No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.

20070318

family life


Proprietà privata - di Joachim Lafosse 2007


Giudizio sintetico: si può vedere, per riflettere


Pascale è una donna sui 50, divorziata. Vive, in Belgio, nella grande casa di campagna, campa del suo lavoro da impiegata e degli alimenti del marito, con il quale litiga ogni volta che lo vede, e ha a carico i due figli gemelli eterozigoti Thierry e François, ultra ventenni ma, in pratica, nullafacenti ma piuttosto esigenti ed abituati male. Sembrano proprio dei bambini: pappa sempre pronta, molto divano, molta tv, il bagno nella vasca assieme insaponandosi i capelli a vicenda, rotolandosi nel fango, sfinendosi di sfide a ping pong. Pascale però vive una lacerazione: si vorrebbe riprendere la vita, insieme al suo compagno, che si vergogna un po' a presentare ai figli. Insieme a lui, chef, le piacerebbe mettere su un agriturismo, ma non ha i soldi necessari. L'idea, quindi, sarebbe quella di vendere la casa. Ma l'ex marito, che ogni volta che vede i figli non esita a lasciar loro dei soldi, dice che la casa l'ha lasciata a lei perchè la desse ai figli, e soprattutto l'irascibile e prepotente Thierry non è per niente d'accordo.


Ho avuto bisogno di ripensarlo bene, questo film. Dal punto di vista strettamente tecnico, in apparenza non ha niente di eccezionale: quasi tutte inquadrature fisse. Dal punto di vista allegorico, addirittura il simbolismo finale mi è parso tanto evidente quanto pacchiano. Ma il disagio che insinua nello spettatore questo film che esaspera un certo tipo di situazione, la disgregazione familiare, è segno di qualcosa di importante.

Il crescendo è palese, e lo spettatore si potrà dividere in due categorie: quelli che ci sono passati, e che quindi sono a disagio perchè anche nella loro famiglia qualcosa non va, e quelli che non ci sono passati, che saranno a disagio perchè penseranno "no, non può succedere a me, nella mia famiglia, qualcosa di così terribile". Eppure, il monito di Lafosse, che al limite potremmo criticare per questo, visto che "sale in cattedra", il monito dicevo, è proprio questo: si parte (quasi) tutti d'amore e d'accordo, e si finisce a piangere e vergognarsi.

La tolleranza, il rispetto per gli spazi degli altri, soprattutto se familiari, deve essere un valore fondamentale. Senza, rischiamo di imbarbarirci ancora di più di quel che siamo già.


Inutile spendere ancora parole per definire Isabelle Huppert, sempre impeccabile, bravi i due Renier, non gemelli ma veramente fratelli nella realtà, super la prova del già esperto Jérémie (con i Dardenne ne L'enfant e ne La promesse, ma anche ne Il pornografo di Bonello al fianco di Jean-Pierre Léaud), tanto fisico quanto intenso.

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