No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.

20100920

discesa agli inferi


Breaking Bad - di Vince Gilligan - Stagione 3 (Sony Picture Television per AMC) - 2010

Ci sarà un motivo, se Breaking Bad continua a fare incetta di premi, ma soprattutto, se continua ad essere additato da fans e critica come una delle migliori serie di sempre. Devo ammettere che, come dicevo nella recensione delle prime due stagioni, io ci ho messo un po' a capirlo. E, forse, sono riuscito a capire perchè non l'ho capito subito (scusate il gioco di parole).
Breaking Bad è ottimo cinema che diventa serie televisiva. Attenzione: è cinema di nicchia, americano ma influenzato da quello asiatico d'essai, e da tutto il meglio (perchè no, anche da quello di Sergio Leone). Attenzione maniacale per i particolari, particolari che diventano protagonisti a discapito dei protagonisti, incipit apparentemente inconcepibili, tempi dilatati (ma non morti, anche qui, attenzione), quasi reali (e qui si torna a quello che dico sempre rispetto ad un certo cinema asiatico: la realtà non è ritratta dal cinema americano da botteghino, che invece per descrivere le storie usa fare gli highlights della storia, la realtà è fatta di tempi morti e di silenzi, di balbettamenti e di gente che non sa cosa dire), sceneggiature ben scritte, splendida fotografia e recitazioni pressoché impeccabili. Non ultima, un'attenzione bastarda ai personaggi di contorno, che alla fine non si riesce più a capire quali siano.
Ancora una volta, lo sterminato mondo della rete mi viene in soccorso, ed ha ragione da vendere TuttoFaMedia nella sua ottima disamina della terza stagione, ma un po' sul senso dell'intero serial Breaking Bad. Una serie sulla dipendenza (da varie cose), oppure come ho schematizzato io più grossolanamente, nel titolo del post, una sorta di "discesa agli inferi" del protagonista, ma non solo. Un percorso che riesce ad ammaliare lo spettatore attento ed esigente, che si ritrova, pensate un po', complice soprattutto del protagonista, ritrovandosi in bilico sulle scelte etiche che Walt (il protagonista, ancora una volta, uno straordinario - o forse è il caso di dire stupefacente - Bryan Cranston) è costretto (ma questa è la sua giustificazione, giustificazione che diventa anche un po' quella dello spettatore) a compiere, per portare avanti la sua personale lotta "per difendere la sua famiglia".
Ha ragione anche chi lo accosta a Mad Men. Se Mad Men è lo specchio del perchè siamo diventati come siamo oggi, Breaking Bad è la fotografia del dove stiamo andando.
Ed è agghiacciante.

20100919

islanda lug/ago 2010 - 14


Hveragerdi e dintorni 1

A colazione domandiamo alla proprietaria del Frumskógar se ci sono problemi per rimanere altre due notti. Ne abbiamo parlato la sera prima, ed abbiamo deciso che va bene così, sono gli ultimi due giorni, ce ne andremo un po' in giro in zona, cose da vedere ce ne sono, il posto è carino ed è conveniente, dopo di che domenica mattina torneremo verso Keflavik girandoci tutta la costa percorribile, e nel pomeriggio consegneremo l'auto. La signora come al solito pare cadere dalle nuvole, come se non ci avesse mai visto, e dopo 5 secondi ci dice che non ci sono problemi. Bene. Usciamo, e ci dirigiamo verso l'imbarco per le Vestmannaeyjar, il famigerato Landeyjahofn, introvabile sulle mappe (nel frattempo, sono riuscito a trovare una spiegazione del cambio di "tragitto" per il traghetto verso le isole, in un blog in italiano tenuto da un islandese: qui). Ci posizioniamo sulla strada nr.1 ed andiamo verso sud-est, seguendo le indicazioni stradali col nome impronunciabile ma con la nave-traghetto ben visibile. Passiamo Selfoss, Hella, Hvolsvollur, e dopo qualche chilometro troviamo la deviazione. La strada sembra essere stata costruita la notte precedente, nuovissima, attraversa il nulla e corre verso il mare. In lontananza, si vede una nave. Man mano che ci si avvicina, si nota una coda. Arriviamo alla coda, e vediamo una distesa di auto parcheggiate e un sacco di gente che, evidentemente, attende di salire sul traghetto. Mentre siamo in coda ci avvicina un ragazzo che, insieme ad altri, stanno informando ogni auto in coda di qualcosa. Il qualcosa è che probabilmente il traghetto è tutto prenotato, e quindi se non abbiamo la prenotazione avremo difficoltà a prenderlo, ad ogni modo possiamo proseguire e verificare. Avevamo letto, infatti, che questo fine settimana alle isole si tiene un festival annuale, in occasione della Verslunmannahelgi (la festa degli impiegati), che cade il primo lunedì di agosto (la festa parte dal giovedì sera, e oggi è venerdì), ed il tutto esaurito ci fa giocoforza cambiare i piani. Torniamo indietro, fino alla strada nr.1, e per prima cosa ci dirigiamo verso la cascata che si vede già a occhio nudo dall'incrocio. Si tratta della Seljalandsfoss, una cascata che avevamo notato anche mentre andavamo a Vìk, ma quella volta non ci eravamo fermati. La giornata è molto bella, e la visita è piacevole: l'acqua della cascata si getta nel laghetto sottostante da una discreta altezza, ma la particolarità è che c'è un sentiero col quale si può passare dietro la cascata. Un po' umido e scivoloso, ma non particolarmente pericoloso, lo percorriamo e diamo un'occhiata ai dintorni, camminando senza particolare fretta. Ci rimettiamo alla guida senza una destinazione precisa, torniamo comunque verso nord dando un'occhiata alla Lonely Planet per capire cosa c'è da vedere. Proviamo con la fattoria medievale, naturalmente dal tetto in torba, di Keldur. Il tragitto è sterrato ma non particolarmente disastrato, però sembra di non arrivare mai. La cosa buffa è che quando arriviamo, è tutto chiuso e non sembra esserci nessuno, anche se c'è una casa e c'è pure qualcuno all'interno. Niente che non abbiamo già visto, per cui torniamo indietro per un'altra strada sterrata, lungo la quale ci fermiamo per ammirare quattro cavalli di razza islandese che si lasciano fotografare a lungo. Tornati sulla strada nr.1, a Hvolsvollur cerchiamo il Sogusetrid, il centro delle saghe, sperando in un qualcosa all'altezza del Settlement Centre di Borgarnes. Nonostante sia paurosamente vuoto, con una ragazza all'ingresso piuttosto svogliata (probabilmente lo saremmo anche noi), il "percorso" ci prende del tempo, anche perchè i tabelloni che spiegano i passaggi sono in islandese, tedesco e inglese, e gli scritti sono complessi. La saga di cui si occupa soprattutto il centro è quella di Njàll, che naturalmente ebbe come teatro la zona circostante. Particolarmente sanguinosa, e, come detto, piuttosto complessa, ma senza dubbio affascinante, anche se, ormai, Skallagrimur ed Egill sono nel mio cuore. Il centro si sta espandendo, c'è anche una taverna (deserta), in stile vichingo, legno e pelli di mucca sulle panche, e una mostra dello sviluppo di Hvolsvollur e dintorni, con ricostruzioni dei negozi che si sono susseguiti in città, con una particolare predilezione per i registratori di cassa (ce ne sono centinaia, di qualsiasi tipo): peccato che tutte le didascalie siano solo in islandese.A questo punto, siamo leggermente affamati, ci fermiamo al Café Eldstò a mangiare qualcosa. E' tutto come dice la Lonely, "Questa piccola caffetteria un po' snob serve pasti leggeri (zuppe, insalate e panini) in porcellane personalizzate e fatte a mano. In sottofondo, brani d'opera (qui sbaglia, solita musica rock o indie-folk, ma buona, n.d.jumbolo) e l'aroma del caffè. Graziosa, ma le porzioni sono un po' piccole". La cosa che la Lonely non dice, o non sa, è che le tre cameriere, due gemelle, sono more naturali, cosa estremamente rara in Islanda, e soprattutto, delle fighe da paura. La
mia compagna di viaggio accetta di buon grado il mio sconvolgimento, mangiamo il nostro "pasto leggero", e ce ne andiamo non prima di aver ribattezzato il Café Eldstò "tempio della figa". A questo punto, ci serve una mission precisa. Destinazione: il mitico vulcano Hekla, o almeno i suoi dintorni. Mentre cerco la strada nr.26, tornando da Hvolsvollur verso Selfoss, subito dopo Hella, inizia un acquazzone. Non dura neppure 10 minuti, e quindi sperimentiamo il proverbio islandese che dice "Non ti piace il clima? Aspetta 5 minuti". Mentre ci avviciniamo alla fattoria di Leirubakki, dove c'è il Centro Espositivo dedicato all'Hekla, osserviamo il vulcano, considerato il più minaccioso d'Islanda, e ci rendiamo conto che effettivamente la cima è sempre e perennemente circondata da nubi. Il Centro espositivo, con relativo negozio di souvenir e ristorante, non è grande come mi aspettavo, ma è suggestivo: gioca sull'oscurità, su rumori di fondo (che alla fine scopriremo essere l'amplificazione di un misuratore dell'attività magmatica dello stesso vulcano), e racconta le varie (e tantissime) eruzioni dell'Hekla, dando parecchie informazioni, comprese le descrizioni del vulcano scritte durante la storia dell'uomo (per molto tempo, l'Hekla è stato considerato la bocca dell'Inferno). In conclusione, una vetrata con vista sul vulcano.
Torniamo all'auto e riprendiamo la strada verso "casa". A Selfoss, per curiosità, ci fermiamo e vado a vedere cosa danno al cinema (a Reykjavik ne ho visto solo uno, ma chiuso): Shrek 4. Poi deviamo verso Eyrarbakki, una volta il porto principale d'Islanda, che oggi conta meno di 600 abitanti. All'ingresso del villaggio un grande edificio recintato, il carcere Litla-Hraun, il più grande esistente sull'isola, casette anche abbastanza graziose, una sorta di argine separa il villaggio dal mare. Diamo uno sguardo al mare, e si nota il fatto che, come altre cittadine lì intorno,
Eyrarbakki è costruita sulla lava (la grande Thjòrsà lava, la più grande colata lavica islandese, risalente al periodo geologico dell'Olocene). Mare piatto e grigio, e l'argine posto lì quasi a sottolineare il rapporto degli islandesi con l'elemento marino che, come fa notare spesso la mia compagna di viaggio, è fonte di sostentamento si, ma non prosecuzione della terra, così come invece lo "viviamo" noi. Sono passate le 18, e quindi qua è già ora di cena: siamo qui apposta. Il Rauda Husid pare un ristorante piuttosto famoso (e caro), e per una sera vogliamo toglierci lo sfizio. So che vi interessa relativamente, ma il risultato è positivo: la spesa è alta, ma non pazzesca (più o meno come in Italia), e l'astice, ma soprattutto la salsa all'aglio (almeno, mi è sembrato di capire che fosse questo), è una roba da farcisi il bagno dentro da quanto è buona.
Torniamo verso Hveragerdi e il Frumskògar a studiare, tra l'altro, il percorso di domani.

Le foto: la cascata Seljalandsfoss, i quattro cavalli vicino a Keldur, il lungomare di Eyrarbakki.

capturing the Friedmans


Una storia americana - di Andrew Jarecki 2004


Giudizio sintetico: si può vedere (3/5)

Giudizio vernacolare: boia che storiaccia dé


Documentario distribuito in Italia sottotitolato, indaga sulla condanna di Arnold Friedman e del figlio minore Jesse, per una serie infinita di capi di imputazione inerenti alla pedofilia.

Grazie ad una serie di interviste e ai filmini effettuati dalla stessa famiglia, non solo in tempi felici, ma anche nei periodi "bui" e di sgretolamento dell'unità familiare in seguito al fattaccio, scopriamo un sacco di realtà mai venute alla luce, con un grande lavoro giornalistico.

Il fatto che, appunto, il "lavoro giornalistico" sempre più spesso esca al cinema, ci fa riflettere in primis sullo stato di salute della televisione a livello mondiale.

Da vedere, a patto che non siate impressionabili, viste le cose che sentirete, sia per i capi d'accusa, sia per le contraddizioni delle indagini.

20100918

il mestiere più antico del mondo


Leggete attentamente (non è troppo lungo) l'articolo che vi linko qui.
Quindi, multe per amplessi troppo rumorosi (ma non per le coppie "vere"), divieto di cambio di destinazione d'uso per gli appartamenti (ma solo per chi vi si prostituisce), divieto di gettare rifiuti in strada (ma solo per chi getta preservativi). Senza contare i comuni che hanno emanato ordinanze nelle quali si multa gli automobilisti che si trovano in auto con compagne in abbigliamento che viene giudicato discinto, divieti di fermata sulle strade dove battono trans e prostitute.

Il perchè, è chiaro: perchè la legge sulla prostituzione, in Italia, è inesistente, fumosa, ma soprattutto, non si può legiferare, ad esempio rendendola legale e facendo pagare le tasse a chi la esercita, creando zone apposite, regolarizzandola e rendendola più sicura e controllata, tagliandola fuori dalle mani del racket, perchè chiunque lo facesse si inimicherebbe il Vaticano.

Comincio a pensare che Dan Brown avesse ragione. Chissà cosa ne penserebbe Maria Maddalena.

cronache dallo stadio


L'amico Vit si lamenta perchè ormai da tempo mancano i miei racconti dallo stadio. Eccolo servito.
Post diviso in due. Come le etichette: sport e politica. Partiamo dalla politica.

Oggi quel che è successo allo stadio di Livorno è andato sui tg. Prima del fischio di inizio, un minuto di silenzio per commemorare il soldato italiano ucciso ieri in Afghanistan. Dalla curva, fischi. Dagli altri settori, a quel punto, applausi. Il "minuto", come fa notare giustamente l'amico Piazza XX, dura circa 15 secondi.
Motivi dei fischi? Pacifismo, se così vogliamo chiamarlo, odio viscerale verso i militari e le divise, da sempre feudo delle destre. Per semplificare.
C'è da aggiungere una cosa, però. Qualche anno fa fu chiesto espressamente di osservare un minuto di raccoglimento/silenzio per commemorare delle vittime di incidenti sul lavoro. Non concesso.
Conclusione. Parere mio. Sono contro l'intervento in Afghanistan. Inoltre, un militare sa che fa un lavoro nel quale può morire. Non fischio, perchè rispetto ogni vita umana, ed ogni morte, quindi considero fischiare sbagliato. Ma durante i minuti di raccoglimento non mi alzo in piedi e non applaudo. Neppure per Cossiga, sia chiaro. Se un giorno si facesse un minuto di raccoglimento per i morti sul lavoro, probabilmente non mi alzerei lo stesso in piedi, ma mi metterei a piangere.

Passiamo allo sport. La partita? Brutta, una delle più brutte che mi ricordi negli ultimi tempi. Anche se negli ultimi tempi ne abbiamo viste, purtroppo, molte. Manca pathos, manca carattere, manca passione tra i pochi spettatori rimasti. Non c'è mordente. E' brutto ammetterlo, per me che sono sempre stato sostenitore di questo presidente dal braccino corto e dalle campagne acquisti oculate e dai bilanci sempre in nero, ma Aldo Spinelli ci ha messo del suo. Aldo è una persona che capisce di bilanci ma capisce anche di calcio: a questa squadra manca un leader, un trascinatore, un conducator. Ci pensi, durante la prossima campagna acquisti.
Quest'anno probabilmente il Livorno farà un campionato di serie B (ora si chiama serie BWin) da media classifica. Se però giocheremo sempre con questo piglio, ci divertiremo anche poco.

editoriAle


Fascisti su Marte

Tra ieri sera e stamattina mi è venuta voglia di scrivere un post sulla questione Adro. Dopo una serie di riflessioni e qualche chiacchiera con gli amici. Quando mi sono deciso, accendo il pc e trovo la notizia per la quale pare che il ministro dell'Istruzione, tramite una lettera scritta dal direttore scolastico della Lombardia, chiede al sindaco di Adro di "adoperarsi per la rimozione dal polo scolastico del simbolo noto come il sole delle Alpi".

Prima riflessione: la prima volta che è stata interpellata al riguardo, il ministro rispose "mi piacerebbe che tutti coloro che hanno polemizzato in queste ore con il sindaco di Adro lo facessero per coerenza anche le molte volte in cui sono i simboli della sinistra a entrare in classe" (forse si riferiva al crocifisso). Sarebbe veramente interessante conoscere i motivi veri di questo dietrofront.
A parte la risposta del sindaco Danilo Oscar Lancini ("non ho ricevuto niente di quello che raccontano, sono stupito"), che, ricordiamolo, aveva sospeso la somministrazione della mensa ai bambini i cui genitori erano in ritardo con i pagamenti, trovando la solidarietà degli altri genitori (probabilmente perchè la quasi totalità dei morosi erano famiglie di immigrati, ricordo distintamente un paio di mamme lombarde con il sangue agli occhi che difendevano a spada tratta la decisione del sindaco davanti alle telecamere di Annozero), probabilmente, pensate un po', gli stessi genitori che hanno contribuito a sovvenzionare la costruzione e l'arredo dello stesso nuovissimo plesso scolastico (perfino gli arredi), quindi persone con qualche disponibilità e con una discreta generosità (ma solo quando si tratta di "cose padane"), motivo di vanto che il sindaco ricorda a ogni pie' sospinto quando è interpellato su qualsiasi tema ("non abbiamo fatto sborsare una lira allo Stato"), la questione degli arredi "marchiati" con il sole delle Alpi ha suscitato sdegno in molti opinionisti, giornalisti e anche tra i pochi cittadini che ancora hanno la forza di indignarsi. Pensate, che si è molto indignato perfino Luca Telese, che di solito è un osservatore politico piuttosto attento, ma che tende sempre a mettere tutto un po' sul ridere, soprattutto quando, su Radio 24, partecipa a La zanzara, di Giuseppe Cruciani (fustigatore del teatrino della politica ma che non è riuscito ad indignarsi neppure stavolta...), arrivando al turpiloquio verso il sindaco di Adro.
Peccato che Telese si sia lasciato andare, perchè le cose che aveva detto erano, dal mio punto di vista, condivisibili.
Influenzare così i bambini è triste, infame e anche un po' fascista. Anche se c'è da dire che il sindaco di Adro continua a sostenere che l'ormai famoso sole delle Alpi, è un simbolo storico che appartiene da sempre alla cultura della zona, e questo offende le nostre intelligenze. C'è da dire anche che a volte, inculcare la preferenza per un partito politico a dei bambini, spesso si ritorce conto agli stessi genitori: mi viene sempre in mente un mio conoscente che, da post-adolescente diceva che "votava comunista perchè votava comunista suo padre", e adesso vota PdL perchè è diventato piccolo imprenditore e quindi fa i suoi interessi (e crede che Berlusconi faccia i suoi...di questo conoscente...povero illuso).

Lo dico, sperando (forse) che qualcuno dei pochi lettori di fassbinder sia un elettore della Lega, e sperando di farlo riflettere. Questi sono pericolosi. Oltre che, come emerge dalle notizie degli ultimi mesi, assolutamente in linea con la "vecchia politica" (che è sempre attuale): nepotismo, corruzione, sfruttamento del potere acquisito con le preferenze alle elezioni. All'inizio, pensavo fossero solo poco intelligenti. Adesso la penso così: sono pericolosi. Si è arrivati al paradosso: il tricolore diventa una provocazione. E ve lo dice, sconvolto, uno che come sapete, non si è mai sentito troppo legato al tricolore, o comunque fortemente nazionalista. Sono pericolosi, arrivano ad inventarsi delle tradizioni storiche inesistenti e alla fine ci credono anche loro. E perchè la devozione al loro leader indiscusso è probabilmente ancora più ottusa di quella dei sostenitori del nostro attuale primo ministro.

Il paradosso più grande però, è che queste persone con il sangue agli occhi e le vene del collo gonfie, mentre strillano che non ne possono più degli immigrati, e se possono gli tolgono il pane di bocca, in uno slancio di egoismo che fa sinceramente pena, probabilmente devono una parte della tranquillità economica delle loro famiglie grazie a nonni o bisnonni emigrati agli inizi del '900.

A volte, sempre più spesso devo dire, mi chiedo che cosa siamo diventati.

after midnight


Dopo mezzanotte - di Davide Ferrario 2004


Giudizio sintetico: si può vedere (2,5/5)

Giudizio vernacolare: bellino


Una dichiarazione d'amore per il cinema, una storia d'amore delicata e, paradossalmente, non di quelle che si vedono di solito al cinema.


Martino (Pasotti, molto bravo) è un solitario e un sognatore; fa il guardiano notturno al museo del cinema di Torino, dentro la Mole. Un giorno aiuta a nascondersi proprio la ragazza dei suoi sogni, che sta scappando dalla Polizia.


La storia è più complessa, ma la apprezzerete da soli. La scelta della voce narrante regge visto che è quella sempre simpatica di Silvio Orlando. Sullo sfondo una Torino grigia e decadente, non però priva di fascino. Sviluppo del triangolo amoroso non troppo brillante e originale, ma un finale agrodolce che fa sorridere di gusto, sempre che non votiate Berlusconi.

Delicatissimo.

20100917

lutero


Luther - Ribelle, genio, liberatore – di Eric Till 2004


Giudizio sintetico: si può vedere (2,5/5)

Giudizio vernacolare: dé, sufficienza strappata ma credi eh


Interessante biografia storica di Martin Lutero, monaco che diede luogo ad un’importante scisma attorno al 1500 dopo una sua testarda lotta alla corruzione della Chiesa Romana, fatta di scritti e di prediche appassionate, volte al ritorno ai valori di un tempo da parte della Chiesa tutta.


Il film è scorrevole è discretamente recitato, anche se non tocca vette particolarmente intense; in effetti, i principali difetti che gli possiamo ascrivere sono una certa freddezza e una sorta di “compressione”; gli eventi sembrano succedersi in un’unica soluzione continua e un po’ sbrigativa, nonostante la ricostruzione storica piuttosto accurata e le musiche sempre molto appropriate e mai invasive.

Joseph Fiennes a corrente alternata, Bruno Ganz come sempre magistrale, da un film così c’era da aspettarsi molto più pathos; non ci rimane che riflettere sulla giustezza delle teorie luterane e sulle conseguenze disastrose, da lui certo non volute.

Religione e guerra, un tema quanto mai attuale.

20100916

zorba


Zorba il Buddha – di Lakshen Sucameli 2004


Giudizio sintetico: da evitare (0,5/5)

Giudizio vernacolare: eh, sucameli (boia popo' di nome dé), mattilevidiulodé!!


Tanto per cominciare, ma più che altro per scrivere qualche riga in più, il regista è italiano, di Rimini precisamente, e deve il suo nome al suo maestro spirituale.


Per dire del film, in una imprecisata località mediterranea (è girato perlopiù in Turchia, e l’effetto è spiazzante; la mentalità è da divertimentificio, quindi tipica riminese, ma l’ambientazione è stupenda, e quindi di certo non riminese, senza offesa) un DJ torna dal servizio militare e vorrebbe aprire un locale, nel frattempo gli amici sono alle prese con l’ennesimo fallimento del gruppo musicale, il fratello spaccia, e in porto arriva una skipper solitaria della quale si innamora ricambiato.


E’ uno dei film più brutti che mi sia capitato di vedere, e, una volta tanto, la distribuzione ha avuto ragione a "boicottarlo". Recitazioni pessime, musica inascoltabile e inappropriata, macchina da presa ingessata, sceneggiatura che sembra una scheggia impazzita.


Assolutamente da evitare.

20100915

divertimenti


divertimenti dell'ultimo periodo:
ballo in casa con musica da bocca.
costruire costruzioni che vengono puntualmente distrutte da mani piccine.
progettare salotti ikea senza mai acquistare mobili.
progettare cucine non ikea senza mai acquistare cucine.
dharma e greg.
low and order SVU.
james ellroy losangelino.
hellas verona claudicante.

da qualche parte


Somewhere - di Sofia Coppola 2010

Giudizio sintetico: da vedere (3,5/5)
Giudizio vernacolare: chi ha 'vaini la rimedia, però...

Johnny Marco è un attore hollywoodiano di successo. Non ha ovviamente problemi di soldi, gira sulla sua Ferrari nera, spesso senza meta, lo sveglia di solito la sua agente per ricordargli gli (eventuali) impegni della giornata. Vive stabilmente allo Chateau Marmont (leggetevi il paragrafo notable people and events nella scheda linkata), famosissimo e storico Hotel sul Sunset Boulevard di West Hollywood, dove passa il tempo alticcio, quindi bevendo, ingerendo pastiglie, ordina da mangiare al room service, così come ordina direttamente in camera spettacolini di lap-dance eseguitigli da una coppia di gemelle direttamente in stanza da letto, giocando alla Wii col suo (Migliore? Unico?) amico Sammy, che ogni tanto organizza, sempre nella stanza di Johnny, feste a sopresa. A Johnny per avere successo con le donne basta salutarle, e di solito dopo un paio di minuti o un paio di drink ci si ritrova a letto insieme. Non sempre poi, le cose vanno per il verso giusto, ma fa niente, lui è sempre Johnny Marco, ricco, famoso, e soprattutto, completamente al di fuori della realtà.

Johnny ha pure una ex moglie, e addirittura una figlia, Cleo. Cleo ha 11 anni, ed è ovviamente in affido alla madre. Johnny la vede ogni tanto, la porta a pattinare e le domanda come fa ad essere così brava, e lei risponde che è già qualche anno che pattina. Lui, nemmeno lo sapeva. Ma sta per vederla più spesso: la moglie, dopo qualche giorno, gli comunica che ha un impegno lontano, quindi Johnny dovrà occuparsi di Cleo fino al giorno in cui la ragazzina partirà per il campo estivo. Johnny è così costretto a modificare le sue abitudini, e, senza approfondire troppo, cosa della quale è evidentemente incapace, man mano che i giorni insieme a Cleo passano, quasi non accorgendosene si lega sempre più a lei. Fino al punto in cui Cleo parte per il campo estivo...

Sofia Coppola è figlia d'arte, si sa, e questo suo ultimo lavoro, vincendo il Leone d'Oro a Venezia qualche giorno fa, ha immediatamente scatenato polemiche e critiche, spesso infondate, magari anche da persone che non hanno visto il film. Il "percorso filmico" della Coppola è degno di nota, a mio giudizio (anche se, lo confesso, una regista che come primo lavoro fa un film decente da un libro che avevo amato molto mi fa senza dubbio essere parziale): il debutto Il giardino delle vergini suicide trattava con buon piglio e personalità un bel libro (il primo di Jeffrey Eugenides, che qua su fassbinder è molto rispettato), il secondo film fu quasi un capolavoro di sottrazione e profondità (Lost In Translation), il terzo fu purtroppo un mezzo passo falso, seppur rimanendo un tentativo diverso di affrontare una biopic storica (Marie Antoinette), dove Sofia contraddiceva in qualche modo quello che pareva essere il suo stile assodato.

Questo nuovo film torna sulle coordinate della sottrazione, e quindi su quello stile che (le) ha dato i migliori risultati. E' un film rarefatto, in un certo qual modo dimesso, mai urlato, abbastanza semplice nella struttura ma non semplice da guardare (e non solo per la fotografia, piuttosto spiazzante all'inizio, sgranata dalle lenti Zeiss, le stesse che il padre F.F. usò per Rusty il selvaggio), migliore ovviamente di Marie Antoinette ma probabilmente leggermente inferiore a Lost In Translation, un film volutamente irrisolto (alla lettera: vedi il non-finale), che si dilunga (appunto) volutamente troppo nella descrizione della non-vita del protagonista, e che forse si risolve un po' troppo frettolosamente (ma ancora una volta, c'è la possibilità che la cosa sia voluta, evidentemente) in, appunto, un finale "aperto" dove lo stesso protagonista prende coscienza del suo non-essere ("non mi sento nemmeno una persona" dice Johnny alla moglie: occhio alla risposta di lei, mi raccomando). Ed è davvero tutto qui il senso di Somewhere, un film su quanto vuota possa essere un'esistenza che da fuori può sembrare perfetta e senza problema alcuno, un film dove la Coppola riesce a descrivere un rapporto padre-figlia che improvvisamente tende al recupero, senza smancerie, luoghi comuni o trucchetti che potremmo aspettarci dal cinema americano (ma pure da qualcosa di casa nostra), altro fatto che le fa davvero onore.

E' la sobrietà il punto vincente di questo film, che però ne mette a segno pure altri. I due protagonisti risultano azzeccati. Per uno Stephen Dorff perfetto per incarnare uno spaesato Johnny Marco, attore che personalmente avevo apprezzato moltissimo nell'oscuro e selvaggio S.F.W. anni fa, e poi come scomparso in mezzo a molti film mediocri, e che quindi rivedo volentieri in un film importante, c'è una Elle Fanning (si, è la sorella di Dakota, e l'ha più volte interpretata "da giovane", ma anche lei ha già una filmografia di tutto rispetto nel curriculum) tenera, ingenua e acerba al punto giusto per interpretare Cleo; ma la recitazione di tutto il cast è segnatamente di basso profilo, e questo fa benissimo al film, che riesce "spontaneo", anche se racconta una storia che, a molti di noi, apparirà lontana anni luce.

Una parentesi sulla parentesi italiana della storia. Proprio questo low profile un po' di tutta la storia, stride ancor di più con la scena della consegna del Telegatto (ebbene si) al protagonista, con Simona Ventura, Nino Frassica e Valeria Marini in una scena kitsch e pacchiana, tipicamente da televisione italiana, e dove i tre, purtroppo per loro, incarnano figure imbarazzanti (per esempio: nella scena precedente c'è anche Giorgia Surina, si nota chiaramente che è sopra le righe, recita, male, ma recita; il trio citato prima è proprio spontaneo). Nel film c'è anche, in altro ruolo ma sempre nella parentesi italiana, Laura Chiatti, in un paio di scene dove purtroppo si è ridoppiata, ed è proprio per questo che palesa difficoltà al confronto dei doppiatori professionisti.

Colonna sonora variegata ma sfiziosa, del resto conosciamo la Coppola come amante della buona musica rock e non solo, dove la b-side degli Strokes I'll Try Anything Once corona perfettamente uno dei momenti più intensi del film.

Film da vedere, prova confortante per una regista che, come detto, ha deciso di percorrere una strada personale e degna di nota.

20100914

miele


Honey - di Bille Woodruff 2004


Giudizio sintetico: si può perdere (2/5)

Giudizio vernacolare: onli for de passera (end uat e passera!)


Honey è una brava ballerina hip-hop, vive in un quartiere degradato, insegna hip-hop al centro sociale gestito dalla madre, ha un'amica del cuora, Gina, che crede in lei, lavora in discoteca, in un negozio di dischi e sogna di fare la coreografa. Arriva l'occasione della vita, e tutto sembra cambiare.


Sia chiaro, è una favoletta piuttosto scontata, buonismo a pacchi e hip-hop da fighetti, confesso che sono andato a vederlo perchè Jessica Alba, la protagonista (Max della fortunata serie "Dark Angel"), ha un sex appeal strano ma indubbio.


Leggerino leggerino, ma la musica fa battere i piedi; diverse apparizioni di artisti hip-hop, tra cui Missy Elliott (un paio di buone battute, ma non a livello della Cher di "Fratelli per la pelle").

20100913

il fantasma che cammina


The Ghost Who Walks - Karen Elson (2010)


Con un po' di ritardo (è uscito a fine maggio) vi segnalo questo dischetto che non mi è affatto dispiaciuto. Karen Elson l'avrete vista centinaia di volta, è una modella rossa, inglese, di una bellezza strana, ed il titolo del suo primo disco è il soprannome che aveva quando andava a scuola ("il fantasma che cammina", essendo ovviamente filiforme e molto alta). La musica è sempre stata l'altra sua passione, e prima di questo disco era "apparsa" come corista su Dreamland di Robert Plant, ed aveva duettato con Cat Power su I Love You (Me Either), contenuta nel disco Monsieur Gainsbourg Revisited. Non meno importante l'attività di una band di cabaret politico chiamata The Citizens Band, altra influenza che si sente qua e là nel suo disco.

Certo, se non fosse che la ragazza dal 2005 è la moglie di un certo Jack White (e madre dei suoi due figli Scarlett Teresa ed Henry Lee), probabilmente non avrebbe mai inciso un album. E questo, sinceramente, sarebbe stato un peccato, visto tutto quello che c'è in giro.

Nonostante in diverse canzoni si senta pesante la mano di Jack (che appare in veste di produttore), i pezzi sono tutti scritti da Karen, per la maggior parte da sola. Il risultato è una sorta di folk-blues, con influenze perfino celtiche, ed il songwriting risulta ottimo.

E' un disco degno di nota, e la voce di Karen è interessante e piacevole.

Alefbay-e afghan



Alfabeto Afgano – di Mohsen Makhmalbaf 2001



Giudizio sintetico: da vedere (3,5/5)

Giudizio vernacolare: daffa vedé a busce


Contenuto nel DVD di “Viaggio a Kandahar”, questo documentario illustra la situazione di migliaia di profughi afgani in Iran, nello specifico dei bambini analfabeti e di chi, in qualche modo, si prodiga per dargli una qualche istruzione. La ripetitività delle lezioni non si allontana dalle situazioni che, di norma, troviamo spesso nei comportamenti ripetitivi (appunto) dei medio-orientali e nei loro film; le facce dei bambini e delle bambine (quando si intravedono) sono piene di speranza e colpiscono al cuore, la situazione muove chiunque a mettere in discussione le “missioni di pace”, i monologhi di alcune bambine sul mullah Omar e i suoi insegnamenti ci fanno riflettere.
Il finale (uno splendido fermo immagine sul volto di una bambina, e non vi dico altro per non rovinarvi la sorpresa) risolve il tutto, piega le gambe e meriterebbe un Oscar.
Fidatevi, può sembrare noioso, ma si tratta di un piccolo capolavoro.

20100912

EW&F

Al contrario di molti, a me settembre piace, piace molto. E' naturale che dipenda dal fatto che vivo in un "luogo di villeggiatura" (anche se continuo a non capire cosa cazzo ci venga a fare la gente in villeggiatura al mio paesello), credo.

In settembre, noi locals ci riappropriamo del "nostro" mare. Non c'è bisogno di fare le corse, di arrivare all'alba sulla spiaggia per un posto/asciugamano. Abituati al traffico inesistente, ecco che torna e ci lascia tranquilli, nessuna incazzatura per quegli automobilisti che si fermano in mezzo agli incroci per chiedere indicazioni o perchè non sanno dove andare, compiendo evoluzioni che, se le facessimo noi nelle loro città, saremmo fucilati dal plotone di esecuzione della guardia automobilistica cittadina. I parcheggi (in particolare: quello davanti a casa mia) abbondano come negli altri nove, lunghissimi mesi che ci separano dal prossimo luglio.
Le temperature sono più miti, ed il rischio di scottature aumenta, ma è un piacere indicibile crogiolarsi al sole di settembre, e di sera andare a prendere una pizza da asporto senza prenotarla due giorni prima e senza fare la fila. Di notte, nessun rumore, nessuno schiamazzo. Puoi alzarti qualche ora prima dell'alba, percorrere il lungomare, cinque chilometri fino al paesello accanto, e non incontrare assolutamente nessuno, se non qualche sparuto pescatore appassionato; nessuna bottiglia di birra infranta contro il marciapiede, nessuna pozza di vomito da sabato sera, niente di niente. Nessun resto di falò sulla spiaggia, nessun turista che dorme sulle panchine. Ad ognuno il suo. Settembre è nostro.


we don't need no education

Titolo fin troppo facile, per parlare di scuola. Ebbene si, oggi il vostro cronista preferito, che non si interessa di scuola praticamente ormai dal 1984, anno in cui si diplomò con un voto piuttosto basso, vi vuole parlare di scuola.

Oggi leggo sul giornale una notizia che lì per lì potrebbe avere dell'incredibile
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Nella capitale, quartiere Montesacro, la fornitura in 48 ore
Mancano le sedie e i banchi
così all'arredo ci pensa Ikea

Scuola elementare Torricella Nord, quartiere Montesacro a Roma, le classi domani sarebbero rimaste chiuse per mancanza di arredi. L'unica alternativa, l'intervento dei privati, dice il presidente del municipio IV Cristiano Bonelli (PdL), ma nessuno riusciva a garantire una fornitura così rapida. Ikea invece ieri mattina ha assemblato tutto, trasporto e montaggio compreso.
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Cosa ci guadagna Ikea? Pubblicità. I banchi e le cattedre saranno chiaramente marcati Ikea. Fossimo negli USA, non ci sarebbe da stupirsi. I distributori automatici sono una forma di pubblicità, e sono fonte di scontro tra Pepsi e Coca Cola, per dire. Ma siamo in Italia.
Sentiamo parlare molti insegnanti, molti precari (anche la mia compagna di viaggio in Islanda è un'insegnante precaria), e sono tutti contro la riforma della Gelmini. Ma, si sa, in Italia sono tutti comunisti, quindi meglio prendere queste testimonianze con le molle.
Ascolto Radio 24, Oscar Giannino (che, questo si, non è comunista) la mattina dedica una puntata alla scuola. Pare che i soldi che in Italia destiniamo alla scuola non siano inferiori a quelli degli altri stati europei. Eppure continuiamo a leggere notizie di genitori che sono costretti a portare la carta igienica a scuola perchè la scuola non ha i soldi per comprarla.
Sento anche altre voci, sempre sulla scuola. C'è chi ha classi con 35 alunni e chi con 15. I precari sono troppi da pagare, ma svolgono un lavoro che va fatto. La Gelmini, che fa da sponda a Tremonti, annuncia tagli, poi dice che in 6, 7 al massimo 8 anni i 200.000 precari verranno tutti assorbiti. Tutti continuano a voler bene a Fioroni, ministro dell'Istruzione PD, ex DC, che fece assumere un botto di precari e li passò fissi. Giannino, sostenuto da gente che lavora nella scuola, dice che non esiste la meritocrazia, quindi soldi buttati: si paga chi non vale, si paga poco chi, magari, vale, e, magari, è pure precario.

Cosa si capisce da tutto ciò? Che la scuola italiana è un po' come l'Italia. Vorrei, ma non posso. E soprattutto, ad occuparsi di scuola ci si mette sempre qualcuno che non ne capisce assolutamente niente.

Sentite questa, invece. Progetto dei Tories di Cameron in UK. Da un articolo di The Economist ripreso da Internazionale.
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Con un approccio in parte ereditato dai laburisti, oggi il nuovo governo punta a concedere ai genitori maggiore libertà di scelta sull'istruzione dei figli. Le scuole sono incoraggiate a trasformarsi in istituti pubblici ma liberi dal controllo statale. Presto entreranno in funzione le free schools, fondate e gestite da imprese non-profit, gruppi religiosi, università, scuole private o dai genitori stessi. Queste nuove scuole libere potranno fissare le condizioni di lavoro e gli stipendi del personale, prendere decisioni sulla didattica, stabilire la durata della giornata e la suddivisione dell'anno scolastico e fare altre scelte in completa autonomia. Lo stato pagherà le strutture ed erogherà fondi in base al numero degli alunni iscritti. Non ci saranno discriminazioni: gli studenti più poveri assicurano contributi maggiori, quindi le nuove scuole avranno tutto l'interesse ad arruolarli.
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Ci sono dubbi tra i tories stessi, e l'opposizione mette in dubbio che la qualità dell'istruzione rimanga la stessa, e che qualche classe sociale possa beneficiarne a dispetto di altre. E via con altre critiche. L'articolo conclude pure che sicuramente non se ne farà di niente perchè è una riforma troppo radicale, non era stata spiegata in campagna elettorale, e, ricordiamocelo, il governo inglese è di coalizione, insieme ai Lib-Dem di Nick Clegg, quindi non può forzare troppo la mano.
Però, quello che voglio dire: per fare le cosiddette riforme, ci vogliono i numeri e il coraggio delle idee.
Silvio i numeri li ha (beh, diciamo che li aveva). Il coraggio delle idee? Mi sa proprio di no.
Le idee le ha tutte Ghedini. E chi non sostiene Silvio sa a che cosa serve Ghedini. Chi continua a votarlo, invece, è convinto che voglia "riformare l'Italia".
Andiamo avanti così....

Soochwieen bodmyung


Indirizzo sconosciuto – di Kim Ki-Duk 2002


Giudizio sintetico: culto (4,5/5)

Giudizio vernacolare: boiadé, ir villaggio delli svarvolati


Corea del Sud, villaggio di Pyongtaek, sede anche di una base militare USA; in paese, una serie di personaggi incredibili. Due fratelli, uno un po’ rimbambito, l’altra cieca da un occhio a causa del fratello e di un gioco fatto quando erano bambini; di lei, Eunok, si innamora Jihum, taciturno e vessato in continuazione da due teppistelli.

Ma anche un giovane militare americano si innamora di lei. Jihum stringerà amicizia solamente con Chang-Guk, un mezzosangue figlio di una coreana che vive in un bus americano abbandonato; la madre spedisce continuamente lettere al padre del ragazzo, e le ritornano con la dicitura “indirizzo sconosciuto”; inoltre, lei ha una relazione col “datore di lavoro” del figlio, uno che compra e ammazza cani per rivenderli ai ristoranti.

Incredibile (ancora!), ma questo film è intenso, crudo, psicologico, simbolico e molto commovente perché delicatissimo allo stesso tempo; rarefatto, alterna pause a momenti concitati, violentissimi, e ricorda Kitano per tante cose.
Due sequenze su tutto il film: Eunok che si “prova” un occhio ritagliato dal giornale al posto di quello cieco, e sempre lei che si “trastulla” col suo cucciolo.

Ve ne innamorerete.

20100911

doni


Silvio Berlusconi in Russia, in occasione del Forum "I parametri della Democrazia", organizzato dal Presidente Medvedev e, ovviamente, dal primo ministro Putin:




Chissà cosa ne avrebbe pensato Anna Politkovskaja, giornalista critica con Putin, che, per sbaglio, il 7 ottobre 2006 si trovò sulla traiettoria di 4 proiettili, uno dei quali la colpì alla testa.

Tra l'altro, quei 4 proiettili vagavano nell'ascensore del palazzo dove abitava. Pensate che sfortuna (scritto un po' nello stile di Anna).

A parte questo, che non c'entra niente naturalmente, io fossi Silvio non esagererei così, quando si trova all'estero (certo, chissà com'è che quando va in Russia, spesso tra l'altro, è sempre così sovraeccitato...). Che poi magari qualcuno che lo vota, potrebbe pensare che quando è in Italia sia troppo sobrio nelle sue esternazioni.

song for a raggy boy


Angeli ribelli – di Aisling Walsh 2003


Giudizio sintetico: si può vedere (2,5/5)

Giudizio vernacolare: boiadé, sempatici i preti irlandesi eh


1939, William Franklin reduce dalla guerra di Spagna trova lavoro in un riformatorio cattolico in Irlanda; la sua indole progressista si scontra con i metodi durissimi dei preti, creando un “escalation” continua, che sfocerà in tragedia.

Esattamente tra “L’attimo fuggente” e “Magdalene”, il film, tratto da una storia vera, tocca e commuove, nonostante in fondo sia solo un compito ben svolto e niente più; Aidan Quinn che interpreta l’insegnante è giusto per la parte, Iain Glen, il “prefetto” dei preti è odiosissimo e ricorda i nazisti più perfidi, i bambini sono tutti incredibili, la fotografia rende bene l’idea dei colori e del clima Irlandese.

Come spesso accade, il cinema ci porta a conoscenza di pagine sconcertanti della storia del genere umano.
Non il massimo, ma molto meglio di una serata alla tv.

20100910

stato imperiale elettrico


Imperial State Electric - Imperial State Electric (2010)


Nicke Andersson (Anders Niklas Andersson) vi dice niente? Per quelli meno attenti: Nick Royale, ex Entombed, ma soprattutto chitarra, voce, anima e frontman dei (per me) mitici Hellacopters. Svedese di non si sa dove, figura con la quale personalmente sento da sempre una strana sorta di empatia, nonostante la nostra palese diversità; a dispetto di ciò, siamo stati entrambi grandi, grandissimi kissomani. L'essere kissomani, nonostante il background anche death metal di Nicke, si è riversato prima nel songwriting e nell'attitudine degli Hellacopters, e adesso in questo suo progetto (una delle tante "attività musicali" di Nicke), denominato appunto Imperial State Electric (e del quale, sul suo myspace, Nicke si definisce Head of State), messo su insieme a Dolf de Borst al basso e backing vocals (neozelandese ancora nei The Datsuns), Tomas Eriksson alla batteria (Captain Murphy, band svedese inizialmente prodotta da Nicke), e Tobias Egge, chitarra e backing vocals. I tre si uniscono a Nicke inizialmente per formare i Cold Ethyl durante l'ultima parte dell'ultimo tour degli Hellacopters, per suonare cover rock anni '70 e senza interesse ad incidere alcunché.
Molti recensori si potranno affannare nella ricerca di altri tipi di influenze, ma quella dei quattro "musicisti mascherati" è talmente forte, che ex fan, come appunto chi vi scrive, non potrà far altro che goderne. Lord Knows I Know That It Ain't Right e I'll Let You Down le mie preferite.

Giusto per dire appena qualcosa in più, la prima volta ho ascoltato il disco piuttosto distrattamente, la seconda mi sono detto "ma questi pezzi non li conosco già?". E, secondo me, è tutto dire.

il Pontormo


Pontormo - Un amore eretico - di Giovanni Fago 2004


Giudizio sintetico: si può perdere (2/5)

Giudizio vernacolare: peccato


Jacopo Carucci o Carrucci, detto il Pontormo dal paese dove nacque nel 1494 (l'odierna Pontorme, nei pressi di Empoli), fu un pittore importante, anche se la sua più grande opera, come scopriremo vedendo il film, è andata distrutta; la vicenda, tratta anche dal suo diario, ci narra dei suoi ultimi anni di lavoro al Coro di San Lorenzo in Firenze, ai servigi di Cosimo de' Medici, dei rapporti tra Cosimo, il papato, l'imperatore Carlo V, l'inquisizione e lo scisma luterano, ma soprattutto del suo particolare rapporto con la fiamminga Anna, una giovane violentata da un soldato che, dopo la violenza le tagliò la lingua, che Pontormo conosce nell'arazzificio dei Medici, dove lei lavora.


La storia è piuttosto interessante, ma il film non è all'altezza, e nonostante i numerosi caratteristi, soprattutto italiani, la messa in scena rimane fredda e non coinvolge pienamente. Imbarazzanti le scene con alcuni dei personaggi dentro la basilica di San Lorenzo, fatte (malissimo) con la computer graphic, non basta neppure il protagonista Joe Mantegna, piuttosto spento, a risollevare il film, che riesce ad interessare solo all'inizio, poi si affloscia e lo spettatore si ritrova ad aspettare impazientemente la fine.

20100909

stretta alla gola


Kvelertak - Kvelertak (2010)


Debutto affascinante questo del sestetto norvegese di Stavanger. Produce Kurt Ballou dei Converge, ma non aspettatevi dei cloni. Per niente.

Nella foga hardcore-punk-rock-folk-street-rock-and-roll dei Kvelertak, che cantano in norvegese, ci trovate dai Kiss (via Hellacopters), ai supremi Black Sabbath, ad influenze metal, punk ed hard-rock più moderne, senza disdegnare i Napalm Death, sia chiaro.

Sorprendenti. Ascoltatevi Sultans Of Satan per capire tutto. O quasi.

fuori tempo (massimo)


Out Of Time - di Carl Franklin 2004


Giudizio sintetico: si può vedere (2,5/5)

Giudizio vernacolare: ganzetto


Florida, il capo della polizia di una piccola cittadina sta divorziando dalla moglie, che nel frattempo diventa ispettrice della omicidi; lui ha una relazione con la moglie di un ex giocatore di football, che ogni tanto alza le mani; scopre che la sua amante ha un cancro terminale, e non resiste alla tentazione di regalargli un ultimo sprazzo di felicità, prendendo una ingente quantità di denaro dalla cassaforte dell'ufficio, denaro confiscato ad un malvivente; lei, dal canto suo, lo nomina beneficiario della sua polizza assicurativa sulla vita al posto del marito, ma viene trovata carbonizzata in casa insieme al coniuge, vittime di un incendio che subito si scopre doloso. La quasi ex moglie ispettrice non tarderà a scoprire che le prove sono tutte contro di lui.


Franklin è un onesto lavoratore della macchina da presa, e la usa con maestria, con stile prevedibile ma d'alta scuola; l'intreccio è piuttosto interessante e non annoia, anche se certo, non siamo davanti ad un capolavoro.

Nella già iniziata penuria estiva delle uscite (il film uscì nel giugno 2004, n.d. jumbolo), un film apprezzabile; Washington nella norma, Eva Mendes che, oltre ad essere molto bella, ha un grande futuro come attrice, se continuerà così.

20100908

terra chiama pipette


Earth Vs. The Pipettes - The Pipettes (2010)


Se cercate il disco più brutto del 2010, siete sulla buona strada. Se vi ricordate con un sottile piacere uditivo (e non) il disco d'esordio del 2006 We Are The Pipettes, sappiate che non ve n'è traccia. Formazione cambiata per due terzi, almeno per quanto riguarda le voci femminili, è rimasta la bella Gwenno (che però, ad essere pedanti, non faceva parte della formazione originale) rispetto al trio che avevo visto live, ma soprattutto cambiata l'attitudine musicale.

La band femminile che si ispirava alle Ronettes (e con un discreto gusto nel songwriting e nelle armonie vocali) ha lasciato spazio a un qualcosa che sta a metà tra le peggiori versioni moderne e poppettare, melliflue e insulse delle stesse citate poc'anzi, e una specie di dance music con influenze sixties.

Non c'è più quell'effetto retrò che rendeva piacevole l'ascolto, non c'è mordente in questi pezzi a dir poco inutili.

Delusione completa.

l'ombrello di Cipputi


Un'intera categoria (ma forse sarebbe più giusto definirla setta) di industriali dichiara concluso anzitempo un contratto firmato con una intera categoria (ma forse sarebbe più giusto definirla plebe o semplicemente forza-lavoro, una volta magari maestranze) di lavoratori, seguendo la rotta tracciata dal condottiero col maglioncino, e il Capo dei Capi Silvio che fa? Riflette sullo "strappo" di Fini, se deve o no andare dal Presidente della Repubblica insieme all'amico Umberto Bossi (come a scuola.....maestra maestra lui mi ha offeso....).


Gli analisti vi spiegheranno cosa c'è dietro questa mossa di Federmeccanica, io mi limito a ridere, purtroppo amaramente, quando leggo che Pierluigi Ceccardi, Presidente di Federmeccanica, dice cose come


"...l'accelerazione che abbiamo imposto oggi è per tutelare le esigenze delle aziende metalmeccaniche e di un milione di lavoratori che dipendono da esse"


Per tutelare i lavoratori o per togliergli anche la pausa-bagno?

Le cose si mettono male...

the dancer upstairs


Danza di sangue – di John Malkovich 2002


Giudizio sintetico: si può vedere (2,5/5)

Giudizio vernacolare: 'nzomma


Perù, alcune decine di anni fa, la resistenza filocomunista comincia a manifestarsi e ad organizzare attentati, partendo dalle campagne ma avvicinandosi man mano alla capitale.

Il capitano di polizia Rejas (Javier Bardem in buona forma), pur capendo i motivi di forte insoddisfazione del popolo (viene da una famiglia di Indios), si ostina a seguire le regole e la legge per catturare il capo dei rivoltosi.


Debutto nella regia di Malkovich con un soggetto a rischio. Aiutato da un buon cast (oltre a Bardem, Laura Morante e Juan Diego Botto, argentino giovane ma già esperto), non se la cava male, anche se spesso non riesce a dare pathos alla storia, pur intrecciando la verità storica romanzata con vicende personali.

Diversi personaggi minori rimangono ai margini con troppa facilità, e danno la netta impressione di non essere sfruttati a dovere, sia a livello di recitazione, sia a livello di trama potenziale.

20100907

sobborghi


The Suburbs - Arcade Fire (2010)



Al terzo disco, gli Arcade Fire riescono finalmente a fare un disco che non mi spegne automaticamente il pc da quanto è brutto, come i due precedenti. The Suburbs è un disco perfino piacevole a tratti, che durerà quanto il battito d'ali pluricitato nelle ultime settimane da di Di Pietro, ma che almeno non fa accapponare la pelle. Certo, in alcuni episodi (Rococo), si riconosce ancora la band regina del kitsch che ha fatto, invece, gridare per alcuni anni la (cosiddetta) stampa specializzata al miracolo, ma in altri, effettivamente, riusciamo a capire qualcosa. Già con la title-track posta in apertura (ma ripresa in chiusura), che parte malino, con quella sua supponente aria pop-folk (ed è una delle cose disturbanti dei canadesi), si assiste come ad un piccolo miracolo, con il pezzo che si trasforma in una marcetta sinuosa ed accattivante, soprattutto con il ripetersi del ritornello. Si prosegue con ottimi pezzi quali Ready To Start e Modern Man, dove la "naturale" influenza bowiana è manifesta, e si interseca con tutto il repertorio post-new wave, alleggerito, appunto da quel sottile filo folk che li differenzia, per dire, dai loro "vicini di casa" Wolf Parade.

Dopo di che, il disco si affloscia un bel po', soprattutto nei pezzi cantati da Régine, diversi pezzi inutili, fino a Suburban War, che, al solito, sciorina i pregi e i difetti che caratterizzano gli Arcade Fire: una pomposità pop elevata all'ennesima potenza, che li rende a volte insopportabili, anche durante un pezzo potenzialmente bellissimo. Un esempio: in Sprawl II (Mountains Beyond Mountains), dove, come in altri pezzi, ricordano gli altri conterranei Broken Social Scene, almeno concettualmente, questa loro ricerca spasmodica dei suoni "strani", alla fine, diventa antipatica, e viene il sospetto che siano messi lì per cercare di compiacere la critica che è sempre alla ricerca della next big thing.

Alla fine, sono convinto che gli Arcade Fire sappiano scrivere belle canzoni. Mi piacerebbe che lavorassero un po' più per sottrazione (sia nella struttura dei pezzi che nella struttura degli album): ho come l'impressione che ne guadagnerebbero. Ovviamente, è un'impressione strettamente personale.

fetish


Una cosa lasciatemela dire: le scarpe di Luisella Costamagna (massimo rispetto sia dal punto di vista estetico, sia dal punto di vista professionale), su La7 ogni sera dopo il TG con "In Onda", sono bellissime.

Per il resto, fate come credete.

cammelli ricchi


E’ più facile per un cammello… - di Valeria Bruni Tedeschi 2004


Giudizio sintetico: si può vedere (3/5)

Giudizio vernacolare: bellino


Una 35enne ricchissima di famiglia vive una crisi che consta di problemi col fidanzato professore di famiglia emigrante e proletaria, il ritorno di fiamma dell’ex fidanzato che diventa una specie di amante, il tormentato rapporto con la sorella, la malattia terminale del padre, le incomprensioni con la madre, il ritorno del fratello nullafacente (come tutta la famiglia, a parte il padre), i sensi di colpa che la portano a confessarsi tutti i giorni, tartassando il parroco.


Un debutto alla regia interessante, un film corale e allo stesso tempo molto personale (in parte autobiografico), che la impegna pesantemente anche sullo schermo. Con una buona dose di autoironia, la Bruni Tedeschi ci mostra le paranoie dei ricchi, aiutata da un cast straordinario, da inserti animati caricaturali azzeccati, da stacchi onirici e flashback significativi.

Data la complessità, il film si affloscia leggermente nella parte finale, ma rimane una prova tutto sommato più che sufficiente.

Se siete uomini, fate caso alla protagonista-regista: non è bellissima, ma ad ogni scena viene voglia di abbracciarla e darle protezione.

20100906

l'ordine delle cose (nere)


Order Of The Black - Black Label Society (2010)

E' realmente impressionante quanto Zakk Wylde abbia preso dal suo mentore Ozzy Osbourne. Sentirlo cantare (con trucchi e parrucchi, sia chiaro; il microfono di Zakk è probabilmente il covo di tutti i riverberi del mondo) fa immediatamente venire in mente l'Ozzy dei primi anni '70, addirittura con maggior potenza. Anche nel songwriting, l'influenza è grande. Si va dai pezzoni hard-rock con riff tellurici e martellanti (Black Sunday, Riders Of The Damned, Overlord, Crazy Horse), alle ballate strappalacrime, January, Shallow Grave, Time Waits For No One e Darkest Days, le ultime tre addirittura con un bel pianoforte in evidenza.
Non tutti i pezzi sono all'altezza, e non c'è niente di nuovo, ma nel complesso il disco suona onesto, con un bel tiro, e perfino le ballate strappano un applauso.

anatomie de l'enfer


Pornocrazia – di Catherine Breillat 2004


Giudizio sintetico: orrendo (0,5/5)

Giudizio vernacolare: fa stracaà


Una donna alla ricerca della ragione dell’odio tra uomo e donna, ingaggia un gay perché la guardi e stia con lei per fare chiarezza sull’argomento.


Forse non sarò abbastanza intellettuale, ma questo film della Breillat, come “Romance” l’ho trovato orripilante. A parte la scelta, ancora una volta, di Rocco Siffredi nella parte del protagonista principale (attenzione, Rocco è doppiato però), che alla luce del film risulta una manovra strumentale per attirare l’attenzione e alimentare lo scandalo, visto anche che praticamente la registra decide di non dirigerlo (Siffredi “usa” una sola espressione, quella “corrucciata”, ma la regista poteva provare a chiedergli qualcosa di più, non sono così convinto che sia proprio un cane), il film è a tratti assolutamente silenzioso, a tratti verbosissimo e pretenziosamente filosofico; per il resto, inanella una serie di scene forzatamente scandalose (manici di rastrello in vagina, thè col tampax usato e altre genialate di questa foggia).


Mi dispiace, ma l’operazione puzza molto. E ve lo dice uno che di certo, non si scandalizza.

20100905

crying song

A volte, la cosa mi preoccupa. Più spesso, mi immagino sdoppiato, con il me più forte che rassicura il me più debole con pacche sulle spalle e dicendo "sei solo troppo sensibile", in un tripudio di luoghi comuni da peggior film americano.
So che vi starete già chiedendo di cosa voglia parlare, lo so. Vi accontento subito. Come vi ho detto più volte, piango spesso, molto più spesso di quanto possiate immaginare. Non solo piango: mi commuovo continuamente, mi toccano cose apparentemente insignificanti. Questa mattina, ad esempio, mi sono immalinconito in auto, ovviamente da solo, mentre tornavo dalla piscina, ascoltando Radio 24, trasmissione "L'amico immaginario". Parlavano di Pippi Calzelunghe. L'autrice svedese dei libri, gli attori bambini che recitavano le parti principali, i motivi che avevano spinto l'autrice ad "inventare" un personaggio così estroso.
Mi viene sempre in mente un episodio della mia vita da bambino. Una sera stavamo guardando l'Eurofestival, insieme a mia madre. Sono andato a controllare su Wikipedia: era il 1974, avevo quindi 8 anni, vinsero gli Abba con Waterloo. Dopo la loro vittoria mi misi a piangere, mia madre cercò di capire perchè. Le dissi che piangevo perchè li invidiavo: avevano raggiunto uno scopo nella vita, ce l'avevano fatta. Avevo paura di non riuscirci. Mia madre mi consolò, non ricordo neppure bene come.

Non so se i motivi che generano ancora oggi commozione in me stesso sono i soliti. Direi che forse sono più nostalgia, rimpianto per la giovinezza "perduta", rabbia per le ingiustizie e per un senso di impotenza che sento immediatamente davanti a catastrofi umanitarie, ma pure dinnanzi a palesi ingiustizie italiane, perfino quando metto a fuoco che una cosa secondo il mio punto di vista giusta non è condivisa dalla maggioranza dei cittadini.
Ma c'è di più, almeno credo. C'è pure questo senso di incompiutezza che mi assale mentre, ancora una volta, esco dal mio corpo (e, vi assicuro, ce ne vuole per trovare l'uscita) e mi guardo da spettatore imparziale, analizzando la mia vita al punto in cui sono. Vedo una persona tutto sommato tranquilla, soddisfatta, alle prese con, come sono solito dire mentre parlo con altre persone più sfortunate di me, "problemi di gente che non ha problemi". E, vi dirò, non sono per niente sicuro che l'incompiutezza dipenda dal fatto che non ho una persona con la quale fare progetti insieme per il futuro, immediato o un po' più a lunga scadenza. Non so, mi dà più l'idea che sia qualcosa di più grande, come il non essere riuscito a compiere qualcosa di grande davvero. D'altro canto, la mancanza di talento genera frustrazione, ma l'equilibrio ci impone di riconoscerla, e di imparare a conviverci.

Dite che mi serve davvero un'analista?

spade spaziali


Warp Riders - The Sword (2010)

Come una frustata, arriva il terzo disco dei texani The Sword, e possiamo tranquillamente dire che dopo i primi due, altamente promettenti, questo Warp Riders è senza dubbio il disco della maturità artistica. I problemi forse, cominceranno dopo, ma questa è un'altra storia.
Warp Riders è un concept album, alla vecchia maniera, e tratta di una storia di science-fiction, cowboy spaziali e roba del genere. Ma è soprattutto un grandissimo disco di heavy metal classico. Un disco che, come dissi già in occasione dei loro primi due, tra l'altro senza scoprire nulla di che, visto che è una cosa evidentissima, affonda l'ispirazione a piene mani nel repertorio del Black Sabbath, riuscendo non si sa come, a suonare al tempo stesso antichissimo e moderno.
Il quartetto texano si è evoluto inglobando anche influenze moderne, e mantenendole tra le righe. Il suono globale adesso li avvicina ai migliori Mastodon, il rifferama è sempre degno del migliore Tony Iommi, ma riesce a non risultare pedissequo e neppure datato, anche se sa di antico. Di certo, rimane il fattore determinante del wall of sound dei The Sword, perchè se possibile questo nuovo lavoro suona davvero maestoso ed imponente. Il cantato di JD, anche se sempre aiutato da filtri, è molto migliorato, e, seppur rimanendo un non-cantante, riesce a farlo dimenticare durante tutta la durata del disco.
Grandi cavalcate epiche, assoli mai fuori posto, sezione ritmica superba e rutilante senza essere virtuosistica; c'è però un elemento diciamo nuovo, o quantomeno sorprendente: il songwriting a questo giro riesce addirittura a sfornare potenziali singoli. In un genere come questo potrebbe sembrare un paradosso, ma non è propriamente così. Come avrete già avuto modo di ascoltare con Tres Brujas, uscito corredato anche da relativo video-clip, che sarà il primo di una trilogia (gli altri due video saranno Lawless Lands e Night City, quest'ultimo altro pezzo davvero accattivante, dal sapore sorprendentemente street metal, per una band del genere), le canzoni di questo disco risultano potenti, dure, ma al tempo stesso molto molto orecchiabili.
Copertina affidata al giovane artista australiano Dan McPharlin, che cala immediatamente l'ascoltatore nel concept voluto dalla band.
Sicuramente, uno dei migliori dischi del 2010.

il Punitore


The Punisher – di Jonathan Hensleigh 2004


Giudizio sintetico: si può perdere (2/5)

Giudizio vernacolare: c'è d'avé' paura...


Frank Castle è un ottimo agente FBI in procinto di congedarsi. Durante l’ultima operazione da lui condotta, viene ucciso il figlio di un boss della mala che, per vendicarsi, stermina la sua famiglia. Lui sopravvive, ma decide di non rispettare più le regole e farsi giustizia da solo, diventando così The Punisher.


Ispirato ad uno dei più truci (e tendenti a destra) fumetti della Marvel, il film è un discreto film d’azione e niente più, come purtroppo tutti i film tratti da serie fumettistiche.

Divertente la scena della lotta con “il russo”, Thomas Jane non se la cava male nei panni del protagonista, John Travolta sottotono nei panni del bosso malavitoso, Laura Harring e Rebecca Romijn-Stamos comprimarie di lusso poco sfruttate.


Discutibile, tempisticamente, la trasposizione di tale discutibile (appunto) personaggio fumettistico.

20100904

bald as love


Qualche giorno fa sono andato a rifare la carta d'identità. Era scaduta.
Non so perchè, in Italia (o almeno, qui nel mio comune), si fanno ancora quelle cartacee. Ad ogni modo, a parte l'impatto con le nuove macchine automatiche per le foto-tessera, che adesso sono molto funzionali ma fanno le foto in tre formato diversi e, al primo impatto, non si capisce quanti soldi ci vogliano per farsi quattro foto, al momento di trascrivere i dati ho scoperto che, nelle opzioni alla voce "capelli", esiste quella "calvo". Ebbene si. E quindi adesso ho la carta d'identità con su scritto

capelli: calvo

Quello nella foto non sono io. E' Ben English (nome d'arte di Derek Hay), attore porno. Moltissimi attori porno sono calvi. Per dire.

nero come la pece


Pitch Black – di David Twohy 2000


Giudizio sintetico: si può vedere (2,5/5)

Giudizio vernacolare: ma chi è, tommicche?


Futuro lontano, una navetta con l’equipaggio e i passeggeri in sonno criogenico viaggia verso un pianeta lontano; a bordo viaggiatori e un pericoloso assassino, Riddick.

Un guasto sveglia anzitempo tutti quanti, e li costringe ad un atterraggio di emergenza su un pianeta apparentemente calmo, che invece nasconde un’insidia mortale pericolosissima.


Trama prevedibile ma ambientazione suggestiva, cast così così ma imponente presenza di Vin Diesel che, alle prime armi, si cimenta in un ruolo che gli si confà.

Non un capolavoro, ma sopra la media.

20100903

house of sand and fog


La casa di sabbia e di nebbia - di Vadim Perelman 2004


Giudizio sintetico: si può evitare (2/5)

Giudizio vernacolare: du' palle


Polpettone melò che pare progettato appositamente per gli Oscar; un ex colonnello iraniano, fuggito dall'Iran all'epoca della rivoluzione degli Ayatollah, non rassegnandosi alla "retrocessione" sociale, conduce una specie di doppia vita, facendo lavori umili ma vivendo con la famiglia in un appartamento lussuoso; tenta il riscatto comprando all'asta una casa con vista panoramica che gli ricorda il passato; ma dalla casa viene sfrattata una trentenne ex alcolizzata (e da poco abbandonata dal marito), a causa di un errore dell'ufficio imposte non contestato dalla donna (causa apatia e depressione la donna non apre la posta da mesi).


Gli argomenti che il film introduce sono innumerevoli (integrazione etnica, alcolismo, drammi familiari, sconvolgimenti causati dalla burocrazia), come pure le metafore (i protagonisti sono tutti "peccatori", escluso l'unico che rimarrà ucciso non volutamente); ma l'incedere è lento, il gusto per le inquadrature pomposo, gli inserimenti dei flashback e "naturistici" risultano ridondanti e poco funzionali.


Jennifer Connelly troppo bella per interpretare il suo personaggio, Ben Kingsley sembra faccia la parodia di se stesso, Shohreh Aghdashloo risulta la più convincente.

Superfluo.

20100902

tre streghe

Disco esaltante, appena uscito, qui uno dei pezzi migliori.


via delle rose


Rosenstrasse - di Margarethe Von Trotta 2004


Giudizio sintetico: si può vedere (2,5/5)

Giudizio vernacolare: un si deve mai dimenti'à'


L'ennesima (bella) storia a lato della persecuzione degli ebrei da parte dei nazisti.


Il fatto, realmente accaduto, coinvolse una serie di ebrei coniugati a tedeschi "ariani", confinati per giorni in un edificio in Rosenstrasse, a Berlino; un gruppo di mogli sostò davanti all'edificio stesso per giorni e giorni, fino alla liberazione dei congiunti.


Buona l'idea del racconto a flashback che svelano man mano particolari nuovi, discrete le recitazioni, film asciutto che non va però oltre al documento storico, da vedere ugualmente, a mio parere, dato che l'affresco storico di una cosa così grande non sarà mai del tutto completata.


Interessante.

20100901

e ora...


And Now... Ladies & Gentlemen - di Claude Lelouch 2003


Giudizio sintetico: si può vedere (2,5/5)

Giudizio vernacolare: 'nzomma


Due storie diverse, quelle di una cantante francese e di un ladro gentiluomo inglese, accomunate dai sintomi di un tumore al cervello, si incrociano imporvvisamente e la loro vita prende una svolta decisiva.


Il film genera sensazioni contrastanti; ovviamente girato con maestria, divertente in molti siparietti, indovinato in ogni minima scelta dei (molti) personaggi, risulta però anche ridondante, qualche inserto musicale di troppo, un finale un po' troppo generoso.

La paura della malattia e le diverse strade per fronteggiarla, portano forse ad una scelta del genere, per non dare troppa ragione all'una o all'altra strada, appunto.

Straordinaria Claudia Cardinale nei panni di una anziana e annoiata moglie di un ricco italiano perennemente in vacanza.