No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.

20081112

senza (più) parole


povero silvio




Silvio si lamenta perchè ogni sera le televisioni lo prendono per il culo. Poi alla domanda sulla bicamerale proposta da Fini e D'Alema risponde "io mi occupo di cose importanti".


Le televisioni ogni sera, lo prendono per il culo. Domandarsi perchè, ogni tanto?

intanto


Omicidio Sandri, Manganelli:

"Mi assumo la repsonsabilità"


A proposito della morte del tifoso laziale Gabriele Sandri, in occasione dell'anniversario (un anno) dalla morte, il capo della polizia Antonio Manganelli (foto) ribadisce che se ne assume tutta la responsabilità ecc. ecc. ecc.


Ecco, allora, sai cosa c'è Manganelli? Intanto, arrèstati da solo. In attesa di giudizio.

V for vendetta


Allora, prima leggete questo articolo, uscito ieri su Repubblica.

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Investì una ragazza, si uccide per il rimorso

Repubblica — 11 novembre 2008 pagina 2 sezione: TORINO


La depressione lo accompagnava fin da ragazzino. Un peso che è diventato insopportabile quando, ubriaco, con la sua auto aveva travolto e ucciso una ragazza all' uscita da una discoteca, a San Secondo di Pinerolo. Corrado Avaro (foto), muratore di 31 anni, aveva detto più volte di volersi uccidere. E ieri ha aspettato che il padre uscisse di casa, poco dopo mezzogiorno, ha preso una corda e l' ha legata a una scala nella cascina di famiglia, a Cavour, dove era tornato a vivere dopo la revoca degli arresti domiciliari. Ha scritto un biglietto in cui chiedeva scusa ai suoi genitori. Poi si è lasciato andare e ha chiuso la partita con la vita, con la giustizia e con i sensi di colpa. Non ha avuto una vita serena Corrado. Madre invalida, un' adolescenza segnata da un grave incidente che un amico aveva avuto con il motorino da lui prestato. Poi la fuga nell' alcool. Due volte gli era stata ritirata la patente per aver guidato in stato di ebbrezza. Ma ogni volta gli era stata restituita e lui aveva ricominciato. A bere e a guidare. Fino al 15 luglio 2007. Di fronte alla discoteca Villa Glicini di San Secondo di Pinerolo c' è un gruppo di ragazzi appena uscito dal locale. In mezzo a loro Claudia Muro, 16 anni, di Rivalta, saluta gli amici e attraversa la strada per raggiungere il fidanzato dall' altra parte. Una frazione di secondo, lo schianto, il sangue, il corpo immobile. Corrado Avaro ha sempre detto di non averla vista. Ma la sua posizione è aggravata dal tasso di alcool nel sangue, quattro volte superiore ai limiti. Corrado scende e chiama il suo padre spirituale, don Ilario Rolle. Un gesto interpretato dagli amici come menefreghismo. «Si è acceso una sigaretta e si è messo al cellulare come se nulla fosse», avevano detto. E Corrado, in un attimo, da ragazzo problematico e depresso, era diventato «un mostro». Tentano perfino di linciarlo, prima che arrivino i soccorsi. Per lui era stato avanzata l' accusa di omicidio volontario, caso praticamente unico per un incidente stradale. Nei 26 giorni in cui era stato rinchiuso in isolamento nel carcere gli avevano tolto i lacci delle scarpe perché non potesse impiccarsi. Perché lui lo aveva detto subito «Io mi ammazzo». Poi il reato era stato derubricato a omicidio colposo ed era stato condannato a tre anni di carcere con il rito abbreviato. Era andato ai domiciliari nella parrocchia di Venaria di don Rolle, da cui era uscito per essere ricoverato all' ospedale di Pinerolo per la depressione. Ogni giorno inviava decine di sms al sacerdote che lo amava come un padre. «Continuo a sognare quell' incidente... Ma don, credimi, io non l' ho vista». Quattro giorni fa le dimissioni e la pena ridotta all' obbligo di firma. Ma ha usato la libertà solo per farla finita. Una notizia che è rimbombata anche a casa di Claudia Muro. «Una storia che non finisce mai - hanno detto i familiari - La morte tragica e improvvisa di Corrado Avaro riapre in noi una ferita che ancora sanguina. Non volevamo finisse così. Non lo volevamo noi e, ne siamo sicuri, non lo avrebbe voluto neanche Claudia. Crediamo nella giustizia e nei suoi valori, punitivi e rieducativi. Speravamo che riuscisse a rendersi conto di ciò che aveva fatto a Claudia e alla sua famiglia, ricostruendosi, al termine della pena, una vita ed un futuro all' insegna del rispetto della propria vita e di quella degli altri. Oggi è un giorno triste per la famiglia di Avaro, perché di fronte alla morte di un figlio e di un fratello, per qualunque motivo accada, il dolore che si prova è lo stesso. Solo chi ci è passato può rendersi conto della sofferenza che questo provoca. Per questo siamo vicini alla famiglia Avaro. Oggi è un giorno triste anche per noi. Oggi Claudia muore un' altra volta». - FEDERICA CRAVERO

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Ecco, nonostante tutto quello che accade, questa è la notizia che ieri mi ha più colpito. Questa è, credo, la differenza tra me e chi legge il giornale e si mette nei panni dei genitori di bambini o figli stuprati, molestati e vorrebbe uccidere chi lo fa, oppure quelli che giustificano chi dà fuoco ai barboni, perchè è così che si chiamano, o a chi lancia molotov contro campi rom perchè, insomma, danno fastidio cazzo!


A questo tipo di persone, che rispetto e devo rispettare come devo rispettare l'elettore forzitalico, facendo mio il motto attribuito a Voltaire "disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo", chiedo, per una volta, di immedesimarsi nei genitori di Claudia Muro. Semplicemente.

20081111

From Yesterday- 30 Seconds To Mars [Full] (Part 2)

Il video non è attinente, ma sfarzoso, pieno di citazioni, adatto ad una rockstar nonché attore come Jared Leto (cantante/chitarrista)

From Yesterday- 30 Seconds To Mars [Full] (Part 1)

Una canzone che vorrei aver scritto io

the burning plain


The Burning Plain – Il confine della solitudine – di Guillermo Arriaga 2008

Giudizio sintetico: si può vedere

Sylvia è maître in un lussuoso ristorante sul mare a Portland, algida e distaccata, concede il suo corpo spesso e volentieri ma senza entusiasmo, come spesso si provoca dolore e cicatrici conseguenti. Carlos, un messicano silenzioso, la segue da qualche giorno.
Gina, che vive vicino al confine col Messico, è una bella madre di quattro figli, che si divide tra il marito camionista con problemi di erezione, l’amante Nick e, appunto, i figli: soprattutto la maggiore, Mariana, le dà qualche problema, probabilmente perché ha scoperto la tresca.
Maria, che vive in Messico, è giovanissima, ma già praticamente lavora come una persona adulta, dando una mano al padre, Santiago, che, insieme a Carlos, ha un piccolo velivolo per dinsinfestazioni di colture mediante antiparassitari.
Le quattro donne, o forse tre, sono legate molto più di quanto si possa presumere.

Arriaga, per chi non lo sapesse, è uno scrittore messicano, diventato abbastanza famoso per aver scritto diverse sceneggiature, alcune diventati film al limite del capolavoro. Partner fisso di Alejandro González Iñarritu (Amores Perros, 21 grammi, Babel), ha scritto anche Le tre sepolture, di e con il grande Tommy Lee Jones, altro film interessante, oltre ad altre cose meno conosciute. Si cimenta per la prima volta con il lungometraggio, una produzione importante e un cast imponente, e non si distacca dallo schema che lo contraddistingue, come sa bene chi ha letto i suoi libri e visto i film da lui sceneggiati. E’ impossibile quindi, sempre per chi conosce le sue cose, non paragonare questo film con, ad esempio, i film di Iñarritu, che hanno avuto un grande successo, di critica e di pubblico. E mi trovo d’accordo con una buona parte della critica, quando in definitiva si dice che The Burning Plain risulta un buon film dove manca forse una mano “forte” di un regista esperto, cosa che può accomunare Arriaga a Paul Haggis (altro autore di grandi sceneggiature, passato alla regia con Crash – Contatto fisico, pluripremiato con 3 Oscar, dopo di che ha proseguito nella regia con Nella valle di Elah). In entrambe i casi, infatti, siamo davanti a direzioni impeccabili ma senza colpi di genio, mai nervose ma spesso anche mai “passionali”.


E’ questo, in breve, il pregio/limite di questo film, che delinea due splendidi personaggi femminili, che si affida a prove attoriali senz’altro buone (forse Kim Basinger supera di poco la Theron e la giovane e promettente Jennifer Lawrence – premiata a Venezia col Mastroianni -), che porta lentamente ma inesorabilmente lo spettatore a commuoversi verso la fine, ma che non “spacca” il cuore come, mi tocca ripetere, Amores Perros o 21 grammi. Certo è che abbiamo senz’altro un altro regista che promette grandi cose per il futuro. Una segnalazione doverosa per José María Yazpik, intrigante, affascinante, delicato e taciturno Carlos.

dr.strangelove


Da Repubblica on-line


Londra, 07:58
IL MISTERO DELLA BOMBA ATOMICA
DISPERSA IN GROENLANDIA
Nel 1968 gli Stati Uniti dopo un incidente aereo persero un ordigno nucleare e dopo accanite ricerche lo abbandonarono sotto i ghiacci della Groenlandia settentrionale. L'incidente e' stato rivelato dalla Bbc che -sulla base di documenti declassificati grazie al Freedom of Information Act, la legge statunitense sulla liberta' di informazione- e' riuscita a raccogliere la testimonianza dei due piloti che erano alla guida del bombardiere B-52 che si schianto' a pochi chilometri dalla base aerea di Thule. Costruita all'inizio degli anni '50, la postazione era considerata di strategica importanza dagli Stati Uniti che vi avevano piazzato un radar che scandagliava i cieli a caccia dei missili eventualmente lanciati dall'Unione Sovietica. La base era continuamente sorvolata dai bombardieri B-52 con testate nucleari, pronti a puntare verso Mosca. Ma il 21 gennaio del 1968 qualcosa ando' storto e un aereo precipito'. L'operazione messa in campo per recuperare i 4 ordigni nucleari dopo l'incidente fu spettacolare: per mesi, il personale militare, insieme a operai locali e danesi perlustrarono i ghiacci, recuperano migliaia di minuscoli frammenti e tonnellate di ghiaccio, parte del quale contenente detriti radioattivi. Il Pentagono sostenne che tutte e quattro le armi nucleari erano andate distrutte: il che probabilmente e' vero da un punto di vista tecnico, sostiene la Bbc, anche perche' le bombe non erano state ancora completate; ma i nuovi documenti rilevano che, nelle settimane successive all'incidente, i tecnici cercarono di rimettere insieme i pezzi raccolti e, alla fine, tornarono all'appello solo tre bombe. Alla fine la 'caccia' fu abbandonata, anche perche' i tecnici si resero conto che era praticamente impossibile perlustrare l'intera aerea per recuperare l'infinita quantita dei rottami. La conclusione fu che il materiale radioattivo si era dissolto nella grande massa d'acqua e di fatto era diventato innocuo.

(11 novembre 2008)


Si, e io sono Batman.

20081110

bufali


Il bufalo della notte - di Guillermo Arriaga


Città del Messico, Manuel e Gregorio sono amici per la pelle, ma Gregorio soffre di schizofrenia, una malattia mentale che lo porta al suicidio. Manuel gli ha soffiato la fidanzata, Tania, e vive straziato dal dolore per la morte dell'amico, dalla sensazione di impotenza per non aver potuto aiutarlo, e dal senso di colpa. Inoltre, Gregorio sembra inviargli dei messaggi dall'aldilà.


Probabilmente il primo romanzo tradotto in italiano dello sceneggiatore di due grandi film quali "Amores Perros" e "21 grammi", questo libro ci porta nei meandri della mente del protagonista con un incedere da thriller (in effetti, ci si aspetta il colpo di scena, e questo non arriva) e con un'abilità descrittiva notevole. Una buona lettura, anche se la storia crea una notevole aspettativa che il finale non risolve del tutto.


recensione scritta nell'agosto 2004

21 grams


21 grammi - di Alejandro González Iñárritu 2004


Giudizio sintetico: da non perdere!


Un film sulla morte o sulla vita? Su quanto siano vicine o su quanto siano indissolubilmente legate? Chissà. Senza dubbio però, un film bello, intenso, forte, vicino alla vita vera e ai dolori, profondi, che ogni tanto ci bussano alla porta e ci trovano completamente impreparati.


Tre vite, quanto di più distante ci possa essere, si incrociano a causa di un incidente (auto-citazione del genietto messicano, vedere il precedente Amores Perros). E scatenano una reazione distruttiva che porta però al perdono e alla redenzione.

Una metafora religiosa, dopo che per tutto il film la religione (Cattolica, in questo caso) viene mostrata per quanto delirante possa essere.


Il film ci porta inoltre a riflettere su quanto questa nostra società agiata ci abbia allontanato dalla condizione ottimale per saper affrontare la perdita. Un discorso a parte merita l'originalità e la sfrontatezza di questo regista (a questo proposito, vi consiglio se non l'avete fatto, di vedere anche 11 settembre e, in particolare, l'episodio diretto da Iñárritu); le storie, a parte il viraggio della fotografia di colore diverso per i tre protagonisti, che si nota appena, ci vengono narrate con continui avanti e indietro nel tempo, e per un bel po' ci spiazzano; anche per questo (ma per una storia di tale intensità non ce ne sarebbe stato bisogno) si rimane inchiodati alla poltroncina per due ore, affascinati dalla coesione regista-storia-attori.


Intensità massima, Sean Penn asciutto come mai prima, Naomi Watts la più sopra le righe per via della parte, ma assolutamente convincente, Benicio Del Toro penetrante, disperato, dannatamente profondo. Dopo aver ricordato Charlotte Gainsbourg nella parte di Mary, la compagna in crisi di Penn, ruolo minore riservato a questa attrice non bellissima ma sempre fortemente affascinante, vorrei soffermarmi su tre scene devastanti per emotività e recitazione.

Sean Penn muto seduto sul bordo di una piscina vuota e semi-abbandonata (la vediamo quasi all'inizio ma la capiamo quasi alla fine), Naomi Watts che ripercorre la strada dell'ultima passeggiata del marito con le figlie fino all'incrocio dove rimangono vittime dell'incidente, dopodiché si siede sul marciapiede e tocca le foglie secche che potrebbero aver fatto da "testimoni", Benicio Del Toro che si fissa nello specchio del motel poco prima di raschiarsi un tatuaggio di una croce sull'interno dell'avanbraccio mediante un coltello scaldato con l'accendino.


Poco da fare, i film "circolari" (se possibile con coincidenze alla Kieslowski) risultano sempre di una spanna più emozionanti.

Siamo solo a Gennaio, ma abbiamo già un serio candidato al miglior film dall'anno.


recensione scritta nel gennaio 2004

l'universo perduto


C'è una band argentina, della provincia di Buenos Aires, che da 14 anni circa ha fatto dello stoner rock la propria bandiera. Li conoscono in pochi, anche in Argentina, ma loro continuano a girare il mondo e a fare dischi, suonando davanti a poche decine di persone (come è successo ultimamente, quando finalmente sono riuscito a vederli dal vivo) o aprendo per band importantissime a livello internazionale (guardate qui, Mudhoney, Black Rebel Motorcycle Club, Nine Inch Nails, Melvins), e pestando duro. Amano i Kyuss e Battiato, e lo dimostrano con questo dischetto doppio uscito circa un anno fa (scusate il ritardo). Pezzi vecchi di loro composizione, tratti dalla loro imponente discografia, e cover di Aerosmith, Blue Cheer, Steppenwolf, Black Sabbath (oltre che Kyuss e Battiato appunto). Umili e grandiosi, grezzi e sinceri, vintage quanto basta per non essere di moda (fin dalla copertina, come noterete), ma in maniera sufficiente per entrare nel cuore di chi ama seriamente la musica senza tempo.


Los Natas - El Universo Perdido de Los Natas - Vol. I/II

weeds of californi(cation)a vs porn


Continua la nostra crociata di sdoganamento del porno. Mi vengono in aiuto questa volta, due serie televisive americane, Californication e Weeds.


Se due indizi fanno una prova, ci siamo. Qualche giorno fa, nella seconda serie della saga del nostro idolo Hank Moody, l'amico/agente Charlie Runkle prima conosce la porno-attrice Daisy (sta facendo una depilazione da sua moglie), poi, rimasto senza lavoro perchè scoperto dal suo capo che si masturbava in ufficio (tramite circuito tv interno), si inventa suo agente e, in men che non si dica, si trova coinvolto nello shooting di un porno che riprende pari pari l'idea della serie (porno) Backseat Bangers (in pratica, uomo/donna che fanno sesso sul sedile posteriore di una grande auto, ripresi dal sedile anteriore, con divagazioni anche fuori dall'auto in luoghi poco affollati). Fin qui siamo all'omaggio, o citazione che dir si voglia. Vi anticipo che, per una serie di cose, Charlie si prenderà talmente a cuore la causa di Daisy che finirà per organizzare la location di un film in casa. Alcuni titoli di episodi di questa seconda serie, piuttosto esplicativi: Vaginatown, Coke Dick & First Kick.


Ma ieri sera, mentre guardavo l'episodio 7 della terza stagione di Weeds, intitolato He Taught Me How To Drive By, il cugino della protagonista, Andy, si ritrova a curare il catering per una produzione porno, ed ecco che dapprima si intravede, dopo di che diventa pure protagonista di alcuni dialoghi, il grande (aggettivo non posto a caso, visto che best known for his exceptionally large penis) Lexington Steele (foto), una delle stelle più luminose del porno statunitense (leggete questa specie di biografia per favore perchè c'è da rimanere di sasso). C'è anche Jessica Jaymes, attrice porno non molto conosciuta ma molto bella. Entrambi nella parte di se stessi (Steele molto ironico), tornano anche nell'episodio seguente, The Two Mrs. Scottsons. Ovviamente, gli episodi di Weeds negli States sono andati in onda circa un anno fa (al contrario di quelli di Californication che stanno andando in onda adesso), e gli appassionati sicuramente ne sapevano già a pacchi, ma nel mio piccolo cerco di dare il mio contributo; tra l'altro, scopro dalla rete che Lex (per gli amici) è apparso anche in Nip & Tuck.


Per chiudere parlando ancora di Weeds, la terza stagione vede guest star del calibro di Matthew Modine e Mary-Kate Olsen, e pur rimanendo molto farsesca, sottolinea molti lati oscuri dell'America puritana. Meno "impegnativo" di Dexter, ma comunque un buon passatempo. Tra l'altro, avendo optato, su tutta la linea dei serial, per la versione originale con sottotitoli italiani, sto allenando l'orecchio e, in un certo qual modo, togliendo l'ossido al mio inglese.

la voce di oggi

semiotica

sostantivo femminile (plurale semiotiche)

1 Scientifico: semiologia

2 Medico: (non comunemente) semeiotica

etimologia: dall'inglese semiotic, che è dal greco semeiotiké (téchne, "arte"), derivato di semeion, "segno"

20081109

radio interview

qui potete ascoltare l'intervista trasmessa sabato sera su radio punto:
sbresi per gli estere.
si possono ascoltare anche due canzoni, blu e gialla, come sul nostro myspace.
olè!

la voce di oggi

semantica

sostantivo femminile

1 Linguistico: parte della linguistica che studia i significati delle parole e la loro evoluzione nel corso del tempo // Parte della semiotica che studia i rapporti tra i segni linguistici e il loro significato // Estensione: lo studio del significato dei segni nei linguaggi non verbali. Semantica del linguaggio del corpo

2 Letteratura: il complesso dei caratteri tipici del linguaggio di un autore, di un periodo, di una scuola // Lo studio e l'analisi di tali caratteri

etimologia: dal francese sémantique, che è dal greco semantiké (téchne), "(arte) semantica"

happiness


Da D la Repubblica delle donne, nr. 617. Intervista divertente ma anche interessante, con qualche ovvietà che però fa sempre bene sentirsi ripetere. Nella foto, Eric Weiner.

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Dove si è più felici?

Luoghi/libri


Un giornalista americano ha ridisegnato la mappa del mondo in base all'umore dei suoi abitanti. Ne è nata la Geografia della gioia

di Sergio Nazzaro

Esiste un luogo dove si è felici? Eric Weiner è un giornalista americano che ha fatto un viaggio per cercarlo. Dall'Olanda alla Svizzera, dall'Islanda alla Moldavia e poi nel Bhutan, passando per il Qatar e l'India. Un viaggio che si è trasformato in un libro: la Geografia della gioia, uscito in questi giorni per Rizzoli. Tra analisi e ricerche scientifiche, rimandi alla filosofia, aneddoti e resoconti, Weiner conduce il lettore alla scoperta di mondi altri, dove forse c'è, per davvero, la felicità. Letteratura di viaggio e dello spirito, Weiner riesce a tramutare i suoi interrogativi in occasioni di partenze e scoperte, con rispetto profondo per le culture che attraversa sempre con un sorriso ironico pronto ad affiorare tra le labbra. Ma il suo è anche giornalismo, sguardo sulla contemporaneità del mondo e sulle sue culture e società. Probabilmente uno dei suoi luoghi della felicità è il libro stesso. Eric Weiner non ama che gli si dia del tu, lo dice nel libro, per questo dopo cinque minuti al telefono, gli domando se procedere con l'intervista, ma lui: "Ci siamo conosciuti abbastanza, ormai siamo in confidenza, direi che adesso possiamo darci del tu. Da scrittore a scrittore". Ok.


Mi è piaciuta molto la tua affermazione: "Cambia l'ambiente in cui vivi e potrai cambiare la tua vita. Non è il fuggire dai problemi, ma il riconoscere che dove si vive influisce sul chi si è".


"Assolutamente. Il nostro habitat, la società in cui viviamo, influisce profondamente sulla nostra felicità. È naturale che sia così! Noi esseri umani siamo creature legate alla geografia, e sarà sempre così. Credo sia un punto che molti manuali di "aiuto personale" trascurano, troppo concentrati sulla nostra vita interiore, sul ritrovare il bambino che è in noi. Ignorano un aspetto importante. Non credo si possa essere felici dovunque, tanto quanto si possa essere felicemente sposati con chiunque".


La possibilità che la felicità dipenda non solo da uno sguardo interiore, ma dalla società in cui si vive, non responsabilizza maggiormente le azioni dei governi?


"Questo è un punto interessante. Penso di sì, ma solo per quanto riguarda le azioni che influenzano la nostra vita quotidiana: la salute, la qualità dell'aria, gli spazi verdi e via dicendo. Ma la felicità deriva anche dalle relazioni con le altre persone, e i governi non hanno un grande impatto sotto quest'aspetto, almeno credo".


L'Italia non è un luogo felice? Ho notato che non ci siamo nel tuo libro.


"Mi dispiace dirtelo, ma l'Italia non è una delle nazioni più felici al mondo, almeno secondo gli studiosi di scienze sociali che analizzano il campo della felicità. Da quasi tutte le ricerche gli italiani risultano non essere particolarmente felici. Comprendo che quest'affermazione possa essere sorprendente per molti, sia italiani che stranieri. Certamente gli americani hanno un'immagine degli italiani felici seduti intorno a una pizza. Gli italiani, invece, sono molto volubili, umorali, se posso dirlo, e questo non porta alla felicità. Invece gli svizzeri, per esempio, sono costantemente nelle prime posizioni. Gli svizzeri hanno un carattere più bilanciato, mentre gli italiani hanno grandi momenti di euforia e momenti di grande depressione. È una generalizzazione, naturalmente, ma forse c'è un po' di verità".


Dal tuo libro emerge che la felicità appartiene più al Sud del mondo, e più all'Est che all'Ovest. Civiltà e progresso non sono sempre garanzia di felicità?


"Per la verità alcune delle nazioni più felici sono nel Nord Europa, luoghi come la Danimarca e l'Islanda. Ma qualche volta il "progresso" o la crescita economica non sono parte della felicità. Il Giappone, per esempio, è quattro volte più ricco di quanto non lo fosse negli anni Cinquanta, ma non è più felice. Comunque, l'assoluta povertà non è la chiave della felicità. Sostanzialmente i soldi possono comprare a una nazione la felicità, ma molto denaro in più non necessariamente li farà ancora più felici. A un certo punto il denaro cessa di essere risorsa di felicità".


Raccontando del tuo periodo in India, lo definisci uno dei più felici della tua vita. Ma dici anche di averci vissuto da outsider, è questo il segreto?


"Per me è così! Sono felice nella posizione dell'osservatore. È il motivo per cui sono diventato un giornalista. È anche il motivo, credo, per cui molte persone sono felici vivendo da migranti. Come "migrante" hai la possibilità di osservare oltre la superficie una cultura straniera, vederla per quella che è veramente. Se non lasci mai il tuo Paese, se le persone in generale non lo fanno, non possono veramente comprendere la propria cultura, perché sono troppo vicine a essa".


È molto interessante il tuo incontro in Olanda con il professor Veenhoven (sociologo esperto di studi sulla felicità, ndr), credi sia felice?


"Buona domanda. Penso di sì. Non perché studia la felicità (ho incontrato molti studiosi di felicità, infelici!), ma perché è pienamente coinvolto nei suoi studi. Ama il suo lavoro, questo è essenziale".


La felicità esiste più nel cercarla anziché nel trovarla, quindi?


"Quando pensi di essere felice non lo sei più. La felicità è relativa. Cercandola ardentemente forse non la si trova. È sfuggente, va presa di lato, non devi affrontarla direttamente, ma conquistarla".


Nel libro parli della tua ossessione per le borse, le sacche da viaggio.


"Le amo perché sono la mia casa".


Che cos'è il viaggiare per te?


"È cambiare prospettiva, uscire da se stessi, distaccarsi dai luoghi comuni. Viaggiare è scuotersi. Lasciare l'America mi ha fatto comprendere meglio la mia nazione".


Quali sono le tue influenze letterarie?


"Tiziano Terzani mi ha influenzato molto. I suoi libri non solo descrivono luoghi, ma rivelano il mondo e il suo spirito".


Dove mi consigli di andare per il prossimo viaggio?


"Non importa dove, ma come viaggi. Puoi anche andare giù in strada e vivere un'esperienza magnifica nel bar sotto casa. È importante avere il cuore aperto. Un luogo lo visiti con la tua percezione".


Tu viaggi anche perché sei corrispondente estero (per Los Angeles Times, NPR, New York Times).


"Sì, anche se l'informazione è in un momento di difficoltà, si perdono lettori, si perde pubblicità, si licenzia. Forse è anche il cambiamento dell'informazione nell'era della Rete. L'informazione c'è. Manca chi analizza i fatti. Mi preoccupa che nel futuro non ci sarà un giornalismo capace di approfondire gli avvenimenti".


E l'attuale campagna presidenziale?


"È troppo lunga! Sono due anni che va avanti. In due anni, in Italia avreste fatto dieci governi! Scherzo".


Su cosa sarà il prossimo libro?


"Su Dio. Lo conosci?".


Sì, anche se ho interrotto i rapporti diplomatici!


"Racconterò delle religioni che stanno scomparendo, le religioni "boutique", nel senso di piccolissime, praticate da poche centinaia di persone, anche se con profonde radici culturali. E alla fine, anche da questi luoghi di spiritualità estrema, trarrò una "geografia della gioia". Chissà che non siano più felici loro".

20081108

tropici


Tropic Thunder - di Ben Stiller 2008




Giudizio sintetico: si può vedere




Tugg Speedman è un attore di film d'azione famosissimo, ma in leggero declino. Kirk Lazarus è un attore premio Oscar sempre alla ricerca dell'interpetazione perfetta e tende a rimanere un po' troppo nei personaggi. Alpa Chino un rapper che si cimenta col cinema. Jeff Portnoy un attore comico di film scurrili ed è ultra-scurrile lui stesso (oltre che tossico senza rimedio). Sono tutti sul set di un film sul Vietnam, con il loro seguito e il carrozzone hollywoodiano, il regista è schiacciato tra la produzione che lo pressa, gli attori e le loro fisime, l'autore del libro dal quale è tratta la sceneggiatura, reduce e quindi sciroccato.


Per uno scherzo del destino, e soprattutto per una serie di pazzesche coincidenze, il "plotone" di attori si ritrova coinvolto in una vera guerra.




Mettiamola così: a Ben Stiller regista, visto che ha diretto un capolavoro assoluto come Zoolander, gli si porta rispetto a prescindere. Dopo di che, come conseguenza negativa, si paragona tutto a quel film lì e, in quel caso, si pretende il massimo. E questo Tropic Thunder non vale 3/4 di Zoolander. Inoltre: si ride, e si apprezza molto il fatto che Hollywood e le mega-star qui presenti si prenda in giro e autoironizzi sul proprio status e sui propri tic, ma la verità è che le cose migliori, imperdibili davvero, di questo film, sono i finti trailer iniziali e il balletto di Tom Cruise/Les Grossman (il produttore capo) sui titoli di coda (quest'ultima cosa veramente ma veramente irresistibile). Quel che c'è nel mezzo si apprezza, fa anche ridere, ma, come detto sopra, non è all'altezza di Zoolander.


Ora, il problema qual è? E' che la comicità di questo tipo non è quella, per dirne una e per rendere bene l'idea, di Ti presento i miei - Mi presenti i tuoi?, non lontana, purtroppo, da quella di Vacanze di Natale e compagnia, per cui, anche un film comico di buon livello come questo, in pratica non verrà apprezzato dal grande pubblico italiano. E, anche se chi vi scrive lo ritiene sotto il livello di perfezione, il fatto che non sarà molto apprezzato è un peccato.

la voce di oggi

esito

sostantivo maschile

1 Uscita, sfogo, sbocco, di liquidi, di gas e simili. Dare esito all'acqua, al vapore

2 Figurato: riuscita, risultato. Buono, cattivo esito; l'esito degli esami è ancora dubbio // Conclusione, scioglimento, finale: l'esito del processo è incerto

3 Burocratico: risposta. Dare esito a una lettera, a una pratica

4 Commerciale: uscita di merci da un magazzino, da un negozio; spaccio, vendita, smercio. E' merce di facile esito

5 Medicina: conclusione di un processo morboso. Esito infausto // Specialmente al plurale: segni che denunciano un processo morboso. Esiti di infarto miocardico

etimologia: dal latino exitu(m), "uscita", derivato di exire, "uscire", composto di ex, "fuori" + ire, "andare"

yes we ken


nouvelle cuisine

Da D la Repubblica delle donne, nr. 617
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Azoto liquido

La cucina scientifica

Tra una bombola di azoto liquido e uno spettrometro di massa, ci sono cucchiai di legno e grembiuli. L'ambiente della gastronomia scientifica è così: un po' cucina, un po' laboratorio. Questa nuova disciplina si occupa infatti di studiare sia le proprietà fisiche e chimiche degli alimenti che i metodi di cottura. Reazioni esotermiche, ingredienti analizzati a livello molecolare, evaporazioni di aromi: i migliori chef di tutto il mondo seguono con attenzione gli sviluppi della gastroastrofisica, come Ferran Adrià, guru della cucina scientifica a Barcellona. Cuocere le uova con l'aiuto dell'alcol etilico anziché sul fornello è uno dei gesti più imitati: l'alcol coagula le proteine proprio come il calore, rassodando il tuorlo in una specie di "cagliata". Il vantaggio lo spiega Davide Cassi, professore di fisica della materia all'università di Parma e autore del libro Il gelato estemporaneo e altre invenzioni gastronomiche (Sperling&Kupfer): "La cucina scientifica risponde a una nuova esigenza. Basti pensare alle scoperte relative ai cibi e alle loro proprietà, soprattutto in relazione all'odierno stile di vita, che tende alla sedentarietà: ci sono sostanze che oggi andrebbero consumate in maggior quantità, come gli antiossidanti, altre invece in misura minore, penso ovviamente ai lipidi. Noi gastronomi scientifici vogliamo offrire alternative in linea con i nuovi principi nutrizionali. Le ricerche, per esempio, ci hanno permesso di ideare una maionese a base di lecitina di soia molto gustosa ma povera di grassi. L'industria alimentare è molto interessata ma lo è ancora di più il settore degli elettrodomestici. Non a caso ho appena presentato un prototipo per fare il gelato in casa senza l'aggiunta di zuccheri : è basato sull'utilizzo dell'azoto liquido, un gas liquefatto che ha una temperatura di -196 gradi". I misteri però sono ancora molti come disse il gastrofisico Nicholas Kurti: "Sappiamo più cose sulla temperatura interna di una stella, di quello che accade in un soufflé".

Monica Marelli

ma allora...

Torniamo sulla gaffe di Silvio sull'abbronzatura di Obama. Questo video è impressionante. Ho da poco spento la radio, Radio24, dove un giornalista italiano che lavora negli USA diceva che la notizia di questo "commento" poco brillante non aveva avuto molta rilevanza sui giornali statunitensi; inoltre, il fatto che Obama non avesse telefonato a Silvio è stato effettivamente pompato dalla stampa. Mi pare ovvio che Obama, anche se fosse venuto al corrente della gaffe di Silvio, non poteva fare l'offeso, mica si può montare una crisi internazionale per una battuta (molto) infelice (oddio, anche quella di Gasparri non è male, quella "con Obama presidente americano, sarà contenta Al Qaeda").
Quello che mi impressiona, personalmente, è l'assoluta incapacità di Berlusconi di rendersi conto che ha detto una cosa di cattivo gusto, di pessima classe, una battutaccia da bar nemmeno troppo divertente. Credo che Berlusconi non sia stupido, altrimenti non sarebbe arrivato ad avere il patrimonio che ha e il successo che ha, ma quando vedo la sua reazione a questo giornalista americano che cerca di riportarlo alla realtà, ho quasi paura di quell'uomo. Il pensiero che abbia il potere in Italia, nel paese dove sono nato, dove vivo e lavoro, dove tutto sommato mi piace stare (o forse sono solo abituato) per una decina di mesi all'anno, è veramente disturbante.

20081107

hello, Eve!


Wall-E - di Andrew Stanton 2008


Giudizio sintetico: si può vedere


Siamo nel 2805, la terra è un cumulo di spazzatura e piena di grandi edifici abbandonati. Wall-E è un robottino progettato (su larga scala) per compattare e sollevare i rifiuti. Ce n'è rimasto un esemplare in funzione sulla terra, e sta compattando e impilando rifiuti da circa 700 anni. La sera si "riposa" in un container dove, pare, sta diventando "umano": si "spoglia", si mette comodo, e guarda delle videocassette, soprattutto Hello, Dolly!. L'arrivo di un razzo sconvolge la routine di Wall-E, e porta con sè EVE, una robot esaminatrice di vegetazione. Wall-E le mostra una piantina che ha trovato, e EVE sembra morire. Wall-E la accudisce e, quando il razzo torna a prenderla Wall-E riesce ad imbarcarsi. All'arrivo, scoprirà e scopriremo che l'umanità non si è estinta...


Nuovo film della Pixar, che ha raggiunto ormai una qualità spaventosamente realistica delle animazioni, Wall-E è una storia d'amore tra robot a sfondo ecologista, e prova a commuovere facendo riflettere sui nostri destini come abitanti del pianeta Terra. Divertente e delicato, la prima parte eccelle anche nel gusto registico delle inquadrature soprattutto nei campi lunghi. Forse un po' troppo cinematografico, anche nelle moltissime citazioni, per i bambini, Wall-E è adatto anche ai grandi, che però possono risentire dei cali di tensione della prima parte della storia.

Titoli di coda con un pezzo inedito nientemeno che di Peter Gabriel (Down To Earth), preceduto da un corto animato intitolato Presto che parla di un prestigiatore e del suo coniglio ribelle, assolutamente delizioso.

sorprese...o quasi - parte 2


L'altro dischetto è invece uno di quelli che, personalmente, mi "arrivano" subito; una sorta di sorpresa c'è stata ugualmente, perchè gli Underoath mi piacciono ma non così tanto. Avevo ascoltato con interesse i dischi precedenti, ma nessuno mi aveva mai "preso" come questo. Metalcore o Screamo, come volete voi, fatto sta è che il disco bilancia in maniera egregia le parti di una violenza devastante con quelle melodiche e ariose, senza perdere di tensione e spruzzandolo qua e là di inserimenti e tocchi inaspettati, con improvvise sonorità che non ti attenderesti da un disco violento come questo. Alla fine del terzo ascolto mi sono morso le mani per non essere andato a vederli durante il loro ultimo passaggio nella penisola.
Come già detto in altra sede, i Dillinger Escape Plan e i Converge rimangono un gradino sopra, ma i ragazzi si stanno dando decisamente da fare.

Underoath - Lost In The Sound Of Separation

sorprese...o quasi - parte 1


In questi tempi di ascolti poco concentrati, capita di non dare il giusto peso ai dischi. Almeno inizialmente. E' quanto mi è successo con uno di questi due dischetti, tra l'altro diversissimi tra di loro.


Il nuovo disco di Robert James Ritchie, al secolo Kid Rock, mi è tornato nelle orecchie dopo il mio viaggetto a Berlino; durante il soggiorno avevo visto i manifesti del suo imminente tour (che non toccherà l'Italia), e insomma mi sono messo a riascoltare l'ultimo lavoro, al quale avevo dato un peso minimo. E invece, questo suo Rock 'n' Roll Jesus è un disco superficialmente ammaliante, e talmente semplice da essere bello. La voce del ragazzo ricorda i grandi singer del rock, e le atmosfere southern mischiate alla sua provenienza hip hop ne fanno un disco maturo e quasi malinconico, se non fosse per l'immagine cazzara che si è costruito addosso fin dall'inizio. Anche solo il fatto che il tormentone ossessivo che ha fatto da singolo apripista, All Summer Long, sia una specie di omaggio mash up ai Lynyrd Skynyrd e a Warren Zevon, la dice lunga sulle influenze di Kid, e su quello che ne può venir fuori. Inaspettato.

Kid Rock - Rock N Roll Jesus

continua

la voce di oggi

antera

sostantivo femminile

Botanica: parte terminale dello stame in cui è contenuto il polline destinato a fecondare i pistilli

etimologia: dal greco antherós, "fiorito", derivato di ánthos, "fiore"

playlist

Chiavetta 4 gb - Album

AC/DC - Higway To Hell
AC/DC - Back In Black
Basia Bulat - Oh My Darling
Beatrice Antolini - A due
Brett Anderson - Wilderness
Everlast - Love, War And The Ghost Of Whitey Ford
Jesse Harris - Feel
Kid Rock - Rock N Roll Jesus
Le luci della centrale elettrica - Canzoni da spiaggia deturpata
Los Natas - Delmar
Lykke Li - Youth Novels
Michael Franti & Spearhead - All Rebel Rockers
Moltheni - I segreti del corallo
P.O.D. - When Angels And Serpents Dance
Raf - Metamorfosi
Santogold - Omonimo 2008
Simple Plan - Omonimo 2008
The Hellacopters - Discografia completa
The (International) Noise Conspiracy - The Cross Of My Calling
Tormento & Esa - Siamesi Brothers
Vinicio Capossela - Nel niente sotto il sole

20081106

train in vain

un gruppo che rimpiangerò per sempre di non aver mai visto dal vivo sono i clash.
li sento così inglesi.
così puri.
mai più.

ci governa questa gente qui....




Lo ha detto qualche ora fa il nostro Primo Ministro Silvio Berlusconi, quello delle corna, del dito medio, delle barzellette sui malati di AIDS, quello del "Kapò" a Schulz e del gesto del mitra alla giornalista russa in presenza di Putin. Pressato dai giornalisti dopo pochissimo ha aggiunto che "Era una carineria, e chi non la capisce se ne vada a quel paese".


Io mi vergogno per lui. Davvero. Ma perchè? Perchè proprio a noi doveva toccare?
====================
Qui la notizia riportata da varie testate mondiali.

marco


E' arrivato il momento. Questo post, per la gioia anche dell'amico Maurino (ricordate il suo commento a questo post?), è un modo per dire grazie e, in una certa maniera, per rendere omaggio a una persona che non posso dire di conoscere personalmente, anche se ci avrò scambiato tre parole, ma che stimo e rispetto per quello che ha rappresentato in passato e per la strada che ha intrapreso, che mi pare onesta e rispettabile, con la quale continua a perseguire un cammino di libertà e, diciamolo, in qualche modo, di lotta.


Questa persona si chiama Marco Mathieu.


Tanto per cominciare, potreste leggere questa intervista, piuttosto datata, che verte sul suo primo libro. Lo avevo "conosciuto" per essere il bassista dei Negazione, una band alla quale ho dedicato molti pensieri (tipo questo). Come detto più volte, amavo questa band, vista molte volte in concerto, coverizzata con una delle band dove suonai, aprimmo un loro concerto con un'altra band dove suonai. Dopo il loro scioglimento, rividi molte volte Mathieu da spettatore a diversi concerti (sempre con l'immancabile bandana). Poi scoprii che scriveva su Velvet, una rivista musicale che usciva qualche anno fa, non quella di moda del gruppo Repubblica che trovate in edicola adesso. Poi scoprii questo libro su Manu Chao in tour, libro che, tra l'altro, mi piacque molto (poi ne ha scritti altri). Poi che scriveva saltuariamente su Repubblica, su Musica, su D la Repubblica delle donne (si, mi sono perso il periodo GQ, mi perdonerete). Qualche settimana fa, infine, mi sono reso conto che adesso, per quest'ultima rivista settimanale, ricopre il ruolo di caporedattore attualità. Chissà da quanto, tra l'altro (A questo proposito, mi ha fatto sorridere questa cosa che ho trovato cercando materiale su di lui in rete; una ragazza, giornalista freelance che aveva proposto un servizio a D e si è arrabbiata perchè Mathieu, al quale era stata indirizzata, le ha risposto secondo lei in fretta e con pochissime parole. Leggete cosa ha scritto lei sul suo blog, ovviamente ignorando il passato di Mathieu stesso, e come le ha risposto Marco); ecco quindi che ho capito perchè mi piace tanto questa rivista, seppur indirizzata ad un target femminile, dove trovo sempre un sacco di articoli interessantissimi e impegnati, ed ecco perchè mi è venuta voglia di scrivere un qualcosa per ringraziarlo. Un po' per tutto.


Sono sicuro che a lui farebbe piacere sapere che ricordo con un certo orgoglio il fatto di aver "aperto" il palco per loro (Pisa, CSA Macchia Nera), di aver scambiato qualche parola con lui e con Zazzo dopo un concerto a Livorno (Topsy Pub), che come me tante persone hanno goduto vedendoli aprire quel fantastico Monsters a Modena (1991), atto finale di una "carriera" indimenticabile (a questo proposito, leggetevi questa intervista a Neffa, che è stato uno dei tanti batteristi dei Negazione, che, nonostante si intuisca non abbia mantenuto buoni rapporti con gli altri tre, riconosce il fatto che Mathieu era uno dei motivi per cui i Negazione stessi siano alla fine risultati una band italiana che era conosciutissima in tutta Europa e negli USA), che lo seguo con interesse nel suo percorso di scrittore e giornalista, e che giocavo le amichevoli di basket con la loro maglia del tour di 100%.


Sono sicuro che è una persona modesta, che non riesce a montarsi la testa, come noi che abbiamo un passato che non risulta su wikipedia e che non firmiamo articoli (attualmente), e che magari lavoriamo "nostro malgrado" per multinazionali, che ci siamo "inquadrati" per vivere.


Lo spirito continua. Grazie Negazione e grazie Marco Mathieu, anche per quello che fai adesso. Allego la solita, meravigliosa foto di quel concerto.

islanda in alluminio


Giù le mani dall'Islanda

Per superare la crisi economica il governo islandese punta sulla costruzione di due nuovi altiforni. Sul Times la cantante Björk spiega perché è contraria a questa iniziativa.


“Molti islandesi si sono opposti alla costruzione di nuove dighe e di due altiforni per la produzione di alluminio, che saranno usati dalle società minerarie Alcoa e Rio Tinto”, racconta Björk sul Times. “Ed erano riusciti a ottenere dal ministero dell’ambiente la promessa di una verifica di impatto ambientale prima dell’approvazione definitiva del progetto. Ma poi il paese è stato colpito dalla crisi economica. Nella disastrosa situazione attuale c’è chi preme per saltare le verifiche e i sopralluoghi: in nome del salvataggio dell’economia, l’ambiente passa in secondo piano”.

“L’Islanda è un piccolo paese”, continua la cantante che ha appena pubblicato il singolo Náttúra (natura). “Non abbiamo avuto una vera e propria rivoluzione industriale e speravo che potessimo continuare a ignorare questo capitolo della storia umana per passare direttamente a un sistema basato sullo sviluppo sostenibile”.

“Se costruiamo i due nuovi altiforni l’Islanda diventerà il maggiore produttore di alluminio al mondo. Ma quando il prezzo dell’alluminio crollerà, ci ritroveremo di fronte a un’altra disastrosa crisi economica. Invece di aiutare le multinazionali, il governo dovrebbe sostenere le piccole imprese islandesi, che puntano su soluzioni ecologiche e all’avanguardia. Solo così l’Islanda potrà continuare a essere una meravigliosa e pura forza della natura".




L'articolo originale (che è molto più esteso), lo trovate qui.

la voce di oggi

allotropo

sostantivo maschile

1 Chimica: elemento che presenta allotropia

2 Linguistica: vocabolo che, derivando dallo stesso etimo di un altro, ha diversa forma e, spesso, diverso significato. Paràbola e paròla, entrambe dal latino parabula

etimologia: dal greco allótropos, composto di állos, "diverso" + trópos, "modo", "condizione"

playlist

Album

Ben Folds - Way To Normal
Blood Ceremony - Omonimo 2008
Cold War Kids - Loyalty To Loyalty
Kings Of Leon - Only By The Night
Los Natas - El universo perdido Vol. I & II
Pink - Funhouse
Underoath - Lost In The Sound Of Separation
Vinicio Capossela - Da solo

Canzoni

Bersuit Vergarabat - El Tiempo No Para (en vivo)
Garbo - A Berlino...va bene
N.E.R.D. - My Drive Thru (feat. Santogold & Julian Casablancas)
Ricardo Arjona - Quiero
Santana feat. Everlast - Put Your Lights On

Chiavetta 4 gb
Album

AC/DC - Higway To Hell
AC/DC - Back In Black
Basia Bulat - Oh My Darling
Beatrice Antolini - A due
Brett Anderson - Wilderness
Everlast - Love, War And The Ghost Of Whitey Ford
Jesse Harris - Feel
Kid Rock - Rock N Roll Jesus
Le luci della centrale elettrica - Canzoni da spiaggia deturpata
Michael Franti & Spearhead - All Rebel Rockers
Moltheni - I segreti del corallo
Santogold - Omonimo 2008
Simple Plan - Omonimo 2008
Snow Patrol - A Hundred Million Suns
The Hellacopters - Discografia completa
The (International) Noise Conspiracy - The Cross Of My Calling
Tormento & Esa - Siamesi Brothers
Vinicio Capossela - Nel niente sotto il sole

pc


Grazie al prode Enrico, come vi ho detto il mio amico/tecnico personale, il pc "di casa" sembra essere a posto. Riprendono quindi le "attività" normali, anche se sto pensando a comprarmi uno schermo più grande e soprattutto, un portatile da tenere "di riserva" in casi come quello degli scorsi giorni.


Sono comunque abbastanza soddisfatto di come ho "accettato" questi giorni di astinenza da pc. Ho addirittura scoperto che posso lessare le patate molto più velocemente col microonde. E, insomma, sono soddisfazioni.

20081105

confessions (of a dangerous mind)


L'ho accennato qualche volta, ma scriverne così apertamente è un po' come fare coming out: mi piace Raf. Certo, da Self Control ne è passata anche per lui di acqua sotto i ponti, inoltre come persona è sempre molto pacata e piacevole, almeno per quello che se ne deduce da apparizioni pubbliche. L'ho perfino visto un paio di volte dal vivo, la prima volta mi deluse, era molto giù di voce, la seconda, visto per caso, invece mi dimostrò che di voce ne aveva, e, passatemi la battuta, "poteva dare di più".

Questo nuovo disco è l'ennesima dimostrazione. Non c'è niente di trascendentale, ma ci sono invece belle canzoni ben suonate, ben arrangiate, ottimamente cantate, con buone melodie e una ricerca armonica che, quantomeno, va un po' fuori dagli schemi della canzonetta italiana. Certo, come sempre, ci sono pezzi che valgono molto meno di quelli belli, e questa ormai è un po' una costante di tutti i generi musicali attualmente in auge. Però Ossigeno, Metamorfosi, Giù le mani dal cuore, Non è mai un errore e la conclusiva Il mondo coi tuoi occhi sono davvero belle canzoni, con testi mai troppo impegnati o poetici, ma comunque apprezzabilissimi.


Raf - Metamorfosi

la voce di oggi

allotropia

sostantivo femminile (plurale allotropie)

1 Chimica: proprietà di alcuni elementi di esistere in più forme tra loro diverse per struttura cristallina e caratteristiche chimico-fisiche, dette anche modificazioni allotropiche

2 Linguistica: presenza contemporanea di due esiti dello stesso etimo, diversi semanticamente o morfologicamente

etimologia: derivato di allòtropo

fede


Ecco, in Italia ci dobbiamo sorbire interviste come queste, a cura dello sdoganato Marcello Dell'Utri. A parte il fatto che ci vuole proprio la faccia di bronzo, poi non ci stupiamo se gruppetti di fascistelli "assaltano" la Rai.

Come sempre capita, in ogni intervista c'è un top, un climax. Quello che ho preferito in questa è stato il seguente:


Dell'Utri osserva che in Rai ci sarebbero "ancora dirigenti messi dalla sinistra e che rispondono a logiche di sinistra". Per questo "è difficile cambiare la televisione e pensare che migliori la qualità della comunicazione quando a guidarla c'è gente che alimenta una visione negativa della vita". Qualcosa, continua, "si sta già facendo", ci pensa Berlusconi "a diffondere ottimismo". Ma perché qualcosa cambi davvero serve "un nuovo approccio stilistico: le notizie, certo, bisogna darle, sennò si torna al fascismo, ma c'è modo e modo di comunicarle. Magari con conduttori più gradevoli. Al Tg3 ci sono degli anchormen con una faccia un po' gotica, dark. Credo che il direttore del tg dovrebbe mostrare un maggiore 'esprit de finesse' in queste cose. Farle, dirle lo stesso, ma magari con un'altra espressione...".


Infatti, un nuovo approccio stilistico. Un po' come quello di Emilio Fede.

yes we can

La notizia di oggi è: in Italia c'è un rigurgito fascista e negli USA hanno eletto un presidente ne(g)ro.
Non c'è che dire, siamo sempre avanti qui da noi.

Yes we can è la frase dell'anno però. Da noi ha un significato dal retrogusto amarognolo. Un po' come l'olio di ricino.

20081104

jennifer!


Per la serie "ecco dove cazzo l'avevo vista!!", vi racconto questa storia.

Come vi ho già detto, mi sono appassionato alla serie tv Dexter; oltre al protagonista Michael C. Hall, già David in Six Feet Under, e all'ottimo cast, colpisce l'attrice che interpreta Debra, la sorella di Dexter; colpisce perchè è bella senza essere perfetta, ma soprattutto per la mimica facciale, capace di passare in pochissimi istanti dalla depressione alla rabbia ad una timida felicità. E quindi, qualche minuto fa mi dico come faccio spesso, da appassionato, "ma cerchiamola un po' su IMDB" (per gli ignoranti: Internet Movies Data Base, in pratica il paradiso degli appassionati di cinema ed annessi). Ed ecco la verità: Jennifer Carpenter era la protagonista di The Exorcism of Emily Rose, un horror di pochi anni fa, non eccelso, ma dove lei era incredibilmente brava (ho postato la mia rece del 2005 senza modificarla).

Non basta: sarà la protagonista di Quarantine, in uscita a fine novembre, il remake americano di [REC°], per chi vi scrive uno dei migliori film di questo 2008 (così inizio a creare l'attesa per le top ten di fine anno).

estere on the radio

novità per il mio gruppo rock.

tra pchi giorni uscirà il nuovo ep che si intitolerà strega.
copertina arborea e 4 pezzi cantati finalmente da davide.

ieri sera abbiamo registrato un intervista per radio punto.
andrà in onda sabato sera e da venerdì sarà ascoltabile qui.
sono stati trasmessi due pezzi.
BLU e GIALLA.

in attesa di nuovi concerti...

l'esorcismo di Emily Rose


The Exorcism of Emily Rose – di Scott Derrickson 2005


Giudizio sintetico: si può vedere


Emily Rose, primogenita di una famiglia di campagna, devota e semplice, ottima studentessa, muore a 19 anni qualche giorno dopo un esorcismo, praticatole dal parroco, padre Moore. La ragazza da tempo presentava sintomi terribili di epilessia, schizofrenia, psicosi e depressione, oppure di possessione demoniaca.
Padre Moore viene incriminato per omicidio colposo e messo in carcere.
L’Arcidiocesi, tramite uno degli studi legali più in vista, ingaggia l’avvocatessa Erin Bruner, single in carriera, ambiziosa, reduce dall’assoluzione di un assassino e destinata a diventare socia dello studio stesso, se il caso di padre Moore dovesse andare a buon fine. Erin, agnostica, imposta la difesa in modo razionale, ma si trova alle strette a causa dell’accusa. Mentre anche lei comincia ad avvertire presenze inquietanti, padre Moore insiste per testimoniare e raccontare la sua versione, quando invece l’Arcidiocesi, tramite il capo di Erin, Gunderson, vogliono evitare questa eventualità.

Interessante questo film del regista del quinto Hellraiser, nonché sceneggiatore dello scarso Urban Legend e del noioso La terra dell’abbondanza di Wenders. Nonostante i richiami ai classici del genere (L’Esorcista ovviamente, ma anche un’apertura in stile Grano rosso sangue), Derrickson sceglie di raccontare la storia, ispirata a una ragazza tedesca, Michel Anneliese (morta però dopo ben 67 esorcismi inutili), come un legal thriller, e raccontandoci le fasi salienti della storia di Emily, esorcismo incluso, con continui flashback. A parte l’intuizione della commistione dei generi, la mano del regista è classica, ma forse è meglio così; in questi casi si rischia di diventare ridondanti.
Se si riesce a rimanere super partes nel dualismo fede/logica, il film è godibile, ben fatto, la tensione dosata ma presente, i personaggi ottimamente disegnati. Certo, se si va a fondo, per conoscere la vicenda alla quale il film si è ispirato, ci si rende conto che il regista gli ha voluto dare un indirizzo ben preciso. Ma questa è un’altra storia.
Cast ottimo e ben diretto, nel quale spicca, senza ombra di dubbio la protagonista, Jennifer Carpenter, eccezionale.

la voce di oggi

filamento

sostantivo maschile

1 Elemento filiforme; filo // Per estensione: oggetto o corpo sottile e allungato

2 Anatomia: fibra sottile e allungata di aspetto filiforme. Filamenti nervosi

3 Botanica: sostegno peduncolare dell'antera

4 Elettronica: filo metallico interno a lampade e valvole. I filamenti delle lampadine elettriche

etimologia: Dal latino tardo filamentu(m), derivato di filare, "filare"

novembre




ryan


E' da un po' di tempo che sto cercando di scovare da qualche parte la traduzione di un articolo (ma forse sono due) pubblicato da Le Monde Diplomatique e quindi tradotto da Il Manifesto. Non lo trovo, per cui per il momento vi dovrete accontentare di questo, in francese. Il succo è che Ryanair in pratica è fortemente aiutata dai "piccoli" aeroporti, dove decide di far base, aiuti che vengono ovviamente dalle amministrazioni o dagli enti locali che intendono sviluppare il turismo. Tutto ciò "droga" il mercato e permette a Ryanair di praticare le tariffe che pratica.

Non solo. Manca la parte di inchiesta dove si mettono in luce le condizioni dei lavoratori, non certo ai livelli dei colleghi di altre compagnie. Ovviamente Easyjet è più o meno nelle stesse condizioni. A questo proposito, leggetevi le dichiarazioni di Colaninno a proposito dell'assunzione (eventuale) di piloti Ryanair in sostituzione a chi rifiuterà l'accordo proposto dalla CAI nell'affaire Alitalia; ma leggete attentamente anche quelle del presidente dell'Unione Piloti Massimo Notaro sulla "validità" dei piloti Ryanair, il tutto qui.


Dico questo, anzi, copio/incollo, per amore della verità e per fare una riflessione. Io stesso ho dato a Ryanair della "santa" per averci cambiato la vita con le sue tariffe. Però certe cose è bene non ignorarle.


Ecco l'articolo. Continuo a cercare, comunque.



BELGIQUETrès chères compagnies low cost
Quand Ryanair ouvre cinq nouvelles lignes depuis l’aéroport wallon de Charleroi, c’est
Strasbourg qui trinque et les contribuables qui paient. Enquête sur une compagnie dont
la venue se monnaie à coups de millions d’euros.
Début décembre, la compagnie à bas coût Ryanair ouvrait cinq nouvelles destinations au départ de Charleroi : Bergerac, Perpignan, Limoges, Porto et Saragosse. Ce nouvel essor est aussi l’occasion de rappeler que le transporteur irlandais a été récemment condamné à rembourser à la même région wallonne 2,5 millions d’euros d’aides européennes indûment perçues. Toutefois, ces nouvelles lignes sonnent le glas de tous les vols de la compagnie irlandaise vers Londres-
Stansted, ce qui pourrait peser lourd en termes d’emploi… notamment à Strasbourg, Londres
étant la seule destination de Ryanair au départ de l’aéroport d’Entzheim. L’Alsace voit donc
s’envoler l’oiseau irlandais au moment précis où la chambre régionale des comptes s’inquiétait des sommes importantes versées au transporteur. Coïncidence ?
De plus en plus de voix s’élèvent, en Belgique comme en France, pour dénoncer la façon dont les
collectivités locales sont “contraintes” de dérouler le tapis rouge pour accueillir les vols de la
compagnie low cost sur les aéroports régionaux. Les exigences de Ryanair constituent, en effet,
une première dans le trafic aérien : des contrats de cinq ou dix ans résiliables unilatéralement par la compagnie, sans préavis ni indemnité, par lesquels les collectivités locales s’engagent à la faire bénéficier d’avantages financiers parfois vus comme des subventions déguisées. Le montage le plus courant est le “plan média” : les aides obtenues étant converties en publicités sur les sites
web et autres espaces que possède Ryanair et valorisées (très cher) via sa filiale Airport Marketing Services. L’exemple de l’aéroport de Strasbourg a été épinglé par la chambre régionale des comptes de la Région Alsace ; un rapport cite une garantie contractuelle de 492 000 euros par an concédée en 2002 par la chambre de commerce et d’industrie de Strasbourg à Ryanair pour chaque nouvelle ligne journalière ouverte au départ de l’aéroport alsacien. Montant en contrepartie duquel la compagnie s’engageait à réaliser un plan de promotion de l’Alsace et de Strasbourg sur son site Internet et d’autres supports. Le tribunal administratif de Strasbourg a estimé que le plan marketing offert par Ryanair ne couvrait pas ces montants et que les “aides” ainsi accordées sont en réalité des “aides d’Etat”. Autrement dit, c’est le contribuable qui paie pour que les compagnies low cost puissent rentabiliser leur activité tout en pratiquant un dumping sur les prix.


La libre concurrence, c’est surtout pour les autres !

A l’aéroport de Charleroi, on affirme que l’exploitation de l’infrastructure par Ryanair ne souffre
d’aucune distorsion de concurrence, un domaine “bien trop sensible” pour qu’on prenne le moindre risque à cet égard, nous dit-on à la Sowaer (Société wallonne des aéroports). Reste que le plan d’investissement de la Sowaer pour la période 2002-2020 à Charleroi s’élève à quelque 175 millions d’euros de fonds publics, au bénéfice presque exclusif de Ryanair. On note à cet égard l’extrême difficulté qu’ont d’autres compagnies à ouvrir des lignes au départ de Charleroi, face aux réticences actives de la compagnie irlandaise. Jusqu’ici, seule la compagnie hongroise Wizzair est parvenue à s’y implanter, pour des destinations non couvertes par l’irlandais – qui se dit pourtant grand défenseur de la libre concurrence… C’est que le business semble juteux : la stratégie qui consiste à s’implanter sur des aéroports régionaux en utilisant l’argument du développement local pour débloquer des aides a fait ses preuves. Mises bout à bout, ces subventions, sur lesquelles la Commission européenne tente actuellement de légiférer, pèsent lourd dans les centaines de millions d’euros de bénéfice net dégagés par l’entreprise.
Un rapport de la chambre régionale des comptes de Bretagne indique que la chambre de commerce et d’industrie (CCI) de Saint-Malo a accordé à Ryanair, pour sa présence sur l’aéroport local (Dinard), des avantages divers pour un montant de 658 000 euros pour 2003, 834 000 euros pour 2005 et 1,143 million d’euros pour 2005. Pour quel retour sur investissement ? L’aéroport reste déficitaire et Ryanair n’emploie pas un seul salarié à Dinard. Les hôtesses au sol, les agents de sécurité et les préposés aux bagages sont tous des salariés de la CCI. Il en va de même à Charleroi, à cette différence près qu’avec quatre avions basés sur place un contingent permanent d’une centaine de salariés de Ryanair travaille et vit dans la région. Nul doute que la France, où la Cour des comptes s’intéresse de près à la question, s’apprête à connaître quelques réajustements dans le financement des aéroports régionaux fréquentés par Ryanair.

Yves Kengen
Luxemburger Wort
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Dello stesso autore, interessante anche questo articolo. Creare la domanda per giustificare l'offerta....mica male.

dirigibili


Lo so che qualcuno, sotto sotto, ridacchiava sotto i baffi per la mia passione verso gli Alter Bridge, e magari quando ho scritto la recensione del concerto di qualche mese fa si è chiesto "ma che cazzo dice?" leggendo le mie lodi sperticate al cantante Myles Kennedy.


Beh, leggete questa notizia:



Oppure questa:



Vi è venuta voglia di ascoltare gli Alter Bridge, o addirittura i Mayfield Four, cioè la sua prima band?

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PS a proposito del secondo link, fonti piuttosto attendibili che non posso rivelare, ci dicono che l'Heineken Jammin' Festival non si svolgerà più.

vote


Finger cross.

20081103

padre

So che spesso vi chiedete come faccio ad essere così divertente. Beh, una ragione c'è: è un dono di famiglia. Ed è anche una cosa che mi accomuna al mio co-blogger.
Mi ero ripromesso di parlarvi di mio padre, qualche volta, ma come sempre mi manca il tempo. Ad ogni modo, per darvi un'idea, vi racconto questa.

Sabato pomeriggio dopo aver passato la mattinata facendo le lucertole al sole sul porto di Genova con l'amico Massi, ho preso il treno per tornare al paesello. O meglio, ne ho perso uno, che mi avrebbe portato al paesello, ed ho dovuto sostituirlo con un Cisalpino (figata, ovviamente, visto che fa la spola tra Italia, Svizzera e Germania è uno dei migliori) che però si fermava a Livorno e, pensate un po' come siamo messi, dopo le 20,14 fino al mattino seguente non c'è modo di andare in treno da Livorno a Rosignano. Per cui ho chiesto a mio padre se poteva venirmi a prendere a Livorno (sono 20 minuti di auto). Mi ha risposto affermativamente, se non fosse che non lo aveva detto a me, ma solo a mia sorella e io non sapevo nulla (tutto via sms). Va bene.

Ma la cosa fantastica è stata quando, verso le 19,45, ero all'altezza di Viareggio, mi arriva un sms da mio padre (si, sottolineo questa cosa perchè io la do per scontata, ma a 73 anni non tutti mandano sms, tanto più con le emoticon) che dice "guarda di arrivare in orario perchè ho ordinato le pizze".

Senza parole.

la voce di oggi

gamete

sostantivo maschile (plurale gameti)

Biologia: negli organismi animali e vegetali a riproduzione sessuata, ciascuna delle cellule germinali che durante la fecondazione si fondono dando luogo allo zigote che formerà un nuovo individuo

etimologia: dal greco gamétes, "coniuge", derivato di gaméo, "io sposo"

20081102

back home

Sono di nuovo qui, ma sempre senza pc. A Berlino è andata bene, direi, nonostante il tempo inclemente. Mi ha colpito il fatto che la vita costa meno che in Italia, nonostante gli stipendi medi siano più alti, oltre al fatto, come mi immaginavo, che la nuova architettura si sposa bene con la "vecchia". E altre cose, che vi racconterò.
Venerdì appena sceso dall'aereo ho preso il treno e sono andato a Genova, da Massi, e la sera abbiamo visto Los Natas in concerto. Bello.
Ho visto la prima serie di Dexter e sono a metà della seconda. Ottimo.

Domattina si rientra a lavoro. E in settimana spero di poter riattivare il pc di casa.
Ci sentiamo presto con resoconti vari.

Stay tuned

la voce di oggi

parco

aggettivo singolare maschile (plurale maschile parchi, singolare femminile parca, plurale femminile parche)

1 Di persona, che sa contenersi; sobrio, frugale: è un uomo parco nel mangiare e nel bere // Parsimonioso: donna parca nelle spese; è assai parco di parole

2 Di cosa, non abbondante; scarso: una parca mensa

3 Anticamente: pigro, lento

etimologia: dal latino parcu(m), derivato di parcere, "risparmiare"

parco

sostantivo maschile (plurale parchi)

1 Vasta estensione boschiva, limitata da confini e spesso recintata, con riserva o divieto di caccia // Parco nazionale, regione del territorio nazionale particolarmente notevole per bellezza di paesaggio, caratteristiche geologiche o singolarità di flora e di fauna, che lo Stato protegge con una speciale legislazione al fine di mantenerne inalterato l'aspetto naturale // Per estensione: Parco marino, tratto di mare che costituisce una riserva naturale

2 Grande giardino, pubblico o privato, percorso da viali, spesso abbellito con piante ornamentali e aiuole fiorite, destinato a luogo di ricreazione e di passeggio: villa con parco // Parco della rimembranza, destinato a onorare la memoria dei caduti in guerra

3 Terreno limitato da un recinto, spesso fornito di capannoni, in cui si raccolgono e si custodiscono materiali vari: parco d'artiglieria, automobilistico // Per estensione: il materiale raccolto in tale luogo. parco locomotive; parco viveri // Parco mobile, in un esercito, insieme degli autoveicoli che assicurano i rifornimenti ai reparti // parco macchine, complesso di autovetture possedute da una ditta, un ente e simili // Gergale: Parco buoi, l'insieme degli operatori meno esperti che occupano la parte della Borsa destinata al pubblico

4 Raro: parcheggio per automobili

etimologia: dal latino medievale parricu(m), probabilmente di origine germanica

20081101

la voce di oggi

parca

sostantivo femminile (plurale parche)

1 Mitologia: Le Parche, le tre dee della mitologia greco-latina, Cloto, Lachesi, Atropo, che presiedevano al destino degli uomini, rispettivamente filando, avvolgendo all'aspo e recidendo il filo della vita // Per antonomasia: Atropo, che decreta la morte. Far rompere il filo alla Parca (Ariosto)

2 Figurato letterario: la morte. La crudele parca le troncò la vita a vent'anni

etimologia: dal latino Parca(m)

transfert e tabù 3

la seconda parte, ieri

La principale vittima del panico da masturbazione fu l'autonomia dei ragazzi. Sin dalla prima infanzia, i giovani andavano protetti dai propri istinti e dai propri impulsi morbosi e (se non controllati) potenzialmente disastrosi. Le vittime principali del panico da molestie sessuali invece saranno l'intimità e i legami intergenerazionali. Se nel panico da masturbazione l'adulto svolgeva il ruolo di migliore amico, angelo custode e devoto protettore del giovane, il panico da abuso sessuale relega l'adulto al ruolo di chi viene costantemente sospettato e accusato a priori di crimini che lui o lei potrebbe voler compiere, o essere spinto a compiere senza premeditazione. Il primo panico aveva come conseguenza un intensificarsi del controllo esercitato dai genitori, e induceva al tempo stesso gli adulti a riconoscere le proprie responsabilità nei confronti dei giovani, e dunque a espletare diligentemente i doveri che da queste derivano. Il nuovo panico invece, facendo coincidere responsabilità e rischio di abuso di potere, dispensa gli adulti dal compimento del proprio dovere. Il nuovo panico aggiunge una patina di legittimità al processo (che peraltro è in una fase già avanzata) di commercializzazione del rapporto tra genitori e figli - filtrandolo attraverso il mercato dei consumi. Il mercato dei consumi si propone di obliterare ciò che resta degli scrupoli morali da quando i genitori hanno rinunciato al ruolo di attente sentinelle domestiche, e lo fa attraverso la trasformazione di ogni pasto familiare, celebrazione religiosa o festa nazionale, in un'occasione per scambiarsi regali da sogno, e attraverso quotidiane concessioni al nascente desiderio dei bambini di superare i propri coetanei nella agguerrita gara a chi riesce a esibire il maggior numero di oggetti di distinzione sociale - acquistati nei negozi. Potrebbe anche trattarsi di un modo di "utilizzare il denaro per tirarsi fuori dai guai" che finisce con il creare più problemi di quanti ne risolva... La conseguente "perdita della capacità" da parte degli adulti di esercitare autorità genitoriale è stata evidenziata dal professor Frank Furedi: "Se non ci possiamo fidare di lasciare gli adulti accanto ai bambini", si domanda questi, "c'è forse da sorprendersi che alcuni di loro ne concludano che non spetta loro farsi carico del benessere dei bambini della loro comunità? (3)".

1) Vedi Michel Foucault, The History of Sexuality, vol. I, traduzione di Robert Hurley, Penguin 1978, pp. 42 e seguenti.
2) Vedi Les victimes de violences sexuelles en parlent de plus en plus, in Le Monde del 30 maggio 2008.
3) Frank Furedi, Thou shalt not hug, in The New Statesman del 26 giugno 2008.