No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.

20061115

Argentina nov 06 - 5

El Calafate, bajo los glaciares
Quindi mi trovo in un posto dove fa ancora piu' freddo che a Ushuaia. Quasi non ci credo. Stanotte sono arrivato alle 1,30, partendo da Ushuaia alle 6,30. E' impressionante la quantita' di timbri sul passaporto che mi ritrovo per aver fatto nel giro di pochi giorni, andata e ritorno sulla rotta Rio Gallegos-Ushuaia. 8 in tutto, 4 argentini e 4 cileni. Fa molto ridere, soprattutto a noi europei, ormai abituati a circolare rapidamente e senza seccature di questo genere. Ma andiamo con ordine.

Comincerei riprendendo alcuni temi che ho letto nei commenti. Gli italiani all'estero. Come sempre, non si puo' generalizzare, ma non direi siano musoni. Piuttosto, sono dei rompicoglioni, sempre generalizzando. Ma, cosi' come cresce la cultura media, cresce anche il livello di presa di coscienza dell'animale-viaggiatore. Ormai e' un animale totalmente differente dall'animale-turista, e anche in Italia ce ne sono. L'animale turista e' quello che, come mi e' capitato l'ultimo giorno a Ushuaia, viaggia in branco, e' su con l'eta', e visita un museo commentando a voce alta (disturbando palesemente tutti gli altri visitatori), arrivando a chiedere al personale del museo spiegazioni su cose che gli sono sotto gli occhi (es. quali tribu' indios abitavano la zona di Ushuaia, tema ripetuto allo sfinimento su ogni opuscolo informativo, su ogni guida, in ogni museo. Risposta: gli Yamana'), ovviamente in italiano, spesso con forti inflessioni dialettali.
Ma questo non succede solo con gli italiani, e ovviamente non tutti i viaggiatori sono cosi' rispettosi del prossimo.

Mi ha scritto l'amico Cesar, e mi fa piacere. Per informazione, la sorella di Estefania si chiama Ayelen (quella col nome indio).
I tedeschi che avevo accanto durante l'ultimo aggiornamento non erano tedeschi. La sera ci siamo ritrovati all'hostel, sono svizzeri di Berna e conoscono Follonica (ci vanno al mare) e Livorno (ci hanno preso il traghetto per la Corsica).
Altra informazione: domenica l'arbitro Elizondo (lo avrete visto ai Mondiali, brizzolato, bell'uomo) e' stato costretto a sospendere Indipendiente-Racing, il clasico de Avellaneda (qui i derby si chiamano clasicos, e Avellaneda e' un grande sobborgo di Buenos Aires), per scontri dei tifosi con la polizia. Il tema e' molto sentito e occupa le prime pagine dei giornali. E' di alcuni giorni fa la notizia che il Boca Juniors e' sotto inchiesta perche', dopo una sospensione di una partita contro il Gimnasia di Ciudad de la Plata, alla fine del primo tempo, durante il quale il Gimnasia vinceva 1 a 0, e' stato giocato il secondo tempo e il Boca ha vinto 4 a 1. Il Gimnasia praticamente non ha giocato, e sembra lo abbia fatto sotto pressione dei propri tifosi che li hanno minacciati se avessero opposto resistenza al Boca, per ragioni che ancora non sono riuscito a capire. Questo solo per darvi l'idea della situazione del calcio qui in Argentina.

Ma torniamo al viaggio. Dopo avervi scritto l'ultima volta, sono andato a fare questa escursione in barca sul Canale di Beagle con lo storico (cosi' pare) Barracuda. E' stata interessante, il tempo e' stato clemente (un bel sole mentre a 20 km nevicava), ed ho visto molti leoni marini e un sacco di cormorani, gabbiani di diversi tipi, che mi interessavano meno ma fanno folklore. Bene, i passeggeri erano pochi: 3 francesine (non le paste) che avevano viaggiato nel bus per Ushuaia, 4 olandesi (3 donne e un uomo) e io. Ma c'era una guida, una ragazza di Ushuaia di nome Elisa, abbastanza piacente, che negli intervalli delle spiegazioni ha attaccato discorso con me e mi stava dando l'idea di interessarsi. Mentre stavo riflettendo sull'opportunita', a navigazione finita, di invitarla a cena, mi ha rivelato di essere sposata con un Tedesco. La mia signorilita', un po' stupida, mi ha fatto desistere da qualsiasi mossa avventata e spavalda. Ed Elisa rimarra' nella memoria cosi', come tante altre persone, con le quali ha conversato, ho apprezzato e, spero, mi sono fatto aprezzare. Finita la gita in barca, al porto di Ushuaia pioveva, e sono entrato nell'unico museo che mi era rimasto da visitare, il museo Fin del Mundo. Niente di particolarmente attraente, se non che nel bagno c'era il portarotoli di carta igienica piu' alto del mondo. Ho pensato che uno bassino avrebbe avuto problemi a pulirsi, e uscendo l'ho detto alla ragazza che stava al banco del merchandising, facendola sorridere. Nel museo c'era un gruppo di, credo, bresciani (e bresciane), che mi hanno veramente infastidito con i loro commenti a voce altissima (l'esempio che vi portavo prima). Vabbe'. Dopo aver fatto una buona mezz'ora di coda per comprare un passaggio in bus per El Calafate la mattina seguente (partenza alle 6,30.....cazzo!!), sono andato a mangiare in un ristorante piuttosto di lusso, dove eravamo stati la prima sera, ed ho osservato 4 anziani turisti argentini mangiare col cappello. Voglio dire, tutto il mondo e' paese, no?
Quando pensavo che la giornata fosse ormai finita, e mi dicevo "adesso salgo all'hostel, faccio una fatica bestiale perche' e' tutto in salita, vado a letto presto cosi' mi sveglio bene domattina e via dicendo", non facevo i conti col destino. E allora, arrivo all'hostel, faccio il check out visto che la mattina dopo alle 6 non ci sarebbe stato nessuno, penso di rimettere la sveglia col cellulare ma vedo che in camera, nell'unica presa c'e' un caricapile di qualcun altro. Emilio, uno dei ragazzi dell'hostel, e' gentilissimo, mi fa il conto, e mi prenota un hostel a El Calafate. Nel frattempo, c'e' li' nella specie di Hall, un suo amico, Jaime. Faccia da italiano. Cerco il proprietario del caricapile ma trovo invece Mark, australiano con la faccia simpatica da rugbysta agile, che dorme nella mia stessa camerata e si sveglia un'ora prima di me. Rimaniamo che quando se ne va mi sveglia lui. Nel frattempo, il proprietario del caricapile era l'israeliano della sera prima, e l'israeliana della quale vi parlavo scopro che e' qui in compagnia della madre. Mi evita con lo sguardo, ma non del tutto. Vado cercando Victor, il messicano, e trovo Mariano, il suo amico argentino, poi arriva Victor. Mi raccontano dell'escursione di oggi al Parco Nazionale, gli dico che ho gia' cenato e loro decidono di prendere una pizza da riscaldare nel forno a microonde (Mariano non lo sa usare e mi chiede aiuto per farlo), e ci mettiamo al tavolo con Jaime che si sta mangiando un piatto enorme di ravioli, aspettando il suo amico Emilio che sta ancora lavorando per la mia prenotazione. Beh, ne esce fuori di tutto. Partiamo dalle dittature che hanno fiaccato il sudamerica, e arriviamo alla filosofia, passando dalle barzellette e, ovviamente, dalla figa. Jaime fa l'imbianchino, e' del nord, ha ovviamente antenati italiani, ha la mia eta' (come Emilio, una persona di una cortesia impagabile), pero' ha letto un sacco di libri e si sente, ma non se la tira. Proprio a meta' della serata, mi alzo e vado a vomitare in bagno. Pago l'ubriacatura della sera precedente, quella che mi ha fatto fare la salita all'hostel fuori dal mio corpo, e una miscela di birra Quilmes e vino tinto di Cordoba. Mi lavo i denti, torno al tavolo e mi accendo una sigaretta, riprendiamo la discussione scherzando sul mio passeggero malessere.
La serata finisce verso le 2, con abbracci veri, non di cortesia, e una sensazione che se non avete mai provato, vi assicuro, vi manca. Sto parlando di quella cosa che vi prende allo stomaco nel momento in cui avete conosciuto delle persone con le quali sentite di condividere tante cose, e vi rendete conto che non le rivedrete mai piu'. Se ci riflettete, e' pazzesco. Jaime, Emilio, Victor, Mariano.
Non dormo molto, e quando Mark mi sveglia sono gia' sveglio. La prendo con calma, mi faccio la doccia, mi sbarbo, testa compresa, mi cospargo di crema idratante perche' mi sto letteralmente essicando. Il vento stanotte sembra aver fatto danni, e invece e' tutto a posto. Scendo per le strade di Ushuaia, e il sole gia' alto misto al Canale di Beagle piatto, fa un effetto molto bello e scenografico. Compro rifornimenti in un kiosko gia' stranamente aperto, e si parte per il tragitto con la doppia frontiera, una cosa che non raccomando a nessuno. 12 ore abbondanti per arrivare a Rio Gallegos senza un giustificato numero di chilometri, come gia' vi ho detto. Il bus, in generale, mi pare un po' freddino, cerco di inserirmi in qualche conversazione ma mi sento messo da parte e non insisto. Un paio di coppie gay spagnole, diversi tedeschi che, udite udite, alla fine sono i piu' simpatici, due coppie italiane insopportabili, una statunitense sovrappeso che sembra anche simpatica ma pare mi eviti. Posso sopravvivere. Arriviamo a Rio Gallegos e nei paraggi non c'e' niente per mangiare decentemente, sono le 18,30 e la coincidenza se ne va alle 20,30. Mi accontento di un pacco grande di doritos. Dopo un'ora buona, vedo Mark, e iniziamo a parlare. E' australiano di vicino Brisbane, fa il fisioterapeuta. Viaggia. Parla spagnolo piuttosto bene, e' simpatico. In bus mi ritrovo accanto ad un tedesco che era sul bus da Puerto Madryn a Rio Gallegos. Non una parola, solo un cenno col capo e un mezzo sorriso. Sono stanco e vorrei arrivare, mangiare e andare a letto. Arriviamo all'1,30, le nostre borse sono su un altro minibus che non e' ancora arrivato, e al terminal ci sono persone addette al transfer dei clienti di tutti gli hostel e di tutti gli hotel, escluso il mio. Mark mi fa coraggio e mi dice che c'e' gia' stato, e' vicino, mi faccio 20 minuti a piedi in un freddo antartico sperando di non sbagliare strada, tra cani che dormono in giardino e le solite due macchine che girano il paese smarmittate. Arrivo all'hostel, faccio il check in, fortunatamente c'e' l'addetto notturno, chiedo qualche informazione, decido che il giorno dopo me lo prendo di riposo, poi decido sulle escursioni. Entro nella camerata da 4 (due letti a castello) e sveglio il ragazzo che dorme di sopra nell'altro letto. Mi dispiace. Cerco di fare piu' piano possibile, evito la doccia, salgo piano sul letto e rimango fermo. La luce nel corridoio mi batte dritta nel viso, e capisco perfettamente perche' quello era l'unico letto libero. Fa niente.

Questa mattina mi sveglio verso le 9, la camerata e' vuota, nel dormiveglia ho salutato il ragazzo che avevo svegliato e visto le spalle della sua fidanzata che dorme di sotto. Incrocio la ragazza che dorme sotto di me, cosi' a occhio pare francese. Guardo le infradito dei due fidanzati: scommetterei che sono italiani. Guardo la loro roba sull'armadio e scorgo un giallo Mondadori. Bingo. Mi faccio la doccia, mi leggo un po' di Clarin mentre sono comodamente seduto sulla tazza del cesso. Vado al ristorante-pub-bar a fare colazione. Mi spiegano come funziona, non e' compreso, ma e' ok. Il ragazzo che ci lavora insieme ad una ragazza dal viso indio, viene a sedersi vicino a me e chiacchieriamo un po' di Italia e Argentina. Mi accorgo che ho lasciato il portafogli in camera, vado a prenderlo e pago. Gli dico che ci rivediamo sicuramente perche' sono curioso di assaggiare la sua cucina. Esco e fa freddo.

11 commenti:

lafolle ha detto...

l'hai chiusa la porta? che entra il freddo...

iacopo ha detto...

I tifosi del Gimnasia hanno fatto pressioni affinchè la loro squadra perdesse xchè il Boca è in lotta x il campionato con l'Indipendiente,rivale storica del gimnasia...quindi i tifosi hanno preferito perdere una partita piuttosto che dare vantaggi in classifica agli acerrimi rivali...

scoppe ha detto...

ALE UN TI DICO NULLA MA PRIMA DELLA FINE DEL VIAGGIO ALL'ISRAELIANA DALLI IL CAPITONE, SENNO' UN TI SI MANDA PIU' A GIRO............

Sveglia

drunkside ha detto...

insisto, miglior post del viaggio finora

bobmanno ha detto...

Quando, in occasione dell'altro viaggio, mi hai detto che saresti partito senza alcuna macchina fotografica non riuscivo a capacitarmi del motivo e di come si potessero fare dei viaggi simili senza tenersi qualche ricordo stampato su carta fotografica. Devo riconoscere che i tuoi racconti rendono molto meglio e trasmettono emozioni che una semplice immagine non potrebbe mai immortalare.

Lucy Scarpetta ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Lucy Scarpetta ha detto...
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Lucy Scarpetta ha detto...

Dovresti andare in viaggio solo per scrivere questi racconti... Leggerti e' una piacevole fuga dall'ufficio!
CIAOOOOOO

garaz ha detto...

Ciao Ale, almeno una foto con la sciarpa del livorno fattela fare dai!

ah, un'altra cosa, ricorda a Fabbio del bagno del museo Fin del Mundo.....hihihihi...

jumbolo ha detto...

gia fatta

garaz ha detto...

bella lì