No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.

20061008

sangue e sperma


Good Life – di Jay McInerney

Russell e Corrine Calloway sono sposati da anni, e hanno due gemelli nati da una complicata operazione di inseminazione artificiale (sperma di Russell, ovuli di Hilary, sorella aspirante attricetta in realtà super troietta, utero di Corrine); lui editore semi-fallito con l’hobby della cucina e amici famosi, lei sceneggiatrice frustrata tutta dedita ai bambini col terrore che la sorella se li voglia in qualche modo riprendere, trascinano avanti un matrimonio che ormai va avanti per forza d’inerzia, in mezzo a cose non dette e tradimenti di lui.

Luke e Sasha McGavock, anche loro sposati da un bel po’, soffrono un allontanamento inesorabile anch’essi; Luke, ottimo broker a Wall Street, lascia il lavoro forse per la sua prorompente sensibilità che gli fa odiare la vuotezza di quel mondo, sogna di scrivere un libro sui Samurai, lei, bellissima e di gran classe, vive nell’ovatta e nel mondo delle celebrità, impegnatissima ad essere sempre dove si deve essere per finire sui rotocalchi, e probabilmente lo tradisce con gente facoltosa. Crisi profonda, acuita dalla distanza insormontabile della unica figlia adolescente Ashley, che lotta per sopravvivere in un mondo tutto fatto di apparenza e invidia.

Luke scampa al crollo delle torri, l’11 settembre, per un nulla, e quando riemerge dalle ceneri vede lei, Corrine. Insieme, fanno volontariato servendo pasti caldi ai volontari, e tra di loro scocca la scintilla, facendoli sentire allo stesso tempo felici e colpevoli, per un interminabile serie di motivi.

Mi rendo conto che per me è davvero difficile essere imparziale, giudicando un libro di McInerney. E’ quell’indulgenza rispettosa che avvolge allo stesso modo una recensione di un disco di una band che ti è piaciuta, che hai amato fin dagli esordi. E’ uno sforzo sovrumano, ingigantito dal leggere e dal sentire le critiche che piovono un po’ dappertutto, critiche che relegano questo romanzo nelle serie più basse. Sarà per il momento, sarà per ciò che ho detto prima, questo romanzo mi è piaciuto molto. So benissimo che esistono libri molto più belli e profondi, e che ce ne sono altrettanti più crudi e irrispettosi fino a diventare bellissimi. Fatto sta che McInerney riesce a descrivere la crisi di mezz’età, dei rapporti di coppia, la speranza in un futuro migliore, l’amore incondizionato per i figli, il disprezzo per un certo mondo falso, insieme ai sentimenti nazional-popolari statunitensi di fronte all’enorme tragedia dell’11/9, senza per questo diventare ottusamente filo-Bush. Scende nel profondo, dà vita a dialoghi reali, riesce ad unire sentimenti e ruvidità con un piglio da grande scrittore, quale è. Non credo sia così facile riuscire a rendere conto di un innamoramento selvaggio insieme ad un sentimento di perdita così devastante come quello che assale un americano davanti a Ground Zero.

Ispirato dalla stessa opera di volontario praticata dallo scrittore dopo l’11/9, riprende i Calloway e li ripropone come protagonisti dopo il suo Si spengono le luci del 1992, forse con miglior fortuna.
Non è il suo capolavoro, che rimane L’ultimo dei Savage, non ha l’impatto sociale del suo indimenticabile debutto Le mille luci di New York, ma è senz’altro un libro che ti trasmette qualcosa.

eat pussy


Clerks II – di Kevin Smith 2006

Sono passati oltre 10 anni, Dante e Randal sono cresciuti? Per niente. Dante è il bravo ragazzo di sempre, è fidanzato con la bella e filiforme Emma, che lo ama alla follia (e nessuno capisce perché) con la quale sta progettando di sposarsi, andare in Florida a vivere, dove lui lavorerà nell’autolavaggio del padre di lei; Randal è lo stesso cazzone di prima.
Non solo: nel prologo, scopriamo che, sempre grazie alla testa malata di Randal, il mitico Quick Stop dove lavoravano, è andato a fuoco, quindi adesso sono costretti a lavorare in un Mooby’s, un fast food non molto frequentato, diretto dall’affascinante Becky, che flirta continuamente con Dante (e, ancora una volta, nessuno capisce perché).
Randal è leggermente alterato dai progetti di Dante e si sfoga sottomettendo e sfottendo in continuazione il giovane Elias, commesso anche lui al Mooby’s, Jay e Silent Bob (ribattezzato per l’occasione in italiano Bob lingua secca), dopo essersi fatti un po’ di gattabuia ritornano a passare le giornate appoggiati al muro, questa volta del Mooby’s (dove, come per magia, dopo la predizione di Randal appare una bellissima scritta spray EAT PUSSY).
Tutto come prima, se non fosse che, all’improvviso (ma non troppo), Becky scopre di essere incinta.

Avete visto Clerks, del 1994, il lungometraggio di debutto di Kevin Smith? No? Beh allora prima di tutto vergognatevi, in seconda battuta provvedete; in caso contrario non andate a vedere questo film, che sa prima di tutto di operazione nostalgia, in seconda battuta puzza tantissimo di salvataggio della reputazione di Smith, che dopo Jersey Girl ci aveva profondamente deluso, dopo un percorso tutto sommato interessante e libero (Mallrats, In cerca di Amy, Dogma). Però, dato che noi non ci lasciamo influenzare dai passi falsi, lo amiamo per quello che ci ha dato anche solo con Clerks (che continuiamo, a 12 anni di distanza, a consigliare in giro), e amiamo alla follia i personaggi di Dante e Randal sentendoli amici, un po’ come ci succede con i personaggi di un libro che ci ha entusiasmato e che stentiamo a terminare per paura di sentirci soli, ci sentiamo di consigliare anche questa specie di sequel, nonostante alla fine non sia un film entusiasmante e pirotecnico come il predecessore. Perché alcuni momenti sono spettacolari (su tutti, Jay che cita Il silenzio degli innocenti e la digressione-scontro Randall contro Elias, spalleggiato da un avventore – Kevin Weisman, il Marshall di Alias – dove Randall sostiene che l’unica trilogia esistente è quella di Guerre Stellari, contro la trilogia dell’anello sostenuta da Elias), perché si ride molto, perché si affrontano allegramente le perversioni sessuali di ognuno (non voglio rovinarvi la sorpresa, anzi le sorprese), e perché, diciamocela tutta, ognuno di noi, in fondo, vorrebbe essere Randal e avere Rosario Dawson come capo. E non ce ne frega un cazzo del lieto fine.

Curiosità: Emma è interpretata da Jennifer Schwalbach, che nella realtà è la moglie del regista/attore Kevin Smith; camei degli amici Ben Affleck e del simpaticissimo Jason Lee, qui nei panni di un ex compagno di scuola antipaticissimo che ha fatto i soldi con i computer.

Buona visione. E ricordate: leccate la figa.

state of love and trust


Pearl Jam + My Morning Jacket, 20/9/2006, Pistoia, Piazza Duomo

Sono fondamentalmente contrario ad assistere a più concerti dello stesso tour di una qualsiasi band, ma non sono fondamentalista. Mi è capitato, quasi sempre per ragioni che esulavano dalla musica. Questa volta è diverso, anche se dopo il concerto di Verona sono arricchito e pieno. Pistoia è a un’ora da casa, i PJ meritano massimo rispetto, ma soprattutto non fanno parte di quelle band o di quegli artisti che sono in Italia due volte all’anno. Tutto questo, introduce una riflessione che dovete fare da soli, io posso solo imbeccarvi. Se vi dice qualcosa, siamo sulla stessa frequenza.
Conclusione: vado a Pistoia ma sono già soddisfatto, la prendo come una gita di piacere.

Pistoia, mi costa dirlo da toscano non pistoiese, è bella, e assolata, calda e piena di bella gente in fregola per un concerto pare acquistare anche qualcosa. Saluto gli amici in coda all’ingresso privilegiato per il Ten Club, mi prendo un caffè mentre familiarizzo con altri fans mai conosciuti discutendo sull’assurdità dei prezzi dei biglietti e sulla mafiosità delle organizzazioni che gestiscono il tutto, mi avvio verso l’ingresso non privilegiato e mi metto in coda, con altri amici. Alle 17,30 c’è già un sacco di gente, tutta allegra, Sky Tv fa qualche intervista e in coda ci si preoccupa per un piccione appollaiato su un cavo elettrico per paura che scagazzi di sotto.
Il palco ci è di fronte, un posizionamento atipico per Piazza Duomo, e rifletto sul fatto che ancora non sono convinto che la piazza stessa abbia una buona acustica. Si apprezza il soundcheck in coda, Eddie saluta. Si scorre lentamente, ormai è una cosa alla quale ci siamo abituati, ma se mi fermassi a riflettere anche su questo diventerei anti-italiano. Arrivo “dentro” e la piazza è già mezza piena e oltre. Rimarrò defilato. Arrivano altri amici e si chiacchiera di cose nostre, mentre attorno alle 20 Ed arriva sul palco e si lancia nella bella Throw Your Arms Around Me, una rarità delicata, così, all’improvviso. Dà l’illusione di un pre-set acustico, e quando invece annuncia, coprendoli di elogi, i My Morning Jacket, l’illusione svanisce. Certo però, che già questa parentesi è memorabile. Minuti struggenti, una canzone che simbolicamente abbraccia tutti i fans. Ed rimane sul palco per la cover It Makes No Difference dei The Band, molto bella anch’essa, poi li lascia alla loro esibizione, che, come già detto, mi lascia totalmente indifferente. Torno a cose mie.

Mi scuoto poco dopo le 21. Arrivano sul palco e dopo il classico intro partono le note di Interstellar Overdrive dei Pink Floyd, che immettono la piazza direttamente dentro Corduroy, e si capisce che anche stasera, qui, si fa sul serio. Le parole non servono più. Si passa attraverso una Rearwievmirror feroce e veloce, per ricordare che sanno ancora suonare così, per aprire una parentesi a favore dell’ultimo disco con, di seguito, le dure Life Wasted e World Wide Suicide, la rocciosa Severed Hand (live acquista diversi punti), la più leggera Unemployable. Elderly Woman Behind The Counter In A Small Town è sempre un tuffo al cuore, come rincontrare un amico che non si vede da tanto, e la sensazione si fa tangibile se la segue una Dissident accolta da un’ovazione e suonata con grinta invidiabile. ½ Full piace perché l’hanno fatta loro, segue la chicca I Got Id, nell’originale suonata con il loro amico Neil Young, e una raffica di pezzi che ti stendono: Even Flow, Come Back (sempre più bella), Not For You, l’antichissima Breath che mi riporta indietro, ai tempi dei camicioni di flanella e dei pantaloni strappati (dal tempo, e non da chi te li vende, come usa adesso) con la calzamaglia sotto (e non mettetevi a ridere!), Given To Fly, Why Go, la nuova Comatose e, per finire, ancora un vecchio classico: Porch.
Una cosa che si è notata quasi subito, è che il suono lascia molto a desiderare, un po’ per il volume basso, un po’ per il missaggio. Le chitarre sono affogate, poco in evidenza. Non si sono notati miglioramenti col passare del tempo, come invece accade di solito. Peccato davvero, visto che il concerto che sta venendo fuori stanotte è davvero un altro gran concerto. I ragazzi sono in grande forma, ed evidentemente sentono un pizzico di emozione in più visto che è l’ultima sera in Italia, dopo una settimana. Eddie parla spesso, sempre seguendo dei fogli scritti in precedenza, ma il tutto risulta piuttosto spontaneo, anche se a dirla così fa un po’ ridere.

Si riprende con la dolce ma divertente Last Kiss, e siamo tutti un po’ più felici, nonostante il testo, ma è solo un attimo di respiro prima di un fuoco di fila di quasi mezz’ora: Hail Hail, State Of Love And Trust (Oh mio Dio! Mi ritrovo ancora una volta a pensare a quanto è bella questa canzone…e capisco che in tutti questi anni non l’ho riascoltata molte volte perché forse, in alcuni momenti non avrei retto dall’emozione. Un pezzo che ti aggredisce ma allo stesso tempo ti squarcia il petto dal carico emotivo, dalla bellezza della melodia. Ogni volta, ogni fottuta volta mi torna in mente quello che pensai la prima volta che la sentii: primo concerto dei PJ in Italia, dopo un disco bellissimo ed emozionante, sento questo pezzo e mi dico “Cazzo, che pezzo stupendo….visto che questa dentro Ten non c’è, se tutto il secondo disco sarà così posso anche morire”), Black (Non ci sono parole appropriate. Le cerco, ma non le trovo. Forse è meglio che mi tappi le orecchie e non ascolti quelle parole. Se sei innamorato senza speranza, sentire il vecchio caro Eddie che canta I know someday you’ll have a beautiful life, I know you’ll be a star in somebody else’s sky, but why, why, why can’t it be, why can’t it be mine potrebbe essere letale….vabbè dai, al limite appena arrivo a casa metto su I Will Survive di Gloria Gaynor), Crazy Mary (diavolo, che bellissima canzone….che bellissima voce) e per finire il loro manifesto, Alive. Potrebbe creparsi il marmo del Duomo. Potrebbe finire in questo momento il concerto. Potrebbero chiedermi altri 35 euro. Silvio potrebbe chiedermi di votare Forza Italia. No questo no. Sono emozionato, ma non lo dò a vedere. Scherzo con gli amici. Arrivo perfino a dire, perché me ne rendo conto, che Matt Cameron, in pratica il mio batterista preferito nel rock da parecchi anni, su alcuni pezzi, come Alive ad esempio, non è adatto. E’ troppo tecnico e macchinoso per suonarla come si deve. Ma sono sofismi, i ragazzi mi stanno dando grosse soddisfazioni, lassù sul palco.

E invece riprendono ancora. Last Exit, sono indiavolati e non ne vogliono sapere di mollare. Pestano sodo, e il confronto con le altre band è duro. Come si dice dalle mie parti, non ce n’è pane secco. Do The Evolution, stessa storia. Wasted Reprise apre la strada al solito, ma sempre emozionante, angolo di Better Man, pezzo che, così pare, è molto caro a Eddie, e come sempre c’è spazio per la folla che canta la prima parte, mentre lui riempirà di calore la seconda. La doppietta che precede il rito finale è da brividi: Spin The Black Circle è suonata in maniera selvaggia, una versione devastante e definitiva. So che mi ripeto, ma è un peccato che l’acustica sia davvero poca roba. Si passa poi a Rockin’ In The Free World che è sempre la stessa ma fa sempre piacere, ed un Eddie scatenato si arrampica su un traliccio lateral-frontale del palco (vedi foto). Si chiude, come anticipato poc’anzi, con la rituale Yellow Ledbetter, e i saluti sinceramente commossi della band. Un altro concerto grandioso, un altro mattone, se ce ne fosse stato bisogno, alla costruzione della indistruttibile credibilità di questo combo. E sono davvero felice, perché ci ho creduto fin dall’inizio, ed ho le prove.

Torno verso la macchina e poi verso casa con diversi amici, ed è una festa. Se penso all’ultima volta che sono venuto via da Piazza Duomo a Pistoia, in Luglio, per Ben Harper, e metto a fuoco che il prossimo mese lui sarà di nuovo in Italia, sento la differenza e, memore del ragionamento espresso inizialmente (ricordate?), mi ritrovo a sperare che i PJ tornino tra almeno 4 anni. Non me ne vogliate: gli voglio troppo bene, e per questo voglio ardentemente che si conservino così: li aspetterò in uno stato di amore e fiducia.


Grazie ad Antò per la foto
www.supergossard.it

quarto potere



Finalmente sta per terminare lo sciopero dei giornali. Sono realmente in astinenza da Repubblica.

Nel frattempo, consultando il sito www.repubblica.it , dal quale è tratta anche la foto, mi piace sottolineare queste due notizie sfiziose.

Notizia A: rinviato di due anni l'annuncio ufficiale della Chiesa sull'abolizione del limbo. Siamo davvero tutti in ansia.

Notizia B: inaugurato a Barcellona il festival del cinema erotico. Nella foto, la grande Gina Lynn e suo marito Travis Knight, entrambi attori porno. Di Gina non posso non consigliarvi il capolavoro Gina Lynn's Darkside. I più attenti si ricorderanno Gina in un video clip di Eminem, Superman. Gina, vero nome Tanya Mercado, è originaria di Puerto Rico, ed è apparsa in un cameo in un episodio di The Sopranos.

Colonna sonora: Co'Sang, Poesia cruda

20061006

profondo nero


Black Dahlia – di Brian De Palma 2006

Los Angeles, immediatamente dopo la Seconda Guerra Mondiale, Lee e Becky sono due ex pugili che lavorano in polizia. Tramite la fissa del loro capo per la boxe, organizzano un incontro tra di loro e riescono a farsi assegnare alla omicidi. Cominciano ad indagare su un caso scottante, l’omicidio, piuttosto cruento, di una ragazza, aspirante attrice, forse prostituta, Elizabeth Short, che li porterà a scoprire molti intrecci malavitosi nella LA di quel tempo. Contemporaneamente, scopriremo una parte del passato di Lee, e le ragioni che lo ossessionano, osserveremo lo strano e particolare rapporto tra Lee, Becky e la donna di Lee, l’affascinante Kay; inoltre, Becky, a causa delle indagini, si trova invischiato in una storia passionale con l’affascinante e misteriosa Madeleine Linscott, figlia di un magnate del cinema.

Tratto dal romanzo di Ellroy, De Palma ci propina ancora un film leccato, preciso, attento, un esercizio di stile pomposo ma mai intrigante. De Palma non osa, affidandosi a un cast dosato col bilancino (una star affermata ma giovane, una pluri-oscarizzata, uno bravissimo, un belloccio di sicuro effetto, tanti caratteristi navigati), a una scenografia attenta e maniacale, fotografia copiata pari pari da L.A.Confidential, a una regia di maniera. Ma il problema sta alla base: il film è palloso come pochi, e l’intreccio della trama di Ellroy diventa solo la mazzata finale in un mare di noia.

Quando si ha davanti un film così, e si è troppo educati per uscirne prima, si deve solo sperare negli attori. Fortuna che va fin troppo bene, perché a parte Hartnett (Becky) che non ha proprio la faccia, gli altri sono molto bravi; il “solito” Eckhart (Lee), la sempre bellissima Swank (Madeleine), sempre più brava la Johansson (Kay), ma soprattutto l’unico piacere profondo di questo film è la prestazione di Mia Kirshner nei panni di Elizabeth Short, un’attrice sensualissima e mai ben sfruttata (se non agli esordi dal grande Denys Arcand, quello delle Invasioni Barbariche, in La natura ambigua dell’amore e soprattutto in Exotica), unita a quella breve ma straordinaria di Fiona Shaw nei panni della signora Linscott.

Da evitare con cura.

le sorelle estere

col gruppo stiamo riprendendo bene.
nuove canzoni in cantiere e progetti chiari all'orizzonte.
registreremo un ep con probabilmente solo tre pezzi, che però sono concatenati tra loro.
alberi della vita.
andiamo!

poesia en castellano


Perdedor

Soy un perdedor
Pero lo que no me falta es el decoro
Mi sonrisa es como oro
Lo que no me falta es el amor

Cuando estoy perdido
Yo siempre miro adelante
Mirando hacia el instante
Donde mi amor será recibido

Te espero siempre mi amor
Como dice la canción
Te espero en un rincón
El rincón del perdedor

Foto Cat, Landscapes 8

20061004

consigli per ripescaggi cinematografici


La schivata – di Abdellatif Kechiche 2005

Francia, banlieue di una grande citta’. Adolescenti alle prese con la vita di tutti i giorni, la scuola e le prime cotte. Krimo, in crisi con Magalie , si innamora perdutamente della bella Lydia; inebetito dalla sua bellezza, incapace di farsi avanti chiaramente, viene meno alla logica machista del suo branco ‘’comprando’’ da un amico il ruolo di Arlecchino nella recita scolastica in preparazione, ‘’Il gioco dell’amore e del caso’’ di Marivaux, per starle accanto e trovare il coraggio per dichiararsi. Quando ce la fa, Lydia lo tiene sulle spine prendendo tempo confusa, minacciata anche da Magalie, ma questo scatena una serie di reazioni fuori misura nei gruppi d’appartenenza.

Immaginatevi ‘’L’Odio’’ di Kassovitz con protagonisti ancora piu’ giovani, senza droga e furti, sostituiti dall’amore adolescenziale, possessivo, ossessivo, sognato e sognatore.
Questo per darvi solo un’idea di questo film francese davvero delizioso. Ottimo, una volta tanto, il doppiaggio, al quale possiamo perdonare (e addirittura immaginare che sia voluto, visto che l’originale e’ sicuramente fortemente dialettale e gergale, perche’ non trasporre e tradurre dialettalmente?) il forte accento romano, visto che comunque rende in pieno la valanga di turpiloquio ed aggressivita’ dei dialoghi scoppiettanti e travolgenti dei ragazzi protagonisti, restituendo il modo di parlare gergale degli adolescenti odierni di tutte le latitudini. Una sorta di ‘’Kids’’, dal punto di vista dell’eta’ dei protagonisti, niente sesso pero’, solo cotte. Ma non c’e’ solo quello.

La piece di Marivaux fa da metafora e contraltare, facendoci riflettere sulla condizione sociale e sull’amore. La svolta dell’amico che minaccia l’amica per far si che Krimo abbia una risposta, da’ alla storia la parvenza di uno Shakespeare moderno, proletario, musulmano e adolescente; le figure dell’insegnante e dei rudi poliziotti, ci danno l’antitesi del trattamento di una gioventu’ a rischio, ma anche con grandi potenzialita’. C’e’ chi prova a farli crescere con la cultura, e c’e’ chi li tratta come criminali gia’ fatti.
Un capitolo a parte per i protagonisti. Specchio di una civilta’ splendidamente multietnica, bella e ricca di sfumature, a parte le poche figure adulte, gli attori adolescenti, quasi tutti non professionisti, sono splendidi. Difficile rimanere insensibili davanti alla bellezza acerba ma gia’ consapevole di Sara Forestier (Lydia), irresistibile quando recita Marivaux, mentre molti si specchieranno nel viso imbronciato dalla timidezza, dai balbettii da innamorato, di Osman Elkharraz (Krimo).
Raccomandato.

PS Per i leghisti : guardate questo film e contate i cattolici. Perfino gli adolescenti ormai, giurano sul Corano. Arrendetevi, ormai siamo circondati.

trailer


Vi devo ancora parlare dei 3 film che ho visto ultimamente, Black Dahlia, noiosissimo, Clerks II, divertentissimo ma for fanatics only, Lady In The Water, che mi ha attanagliato alla poltroncina e avvinto spiritualmente. Lo farò presto, come vi darò il resoconto dell'altro concerto dei Pearl Jam che ho visto, quello di Pistoia.

Curiosamente, i 3 film che ho visto tra sabato e lunedì, li ho visti nello stesso multisala, ma non è questa la cosa di cui vi voglio parlare. Mi sono ritrovato a fare un giochino con me stesso, indovinare dalle prime inquadrature dei trailer di quale film trattasse, appunto, il trailer. E a fare l'ennesima riflessione su quanto siano importanti per il traino del film stesso. E' un'arte anche questa, un po' sottovalutata senza ragione a mio parere. Tra l'altro, e questa è una questione di fortuna, se i trailer sono ben fatti il tempo di attesa del film che si è andati a vedere risulta ben impiegato e divertente.

In questo fine settimana purtroppo la fa da padrone il trailer di Miami Vice, film che non mi attira per niente, ma che potrebbe avere una chance sia per la presenza di Gong Li nel cast, sia per le buone cose fatte in passato dal regista Michael Mann (Collateral, Insider). Intrigante quello di Babel, l'attesissimo nuovo lavoro di Alejandro Gonzalez Iñarritu, regista culto (Amores Perros, 21 Grammi), per il quale sono preoccupato: esce il 27 ottobre e io la settimana dopo parto per l'Argentina, spero di farcela a vederlo. Classico ma ben fatto quello di Down In The Valley, film che interessa per la presenza dello stimatissimo Edward Norton, divertentissimo, superlativo quello di Il diavolo veste Prada con Meryl Streep e Stanley Tucci.

Retorico, pieno di luoghi comuni, ruffianissimo, quello di World Trade Center di Oliver Stone. Eppure, e questo vi dà l'idea della mia soglia di commozione, è la seconda volta che mi commuove. Estrapolo dalla mia mente tutti i cattivi pensieri sugli USA, su Bush, sui difetti degli statunitensi, sulla guerra preventiva, li metto da parte e penso solo ed esclusivamente alle brave persone che si sono ritrovate coinvolte in quella tragedia, e nonostante la monoespressione di Nicolas Cage, mi commuovo e mi si inumidiscono gli occhi. E non è tutto: sono sicuro che andrò a vederlo e mi piacerà. Poi criticherò la forma, cercherò di essere obiettivo, ma sicuramente mi coinvolgerà. Anche perchè Oliver è un amico.

Sempre a proposito di 11/9, sto terminando la lettura di Good Life, l'ultimo libro di Jay McInerney, uno scrittore che, insieme a Bret Easton Ellis mi ha accompagnato nell'età adulta, facendomi scoprire la gioia della lettura. Anche lui sta invecchiando, e i sentimenti la fanno da padrone. Sullo sfondo della tragedia, due esistenze che si stanno trascinando attraverso due vite ormai vuote accanto a compagni per i quali non sentono che noia, si incrociano. E' l'amore. Il capitolo 16 è un inno all'amore. Ve ne parlerò diffusamente.

Buona vita.

sciugar

vorrei farvi notare, senza commento, i testi dell'ultimo singolo italiano di zucchero e del prossimo singolo internazionale:

l'italiano BACCO PERBACCO
Ci vuole qualche cosa
Qualche cosa di piu’
Ci vuole un po’ di pushing pushing
Quando il sole va’, il sole va’ giu’
Ci vedi qualche cosa
Di positivo in un no
Ci vuole un po’ di catching funky
Quando il sole no, il sole non ho
Oh yeah… yeah!
Ci vuole qualche d’uno
Che mi ami di piu’
Ci vuole un po’ di pushing pushing
Quando il sole va’, il sole va’ giu’
Ci vuole un’altra cosa
Forse un’Ave Maria
Ci vuole un po’ di mercy mercy
Quando il sole va’, il sole va’ via
Baby don’t cry
Make it funky
Pane e vino io ti portero’
Miele e venere su dai campi
Che c’ho l’anima nel fondo del Po
Ci vuole quella cosa
Che ci manca di piu’
Che siamo quasi tutti ai frutti
Quando il sole va’, il sole va’ giu’
Ma vedi qualche cosa
Di positivo in un mai
Ci vuole un po’ di mercy mercy
Quando il sole no, il sole non hai
Baby don’t cry
Make it funky
Pane e vino io ti portero’
Miele e venere su dai campi
Che c’ho l’anima nel fondo del Po
Baby don’t cry
Make it funky
Pane e vino portero’ x te
Miele e venere x tutti quanti
Che c’ho l’anima nel fondo del Po
Bacco perbacco
Ecco cos’e’ vivere
Bacco perbacco
Dimmi dov’e’ venere
Baby don’t cry
Make it funky
Pane e vino io ti portero’
Miele e venere su dai campi
Che c’ho l’anima nel fondo del Po
Baby don’t cry
Make it funky
Pane e vino portero’ per te
Miele e venere x tutti quanti
Che c’ho l’anima nel fondo del Po
Che c’ho l’anima nel fondo del Po


l'internazionale CUBA LIBRE
Eri la mia vita
La mia religione sempre
Eri un sole
Che mi stava in fronte
Eri il ritmo delle mie notti
Hasta l’hasta siempre
Domani vado via
Da San Francisco night
A San Francisco night
Io non ci torno piu’
Che mi dispiace lo sai
Ma non ci credo piu’
I nostri sogni nel vento
Non li ricordo piu’
Ho desideri
Molto piu’ seri
Di quelli che sai tu
Mi piace la lasagna
E poi mi piaci tu
Un po’ di marijuana
Sotto il cielo blu
A San Francisco night
Ho visto il diavolo
Perche’ d’amore ti vesti
Che amore non c’e’ piu’
Se siamo fatti di stelle
E’ meglio un cielo blu
Ho desideri
Cieli al gin tonic
Di quelli che vuoi tu
Mi piace la lasagna
E poi mi piaci tu
Un po’ di marijuana
Sotto il cielo blu
Mi piace la notte all’Havana
E poi mi piaci tu
Ma sogno un cuba libre mio amor
Sotto il cielo blu.....
Il cielo blu
Ahy que bailar la salsa
Ti cura il dolor
Vai che la salsa
Ti cura l’amor
Mi piace la bologna
E poi mi piaci tu
Un po’ di marijuana
Sotto il cielo blu
Mi piace la notte all’Havana
E poi mi piaci tu
Ma sogno un cuba libre mio amor
Un altro cuba libre mio amor
Che cerco un po’ d’amore mio amor
Sotto il cielo blu…..

Hasta l’asta siempre………

20061003

e a proposito...


The Constant Gardener – La cospirazione – di Fernando Meirelles 2006

Tratto dal romanzo di John Le Carré, tradotto in Italia col titolo di “Il giardiniere tenace”, il film ci racconta la storia di due persone innamorate. Justin Quayle, diplomatico inglese ultra-flemmatico e con l’hobby del giardinaggio (è proprio lui il giardiniere tenace del titolo), e Tessa Quayle. Il film parte dalla morte di Tessa, ritrovata orrendamente devastata dopo un apparente incidente dell’auto sulla quale viaggiava. A partire da questo fatto, si viaggia avanti e indietro nel tempo. Indietro si ripercorre l’incontro tra i due, una conferenza stampa dove Tessa, studentessa ma più che altro attivista anti-multinazionali farmaceutiche e sostenitrice terzomondista, si scaglia contro Justin, portavoce governativo, a proposito della politica estera globalmente serva degli USA della gestione Blair.
Nonostante le aspre premesse, galeotto un cocktail riparatore, nasce un grande amore, tra due persone così lontane ma così vicine. Quando a Justin viene assegnato un incarico in Kenya, Tessa insiste per andare con lui, e i due si sposano. Una volta in Africa, Justin prosegue la sua carriera diligentemente e onestamente (e anche un po’ingenuamente), ma soprattutto il suo hobby del giardinaggio, mentre Tessa si lancia con impeto in iniziative a sostegno dei diseredati africani, compreso i malati di AIDS, e, sommessamente ma non troppo, in una campagna investigativa volta a scoperchiare una colossale truffa perpetrata da una grande multinazionale farmaceutica inglese, che in pratica gioca sulla pelle dei malati testando farmaci dalla dubbia efficacia.
Tessa, bella e vitale, ha un sacco di uomini che le girano attorno, e Justin si insospettisce, nonostante il di lei amore per lui sia evidente. Quando però la donna rimane uccisa, qualcosa non quadra, e il diplomatico, indagando sulla pista dell’adulterio, troverà dell’altro.
A quel punto, Justin diventa l’alter ego della defunta moglie, trasformandosi in un mastino implacabile, e andando talmente fino in fondo che lo spettatore stenterà a crederci nel finale.

Il terzo film del brasiliano autore dell’indimenticabile “City of God”, qui alla prima esperienza “solista” (nei precedenti lavori era sempre stato accompagnato da un co-direttore – o direttrice, come nel caso di “City of God” – evidentemente perché alle prime armi, in quanto fino a pochi anni fa lavorava come architetto), vi sorprenderà positivamente, sia che non abbiate visto il suo lavoro precedente, in quel caso vi sembrerà l’opera di un regista più che navigato, sia che ne siate già fans. Se le cose stanno come al secondo punto, non crederete ai vostri occhi, quando vi renderete conto che Meirelles è riuscito molto bene a coniugare la sua attitudine moderna e “sudista” (intesa come elogio al fatto che sappia così bene dipingere il sud del mondo), con un film ad alto budget, girato con attori esperti e navigati, quasi un colossal però atipico, costruito intrecciando i generi e, come si dice nello sport, non dando punti di riferimento.
Si aiuta con il viraggio della fotografia, per descrivere il distacco, la divisione netta tra l’occidente (l’Inghilterra, grigia, ordinata,ingessata) e il terzo (o quarto?) mondo (l’Africa, coloratissima, vivace, disordinata), dirige un cast importante molto bene, non fossilizzandosi sui protagonisti ma dando ampio spazio ai caratteristi, lavorando sui primi piani, e poi cambiando continuamente impostazione di ripresa (macchina a mano, inquadrature “normali”, dall’alto, campi lunghi) e di montaggio (flashback, ma anche utilizzando una scena due volte, a suggerire il protagonista che ricorda, fino ad arrivare all’ottima scena dell’epilogo, “costruita” con più “versioni”, aiutandosi con l’ottima trovata del montaggio incrociato fra le riprese sul lago e dentro la chiesa), ma non dimenticandosi mai della storia, che, anzi, picchia duro contro lo sfruttamento senza scrupoli ai danni dei poveri della terra, ma riporta tutto anche alla dimensione più intimista, ma molto vicina ad un rapporto “vero” e non “da film”, della storia d’amore tra Tessa e Justin.
Un film davvero completo, dai vari strati e dai molti sottotesti, girato con grande abilità.

Visto che parlavamo di Meirelles, vi ripropongo anche la recensione del suo ultimo lavoro. E' un ulteriore "link", visto i nostri progetti futuri, che tra non molto scoprirete, su questo blog.

prontamente


City Of God - di Fernando Meirelles

Dopo lo sgomento iniziale (perché un film brasiliano, dal titolo Cidade de Deus, viene distribuito in Italia con la traduzione del titolo in inglese?), si entra nel mondo di una delle più grandi e decadenti favelas di Rio de Janeiro. Ma ci si entra, non si sa come, perennemente col sorriso sulle labbra.

La forza del film di Fernando Meirelles è qui. Oltre 2 ore di violenza inaudita, assurda, senza censure di nessun tipo, senza tregua per lo spettatore impotente, senza alcun tentativo di giustificazione, affrontato con buonissime tecniche di ripresa, ottimi accorgimenti, e le immense facce del popolo delle favelas che parlano da sole.

A pochi chilometri dal Paradiso, c'è l'Inferno in terra. Si viene avvolti dalla storia di questi personaggi, a cavallo degli anni 60-70-80, si diviene spettatori divertiti dalle situazioni anche grottesche della storia, si ride delle battute divertenti e grossolane, mentre la violenza ti scorre addosso, senza motivo, ma onnipresente. E quando, sui titoli di coda, appare la scritta "tratto da una storia vera", ti trovi a domandarti "com'è possibile tutto questo?".

Ps : il film è tratto dall'omonimo libro di Paulo Lins.

cavalletti

allora stamattina mi sono svegliato con in testa questa canzone dei soundgarden.
kickstand.
Kickstand, you got loose and I threw up
Kickstand, you got the juice to fill my cup
My mother says that it's alright
My mother says that's the only life
So do it right
Do it right
Come stand me up
Come stand me up
Kickstand, I got a saddle made of leather
Kickstand, I got the words to come together
I got the urge to ride your trike
My mother says that's the only life


ieri sera sono rimasto sveglio per vedere city of god di fernando meirellese e mi è piaciuto tantissimo.
mi sembra un film veramente ben fatto e con una bella storia.
se non lo avete già visto ve lo consiglio.

nephew

Puoi scrivere poesie, saggi, romanzi, canzoni. A volte, però, le parole non servono.

20061002

flavio vento

ho visto un blob qualche giorno fa che riprendeva flavio briatore mentre tentava di fare un countdown da 10 a 0 in inglese.
bhe ha sbagliato la pronuncia di almeno 5 numeri e si è dimenticato di dire il 2.
mi son chiesto..vuoi vedere che il flavio non sa parlare l'inglese? ma sarà possibile in formula uno non sapere l'inglese...e sbagliare poi i numeri...
bho!
lo so che non è così importante ma se ne sapete qualcosa (tipo avete avuto una conversazione col flavio in inglese sta mattina in ascensore..)ditemelo..

invece

invece il nimesulide è stato soppiantato dall'amoxicillina triidrato e dall'acido clavulonico.
speriamo bene.

san bho!?

quando torno a san bonifacio, per sentirmi ancora parte della società cittadina,
controllo gli annunci mortuari per strada. spero (!) sempre (!) di conoscere qualche deceduto (!) e invece (!) capita spesso (!) che i morti siano persone per lo più anziane che non conosco...vabbè...

ah, in questo periodo dell'anno sambo è intrisa di profumo di mosto d'uva che esce dalla cantina sociale. ci si ubriaca passeggiando per le strade. è bellissimo!

vernacoliere ottobre 2

vernacoliere ottobre 1

20061001

affinità e divergenze


Fare

Facciamo che
io ho sbagliato

Facciamo che
non avrei dovuto

Facciamo che
avrei potuto fare diversamente

Facciamo che
domattina mi sveglio e non ti ho mai conosciuto

Succederebbe che
sentirei un vuoto enorme nell'anima e nel cuore
e ricomincerei a cercarti lungo meridiani e paralleli

Facciamo che
in un'altra vita
t'innamorerai di me

E io sarò lì


Foto Cat, Landscapes 7
Colonna sonora The Killers, When You Were Young

20060930

varietà


Non ricordo se era ieri sera o giovedì (figuratevi quanto sono informato sulla tv), ma di sfuggita mi è capitato di vedere il duetto virtuale di Gianni Morandi con Gaber, durante appunto il nuovo varietà di Raiuno di Morandi. Ho letto che ne ha fatto uno anche con Battisti e che ha cantato De André. Non so come è andata, ma il duetto virtuale l'ho trovato un po' macabro e molto di cattivo gusto.

Colonna sonora: Lemonheads, Big Gay Heart
Grazie a: Lafolle per la segnalazione

compagno


Più volte mi sono trovato in disaccordo con parole, opere e atteggiamenti di Luca Casarini, esponente di spicco dei Disobbedienti del Nord-Est.

Per onestà verso me stesso, nonostante la cosa mi spiazzi un po', devo dirvi che leggendo il suo breve pezzo di oggi sul Manifesto, sulle missioni di pace, sul precariato e altre strade intraprese dal governo di centro-sinistra, ho trovato ben poco da eccepire.

mondo


Oggi e domani sciopero dei giornali, in edicola solo quelli di destra, quelli del gruppo Riffeser (è la stessa cosa) e il Manifesto, che però domani sciopererà per solidarietà, anche se, come dicono, non avendo padroni non ha senso scioperare.
Eppure, domani ci sono 3 elezioni nel mondo, almeno per quanto mi è riuscito di sapere. Austria, Bosnia-Erzegovina e Brasile.
Mi ricordo che quando fu eletto circa 4 anni fa, Lula era una speranza un po' per tutta la sinistra mondiale. Personalmente, ci sono rimasto male quando è stato coinvolto in scandali, quando è stato accusato di alcolismo, quando è stato riportato sui giornali che aveva fatto qualcosa di sbagliato. Da quello che sono riuscito a sapere, vincerà ancora e governerà altri 4 anni. Quella passata è stata una legislatura tumultuosa, ministri cacciati, scandali come già detto, ma pare che i poveri, quelli poveri davvero, voteranno in massa per Lula perchè, udite udite, adesso mangiano. Sembra che ce l'abbia fatta. Lui, l'ubriacone che pare un rospo, senza istruzione, senza un dito lasciato sotto una pressa quando faceva l'operaio, senza buone maniere. Evidentemente, non era così difficile: bastava volerlo. Sicuramente ci sarà ancora tanta strada da fare, ma almeno la direzione è giusta.

Quindi, fa un po' specie dirlo, mentre i quarantenni come me si interrogano su come comportarsi quando sarà approvata la nuova direttiva sulla previdenza complementare e il dirottamento del TFR, in Brasile, paese ricchissimo in teoria, si lotta ancora per il sostentamento.

Força Brasil!

20060929

condivisione



Chissà quante volte ci siamo sfiorati prima che la nostra conoscenza si conclamasse, in questo paesone dove siamo nati e cresciuti, dove ci piace tornare dopo ogni viaggio, dove entrambi siamo pesci fuor d'acqua, ognuno a modo suo, dove siamo drop-out in qualche maniera, dove ci sentiamo a volte perduti e disturbati dalla provincialità del provinciale di provincia. Ognuno a modo suo, io camaleontico e capace di mantenere relazioni amicali classiche di paese, e al tempo stesso quelle "internazionali", alternando il quieto vivere e l'8-5 con i viaggi da viaggiatore, tu col tuo impegno sociale e la rinata voglia di studiare, battendo in testa e scalciando per la mancanza di estero.

Nonostante non ci conosciamo fin da piccoli, ho dimenticato il momento preciso, la molla che ci ha unito. Che importanza ha?

Come il più vecchio degli amici, io e te possiamo stare senza sentirci mesi, ma quando poi capita, o lo facciamo capitare, è come se non fosse passato neppure un minuto. E le sere con te sono di quelle che ti impegnano, ma al tempo stesso ti divertono. Ti fanno pensare, ti stimolano. Ti aiutano a crescere, a progredire, a pensare a nuovi orizzonti. E ogni volta ricordo quell'aereo preso al volo a Londra. Insieme. Dobbiamo farlo di nuovo, un viaggio insieme.

E quindi ieri sera ci siamo pianti sulla spalla a vicenda, senza dire troppo, perchè in fondo non serve. Non serve che ti chieda, come diceva il vero Ben Harper (e non il gemello sfigato - cit. -), won't you be by my side, perchè sei già dalla mia parte, come io sono dalla tua. E anche se hai sollevato un problema comune, gli anni che passano, non tanto per il numero, ma per quello che comportano, perchè ti sembra che il tempo ti stia proprio sfuggendo tra le dita, quando le persone come noi non vogliono scendere a compromessi, appunto come dei freaks in questa realtà, hai detto quello che anch'io penso già da un po', una cosa alla quale la realtà degli ultimi mesi mi ha messo di fronte prima usando la carota e poi il bastone (metaforico). Condivisione.

Quella che ti manca. Quella che ci manca. Come hai detto tu, abbiamo avuto già una vita piena e interessante. Per il momento, facciamocela bastare e non perdiamo la curiosità e la capacità di stupirci. Accontentiamoci di noi per la condivisione. Bastiamoci a vicenda. Non siamo soli, nell'immenso vuoto che c'è.

Probabilmente non sono riuscito a dire tutto quello che avevo in mente. Pazienza. Lo farò la prossima volta. L'importante è che questo è per te, amica mia. E tu lo sai.

Foto Cat, Bredjing Refugee Camp 1

Citazione di Iacopo

Canzone citata By My Side, Ben Harper, da "Fight For Your Mind"

europa europa


Leggo e ascolto voci unanimi che la pensano come me, che hanno pianto dalle delusioni per anni, dopo il tunnel di quattro-fallimenti-quattro, innumerevoli promozioni sfuggite di mano non si sa bene perchè, ma anche per mano di strane telefonate (ma che strano...mi sembra di averla già sentita), caterve di bidoni comprati alle svendite, presidenti di cartone e malavitosi vari. Sto parlando dei tifosi del Livorno calcio, che, tutti insieme dicono, citando il Banco del Mutuo Soccorso "non ci svegliate, ve ne prego". Abbiamo non solo passato il primo turno di Coppa Uefa, ma abbiamo addirittura vinto in trasferta. E allora, un paluso a Ibrahima Bakayoko, nella foto da www.repubblica.it insieme a Kuffour, che ha segnato il gol della vittoria non facendo rimpiangere l'infortunato Lucarelli.

E scusate se è un post frivolo.


Citazione: Banco del Mutuo Soccorso, Non mi rompete
Grazie a: Messer Tebardo per l'ispirazione

20060927

semi-ermetismo


Io

Accartocciato
su me stesso
mi riparo
dalla slavina
dei sentimenti.

Sopravviverò, forse.



Foto: Cat, Landscapes 9.

sopravvalutati


Profumo - Storia di un assassino è il nuovo film di Tom Twyker, tedesco, autore di un ottimo debutto, Lola corre del 1998, e di un interessante seconda prova, La principessa + Il guerriero nel 2001. Evidentemente, il ragazzo si è convinto di essere un grande, visto che nel 2002 realizza un flop con Heaven, ritenendosi all'altezza di una sceneggiatura dell'indimenticato Krzystof Kieslowski, e adesso si ritiene talmente quotato da proporre la trasposizione del vendutissimo Profumo di Patrick Suskind, al quale erano interessati sia Martin Scorsese, sia Stanley Kubrick.
Ne esce fuori un film patinato, goffo nelle scenografie (pacchiane quelle di Parigi), con una fotografia più adatta al favoloso mondo di Amelié che a una storia di uno dei primi serial killer della storia, senza ritmo e con pochi attori all'altezza.
Due parole sulla storia, non senza dire preventivamente che non ho letto il libro, proprio perchè troppo diffuso (e, dopo questo film, mai lo leggerò): Jean Baptiste Grenouille, nato da una madre che non lo vuole, nel luogo più puzzolente di Parigi nel XVIII secolo (il mercato del pesce), e destinato a morte sicura proprio da sua madre, sopravvive dimostrando fin da neonato una forza di volontà fuori dal comune. Dirottato ad uno squallido orfanatrofio, venduto come schiavo ad un conciatore di pelli che pare uscito per metà da Delicatessen, e per l'altra da un film di zombi, lascia già da piccolo dietro di sè una scia di morte. Dotato di un olfatto sovrannaturale, si adatta alla vita da schiavo conciatore finchè non riesce a farsi assumere da un grande profumiere in disgrazia, Giuseppe Baldini (un bravissimo Dustin Hoffman), grazie alle sue innegabili doti. Attirato morbosamente dalle donne più per il loro profumo che per le loro grazie, alla corte di Baldini il ragazzo inizia a programmare il suo mostruoso piano: fabbricare un profumo "divino" che lo renda amato da tutti. Spostandosi a Grasse, culla dei profumi, il suo piano prende corpo (anzi, corpi) fino a che, scoperto e condannato alla forca, Grenouille sfodera il suo prodotto ultimato, e tutti cadono ai suoi piedi.
Imbarazzante è dir poco. Scene forti all'inizio fanno ben sperare, pasoliniana l'orgia sul finale, anche se, ne sono sicuro, Kubrick avrebbe saputo fare di meglio.
Fly down, Tom.

Nuovomondo di Emanuele Crialese, che debuttò con lo splendido Respiro solo pochi anni fa, è un'altra dimostrazione di come un regista possa sovrastimarsi dopo solo qualche elogio. Il film è una specie di ricostruzione storica della prima e massiccia emigrazione italiana verso le americhe (in questo caso gli Stati Uniti) ai primi del '900, soprattutto dal sud. La famiglia Mancuso, siciliana, vende tutto e parte, guidata dallo spirito puro di Salvatore, su una delle tante carrette transatlantiche (vi ricorda qualcosa?), leggi nave, alla volta di Ellis Island, luogo dove gli aspiranti nuovi cittadini statunitensi venivano sottoposti a quarantena, esami medici accurati, test psicologici, confinati in questo limbo (vi ricorda qualcosa?), quantomeno vivibile in confronto alle agghiaccianti condizioni nelle quali avevano viaggiato (vi ricorda qualcosa?).
Trascurabile la semi-storia d'amore di Salvatore con la misteriosa signorina Luce (interpretata da una sempre iper-affascinante Charlotte Gainsbourg, mia personalissima attrice preferita), fastidiosi gli intermezzi onirici, lentissimo e soporifero il ritmo, questo film si salva giusto perchè andrebbe proiettato continuamente nei luoghi della politica quando si parla di immigrazione. Alcuni dialoghi del personale dell'immigrazione statunitense sono sarcasticamente divertentissimi, e lasciano al tempo stesso un forte gusto amaro nella bocca.
Si può vedere, se non avete di meglio da fare, ma siate riposati. Raccomandiamo anche a Crialese, per il futuro, di volare basso.

today

oggi compiono gli anni:

io (29)
jovanotti (40)
totti (30)
gerard berger (135)

e aavv...

ps. non è una richiesta di regalo, ma se qualcuno di voi avesse un cellulare che non usa e se ne vuole liberare io lo accetto volentieri che il mio ha il tasto dello spegnimento che non funziona più come dovrebbe.
tenchiù

appartenenza


Da quando ho cominciato queste "passeggiate" da un'ora circa quasi tutti i giorni, ho notato cose che non avevo mai visto, addirittura cose delle quali ignoravo l'esistenza, nel mio stesso paese. Non solo.
Ho avuto modo di riflettere su una verità insindacabile: è segno dell'età, se sto cominciando ad apprezzare in pieno il senso di appartenenza, appunto, al mio paese. Sono nato, cresciuto e abito tutt'ora in un luogo non certamente bellissimo, ma per me meraviglioso. Quando sei piccolo, giovane, vivi senza pensare a tutto questo, lo dai per scontato. Più avanti vai, più lo apprezzi, specialmente confrontandolo a luoghi caotici come le città, che ti instillano anche stili di vita e comportamenti conseguenti alla loro caoticità.

Il rumore del mare che si frange a riva nelle notti di libeccio. Il salmastro che ti fa bruciare gli occhi. Il mare piatto, l'onda appena accennata che va verso gli scogli, la vista che si perde verso la Corsica, percorrendo la terrazza delle Repubbliche Marinare, mentre il sole cala verso un tramonto indimenticabile, anche se ce n'è uno al giorno. Oppure, dallo stesso punto, nelle giornate leggermente ventose, osservare i surfisti a bagno in attesa dell'onda davanti alla spiaggia libera.

Per tutto il resto, c'è Mastercard.

Foto tratta da
www.lungomarecastiglioncello.it
collezione Manetti

interessante anche
http://www.comune.rosignano.livorno.it/menuout/vis_pagina.php?id=133&idpadre=60

grazie

grazie
dei fiori
grazie
dei fiori
grazie
dei fiori
bis!

20060926

a

ingerisco aulin come se fosse acqua

before sunrise



Riflessioni rapide prima di dormire.

Mentre tornavo dal cinema (Profumo, ve ne parlerò - male -), ho sentito su Radio24 cosa è successo dalla De Filippi con Bettarini. Mi rifiuto di appartenere a questo paese.

Per la par condicio, Simona Ventura mi sta sui coglioni ogni minuto di più.

Vi ricordate che Kate Moss aveva paura per la sua carriera, alcuni mesi fa, quando iniziarono gli scandali per la coca e il suo fidanzato Pete Doherty? Bene. Non so se avete l'abitudine di aprire qualche giornale, non solo quotidiani, anche solo sfogliarli. Ok. Kate Moss non ha mai lavorato come adesso.

Concludiamo in bellezza col dibattito scatenatosi in questi giorni sull'eutanasia. Allora, lo dico: sono assolutamente a favore dell'eutanasia. Ognuno può scegliere se e quando morire.

In caso contrario, invito caldamente le forze dell'ordine ad arrestare tutti coloro che si suicidano.

Foto: Cat, Farchana Refugee Camp

20060925

tiny

ogni volta che ascolto TINY DANCER di elton john penso che sia la canzone più bella mai stata scritta, anche quando è cantata da dave grohl.(vero fil?!)
la voglio proporre come cover da fare con il gruppo.

hold me closer tiny dancerrr

pura gioia


16/9/2006, Arena di Verona. Jumbolo, Calimero, Suevele.
Foto by Manu

cinematografo


Parliamo di film.

La stella che non c'è, di Gianni Amelio, parte in maniera promettente. Vincenzo Buonavolontà (un Castellitto sempre più Castellitto, nel senso che ormai è conclamato che è uno di quegli attori che adatta qualsiasi personaggio a se stesso, e non il contrario) è un manutentore di una fabbrica siderurgica; una delegazione cinese compra un altoforno in seguito alla dismissione dell'acciaieria in questione. Vincenzo sa che l'altoforno ha un difetto, e lo comunica al capo delegazione, facendo fare una figuraccia a Liu Hua (la debuttante Tai Ling), la traduttrice. Nonostante il capo delegazione sia cortese, se ne frega dei suoi consigli, ma Vincenzo, testardo, risolve il problema e parte per la Cina portando con sé il pezzo modificato e pronto per funzionare e mettere a posto il difetto. Una volta in Cina, scoprirà la difficoltà di comunicare, oltre a quella di rintracciare la fabbrica dove è stato rimontato l'altoforno. Lo aiuterà Liu, che inizialmente rifiuta, visto che per colpa di Vincenzo ha perso il lavoro. Il film si trasforma in un road-movie, attraversa un momento semi-sentimentale quando i due si fermano nel paese natale di Liu, dove la ragazza, si scopre, ha un figlio senza avere un uomo, e nel finale si perde completamente con un epilogo inverosimile e quasi ridicolo. A questo punto, era meglio fare un documentario sulla Cina.
Buoni gli intenti, scarsi i risultati.

Time, il nuovo lavoro di Kim Ki-Duk, ci parla di una coppia (Seh-hee e Ji-woo), nella quale Seh vive nel terrore che il suo uomo si possa disinnamorare di lei, ed è morbosamente gelosa. Decide allora di sottoporsi ad una plastica facciale, per avere un volto completamente diverso e rinnovare l'amore per Ji. L'amato è addolorato per la scomparsa di Seh, quando lei si ripresenta a lui e non viene riconosciuta. Poco a poco Ji si invaghisce, e a quel punto Seh diventa gelosa di se stessa. La rivelazione dell'accaduto scatenerà un finale a sorpresa.
Non c'è dubbio che la trama sia interessante, pur se macchinosa, e il film sia, come sempre quelli di Kim, assolutamente non scontato. Purtroppo, c'è qualcosa che non funziona. Manca un certo afflato poetico, che permeava quasi tutte le sue opere fin qui, sia quelle più delicate, sia quelle più violente; inoltre, i dialoghi, qui forse per la prima volta copiosi, sono ridicoli. Imbarazzanti a tratti.
C'è chi ha parlato di Cronenberg, mentre a me è venuto in mente Lynch, soprattutto quello di Strade Perdute o di Mulholland Drive, ma non c'è la stessa tensione sovrannaturale, il mistero: è tutto troppo freddo.
E', ripeto, apprezzabile l'iperbole sulla natura umana di fronte all'amore folle e alla gelosia, e sono indimenticabili almeno un paio di scene (Seh che piange al tramonto, con l'alta marea, nel parco delle sculture, seduta sulla "loro" scultura preferita, l'intera scenda con la maschera, davvero agghiacciante, tra l'altro, una delle numerose auto-citazioni del regista), ma Kim appare stanco, cosa che già si intuiva nel precedente L'Arco. Forse è il caso che rallenti un poco le produzioni.

The Queen di Stephen Frears è un bel film. Non è particolarmente profondo, anzi, è piuttosto divertente, ma ti lascia quell'amaro in bocca apparentemente immotivato, quello tutto da scoprire riflettendoci a posteriori. Ci illustra "dall'interno" i momenti immediatamente precedenti e susseguenti alla prima elezione di Tony Blair (Michael Sheen divertentissimo) e alla sua nomina a Primo Ministro, ma soprattutto alla morte di Diana Spencer. Per interno deve intendersi la vita della famiglia reale e, in parte, quella della famiglia del Primo Ministro inglese. Ci si ritrova a non sapere per chi parteggiare, visto che le recitazioni e le soggettive riescono a renderci partecipi dei drammi e delle dinamiche psicologiche dei vari personaggi.
Regia classica, con qualche concessione "epica" (i maestosi paesaggi della tenuta reale di Balmoral), recitazione impeccabile con una Helen Mirren (Elisabetta II) fantasticamente nella parte. Vale da sola il prezzo del biglietto.

Little Miss Sunshine, dei coniugi Jonathan Dayton e Valerie Faris, debuttanti alla regia ma esperti videoclippari, è una piacevole sorpresa. Un film all'apparenza leggerissimo, che però si rivela un Bubble (Steven Soderbergh) ambientato in una classe sociale leggermente differente. La famiglia Hoover già da sola invoglierebbe la visione: il padre è un teorico della motivazione, ed ha elaborato la teoria dei 9 passi verso il successo, ma lui per primo non lo ha; il nonno è un depravato che sniffa eroina, il figlio Dwayne è un accanito lettore di Nietzsche, non ha amici e ha fatto voto di silenzio da 9 mesi, fin quando non riuscirà a diventare pilota di jet, la figlia Olive vuole diventare Miss America ma è bruttina, lo zio è il più importante studioso statunitense di Proust, è gay ed è appena scampato ad un suicidio per questioni sentimentali. L'unica che pare normale è la madre, che però rischia di impazzire dentro questa gabbia di matti.
La determinazione di Olive a partecipare al concorso di Piccola Miss California li induce a salire tutti quanti su un vecchissimo furgoncino Volkswagen e a dirigersi verso la terra del sole. Ne succederanno di ogni.
Un cast molto ben allestito (Greg Kinnear, Alan Arkin, Steve Carell, Toni Collette - padre, nonno, zio e madre - più i bravissimi ragazzi Abigail Breslin, Olive, e Paul Dano, Dwayne, strepitoso), una regia quasi invasiva con impennate poetiche (Dwayne steso sul sedile posteriore e in alto i viadotti, la scena finale con i tre "inquadrati" nel lunotto posteriore del furgoncino), e una trama apparentemente incentrata sul mostrare una classica famiglia americana piena di problematiche, una famiglia di quasi-pazzi, che però, si dimostra alla fine tra le più normali, e, anzi, capace di reagire davanti all'imbecillità dominante, fa di questo film un ottimo passatempo. Tra l'altro, si ride parecchio.
Non imprescindibile, ma di questi tempi ce ne fosse.

20060924

capitano, mio capitano



Dopo diversi post per me impegnativi (per scrivere il penultimo sono stato davanti al pc dalle 2 alle 5 di stanotte), e non solo a livello di tempo, vorrei scriverne uno a cuor leggero, che poi tanto leggero non è; diciamo che apparentemente potranno sembrare argomenti frivoli, e magari prettamente maschili. Prendetelo così, a cuor leggero, come insegna anche Lafolle.

Il tema portante è Livorno. Pronuncio questo nome così come da sempre mi ci avvicino, in treno, in motorino, in macchina; con un misto tra il rispetto, la curiosità, la deferenza del provinciale che va in città, ben sapendo che è una città medio-grande, ma anche fuori dagli schemi classici, appunto, della città. Mi ci sono voluti anni per riuscire a districarmici, e ancora riesco a perdermici dentro. Devo seguire assi ben definiti, e non riesco a ricordarmi i nomi delle vie. So benissimo di non esserci nato e cresciuto, e non riesco a pronunciare la fatidica frase la mia città, anche perchè so che il senso di appartenenza dei livornesi di scoglio travalica ogni normale parametro. E questo, lo dico, rimarrà un cruccio per tutta la vita. Ultimamente, grazie a diversi amici, sto riuscendo a sentirla più mia, e questi amici mi ci fanno sentire, a tratti, ma mai fino in fondo. Nonostante mi ci incazzi, è giusto così, perchè le radici, anche quelle distanti di 25 km, non si possono nascondere. Ed è così che mi sento quando ci vado in qualunque occasione, che sia per la partita, per una cena, per passare a prendere un'amica. Affascinato, rispettoso, quasi invidioso. Cose difficili da dirvi adesso qui.

Dopo un estate passata a tacere, oggi voglio scrivere qualcosa su Cristiano Lucarelli. Il capitano, nella foto, ieri si è infortunato; il bollettino medico dice che dovrà star fermo 3 settimane, e tutti siamo in apprensione, pur sapendo che la squadra saprà reagire. Lo abbiamo visto ieri, allo stadio. Nel secondo tempo contro la corrazzata Milan, gli altri 11 hanno giocato quadruplicando le forze, e abbiamo assistito ad una partita di un'intensità straordinaria. Difficile da credere, per uno zero a zero, eppure è così. In questi momenti esce fuori il senso del calcio vero. Masochismo allo stato brado, sofferenza in campo ma soprattutto sugli spalti, emozioni fortissime. Tornando a Cristiano, anche durante l'estate e la telenovela con il Presidente Spinelli, ha dimostrato tutti i suoi limiti di uomo (così come Spinelli), ma ha ribadito di essere proprio come noi. Imperfetto, quindi vero. Osservando la sua reazione di ieri, quando ha capito di dover uscire dal campo, mi sono dimenticato tutto, e spero solo di rivederlo quanto prima in campo, vederlo segnare, girarsi verso la curva e portare i pugni al cielo. Alla squadra chiedo solo di continuare così. Il gioco espresso è da vera provinciale rognosa, i giocatori quelli giusti, piedi ruvidi ma cuore grande come il cerchio di centrocampo. Inutile fare nomi, siete tutti nel mio cuore, compresi quelli arrivati quest'anno. Avanti Livorno.

Vorrei invitare tutti a comprare e a leggere Il Vernacoliere di questo mese. Ci sono le risposte della redazione alle reazioni suscitate dalla civetta e dalla prima pagina (sono quelle postate lo scorso mese, titolo principale sugli ebrei che non risparmiano sulle bombe: o che ebrei sono?) del numero precedente. La discussione sulla satira (feroce) e sulle accuse di antisemitismo sono interessantissime. Per i pochi al mondo che non lo sapessero, Il Vernacoliere è un mensile di satira orgogliosamente livornese, quindi rimaniamo in tema.

Per concludere, ieri ho passato la mattinata con mio nipote, al mare, proseguendo con l'attività di escavazione sassi dalla battigia e del successivo lancio degli stessi in mare. La mattinata si è poi prolungata con una gita in passeggino fino a casa della compagna di mio padre, pranzo e qualche giochetto subito dopo, poi ci siamo separati. A parte lo stupore nel vederlo aggrapparsi ad un ferro di un'altalena e lasciarsi dondolare (attività che, a due anni, mi pare precoce), e la soddisfazione di rilevare che l'appellativo di tato sta lentamente lasciando il posto ad un più consono sio ale, reiterato all'infinito (nartro sasso sio ale, grozzo sio ale, adda sio ale, con chi sei al mare? sio ale), la cosa più rilevante di questo sabato mattina è stato il constatare che Alessio pronuncia la parola quello dicendola vello. Come un vero livornese. Senza contare che mio padre mi ha intimato di parlare correttamente in sua presenza. Pensavo mi avrebbe accusato di usare parolacce, mentre invece mi ha solo riferito che il bambino, spesso, manifesta stupore dicendo a voce alta boia! Credo proprio che, usando a sproposito un verso di Ben Harper che mi piace ancora moltissimo, insieme potremmo essere eterni. Sempre se mi terrà nel suo cuore.

Foto da www.raisport.rai.it

Colonna sonora The Kooks, Naive

Citazione da Roses From My Friends, Ben Harper, da "The Will To Live": But if you keep me in your heart, together we shall be eternal

Pearl Jam 3


Pearl Jam + My Morning Jacket, 16/9/2006, Verona, Arena

Asfalto, sempre protagonista. Amici, anche loro ci sono sempre. Il primo mi accompagna dal paesello fino a Verona, prima tappa, la sera prima. I Pearl Jam sono sottotraccia, tra le righe. Forse, sono nelle nostre confessioni, nelle nostre chiacchiere.

I got scratches, all over my arms
one for each day, since I fell apart

In questo momento, mi sento così. Anch'io ho le braccia piene di graffi per lo stesso motivo. E, guarda caso, quando una volta mi chiesero quali parole di un testo dei Pearl Jam mi rappresentasse di più, risposi "quello di Footsteps". Forse, era tutto scritto.

Risveglio dolce, dopo un buon riposo. Casa di amici, e il pomeriggio è tutta un'attesa che i più disillusi (tra i quali io) cercano di dissimulare. Facce amiche tutte intorno, il centro di Verona è bellissimo. Si sente il soundcheck da fuori, e mi metto a pensare da quanto tempo non mi succedeva di essere fuori da un concerto così presto per sentire il soundcheck. Anni, lustri. Sembrano secoli. Suonano Parachutes, mentre incontro e saluto un mio ex cantante col quale condividevo la passione per i PJ, che è insieme a gente del paesello che non credevo di trovare lì. Uno mi saluta, e non l'aveva mai fatto. Potenza del Seattlesound.

And love
Wish the world could glow again with love
One can't see to have enough

Mi interesso sempre troppo poco dei testi. Eppure, sentivo che questo era "mio". E anche se stasera non la suoneranno, poco importa. Spero lo stesso che il mondo si illumini ancora con l'amore.

Più tardi, inizia a piovere, e non ci voleva. Ci si prepara al peggio. Nel frattempo, ci si ripara sotto i portici, la gente fuori dall'Arena è sempre più numerosa. Si mangia qualcosa, per non soffrire ancora di più di quello che ci aspetta, vista l'intensità della pioggia. Poco dopo le 20, i My Morning Jacket cominciano a suonare, è arrivata l'ora di entrare e nemmeno me ne sono accorto. Se non fosse che ci sono i PJ, rimarrei lì a sparare cazzate con gli amici. Entriamo, e compro una T-shirt preventivamente. Raggiungiamo i posti, sono buonissimi. Siamo in platea, quarta fila. Un grazie a chi ha comprato i biglietti, i MMJ continuano imperterriti a sciorinare cliché rock. Un attimo sembrano i Pink Floyd disimpegnati, l'attimo dopo sembrano gli Eagles tirati fuori appena adesso dalla naftalina. Non riescono a piacermi, vorrei che la smettessero, comincio a pensare che preferirei un poco più di silenzio per continuare a scherzare con gli amici. A bocce ferme, mi appare come una mossa inconscia per dimostrare che non me ne frega un cazzo, e invece anch'io, come l'amico che non li ha mai visti live, non vedo l'ora.
Per differenti motivi, è ovvio. Dopo il '92, il '96, il 2000, un pugno di dischi belli, ma sempre in debito, nel confronto col disco dell'imprinting, quel Ten di debutto, che probabilmente ha segnato uno spartiacque tra la musica rock ben fatta e quella suonata col cuore in mano, sono qui per controllare lo stato dell'arte, per osservare dei coetanei con i quali ho un po' l'impressione di aver condiviso qualcosa, non so cosa. Ognuno ha fatto la sua strada, loro hanno fatto la loro cosa, e sono diventati famosi, ma una volta eravamo uguali, divisi solo dal fatto che loro suonavano e io li stavo a sentire e a vedere davanti, a pochi metri, non c'era un palco, vestivamo con le stesse cose, condividevamo gli stessi sogni. Sui sogni, ci siamo ancora. Lo si evince dai testi: siamo ancora sulla stessa lunghezza d'onda. L'impegno c'è ancora, ed è totale e rassicurante, in questo mondo di banderuole.

How I choose to feel is how I am
How I choose to feel is how I am
I will not lose my faith
It's an inside job today

Anch'io ho scelto. Ed ho scelto, credo, correttamente, di essere quello che sono.
Ma sul palco, come sarà? Come saranno? Cerco di non pensare ad un altro artista che amavo, e che con loro ha condiviso il palco più volte. Al fatto che all'Arena ci fanno anche il Festivalbar. Aspetto. Nel frattempo, ricomincia a piovere, e che cazzo, non posso nemmeno gridare governo ladro, visto che l'ho anche votato questo governo.

Solo pochi minuti dopo le 21,30, ecco le note registrate dell'intro di Ten. Ci siamo. Si comincia con Release ed è già un segno: anche il 18 febbraio 1992, al Sorpasso a Milano cominciarono così. La pioggia è battente, il palco è riparato ma non troppo, devono fare attenzione, ma non mi pare proprio che si risparmino. Given To Fly, che mi fa sempre sorridere per quanto assomigli a Going To California, per cui non può essere altro che bella, Corduroy, World Wide Suicide, Do The Evolution, Severed Hand sono tiratissime e danno subito un tiro micidiale al concerto. Si va avanti tra rallentamenti d'atmosfera e ripartenze tostissime, Love Boat Captain, Even Flow (immancabile, storica), 1/2 Full, Gone, Not For You, Grievance, Marker In The Sand, Jeremy, Wasted Reprise, alternando in questo modo pezzi di repertorio e pezzi del disco nuovo. Ed parla col pubblico usando l'italiano che è scritto su una manciata di fogli. Si preoccupa dall'incolumità di tutti, fa il ruffiano. "Siete bellissimi quando siete bagnati". Su Better Man parte da solo con la chitarra e il pubblico canta interamente la prima parte, lui lascia fare.

She dreams in color, she dreams in red, can't find a better man...

L'emozione è corale. Il rito si sta compiendo. La pioggia ha smesso di cadere. Questo è un concerto rock, di quel rock che, vedi sopra, è suonato col cuore in mano. I Pearl Jam tengono ancora il cuore in mano.
Blood, furiosa, poi la pausa. Rientrano dopo pochissimo tempo, ed ecco Inside Job. Diversi pezzi del nuovo disco, dal vivo fanno la sua porca figura. Siamo vicinissimi al climax del concerto. Ed ricorda che due anni fa moriva Johnny Ramone e gli dedica Come Back. Splendida. Non conta se Mike sbaglia l'attacco dell'assolo: sembra fatto apposta. Si alzano gli occhi al cielo, e non per vedere se c'è ancora la possibilità che piova. A ruota, la cover di I Believe In Miracles (Ramones, of course), e il nodo si stringe alla gola. Non riesco più a commentare con gli amici di fianco: sono commosso e sto bene così.

I believe in miracles
I believe in a better world for me and you

La pensiamo sempre allo stesso modo. Porch (ancora il capolavoro "Ten") e Life Wasted chiudono il primo encore, come si dice in gergo, squassando l'aria.
Avanti. Elderly Woman Behind The Counter In A Small Town genera ulteriore atmosfera, dopo di che un divertente siparietto vede i cinque strimpellare l'immarcescibile My Sharona dei Knack, cantandola come My Verona. Discreta idea, peccato, davvero peccato che Ed non ricordi le parole; sarebbe stato grandiosa tutta dall'inizio alla fine. Un tris da brivido, però, ci aspetta: Once, Alive (durante la quale Ed scala le gradinate dell'Arena negli spazi liberi dal pubblico, stringe mani, saluta, ripassa dal palco e fa la scivolata in una pozza d'acqua alla Springsteen) e l'ormai loro Rockin' In The Free World (originariamente dell'amico/mentore Neil Young) che diventa una lunga cavalcata elettrica, così come l'originale insegna.
Si tira il fiato con l'esecuzione dell'ormai classica, in coda, Yellow Ledbetter, dove la band, sul finale, si ritira, e lascia Mike confidenzialmente seduto sul bordo del palco a finire l'assolo portante.

La coesione è completa. La band saluta e ringrazia. Le luci sono accese già da qualche canzone, ormai non c'è intimità, o meglio, l'intimità è di tutti i presenti, fans e band compresi. Un tutt'uno.

Questi coetanei, questi potenziali amici, sono sempre in piedi, e ci stanno benissimo. They're still alive! Affrontano il palco con grinta, danno il massimo, non hanno niente da invidiare alle band di ragazzini, anzi, uniscono il mestiere al massimo impegno e all'esperienza.
Ma, quello che più si nota, e che non è così scontato, pensateci, è che si divertono a suonare dal vivo per la gente che li ama. Ancora adesso.
Non si può davvero chiedere di più. Solo, parafrasandoli una volta in più, there must be an open door, for you to come back.

A presto, ragazzi.
Un amico

Photo: Filo by Suevele
Thanks to: Nick

poesiola


Anche se

Vivo di niente
anche se non sembra

Neanche di te
anche se non sembra

Vivo del mio lavoro
e non passo il tempo aspettando una tua e-mail nella posta

Vivo di musica
e non penso come sarebbe bello ascoltarla insieme a te

Vivo degli amici
e non gli parlo di te

Vivo di passeggiate sul mare
e non ti cerco in ogni tramonto

Ma forse
è vero solo che vivo di niente
proprio perchè non ho te

Photo: Cat, Landscapes 6
Soundtrack: The Kooks, "Inside In, Inside Out"
Thanks to: Angelo

20060922

è proprio così


La stagione dell'amore viene e va,
i desideri non invecchiano quasi mai con l'età.
Se penso a come ho speso male il mio tempo
che non tornerà, non ritornerà più.
La stagione dell'amore viene e va,
all'improvviso senza accorgerti, la vivrai, ti sorprenderà.
Ne abbiamo avute di occasioni perdendole;
non rimpiangerle, non rimpiangerle mai.
Ancora un'altro entusiasmo ti farà pulsare il cuore.
Nuove possibilità per conoscersi
e gli orizzonti perduti non ritornano mai.
La stagione dell'amore tornerà
con le paure e le scommesse questa volta quanto durerà.
Se penso a come ho speso male il mio tempo
che non tornerà, non ritornerà più.

Grazie a: Franco Battiato

Foto: Cat, Landscapes 4

Grazie a: Cinaho

Pearl Jam 2


"Believe In Miracles"

I used to be on an endless run.
Believe in miracles 'cause I'm one.
I have been blessed with the power to survive.
After all these years I'm still alive.

I'm out here kickin' with the band.
I am no longer a solitary man.
Every day my time runs out.
Lived like a fool, that's what I was about, oh

I believe in miracles.
I believe in a better world for me and you.
Oh, I believe in miracles.
I believe in a better world for me and you.

Tattooed your name on my arm.
I always said my girl's a good luck charm.
If she can find a reason to forgive,
Then I can find a reason to live.

I used to be on an endless run.
Believe in miracles 'cause I'm one.
I have been blessed with the power to survive.
After all these years I'm still alive.

I believe in miracles.
I believe in a better world for me and you.
Oh, I believe in miracles.
I believe in a better world for me and you.

I close my eyes and think how it might be.
The future's here today.
It's not too late.
It's not too late, yeah!

I believe in miracles.
I believe in a better world for me and you.
Oh, I believe in miracles.
I believe in a better world for me and you.


Song by Ramones
Foto Filo by Suevele

Pearl Jam 1



It's only rock 'n' roll.

But we like it.

Foto: Filo by Suevele.

20060920

dent

ho un mal di denti pazzesco!!!

aulin aulin aulin...anzi ..nimesulide nimesulide nimesulide...

easy life


La vita dovrebbe svolgersi sempre così, come oggi. Oggi ho preso ferie, ero molto stanco.

Ieri sera un bel film (The Queen, ve ne parlerò, come vi parlerò di Time), a letto tardi col sorriso sulle labbra (già sai), sveglia alle 11 con molta calma, motorino, colazione al bar, giornale, in posta a spedire dei cd, a casa per abbigliarsi, camminata sul mare, giornata spaziale, mare da urlo, doccia, breve spesa, pranzo gustoso.

Tra poco via a Pistoia per rivedere amici e stasera i Pearl Jam in Piazza Duomo. Parleremo anche di questo, come del concerto di Verona.

Foto: Cat, Landscapes 3

20060919

glasses



Ieri, dopo almeno un mese di tentativi andati a vuoto, ci siamo trovati nel pomeriggio con mia sorella per andare dall'ottico a comprarmi una nuova montatura da vista. Se posso, preferisco andare a fare questo tipo di acquisti con un occhio femminile a fianco, anche se poi in fondo decido da me. Mi dà sicurezza.

Ma, insieme a mia sorella, ovviamente è venuto mio nipote, Alessio, che ormai tutti quanti conoscete.

Parentesi. Lo so che posso sembrare imparziale, ma mio nipote è veramente un fico. E poi è fortunato. Tra me e mia sorella gli lasceremo almeno una casa di proprietà; se continua così, avrà sempre uno zio che lo seguirà nella scuola, lo guiderà attraverso la musica, il cinema, la letteratura, il mondo, le lingue (proprio oggi ho cominciato a comprargli Disney Magic English allegato a Repubblica), e sarà felice di spendere mezzo stipendio solo ed esclusivamente per lui. In più, è un fico. Ha un sorrisetto furbo che ti stende. Non è bello di quella bellezza quasi plastificata di molti bambini nord-europei, che sfiorisce negli anni, ma è quel biondo con gli occhi azzurri che spacca i cuori. Come ho già detto, sembra una versione in miniatura di un Eminem meno spaccone (ma ugualmente manesco, visto che ultimamente prova delle mosse di wrestling su di me saltandomi addosso direttamente dal bracciolo del divano di casa sua).

Detto questo, ho fatto scegliere la montatura a lui, alla fine. Si è orientato su una montatura piuttosto sobria, di celluloide marrone tartarugata, però di Calvin Klein.

Spero di non ritrovarmelo in un romanzo di Bret Easton Ellis, un giorno.

post mortem

scrivo questo post in modo leggero.
questa mattina uscendo di casa mi ferma la portinaia, subito ho pensato che qualcuno si fosse lamentato della musica troppo alta che ho suonato la sera prima in cameretta, e invece mi da la notizia che il mio dirimpettaio è morto.
l'ultima volta che l'ho visto era un po magro e senza capelli, lui che sembrava un bisonte. comunque. tumore. morto.
i miei amici lo sanno bene che mi piace essere leggero con la morte (degli altri!?!?!), ci scherzo , forse fin troppo.
comunque la portinaia mi da la notizia e forse si aspetta da me una reazione tipo pianto o qualcosa di simile ( a parte che ho pianto troppo negli ultimi giorni per i fatti miei e per i pearl jam) io invece dico, quasi sicuramente mentendo: mi dispiace. poi mi giro e me ne vado.
ecco questo il punto: è vero che è morto il mio dirimpettaio, da 10 anni al mio fianco, in senso architettonico, quindi un pò effettivamente mi dispiace però, sono sicuro che era lui a bucarmi le ruote della bici quando la mettevo legata la palo fuori di casa. lui che passava e mentre io la chiudevo diceva ad alta voce "queste cazzo di bici..." e poi non salutava mai.mai dico mai....e mi abitava di fianco, anzi se entravamo assieme dal portone faceva finta di legarsi le scarpe per distanziarsi da me.ogni volta!
bhè ho sempre pensato che prima o poi gli avrei rigato la macchina per vendicarmi di tutti i soldi che ho speso per riparare le ruote bucate. e invece è morto.
così è.
paradiso o inferno?

20060918

pearl jam

concluso il week end pearl jam. atteso da tantissimo tempo..6 anni...
vado a ruota libera. quello che mi viene in mente:
verona
venerdì sera arrivano jumbolo e fabietto a sambo. sabato andiamo dopo pranzo partiamo per verona raggiungiamo carlo e gli altri ragazzi della love boat board. il tempo metereologico non promette niente di bene, il cielo si fa scuro scuro, l'arena è aperta, mi preparo l'incerata. l'arena è un posto magnifico, per me poco adatto ai concerti rock, per la distanza che c'è tra il pubblico e il palco (6-8 metri forse più) e un pò perchè in platea non ci si può muovere più di tanto causa seggiolini, però magnifico. magico. e si sente da dio.
inizia a piovere a dirotto, secchiate d'acqua. smette un pò finchè suonano i my morning jackets, non molto apprezzati dai miei amici ma che a me invece piacciono, ma poi riprende più forte di prima.
si avvicina il momento, parte la musichetta di ten e poi entrano i 5 ragazzi (+1). iniziano con release, ed è tutto un emozione. la pioggia rende lo spettacolo incollocabile nel tempo, unico, particolare e soprattutto umido. ma cazzo il mio gruppo preferito sta suonando davanti a me nella mia città...
continuano given to fly, corduroy, world wide suicide, do the evolution, severed hand, ballo da solo, ma avrei quasi da ridire sulla scaletta scelta, ma vabbè ci penso solo un secondo mi godo la pioggia e la musica... love boat captain, even flow, 1/2 full, gone, not for you (chissà se hanno sentito la mia versione!?!?!?), grievance, marker in the sand, jeremy, wasted reprise, betterman, la chicca blood
escono per una sigaretta e rientrano inside job,poi la canzone migliore del concerto come back e subito a seguito i believe in miraclesdei ramones, poi porch con assolone, life wasted riescono risigaretta e rientrano elderly woman behind a counter in a small town, poi parte il riff di my sharona e eddie intona my Verona (è di sicuro un'idea di mike mc cready!), once, alive eddie su e giù per l'arena, fa anche un volo a planare in una pozzanghera, rock'in in a free world e terminano con l'immancabile yellow ledbetter..non ho parole , sono felice.
esco a limonare con i miei amici ma so che le emozioni non sono ancora finite.
milano
arrivo al forum con andrea marco carlo greta, mi aspetto un concerto un pò più tirato di quello di verona. saluto gli amici della l b b.
i my morning jackets mi sembrano meglio del sabato assomigliano un pò ai grant lee buffalo e ai pink floyd, ma forse perchè sono emozionato.
sto in platea voglio un concerto vecchia maniera, voglio sentire il sudore e voglio ballare.
parte la musichetta di ten ed entrano i nostri ragazzi go, last exit, save you, world wide suicide cazzo cazzo cazzo che tiro...mi ritrovo tra il pogo delle prime file senza accorgermene corduroy, severed hand, unemployable una delle mie preferite, even flow sono proprio davanti a mike gli guardo le mani e i muscoli del corpo, è vecchio sfatto, ma energico, i am mine, man off the hour,MFC questa si che è una scaletta della madonna cazzo, ma non è ancora arrivato il meglio..ecco un bel full..daughter (+ another brick in the wall ), faithfull, comatose, state of love and trust, why go mi strappo quasi la maglietta dalla gioia, non so se piangere o ridere, ma il meglio non è ancora arrivato escono e rientrano c'è eddie da solo con la chitarrina dedica la canzone alla madre di sua figlia (oLIVIa?), inizia a cantare picture in a frame di tom waits, inizio a piangere. proprio quella doveva fare? cazzo!
arrivano anche gli altri per parachutes che è bellissima, ma poi c'è black, canto e piango contemporaneamente, sudore e lacrime, è la canzone che amo di più. in assoluto. il pubblico la canta non la vuole finire, il gruppo smette di suonare, il pubblico continua, eddie si mette a piangere pure lui..sembriamo tutti davanti al muro del pianto. è magnifico. poi crazy mary (la marialafolle originale) che è bellissima..given to fly, alive tutti ballano..escono rientrano per il finale do the evolution ma dove ce l'ha tutta sta voce, big wave, leash, rockin' in a free world, yellow ledbetter. fine. saluti e baci, bacchette, piatti , plettri e magliette lanciati al pubblico.
così il miglior concerto che io abbia mai visto e vissuto.

20060917

strade



Tutto ok. Dalla collina sopra il mio paese, arrivando poco fa, il mare aveva un colore che mi verrebbe da definire cobalto, ma probabilmente mi sbaglio, ed il contrasto col cielo gonfio di nuvoloni pieni di pioggia era mozzafiato. Le strade erano sgombre, la macchina filava liscia, la compagnia ottima, i discorsi, quelli di sempre, ragione e follia, sentimento e divertimento.

L'acqua di ieri era impressionante, il colpo d'occhio dell'Arena ti prendeva al cuore e alla gola, i ragazzi sul palco, quelli di sempre, con qualche anno in più, come me, del resto. Sembra che siamo cresciuti insieme, ognuno nelle proprie realtà. Ma siamo sempre in piedi.

Schiena spezzata, sonno negli occhi e nelle ossa, nelle orecchie cose belle, commozione per chi non c'è più. Adesso si riparte, un altro tipo di emozione. Dritti allo stadio.

Photo: Cat, Landscapes 2.

20060915

cuore in frigorifero


Ieri, appena uscito da lavoro, nonostante la pioggia battente, sono andato lo stesso a fare la camminata quotidiana. Ho fatto finalmente l'intero lungomare, da Rosignano a Castiglioncello. Bello, non c'era quasi nessuno ovviamente. Slo Burn nelle orecchie, e passo svelto.
Mi sono sentito libero, ma probabilmente per qualcuno che mi ha incrociato ero solo un cretino. Dimostrazione lampante che aveva ragione Einstein: è tutto relativo.

Dopo sono corso allo stadio, incontrando gli amici "di stadio", il che è sempre un piacere. L'atmosfera era rilassata, poco tesa, lo stadio incredibilmente mezzo vuoto ma rinnovato in parte, la partita non è stata vibrante, un po' perchè domenica si rigioca (tra l'altro, una partita non facile), un po' perchè l'avversario onestamente non era granché. Fatto sta che ho realizzato l'emozione solo questa mattina. Siamo in Europa, nell'Europa del calcio, e ci siamo entrati vincendo. Mi sto addirittura abituando all'esultanza goffa di Thomas (Danilevicius - primo gol -), mentre alle magie di Cristiano (Lucarelli, of course) ci sono assuefatto (secondo gol).

Tra poche ore arriverà l'amico Fabio da Roma, e insieme ce ne andremo in macchina, attraversando l'appennino, da lafolle a San Bonifacio, per assistere, domani, al concerto dei Pearl Jam nell'Arena di Verona. E' strano, ma il ricordo più nitido che ho del 2000, anno in cui già vidi i PJ all'Arena, è quello di una ragazza incredibilmente bella che incrociai camminando verso il luogo del concerto. Mi ricordo che per fare il buffone con gli amici che erano con me, appena la incrociai feci finta di cadere sul marciapiede lungo e disteso.
Sono felice, anche perchè rivedrò diverse persone che mi piacciono, che considero amiche. Noto però una sostanziale differenza tra me e molti di loro, nell'attesa quasi maniacale di questo concerto. Fondamentale il fatto che io, con i PJ, ci sono praticamente cresciuto, li ho visti due volte nel '92, poi nel '96 e poi di nuovo nel 2000, mentre alcuni di loro addirittura non li hanno mai visti live. Li posso quindi capire, e addirittura un po' li invidio. E' un po' come quando ti innamori la prima volta. L'unica differenza, forse, è che nella musica l'amore magari resta, ma ti ci abitui. Invece, quando ti innamori, l'ultima volta sembra sempre quella più bella. Questo almeno per me.

Gira che ti rigira, sono tornato lì con i discorsi.
La conclusione è che mi accorgo, in alcuni momenti, di avere la testa da un'altra parte. Tanto è vero che lascio girare il cd degli Audioslave un po' troppo nel lettore.

Domenica torniamo presto, c'è ancora lo stadio. Nel mezzo, un viaggio con un amico, un bel concerto in un luogo storico, e se piove pazienza.
See you soon

Photo: Cat

20060914

good news



Visto che giochiamo in casa (Italia), abbiamo un'anteprima. Ad Ottobre uscirà il nuovo disco di Moltheni, un artista che apprezzo molto, e che ho avuto l'opportunità di conoscere di persona.

Si intitolerà Toilette Memoria, sarà su etichetta La Tempesta e sarà distribuito da Venus. Sembrerebbe di intuire un leggero passo indietro, a livello musicale, rispetto al rarefatto ma molto bello Splendore Terrore, e conterrà partecipazioni interessanti. Alberto e Luca dei Verdena su Cavalli sciolti del nord, Carmelo dei Marta sui tubi su Deserto biondo, addirittura Franco Battiato su Sento che sta per succedermi qualcosa...

Non è ancora chiaro se nel disco sarà presente la cover di Battisti, realizzata da Moltheni, de Il tempo di morire, inserita nell'EP promozionale.

Nonostante sia stato a Sanremo (nel 2000), Moltheni è un artista molto valido. Se non lo conoscete bene, cercate di scoprirlo. Natura in replay è il suo debut del 1999, Fiducia nel nulla migliore è il secondo, del 2001. Splendore terrore è del 2004, e magari vi posterò la mia recensione, apparsa sulla rivista All Music Magazine (tra l'altro, tagliata di una frase, cosa che toglieva senso all'intero ultimo paragrafo....).

Attendo fiducioso il nuovo Toilette memoria. Vai Umberto.

va

mi hanno messo la vasca da bagno nuova....
non siete contenti?
io si!

chiuso per (l')amore


Magari è l'età. Magari è il caso. Magari è l'inconscio, magari lo faccio proprio apposta. Adesso, è tempo di chiudere. Abbasso per un po' le serrande del cuore. Ho messo su il nuovo di Diana Krall, "From This Moment On", l'unico jazz che sopporto, e faccio come il barista nell'orario di chiusura.
Spazzo un po', tolgo i bicchieri. Fumo un'ultima cicca. Si chiude.

Troppo forte. Neffa ci ha visto giusto, "è meglio una delusione vera che una gioia finta, ma quando la delusione cresce la pressione aumenta". Paura di non farcela a reggere un'altra volta.

Magari è la notte. Magari domani mi passa. Magari è meglio se vado a dormire.


Photo: Cat - Landscapes 5.

20060913

ancora sulla musica


Sono incazzato. Sono incazzato con un paio di artisti.
Uno è Ben Harper. Nel fine settimana, di notte, macinando km, ho rimesso su Live From Mars, parte acustica. Non riesco ad ascoltare Roses From My Friends, Walk Away, The Drugs Don't Work e via dicendo senza che mi prenda un groppo alla gola, che mi si velino gli occhi dalle lacrime. Ogni nota, ogni parola, assume un significato adatto al momento, l'atmosfera è dolente, ti sembra di avere il cuore (il tuo) davanti a te e ti sembra di vederlo pulsare. Avrei voluto ascoltare Walk Away e Another Lonely Day insieme a lei e piangere abbracciati.

Poi, ti attraversa la mente l'immagine di lui che si rotola sul palco durante l'esecuzione di Better Way in concerto a Pistoia questa estate, il Festivalbar......e lì ti incazzi. Ma ti incazzi sul serio.

Ieri ho camminato sulle note di Evil Empire dei Rage Against The Machine. Non importa che riascolti uno qualsiasi dei favolosi dischi dei Soundgarden, una band che per me ha avuto una valenza importantissima.

Poi, metti su il nuovo Revelations degli Audioslave (per chi non lo sa, ma chi? formati da Chris Cornell - foto - dei Soundgarden e da 3/4 dei RATM), e ti sembra di sentire gli Aerosmith.

E ti incazzi di nuovo.