
20081017
Belgio set 08 - 5

sasha

estere news
ci divertiamo come bambini.
e non vediamo l'ora di far sentire il nuovo materiale.
la voce di oggi
aggettivo (plurale maschile policarpici, femminile singolare policarpica, femminile plurale policarpiche)
Botanico: di albero, di pianta che fiorisce e fruttifica per più anni di seguito // Fiore policarpico, con il gineceo formato da più carpelli liberi, ognuno dei quali forma un pistillo
etimologia: composto di poli- + un derivativo del greco karpós, "frutto"
playlist-nel lettore mp3
AC/DC - Highway To Hell
AC/DC - Back In Black
Fratelli Calafuria - Senza Titolo
Garbo - Come il vetro
I Ministri - I soldi sono finiti
I Ministri - La piazza EP
Juana Molina - Un Día
Kaiser Chiefs - Off With Their Heads
Kings Of Leon - Only By The Night
Marta Sui Tubi - Sushi & coca
Metallica - Black Album
Moltheni - I segreti del corallo
Natalie Merchant - Live In Concert 1999
Scars On Broadway - Omonimo 2008
Canzoni
A Fine Frenzy - Almost Lover
Bersuit Vergarabat - El Tiempo No Para (en vivo)
Cristina Donà - How Deep Is Your Love
Garbo - A Berlino...va bene
John Waite & Alison Krauss - Missing You 2007
N.E.R.D. - My Drive Thru (feat. Santogold & Julian Casablancas)
Puddle Of Mudd - We Don't Have To Look Back Now
Ricardo Arjona - Quiero
Santana feat. Everlast - Put Your Lights On
Belgio set 08 - 4

20081016
la cassetta del dolore

Giudizio sintetico: si può vedere
La compagnia Bravo è un gruppo di 3 soldati addetti allo sminamento delle bombe, e in Iraq ce n’è un gran bisogno. Il rischio di morire, ovviamente, è altissimo. Infatti, il Sergente Thompson muore nel tentativo di disinnescare una bomba nel centro di Baghdad (e i suoi resti insieme alle sue cose tornano in patria dentro la hurt locker, la cassetta del dolore). Lo sostituisce il Sergente Capo James, che i due collaboratori, il Sergente Sanborn e lo Specialista Elridge non tarderanno ad incasellare come un folle. William James è folle, si, ma maledettamente bravo: ha disinnescato, nella sua carriera, oltre 800 ordigni. La sua vita è quella, mentre gli altri due soldati vedono la meta avvicinarsi: mancano infatti meno di due mesi al rimpatrio.
Torna Kathryn Bigelow, e nonostante i molti passi falsi, c’è chi, come me, la ama incondizionatamente per aver partorito Point Break e Strange Days, due film d’azione, adrenalina, fantasociale il secondo, quasi perfetti. Ecco dunque un nuovo film su un tema scottante, anzi, ancora caldo, come l’Iraq; forse però è ancora troppo presto per tirare le somme.
la voce di oggi
aggettivo (plurale maschile apotropaici, femminile singolare apotropaica, femm. plurale apotropaiche)
Che allontana dal male, che tiene lontana un'influenza maligna: riti apotropaici; formule apotropaiche; oggetti apotropaici
etimologia: dal greco apotrópaios, "che allontana", derivazione di apotrépo, "io allontano", composto di apó, "da" + trépo, "io volto, rivolgo"
entre les murs

Giudizio sintetico: si può vedere, ma riposàti
François Bégaudeau fa l’insegnante di francese; da alcuni anni insegna alle medie in una scuola del ventesimo arrondissement parigino. E’ una brava persona, e crede (ancora) in quello che fa, nel fatto che la scuola sia una palestra di vita e di democrazia, che serva a formare cittadini liberi e pensanti. Per questo, adotta un metodo libero e interessante di insegnamento, lascia spazio alla discussione, agli interventi degli alunni, alla loro creatività, cerca di conoscerli come persone, anche se pretende un minimo di rispetto (alzarsi in piedi, dare del lei). Ma la spavalderia dei suoi allievi e la multietnicità della classe gli creerà non pochi problemi, e rischierà di mettere in crisi le sue convinzioni.
Cantet è un regista che rispetto molto, e del quale mi sono piaciuti i lavori precedenti (soprattutto Risorse umane), attento alle problematiche sociali odierne, e soprattutto al mondo del lavoro. La scuola fa parte di questo (lo vediamo molto bene anche noi in Italia), e l’approccio di questo film è lodevole. Cantet ha tratto spunto dal libro (omonimo in francese, Entre les murs) di Bégaudeau stesso (che mette mano nella sceneggiatura ed interpreta se stesso nel film), e ha lavorato un anno intero tra i muri di una scuola con una quarantina di ragazze e ragazzi dell’età rappresentata nel film, dando loro, pare, quasi carta bianca.
Nonostante il film, Palma d’Oro all’ultimo Cannes davanti a Gomorra e Il divo, abbia intenti alti, possa innescare riflessioni molto interessanti e discussioni infinite, il difetto del film sta dove stava il pregio, per dirne una, dei film di Mike Leigh, e cioè la mancanza di una sceneggiatura ferrea, come accennato poc’anzi, limite, che però si trasformava in genialità, de La schivata di Kechiche, film al quale La classe è stato più volte avvicinato, da diversi critici. La verbosità debordante del film (che ha l’altra colonna portante in una claustrofobia per nulla disturbante e, anzi, molto coinvolgente) parte come un valore aggiunto o come la chiave di lettura di tutto, come il dialogo sull’autoritratto o come l’altro in cui viene fuori che una delle ragazze ha letto di sua sponte La Repubblica di Platone, ma dopo un’ora di film la cosa diventa imbarazzante e, soprattutto, pesante in un modo quasi insopportabile. I problemi escono, si notano, le situazioni diventano comiche (se non fossero in una scuola, però, il che rende la cosa triste), il regista rimane super partes e non prende posizione, la figura di François diventa sempre più impotente e, forse, questa è la conclusione: è lo Stato che deve intervenire, perché l’Istruzione è troppo importante per lasciarla in mano alla buona volontà delle persone. Che poi lo Stato intervenga di solito per fare danni, questo è un altro discorso.
I giovani protagonisti sono più che credibili, le telecamere fanno il loro dovere e la sensazione di documentario è raggiunta, ma il film risulta, come detto prima, appesantito in maniera enorme, il che non giustifica tutta la spinta che ha avuto dalla critica. Potete andarlo a vedere, ma sono certo che uscirete “divisi in due”: buonissime le intenzioni, pessima la realizzazione.
playlist-nel lettore mp3
10.000 Maniacs - In My Tribe
Anberlin - New Surrender
Beatrice Antolini - Big Saloon
Bon Iver - For Emma, Forever Ago
Fratelli Calafuria - Senza Titolo
Garbo - Come il vetro
I Ministri - I soldi sono finiti
Jill Tracy - Diabolical Streak
Kaiser Chiefs - Off With Their Heads
Kings Of Leon - Only By The Night
Marta Sui Tubi - Sushi & coca
Metallica - Black Album
Moltheni - I segreti del corallo
She & Him - Volume One
Canzoni
A Fine Frenzy - Almost Lover
Bersuit Vergarabat - El Tiempo No Para (en vivo)
Cristina Donà - How Deep Is Your Love
Garbo - A Berlino...va bene
John Waite & Alison Krauss - Missing You 2007
N.E.R.D. - My Drive Thru (feat. Santogold & Julian Casablancas)
Puddle Of Mudd - We Don't Have To Look Back Now
Ricardo Arjona - Quiero
Santana feat. Everlast - Put Your Lights On
20081015
George i' vorrei che tu Vladimir ed io fossimo presi..

i media
Rom: assolti non fanno notizia
Da PeaceReporter, di Chiara Pracchi - 29 settembre 2008
Nel maggio scorso erano stati arrestati con l’accusa di aver tentato di rapire una bambina. Ma ora che i due rom, Viorica Zavache e Sebastian Neculau, sono stati prosciolti dall’accusa, nessuno ne parla.
Rassegna stampa.
“Catania, arrestati due rom. Hanno tentato di rapire mia figlia.” Titolava così Repubblica, il 20 maggio scorso, un episodio di cronaca avvenuto nel parcheggio del centro commerciale Auchan, di San Giuseppe La Rena. “Arrestati due nomadi: volevano rapire una bimba” è invece l’apertura del Corriere che arriva sulla notizia con un giorno di ritardo. E così di seguito, la rassegna stampa potrebbe essere lunga. “Non e' ancora chiaro il motivo, ma che si tratti di un tentativo di rapimento non c'e' dubbio”: addirittura la compassata Stampa apriva così il suo articolo, riportando le parole del commissario Marcello Rodano. Dai giornali nazionali alla stampa locale, i titoli si rincorrono uguali, così come il contenuto degli articoli: due zingari chiedono l’elemosina nel parcheggio di un supermercato ad una donna che “garbatamente” risponde di non avere spiccioli. A quel punto i due tentano di afferrare la bambina seduta nel carrello, mentre la madre carica in macchina la spesa. Il tutto nell’indifferenza generale, perchè in epoca di crisi della sicurezza e allarme sociale, la solitudine e l’indifferenza del prossimo sono temi che procurano sempre molta angoscia. Questo il racconto dei fatti su tutti i giornali. Non un dubbio, non un condizionale. Del resto questo nuovo tentativo di rapimento segue di dieci giorni quello di Ponticelli e gli attacchi contro il campo nomadi. Siamo in pieno clima da isteria collettiva. Esattamente quello che succede poi anche a Catania, dove i rom hanno dovuto abbandonare il campo del quartiere Zia Lisa, nonostante i loro figli fossero inseriti in un progetto della Caritas che permetteva loro di frequentare la scuola.
Il processo.
Il verdetto emesso venerdì scorso dal giudice Antonella Romano è di assoluzione. Nessuno però sembra essersi accorto di questa sentenza. Niente titoli cubitali questa volta per Sebastian Neculau, per il quale l’assoluzione è stata completa, e per Viorica Zavache, che è stata scagionata dall’accusa di rapimento, dopo aver trascorso in carcere gli ultimi 4 mesi. Nel suo caso però, gli atti sono stati rimessi alla procura affinchè proceda diversamente per il diverbio scoppiato nel parcheggio del supermercato. Perchè neanche la difesa nega il fatto che qualcosa sia successo in quel parcheggio tale da provocare la reazione spropositata dei due rom e la denuncia della donna. Ma stabilire esattamente cosa, definire le accuse, circoscrivere i fatti è diventato fondamentale per un paese che è sprofondato nella paranoia e nel sospetto.
La ricostruzione dei fatti.
L’ipotesi del rapimento non ha mai convinto gli impiegati del centro commerciale, che da almeno un anno e mezzo erano abituati a vedere i due rom che chiedevano l’elemosina. Di solito si facevano dare l’euro del carrello. Per averlo spesso facevano anche cose magari non richieste, come caricare la spesa in macchina o far scendere i bambini dal carrello. Proprio questo, dunque, potrebbe essere successo, oppure i due potrebbero aver tentato di estrarre con la forza la moneta, spostando la bambina.Chiedere l’elemosina in modo troppo insistente o violento può essere un reato – dice il procuratore capo Vincenzo D’Agata- ma in questo caso si tratterebbe di estorsione. Cosa ben diversa dal rapimento.
Il filmato.
Vi è infine un’ultima questione poco chiara: quella del filmato. Per capire cosa è avvenuto realmente in quel parcheggio sarebbe stato utile avere la registrazione delle telecamere a circuito chiuso, che sorvegliano i dintorni del supermercato. Ma la cassetta è stata cancellata il giorno successivo, o addirittura alcuni giorni dopo, secondo alcuni. Nessuno pare abbia pensato a chiedere il nastro, nonostante fra i poliziotti accorsi subito dopo il litigio ci fosse anche il marito della donna, una persona che in teoria avrebbe avuto tutto l’interesse a documentare le proprie accuse.
La ricostruzione dei fatti potrà continuare così solo su base indiziaria. Senza però che la stampa ne dia conto, perchè oramai è un tema che non interessa più.
20081014
anello
non l'avevo mai tolto negli ultimi 10 anni.
la pelle ora ne riporta lo stampo.
pelle chiara e stretta.
bomba liquida

di Loretta Napoleoni
La bomba liquida non esiste perciò potremo di nuovo portare a bordo dell'aereo bevande, creme e cosmetici che superano i 100 millilitri. Il motivo è semplice: una sentenza inglese ha trovato insufficienti le prove che il complotto dell'aeroporto - quello che nell'agosto 2006 ha paralizzato il traffico aereo di due continenti - avrebbe fatto saltare in aria sette velivoli con liquidi di vario genere. Tra realtà e fantascienza, ad alimentare il terrorismo è sempre più la politica della paura dei governi occidentali piuttosto che la strategia del terrore dei gruppi armati. A farne le spese siamo noi, costretti a stipare il trucco in buste di cellophane trasparenti ogni volta che vogliamo imbarcarci su un aereo. L'allarme della bomba liquida è costato centinaia di miliardi di dollari. La Baa, l'autorità aeroportuale britannica, ha speso 250 milioni di sterline per adeguare la sicurezza al controllo aggiuntivo dei liquidi, la British Airways ha perso 100 milioni di sterline tra voli cancellati e ritardi. Ecco spiegato l'aumento delle tasse aeroportuali. Per non parlare poi dei costi di tutto ciò che si getta prima di farsi ispezionare la carta di imbarco: dai mascara alle creme per i piedi, dai biberon dei neonati allo shampoo. C'è però chi si arricchisce sulle nostre spalle: è la fiorente industria del terrorismo che dall'11 settembre a oggi alimenta in Occidente la psicosi del terrore. Esperti, commentatori, think tank, la lista è lunga. Basta un numero per descrivere la crescita di un settore inesistente prima dell'11 settembre: negli Stati Uniti il numero di società di sicurezza specializzate in terrorismo è passato da 4 a 40mila.E il terrorismo, che fine ha fatto? Sono i numeri a darci una risposta. Mentre in Occidente la minaccia raggiunge l'apice tra gli anni '70 e '80 e da allora scema, nel mondo musulmano la tragedia delle Torri gemelle ne centuplica l'attività. È in Iraq, Afghanistan e Pakistan che si registra il numero più alto di attentati. In questa fetta di mondo non c'è bisogno degli "effetti speciali" della bomba liquida per avere paura.
playlist-nel lettore mp3
AC/DC - Black Ice
Alborosie - Soul Pirate
Asian Dub Foundation - Punkara
AAVV - Welcome To Rock 'N' Roll Hell - Tribute To AC/DC Abd Motorhead
Fratelli Calafuria - Senza Titolo
Garbo - Come il vetro
I Ministri - I soldi sono finiti
Kaiser Chiefs - Off With Their Heads
Kings Of Leon - Only By The Night
Marta Sui Tubi - Sushi & Coca
Metallica - Omonimo 1991
Oasis - Dig Out Your Soul
TV On The Radio - Dear Science
Canzoni
A Fine Frenzy - Almost Lover
Bersuit Vergarabat - El Tiempo No Para (en vivo)
Carlos Santana & Everlast - Put Your Lights On
Cristina Donà - How Deep Is Your Love
Garbo - A Berlino...va bene
John Waite & Alison Krauss - Missing You 2007 (radio edit)
N.E.R.D. feat. Santogold & Julian Casablancas - My Drive Thru
Puddle Of Mudd - We Don't Have To Look Back Now
Ricardo Arjona - Quiero
20081013
teatro sociale

marx e la crisi

Highlights Livorno - Frosinone 5 - 2 (8 Giornata serie b)
Oggi allo stadio possiamo dire di aver visto la cosa più bella e quella più brutta di sempre. La più bella il secondo gol di Rossini, la più brutta la "marcia" dei tifosi ospiti. Preoccupante.
20081012
20081011
invidia

20081010
la crisi islandese

io e i Metallica - capitolo 10

Del concerto di Padova ho ricordi vari. L'attesa fuori dal palasport e una lepre che scappa dai cespugli circostanti. La mia Uno Fiat carica fino nel bagagliaio per dare uno strappo alla stazione a due compaesani incontrati lì, due che non avrei mai pensato di trovare a vedere i Metallica. La delusione scoprendo che come band spalla c'erano gli italiani R.A.F., che in quel periodo avevano un santo in Paradiso (me li ritrovai pure a Scandicci prima dei Manowar, ed erano stati a SanRemo ad accompagnare Jovanotti). Il palco con la statua della Giustizia che crolla durante (ovviamente) And Justice For All. L'assolo di Kirk sulle note di Little Wing con Lars che rientra e lo accompagna alla batteria. La felpa che comprai all'uscita e che, believe it or not, conservo ancora oggi. Il palazzetto che non era completamente pieno (fino a qualche anno fa era normale), ma anche la consapevolezza che i Metallica stavano diventando qualcosa di grosso. Un fenomeno mondiale.
Intanto, gli orizzonti si allargano. Da una parte l'hard rock e il metal in tutte le sue sfaccettature - tra il 1988 e il 1991 in concerto si vedono: Def Leppard (in molti conoscono l'aneddoto, ad ogni modo entro al Palasport di Firenze con un pass stampa molto prima dell'apertura dei cancelli, e mi si presenta davanti questa scena: la band di Michael Schenker, lui compreso, che effettua il soundcheck sul palco e i Def Leppard che giocano a calcio insieme ai loro roadies in platea), gli Aerosmith (con i Cult di spalla), i Queensryche (con i Lynch Mob del fuoriuscito chitarrista omonimo - George Lynch - dai Dokken), i Motley Crue (con gli Skid Row) e ancora i Motorhead nei palazzetti; addirittura i Saint Vitus al Macchia Nera e uno strabiliante Extrema/Corrosion Of Conformity/D.R.I. al Palazzetto di via dei Pensieri a Livorno (concerto dove riuscii a convincere il mixerista americano a mettere in diffusione The Abbey Road EP dei Red Hot Chili Peppers, visto che, nel 1991, non si riuscivano a trovare né cd né dischi dei RHCP, e ancora non era riuscito ad ascoltarli, seppur convinto che mi sarebbero piaciuti, avendone letto in una certa maniera). Dall'altra, Million of Dead Cops, God, Fire Party (queste ultime due band da me intervistate nell'ottica del mio programma radiofonico, i grandissimi olandesi God nel loro furgone nel cortile del Macchia Nera, la cantante delle Fire Party sul palco mentre incollava le scalette, con la preziosissima collaborazione dei ragazzi della Wide Records), Social Unrest, Ceresit, Teste Marce, Fugazi (si, avete letto bene), Negazione più volte (memorabile un colloquio veloce tra me, Zazzo e Marco dove io gli chiedevo che cazzo gliel'aveva fatto fare di venire a suonare in un posto come il Topsy a Livorno, gestito di merda, e loro che rispondevano a fine concerto che se l'avessero saputo prima di certo avrebbero evitato), Raw Power, No Means No, Jingo De Lunch. Altro aneddoto fra parentesi, nel (credo) 1988 con la band dove militavo allora, aprimmo per i Negazione calcandolo proprio, il palco del Macchia Nera di Pisa.
Nel mezzo, il crossover e il grunge che muovono i primi passi. E allora ecco che mi vedo Jane's Addicition (memorabile concerto al Politeama di Cascina con Perry Farrel che si presenta sul palco con un fiasco di vino rosso con l'impagliatura - non una bottiglia, proprio un fiasco - e gli occhiali da sole a mosca, e termina il concerto buttandosi nel mezzo al pubblico per picchiarsi con uno delle prime file), Mudhoney (altro concerto indimenticabile, al Velvet di Rimini, con questi quattro deficienti che si fanno gavettoni di birra mentre suonano e fanno a gara per passarsi sotto le gambe l'un l'altro), dei Litfiba non ancora bolliti, i Living Colour in grande forma, i Primus (con i Limbomaniacs di spalla, una meteora che ricordo con piacere) al Tenax di Firenze che passano tra il pubblico a distribuire verdura, e addirittura gli UB40 (anche se rischiai di addormentarmi, abituato com'ero ad altri "ritmi").
Per dire che la vita andava avanti tra nuove tendenze musicali, il programma in radio, la band (a cavallo del 1991 ne uscii ed entrai in un'altra che rispondeva maggiormente alle mie nuove "esigenze"), un nuovo lavoro (quello che conservo ancora oggi, for God's sake) e una fidanzata in meno. Arriva così l'estate del 1991, e alle Spiagge Bianche, fra metallari, non si fa che parlare dell'imminente disco dei Metallica. Bob Rock è il produttore, e la mente va subito a Bon Jovi. C'è chi vocifera dell'uso addirittura di un'orchestra. Terrore, sospetti, attesa. Tra l'altro, l'album esce in agosto, periodo strano, in cui di solito non esce niente, e già in settembre i quattro saranno live in Italia, al Monsters Of Rock. Il titolo non c'è. Omonimo.
notizia buffa ma non solo
NOBEL: BETANCOURT SPERAVA NEL PREMIO, AVEVA CONVOCATO LA STAMPA A PARIGI
Parigi, 10 ott. - (Adnkronos/Dpa) - Ingrid Betancourt era cosi' tanto certa di vincere il Nobel per la pace, andato al finlandese Martti Ahtisaari, che aveva convocato per oggi alle 13 a Parigi una conferenza stampa, durante la quale avrebbe dovuto commentare l'assegnazione del premio. I giornalisti, riferisce la stampa francese, avrebbero dovuto presentarsi all'Hotel Meurice, dove alloggia l'ex ostaggio delle Farc, e a loro era gia' stata inviata una dichiarazione, embargata fino all'annuncio del premio, nella quale si sottolineava che, dandole il Nobel, "il Comitato ha inviato un forte messaggio ai sequestratori che giocano impunemente con la liberta' delle altre persone". Rapita dalle Farc il 23 febbraio del 2002, la Betancourt era stata liberata con un blitz delle forze colombiane il 2 luglio scorso.
silvio forever
Così, piano piano, sottovoce, come piace a noi.
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AC/DC - Black Ice
Alborosie - Soul Pirate
Asian Dub Foundation - Punkara
Garbo - Come il vetro
Kaiser Chiefs - Off With Their Heads
Kings Of Leon - Only By The Night
Marta Sui Tubi - Sushi & Coca
Mercury Rev - Snowflake Midnight
Oasis - Dig Out Your Soul
Raf - Metamorfosi
Solange Knowles - Sol-Angel and the Hadley St.Dreams
TV On The Radio - Dear Science
Canzoni
A Fine Frenzy - Almost Lover
Bersuit Vergarabat - El Tiempo No Para (en vivo)
Carlos Santana & Everlast - Put Your Lights On
Cristina Donà - How Deep Is Your Love
Garbo - A Berlino...va bene
John Waite & Alison Krauss - Missing You 2007 (radio edit)
N.E.R.D. feat. Santogold & Julian Casablancas - My Drive Thru
Puddle Of Mudd - We Don't Have To Look Back Now
Ricardo Arjona - Quiero
the lion king

20081009
miracle at sant'anna

briosche

nord e sinistra 6

Un programma radicale
Quasi un mese dopo la vittoria elettorale, il programma del nuovo governo norvegese mi è stato spedito per posta elettronica. E mi è sembrato subito molto radicale: in Svezia avrebbe potuto essere una via di mezzo tra il progetto politico del Vänsterparti (Partito della sinistra) e quello del Kpml (Partito comunista dei marxisti-leninisti rivoluzionari). Allora ho chiamato Arne Byrkjelot.
“Stiamo assistendo a una vera e propria rottura con la vecchia politica norvegese”, è stato il suo commento. È vero: si trattava di una svolta radicale. In Svezia, però, la notizia non ha fatto troppo rumore. E non mi spiego perché: davvero non ci interessa sapere che i nostri vicini investono nella democratizzazione del settore pubblico invece di privatizzarlo? Non mi piace la dietrologia, però mi sono fatto un’idea: due decenni di pensiero liberale hanno indotto molte persone, compresi i giornalisti svedesi, a non riconoscere più una politica di sinistra quando se la trovano davanti. Ci siamo abituati al fatto che la politica in fondo non può cambiare e, soprattutto, non in senso progressista e democratico. Eppure in Norvegia le cose sono cambiate. Mentre i politologi svedesi discutevano sulla necessità che i socialdemocratici si spostassero al centro per conquistare il voto moderato, i socialisti norvegesi vincevano le elezioni con un programma davvero di sinistra. Mentre la stampa dipingeva i sindacati svedesi come i responsabili dell’immobilismo del paese, quelli norvegesi si davano da fare per cambiare le cose. Mentre in Svezia i partiti si rivolgevano alla borghesia per trovare nuove idee, in Norvegia la classe operaia dava vita a un’alternativa politica. Il 10 settembre 2007 sono tornato a Trondheim per le ultime elezioni amministrative. Dopo quattro anni di un’incisiva politica progressista, la coalizione di sinistra ha vinto ancora. Il Partito laburista ha raccolto il 43,9 per cento dei voti, contro il 25-30 delle altre città norvegesi: il miglior risultato a Trondheim dal 1971. Poco dopo mezzanotte sono riuscito a intervistare Rita Ottervik, appena confermata sindaco della città. Per prima cosa le ho chiesto come avessero fatto i laburisti a ottenere un successo di tali proporzioni a Trondheim quando nel resto del paese i risultati erano stati
abbastanza deludenti. Non era certo la prima volta che a Rita Ottervik veniva chiesto un parere sulle differenze tra le due anime del Partito laburista norvegese: quella del modello Trondheim e
quella, più moderata, del leader nazionale Jens Stoltenberg. Per l’ennesima volta il sindaco ha
sorriso e ha risposto: “Da queste parti siamo un po’ più rossi”. Sembra impossibile.
Eppure è vero.
20081008
le silence de Lorna

la battaglia di Bucarest

Iceland Express

comunicazione di servizio

coming soon - cinema

Capita.
nord e sinistra 5

Il ruolo dei sindacati
Dall’ufficio di Arne Byrkjeflot sono passato in quello, qualche piano più su, di Knut Fagerbakke, il leader locale della Sinistra socialista, artefice del successo elettorale del 2003. Fagerbakke mi ha raccontato che la vittoria della sinistra nel 2003 era stata accolta con un diffuso scetticismo dai partiti di destra e dalla maggior parte dei commentatori politici: tutti dubitavano che il suo programma potesse funzionare. Un anno più tardi gran parte dello scetticismo era stato spazzato via. Trondheim era diventata la prima città norvegese a risolvere il problema della carenza di posti negli asili nido e nelle scuole per l’infanzia, aveva dimezzato le liste di attesa per gli alloggi e rimesso in sesto l’istruzione pubblica. Era diventata una vetrina per la sinistra: l’esempio locale che dimostrava come si potevano cambiare radicalmente le cose. I partiti conservatori avevano torto: fare una politica davvero di sinistra era possibile. Lo stesso meccanismo è stato poi usato a livello nazionale. I sindacati hanno lanciato una campagna per raccogliere proposte politiche e suggerimenti dai loro iscritti. Il successo è stato enorme e ha contribuito a far nascere un nuovo rapporto di collaborazione tra la Confederazione sindacale e il Partito laburista, che negli ultimi tempi, sotto la guida di Jens Stoltenberg, si era spostato su posizioni centriste, ottenendo nel 2001 il peggior risultato elettorale dal 1924. Il sindacato, guidato per la prima volta da una donna, Gerd-Liv Valla, stava cambiando pelle: più che puntare alla lealtà verso i laburisti, ha adottato una strategia radicale per cambiare il paese e mettere fine al liberismo economico.
“Il nostro obiettivo”, ha detto Gerd-Liv Valla inaugurando la campagna elettorale per le elezioni del 2005, “è fare in modo che i nostri iscritti sappiano esattamente quali differenze ci sono tra i
partiti a cui dovranno dare il loro voto”. La strategia ha funzionato di nuovo e a vincere è stata la coalizione formata dai laburisti, dalla Sinistra socialista e dai centristi del Senterparti.
Il loro programma prevedeva una netta svolta a sinistra: niente più scuole paritarie, blocco delle privatizzazioni e maggiore democrazia nel settore pubblico. Inoltre, la Norvegia si impegnava a non pretendere che i paesi poveri aprissero i loro mercati ai suoi prodotti. Era la fine del liberismo e il ritorno a una politica di sinistra.
20081007
interview

nord e sinistra 4

Investimenti pubblici, più democrazia, blocco delle privatizzazioni. L’esempio norvegese dimostra che in Europa la sinistra ha ancora molto da dire
ARON ETZELER, ORDFRONT, SVEZIA
Il 21 settembre 2004 ho preso un treno notturno diretto in Norvegia. Volevo capire come funzionava il modello Trondheim: la città controcorrente, il posto in cui il neoliberismo, ormai diffuso in tutta la Scandinavia, ha dovuto cedere il passo a una politica di sinistra. Mentre le altre città norvegesi privatizzavano e vendevano i beni pubblici, il comune di Trondheim ha ripreso in mano il controllo sull’energia, l’assistenza agli anziani e il trasporto, decidendo di tornare a investire i soldi pubblici per i servizi alla collettività. Arrivato a Trondheim mi sono precipitato al municipio, dove ho incontrato, in un seminterrato ingombro di carte, Arne Byrkjeflot, presidente della sezione locale della Confederazione nazionale dei sindacati (Lo) nonché del movimento per il no all’Unione europea e della Röd Valgallianse (Alleanza elettorale rossa). È stato lui a raccontarmi come è nata la svolta di Trondheim. Governato da una coalizione di destra dal 1989, negli anni novanta il comune ha tagliato le tasse, ha trascurato la scuola pubblica e per fare cassa ha ceduto attività e servizi. La privatizzazione del settore pubblico ha reso più dificile la situazione per molti lavoratori, e ha creato diversi problemi anche ai sindacati, che hanno perso molto del loro peso nella società. “È stato allora che abbiamo capito che dovevamo reagire”, mi ha spiegato Byrkjeflot. Oltre che dai sindacati, la controffensiva è stata messa a punto dall’Arbeiderparti (Partito laburista) e dal Sosialistisk venstreparti (Sinistra socialista). E ha avuto successo. Gli ideatori del “modello Trondheim” hanno individuato alcuni punti essenziali per cambiare la politica della città, e nella primavera del 2003 hanno presentato il loro programma. Le proposte, di segno opposto rispetto alle ricette liberiste della destra, miravano alla difesa del welfare e al miglioramento della qualità dei servizi pubblici attraverso la
democratizzazione della vita politica locale. Tre erano gli obiettivi del progetto: la difesa dello stato sociale, il sostegno alla scuola pubblica e il rilancio dell’industria. Stabilito il programma, sindacati e partiti hanno coinvolto nel dibattito operai e impiegati. E la risposta dai luoghi di lavoro non si è fatta aspettare. “In fondo sono certo che a Trondheim, come in Norvegia, non c’è mai stata una maggioranza favorevole alla politica della destra”, mi ha detto Byrkjeflot. “Ma c’è una forte diffidenza verso l’Arbeiderparti e molti hanno perso iducia nella sinistra. Il punto è che i partiti devono impegnarsi sul territorio e nei luoghi di lavoro se vogliono davvero convincere i
cittadini. Così abbiamo fatto noi”. Dopo una campagna elettorale gestita dai sindacati e costruita su rivendicazioni politiche concrete, di totale rottura con il neoliberismo dell’amministrazione
uscente, nel 2003 il blocco di sinistra è tornato al potere a Trondheim dopo 14 anni.
20081006
benvenuto giulio!
il monociglio baby è nato!
viva giulio!
nord e sinistra 3

Le ho detto che ricordavo vagamente di aver letto da qualche parte di alcuni scontri scoppiati proprio in quel quartiere tra una banda di gente del posto e degli immigrati. Ma lei non ne sapeva nulla. Sapeva solo che verso la metà degli anni novanta era stata avviata la riqualiicazione del quartiere, e che le cose da allora erano molto migliorate. “Qui negli anni ottanta c’era un sacco di gente che beveva e viveva di sussidi”, mi ha detto. “Adesso non ce n’è più. Anche perché oggi i ragazzi si riempiono di spinelli e pasticche, che danno meno nell’occhio”. Dall’altra parte della piazza un tempo c’erano delle panchine. Proprio lì, più di vent’anni fa, mi era capitato di ascoltare un comizio del 1 maggio, tenuto da Stig Malm, il capo del sindacato dei metalmeccanici. Per un istante ho avuto la sensazione di camminare in mezzo alle rovine di una cultura scomparsa. Stavo viaggiando verso nord senza una meta e avevo di nuovo bisogno di un
collegamento a internet per spedire un articolo. L’ho trovato in una pizzeria gestita da profughi curdi a Sälen, una località di montagna. Erano i primi di giugno e all’ora di pranzo faceva molto caldo: il termometro dell’auto segnava 36 gradi. Proseguendo dopo Sälen, lungo la valle del Ljöra ho incontrato un grande ostello della gioventù. Era un edificio luminoso e in quel paesaggio deserto dava un’impressione di calore. La casa più vicina si trovava a un chilometro di distanza, e per raggiungere i negozi ci voleva mezz’ora di auto. La sera mi sono sistemato sulla veranda a chiacchierare con Kjell Röngård, il proprietario dell’ostello. Kjell è un poliziotto in pensione. Era entrato in polizia nel 1963, a 19 anni, e, dopo aver fatto il commissario a Sälen, nel 2006 ha smesso di lavorare, potendo contare su una pensione dignitosa. Naturalmente, mi ha spiegato, aveva indagato su dei casi di omicidio, ma il grosso del suo tempo l’aveva dedicato ai due reati più pericolosi per la società. Tra il 1970 e il 1982 aveva fatto parte della squadra narcotici della contea e aveva cercato di combattere la diffusione della droga. Poi era passato a occuparsi dei cosiddetti reati economici, che in Svezia significano soprattutto evasione iscale. Anche qui
l’illegalità era aumentata a partire dagli anni settanta, man mano che si aprivano le frontiere economiche del paese e cresceva l’individualismo. Per alcuni dei delinquenti con cui aveva avuto a che fare, Röngård provava simpatia. È comprensibile – mi ha detto – che un falegname, costretto a dare al fisco più della metà dei suoi guadagni, cerchi di fare qualche lavoretto in nero.
Il guaio è che sono proprio questi comportamenti a rovinare la fiducia negli altri, il vero fondamento della società. Nella Svezia di qualche anno fa, all’interno delle comunità, tutti dipendevano da tutti: l’insegnante dal taglialegna, il pescatore dal cacciatore. La solidarietà era istintiva. “Ma con lo sviluppo economico, la mobilità sociale è aumentata. Oggi la gente si trasferisce a Stoccolma e non conosce più i suoi vicini. Nelle grandi città, i vincoli sociali stanno sparendo”. Ma i legami sociali di cui parla Röngård potevano essere anche vincoli molto
concreti. Ricordo ancora la sensazione che provavo quando vivevo a Lilla Edet: il cielo mi sembrava una pesante lastra di ferro che ci teneva tutti prigionieri. Eppure, è proprio quest’idea soffocante di collettività che è alla base della socialdemocrazia. L’anziano poliziotto lo sa bene: “Il controllo sociale è importante. Bisogna occuparsi gli uni degli altri, sia da bambini sia da adulti. Prenda una località piccola come questa: è fondamentale lavorare insieme”.
Quando Röngård lavorava nella polizia, sua moglie faceva l’assistente sociale. Dopo che sono andati in pensione hanno cominciato a occuparsi della beneficenza che la loro chiesa fa in Russia. Hanno visitato un ospizio di provincia dove vivono 35 anziani abbandonati, con un solo gabinetto.
È evidente che un simile inferno, mi ha detto, è il risultato di una società dove tutti i rapporti sono volontari e nessuno può essere costretto a fare qualcosa. Secondo Röngård, alla base delle leggi
che aveva passato la vita a far rispettare, in Svezia esistono delle norme non scritte: lo Jantelagen, una serie di regole di comportamento che proibiscono a chiunque di sentirsi superiore agli altri. Soltanto così può nascere un vero senso comunitario. “Io credo nell’integrazione”,
mi ha detto. “Sa, ho fatto parte del corpo di polizia civile dell’Onu e ho lavorato a Cipro. I
C’è stato un attimo di silenzio. Le rondini volavano intorno alle nostre teste e in cielo, oltre le montagne, le nuvole erano di un colore tra il blu violaceo e il grigio, simile a quello di un guscio di madreperla. “Che privilegio vivere qui”, ha detto Röngård, “dopo tanti anni passati in città”.
Andrew Brown è un giornalista britannico, columnist del Guardian. Alla Svezia ha dedicato il suo ultimo libro, Fishing in utopia: Sweden and the future that disappeared (2008). Ha un blog: www.thewormbook.com/elegans/hlog


