Giudizio sintetico: si può vedere (3,5/5)
Alexander è un attore che ha abbandonato il palcoscenico per lavorare come giornalista, critico e docente di estetica. Vive in una bella casa con la moglie, l'attrice Adelaide, la figliastra Marta e il figlioletto "Little Man", temporaneamente muto a causa di un'operazione alla gola. Alexander e Little Man piantano un albero in riva al mare, quando l'amico di Alexander, Otto, un postino part-time, gli consegna un biglietto d'auguri. Quando Otto gli chiede spiegazioni, Alexander risponde che il suo rapporto con Dio è "inesistente". Dopo la partenza di Otto, arrivano Adelaide e Victor, un medico e caro amico di famiglia che ha operato Little Man, e si offrono di riaccompagnare Alexander e Little Man a casa con l'auto di Victor, ma Alexander preferisce rimanere e parlare con il figlio. Nel suo monologo, racconta prima di come lui e Adelaide abbiano trovato per caso la loro casa vicino al mare, e di come se ne siano innamorati, così come dei suoi dintorni, per poi lanciarsi in un'aspra invettiva contro la condizione dell'uomo moderno. Little Man si nasconde da Alexander e gli salta sulla schiena per sorprenderlo, ma Alexander lo respinge accidentalmente, provocandogli un'emorragia nasale. Come scrisse Tarkovsky, Alexander è stanco delle "pressioni del cambiamento, della discordia in famiglia e del suo istintivo senso di minaccia rappresentato dall'inesorabile avanzata della tecnologia"; di fatto, ha "imparato a odiare la vacuità del linguaggio umano". (Wikipedia)
Ultimo film del maestro russo, secondo da espatriato (fanno tre se si contano il documentario Voyage in Time), è anche questo un film imponente, sia visivamente che a livello di contenuti. Una riflessione sulla religione e, appunto, sul sacrificio, mediante l'uso dei dialoghi e delle allegorie visive. 3,5 su 5 è probabilmente un voto troppo stretto.
The Russian master's latest film, and his second as an expatriate (three if you count the documentary Voyage in Time), is also a commanding film, both visually and in terms of content. A reflection on religion and, indeed, sacrifice, through the use of dialogue and visual allegories. A 3.5 out of 5 is probably too low.





















