No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.

20260614

Tocco

Snerting - Di Baltasar Kormákur (2024)
Giudizio sintetico: da vedere (4/5)


Alla fine degli anni '60, Kristófer è un giovane islandese che studia alla London School of Economics, ma le sue idee di sinistra lo mettono in contrasto con l'amministrazione scolastica. Dopo essere stato deriso dai suoi amici del college per aver detto che avrebbe abbandonato gli studi, Kristófer si candida impulsivamente come lavapiatti al Nippon, un ristorante giapponese di proprietà dello chef Takahashi, dove incontra e si innamora di Miko, la figlia di Takahashi. Kristófer impara il giapponese e lavora sodo al Nippon, guadagnandosi la fiducia di Takahashi e Miko. Assiste al fatto quando Takahashi che interrompe con la forza la relazione tra Miko e il suo ragazzo. Takahashi addestra Kristófer come chef e gli permette di entrare prima per fare pratica. Mentre Miko va a trovare Kristófer per assaggiare i suoi piatti, i due si avvicinano e iniziano una relazione, all'insaputa di Takahashi. Miko confida a Kristófer che la sua famiglia è originaria di Hiroshima e che sua madre era incinta di lei al momento del bombardamento. A causa delle discriminazioni subite in patria in quanto considerati "hibakusha", si trasferirono in Inghilterra. (Wikipedia)

Nonostante la sua imponente filmografia, ed il fatto che abbia visto praticamente tutti i suoi film, questo del regista islandese è probabilmente quello che mi è piaciuto di più (e devo aggiungere, ma lo potete verificare con la ricerca sul blog, che sempre secondo me, non ha mai fatto un film brutto). Snerting (tocco, contatto, in islandese) non ha niente di diverso da un bel film romantico, ma è costruito splendidamente, ha un cast poco conosciuto ma scelto perfettamente, e senza mai spingere il pedale del sentamentalismo gratuito, prende dolcemente per mano lo spettatore, e lo invita a riflettere sullo scorrere del tempo. Mi commuovo solo a ripensarci.

Despite his impressive filmography, and the fact that I've seen practically all of his films, this is probably the one by the Icelandic director I've enjoyed the most (and I must add, though you can verify this by searching the blog, that still in my opinion, he's never made a bad film). Snerting (Icelandic for "touch" or "contact") is nothing more than a good romantic film, but it's beautifully crafted, features a little-known but perfectly chosen cast, and without ever pushing the pedal to gratuitous sentimentality, it gently takes the viewer by the hand and invites them to reflect on the passage of time. I'm moved just thinking about it.

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