No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.
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20170524

Lost Twins (special edition)








































Patti Smith................................Leslie Feist..............................Charlotte Gainsbourg

20151118

Allons Enfants

Cominciamo col dire che la retorica del tipo Je suis Charlie o siamo tutti francesi ha rotto il cazzo. Un po' come mettere una roba per me sacra come La Marseillaise prima delle nostre partite di calcio di sabato 14 novembre. I monumenti o le strutture illuminate di biancorossoblu invece secondo me sono belle.

Epperò. Quel che è accaduto a Parigi il 13 novembre 2015, visto che nonostante si sia trattato di diversi eventi tragici, ma palesemente orchestrati per accadere quasi contemporaneamente, è un fatto decisamente grave, un (lo dico, sapendo di risultare praticamente conservatore) attacco allo stile di vita occidentale, alla libertà di espressione e anche alla libertà di farsi i cazzi propri e a non rinunciare a godere dei piaceri della vita: ristoranti, eventi musicali, eventi sportivi.

Comincerò col dire che leggendo ed ascoltando i resoconti dell'accaduto, aver letto Sottomissione di Houellebecq qualche mese fa mi ha generato una sorta di dejà vu. Le strade di Parigi deserte, gli incidenti, gli incendi, le sparatorie. Ma il proseguimento è decisamente diverso, in quel caso (quello del libro), gli eventi prendono una piega del tutto differente. Userò questo spunto per argomentare il mio ragionamento.

Più che in televisione, ho ascoltato i resoconti via radio, essendo stato sostanzialmente in viaggio per il giorno degli eventi e quello seguente. E, ad un certo punto, ho ascoltato un parere che mi ha trovato del tutto concorde: una persona diceva che questi assassini, compresi i kamikaze, avevano sicuramente vissuto una vita complicata, di sicuro non tutto sommato agiata come le nostre. Tutto questo è quel terreno fertile per le ideologie estreme, e quindi, il nostro impegno, la nostra guerra, deve essere quella rivolta all'accoglienza totale: (qui ci metto del mio) non possono esistere, nei paesi che si suppongono essere civilizzati, persone che sono costrette a dormire in strada, a rovistare nei cassonetti dell'immondizia per mangiare (a meno che non sia una loro libera scelta). 
Faccio parte di quegli ottusi che sono convinti che a chiunque basti assaggiare la libertà come la conosciamo noi, per convincersi che non c'è nessun valore aggiunto, non si raggiunge nessun Eden pieno di vergini e con fiumi di latte e miele che scorrono, a far del male a persone che non credono nel tuo stesso dio (altra cosa discutibile, ma lasciam perdere). 
Non ho detto che è la maniera giusta di vivere la vita: a me personalmente piace, ma se vedo altri vivere in un altro modo non chiedo loro di cambiare.

Sui fatti materiali, mi sento di aggiungere questo: ancora non mi capacito come i cosiddetti servizi di intelligence non riescano ad arginare questi eventi. Ci scovano qualunque cosa facciamo, che ci facciamo una canna, che ci facciamo sodomizzare in un cespuglio da una drag queen, che molestiamo una cameriera all'Hilton, ci tolgono gli accendini all'ingresso delle manifestazioni sportive, e questi se ne vanno in giro a fare stragi. Vogliamo fare il nostro lavoro oppure no? Dite che guardo troppo Homeland?

Per ora mi fermo. Non escludo di tornarci in futuro.

20150614

20150331

famous last words pt.2

"Quando ogni cosa si ritira e si assopisce, io ascolto il mio cuore che va a fuoco"
Assouf, Tinariwen

"Los neurones de esta chica tienen el toque de queda"
(I neuroni di questa ragazza hanno il coprifuoco)
Amico argentino a proposito di una tipa

"Nessuno odia Berlusconi... Al massimo ci sta un po’ sui coglioni"
Renzo Ulivieri

"Non sono più giovane, e non sono ancora vecchio. Ho raggiunto l'età in cui devo chiedermi come vivrò, e cosa farò, con il tempo e il desiderio che mi rimane. So che ho bisogno di lavorare, che voglio leggere e pensare e scrivere, e mangiare e parlare con amici e colleghi.[...]
Sono sicuro di non avere chiuso con l'amore, sia nella sua forma benigna che in quella folle. E l'amore non ha chiuso con me."
Hanif Kureishi, Ho qualcosa da dirti

"Wir riefen arbeitskräfte und es kamen Menschen"
(Abbiamo chiamato lavoratori, sono arrivate persone)
Max Frisch

"Life is like walking in the rain... you can hide and take cover or you can just get wet"
Granma, Hesher

Bazinga!
Dr. Sheldon Cooper (The Big Bang Theory)

"Molti giocatori hanno scelto di non venire a Livorno, ma noi lavoriamo con chi tiene a questi colori e non possiamo chiedere di più. Col tempo scopriremo il nostro valore."
Davide Nicola (ex allenatore del Livorno Calcio)

"Chi legge vive mille vite prima di morire"
Jojen Reed, Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco

For every choice, mistake I made, is not my plan
To see you in the arms of another man
And if you choose to stay, I’ll wait, I’ll understand
(Per ogni scelta, errore che ho fatto, non era nei miei piani vederti tra le braccia di un altro uomo; e se tu scegli di restare, aspetterò, capirò)
Sirens, Pearl Jam

"Hay una filosofia de vida, en la sobriedad que practico, pero no soy pobre. Yo tengo una forma de vivir que no la cambio por ser Presidente."
(C'è una filosofia di vita nella sobrietà che metto in pratica, ma non sono povero. Ho un modo di vivere che non cambio certo perché sono Presidente.)
"Entonces, me sobran. A otros tal vez no le alcancen, per a mi, me sobran."
(Quindi, i soldi mi avanzano. A qualcuno magari non basterebbero, però a me avanzano.)
José "Pepe" Mujica, ex Presidente dell'Uruguay, ex Tupamaros, intervistato da Al Jazeera

"Le indagini di mercato non fanno parte del mio lavoro. Se morirò con un sorriso stampato sulla faccia, sarà perchè fra tutte le mie scelte non ce n'è una di cui mi penta. Morire contando i milioni fatti realizzando dischi schifosi: quello sarebbe un martirio!"
Diamanda Galàs

"Oh, please, two in the pink, one in the stink. It ain't rocket science."
(questa è meglio che non la traduco...)
Big Boo, Orange is the New Black

"Non mi aspetto nulla. Non temo nulla. Sono libero." (detto da lui, scritto anche sulla sua tomba)
“Il modo migliore di attuare le mie regole? Scardinare l’ordine costituito, spezzare il protocollo, prendere le distanze dai progenitori. Esplorare le zone proibite e pericolose dell’incerto, vagabondare in esse. Accettarle senza paura, anzi accettarle come la benedizione avuta dal padre e dalla madre. Avere il coraggio di essere soli”.
Nikos Kazantzakis

20150330

famous last words pt.1

Era un po' che volevo farlo. Quindi lo faccio adesso. Come molti di voi sapranno, oggi sia sui forum, che anche nelle email, si può inserire una "firma automatica", non solo indicando come ci si chiama, ma pure inserendo delle frasi che ci piacciono particolarmente. Copio e incollo una lista di quelle che ho usato per periodi vari.

"Il bosco e la riviera hanno una sola specie adatta a sopravvivere... ma tu sei il capobranco"
Un amico a proposito di me

"A Livorno, il peggio portuale suona il violino coi piedi"
Anonimo, 1950 circa

"Berlusconi, se per ogni cazzata ti crescesse un capello, a quest'ora saresti Cocciante"
Spray su muro, Anonimo, Livorno (nell'edizione originale saresti diventa sareste)

"Meglio disoccupato a Ardenza che ingegnere a Milano"
Scritta su maglietta, Anonimo, Livorno

"Io e te tre metri sopra il cornicione della mi' fava"
Spray su muro, Anonimo, Livorno

"El imposible siempre llega un poco más tarde"
Spray su muro, Anonimo, Rosario - Argentina

"Un milanese, un romano e un livornese avevano fatto domanda per diventare agenti dell’FBI ed avevano giá superato diverse difficili prove attitudinali per questo lavoro. Per la prova finale, un agente dell’FBI portò il milanese davanti ad una grande porta di metallo e gli mise una pistola in mano. ’Dobbiamo essere sicuri che tu esegua le nostre istruzioni in qualunque circostanza. All’interno della stanza troverai tua moglie seduta su una sedia. Uccidila!’ Il milanese disse; ’Non starai mica parlando seriamente, io non potrei mai sparare a mia moglie.’ L’agente ; ’Allora tu non sei l’uomo giusto per questo lavoro. Prenditi tua moglie e vattene a casa.’ Al romano dettero le stesse istruzioni. L’uomo prese la pistola ed entrò nella stanza. Tutto restò calmo per circa 5 minuti. L’uomo uscì dalla stanza in lacrime, ’Ci ho provato, ma non posso uccidere mia moglie.’ L’agente; ’Tu non hai le qualità che cerchiamo.. Prenditi tua moglie e vattene a casa.’ Per finire, toccò al candidato livornese. Gli diedero le stesse istruzioni, cioè di uccidere sua moglie. Lui prese la pistola ed entrò nella stanza. Si udirono diversi colpi provenire dalla stanza, uno dopo l’altro. Si sentirono urla, rumore di mobili rotti, si sentì battere sulle pareti. Dopo alcuni minuti, tutto fu calmo. La porta si aprì lentamente e si vide il livornese apparire sulla soglia. Si asciugò il sudore dalla fronte aggiustandosi i vestiti laceri e disse; ’O briai, questa pistola è cariata a sarve! Boia dé, l’ho dovuta ammazzà a seggiolate!"
Barzelletta, Anonimo

"Nell'ultima scena del film si vede il Mascetti mentre corre alle olimpiadi per disabili con i suoi amici che lo incitano gridando che l'importante è partecipare e incoraggiandolo nella gara. Questa scena è spesso fraintesa come grande dimostrazione di amicizia tra i quattro. In realtà non è solo questo, la chiave corretta per interpretare quest'ultimo stralcio di pellicola è proprio nella definizione della commedia all'italiana. Infatti si nota che il Mascetti si è iscritto alla gara come rappresentante del Pisa e che sta perdendo la gara 'di proposito' per far figurare i Pisani ultimi in classifica."
Da Wikipedia, a proposito di Amici Miei Atto III

"For I'm a rain dog, too"
(perchè anch'io sono un cane randagio)
Tom Waits, Rain Dogs

Te, gli intellettuali e i pirati. Vaffanculo.
Piero Ciampi, Adius

"The truth speaks to me from a peaceful place"
Special Agent Lundy, Dexter

"Sono nudo per strada
da quando non mi copre il tuo sguardo"
Vinicio Capossela, Orfani ora

"The reason you haven't felt it is because it doesn't exist.
What you call love was invented by guys like me to sell nylons."
(La ragione per cui non l'hai mai provato è perché non esiste.
Quello che tu chiami amore è stato inventato da tipi come me per vendere calze di nylon)
Don Draper, Mad Men

"You cannot kill the truth with a bullet."
Jean Dominique anche detto The Agronomist

"The only place I get hurt is out there. The world don't give a shit about me."
(L'unico posto dove mi posso ferire è la fuori. Al mondo non frega un cazzo di me)
Randy 'The Ram' Robinson, The Wrestler

"The existence of life is a highly overrated phenomenon."
Jon Osterman/Dr.Manhattan, Watchmen

"Farsi mordere da un serpente a sonagli è abbastanza low-tech."
Shot Dunyun, da Rabbia di Chuck Palahniuk

20131113

The Italy that breaks your heart - 2

Continua da ieri. Articolo del The New York Times, ripreso e tradotto da Internazionale sul nr. 1024. Autore, Frank Bruni.

Medico e paziente
Nel secondo trimestre del 2013 il debito pubblico dell’Italia è salito al 133 per cento del suo prodotto interno lordo, uno dei più alti dell'eurozona, secondo solo a quello greco. Il calo dell’8 per cento del suo pil rispetto al periodo precedente alla crisi è superiore a quello della Spagna e del Portogallo. Non si è visto ancora alcun segno significativo di ripresa, anche se verso la fine di quest’anno potrebbe finalmente esserci una modesta crescita. Ma non c’è bisogno di conoscere le cifre per capire che l’Italia è alla deriva. Basta scendere dal treno ad alta velocità (che è fantastico) o uscire dall'autostrada e percorrere le strade secondarie, che cadono a pezzi. O provare a gettare una coppetta di gelato vuota in uno dei cestini dei rifiuti della capitale. Sembra che siano sempre pieni, se non traboccanti. Uno di quelli vicino alla camera dei deputati non veniva svuotato da tempo. La gente lascia i rifiuti alla base del cestino, dove si è formata una collinetta, l’ottavo colle di Roma. In una città il cui bilancio in rosso e l’inefficienza rispecchiano quelli del paese, la spazzatura è diventata un grosso problema, un sintomo del pessimo stato di salute della classe politica. Il 22 ottobre sono andato a trovare il medico che si occupa del caso. Si chiama Ignazio Marino. A giugno è stato eletto sindaco di Roma battendo il sindaco uscente appoggiato da Berlusconi, e conquistando il 64 per cento di voti. Un risultato che lasciava chiaramente trasparire il desiderio di cambiamento degli italiani. Marino, 58 anni, è entrato in politica solo sette anni fa. Prima ha lavorato come chirurgo specializzato in trapianti di fegato (e anche reni e pancreas) e ha vissuto a lungo in Pennsylvania. Mi ha detto che amministrare Roma non è poi molto diverso dall'eseguire un intervento chirurgico. “È un’emergenza controllata”, mi ha spiegato. Marino ha l’ufficio più bello del mondo, in un palazzo rinascimentale sulla piazza del Campidoglio, progettata da Michelangelo. Il balcone accanto alla sua scrivania è proteso, come l’affusolata prua di una nave, sugli archi e le colonne del Foro romano. Lì ai nostri piedi, c’era il posto da cui si dice che Marco Antonio fece la sua arringa dopo l’assassinio di Cesare. E non lontano c’è il tempio di Saturno. È una vista molto suggestiva, ma anche l’amaro ricordo di un passato glorioso, di una grandezza che non esiste più da tempo. Da un’altra inestra dell’ufficio di Marino abbiamo visto dove parcheggia la bicicletta con cui viene al lavoro ogni giorno, anche per incoraggiarne l’uso in una città con troppo traffico e con un sistema di trasporto pubblico insufficiente. Aveva un’aria terribilmente solitaria. I romani preferiscono gli scooter. Ma anche se i trasporti e la raccolta dei rifiuti sono tra le sue priorità, al primo posto c’è un problema ancora più grande: garantire un’amministrazione trasparente che raggiunga dei risultati, cioè l’esatto contrario del sistema in vigore oggi in Italia e che secondo Marino, e secondo molti italiani con cui ho parlato, si basa sui rapporti personali, lo scambio di favori e l’anzianità, invece che sul merito. “Se riusciremo a cambiare questo, i soldi e gli investimenti arriveranno”, dice. Racconta inoltre di essere tornato in Italia per candidarsi, al senato, alle elezioni politiche del 2006 perché riteneva che fosse ora di smettere di lamentarsi dei mali del paese e cominciare a curarli. Medico, guarisci la tua patria. Gli ho chiesto quali fossero le condizioni del paziente, cioè di Roma. Dopo una lunga pausa di riflessione ha risposto: “È salvabile”. Gli ho chiesto anche dell’eredità lasciata da Berlusconi. “Il danno principale è la cultura che ha creato”, ha risposto Marino. “Una cultura in cui la trasparenza e il senso di responsabilità non sono valori”. Berlusconi ha trasformato l’Italia in una festa di adolescenti, un’infinita sfida alle regole, in cui quello che realizzi conta meno di quanto riesci a farla franca, e il bottino va al più furbo. Adesso è arrivato il momento del risveglio. Il 14 ottobre, sul quotidiano La Stampal’editorialista Luca Ricolfi si è scusato di non aver scritto per un po’ di tempo, spiegando di non aver avuto niente di nuovo da dire. L’Italia non si muove da vent'anni. “Tutto è fermo e congelato”, ha scritto. Il 21 ottobre, sul Corriere della Sera, un altro editorialista, Ernesto Galli della Loggia, si è rammaricato degli “anni e anni di paralisi” del paese, durante i quali una sorta di gerontocrazia ha impedito che si affermasse il vero merito. Ma si è affrettato ad aggiungere che anche se l’Italia si sta “lentamente disfacendo”, non sta ancora “precipitando nell'abisso”. Un buon numero di italiani sembra essere ancora abbastanza soddisfatto e resta aggrappato allo status quo e a quello che ha adesso. Ma così non fa che aumentare l’incertezza su quello che avrà domani. Il futuro si costruisce con la flessibilità e i sacrifici, affrontando i problemi piuttosto che annaspando. Eppure gli italiani continuano ad annaspare. In questo sono in buona compagnia in Europa occidentale e negli Stati Uniti. “È incredibile”, dice Paolo Crepet, psichiatra italiano e docente: “Siamo un popolo creativo. Siamo famosi nel mondo per la nostra creatività”. Ma quello che riscontra nei suoi pazienti e nelle persone non è il dinamismo, bensì il senso di impotenza. “Aspettano qualcuno che li tiri fuori da questa situazione”, ha detto. “Stanno aspettando Godot”. Sentendolo parlare, mi si è stretto lo stomaco. Dopo troppi anni di pessimismo è naturale arrivare al fatalismo? È in questa direzione che stanno andando anche gli Stati Uniti? Per la mancanza di direzione dell’Italia, c’è una metafora fin troppo facile: i cartelli stradali diventati illeggibili perché coperti dai rami degli alberi. Passavo davanti a cose meravigliose, attraversavo un paesaggio splendido. Ma non avevo idea di dove stessi andando.

20131112

The Italy that breaks your heart

Mi piace viaggiare, lascio un pezzo di cuore in ogni paese straniero che visito, forse prima di morire vorrei andare ad abitare da un'altra parte. Ma è qui che vivo, è qui che sono nato, è qui che lavoro. E, come dice Frank Bruni, corrispondente del The New York Times dall'Italia, il mio paese mi spezza il cuore. Da Internazionale nr. 1024, un articolo che ti tocca inesorabilmente.

L'Italia che spezza il cuore
La prima sera che sono tornato in Italia, durante una cena a Milano, ho visto e sentito una coppia di successo, sulla quarantina, progettare la fuga da un paese che ama ma nel quale ha perso fiducia. Hanno sparecchiato la tavola, tirato fuori un portatile e cominciato a cercare una casa a Londra, dove a uno dei due era stato offerto di trasferirsi per lavoro. Sono rimasti inorriditi dai prezzi, ma non si sono scoraggiati. Hanno un figlio di dieci anni e temono che l’Italia, con la disoccupazione giovanile al 40 per cento e un’economia la cui debolezza comincia a sembrare la norma, non possa offrirgli un futuro roseo. Due giorni dopo, e a trecento chilometri a sudest di Milano, è stata una donna di settant'anni a lamentarsi del suo paese. Stavo pranzando sull'Appennino marchigiano e, con le salsicce di cinghiale nel piatto e un castello davanti, avrei potuto convincermi di essere in paradiso. “In un museo”, mi ha corretto lei, “è in un museo e in un giardino inselvatichito”. È questo che è diventata l’Italia, ha aggiunto. Ogni anno il paese perde un po’ del suo dinamismo, e della sua importanza. Dato che ho avuto la fortuna di vivere qui e continuo a tornarci regolarmente, sono abituato al teatrale pessimismo degli italiani, al loro talento per le lamentele. È una specie di sport, una sorta di opera lirica cantata con ampi gesti e toni drammatici e, in passato, con il sottinteso che in realtà non esisteva nessun altro posto dove avrebbero preferito vivere. Ma questa volta la musica è cambiata. E anche lo stato d’animo. Provate a chiedere a uno studente italiano che cosa lo aspetta alla fine del suo corso di laurea, e vi risponderà con un’alzata di spalle. Provate a chiedere ai suoi genitori quando o come l’Italia uscirà dalla crisi e vedrete sul loro viso la stessa espressione sconcertata. Oggi si sente parlare molto di più della possibilità di emigrare negli Stati Uniti o nel Regno Unito. Molto più di quanto si dicesse dieci o cinque anni fa. C’è meno fiducia nel futuro. Sono rimasto sorpreso. E anche un po’ spaventato, perché ero arrivato qui dritto dal nostro shutdown, e ho visto il malcontento italiano attraverso il filtro dei guai degli Stati Uniti, prendendolo come un ammonimento. L’Italia è l’esempio di quello che succede quando un paese sa bene quali sono i suoi problemi ma non riesce ad avere il rigore necessario per risolverli. È l’esempio di quello che succede quando il malfunzionamento della politica si trascina all'infinito e il buon governo diventa un miraggio, un mito, una barzelletta. L’Italia si adagia sulla sua fenomenale ricchezza e non ci investe sopra, perdendo terreno in un’economia globale piena di concorrenti più determinati. C’è tanta bellezza qui, e tanto spreco. L’Italia spezza il cuoreE non è tutta colpa di Silvio Berlusconi. La sua recente condanna per frode fiscale, con la conseguente interdizione dai pubblici uffici, non ha provocato il sollievo e la voglia di ricominciare da capo che ci saremmo aspettati. Ha piuttosto costretto gli italiani a riconoscere che, anche se Berlusconi ha perso tempo, peggiorato le cose e rappresentato una buffonesca distrazione, i problemi del paese (le regole eccessive e la bizantina burocrazia che soffocano le imprese, il sistema clientelare che impedisce qualsiasi iniziativa, la corruzione e il cinismo che tutto questo genera) vanno oltre il Cavaliere.

Continua domani

20131006

editoriAle

Con le uscite discografiche di questi ultimi due mesi, mi è venuto da pensare, congiuntamente a quello che accade in giro, che la musica sia un dono di un'entità superiore per non pensare alle brutture del mondo.

Partiamo dalla purtroppo nostra Italietta; appena tornato da una settimana abbondante in cui avevo staccato quasi completamente la spina, ecco il solito teatrino che di certo non fa annoiare, ma non propone mai nulla di realmente nuovo. Certo, come ogni volta, non si riesce a capire come un individuo dotato di capacità cognitive, possa continuare a votare Silvio Berlusconi. Nascondendosi dietro una scusa, ha fatto le bizze semplicemente perché non ci sta ad essere condannato per uno dei suoi innumerevoli capi d'accusa (in carcere scordatevi di vederlo, chissà cosa saranno capaci di inventarsi i membri del suo staff difensivo/medico, magari una prostatite per tenerlo ai domiciliari, o cose così), minacciando di far cadere l'attuale governo, detto anche del nulla. Poi, in zona cesarini, si è, come si dice dalle nostre parti, caato addosso, riuscendo, non volendo, a centrare due obiettivi che fino alla settimana scorsa parevano irraggiungibili, improponibili, inarrivabili: rendere Enrico Letta una figura forte agli occhi degli stranieri, ed incrinare il fronte degli yes-men e delle yes-women all'interno del PdL. Silvio ci stupisce sempre. Non voglio sottolineare che, curiosamente, come molti criminali storici, nonostante le sue numerose imputazioni, è "caduto" per una questione di tasse, perché, non dimentichiamoci, che Silvio ha fatto molto per questo Paese. Ci ha fatto molto ridere.
Gelosi della sovraesposizione mediatica goduta dalla grosse koalition, la Lega non ha trovato di meglio che gridare cose senza nessun senso all'indomani dell'ennesima, ma stavolta davvero enorme, strage di Lampedusa. Qui bisogna fermarsi un momento. Intraprendere un ragionamento sul perché centinaia di migliaia di persone fuggono dai loro Paesi africani per arrivare da clandestini in Europa, è come sapete complesso, articolato, probabilmente senza fine, come dibattimento. Eppure, il fenomeno esiste, è inarrestabile e lo sarà sempre di più, perché se da una parte ogni luogo del globo, grazie all'informazione globale, può vedere come vive un'altra parte del globo (ed, eventualmente, desiderare di vivere così e non come vive lì), dall'altra, il cosiddetto mondo occidentale non è riuscito a far migliorare per nulla quella parte del mondo che sta peggio, nonostante anni e anni, milioni e milioni di (cosiddetti) aiuti. E così, via di guerre, emigrazioni di massa, barconi, migranti, scafisti, disastri. Una civiltà che si ritenga tale, deve essere in grado di accogliere eticamente, civilmente, e se possibile ordinatamente, meglio che può, chi arriva da luoghi più sfortunati (spesso proprio a causa di questa cosiddetta civiltà - occidentale): questo è quanto penso io, e lo sapete. Di certo, non può andare a prendere a casa loro queste persone ed offrirgli un passaggio (anche se di fronte a spettacoli macabri come quelli di questi ultimi giorni, forse sarebbe da farci un pensierino), ma di certo mettersi a sproloquiare di fronte a morti tanto crudeli con vite tanto sfortunate, in un Paese normale ti dovrebbe mettere fuori gioco, a livello di voti, per sempre.

Cambiando tema, ancora una volta, sempre di più, gli Stati Uniti mi danno da riflettere, e mi danno qualcosa da ammirare veramente. Dopo l'entusiasmo per il riavvicinamento degli USA con l'Iran, prontamente gelato da Israele, rimango ammirato di fronte allo shutdown. Si, forse vi sorprenderò, ma preparato a dovere da quello finto visto in West Wing, sono davvero dispiaciuto dai funzionari che rimangono a casa e senza stipendio, e dai cittadini che vedranno accumularsi la loro spazzatura, ma mi sembra, questa forma costrittiva di mettere in ordine i conti, di una civiltà estrema. Ecco una cosa che noi non potremmo mai accettare, ma che, se abbiamo accettato il sistema capitalistico, dovremmo sforzarci di farlo, e dovremmo sperare che anche da noi venga inserito un vincolo che costringe i governi a rispettare i bilanci. Spero di essermi spiegato bene, ma insomma, i commenti ci sono apposta. E' palese che la situazione è grottesca, drammatica da una parte ma divertente per chi la vede dall'esterno: una (l'unica?) Superpotenza che chiude per eccesso di spesa. Però, la democrazia è questa. Se la maggioranza dei votanti ha messo (scusate la ripetizione) al Congresso una maggioranza (Repubblicana) contraria a quella del partito che esprime il Presidente degli Stati Uniti d'America, e questo Congresso non vuole, così come i suoi sostenitori, l'Obamacare, e altre cose volute dai Democratici, c'è poco da fare, se non trattare. Concedere qualcosa in cambio dello sblocco di questa situazione. E' la politica, baby.

L'autunno è alle porte, per il resto, il lavoro mi travolge e presto mi porterà pure a star via di casa una settimana (è l'inizio di qualcosa, bisognerà poi capire cosa), e nei ritagli di tempo mi ritrovo a progettare viaggi, ancora una volta in auto, ancora una volta verso l'Est di questa nostra strana Europa.

20130911

editoriAle flash

Cosa ci ha portato questo governo delle larghe intese? In pratica, nulla, se non il cambio del nome della tassa più odiata dagli italiani. Se la politica italiana, questa politica fatta da una classe dirigente completamente incapace e, vorrei dirlo a voce alta, incapace anche nei ranghi "giovanili" (i rappresentanti del M5S, che si fregia di aver portato "gente nuova" che dava voce alla protesta reale, hanno dimostrato di essere ingestibili e spessissimo, in disaccordo tra loro stessi, per cui anche loro inadatti), dicevo, se la politica italiana non fosse abbastanza ingessata, adesso siamo alla paralisi, allo stallo, sempre per via del signor Silvio Berlusconi e dei suoi problemi con la giustizia e con il fisco.
Di questi tempi, anche il Vaticano sembra essere più al passo con i tempi, rispetto alla politica italiana.

20130830

a long goodbye

Mercoledì mattina stavo cazzeggiando, dopo essere andato in piscina e dopo il temporale della notte, aspettando il momento propizio per andare al mare oppure no (avevo preso qualche giorno di ferie per pianificare le prossime ferie), quando mi arriva un sms da mia sorella che mi dice "tra mezz'ora c'è il funerale di D.". Non posso dire che mi abbia colto impreparato, ma almeno un po' si: non sapevo che fosse morta. E, tecnicamente, D. è morta giovedì scorso, quasi una settimana.
D. era un'amica. Era in coma da quasi 6 anni, dopo un terribile incidente. Negli ultimi tempi ci eravamo un po' persi di vista, ognuno cresce, cambia giri, abitudini, fidanzati/e. Ma le volevo bene, a lei e a sua sorella, sua madre mi stava simpatica ed è un'ottima cuoca, tra l'altro. D. e sua sorella sono (la scelta del tempo da usare è un po' difficoltosa, lo ammetto) due belle ragazze, con lineamenti particolari: somigliano alla sfinge, e questa cosa la pensavo prima di scoprire che la loro mamma è egiziana. D. era dolce, ingenua a volte, spesso entusiasta della vita in generale. Un paio di ricordi che ho di lei sono un concerto di Manu Chao visto insieme, e del poliziotto/carabiniere che le aveva perquisito la borsa all'entrata, che le aveva chiesto cos'era quello riferendosi al filo interdentale (D. se lo portava in borsa, come probabilmente molte donne, sapete che nelle borse delle donne c'è di tutto). Ridemmo per un po' riflettendo sul fatto che probabilmente il tutore dell'ordine non sapesse che cos'era, il filo interdentale; l'altro è sempre un concerto, di Giorgia: glielo "regalai" per un suo compleanno, e devo dire che fu meglio di quanto pensassi inizialmente.
D. avrebbe avuto circa 40 anni oggi; uso il condizionale perché, appunto, gli ultimi sei anni non li ha vissuti. Sua madre e sua sorella, insieme a diversi amici e amiche intime, si sono presi cura di lei. Io, da vero stronzo, non l'ho mai vista, in questi sei anni. Penserete che sono, come si dice da noi, un caerello, e fareste bene: anni fa, un parente è morto di aids, e non sono mai riuscito, o meglio, non ho mai trovato la forza di andarlo a trovare in ospedale. Non sarei riuscito a sopportare quell'ingiustizia, quello scempio, così come per D. Volevo ricordarmela bella, dolce, solare, con la pelle ambrata e gli occhi della sfinge.

Anche i funerali non sono il mio forte, da dopo quello di mia madre li ho frequentati poco. Ma a quello di D. non potevo mancare. Sono andato, trovando tante facce conosciute, molte in lacrime. Si svolgeva nella chiesa della frazione vicina al paesello; il prete, che non avevo mai visto né sentito, mi ha fatto una buona impressione. All'omelia, l'ho ascoltato attentamente. Mi è piaciuto come è partito. E' stato schietto, ha detto che aveva riflettuto un po' su quello che volevamo sentirci dire, e che aveva concluso che non lo sapeva, perché non poteva mettersi nei nostri panni. Che il dolore è troppo grande, e che non sarebbe giusto dire che la fede aiuta a lenirlo. Ha continuato bene, finché, verso la fine, ha detto qualcosa sugli ultimi anni di D., tipo che non sono stati inutili.
Ora, la cosa mi ha fatto risentire. So che è un argomento trito e ritrito, ma è così. E ci rifletto spesso. Capisco che il dogma della chiesa cattolica sia quello, che la spina non si stacca mai, e quindi anche quel prete tanto schietto ed onesto non poteva andare fuori dal seminato; capisco anche la mamma e la sorella, che fino alla fine si sono aggrappate al flebile filo di speranza: tutti, o quasi, facciamo/faremmo così.
Però a me questa cosa non va giù. Una persona in coma non vive. Vegeta. E raramente se si sveglia può mettersi a fare le capriole. Senza contare l'azzeramento delle vite delle persone (soprattutto i familiari) che si gettano a capofitto nella cura della persona in coma. Insomma, non vorrei mai ritrovarmici, e addirittura spesso mi ritrovo a pensare che non importerebbe (cambio per un momento "genere" di malattia) trovare la cura per il cancro, basterebbe che almeno si riuscisse a determinare se sarà mortale oppure no, e nel caso fosse mortale, si dovrebbe essere liberi di scegliere di non fare la chemioterapia. Scusate se ho divagato, ma ogni volta penso a mia madre, e non potrebbe essere altrimenti.

Come che sia. D. è morta. Poteva avere davanti a sé una lunga vita felice, e invece non c'è più. Io, cinico e anche un po' caerello, mi ci ero già abituato. Però mi mancherai ugualmente, con la tua pelle colore d'Africa e il tuo filo interdentale. Mancherai a molti di noi.

Non c'entrerà niente, ma mentre ti pensavo mi veniva in mente questa canzone, forse solo per il titolo: il viale dei sogni infranti. Ciao.

20130613

separati alla nascita

Stellan Skarsgard, attore
Jerry Cantrell, musicista
Siamo proprio sicuri che Jerry non sia l'ennesimo figlio di Stellan? Peccato che ci siano "solo" 15 anni di differenza, perché guardate che gli somiglia molto più lui di Alexander (True Blood) o di Gustaf (Vikings).

20130531

chicchirichì


Come già successo, in casi come questi mi trovo perfettamente d'accordo con la Curva Nord livornese. Foto scattata domenica 26 maggio, poco prima dell'inizio della partita Livorno - Brescia.


20130506

ius soli !

mi fa piacere riscoprirmi finalmente un cittadino del posto in cui abito.
la sensazione fino a un pò di tempo fa era quella dello "straniero" nella terra di residenza, ma ora grazie a nuove amicizie e a sforzi sociali mi sento più cittadino del mio posto!
mancherò sempre del dialetto milanes, ma per il resto...

ius sanguinis o ius soli?
e perchè non entrambi?


20130423

pensando al tempo che passa

Credo sia inevitabile, soprattutto dopo i trent'anni. Quindi, è una cosa che mi capita, non dico spesso, ma insomma. Qualche giorno fa ho condiviso questo pensiero con alcune persone, e adesso voglio farlo con voi.
Sono una persona che col tempo è diventata abbastanza precisa, e spesso intollerante verso certi comportamenti, che non voglio definire incivili, perché l'inciviltà è ben più grave - spero di non aver ancora perso il contatto con la realtà, ma quantomeno poco educati, o poco rispettosi degli altri.
Dunque, quasi ogni giorno vado in piscina; la piscina è "compresa" in una palestra abbastanza grande e frequentata. Negli spogliatoi, grandi e ben tenuti, ci sono decine e decine di armadietti, che chi vuole può pure chiudere a chiave. In questi armadietti c'è posto sia per i vestiti, sia per la borsa, sia per le scarpe. Eppure, molte persone lasciano le scarpe fuori, sotto le panche per sedersi, oppure sopra gli armadietti; qualcuno ci lascia pure le ciabatte per andare in doccia. Ma diversi personaggi, lasciano fuori anche le borse. Ora, finché uno la lascia sopra gli armadietti, chi se ne frega. Ma secondo me, uno che la lascia sopra le panche, è almeno maleducato.

Di solito ultimamente vado a nuotare appena apre la piscina, verso le 8,30. Un paio di mattine alla settimana, c'è pure un personaggio che a me pare buffo, ma magari ha scoperto il segreto della fusione a freddo. Solitamente si spoglia vicino a me, ognuno ha il suo "spot" preferito, soprattutto quando gli armadietti sono tutti liberi. Non ha un buon odore, ma ognuno ha il suo, magari puzzo anch'io e non me ne accorgo. Io mi svesto e vado in piscina più in fretta di quanto faccia lui, e quindi non lo noto, ma siccome nuoto meno di quanto lui stia in palestra, quando torno noto che lui, la borsa, la lascia sopra la panca, davanti all'armadietto che ha occupato. Io non dico niente, ma penso che lui, come altri, sia maleducato. Oltre a questo, mi è capitato di pensare: "Ma pensa un po', questo signore, che avrà pure una certa età, è piuttosto maleducato; tra l'altro, normalmente io quando arrivavo davo il buongiorno, e lui non ritornava mai il saluto - ultimamente è leggermente migliorato, magari era solo timido. E insomma cazzo, ha una certa età e dovrebbe essere più civile, di solito quando si è giovani si tende a fregarsene di più delle regole".
Poi, dopo qualche tempo che pensavo a questa cosa, mi sono ricordato che io ho 47 anni, e che questa persona potrebbe benissimo averne 45 e, con un fisico leggermente peggiore del mio e alcuni particolari che secondo me ti invecchiano un po' agli occhi degli altri, avermi dato l'impressione di essere più vecchio di me, oppure potrebbe averne 35 e stare di merda, e comunque essere più giovane di me.
Proseguendo con questo ragionamento che, mi rendo conto, deve risultarvi piuttosto contorto (a me per niente visto che sono un tipo mediamente contorto, almeno nei ragionamenti; quando invece voglio sintetizzare, a volte mi riesce), ho realizzato che questo meccanismo è una cosa mia, e non so se succede anche a voi. Mi sono accorto che lo uso anche per i capelli. Questa cosa non l'avevo mai detta, perché l'ho messa a fuoco dopo alcune battute "di ritorno": io sono senza capelli, ma faccio battute sui capelli degli altri come se io ce li avessi i capelli. E anche nel caso dell'età, la mia mente agisce in maniera strana: so che non sono più giovane, lo so benissimo, ma reagisco con sorpresa quando le persone più giovani mi si rivolgono con il "lei" (quando invece dovrebbe essere abbastanza normale, e visto che la maleducazione impera, dovrei pure essere lusingato e rispettare qualcuno più giovane che conserva le buone maniere), ma soprattutto, guardo le persone che non conosco come se fossi un sedicenne: dando del lei ed usando un certo timore reverenziale quando queste mi risultino, all'occhiata, più anziane di me, quando invece potrebbero essere mie coetanee o addirittura più giovani e non sembrarlo, sempre ai miei occhi.
La cosa si complica ancor di più quando guardo le donne. A volte, mi capita di vedere ragazze giovani, che ne so, tra i venti e i trenta (ma a volte, a mia parziale discolpa, sapete bene che ci sono sedicenni che dimostrano più di vent'anni), e magari guardarle anche con l'occhio maiale. Poi, all'improvviso, mi sovviene che potrebbero essere figlie di qualche collega, qualche conoscente, e che magari se avvenisse la situazione al contrario (se io avessi una figlia di quell'età e se qualche conoscente/collega la guardasse con l'occhio maiale), non sarebbe esattamente piacevole. E insomma, ogni volta devo ricordare a me stesso che mancano meno di tre anni ad averne cinquanta. E pensare che basterebbe fare una corsetta, e il fiato me lo ricorderebbe immediatamente.
Si è capito qualcosa?

20121224

del genere umano

I più attenti di voi si ricorderanno questo post dove vi riportavo il mio stupore e la mia ammirazione (nascondendo tra le righe la mia preoccupazione per una possibile ennesima morìa di posti di lavoro) per questa nuova tecnologia.
Ora, non so se è un caso, ma esistono ancora, al mondo, persone alle quali incuriosisce riflettere sul genere umano, ponendosi le classiche domande "chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo"; penso, molto sommariamente, a cose alle quali mi sto interessando ultimamente, ad un programma come Mankind la storia di tutti noi, che ripercorre la storia dell'umanità dal Big Bang ad oggi (un po' come fa il maestro Jared Diamond nel suo libro mai abbastanza osannato Armi, acciaio e malattie), o a una serie come Battlestar Galactica, che immagina fantascientificamente una realtà futura che non si capisce bene, perché potrebbe invece essere il nostro passato, e mette in luce tutti i nostri pregi ma pure tutti i nostri difetti.

Ecco, leggo oggi senza nessuno stupore, che la tecnologia della stampa in 3D è già usata frequentemente per stamparsi armi a casa.
Come dire: l'intelligenza umana non ha limiti, esattamente come l'umana stupidità.
Buon Natale.

20121202

separate alla nascita

Victoria Adams in Beckham, ex Spice Girls, modella cantante stilista attrice ma soprattutto moglie di David Beckham
Nikolina Konstantinova Dobreva, conosciuta come Nina Dobrev, attrice canadese di origini bulgare, famosa per essere la protagonista della serie The Vampire Diaries

tenerezze

C'è chi, tra i pochi-ma-buoni lettori di questo blog, continua a sostenere che è meglio quando scrivo le mie riflessioni personali, che quando scrivo di cinema o di altre arti. La verità è che sto vivendo un periodo in cui preferisco fare lo spettatore di quello che succede attorno a me. Eccetto nel lavoro, dove sto avendo delle piccole soddisfazioni, sempre in ritardo per come la vedo io, ma per uno che, dovete crederci, non è per niente un carrierista, va più che bene. Naturalmente, c'è sempre poco tempo, e contrariamente a quello che credevo inizialmente, non dico che lavoro di più, ma che sicuramente sono più impegnato; di conseguenza, non è che rimane molto tempo da dedicare al blog. Quindi, regolatevi voi che ogni volta mi chiedete di aprire un account Facebook.
Ieri, mentre ascoltavo alla radio le schermaglie tra gli staff di Renzi e Bersani, o forse sarebbe meglio chiamarle col loro nome, colpi bassi o addirittura meschinità, pensavo a quelli che sostengono l'uno o l'altro e alla figura che i due candidati stavano facendo fare appunto ai sostenitori. Poi mi ha assalito un sussulto di tenerezza proprio verso tali sostenitori, che mica hanno colpa, son convinti e soprattutto pensano di fare qualcosa di costruttivo per questo Paese, visto che i politici da molti anni non ci pensano. Buffo. E' molto probabile che ci vincerà queste primarie, governerà l'Italia. Bersani è un ex comunista, mi è sempre parso una brava persona, con nessun carisma da leader, e sembrerebbe avesse fatto un buon lavoro quando è stato al governo (ma c'è molta gente che non la pensa così, soprattutto per il suo decreto sulle liberalizzazioni). Renzi è un giovane ex democristiano, molto sbruffone per essere un ex scout ed un ex democristiano, che è tutt'ora sindaco di Firenze, e da esterno ma da toscano, non mi pare aver fatto niente di eclatante per la sua città. Comprerei un auto usata da entrambi, probabilmente, da Bersani perché mi farebbe tenerezza, da Renzi per farlo smettere di parlare.
La cosa più spassosa è che uno di questi due forse, come dicevo prima, governerà l'Italia, perché il centrodestra è allo sbando totale. Dico, se Bersani non ha carisma, figuriamoci uno come Alfano. Per non parlare degli altri. Berlusconi ormai è una barzelletta mondiale: ci fanno battute perfino nei serial statunitensi. Ma, e non è per masochismo, sarei curioso di vedere quanti italiani lo voterebbero ancora se si candidasse di nuovo. Che io al confronto di queste persone sarei un masochista light.
Sinceramente, non sono convinto che l'Italia ce la possa fare con le proprie mani. Io, per dirne una, mi sono rotto i coglioni. Anche solo di discutere di politica. Lo so, è brutto. Passerà, magari.
Allarghiamo gli orizzonti, così, per curiosità. Partiamo con una roba leggera. L'addio al calcio statunitense di David Beckham. Probabilmente non è l'addio al calcio, e probabilmente non è neppure una notizia. Ma Beckham, un calciatore che mantiene sempre l'acconciatura anche mentre gioca, così come Cristiano Ronaldo, a differenza del portoghese mi è sempre rimasto simpatico. Fighetta, fondatore inconscio del movimento metrosexual (roba che qua in Italia c'è voluto Cecchi Paone e Cassano per portare alla luce questo termine, ma col significato errato, giusto per creare confusione e mantenerci nel terzo mondo della cura della persona), Becks come detto mi è simpatico e quando vedo apparire la sua faccia in tv mi vien sempre da sorridere. Anche quello è un dono, come il destro tagliato.
Poi, ci sono un paio di notizie un po' paradossali, ma non troppo, che mi hanno colpito. In Messico, c'è chi si preoccupa perché dalla frontiera col Guatemala entrano troppi immigrati clandestini. E rimangono in Messico a cercare lavoro, mica vanno negli USA! La Slovenia sta per diventare un ennesimo problema europeo, dopo Grecia e Spagna (facciamo finta che l'Italia non esista). Qualche anno fa, quando ci andai con gli amici, sembrava un paradiso e non vedevano l'ora di entrare nell'euro. Adesso, scontri in piazza e nessuno che trovi la cura.
In Kenya si avvicinano le elezioni, e la notizia del giorno è che Uhuru Kenyatta e William Ruto si presenteranno insieme, come ticket, alle stesse. Entrambi sono stati accusati di crimini contro l'umanità (per il primo ci sono anche accusette quali stupro, persecuzione e deportazione) dopo le violenze del 2007/2008 post-elezioni.
Per non parlare delle situazioni di Siria o di Gaza. Ma soprattutto: se la Catalogna otterrà l'indipendenza, il Barcellona giocherà sempre la Champions, ma non ci saranno più almeno due classici contro il Real Madrid ogni anno?