, or even as a wake-up call. However you interpret it, it's a wonderful film for those who go to the cinema to think, not for those who just pass the time. A note on the (blind) Italian distribution: almost a year after its presentation at Cannes, and only after it was nominated for an Oscar.


























