así es la vida
Qui dentro fa un caldo terribile. Sono ad Arteaga, un ritorno, il piccolissimo centro a un centinaio di km da Rosario dove vive la famiglia Juli. Sta piovendo da un giorno intero, strade allagate e gente stanca reduce da una notte insonne di joda, dedita solo al calcio, oggi si potrebbe decidere il campionato a favore del Boca di Buenos Aires. Mi sono alzato verso le 14, casa deserta, lunch un po' a caso, televisione in cerca di Rai International e dei risultati italiani. Sono riuscito ad intuire che il Livorno ha pareggiato, ma nel frattempo ho visto il malore di Berlusconi e i due milioni di persone di venezuelani in piazza per il discorso di chiusura di campagna elettorale di Hugo Chavez. Sono in corso anche le elezioni in Ecuador. Intanto, in questo punto internet/kiosko, che qualche anno fa era della famiglia dei miei amici, si vede un programma calcistico argentino che segue in diretta la partita Boca-Colon con le immagini delle tribune e delle curve e due commentatori divertenti. Il Boca in vantaggio, Diego che esulta in tribuna con la camiseta del Boca e due catenoni d'oro al collo stile hip-hop. Un tamarro senza limiti.
L'errore di valutazione nella ricerca del bagno nell'hotel (gentilmente offerto dall'amico Gas, fratello di Juli) e' ovviamente dovuto all'assuefazione da hostel, e da bagni compartidos con altra gente. Ma diventera' la barzelletta (qui in Argentina un cuento) del soggiorno nella rinomata localita' argentina. La cena e' inclusa nel soggiorno (quindi gratis, per me), e ne approfitto. Lo staff dell'hotel, tutti amici di Gas, fanno il possibile per farmi sentire a mio agio senza formalismi, e fanno in modo che possa mangiare qualcosa di vegetariano. Dopo cena (a tavola io, Gas, Jani, la sua ragazza, e Mario, il chofer), io e la coppia usciamo a prendere un caffe' in un locale vicinissimo, nessuno ha voglia di muoversi molto. Parte la chiacchiera incontrollata, come sempre ne esce di tutto, si parla delle nostre famiglie, dei nostri lavori, delle nostre vite. Non avevo avuto modo di conoscere molto Jani la volta scorsa, questa volta un po' di piu' e devo dire che mi trovo bene. Rientriamo e dico a Gas che se e' possibile sono interessato all'escursione del giorno seguente. Nessun problema, mi dice Gas. Si va a El Bolsón. Quando Mario rientra, io dormo gia'. Il letto mi sembra storto, riallineo le doghe di legno, tutto ok. Gas mi spiega anche perche' la mia impressione dell'hotel era stata non buona: la parte dove alloggiamo noi e' quella riservata agli autisti e agli accompagnatori, quindi lasciata leggermente "indietro", mentre quella dei clienti paganti e' nuova. A domani.
Sveglia verso le 7,30, colazione inclusa, pronto per partire. Mi accomodo in un furgone da 16 posti, leggermente scomodo. Ci sono anche persone di un altro hotel. L'autista/guida parla con un microfono di quelli a casco, mentre guida, e' piuttosto simpatico e fa anche sorridere. Andiamo verso sud, il paesaggio e' davvero bello, aspro e imponente. Siamo vicini al confine col Cile, e sulla eterna rivalita' tra i due paesi ci sono un'infinita' di storie. Ci fermiamo in un negozietto sulla strada gestito da una coppia molto anziana, prendo delle tartas fritas che somigliano allo gnocco fritto emiliano. Prima di comprarle, chiedo spiegazioni ad un ragazzo giovane che e' nel bus con me, mi assicura che sono vuote dentro, non c'e' carne. Proseguiamo oltrepassando El Bolsón, usciamo dalla provincia del Rio Negro ed entriamo, anche se per poco, in quella del Chubut (la stessa di Puerto Madryn), e arriviamo al Lago Puelo, che arriva fino in Cile. Di fatto, attraccati al moletto ci sono, con la loro barca, due pescatori cileni. Colore diverso da quello del Lago Argentino, piu' scuro. Boschi fitti tutto intorno. Torniamo verso El Bolsón, dove visitiamo una piccola fabbrica di marmellata; una bionda molto carina, Marina, ci mostra alcuni dei frutti che usano e ci spiega il processo di maturazione e quello di lavorazione. Sospetto di dover mangiare arrangiandomi (sperare che Gas mi abbia messo in conto anche un cestino da viaggio mi sembra onestamente troppo, anche per un amico), quindi approfitto per prendermi, nella caffetteria adiacente alla fabbrica, una fetta imponente di una torta ai frutti di bosco, con un caffe' chico, che ha del sovrannaturale. Se poi pensate anche che costa 4 pesos argentini (praticamente un euro), potrete gustarne anche voi il sapore superbo. Ci fermiamo poi nel centro della piccola localita', El Bolsón appunto, famosa una trentina di anni fa per essere diventata un punto nel quale molti hippies si stabilivano per realizzare il loro sogno di peace & love, coltivando marijuana e vivendo dei prodotti della terra, realizzando lavoretti di piccolo artigianato. Il mercatino, che di hippy non ha piu' niente, e' di quelli che vediamo dappertutto anche in Italia, quindi ne approfitto per collegarmi ad internet, scaricare la posta, fare due chiacchiere con chi e' on-line. Tra una sosta e l'altra, come ormai e' di rito, ognuno dei passeggeri mi domanda da dove vengo, mi racconta le sue origini italiane oppure le sue conoscenze italiane, e mi mette a conoscenza di parte della sua vita, mi domanda di me, del mio viaggio, le mie impressioni. Ripartiamo e andiamo a dare un'occhiata ad una piccola fabbrica di birra artigianale. Il proprietario, giovane, spiega il processo ed io penso all'amico Livio e a quante volte me l'ha spiegato. Nonostante il mio interesse, non riuscirei a rispiegarlo come si deve. Assaggio la birra, non ha quel gusto deciso delle birre artigianali che mi ha fatto conoscere Livio. Terminata la visita, sottolineato il fatto che tutti gli abitanti di questo piccolissimo centro producono artigianalmente le cose che vendono, Eduardo (cosi' si chiama la guida/autista) ci dice che visto che siamo un gruppo che gli e' piaciuto, ci vuole regalare un fuori programma. Penso che faccia parte della scena, ma sono curioso. Si arrampica col furgone sulle colline che sovrastano El Bolsón, si ferma e ci fa scendere, e il panorama sotto di noi e' davvero mozzafiato. Una vallata con un ruscello limpido e trasparente, stretto tra due montagne piuttosto alte. Verde dappertutto. Non e' magnetico come La Chaquira (vi ricordate il viaggio in Colombia?), ma Eduardo e' da ringraziare. Foto ricordo, qualche battuta, via sulla strada del ritorno. Faccio amicizia con Luca, il ragazzo al quale avevo chiesto spiegazioni la mattina sulle tartas. L'avevo gia' notato al Plaza, e' un ragazzone di 23 anni con la faccia da buono. E' simpatico, legato alla famiglia, appassionato di foto (ha due macchine e una cinepresa) e devoto ai genitori, professori entrambi. Simpatizziamo e inganniamoil tempo che ci separa dall'arrivo a Bariloche. Rientro, il tempo di fare una doccia e poi qualche chiacchiera nella hall aspettando la cena. Si guarda la tv, calcio ma anche tg, la figlia di Bush e' stata rapinata nel quartiere di San Telmo a BAires, si ironizza sul fatto. Un servizio sulla nuova droga dei poveri mi colpisce: si chiama Paco, e' una mistura micidiale di acidi e solventi. Ti brucia in poco tempo. Costa 2 pesos a dose. Noi, nel frattempo, mangiamo. Mario racconta a Gas e a Jani della professoressa che simpatizzava per me nel viaggio a Puerto Madryn. Si ride. Dopo cena Mario si ritira per guardare la sua telenovela preferita, io e la coppia, visto che e' tardi per il cinema (Jani lo aveva proposto), facciamo un giro lunghissimo per arrivare in un locale dove le cameriere sono bellissime e servono, tra l'altro, il caffe' all'italiana (cosi' c'e' scritto sul menu'), che e' caffe', scaglie di cioccolato (la specialita' di Bariloche) e liquore Strega (ma vi rendete conto?!?!?!). Prima, passiamo dall'hotel dove sono alloggiati gli altri partecipanti all'escursione che ho fatto oggi, perche' Gas deve salutare un amico. Alcuni mi riconoscono, mi salutano e mi chiedono che ci faccio. Jani mi chiede come li conosco, le spiego. Gas chiama Juli, mi ci fa parlare. Ridiamo e ci prendiamo in giro.
Nessuno ha preso la giacca a vento, ma fuori fa un freddo cane quando si alza il vento. Torniamo all'hotel e soffriamo il freddo. Dico a Gas che l'indomani vorrei fare l'escursione a San Martin de Los Andes, detta anche dei sette laghi. Nessun problema. Rientro in camera e Mario sta ancora fumando e guardando la tv. Mi addormento mentre ascolto la tele. Mario ha una faccia che non si scorda.
Sveglia alle 7, mi alzo e vado direttamente a fare colazione. Dopo 10 minuti che giro nella sala, si accorgono di me e mi dicono gentilmente che cominciano alle 7,30. Mica ci avevo pensato, cazzo. Me ne torno in camera e faccio toilette. Torno piu' tardi per far colazione e mi invitano al tavolo Ana, sua madre, Susi e sua sorella. Sono compaesane di Luca, che si unisce anche lui. Ana ha avuto un calo di zuccheri, e sono tutte preoccupate. Ci scherzo su. Si parte poco piu' tardi, viene anche Gas. Mi siedo in fondo, il bus e' un po' vecchiotto, sono accanto a Luca e alla mamma di Ana. Ci fermiamo a Villa La Angostura, che sembra finta: e' tutta fatta di edifici di legno, sullo stesso lago di Bariloche (il Nahuel Huapi) ma dalla parte opposta, in un posto spettacolare. Mi va di rifare colazione, Ana viene con me, le offro un caffe', di piu' non vuole. E' giovanissima, 19 anni, e' simpatica ed ha una voce da cartone animato, stile Paperino. Si riparte. Inizia la strada sterrata, si soffre un po' (il bus di piu'), ma la vista ne gode. Uno ad uno, si passano in rassegna sette laghi, si attraversa una foresta fitta e spettacolare. La guida, una ragazza della quale non ricordo il nome, parla molto, ma ci da' parecchi ragguagli storici. Si arriva a San Martin che sono ormai le 13 passate, ci mettiamo a cercare un posto per mangiare. Mi unisco al gruppo della colazione, insieme a noi c'e' anche una coppia giovane. Mi scolo una bottiglia di Quilmes "negra" da 750 cl da solo, mangiando una pizza. Non ne risento, al momento. La strada del ritorno e' la stessa, ma ci fermiamo presso una fattoria gestita da una famiglia di discendenti di indios Mapuche, unici autorizzati a vivere dentro al parco naturale Nahuel Huapi. Ilposto e' indescrivibile, da sogno. Fanno tartas fritas sul retro della casa, hanno 4 tavoli dove servono da mangiare, hanno 4 camere che affittano ai pescatori di trote che accorrono numerosi, una ampia piazzola camping. Rifiuto le foto ricordo assieme alle due anziane Mapuche, scelgo invece la via del dialogo. Comprando una Coca-Cola (il che e' gia' tutto un programma), domando alla giovane Mapuche se tra di loro parlano la lingua india. Mi dice di no, nemmeno i nonni la conoscono bene. Le dico che e' un peccato, sono quasi scocciato. Ma cosi' e'. La sciarpa del Livorno che mi porto sempre dietro, mi serve al ritorno. La polvere dentro al bus e' insopportabile, il viaggio sembra non finire mai. La guida, parlando di Bariloche, ha citato un film/documentario girato li', che parla degli ex nazisti che vivono ancora nei paraggi. Non vedo l'ora di arrivare, fare una doccia, e magari riuscire a vedere questo documentario. Arriviamo, in tempo per la cena (21,30). Non ho fame, la Quilmes negra mi gira ancora nello stomaco, mi godo la doccia un po' troppo. Scendo e chiedo informazioni sugli orari e sul cinema. E' tardi per qualsiasi cosa. Decido ugualmente di arrivare al cinema a piedi, cosi', non si sa mai nella vita. Nonostante sotto la giacca a vento mi metta solo una maglia, sudo come un porco, e questo, unito al leggero mal di gola che sento da qualche ora, non mi aiuta di certo. Torno all'albergo guardandomi in giro, compro una bottiglia d'acqua da 750 cl e la finisco in pochi minuti, cerco un cajero per prelevare un po' di pesos, rientro e trovo Mario che fuma e guarda la tele. Facciamo due risate, e mi addormento mentre ascolto lui che fa zapping. Mi pare di aver sempre fatto cosi'.
Sveglia verso le 7,30, colazione. Saluto tutti, non tutti hanno capito che torno anch'io verso i loro paesi d'origine, col bus della Arteaga Turismo. Gas mi assegna un posto accanto a Jani, ma gia' so che non lo usero' molto. Dopo qualche chilometro mi chiama in cabina, e per un lungo tratto ci godiamo la vista della strada. Mario guida, Gas sta nella poltroncina accanto, Jani nella cuccetta retrostante. Io sugli scalini che scendono in cabina. La giornata e' splendida, il paesaggio e' da alta Patagonia, quindi vegetazione bassa, montagne rocciose, fiumi, ruscelli, laghi scintillanti tutto intorno. L'arrivo e' previsto per la mattinata seguente, inoltrata. C'e' un sacco di strada da fare. Ci fermiamo per il pranzo poco dopo Nequen, e si riforma la tavolata del giorno prima a San Martin. Susi scherza e ordina per me come se fossimo una coppia. La mamma di Ana mi rivela che fa la poliziotta. Ha 4 figli, se capisco bene da diversi uomini. Negli intermezzi, storie di nonni italiani. Addirittura, fotografie di me o con me, per avere un italiano nelle foto ricordo. Per cena ci fermiamo passato Santa Rosa. Gente stanca, al tavolo solo io e Luca. Tenedor Libre, puoi mangiare quello che vuoi quanto vuoi per 18 pesos. Mettici un paio di pesos per qualcosa da bere, fai i conti. Negli ultimi giorni l'euro e' quasi a 4 pesos. La notte, resisto stoicamente a fianco di Mario, anche se mi si chiudono gli occhi. Guida che e' un piacere, anche se a me farebbe paura, l'imponenza del bus a due piani e la velocita' (mai sopra i 100). Luca e' spesso accanto a me, mi dice che ha chiamato il padre, lo viene a prendere al terminal dei bus e mi porta una copia di uno dei suoi libri, tutti scritti per diletto, non editi. Storia delle citta' argentine. In questo caso, la loro cittadina, Laboulaye, un curioso nome evidentemente francese, pronunciato all'argentina. Il giro per scaricare tutti i passeggeri e' interminabile, tutti paesi piuttosto piccoli. Ogni scalo, tutti mi salutano. La mattina, gli ultimi rimasti mi offrono un mate. Nella notte, ho imparato a prepararlo per Mario e Gas. A me non piace, ma se e' dolce non e' cosi' male. Racconti di nonni italiani, di come questo paese e' stato costruito, di come e' stato derubato di ogni cosa. Rabbia mista a fatalismo. Arriviamo ad Arteaga che sono le 9 circa. Saluto Marcellino, il padre di Juli, Gas e Rafa, Juan, il ragazzo tuttofare dell'officina. Gas mi accompagna a casa, saluto Anna, la padrona di casa. Mi dice di salire e di fare come sempre, la stanza e' la stessa della volta scorsa. Salgo, mi lavo e mi addormento pesantemente. Mi sveglio che sono le 19 di sera.
C'e' Juli. Ci abbracciamo. Fa caldo, apriamo una birra, prendiamo un po' di formaggio e qualche stuzzichino e ci sediamo fuori casa. Arrivano Juan, il suo ragazzo, Sabi, una sua amica, passano altre amiche. Racconto un po' del mio viaggio. Le birre vanno via come il vento. Rientra Ana, ci dice che da mangiare c'e' questo e quello, ci spostiamo in terrazza e li' continuiamo. Juan mi spiega il suo progetto per vivere. Interessante, si tratta di turismo. Mi chiede che ne penso. Mi chiede dell'Italia e di me. Io ci parlo volentieri e un po' lo studio. Mi piace, e sono contento per Juli. E' un bel ragazzo, ed e' simpatico. Si vogliono bene e si vede. Rientriamo in casa, rientrano anche Marcellino e Anna, poi Gastone che pero' riparte per un viaggio a Buenos Aires. Si parla, si beve, si fuma e si scherza. Il giorno seguente ci sarebbe un viaggio a Victoria, per il Casino'(qui in Argentina, come in USA, senza accento). Juli deve andare. Mi chiede se ho voglia di accompagnarla. Certo che si. L'autista e' Mario, ancora una volta. Piu' un altro che ancora non conosco. Benissimo. Sono quasi le tre, e nonostante la dormita sonora dell'intero pomeriggio (compresa una parte di mattina), sono di nuovo stanco, mi sta venendo il raffreddore, mi fa male una gengiva. Saluto e vado a dormire. Domani ci aspetta un'altra avventura.
No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.
20061126
20061124
20061123
red spot
eccomi.
era varicella. a 29 anni ho preso la varicella!
tutti quei punti rossi sparsi per il corpo...
sono stato visto da 20 persone, amici, lavoro, sono stato pure al pronto soccorso per l'edema alla faccia e nessuno si era accorto che avevo la varicella, nemmeno all'ospedale. solo mia madre, con alle spalle 35 anni di asilo, appena mi ha visto ha detto: varicella!
e non ho ancora fatto il morbillo e la rosolia.. qualcuno di voi ce le ha che facciamo cambio?
era varicella. a 29 anni ho preso la varicella!
tutti quei punti rossi sparsi per il corpo...
sono stato visto da 20 persone, amici, lavoro, sono stato pure al pronto soccorso per l'edema alla faccia e nessuno si era accorto che avevo la varicella, nemmeno all'ospedale. solo mia madre, con alle spalle 35 anni di asilo, appena mi ha visto ha detto: varicella!
e non ho ancora fatto il morbillo e la rosolia.. qualcuno di voi ce le ha che facciamo cambio?
20061122
Argentina nov 06 - 8
intervallo
A Buenos Aires e' stata aggredita la figlia di George W. Bush. Non sono stato io.
L'amico Victor, messicano, a Usuhaia mi ha spiegato quale sarebbe l'origine dell'appellativo gringo, rivolto agli statunitensi, ma qui in Argentina usato anche per chiunque non sia sudamericano. Victor dice che all'epoca dei primi sconfinamenti statunitensi in Messico, avendo le giubbe verdi, i messicani, nel loro povero inglese, gli gridavano green go. Da qui sarebbe nato gringo.
Ho pronta la top ten dei dischi 2006. Ma come posso lasciar fuori il triplo di Tom Waits? Questo e' il dilemma del giorno.
A Buenos Aires e' stata aggredita la figlia di George W. Bush. Non sono stato io.
L'amico Victor, messicano, a Usuhaia mi ha spiegato quale sarebbe l'origine dell'appellativo gringo, rivolto agli statunitensi, ma qui in Argentina usato anche per chiunque non sia sudamericano. Victor dice che all'epoca dei primi sconfinamenti statunitensi in Messico, avendo le giubbe verdi, i messicani, nel loro povero inglese, gli gridavano green go. Da qui sarebbe nato gringo.
Ho pronta la top ten dei dischi 2006. Ma come posso lasciar fuori il triplo di Tom Waits? Questo e' il dilemma del giorno.
20061120
Argentina nov 06 - 7
quanto puo' essere lungo un giorno
Inzierei con alcune considerazioni generali che, questa volta, mi sono appuntato sul retro di un biglietto dell'autobus (immaginatevi quanti ne ho collezionati), visto che me le porto dietro da un po', e continuo a non metterle per scritto nei reportage.
La globalizzazione nel modo di vestire e' ormai compiuta. Se qualcuno di voi ha viaggiato in passato, si era reso conto che spesso si poteva riconoscere la provenienza delle persone solo dal modo di vestire. Adesso devi analizzare le facce e la lingua. I giovani sono vestiti molto simili, sia i turisti che i locali. Inutile che stia a spiegarvi come. Una cosa pero' mi ha colpito subito: qua in Argentina, vanno moltissimo le mie scarpe preferite, le converse, alte e basse. Ma ho scoperto che per la maggior parte, non sono converse bensi' John Foos. Un'imitazione ben fatta, che costa uguale (la stessa cifra delle converse, meno che in Italia).
Il bello del viaggio, ma di questo avevate gia' preso coscienza, non e' tanto nei posti che vedi, nelle meraviglie della natura, nei modi di vivere e di fare, quanto nella gente che conosci, che incroci, con la quale condividi anche solo qualche ora ma addirittura qualche minuto, scambiandoti parole e pensieri.
La Patagonia ha un valore aggiunto difficile da raccontare: il cielo e' piu' grande. Come dicevo, e' una cosa davvero difficile da spiegare, ma finche' non avete visto un alba, un tramonto, un cielo stellato in Patagonia, e non e' per tirarmela perche' io ci sono, non si capisce quanto puo' essere grande il cielo. E' immenso, senza confini, i colori nascono, muoiono ma soprattutto vivono in quei momenti di cambiamento, si disperdono, si confondono, ma ti rimangono negli occhi piu' che nell'obiettivo di una macchina fotografica.
L'ultima, la piu' pazza e pazzesca: un hostel, quando ha una buena onda, e' un ulteriore valore aggiunto al viaggio. E puo' essere una fonte di guadagno, nonche' di prolungamento di vita, un modo di lavorare divertendosi. Il pensiero di aprirne uno, magari vendendo la casa, in un luogo dove le cose costano molto meno come qui, si e' rifatto avanti in maniera forte.
Ripartiamo da dove mi ero interrotto, e cioe' dal day-off a El Calafate. E' un sabato, e quando mi sveglio definitivamente, mi faccio la doccia, mi sbarbo, mi curo un po', mi accorgo che oltre a Françoise se ne sono andate anche le altre due ragazze, per cui, visti i termosifoni a mille, lavo due paia di calzini e un paio di mutande e metto il tutto ad asciugare sul termosifone della camera. Mi avvio verso il centro, passando dalla reception dell'hostel Los Pioneros, che sono le 11,30. Saluto le ragazze alla reception, tutte sempre sorridenti per contratto, ma mi piace pensare che a me sorridano di piu' e senza fare sforzi, scambio due battute ed esco, prendo un po' di contanti al primo bancomat, entro nel primo internet point e controllo la posta, chiamo Juli e chiariamo il da farsi per i prossimi giorni, la saluto, mi avvio verso il terminal dei bus per fare il biglietto per Bariloche. Scelgo, tra le due che avevo consultato qualche giorno fa, l'agenzia dove la ragazza mi era rimasta piu' simpatica, nonostante la serieta'. Mi rendo conto solo quando, mentre sono dentro e chiudono la porta lasciando fuori altra gente, che oggi e' sabato e che fanno l'orario ridotto. La prima tratta la devo comprare ad un altro sportello, mentre per Rio Gallegos- Comodoro Rivadavia e Comodoro-Bariloche lo posso fare qui. Mi fanno scegliere il posto a sedere, e mentre la ragazza mi stampa i biglietti, l'anziano propietario non so come mi coinvolge in un discorso politico sull'attuale presidente Kirchner, parlandomene male. Momenti belli. Pago, saluto e ringrazio. Vado a fare l'altro biglietto, Calafate-Rio Gallegos. Scendo nuovamente in citta' (il terminale e' leggermente in collina), entro in un wine bar e mangio, scopro che esiste la Quilmes nera e la provo. E' molto buona. Leggo El Clarin e vedo che oggi c'e' Italia-Argentina di rugby, a Roma, anzi, c'e' gia' stata. Domando quanto e' finita, non c'e' modo di saperlo. Vado a fare la spesa nel supermercato consigliato dalla Lonely Planet, e capisco che girare nel reparto verdura e' il metodo piu' semplice per ricordarsi i nomi dei frutti e delle verdure, appunto, che spesso cambiano dal castigliano spagnolo a quello sudamericano. La spesa e' per il viaggio dell'indomani. E' interessante anche osservare come cambiano le confezioni, per esempio dei fazzoletti di carta, oppure le disposizioni negli scaffali: in Europa, a parita' di prodotti, quelli che costano meno sono in basso mentre quelli che costano di piu' e sono piu' pubblicizzati sono in alto. Qui e' il contrario. Chissa' perche'. Vado a bere una birra nel pub dove abbiamo mangiato la sera prima, hanno ESPN e ci dovrebbe essere Cagliari-Palermo. Infatti c'e'. Resisto solo il primo tempo: la partita e' bruttissima, e la malinconia per non poter vedere il Livorno il giorno dopo sale. Dai titoli sottostanti scopro che i pumas, il nomignolo della nazionale di rugby argentina, hanno vinto contro l'Italia a Roma. Mi avvio verso l'hostel, non ho piu' nulla da fare, e posso mangiare anche li' stasera, se avro' fame. Sono appena le 18, leggo il giornale sul cesso, rifaccio la doccia, preparo la borsa, mi stendo un po' sul letto, non so bene che fare. Mi sveglia Noelia, una delle ragazze della reception, che sta accompagnando un nuovo arrivato ma sbaglia stanza. Mi vesto e vado alla reception a scherzare un po' con i lavoratori. Inizia un tourbillon di arrivi e partenze, chiacchiere e risate. Conosco un ragazzo di Napoli che e' in giro da circa sei mesi, sta facendo il giro del mondo grazie ad un cambio di lavoro. Esce per cena, magari ci ribecchiamo dopo. Seba, che nel frattempo ha iniziato un turno di lavoro massacrante, tipo dalle 15 alle 3 di mattina, mi introduce ad una ragazza italiana che rientra da un'escursione: si chiama Livia, ha degli occhi bellissimi, e' di Roma e lavora a Rai3. Quando me lo dice esulto, e lei capisce perche'. Si chiacchiera un po', passa il tempo, e' stanca e vuole cenare al pub dell'hostel: mi offro per farle compagnia, accetta di buon grado. La conversazione e' interessante, e spazia a 360 gradi come sempre. Mi lascia un bel ricordo, ma niente di piu', a volte puo' essere affascinante anche cosi'. Magari ci rivediamo a Roma, chissa'. Ormai e' inutile andare a dormire, sono le 22,30. Rientrano dal supertrekking Giorgio e Gabriella, e' una festa. Proprio oggi, per scaramanzia, avevo scritto loro una mail con la speranza di rivederli prima di partire, e cosi' e' stato. Mi raccontano un po', si ride, dico che potrei anche andare a trovarli a Cuneo in dicembre, per uno sbaglio non c'e' posto in questo hostel, e cosi' vanno al "gemello", all'hostel del Glaciar. Ci salutiamo con la promessa di rivedersi in Italia. Accompagno qualche nuovo arrivo in camera, e porto anche qualche zaino, tanto ormai sono di casa. Gli arrivi scemano, i discorsi si fanno piu' intimi, si parla di uomini e donne, di rapporti di coppia. Faccio leggere a una di loro il blog, le due poesie in castigliano. Si complimenta. Mi raccontano dei loro uomini. Con Seba invece ci scambiamo prese in giro. Dico a Noemi del mio progetto di aprire un hostel in Argentina, si offrono come lavoranti. Noelia mi dice che conosce una coppia che l'ha fatto, mi mettera' in contatto con loro via mail per farmi capire cosa si deve fare esattamente. Non si sa mai. Rientra Ronny e sua madre, ci salutiamo. Seba mi dice che ci sono anche due ragazze inglesi che vanno al terminal per le 3, le contatto e dico loro che possiamo share the taxi. Ok. Rientra il ragazzo napoletano, si ferma e parliamo un po', mi racconta il suo viaggio, scambiamo opinioni, conveniamo che qualunque metropoli, per quanto pericolosa, al massimo sara' come Napoli. Un'altra buona persona. Se ne va a dormire. Suerte amigo. Le ragazze se ne vanno una ad una, ci salutiamo teneramente. Rimane Seba, e parliamo dei suoi progetti. Una specie di musical techno per turisti. Una mente fervida. Ci fumiamo qualche sigaretta al vento gelido di El Calafate, mentre le 2,15 si avvicinano. Rientro in camera, non mi ero reso conto che c'erano 3 persone nuove arrivate, sono 3 spagnoli, gli spiego le due opzioni per andare in bus a Bariloche, con i prezzi. Saluto e lascio la camera.
Sono le 2,10, Seba chiama il taxi. Arriva, aiuto le ragazze a caricare i loro grandi zaini. Vanno ad Usuhaia. Sono in giro da due mesi e rimarrano in giro fino a Natale. Saluto Seba e lo ringrazio per tutto. In giro, cani sciolti e macchine smarmittate. Vento tagliente.
Il terminal e' quasi gremito di turisti, ma sul bus per Rio Gallegos c'e' anche un ubriaco locale. Si sente l'alcol da qualche metro, e manco a farlo apposta e' seduto davanti a me. Sono stanco, accendo l'mp3, ascolto Joan As Police Woman e ripenso a tutto quanto. Questo disco e' bellissimo, come la gente che c'e' in giro, almeno la maggior parte. Si arriva a Rio Gallegos verso le 7 abbondanti, mi siedo, faccio colazione con pane da sandwich e fette di formaggio, qualche biscotto e una mela, un sunto della spesa del giorno prima. Vista l'attesa, mi fumo una sigaretta fuori dal terminal, una cosa che non farei mai (fumare la mattina) in condizioni "normali". C'e' un bel sole, ma anche un vento fortissimo, rientro e aspetto. Quando apre lo sportello della compagnia con la quale viaggio, mi metto in coda. Davanti a me c'e' un inglese che stenta con il castigliano, lo aiuto nella comprensione anche perche' non riesce a farsi capire bene dalla ragazza dello sportello. Mi ringrazia e si scusa se ci ha messo tanto, non fa niente, dobbiamo aspettare le 10, prendera' lo stesso bus. Aspetto ancora. Arrivano le 10, i quattro posti anteriori/superiori, per capirci quelli con la vista panoramica, sono di una coppia di spagnoli e di una israeliana che stanno viaggiando, come me, da El Calafate. Sono accanto all'israeliana (che non e' come Ronny), ma sono stanchissimo e stento a dialogare. Magari piu' tardi. Vado con l'mp3, ascolto due volte La canzone che scrivo per te e stavolta, per la prima volta da un po' di tempo, riesco a non piangere. Poi viene Serrande alzate e penso a mio nipote. La sera prima ho cercato la foto sul blog e l'ho fatta vedere a Noelia. Il suo commento e' stato: pero es re lindo, che e' un bel complimento.
Strada dritta, Patagonia, vegetazione bassa, vento forte, cielo immenso. Ogni tanto piove. Mentre ci avviciniamo a destinazione, dopo aver mangiato ancora un po', dormicchiato, ascoltato musica, visto un film divertente (2 single a nozze, con Owen Wilson e Vince Vaughn, quest'ultimo, nella versione originale, davvero travolgente), mi rifaccio del semi-mutismo anteriore: spolvero il mio rugginoso inglese, che sorprendentemente mi sorregge alla grande, e passo l'ultima ore di viaggio parlando con la mia vicina di sillón israeliana. Come sempre, e non per merito mio, ne escono cose piuttosto interessanti. La coppia di spagnoli prosegue sul bus coche cama, l'israeliana no. Scambiamo due chiacchiere e gli dico che oggi stiamo provando quanto puo' essere lungo un giorno. Arriviamo con ritardo, ma fortunatamente in tempo per le 21,30, orario di partenza della coincidenza. Domando agli autisti se c'e' la possibilita' di avere la cena vegetariana, spiego che l'avevo chiesto allo sportello a Rio Gallegos e che mi era stato detto che avrei potuto farlo li', a Comodoro, direttamente con il personale del bus. Mi fanno capire che faranno il possibile, na che e' tardi, almeno si dimostrano disponibili. Non mi arrabbio, mi e' rimasto qualcosa da mangiare, e di certo non moriro' di fame. Finalmente ho segnale col cellulare, ho un sms di mia sorella e uno dell'amico Emiliano che mi comunica la vittoria per 3 a 0 del nostro Livorno sul Parma. Mi passa il mal di testa che mi era preso, forse per i pasti un po' cosi', forse per l'intreccio di lingue. I posti, almeno il mio e quello della coppia spagnola, sono i soliti, e in effetti e' quasi come stare in un letto. Si parte, mi tolgo le scarpe (non lo faccio quasi mai, al massimo sciolgo le stringhe), ascolto la musica che diffondono nel bus, passa la versione di Sere nere di Tiziano Ferro in castigliano, e scoppio a ridere di gusto. Portano la cena, qualcosa mangio, di certo non la cotoletta e l'insalata di tonno, poi, mentre passano un film che scimmiotta i pulp e L'inglese, mi metto a dormire. Il sonno non e' ristoratore, ma e' meglio di un cazzotto nei denti. Mi sveglio definitivamente verso le 6,30, la strada e' di montagna ed il sole e' gia' alto. Ci portano la colazione, bevo avidamente il caffe', ne ho un bisogno micidiale. Mi rilasso, sonnecchio, arriviamo. Sono le 10,30 abbondanti. Saluto gli spagnoli, l'inglese, cerco un punto di telefonia, chiamo Gaston, mi dice di andare all'Hotel Plaza e di chiedere a Marcelo, che e' gia' d'accordo con lui, mi mette nella stanza con Mario (vi ricordate gli autisti del bus da Rosario a Puerto Madryn?). Arrivo con un taxi, chiacchiero un po' col taxista, mi invita ad andare a vivere in Argentina perche' c'e' meno stress. Marcelo e gli altri dell'hotel mi accolgono allegramente, salgo in camera e mi rendo contro che Mario e' stato svegliato per farmi entrare, lo saluto e mi scuso. Ho bisogno di un bagno, e vista la qualita' medio-bassa dell'hotel, mi immagino che non sia in camera. Lo cerco per due piani, mentre Mario si e' rimesso a dormire, scendo fino nella hall, e Marcelo si rende conto che non ho capito un cazzo: il bagno e' in camera. Rido insieme a lui e risalgo. Mi metto a dormire, Mario esce e va a pulire il bus. Scambio qualche sms con Daniela che e' in Malawi, e il mondo mi sembra piccolo piccolo. Scendo verso le 14,30 perche' Gaston mi aveva detto che sarebbe rientrato a quell'ora. Marcelo mi dice che e' in camera, salgo a salutarlo. Ci abbracciamo, mi dice che parlo sempre meglio il castigliano e che sono dimagrito. Gli dico che sono dimagrito a casa, che vado a camminare un'ora al giorno, nel caso che fosse venuta qualche giorno anche Juli in giro con me, e che come al solito mi avrebbe spezzato le gambe a forza di camminare. Ride. Ha da fare, io ho fame, mi dice di farmi un giro e che ci ritroviamo per cenare tutti insieme, c'e' anche la sua ragazza, che ho gia' conosciuto in gennaio.
Mangio in un locale pienissimo, e aiuto una coppia di italiani seduti dietro a me, che non capiscono bene il menu'. Passeggio per Bariloche e mi accorgo che forse era meglio se mi portavo la giacca a vento. Entro in un punto internet e spero che non ci sia vento come in quello di Usuhaia. Fortunatamente non c'e'.
E' stato un giorno troppo lungo, ma non da dimenticare.
Inzierei con alcune considerazioni generali che, questa volta, mi sono appuntato sul retro di un biglietto dell'autobus (immaginatevi quanti ne ho collezionati), visto che me le porto dietro da un po', e continuo a non metterle per scritto nei reportage.
La globalizzazione nel modo di vestire e' ormai compiuta. Se qualcuno di voi ha viaggiato in passato, si era reso conto che spesso si poteva riconoscere la provenienza delle persone solo dal modo di vestire. Adesso devi analizzare le facce e la lingua. I giovani sono vestiti molto simili, sia i turisti che i locali. Inutile che stia a spiegarvi come. Una cosa pero' mi ha colpito subito: qua in Argentina, vanno moltissimo le mie scarpe preferite, le converse, alte e basse. Ma ho scoperto che per la maggior parte, non sono converse bensi' John Foos. Un'imitazione ben fatta, che costa uguale (la stessa cifra delle converse, meno che in Italia).
Il bello del viaggio, ma di questo avevate gia' preso coscienza, non e' tanto nei posti che vedi, nelle meraviglie della natura, nei modi di vivere e di fare, quanto nella gente che conosci, che incroci, con la quale condividi anche solo qualche ora ma addirittura qualche minuto, scambiandoti parole e pensieri.
La Patagonia ha un valore aggiunto difficile da raccontare: il cielo e' piu' grande. Come dicevo, e' una cosa davvero difficile da spiegare, ma finche' non avete visto un alba, un tramonto, un cielo stellato in Patagonia, e non e' per tirarmela perche' io ci sono, non si capisce quanto puo' essere grande il cielo. E' immenso, senza confini, i colori nascono, muoiono ma soprattutto vivono in quei momenti di cambiamento, si disperdono, si confondono, ma ti rimangono negli occhi piu' che nell'obiettivo di una macchina fotografica.
L'ultima, la piu' pazza e pazzesca: un hostel, quando ha una buena onda, e' un ulteriore valore aggiunto al viaggio. E puo' essere una fonte di guadagno, nonche' di prolungamento di vita, un modo di lavorare divertendosi. Il pensiero di aprirne uno, magari vendendo la casa, in un luogo dove le cose costano molto meno come qui, si e' rifatto avanti in maniera forte.
Ripartiamo da dove mi ero interrotto, e cioe' dal day-off a El Calafate. E' un sabato, e quando mi sveglio definitivamente, mi faccio la doccia, mi sbarbo, mi curo un po', mi accorgo che oltre a Françoise se ne sono andate anche le altre due ragazze, per cui, visti i termosifoni a mille, lavo due paia di calzini e un paio di mutande e metto il tutto ad asciugare sul termosifone della camera. Mi avvio verso il centro, passando dalla reception dell'hostel Los Pioneros, che sono le 11,30. Saluto le ragazze alla reception, tutte sempre sorridenti per contratto, ma mi piace pensare che a me sorridano di piu' e senza fare sforzi, scambio due battute ed esco, prendo un po' di contanti al primo bancomat, entro nel primo internet point e controllo la posta, chiamo Juli e chiariamo il da farsi per i prossimi giorni, la saluto, mi avvio verso il terminal dei bus per fare il biglietto per Bariloche. Scelgo, tra le due che avevo consultato qualche giorno fa, l'agenzia dove la ragazza mi era rimasta piu' simpatica, nonostante la serieta'. Mi rendo conto solo quando, mentre sono dentro e chiudono la porta lasciando fuori altra gente, che oggi e' sabato e che fanno l'orario ridotto. La prima tratta la devo comprare ad un altro sportello, mentre per Rio Gallegos- Comodoro Rivadavia e Comodoro-Bariloche lo posso fare qui. Mi fanno scegliere il posto a sedere, e mentre la ragazza mi stampa i biglietti, l'anziano propietario non so come mi coinvolge in un discorso politico sull'attuale presidente Kirchner, parlandomene male. Momenti belli. Pago, saluto e ringrazio. Vado a fare l'altro biglietto, Calafate-Rio Gallegos. Scendo nuovamente in citta' (il terminale e' leggermente in collina), entro in un wine bar e mangio, scopro che esiste la Quilmes nera e la provo. E' molto buona. Leggo El Clarin e vedo che oggi c'e' Italia-Argentina di rugby, a Roma, anzi, c'e' gia' stata. Domando quanto e' finita, non c'e' modo di saperlo. Vado a fare la spesa nel supermercato consigliato dalla Lonely Planet, e capisco che girare nel reparto verdura e' il metodo piu' semplice per ricordarsi i nomi dei frutti e delle verdure, appunto, che spesso cambiano dal castigliano spagnolo a quello sudamericano. La spesa e' per il viaggio dell'indomani. E' interessante anche osservare come cambiano le confezioni, per esempio dei fazzoletti di carta, oppure le disposizioni negli scaffali: in Europa, a parita' di prodotti, quelli che costano meno sono in basso mentre quelli che costano di piu' e sono piu' pubblicizzati sono in alto. Qui e' il contrario. Chissa' perche'. Vado a bere una birra nel pub dove abbiamo mangiato la sera prima, hanno ESPN e ci dovrebbe essere Cagliari-Palermo. Infatti c'e'. Resisto solo il primo tempo: la partita e' bruttissima, e la malinconia per non poter vedere il Livorno il giorno dopo sale. Dai titoli sottostanti scopro che i pumas, il nomignolo della nazionale di rugby argentina, hanno vinto contro l'Italia a Roma. Mi avvio verso l'hostel, non ho piu' nulla da fare, e posso mangiare anche li' stasera, se avro' fame. Sono appena le 18, leggo il giornale sul cesso, rifaccio la doccia, preparo la borsa, mi stendo un po' sul letto, non so bene che fare. Mi sveglia Noelia, una delle ragazze della reception, che sta accompagnando un nuovo arrivato ma sbaglia stanza. Mi vesto e vado alla reception a scherzare un po' con i lavoratori. Inizia un tourbillon di arrivi e partenze, chiacchiere e risate. Conosco un ragazzo di Napoli che e' in giro da circa sei mesi, sta facendo il giro del mondo grazie ad un cambio di lavoro. Esce per cena, magari ci ribecchiamo dopo. Seba, che nel frattempo ha iniziato un turno di lavoro massacrante, tipo dalle 15 alle 3 di mattina, mi introduce ad una ragazza italiana che rientra da un'escursione: si chiama Livia, ha degli occhi bellissimi, e' di Roma e lavora a Rai3. Quando me lo dice esulto, e lei capisce perche'. Si chiacchiera un po', passa il tempo, e' stanca e vuole cenare al pub dell'hostel: mi offro per farle compagnia, accetta di buon grado. La conversazione e' interessante, e spazia a 360 gradi come sempre. Mi lascia un bel ricordo, ma niente di piu', a volte puo' essere affascinante anche cosi'. Magari ci rivediamo a Roma, chissa'. Ormai e' inutile andare a dormire, sono le 22,30. Rientrano dal supertrekking Giorgio e Gabriella, e' una festa. Proprio oggi, per scaramanzia, avevo scritto loro una mail con la speranza di rivederli prima di partire, e cosi' e' stato. Mi raccontano un po', si ride, dico che potrei anche andare a trovarli a Cuneo in dicembre, per uno sbaglio non c'e' posto in questo hostel, e cosi' vanno al "gemello", all'hostel del Glaciar. Ci salutiamo con la promessa di rivedersi in Italia. Accompagno qualche nuovo arrivo in camera, e porto anche qualche zaino, tanto ormai sono di casa. Gli arrivi scemano, i discorsi si fanno piu' intimi, si parla di uomini e donne, di rapporti di coppia. Faccio leggere a una di loro il blog, le due poesie in castigliano. Si complimenta. Mi raccontano dei loro uomini. Con Seba invece ci scambiamo prese in giro. Dico a Noemi del mio progetto di aprire un hostel in Argentina, si offrono come lavoranti. Noelia mi dice che conosce una coppia che l'ha fatto, mi mettera' in contatto con loro via mail per farmi capire cosa si deve fare esattamente. Non si sa mai. Rientra Ronny e sua madre, ci salutiamo. Seba mi dice che ci sono anche due ragazze inglesi che vanno al terminal per le 3, le contatto e dico loro che possiamo share the taxi. Ok. Rientra il ragazzo napoletano, si ferma e parliamo un po', mi racconta il suo viaggio, scambiamo opinioni, conveniamo che qualunque metropoli, per quanto pericolosa, al massimo sara' come Napoli. Un'altra buona persona. Se ne va a dormire. Suerte amigo. Le ragazze se ne vanno una ad una, ci salutiamo teneramente. Rimane Seba, e parliamo dei suoi progetti. Una specie di musical techno per turisti. Una mente fervida. Ci fumiamo qualche sigaretta al vento gelido di El Calafate, mentre le 2,15 si avvicinano. Rientro in camera, non mi ero reso conto che c'erano 3 persone nuove arrivate, sono 3 spagnoli, gli spiego le due opzioni per andare in bus a Bariloche, con i prezzi. Saluto e lascio la camera.
Sono le 2,10, Seba chiama il taxi. Arriva, aiuto le ragazze a caricare i loro grandi zaini. Vanno ad Usuhaia. Sono in giro da due mesi e rimarrano in giro fino a Natale. Saluto Seba e lo ringrazio per tutto. In giro, cani sciolti e macchine smarmittate. Vento tagliente.
Il terminal e' quasi gremito di turisti, ma sul bus per Rio Gallegos c'e' anche un ubriaco locale. Si sente l'alcol da qualche metro, e manco a farlo apposta e' seduto davanti a me. Sono stanco, accendo l'mp3, ascolto Joan As Police Woman e ripenso a tutto quanto. Questo disco e' bellissimo, come la gente che c'e' in giro, almeno la maggior parte. Si arriva a Rio Gallegos verso le 7 abbondanti, mi siedo, faccio colazione con pane da sandwich e fette di formaggio, qualche biscotto e una mela, un sunto della spesa del giorno prima. Vista l'attesa, mi fumo una sigaretta fuori dal terminal, una cosa che non farei mai (fumare la mattina) in condizioni "normali". C'e' un bel sole, ma anche un vento fortissimo, rientro e aspetto. Quando apre lo sportello della compagnia con la quale viaggio, mi metto in coda. Davanti a me c'e' un inglese che stenta con il castigliano, lo aiuto nella comprensione anche perche' non riesce a farsi capire bene dalla ragazza dello sportello. Mi ringrazia e si scusa se ci ha messo tanto, non fa niente, dobbiamo aspettare le 10, prendera' lo stesso bus. Aspetto ancora. Arrivano le 10, i quattro posti anteriori/superiori, per capirci quelli con la vista panoramica, sono di una coppia di spagnoli e di una israeliana che stanno viaggiando, come me, da El Calafate. Sono accanto all'israeliana (che non e' come Ronny), ma sono stanchissimo e stento a dialogare. Magari piu' tardi. Vado con l'mp3, ascolto due volte La canzone che scrivo per te e stavolta, per la prima volta da un po' di tempo, riesco a non piangere. Poi viene Serrande alzate e penso a mio nipote. La sera prima ho cercato la foto sul blog e l'ho fatta vedere a Noelia. Il suo commento e' stato: pero es re lindo, che e' un bel complimento.
Strada dritta, Patagonia, vegetazione bassa, vento forte, cielo immenso. Ogni tanto piove. Mentre ci avviciniamo a destinazione, dopo aver mangiato ancora un po', dormicchiato, ascoltato musica, visto un film divertente (2 single a nozze, con Owen Wilson e Vince Vaughn, quest'ultimo, nella versione originale, davvero travolgente), mi rifaccio del semi-mutismo anteriore: spolvero il mio rugginoso inglese, che sorprendentemente mi sorregge alla grande, e passo l'ultima ore di viaggio parlando con la mia vicina di sillón israeliana. Come sempre, e non per merito mio, ne escono cose piuttosto interessanti. La coppia di spagnoli prosegue sul bus coche cama, l'israeliana no. Scambiamo due chiacchiere e gli dico che oggi stiamo provando quanto puo' essere lungo un giorno. Arriviamo con ritardo, ma fortunatamente in tempo per le 21,30, orario di partenza della coincidenza. Domando agli autisti se c'e' la possibilita' di avere la cena vegetariana, spiego che l'avevo chiesto allo sportello a Rio Gallegos e che mi era stato detto che avrei potuto farlo li', a Comodoro, direttamente con il personale del bus. Mi fanno capire che faranno il possibile, na che e' tardi, almeno si dimostrano disponibili. Non mi arrabbio, mi e' rimasto qualcosa da mangiare, e di certo non moriro' di fame. Finalmente ho segnale col cellulare, ho un sms di mia sorella e uno dell'amico Emiliano che mi comunica la vittoria per 3 a 0 del nostro Livorno sul Parma. Mi passa il mal di testa che mi era preso, forse per i pasti un po' cosi', forse per l'intreccio di lingue. I posti, almeno il mio e quello della coppia spagnola, sono i soliti, e in effetti e' quasi come stare in un letto. Si parte, mi tolgo le scarpe (non lo faccio quasi mai, al massimo sciolgo le stringhe), ascolto la musica che diffondono nel bus, passa la versione di Sere nere di Tiziano Ferro in castigliano, e scoppio a ridere di gusto. Portano la cena, qualcosa mangio, di certo non la cotoletta e l'insalata di tonno, poi, mentre passano un film che scimmiotta i pulp e L'inglese, mi metto a dormire. Il sonno non e' ristoratore, ma e' meglio di un cazzotto nei denti. Mi sveglio definitivamente verso le 6,30, la strada e' di montagna ed il sole e' gia' alto. Ci portano la colazione, bevo avidamente il caffe', ne ho un bisogno micidiale. Mi rilasso, sonnecchio, arriviamo. Sono le 10,30 abbondanti. Saluto gli spagnoli, l'inglese, cerco un punto di telefonia, chiamo Gaston, mi dice di andare all'Hotel Plaza e di chiedere a Marcelo, che e' gia' d'accordo con lui, mi mette nella stanza con Mario (vi ricordate gli autisti del bus da Rosario a Puerto Madryn?). Arrivo con un taxi, chiacchiero un po' col taxista, mi invita ad andare a vivere in Argentina perche' c'e' meno stress. Marcelo e gli altri dell'hotel mi accolgono allegramente, salgo in camera e mi rendo contro che Mario e' stato svegliato per farmi entrare, lo saluto e mi scuso. Ho bisogno di un bagno, e vista la qualita' medio-bassa dell'hotel, mi immagino che non sia in camera. Lo cerco per due piani, mentre Mario si e' rimesso a dormire, scendo fino nella hall, e Marcelo si rende conto che non ho capito un cazzo: il bagno e' in camera. Rido insieme a lui e risalgo. Mi metto a dormire, Mario esce e va a pulire il bus. Scambio qualche sms con Daniela che e' in Malawi, e il mondo mi sembra piccolo piccolo. Scendo verso le 14,30 perche' Gaston mi aveva detto che sarebbe rientrato a quell'ora. Marcelo mi dice che e' in camera, salgo a salutarlo. Ci abbracciamo, mi dice che parlo sempre meglio il castigliano e che sono dimagrito. Gli dico che sono dimagrito a casa, che vado a camminare un'ora al giorno, nel caso che fosse venuta qualche giorno anche Juli in giro con me, e che come al solito mi avrebbe spezzato le gambe a forza di camminare. Ride. Ha da fare, io ho fame, mi dice di farmi un giro e che ci ritroviamo per cenare tutti insieme, c'e' anche la sua ragazza, che ho gia' conosciuto in gennaio.
Mangio in un locale pienissimo, e aiuto una coppia di italiani seduti dietro a me, che non capiscono bene il menu'. Passeggio per Bariloche e mi accorgo che forse era meglio se mi portavo la giacca a vento. Entro in un punto internet e spero che non ci sia vento come in quello di Usuhaia. Fortunatamente non c'e'.
E' stato un giorno troppo lungo, ma non da dimenticare.
20061118
Argentina nov 06 - 6
Il gringo poliglotta
Cominciamo con una notizia che forse in Italia e' gia' arrivata, io l'ho letta dopo aver postato il mio ultimo aggiornamento: la federazione argentina di calcio ha deciso, dopo gli ultimi accadimenti, di far giocare da qui alla fine dell'anno, tutte le partite solo con gli spettatori di casa.
Avanti cosi'. La giornata "libera" e' trascorsa lentamente, riflettendo sul da farsi quando avro' finito le escursioni che mi interessano. Vorrei arrivare a Bariloche (San Carlos de Bariloche), dove dovrei incontrarmi, da ultima telefonata, almeno con Gaston, uno dei fratelli di Juli, che sara' li' dal 19 per accompagnare un viaggio. Avrete capito che qui in Argentina i treni non esistono, quindi ci si affida ai bus. Nel nord la rete stradale e le citta' sono un po' piu' "avanti", qui al sud e' un po' un problema. Esempio pratico. Mi informo per andare a Bariloche da qui. Come diceva il notaio del Pippo Chennedy Show (o era l'Ottavo Nano?), ci sono due opzioni.
La prima e': partire alle 3 o alle 4 della notte da El Calafate. Attendere un paio d'ore a Rio Gallegos (quindi tornando a sud), per poi prendere un bus per Comodoro Rivadavia dove si arriva dopo circa 10 ore (partenza alle 10 del mattino, arrivo alle 20,30 della sera). Da li' si puo' scegliere se prendere un bus semi-cama o uno cama. La differenza sta nelle poltroncine, le cama sono praticamente come un letto (c'e' ovviamente una differenza di prezzo). Prendendo il cama, si parte da Comodoro alle 21,30 e si arriva a Bariloche verso le 10,30 della mattina seguente, altrimenti si arriva un paio d'ore dopo (viaggiando un po' piu' scomodi).
La seconda e': partenza da El Calafate alle 8 del mattino, arrivo a Perito Moreno (la cittadina, non il ghiacciaio) alle 22 della sera, ripartenza da P.Moreno alle 8 del mattino seguente e arrivo a Bariloche la sera alle 22. La notte te la devi organizzare e Perito Moreno non e' cosi' pullulante di posti per dormire. Questo viaggio passa per la Ruta 40, proprio sotto le Ande, ed e' una strada messa non molto bene.
Detto questo, ho deciso di non decidere, di aspettare altre novita' da Juli, e di aspettare un'ispirazione per la decisione dell'ennesimo spostamento.
Rientrando all'hostel nel tardo pomeriggio ero sempre stanco, ma le sorprese non mi lasciano rendermene conto. Sono deciso ad aspettare un po' e poi a mangiare al pub dell'hostel, ma non ho molta fame. Mi siedo nella hall, ho gia' familiarizzato con i ragazzi che ci lavorano, ma sono impegnati. Si siede accanto a me un ragazzo, che scopriro' essere basco di un paesino vicino a San Sebastian (mi viene a mente una coppia anziana favolosa conosciuta in Cile nel 1994, e mi rammarico ancora oggi di aver lasciato l'indirizzo all'amico che era in viaggio con me, indirizzo che ha regolarmente perso), ha voglia di familiarizzare ma non troppo, ci scambiamo i progetti, lui e' un trekker vero, fara' cose facendo le quali io morirei dopo 10 minuti, passiamo un'ora e mezzo cosi' e poi decidiamo di andare a mangiare insieme al pub dell'hostel, anche lui vuole andare a letto presto. Mentre mi alzo per andare in camera a lasciare la giacca, chi entra dalla porta? Ronny, l'israeliana, con la madre, che gia' era con lei a Ushuaia, ma che io non ero sicuro fosse la madre. Le dico che proprio nel pomeriggio le ho scritto una mail. Mi domanda se ho visto Mark, le racconto che abbiamo fatto il viaggio insieme ma che poi lui si e' accampato in tenda ed e' andato a fare trekking. Niente di piu'. Il pub e' pieno, e tutti questi tedeschi sono fastidiosi. Urlano, parlano la loro lingua che sinceramente a me non piace, e fanno comunella tra di loro. Sono giovani e meno giovani. Mangiamo rapidamente, e non riesco nemmeno a ricordare il nome del basco. Parla un castigliano veloce e si mangia le parole, ma lo seguo. Apprezza il fatto che viaggi da solo, lui pure si e' stancato di stare dietro agli altri. Ci salutiamo e ci avviamo verso le nostre camere. E in camera chi incontro? Si chiamano Giorgio e Gabriella, i due fidanzati che stanno nella stessa mia camera, la 11, e sono simpatici. Gli racconto come ho capito che erano italiani, e mi scuso con Giorgio per averlo svegliato quando sono arrivato nella notte, loro ridono e si divertono. Rientra anche la ragazza francese, rispolvero il mio francese e capisco che il giorno seguente anche lei fara' l'escursione che faro' io, al giacciaio Perito Moreno, quindi ci accordiamo con Giorgio e Gabriella perche' ci sveglino, loro partono prima. Vanno a fare tre giorni di trekking con pernottamento in tenda, Gabriella e' preoccupata per il freddo, ci facciamo una serie di risate sui metodi che potrebbe usare Giorgio per scaldarla. Chacchieriamo fino a notte, non prima di aver tappato l'ingresso fastidiosissimo della luce del corridoio nella camera, una luce che praticamente mi picchiava in faccia tutta la notte. Il giornale lo metto io, il nastro da carrozziere lo mette Giorgio.
Mi svegliano la mattina seguente con le facce sorridenti, una stretta di mano a Giorgio e un bacio a Gabriella, un foglietto con la loro e-mail e sotto scritto "vieni a trovarci a Cuneo" sono davvero un buongiorno coi fiocchi. Si parte dalla hall, mi siedo vicino a Françoise e cominciamo lentamente a comunicare. Il mio francese e' arrugginito, ma funziona. La guida e' Alejandro, ed e' un incrocio tra un indio, un cantante rock e uno snowboarder alla moda. Simpatico, bella presenza, ci spiega come sara' la giornata in spagnolo e in inglese, e io traduco a Françoise quello che non e' riuscita a capire. La strada per arrivare al Parque Nacional Los Glaciares e' alternativa, passa da uno sterrato dove si puo' apprezzare un bel panorama, ci si ferma in un piccolissimo bar-osteria gestito da una coppia giovanissima. Buone torte, cortesia, e capre che giocano fuori tentando continuamente di entrare. Françoise comincia a scattare foto su foto, e' un'appassionata, e qui apro una parentesi. Nonostante abbia letto con piacere che c'e' chi apprezza queste immagini scritte, ci saranno delle foto di questo viaggio. Il metodo piu' semplice per chi viaggia senza macchina fotografica al tempo di internet. Ayelen, Victor e Françoise per adesso sono le persone dalle quali aspetto foto nella mia casella di posta elettronica. Un metodo conosciutissimo, sul quale scherziamo piu' tardi con Alejandro: lui lo suggerisce ad alcuni, io lo metto in pratica, lui tira le somme e dice "ecco perche' c'e' sempre una buena onda tra italiani e argentini: siamo uguali". In effetti, 3 nonni su 4 di Alejandro sono italiani.
L'ingresso al Parco costa 30 pesos, mentre per i residenti molto meno, questa e' una cosa che scoccia parecchia gente, ed infatti e' un metodo discutibile. Abbiamo gia' visto dei condor in giro, iniziamo a salire e, in effetti, quando prima dell'ultima curva Alejandro dice che adesso lui fara' la tipica guida e noi i tipici turisti, l'ooohhhhh che esce dalle bocche dei partecipanti non e' cosi' scherzoso. L'impatto visivo del Perito Moreno e' imponente. La particolarita' di questo ghiacciaio e' che praticamente scende a valle provando continuamente a chiudere due bracci del Lago Argentino, fornendo uno spettacolo naturale mozzafiato, ma causando anche problemi. Quando infatti il ghiacciaio "serra" i due bracci, l'acqua a monte inizia a salire di livello e aumenta la pressione della stessa, piano piano il ghiaccio si fa erodere, si forma una galleria, l'acqua comincia a trafilare, ma i pezzi di ghiaccio che si staccano generando onde potenti che arrivano a valle - fino a El Calafate che, in pratica, e' in riva a questo lago enorme - sono sempre piu' grandi e pericolosi. Lo spettacolo dello sfondamento e' una grande attrattiva, ma negli ultimi anni, calcolati i rischi, si preferisce provare a far saltare una parte del ghiaccio con cariche esplosive: spesso senza alcun risultato. Ci guardiamo il ghiacciaio da ogni posizione, camminiamo un po', pranzo al sacco e una coda interminabile per un caffe' al piccolo bar li' presente (si offre Françoise perche' io non ce l'avrei fatta), poi navigazione di fronte al ghiacciaio lato nord, dopodiche' ritorno alla base. Ne avevo gia' visti di ghiacciai, ma devo ammettere che ogni volta lo spettacolo e' grandioso. La natura trova sempre il modo di farti sentire un'inezia. In bus al ritorno capito accanto a una coppia italiana, anche loro simpatici e di basso profilo, come piace a me. Sono di un paesino vicino a Civitanova Marche, ci scambiamo esperienze e ridiamo insieme, anche degli altri. Li faccio ridere quando prendo in prestito uno slogan de La Pina: il futuro e' l'anziano. Riflettiamo su quanti anziani ci sono in giro a fare i turisti ma anche i viaggiatori. Gli ostelli, che in Italia si chiamavano "della gioventú" sono pieni di pensionati, che se ne vanno in giro per il mondo. Del resto, altro problema italiano, guardiamoci, gli faccio. Voi avete 35 anni e siete una coppia, io sono single e ne ho 40, nessuno di noi ha figli. E tra poco saremo anziani anche noi, e magari ci rimarra' la voglia di girare il mondo.
Rientriamo e dopo aver scoperto che abbiamo scelto la stessa escursione anche per il giorno seguente (navigazione degli altri bracci del Lago Argentino, con viste di altri 3 ghiacciai) con Françoise (me ne hanno parlato i due marchigiani, loro l'hanno fatta ieri), facciamo un po' di toilette e decidiamo di andare a mangiare insieme in qualche ristorante. Chediamo una dritta a Seba, alla reception, una sorta di copia in piccolo di Johnny Depp, viso molto simile, fisico un po' piu' tarchiato, un sorriso delinquente nonostante ogni volta che rientro con i ray-ban indosso mi guarda e mi dice es que de verdad tienes cara de policia hombre, e lui ci indica il ristorante di suo cognato, La Matera. Finalmente trovo una compagna di bicchiere come si deve: ci beviamo una bottiglia di vino argentino buonissimo, il ristorante e' rustico ma di buona classe, la spesa leggermente piu' alta ma la qualita' ottima, il cognato di Seba e il collega simpatici, parliamo di un tema che mi sta a cuore, i vini argentini appunto. Ce ne sono di ottimi, ma non sono opportunamente commercializzati ed esportati. Me ne faro' carico, gli dico.
Con Françoise si parla delle solite cose, di quelle che fanno girare il mondo delle persone intelligenti: musica, libri, cinema, il tempo che ci rimane fuori dal lavoro. E' infermiera, vicino a Saint Etienne, ed e' un lavoro massacrante. E' la prima volta che viaggia sola, e, in fondo, anch'io, anche se a volte faccio il grande e sembro chissa' che cosa. Rientriamo all'hostel e troviamo due nuove compagne di stanza, una ragazza svizzera di Berna e una americana di Washington D.C.
Rispolvero l'inglese, ma se ne vanno subito perche' sono affamate, tornano dal supertrekking che Françoise fara' dopo domani. Domattina alle 7,00 si parte.
La giornata dei 3 ghiacciai, proprio quelli che mi aveva raccomandato Adela, Upsala, Onelli e Spegazzini, comincia scherzando con la coppia di ragazze alla reception. Il bus e' in ritardo, oggi e' venerdi' 17 e in Italia porta sfortuna. Qui no, dicono loro, qui porta sfortuna il martedi' 13. Posto che vai, usanza che trovi. Siamo solo noi dal Los Pioneros, gli altri vengono dal "gemello", l'hostel del Glaciar. C'e' anche un ragazzo spagnolo che abbiamo conosciuto il giorno prima, Francisco. Ci portano a Puerto Bandera, da dove cominciamo tutte queste navigazioni. La nave e' quasi piena, e vi si puo' notale una comitiva, se non capisco male, di adolescenti danesi, sembra quasi la gita di una scuola, e mi domando come cazzo e' che gli organizzano una gita in Argentina. Spiccano tra di loro, a parte un ragazzino che sembra la fotocopia di Nick Carter dei Backstreet Boys, un paio di ragazzine che non puoi non notare. Una sembra Ilary Blasi, l'altra e' la classica bellezza nordica, ha i capelli tra il biondo e il rosso, due occhi che ti trapassano e una non vaga somiglianza con una delle mie muse ispiratrici, Nina Persson dei Cardigans. Soffro, al pensiero che sara' sicuramente di un altro, prima o poi. Ma cosi' e' la vita.
Mi rendo conto che il Lago Argentino e' qualcosa di enorme. La navigazione ci prende quasi tutto il giorno, scendiamo solo a Bahía Onelli per una camminata di nemmeno 40 minuti, per arrivare al lago Onelli, bello e strano, pieno di iceberg che vengono dai ghiacciai sovrastanti. Gli iceberg costellano il lago interamente, e ce ne sono di enormi e spettacolari. Fuori fa freddo, ma mi riscopro bimbo guardando le figure degli iceberg, anche i piu' piccoli. Françoise fa foto a raffica e mi prende in giro perche' mi addormento continuamente, poi al ritorno si addormenta anche lei. Le faccio ascoltare Joan As Police Woman e il responso e' positivo. Il ghiacciaio Upsala negli ultimi anni e' "retrocesso" di almeno 5 chilometri, cosi' come gli altri, e questo e' quanto. Lo spettacolo e' affascinante ma la mia testa continua a spellarsi, causa sole della costanera di Puerto Madryn. Se tutto va bene e ad aprile vado in Malawi, il freddo non sara' certo un problema. Mentre navighiamo di ritorno, indosso l'mp3 e mentre l'occhio continua a cadermi sulla sosia di Nina, mi rendo contro che quello che dice Cornell in Be Yourself e' filosofia spicciola ma pura verita': to be yourself is all that you can do.
Da due giorni non c'e' segnale nel cellulare, chissa' gli sms accumulati. Rientriamo e andiamo a cena senza pretese, ci ritroviamo a riparlare con un cameriere dei vini argentini, Françoise prende un bicchiere di bianco mendozino proprio buono, io provo la Quilmes alla spina perche' non l'ho ancora trovata. Parliamo di nipoti e di calcio. Domani lei se ne va col supertrekking e io mi prendo un giorno di riposo per decidere cosa fare, sicuramente non ci rivedremo qui.
Stamattina mi sveglia per salutarmi e mi ringrazia. Dormo ancora un po'.
Be yourself is all that you can do.
Cominciamo con una notizia che forse in Italia e' gia' arrivata, io l'ho letta dopo aver postato il mio ultimo aggiornamento: la federazione argentina di calcio ha deciso, dopo gli ultimi accadimenti, di far giocare da qui alla fine dell'anno, tutte le partite solo con gli spettatori di casa.
Avanti cosi'. La giornata "libera" e' trascorsa lentamente, riflettendo sul da farsi quando avro' finito le escursioni che mi interessano. Vorrei arrivare a Bariloche (San Carlos de Bariloche), dove dovrei incontrarmi, da ultima telefonata, almeno con Gaston, uno dei fratelli di Juli, che sara' li' dal 19 per accompagnare un viaggio. Avrete capito che qui in Argentina i treni non esistono, quindi ci si affida ai bus. Nel nord la rete stradale e le citta' sono un po' piu' "avanti", qui al sud e' un po' un problema. Esempio pratico. Mi informo per andare a Bariloche da qui. Come diceva il notaio del Pippo Chennedy Show (o era l'Ottavo Nano?), ci sono due opzioni.
La prima e': partire alle 3 o alle 4 della notte da El Calafate. Attendere un paio d'ore a Rio Gallegos (quindi tornando a sud), per poi prendere un bus per Comodoro Rivadavia dove si arriva dopo circa 10 ore (partenza alle 10 del mattino, arrivo alle 20,30 della sera). Da li' si puo' scegliere se prendere un bus semi-cama o uno cama. La differenza sta nelle poltroncine, le cama sono praticamente come un letto (c'e' ovviamente una differenza di prezzo). Prendendo il cama, si parte da Comodoro alle 21,30 e si arriva a Bariloche verso le 10,30 della mattina seguente, altrimenti si arriva un paio d'ore dopo (viaggiando un po' piu' scomodi).
La seconda e': partenza da El Calafate alle 8 del mattino, arrivo a Perito Moreno (la cittadina, non il ghiacciaio) alle 22 della sera, ripartenza da P.Moreno alle 8 del mattino seguente e arrivo a Bariloche la sera alle 22. La notte te la devi organizzare e Perito Moreno non e' cosi' pullulante di posti per dormire. Questo viaggio passa per la Ruta 40, proprio sotto le Ande, ed e' una strada messa non molto bene.
Detto questo, ho deciso di non decidere, di aspettare altre novita' da Juli, e di aspettare un'ispirazione per la decisione dell'ennesimo spostamento.
Rientrando all'hostel nel tardo pomeriggio ero sempre stanco, ma le sorprese non mi lasciano rendermene conto. Sono deciso ad aspettare un po' e poi a mangiare al pub dell'hostel, ma non ho molta fame. Mi siedo nella hall, ho gia' familiarizzato con i ragazzi che ci lavorano, ma sono impegnati. Si siede accanto a me un ragazzo, che scopriro' essere basco di un paesino vicino a San Sebastian (mi viene a mente una coppia anziana favolosa conosciuta in Cile nel 1994, e mi rammarico ancora oggi di aver lasciato l'indirizzo all'amico che era in viaggio con me, indirizzo che ha regolarmente perso), ha voglia di familiarizzare ma non troppo, ci scambiamo i progetti, lui e' un trekker vero, fara' cose facendo le quali io morirei dopo 10 minuti, passiamo un'ora e mezzo cosi' e poi decidiamo di andare a mangiare insieme al pub dell'hostel, anche lui vuole andare a letto presto. Mentre mi alzo per andare in camera a lasciare la giacca, chi entra dalla porta? Ronny, l'israeliana, con la madre, che gia' era con lei a Ushuaia, ma che io non ero sicuro fosse la madre. Le dico che proprio nel pomeriggio le ho scritto una mail. Mi domanda se ho visto Mark, le racconto che abbiamo fatto il viaggio insieme ma che poi lui si e' accampato in tenda ed e' andato a fare trekking. Niente di piu'. Il pub e' pieno, e tutti questi tedeschi sono fastidiosi. Urlano, parlano la loro lingua che sinceramente a me non piace, e fanno comunella tra di loro. Sono giovani e meno giovani. Mangiamo rapidamente, e non riesco nemmeno a ricordare il nome del basco. Parla un castigliano veloce e si mangia le parole, ma lo seguo. Apprezza il fatto che viaggi da solo, lui pure si e' stancato di stare dietro agli altri. Ci salutiamo e ci avviamo verso le nostre camere. E in camera chi incontro? Si chiamano Giorgio e Gabriella, i due fidanzati che stanno nella stessa mia camera, la 11, e sono simpatici. Gli racconto come ho capito che erano italiani, e mi scuso con Giorgio per averlo svegliato quando sono arrivato nella notte, loro ridono e si divertono. Rientra anche la ragazza francese, rispolvero il mio francese e capisco che il giorno seguente anche lei fara' l'escursione che faro' io, al giacciaio Perito Moreno, quindi ci accordiamo con Giorgio e Gabriella perche' ci sveglino, loro partono prima. Vanno a fare tre giorni di trekking con pernottamento in tenda, Gabriella e' preoccupata per il freddo, ci facciamo una serie di risate sui metodi che potrebbe usare Giorgio per scaldarla. Chacchieriamo fino a notte, non prima di aver tappato l'ingresso fastidiosissimo della luce del corridoio nella camera, una luce che praticamente mi picchiava in faccia tutta la notte. Il giornale lo metto io, il nastro da carrozziere lo mette Giorgio.
Mi svegliano la mattina seguente con le facce sorridenti, una stretta di mano a Giorgio e un bacio a Gabriella, un foglietto con la loro e-mail e sotto scritto "vieni a trovarci a Cuneo" sono davvero un buongiorno coi fiocchi. Si parte dalla hall, mi siedo vicino a Françoise e cominciamo lentamente a comunicare. Il mio francese e' arrugginito, ma funziona. La guida e' Alejandro, ed e' un incrocio tra un indio, un cantante rock e uno snowboarder alla moda. Simpatico, bella presenza, ci spiega come sara' la giornata in spagnolo e in inglese, e io traduco a Françoise quello che non e' riuscita a capire. La strada per arrivare al Parque Nacional Los Glaciares e' alternativa, passa da uno sterrato dove si puo' apprezzare un bel panorama, ci si ferma in un piccolissimo bar-osteria gestito da una coppia giovanissima. Buone torte, cortesia, e capre che giocano fuori tentando continuamente di entrare. Françoise comincia a scattare foto su foto, e' un'appassionata, e qui apro una parentesi. Nonostante abbia letto con piacere che c'e' chi apprezza queste immagini scritte, ci saranno delle foto di questo viaggio. Il metodo piu' semplice per chi viaggia senza macchina fotografica al tempo di internet. Ayelen, Victor e Françoise per adesso sono le persone dalle quali aspetto foto nella mia casella di posta elettronica. Un metodo conosciutissimo, sul quale scherziamo piu' tardi con Alejandro: lui lo suggerisce ad alcuni, io lo metto in pratica, lui tira le somme e dice "ecco perche' c'e' sempre una buena onda tra italiani e argentini: siamo uguali". In effetti, 3 nonni su 4 di Alejandro sono italiani.
L'ingresso al Parco costa 30 pesos, mentre per i residenti molto meno, questa e' una cosa che scoccia parecchia gente, ed infatti e' un metodo discutibile. Abbiamo gia' visto dei condor in giro, iniziamo a salire e, in effetti, quando prima dell'ultima curva Alejandro dice che adesso lui fara' la tipica guida e noi i tipici turisti, l'ooohhhhh che esce dalle bocche dei partecipanti non e' cosi' scherzoso. L'impatto visivo del Perito Moreno e' imponente. La particolarita' di questo ghiacciaio e' che praticamente scende a valle provando continuamente a chiudere due bracci del Lago Argentino, fornendo uno spettacolo naturale mozzafiato, ma causando anche problemi. Quando infatti il ghiacciaio "serra" i due bracci, l'acqua a monte inizia a salire di livello e aumenta la pressione della stessa, piano piano il ghiaccio si fa erodere, si forma una galleria, l'acqua comincia a trafilare, ma i pezzi di ghiaccio che si staccano generando onde potenti che arrivano a valle - fino a El Calafate che, in pratica, e' in riva a questo lago enorme - sono sempre piu' grandi e pericolosi. Lo spettacolo dello sfondamento e' una grande attrattiva, ma negli ultimi anni, calcolati i rischi, si preferisce provare a far saltare una parte del ghiaccio con cariche esplosive: spesso senza alcun risultato. Ci guardiamo il ghiacciaio da ogni posizione, camminiamo un po', pranzo al sacco e una coda interminabile per un caffe' al piccolo bar li' presente (si offre Françoise perche' io non ce l'avrei fatta), poi navigazione di fronte al ghiacciaio lato nord, dopodiche' ritorno alla base. Ne avevo gia' visti di ghiacciai, ma devo ammettere che ogni volta lo spettacolo e' grandioso. La natura trova sempre il modo di farti sentire un'inezia. In bus al ritorno capito accanto a una coppia italiana, anche loro simpatici e di basso profilo, come piace a me. Sono di un paesino vicino a Civitanova Marche, ci scambiamo esperienze e ridiamo insieme, anche degli altri. Li faccio ridere quando prendo in prestito uno slogan de La Pina: il futuro e' l'anziano. Riflettiamo su quanti anziani ci sono in giro a fare i turisti ma anche i viaggiatori. Gli ostelli, che in Italia si chiamavano "della gioventú" sono pieni di pensionati, che se ne vanno in giro per il mondo. Del resto, altro problema italiano, guardiamoci, gli faccio. Voi avete 35 anni e siete una coppia, io sono single e ne ho 40, nessuno di noi ha figli. E tra poco saremo anziani anche noi, e magari ci rimarra' la voglia di girare il mondo.
Rientriamo e dopo aver scoperto che abbiamo scelto la stessa escursione anche per il giorno seguente (navigazione degli altri bracci del Lago Argentino, con viste di altri 3 ghiacciai) con Françoise (me ne hanno parlato i due marchigiani, loro l'hanno fatta ieri), facciamo un po' di toilette e decidiamo di andare a mangiare insieme in qualche ristorante. Chediamo una dritta a Seba, alla reception, una sorta di copia in piccolo di Johnny Depp, viso molto simile, fisico un po' piu' tarchiato, un sorriso delinquente nonostante ogni volta che rientro con i ray-ban indosso mi guarda e mi dice es que de verdad tienes cara de policia hombre, e lui ci indica il ristorante di suo cognato, La Matera. Finalmente trovo una compagna di bicchiere come si deve: ci beviamo una bottiglia di vino argentino buonissimo, il ristorante e' rustico ma di buona classe, la spesa leggermente piu' alta ma la qualita' ottima, il cognato di Seba e il collega simpatici, parliamo di un tema che mi sta a cuore, i vini argentini appunto. Ce ne sono di ottimi, ma non sono opportunamente commercializzati ed esportati. Me ne faro' carico, gli dico.
Con Françoise si parla delle solite cose, di quelle che fanno girare il mondo delle persone intelligenti: musica, libri, cinema, il tempo che ci rimane fuori dal lavoro. E' infermiera, vicino a Saint Etienne, ed e' un lavoro massacrante. E' la prima volta che viaggia sola, e, in fondo, anch'io, anche se a volte faccio il grande e sembro chissa' che cosa. Rientriamo all'hostel e troviamo due nuove compagne di stanza, una ragazza svizzera di Berna e una americana di Washington D.C.
Rispolvero l'inglese, ma se ne vanno subito perche' sono affamate, tornano dal supertrekking che Françoise fara' dopo domani. Domattina alle 7,00 si parte.
La giornata dei 3 ghiacciai, proprio quelli che mi aveva raccomandato Adela, Upsala, Onelli e Spegazzini, comincia scherzando con la coppia di ragazze alla reception. Il bus e' in ritardo, oggi e' venerdi' 17 e in Italia porta sfortuna. Qui no, dicono loro, qui porta sfortuna il martedi' 13. Posto che vai, usanza che trovi. Siamo solo noi dal Los Pioneros, gli altri vengono dal "gemello", l'hostel del Glaciar. C'e' anche un ragazzo spagnolo che abbiamo conosciuto il giorno prima, Francisco. Ci portano a Puerto Bandera, da dove cominciamo tutte queste navigazioni. La nave e' quasi piena, e vi si puo' notale una comitiva, se non capisco male, di adolescenti danesi, sembra quasi la gita di una scuola, e mi domando come cazzo e' che gli organizzano una gita in Argentina. Spiccano tra di loro, a parte un ragazzino che sembra la fotocopia di Nick Carter dei Backstreet Boys, un paio di ragazzine che non puoi non notare. Una sembra Ilary Blasi, l'altra e' la classica bellezza nordica, ha i capelli tra il biondo e il rosso, due occhi che ti trapassano e una non vaga somiglianza con una delle mie muse ispiratrici, Nina Persson dei Cardigans. Soffro, al pensiero che sara' sicuramente di un altro, prima o poi. Ma cosi' e' la vita.
Mi rendo conto che il Lago Argentino e' qualcosa di enorme. La navigazione ci prende quasi tutto il giorno, scendiamo solo a Bahía Onelli per una camminata di nemmeno 40 minuti, per arrivare al lago Onelli, bello e strano, pieno di iceberg che vengono dai ghiacciai sovrastanti. Gli iceberg costellano il lago interamente, e ce ne sono di enormi e spettacolari. Fuori fa freddo, ma mi riscopro bimbo guardando le figure degli iceberg, anche i piu' piccoli. Françoise fa foto a raffica e mi prende in giro perche' mi addormento continuamente, poi al ritorno si addormenta anche lei. Le faccio ascoltare Joan As Police Woman e il responso e' positivo. Il ghiacciaio Upsala negli ultimi anni e' "retrocesso" di almeno 5 chilometri, cosi' come gli altri, e questo e' quanto. Lo spettacolo e' affascinante ma la mia testa continua a spellarsi, causa sole della costanera di Puerto Madryn. Se tutto va bene e ad aprile vado in Malawi, il freddo non sara' certo un problema. Mentre navighiamo di ritorno, indosso l'mp3 e mentre l'occhio continua a cadermi sulla sosia di Nina, mi rendo contro che quello che dice Cornell in Be Yourself e' filosofia spicciola ma pura verita': to be yourself is all that you can do.
Da due giorni non c'e' segnale nel cellulare, chissa' gli sms accumulati. Rientriamo e andiamo a cena senza pretese, ci ritroviamo a riparlare con un cameriere dei vini argentini, Françoise prende un bicchiere di bianco mendozino proprio buono, io provo la Quilmes alla spina perche' non l'ho ancora trovata. Parliamo di nipoti e di calcio. Domani lei se ne va col supertrekking e io mi prendo un giorno di riposo per decidere cosa fare, sicuramente non ci rivedremo qui.
Stamattina mi sveglia per salutarmi e mi ringrazia. Dormo ancora un po'.
Be yourself is all that you can do.
20061117
medicina laterale
ho ancora male al dente e quindi ho ripreso con gli antibiotici, ieri anche un paio di nimesulide tanto per tenere a bada un pò di dolore.
mi ritrovo un pò troppi bozzi brufolosi sparsi per il corpo, sarà la mortadella o la nuova marmellata della zuegg alla fragola?
intanto bevo succo d'arancia caldo dicono che in birmania sia un curativo speciale.
ho capito che la paura del dolore fa più spavento del dolore stesso.
mi ritrovo un pò troppi bozzi brufolosi sparsi per il corpo, sarà la mortadella o la nuova marmellata della zuegg alla fragola?
intanto bevo succo d'arancia caldo dicono che in birmania sia un curativo speciale.
ho capito che la paura del dolore fa più spavento del dolore stesso.
20061116
è per te questa canzone di finardi
La prima volta che ho fatto l'amore
non e' stato un granche' divertente
ero teso ero spaventato
era un momento troppo importante
da troppo tempo l'aspettavo
e ora che era arrivato
non era come nelle canzoni
mi avevano imbrogliato...
Ma l'amore
non e' nel cuore,
ma e' riconoscersi dall'odore.
E non puo' esistere l'affetto
senza un minimo di rispetto
e siccome non si puo' farne senza
devi avere un po' di pazienza
perche' l'amore e' vivere insieme
l'amore e' si volersi bene
ma l'amore e' fatto di gioia
ma anche di noia.
E dopo un po' mi sono rilassato
e con l'andar del tempo
ho anche imparato
che non serve esser sempre perfetti
che di te amo anche i difetti
che mi piace svegliarmi
la mattina al tuo fianco
che di fare l'amore con te
non mi stanco
che ci vuole anche del tempo
ma lo scopo e' conoscersi dentro.
E l'amore
non e' nel cuore
ma e' riconoscersi dall'odore.
E non puo' esistere l'affetto
senza un minimo di rispetto
e siccome non si puo' farne senza
devi avere un po' di pazienza
perche' l'amore e' vivere insieme
l'amore e' si volersi bene
ma l'amore e' fatto di gioia
ma anche di noia.
Oggi ho litigato con la Elia
Si parlava di diritti e di doveri
Ma se ci penso nella nostra storia
fatti i conti, in fondo, siamo pari
non e' stato un granche' divertente
ero teso ero spaventato
era un momento troppo importante
da troppo tempo l'aspettavo
e ora che era arrivato
non era come nelle canzoni
mi avevano imbrogliato...
Ma l'amore
non e' nel cuore,
ma e' riconoscersi dall'odore.
E non puo' esistere l'affetto
senza un minimo di rispetto
e siccome non si puo' farne senza
devi avere un po' di pazienza
perche' l'amore e' vivere insieme
l'amore e' si volersi bene
ma l'amore e' fatto di gioia
ma anche di noia.
E dopo un po' mi sono rilassato
e con l'andar del tempo
ho anche imparato
che non serve esser sempre perfetti
che di te amo anche i difetti
che mi piace svegliarmi
la mattina al tuo fianco
che di fare l'amore con te
non mi stanco
che ci vuole anche del tempo
ma lo scopo e' conoscersi dentro.
E l'amore
non e' nel cuore
ma e' riconoscersi dall'odore.
E non puo' esistere l'affetto
senza un minimo di rispetto
e siccome non si puo' farne senza
devi avere un po' di pazienza
perche' l'amore e' vivere insieme
l'amore e' si volersi bene
ma l'amore e' fatto di gioia
ma anche di noia.
Oggi ho litigato con la Elia
Si parlava di diritti e di doveri
Ma se ci penso nella nostra storia
fatti i conti, in fondo, siamo pari
20061115
Argentina nov 06 - 5
El Calafate, bajo los glaciares
Quindi mi trovo in un posto dove fa ancora piu' freddo che a Ushuaia. Quasi non ci credo. Stanotte sono arrivato alle 1,30, partendo da Ushuaia alle 6,30. E' impressionante la quantita' di timbri sul passaporto che mi ritrovo per aver fatto nel giro di pochi giorni, andata e ritorno sulla rotta Rio Gallegos-Ushuaia. 8 in tutto, 4 argentini e 4 cileni. Fa molto ridere, soprattutto a noi europei, ormai abituati a circolare rapidamente e senza seccature di questo genere. Ma andiamo con ordine.
Comincerei riprendendo alcuni temi che ho letto nei commenti. Gli italiani all'estero. Come sempre, non si puo' generalizzare, ma non direi siano musoni. Piuttosto, sono dei rompicoglioni, sempre generalizzando. Ma, cosi' come cresce la cultura media, cresce anche il livello di presa di coscienza dell'animale-viaggiatore. Ormai e' un animale totalmente differente dall'animale-turista, e anche in Italia ce ne sono. L'animale turista e' quello che, come mi e' capitato l'ultimo giorno a Ushuaia, viaggia in branco, e' su con l'eta', e visita un museo commentando a voce alta (disturbando palesemente tutti gli altri visitatori), arrivando a chiedere al personale del museo spiegazioni su cose che gli sono sotto gli occhi (es. quali tribu' indios abitavano la zona di Ushuaia, tema ripetuto allo sfinimento su ogni opuscolo informativo, su ogni guida, in ogni museo. Risposta: gli Yamana'), ovviamente in italiano, spesso con forti inflessioni dialettali.
Ma questo non succede solo con gli italiani, e ovviamente non tutti i viaggiatori sono cosi' rispettosi del prossimo.
Mi ha scritto l'amico Cesar, e mi fa piacere. Per informazione, la sorella di Estefania si chiama Ayelen (quella col nome indio).
I tedeschi che avevo accanto durante l'ultimo aggiornamento non erano tedeschi. La sera ci siamo ritrovati all'hostel, sono svizzeri di Berna e conoscono Follonica (ci vanno al mare) e Livorno (ci hanno preso il traghetto per la Corsica).
Altra informazione: domenica l'arbitro Elizondo (lo avrete visto ai Mondiali, brizzolato, bell'uomo) e' stato costretto a sospendere Indipendiente-Racing, il clasico de Avellaneda (qui i derby si chiamano clasicos, e Avellaneda e' un grande sobborgo di Buenos Aires), per scontri dei tifosi con la polizia. Il tema e' molto sentito e occupa le prime pagine dei giornali. E' di alcuni giorni fa la notizia che il Boca Juniors e' sotto inchiesta perche', dopo una sospensione di una partita contro il Gimnasia di Ciudad de la Plata, alla fine del primo tempo, durante il quale il Gimnasia vinceva 1 a 0, e' stato giocato il secondo tempo e il Boca ha vinto 4 a 1. Il Gimnasia praticamente non ha giocato, e sembra lo abbia fatto sotto pressione dei propri tifosi che li hanno minacciati se avessero opposto resistenza al Boca, per ragioni che ancora non sono riuscito a capire. Questo solo per darvi l'idea della situazione del calcio qui in Argentina.
Ma torniamo al viaggio. Dopo avervi scritto l'ultima volta, sono andato a fare questa escursione in barca sul Canale di Beagle con lo storico (cosi' pare) Barracuda. E' stata interessante, il tempo e' stato clemente (un bel sole mentre a 20 km nevicava), ed ho visto molti leoni marini e un sacco di cormorani, gabbiani di diversi tipi, che mi interessavano meno ma fanno folklore. Bene, i passeggeri erano pochi: 3 francesine (non le paste) che avevano viaggiato nel bus per Ushuaia, 4 olandesi (3 donne e un uomo) e io. Ma c'era una guida, una ragazza di Ushuaia di nome Elisa, abbastanza piacente, che negli intervalli delle spiegazioni ha attaccato discorso con me e mi stava dando l'idea di interessarsi. Mentre stavo riflettendo sull'opportunita', a navigazione finita, di invitarla a cena, mi ha rivelato di essere sposata con un Tedesco. La mia signorilita', un po' stupida, mi ha fatto desistere da qualsiasi mossa avventata e spavalda. Ed Elisa rimarra' nella memoria cosi', come tante altre persone, con le quali ha conversato, ho apprezzato e, spero, mi sono fatto aprezzare. Finita la gita in barca, al porto di Ushuaia pioveva, e sono entrato nell'unico museo che mi era rimasto da visitare, il museo Fin del Mundo. Niente di particolarmente attraente, se non che nel bagno c'era il portarotoli di carta igienica piu' alto del mondo. Ho pensato che uno bassino avrebbe avuto problemi a pulirsi, e uscendo l'ho detto alla ragazza che stava al banco del merchandising, facendola sorridere. Nel museo c'era un gruppo di, credo, bresciani (e bresciane), che mi hanno veramente infastidito con i loro commenti a voce altissima (l'esempio che vi portavo prima). Vabbe'. Dopo aver fatto una buona mezz'ora di coda per comprare un passaggio in bus per El Calafate la mattina seguente (partenza alle 6,30.....cazzo!!), sono andato a mangiare in un ristorante piuttosto di lusso, dove eravamo stati la prima sera, ed ho osservato 4 anziani turisti argentini mangiare col cappello. Voglio dire, tutto il mondo e' paese, no?
Quando pensavo che la giornata fosse ormai finita, e mi dicevo "adesso salgo all'hostel, faccio una fatica bestiale perche' e' tutto in salita, vado a letto presto cosi' mi sveglio bene domattina e via dicendo", non facevo i conti col destino. E allora, arrivo all'hostel, faccio il check out visto che la mattina dopo alle 6 non ci sarebbe stato nessuno, penso di rimettere la sveglia col cellulare ma vedo che in camera, nell'unica presa c'e' un caricapile di qualcun altro. Emilio, uno dei ragazzi dell'hostel, e' gentilissimo, mi fa il conto, e mi prenota un hostel a El Calafate. Nel frattempo, c'e' li' nella specie di Hall, un suo amico, Jaime. Faccia da italiano. Cerco il proprietario del caricapile ma trovo invece Mark, australiano con la faccia simpatica da rugbysta agile, che dorme nella mia stessa camerata e si sveglia un'ora prima di me. Rimaniamo che quando se ne va mi sveglia lui. Nel frattempo, il proprietario del caricapile era l'israeliano della sera prima, e l'israeliana della quale vi parlavo scopro che e' qui in compagnia della madre. Mi evita con lo sguardo, ma non del tutto. Vado cercando Victor, il messicano, e trovo Mariano, il suo amico argentino, poi arriva Victor. Mi raccontano dell'escursione di oggi al Parco Nazionale, gli dico che ho gia' cenato e loro decidono di prendere una pizza da riscaldare nel forno a microonde (Mariano non lo sa usare e mi chiede aiuto per farlo), e ci mettiamo al tavolo con Jaime che si sta mangiando un piatto enorme di ravioli, aspettando il suo amico Emilio che sta ancora lavorando per la mia prenotazione. Beh, ne esce fuori di tutto. Partiamo dalle dittature che hanno fiaccato il sudamerica, e arriviamo alla filosofia, passando dalle barzellette e, ovviamente, dalla figa. Jaime fa l'imbianchino, e' del nord, ha ovviamente antenati italiani, ha la mia eta' (come Emilio, una persona di una cortesia impagabile), pero' ha letto un sacco di libri e si sente, ma non se la tira. Proprio a meta' della serata, mi alzo e vado a vomitare in bagno. Pago l'ubriacatura della sera precedente, quella che mi ha fatto fare la salita all'hostel fuori dal mio corpo, e una miscela di birra Quilmes e vino tinto di Cordoba. Mi lavo i denti, torno al tavolo e mi accendo una sigaretta, riprendiamo la discussione scherzando sul mio passeggero malessere.
La serata finisce verso le 2, con abbracci veri, non di cortesia, e una sensazione che se non avete mai provato, vi assicuro, vi manca. Sto parlando di quella cosa che vi prende allo stomaco nel momento in cui avete conosciuto delle persone con le quali sentite di condividere tante cose, e vi rendete conto che non le rivedrete mai piu'. Se ci riflettete, e' pazzesco. Jaime, Emilio, Victor, Mariano.
Non dormo molto, e quando Mark mi sveglia sono gia' sveglio. La prendo con calma, mi faccio la doccia, mi sbarbo, testa compresa, mi cospargo di crema idratante perche' mi sto letteralmente essicando. Il vento stanotte sembra aver fatto danni, e invece e' tutto a posto. Scendo per le strade di Ushuaia, e il sole gia' alto misto al Canale di Beagle piatto, fa un effetto molto bello e scenografico. Compro rifornimenti in un kiosko gia' stranamente aperto, e si parte per il tragitto con la doppia frontiera, una cosa che non raccomando a nessuno. 12 ore abbondanti per arrivare a Rio Gallegos senza un giustificato numero di chilometri, come gia' vi ho detto. Il bus, in generale, mi pare un po' freddino, cerco di inserirmi in qualche conversazione ma mi sento messo da parte e non insisto. Un paio di coppie gay spagnole, diversi tedeschi che, udite udite, alla fine sono i piu' simpatici, due coppie italiane insopportabili, una statunitense sovrappeso che sembra anche simpatica ma pare mi eviti. Posso sopravvivere. Arriviamo a Rio Gallegos e nei paraggi non c'e' niente per mangiare decentemente, sono le 18,30 e la coincidenza se ne va alle 20,30. Mi accontento di un pacco grande di doritos. Dopo un'ora buona, vedo Mark, e iniziamo a parlare. E' australiano di vicino Brisbane, fa il fisioterapeuta. Viaggia. Parla spagnolo piuttosto bene, e' simpatico. In bus mi ritrovo accanto ad un tedesco che era sul bus da Puerto Madryn a Rio Gallegos. Non una parola, solo un cenno col capo e un mezzo sorriso. Sono stanco e vorrei arrivare, mangiare e andare a letto. Arriviamo all'1,30, le nostre borse sono su un altro minibus che non e' ancora arrivato, e al terminal ci sono persone addette al transfer dei clienti di tutti gli hostel e di tutti gli hotel, escluso il mio. Mark mi fa coraggio e mi dice che c'e' gia' stato, e' vicino, mi faccio 20 minuti a piedi in un freddo antartico sperando di non sbagliare strada, tra cani che dormono in giardino e le solite due macchine che girano il paese smarmittate. Arrivo all'hostel, faccio il check in, fortunatamente c'e' l'addetto notturno, chiedo qualche informazione, decido che il giorno dopo me lo prendo di riposo, poi decido sulle escursioni. Entro nella camerata da 4 (due letti a castello) e sveglio il ragazzo che dorme di sopra nell'altro letto. Mi dispiace. Cerco di fare piu' piano possibile, evito la doccia, salgo piano sul letto e rimango fermo. La luce nel corridoio mi batte dritta nel viso, e capisco perfettamente perche' quello era l'unico letto libero. Fa niente.
Questa mattina mi sveglio verso le 9, la camerata e' vuota, nel dormiveglia ho salutato il ragazzo che avevo svegliato e visto le spalle della sua fidanzata che dorme di sotto. Incrocio la ragazza che dorme sotto di me, cosi' a occhio pare francese. Guardo le infradito dei due fidanzati: scommetterei che sono italiani. Guardo la loro roba sull'armadio e scorgo un giallo Mondadori. Bingo. Mi faccio la doccia, mi leggo un po' di Clarin mentre sono comodamente seduto sulla tazza del cesso. Vado al ristorante-pub-bar a fare colazione. Mi spiegano come funziona, non e' compreso, ma e' ok. Il ragazzo che ci lavora insieme ad una ragazza dal viso indio, viene a sedersi vicino a me e chiacchieriamo un po' di Italia e Argentina. Mi accorgo che ho lasciato il portafogli in camera, vado a prenderlo e pago. Gli dico che ci rivediamo sicuramente perche' sono curioso di assaggiare la sua cucina. Esco e fa freddo.
Quindi mi trovo in un posto dove fa ancora piu' freddo che a Ushuaia. Quasi non ci credo. Stanotte sono arrivato alle 1,30, partendo da Ushuaia alle 6,30. E' impressionante la quantita' di timbri sul passaporto che mi ritrovo per aver fatto nel giro di pochi giorni, andata e ritorno sulla rotta Rio Gallegos-Ushuaia. 8 in tutto, 4 argentini e 4 cileni. Fa molto ridere, soprattutto a noi europei, ormai abituati a circolare rapidamente e senza seccature di questo genere. Ma andiamo con ordine.
Comincerei riprendendo alcuni temi che ho letto nei commenti. Gli italiani all'estero. Come sempre, non si puo' generalizzare, ma non direi siano musoni. Piuttosto, sono dei rompicoglioni, sempre generalizzando. Ma, cosi' come cresce la cultura media, cresce anche il livello di presa di coscienza dell'animale-viaggiatore. Ormai e' un animale totalmente differente dall'animale-turista, e anche in Italia ce ne sono. L'animale turista e' quello che, come mi e' capitato l'ultimo giorno a Ushuaia, viaggia in branco, e' su con l'eta', e visita un museo commentando a voce alta (disturbando palesemente tutti gli altri visitatori), arrivando a chiedere al personale del museo spiegazioni su cose che gli sono sotto gli occhi (es. quali tribu' indios abitavano la zona di Ushuaia, tema ripetuto allo sfinimento su ogni opuscolo informativo, su ogni guida, in ogni museo. Risposta: gli Yamana'), ovviamente in italiano, spesso con forti inflessioni dialettali.
Ma questo non succede solo con gli italiani, e ovviamente non tutti i viaggiatori sono cosi' rispettosi del prossimo.
Mi ha scritto l'amico Cesar, e mi fa piacere. Per informazione, la sorella di Estefania si chiama Ayelen (quella col nome indio).
I tedeschi che avevo accanto durante l'ultimo aggiornamento non erano tedeschi. La sera ci siamo ritrovati all'hostel, sono svizzeri di Berna e conoscono Follonica (ci vanno al mare) e Livorno (ci hanno preso il traghetto per la Corsica).
Altra informazione: domenica l'arbitro Elizondo (lo avrete visto ai Mondiali, brizzolato, bell'uomo) e' stato costretto a sospendere Indipendiente-Racing, il clasico de Avellaneda (qui i derby si chiamano clasicos, e Avellaneda e' un grande sobborgo di Buenos Aires), per scontri dei tifosi con la polizia. Il tema e' molto sentito e occupa le prime pagine dei giornali. E' di alcuni giorni fa la notizia che il Boca Juniors e' sotto inchiesta perche', dopo una sospensione di una partita contro il Gimnasia di Ciudad de la Plata, alla fine del primo tempo, durante il quale il Gimnasia vinceva 1 a 0, e' stato giocato il secondo tempo e il Boca ha vinto 4 a 1. Il Gimnasia praticamente non ha giocato, e sembra lo abbia fatto sotto pressione dei propri tifosi che li hanno minacciati se avessero opposto resistenza al Boca, per ragioni che ancora non sono riuscito a capire. Questo solo per darvi l'idea della situazione del calcio qui in Argentina.
Ma torniamo al viaggio. Dopo avervi scritto l'ultima volta, sono andato a fare questa escursione in barca sul Canale di Beagle con lo storico (cosi' pare) Barracuda. E' stata interessante, il tempo e' stato clemente (un bel sole mentre a 20 km nevicava), ed ho visto molti leoni marini e un sacco di cormorani, gabbiani di diversi tipi, che mi interessavano meno ma fanno folklore. Bene, i passeggeri erano pochi: 3 francesine (non le paste) che avevano viaggiato nel bus per Ushuaia, 4 olandesi (3 donne e un uomo) e io. Ma c'era una guida, una ragazza di Ushuaia di nome Elisa, abbastanza piacente, che negli intervalli delle spiegazioni ha attaccato discorso con me e mi stava dando l'idea di interessarsi. Mentre stavo riflettendo sull'opportunita', a navigazione finita, di invitarla a cena, mi ha rivelato di essere sposata con un Tedesco. La mia signorilita', un po' stupida, mi ha fatto desistere da qualsiasi mossa avventata e spavalda. Ed Elisa rimarra' nella memoria cosi', come tante altre persone, con le quali ha conversato, ho apprezzato e, spero, mi sono fatto aprezzare. Finita la gita in barca, al porto di Ushuaia pioveva, e sono entrato nell'unico museo che mi era rimasto da visitare, il museo Fin del Mundo. Niente di particolarmente attraente, se non che nel bagno c'era il portarotoli di carta igienica piu' alto del mondo. Ho pensato che uno bassino avrebbe avuto problemi a pulirsi, e uscendo l'ho detto alla ragazza che stava al banco del merchandising, facendola sorridere. Nel museo c'era un gruppo di, credo, bresciani (e bresciane), che mi hanno veramente infastidito con i loro commenti a voce altissima (l'esempio che vi portavo prima). Vabbe'. Dopo aver fatto una buona mezz'ora di coda per comprare un passaggio in bus per El Calafate la mattina seguente (partenza alle 6,30.....cazzo!!), sono andato a mangiare in un ristorante piuttosto di lusso, dove eravamo stati la prima sera, ed ho osservato 4 anziani turisti argentini mangiare col cappello. Voglio dire, tutto il mondo e' paese, no?
Quando pensavo che la giornata fosse ormai finita, e mi dicevo "adesso salgo all'hostel, faccio una fatica bestiale perche' e' tutto in salita, vado a letto presto cosi' mi sveglio bene domattina e via dicendo", non facevo i conti col destino. E allora, arrivo all'hostel, faccio il check out visto che la mattina dopo alle 6 non ci sarebbe stato nessuno, penso di rimettere la sveglia col cellulare ma vedo che in camera, nell'unica presa c'e' un caricapile di qualcun altro. Emilio, uno dei ragazzi dell'hostel, e' gentilissimo, mi fa il conto, e mi prenota un hostel a El Calafate. Nel frattempo, c'e' li' nella specie di Hall, un suo amico, Jaime. Faccia da italiano. Cerco il proprietario del caricapile ma trovo invece Mark, australiano con la faccia simpatica da rugbysta agile, che dorme nella mia stessa camerata e si sveglia un'ora prima di me. Rimaniamo che quando se ne va mi sveglia lui. Nel frattempo, il proprietario del caricapile era l'israeliano della sera prima, e l'israeliana della quale vi parlavo scopro che e' qui in compagnia della madre. Mi evita con lo sguardo, ma non del tutto. Vado cercando Victor, il messicano, e trovo Mariano, il suo amico argentino, poi arriva Victor. Mi raccontano dell'escursione di oggi al Parco Nazionale, gli dico che ho gia' cenato e loro decidono di prendere una pizza da riscaldare nel forno a microonde (Mariano non lo sa usare e mi chiede aiuto per farlo), e ci mettiamo al tavolo con Jaime che si sta mangiando un piatto enorme di ravioli, aspettando il suo amico Emilio che sta ancora lavorando per la mia prenotazione. Beh, ne esce fuori di tutto. Partiamo dalle dittature che hanno fiaccato il sudamerica, e arriviamo alla filosofia, passando dalle barzellette e, ovviamente, dalla figa. Jaime fa l'imbianchino, e' del nord, ha ovviamente antenati italiani, ha la mia eta' (come Emilio, una persona di una cortesia impagabile), pero' ha letto un sacco di libri e si sente, ma non se la tira. Proprio a meta' della serata, mi alzo e vado a vomitare in bagno. Pago l'ubriacatura della sera precedente, quella che mi ha fatto fare la salita all'hostel fuori dal mio corpo, e una miscela di birra Quilmes e vino tinto di Cordoba. Mi lavo i denti, torno al tavolo e mi accendo una sigaretta, riprendiamo la discussione scherzando sul mio passeggero malessere.
La serata finisce verso le 2, con abbracci veri, non di cortesia, e una sensazione che se non avete mai provato, vi assicuro, vi manca. Sto parlando di quella cosa che vi prende allo stomaco nel momento in cui avete conosciuto delle persone con le quali sentite di condividere tante cose, e vi rendete conto che non le rivedrete mai piu'. Se ci riflettete, e' pazzesco. Jaime, Emilio, Victor, Mariano.
Non dormo molto, e quando Mark mi sveglia sono gia' sveglio. La prendo con calma, mi faccio la doccia, mi sbarbo, testa compresa, mi cospargo di crema idratante perche' mi sto letteralmente essicando. Il vento stanotte sembra aver fatto danni, e invece e' tutto a posto. Scendo per le strade di Ushuaia, e il sole gia' alto misto al Canale di Beagle piatto, fa un effetto molto bello e scenografico. Compro rifornimenti in un kiosko gia' stranamente aperto, e si parte per il tragitto con la doppia frontiera, una cosa che non raccomando a nessuno. 12 ore abbondanti per arrivare a Rio Gallegos senza un giustificato numero di chilometri, come gia' vi ho detto. Il bus, in generale, mi pare un po' freddino, cerco di inserirmi in qualche conversazione ma mi sento messo da parte e non insisto. Un paio di coppie gay spagnole, diversi tedeschi che, udite udite, alla fine sono i piu' simpatici, due coppie italiane insopportabili, una statunitense sovrappeso che sembra anche simpatica ma pare mi eviti. Posso sopravvivere. Arriviamo a Rio Gallegos e nei paraggi non c'e' niente per mangiare decentemente, sono le 18,30 e la coincidenza se ne va alle 20,30. Mi accontento di un pacco grande di doritos. Dopo un'ora buona, vedo Mark, e iniziamo a parlare. E' australiano di vicino Brisbane, fa il fisioterapeuta. Viaggia. Parla spagnolo piuttosto bene, e' simpatico. In bus mi ritrovo accanto ad un tedesco che era sul bus da Puerto Madryn a Rio Gallegos. Non una parola, solo un cenno col capo e un mezzo sorriso. Sono stanco e vorrei arrivare, mangiare e andare a letto. Arriviamo all'1,30, le nostre borse sono su un altro minibus che non e' ancora arrivato, e al terminal ci sono persone addette al transfer dei clienti di tutti gli hostel e di tutti gli hotel, escluso il mio. Mark mi fa coraggio e mi dice che c'e' gia' stato, e' vicino, mi faccio 20 minuti a piedi in un freddo antartico sperando di non sbagliare strada, tra cani che dormono in giardino e le solite due macchine che girano il paese smarmittate. Arrivo all'hostel, faccio il check in, fortunatamente c'e' l'addetto notturno, chiedo qualche informazione, decido che il giorno dopo me lo prendo di riposo, poi decido sulle escursioni. Entro nella camerata da 4 (due letti a castello) e sveglio il ragazzo che dorme di sopra nell'altro letto. Mi dispiace. Cerco di fare piu' piano possibile, evito la doccia, salgo piano sul letto e rimango fermo. La luce nel corridoio mi batte dritta nel viso, e capisco perfettamente perche' quello era l'unico letto libero. Fa niente.
Questa mattina mi sveglio verso le 9, la camerata e' vuota, nel dormiveglia ho salutato il ragazzo che avevo svegliato e visto le spalle della sua fidanzata che dorme di sotto. Incrocio la ragazza che dorme sotto di me, cosi' a occhio pare francese. Guardo le infradito dei due fidanzati: scommetterei che sono italiani. Guardo la loro roba sull'armadio e scorgo un giallo Mondadori. Bingo. Mi faccio la doccia, mi leggo un po' di Clarin mentre sono comodamente seduto sulla tazza del cesso. Vado al ristorante-pub-bar a fare colazione. Mi spiegano come funziona, non e' compreso, ma e' ok. Il ragazzo che ci lavora insieme ad una ragazza dal viso indio, viene a sedersi vicino a me e chiacchieriamo un po' di Italia e Argentina. Mi accorgo che ho lasciato il portafogli in camera, vado a prenderlo e pago. Gli dico che ci rivediamo sicuramente perche' sono curioso di assaggiare la sua cucina. Esco e fa freddo.
20061114
lo squadrone ghigliottina
un appunto. quanto è fondamentale il montaggio intrecciato per la riuscita dei film con le sue scenggiature?
Messico primi del '900. Feliciano Velasco y Borbolla de la Fuente, geniale inventore, nonché dottore in Diritto e discendente da una famiglia di gran lignaggio, sogna, con la sua ultima invenzione, di ottenere finalmente la fama e la prosperità che merita. È lui, infatti, l'artefice della ghigliottina perfetta, la più efficiente, la più letale di tutta la storia. Insieme ai suoi assistenti si presenta dal generale Francisco "Pancho" Villa - il cui esercito rivoluzionario è ormai temuto in tutto il Paese - con l'intenzione di vendergli un esemplare della sua macchina. Il costruttore non ha nessuna simpatia per quella che considera un'accozzaglia di delinquenti, ma riesce comunque a convincere Villa. Velasco è sicuro di avere già i soldi in tasca, ma il generale ha altri piani per lui e i suoi colleghi: darà ai tre l'onore di partecipare alla rivoluzione, andando a costituire l'"Escuadrón Guillotina".
20061113
Argentina nov 06 - 4

Ushuaia, fin del mundo
Sono qui da un paio di giorni, mi pare. Anche ieri non ho avuto tempo di cercare un punto internet. O meglio, ho preferito stare in compagnia.
Vi racconto brevemente l'ultimo giorno a Puerto Madryn, perche' e' stato divertente. Sono andato a piedi all'Ecocentro, e mi sono bruciato la testa dal sole che c'era. Avevo un po' di giramento di palle per l'escursione avvistamento balene "persa". Per andare all'Ecomuseo si fa tutto il lungomare di Madryn, poi si sale fino ad un monumento, passando sopra le caverne dove si insediarono i gallesi quando arrivarono qui, e si scollina per il museo. Sul "colle" si gode di una vista invidiabile sul golfo. Bene, mentre facevo il lungomare, vedo gente in spiaggia che guarda al largo. Vedo movimento. Una coda enorme. C'e' una balena. Continua a farsi vedere mentre salgo. Arrivo in cima al colle, mi fermo e guardo verso il golfo. Sono due. Amoreggiano. E' uno spettacolo tenero e incredibile al tempo stesso. Non vi dico altro.
L'Ecomuseo non era granche'. Roba di fauna marina, correnti e altre amenita'. Ma il museo Provincial De Ciencias Naturales Y Oceanografico, quello che mi ha commosso il giorno prima, e' da raccontare. Installato in una casa di fine '800 donata alla comunita' da un personaggio importante del luogo, ristrutturata rispettando i canoni dell'epoca, e' semplice, giocato su 3 piani, ma tutto incentrato sulla realta' del luogo. Fauna marina, storia, abitanti prima della colonizzazione, leggende, scheletri (lo sapevate che le balene nello scheletro delle pinne hanno le dita?), audiovisivi sulla tradizione del telaio tramandata dagli indios locali, sul vecchio padrone della casa, sul progetto statale di donare lo sfruttamento di un tratto di mare in esclusiva a una cooperativa di pescatori locali. Ma la cosa per me straordinaria e' una insolita. Una stanza con una trentina di foto. Foto di ragazzi e ragazze locali. Primi piani. Facce straordinarie. Incroci. Bellissimi e bellissime. Sotto, i nomi e i cognomi. Sapete che in Spagna, in Portogallo, e quindi in tutti i paesi ex loro colonie, il cognome e' formato da quello della madre e del padre. Bene, queste facce bellissime avevano cognomi indios, sudamericani, italiani, gallesi, inglesi, uno accanto all'altro. Mi fermo perche' non so se riesco a spiegarmi ma soprattutto perche' sto per piangere accanto a una coppia di tedeschi che sta cercando informazioni su Ushuaia in internet.
Ushuaia, come dice giustamente la guida Lonely Planet, "ostenta un po' troppo la sua condizione di Citta' piu' a sud del mondo", e mi pare diventata molto turistica. Non che ci fossi gia' stato, ma cosi' mi e' stato detto, e un po' si vede. Ad ogni modo, per farla molto breve, a Rio Gallegos, due giorni fa, ho preso la coincidenza per Ushuaia per miracolo. Il tragitto passa due volte la frontiera (Argentina-Cile, Cile-Argentina), e nel tratto cileno si passa lo stretto di Magellano con un traghetto che....ecco....avete capito. Un sacco di ore non giustificate dai chilometri. Pero', come sempre, una simpatica signora argentina che vive alcuni mesi dell'anno a Ushuaia, che ci ha descritto tutto molto bene (e' davvero tutto come diceva lei: il Glaciar Martial, sopra Ushuaia, e' sempre piu' piccolo, e la citta' ha un microclima incredibilmente variabile. Ieri ha piovuto e smesso almeno 5 volte, e nel mezzo usciva un sole e faceva un caldo bestiale), una simpatica coppia di giovani madrileni, che ieri sera abbiamo incontrato a cena e con i quali abbiamo fatto un po' di baldoria e chiacchiere, interessante la parte finale sull'attentato di Atocha e le ultime elezioni in Spagna, ma soprattutto l'amico Victor, un messicano piccolo piccolo ma con un cuore grande cosi'. Lavora negli USA, insieme, alla frontiera del Cile, abbiamo redarguito pesantemente Dan, un israeliano che ignorava la storia e soprattutto l'influenza nefasta degli USA su tutto il sudamerica, invitandolo a studiarsi la storia recente, e da ormai due giorni ci ritroviamo a camminare per ore, salire su montagne, visitare musei inutili, mangiare e bere, parlando di film, libri, musica, stupendoci di quante cose abbiamo in comune. Poi, ieri sera, al rientro, ubriaco come non mi capitava da un po', tanto che ho fatto a piedi una salita inimmaginabile senza sentire il mio corpo (mi pareva di starne fuori), mi fermo nella sala colazione dell'hostel Los Cormoranes, dove alloggio, e facciamo notte fonda con Damien, argentino, un tipo israeliano, una bellissima ragazza israeliana che mi ha lasciato la mail (mi ha detto "perche', se conosci la nostra cultura e i nostri film, non sei mai venuto in Israele?" e io "aspettavo che mi invitassi te"), una ragazza francese e uno statunitense di Boston, newyorkese acquisito, tutti simpaticissimi, a schiamazzare per ore prendendo per il culo gli israeliani per le loro strane usanze (lo sapevate che per sposarsi l'uomo deve dichiarare una somma altissima da pagare nel caso divorzi?). Ovviamente, il momento piu' alto e' stato sia quando ho fatto ascoltare La canzone che scrivo per te dei Marlene alla tipa israeliana, che si e' stupita della bravura della band e della bellezza del pezzo in italiano, sia quando ho sentito la frase "no sex" riferita alla cultura ebraica, ho chiesto spiegazioni proprio a lei dicendole che non sarei andato in Israele se c'era quel pericolo, e lei guardandomi maliziosamente mi ha detto "won't you leave me alone?".
Bene, qualche cazzata ve l'ho raccontata anche per oggi, fra qualche ora vado a fare un giro in barca per navigare nel Canale di Beagle e vedere qualche leone marino, e adesso vado a cercare un passaggio per El Calafate, o in aereo o in bus. Vedremo.
In assoluto, visto che si e' parlato di musica, il disco del viaggio e' "Reale" dei Casino Royale. Il pezzo che mi fa star bene piu' di tutti e' Prova. Fantastica.
A presto, damas y caballeros
ma che fine hanno fatto?
i cavalli selvatici?
i cani selvatici?
i gatti selvatici?
le vacche selvatiche?
che fine hanno fatto..qualcuno di voi ne ha mai visti?
ma soprattutto se liberassimo i nostri animali domestici quanto vivrebbero liberi? io penso molto poco, abituati come sono ad essere sfamati dall'uomo..
i cani selvatici?
i gatti selvatici?
le vacche selvatiche?
che fine hanno fatto..qualcuno di voi ne ha mai visti?
ma soprattutto se liberassimo i nostri animali domestici quanto vivrebbero liberi? io penso molto poco, abituati come sono ad essere sfamati dall'uomo..
20061110
my morning
niente non c'è nulla da fare. i my morning jackets mi piacciono un bel pò.
li ascolto dal mio itunes e mi piacciono proprio.z è un grand'album. i grossi assoloni con il delay la voce molto riverberata, sicuramente non notevole stilisticamente, ma adatta e poi i pezzi non convenzionali. mi piacciono.
so che ai miei amichetti non piacciono per nulla. ma si sa che non capiscono un cazzo di musica e pensano che i pearl jam siano un gran gruppo (AH!).
nell'apertura dei due concerti dei pj a verona sono stati penalizzati dal volume ridicolo a milano invece mi sono piaciuti, come già dissi nella mia recensione tempo fa. e poi vogliamo dare un pò di credito alle scelte dei pj sui gruppi di supportodei loro tour? l'ultima volta in italia la scelta era caduta sui dismembermant plan (piaciuti subito), la formazione da cui sono nati poi i modest mouse, nei quali suona adesso anche johnny marr, vi ricordate i the smiths?!?!
di z la canzone che mi piace di più è anytime
ecco il testo..godetevelo!
ANYTIME
IS THIS "CLIMBING UP TO THE MOON?"
OR IS IT BAILING OUT TOO SOON?
I HOPE WE DIDN'T WAIT TOO LONG.
ALL THAT I WANTED TO SAY - WORDS ONLY GOT IN THE WAY.
BUT THEN I FOUND ANOTHER WAY TO COMMUNICATE.
IS THIS "CLIMBING UP TO THE MOON?"
OR IS IT FADIN OUT TOO SOON??
I KNOW WE DIDN'T, I KNOW WE DIDN'T WAIT TOO LONG -
CAUSE ANYTIME'S A GOOD TIME TO MOVE ON.
THINGS I COULD SAY TO MYSELF - I COULD NEVER SAY TO ANYONE ELSE.
BUT WHAT MADONNA SAID REALLY HELPED -
SHE SAID: "BOY - YOU BETTER LEARN TO EXPRESS YOURSELF!"
I KNOW WE DIDN'T, I KNOW WE DIDN'T WAIT TOO LONG.
CAUSE ANYTIME'S A GOOD TIME TO MOVE ON.
li ascolto dal mio itunes e mi piacciono proprio.z è un grand'album. i grossi assoloni con il delay la voce molto riverberata, sicuramente non notevole stilisticamente, ma adatta e poi i pezzi non convenzionali. mi piacciono.
so che ai miei amichetti non piacciono per nulla. ma si sa che non capiscono un cazzo di musica e pensano che i pearl jam siano un gran gruppo (AH!).
nell'apertura dei due concerti dei pj a verona sono stati penalizzati dal volume ridicolo a milano invece mi sono piaciuti, come già dissi nella mia recensione tempo fa. e poi vogliamo dare un pò di credito alle scelte dei pj sui gruppi di supportodei loro tour? l'ultima volta in italia la scelta era caduta sui dismembermant plan (piaciuti subito), la formazione da cui sono nati poi i modest mouse, nei quali suona adesso anche johnny marr, vi ricordate i the smiths?!?!
di z la canzone che mi piace di più è anytime
ecco il testo..godetevelo!
ANYTIME
IS THIS "CLIMBING UP TO THE MOON?"
OR IS IT BAILING OUT TOO SOON?
I HOPE WE DIDN'T WAIT TOO LONG.
ALL THAT I WANTED TO SAY - WORDS ONLY GOT IN THE WAY.
BUT THEN I FOUND ANOTHER WAY TO COMMUNICATE.
IS THIS "CLIMBING UP TO THE MOON?"
OR IS IT FADIN OUT TOO SOON??
I KNOW WE DIDN'T, I KNOW WE DIDN'T WAIT TOO LONG -
CAUSE ANYTIME'S A GOOD TIME TO MOVE ON.
THINGS I COULD SAY TO MYSELF - I COULD NEVER SAY TO ANYONE ELSE.
BUT WHAT MADONNA SAID REALLY HELPED -
SHE SAID: "BOY - YOU BETTER LEARN TO EXPRESS YOURSELF!"
I KNOW WE DIDN'T, I KNOW WE DIDN'T WAIT TOO LONG.
CAUSE ANYTIME'S A GOOD TIME TO MOVE ON.
Argentina nov 06 - 3
Puerto Madryn, ultima notte
Eccoci qua, nel solito internet point, dopo una doccia con lo scarico intasato (e che cazzo questi capelloni ne perdono a chili...), una bella lavata col sapone Sole di Marsiglia, lo stesso col quale ho diligentemente lavato i calzini di oggi, le mutande e la t-shirt, appesi ad asciugare, una pizza alla pizzeria Brahma sul corso principale, e un cafe jarrito all'Iguana Cafe. Soffermiamoci sulla pizzeria. L'avevo scoperta ieri, affamato ma voglioso di posti "local". Sono tornato gia' da esperto, e c'era un po' di gente, ci sono diciamo 6 tavoli per un totale potenziale di una ventina abbondante di coperti. Mi sono avviato a sedere tra i sorrisi riconoscenti dei ragazzi che ci lavorano. Mi siedo ad un tavolo dove penso di dare meno fastidio. Dopo un po', viene la ragazza a prendere l'ordine, e si libera un altro tavolo singolo. Le dico che se per lei e' meglio, mi sposto volentieri. Accetta volentieri. Ordino, mi porta da bere, prendo un giornale locale e mi metto a leggere. Dopo qualche minuto, i tavoli sono tutti pieni, e arriva una famiglia di 4 persone. Mi accorgo che nel tavolo che ho lasciato non ci entrano, mentre in quello che ho preso ci entrerebbero. Non avevo cambiato per questo, ma solo perche' nell'altro ostruivo leggermente il passaggio per i gabinetti. Intervengo nella conversazione tra i ragazzi e mi offro di spostarmi nuovamente. Mi ringraziano in tre, io spiego che il mio spostamento non era per un tavolo piu' grande, e aiuto a spostare le bottiglie e il coperto.
Penso che alla fine mi abbiano anche fatto lo sconto. Penso che tutti dovrebbero comportarsi cosi'. Ma forse non lo dovrei dire. Pero' non costa niente, come non costa niente porsi gentilmente anche se in fondo sei tu che devi ricevere un servizio.
Oggi l'escursione di avvistaggio balene non e' stata possibile per il forte vento. Alle 7,30 mi sono recato all'appuntamento e mi e' stato comunicato, io l'escursione alternativa non la volevo fare. La coordinatrice si e' scusata dicendomi che non sapeva come contattarmi, e in effetti e' vero. Alla fine, mi ha fatto uno sconto sull'escursione. La giornata non e' stata cosi' interessante (una "pinguinera", un insediamento gallese dove abbiamo preso il te' con dolci gallesi, un paio di cittadine poco interessanti come Trelew e Rawson), dal punto di vista strettamente conoscitivo, anche se i panorami erano incredibili: la meseta e' perfetta per girare un western come si deve. E' stata pero' davvero interessante a livello umano. Ho approfondito la conoscenza con una anziana professoressa, zia di Cesar, un ragazzo col quale ho familiarizzato da subito nel viaggio da Rosario, che mi ha preso in simpatia e mi ha insegnato diverse cose, segnalandomi anche alcuni posti da vedere in viaggio. Mi ricordava un po' la mia zia Nilvana, ma probabilmente la prof, della quale non ricordo il nome (maledetta vecchiaia), e' piu' vecchia; abbiamo parlato di tutto, a piu' riprese, scherzando e facendo discorsi seri. Poi ho familiarizzato con la sorella di Estefania, che mi ha rivelato che Estefania e' fidanzata. La sorella ha un nome bellissimo, un nome indio, che non so riscrivere ma mi sono appuntato da qualche parte. Mi ha promesso che mi inviera' alcune foto fatte oggi. Anche lei e' una ragazza intelligente, oltre che molto carina. Aveva con se una biografia di Kurt Cobain, e, insieme a Cesar, mi hanno suggerito diversi nomi di band argentine che per loro sono buone. Me le sono appuntate.
Poi ho conosciuto Rosalia. Una professoressa sui 40, che e' sposata e ha 4 figli, e stava accompagnando i suoi allievi in gita di fine corso. Ha voluto fare una foto insieme, e mi ha fatto un sacco di domande su come vediamo noi gli argentini. Abbiamo parlato delle differenze, della storia politica argentina, della situazione attuale. A Gaiman, un vecchio insediamento gallese dove e' buona norma prendere il te' con i dolci classici, e dove lo ha preso anche Lady D, e dove domani lo prendera' Serrat (un famosissimo cantautore catalano, che e' qui e che domani andra' a Gaiman l'ho letto sul giornale), siamo capitati allo stesso tavolo insieme a due anziane signore di origine italiana, e insieme a loro abbiamo parlato dei giovani, delle tendenze di coppia, del rapporto della politica italiana con il Papa. Nel viaggio di ritorno, Rosalia ha mandato un suo allievo, col quale avevo chiacchierato prima insieme ad altri suoi compagni e a Cesar di calcio, a chiedermi l'indirizzo e-mail. Il ragazzo ha detto "e' buono conoscere qualcuno dall'altra parte del mondo, e' interessante".
Adesso e' tardi, abbiamo una specie di appuntamento per uscire a far baldoria. Domani parto per Ushuaia. Credo che riusciro' a rifarmi vivo solo domenica. Vi devo raccontare del museo di Puerto Madryn, che mi ha fatto commuovere.
Fate i bravi
Eccoci qua, nel solito internet point, dopo una doccia con lo scarico intasato (e che cazzo questi capelloni ne perdono a chili...), una bella lavata col sapone Sole di Marsiglia, lo stesso col quale ho diligentemente lavato i calzini di oggi, le mutande e la t-shirt, appesi ad asciugare, una pizza alla pizzeria Brahma sul corso principale, e un cafe jarrito all'Iguana Cafe. Soffermiamoci sulla pizzeria. L'avevo scoperta ieri, affamato ma voglioso di posti "local". Sono tornato gia' da esperto, e c'era un po' di gente, ci sono diciamo 6 tavoli per un totale potenziale di una ventina abbondante di coperti. Mi sono avviato a sedere tra i sorrisi riconoscenti dei ragazzi che ci lavorano. Mi siedo ad un tavolo dove penso di dare meno fastidio. Dopo un po', viene la ragazza a prendere l'ordine, e si libera un altro tavolo singolo. Le dico che se per lei e' meglio, mi sposto volentieri. Accetta volentieri. Ordino, mi porta da bere, prendo un giornale locale e mi metto a leggere. Dopo qualche minuto, i tavoli sono tutti pieni, e arriva una famiglia di 4 persone. Mi accorgo che nel tavolo che ho lasciato non ci entrano, mentre in quello che ho preso ci entrerebbero. Non avevo cambiato per questo, ma solo perche' nell'altro ostruivo leggermente il passaggio per i gabinetti. Intervengo nella conversazione tra i ragazzi e mi offro di spostarmi nuovamente. Mi ringraziano in tre, io spiego che il mio spostamento non era per un tavolo piu' grande, e aiuto a spostare le bottiglie e il coperto.
Penso che alla fine mi abbiano anche fatto lo sconto. Penso che tutti dovrebbero comportarsi cosi'. Ma forse non lo dovrei dire. Pero' non costa niente, come non costa niente porsi gentilmente anche se in fondo sei tu che devi ricevere un servizio.
Oggi l'escursione di avvistaggio balene non e' stata possibile per il forte vento. Alle 7,30 mi sono recato all'appuntamento e mi e' stato comunicato, io l'escursione alternativa non la volevo fare. La coordinatrice si e' scusata dicendomi che non sapeva come contattarmi, e in effetti e' vero. Alla fine, mi ha fatto uno sconto sull'escursione. La giornata non e' stata cosi' interessante (una "pinguinera", un insediamento gallese dove abbiamo preso il te' con dolci gallesi, un paio di cittadine poco interessanti come Trelew e Rawson), dal punto di vista strettamente conoscitivo, anche se i panorami erano incredibili: la meseta e' perfetta per girare un western come si deve. E' stata pero' davvero interessante a livello umano. Ho approfondito la conoscenza con una anziana professoressa, zia di Cesar, un ragazzo col quale ho familiarizzato da subito nel viaggio da Rosario, che mi ha preso in simpatia e mi ha insegnato diverse cose, segnalandomi anche alcuni posti da vedere in viaggio. Mi ricordava un po' la mia zia Nilvana, ma probabilmente la prof, della quale non ricordo il nome (maledetta vecchiaia), e' piu' vecchia; abbiamo parlato di tutto, a piu' riprese, scherzando e facendo discorsi seri. Poi ho familiarizzato con la sorella di Estefania, che mi ha rivelato che Estefania e' fidanzata. La sorella ha un nome bellissimo, un nome indio, che non so riscrivere ma mi sono appuntato da qualche parte. Mi ha promesso che mi inviera' alcune foto fatte oggi. Anche lei e' una ragazza intelligente, oltre che molto carina. Aveva con se una biografia di Kurt Cobain, e, insieme a Cesar, mi hanno suggerito diversi nomi di band argentine che per loro sono buone. Me le sono appuntate.
Poi ho conosciuto Rosalia. Una professoressa sui 40, che e' sposata e ha 4 figli, e stava accompagnando i suoi allievi in gita di fine corso. Ha voluto fare una foto insieme, e mi ha fatto un sacco di domande su come vediamo noi gli argentini. Abbiamo parlato delle differenze, della storia politica argentina, della situazione attuale. A Gaiman, un vecchio insediamento gallese dove e' buona norma prendere il te' con i dolci classici, e dove lo ha preso anche Lady D, e dove domani lo prendera' Serrat (un famosissimo cantautore catalano, che e' qui e che domani andra' a Gaiman l'ho letto sul giornale), siamo capitati allo stesso tavolo insieme a due anziane signore di origine italiana, e insieme a loro abbiamo parlato dei giovani, delle tendenze di coppia, del rapporto della politica italiana con il Papa. Nel viaggio di ritorno, Rosalia ha mandato un suo allievo, col quale avevo chiacchierato prima insieme ad altri suoi compagni e a Cesar di calcio, a chiedermi l'indirizzo e-mail. Il ragazzo ha detto "e' buono conoscere qualcuno dall'altra parte del mondo, e' interessante".
Adesso e' tardi, abbiamo una specie di appuntamento per uscire a far baldoria. Domani parto per Ushuaia. Credo che riusciro' a rifarmi vivo solo domenica. Vi devo raccontare del museo di Puerto Madryn, che mi ha fatto commuovere.
Fate i bravi
20061108
Argentina nov 06 - 2
aggiornamento da Puerto Madryn, Argentina
Fa un po' ridere, nel senso peggiore, scrivere queste righe dopo aver postato l'aggiornamento di Cat dallo Zimbabwe, ma así es. Dunque, mi scuso con tutti per non essermi dilungato nel post di arrivederci. Purtroppo, visto che sono un illuso, continuo a servirmi nel solito negozio dove in gennaio comprai il lettore mp3 che non funzionava. Questa volta, ho acquistato alcuni minuti prima di partire, una batteria di ricambio per il mio cellulare, dato che quella ancora in uso non ne puo' piu' e si scarica subito. Bene, la batteria nuova non funziona. L'ho riportata, l'hanno provata, mi hanno assicurato che andava tenuta in carica almeno una notte e tutto sarebbe andato a posto, ma, usando un francesismo, col cazzo. Quindi, ancora ne devo comprare una.
Detto questo. La borsa e', al netto delle bilance dei check in di Roma Fiumicino e Madrid Barajas, 7 kg e 2 gr. Un successone. E' ovvio che baro un po', presentandomi al check in con due maglie pesanti legate alla vita e la giacca a vento idem, piu' una tracolla dove tengo la guida, la cartina, le sigarette, il biglietto aereo, due aspirine, due aulin, gli occhiali di ricambio, la sciarpa del Livorno e altre amenita'. Ma gia' a Fiumicino, agli occhi della tipa del check, avevo acquistato una gran quantita' di punti. A questo punto, un'avvertenza: se mai vi proporranno un volo con la compagnia AIR MADRID, rifiutatelo. Pubblicita' progresso. Vi risparmio i particolari: non volateci, anche se in teoria risparmiate qualche decina di euro. Vi raccontero' meglio.
Qualche conoscenza in aeroporto a Madrid (una simpaticissima mamma argentina con 3 figli al seguito uno piu' bello dell'altro), altre sull'aereo per Buenos Aires che, come per magia, ha fatto scalo a Fortaleza in Brasile, cosa non prevista all'andata. Almeno, c'era una hostess decente, una bionda brasiliana piccolina ma tutta pepe. Ma, come spesso accade, gli steward sono i migliori. Ce n'era uno (tutto l'equipaggio fino a Fortaleza era brasiliano) che sembrava Robert Downey Jr prima di drogarsi, e un altro spassosissimo che sembrava fisicamente e di viso , Nicola Berti prima di smettere di giocare a calcio, ma, nei movimenti e nelle espressioni, era IDENTICO a Dave Grohl nel video di Learn To Fly, nei panni appunto dello steward (vi ricorderete che in quel video interpreta anche il pilota, la rock star, una passeggera grassa e la fan adolescente e isterica) gay. Una figura indimenticabile.
Alcune ragazze degne di nota sul volo, hanno messo in risalto una cosa ormai conclamata: le gran fighe, dopo una nottata insonne e senza l'ausilio del trucco, sono dei cessi.
Sono arrivato a Ezeiza, l'aeroporto di Buenos Aires, con circa 3 ore di ritardo. La batteria del cellulare ha retto, e sono riuscito a chiamare la mia amica Juli, che non potendo venire a prendermi, mi ha indicato la cosa piu¡ conveniente da fare a meno che non volessi passare la notte a BAires. Verso le 18,00 ero nel suo appartamento a Rosario, festeggiando il mio arrivo. Ho conosciuto due sue amiche, e prima di cena ho rivisto suo fratello Rafa, che sara' presto padre. Siamo andati a mangiare vicino a casa di Juli, in un bel locale dove suonavano jazz, e dopo, prima di rincasare, siamo passati davanti alla casa natale del Che. Nei momenti che abbiamo passato da soli, io e Juli ci siamo raccontati le nostre peripezie in questi ultimi 9 mesi (da tanto non ci vedevamo). E' stato bello, liberatorio, e a tratti commovente. Poco prima di cena, tutto era gia' fissato: l'altro fratello, Gas, mi aveva trovato un posto su uno dei loro bus, in partenza il giorno dopo alle 13,30, destinazione Puerto Madryn, vicino alla Peninsula Valdes, luogo scelto dalle balene per amoreggiare e crescere i piccoli. Da li', proseguiro' pagando e da solo, tenendomi in contatto via mail, e indicativamente ci ritroveremo a San Carlos de Bariloche verso il 20 di novembre; li' ci saranno Juli e Gas, seguendo un viaggio, passero' un po' di tempo con loro, e il 27 mi riporteranno fino a BAires, passando per Arteaga, il loro pueblito, dove salutero' i loro genitori, Rafa e la sua bambina, che per quel giorno dovrebbe essere nata.
Adesso sono in un internet point a Puerto Madryn. Il viaggio e' stato di circa 22 ore. Il bus era piuttosto comodo. Gli autisti, ai quali ero stato affidato da Juli, sono stati cortesi fino alla noia e simpaticissimi. La guida del viaggio organizzato, col quale viaggiavo pur non facendone parte, mi ha trattato come uno di loro. Mi sono sentito quasi obbligato ad acquistare un'escursione con loro, escursione in barca per avvistamento balene, che faro' domani, partenza alle 7,30 dall'albergo di lusso dove la comitiva alloggia. Il padrone di questo albergo mi ha indicato un ostello a 100 mt di distanza dove ho preso un letto (a circa 6 euro a notte). La padrona mi ha raccontato le sue origini italiane ed e' stata cortesissima. Sono uscito e sono andato prontamente a prenotare un viaggio in bus per Rio Gallegos per venerdi 10, partenza 15,25, arrivo previsto 7,30 del sabato 11, con coincidenza per Usuhaia alle 8,45 e arrivo verso le 20,00 dello stesso giorno in Usuhaia (divertitevi a vedere dove si trova). Visto l'arrivo tardo, la padrona dell'ostello si e' offerta di prenotarmi un letto in un ostello di fiducia a Ushuaia. Il viaggio combinato me l'ha suggerito lei e mi ha assicurato che e' il migliore. La ragazza della compagnia e' stata gentilissima e mi ha detto che nei 125 pesos del viaggio e' compreso cena e colazione, le ho detto che sono vegetariano e mi ha detto che lo segnava e che non c'erano problemi (con Air Madrid non c'e' stato verso di farsi servire un pasto vegetariano nemmeno segnalandolo al check in). Per darvi un'idea, un euro vale circa 4 pesos argentini. Dopo tutto questo mi sono messo in cerca di un posto dove mangiare, ed ho scelto una pizzeria dove c'era solo gente del posto. Il cuoco mentre passava dalla sala alla cucina mi ha guardato e, sorridendo mi ha chiesto ¿como anda?.
Il pizzaiolo mi ha indicato il punto internet piu' vicino. Tutti sorridono.
Adesso pero' ho un sonno bestiale, ma sono solo le 4 del pomeriggio. E' tardi per andare all'Ecomuseo. E' presto per cenare. Magari mi metto in spiaggia a prendere il sole, guardando l'orizzonte. Sul bus il mio essere italiano, segnalato via microfono dalla guida, ha scatenato la curiosita' generale. Una anziana professoressa mi ha dato un milione di consigli di viaggio. Suo nipote mi ha trascinato in chiacchiere sul calcio. Una bionda mi ha detto che voleva parlare italiano perche' l'aveva studiato 4 anni ma non l'aveva mai praticato. Una mora, sorella di quella che era accanto a me sul bus, si e' presentata dicendo di aver studiato alla Dante Alighieri di Rosario e di conoscere l'italiano, ma di vergognarsi a parlarlo. Abbiamo discusso tutto il pomeriggio, di bio-tecnologie, di politica, di letteratura, di film, di musica. Sua mamma (una signora tenuta benissimo) sembrava lusingata da questa specie di intimita'. Il posto accanto al mio era della guida, che pero' ha dormito da un'altra parte, ma la ragazza, Estefania, non ne ha approfittato e, per la notte, e' andata a dormire nella parte superiore del bus, dove era anche la mamma. Questa mattina appena ho avuto occasione di scambiarci due parole, le ho detto: esta cama estaba vacía esta noche, sorridendo.
Vi saluto e vi abbraccio
Fa un po' ridere, nel senso peggiore, scrivere queste righe dopo aver postato l'aggiornamento di Cat dallo Zimbabwe, ma así es. Dunque, mi scuso con tutti per non essermi dilungato nel post di arrivederci. Purtroppo, visto che sono un illuso, continuo a servirmi nel solito negozio dove in gennaio comprai il lettore mp3 che non funzionava. Questa volta, ho acquistato alcuni minuti prima di partire, una batteria di ricambio per il mio cellulare, dato che quella ancora in uso non ne puo' piu' e si scarica subito. Bene, la batteria nuova non funziona. L'ho riportata, l'hanno provata, mi hanno assicurato che andava tenuta in carica almeno una notte e tutto sarebbe andato a posto, ma, usando un francesismo, col cazzo. Quindi, ancora ne devo comprare una.
Detto questo. La borsa e', al netto delle bilance dei check in di Roma Fiumicino e Madrid Barajas, 7 kg e 2 gr. Un successone. E' ovvio che baro un po', presentandomi al check in con due maglie pesanti legate alla vita e la giacca a vento idem, piu' una tracolla dove tengo la guida, la cartina, le sigarette, il biglietto aereo, due aspirine, due aulin, gli occhiali di ricambio, la sciarpa del Livorno e altre amenita'. Ma gia' a Fiumicino, agli occhi della tipa del check, avevo acquistato una gran quantita' di punti. A questo punto, un'avvertenza: se mai vi proporranno un volo con la compagnia AIR MADRID, rifiutatelo. Pubblicita' progresso. Vi risparmio i particolari: non volateci, anche se in teoria risparmiate qualche decina di euro. Vi raccontero' meglio.
Qualche conoscenza in aeroporto a Madrid (una simpaticissima mamma argentina con 3 figli al seguito uno piu' bello dell'altro), altre sull'aereo per Buenos Aires che, come per magia, ha fatto scalo a Fortaleza in Brasile, cosa non prevista all'andata. Almeno, c'era una hostess decente, una bionda brasiliana piccolina ma tutta pepe. Ma, come spesso accade, gli steward sono i migliori. Ce n'era uno (tutto l'equipaggio fino a Fortaleza era brasiliano) che sembrava Robert Downey Jr prima di drogarsi, e un altro spassosissimo che sembrava fisicamente e di viso , Nicola Berti prima di smettere di giocare a calcio, ma, nei movimenti e nelle espressioni, era IDENTICO a Dave Grohl nel video di Learn To Fly, nei panni appunto dello steward (vi ricorderete che in quel video interpreta anche il pilota, la rock star, una passeggera grassa e la fan adolescente e isterica) gay. Una figura indimenticabile.
Alcune ragazze degne di nota sul volo, hanno messo in risalto una cosa ormai conclamata: le gran fighe, dopo una nottata insonne e senza l'ausilio del trucco, sono dei cessi.
Sono arrivato a Ezeiza, l'aeroporto di Buenos Aires, con circa 3 ore di ritardo. La batteria del cellulare ha retto, e sono riuscito a chiamare la mia amica Juli, che non potendo venire a prendermi, mi ha indicato la cosa piu¡ conveniente da fare a meno che non volessi passare la notte a BAires. Verso le 18,00 ero nel suo appartamento a Rosario, festeggiando il mio arrivo. Ho conosciuto due sue amiche, e prima di cena ho rivisto suo fratello Rafa, che sara' presto padre. Siamo andati a mangiare vicino a casa di Juli, in un bel locale dove suonavano jazz, e dopo, prima di rincasare, siamo passati davanti alla casa natale del Che. Nei momenti che abbiamo passato da soli, io e Juli ci siamo raccontati le nostre peripezie in questi ultimi 9 mesi (da tanto non ci vedevamo). E' stato bello, liberatorio, e a tratti commovente. Poco prima di cena, tutto era gia' fissato: l'altro fratello, Gas, mi aveva trovato un posto su uno dei loro bus, in partenza il giorno dopo alle 13,30, destinazione Puerto Madryn, vicino alla Peninsula Valdes, luogo scelto dalle balene per amoreggiare e crescere i piccoli. Da li', proseguiro' pagando e da solo, tenendomi in contatto via mail, e indicativamente ci ritroveremo a San Carlos de Bariloche verso il 20 di novembre; li' ci saranno Juli e Gas, seguendo un viaggio, passero' un po' di tempo con loro, e il 27 mi riporteranno fino a BAires, passando per Arteaga, il loro pueblito, dove salutero' i loro genitori, Rafa e la sua bambina, che per quel giorno dovrebbe essere nata.
Adesso sono in un internet point a Puerto Madryn. Il viaggio e' stato di circa 22 ore. Il bus era piuttosto comodo. Gli autisti, ai quali ero stato affidato da Juli, sono stati cortesi fino alla noia e simpaticissimi. La guida del viaggio organizzato, col quale viaggiavo pur non facendone parte, mi ha trattato come uno di loro. Mi sono sentito quasi obbligato ad acquistare un'escursione con loro, escursione in barca per avvistamento balene, che faro' domani, partenza alle 7,30 dall'albergo di lusso dove la comitiva alloggia. Il padrone di questo albergo mi ha indicato un ostello a 100 mt di distanza dove ho preso un letto (a circa 6 euro a notte). La padrona mi ha raccontato le sue origini italiane ed e' stata cortesissima. Sono uscito e sono andato prontamente a prenotare un viaggio in bus per Rio Gallegos per venerdi 10, partenza 15,25, arrivo previsto 7,30 del sabato 11, con coincidenza per Usuhaia alle 8,45 e arrivo verso le 20,00 dello stesso giorno in Usuhaia (divertitevi a vedere dove si trova). Visto l'arrivo tardo, la padrona dell'ostello si e' offerta di prenotarmi un letto in un ostello di fiducia a Ushuaia. Il viaggio combinato me l'ha suggerito lei e mi ha assicurato che e' il migliore. La ragazza della compagnia e' stata gentilissima e mi ha detto che nei 125 pesos del viaggio e' compreso cena e colazione, le ho detto che sono vegetariano e mi ha detto che lo segnava e che non c'erano problemi (con Air Madrid non c'e' stato verso di farsi servire un pasto vegetariano nemmeno segnalandolo al check in). Per darvi un'idea, un euro vale circa 4 pesos argentini. Dopo tutto questo mi sono messo in cerca di un posto dove mangiare, ed ho scelto una pizzeria dove c'era solo gente del posto. Il cuoco mentre passava dalla sala alla cucina mi ha guardato e, sorridendo mi ha chiesto ¿como anda?.
Il pizzaiolo mi ha indicato il punto internet piu' vicino. Tutti sorridono.
Adesso pero' ho un sonno bestiale, ma sono solo le 4 del pomeriggio. E' tardi per andare all'Ecomuseo. E' presto per cenare. Magari mi metto in spiaggia a prendere il sole, guardando l'orizzonte. Sul bus il mio essere italiano, segnalato via microfono dalla guida, ha scatenato la curiosita' generale. Una anziana professoressa mi ha dato un milione di consigli di viaggio. Suo nipote mi ha trascinato in chiacchiere sul calcio. Una bionda mi ha detto che voleva parlare italiano perche' l'aveva studiato 4 anni ma non l'aveva mai praticato. Una mora, sorella di quella che era accanto a me sul bus, si e' presentata dicendo di aver studiato alla Dante Alighieri di Rosario e di conoscere l'italiano, ma di vergognarsi a parlarlo. Abbiamo discusso tutto il pomeriggio, di bio-tecnologie, di politica, di letteratura, di film, di musica. Sua mamma (una signora tenuta benissimo) sembrava lusingata da questa specie di intimita'. Il posto accanto al mio era della guida, che pero' ha dormito da un'altra parte, ma la ragazza, Estefania, non ne ha approfittato e, per la notte, e' andata a dormire nella parte superiore del bus, dove era anche la mamma. Questa mattina appena ho avuto occasione di scambiarci due parole, le ho detto: esta cama estaba vacía esta noche, sorridendo.
Vi saluto e vi abbraccio
zimbabwe report nr.3
The Swimming Pool
05/11/2006
Cari Voi,
non è stata una settimana facile, quella appena passata. Un membro del nostro team, il nostro tecnico di laboratorio, un Masai keniota, lo stesso con cui avevo lavorato in India e di cui vi avevo certamente parlato, è affogato in piscina la scorsa domenica. Non sapeva nuotare come tanti africani, ma stava imparando, è andato a farsi una nuotata da solo nella piscina che c'era in giardino ed è stato ritrovato solo molte ore dopo, ormai era già morto. Vi risparmio i dettagli macabri del ritrovamento, lo sconforto e la paura del team, inquisito per molte ore dalla polizia che non credeva all'incidente, il dolore e la rabbia della moglie e dei familiari venuti dal Kenia, la cerimonia funebre sotto il sole cocente di qua, le difficoltà a riportare il corpo in Kenia. Solo ora stiamo ricominciando a lavorare a pieno ritmo dopo una settimana di poco sonno e molto stress. Tutta questa storia però mi ha portato a riflettere su come sia beffardo il destino di chi come me fa questo lavoro. Thomas, il nostro tecnico di laboratorio scomparso, aveva iniziato a lavorare per l'organizzazione anni fa, nel pieno della guerra in Sud Sudan. Nelle nostre interminabili serate indiane, quando non c'era nulla da fare a parte giocare a Settlers of Catan, Thomas ci raccontava incredibili storie sui suoi anni passati in giro per il mondo con MSF. Durante la guerra in Sud Sudan, scappava dai bombardamenti sul compound di MSF trascinandosi dietro una radio enorme e pesantissima, unico mezzo di comunicazione. Lui e il team si rifugiavano poco lontano, aspettando che gli aerei si allontanassero, Thomas si ricordava la fatica enorme di correre con l'impiccio della mega radio. In Congo Brazzaville, quando la capitale Brazzaville fu invasa e saccheggiata dai ribelli che si facevano chiamare i Ninja, nessuno sapeva come scappare da una città ormai troppo pericolosa per tutti, sparatorie e violenza imperversavano. Unica salvezza, Kinshasa, dall'altra parte del fiume Congo, così vicina ma così lontana, per chi non poteva nemmeno uscire di casa. Thomas si ricorda allora di un compatriota keniota che non si sa come era finito fare il barcaiolo sul fiume Congo. Esce di casa di soppiatto, supera i posti di blocco, evita le sparatorie e arriva dal tipo, che non ne vuole sapere di traghettare gente al di là del fiume, c'è il rischio dei cecchini. Thomas lo implora e lo convince, il compatriottismo aiuta, da lì a un'ora, poco prima che cali il buio si devono far trovare all'imbarcadero e sfruttare il momento del tramonto per passare. Thomas torna a casa, raccoglie il team che era già nel panico per la sua assenza e porta tutti alla piroga, mettendoli in salvo. In Liberia durante uno spostamento, Thomas era stato trattenuto dai ribelli di Mosquito, un capo guerrigliero famoso per bere il sangue delle sue vittime (da lì il nome), non proprio la piacevole compagnia con cui vorresti spendere un pomeriggio nel bel mezzo dellaLiberia. Con un po' di diplomazia e un sacco di chiacchiere e sigarette donate ai guerriglieri, questi lo avevano lasciato andare, colpiti anche da un mega adesivo che l'autista aveva appena messo sul cruscotto del Land Cruiser di MSF: l'adesivo diceva "Jesus loves you". Thomas poco prima aveva rimproverato l'autista che lo aveva messo, in fondo MSF non è un'organizzazione cristiana gli aveva detto, e non possiamo mostrare nessun simbolo religioso. Insomma Thomas occasioni di lasciarci la pelle ne aveva avute, come tanti di noi, ma le aveva scampate tutte, vuoi per abilità, diplomazia, fortuna, di certo destino. E invece è successo proprio qui, in posto tranquillo, niente bombardamenti nè sparatorie, una domenica pomeriggio, in una piscina.
Vi abbraccio
Cat
05/11/2006
Cari Voi,
non è stata una settimana facile, quella appena passata. Un membro del nostro team, il nostro tecnico di laboratorio, un Masai keniota, lo stesso con cui avevo lavorato in India e di cui vi avevo certamente parlato, è affogato in piscina la scorsa domenica. Non sapeva nuotare come tanti africani, ma stava imparando, è andato a farsi una nuotata da solo nella piscina che c'era in giardino ed è stato ritrovato solo molte ore dopo, ormai era già morto. Vi risparmio i dettagli macabri del ritrovamento, lo sconforto e la paura del team, inquisito per molte ore dalla polizia che non credeva all'incidente, il dolore e la rabbia della moglie e dei familiari venuti dal Kenia, la cerimonia funebre sotto il sole cocente di qua, le difficoltà a riportare il corpo in Kenia. Solo ora stiamo ricominciando a lavorare a pieno ritmo dopo una settimana di poco sonno e molto stress. Tutta questa storia però mi ha portato a riflettere su come sia beffardo il destino di chi come me fa questo lavoro. Thomas, il nostro tecnico di laboratorio scomparso, aveva iniziato a lavorare per l'organizzazione anni fa, nel pieno della guerra in Sud Sudan. Nelle nostre interminabili serate indiane, quando non c'era nulla da fare a parte giocare a Settlers of Catan, Thomas ci raccontava incredibili storie sui suoi anni passati in giro per il mondo con MSF. Durante la guerra in Sud Sudan, scappava dai bombardamenti sul compound di MSF trascinandosi dietro una radio enorme e pesantissima, unico mezzo di comunicazione. Lui e il team si rifugiavano poco lontano, aspettando che gli aerei si allontanassero, Thomas si ricordava la fatica enorme di correre con l'impiccio della mega radio. In Congo Brazzaville, quando la capitale Brazzaville fu invasa e saccheggiata dai ribelli che si facevano chiamare i Ninja, nessuno sapeva come scappare da una città ormai troppo pericolosa per tutti, sparatorie e violenza imperversavano. Unica salvezza, Kinshasa, dall'altra parte del fiume Congo, così vicina ma così lontana, per chi non poteva nemmeno uscire di casa. Thomas si ricorda allora di un compatriota keniota che non si sa come era finito fare il barcaiolo sul fiume Congo. Esce di casa di soppiatto, supera i posti di blocco, evita le sparatorie e arriva dal tipo, che non ne vuole sapere di traghettare gente al di là del fiume, c'è il rischio dei cecchini. Thomas lo implora e lo convince, il compatriottismo aiuta, da lì a un'ora, poco prima che cali il buio si devono far trovare all'imbarcadero e sfruttare il momento del tramonto per passare. Thomas torna a casa, raccoglie il team che era già nel panico per la sua assenza e porta tutti alla piroga, mettendoli in salvo. In Liberia durante uno spostamento, Thomas era stato trattenuto dai ribelli di Mosquito, un capo guerrigliero famoso per bere il sangue delle sue vittime (da lì il nome), non proprio la piacevole compagnia con cui vorresti spendere un pomeriggio nel bel mezzo dellaLiberia. Con un po' di diplomazia e un sacco di chiacchiere e sigarette donate ai guerriglieri, questi lo avevano lasciato andare, colpiti anche da un mega adesivo che l'autista aveva appena messo sul cruscotto del Land Cruiser di MSF: l'adesivo diceva "Jesus loves you". Thomas poco prima aveva rimproverato l'autista che lo aveva messo, in fondo MSF non è un'organizzazione cristiana gli aveva detto, e non possiamo mostrare nessun simbolo religioso. Insomma Thomas occasioni di lasciarci la pelle ne aveva avute, come tanti di noi, ma le aveva scampate tutte, vuoi per abilità, diplomazia, fortuna, di certo destino. E invece è successo proprio qui, in posto tranquillo, niente bombardamenti nè sparatorie, una domenica pomeriggio, in una piscina.
Vi abbraccio
Cat
20061107
ma de chè ao
sembra che jumbolo sia atterato in argentina e stia bene.
la mia lis invece ha perso l'aereo ieri sera, ha preso la macchina è andata a verona e ha preso il treno. la destinazione era monaco di baviera. un lavoro di interpretariato. lis parla correttamente cinque lingue. italiano, tedesco, inglese, francese, spagnolo, qualche parola di arabo, di veronese e di swaili (non sto scherzando!) . non ha studiato lingue, ha studiato agraria, ma le piace imparare parole in lingue diverse e così..un pò alla volta...un soggiorno di qua, un soggiorno di là...vabbè poi c'è proprio portata. andare in vacanza all'estero con lei è veramente uno spasso.
ho iniziato a dormire con il piumone.
saddam hussein non lo uccideranno mai, a meno che non vogliano la terza guerra mondiale.
bel post questo, vero?
la mia lis invece ha perso l'aereo ieri sera, ha preso la macchina è andata a verona e ha preso il treno. la destinazione era monaco di baviera. un lavoro di interpretariato. lis parla correttamente cinque lingue. italiano, tedesco, inglese, francese, spagnolo, qualche parola di arabo, di veronese e di swaili (non sto scherzando!) . non ha studiato lingue, ha studiato agraria, ma le piace imparare parole in lingue diverse e così..un pò alla volta...un soggiorno di qua, un soggiorno di là...vabbè poi c'è proprio portata. andare in vacanza all'estero con lei è veramente uno spasso.
ho iniziato a dormire con il piumone.
saddam hussein non lo uccideranno mai, a meno che non vogliano la terza guerra mondiale.
bel post questo, vero?
20061106
lunedì chissà
allora le notizie sono:
jumbolo è partito per il sud america tornerà a fine mese, l'argentina è un pò la sua seconda patria quindi si troverà bene. penso che scriverà un pò di post da qualche internet point. lo aspettiamo tutti. belli e brutti. buon viaggio ale!
il verona ha vinto il derby contro i magnagatti proprio a vicenza, che goduria! attendiamo di vincere anche in casa, per adesso godiamo del primo gol di un attaccante e poi vedremo.
ho ascoltao i the kooks, e non sono male! ma su i tunes ogni tanto mi parte qualche pezzo di billy idol e mi metto a ballare come uno scemo!
ad anno zero qualcuno a microfono aperto, ma non inquadrato, ha detto che rula jebrael è una gnocca senza testa...era secoli che lo si diceva in quest blog! siamo avanti!
jumbolo è partito per il sud america tornerà a fine mese, l'argentina è un pò la sua seconda patria quindi si troverà bene. penso che scriverà un pò di post da qualche internet point. lo aspettiamo tutti. belli e brutti. buon viaggio ale!
il verona ha vinto il derby contro i magnagatti proprio a vicenza, che goduria! attendiamo di vincere anche in casa, per adesso godiamo del primo gol di un attaccante e poi vedremo.
ho ascoltao i the kooks, e non sono male! ma su i tunes ogni tanto mi parte qualche pezzo di billy idol e mi metto a ballare come uno scemo!
ad anno zero qualcuno a microfono aperto, ma non inquadrato, ha detto che rula jebrael è una gnocca senza testa...era secoli che lo si diceva in quest blog! siamo avanti!
20061104
Argentina nov 06 - 1
Time
Non c'è tempo. Devo andare. Vi aggiornerò strada facendo.
La borsa è abbastanza leggera. Solite cose, poche. Mi sto rilassando.
Ci sentiamo.
A presto.
Non c'è tempo. Devo andare. Vi aggiornerò strada facendo.
La borsa è abbastanza leggera. Solite cose, poche. Mi sto rilassando.
Ci sentiamo.
A presto.
20061103
20061102
sulla vita e sulla morte

Babel – di Alejandro González Iñárritu 2006
Richard e Susan sono una coppia statunitense in crisi. Hanno due figli stupendi, Mike e Debbie, ma ne hanno perso un terzo, e questo ha causato una crisi. Si concedono una vacanza in Marocco.
Amelia è la donna di servizio. E’ messicana, accudisce la casa e cresce Mike e Debbie come se fossero suoi. Ma il giorno del matrimonio di suo figlio non può certo mancare, e deve tornare in Messico, se non fosse che in Marocco accade qualcosa di grave.
Chieko è un’adolescente giapponese. E’ sordomuta, e sua madre è morta da poco. Il padre, sempre impegnato col lavoro, nonostante si sforzi di essere premuroso, non riesce a tenere a freno la ragazza, che, continuamente irrequieta, insofferente per come le persone la vedono e la emarginano a causa della sua diversità, sfiora la ninfomania pur di essere desiderata e amata.
Il regista Alejandro González Iñárritu e lo sceneggiatore Guillermo Arriaga (quello del libro “il bufalo della notte”), un connubio senza dubbio più che interessante. Amores Perros, del 2000, 21 Grammi del 2004, e adesso questo Babel, sempre scritti insieme. Credo sia impossibile giudicare questo nuovo lavoro non tenendo conto della filmografia intera. Prima di tutto, perché praticamente tutti parlano di trilogia (chi dice del dolore, chi dei sentimenti). In secondo luogo, ma non meno importante, perché lo schema, anzi, l'anti-schema, quello che viene rotto da questo regista, è quello della cronologia. Se nel primo film ci mostrava separatamente, una dopo l’altra, tre storie che si intrecciavano, facendoci quindi rivivere alcune scene da punti di vista differenti, nel secondo andava oltre, non fermandosi al “rewind” di Irreversible o di Memento, ma destrutturando la storia, tagliandola e poi gettando i pezzi sullo schermo come fossero i pezzi di un puzzle. In questo Babel prosegue per questa ultima strada, ma in effetti il ricomponimento delle storie risulta leggermente più semplice (è anche molto diretto il legame tra le prime due storie, mentre appare meno chiaro quello con la storia giapponese, legame che sarà svelato quasi in chiusura), e l’occhio del regista appare più distante, meno coinvolto, anche se la forma rimane pienamente coinvolgente.
E, di grazia, di cosa si parla? Si parla della vita (bambini e adolescenti), della morte (la coppia statunitense, e quindi la tata, hanno perso un figlio, la famiglia marocchina lo perderà, l’adolescente giapponese ha perso la madre), della perdita (della vita, dell’udito e della parola, dei figli, dei genitori, della libertà, della dignità), e di come le persone, ma spingiamoci più avanti, le società, affrontano questi, che sono poi i valori, i grandi temi dei quali spesso sentiamo chiunque riempirsene la bocca per poi non capire, o non sapere, che cosa significhino realmente. Se ne parla con un linguaggio semplice ma crudo e diretto, il regista ci sbatte davanti il gap tra le civiltà, sfiora temi attuali, alcuni li prende in giro senza affrontarli (il terrorismo), altri li lambisce apparentemente, in realtà prende una posizione piuttosto netta (l’immigrazione – come potrebbe essere altrimenti, essendo lui stesso messicano -), la perdita di solidarietà tra gli uomini (più questo, che il fatto che il film si svolga in diverse parti del mondo, dove si comunica con linguaggi diversi, ci sembra che possa aver ispirato il titolo dal riferimento biblico), come ci mostra l’episodio dei passeggeri statunitensi del pullman dove si trovano Richard e Susan.
Quindi, un film denso e impegnativo, pesante nel senso buono del termine, con storie intense, come sempre succede con Iñárritu (e Arriaga). Espedienti già visti (appunto la cronologia sfalsata, la fotografia virata diversamente per le diverse storie e i diversi ambienti), quindi una leggera ridondanza, per dire dei difetti, ma al tempo stesso una serie interminabile di prove di recitazione straordinarie, segno di una grande direzione, oltre che di attori maturi, anche i più sconosciuti. Alcune scene indimenticabili (cercatele nelle varie scene della famiglia marocchina, parentesi fondamentale del film, una sottotrama deliziosamente miserabile e al tempo stesso con una grandissima dignità, o nell’episodio giapponese, la scena della discoteca su tutte, oppure anche quella della fuga di notte nel deserto della tata messicana con i due bambini, un climax angosciante e asfissiante girato in maniera maestosa) ne fanno un’ennesima gran bella prova, e, forse, il film risulta sminuito solo dal fatto che i due precedenti erano talmente belli che ancora non riusciamo a toglierceli dalla testa e dai ricordi.
A questo punto, Alejandro, ti voglio vedere alle prese con una storia dalla cronologia “normale”. In fondo, questo regista ha già dimostrato di poter andare oltre a quella che viene individuata ormai come sua cifra stilistica (vedi l’episodio mozzafiato da lui diretto all’interno del progetto 11 settembre 2001). Coraggio: la prossima volta stupiscici con il trionfo della normalità.
PS dimenticavo: ma a chi è venuta l'idea di doppiare i messicani con l'accento veneto?
a-radio

Ne abbiamo già parlato, ma devo sollecitarvi ancora, perchè questa settimana su Radio24 va in onda, per il ciclo "I Magnifici", la biografia di Kurt Cobain. Fa impressione ascoltare Sliver sparata a mille sulle frequenze di una radio che normalmente dovrebbe parlare di PIL, di rating e di CONSOB (cara Gardini...). Ogni volta che sento qualcuno che parla di Kurt mi viene in mente quella sera, credo fosse il novembre del 1991, in quel minuscolo locale della provincia di Bologna (Baricella, il Kriptonight si chiamava). Entrai con gli amici di ogni trasferta musicale, amici anche di band, e lui era lì, piegato in due su un divanetto. In pochi gli si avvicinavano, anche se sarebbe stato facile. Si vedeva che non stava bene. Krist camminava fendendo i presenti, a piedi nudi, e poi stava al banchetto del merchandising. Il concerto fu devastante, una furia, un uragano, un muro sonoro deragliante al confine tra punk, metal e rock and roll. A metà spettacolo un'ondata di persone si riversarono nel locale, avevano sfondato le porte. Non ci si stava più. Fuori era freddo, ma alla fine dovemmo asciugarci con degli asciugamani che, chissà per quale profezia, mi ero portato dietro in macchina. Guardavo il batterista mentre suonava, mi piaceva molto il suo stile potente, ricco di controtempi semplici ed efficaci, e mi sembrava di conoscerlo. Qualche tempo dopo, mi resi conto che era davvero così: qualche anno prima l'avevo visto suonare con gli Scream al mitico Macchia Nera, il centro sociale autogestito di Pisa, un altro luogo dove, se le pareti potessero parlare, ci vorrebbero damigiane di inchiostro, chilometri di nastro per inciderne le memorie.
Alle 15 e in replica alle 22, su Radio24
http://www.radio24.ilsole24ore.com/fc?cmd=sez&chId=40&sezId=11364
20061101
fenomenologie

Fabri Fibra, 24/10/2006, Firenze, Saschall
Vado perchè è il fenomeno del momento, e voglio essere presente. Vado perché voglio capire. Vado perché le nuove fenomenologie mi interessano, voglio poter dialogare con i più giovani.
Ma a chi la voglio dare a bere: vado perché Fibra è irresistibile e non riesce a rimanermi antipatico. E ogni tanto si ha bisogno di qualcosa di meno serio, anche se i media sembrano fare a gara per rendere il fenomeno Fibra molto più serio di quello che è.
Ore 21,10 sono dentro al Saschall. Nell’atrio, nessuno. Al bar, dove di solito poco prima che inizino i concerti c’è una ressa niente male, nessuno. Do un’occhiata dentro: giovanissimi, età media 17, riempiono la bella sala per metà. Le poltroncine al piano superiore sono tutte occupate, per lo più da genitori e/o accompagnatori. La t-shirt “Io odio Fabri Fibra” va alla grande.
Ore 21,20 si spengono le luci, entra Fish che si sistema alla consolle. La sua presenza si sentirà molto, come si sente su disco.
Vacca lo accompagna. Lo segue come un’ombra mentre girella sul palco. Sembra un bambino con una parrucca di dreadlocks, invece fa il suo. Palco spoglio e sobrio, quasi elegante, schermo gigante dietro dove immagini horror fatte in casa che ironizzano sul tormentone che Fibra è morto. Fibra è come ci si immagina: un fascio di nervi, sempre con le giugulari gonfie a mille, caracolla sul palco scimmiottando – bene – i rappers statunitensi; la voce sembra sempre sul punto di rompersi, è sempre al limite, scandisce duro le rime, rime pesanti come il piombo. Fibra è il nostro lato peggiore, quello quasi sempre nascosto, e ci disturba perché ci ricorda che ce l’abbiamo, ce l’abbiamo tutti.
Musicalmente, in questo momento si rifà moltissimo al miglior Eminem, e il risultato non è affatto ridicolo.
Saccheggiato il nuovo “Tradimento”, che ha davvero grandi hit (Applausi per Fibra, Che cazzata, Mal di stomaco, davvero irresistibile, Tutti in campana) e pezzi meno immediati, ma ugualmente validi, soprattutto dal punto di vista del testo (Sono un soldato, Cuore di latta, Coccole), qualche concessione al passato, che molti non conoscono, ma è di gran lusso e vanta collaborazioni importanti (Mr Simpatia). Poche pause, ritmi serrati, qualche ringraziamento alla sua maniera (“grazie di avermi dato l’opportunità di fare la mia merda”), e alle 22,40 è tutto finito.
Niente male, applausi per Fibra.
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