No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.

20141210

Malta - Novembre 2014 (7)

Puntare a sud significa attraversare in diagonale l'isola principale, più o meno, lasciarsi l'aeroporto sulla destra, e arrivare sulle rive dell'ampia insenatura (il Golfo dello Scirocco) dove sorgono Marsaxlokk (il villaggio di pescatori più famoso e importante di Malta, e nei cui pressi sorge la centrale elettrica di Delimara, credo l'unica dell'isola) e Birzebbuga (località che vorrebbe essere balneare, ma che vive soprattutto per l'annesso Malta Freeport; non mi ricordavo assolutamente, ma qui, il 2 e 3 dicembre 1989, si riunirono Bush Sr. e Gorbaciov per sancire la fine della Guerra Fredda), passando da Zeitun (dove il bus fa una piccola sosta, e dove scoprirò esserci la sede del tour operator che organizza questi giri).
La cattedrale di Zeitun
Una veduta del porto di Marsaxlokk
Il Forte di San Luciano, fuori Marsaxlokk
Una vista un po' sghemba del Malta Freeport
Potrebbe essere finita, ma non è così. Il bus si dirige verso l'aeroporto, e poi torna a dirigersi verso sud, verso Iz-Zurrieq (Wikipedia dice che in italiano il nome sarebbe Zurrico, ma, come nel caso di Marsaxlokk, preferisco la versione maltese, che suona più esotica), cittadina tutto sommato trascurabile, se non fosse che nei suoi immediati paraggi si trovano una scogliera meravigliosa, scogliera che contiene la Grotta Blu, e i templi di Hagar Qim e Menaidra, luoghi che mi segno per una eventuale estensione.
Si torna verso La Valletta e Sliema, il capolinea, dove devo attendere un'oretta per riprendere il bus per tornare verso l'hotel. Ne approfitto quindi per mangiarmi un piatto di spaghetti alle vongole in uno degli innumerevoli ristoranti situati sul lungomare di Sliema, e farmi una passeggiata sul lungomare stesso, sotto un sole che non oserei definire cocente, ma insomma, neppure tiepido e basta. Rientro in hotel quando rimane si e no un'ora di sole, mi rilasso in camera, mi connetto e lavoro un poco, solite cose, doccia, qualche episodio di serie tv, in attesa della cena, che stasera ho prenotato al ristorante brasiliano; vi ho già raccontato come si "svolge" qui, per cui glisso, ovviamente mi limito solo ad alcune portate, e recito la mia solita routine serale fatta di sigaretta in terrazza, eccetera. Domani, Gozo.

20141209

A Day at the Museum

Domenica mattina io, mia sorella, mio nipote ed un suo amichetto che si chiama come me, siamo andati a visitare il museo archeologico di Castiglioncello, seguendo poi un percorso guidato lungo il promontorio, che illustrava i vari siti dei ritrovamenti, con finale con aperitivo alla Torre (quest'ultimo saltato per sopraggiunta fame). E' stato interessante e divertente. Di seguito alcune foto della mattinata.
I pensieri di Alessio e Alessandro sul guestbook del museo, che si dice sia il più piccolo d'Italia
Dall'alto della torre, una veduta di Rosignano, in primo piano la diga del porto turistico, sullo sfondo lo stabilimento
Sempre dalla torre, vista della Baia del Quercetano (i puntini neri che potete osservare in mare vicino a riva sono surfisti locali)
Villa Godilonda, hotel situato all'estremità del promontorio, venduta da poco ad un imprenditore russo, che la trasformerà in un hotel di extra-lusso (almeno, così pare)
La prossima tappa sarà, così vuole Alessio, il Museo Egizio di Torino. Non che abbia a che fare con Castiglioncello e la sua necropoli, ma appunto, perché così vuole il nipote.

20141208

Malta - Novembre 2014 (6)

Si torna all'albergo verso le 14. Vado subito a mangiare qualcosa, e poi salgo in camera. Il sole è tiepido e invitante, vado in terrazzo a fumarmi una sigaretta, mi metto in costume, mi sistemo su uno dei lettini prendisole... e sonnecchio per un paio d'ore crogiolandomi al sole. Quando ormai è troppo basso per goderne, come vi ho già anticipato, accendo il portatile, mi collego alla rete aziendale, e leggo le email arretrate, rispondo ad alcune, mi aggiorno, sto al passo. Finisco, mi faccio una doccia, mi metto a letto e mi vedo un paio di episodi di Downton Abbey. Scendo per la cena al ristorante pseudo-italiano, prenotato per le 20,30. Niente antipasto a buffet, ordino pizza margherita e acqua naturale, la margherita è senza pomodoro ma va bene lo stesso, salto il dolce ma mi prendo un caffé, torno in camera, fumo sul terrazzo, e vai di Downton Abbey, ben prima di mezzanotte spengo le luci e me la dormo. La mia attuale idea di vacanza è tutta qui.
Al mattino seguente mi preparo, scendo per la colazione, stavolta non sgarro (se si eccettua il fatto che i biscotti sono danesi, per cui sicuramente al burro e non secchi come prescriverebbe la dieta, ma non ne prendo più degli otto d'ordinanza), risalgo a lavarmi i denti, scendo con ampio anticipo. Oggi il "menù" prevede scarrozzamento in autobus fino a Sliema, la cittadina dello shopping, cambio autobus per quelli sightseeing, giro dell'isola parte sud, compreso l'agglomerato de La Valletta, e poi giù fino a Marsaxlokk. Ascolto diligentemente la guida in cuffia, osservo tutto e scatto qualche foto.
La baia di Mellieha, esattamente dal lato opposto della strada principale rispetto all'hotel dove alloggiavo.
Ma già il percorso di avvicinamento a Sliema è stato interessante. Per arrivare all'hotel dall'aeroporto avevo percorso una strada interna, in questo caso invece il bus passa attraverso tutte le piccole località costiere fino alla capitale. Baia di San Paolo, il cui nome fa riferimento alla già citata sosta del santo sulla via per Roma (qui, si dice, naufragò), delizioso porticciolo naturale, seppure abbastanza cementificato, Bugibba, Qawra, Salina, Maghtab, Bahar Ic-Caghaq, Pembroke, con la quale siamo ormai in orbita della capitale, aumenta lo sfarzo degli hotel, e a partire dalla quale inizia la zona della vita notturna (tra l'altro, da qui a La Valletta le costruzioni si susseguono senza spazi vuoti), Paceville, il cuore della nightlife maltese, dove si trovano l'Hilton e lo Sheraton, San Giuliano ed infine Sliema. Sul lungomare di Sliema cambio autobus, e dopo qualche minuto si parte per il tour del sud. Si continua costeggiando le insenature, fino a La Valletta; si trovano quindi Gezira, Msida, Pietà (Tal-Pietà), e finalmente, Il-Belt Valletta.
La capitale meriterebbe sicuramente una visita più approfondita, essendo decisamente una di quelle che mi piace definire "città monumentali", ma per questa volta, mi accontento di vederla scorrere pian piano, e a scattarle qualche foto.
Davvero imponente, oltre ad essere capitale e grandiosa, è al centro dell'area più densamente popolata dell'isola principale, e, come vi ho già detto, fa parte di una zona dove, da Pembroke, centri abitati, attività commerciali e spazi portuali si susseguono ininterrottamente. Dopo La Valletta si passa per Floriana, Marsa, Rahal Gdid o Paola, le ultime due piuttosto industrializzate.
Ecco quindi che ci si avvia verso Cottonera, un insieme di tre cittadine. La prima è Senglea, in maltese L-Isla, detta anche Citta Invicta, non perché ci si fabbricano gli zainetti, bensì per la sua resistenza all'invasione ottomana del 1565. Si chiama L-Isla (maltese per isola, chiara l'influenza dell'italiano qui) perché prima dei Cavalieri Ospitalieri era infatti staccata dalla terraferma, fu unita artificialmente. Dopo troviamo Cospicua, in maltese Bormla, ed infine Vittoriosa, in maltese Il-Birgu. Quest'ultima fu la base della Royal Navy dalla cacciata di Napoleone fino al 1979.
Adesso si punta a sud.

20141206

Doblone addio

Era il momento giusto, probabilmente. E probabilmente, uno nella mia situazione, ma con un'altra testa, si sarebbe comprato, stavolta, davvero il cosiddetto macchinone. Non lo dico per tirarmela, ma semplicemente per provare a spiegare come sono fatto. L'auto è uno strumento, per come la vedo io, non certo uno status symbol.
Quindi, dopo quasi nove anni di strada insieme al mio Doblò modello Malibù, del quale appunto vi avevo annunciato l'acquisto circa nove anni fa, a cavallo degli anni 2006 e 2007, mi separo da quella simpaticona non senza un pizzico di nostalgia. Si, siamo fatti così, noialtri, ci affezioniamo pure alle auto. 232mila chilometri percorsi in (ancora) circa nove anni, presa a 84mila e lasciata a 316mila. Ne aveva ancora, e ne avrà senz'altro. Tornando un attimo alla nostalgia e al nostro sentimentalismo, forse proprio per questo ho fatto una cosa un po' strana, ma anche no: l'ho regalato ad un amico, nonché collega, che forse non credendoci nemmeno troppo, me l'aveva timidamente chiesto, nel caso avessi voluto disfarmene, giusto una settimana prima che la sua auto lo lasciasse a piedi. Ho naturalmente valutato la cosa, prendendo un piccolo prestito, facendomi fare un preventivo per un nuovo di media taglia (in quel caso mi avrebbero dato circa 2mila euro), ma poi, al secondo tentativo, proprio sul finire, ho trovato un usato che mi soddisfaceva, curiosamente dal figlio di un ex compagno di scuola, e lì ho deciso. Quando il concessionario mi ha detto che naturalmente non mi avrebbe dato niente per il mio usato, che l'avrebbe certamente messo lì in attesa di qualcuno interessato, ho deciso che era il momento giusto per fare un piccolo favore ad un amico. Certo che l'avrebbe amato più o meno quanto l'ho amato io.
Proprio ieri pomeriggio, per accelerare un distacco che altrimenti sarebbe stato insopportabile, abbiamo fatto passaggio di proprietà, cambio dell'assicurazione, tolto le mie cose e gli ho consegnato le chiavi, salutandolo, anche se l'altro ragazzo mi cederà la sua auto solo la prossima settimana. Una volta deciso, non volevo tirarla troppo per le lunghe. E poi, so che lo lascio in buone mani. Non sono mai arrivato a dargli un nome, non sono così sentimentale, ma mi ricorderò a lungo del mio doblone, come lo chiamava un gommista di fiducia cantandone pregi e difetti. E lo rivedrò certo con nostalgia, con al volante un'altra persona.
Era tempo. Avanti quindi con la Punto Evo, una scelta moderata, che addirittura mi fa avanzare una parte del piccolo prestito (chissà, magari posso pure comprarmici un motorino, in primavera). 2011, 59mila chilometri, pare consumi una stupidaggine. Di certo meno spaziosa del Doblò, vedremo se sarà funzionale, ma so già che mi affezionerò anche a lei. Se tutto va bene, arriveremo insieme ad alcune centinaia di migliaia di chilometri lei, ed io alle soglie dei 55, ma non chilometri (fossero state miglia, sarebbero state un pezzo di Sammy Hagar, e che pezzo!). Dopo di che bisognerà scegliere con chi invecchiare insieme! Vabbè, adesso non esageriamo.
Ad ogni modo, il dado è tratto.

PS come un quaqquaraqquà, non ho rispettato il proposito di embargo sul quale meditavo qualche anno fa...


20141205

Malta - Novembre 2014 (5)

Mdina

La porta d'ingresso; sulla destra notate dov'era posizionata anticamente, con annesso ponte levatoio. I giardini sottostanti sono incantevoli.
I caratteristici balconi, ne rivedrete a pacchi di ogni foggia. A destra la guida, con l'ombrellino d'ordinanza, per non far perdere nessuno.
La cattedrale di San Paolo in Medina
Un particolare della piazza
I due orologi, a destra quello con la data, a sinistra quello con l'ora; la leggenda però vuole che in realtà servano a confondere il Diavolo

Giusto per curiosità: così come per le vie, la targa della piazza, in maltese e inglese. "Piazza" è maltese...
La cupola affrescata della cattedrale

20141204

Senza indirizzo fisso

No Fixed Address - Nickelback (2014)

Arrivati all'ottavo disco, i canadesi Nickelback di Chad Kroeger paiono non aver davvero più niente di niente da dire. Qualcuno obietterà che non lo hanno mai avuto, e ci sta, rispetto tutti, ma sarò strano, ogni tanto mi piace pure ascoltare quella specie di metal pop con i pezzi facili, quasi un easy listening hard rock, di buona fattura, di quelli che ti acchiappano subito. Ed è innegabile che Kroeger abbia sempre avuto un dono per scrivere pezzi ruffiani al punto giusto. Lo stesso Kroeger che poco più di un anno fa ha sposato nientemeno che la compatriota Avril Lavigne, in Francia, con tanto di luna di miele a Portofino, ma già da tempo si inseguono le voci di una loro separazione (inutile sottolineare che invidi il "nasone" di Kroeger). Ecco, con questo disco, sembra che Kroeger ed i suoi Nickelback non ne abbiano più, non abbiano più quel dono. E di conseguenza, il disco risulta decisamente insulso, insieme ai tentativi di "riverniciare" le pareti, inserendo elettronica e funky un po' a casaccio. Peccato. Perché ogni tanto ci vuole un po' di easy listening fatto bene.




Eighth album for the canadians Nickelback. I confess, I saw them live once, because in the past, I liked some of their songs. Listening to this new album, it seems enough clear to me that they are finished. Chad Kroeger, the indiscussed leader and now also husband of Avril Lavigne (yes man, I envy you!), also if the rumors about their separation after more or less one year of marriage are still going on, that certainly has the gift of songwriting, seems to have lost his gift, at least with Nickelback

He try to renew the style, with electronic touch, funky inserts, but believe me, nothing works. This album really sucks. And it's a pity: sometimes, we need some almost-hevy-metal-easy-listening, to put it on.

20141203

Malta - Novembre 2014 (4)

Mi alzo e mi preparo, scendo per la colazione, e osservo l'abbondanza dell'offerta. Mi trattengo, per le ragioni già esposte (a dire il vero, il primo giorno sgarro un poco, giusto per provare la pasticceria della cucina), dopo di che attendo l'apertura del banco escursioni, con un'idea abbastanza chiara già in testa. Faccio passare avanti una signora anziana, che poi si scusa per essersi dilungata. Fa niente. Compro l'escursione per Mdina (assolutamente consigliata dall'amico Luca, che era andato a Malta mesi fa su mio consiglio, insieme alla famiglia) oggi, mezza giornata, partenza tra meno di un'ora, per domani un giro dell'isola con i bus scoperti, per il terzo giorno escursione a Gozo per l'intera giornata. Prezzi più che accettabili, vacanziella praticamente coperta interamente. E perché no. Attendo guardandomi intorno, poi all'ora indicata esco dall'albergo, in partenza frotte di coinquilini che vengono man mano "reclutati" e indirizzati verso i vari bus. Il mio parte per ultimo, la guida è una signora locale simpatica, che mi tranquillizza: essendo l'unico italiano, e pur essendo l'escursione di oggi in tedesco e inglese, se ci fosse qualcosa che non mi è chiaro, è super disponibile a spiegarmelo di nuovo in italiano, lo conosce abbastanza e, capirò dopo, le piace parlarlo, per non perderlo. Racconta un sacco di cose, come tutte le guide professionali, cerca di essere spiritosa, va bene così. La prima tappa di rilievo è a Mosta, e la particolarissima chiesa di Santa Maria Assunta, conosciuta anche semplicemente come La Rotonda. Curiosa architettonicamente, curioso l'episodio della bomba, che il 9 aprile 1942 fu sganciata da un aereo tedesco, trafisse la cupola e atterrò in mezzo a 300 fedeli in attesa della messa, non esplodendo.
Due viste dell'interno della chiesa, e una esterna.
Un curioso particolare di uno dei palazzi che si affacciano sulla piazza antistante la chiesa; mi ha colpito la scritta "Paramount".
Si prosegue verso Mdina, e come accade sovente durante queste escursioni, ci si ferma per ben due volte in luoghi dove si possono comprare souvenir. Il primo luogo è interessante, è una fabbrica di vetro soffiato. Si possono vedere i "soffiatori" all'opera, alcuni di loro molto giovani. La tradizione è naturalmente arrivata a Malta da Venezia. Le "opere" in vendita sono molto belle, a dire la verità. Prima di arrivare all'antica capitale, ci si ferma in un altro luogo dove ci sono solo negozi, le specialità del luogo sono, oltre al vetro, le filigrane. A parte il caffè che bevo, colpisce la mia attenzione una sorta di tovaglietta con una storiella stampata sopra, dal titolo THE ITALIAN WHO WENT TO MALTA. La leggo, e me la faccio addosso dalle risate. Entro e compro: adesso è appesa nel mio ufficio. A voi.
Piccola parentesi. Non ho avuto l'impressione che a Malta, gli italiani siano visti male, anzi, è probabile il contrario. Anche se non so quanto siano vere le affermazioni di Wikipedia sul fatto che a Malta si sentano un po' italiani, è vero che fino al 1934 l'italiano era la lingua ufficiale, cosa abbastanza naturale visto che fino al 1798 (arrivo di Napoleone, uno a cui le isole piacevano, ma si sa, chi di isola ferisce, di isola perisce) l'isola apparteneva al Regno di Sicilia, seppure "appaltata" ai Cavalieri Ospitalieri. Questa "barzelletta", a mio modesto giudizio, deriva solamente dal fatto che i maltesi, dominati poi dai britannici dal 1800 al 1964, hanno inglobato la conoscenza dell'inglese decisamente meglio della media italiana, e quindi evidentemente, scherzano sulla nostra padronanza della lingua albionica. Questo anche per le sottolineature che ho avuto modo di avere da parte della guida (che ho ritrovato nell'escursione a Gozo), che mi ha ripetuto almeno 4 volte che non è così facile trovare un italiano che conoscesse abbastanza bene l'inglese, facendomi quindi un grosso complimento (era rivolta a me, infatti). Naturalmente, io non sono per niente convinto di essere padrone dell'inglese, ma tant'è. Torneremo sulle "questioni linguistiche" più avanti. Adesso, arriviamo a Mdina, l'antica capitale. Per il momento due vedute dal basso.
A dire il vero, prima di arrivare a Mdina si attraversa Rabat, ovvero "sobborgo", dove la leggenda vuole abbia soggiornato San Paolo mentre si recava a Roma: a Rabat esiste infatti la Grotta di San Paolo, delle catacombe paleocristiane sotto la chiesa di San Paolo e Sant'Agata. Per la cronaca, Rabat fu set di alcuni ciak di Munich di Spielberg.
Mdina, come detto più volte antica capitale di Malta, fu abitata da molti secoli prima di Cristo, ma furono i Fenici i primi a fortificarla attorno all'anno 1000. I Saraceni, verso l'870, ingigantirono le fortificazioni separandola dalla circostante Rabat. Fu probabilmente Alfonso D'Aragona, che gli diede il titolo di "città notabile", a renderla così importante al punto che qui cominciarono a stabilirsi praticamente solo famiglie nobili. Nel 1963, un terremoto la danneggiò molto, e del restaurò si occupò l'architetto francese François de Mondion, per volere del gran maestro Manoel de Vilhena. Oggi è abitata da pochissime persone (poco più di 300), ma è davvero degna di una visita.

20141202

Rock o rovina

Rock or Bust - AC/DC (2014)

Ascoltando per la prima volta questo quindicesimo album degli AC/DC (sedicesimo se si contano quelli pubblicati in Australia), mentre leggevo le età dei componenti della band e, soprattutto, la storia dell'avvicendamento nella line up tra Malcolm Young e Stevie Young, mi stavo commovendo. Lo so che non è per niente una novità, ormai è risaputo che sono un piagnone, ma qua devo dire che la commozione era più per questi sessantenni che sono ancora in grado di far uscire un disco degnissimo, mentre band dalla storia molto più breve son già finite al secondo disco, che per la storia, degna comunque di nota e di essere narrata, per la cronaca. Apriamo quindi questa parentesi: Malcolm, 61 anni, maggiore di Angus, fondatore della band e da sempre presente nella formazione (anche se non tutti sanno - soprattutto perché fisicamente i due si somigliano molto -, io compreso fino a qualche ora fa, che nel 1988 mancò quasi tutto il Blow Up Your Video Tour, a causa di una disintossicazione dall'alcool, e fu sostituito dal nipote Stevie Young, 58 anni, figlio del fratello maggiore di Angus - ci sono anche Malcolm, ovviamente, ma pure George e Alex, tutti musicisti -, Stephen, emigrato in Australia dalla Scozia nel 1963 e tornato in patria nel 1970), già nell'aprile di quest'anno sembrava avere seri problemi nella prosecuzione della carriera, a causa di imprecisati problemi di salute. Dopo alcune note rassicuranti da parte degli altri componenti, rilasciate durante l'estate, il 26 settembre 2014 il Sydney Morning Herald ha riportato la notizia secondo la quale Malcolm era stato ricoverato in una casa di cura, dove stava ricevendo cure a tempo pieno, a causa di demenza. Quattro giorni dopo, la famiglia ha confermato la notizia, ringraziando per il rispetto della loro privacy. Rispolverato dunque Stevie, il cui figlio, tra l'altro, chiamato Angus (guarda a volte il caso) ma soprannominato Goose, è musicista (chitarrista) a sua volta, ed è in forza alla band reggae di Birmingham che risponde al nome di 1Eye, ecco i problemi con Phil Rudd, il batterista: il 6 novembre è stato arrestato per aver cercato di ingaggiare un killer per uccidere due uomini. E' stato poi scarcerato, le accuse di attempted procurement (tentato appalto o qualcosa del genere) sono state lasciate cadere, ma sono rimaste pendenti quelle per il possesso di metanfetamine, cannabis e di minaccia di uccisione. All'udienza per la cauzione si è presentato in ritardo, facendo inizialmente scattare la richiesta d'arresto, poi sospesa, e si è comportato un maniera quantomeno bizzarra. Per quanto riguarda la band ed il prosieguo del loro cammino insieme, non è affatto chiaro. Rudd ha partecipato alle registrazioni, ma poi ha saltato sia la sessione di foto promozionali, sia le riprese per i due video (sostituito dal gallese Bob Richards, già con Adrian Smith e Asia); il resto della band ha lasciato intendere che probabilmente, la militanza di Rudd con gli AC/DC si è (nuovamente) conclusa, e che il tour vedrà un altro batterista dietro le pelli.

Detto tutto questo, finalmente devo parlare del disco e della commozione. Si, perché il disco è assolutamente valido, per quanto possa risultare buffo sentire hard rock a quattro quarti suonato da una band di sessantenni (un po' come fa sorridere il pubblico del video clip di Rock or Bust), dannatamente valido nella sua prevedibilità, nella sua omogeneità, nel sentire questo filotto di canzoni sempre uguali alle altre (Hard Times che richiama vagamente The Jack), nell'inconfondibile stile AC/DC, che mai come adesso richiama i Led Zeppelin (Miss Adventure, Baptism By Fire, Rock the House, clamorosamente Black Dog), e nonostante ciò, degno è decisamente non ammuffito, anzi, dopo anni nei quali consideravamo gli AC/DC intoccabili ma sempre uguali a se stessi, adesso che non dobbiamo più reggere chissà quali pose, possiamo ascoltarli senza steccati, senza per forza dover essere attenti all'ultima band più figa, più all'avanguardia, possiamo apprezzarli per quello che sono realmente. Una band che ha reso immortale un genere, che ha creato uno stile imitato da centinaia di altre band, una band che, come plus, ha un chitarrista a dir poco geniale, che riesce a far parlare la sua chitarra. Ascoltate ogni riff, ogni armonico, soprattutto ogni assolo, apprezzate come tutto quadri alla perfezione, magnificamente, magicamente. Ricorda il passato, certo, ma guarda al futuro. E se pure questo fosse l'ultimo disco degli AC/DC, la loro eredità rimarrà, nei secoli dei secoli. Rock or Bust, appunto. O questo o niente. 


Magnificent, incorruptible, immortal AC / DC. This is their fifteenth record (sixteenth if you count those published in Australia), and even if it arrives after the sad news of the final withdrawal of Malcolm Young, who suffers from dementia and admitted to a nursing home, replaced by his nephew Stevie, and well it is not certain that the drummer Phil Rudd will continue to be part of the group, as is having problems with the law and did not appear either in the photo sessions, nor to the shooting of the two video clips, well, it sounds pretty damn convincing. I know some of you will smile: how can a disc played by a band of sixty, sound convincing, especially in the ears of a person who often can not wait to hear the next big thing, the new fabulous band? Well, try to listen carefully to this "Rock or Bust", hear not only the work of the rhythm section, composed and rocky, or that of the voice, always equal to itself; heard above all the splendid work of the guitars, rhythms, harmonics, solos. Everything fits perfectly. And yes, it's only rock and roll, but it is a masterpiece of simplicity. And if they stopped playing and making records tomorrow, AC / DC would remain in the history of music, even thanks to this "Rock or Bust".

20141201

Malta - Novembre 2014 (3)

Eccoci qui. Dopo aver cominciato con una serie di foto nei primi due "episodi", scriviamo qualcosa, che già qualcuno si è lamentato. Era da un po' di tempo che pensavo di visitare Malta e Gozo, le due isole principali della Repubblica di Malta, uno Stato molto piccolo, appartenente al Commonwealth e all'Unione Europea. La curiosità da soddisfare che ha reso definitiva la mia decisione, è stato il fatto che uno dei suoi luoghi più affascinanti, la Dwejira Bay, è stata usata più volte come set (Scontro di titani dal 1981, Montecristo del 2002 - girato soprattutto a Comino, altra isola dell'arcipelago -, la serie tv L'Odissea del 1987), ma soprattutto, ultimamente, per Game of Thrones, nello specifico per il matrimonio tra Khal Drogo e Daenerys. Mi dilungo un poco su questa cosa, perché pare che a Malta il fatto abbia creato una grande polemica, ho letto alcuni giornali online, e gli abitanti si sono molto lamentati perché pare che la troupe abbia fatto dei casini, sporcando in giro, riportando del materiale che non doveva stare lì e poi lasciandocelo, cose del genere. Leggendo la scheda Wikipedia della Azure Window, decisamente l'attrazione naturale più bella ed esaltante del luogo, che avete già avuto modo di vedere in alcune foto e che rivedrete in altre, capirete che la preoccupazione maggiore sia quella che il "tetto" della "finestra" sia destinato a crollare. Tra l'altro, leggendo i commenti su questi giornali in lingua locale, mi sono incuriosito ancor di più, perché proprio questa lingua ha un che di misterioso, antico, un po' dothraki, ma ne parleremo più avanti.
Ho cominciato a pensarci più di un anno fa, e poi ho atteso il momento propizio, fuori stagione, costi stracciati, e quindi ho prenotato. Intrigato dall'esperienza della guida all'inglese ho prenotato, dopo il volo, l'auto a noleggio (a Malta si guida all'inglese, eredità della sua appartenenza all'Impero Britannico, cominciata dopo il 1800 - cacciata dei francesi di Napoleone da parte appunto degli inglesi -, e durata fino al 21 settembre 1964), e mi sono cercato un albergo che mi ispirasse.
Dato l'incedere dell'età, oppure per semplice curiosità o pigrizia, mi sono lasciato attrarre da una proposta all inclusive di un grande albergo nella sonnacchiosa cittadina di Mellieha, a una giusta distanza dalla capitale, ma molto vicina all'imbarco del traghetto per Gozo.
Dato che non voglio nascondervi nulla, vi racconto anche di un altro fatto che denota l'incedere inesorabile dell'età: qualche giorno prima, mi è venuto il sospetto di non aver prenotato il parcheggio all'aeroporto, l'ho prenotato, e poi, ricontrollando meglio, mi sono accorto che l'avevo già fatto, cancellandone la tracce (ma l'estratto conto della carta di credito, così come lo può usare la Finanza, possiamo usarlo anche a scopi personali). Quindi, al mio arrivo al solito parcheggio, dove i ragazzi che lo gestiscono, con grande gentilezza, prendono atto della cosa e mi spostano direttamente la seconda prenotazione sulla mia prossima partenza. Mi indicano, tra l'altro, una scorciatoia più breve rispetto al giro che ho dovuto fare la volta scorsa, al ritorno da Bruxelles, per arrivare al terminal.
Volo Ryanair, per l'ennesima volta quest'anno, e lascio una Toscana martellata dall'acqua (non quanto la Liguria) per arrivare a Malta dove è passato un mini-ciclone giusto due settimane fa, ma che in questo momento mi accoglie con una temperatura primaverile piacevolissima. Prima volta che mi accade, mentre sto attendendo l'imbarco, gli imbarchi stessi vengono temporaneamente sospesi per maltempo (voci di aeroporto sussurrano che gli aerei in atterraggio "pattinassero" un po' troppo all'atterraggio e alla partenza; ciò che noto, con un minimo di esperienza, è che oggi decolli e atterraggi avvengono al contrario, in direzione Nord-Sud anziché Sud-Nord, e questo so che accade quanto il vento è particolarmente avverso). Ma insomma, adesso siamo a Malta, e c'è da uscire dall'aeroporto, prendere l'auto, ed arrivare all'hotel. Sono da poco passate le 17 ma è già buio (una dei "difetti" di andare a Malta di questi tempi); ho prenotato un'auto con cambio automatico, memore delle difficoltà della guida all'inglese, l'addetto AVIS mi appioppa un'assicurazione super cover perché dice che qui si guida male (è vero, ma non peggio che in altri luoghi, mi viene in mente Varsavia, ma ce ne sono altri che possono impaurire, ma ai quali ci si abitua), mi butto nel traffico e, passata la prima rotatoria, diventa tutto molto facile. Guido tranquillo, mi faccio un sacco di rotatorie, e arrivo a destinazione dopo un'oretta. L'albergo ha un parcheggio sotterraneo enorme, salgo alla reception dove faccio il check in e mi viene fatto indossare un braccialetto. Ecco, dico alla gentile signorina che me lo fa indossare, adesso ricordo, c'è qualcuno che nelle recensioni di booking.com si lamentava di questo braccialetto. Personalmente, l'ho trovata una lamentela forzata, la ragazza si giustifica con un "it's our policy". Leggendo le "istruzioni" che mi vengono consegnate insieme alla chiave della camera, vedo che, appunto, il braccialetto è necessario per usufruire della formula all inclusive. Capisco perché rendendomi conto della vastità dell'albergo. Salgo in ascensore fino al quarto piano, dove è la mia camera (in tutto, l'albergo ne conta 467). Percorro un corridoio che pare interminabile, arrivo alla stanza, la apro... è enorme, con un bagno altrettanto spazioso, con uno spazio vuoto in camera oltre ai letti che è degno di un salotto, e con un terrazzo che ospita due lettini prendisole, un tavolino e due sedie, e ci avanza spazio.
Già che ci sono, mi dilungo perché so che molti di voi hanno moglie/marito e figli. Bene. Ho speso meno di 100 euro al giorno per questo albergo; wifi gratuito e veloce, c'è un'enorme piscina all'aperto, una SPA che ha prezzi bassi (confrontati con altre SPA che ho trovato in giro per l'Europa), animazione pomeriggio e sera, spazi per bambini, una piscinetta indoor, due banchi escursioni, uno per i trasferimenti dall'aeroporto o dovunque, e cinque ristoranti. Uno per il pranzo, uno per colazione e cena (dalle 18 alle 21,30), interamente a buffet. Colazione dalle 7,30 alle 10, e late breakfast all'occorrenza, nel ristorante per il pranzo, dalle 10 alle 12. Dalle 12 alle 15 pranzo. Dalle 15 alle 18 snack (nel ristorante del pranzo). Poi ci sono altri tre ristoranti per la cena, qui dovete prenotare o nei due ristoranti di base (pranzo o cena). Si cena in due "turni", uno alle 18,30 e l'altro alle 20,30. Un ristorante è italiano, ed è a semi-buffet: pasta, verdura, e altro a buffet, poi pietanza (carne o pizza) da ordinare con le bevande, e dolce unico a buffet. Un ristorante è brasiliano: buffet per verdura, contorni e altro, poi sette portate di carne che vengono servite a "giro" al tavolo. L'ultimo ristorante è asiatico, interamente a buffet. Il livello è più che decente (li ho provati tutti, senza esagerare perché sono a dieta, e sono riuscito a perdere qualche etto anche dopo questa esperienza, lo so che siete orgogliosi di me), e, per finire, il personale è gentilissimo, dalla reception agli addetti alle pulizie. Se pensate di andare a Malta, vi dico il nome dell'albergo. 
Dopo la cena mi attardo (si fa per dire) davanti al banco delle escursioni, mi faccio un'idea, vedo gli orari, e decido che la mattina seguente mi organizzerò i tre giorni pieni che dovrò trascorrere lì. Devo cominciare ad abituarmi a sentirmi un anziano, seppur giovanile.