No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.

20090815

suonalo forte


Louder Now - Taking Back Sunday

Prima di parlare dell'ultimo disco, vi voglio parlare di questo Louder Now del 2006, che della band di Amityville mi pare il migliore. Nonostante non mi abbiano fatto impazzire dal vivo, pur essendo molto molto professional, questo disco parte con le migliori intenzioni. What's It Feel Like to Be a Ghost? è un'ottima canzone, tesa, con chitarre in evidenza e gran ritornello da cantare. Siamo dalle parti dell'emo, ma qui c'è un cantante nel vero senso della parola, e le melodie si sprecano, come pure i controcanti. Abbondano per esempio nella seconda Liar (It Takes One to Know One), inferiore all'opener, come pure MakeDamnSure, il loro singolo di maggior successo, che possiede però un bellissimo e arioso ritornello, veramente emo-pop. Da rilevare la ballata (con archi) My Blue Heaven, ma il bello viene subito dopo, con Twenty-Twenty Surgery, scelta come secondo singolo, la mia preferita in assoluto. Riuscirete a sentirci un po' di tutto, perfino i Beatles. Un paio di pezzi più rilassati, poi con Miami si spinge di nuovo sull'acceleratore, e va già meglio. Altro grande pezzo il seguente Error: Operator. Chiude I'll Let You Live, mid-tempo marziale, come sempre con bella apertura melodica.


Un buon dischetto.

lavori in casa


Travaux – Lavori in casa – di Brigitte Rouan 2006


Giudizio sintetico: si può vedere


Chantal è un’avvocatessa, di idee progressiste, sempre dalla parte dei deboli, dei diseredati, degli indifesi, quindi degli immigrati, bella ed energica ma disordinata, separata felicemente e con due figli adolescenti a carico. In tribunale ammalia i giudici, agli altri pare danzare; nella vita va sempre di corsa, ma gli altri, a partire dai figli, le vogliono bene. La concomitanza di alcuni episodi molto distanti innesca una reazione a catena nella vita di Chantal: il figlio maggiore che chiede una stanza più grande, due inquilini che lasciano un appartamentino al piano superiore, di proprietà di Chantal, e un cliente, un architetto colombiano, che ottiene, grazie a lei, la cittadinanza francese, e si offre, in via di favore, di ristrutturarle la casa a buon prezzo; da non trascurare, anche il fatto che ceda, per una sera, alle avances di un cliente riconoscente ma brutto e gretto per una come lei, quasi in risposta alla madre che la mattina prima le aveva chiesto se scopasse abbastanza. Più per solidarietà e ingenuità che per convenienza, Chantal lascia che l’architetto assuma degli operai immigrati, quasi tutti “sans papier”, e, un po’ per inesperienza, un po’ per caso, lascia che l’architetto da un dito si prenda il braccio e le metta a soqquadro l’appartamento per un periodo che pare interminabile, insieme alla “ditta” che realizza i lavori, buffa, chiassosa e incapace. Si arriverà ad un punto di rottura?


Una commedia buffa e divertente, raffinata, con una doppia lettura neppure troppo celata (la nostra capacità di relazionarci con gli immigrati, compassionevoli si, ma fino ad un certo punto, l’incomunicabilità di fondo, che ci permette di aiutarli a patto che non ci vengano a raccontare il vero motivo sul perché sono venuti qua, e che se ne rimangano confinati in ghetti o roba del genere), con dialoghi brillanti e alcune trovate che però, se da una parte la differenziano e la innalzano fortemente dalla media di prodotti di questo genere, a lungo andare stancano un po’, e fanno si che, nonostante la brevità del film, a tratti risulti noioso, visto che il gioco è bello quando dura poco. In effetti, se i primi “numeri” di ballo di Chantal divertono e incuriosiscono, toccando l’apice in quello nel quale dialoga al telefono col ministro, quando arrivano a tirare troppo la corda (il rap in questura) fanno desiderare la fine.

Un cast eccezionale, assortito splendidamente ed impreziosito da due caratteristi fantastici (Jean-Pierre Castaldi che interpreta Frankie, lo spasimante, e Aldo Maccione nei panni del piastrellista italiano, meravigliosi entrambi), e una eccezionale Carol Bouquet, 48 anni da sbavarci sopra, sia dal punto professionale che estetico. Nonostante il giudizio non possa essere completamente positivo, come ho già avuto occasione di dire, ce ne fossero commedie di questa intelligenza e delicatezza in Italia.

20090814

lester william polfus

la prima chitarra sognata!
la chitarra rock!
il suono della chitarra!
ciao les paul!
grazie!

aperto per ferie


Stiamo prendendo le cose seriamente noi di fassbinder. C'è chi d'estate abbandona i cani, e c'è chi abbandona i navigatori della rete: noi no. Neppure quando ci prendiamo dei periodi di ferie.

Sapete, o avrete intuito, che non sono stato benissimo, per diversi problemi alla schiena, non ancora risolti. In pratica, per un mese sono stato sdraiato in continuazione. Ho approfittato per visionare quasi completamente la mia scorta di film, che stavo mettendo da parte per la pensione. Il risultato, è una recensione al giorno, di film vecchi, antichi, recenti, meno recenti, da qui a una data non ancora precisata, perchè il lavoro continua. Al momento, arriviamo sicuramente a novembre, per cui anche nel periodo in cui sarò (spero) in Sud America, leggerete ogni giorno almeno una recensione cinematografica.
Detta così, può sembrare una minaccia. E magari lo è. Dipende da voi.


Intanto, domani si vola a Varsavia: vado a trovare gli sposini, Massi e Sylwia. Torno presto.

tutti americani


When The World Comes Down - All American Rejects


Terzo disco, ma evidentemente il top è già passato. Probabilmente irripetibile la freschezza e il songwriting leggero ma vincente del secondo Move Along, del 2005, al punto che nel primo singolo Gives You Hell si ritrovano costretti a plagiare nientemeno che i Chumbawamba. In pratica, di questo disco che è uscito a fine 2008, anche dopo diversi ascolti, si fa notare solo Another Heart Calls, seppur con un ritornello grossolano, solo per la presenza delle belle voci di Catherine e Allison Pierce dei (che fantasia) The Pierces. Per il resto, canzoni che si assomigliano tutte quante tra di loro.
Un disco da dimenticare in fretta.

perfect stranger


Gadjo Dilo - Lo straniero pazzo - di Tony Gatlif 1997

Giudizio sintetico: da vedere

Stéphane è un giovane francese che arriva in Romania sulle tracce di una cantante, Nora Luca, probabilmente Rom; l'ha ascoltata su una cassetta del padre, una cassetta che il padre ormai malato, non riusciva a smettere di ascoltare, prima di morire. Il padre era un viaggiatore, e Stéphane sta cercando anche di seguire le sue orme. Mentre, stanco di camminare, Stéphane decide di non camminare più, incontra per caso Isidor, un anziano Rom di un piccolo villaggio romeno dove, appunto, c'è una nutrita comunità zingara; Isidor è addolorato perchè hanno incarcerato il figlio Adriani, e sta inveendo contro la poliza locale, ubriacandosi a più non posso. Accoglie Stéphane come un dono del cielo, un segno della fortuna, e lo costringe a rimanere nella sua umile dimora, anche se l'uno non capisce una parola di quello che dice l'altro. In una buffa inversione dei ruoli, l'intera comunità diffida del gadjo, lo straniero, e ne vorrebbe l'allontanamento, ma Isidor si oppone e ci riesce, forte della sua posizione dominante di anziano. Stéphane, poco a poco, impara la lingua, si adatta ad usi e costumi, si fa molti amici e pure una mezza fidanzata.

Un bel film, questo di Gatlif, vibrante di libertà, denso di paradossi, fonte di molte riflessioni. Vivace, molto musicale come del resto ogni film di Gatlif, che è sempre autore anche delle musiche, selvaggio e tragico, ma anche pieno di speranza, una speranza vagamente amara, come il finale. La fotografia non è granché, rispetto ad altri suoi film, anche se non viene meno il gusto altissimo per le inquadrature. Attori quasi tutti non professionisti, i Rom hanno questo innato senso della teatralità che è spettacolare di per sé, grandioso Izidor Serban (Isidor), musicale anche quando non suona, brava Rona Hartner nei panni di Sabina, attrice rumena trapiantata in Francia, che, pensate, ha inciso un disco con David Lynch, ha lavorato con Michael Haneke ne Il tempo dei lupi, e ha fatto una particina in Travaux - Lavori in casa, strepitoso davvero Romain Duris, nella parte principale di Stéphane, attore giovane e versatile, che abbiamo visto, oltre che in Exils dello stesso Gatlif, in L'appartamento spagnolo e il seguito Bambole russe, nel pessimo Dobermann, e in un'altra bella parte nell'interessante Tutti i battiti del mio cuore.

20090813

eterni


The Eternal - Sonic Youth


Che non abbiano altro da aggiungere, e che anche dal vivo non siano sempre tesi e freschissimi, lo sappiamo già. Ma ci sono band che meritano rispetto solo per la loro carriera, e quella dei Sonic Youth è una di quelle che merita molto rispetto.

Nonostante tutto ciò, l'ascolto di questo relativamente nuovo The Eternal lascia piuttosto soddisfatti, a partire dall'iniziale Sacred Trickster, aggressiva come se fosse suonata da una band di sedicenni (e invece qui siamo di fronte a cinquantenni che si portano la prole in tour). Dopo di che, una serie di pezzi più che dignitosi, tra i quali spiccano ad esempio Walkin Blue, Anti-Orgasm e Malibu Gas Station.

C'è ancora da imparare da loro.

addio al celibato


The Groomsmen - di Edward Burns 2006



Giudizio sintetico: si può vedere


City Island: Paulie, un thirty-something sta per sposare Sue, che è incinta e con la quale convive da un po'. Sono felici. I suoi quattro amici da tutta la vita gli stanno preparando un addio al celibato. Uno di loro è TC, che torna appositamente dopo otto anni di assenza, e un conto in sospeso con il cugino Mike, al quale ha rubato una (per lui) importante e preziosa reliquia di baseball. Già il momento in cui si rivedono promette scintille. Ma perchè TC è sparito così? C'è un motivo ben preciso, e questo motivo sarà uno dei segreti che verrà fuori in questa ultima settimana di Paulie da uomo non sposato. Infatti, Mike ha appena rotto con la fidanzata Jen, che non ne vuole sapere di tornare con lui, e a oltre 30 anni vive sempre con il padre; Jimbo, il fratello maggiore di Paulie, è critico rispetto alla decisione di sposarsi con Sue, ma forse solo perchè è il suo matrimonio con Jules che non va più a gonfie vele. Dez, sposato con Tina e con due figli già grandicelli, dispensa consigli fraterni sul matrimonio e sulla paternità, e la sua preoccupazione più grande è riunire la vecchia band, che manco a farlo apposta comprende lui, Paulie e Jimbo alle chitarre, Mike alla batteria e TC alla voce, per suonare al matrimonio di Paulie.


Non so cosa abbia di tanto speciale Ed Burns quando racconta, scrive e dirige le sue storie semplici, di amore e amicizia. Probabilmente niente, e probabilmente sono il solo che le ama. Eppure, ogni volta che si "limita" a questo, mi avvince, mi convince, mi tiene incollato allo schermo, mi coinvolge, e alla fine riesce sempre a commuovermi, con espedienti narrativi che possono apparire stupidi, come un abbraccio di un padre ad un figlio al quale aveva fatto un torto, come una rappacificazione tra due promessi sposi, o tra due fratelli un po' in crisi, oppure come una dichiarazione di amore eterno tanto romantica da sospettare che sia un film.

Non so di che pasta siate fatti voi, questa è la mia.

Lo sfondo si sposta da NYC alla vicina City Island, tranquilla e molto "americana", le storie sono anche prevedibili e scontate, qualche forzatura c'è sicuramente, il risultato è semplice ma efficace. Bravi tutti anche se non eccezionali, forse John Leguizamo (TC) è sopra a tutti. Colonna sonora un po' sdolcinata, ma carina. Leguizamo è bravo anche alla voce.

Mai uscito in Italia.

20090812

musica celeste


Riceboy Sleeps - Jonsi & Alex


Vi piacciono i Sigur Rós, ma soprattutto i cori da chiesa e i canti gregoriani? Questo disco fa proprio per voi. Boy 1904 è quanto di più vicino al canto ecclesiastico mi sia mai capitato di sentire. L'etichetta ambient va probabilmente stretta a questo disco perfetto per il sottofondo rilassante e onirico.

Lo saprete già sicuramente, ma il duo è composto da Jón Þór Birgisson, Jonsi per gli amici, cantante e tastierista dei Sigur, e il suo compagno Alex Somers, conosciuto anche per i Parachutes.

Può piacere, ma può molto, molto annoiare.

buon viaggio


Latcho Drom - di Tony Gatlif 1993


Giudizio sintetico: si può vedere


Un ideale viaggio dal Rajasthan all'Andalusia, attraverso le musiche e le facce dei Rom (e dei Sinti), Zingari, Nomadi o Gitani che li vogliate chiamare.


Non è un documentario, in verità, come non è propriamente un film, né un musical. E' un po' di tutto questo, e probabilmente qualcosa di più, questo lavoro di Michel Boualem Dahmani, in arte Tony Gatlif, franco-algerino 61enne dalla faccia indefinibile, incrocio tra un berbero e una gitana (appunto), che nella sua filmografia si è praticamente sempre occupato dei popoli Rom. E' un viaggio, si, ma a sfondo antropologico, oltre che musicale, tra l'altro ripreso sapientemente (già lo sapevamo, vedi Exils, questo film antecedente ce lo conferma). Movimenti di macchina davvero superbi, scelta delle location e delle inquadrature ottima, il regista scruta i visi di questo popolo che, appunto, parte dall'India e approda in Europa mischiandosi e cambiando forma, portando con se la propria cultura e le proprie usanze ma compenetrandole con quelle dei luoghi attraversati e vissuti, sempre da "ultimi" per cui sempre perseguitati. Oltre al Rajasthan, vediamo l'Egitto, la Turchia, la Romania, l'Ungheria, la Slovacchia, la Francia (la festa annuale a Saintes-Maries-de-la-Mer, con un paio di pezzi fantastici che, ovviamente, richiamano Django Reinhardt: lo sapevate, vero, che era Sinti?), fino alla Spagna (Andalusia), dove il film si conclude con due sequenze nemmeno poi tanto simboliche: i gitani che occupano una casa abbandonata, e qualcuno che mura porte e finestre, piuttosto che lasciarceli dentro. Come dire: per una volta che si decidono ad abbandonare il nomadismo, ci mancherebbe che li lasciamo diventare stanziali.

Un po' pesante inizialmente, ma poco a poco ti conquista. Sequenze e visi indimenticabili, come già detto, molto interessante sia dal punto di vista antropologico che da quello musicale (che cambia, si arricchisce e si modifica, dal Rajasthan all'Andalusia).

20090811

gay wedding

C'è un matrimonio gay legale in Italia
"Ecco come sono riuscito a registrarlo"

Fantastico.

lmvdm


LMVDM La mia vita disegnata male - di Gipi


Premessa: nonostante tutto, di Gipi fino ad ora avevo letto solo le strisce su Internazionale. Fulminanti, a volte nonsense, a volte anche troppo "sense". Senza sapere nulla di lui, avevo intuito fosse molto vicino all'ironia toscana, e soprattutto, litoranea. E infatti, prendendo qualche informazione in più, ho scoperto che, nonostante viva a Parigi (la famosa "fuga dei cervelli" vale anche per gli artisti, non solo per gli scienziati) da un po' di tempo, è nato a Pisa (e dice boiadé; qui ci sarebbe da aprire un altro discorso, ma lo faremo un'altra volta). Tutto quadra, quindi.

Inoltre, un amico fumettista, qualche tempo fa, parlandone, mi ha assicurato che Gipi è un disegnatore ma soprattutto uno scrittore di livello mondiale. Ho atteso quindi di confrontarmi con questo suo ultimo lavoro, che pare abbia avuto un discreto successo.


Ho letto LMVDM in circa un'ora, un'ora e mezzo forse. Vorrei non esagerare, e vorrei non fare paragoni scomodi, ma non ci riuscirò. Anche perchè, la "cultura" del fumetto, inteso come forma d'arte, ancora è mediamente scarsa, quindi bisogna per forza fare paragoni con nomi conosciuti. E allora, vi dico che Gipi è praticamente ai livelli di Andrea Pazienza, e credo che comunque la sua ispirazione affondi anche in quel bacino. LMVDM è un'opera spiazzante. Sembra una riflessione a voce alta, accompagnata da disegni, a volte svogliati, ma sempre con un tratto personale e riconoscibile, a volte addirittura impressionisti, quasi dei capolavori anche solo dal punto di vista della pittura (avete presente la copertina di Canzoni da spiaggia deturpata de Le luci della centrale elettrica?); la riflessione di una persona che è cresciuta e che si guarda alle spalle, senza nascondersi di aver sbagliato, quasi autoanalizzandosi, rimembrando amori, amicizie, traumi, senza avere timore di apparire nudo, corpo e anima, unendo verità a sogno, facendo un uso spettacolare della tipica ironia toscana, come detto sopra, usando anche termini gergali che, purtroppo, temo che in Italia non tutti coglieranno appieno (ma basta sforzarsi poco poco), giocando col sesso in maniera semiseria, ma sempre con grandissima intelligenza e con un pizzico di amarezza, che rende il tutto davvero amabile. Ci sono un'infinità di sottotrame che si intrecciano, a volte sembrano andare avanti un po' casualmente (ma questo, dico io, è un po' il flusso libero dei pensieri, per cui non mi crea fastidio), e addirittura c'è perfino una sorta di storia parallela, che, permettetemelo essendo un cultore del fumetto non onnisciente, mi ha ricordato, ovviamente in chiave decisamente buffa, ma con Gipi il "buffo" non è comico, bensì agrodolce, la metanarrazione de I racconti del Vascello Nero di Alan Moore in Watchmen. Scusate se è poco.

Mi sono quindi ritrovato, oltre che a un discreto senso di colpa per non aver letto i suoi lavori precedenti, a scoppiare a ridere parecchie volte, per alcune situazioni esilaranti, per le trovate surreali, per le battute fulminanti, e mi sono anche vagamente commosso per situazioni nelle quali mi sono riconosciuto (i giornaletti porno trovati in campagna da piccolo, ma anche i tre giorni con l'amico d'infanzia col quale non si era più sentito da 24 anni), più o meno, situazioni diverse e quasi antitetiche, ma trattate con uguale delicatezza, una delicatezza sfrontata, segno di un autore moderno, maturo, vissuto, profondo, capace di parlare a tutti, indistintamente.


Grande, grande Gipi, grazie.

dustin bruce


scimmie e marionette


Humbug - Arctic Monkeys


Non so, mi prende sempre la malinconia quando ascolto i dischi seguenti degli AM. Seguenti al primo Whatever People Say I Am, That’s What I Am Not. Si si, per dire, Secret Door è una bella canzone, e via discorrendo. Ma quella genialità sfrontata non c'è più, e paradossalmente, la "svolta" di questo terzo disco appare fortemente influenzata dal lavoro che Alex Turner ha fatto con i The Last Shadow Puppets, per cui, a chi sono piaciuti magari, piacerà anche questo dischetto.

Più pezzi rallentati, più elementi da "colonna sonora", quei tappeti di tastiere appena udibili sotto, ma molta meno energia e songwriting senza particolare freschezza. Tipo: vogliamo mettere Crying Lightning (singolo che anticipa l'album) con I Bet You Look Good on the Dancefloor? Naaah...sarò anche incontentabile....ma rimpiango il primo disco con tutto il cuore, e anche un po' con i piedi.

cercando Kitty


Looking For Kitty - di Edward Burns 2004


Giudizio sintetico: si può vedere


Abe Fiannico è una specie di "ragazzo di campagna": viene evidentemente da una regione degli States dove New York è vista un po' come un mostro, e quindi fa paura. Lui fa l'allenatore di baseball in una scuola, e ci mette il cuore nell'allenare i "suoi" ragazzi. Sua moglie Kitty, invece, è una grande fan di rock, ed, evidentemente, la vita con lui non era soddisfacente: infatti, è scappata con un rocker "di seconda fascia", che si chiama, curiosamente, Ron Stewart.

Abe, come si suol dire "armi e bagagli", arriva nella Grande Mela e ingaggia un investigatore privato, Jack Stanton, newyorkese da generazioni, giovane ma vedovo, dai modi spiccioli ma simpatico. Jack crede che Kitty sia scomparsa, ma poco a poco scoprirà che Abe sa benissimo dove si trova, con chi è, e cosa ha intenzione di fare...


Dopo il passo falso di Ash Wednesday, Ed Burns torna al cinema che mi piace, raccontando storie semplici dove l'amore conduce il gioco, e le persone "dialogano" con la città, per eccellenza, New York. E' così che una storia semplice e divertente come quella che racconta con Looking For Kitty, presentato al Tribeca Film Festival nel 2004 e uscito solo in dvd (ma non credo ne esista una versione italiana), diventa una riflessione sull'accettazione: della morte di una persona cara, di una perdita in generale.

Mano giusta nelle riprese, buona fotografia, ottimi gli attori mai sopra le righe: ci è piaciuto Burns nei panni del detective Stanton, David Krumholtz è divertentissimo e tenero interpretando Abe Fiannico, ma sono ottime spalle Connie Britton (Miss Petracelli, della porta accanto) e Rachel Dratch (Julie, che Abe incontra sempre nei bar).

Gradevole e leggero, ma non stupido.

20090810

aci

via

una persona spende i propri risparmi per andare a visitare una chiesa, un ponte, una torre, un edificio?
pecchè? peqqualemotivo?

ny

se potessi andrei spesso a new york.
mi piace l'idea di new york. la città più multirazziale del mondo. un grande circo dove tutto accade.
un incredibile visione del 21esimo secolo.
ci tornerei si.

uomolupo


Hombre Lobo 12 Songs Of Desire - Eels


Non sono mai riuscito ad apprezzare profondamente E e la sua creatura, seppur la sua storia sia toccante e il suo modo di concepire la musica e le canzoni sia effettivamente vicina a quella di Beck in Sea Change. Settimo disco degli Eels, concept sul desiderio come dice il titolo, rock più acustico che elettrico, anche se le distorsioni ci sono ogni tanto, e si fanno sentire (Tremendous Dynamite), canzoni delicate e ben arrangiate, qualcuna lascia il segno (That Look You Give That Guy, Ordinary Man), altre no, seppur ben fatte.

Darwin's nightmare


L'incubo di Darwin - di Hubert Sauper 2006


Giudizio sintetico: da vedere


Africa, lago Vittoria. Sorgente del Nilo Bianco, secondo lago d'acqua dolce più grande del globo, è diviso tra Tanzania, Uganda e Kenya. Il documentario si concentra sulla città tanzanese di Mwanza, una delle città in riva al lago. A Mwanza prospera, per così dire, l'industria del pesce: una fabbrica prepara per l'esportazione parecchie tonnellate giornaliere di filetti di Persico del Nilo, un pesce d'acqua dolce enorme, che, pare, è stato introdotto nel lago Vittoria negli anni '60 da una sola persona, con un secchio e qualche esemplare. Grazie alla sua voracità e alla sua stazza, il pesce in questione ha fatto piazza pulita di quasi 200 specie di altri pesci, condannando il lago ad una morte prossima. Nel frattempo, però, l'economia della zona gira intorno alla pesca e alla fabbrica che esporta filetti di pesce. All'aeroporto di Mwanza, un aeroporto dove per atterrare, l'addetto alla torre di controllo fa dei segnali con una luce (verde: puoi atterrare, giallo: aspetta, rosso: non puoi atterrare), arriva una media di due aerei cargo al giorno, soprattutto aerei (e piloti) russi. Ufficialmente, arrivano vuoti e ripartono pieni di pesce. I pescatori sopravvivono, i lavoratori della fabbrica di pesce se la passano un po' meglio, i bambini di strada (centinaia) sono alla sbando, sniffano colla (fatta bruciando le scatole di imballaggio del pesce) e mangiano quando capita, gli uomini muoiono di AIDS, le donne infette e non, si prostituiscono, i piloti passano il tempo tra l'atterraggio e il decollo con le prostitute, spesso picchiandole. Sarebbe già interessante così. Ma l'austriaco (tirolese) Hubert Sauper ha qualcosa di più da chiedere: ma sarà proprio vero che tutti questi cargo arrivano vuoti a Mwanza?


Non c'è molto da dire su questo agghiacciante documentario, presentato a Venezia nel 2004 e uscito in Italia nel 2006: il trionfo del capitalismo e dell'economia di mercato è questo. I paesi europei importano tonnellate di un pesce-killer che condannerà alla morte probabilmente 3 paesi africani, o buona parte di essi, stabiliscono standard qualitativi (giustamente) impeccabili per chi tratta la merce, ma in Tanzania, il paese che esporta questo pesce (la fabbrica è completamente comandata da non tanzanesi, fateci caso), c'è una carestia continua, quindi l'ONU invia aiuti. In Tanzania rimangono le carcasse di quei pesci, che vengono trattate per ricavarci qualcosa, facendo lavorare le persone in condizioni subumane. I bambini muoiono e sono lasciati a se stessi, sniffando colla per farsi coraggio e sopravvivere dormendo in strada. Nelle nazioni circostanti, intanto, guerre su guerre, senza che nessuno sappia da dove entrano le armi.

Ripeto: agghiacciante.

Dopo la visione, andate allo specchio, guardatevi bene, e datevi uno schiaffo. Ma forte.

20090809

2 docce al giorno!

minimo!

ultime? speriamo


Ultime notizie di cronaca - PGR


I PGR (Per Grazia Ricevuta), Gianni Maroccolo, Giorgio Canali e Giovanni Lindo Ferretti, sono stati importanti finchè sono esistiti, alcuni anni fa. Adesso, secondo me, non solo non esistono più, sono solo la prosecuzione olografica di se stessi, ma non hanno più nessun senso. Hanno detto tutto sia musicalmente che liricamente. E, oggi, è pure un po' ridicolo sentire Ferretti che canta (testi pubblicati in anteprima sul Foglio...), in Cronaca del 2009, "indifferenti al mistero che ci nutre e ci avvolge schiavi delle voglie sensibili e patetici immersi in mesti tormenti tra prevenzioni e aggiornamenti fecondi d’aborto e democratiche soluzioni eutanasiche noto una qualcerta difficoltà difficoltà nel procedere". Si, non vorremmo fosse di Ferretti la difficoltà nel procedere. E' un po' un peccato, un po' no. Ascoltando Cronaca settimanale, si capisce quale sia stata una delle maggiori ispirazioni per lo stile di canto di Cristiano Godano. Tanto per dirne una.

Addio, PGR.

la dignidad de los nadies


La dignità degli ultimi - di Fernando Solanas 2006


Giudizio sintetico: da vedere


Ideale continuazione del reportage imponente di Solanas sulla situazione del suo paese (l'Argentina), iniziato con Il diario del saccheggio, questo documentario sugli "ultimi" (anche se nell'originale sono i nadies, che sarebbero i "nessuno") che si sollevano e diventano protagonisti, attorno alla crisi del 2001 (prima e dopo), che non hanno niente a livello di "beni terreni", però hanno due caratteristiche che li rendono migliori di quelli che questa situazione l'hanno creata: la dignità, una dignità enorme e senza pari, e la solidarietà, una solidarietà che li porta a dividere quel pochissimo che hanno con altri che hanno meno ancora.

Ecco allora le storie personali del maestro, che salva un giovane manifestante da una morte certa dopo che la polizia gli spara durante le proteste del 2001, maestro che si fa due ore e mezzo di viaggio per andare a insegnare ad una scuola serale, e il sabato e la domenica, assieme alla gente del barrio povero di Ezeiza, distribuisce pasti ai bambini (che durante la settimana mangiano perchè vanno alla mensa delle scuole), quella di altri due giovani uccisi dalla polizia, uno dei quali, proveniente da Lanùs, aveva messo in piedi una cooperativa edile autogestita, quella del parroco giovanissimo che dice messa in casa perchè il locale della chiesa lo utilizza per ospitarvi una mensa sociale, e denuncia le prevaricazioni e le infiltrazioni mafiose nella polizia, quelle di un'associazioni di donne propietarie terriere che si oppongono ai sequestri fiscali (collassi delle piccole imprese dovute a un sistema bancario paragonabile all'usura) cantando l'inno nazionale argentino al momento dell'intervento dell'ufficiale giudiziario, delle due infermiere di un grande ospedale di Buenos Aires che raccontano di quando la polizia ha "invaso" l'ospedale per una protesta del personale che lavorava, e lavora, in condizioni estreme, quelle degli operai della fabbrica di ceramiche Zanon di Nequén (vedi The Take di Avi Lewis & Naomi Klein) che "occupano" la fabbrica che i padroni hanno chiuso, mandandoli tutti a casa, e la rimettono in marcia riprendendo non solo la produzione, ma le vendite, equiparando gli stipendi di operai e impiegati e prendendo le decisioni sempre e solo con assemblee; il tutto inframezzato da una cronistoria, se volete anche tragicomica, degli eventi e della successione dei Presidenti della Repubblica via via esautorati dalle proteste, riconoscendone i (pochi) meriti e le (ampie) colpe.

Storie senza dubbio commoventi e pregne di insegnamenti di vita preziosi.

Fernando "Pino" Solanas. Un uomo, un mito.

20090808

battute


Mi scrive un'amica argentina. Mi dice alcune cose, poi conclude, nel Post Scriptum: "ricordati di pagare le tasse, che le troie di Berlusconi sono sempre più care!".


Che bello.

the album


Wilco (The Album) - Wilco


In You Never Know, addirittura, sembrano i Beatles. Di sicuro, l'etichetta folk o qualsiasi cosa del genere, sta stretto ai Wilco, questo è poco ma sicuro.

Nessuno nega che i Wilco siano bravi, siano eccezionali negli arrangiamenti, superbi nella rifinitura dei pezzi e che scrivano delle discrete canzoni. Addirittura, sono sicuramente dei compagni, per cui hanno tutto quello che serve per starmi simpatici. Eppure, non sono mai riusciti ad emozionarmi. Mai. E non ci riescono neppure questa volta. La loro musica mi scorre addosso come se fossi impermeabile. Riescono a sterilizzare tutto, perfino, e sono sicuro che hanno provato questa come una sorta di arma finale per far breccia nel mio cuoricino, un duetto con la grandissima (metaforicamente) Feist in You And I. La ascolto, la ascolto, e non riesco a dire altro che "cazzo, ma perchè quell'antipatico di Jeff Tweedy non chiude quella bocca!", e mi lascia sentire Feist?

Diamine, sono così "leccati"...riascoltate You Never Know...oppure Deeper Down, Bull Black Nova, o anche I'll Fight, per non parlare della enfatizzatissima conclusione con Everlasting Everything: tutte quelle tastiere, tutti quegli armonici di chitarra, quei suoni levigati...troppo, troppo ricercati, eccessivamente studiati. Non so, mi pare che neppure i pessimi Death Cab For Cutie, tra le nuove generazioni, abbiano saputo fare peggio.

(Per me) Insopportabili.

esilio


Exils – di Tony Gatlif 2004


Giudizio sintetico: da non perdere


Zano e Naima sono una coppia giovane, entrambi francesi di origini algerine; stanchi di Parigi, decidono di lasciare quel poco che hanno e di andare in Algeria, con un viaggio fatto di espedienti, a cercare le loro radici, mettendo in piedi un viaggio però poco intellettuale, ma piuttosto viscerale. Incontreranno di tutto.


Qualsiasi cosa vi aspettiate da un film, questo vi sorprenderà. Non è un musical, ma è pieno di musica, è fatto di musica (buona parte delle musiche sono scritte dal regista), world music, se vogliamo incasellarla; è un road-movie, ma strano, assolutamente atipico; i protagonisti non si accontentano di passare da un luogo, lo vivono, sempre con gli ultimi, i reietti, non lo abitano, non soggiornano, lasciano una traccia della loro presenza freak. Nessuna morale, ma il viaggio è un reportage a ritroso sulla via della disperazione, degli immigrati africani clandestini che viaggiano con tutti i mezzi verso il paradiso europeo.

La grandiosità di Gatlif, più che in altri episodi della sua filmografia, sta nel gusto dell’inquadratura: fantastico. Quadri d’autore. La prima parte del film è fatta da miriadi di scene, proprio per esaltare questa gioia per gli occhi, mentre l’ultima parte è scioccante. Una passeggiata tranquilla per Algeri devastata dal terremoto, ed è strano l’effetto che fa vedere le rovine non riprese da tg sensazionalistici, ma con naturalezza. Infine, quasi a contraltare con la prima parte, una scena interminabile, una danza tribale, quasi un esorcismo. Inchiodati alla poltroncina.

Dialoghi ridotti, ma al limite dell’insensato, e quindi pieni di verità come spesso succede (‘’scopi come una cagna; dove hai imparato?’’ ‘’nei film porno, come te’’).

Un film imperdibile, davvero imperdibile, un’esperienza multisensoriale.

20090807

esistenza condivisa


Common Existence - Thursday


Quinto album per i pionieri dello screamo post hardcore Thursday, vi farà volare alto se cercate grandi melodie, ritmiche tese ma anche momenti ariosi, una voce che non strilli soltanto, e perchè no, testi non banali. Uscito in febbraio di questo 2009, ha come sempre il punto debole in una certa monotonia schematica dei brani, ma potrebbe convincere qualche scettico verso il genere. La lezione dei Fugazi è filtrata dalle "derive" dei tempi recenti e dagli stili cambiati nella musica che, appunto, è venuta dopo l'hardcore.

Apertura ritmata e coinvolgente con Resuscitation Of A Dead Man, ispirata, a detta degli stessi Thursday, dal racconto Resuscitation of a Hanged Man di Denis Johnson, molto molto bella Last Call, probabilmente la migliore del disco, insomma, fino alla conclusiva e suggestiva You Were The Cancer c'è del buono.

la presa


The Take – di Avi Lewis e Naomi Klein 2005


Giudizio sintetico: da vedere, che potrebbe servire prima o poi


Cronistoria di un’occupazione. Film documentario sul gruppo di operai argentini, affiliati in cooperativa, che decide di occupare la loro ex fabbrica, la Forja San Martin, sull’esempio di altre cooperative di operai. Questa nuova forma di cooperativismo prese piede in Argentina dopo il collasso economico, poco prima delle ultime elezioni presidenziali, vinte da Nestor Kirchner per rinuncia di Carlos Menem al ballottaggio.

Il documentario illustra i passaggi, anche burocratici, della rimessa in marcia della fabbrica, attraverso collaborazioni con altre fabbriche occupate, consulenze dei sindacati e dei lavoratori stessi, approvazione di leggi, assemblee, timori e speranze dei lavoratori. Sullo sfondo le elezioni, le resistenze della prima fabbrica occupata contro la polizia, i padroni che vogliono ritornare in possesso delle fabbriche che loro stessi avevano chiuso.

Avi Lewis e Naomi Klein sono marito e moglie, sono canadesi; lui e’ giornalista televisivo, lei predilige la carta stampata. Conoscerete, almeno per sentito dire, ‘’No Logo’’, il primo libro della Klein, un approfondito studio sulle (contro, sarebbe meglio dire) multinazionali. Spesso e’ stata descritta come un’attivista del movimento no-global. Quindi, due giornalisti molto schierati. Sapete dunque cosa aspettarvi, andando a vedere questo docu-film.

Poco ironico, e in almeno un paio di occasioni piuttosto retorico, ‘’The Take’’ fa respirare quasi aria antica, da vecchia sezione di partito; ma se poco poco tendete a sinistra e magari siete anche sensibili, scommetto che ci scappera’ anche una lacrimuccia verso la fine.

Se e’ vero che il lavoro nobilita l’uomo, questa e’ la strada corretta. Breve riflessione sulla dignita’. Documento interessante.

Sconsigliato ai filo-berluscones.

20090806

style council

Roma, 20:56 - 5 agosto 2009
PDL: BONDI, GUZZANTI HA PERSO ANCHE LO STILE
"Nella vita come nella politica lo stile e' tutto. Purtroppo Guzzanti lo ha smarrito completamente". Lo afferma il ministro Sandro Bondi.
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Un noto esponente politico dallo stile impeccabile, ovviamente.

Scusate, mi è sembrata troppo esilarante per non postarla.
Per chi vivesse in un'altra galassia, naturalmente lo strenuo difensore di Silvio Berlusconi si riferisce alle affermazioni di Guzzanti (Paolo) sul suo blog, che potete leggere anche qui.

un uomo e una donna


A Woman A Man Walked By - PJ Harvey & John Parish


Bello il mandolino. Interessanti le versioni folkeggianti di questi pezzi, con una PJ piuttosto in forma vocalmente. Molto molto bella la prima canzone, una delle più belle ascoltate da PJ in questi ultimi anni: Black Hearted Love. Il resto del disco, diciamolo forte e chiaro, è una vera merda. Inutile cercare scuse. Le ballate asimmetriche, il folk inglese, le campagne...gli altri pezzi fanno veramente cagare. Non so cos'altro aggiungere. Un po' come il guardaroba di PJ Harvey.
Forse era meglio far uscire solo un singolo.

mercoledì delle ceneri


Ash Wednesday - di Edward Burns 2002


Giudizio sintetico: si può perdere


Hell's Kitchen, New York, 1980. Sean Sullivan muore. Mercoledì delle Ceneri 1983: le voci dicono che lo hanno visto in giro nel quartiere. Il fratello maggiore, Francis, ha un bel da fare per smentire questi "rumors", ma fortunatamente l'unica persona che dice di averlo visto bene, servendogli anche da bere, è una ex fidanzata (di Francis), per cui poco credibile. La verità è che la morte di Sean è stata davvero una montatura. La cosa peggiore è che c'è chi lo vuole morto. Ma non solo.


Quinto film da regista per Ed Burns, e nonostante i primi due mi fossero molto piaciuti (I fratelli McMullen, Il senso dell'amore), il terzo è stato invisibile (No Looking Back) e il quarto cominciava a denunciare segni di stanchezza (I marciapiedi di New York). Questo Ash Wednesday, ambientato tanto per cambiare nella comunità irlandese di NY, è stato un flop anche negli USA (in Italia non è mai uscito): vedendolo, si capisce perchè.

Intendiamoci: la fotografia è accattivante, i palazzi di Hell's Kitchen con i loro colori scuri, il calar della sera, la macchina da presa è sempre nel posto giusto. La colonna sonora, per gli appassionati di rock, metal e affini, è un rosario di perle. Ma pare che manchi la convinzione. Gli attori sembrano allenarsi, non prenderla proprio sul serio. Rosario Dawson, la meravigliosa Rosario, nei panni della moglie-che-si-credeva-vedova di Sean (un Elijah Wood spaesato e bambinesco), fa poco più che arredamento. Ci vuole più di un'ora di giri a vuoto perchè qualcuno (Burns, naturalmente anche sceneggiatore) si decida a far succedere qualcosa, poi in 20 minuti accade tutto senza lasciare traccia. Anzi: finalmente qualcuno si decide a far fuori Ed Burns, che proprio non si sopporta in questo film, decisamente scadente e senza mordente, nonostante parli di gangster.

Ed: parla d'amore, che è meglio.

20090805

madri


Come prima delle madri - di Simona Vinci


Mentre i libri della Vinci continuano ad uscire (ma se ne curano in pochi, ho l'impressione), andiamo a parlare del quinto, in ordine cronologico, anno 2003.

Una storia che si dipana prima e durante la Seconda Guerra Mondiale, e parla anche di scelte di campo.

Non mi ha colpito moltissimo; l'intreccio, con una seconda parte che fa da spartiacque tra la prima e la terza a mo' di flashback, non sarebbe neppure male, e crea un minimo di interesse (soprattutto in virtù delle morbosità sparse qua e là, anche se tali elementi di morbosità sembrano introdotti forzatamente); ma, e forse il dubbio della parentesi è indotto dal problema seguente, quel che non riesce a conquistare, a mio parere, è il linguaggio, pomposo a tratti, falsamente tendente al contadinesco del passato in altri; questo, aggravato da inserti poetici e scritti bambineschi, toglie mordente alla storia.

Pollice verso.

cicloni


Middle Cyclone - Neko Case


Alla ragguardevole età di quasi 39 anni, la rossa della Virginia, discendente da una famiglia ucraina (di cognome faceva Shevchenko) ha inanellato una serie impressionante di produzioni discografiche: con i Cub, i Maow, The Corn Sisters, The Sadies, The New Pornographers (forse la band più conosciuta, tra l'altro mai piaciuti molto a chi vi scrive). Questo è il settimo da solista, più o meno (considerando "dentro" i 2 da Neko Case with Her Boyfriends e il Live from Austin, TX, e fuori l'EP Canadian Amp e la raccolta per iTunes).

Bando alle, ciance, l'alt-country (un po' limitante la descrizione, direi) della ragazza è ben fatto e perfettamente confezionato, ci sono anche un paio di pezzi che rimangono in mente, ma manca un po' di mordente, e durante l'ascolto ci si perde "in giro", non riuscendo, il disco intero, a catturare più di un tot l'attenzione. Si parte bene con This Tornado Loves You e People Got A Lotta Nerve, ma poi come detto, il disco si perde parecchio, nonostante lo stile non sia strettamente country-folk, ma inglobi diverse influenze anche rock.

Niente di che.

sarà capitato anche a voi...


Familia - di Fernando León de Aranoa 1997


Giudizio sintetico: si può perdere


Mattino. In tutta la famiglia fervono i preparativi per il compleanno. Santiago è già sveglio, ma attende che la sveglia suoni, alle 10 in punto. Si alza, si prepara, sgrida qualcuno qua e là, poi ecco i regali. C'è tensione: il regalo del piccolo Nico non piace al padre. Santiago lo sgrida, lo insulta ("sei grasso...e porti gli occhiali!"), non gli crede quando il piccolo gli dice che gli vuole bene. Poi si calma. Arrivano gli altri. Ma c'è qualcosa di strano in questa famiglia...


Debutto con il lungometraggio per il promettente León de Aranoa, una sceneggiatura (scritta, come le altre, da lui stesso) che sembra decisamente più adatta al teatro (e infatti dopo il successo è stata adattata varie volte), ottimo spunto, ma svolgimento che si risolve in un nulla di fatto. Costantemente in bilico tra commedia divertente, commedia intellettuale (notare la colonna sonora vagamente jazzy alla Woody Allen) e dramma psicologico, apre mille porte ma non ne imbocca nessuna. Attori colpevoli senza dubbio, costantemente ingessati ed evidentemente diretti con mano debole. Da segnalare la presenza di Elena Anaya, deliziosa attrice spagnola a quel tempo poco più che ventenne (ma nel film ne dimostra a malapena 16), che "rivedremo" in Lucìa y el sexo e in Parla con lei.

León de Aranoa avrà modo di migliorare con i seguenti Barrio e soprattutto con I lunedì al sole.

20090804

pensa te

che stamattina casa mia era immersa nella nebbia.
sembrava di essere a febbraio...

echi e pietre


With Echoes In The Movement Of Stone - Minsk


Anche se sicuramente gli appassionati del genere, che si attorcigliano per trovare descrizioni mirabolanti a proposito del sound dei Minsk, band dell'Illinois, saranno già molto soddisfatti per la compattezza e la massiccia valanga sonora ed evocativa che deriva dai primi sette pezzi di questo nuovo disco, fuori da alcuni mesi, dal titolo lungo e suggestivo, è probabilmente l'ultimo, l'ottavo, il pezzo che rende questo disco, di qualità superiore, nell'ambito del metal e, nello specifico, diciamo del post-doom. Requiem From Substance To Silence (hanno una discreta inventiva, non c'è che dire) è una specie di suite di oltre 11 minuti, che condensa il Minsk-pensiero: ritmica tribale con batteria cupa e "marziale", chitarre che erigono un muro sonoro senza disdegnare effettistica che alcuni potevano considerare un po' stagionata, voce che spazia dal growl ad una specie di cantato pulito, che conserva però una certa potenza, indispensabile per stare "al passo" con gli strumenti. Quando il pezzo sfuma, se ne ha quasi nostalgia.

Per il resto, se vi piacciono per esempio i Neurosis, non rimarrete delusi dai Minsk, che sulla lunga distanza, rispetto all'ultimo Given To The Rising (sto parlando sempre dei Neurosis), risultano meno rarefatti, con richiami a chitarre molto metal old-style. I Minsk però hanno una loro cifra stilistica, che al momento però, a mio giudizio, rende anche questo disco, in grande misura un po' troppo monocorde; quello che non manca è l'energia, e un suono distruttivo e "monolitico". Date un orecchio a The Shore Of Transcendence e poi mi dite.

Più che promettenti.

ma tu lo faresti un film porno?


Torremolinos 73 - di Pablo Berger 2006


Giudizio sintetico: si può perdere


Spagna 1973, il franchismo è agli sgoccioli, ma gli spagnoli sono un popolo ancora ingessato. Alfredo fa il venditore di enciclopedie per le edizioni Montoya, ma il lavoro è sempre meno, e le uscite a fascicoli in edicola stanno pian piano sostituendo i lavori come il suo. Sua moglie Carmen lo sostiene, vorrebbe un figlio ma capisce che, al momento, non se lo possono permettere. Don Carlos, il capo di Alfredo, mette in chiaro le cose con i rimanenti quattro venditori di enciclopedie: o si "riciclano", oppure per loro non c'è più lavoro. In cosa consiste questo riciclo? Girare filmini in super8 delle loro copule coniugali, ad esclusivo uso esportazione nei paesi scandinavi, per una (improbabile) Enciclopedia mondiale sulla riproduzione. Dopo una iniziale (comprensibile) titubanza, la coppia decide di accettare, anche perchè l'offerta economica è allettante, e la vita può cambiare in meglio. In effetti, è così, anche se nella realtà, Carmen diventa, a sua insaputa, una star del porno amatoriale, appunto nei paesi scandinavi. Mentre le condizioni di vita della famigliola migliorano nettamente, Carmen desidera ardentemente un figlio e sottopone entrambi a dei controlli, e scopre che Alfredo è sterile, ma non lo mette al corrente. Nel frattempo, Alfredo si appassiona alla settima arte, e soprattutto allo stile di Bergman, provando a scrivere una sceneggiatura intitolata Torremolinos 73, provando a farla leggere a Don Carlos. Mentre propone a Carmen di adottare un figlio, Don Carlos accetta di girare e finanziare Torremolinos 73. E le avventure di Alfredo e Carmen continuano...


Berger ha buone intenzioni. Tornare indietro, alla Spagna del franchismo, alla morigerata e oppressiva morale cattolica che, nei primi anni '70, si scontra con la liberazione sessuale che prende piede a livello mondiale. Si serve, in generale, dei paesi del Nord Europa, come grimaldello e come pietra di paragone, mettendoci dentro anche i timidi inizi dell'era consumistica e capitalistica, che travolgeranno tutto e tutti, e lo traveste da commedia all'italiana, con un occhio cinefilo, citando apertamente il Bergman de Il settimo sigillo e de Il posto delle fragole. Si circonda di un cast interessante, dove oltre a Javier Cámara (Parla con lei, Fuori menù) e Candela Peña (Princesas, Tutto su mia madre), troviamo, sul "lato" danese, Thomas Bo Larsen in una breve (ma divertente) apparizione (Festen, The Kingdom II, Dear Wendy, Riunione di famiglia), e l'ormai famoso a livello internazionale Mads Mikkelsen, grazie a Casino Royale e Quantum Of Solace, dove è il "cattivo" Le Chiffre, ma che noi amiamo per le sue interpretazioni in due film splendidi quali Dopo il matrimonio e Le mele di Adamo.

Nonostante tutto ciò, il film non decolla, anche se diverte a tratti, e fa leggermente riflettere a posteriori. Ma niente di più. Uscito in Italia con 3 anni di ritardo (è del 2003) e con la tagline "ma tu lo faresti un film porno?".

20090803

youth


Gioventù - di J.M. Coetzee


John Maxwell Coetzee, sudafricano, premio Nobel per la letteratura nel 2003, è maestro nel raccontare storie di personaggi mediocri, pieni di sensi di colpa.

Il libro in questione, sicuramente inferiore al capolavoro Vergogna, sembra non decollare mai, si aspetta il colpo di scena, che però non arriva, appunto, mai; ma in effetti, la vita spesso è proprio così : una lunga striscia di mediocrità.

Sullo sfondo, Coetzee ci fa vivere l'inquietudine della guerra fredda e delle prime rivolte nere in Sudafrica.

Un incedere asettico e avvilente ci accompagna attraverso la vita del protagonista, e ci dimostra quanto l'esistenza possa essere triste senza amore, trasporto e sentimenti forti di amicizia.

Un libro che può farci sprofondare nel baratro della depressione, o darci la spinta per vivere fino in fondo le nostre passioni.

alba svedese


SuperShitty To The Max! - The Hellacopters


Il 1996 vide il debutto discografico di una band che diverrà in breve tempo, la punta dell'iceberg di un movimento di rinascita dell'hard rock'n'roll, e senza dubbio una delle migliori espressioni di un genere musicale dinamico e spensierato. In questo debutto, registrato, così pare, in 26 ore, sono chiare le influenze che ispirano questo combo, composto da ex di band quali Backyard Babies e, pensate un po', Entombed (death metal band svedese, che in seguito, curiosamente, ma neppure troppo, seguirà lo stesso percorso musicale): rock'n'roll tirato, più vicino ai Motorhead che ai Guns'n'Roses, melodie ariose e anthemiche come quelle dei Kiss (dei quali sono grandi fans e per i quali apriranno i concerti scandinavi l'anno seguente), ma anche un certo tipo di punk, duro ma melodico (un nome su tutti: Misfits, dei quali rifanno Bullet quale bonus track nella versione giapponese del disco).

L'iniziale (Gonna Get Some Action) NOW!, che diventerà un classico della band, e Fake Baby, i migliori pezzi. Ma pure Such A Blast e il delirio finale di Spock In My Rocket non sono male.

Non sarà il loro disco più bello, ma stabilisce le coordinate di una band che coniugava classe, melodia e potenza.

drogati


Spun - di Jonas Akerlund 2005 (uscita italiana in dvd)


Giudizio sintetico: si può vedere


Ross è un drogato. Ama Amy, che lo ha lasciato ma lui non lo ha capito bene, solo che lui le deve ancora 450 dollari, ed è per questo che Amy ogni tanto lo chiama. Ross scopa con April, che fa la spogliarellista. Usualmente, compra la roba da Spider Mike, che è fidanzato con Cookie. Un giorno va a casa di Spider Mike per comprare un po' di roba, e lì trova Mike, Cookie, e pure Fresbee, un altro drogato con la madre più grassa del mondo che vive in una roulotte, e anche Nikki, una bella ragazza, molto fatta, che lavora come spogliarellista insieme ad April. Spider Mike ha perso la roba, per cui Nikki dice a Ross che gli può dare una mano: il suo ragazzo, il Cuoco, è il fornitore di Spider Mike. Nikki porta Ross dal Cuoco, e il Cuoco lo "assume" come autista: ha bisogno di qualcuno che scarrozzi lui e Nikki.


Spun sono 100 minuti, più o meno, di adrenalina pura, di genialità al lavoro, di fotografia ultra-leccata, inserti a cartoni animati, camera in soggettiva, montaggio da videoclip, inquadrature da urlo ripetute volutamente e volutamente ridondanti, primi piani delle pupille immediatamente dopo l'assunzione di droga, violenza gratuita, turpiloquio, interpretazioni (tutte) sopra le righe e apparizioni curiose, più una super colonna sonora (la versione acustica di The Numer of The Beast degli Iron Maiden eseguita dai The Djali Zwan - Billy Corgan è accreditato come comparsa, ma praticamente non si vede - sui titoli di testa, è eccezionale).

E' presto spiegato: Jonas Akerlund, regista svedese, è stato il batterista della seminale death metal band Bathory, e ha diretto soprattutto videoclip, per Roxette, Prodigy, Primal Scream, Moby, Metallica, Jamiroquai, Iggy Pop, Robbie Williams, Blink 182, Rammstein, Smashing Pumpkins, Ozzy, U2, Jane's Addiction, Cardigans, Madonna, e commercial (Volkswagen). Tre titoli di videoclip su tutti, per capire: Ray of Light di Madonna, Come Undone di Robbie Williams e Smack My Bitch Up dei Prodigy. Inoltre, ha fatto uso di droghe e, pare, ha smesso e vorrebbe fare qualcosa per far si che molti giovani non cadano in questa trappola.

Il film, in pratica, ti fa passare quasi un paio d'ore da junkie. Questa gente sta di merda. Punto.

Apparizioni per Ron Jeremy (già detto, noto attore porno anni '80/'90), Rob Halford (Judas Priest), particina gustosa per Debbie Harry (la vicina di Ross), Eric Roberts (irriconoscibile, spassosissimo), Alexis Arquette e Peter Stormare (una coppia di poliziotti degna di un video dei Beastie Boys), parti principali affidate a Mickey Rourke (il Cuoco; da notare che "anticipa" un po' il suo ruolo in The Wrestler, guardando tutto il tempo il Wrestling alla tv mentre raffina droga), Jason Schwartzman (Ross), Brittany Murphy (Nikki), John Leguizamo (Spider Mike), Mena Suvari (Cookie), tutti da vedere.

Tecnicamente eccitante, spassoso, eccessivo, pirotecnico.

20090802

mondadori

ho letto questa cose interessante di travaglio. copio incollo.



Quella di cui voglio parlarvi oggi è la faccenda Mondadori, perché sta per arrivare a sentenza - non si sa ancora se prima o dopo le ferie - una vicenda che potrebbe chiudere la famosa guerra di Segrate, la guerra che, tra il 1989 e il 1990, contrappose De Benedetti a Berlusconi per il possesso della Mondadori: qualcuno ricorderà come era iniziata, ve la sintetizzo.

Il furto della Mondadori
Nell’89 Berlusconi prende una piccola quota della Mondadori, il mandato che si è dato e che gli ha dato anche Craxi dopo l’occupazione di tutte le televisioni private è quello di mettere le mani anche sul più grande gruppo editoriale italiano che, in quel momento, pubblicava Repubblica, Espresso, Epoca, Panorama, una quindicina di giornali locali, quelli del gruppo Finegil e poi tutto il ramo libri, perché era un gruppo dove la libertà di stampa era una cosa seria e quindi era un gruppo giornalistico e editoriale che faceva le pulci al Caf di Craxi, Andreotti e Forlani e che, conseguentemente, Craxi voleva ricondurre all’obbedienza, come aveva fatto con le televisioni private. Berlusconi speranze di occupare la Mondadori al 100% e neanche di ottenere la maggioranza non ne aveva, perché gli eredi Mondadori, gli eredi di Arnoldo, la famiglia Mondadori Formenton si era già impegnata per iscritto a cedere a De Benedetti la maggioranza azionaria di quelle quote entro il 1990 e quindi Berlusconi avrebbe potuto soltanto avere una quota minoritaria. Ma lui non si perse d’animo e, con le sue solite arti persuasive, per usare un eufemismo, convinse gli eredi Mondadori a promettere per iscritto a lui ciò che avevano appena promesso a De Benedetti. Contenzioso, si decise tra le due parti in lite di affidarlo a un arbitrato, ossia a una soluzione extragiudiziale, i tre arbitri, scelti uno da una parte, uno dall’altra parte e l’altro scelto dal Tribunale, il Presidente del collegio arbitrale, emisero il famoso Lodo Mondadori che dava ragione a De Benedetti e quindi quest’ultimo tornò in possesso della casa editrice. A quel punto Berlusconi rovesciò il tavolo e impugnò il tutto davanti Corte d’Appello di Roma, la Corte d’Appello di Roma, Sezione Civile, fu chiamata a confermare o a bocciare il Lodo e a occuparsene fu chiamato un giudice amico di Cesare Previti, il giudice Vittorio Metta il quale, in una sentenza fulminea, riuscì a ribaltare il Lodo, a cancellarlo e quindi a sfilare la Mondadori dalle mani di De Benedetti e a consegnarla a Berlusconi.
Subito dopo questa sentenza Metta ricevette 420 milioni di lire in contanti provenienti da fondi neri del gruppo Fininvest in Svizzera, a portarli in Italia era stata una complessa operazione finanziaria che aveva coinvolto tutti e tre gli Avvocati della Fininvest: Previti, Pacifico e Acampora.
Il fatto che questa sentenza fosse piuttosto puzzolente derivò anche dal fatto che fu depositata, nei primi giorni del 1990, 24 ore dopo la Camera di Consiglio, ossia il giudice entrò in Camera di Consiglio e ne uscì 24 ore dopo con una sentenza scritta a mano di 180 pagine: è segno che o era meglio di Balzac e era riuscito a scrivere a mano in una sola notte 180 pagine, anzi scusate 169 pagine, oppure quella sentenza l’aveva scritta prima o magari non l’aveva neanche scritta lui e, in effetti, pare che fosse stata scritta o suggerita dagli Avvocati della Fininvest, che poi lo corruppero in cambio di quella sentenza comprata. Risultato: Berlusconi si trova in mano il gruppo Mondadori, spaventa la parte della Democrazia Cristiana che vede con sospetto l’ascesa di Craxi e quindi Andreotti, alla fine, impone al ladro di restituire una parte del maltolto: è un po’ come imporre a uno che ha rubato una macchina di restituire il tubo di scappamento, il cambio e il volante. Berlusconi e soci restituirono Repubblica, L’Espresso e i giornali Finegil, mentre del gruppo Mondadori si tenne tutto il resto dei giornali, compresi Panorama e Epoca, che all’epoca andavano molto forti e poi tutto il ramo libri. Dal 1990 Berlusconi è proprietario di una casa editrice che è stata rubata a De Benedetti con una sentenza comprata: questo è il quadro.

Un miliardo di euro di danni (a spese nostre?)
Molti chiedono: ma perché De Benedetti non l’ha richiesta indietro? E’ possibile che la Cassazione abbia condannato il giudice Metta per corruzione giudiziaria, gli Avvocati Previti, Pacifico e Acampora per averlo corrotto per conto di Berlusconi con soldi di Berlusconi per procacciare la Mondadori a Berlusconi e De Benedetti non chieda la Mondadori indietro? In realtà non è così semplice: non si può chiedere indietro la macchina rubata, anche perché nel frattempo la macchina ha cambiato fisionomia. Sicuramente si possono chiedere i danni e infatti De Benedetti, dopo che la Corte di Cassazione ha stabilito non solo che gli Avvocati di Berlusconi e il giudice Metta erano colpevoli di corruzione, ma la Corte di Cassazione ha anche stabilito - cito testualmente - “il diritto di De Benedetti a avere indietro, in separata causa civile, il danno emergente e il lucro cessante”. E’ evidente, il danno che ti hanno portato via la roba e, nello stesso tempo, il fatto che tu per anni non hai potuto introitare gli utili di un gruppo che sarebbe stato tuo, se quella sentenza non te l’avesse sottratto. “Sotto una molteplicità di profili relativi non solo ai costi di cessione della Mondadori, ma anche ai riflessi della vicenda sul mercato dei titoli azionari”. E’ ovvio che il gruppo Fininvest, avendo un colosso in più nel suo seno, ha potuto prosperare anche dopo la quotazione in borsa di Mediaset nel 1996 e invece De Benedetti, con la sua Finanziaria - la Cir -, si è visto portare via due gioiellini da niente: prima la Mondadori, anzi prima la Sme e poi la Mondadori, sempre per l’intervento di Berlusconi, più o meno pilotato da Craxi.
Questa causa civile è una causa della quale nessuno parla: ne ha parlato Rinaldo Gianola su L’Unità l’altro giorno e era, credo, il primo articolo dopo anni, per dire che la causa c’è e anzi, sta per andare in decisione; l’istruttoria è finita e il giudice monocratico Raimondo Mesiano, della Decima Sezione Civile del Tribunale di Milano, è in fase di decisione, sta decidendo. Sta decidendo su che cosa? Sul fatto che la Cir di De Benedetti, tramite gli Avvocati Elisabetta Rubini e Vincenzo Roppo, ha quantificato il danno che De Benedetti chiede indietro. Sono 468.000 e rotti Euro, che poi vanno naturalmente adeguati agli interessi e alla rivalutazione monetaria e che quindi ammontano a 1 miliardo di Euro, sono circa duemila miliardi di vecchie lire e questo De Benedetti chiede a Berlusconi, che non solo gli ha fregato la Mondadori, ma poi se la è tenuta e ci ha guadagnato per venti anni e continua a guadagnarci tutt’ora. La causa la Cir l’ha intentata solo alla Fininvest e non anche alle persone che, materialmente, hanno compravenduto la sentenza: perché? Perché sia Previti, sia Pacifico e sia Acampora e sia Metta risultano praticamente quasi nulla tenenti e quindi è inutile andare a cercare dei soldi, perché evidentemente o non li hanno o li hanno fatti sparire. Il problema è che poi c’è il comportamento di Metta, che era un giudice quando si è venduto la sentenza e quindi potrebbe doverne rispondere lo Stato del danno che Metta ha inferto al gruppo De Benedetti e lo Stato in questo momento è rappresentato da Berlusconi, conseguentemente è possibile che il governo Berlusconi sia chiamato, tramite il Ministero della Giustizia, a rifondere i danni che Metta ha provocato per essere stato pagato dal gruppo Berlusconi e questo è uno dei tanti aspetti paradossali della vicenda. Ma naturalmente, se per caso dovesse esserci una condanna del gruppo Fininvest a rifondere i danni a De Benedetti per la faccenda Mondadori beh, il gruppo Berlusconi ne avrebbe, a suo volta, un bel contraccolpo: già sono in difficoltà per la causa di divorzio di Veronica, che ogni settimana segna le novità che emergano sugli scandali di puttanopoli etc. etc. e, dall’altra, avrebbe pure questa mazzata, sempre nel caso che il gruppo venisse condannato, naturalmente.

L'utilizzatore finale
La cosa interessante è che, a questo punto, rimane in sospeso una domanda: dice, ma Berlusconi, che era il mandante, il finanziatore e il destinatario, diciamo l’utilizzatore finale di quella sentenza comprata, è possibile che l’abbia fatta franca? Sì, è possibile, perché ha incontrato dei giudici spiritosi della Corte d’Appello di Milano che, nel 2001, tra il 2001 e il 2002, adesso non ricordo esattamente la data, hanno stabilito che lui ha diritto alla prescrizione, perché ha le attenuanti generiche, perché gli hanno dato le attenuanti generiche? Perché è uno che per la sua posizione sociale di per sé le merita e poi perché, scrivevano i giudici, a Roma si sapeva che molti giudici erano corrotti e quindi così fanno tutti, invece che un’aggravante diventa addirittura un’attenuante. E’ uscito ufficialmente dal processo, ma poi , quando si sono dovuti giudicare i suoi complici, il giudice Metta e gli Avvocati Previti, Pacifico e Acampora, i giudici hanno dovuto pronunciarsi anche sul ruolo che ha avuto Berlusconi in questa vicenda e abbiamo una sentenza definitiva della Corte d’Appello di Milano, che è stata confermata ormai due anni fa, anzi tre anni fa dalla Corte di Cassazione, nella quale c’è scritto “Silvio Berlusconi, nei cui confronti è stata emessa sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione, che ben poteva chiarire la causale del bonifico addebitato da conto non ufficiale del suo gruppo - i soldi che sono poi finiti al giudice Metta - dopo aver concordato la data del suo esame - cioè del suo interrogatorio - comunicava tramite i suoi legali la volontà di avvalersi della facoltà di non rispondere”. Quando gli fanno quelle domande lui non risponde mai, anche quando gli hanno chiesto da dove arrivassero i famosi soldi negli anni 70 e 80.
“Il percorso del denaro dai vari conti Svizzeri”, scrivono i giudici, “costituisce un imponente quadro indiziario preciso, univoco e concordante, tale da assurgere a piena prova e consente di affermare che il giudice Metta ha venduto agli stessi intermediari, nello stesso periodo, anche la causa Mondadori", dopo essersi venduto pure la causa Imi-Sir, pochi mesi prima. Aggiungono poi, i giudici, che “ Berlusconi è, in questa vicenda, un privato corruttore” e quindi risponde non di corruzione giudiziaria, ma di corruzione semplice, sulla quale ha avuto la prescrizione per le attenuanti generiche, esattamente come Previti, Pacifico e Acampora, che però non hanno avuto le attenuanti generiche e quindi sono stati condannati. Scrivono i giudici “ l’attività degli estranei nella consegna del compenso illecito si sostituisce a una condotta che, altrimenti, sarebbe giocoforza posta in essere in via diretta dal privato interessato”, cioè da Berlusconi, quindi usava degli intermediari. E’ un po’ come nella storia della D'Addario, no? C’è il pappone che paga e c’è l’utilizzatore finale che tromba, ma non deve neanche sporcarsi le mani con i soldi.
“La retribuzione del giudice corrotto è fatta nell’interesse e su incarico del corruttore”, il corruttore è il nostro Presidente del Consiglio, tanto perché sia chiaro e poi “niente generiche agli intermediari e al giudice, perché- scrivono i magistrati - l’enorme gravità del reato e la gravità del danno arrecato non solo alla giustizia, ma all’intera comunità, minando i principi posti alla base della convivenza civile, secondo i quali la giurisdizione è valore e presidio a tutela di tutti i cittadini, ma un conseguente ulteriore profilo di gravità per l’enorme nocumento cagionato alla controparte - cioè a De Benedetti - nella causa civile e per le ricadute sul sistema editoriale italiano, trattandosi di una controversia, la cosiddetta guerra di Segrate, finalizzata al controllo dei mezzi di informazione” e poi ancora “niente attenuanti per la spiccata intensità del dolo”, ossia della volontà di fare un reato grave“ e ancora per i motivi a delinquere determinati solo dal fine di lucro e, più esattamente, dal fine di raggiungere una ricchezza mai ritenuta sufficiente” e ancora “per i comportamenti processuali tenuti da Previti e dagli altri” che, invece di comportarsi bene, “hanno continuato - scrivono i giudici - a rendere continue e spudorate menzogne” e poi per il precedente penale specifico da parte di tutti i protagonisti condannati, Metta e i tre Avvocati, che si erano appena compravenduti l’altra sentenza, quella dell'Imi-Sir per conto della famiglia Rovelli.
Quindi capite che qui stiamo parlando di un qualcosa che è già stato accertato giudiziariamente e che va soltanto quantificato dal giudice civile. Vedremo se si troverà un giudice coraggioso che avrà il coraggio, finalmente, di stabilire non soltanto che la Mondadori è stata rubata, non soltanto che a compravendere quella sentenza furono quel giudice e quei tre Avvocati di Berlusconi, ma che oggi il gruppo Berlusconi deve finalmente, con quasi venti anni di ritardo, risarcire chi è stato derubato.

il rigore più lungo della storia



musica (per organi caldi)


Music For Men - Gossip


Comincio a sospettare che la "bacchetta magica" di Rick Rubin stia perdendo i suoi poteri. A questo giro gli hanno messo in mano i Gossip di Beth Ditto, che passa per essere una che sta facendo molto per il "movimento" gay, ma probabilmente è un caso, visto che uno che l'ha intervistata prima delle ultime elezioni americane mi ha detto che non sapeva neppure chi fosse il candidato democratico. Il disco venderà molto, e arriverà in alto nelle classifiche di mezzo mondo (anche se ormai sappiamo tutti che le classifiche contano relativamente). Ma, al prolungato ascolto, mi pare che i Gossip abbiano perduto un po' di smalto, e non vorrei fosse l'inizio della parabola discendente. Rimangono i ritmi in levare che tanto piacciono, i ritornelli sono spesso indovinati, ma che senso ha fare una cover di I Was Made For Lovin' You dei Kiss e chiamarla 2012? E la voce di Beth, che rimane fra le migliori in circolazione, perchè si incazza solo in 8th Wonder (per chi vi scrive il miglior pezzo del disco, anche se le precedenti Dimestore Diamond e il primo singolo Heavy Cross lo trascineranno di più, proprio perchè più catchy ma anche più levigate)?

Ai posteri la sentenza. Noi di Fassbinder li abbiamo sostenuti quando pensavamo che meritassero. Adesso abbiamo qualche dubbio.

the hottest band in the world


Detroit Rock City - di Adam Rifkin 2000


Giudizio sintetico: da evitare


1978: Lex, Trip, Hawk e Jam vanno alle superiori e sono fans dei Kiss. Loro quattro hanno perfino formato una cover band: i Mystery. Sono riusciti a comprare quattro biglietti per il concerto della sera seguente, alla Cobo Hall di Detroit, città alla quale i Kiss hanno dedicato una famosa canzone (quella del titolo stesso del film), e sono eccitatissimi all'idea di riuscire a vederli dal vivo per la prima volta. Ma fra di loro e l'evento si frappongono una serie di sventure, una dietro l'altra...


E' un peccato che i Kiss abbiano legato il loro nome a un film del genere (in tutta sincerità, non che Kiss Meets The Phantom Of The Park), apparendovi in concerto (Gene Simmons figura anche fra i produttori, ed è ovvio che abbiano voluto questo film), e facendo da "soggetto". Il film infatti, gira intorno all'evento epocale, rappresentato da un loro concerto, ha ovviamente una spaventosa colonna sonora rock, ci si diverte a notare i cameos, ma per il resto sono 95 minuti di sottovuoto spinto. Comicità dozzinale (che fa poco ridere), situazioni grottesche e senza nessun senso. C'è una sola grande battuta, quando i quattro danno un passaggio alla ragazza discotecomane: "i Kiss non faranno mai una canzone disco!".

Nel ruolo principale, quello di Hawk, c'è Edward Furlong (Terminator 2, American History X, addirittura con Pupi Avati ne I cavalieri che fecero l'impresa), c'è un cameo di Ron Jeremy (noto attore porno statunitense), la femme fatale che seduce Hawk allo strip club è Shannon Tweed, compagna per anni di Gene Simmons e madre dei suoi due figli.

That's all.

20090801

primo agosto

festa della svizzera!
olè!

gugol


Lars Bak è un ingegnere informatico danese, che attualmente lavora per Google: sta sviluppando le possibilità di Google Chrome, un browser per accedere ai programmi da usare via web. Molto bello l'articolo di Rob Minto sul Financial Times, ripreso da Internazionale nr. 805 la scorsa settimana, che descrive il modo in cui Bak ha deciso di tornare in Danimarca, sistemare la sua fattoria a 8 km da Aarhus, e lavorare lì, a casa, far studiare le figlie nelle scuole danesi, staccare alle 5 del pomeriggio, dimagrire 20 kg, insomma, la prospettiva di una qualità della vita migliore.


Ovviamente, Bak ha potuto permettersi tutto questo perchè aveva già raggiunto la tranquillità finanziaria e una rispettabilità assoluta nell'ambiente informatico, lo status di genio. Ma c'è un passaggio illuminante, sulla differenza tra l'Europa e l'America, a livello di lavoro. Sentite (e non c'è bisogno che vi faccia notare che è vero, lo sapete tutti o quasi) qua:


"Negli Stati Uniti c'è troppa aggressività e un'eccessiva fiducia in se stessi. In Europa c'è un atteggiamento meno aggressivo. In America, però, è possibile ottenere una promozione e continuare a occuparsi del settore tecnico. In Europa, invece, quando fai carriera diventi un passacarte".


Parole sante, che mettono tutti noi europei in difficoltà, quando sei uno che ha voglia di lavorare in grandi aziende.