Giudizio sintetico: si può vedere (3/5)
Roma, oggi. Ferzan Özpetek convoca attrici e attori con cui ha lavorato nel corso degli anni, più alcuni volti nuovi, per sottoporre loro il copione del suo prossimo film, Diamanti. La trama del film si alterna ad alcune sedute di lettura a cui prendono parte il regista e le attrici protagoniste. Durante una di esse, Elena Sofia Ricci dichiara di non poter prendere parte alla lavorazione del lungometraggio per stare accanto a una sua amica malata: Ferzan dovrà quindi eliminare il suo personaggio, la fondatrice della sartoria e madre delle titolari, che per esigenza scenica sarà quindi morta anni prima dell'anno di rappresentazione del film.
Roma, 1974. Le sorelle Alberta e Gabriella Canova possiedono e dirigono una grande sartoria specializzata in costumi per il cinema e il teatro, nella quale lavorano diverse donne. In questo microcosmo al femminile si intrecciano molte storie: la capo sarta Nina ha un figlio che non esce mai dalla sua stanza, nemmeno per mangiare o andare a scuola, vivendo un disagio esistenziale che non riesce a comunicare ai genitori; la ricamatrice Eleonora, vedova, alle prese con la nipote Beatrice, che vive fervente il periodo dell'impegno politico e ha allacciato una segreta storia d'amore con Ennio, il segretario della sartoria; la tingitrice Carlotta; la modista Paolina, madre single del piccolo Simone, in difficoltà economica essendo stata lasciata da sola dal padre turco di suo figlio a badare al bambino; la sarta Nicoletta, che viene maltrattata, umiliata e picchiata dal marito violento, Bruno, al punto di essere minacciata di morte; Fausta, una single ironica e sensibile al fascino maschile; Giuseppina, una giovane apprendista appena arrivata; Silvana, cuoca delle sorelle Canova, ex ballerina che ha sempre una parola di conforto e un pasto caldo per tutti. (Wikipedia)
Il mio personale rapporto con il cinema di Özpetek è altamente conflittuale: cominciò ad incrinarsi con Cuore sacro, e si ruppe con Saturno contro, facendomi giurare di non vedere più i suoi film, promessa che infransi due volte, con i seguenti Un giorno perfetto e Mine vaganti. Mi sono poi attenuto al rifiuto, fino a tornare al cinema a vedere un suo film, Diamanti, e, casualmente o no, l'ho fatto insieme ad un'amica, cosa che solitamente non faccio mai, ma stavolta è stato fondamentale. Non mi è piaciuto così tanto Diamanti, soliti stereotipi, solita pomposità inutile, solito sfarzo di mezzi (per un cinema in crisi, come quello italiano), un cast inutilmente appesantito da decine di presenze importanti. Però la storia è abbastanza intrigante, e la mia amica mi ha fatto notare molti piccoli particolari che sottolineavano come questo film, fosse un film femminile, che essendo donna, glielo hanno fatto apprezzare molto più che a me. E io lo accetto.
My personal relationship with Özpetek's cinema is highly conflicted: it began to crack with Sacred Heart, and broke with Saturn in Opposition, making me swear never to see his films again, a promise I broke twice, with the subsequent A Perfect Day and Loose Cannons. I then stuck to my guns, until I went back to the cinema to see one of his films, Diamonds, and, coincidentally or not, I did it with a female friend, something I usually never do, but this time it was crucial. I didn't like Diamonds that much: the usual stereotypes, the usual unnecessary pomposity, the usual lavishness (for a cinema in crisis, like the Italian one), a cast needlessly burdened by dozens of prominent figures. However, the story is quite intriguing, and my friend pointed out many small details that underscored the fact that this film was a female film, which, being a woman, made her appreciate it much more than I did. And I accept that.



1 commento:
sono d'accordo con gli stereotipi. Film gradevole, ma non imperdibile.
Posta un commento