Come saprà chi ogni tanto ha letto le mie cose, sono famoso in tutto il mondo per la mia capacità di mantenere equilibrio ed equidistanza, anche quando si tratta di giudicare il lavoro musicale di amici e conoscenti. Detto del fatto che non saprei esattamente dove collocare Saverio Guerrini nelle due categorie succitate, posso però cominciare sottolineando il fatto che per un periodo non troppo lungo, ci ho suonato insieme. Saverio vanta una lunga esperienza in campo musicale, oltre ad avere dei gusti spesso vicino ai miei. E' cantante, ma anche chitarrista, seppure non virtuoso di quest'ultimo strumento (ma, tutto sommato, non se la cava male). Dietro il sole è il suo esordio solista, anche se certamente non può essere considerato un giovane. Eppure. Il disco contiene undici tracce intime, ridotte all'osso, con riferimenti subito individuabili, ma personali quanto basta. Le liriche non sono per niente banali, anzi, potrei dire persino che mi ha stupito (ma forse perché la conoscenza non è mai divenuta amicizia, per tornare a prima, e quindi qualche lato di lui mi è ancora oscuro); la sua voce la conosco, ed è sempre di grande impatto. Le composizioni, che come detto, non possono non richiamare soprattutto il compianto Paolo Benvegnù, sono belle, alcune molto. E quindi, a questo punto non mi resta altro che dirgli bravo. Ascoltatelo.
As those who occasionally read my writing will know, I am world-renowned for my ability to maintain balance and impartiality—even when it comes to evaluating the musical work of friends and acquaintances. While I’m not entirely sure where to place Saverio Guerrini within those two categories, I can start by mentioning that I played music with him for a brief period. Saverio has extensive musical experience, and his tastes often align with my own. He is a singer, but also a guitarist—not exactly a virtuoso on the instrument, though, all things considered, he holds his own. *Dietro il sole* marks his solo debut, even if he can hardly be called a "young" artist. And yet... The record contains eleven intimate, stripped-back tracks; the influences are immediately recognizable, yet the work remains sufficiently personal. The lyrics are anything but banal—in fact, I was genuinely surprised (perhaps because our acquaintance never quite deepened into friendship, leaving certain facets of him still a mystery to me). I’m familiar with his voice, and it always carries a powerful impact. The compositions—which, as noted, inevitably evoke the beloved Paolo Benvegnù—are beautiful; some, in fact, are truly excellent. So, at this point, all that’s left for me to say is: well done, Saverio. Give it a listen.

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