No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.

20170111

Lanzarote, Isole Canarie (Spagna) - Dicembre 2016 (4)

E' quasi l'ora di pranzo, e medito di fermarmi in qualche ristorante visto sulla strada per venire qua. Alla fine, faccio due conti in termini di tempo, e rientro a "casa", pranzo con calma, e riparto verso sud, per la Cueva de los Verdes. Seguo le indicazioni della mappa per turisti che mi hanno dato a Timanfaya, e cerco di arrivare lì dopo le 15, per una minore affluenza. La giornata è sempre bellissima, il viaggio dura meno di un'ora, le strade scorrevoli, ben tenute, e con poco traffico.
L'attrazione è di quelle già viste, ma la sorpresa finale, che non vi racconterò, perché pregano tutti i visitatori di non raccontarla, è davvero sorprendente. La storia della grotta è interessante, e la formazione è imponente.


La sorpresa...

20170110

Lanzarote, Isole Canarie (Spagna) - Dicembre 2016 (3)

Lunedì 12 dicembre continuo la routine, e all'ora di andare al mare, nonostante la giornata sia molto bella, vedo che c'è parecchio vento, quindi decido di farmi l'escursione dei punti importanti dell'isola, e togliermi il pensiero, come si suol dire. Mi dirigo quindi verso il Parco nazionale di Timanfaya. Una zona vulcanica come tante, che, organizzata alla perfezione (pure troppo, mi vien da dire), è divenuta un po' il simbolo dell'isola. Un po' di coda per entrare, biglietto forse un po' caro (ma, come dico sempre, bisognerebbe imparare), parcheggio sorvegliato, arrivi, scendi, sali sul bus, 40 minuti di giro tra i crateri senza mai scendere, così si preserva pure l'ambiente, scenari lunari (aggettivo ormai abusato).



Ormai anch'io ho ceduto alla moda dei selfie. Soprattutto quando non ho un cazzo da fare.

20170109

Lanzarote, Isole Canarie (Spagna) - Dicembre 2016 (2)


Quindi, da sabato 10 dicembre inizio questo salutare tran tran, la prima mattina mi fermo a 5 km poi passo a 6, alterno il percorso verso sud a quello verso nord, arrivo quasi ad Arrecife, oppure a Los Pocillos, costeggiando la pista dell'aeroporto. Qualche scorcio.





In queste tre foto sopra, le luci pre-pista


Quando rientro mi faccio una doccia, e se la giornata lo consente, alle 10 sono in spiaggia. Dopo solo un paio di giorni si vede già la differenza.







20170108

Lanzarote, Isole Canarie (Spagna) - Dicembre 2016 (1)

Siamo quindi a venerdì 9 dicembre, con la sveglia verso le 4,30, preparazione, sgattaiolamento (si può dire?) fuori dall'hotel verso le 5, breve avvicinamento all'aeroporto di Zaventem (moto vicino a Vilvoorde) con sosta per rifornire l'auto a noleggio, la ricerca del parcheggio per il rent a car, l'abbandono della chiave nel box apposito, e via verso i controlli di sicurezza. Dopo di che, faccio colazione, e attendo il volo Iberia per Madrid.




Nell'attesa sonnacchiosa, vedo che la società per cui lavoro ha rinnovato i cartelloni pubblicitari. Mi piacciono questi.
Sono leggero, di testa. So che ho un sacco di cose da fare, e che mi sono accollato un altro impegno, ma al tempo stesso, so che sto facendo bene. Seppure preoccupato di leggere la posta di lavoro ogni giorno, so che mi merito questa settimana abbondante di vacanza. Atterro a Madrid, non ricordo più l'ultima volta che sono transitato da Barajas (adesso che ci penso si, lo ricordo), cerco il gate da dove partirà il volo Iberia Express per Lanzarote, faccio un'altra colazione/pranzo (si, una sorta di brunch), e attendo in coda. Un paio d'ore, e finalmente, sono sulla quarta delle quattro maggiori Canarie, l'unica che mi rimane da visitare. Naturalmente, ho visitato anche La Gomera, come ricorderete, ma questa è considerata tra le tre minori, insieme a La Palma e El Hierro.
Vado per ritirare l'auto, attendo pochissimo al banco, attraverso la strada ed entro nel garage, e lì invece attendo un po', perché l'auto non è pronta. Poco male. E' ancora presto. Parto, installo il GPS anche se credo di aver capito la poca strada da fare (è una fissa, ma stavolta ho esagerato, l'appartamento che ho affittato è vicinissimo all'aeroporto, poi vi spiego), entro in autostrada ed esco all'uscita seguente, imbrocco la via giusta, parcheggio nelle vicinanze di quella che dovrebbe essere la casa, almeno, da street view. Chiamo il proprietario, italiano, e mi risponde che lui è lì che mi aspetta, poi realizzo che è li davanti a me, dalla parte opposta della strada. E' simpatico, ha anche un bed & breakfast poco distante, mi mostra la casa, mi dà qualche dritta sull'isola (non ti appoggiare alle agenzie per fare il tour, se hai l'auto puoi fare da solo tranquillamente, posti per mangiare, mare, cose così), e mi saluta, invitandomi ad andare a trovarlo al bed & breakfast, per fare due chiacchiere.




L'appartamento è spazioso, Giovanni, il proprietario, era convinto che fossimo in quattro. Un salottino appena si entra, una cucina grande tutta funzionante ed attrezzata, un tinello con la porta sul retro e un ripostiglio dove c'è anche la lavatrice, un bagno e due camere da letto, una con un matrimoniale, l'altra con due letti singoli. E' strana, si estende in lunghezza, ma che mi frega. La giornata è bella, ma non ho la fregola di stendermi subito al sole, e faccio un giro al centro commerciale vicino, per mangiare qualcosa e fare un po' di spesa iniziale, visto che c'è la cucina decido che magari non è il caso di andare a mangiare fuori per nove giorni. La "fauna" delle Canarie è un po' la stessa dovunque, molti pensionati stranieri, coppie miste, locali che non sembrano gelosi del posto, non ti guardano strano e lasciano vivere, turisti non molti, siamo in bassa stagione, anche se secondo me c'è da tener conto di due fattori. Uno, non sono in un paese troppo grande (Playa Honda), due, qua in realtà non esiste una bassa stagione per il meteo, ma evidentemente gli europei medi ancora credono che alle Canarie si debba venire d'estate.




Faccio un giro sul lungomare per vedere dove potrei andare comodamente ad abbronzarmi un po' senza fare troppa strada, e magicamente, giusto a qualche centinaia di metri da casa c'è una spiagga enorme, non bellissima, ma funzionale, e poco frequentata. E' quella della foto sotto, e da qui potete notare quello che vi accennavo prima: Playa Honda, ed in particolare la zona dove ho affittato questa casa praticamente confina con la pista dell'aeroporto. Non mi disturba per niente, forse per il mio amore per gli aerei e i voli.




Approfitto della lavatrice per lavare anche gli indumenti usati in questi giorni precedenti a Bruxelles. Vado a cena fuori, sul lungomare, a piedi, rientro subito dopo e mi guardo un po' di telefilm. Mi corico alle 23, e decido che da domattina, ogni mattina mi alzerò alle 7, farò colazione, e poi andrò a camminare sul lungomare, per almeno 5 km complessivi.



20170106

Bruxelles, Belgio - Dicembre 2016 (2)

Giusto per occupare un po' di spazio, ecco un paio di foto del ristorante citato alla fine del post precedente, il Canaal di Vilvoorde. La prima dove il riflesso della vetrata crea un curioso gioco di luci, la seconda del dessert, davvero ben presentato.




Mercoledì 7 dicembre faccio colazione e, mentre risalgo in camera, incrocio una collega, ci salutiamo calorosamente. Esco di buon'ora, e non manco all'appuntamento con il mio ponte preferito.




Arrivo in sede, mi identifico, mi reco nella sala riunioni destinata alla due giorni, saluto il team dei trainer, team del quale potrei far parte tra qualche mese, seppur part time, e attendo l'arrivo di tutti gli altri partecipanti. Molte facce conosciute, qualche novità, comincio a fare conoscenza. Si cominciano i lavori, e c'è da dire che si fa sul serio, ma è tutto molto interessante. Teoria, workshop, pause, chiacchiere, a chiusura del primo giorno poi c'è la cena di gruppo, alla solita brasserie Meat Me, mi offro per portare 2/3 persone visto che ho la macchina a noleggio e devo poi tornare in periferia, due colleghi italiani mi fanno compagnia. Arriviamo al parking Rogier, quello che la settimana scorsa non ero riuscito a trovare, risaliamo in superficie e guido i colleghi alla brasserie, visto che ormai sono di casa. Riempiamo due tavoli, e passiamo un paio di ore piacevoli, il cibo è quello che è, senza infamia e senza lode. Ci salutiamo al giorno dopo, io rientro verso Vilvoorde, senza troppi intoppi. Non ho la forza di vedermi neppure un telefilm.
Giovedì 8 dicembre sarebbe festivo in Italia, ma fa niente. Salto la colazione in albergo perché voglio veramente arrivare presto, e anche perché ieri mattina c'era un bel vassoio di croissant. Solita strada, non debbo neppure fare il check out perché stanotte dormirò ancora al The Lodge, e arrivo talmente presto che ci sono solo io, e non ci sono ancora i croissant. Mi metto a lavorare un poco, e saluto un paio di addetti che stanno lavorando all'illuminazione della sala. Pian piano arriva il team dei trainer, e il capo mi dice "ma allora vuoi davvero diventare un trainer!", poi arrivano i croissant e mi faccio pure un caffé. Iniziano i lavori, sempre più interessanti e anche non di facilissima comprensione, poi inizia un gioco, dobbiamo definire delle previsioni annuali di produzione di un prodotto, e ogni mese c'è un accadimento simulato che cambia lo scenario, da affrontare a coppie. Sono in coppia con F., un collega belga che ormai è un amico, e finiamo vincitori (il premio è un tomo in inglese sulla supply chain), adottando una strategia che tende ad evitare il bullwhip effect. La cosa molto bella è che i target da rispettare a fine anno erano vari, e al gioco segue una discussione di gruppo, e sono i gruppi stessi a decidere chi sono le due coppie vincitrici. Bella soddisfazione.
Sono le 17,30. Le giornate sono state faticose ma prolifiche. Come sempre, ho conosciuto colleghi e colleghe "nuovi", e imparato cose. Ma la giornata non è finita. Esco a salutare chi se ne va e a fumare una sigaretta, e saluto alcune colleghe che escono dall'edificio e che non sono potuto passare a salutare. Alle 18, il mio capo F. mi vuole vedere. Salgo al terzo piano, e dopo qualche minuto (ha un'altra riunione), ci chiudiamo in un ufficio. Parliamo per una decina di minuti di un paio di progetti da mettere in atto il prossimo anni, rispetto ai quali avevo espresso qualche preoccupazione: mi tranquillizza, e poi finiamo a parlare di vacanze. Ci salutiamo, esco, passo dall'hotel, ed esco per una cena junk food (foto sotto) veloce, al Q (catena di fast food belga) lì vicino. Rientro, faccio il check out (che la mattina dopo partirò molto presto), poi rientro in camera definitivamente.




In realtà, mi accorgo che la finestra non chiude bene. Scendo di nuovo alla reception, la signora che è lì mi dice che devo rimuovere la zanzariera. Tra di me mi domando "io la devo rimuovere?". Risalgo, eseguo, ma come sospettavo la finestra continua a non chiudere. Scendo, faccio presente, ma capisco che non farà niente. Risalgo un po' scazzato, ma decido di essere creativo.


Un particolare del soffitto


Uso la zanzariera stessa, la incastro tra lo sbalzo del muro del tetto, e la finestra stessa. Perfetto. Faccio i bagagli, punto la sveglia, mi vedo un telefilm, e mi metto a dormire. Domattina sveglia molto presto, ma la destinazione è Lanzarote, 9 giorni di vacanza mi attendono.

20170105

Bruxelles, Belgio - Dicembre 2016 (1)

La storia parte da lontano, non troppo, ma in questi mesi sono accadute alcune cose. Inizialmente, uno dei miei capi di Bruxelles, mi segnala una serie di corsi specifici per la supply chain, e mi invita a iscrivermi ad alcuni. Io verifico il mio calendario, e mi iscrivo a due di questi. Il terzo non lo posso fare, sarà in dicembre, e proprio quando ho prenotato una settimana a Lanzarote. In settembre partecipo al primo, a Bruxelles, e mi piace molto. In Novembre faccio i salti mortali per partecipare al secondo (che in realtà come contenuti doveva essere il primo) a Lione, insieme al mio capo locale L., e mentre partecipo, e soprattutto nei giorni seguenti, metto a fuoco che l'idea di unirmi al gruppo dei formatori, mi piace. Siccome il capo di questa Academy fra qualche mese si ritirerà in pensione, durante i corsi pubblicizza la cosa. Io inizio col chiedere alla sua assistente, che lascerà la nostra società (aveva un contratto temporaneo) fra poche settimane, come devo fare se sono interessato; nel frattempo, faccio in modo da poter partecipare anche al terzo "modulo" di questa formazione mirata. Sposto la settimana a Lanzarote di qualche giorno, e quindi parto verso Charleroi da Bologna e non da Pisa, poi cerco un volo su Lanzarote da Bruxelles, e mantengo il ritorno da Lanzarote su Bologna. Nel frattempo, JL, il capo dell'Academy, evidentemente allertato da P., l'assistente, mi scrive una mail per chiedermi se sono veramente interessato. Chiedo i "permessi" necessari (al mio capo locale e al mio capo di Bruxelles), e presento la mia candidatura. Vengo convocato per una formazione per formatori di una settimana, febbraio 2017, a Bruxelles. Ma, a questo punto, torniamo sul pezzo. E' lunedì 5 dicembre, completo la giornata lavorativa, e parto molto tardi per Bologna, dove dormo ad un hotel diverso rispetto alla volta scorsa: questa volta scelgo l'Hotel Bologna Airport, e, seppur piuttosto impersonale, la scelta è migliore di quella precedente, senza appesantire la spesa.


Martedì mattina, Bologna
Martedì 6 dicembre, dopo aver scattato questa foto estemporanea dalla finestra della camera, mi preparo, e di buon'ora mi reco al parcheggio già prenotato. Il servizio navetta mi trasporta all'aeroporto, mi metto in coda per i controlli, che devo dire, a Bologna scorrono particolarmente bene, poi prendo un caffè e mi metto in coda al gate. Mi rendo conto che il bagaglio non è perfettamente in regola con la policy di Ryanair, ma conto sul fatto che l'addetta all'imbarco sia particolarmente distratta: passo.



Volo tranquillo, bella giornata anche se fredda, arrivo praticamente a mezzogiorno, quindi decido di prendermela comoda: mangio da Paul, dentro l'aeroporto di Charleroi, poi esco, fumo, scendo a prendere le chiavi dell'auto presso gli uffici delle compagnie di noleggio, risalgo, attendo la navetta, arrivo al parcheggio, stavolta ho Europcar e scopro che loro hanno le auto in superficie, anziché nel parcheggio sotterraneo, provo a settare il navigatore, ma desisto, e metto il mio, e parto con molta calma verso Bruxelles, meglio, Vilvoorde. Decido di resistere alla tentazione che ho sempre, sia all'andata che al ritorno, che mi porta sempre ad ignorare i suggerimenti del GPS e a percorrere il Ring est anziché quello ovest, e per la prima volta con la luce del giorno, percorro appunto l'ovest, mi godo il panorama, fortunatamente non ci sono troppi rallentamenti, tengo una velocità di crociera moderata, e mentre sto per arrivare, decido che per due ore, non è il caso di andare in sede, posso lavorare tranquillamente dall'albergo. Sono circa le 15 quando arrivo, e scopro che il parcheggio adiacente all'albergo The Lodge, il mio preferito (ve ne ho parlato, è ricavato in una ex casa di correzione), è divenuto a pagamento. Chiedo alla reception come è regolato (dalle 9 alle 19, prezzo decisamente ragionevole), saldo con carta di credito, faccio il check in e mi ritiro in camera, non dopo aver scattato un paio di foto all'esterno (mi accorgo che di rado sono riuscito a vederlo con la luce del giorno).



Con mia sorpresa, mi hanno assegnato una camera più grande del solito, probabilmente un upgrade. Mi piacciono le altre, ma questa è decisamente più bella, più grande, più ariosa anche se il tetto altissimo mi preoccupa un po' dal punto di vista del riscaldamento.



Dopo aver apprezzato l'informazione su Tyndale, verificata con Wikipedia, e dopo essermi sistemato, mi metto a lavorare, e faccio l'ora di cena. A quel punto, attraverso il parco adiacente a piedi, e ceno al Canaal, già "recensito".

20170104

Il serpente dice solo bugie

The Serpent Only Lies - Crowbar (2016)

Il 28 ottobre del 2016 è uscito The Serpent Only Lies, titolo, come spesso accade con loro, nemmeno troppo vagamente biblico. E' l'undicesimo disco di una carriera cominciata agli inizi degli anni '90 a New Orleans, Louisiana (una città che, come ormai avrete capito, non sforna solo musica jazz), una band che ha influenzato molte band, anche ben più famose.
Ora, io li ho conosciuti molto tardi, il primo disco di cui vi ho parlato è solamente il precedente Symmetry in Black, ma che vi devo dire, questo disco è lo specchio di una band completamente dedicata alla causa, esperta, ma anche sempre ispirata, canzoni pesanti come macigni ma assolutamente perfette. Stavolta, davanti al ennesimo riascolto, quello diciamo decisivo, questo mentre finalmente ho trovato il tempo di scrivere, alla seconda nota mi sono venuti in mente i Saint Vitus, ma nei Crowbar, semplificando, convivono, e fanno da filo conduttore, due enormi influenze di base: i Black Sabbath, con tutto il movimento doom, e l'hardcore punk. Questo disco è un disco che non piacerà solamente ai nostalgici della band inglese, ma a chiunque apprezzi il metal.
Disco dunque tra i migliori del 2016, un corollario impressionante di pezzi a grande "altezza", due segnalazioni da fare: il rifferama iniziale di Surviving the Abyss, assolutamente da inchino, e la marziale Holy Ground, laddove ricordano tantissimo i Candlemass migliori.
Ottimi.



On 28 October 2016 came out "The Serpent Only Lies", title, as often happens with them, even not too vaguely biblical. It is the eleventh album of a career started in the early '90s in New Orleans, Louisiana (a city which, as you may have guessed by now, not only churns out jazz music), a band that has influenced many bands, even much more famous .
Now, I knew them very late, the first record of which I have spoken to you is only the previous "Symmetry in Black" (2014), but I have to say, this album is a reflection of a band completely dedicated to the cause, highly experienced but always inspired , heavy songs like boulders but absolutely perfect. This time, in front of the nth listen, what I call the decisive one, this while I finally found the time to write, at the second note came to my mind the band Saint Vitus, but in Crowbar, simplifying, lives together, and act as a common thread, two huge base influences: Black Sabbath, with all the doom movement, and the hardcore punk. This is an album that will not appeal only to nostalgic of the English band, but for anyone who appreciates heavy metal music.
Album, thus, among the best of 2016, an impressive corollary of beautiful songs, two to underline: the initial rifferama of "Surviving the Abyss", a must bow, and the martial "Holy Ground", where they reminiscent of the best Candlemass.
Excellent.

20170103

L'Esorcista

The Exorcist - di Jeremy Slater - Stagione 1 (10 episodi; Fox) - 2016

Chicago. Angela Rance è una manager d'hotel, sposata con Henry, che si sta riprendendo lentamente da una caduta, che gli ha fatto riportare un danno cerebrale. Hanno due figlie post adolescenti, Katherine e Casey. Angela, credente e frequentatrice della chiesa di Saint Anthony, avverte strane presenze in casa loro, ed è insospettita dal comportamento fortemente asociale di Katherine, depressa dopo aver causato un incidente automobilistico nel quale è morta la sua migliore amica, e nella quale lei ha subito un danno al ginocchio che l'ha costretta a lasciare la danza, nella quale eccelleva. La donna si rivolge a padre Tomas Ortega, il parroco di origine messicana, un prete giovane, attivo, benvoluto dalla comunità. Secondo Angela, la figlia Katherine potrebbe essere vittima di una possessione demoniaca. Per Tomas, l'argomento della possessione è piuttosto sconosciuto, eppure ha un sogno ricorrente, in cui un prete esorcista tenta (invano) di salvare un bambino messicano posseduto. Tomas si mette a disposizione della famiglia Rance, che sembra non avere problemi. Eppure, Henry, rimasto da solo con Tomas, fornisce un indirizzo al prete, e Tomas, grazie a questa pista, scova il prete esorcista che appare nei suoi sogni. Alloggia in una sorta di casa di riposo per sacerdoti. L'incontro è strano, padre Keane è ermetico e quasi scontroso, e suggerisce a Tomas di lasciar perdere. Tornato a Chicago, Tomas scopre che ad essere posseduta non è Katherine, bensì Casey. Nel frattempo, Keane si prepara per partire.

Cito spesso The Exorcist, film del 1973 diretto da William Friedkin, come il mio film preferito. Non potevo esimermi, quando ho saputo che Morgan Creek, la società titolare dei diritti legati al romanzo di William Peter Blatty da cui fu tratto il film, dopo che in occasione del 40esimo anniversario dell'uscita di quel film (2013), aveva cominciato a contattare varie tv per mettere in piedi una serie televisiva, aveva finalmente portato a termine la cosa. Sceneggiatura di Jeremy Slater, un po' come Fargo, The Exorcist la serie si ripropone di basarsi sul film originale, ma di modernizzare la storia. In effetti, ad un certo punto della prima stagione, si scopre che il link fa, in pratica, di questa serie una sorta di sequel del film.
La serie è buona, il cast è, se escludiamo Geena Davis nei panni di Angela Rance, non troppo conosciuto ma quasi interamente indovinato (ottimo Ben Daniels nella parte di padre Marcus Keane), le atmosfere non riescono ad essere agghiaccianti come quelle del film originale, ma ci provano e mettono un po' d'ansia. L'idea del complotto per assassinare il Papa allunga un po' il brodo, mescola un poco i generi, ma tutto sommato ci sta dentro. Il risultato non è male, l'ho vista con un misto tra piacere e sgomento, e chissà, se ci fosse una seconda stagione, magari ci riproverò pure.

I often quote "The Exorcist", the 1973 film directed by William Friedkin, like my favorite movie. I could not feel bound, when I learned that Morgan Creek, the company that owns the rights related to the novel by William Peter Blatty which was made into the film, after that on the occasion of the 40th anniversary of the release of the movie (2013), had begun to contact various TV to set up a television series, it had finally accomplished it. Screenplay by Jeremy Slater, a bit like "Fargo", "The Exorcist" series intends to be based on the original film, but to modernize the story. In fact, at one point of the first season, it turns out that the link is, in practice, of these series, a sort of sequel to the film.
The series is good, the cast is, if we exclude Geena Davis in the role of Angela Rance, not too well known but almost entirely guessed (great Ben Daniels in the role of father Marcus Keane), the atmosphere does not manage to be frightening as those of the original film but they try, and put a little anxiety. The idea of ​​the plot to assassinate the Pope stretches a little the broth, mix a little the genres, but all in all, it works. The result is not bad, I saw it with a mixture of delight and dismay, and who knows, if there was a second season, maybe I'll try again as well.

20170102

Home Sweet Homeless Shelter

Shameless US - di Paul Abbott sviluppata da John Wells - Stagione 7 (12 episodi; Showtime) - 2016

Frank, pellaccia veramente dura, si sveglia dopo un discreto periodo dal coma nel quale è entrato dopo essere stato scaraventato nel lago Michigan, alla fine della scorsa stagione. Fiona continua a lavorare come manager del Patsy's Pies, dopo la dipartita di Sean, anche se comincia ad incontrare non poche difficoltà. Kev, V e Svetlana continuano nella loro storia di poliamore e gestione dell'Alibi e della famiglia estesa. Lip esce dalla riabilitazione. Debbie, sempre provando ad adattarsi al suo nuovo ruolo di ragazza madre, si inventa una nuova attività per potersi permettere una baby sitter che sorvegli Frannie, mentre lei si gode qualche ora di sonno. Ian comincia a dubitare dell'onestà di Caleb, e della genuinità della loro relazione. Carl decide di farsi circoncidere, visto che la sua fidanzata non gli pratica sesso orale per quel motivo.

Onestamente, c'è poco da aggiungere sul remake statunitense della pirotecnica serie inglese, che non sia già stato detto. Probabilmente, visti i dati di audience stabili, si punta alla conservazione dello status quo, e chissà, a raggiungere il record delle stagioni della versione originale (ben 11, se ricordate correttamente, numero che negli USA è davvero difficilmente raggiungibile). Personalmente, mi farebbe un enorme piacere, come sapete tendo ad affezionarmi oltremodo ai personaggi delle serie tv, e questi di Shameless li amo particolarmente. Lo ripeto: la versione US è riuscita a conservare i sette (facciamo nove, se contiamo anche Kev e V) protagonisti principali, il protagonista Frank Gallagher ed i suoi sei figli Fiona, Lip, Ian, Debbie, Carl e Liam, per ben sette stagioni, senza defezioni, e quindi è riuscita, a mio modesto parere, a creare un'empatia maggiore rispetto alla versione UK, vista la possibilità di mostrare quasi giorno per giorno, l'evoluzione (tutti i personaggi si evolvono eccetto Frank, direi) dell'intero cast. Questa stagione, a dispetto del finale quasi zuccheroso, mostra i soliti fuochi d'artificio nelle vite di tutti i componenti, ed è, come sempre, molto difficile fare una sorta di classifica. Se contiamo che magicamente, la settima stagione è stata anticipata di qualche mese, finendo per avere ben due stagioni nel solo anno 2016, Shameless US è decisamente una delle serie vincitrici di questo anno solare. Più che giusto il rinnovo per una ottava stagione, annunciato il giorno seguente alla messa in onda dell'ultimo episodio della settima, qualche settimana fa.

Honestly, there is little to add to the US remake of the British pyrotechnics series, that has not already been said. Probably, given the stable audience data, the aim is to maintain the status quo, and who knows, to reach a record of the seasons of the original version (as many as 11, if you remember correctly, a number that in the US is really difficult to reach). Personally, I would have a great pleasure, as you know I tend to get attached to the characters of the TV series exceedingly, and these of "Shameless" I love them in particularly. I repeat: the US version has managed to retain the seven (let's say nine, if we count Kev and V) main protagonists, the main character Frank Gallagher and his six children Fiona, Lip, Ian, Debbie, Carl and Liam, for seven seasons, without defections, and so it was able, in my humble opinion, to create greater empathy than the UK version, given the chance to show almost day by day, the evolution (all the characters evolve except Frank, I'd say) of the entire cast. This season, in spite of the final almost sugary, shows the usual fireworks in the lives of all components, and is, as always, very difficult to make a kind of ranking. If we count that magically, the seventh season was brought forward by a few months, only for the fact that we had two seasons in the single year 2016, "Shameless" US is definitely one of the winning series of this calendar year. More than fair, a renewal for an eighth season, that was announced the day after the airing of the last episode of the seventh, a few weeks ago. We are looking forward, dudes!

20170101

A House Divided

Rectify - di Ray McKinnon - Stagione 4 (8 episodi; Sundance Channel) - 2016

Daniel, che adesso vive a Nashville, nella casa del New Canaan Project, esce per andare a lavorare in un magazzino locale. Al suo ritorno, ascolta un messaggio nella segreteria del suo telefono. E' sua madre, Janet, che lo aggiorna sulle novità in famiglia. In seguito, Daniel si presenta ad una delle regolari sessioni di consulenza di gruppo insieme agli altri coinquilini, sessioni guidate dal capo-progetto Avery. Ognuno racconta i proprio progressi, Daniel racconta loro la sua giornata, non condividendo granché. Nel cuore della notte, Daniel vede il suo compagno di stanza Jesse, sgattaiolare via. Il giorno seguente, a lavoro, Daniel viene informato dal suo supervisore che un cliente sta rimandando indietro un ordine per un errore. Daniel assicura che non è colpa sua, ma gli viene ordinato di fare tardi, insieme ad un collega, per preparare di nuovo l'ordine. Prima di poter cominciare, un guasto temporaneo ad un trasformatore fa si che si spengano le luci. Daniel, a differenza degli altri che si prendono una pausa, comincia a passeggiare, e si imbatte, lì vicino, in una cooperativa di artisti, dove incontra Chloe. Daniel osserva attentamente tutti i lavori, e si emoziona. Appena l'energia elettrica ritorna, Daniel torna a lavoro. Al suo ritorno a casa, Avery interroga Daniel sulla fuga di Jesse. Dopo questo, i coinquilini affrontano Daniel, rimproverandogli la sua mancata volontà di aprirsi verso di loro, e di interessarsi nei loro confronti come loro fanno con lui. Il giorno seguente, Daniel spiega ad Avery come si sente. Avendo vissuto quasi 20 anni in isolamento, non è propriamente in grado, come i coinquilini, di socializzare con le persone. Sente di aver perso il senso di sé stesso, e non riesce neppure a ricordare se ha commesso i fatti per cui è stato condannato, oppure no. Daniel, poi, torna a visitare la cooperativa di artisti, e si scusa con Chloe, a proposito del giorno precedente. Quando infine torna ancora una volta a casa, convinto a provare ad aprirsi un po' di più, trova i coinquilini che giocano a carte. Lo invitano ad unirsi a loro, e lui accetta.

Ci lascia con questa ultima, straziante ma speranzosa stagione, Rectify, una delle serie tv più intense mai viste. Ci lascia con la verità che affiora, e con il protagonista Daniel che ritrova, grazie a tutti quelli che sono stati dalla sua parte, che per sua stessa ammissione, sono molti di più di quelli che gli sono stati contro, la speranza, e la voglia di lottare per vivere una vita con una parvenza di normalità. Ci lascia con la consapevolezza che Ray McKinnon è uno sceneggiatore che ci potrà regalare ancora altre perle, con la certezza che Aden Young (Daniel) è un grande attore, che la giustizia è una cosa delicata da maneggiare, e che dentro l'essere umano c'è ancora del buono.
Se seguite la serie, concorderete con me. Se non la conoscete, o se state pensando di dedicarvi ad una serie tv, ve la consiglio, ma preparatevi a piangere e a riflettere sul senso della vita. 

It leaves us with this last, heartbreaking yet hopeful season, "Rectify", one of the TV series the most intense ever seen. It leaves us with the truth that emerges, and with the protagonist Daniel finds, thanks to all those who were on his side, which by its own admission, were many more than those who were against, hope, and will to fight to live a life with a semblance of normalcy. It leaves us with the knowledge that Ray McKinnon is a writer that can still give us other pearls, with the certainty that Aden Young (Daniel) is a great actor, that justice is a delicate thing to handle, and that within the human being, there is still some good.
If you already following the series, you will agree with me. If you do not know it, or if you are planning to dedicate yourself to a TV series, I recommend it, but be prepared to cry and to reflect on the meaning of life.