Eterno visionario - Di Michele Placido (2024)
Giudizio sintetico: si può vedere (3/5)
Autunno 1934, Luigi Pirandello è sul treno verso Stoccolma, pronto a ricevere il Premio Nobel per la letteratura. Durante il viaggio rivive il fascino e la magia dei personaggi che hanno popolato la sua vita e ispirato la sua arte attraverso i fantasmi di tutta la sua esistenza. Immergendosi nel suo universo visionario si scoprono l'umanità, le passioni, le ossessioni e l'esistenza più segreta intrappolata fra l'amore dirompente e impossibile per Marta Abba e il burrascoso rapporto con la dolorosa follia della moglie Antonietta Portulano oltre al legame conflittuale con i figli, il rapporto controverso con il fascismo e il sogno di un amore assoluto, in un percorso di vita che va tra Roma, Stoccolma, la Berlino dei cabaret e di Kurt Weill, la sua Sicilia arretrata degli zolfatari e dagli arcaici paesaggi, la bellezza della Milano di inizio Novecento, e l'America che ne consacra il genio a Hollywood e a Broadway. (Wikipedia)
Omaggio al genio di Pirandello, con un film misurato, questo è l'aggettivo che mi sento di usare sia per la regia, che per le interpretazioni di tutto il cast. La struttura basata sui flashback funziona abbastanza bene, e ne esce un ritratto che rende bene l'idea di una grande mente, che ha dovuto comunque districarsi con una vita non sempre semplicissima, e non esente da errori.
A tribute to the genius of Pirandello, with a measured film—that's the adjective I'd use for both the direction and the performances of the entire cast. The flashback-based structure works quite well, and the result is a portrait that captures the essence of a great mind, who nevertheless had to navigate a life that wasn't always easy and wasn't free of mistakes.

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