No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.

20120617

VRC

Versilia Rock City - di Fabio Genovesi (2008)


Domandare è come andare al Louvre e fare una foto alla Gioconda: cosa speri di catturare, cosa pretendi di riportare a casa?

Forte dei Marmi, Versilia, provincia di Lucca, Toscana. Nell'incipit, ambientato nella seconda metà degli anni '80, ci viene spiegata la vera realtà del vivere un luogo di villeggiatura considerato esclusivo. Famiglie che per due, tre mesi d'estate, lasciano la casa che abitano normalmente tutto l'anno, ai Signori, che di solito vengono dal Nord, e affittano le case dei nativi, e un po' anche le loro vite: devono essere impercettibili, ma se c'è un problema, una lamentela, devono essere presenti e servizievoli. I bambini si adeguano, ma non capiscono. Gli adolescenti, ribelli per definizione, vorrebbero non arrendersi. Passano più di vent'anni, e Forte dei Marmi è ancora lì. Quattro vite si sono sviluppate a partire da lì. Anzi, tre, mentre una è andata via. Quest'ultima è quella di Renato, in "esilio" al Nord, che, con il cuore spezzato pensa ancora alla sua ex, e per vivere si inventa un lavoro quantomai particolare. I tre che sono rimasti non potrebbero essere più differenti. Roberta è una affermata professionista, che mai si è sentita a suo agio dov'è nata e cresciuta, ma lì è rimasta, salendo di classe sociale e creandosi una sorta di corazza, una vita falsa, che l'ha fatta cadere in uno stato di anestesia sentimentale. Nello è un ex tossico, al quale la droga ha rubato una buona fetta di vita, e che adesso non sa bene cosa fare di quel che gli resta: ci penserà una sorpresa inaspettata a cambiare le sue prospettive. Ultimo, ma non meno importante, il nipote di Nello, Mario, una volta detto Marius DJ, quando era praticamente famoso, e che adesso non riesce a mettere il piede fuori di casa: vive di download selvaggi, sigarette e porno.

Di tutti i lavori che Dio ha dato all'uomo per metterlo alla prova, scartavetrare è il più terrificante. Noioso, faticoso, ingrato, una rottura di cazzo incredibile.


Come detto già qualche tempo fa, avevo letto distrattamente di Genovesi come uno dei nuovi e promettenti scrittori italiani, ma vuoi per pigrizia, vuoi per esterofilia, non lo avevo mai preso in considerazione. Poi, questa intervista su un mensile musicale, dove leggo cose, dette dall'autore, che mi causano un'epifania, quasi un'illuminazione: diceva cose che ho sempre pensato, ma non ero mai riuscito a mettere perfettamente a fuoco. Inoltre, aveva avuto esperienze molto simili alle mie: un background non dissimile. Mi dico, potrebbe essere interessante. Sarò onesto con voi: gli dico le stesse cose sul suo sito, confessandogli di non aver mai letto nessuno dei suoi due libri, e lui, più che gentilmente, mi risponde in privato con simpatia. Mi ispira definitivamente. Questa ri-edizione del suo primo libro (in realtà prima di questo ha pubblicato Il bricco dei vermi, una raccolta di racconti), l'ho letta in treno tra Roma e Rosignano, terminandolo prima di arrivare a destinazione, e devo dire che, seppur ben disposto, la storia (anzi, le storie), lo stile, la struttura, sono accattivanti, divertenti ma anche molto amare. Una scrittura semplice, diretta, senza fronzoli, molto toscana ma comprensibilissima anche per i non toscani, serrata quando è necessario, riesce a divertire senza nascondere la profonda inquietudine che tratteggia i quattro personaggi principali, e il malessere dei nostri giorni. Ambientata soprattutto nella sua Forte dei Marmi, cittadina verso la quale l'autore nutre un rapporto complesso ma indissolubile (che approfondirà nel suo altrettanto divertente, ma sentito, Morte dei Marmi), la storia che Genovesi racconta lascia, a mio parere, intravedere un discreto potenziale, e soprattutto, lascia la voglia di leggere ancora qualcosa scritto con tanta schiettezza, e tale intensità.

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