No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.

20071226

principesse


Princesas - di Fernando León de Aranoa 2006


Giudizio sintetico: si può perdere


Madrid. Caye fa la prostituta, all'insaputa della famiglia, una famiglia dove non c'è un padre, sparito nel nulla, scomparsa che la madre non riesce ad accettare. Le sue amiche sono tutte del mestiere, e si ritrovano dalla parrucchiera Gloria. Conosce Zulema per caso, perchè le soffia un cliente e perchè tiene la televisione troppo alta nel suo appartamento, proprio sopra quello di Caye. Anzi, non è proprio colpa di Zulema....


Dopo due bei film come Barrio e soprattutto I lunedì al sole, ci si aspettava molto da questo regista dal cognome altisonante. Il tema era stuzzicante, e come sempre riguardava gli "ultimi" della società. Si erano già scomodati paragoni azzardati, quali quello con Ken Loach, ma dopo questo Princesas mi sa che un po' tutti si dovranno ricredere, o, almeno, frenare gli entusiasmi.

Forse León de Aranoa si è montato un po' la testa, e si è dimenticato che per fare un bel film ci vogliono si gli attori, ma ci vuole anche una storia, solida e, se si vuol convincere del tutto, credibile. Va bene sognare, raccontare favole, perchè il cinema è anche sogno, ma se si esagera bisogna essere bravi a creare metafore.

In questo Princesas c'è tutto il contorno. Un discreto incipit (la protagonista arriva in ospedale, chiede di un malato, entra nella camera, contratta e lo prende in bocca al degente, attorniata da almeno altri quattro uomini), due attrici molto brave (Candela Peña, Caye, già vista in diversi film spagnoli, Ti do i miei occhi e Tutto su mia madre, sempre convincente, e la portoricana Micaela Nevárez, Zulema, esordiente, brava e bellissima, eccezionale nel dipingere la sofferenza dell'immigrata che lascia i suoi cari a distanza di un oceano), una colonna sonora d'eccezione (a cura di Manu Chao, con addirittura due pezzi inediti all'epoca dell'uscita del film, Cinco razones, rimasta inedita, e Me llaman Calle, inserita poi nell'ultimo lavoro La Radiolina; da notare che Manu gioca sull'assonanza del nome della protagonista e quello di "strada" in castigliano, Caye/Calle anche nel testo, che parla realmente di prostitute e dei loro sogni). Manca soprattutto una sceneggiatura solida e un minimo di approfondimento delle condizioni reali del mondo delle prostitute: soprattutto le due protagoniste filosofeggiano un po' troppo. Si usano più volte le battute, e addirittura troppe volte le canzoni della colonna sonora. Qualcosa vorrà pur dire.

Seppur lodevole il tentativo di dipingere le due meretrici come persone dai sogni e dai sentimenti comuni, "normali", l'operazione puzza un po'. Sembra quasi che il regista, sceneggiatore e pure produttore, usi la professione più antica del mondo per avvalersi di un bonus di commozione, ricercando forzatamente la lacrima facile. Anche se molte situazioni da lui dipinte, sono in fondo reali, alcune sono inverosimili.


Questo lavoro quindi, ci lascia sorpresi negativamente, in attesa del prossimo.

1 commento:

giulia ha detto...

anche per me,dopo il bel "i lunedì al sole", grandissima delusione...