No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.

20080926

ong 2


parte 1

E passa a mostrarci e-mail che arrivano dal nostro Paese: “Hello, sono italiana e vorrei sapere dove e come posso procurarmi la pillola Ru486. In Italia questo metodo è sperimentale e puoi metterci tanto, troppo tempo a cercare una clinica o un medico che ti aiutino a usarla”. Oppure: “Sono inglese, la mia compagna è italiana, abbiamo già un bambino e non siamo nelle condizioni di averne altri. Per favore aiutateci a capire cosa fare, non voglio farla tornare in ospedale, ché qui tutto ciò che riguarda l’aborto sembra essere diventato illegale e provare a fare le cose di
nascosto costa un mucchio di soldi”. Decine e decine di messaggi nella bottiglia del web, che vengono raccolti da Rebecca e dalle “donne sulle onde”.


OLTRE L’ONU
di Barbara Schiavul


Senza Ong le Nazioni Unite sarebbero come un corpo senza braccia, né gambe». Parola di Staffan
de Mistura, inviato speciale dell’Onu in Iraq. «Mi piacerebbe dire che noi siamo bravi, ma loro
hanno le capacità per intervenire prima di tutti. Certo, hanno dei limiti e non sono sufficientemente legittimate internazionalmente soprattutto se devono confrontarsi con regimi dittatoriali. Ma le Nazioni Unite non possono che riconoscere la loro essenzialità». Non è facile comprendere un mondo in continuo movimento come quello delle Organizzazioni non governative (Non Governmental Organizations), risulta complesso stabilirne i confini e capirne le definizioni. Ma è sufficiente una calamità naturale, una guerra, un’epidemia e il settore no profit fa i bagagli per trasferirsi nei luoghi più “disgraziati” del mondo. Laddove i governi non riescono, arrivano gli aiuti. Pensi a un problema, un’emergenza e trovi qualcuno che ha fondato un’Ong per risolverlo. Se bastassero lo spirito di sacrificio, il pronto intervento, il coraggio e la gratuità, il mondo sarebbe migliore. Ma non lo è. Il mare dentro il quale lavorano le Ong continua a ingrandirsi e i risultati a farsi sempre più piccoli.


MIGLIAIA, ANZI MILIONI

Le Ong sono organizzazioni legalmente costituite che rientrano nel settore no profit, nessuno dei loro associati può essere legato in alcun modo agli organismi dello Stato: 40mila quelle internazionali, mentre il numero delle locali è impressionante. Si va dalle 227mila in Russia fino
al milione e 200mila dell’India, mille soltanto in Cisgiordania e 170 al lavoro nella Striscia di Gaza. E in Italia, dove il no profit fattura più di 40 miliardi di euro l’anno, sono 220mila le organizzazioni (che impiegano circa 700mila persone) impegnate negli ambiti più diversi: dall’assistenza all’istruzione, dall’ambiente alla sanità, dagli aiuti ai rifugiati all’agricoltura. Le prime associazioni no profit nascevano nell’ambito del volontariato, deriva di un mondo che diventava sempre più vecchio e povero spingendo così migliaia di persone a intervenire. Ma oggi le Ong non necessariamente pullulano di volontari o altruisti, molti operatori sono persone altamente qualificate e pagate per la loro esperienza. Spesso realizzano progetti difficili - e pericolosi - di solidarietà internazionale. Esposte alle critiche, per esempio riguardo all’uso di costosi rappresentanti stranieri al posto di impiegati locali, si possono solo difendere attraverso il successo del loro lavoro. Accusate talvolta di comportamenti da “nuovi colonialisti”, capita che si contrappongano a governi che non tutelano i diritti dei propri cittadini. Vogliono attirare
l’attenzione sui problemi che feriscono la società contemporanea, ma si occupano anche del bisogno di vaccinazioni o di come insegnare ai bambini a non attraversare un campo minato.


NON GOVERNATIVE?

Uno dei requisiti principali è l’indipendenza dai governi. Ma a volte all’interno di una struttura internazionale le cose non sono così semplici. Esempio lampante è quello della Croce Rossa Internazionale che ingloba circa 180 Paesi. «Ogni sede mantiene un legame con il governo in
caso di emergenza interna, ma a livello internazionale la situazione si complica», spiega Ugo Bernieri, delegato internazionale della Croce Rossa Italiana dal 1998. «Le Cri europee sono più sviluppate, come quelle scandinave o francesi, e per la loro indipendenza possono essere definite Ong. A differerenza dell’Italia, dove siamo ancora molto indietro. Essendo un ente pubblico, in una situazione fuori dell’Italia il nostro intervento potrebbe essere strumentalizzato: la comunità internazionale perdona più facilmente i problemi della Croce Rossa Iraniana che di quella italiana, da cui ci si aspetta un comportamento diverso».


continua

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