Arrivo all'hotel e faccio il check in, due belle ragazze alla reception, tutto acquista una luce positiva. Sono più o meno le 18, c'è tempo. Salgo in camera e mi vedo la partita che c'è in quel momento. Apro il pc, e controllo le email. Su quella personale, una sorpresa: easyJet mi comunica che a causa di uno sciopero a Pisa, il mio volo dell'indomani è cancellato. Questo è un problema. L'alternativa con la stessa compagnia è attendere la domenica. Non ci siamo. Provo a prenotare un volo alternativo con il sistema di prenotazioni della mia società (l'ho scoperto da poco), e scopro che non si possono prenotare voli se non dopo 24 ore. Mi propone un volo con due cambi, Orly-Marsiglia-Roma-Pisa, per il sabato. Non ci siamo. Rifletto. Alitalia vola da Orly. Vediamo dove. Su Milano Linate. Tre voli l'indomani, uno la mattina presto, uno verso le 11, l'altro nel pomeriggio. Prenoto sul sito Alitalia il volo delle 11, che mi porterebbe poco dopo le 12 a Linate, e con il sistema "interno", un auto con Europcar (la più conveniente), da prelevare a Linate e lasciare a Pisa aeroporto, in modo da prendere la mia auto e tornare a casa in tempo per la cena. Avverto il parcheggio a Pisa che arriverò più tardi del previsto, causa lo sciopero. Non vi dico il prezzo del volo per l'indomani. Imbarazzante. Avviso il mio capo, la sera dopo siamo a cena insieme, per il classico punto della situazione, che ormai è diventato settimanale. Dobbiamo vederci a cena perché, anche quando siamo entrambi a lavoro, non riusciamo mai a parlare con calma. E' un metodo anche questo. Insomma, problema risolto in poco tempo. Finisce la partita, e scendo per la cena. L'albergo, che tra l'altro confina con un altro albergo con una stella in meno, confina a sua volta con un ristorante, il Pedra Alta, pseudo portoghese. Su google, recensioni contrastanti. Provo ugualmente. Devo dire che è pieno, e i piatti sono presentati in maniera spettacolare. Molto pesce, prezzi effettivamente un po' cari, servizio non "gentilissimo", ma del resto i coperti sono veramente tanti.
Soddisfatto, rientro, mi vedo la partita della sera, e dormo.
Venerdì 17 giugno
Mi sveglio di buon'ora, colazione, check out, pronto alla navetta, non prenotabile, quindi è bene mettersi fuori ad attendere. Ci entriamo giusti, si parte per Orly, 10 minuti (di coda) e ci siamo. Il terminal è l'Ovest, a differenza di quello che usa easyJet, ma mi ricordo di esserci stato un paio di anni fa, in transito per Southampton. Check in, controlli, attesa, imbarco, volo. Liscio, ed eccoci a Linate. Mentre si attende l'apertura delle porte, mi accorgo della presenza sullo stesso volo del mitico Billy Costacurta. Cerco i noleggi, ed eccomi nell'ufficio Europcar. Mi presento, e una gentile signora espleta le formalità. Vede dove sono diretto, e chiama il collega un paio di postazioni più in là, che sta servendo una coppia statunitense. In pratica: loro vanno a Firenze, e avevano una Smart, io una Micra, fa il cambio, e io guardo la coppia e faccio loro una battuta, a dire "dovete ringraziarmi". Sorridono e mi dicono che ci saluteremo in autostrada. La signora mi chiede il favore di trasportare un toner che deve dare al collega di Pisa. Faccio altre battute ("mi date dei soldi?" e lei "si faccia pagare un caffè dal collega", e io "se è pisano il caffè glielo pago io per la loro promozione, visto che noi siam retrocessi" e via così), prendo il toner, saluto, e mi incammino verso il parcheggio. Ritiro le chiavi all'ufficio esterno, mi indicano l'auto, la individuo, non riesco ad aprire il bagagliaio. Poco male. Parto, e scopro che ha il cambio automatico. Sembra un go kart coperto. Via verso l'autostrada, la giornata è splendida. Mi fermo per pranzo in autogrill, scambio qualche battuta con una giovane coppia che si siede al mio stesso tavolo, sulla nostra civiltà (la ragazza è incinta, e il parcheggio per le donne incinte lo ha trovato occupato da un uomo). Saluto e mi rimetto in viaggio, ascolto la partita dell'Italia alla radio con la Gialappa's, poco prima di Viareggio faccio rifornimento, arrivo all'aeroporto, e per la prima volta "scopro" dove sono i noleggi auto a Pisa. Chiedo all'operatore, mentre controlliamo l'auto, di indicarmi come si apre il bagagliaio: non lo sa neppure lui. Ci sarebbe la navetta per andare all'aerostazione, ma passa ogni 20 minuti, faccio prima a piedi. Arrivo, e mi dirigo verso il solito parcheggio. L'auto non è pronta, giustamente, non sapevo quando sarei arrivato, attendo che la riportino e scambio chiacchiere col ragazzo, scopro che lo sciopero dei controllori di volo era in tutta Italia, stranamente proprio nell'orario della partita. Vabbè. Arriva l'auto, saluto e riparto.
Alla prossima.
No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.
20160706
20160705
A Sum of Small Things
Una somma di piccole cose - Niccolò Fabi (2016)
Segnalatomi prima dall'amico Iacopo, poi pure da altri, il nuovo disco (l'ottavo) di Niccolò Fabi, è un bel disco. Avevo perso un po' di vista l'ex giovane cantautore, oggi 48enne, e chissà, magari ho fatto male. Come detto appena dato un primo ascolto, una delle cose che colpiscono immediatamente è che non sembra un disco italiano, e questo, soprattutto nel campo della musica d'autore, è un complimento. Fabi, che ha scritto questo Una somma di piccole cose in un paio di mesi in "isolamento" in una casa di campagna fuori Roma, in una zona raffigurata anche nella foto di copertina, ha detto di essersi ispirato a cantautori stranieri quali Bon Iver, Sufjan Stevens, Ben Howard. Ci credo e si sente. Secondo me, c'entrano molto anche i Kings of Convenience (Filosofia agricola).
Impregnato di un certo pessimismo, presenta dei bei testi, e belle atmosfere raccolte, acustiche, delicatissime. Belle canzoni, a volte addirittura toccanti, come la conclusiva Vince chi molla, e una prova vocale a tratti impressionante. E' presente una cover, Le cose non si mettono bene, degli Hellosocrate, band laziale apprezzata dal cantautore.
Davvero interessante.
Reported by my friend Iacopo, then by others as well, the new album (the eighth) by Niccolò Fabi, it's a good record. I had lost a bit the traces of the former young singer, 48-year old now, and who knows, maybe I did wrong. As I said just after have given a first listen, one of the things that strikes immediately is that there seems not at all an Italian album, and this, especially in the italian songwriters, it's a compliment. Fabi, who wrote this "Una somma di piccole cose" ("A Sum of Small Things") in a couple of months in "isolation" in a country house outside Rome, in an area also depicted in the cover photo, said he was inspired to foreign songwriters such as Bon Iver, Sufjan Stevens, Ben Howard. I believe him, and you can hear it. In my opinion, there is also a bit of Kings of Convenience (Filosofia agricola).
Impregnated with a certain pessimism, it has good lyrics, and beautiful collected atmospheres, acoustic, very delicate. Beautiful songs, sometimes poignant, as the final "Vince chi molla", and an impressive voice test, in some traits.
Really interesting.
Segnalatomi prima dall'amico Iacopo, poi pure da altri, il nuovo disco (l'ottavo) di Niccolò Fabi, è un bel disco. Avevo perso un po' di vista l'ex giovane cantautore, oggi 48enne, e chissà, magari ho fatto male. Come detto appena dato un primo ascolto, una delle cose che colpiscono immediatamente è che non sembra un disco italiano, e questo, soprattutto nel campo della musica d'autore, è un complimento. Fabi, che ha scritto questo Una somma di piccole cose in un paio di mesi in "isolamento" in una casa di campagna fuori Roma, in una zona raffigurata anche nella foto di copertina, ha detto di essersi ispirato a cantautori stranieri quali Bon Iver, Sufjan Stevens, Ben Howard. Ci credo e si sente. Secondo me, c'entrano molto anche i Kings of Convenience (Filosofia agricola).
Impregnato di un certo pessimismo, presenta dei bei testi, e belle atmosfere raccolte, acustiche, delicatissime. Belle canzoni, a volte addirittura toccanti, come la conclusiva Vince chi molla, e una prova vocale a tratti impressionante. E' presente una cover, Le cose non si mettono bene, degli Hellosocrate, band laziale apprezzata dal cantautore.
Davvero interessante.
Reported by my friend Iacopo, then by others as well, the new album (the eighth) by Niccolò Fabi, it's a good record. I had lost a bit the traces of the former young singer, 48-year old now, and who knows, maybe I did wrong. As I said just after have given a first listen, one of the things that strikes immediately is that there seems not at all an Italian album, and this, especially in the italian songwriters, it's a compliment. Fabi, who wrote this "Una somma di piccole cose" ("A Sum of Small Things") in a couple of months in "isolation" in a country house outside Rome, in an area also depicted in the cover photo, said he was inspired to foreign songwriters such as Bon Iver, Sufjan Stevens, Ben Howard. I believe him, and you can hear it. In my opinion, there is also a bit of Kings of Convenience (Filosofia agricola).
Impregnated with a certain pessimism, it has good lyrics, and beautiful collected atmospheres, acoustic, very delicate. Beautiful songs, sometimes poignant, as the final "Vince chi molla", and an impressive voice test, in some traits.
Really interesting.
20160704
Orly/Clamecy/Paris, Francia - Giugno 2016 (3)
Usciamo dalla stazione, che per la precisione è Haussmann - Saint-Lazare, e proviamo ad orientarci, ci dirigiamo verso l'hotel che è il Villathena. Quindi, Rue Saint-Lazare, Rue d'Amsterdam, e Rue d'Athènes, e ci siamo. L'ora è quella di cena abbondante, quindi saliamo in camera e ci diamo appuntamento dopo 5 minuti dabbasso. All'incrocio tra Rue d'Athènes, Rue de Londre e Rue d'Amsterdam, ci sono due brasserie, ne scegliamo una (la Saint-Lazare) e ci addentriamo. C'è la partita della Francia, e ci facciamo dare un tavolo con vista tv. Si guarda la partita (ma io anche una ragazza lì vicina), il cibo è buono, beviamo qualcosa, e ci ritiriamo. Appuntamento all'indomani, non presto, M. ci ha annunciato che fino alle 10 non sarà dei nostri, quindi possiamo prendercela con molta calma.
Giovedì 16 giugno
Colazione in una stanza molto piccola, così come la hall, e verso le 9,30 ci troviamo pronti per il check out. Io e D. facciamo quei 250 metri che ci separano dalla sede in Rue de Clichy, giusto davanti al Casino de Paris. Ci identifichiamo, e prenotiamo una sala riunioni. Palazzo elegante, spazioso, macchine del caffè gratis così come distributori di acqua. Ci posizioniamo nella sala, e attendiamo M., che è arrivata e ha qualche problema col suo pc. Poi arriva, e si tirano le conclusioni, che in realtà sono basi per un progetto di revisione del lavoro di scheduling. M., come detto, ha una capacità impressionante di razionalizzare e stendere in tempi brevissimi un action plan. Osservo ammirato, e dico la mia ogni tanto, sarà un percorso difficile, avremo bisogno del supporto dei nostri capi in maniera forte e decisa, ma potrebbe funzionare. Ci fermiamo per pranzo, scendiamo alla mensa, salutiamo il nostro capo A., che è lì con un altro personaggio del marketing che ho conosciuto lo scorso anno in settembre, che non mi riconosce, saluto ad un altro tavolo il capo di tutto il marketing, conosciuto lo scorso anno ad ottobre, sentito in altre occasioni, rivisto qualche mese fa al paesello. Si pranza e si torna a dare gli ultimi ritocchi (ma fa tutto M.), D. ci lascia verso le 15, saluti di rito. M. torna alla sua postazione di lavoro, la accompagno, e le dico che voglio andare a salutare un collega che lavora al piano di sopra, mi accompagna e torna al lavoro. O. è una vecchia conoscenza, un Sales Account esperto, spesso bistrattato, ma sicuramente una bravissima persona. Bel ragazzo, educatissimo, francese, parla sempre a voce bassa in un inglese non troppo fluido con un accento francese fortissimo. Ieri, dopo averci lavorato quasi due anni, non è riuscito a chiudere un contratto con una società spagnola, un contratto che poteva essere, come direbbe chi conosce bene l'inglese, un game changer per la produzione del prodotto del quale io curo il flusso. Mi ha inviato una mail ieri sera, a parte da quella ufficiale, ed ho capito che ci è rimasto veramente male; non so perché, ma sento di doverlo vedere per rincuorarlo. In ufficio con lui c'è una collega che ho spesso letto in copia ad alcune email, ma mai incontrato di persona. Andiamo a prendere un caffè, e O. mi racconta un po' il fatto, poi andiamo su argomenti meno lavorativi, facciamo qualche risata. Lo saluto calorosamente, gli dico di stare su. Scendo, saluto M., la ringrazio, scendo nella hall, esco a fumare una sigaretta nel patio, riconsegno il badge temporaneo, ed esco per le strade di Parigi in cerca della stazione Liège. Otto stazioni fino a Montparnasse-Bienvenue, altre tre ed eccomi a Denfert-Rochereau, dove salgo in superficie per prendere l'Orlybus. Attraverso la piazza omonima, e salgo sul bus. Un po' di traffico, e pian piano eccomi al terminal Sud. Cerco un taxi per un po', e ne trovo uno guidato da un asiatico. Gli do l'indirizzo, l'hotel non è lontano, è il Kyriad Orly Aéroport Athis-Mons.
Giovedì 16 giugno
Colazione in una stanza molto piccola, così come la hall, e verso le 9,30 ci troviamo pronti per il check out. Io e D. facciamo quei 250 metri che ci separano dalla sede in Rue de Clichy, giusto davanti al Casino de Paris. Ci identifichiamo, e prenotiamo una sala riunioni. Palazzo elegante, spazioso, macchine del caffè gratis così come distributori di acqua. Ci posizioniamo nella sala, e attendiamo M., che è arrivata e ha qualche problema col suo pc. Poi arriva, e si tirano le conclusioni, che in realtà sono basi per un progetto di revisione del lavoro di scheduling. M., come detto, ha una capacità impressionante di razionalizzare e stendere in tempi brevissimi un action plan. Osservo ammirato, e dico la mia ogni tanto, sarà un percorso difficile, avremo bisogno del supporto dei nostri capi in maniera forte e decisa, ma potrebbe funzionare. Ci fermiamo per pranzo, scendiamo alla mensa, salutiamo il nostro capo A., che è lì con un altro personaggio del marketing che ho conosciuto lo scorso anno in settembre, che non mi riconosce, saluto ad un altro tavolo il capo di tutto il marketing, conosciuto lo scorso anno ad ottobre, sentito in altre occasioni, rivisto qualche mese fa al paesello. Si pranza e si torna a dare gli ultimi ritocchi (ma fa tutto M.), D. ci lascia verso le 15, saluti di rito. M. torna alla sua postazione di lavoro, la accompagno, e le dico che voglio andare a salutare un collega che lavora al piano di sopra, mi accompagna e torna al lavoro. O. è una vecchia conoscenza, un Sales Account esperto, spesso bistrattato, ma sicuramente una bravissima persona. Bel ragazzo, educatissimo, francese, parla sempre a voce bassa in un inglese non troppo fluido con un accento francese fortissimo. Ieri, dopo averci lavorato quasi due anni, non è riuscito a chiudere un contratto con una società spagnola, un contratto che poteva essere, come direbbe chi conosce bene l'inglese, un game changer per la produzione del prodotto del quale io curo il flusso. Mi ha inviato una mail ieri sera, a parte da quella ufficiale, ed ho capito che ci è rimasto veramente male; non so perché, ma sento di doverlo vedere per rincuorarlo. In ufficio con lui c'è una collega che ho spesso letto in copia ad alcune email, ma mai incontrato di persona. Andiamo a prendere un caffè, e O. mi racconta un po' il fatto, poi andiamo su argomenti meno lavorativi, facciamo qualche risata. Lo saluto calorosamente, gli dico di stare su. Scendo, saluto M., la ringrazio, scendo nella hall, esco a fumare una sigaretta nel patio, riconsegno il badge temporaneo, ed esco per le strade di Parigi in cerca della stazione Liège. Otto stazioni fino a Montparnasse-Bienvenue, altre tre ed eccomi a Denfert-Rochereau, dove salgo in superficie per prendere l'Orlybus. Attraverso la piazza omonima, e salgo sul bus. Un po' di traffico, e pian piano eccomi al terminal Sud. Cerco un taxi per un po', e ne trovo uno guidato da un asiatico. Gli do l'indirizzo, l'hotel non è lontano, è il Kyriad Orly Aéroport Athis-Mons.
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| Non sono uso a, ma una foto ricordo in Rue de Clichy ci stava. |
20160703
Oathbreaker
Game of Thrones - di David Benioff e D. B. Weiss - Stagione 6 (10 episodi; HBO) - 2016A Winterfell, Ramsay piange la morte di Myranda, ma non perde la sua solita cattiveria. Il padre lo mette in guardia, la vittoria contro Stannis non li mette al riparo dalla furia dei Lannister. Accusa il figlio di aver perso Sansa, e minaccia di diseredarlo. Sansa e Theon fuggono nei boschi, sono inseguiti, ma sono salvati da Brienne e Pod. Theon dimostra la sua ritrovata fedeltà agli Stark.
A Dorne, Doran riceve la notizia della morte di Myrcella, e immediatamente viene ucciso, insieme ad Areo, da Ellaria e Tyene, mentre le guardie non muovono un dito.
A King's Landing, Jaime riporta il corpo di Myrcella a Cersei, promettendo vendetta. Margaery è ancora prigioniera di High Sparrow, ma finge una conversione. Ancora nella sua nave, Trystane, il figlio di Doran, addolorato per la morte di Myrcella, viene ucciso da Obara e Nymeria.
A Meereen, Tyrion e Varys si rendono conto che i nemici dell'assente Daenerys stanno aumentando anche tra il popolo. La flotta nel porto viene data alle fiamme, quindi non si potrà, al presunto ritorno della Regina dei Draghi, navigare verso Westeros.
Nelle terre Dothraki, Daario e Jorah continuano a seguire le tracce di Daenerys; lei è stata fatta prigioniera dai Dothraki, che vogliono che la donna rimanga nel Vaes Dothrak, la città sacra, dove dovrà rimanere insieme alle altre vedove dei Khal.
A Braavos, Arya adesso è cieca, costretta a mendicare, e tormentata da Waif.
Alla Barriera, Davos e gli amici di Jon custodiscono il suo cadavere in una stanza appartata. Melisandre è turbata, e dubita della sua fede: tra le fiamme, aveva avuto una visione di Jon che combatteva a Winterfell. Gli uomini di Ser Alliser circondano la stanza dove si trova il cadavere di Jon, promettendo l'amnistia ai "lealisti". Melisandre si corica; quando si toglie la collana di rubini, rivela un corpo vecchissimo.
Nonostante le solite, prevedibili, e se volete, anche necessarie critiche, Game of Thrones prosegue degnamente anche per la prima stagione in cui la serie "sorpassa" i libri di George R. R. Martin. Gli autori si stanno adesso basando su uno schema della trama dei futuri romanzi, fornito da Martin stesso, oltre a contenuti originali.
Il ritmo rimane invariato, con una partenza sparata, molte morti importanti già nel primo episodi, poi diversi episodi "tattici", con posizionamenti vari ma anche fondamentali sviluppi "politici", fino al classico nono episodio "tutto azione", ed un finale formato maxi (oltre un'ora) con ulteriori fuochi d'artificio.
Per i die hard fan come me, la serie è stata rinnovata per la settima stagione che consterà di sette episodi, e, se tutto andrà bene, e la serie sarà rinnovata anche per l'ottava stagione, essa sarà costituita da sei episodi, e molto probabilmente sarà quella finale.
Sinceramente, mi auguro perfino uno spin off. Per la recensione della settima stagione, vi dirò su chi dovrebbe essere incentrato. Come che sia, probabilmente la più grandiosa serie mai concepita per la televisione.
Game of Thrones continues worthily for the first season in which the series "transcends" the George R. R. Martin books. The authors are now basing on a plot diagram of future novels, provided by Martin himself, as well with original content.
The pace remains unchanged, with an explosive starting, many important dead already in the first episodes, then several "tactical" episodes, with many slow movements, but also fundamental "political" developments, until the classic ninth episode "all action", and a final with a maxi format (over an hour), with many "fireworks".
Probably the most grandiose series ever conceived for television.
20160702
20160701
Orly/Clamecy/Paris, Francia - Giugno 2016 (2)
Martedì 14, Mercoledì 15 giugno
Sveglia, colazione, e via verso lo stabilimento, vicinissimo al centro. La cittadina è piccolissima, quindi le distanze sono tutte relative. Il tempo è altalenante, ma meglio di quanto ci si aspettava. Tutto intorno, verde. Un fiume lambisce la fabbrica, e taglia in due il paese. All'ingresso alcune formalità, e siamo dentro. Ci attende L., già collega di M., ci attende. Lo scopo di questa nostra visita mi è chiaro poco a poco, ed è il contrario di quanto avevo capito inizialmente: siamo qui per imparare, non per insegnare. Il sistema informatico di questa società che quella per cui lavoro ha inglobato qualche anno fa con l'acquisizione di un gruppo francese medio-grande, è la versione avanzata di quello che usiamo noi, e L. ha sviluppato un sistema di schedulazione della produzione davvero interessante e quasi impeccabile, grazie anche all'affidabilità della produzione (materie prime soprattutto per cosmetica, se ho capito bene), usando al massimo il sistema informatico, e dando il via ad una collaborazione molto stretta con la produzione.
Ce lo mostra, insieme ad un'altra collega che interverrà il mercoledì, fin nei dettagli, M. e D. prendono nota, io vengo interpellato e chiamato ad immaginare come possiamo trasporlo nel nostro tipo di schedulazione della programmazione. Si interrompe per il pranzo, che si svolge fuori dallo stabilimento, in due luoghi distinti nei due giorni che si susseguono. Si lavora fino al pomeriggio, non tardi. La prima sera si cena in albergo, il paese non offre granché, ma come detto l'albergo non è affatto male anche a livello culinario.
Martedì, dopo il lavoro si fa un salto in un centro commerciale appena fuori del centro (ma già praticamente in campagna), per comprare soprattutto un rasoio per me: mi sono dimenticato il mio. C'è poi il tempo per una passeggiata, volendo, ma mi riposo, tra l'altro il tempo vira e piove un poco. Il pranzo del mercoledì si svolge in una creperié, ed è allegro, il pomeriggio finisce prima del martedì, si saluta e si riparte per Parigi.
Lo stabilimento è ovviamente piccolo, ma scopro che l'edificio direzionale di fronte a quello dove abbiamo lavorato, è protetto dalle Belle Arti francesi, perché in stile Le Corbusier.
Dunque, rotta per Parigi, il tempo migliora, il traffico, finché non ci si avvicina alla capitale, clemente. Chiacchiere in libertà, sono anche un po' stanco. Ci si ferma ad un autogrill prima di entrare nel perimetro di Parigi, M. e D. si scambiano alla guida, si compra dell'acqua. Lasciamo M. vicino a dove abita, noi proseguiamo per Gare du Nord, seguendo le istruzioni del GPS, e ce la facciamo tutta in coda. Ci perdiamo per un attimo, ma troviamo anche un distributore di carburante, riforniamo, poi ritroviamo la fiducia e la strada, e consegniamo l'auto. Poi prendiamo la RER e in pochi minuti siamo a Saint-Lazare. Vicina a Pigalle, al nostro albergo e alla sede di Parigi della nostra società.
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| Si, lo so, è venuta storta. Comunque, un'altro scorcio del piccolo stabilimento |
20160630
Ossa cave
Hollow Bones - Rival Sons (2016)
Vi ricordate la mia recensione del loro terzo disco Head Down? Bene, stessa identica cosa, con la sola differenza che stavolta non dovevo neppure dar contro all'amico Filo, nessuno degli amici aveva espresso giudizi, e non ne ho voluti leggere di cosiddetti accreditati: gli ho dato un ascolto sommario, poi per caso l'ho messo su nelle casse di un chiringuito sulla spiaggia, e come sempre, è stato amore. Album brevissimo (37 minuti), otto pezzi originali (in realtà potremmo considerarli sette, visto che la title track è "divisa" in due parti, traccia 1 e 8) e una cover, a dir poco eccezionale (Black Coffee, Ike & Tina Turner), alle radici del blues-rock e perfino del soul, ancora una volta, il quartetto di Long Beach, California, spacca. Sono costretto ad usare il solito luogo comune "niente di nuovo, ma fatto alla perfezione", e a suggerirvi di suonarlo forte. Poi, arrivati alla traccia 9, mettetevi le cuffie e pensate ad un amore perduto. All That I Want. Qui, Jay Buchanan vi farà ricordare Jeff Buckley. Piangerete.
If I could help you see me/ the way that I see you/ hope you like what you see/ and I hope that it pleases you.
Do you remember my review of their third album "Head Down"? I've tried to don't love this album, also to go against my friend Filo? Well, same thing, the only difference being that this time, I had not even go against my friend, none of the friends had expressed judgments, and I have not wanted to read about so-called accredited: I gave him a summary listening, then by chance I put it up in the coffers of a beach bar, and as always, it was love. A very short album (37 minutes), eight original tracks (actually we could consider seven, as the title track is "divided" into two parts, tracks 1 and 8) and a cover, superb ("Black Coffee", Ike & Tina Turner), the roots of the blues-rock and even of soul, once again, the quartet of Long Beach, California, rocks. I am forced to use the usual cliché "nothing new, but done to perfection", and to invite you to play it out loud. Then, arrived at track 9, put on your headphones, and think about a lost love. "All That I Want". Here, Jay Buchanan will make you remember Jeff Buckley. You will certainly cry.
If I could help you see me/ the way that I see you/ hope you like what you see/ and I hope that it pleases you.
Vi ricordate la mia recensione del loro terzo disco Head Down? Bene, stessa identica cosa, con la sola differenza che stavolta non dovevo neppure dar contro all'amico Filo, nessuno degli amici aveva espresso giudizi, e non ne ho voluti leggere di cosiddetti accreditati: gli ho dato un ascolto sommario, poi per caso l'ho messo su nelle casse di un chiringuito sulla spiaggia, e come sempre, è stato amore. Album brevissimo (37 minuti), otto pezzi originali (in realtà potremmo considerarli sette, visto che la title track è "divisa" in due parti, traccia 1 e 8) e una cover, a dir poco eccezionale (Black Coffee, Ike & Tina Turner), alle radici del blues-rock e perfino del soul, ancora una volta, il quartetto di Long Beach, California, spacca. Sono costretto ad usare il solito luogo comune "niente di nuovo, ma fatto alla perfezione", e a suggerirvi di suonarlo forte. Poi, arrivati alla traccia 9, mettetevi le cuffie e pensate ad un amore perduto. All That I Want. Qui, Jay Buchanan vi farà ricordare Jeff Buckley. Piangerete.
If I could help you see me/ the way that I see you/ hope you like what you see/ and I hope that it pleases you.
Do you remember my review of their third album "Head Down"? I've tried to don't love this album, also to go against my friend Filo? Well, same thing, the only difference being that this time, I had not even go against my friend, none of the friends had expressed judgments, and I have not wanted to read about so-called accredited: I gave him a summary listening, then by chance I put it up in the coffers of a beach bar, and as always, it was love. A very short album (37 minutes), eight original tracks (actually we could consider seven, as the title track is "divided" into two parts, tracks 1 and 8) and a cover, superb ("Black Coffee", Ike & Tina Turner), the roots of the blues-rock and even of soul, once again, the quartet of Long Beach, California, rocks. I am forced to use the usual cliché "nothing new, but done to perfection", and to invite you to play it out loud. Then, arrived at track 9, put on your headphones, and think about a lost love. "All That I Want". Here, Jay Buchanan will make you remember Jeff Buckley. You will certainly cry.
If I could help you see me/ the way that I see you/ hope you like what you see/ and I hope that it pleases you.
20160629
Orly/Clamecy/Paris, Francia - Giugno 2016 (1)
Lunedì 13 giugno
La giornata inizia come sempre molto presto (sveglia all'alba, a lavoro dalle 6 circa), scandita da veri impegni lavorativi, riunioni ed altro fino alle 11,30. Ho già la borsa fatta, verso le 12 saluto, infilo il pc in borsa e mi avvio verso Pisa. Mi fermo all'Ikea a mangiare, soluzione mai provata ma ci sta, i ristoranti dell'aeroporto son tutti già testati, e il McDonald's lì vicino pure. Molta gente, un po' di fila ma non ressa. Verso le 14, come previsto, sono al solito parcheggio. Ricordo agli addetti che non torno giovedì, bensì venerdì. La prima bozza di questo viaggio di lavoro era di rimanere martedì e mercoledì in una amena (così si spera) località della Borgogna, in un piccolo sito del gruppo, e ripartire giovedì, ma in seconda battuta sono stato invitato a rimanere a Parigi il giorno di giovedì per raccogliere e tirare le somme degli elementi appresi, quindi ho spostato il volo al venerdì.
Mi appropinquo verso la stazione aeroportuale, e fa un discreto caldo, passo i controlli, compro una bottiglia d'acqua e bevo un caffè, e attendo ordinatamente l'imbarco. Volo easyJet già utilizzato un paio di volte, e con qualche minuto di ritardo sono ad Orly. Esco dall'aeroporto e contatto i miei colleghi, la responsabile della qualità della Supply Chain per l'Europa, e il mio omologo, traducendo grossolanamente in italiano il "gestore dei flussi di prodotto", su un prodotto con volumi molto più importanti del "mio". Per inciso, questo signore belga attempato e con una vastissima esperienza lavorativa in molte altre società, è in realtà un consulente esterno che occupa questa posizione dall'agosto dell'anno scorso, e la posizione è quella per la quale mi sono candidato l'anno scorso in ottobre; chi doveva decidere non ha deciso, nessuna scelta tra tutti i candidati (io in realtà, forse ve l'ho raccontato, non ho neppure fatto l'intervista, ma uno dei miei capi, quello che in pratica doveva decidere, ha voluto pranzare testa a testa con me mesi fa per spiegarmi il perché di questa non decisione, sincerarsi che fossi sempre e comunque interessato ad un eventuale trasferimento, magari con un'altra posizione, e tranquillizzarmi sul fatto che mi tengono sempre in grande considerazione; questa "chiamata" per questo "tour" in Francia è uno dei segnali). Con questo collega, D., negli ultimi tempi c'è un buonissimo rapporto, ci sentiamo spesso, vedo che si fida dei miei giudizi e persino dei miei consigli. Con l'altra collega, M., una giovane francese di origini italiane, che quando ci sentiamo e ci vediamo e ci scriviamo prova a parlare un poco di italiano, c'è ugualmente un buon rapporto: è una professionista con una capacità impressionate di razionalizzare ed organizzare le cose, nonostante abbia più di 15 anni meno di me sono sempre molto attento ai suoi interventi, trovo ci sia sempre qualcosa da imparare. D. mi contatta al telefono, e ci troviamo, mi guida verso il parcheggio dove M. ci attende con l'auto presa a noleggio a Gare du Nord (lei abita a Parigi, lui è arrivato in treno da Bruxelles, ma in realtà abita ad Anversa). Saluti di rito e via verso Clamecy, 200 km circa più a sud, non lontana da Auxerre, luogo che ai tifosi livornesi ricorda un tempo glorioso ormai lontano.
Il traffico in uscita e in entrata a Parigi, a questo punto l'ho visto alcune volte, è sempre piuttosto impressionante. Stop and go continui per un'ora buona, poi si scorre. Panorami bucolici, chiacchiere in relax, sempre interessanti. Si arriva che sono oltre le 20, il tempo di appoggiare i bagagli in camera e siam pronti per la cena. Alloggiamo all'Hostellerie de la Poste, vecchia struttura ammodernata con annesso ristorante di un certo interesse. Si mangia bene, ho capito dai colleghi francesi, M. in testa, che sono molto esigenti, probabilmente più di noi italiani, quando si tratta di cibarsi. Non beviamo troppo, in effetti dopo la settimana scorsa in Germania mi devo dare una regolata. Ci diamo appuntamento alla mattina seguente, di buon'ora, alle 8 ci attendono nel piccolo stabilimento. Non sto a dirvelo: sono veramente contento di essere qui.
La giornata inizia come sempre molto presto (sveglia all'alba, a lavoro dalle 6 circa), scandita da veri impegni lavorativi, riunioni ed altro fino alle 11,30. Ho già la borsa fatta, verso le 12 saluto, infilo il pc in borsa e mi avvio verso Pisa. Mi fermo all'Ikea a mangiare, soluzione mai provata ma ci sta, i ristoranti dell'aeroporto son tutti già testati, e il McDonald's lì vicino pure. Molta gente, un po' di fila ma non ressa. Verso le 14, come previsto, sono al solito parcheggio. Ricordo agli addetti che non torno giovedì, bensì venerdì. La prima bozza di questo viaggio di lavoro era di rimanere martedì e mercoledì in una amena (così si spera) località della Borgogna, in un piccolo sito del gruppo, e ripartire giovedì, ma in seconda battuta sono stato invitato a rimanere a Parigi il giorno di giovedì per raccogliere e tirare le somme degli elementi appresi, quindi ho spostato il volo al venerdì.
Mi appropinquo verso la stazione aeroportuale, e fa un discreto caldo, passo i controlli, compro una bottiglia d'acqua e bevo un caffè, e attendo ordinatamente l'imbarco. Volo easyJet già utilizzato un paio di volte, e con qualche minuto di ritardo sono ad Orly. Esco dall'aeroporto e contatto i miei colleghi, la responsabile della qualità della Supply Chain per l'Europa, e il mio omologo, traducendo grossolanamente in italiano il "gestore dei flussi di prodotto", su un prodotto con volumi molto più importanti del "mio". Per inciso, questo signore belga attempato e con una vastissima esperienza lavorativa in molte altre società, è in realtà un consulente esterno che occupa questa posizione dall'agosto dell'anno scorso, e la posizione è quella per la quale mi sono candidato l'anno scorso in ottobre; chi doveva decidere non ha deciso, nessuna scelta tra tutti i candidati (io in realtà, forse ve l'ho raccontato, non ho neppure fatto l'intervista, ma uno dei miei capi, quello che in pratica doveva decidere, ha voluto pranzare testa a testa con me mesi fa per spiegarmi il perché di questa non decisione, sincerarsi che fossi sempre e comunque interessato ad un eventuale trasferimento, magari con un'altra posizione, e tranquillizzarmi sul fatto che mi tengono sempre in grande considerazione; questa "chiamata" per questo "tour" in Francia è uno dei segnali). Con questo collega, D., negli ultimi tempi c'è un buonissimo rapporto, ci sentiamo spesso, vedo che si fida dei miei giudizi e persino dei miei consigli. Con l'altra collega, M., una giovane francese di origini italiane, che quando ci sentiamo e ci vediamo e ci scriviamo prova a parlare un poco di italiano, c'è ugualmente un buon rapporto: è una professionista con una capacità impressionate di razionalizzare ed organizzare le cose, nonostante abbia più di 15 anni meno di me sono sempre molto attento ai suoi interventi, trovo ci sia sempre qualcosa da imparare. D. mi contatta al telefono, e ci troviamo, mi guida verso il parcheggio dove M. ci attende con l'auto presa a noleggio a Gare du Nord (lei abita a Parigi, lui è arrivato in treno da Bruxelles, ma in realtà abita ad Anversa). Saluti di rito e via verso Clamecy, 200 km circa più a sud, non lontana da Auxerre, luogo che ai tifosi livornesi ricorda un tempo glorioso ormai lontano.
Il traffico in uscita e in entrata a Parigi, a questo punto l'ho visto alcune volte, è sempre piuttosto impressionante. Stop and go continui per un'ora buona, poi si scorre. Panorami bucolici, chiacchiere in relax, sempre interessanti. Si arriva che sono oltre le 20, il tempo di appoggiare i bagagli in camera e siam pronti per la cena. Alloggiamo all'Hostellerie de la Poste, vecchia struttura ammodernata con annesso ristorante di un certo interesse. Si mangia bene, ho capito dai colleghi francesi, M. in testa, che sono molto esigenti, probabilmente più di noi italiani, quando si tratta di cibarsi. Non beviamo troppo, in effetti dopo la settimana scorsa in Germania mi devo dare una regolata. Ci diamo appuntamento alla mattina seguente, di buon'ora, alle 8 ci attendono nel piccolo stabilimento. Non sto a dirvelo: sono veramente contento di essere qui.
20160628
Rheinberg/Xanten/Weeze, Germania - Giugno 2016
Riunione europea del Back Office. Porto con me uno dei miei colleghi. Rheinberg è vicina a Dusseldorf, e solitamente chi arriva in aereo usa quell'aeroporto, ma io di solito preferisco il piccolo aeroporto di Weeze, un poco più vicino e poco trafficato, con voli Ryanair dall'Italia. Ci sono pure da Pisa, ma da Orio al Serio sono giornalieri, ma mattinieri, quindi saliamo il giorno precedente verso il Nord.
Domenica 5 Giugno
Si parte verso le 16,30, ma mi ero dimenticato il colossale rientro dal ponte del 2 giugno. Invece di entrare in autostrada a Rosignano scelgo Collesalvetti, e siccome non ci sono abituato, e stiamo parlottando col collega, sbaglio e mi dirigo verso Rosignano. Si perdono quasi 40 minuti, e il traffico si preannuncia intenso. Iniziano le code e i rallentamenti già all'altezza di Pisa. Isoradio è implacabile, e forse anche blanda. Sembra uno stop and go. Siamo sulla Cisa che è quasi l'ora di cena. Sperando che il traffico diminuisca, alle 20 ci fermiamo a Berceto per la cena, e almeno, indoviniamo il ristorante, Il Bacher, vicinissimo all'uscita. L'idea era cenare al Barracuda di Grassobbio, per condividere col collega questa mia "scoperta", ma l'idea è già abbandonata da tempo. Riprendiamo il viaggio poco dopo le 21, ma il traffico non è diminuito. Comincia a scorrere un poco in Autosole (dopo 3 km di coda all'innesto), poi la bretella Fiorenzuola-Brescia è sgombra. Arriviamo all'hotel (il Mercule Bergamo Aeroporto, già provato da solo qualche mese fa) che sono le 23 abbondanti.
Lunedì 6 Giugno
La sveglia è di buon mattino, la colazione non sarebbe ancora pronta ma lo staff dell'hotel ce la concede ugualmente, molto cortesemente. Parcheggio solito, e prima delle 7 siamo in aeroporto. Il volo è alle 8,30. Siamo a Weeze alle 10, prendiamo l'auto a noleggio, e prima delle 11 siamo in sede a Rheinberg. Il tempo è sorprendentemente clemente. Salutiamo un po' di colleghi, e ci danno una sala riunioni, da dove lavoriamo un poco. Si pranza con i colleghi, e nel pomeriggio cominciano ad arrivare gli altri, cominciamo partecipando ad una riunione congiunta con il Front Office. Dopo le 17 ci avviamo verso Xanten, dove di solito ci prenotano l'albergo, per me è la terza volta. Alloggiamo quasi tutti al Neumaier, già provato due anni fa, l'anno scorso era chiuso per restauro, e infatti è molto rinnovato. Prima di entrare in camera, accompagno una collega italiana, una vecchissima conoscenza. A lei e al suo capo hanno smarrito il bagaglio (Alitalia...), e le mostro un piccolo minimarket (giusto in tempo prima della chiusura) dove può comprare dentifricio, spazzolino e qualcosa di basico. Come detto, per me è la terza volta qui, la cittadina è deliziosa ma piccolissima, e ormai la conosco come le mie tasche. Si rientra per il check in, una corsa in camera, e siamo pronti per la cena, nel piccolo ma grazioso Biergarten dell'hotel stesso. MI distinguo per il consumo di svariate birre, e dispenso la mia solita simpatia.
Martedì 7 Giugno
La riunione si svolge nella Guest house della società, poco lontano dallo stabilimento. Ci sono già stato, la giornata sembra discreta, i lavori cominciano pian piano perché i partecipanti devono ancora arrivare. Per pranzo ci sono quasi tutti, dopo si parte, i partecipanti e gli "ospiti" sono tutti conosciuti. Sempre interessante, l'atmosfera è rilassata ma come sempre, escono cose interessanti. Verso le 17 e spiccioli si termina, e si fanno piani per la cena. E' prevista una burrasca, e fino all'ultimo non è sicuro che si possa rispettare il piano. Da queste parti è tempo di asparagi, e la destinazione è lo Spargelhof Schippers. Un tendone in campagna, non lontano da Xanten e Rheinberg, dove si mangia a buffet e si servono birre, con molti posti a sedere e tante gente. Passaggio rapido all'hotel, e poi si va. A me stasera è proibito guidare, e in auto andiamo con Nina, una collega tedesca con genitori sardi, che parla un italiano divertente. Piove, anche forte, ma arriviamo, e si comincia. Anche stasera mi distinguo tra battute e bevute, accanto a me il collega ma pure amico spagnolo Anselmo, ormai come un fratello. Belgi, francesi, tedeschi, italiani, bulgari, perfino una collega russa. Si ride e si scherza, ci si diverte. Piove, ma è una bella serata.
Mercoledì 8 Giugno
Si torna alla Guest house per la mattinata conclusiva della riunione, che si chiude all'ora di pranzo. La giornata è bella. A pranzo si parla anche degli imminenti europei. Dopo pranzo si rimane in quattro, io, il mio collega, Anselmo e la nostra capa tedesca. Si lavora dalla Guest house. Verso le 17 salutiamo la capa, e partiamo verso un supermarket lì vicino, indicatoci da lei, per fare compere. Dopo, si rientra in hotel, non prima di aver fatto un giro esterno alla Castra Vetera. Facciamo il check out, visto che al mattino dopo noi ce ne andremo molto presto. Si esce in tre, e io faccio da guida. Un salto al duomo di Xanten, poi la scelta del ristorante. Li ho provati quasi tutti, e mi è rimasto quello greco, nella piazza principale. La scelta è approvata. Si passa un'altra bella serata di chiacchiere e cibo, si rientra discorrendo di pettegolezzi lavorativi. Ci salutiamo, io e Anselmo con la mia rinnovata promessa di andarlo a trovare a Torrelavega.
Giovedì 9 Giugno
Sveglia alle 3,45. Alle 4,30 siamo pronti. Ci tocca fare il giro dell'isolato, perché per uscire dall'albergo c'è da fare il giro dalla porta sul retro, e la nostra auto è parcheggiata davanti. Arriviamo all'aeroporto verso le 5, dopo aver fatto rifornimento, controlli e imbarco. Altra bella giornata. Alle 8 siamo a Orio al Serio. Trovo già un paio di chiamate sul telefono, e appena il tempo di controllare che sul bus che ci porta dall'apparecchio all'edificio dell'aeroporto, suona ancora e debbo rispondere. Del resto, siamo a lavoro. Parcheggio, e via in autostrada. Dopo Brescia ci si ferma per colazione, e si riparte a spron battuto. Alle 12,30 siamo in stabilimento. Si riparte.
20160627
Tallinn (Estonia), Helsinki (Finlandia) - Maggio 2016 (5)
Dunque, mi butto dentro il Kiasma, incuriosito. Struttura modernissima e minimalista, ospita alcune personali, ai diversi piani, e una raccolta collettiva di vari artisti contemporanei (il sottotitolo recita "in collection exhibition art can get under our skin"; c'è anche un'installazione di Brian Eno). Ci sono turisti ma anche molti giovani, l'atmosfera è casual e divertente; quando è possibile, gli artisti stessi invitano ad interagire con le installazioni. Mi colpiscono molto i lavori di Choi Jeong Hwa, Ernesto Neto, ma anche quelle di Anna Estarriola. Bella esperienza. Esco, faccio un giro al Kamppi Center, un centro commerciale enorme nel centro della città che ingloba la grande stazione degli autobus (vicinissimo alla Stazione Centrale), mangio qualcosa all'Hesburger, una catena di fast food finlandese presente anche in tutte le repubbliche baltiche e in Germania, poi rientro all'appartamento, e mi prendo un po' di riposo. Esco più tardi, e ceno vicino alla stazione, al Casa Largo, bene. Rientro, mi vedo un film, guardo il sole fino a dopo le 23. Domattina si rientra in Estonia, e in serata, a casa.
Giovedì 26 Maggio
Il giorno prima ho prenotato un taxi, consigliato dalla receptionist tuttofare Emma. Il tempo si è leggermente velato. Il Terminal West di Helsinki è in ristrutturazione, in effetti è sorprendentemente più brutto di quello di Tallinn. Stesso orario per il traghetto, dalle 10,30 alle 12,30, puntualissimo. Non piove, ma fa sensibilmente più freddo dei giorni passati: rinforzo gli ormeggi. Esco dal terminal e mi dirigo verso il Norde Centrum, un centro commerciale vicinissimo, che ospita molti finlandesi che prendono il traghetto per venire a fare incetta di alcol a buon mercato, e poi tornano a casa; in Finlandia l'alcol è monopolio di Stato, e costa molto (per darvi un'idea, una birra da 33 cl. 6 euro e 50 cent). Mangio all'Hesburger locale, tanto per par condicio, dopo di che, seppure sia molto presto, prendo un taxi e vado all'aeroporto. Il tempo non è dei migliori, ed ho visto quello che mi interessava. Mi sistemo in modo da ricaricare pc e telefoni, e lavoro due ore abbondanti, dopo di che passo i controlli, mangio un sandwich al Take Off One dell'aeroporto, arriva il volo, ed eccomi a Orio al Serio verso le 23. Recupero l'auto e dormo all'NH giusto accanto all'Oriocenter e di fronte all'aeroporto, che domattina di buon'ora devo tornare: dopo pranzo si ricomincia con una riunione.
Giovedì 26 Maggio
Il giorno prima ho prenotato un taxi, consigliato dalla receptionist tuttofare Emma. Il tempo si è leggermente velato. Il Terminal West di Helsinki è in ristrutturazione, in effetti è sorprendentemente più brutto di quello di Tallinn. Stesso orario per il traghetto, dalle 10,30 alle 12,30, puntualissimo. Non piove, ma fa sensibilmente più freddo dei giorni passati: rinforzo gli ormeggi. Esco dal terminal e mi dirigo verso il Norde Centrum, un centro commerciale vicinissimo, che ospita molti finlandesi che prendono il traghetto per venire a fare incetta di alcol a buon mercato, e poi tornano a casa; in Finlandia l'alcol è monopolio di Stato, e costa molto (per darvi un'idea, una birra da 33 cl. 6 euro e 50 cent). Mangio all'Hesburger locale, tanto per par condicio, dopo di che, seppure sia molto presto, prendo un taxi e vado all'aeroporto. Il tempo non è dei migliori, ed ho visto quello che mi interessava. Mi sistemo in modo da ricaricare pc e telefoni, e lavoro due ore abbondanti, dopo di che passo i controlli, mangio un sandwich al Take Off One dell'aeroporto, arriva il volo, ed eccomi a Orio al Serio verso le 23. Recupero l'auto e dormo all'NH giusto accanto all'Oriocenter e di fronte all'aeroporto, che domattina di buon'ora devo tornare: dopo pranzo si ricomincia con una riunione.
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| La Cattedrale |
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| L'Università di Helsinki |
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| Uno dei palazzi che si affacciano su Senaatintori |
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| Il palazzo del Primo Ministro |
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| Saatytalo, usato per incontri governativi |
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| La Banca Centrale di Finlandia |
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| Una vista della cupola della cattedrale da dietro |
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| Una delle installazioni di Choi Jeong Hwa, sorprendenti e divertenti |
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| Il titolo della personale di questo artista coreano è "Happy Together" |
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| Questa installazione invece fa parte di un'altra personale, dal titolo "Boa", dell'artista brasiliano Ernesto Neto |
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| Un altro particolare di Neto |
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| Anche questo enorme maiale alato, che con l'aiuto di un compressore sbatteva pure le ali, è di Choi Jeung Hwa |
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| Una vista da lontano del quartiere dove alloggiavo. L'appartamento era nell'edificio centrale. |
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| Una vista della baia marittima Toolonlahti, giusto vicino all'appartamento |
20160626
Cancro
Folfiri o Folfox - Afterhours (2016)
Undicesimo disco in studio per il gruppo milanese. 30 anni di carriera, unico membro originale, Manuel Agnelli. Escono Giorgio Prette (batteria), sostituito da Fabio Rondanini, e Giorgio Ciccarelli (chitarra), sostituito da Stefano Pilia. Le parole del titolo sono due trattamenti chemioterapici. Il padre di Agnelli è morto tempo fa per un cancro. I testi del disco sono chiaramente ispirati, in gran parte, dalla sua elaborazione del lutto.
Come succede, almeno a me, a lungo andare ci si stanca di una band. A me capita soprattutto con quelle italiane, devo riconoscere che un po', sono malato di esterofilia. Mi è accaduto con i Marlene Kuntz, mi è accaduto con gli Afterhours: dopo anni di dischi, riflessioni, molti concerti visti, non ho neppure ascoltato il disco precedente, Padania.
Eppure, a volte penso che questo allontanarsi, serva. Infatti, avuta la notizia dell'uscita di questo nuovo disco, mi sono messo all'ascolto con una certa tranquillità, ma pure con disillusione, e mi sono ritrovato negli orecchi un disco molto bello, a tratti meraviglioso. Usando un luogo comune, un disco maturo (lo dice lo stesso Manuel in uno dei pezzi più belli, Se io fossi il giudice: "che ci sia luce oppure/ sia oscurità/ cammino come un uomo e parlo/ come un uomo"), arrabbiato nella sua pacatezza, conscio delle sue possibilità così come dell'importanza di questa band per la musica italiana. A 50 anni Agnelli (lo capisco molto bene, anche se io non sono riuscito ad avere successo come musicista, e non per questo lo invidio, anzi, lo ammiro, per quanto possa spesso criticarlo) si comprende che non si ha più bisogno di preoccuparsi di quello che gli altri pensano di te, e quindi via libera a pezzi che sono si intrisi di rock e perfino di blues (Nè pani né pesci, un'altra perla di questo disco, che ne contiene moltissime), ma anche di canzone d'autore italiana, di quella sperimentata timidamente in Non è per sempre (Bianca, per me, rimane una delle canzoni più belle che gli Afterhours abbiano mai scritto, e probabilmente il mio giudizio è falsato dal sentimento), via libera a pianoforte, archi, noise, elettronica ben dosata, insieme a schitarrate furiose e attacchi frontali, ma soprattutto, splendide canzoni, e una prova vocale da incorniciare (ne Il trucco non c'è sembra di sentire Gaber). Intervallati da strumentali (Cetuximab, Ophryx) e sperimentazioni (San Miguel, Folfiri o Folfox), gli Afterhours ci regalano una raccolta di pezzi destinati a diventare dei classici: oltre alle già citate, Grande, Il mio popolo si fa, L'odore della giacca di mio padre, Non voglio ritrovare il tuo nome (eccezionale), Ti cambia il sapore, Qualche tipo di grandezza, Lasciati ingannare (una volta ancora), Oggi, Fa male solo la prima volta, Noi non faremo niente, Fra i non viventi vivremo noi, fanno di Folfiri o Folfox un disco davvero meraviglioso, un disco che rende orgogliosi di essere nati nello stesso Paese.
Eleventh studio album for the Milan group. 30-year career, the only original member, Manuel Agnelli. Giorgio Prette (drums), replaced by Fabio Rondanini, and Giorgio Ciccarelli (guitar), replaced by Stefano Pilia. The words of the title are two chemotherapy treatments. Agnelli's father died recently of cancer. The album texts are clearly inspired, in large part, by his mourning.
As it happens, at least to me, in the long run you get tired of a band. It happen especially with Italian bands, I must admit that I am a xenophilous. I happened with Marlene Kuntz, it happened with Afterhours: after years of records, reflections, many live concert seen, I have not even heard the previous album, "Padania".
Yet, sometimes I think that this "move away", works. In fact, having the news of this new release, I started listening with a certain peace of mind, but also with disillusionment, and I found myself in the ears a very beautiful record, wonderful sometime. Using a common place, a mature album (the same Manuel sings, in one of the most beautiful track, "Se io fossi il giudice", "che ci sia luce oppure/oscurità/cammino come un uomo e parlo/come un uomo" [that there is light or / darkness / I walk like a man and I talk / like a man]), angry in his calmness, aware of its possibilities as well as the importance of this band for the Italian music. At 50 Agnelli (I understand him very well, although I was not able to succeed as a musician, and not for this reason I envy him, indeed, I admire him, no matter how often I criticized him), understand that there is no longer need to worry of what the others think of you, so go-ahead with tracks that are steeped in rock and even blues ("Né pani né pesci", another pearl of this album, which contains many), but also of Italian songwriters, the kind they had experienced timidly into "Non è per sempre" ("Bianca", to me, remains one of the most beautiful songs Afterhours had ever written, and probably my judgment is distorted by the feeling), green light for piano, strings, noise, well-dosed electronics, along with furious guitars and frontal attacks, but most of all, wonderful songs, and a voice test to be framed (in "Il trucco non c'è" there seem to hear Gaber). Interspersed with instrumental ("Cetuximab", "Ophryx") and experiments ("San Miguel", "FOLFIRI o FOLFOX"), Afterhours give us a collection of pieces destined to become classics: besides the already mentioned, "Grande", "Il mio popolo si fa", "L'odore della giacca di mio padre", "Non voglio ritrovare il tuo nome" (superb), "Ti cambia il sapore", "Qualche tipo di grandezza", "Lasciati ingannare (una volta ancora)", "Oggi", "Fa male solo la prima volta", "Noi non faremo niente", "Fra i non viventi vivremo noi", make of "FOLFIRI or FOLFOX" a truly wonderful record, a record that makes us proud to be born in the same country.
Undicesimo disco in studio per il gruppo milanese. 30 anni di carriera, unico membro originale, Manuel Agnelli. Escono Giorgio Prette (batteria), sostituito da Fabio Rondanini, e Giorgio Ciccarelli (chitarra), sostituito da Stefano Pilia. Le parole del titolo sono due trattamenti chemioterapici. Il padre di Agnelli è morto tempo fa per un cancro. I testi del disco sono chiaramente ispirati, in gran parte, dalla sua elaborazione del lutto.
Come succede, almeno a me, a lungo andare ci si stanca di una band. A me capita soprattutto con quelle italiane, devo riconoscere che un po', sono malato di esterofilia. Mi è accaduto con i Marlene Kuntz, mi è accaduto con gli Afterhours: dopo anni di dischi, riflessioni, molti concerti visti, non ho neppure ascoltato il disco precedente, Padania.
Eppure, a volte penso che questo allontanarsi, serva. Infatti, avuta la notizia dell'uscita di questo nuovo disco, mi sono messo all'ascolto con una certa tranquillità, ma pure con disillusione, e mi sono ritrovato negli orecchi un disco molto bello, a tratti meraviglioso. Usando un luogo comune, un disco maturo (lo dice lo stesso Manuel in uno dei pezzi più belli, Se io fossi il giudice: "che ci sia luce oppure/ sia oscurità/ cammino come un uomo e parlo/ come un uomo"), arrabbiato nella sua pacatezza, conscio delle sue possibilità così come dell'importanza di questa band per la musica italiana. A 50 anni Agnelli (lo capisco molto bene, anche se io non sono riuscito ad avere successo come musicista, e non per questo lo invidio, anzi, lo ammiro, per quanto possa spesso criticarlo) si comprende che non si ha più bisogno di preoccuparsi di quello che gli altri pensano di te, e quindi via libera a pezzi che sono si intrisi di rock e perfino di blues (Nè pani né pesci, un'altra perla di questo disco, che ne contiene moltissime), ma anche di canzone d'autore italiana, di quella sperimentata timidamente in Non è per sempre (Bianca, per me, rimane una delle canzoni più belle che gli Afterhours abbiano mai scritto, e probabilmente il mio giudizio è falsato dal sentimento), via libera a pianoforte, archi, noise, elettronica ben dosata, insieme a schitarrate furiose e attacchi frontali, ma soprattutto, splendide canzoni, e una prova vocale da incorniciare (ne Il trucco non c'è sembra di sentire Gaber). Intervallati da strumentali (Cetuximab, Ophryx) e sperimentazioni (San Miguel, Folfiri o Folfox), gli Afterhours ci regalano una raccolta di pezzi destinati a diventare dei classici: oltre alle già citate, Grande, Il mio popolo si fa, L'odore della giacca di mio padre, Non voglio ritrovare il tuo nome (eccezionale), Ti cambia il sapore, Qualche tipo di grandezza, Lasciati ingannare (una volta ancora), Oggi, Fa male solo la prima volta, Noi non faremo niente, Fra i non viventi vivremo noi, fanno di Folfiri o Folfox un disco davvero meraviglioso, un disco che rende orgogliosi di essere nati nello stesso Paese.
Eleventh studio album for the Milan group. 30-year career, the only original member, Manuel Agnelli. Giorgio Prette (drums), replaced by Fabio Rondanini, and Giorgio Ciccarelli (guitar), replaced by Stefano Pilia. The words of the title are two chemotherapy treatments. Agnelli's father died recently of cancer. The album texts are clearly inspired, in large part, by his mourning.
As it happens, at least to me, in the long run you get tired of a band. It happen especially with Italian bands, I must admit that I am a xenophilous. I happened with Marlene Kuntz, it happened with Afterhours: after years of records, reflections, many live concert seen, I have not even heard the previous album, "Padania".
Yet, sometimes I think that this "move away", works. In fact, having the news of this new release, I started listening with a certain peace of mind, but also with disillusionment, and I found myself in the ears a very beautiful record, wonderful sometime. Using a common place, a mature album (the same Manuel sings, in one of the most beautiful track, "Se io fossi il giudice", "che ci sia luce oppure/oscurità/cammino come un uomo e parlo/come un uomo" [that there is light or / darkness / I walk like a man and I talk / like a man]), angry in his calmness, aware of its possibilities as well as the importance of this band for the Italian music. At 50 Agnelli (I understand him very well, although I was not able to succeed as a musician, and not for this reason I envy him, indeed, I admire him, no matter how often I criticized him), understand that there is no longer need to worry of what the others think of you, so go-ahead with tracks that are steeped in rock and even blues ("Né pani né pesci", another pearl of this album, which contains many), but also of Italian songwriters, the kind they had experienced timidly into "Non è per sempre" ("Bianca", to me, remains one of the most beautiful songs Afterhours had ever written, and probably my judgment is distorted by the feeling), green light for piano, strings, noise, well-dosed electronics, along with furious guitars and frontal attacks, but most of all, wonderful songs, and a voice test to be framed (in "Il trucco non c'è" there seem to hear Gaber). Interspersed with instrumental ("Cetuximab", "Ophryx") and experiments ("San Miguel", "FOLFIRI o FOLFOX"), Afterhours give us a collection of pieces destined to become classics: besides the already mentioned, "Grande", "Il mio popolo si fa", "L'odore della giacca di mio padre", "Non voglio ritrovare il tuo nome" (superb), "Ti cambia il sapore", "Qualche tipo di grandezza", "Lasciati ingannare (una volta ancora)", "Oggi", "Fa male solo la prima volta", "Noi non faremo niente", "Fra i non viventi vivremo noi", make of "FOLFIRI or FOLFOX" a truly wonderful record, a record that makes us proud to be born in the same country.
20160625
20160624
Tallinn (Estonia), Helsinki (Finlandia) - Maggio 2016 (4)
Mercoledì 25 Maggio
Nonostante sia tutto sotto controllo, ci siano un sacco di ore di luce, non ci sia bisogno di fare presto, mi alzo verso le otto, faccio colazione, e alle 9 non so più che fare se non uscire. Decido quindi di andare verso la piazza Senaatintori, per vedere la zona della Cattedrale, l'ufficio del Primo Ministro eccetera, per fare le 10, ora in cui apre l'Ateneum, uno dei musei di arti visive della città (qua il sito). Turisti e scuole in visita, piuttosto interessante. Ormai sono in palla, e mi dirigo verso il Kiasma, museo d'arte contemporanea che mi regalerà delle perle.
Nonostante sia tutto sotto controllo, ci siano un sacco di ore di luce, non ci sia bisogno di fare presto, mi alzo verso le otto, faccio colazione, e alle 9 non so più che fare se non uscire. Decido quindi di andare verso la piazza Senaatintori, per vedere la zona della Cattedrale, l'ufficio del Primo Ministro eccetera, per fare le 10, ora in cui apre l'Ateneum, uno dei musei di arti visive della città (qua il sito). Turisti e scuole in visita, piuttosto interessante. Ormai sono in palla, e mi dirigo verso il Kiasma, museo d'arte contemporanea che mi regalerà delle perle.
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| Il Museo di Storia Naturale |
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| Una veduta dell'imponente torre della Stazione Centrale |
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| Un edificio lungo la Mannerheimintie |
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| Altri edifici sulle Esplanadi |
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| Un altro |
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| E un altro ancora |
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| L'Ambasciata svedese, su Kauppatori |
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| Sempre dalla Kauppatori, una veduta della Cattedrale della Dormizione |
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| Ancora la torre dell'orologio della Stazione Centrale |
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| L'Ateneum |
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| Il Teatro Nazionale Finlandese (giusto di fronte all'Ateneum, nella piazza Rautatientori |
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| Ancora la Stazione Centrale |
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| Una installazione fuori dall'Ateneum |
20160623
Tallinn (Estonia), Helsinki (Finlandia) - Maggio 2016 (3)
Dopo pranzo e una breve passeggiata, sapete com'è, mi ritiro nelle mie stanze. Mi rendo conto che in stanza c'è un caldo importante. Scopro perché: sono allo stesso piano delle saune adiacenti alla piscina. Esco sul tardi, un altro giro, poi cena al Lusikas, praticamente dietro l'hotel, una bella sorpresa. Se capiterete qui, dovete andarci. Non si spende neppure troppo.
Lunedì 23 Maggio
Avendo visto la maggior parte delle bellezze di Tallinn, parto (ovviamente molto tardi nella mattinata, dopo nuotata, colazione ed altro) alla scoperta del percorso che dovrò fare il giorno seguente, per verificare se devo chiamare un taxi oppure no. Sebbene stia invecchiando e l'autonomia si stia accorciando seriamente, opto per farmela a piedi: sono si e no 10 minuti, tutto in piano, le previsioni sono ottime, belle giornate previste per tutta la settimana (siamo oltre i 20 gradi), apprezzo l'interno del Terminal D, da dove partirò col traghetto, butto un occhio sui posti dove potrò mangiare un boccone al ritorno dalla Finlandia. Mi ributto verso il centro storico della capitale Estone, mi confondo tra i numerosissimi turisti, faccio l'ora di pranzo e scelgo il ristorante italiano La Bottega, giusto dietro la piazza del municipio. Il pesce si fa mangiare, e di contorno sono incuriosito dall'aglio cotto con miele e cognac. Come gli anziani, il pomeriggio è dedicato per larga parte al riposo (con un occhio alle email di lavoro, che la malattia è sempre grave, che pensavate?). La sera ho voglia di carne, quindi scelgo il Texas Honky Tonk & Cantina, buon burger e birre estere con cameriere amichevoli (i proprietari, scrivono sul sito e sulle tovagliette, ogni anno chiudono il locale e passano un mese nel sud degli USA per "importare" nuovi sapori).
Martedì 24 maggio
Sveglia, salto il nuoto, colazione, mi preparo, saldo e mi incammino verso il porto. Il traghetto è alle 10,30, basta essere lì con 45 minuti di anticipo. Come negli aeroporti che si rispettino, free wi fi, come detto, il terminal è moderno e confortevole. La traversata è di due ore, ho prenotato su Directferries.com, ampia scelta tra le 3/4 compagnie che compiono la traversata, prezzi accettabili. Sulla nave, bar, caffé, posti per pranzare, posti per sedersi, free wi fi. L'arrivo è al Terminal West di Helsinki. Lascio momentaneamente l'Estonia con l'impressione, naturalmente grossolana, che le donne estoni siano mediamente più belle delle lituane e delle lettoni.
Lunedì 23 Maggio
Avendo visto la maggior parte delle bellezze di Tallinn, parto (ovviamente molto tardi nella mattinata, dopo nuotata, colazione ed altro) alla scoperta del percorso che dovrò fare il giorno seguente, per verificare se devo chiamare un taxi oppure no. Sebbene stia invecchiando e l'autonomia si stia accorciando seriamente, opto per farmela a piedi: sono si e no 10 minuti, tutto in piano, le previsioni sono ottime, belle giornate previste per tutta la settimana (siamo oltre i 20 gradi), apprezzo l'interno del Terminal D, da dove partirò col traghetto, butto un occhio sui posti dove potrò mangiare un boccone al ritorno dalla Finlandia. Mi ributto verso il centro storico della capitale Estone, mi confondo tra i numerosissimi turisti, faccio l'ora di pranzo e scelgo il ristorante italiano La Bottega, giusto dietro la piazza del municipio. Il pesce si fa mangiare, e di contorno sono incuriosito dall'aglio cotto con miele e cognac. Come gli anziani, il pomeriggio è dedicato per larga parte al riposo (con un occhio alle email di lavoro, che la malattia è sempre grave, che pensavate?). La sera ho voglia di carne, quindi scelgo il Texas Honky Tonk & Cantina, buon burger e birre estere con cameriere amichevoli (i proprietari, scrivono sul sito e sulle tovagliette, ogni anno chiudono il locale e passano un mese nel sud degli USA per "importare" nuovi sapori).
Martedì 24 maggio
Sveglia, salto il nuoto, colazione, mi preparo, saldo e mi incammino verso il porto. Il traghetto è alle 10,30, basta essere lì con 45 minuti di anticipo. Come negli aeroporti che si rispettino, free wi fi, come detto, il terminal è moderno e confortevole. La traversata è di due ore, ho prenotato su Directferries.com, ampia scelta tra le 3/4 compagnie che compiono la traversata, prezzi accettabili. Sulla nave, bar, caffé, posti per pranzare, posti per sedersi, free wi fi. L'arrivo è al Terminal West di Helsinki. Lascio momentaneamente l'Estonia con l'impressione, naturalmente grossolana, che le donne estoni siano mediamente più belle delle lituane e delle lettoni.
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| La guglia del Vecchio Tommaso, edificio del Municipio medievale |
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| L'edificio, che dà sulla piazza... |
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| ...e un'altra vista della piazza gremita di turisti |
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| La Chiesa di San Nicola (o San Nicolò) da vicino |
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| Una casa tipica, che come noterete, assomiglia molto a quelle di Riga |
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| C'è scritto veramente così, su questa finestra, a Tallinn |
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| Nei bagni del Terminal D di Tallinn. Da notare la "favetta" in basso a destra sul distributore di profilattici |
Helsinki
Il traghetto è in orario perfetto (12,30), prendo un taxi e sono presso il condominio adibito ad hotel/apartments, Aallonkoti. La particolarità è che il check in non pare sia permesso fino alle 16,00, e meno male che c'è un ristorante al piano terra dello stesso condo, il Basti's. Mi sazio, poi ordino un'altra birra e mi metto all'aperto a godermi il sole e ad aspettare le 16. Per fortuna, finita la birra riporto il bicchiere e mi accorgo che alla reception c'è già qualcuno: la gentile signorina mi fa fare il check in, mi consegna le chiavi e mi accompagna in appartamento, spiegandomi i fondamentali e dandomi qualche dritta (il supermercato per comprare la colazione, non è ovviamente compresa e starò qui 2 notti). Ringrazio, prendo possesso del monolocale ampissimo e ultra-moderno, e quindi sono circa le 16: farà buio non so quando, la giornata è estiva, tanto vale darsi da fare e sfruttare al massimo questa mezza giornata che sembra quasi un extra. Vado a fare spesa in centro, poi verso la "chiesa nella roccia", poi mi butto verso il centro, arrivo al palazzo del Parlamento, individuo i due musei degni di nota, insomma, per l'ora di cena ho visto quasi tutto quello che c'era da vedere. Mi merito una cena messicana, all'Eatos, giusto a cento metri da "casa". La cameriera finlandese parla spagnolo, e quindi comunichiamo così. Curiosità: al tavolo accanto al mio, due ragazze giovani italiane che parlano di lavoro. Quando sentono che sono italiano (me lo chiede la cameriera), rimangono imbarazzate per un attimo, rendendosi conto che ho capito tutti i loro gossip; butto lì un "non ho sentito niente ragazze", e quando se ne vanno parliamo un paio di minuti. Mi spiegano che lavorano fuori Helsinki per una fabbrica di cavi elettrici che è stata trasferita lì dall'Italia, da un paio di anni. Mi dicono che sono stato fortunatissimo, sono giornate splendide, mentre l'anno passato loro hanno trascorso tutta l'estate col maglioncino. Saluto, finisco la cena, pago e torno all'appartamento.
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| Seduto al ristorante Basti's, situato sotto l'appartamento, la vista è di uno scorcio del parco Toloviks (quartiere di Toolo), parte a sua volta dell'immenso parco centrale di Helsinki. Sullo sfondo, Casa Finlandia (Finlandia-talo), centro congressi, concerti ed eventi, progettato da Alvar Aalto |
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| In centro, bighellonando per l'ultra-moderna Helsinki |
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| Una delle cose che volevo assolutamente vedere: la Temppeliaukion kirkko |
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| Altra veduta |
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| Particolare |
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| L'organo |
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| La fonte battesimale |
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