No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.

20140627

Hell is an Understatement (3)

continua da martedì 24 giugno

Dopo l'imperatore

La Repubblica Centrafricana – un’ex colonia francese senza sbocchi sul mare, schiacciata tra il Ciad, a nord, e la Repubblica Democratica del Congo, a sud – ha attirato per l’ultima volta l’attenzione del mondo venticinque anni fa. All’epoca Jean-Bédel Bokassa, che si era autoproclamato imperatore, dovette affrontare un processo in cui era accusato di vari reati, tra cui quello di avere un congelatore pieno di corpi umani pronti a essere mangiati (si dice che avesse servito i tagli più pregiati al presidente francese Valéry Giscard d’Estaing durante una visita di stato). Da allora la vita politica del paese non è stata degna di nota, almeno rispetto a quello che succedeva nel resto del continente. La Repubblica Centrafricana non ha mai assistito al massacro di un decimo della sua popolazione com’è successo in Ruanda; i suoi governanti hanno saccheggiato le risorse umane e naturali del paese con relativa moderazione, almeno in confronto al leader zimbabweano Robert Mugabe o al libico Muammar Gheddafi; il paese non è mai diventato un covo di Al Qaeda come il Mali o la Somalia. Negli ultimi decenni la Repubblica Centrafricana non ha prosperato, ma non è neanche andata a pezzi. Le origini dell’attuale conflitto risalgono al 2003, quando François Bozizé, il capo di stato maggiore dell’esercito, trovò un forte sostenitore nel presidente del Ciad, Idriss Déby, e prese il controllo del paese. Negli otto anni successivi Déby contribuì a
mantenere Bozizé al potere inviando, nei momenti di crisi, le sue truppe scelte nella Repubblica Centrafricana. Ma nel 2011 Bozizé ha cominciato ad allontanarsi dall’alleato ciadiano, dopo aver trovato nel Sudafrica un nuovo protettore. A quel punto, Déby ha spinto una vasta coalizione di ribelli musulmani, provenienti dal nord e dall’est del paese, a rovesciare Bozizé. La coalizione, chiamata Séléka, aveva bisogno di uomini, perciò ha arruolato mercenari del Ciad e del Sudan, che si sono uniti al gruppo durante la sua lunga marcia su Bangui. I ribelli sono arrivati nella capitale nella primavera del 2013 e hanno subito preso il potere. All’inizio della loro marcia sulla capitale erano molto disorganizzati, e avevano in comune solo il fatto di provenire dai paesi musulmani confinanti o dalle province ribelli del nord e dell’est della Repubblica Centrafricana. Tuttavia, durante la scalata al potere, molti cristiani si sono resi conto di essere loro il bersaglio di Séléka, mentre i musulmani venivano risparmiati. E questo non potevano accettarlo. La maggior parte dei centomila musulmani che vivevano a Bangui già prima che Séléka conquistasse il potere non aveva niente a che vedere con il nuovo governo, ma la maggioranza cristiana è arrivata a odiare anche loro. Nel 2013, a partire dalle campagne, i cristiani si sono lentamente organizzati in milizie. Alla fine dell’anno sono arrivati a Bangui e hanno ripetuto quasi esattamente lo schema seguito da Séléka. Ma a differenza di Séléka non hanno mai preso il governo. Si sono limitati a destabilizzare il paese e, nel gennaio del 2013, il leader di Séléka, Michel Djotodia, è fuggito in Benin. L’attuale presidente di transizione, Catherine Samba-Panza, cristiana ed ex avvocata, non è in grado di tenere sotto controllo la situazione. Nei villaggi di campagna sono nate forti spaccature religiose e migliaia di musulmani sono stati espulsi. A Bangui la cacciata dei musulmani è quasi completa. Molti quartieri, come Boy Rabe, sono interamente occupati dagli anti-balaka, e i pochi musulmani rimasti sono accerchiati e ridotti alla fame in attesa del
giorno della loro morte.

continua

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