No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.

20070602

il grillo parlante


Reset - di Beppe Grillo, 26/5/2007, Livorno, PalaAlgida


Andare a uno spettacolo di Beppe Grillo è diventato come andare ad una manifestazione di piazza, con la differenza che si sta (abbastanza) comodamente seduti e si paga un biglietto. Ci sono i banchetti dei vari movimenti, fuori, dentro, addirittura alla fine Beppe li invita non sul palco ma davanti al palco, visto che lui stesso il palco non lo usa mai.

Beppe Grillo nasce comico, e comico rimane, perchè in definitiva ti fa ancora molto ridere, ma è ormai conclamato che sta subendo una trasformazione. E', adesso, una sorta di capopopolo (sicuramente non la definizione migliore), una persona famosa, esposta, che espone, lui stesso, i mal di pancia della gente comune. Quali siano gli argomenti trattati, facile immaginarlo. I politici, la morte della politica italiana, Berlusconi (quando c'era lui almeno sapevamo chi si doveva mandare a casa, e l'incazzatura rendeva coesi), la grandissima, enorme, stratosferica delusione della sinistra al governo; l'ecologia, lo sviluppo sostenibile, le bugie sul petrolio, sul gas, sull'energia elettrica, sulle fonti rinnovabili, i soldi intascati dai petrolieri direttamente da una voce sulla nostra bolletta ENEL; l'ingerenza della Chiesa; il malgoverno locale (su Livorno: Lamberti - il sindaco precedente, ndb - ha fatto le rotatorie, Cosimi - il sindaco attuale, ndb - ci ha messo le piantine...). Si esce incazzati neri (come si suol dire). Si è riso, si, ma si è incazzati.


Onore al merito: Grillo ha avuto il merito di capire al volo le nuove tecnologie, le cavalca e le usa per le sue battaglie (vedi il suo blog). Si vede che si studia le cose, cose anche difficili come l'economia, per dare addosso alle banche (spassosissimo il racconto del suo incontro con Muhammad Yunus nell'occasione del suo ultimo passaggio in Italia, ad una sorta di conferenza dove Yunus sedeva accanto agli alti papaveri delle banche italiane. Il rettore che organizzava dà la parola a Grillo - me ne stavo uscendo a vomitare, vedere quelle facce accanto a quella di Yunus mi dava il voltastomaco - e lui inveisce contro i banchieri italiani e conclude vergognatevi: nelle banche di quest'uomo entrano dei miserabili ed escono delle persone migliori, nelle vostre succede esattamente il contrario!), altro argomento cardine dello spettacolo. Fortunatamente, ha il merito anche di non prendersi troppo sul serio, anche se si rende conto della potenzialità che ha una persona famosa che si fa promotore di proteste clamorose, come quelle che porta avanti: quando scrosciano gli applausi provocati dalle battute anche più populiste, il vederlo impettirsi ed urlare italiani! lascia sperare che rimanga con i piedi per terra.


Due ore e mezzo piene di informazioni (chi cerca di stare al passo ne conosceva un buon 60-70%, ma va bene così, perchè anche su quelle c'è un valore aggiunto, che risiede nella risata che Beppe ti fa fare, un'ulteriore informazione o un aneddoto gustoso), qualche risata, e un'occasione per riflettere, oltre che sui mali dell'Italia, sui sentimenti della gente: i due applausi più grandi sono stati per l'affermazione "la legge Biagi ha rovinato i giovani" (da me condivisa in pieno), e per l'incalzante commento, quando sullo sfondo c'era la foto di un giovane cinese su una macchina rovesciata e la bandiera cinese in mano, durante gli scontri di Via Sarpi a Milano, "se avesse avuto in mano una bandiera italiana mi andava bene, ma ce ne ha una della Cina. Allora non mi va bene: questi non vogliono integrarsi, questi vogliono un pezzo del nostro paese!". Quest'ultima mi ha lasciato molto più perplesso, e quindi mi ha dato occasione di riflessione.


Per uno spettacolo "comico" non mi pare poco.

4 commenti:

drunkside ha detto...

non mi piace come un tempo. giusto quello che dici, e anche il termine "capopopolo" mi sembra molto pertinente. probabilmente non è neanche colpa sua, ma delle persone che lo seguono come se avesse ragione su tutto, e che prive di punti di riferimento (e con la necessità di averne per forza uno), si sono ritrovate in lui.
di Grillo contesto la volontà di voler parlare di troppe cose, e allora spesso finisce per prendere delle cantonate colossali e di scadere nel peggior populismo.

sulla questione dei cinesi, beh... io sinceramente credo che i ghetti, le varie Chinatown, non siano integrazione. preferirei avere 100 negozi cinesi sparsi in 10 zone diverse della città, piuttosto che cinquanta tutti nella stessa zona. ma questo non è, ovviamente, solo colpa loro, perchè è naturale che gli immigrati scelgano determinate zone, dove la vita costa meno.

dan ha detto...

drunk,
con tutto il rispetto, non condivido.
La zona di Paolo Sarpi non era la più economica o brutta o ghettizzata di Milano. E la metà delle attività commerciali è stata comprata con valigette piene di contanti. Non propriamente l'immagine stereotipata del povero immigrante. Che poi l'85% dei cinesi lavori per un tozzo di pane a orari incredibili, non mi toglie di mente l'idea che chi decide zone, lavori e flussi d'immigrazione sia il restante 15%.
Come in maniera apparentemente più edulcorata, l'italia e l'italiani.

drunkside ha detto...

Per carità, il mio era un discorso magari un po' più sui generis, non per forza collegato necessariamente all'episodio in sè. O forse mi sono lasciato condizionare dalla situazione della mia città.
Ma comunque nel caso in questione hai ragione tu. La stessa Chinatown di New York alla fine si trova sull'isola di Manhattan.
Probabilmente quella cinese è un tipo di immigrazione diversa, molto più organizzata. Chissà quanto limpidamente.

Anonimo ha detto...

VABBè...manco lo dico quanto è limpida perchè m'incazzo e basta và. la soluzione ci sarebbe stata, ora non più.

comunque anche nel dvd di Grillo l'applauso più fragoroso è quando dice che il marocchino che viene qua a rompere i coglioni e spaccare vetrine và rispedito a casa.

mau