No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20150831

Hoorah

Rectify - di Ray McKinnon - Stagione 3 (6 episodi; Sundance Channel) - 2015

Lo sceriffo Daggett rivela a Teddy che il giudice ha accettato il patteggiamento: Daniel dovrà lasciare la Georgia entro 30 giorni, ed è quindi troppo tardi per sporgere denuncia. Lo stesso Daniel, è a cena a casa della madre con lei e Ted, Sr. Teddy Si presenta all'improvviso, e porta la discussione verso l'aborto spontaneo avuto da Tawney (del quale Daniel non era al corrente). Usciti dalla casa, soli Daniel e Teddy, quest'ultimo intima a Daniel di stare lontano da Tawney, altrimenti lui sporgerà denuncia contro di lui.

Daggett ed il procuratore distrettuale Person danno un'occhiata al cadavere di George Melton all'obitorio; credono sia suicidio, ma hanno bisogno di trovare l'arma.
Ted, Sr. dice a Daniel che dovrebbe confessare a sua madre quello che ha fatto a Teddy, e che dovrebbe andare ad abitare da un'altra parte, per i giorni che gli restano da passare prima di lasciare la Georgia. Tawney, nel frattempo, è ospite dell'amica Beth, la quale le consiglia di vedere un consulente matrimoniale, soprattutto per via dell'aborto. Janet, ignara dei problemi tra Teddy e Tawney, si ferma a casa di Teddy per lasciargli del cibo, e Teddy glielo rivela. Wynn informa Amantha che la donna che lei è stata assunta per rimpiazzare sta per rientrare a lavoro; ma le propone di fare un training per una posizione manageriale, e in quel modo potrebbe mantenere un lavoro, magari anche meglio pagato. 
Dopo un flashback in cui Daniel si vede legato al lettino pronto per l'iniezione letale, si presenta a casa di Amantha per chiederle se può stare da lei per il tempo che gli resta da rimanere in Georgia.
Al diner, il senatore Foulkes viene colpito da un ictus.

Con il suo incedere lentissimo, la creatura di Ray McKinnon prosegue mostrandoci il calvario di Daniel Holden e della sua famiglia, ponendo sempre a dura prova le emozioni dello spettatore inerme. La cosa intrigante è che dopo tre stagioni, ancora non è chiaro quel che successe quella dannata sera di circa vent'anni prima, la notte in cui Hanna Dean, la fidanzatina di Daniel, fu stuprata ed uccisa. Con lo stesso incedere della serie, la verità stenta a venire a galla, ma pian piano qualcosa affiora. Nel frattempo, la figura di Daniel Holden lotta per tornare a vivere, dopo diciannove anni di cattività. Ogni volta che vedo Aiden Young, ancora una volta straordinario, ripenso a quello che potrebbe accadere ad una persona normale dopo un percorso del genere. Ed ogni volta, il suo personaggio ti spiazza con una battuta, con un movimento, con una riflessione inattesa. Intorno a lui, da una parte le indagini, la sporca battaglia politica che si gioca spesso intorno a casi eclatanti come questi, e la disgregazione di una famiglia estesa, che evidentemente era tenuta insieme da un filo sottile, un filo che si è disintegrato nel momento in cui la lotta di Amantha, la sorella indomita, l'unica che non ha mai smesso di credere nell'innocenza dell'amato fratello, è arrivata al fine penultimo: la liberazione di Daniel. Il fine ultimo non è stato raggiunto, e lì si è spezzata anche Amantha, un personaggio che ormai va avanti per inerzia.
Insomma, una serie totalmente atipica, anche questa rinnovata per una quarta stagione prima ancora che cominciasse la messa in onda della terza, una serie che non mi stancherei mai di guardare.

20150830

Empathy Is a Boner Killer

Orange Is the New Black - di Jenji Kohan - Stagione 3 (13 episodi; Netflix) - 2015

Il carcere di Litchfield ospita il Mother's Day, e si apre per una visita speciale globale: tutto il giorno, le famiglie sono ammesse, ci sono giochi per i bambini ed eventi speciali. E' un tentativo di Caputo per ridarsi una pennellata di tolleranza, dopo gli eventi della passata stagione. Proprio in questi giorni, Piper scopre che Alex è tornata dentro, proprio a Litchfield. La cerca, e le due si riconciliano. Poussey continua ad ubriacarsi con la sua produzione artigianale di liquore, per non ammettere che le manca sua madre. Bennett, goffo come suo solito, prova ad affrontare la famiglia di Daya, senza rivelare che lui è il vero padre del nascituro, mentre Daya e sua madre Aledia hanno uno scontro in proposito della maternità imminente. Pennsatucky organizza un memoriale per i suoi aborti. Healy, ancora in tensione per i suoi tentativi, sempre a vuoto, di allacciare una relazione decente con la moglie, si sente anche minacciato dalle recenti decisioni sui cambiamenti di personale voluti da Caputo: nello specifico, è stata assunta una nuova consulente, donna e nera, che sperimenta un approccio totalmente diverso dal suo, ma soprattutto un approccio che a lui non è riuscito, mentre a lei sembra andare bene. Red riempie di cemento il passaggio dentro la serra, decisa a mettere fine ai traffici illeciti, e scopre, da una visita da parte della sua famiglia, che Piper le ha mentito sullo stato del suo ristorante all'esterno. Vari flashback rivelano esperienze dei Mother's Day passati di molte detenute.


Orange Is the New Black continua a rivelarsi una serie gagliarda, divertente e drammatica con il sorriso sulle labbra, ma piena di personaggi interessanti che compiono un percorso, che crescono e si evolvono con il passare delle stagioni. Questa stagione, per dire, ha visto la "promozione" di ben altri sei personaggi da recurring a main characters. Uno spaccato degli Stati Uniti d'America probabilmente molto vicino alla realtà, con incursioni nelle sessualità varie, anche queste da non sottovalutare. Se ci si mette ad analizzare punto per punto, personaggio per personaggio, c'è veramente di che scrivere un trattato su cosa è diventata la nuova frontiera oggi. Forse, i toni da comedy fuorviano la valenza sociale, ma anche politica, di questa serie che, alla terza stagione, si conserva fresca e, mi ripeto, decisamente interessante. Sempre sexyssima Laura Prepon (Alex Vause), new entry nel cast di questa ultima stagione la modella, DJ e VJ australiana Ruby Rose (lesbica dichiarata nella vita reale) nella parte di Stella Carlin. Si (ri)vede con piacere Mary Steenburgen (Justified) nei panni della madre di Mendez.
La serie tornerà nel 2016 con la quarta stagione: è stata rinnovata ancor prima del debutto tv della terza.

20150829

Learn To Fly



Mi pareva di averlo già pubblicato, ma non l'ho trovato. Nel caso fosse, mi perdonerete, ma mi pareva il periodo giusto. E poi, è sempre un gran bel video, divertente e spassoso.

20150828

Ragazza promettente

Girl Most Likely - di Shari Springer Berman e Robert Pulcini (2012)
Giudizio sintetico: si può vedere (2,5/5)

Imogene è un'aspirante drammaturga. Aveva potenzialità, ma sembra averle gettate al vento. Vive a New York, e dopo aver perso il lavoro in un magazine che le chiedeva di scrivere stronzate, e che il fidanzato l'ha lasciata, finge il suicidio per tentare di riavere indietro almeno il fidanzato. E' scoperta dalla sua amica (un parolone, amica) Dara, e viene ricoverata in attesa di un familiare, unico modo per essere dimessa anzitempo. Viene quindi presa sotto la responsabilità della madre, Zelda, un'accanita giocatrice d'azzardo che apparentemente non tiene molto ad Imogene. Vive nel New Jersey, nella loro vecchia casa, con l'altro figlio Ralph, ritardato, e il nuovo fidanzato, un po' più giovane di lei, che dice di chiamarsi George Bousch e di lavorare per l'FBI.

Imogene si sente impotente in quella situazione, e non vede l'ora di andarsene. Ma per tornare a cosa? Non ha neppure il tempo di rendersi conto che non ha più niente, quando ascoltando una conversazione tra sua madre e George, viene a sapere che il suo vero padre non è morto, come da sempre sua madre le ha fatto credere, bensì è vivo e vegeto. Scopre inoltre che ha scritto un libro, è un ricercatore affermato, quindi si reca alla biblioteca e ruba il libro. Scopre dalla quarta di copertina che vive a New York, e quindi convince Lee, l'affittuario della sua vecchia camera, a portarla in città per tentare di incontrarlo. Cominciano le peripezie di Imogene, o meglio, continuano.

Abbonati alle storie strane, Springer Berman e Pulcini hanno diretto questo film dopo l'ottimo Cinema Verite del 2011, e prima del nuovissimo Ten Thousand Saints, che esce in questi giorni in USA in distribuzione limitata e su video on demand. Girl Most Likely (ribattezzato in italiano Imogene - Le disavventure di una newyorkese, laddove Imogene era il titolo iniziale originale del film) è a tratti divertente, a tratti commovente (ma sempre in maniera molto ironica), riconcilia con il finale, ma non lascia troppo il segno, a dispetto di prove molto incisive da parte di Kristen Wiig (Imogene) e Annette Bening (Zelda). Un altro punto di vista, decisamente critico, dei registi sulla loro città d'origine, New York: infatti, forse le parti più forti sono quelle dove Imogene si sbatte moltissimo per essere integrata nella NY bene.

20150827

Bernardo

Bernie - di Richard Linklater (2011)
Giudizio sintetico: da vedere (3,5/5)

Carthage, Texas. Una cittadina del Texas vicina al confine di stato con la Louisiana, con una popolazione inferiore ai 7.000 abitanti. Nel 1998, l'allora solamente giornalista Skip Hollandsworth, scrisse e pubblicò  sul Texas Monthly, un articolo su una curiosissima storia di omicidio occorsa due anni prima a Carthage: Bernhardt Bernie Tiede, un trentottenne effeminato, uno dei cittadini più amati del piccolo insediamento urbano per la sua gentilezza e per il suo impegno ecclesiastico, a dispetto dell'impiego (necroforo, volgarmente chiamato becchino), confessò, dopo il ritrovamento del cadavere congelato, di aver ucciso l'ottantunenne vedova (e probabilmente la persona più abbiente di Carthage) milionaria Marjorie Nugent, della quale era divenuto compagno, convivente, business manager e compagno di viaggi, nonché unico erede (la Nugent nel 1991 aveva cambiato il suo testamento). La cosa più assurda non era questa. La cosa più assurda fu che il procuratore distrettuale si vide costretto a trasferire il processo in una sede più distante da Carthage, a San Augustine, per evitare che il processo fosse falsato da una giuria di parte (a da un pubblico che, a parte i familiari della Nugent, stava tutto dalla parte di Tiede, nonostante la confessione). Richard Linklater, letto il pezzo, decise di farne un film, e di affidare all'amico Jack Black la parte di Tiede, che Black incontrò in carcere, e con il quale Shirley MacLaine, scelta per interpretare la Nugent, parlò per telefono.


Come dice la tagline, "una storia così incredibile dev'essere vera". Linklater, che sceglie proprio Hollandsworth come co-sceneggiatore, tira fuori dal cappello un film sorprendentemente semplice, macabramente divertente, ma non solo. Le riflessioni che comportamenti del genere possono essere innescate, sull'animo umano e sui comportamenti impulsivi a dispetto del carattere, sono innumerevoli. La rete di amicizie e la stima che molti attori hanno nei confronti di Linklater gli hanno permesso di avere un cast eccezionale: oltre ai due già citati, la parte del local district attorney Danny Buck Davidson è andata all'ormai mitico Matthew McConaughey, per il quale i caratteri sudisti non hanno segreti. Linklater monta il film come un mockumentary: molti abitanti di Carthage si sono prestati per interviste sulla storia, e sono stati inseriti nel film impersonando se stessi.
L'assurdo sconfina nel grottesco, che a sua volta sconfina nell'imponderabile e nell'imperscrutabilità dell'animo umano. Un film che diverte e stupisce allo stesso modo, e che non è uscito in Italia. Un critico statunitense (Marc Savlov del The Austin Chronicle), lodando il film, ha detto che se non avesse letto l'articolo di Hollandsworth prima, avrebbe giurato che il film fosse tratto da uno dei tanti racconti di Joe R. Lansdale. 
La prova di Jack Black è a dir poco superlativa.
Per concludere, nel 2014 Bernie è stato rilasciato su cauzione e con l'obbligo di soggiornare nella casa di Linklater: la revisione del processo è cominciata dopo l'interesse scatenato dal film. Ancora una volta, unbelievable!

20150826

10 ráð til að hætta að drepa fólk og byrja að vaska upp

Toxic; come smettere di ammazzare la gente e imparare a lavare i piatti - di Hallgrimur Helgason (2008)

Toxic è un killer professionista. E' croato, nato nell'interno e cresciuto a Spalato, si chiamerebbe Tomislav Boksic, e negli USA è diventato Toxic. Ha militato nelle forze armate croate, durante la guerra contro la Serbia, ne ha viste di ogni, ed ha, come dire, esportato la sua dimestichezza con l'assassinio oltre oceano. Ma l'ultimo assassinio gli complica particolarmente la vita: la vittima era un pezzo grosso dell'FBI, e l'organizzazione non è di quelle che lascia correre. Toxic quindi è deciso a lasciare gli USA, almeno per un po', e tornare nell'amata Croazia; l'aeroporto però è piantonato a dovere, quindi il nostro si rifugia nei bagni dove individua un prete che ha vagamente le sue fattezze, lo strangola e si impossessa del suo passaporto. E del suo biglietto aereo per Reykjavik.


Vicino al Midtown Tunnel ho finalmente torvato un taxi, ma al conducente non faceva tanto piacere prendermi su perché avevo tutti i vestiti fradici, così ho estratto la pistola e tutti i miei indumenti si sono asciugati all'istante.

Avevo sentito parlare con una discreta enfasi di questo scrittore islandese, ma fino ad ora ero riuscito solamente a vedere il film tratto dal suo romanzo forse più celebre, 101 Reykjavik. Helgason, un tipetto pelato con gli occhiali, come me, a differenza mia è del '59, ed è scrittore, drammaturgo, pittore, autore radiofonico, televisivo e cinematografico. Casualmente ho ordinato questo Toxic, e ancor più casualmente mi sono dedicato alla sua lettura, che è stata quasi tutta d'un fiato e, soprattutto, molto divertente.

Non voglio passare i prossimi anni a mangiare polpette da trenta centesimi con purè di patate e ascoltare Snoop Dogg che snocciola le sue litanie nella cella accanto. Sono un fan dei Creed, tra l'altro, e che cazzo. Preferisco starmene qui tranquillo nella terra dei dieci gradi, senza pistola, senza un nome e senza uno scopo.

Una delle cose più divertenti è il fatto che Helgason si diverte a prendere in giro l'Islanda, il suo paese, attraverso il suo protagonista: storpia i nomi, prende in giro le usanze ed estremizza gli usi e costumi. Il personaggio di Toxic è uno di quei cattivi che non si riesce a non amare all'istante.

Bassi fabbricati a sinistra, alti condomini a destra. Mi ricordano la settimana che ho passato a Minsk. Io e Niko ad aspettare in una stanza d'albergo puzzolente per cinque interi giorni prima che arrivasse la mia merdosa valigia. A guardare tutti gli incontri del cazzo del campionato mondiale di pallamano femminile. Le norvegesi erano delle gran fighe, però.

Il risultato è quindi un libro pronto per essere trasformato in un film splatter e divertente al tempo stesso, con un protagonista micidiale e qualche personaggio interessante di contorno. Una lettura veloce per un autore che ci sa decisamente fare con le parole, ed ha uno stile moderno e, appunto, molto cinematografico (e musicale).

Abbasso il volume del mio pazzesco rock cardiaco prima di lanciarmi della parete all'altro davanzale, lungo il quale poi avanzo come un gatto silenzioso, con gli occhi puntati sulla porta aperta per tutto il tempo. Nessuno mi vede, e dopo un'altra arrampicata felina sono nella mia cella. Lo speed metal fa posto a una power ballad. Manca poco che mi metto a cantare With Arms Wide Open... Il mio pezzo preferito dei Creed.

20150825

The Maternal Combustion

The Big Bang Theory - di Chuck Lorre e Bill Prady - Stagione 8 (24 episodi; CBS) - 2014/2015

E' passato un mese e mezzo dal giorno in cui Sheldon, nel finale della stagione precedente, ha deciso di lasciare Pasadena ed i suoi amici (fidanzata compresa) per un rail trip lungo i binari statunitensi. E' a Kingman, Arizona, ovviamente dentro la stazione ferroviaria, letteralmente in mutande e maglietta, senza più niente perché gli hanno rubato tutto il resto. Ormai disperato, chiama Leonard pregandolo di andarlo a recuperare. Leonard porta con sé Amy. Durante il viaggio di ritorno verso casa, Sheldon rivela che durante questi 45 giorni non ha mai lasciato le varie stazioni ferroviarie nelle quali è sceso. Amy è ancora ferita sia perché se n'è andato senza avvertirla, sia perché ha chiamato Leonard, e non lei, per andarlo a riprendere. Sheldon ammette di non aver avuto il coraggio di chiamarla perché era troppo imbarazzato ad ammettere a lei, che non aveva potuto farcela da solo (ecco perché si arrabbia un po' con Leonard, quando scopre che si è portato Amy). Amy ammette che lui non è perfetto. Sheldon pensa che dopo questa esperienza, sarà pronto ad affrontare grandi cambiamenti, ma appena arrivati a casa, dopo aver visto il nuovo taglio di capelli di Penny, esce immediatamente dalla stanza.

Penny, al contrario, è quella che sta pian piano affrontando, con grande coraggio, grandi cambiamenti: Bernadette le ha procurato un colloquio di lavoro per la sua casa famaceutica, per un posto di venditrice di prodotti. Penny è nervosissima, e il colloquio la va molto male, ma stranamente (fino ad un certo punto), ottiene ugualmente il lavoro: il valutatore condivide con Penny una folle paura di Bernadette.
Howard e Raj si rendono conto che Stuart sta vivendo ancora con la madre di Howard, anche se lei si è completamente recuperata, il che è inquietante, per Howard soprattutto.

So che mi ripeto ormai da alcuni anni, ma veramente, una serie che dopo otto stagioni fa ancora ridere, è una rarità, nel panorama televisivo. Beh, The Big Bang Theory ha questo primato, se così lo vogliamo chiamare. L'evoluzione dei personaggi principali è lenta, spesso lentissima e quasi impercettibile, e serve a fare da spalla per le innumerevoli ed interminabili battute o situazioni buffe, le gag spesso vertono proprio sui tic e sulle fisime dei vari personaggi. La cosa bella, se ci pensiamo a fondo, è che tic del genere, più o meno, ce li abbiamo tutti quanti.
Come che sia, TBBT è stato rinnovato, nel 2014, per altre tre stagioni, quindi ce ne avremo almeno ancora altre due. Tra meno di un mese comincerà la nona stagione.

20150824

Belgrado, Serbia - Aprile 2015 (4)

Uno scorcio di Republike
Altro particolare. come intuirete un po' datato
L'hotel Moskva in Terazije
Non ho saputo resistere a fotografare il manifesto di uno spettacolo con un titolo del genere...
Il tempio di San Sava
Un particolare dell'ingresso laterale
Un palazzo di chiara epoca comunista, nei pressi del tempio (i materiali da costruzione sono ben visibili)
Un particolare dell'ingresso principale
Accostamenti architettonici arditi 
La tavoletta del cesso del Na cosku con i comandi: riscaldamento, ventilazione, innaffiamento
Il tempio di San Marco
Il parlamento
Piazza Nikola Pasic (quello della statua) con la Dom Sindikata
Domenica 5 aprile
La giornata comincia con una sorpresa che mi ricorda in quale tipo di hotel sto soggiornando: una delle manager bussa alla porta e mi porge un uovo di cioccolato, tra l'altro di ottima fattura, per la Pasqua cristiana. Non dimentichiamoci che in Serbia sono tutti ortodossi, e festeggeranno la Pasqua la settimana prossima. L'impressione che ho avuto, soprattutto parlando con Rados l'autista, o forse è l'idea che mi voglio fare io, è che soprattutto i giovani serbi vogliano mettere una bella pietra sopra al passato recente e guardare avanti, all'Europa, al mercato globale, e, naturalmente questi che lavorano nel turismo, ad aprirsi al turismo internazionale. Stamattina me la prendo comoda, il tempo è brutto, pioviggina come da previsioni. La solita colazione a cinque stelle, mi vesto a dovere, ed esco nel grigiore belgradese. La prima tappa è a soli trenta metri dall'albergo: il Museo etnografico di Belgrado.

20150823

Belgrado, Serbia - Aprile 2015 (3)

Il Vincitore
L'ingresso del Museo della Guerra e la piccola folla radunata lì di fronte
Continuo la passeggiata alla scoperta del centro di Belgrado allontanandomi da Kalemegdan e buttandomi nella pedonale dello struscio, Kneza Mihaila, che mi conduce fino a Trg Republike, ovviamente piazza della Repubblica, sulla quale si affacciano il Teatro nazionale, il Museo nazionale, ed il monumento al principe Mihailo III. Si nota che è il centro pulsante della città. Ma proseguo verso Terazije, visto che è presto, la giornata è molto bella, e vorrei vedere più possibile visto che domani il tempo non sarà altrettanto clemente. L'hotel Moskva fa bella mostra di sé nella piazza, che in sé non ha nulla di troppo particolare. All'orizzonte, proseguendo verso sud, si vede il tempio di San Sava, la più grande chiesa ortodossa del mondo, ancora in costruzione. Vediamo se riesco ad arrivarci camminando.
Sono un paio di chilometri, e alla fine non ci impiego neppure troppo. Lungo il cammino il palazzo del Presidente, mentre proprio nel parco davanti al tempio c'è la biblioteca nazionale. Al tempio, un sacco di gente, famiglie con bambini, non mi pare di vedere turisti, ma magari mi sbaglio. L'edificio è enorme, ma l'interno è completamente da fare, o quasi. Di certo non ha il fascino della Sagrada Familia, ecco.
Torno indietro e si è fatta una certa. Consulto la Lonely per un bel ristorante, e lo cerco. Arrivo alla prima rotatoria e svolto in Beogradska, arrivo al civico e non c'è il ristorante di cui parla la guida. Pochi metri più avanti, un elegante ristorante dal nome di Na cosku (all'angolo) è come se mi chiamasse. Mi infilo dentro e ordino un cevapcici, su suggerimento del collega bulgaro col quale ho parlato per telefono ieri, poco prima di prendere l'aereo. Il servizio è ottimo e nel bagno c'è la tavoletta riscaldata (c'entra poco ma è una figata), e questo piatto che sto provando per la prima volta mi soddisfa assai. Mi rimetto in cammino facendo un'altra strada rispetto a quella fatta fin qui, prendo Bulevar kralja Aleksandra, costeggio un parco che credo si chiami Tasmajdan, e giungo davanti ad un'altra grande chiesa ortodossa, quella di San Marco. Per strada i bambini soprattutto portano in testa delle coroncine, immagino sia qualcosa legato all'imminente pasqua ortodossa. Proseguo passando l'incrocio con Kneza Milosa, e mi ritrovo sulla sinistra il parco Pionirski, sulla destra il parlamento. Adesso sono praticamente alle spalle di Terazije, e mi colpisce la piazza con il palazzo Dom Sindikata (qui è abbastanza facile capire la traduzione), adesso un cinema. Faccio una deviazione, e inizio a girovagare per le viuzze di Skadarlija. Ad un certo punto sono davvero molto stanco, ho camminato molto, quindi rientro in albergo, doccia, riposo, email, poi piscina e cena al giapponese dell'hotel, sulla terrazza.

20150821

Arcangelo

Archangel - Soulfly (2015)

Max
(vero nome Massimiliano AntonioCavalera: una vita dedicata al metal. Lo rende chiaro, se ancora non lo fosse, se qualcuno ancora non se ne fosse reso conto, nell'apertura di We Sold Our Souls To Metal, tanto per capirsi. Brasiliano (ma di chiare origini italiane) di Belo Horizonte, fonda i Sepultura insieme al fratello Igor nel 1984, lascia la band nel 1996 e nello stesso periodo, anno più anno meno, si trasferisce negli USA, a Phoenix, Arizona. Cinque figli (quattro biologici e uno adottato) con la moglie Gloria, tre dei quali musicisti tutti in ambito metal, tutti hanno partecipato sporadicamente anche ai suoi progetti. Dopo i Sepultura fonda i Nailbomb, i Cavalera Conspiracy, i Soulfly (il suo progetto più duraturo), e ultimamente i Killer Be Killed, collabora con una pletora di musicisti e progetti vari. Ha co-scritto la sua autobiografia con Joel McIver, My Bloody Roots: From Sepultura To Soulfly and Beyond (2013, prefazione di Dave Grohl), definita dall'ex compagno e attuale leader dei Sepultura Andreas Kisser "science fiction" (non c'è bisogno di tradurre), ma del resto non si può avere tutto dalla vita, e come i fan sanno, le ragioni dell'abbandono di Max sono ancora poco chiare (probabilmente c'entrano le rispettive mogli), e comunque alla base ci sono scazzi tra Max e Andreas.

Detto tutto questo, i Soulfly esistono dal 1997, e questo Archangel è il loro decimo album. Devo dirvi che è ottimo, nel suo campo, quello che oramai si usa definire groove metal, ovvero quello che è venuto dopo il nu metal, mette in campo tutti le cose che Max ama, e, se ben sfruttato, potrebbe essere l'inizio di un altro intrigante percorso musicale che parte dal metal e si insinua in un mondo musicale ancor più ampio.
Una puntualizzazione sui testi. La cosa paradossale è che i Soulfly sono considerati, negli USA, una christian band; personalmente, apprezzo l'approccio critico verso le religioni di Max, rimarcando però che la figura di Cristo è stata per lui una figura ispiratrice in quanto personaggio che si mescolava ai poveri, ai diseredati e alle prostitute. In questo disco, le liriche sembrano concentrarsi sulle figure oscure del Vecchio Testamento.
La musica è tesa, pesante, ma non disdegna sobrie aperture melodiche, interessanti innesti world music, e addirittura qualche apertura sinfonica (Archangel, Titans), ma senza cadere nella trappola del metal sinfonico di tipo nord europeo, che a me personalmente fa cascare le braccia. Uno dei top del disco è la vibrante Sodomites, con la partecipazione di Todd Jones dei Nails; a proposito di partecipazioni, in Live Life Hard! c'è Matt Young degli australiani King Parrot, mentre in Mother of Dragons c'è una sorta di riunione di famiglia, con la partecipazione di Richie Cavalera, frontman degli Incite, e di Igor Cavalera Jr. al basso (dopo l'uscita del disco, però, dato che Tony Campos ha lasciato la band per unirsi alla nuova formazione dei Fear Factory, Igor pare entrato in pianta stabile nei Soulfly). C'è pure Anahid M.O.P., la vocalist dei Master of Persia, metal band iraniana
Tra le bonus track la cover di You Suffer dei Napalm Death, Acosador nocturno, con Campos alla voce (il pezzo è cantato in spagnolo e portoghese, e suppongo che Campos abbia sostenuto la parte in spagnolo, mentre l'altra sia di Max), e Soulfly X, uno strumentale che ingloba sapori mediorientali e messicani. Ottimo, su tutto l'album, il lavoro del chitarrista solista Marc Rizzo.



Tenth album for the longest project of Max Cavalera, that seems ready for a really mature heavy metal thing. Although he is involved in a bunch of project, also this album of Soulfly is really good, on the field of groove metal. Hard and heavy songs, good and interesting guests, and a lot of different inserts, as world music (arabic, mexican, tribal, even symphonic): an interesting and well played mix. After the release, bassist Tony Campos left the band in order to join Fear Factory, so Igor Cavalera Jr., one of the five sons of Max, joined Soulfly as a bass player. The line-up now it's completed by excellent solo guitarist Marc Rizzo, and Zyon Cavalera (yes guys, another son) on drums. Maybe it's good for cohesion: let's hope so. Go ahead Max

20150820

It's me

Sono io - Raf (2015)

Come chi segue fassbinder ormai sa già, Raf è uno dei miei guilty pleasures musicali. Ed è una di quelle cose che nemmeno io riesco a spiegarmi. Non è dotato di particolari talenti, voglio dire, non è né Michael Bolton o Celine Dion, il che giustificherebbe almeno in parte il fatto di ascoltare un genere lontano anni luce dai miei gusti musicali, per una voce talentuosa. Ha pure la tendenza a scrivere lo stesso testo, a lungo andare: è una persona evidentemente modesta, è felicemente sposato da anni, ha probabilmente una vita che lo soddisfa in pieno, e molto spesso mette nelle sue liriche tutto l'amore che prova per sua moglie, again and again. Una roba scontatissima, molto lontana da quel duende e quella sofferenza che fanno la gioia di noi alla ricerca dell'artista maledetto. 

Eppure, ogni volta che Raf pubblica un disco, così come quando mi capita di riascoltare cose sue, mi fermo, lo ascolto, mi commuovo a volte, mi dà gioia, mi piace.
Non so spiegarvelo. Sarà la sua semplicità, sarà la sua trasparenza nel mostrare il suo amore per l'elettronica anni '80 (che sta tornando come fanno i pantaloni a campana, ciclicamente), misto ad un sapiente songwriting che non ignora la forma-canzone rock, sarà quel suo amore per le ballate romantiche (anche in questo disco ce ne sono a iosa), sarà quel suo atteggiamento tranquillo, pacato, che sembra sbattersene di qualsiasi cosa accada, perfino le esclusioni a Sanremo, quello stesso atteggiamento che lo fanno passare con disinvoltura estrema da, appunto, ballate romantiche, a canzonette con reminiscenze disco music, fino alla cover di Rose rosse, un superclassico di Massimo Ranieri, uno dei mostri sacri della canzone italiana, senza nessuna paura, arrangiandola come un mariachi qualunque.
Insomma, ridendo e scherzando, anche con questo nuovo disco, Raf fa centro. Il disco, a mio giudizio, contiene una perla inestimabile, anche questa con una storia stranissima. Si chiama Show Me The Way To Heaven, dove Raf torna a cantare in inglese; un pezzo nato dal duo F-CLEF, del quale fa parte anche Luca Vicini dei Subsonica, un pezzo decisamente dance. Raf lo prende e lo suona al piano, facendolo diventare una meravigliosa romanticheria. E io dico che ci vuole classe. 



Raf is one of my musical guilty pleasures, and I'm not able to explain why, every time he come out with a new album, I like it. It's so far from my tastes, and I think it's not so skilled or talented. But he knows how to write a song, especially ballads. He like dance music from the eighties, and he's not ashamed to show it: I like this thing too. There some rock also, in his music, but it's really on background. Anyway, he's bold: try to listen, on this new album Sono io, his cover version of "Rose rosse" of Massimo Ranieri, an hyper-classic of italian canzonetta. And "Show Me The Way To Heaven", a dance song, designed for him from F-CLEF duo, in this album becomes a truly deeply beautiful romantic song.

20150819

Lucifero

I - Lucifer (2015)

Altro debutto, altra band tedesca (non interamente, a dire il vero), altro genere di metal. Lucifer è il nuovo progetto della cantante tedesca Johanna Sadonis, ex cantante dei The Oath; la accompagnano il connazionale Dino Gollnick al basso, e due inglesi, Andrew Prestidge alla batteria, già nell'ultima formazione degli Angel Witch, e l'ex Cathedral Gaz Jennings alla chitarra. Ora, la questione è molto semplice, almeno per me: il cantato della tedesca non è minimamente adatto al genere. Troppo pulito, troppo soffice, ben impostato ma, appunto, troppo ben impostato e niente più. Niente empatia, niente mistero, niente emozioni, nessun brivido. Sono sicuro che a qualcuno piace questa commistione di doom in perfetto stile sabbathiano con questa voce quasi angelica: a me per niente. E vi assicuro che ho ascoltato il disco molte volte.

Di contro, il resto della band va che è una meraviglia, soprattutto, come poteva essere altrimenti, i riff suggestivi e, ovviamente, sabbathiani, di Jennings.
E' la formula che non funziona. Delusione.



Lucifer is the new project of female german metal singer Johanna Sadonis, ex The Oath. There is a german bassist, Dino Gollnick, and two other members that come from the United Kingdom: drummer Andrew Prestidge, ex Angel Witch (the last line-up), and guitarist Gaz Jennings, ex Cathedral. To cut a long story short, the album is a complete letdown. The singing of Johanna is too clean, too soft, too angelic, too set up, doesn't give to the listener any empathy, any emotion, any thrill. At the contrary, Jennings style is perfectly "sabbathian", and worthy of attention. But, at the end of the day, the formula doesn't work.

20150818

Morte sul rogo

Death By Burning - Mantar (2014)

Album di debutto del duo tedesco, scoperto da poco. Particolare, seppur nell'ambito doom/sludge/death metal. Chitarra e batteria (Hanno Klanhardt ed Erinc Sakarya) senza l'uso del basso, i due dipingono suggestioni che richiamano Melvins senza il loro sarcasmo e decisamente più cupi e death metal, ricordando addirittura, in alcuni passaggi, reminiscenze post grunge. Un rifferama infernale, un drumming secco, potente e selvaggio, ampio spettro di distorsioni fino al droning, e un cantato teso, sofferto e decisamente punk. Insomma, un mix interessante, che senza dubbio non farebbe pensare a nessun ascoltatore che non conosca le loro origini, che siano tedeschi. Provare per credere.



Debut album for the german duo Mantar, this "Death By Burning" is an interesting object inside the field of metal. The sound of Mantar is a really strange and asymmetric blend of sludge, punk, death, doom and post grunge. Powerful and wild drumming by Enric Sakarya, and guitar with a wide range of distortion (until droning), with an intense rifferama by Hanno Klanhardt. This last is also the vocalist, and his samples of roars and screams is definitely more punk than metal. No way to think at a german band, if you don't know this thing before listening. 

20150817

Belgrado, Serbia - Aprile 2015 (2)

E' un bel vedere. Il parco, tranquillo seppur si stia riempiendo di gente, i bambini che giocano, le bancarelle che vengono montate, dentro la fortezza si sta perfino allestendo una specie di ricostruzione storica (c'è perfino la televisione). Le varie porte, la torre dell'orologio, le vecchie mura. Verso i fiumi, esattamente sotto Kalemegdan, dalla parte opposta della Stari Grad, da dove vengo, si incrociano il Danubio e la Sava, la collina dirada, altro verde, qualche altra costruzione storica (alcune turche, alcune austriache), un altro parco. Al di là della strada, una torre, e il lungo fiume. Di fronte, la Grande isola della guerra, proprio alla confluenza dei due fiumi. I serbi sembrano essere ossessionati dalla guerra. Risalgo la collina, mi soffermo sulla terrazza dove è posta la statua del Vincitore (curiosa la storia: commissionata allo scultore croato Mestrovic per commemorare la vittoria nella Prima Guerra Mondiale, e destinata ad essere posta in Piazza della Repubblica, scandalizzò i belgradesi a causa della sua nudità, e fu dunque posta sulla collina, rivolta ai fiumi), e mi soffermo a guardare l'esposizione di cannoni. Tale esposizione porta dritto all'ingresso del Museo della guerra, davanti al quale c'è un gruppetto che sta ascoltando una donna. Ecco perché, dicevo, i serbi paiono leggermente ossessionati dalla guerra.

20150816

The Rest of the Night

Il resto della notte - di Francesco Munzi (2008)
Giudizio sintetico: si può vedere (2,5/5)


Torino e dintorni. I Boarin sono ricchi, abitano in una villa fuori città, hanno una colf rumena che sta simpatica alla figlia Anna, ma non piace alla signora Silvana, nevrotica quanto basta. Giovanni, il capofamiglia imprenditore fedifrago (tradisce Silvana con la giovane ed intrigante Francesca), è totalmente indifferente. Un bel giorno, Silvana, forse per attirare l'attenzione del marito distratto, si accorge che le sono spariti un paio di orecchini preziosi, e accusa Maria (la colf), ottenendo il suo allontanamento (e passando ad una filippina). Maria chiede asilo a Ionut, grande amore mai dimenticato, che vive in un caseggiato tutto popolato da immigrati, ma nello specifico, con il fratello minore Victor, che non vede di buon grado il ritorno di Maria: ha già spezzato il cuore di Ionut una volta, lo farà ancora, dice e pensa lui. Ionut è in "affari" con Marco, un tossico italianissimo, padre di un bambino preadolescente del quale non ha la custodia. Sempre impegnati in questioni microcriminali, quando Ionut capisce che nella villa dove lavorava Maria c'è la grana, organizza una rapina, trovando in Marco una spalla, e in Victor il palo.


Avevo apprezzato molto il debutto di Munzi, Saimir, e spinto dal successo di critica dell'ultimo Anime nere, sono andato a ripescarmi questo film "di mezzo", Il resto della notte. Possiamo dire che è un film non completamente riuscito, perché cade in molti stereotipi (i borghesi altezzosi e nevrotici, gli immigrati tutti ladri e i tossici tutti fuori di testa), cosa che non mi sarei aspettato dopo Saimir. Eppure, si vede che c'è del potenziale nelle idee di Munzi (anche sceneggiatore), e nel tentativo di mettere in scena un realismo italiano contemporaneo. La scelta degli attori è probabilmente più indovinata tra quelli meno conosciuti (Constantin Lupescu/Ionut, Stefano Cassetti/Marco, Laura Vasiliu/Maria, Victor Cosma/Victor), rispetto ai nomi famosi (Aurélien Recoing/Giovanni, Sandra Ceccarelli/Silvana, Valentina Cervi/Francesca).
Vedremo a breve se Munzi è riuscito a scrollarsi di dosso gli stereotipi.

20150814

Le nozze di Muriel

Muriel's Wedding - di P.J. Hogan (2004)
Giudizio sintetico: da vedere (3,5/5)

Muriel Heslop è una giovane australiana piuttosto sfigata, che nasce e cresce in una località balneare brutta in maniera imbarazzante, figlia di un politico incapace, corrotto e esageratamente pieno di sé, con una madre rincoglionita e uno stuolo di fratelli e sorelle molto più sfigati e buoni a nulla di lei. Grande fan degli ABBA, sogna un matrimonio da favola e una vita felice, realizzata e piena. Al contrario di quella che sta vivendo, reietta, presa in giro, considerata una zavorra dalle amiche, ridicola e senza senso. Quasi inconsapevolmente, sfrutta un assegno in bianco datole dal padre (come "ingresso" per un lavoro di consulente di bellezza trovatole dal padre stesso, nella ditta dell'amante) per andarsene in vacanza a Bali, come schiaffo morale alle amiche che l'hanno abbandonata proprio per andare lì senza di lei. Lì incontra una vecchia compagna di scuola, Rhonda, veramente uno spirito libero, una persona che realmente è come Muriel vorrebbe essere, con la quale lega immediatamente. Rhonda le cambierà totalmente la vita.
Al ritorno, il padre infuriato e la famiglia sconvolta, Muriel fugge a Sydney da Rhonda per cominciare una nuova vita. Ci riesce, ma non saranno tutte rose e fiori. Eppure...

Cult movie australiano che lanciò le carriere delle due attrici protagoniste, Toni Collette (Muriel), che ingrassò 18 chili in sette settimane per la parte, e Rachel Griffits (Rhonda), protagonista poi della nostra serie preferita di sempre (Six Feet Under), e che però, curiosamente, non fece decollare quella del regista, quella di Muriel's Wedding è una storia semplicissima (qualcuno suggerisce che sia basato su Il brutto anatroccolo), chiarissima metafora delle difficoltà della vita, svolto in maniera travolgente, spassoso e divertentissimo, non ti lascia il tempo di angosciarti per le beffe fantozziane in cui incorre Muriel, e regala siparietti indimenticabili, complici le sempreverdi composizioni dei mitici ABBA.
Non sarà perfetto, non sarà un trattato di filosofia, ma si, è da vedere.

20150813

Interstellare

Interstellar - di Christopher Nolan (2014)
Giudizio sintetico: da vedere (4/5)

Futuro prossimo. La Terra sta divenendo un pianeta sempre meno abitabile, ed è quindi sempre più a rischio estinzione la razza umana. Una piaga si nutre dell'azoto e dell'ossigeno contenuto nell'atmosfera, il cibo scarseggia per via delle colture sempre meno praticabili e di continue tempeste di polvere che ricordano quelle del Dust Bowl statunitense.
Cooper, ingegnere ed ex pilota NASA, vive nella fattoria di famiglia con i figli Tom, adolescente, e Murph, bambina, ed il suocero Donald, provando a coltivare la terra che è loro rimasta. La moglie di Cooper è morta anni prima.
Murph è convinta che la sua stanza sia abitata da un fantasma. Il fantasma cerca di dirle qualcosa, comunicando in qualche maniera. Il padre, durante una tempesta di polvere, si rende conto che nella stanza si sta manifestando un'anomalia gravitazionale. Ne ricava delle coordinate geografiche, che lo conducono ad una basa NASA super segreta. Qua, a capo delle ricerche segretissime, non divulgate per non creare allarmismi e, nel contempo, false speranze, c'è il professor John Brand, che conosce bene Cooper.
La sua squadra ha scoperto un cunicolo spazio-temporale, in prossimità di Saturno; il cunicolo conduce ad un'altra galassia, e quindi a nuovi pianeti. La missione Lazarus ha già identificato tre pianeti, orbitanti vicino ad un buco nero al di là del cunicolo, chiamato Gargantua, sui quali è possibile la sopravvivenza. Tre astronauti, Miller, Edmunds e Mann, si sono già installati sui tre pianeti, per condurre ricerche approfondite.
Brand chiede a Cooper di guidare la missione esplorativa a bordo dell'astronave Endurance, che dovrà raggiungere i tre pianeti, recuperare i dati, stabilire se uno dei pianeti fosse realmente abitabile, tornare indietro, e guidare l'esodo dell'umanità su enormi stazioni spaziali. Nel frattempo, Brand ed il suo gruppo di lavoro/studio nella base, è sicuro di risolvere le equazioni della teoria del tutto, e quindi riuscire a costruire queste enormi stazioni che possano traghettare tutto il genere umano su un altro pianeta.
La missione implicherà che Cooper e gli altri, torneranno più o meno con la stessa età di partenza, mentre tutti gli altri sulla Terra saranno invecchiati di oltre 40 anni. Cooper non può spiegare tutto ciò ai figli, ma capisce che è suo dovere provare a salvare l'umanità.

Beh, che vi devo dire: a me 'sto film è piaciuto assai. E trovo che i paragoni con l'ormai mitologico 2001: Odissea nello spazio, per quanto nessun critico oserà mai dire che un qualche film di fantascienza sia stato, o sarà mai, migliore di quello di Kubrick, siano corretti, e che Interstellar ne sia assolutamente all'altezza, per quanto naturalmente e innegabilmente, renda onore, merito e citi il film del 1968, come del resto è giusto che sia.
Interstellar è uno di quei film grandiosi, epici, coraggiosi, sognanti e sognatori, immaginifici, superbi e perché no, supponenti per motivi giustificati, che ogni appassionato di cinema si merita, e anela profondamente di riuscire a vedere nella sua età matura.
Nolan Christopher, con l'aiuto del fratello Jonathan (sceneggiatura a quattro mani sul soggetto del fisico teorico Kip Stephen Thorne), era tra l'altro uno dei pochi che poteva essere il regista giusto per una grandiosità come questa. Abbastanza visionario, abbastanza quotato a livello hollywoodiano, abbastanza rispettato: come detto, quello giusto. Poco altro da dire: il film dura quasi tre ore ma ti tiene lì, avvinto, affascinato, esterrefatto, davanti ad un mondo possibile, a sperare che il bene trionfi e che l'amore filiale sia uno dei valori su cui si fonderà il mondo nuovo. A dispetto delle complicate teorie sui buchi neri, sulla vivibilità dei pianeti, sull'andirivieni spazio-temporale, in Interstellar risulta tanto importante il rapporto Cooper/Murph quanto quello tra la razza umana e la sua lotta per uscire vivi dalla distruzione da sé stessa ingenerata. Cooper, interpretato da un ancora una volta magistrale Matthew McConaughey, è l'eroe che tutti, ma proprio tutti, ameranno. E Murph, nelle belle prestazioni rispettivamente della piccola Mackenzie Foy (la bellissima Renesmee dei due Breaking Down della saga di Twilight), della sempreverde Ellen Burstyn, e della sempre più abbacinante Jessica Chastain, è un personaggio semplice, ma che spezza ogni cuore. Il resto è fantascienza affascinante e fatta alla perfezione.
Questo è quanto, per cui, nel caso non l'aveste fatto, recuperate Interstellar.

20150812

Combattenti

Les combattants - di Thomas Cailley (2014)
Giudizio sintetico: si può vedere (3,5/5)

Francia, regione della Guascogna. Arnaud è un ragazzo attorno alla maggiore età senza troppi pensieri. Si diverte come può con i suoi due più cari amici, dà una mano volentieri al fratello Manu nell'impresa familiare di falegnameria. Il padre è morto da poco, la madre si preoccupa di quel che vuol fare Arnaud del suo futuro: Arnaud non è che abbia le idee troppo chiare. I tre amici un bel giorno, incuriositi dallo stand promozionale dell'esercito francese su una spiaggia lì vicina, vanno a vedere cosa succede. Incontri di lotta, giusto per capire chi ha già le doti giusti, e chi avrebbe bisogno di formazione. Arnaud, spinto dagli amici che lo sfottono, si butta nella mischia contro una ragazza particolarmente agguerrita. Scopriremo presto che si chiama Madeleine, ma non ha nulla di dolce: Arnaud inizialmente ha paura di farle male, e le prende di brutto. Lei, però, gli rimane impressa. Dopo qualche giorno, Arnaud con Manu fanno un preventivo in una villa locale per una coppia, ed ecco che appare Madeleine, intenta in attività tutt'altro che femminili. L'attrazione tra i due c'è, ma è strana. Cominciano a frequentarsi, ma quasi da amico a amico. Arnaud scopre che Madeleine ha intenzione di seguire un corso estivo appunto organizzato dall'esercito. E' convinta che la fine del mondo sia imminente, e che sia indispensabile essere pronti a sopravvivere. Arnaud, confuso e incuriosito dalla ragazza, si iscrive anche lui.

Intrigante e, come si usa dire, oggetto difficile da incasellare, questo debutto del giovane francese Cailley. Una storia d'amore giovane, difficile ma non nel senso in cui normalmente si intende. Una storia che non si capisce dove vada a parare, con attori freschi e spontanei, quasi selvaggi (nel caso di Adèle Haenel, che interpreta Madeleine, è la definizione più giusta), attori che sembrerebbero debuttanti, se non fosse che la Haenel ha già una filmografia sconfinata, per avere solo 26 anni, mentre per Kévin Azais (23 anni) non era proprio un debutto ma senza dubbio il primo ruolo da protagonista.
Qualcuno ci ha voluto vedere degli spunti di riflessione ecologisti o catastrofisti, io, dopo aver visto il film, non credo fosse nelle intenzioni del regista, anche sceneggiatore (insieme a Claude Le Pape): io l'ho inteso come una sorta di romanzo di formazione moderno, una storia d'amore e di crescita comune. Come che fosse, un film decisamente interessante e fuori dai soliti schemi.
PS vi risparmio la traduzione del titolo per la sua uscita italiana...

20150811

The End of an Era

Mad Men - di Matthew Weiner - Stagione 7 / Part II: The End of an Era (7 episodi; AMC) - 2015

Siamo ormai nel 1970. Don, di nuovo scapolo, ha ripreso la sua vita da donnaiolo impenitente; sogna Rachel Menken, e ha la balzana idea di riconnettersi con lei, per scoprire che è recentemente morta di leucemia. Conosce Diana, una cameriera, in una tavola calda, convinto di averla già conosciuta prima; la donna insiste che non è così, tenta di allontanare Don in tutti i modi pur concedendoglisi, ma è tutto inutile: Don attraverserà gli USA per ritrovarla, quando lei sparisce d'improvviso, per scoprire che non è servito a nulla.
Nel frattempo, mentre Don si allontana, alla McCann Erickson la vita continua, ed i vecchi colleghi di Don provano ad inserirsi, con risultati alterni. Joan viene molestata, e la cosa provoca un'accesa discussione con Peggy. Roger e Ferguson licenziano Ken Cosgrove, ma poco dopo Ken prende la posizione del suocero alla Dow Chemical, e annuncia loro che da lì in avanti, Dow diventerà un cliente difficile per loro, giusto per dispetto. Peggy, presa dalla malinconia della solitudine, accetta un appuntamento al buio con il cognato di Johnny Mathis. Stranamente, l'appuntamento funziona alla grande, e i due decidono di fare una follia e partire per Parigi. La follia viene interrotta dal mancato ritrovamento del passaporto di Peggy, che il giorno seguente liquiderà la follia come dettata dall'alcol.

Si è conclusa, con questi ultimi sette episodi, una delle serie televisive più belle, affascinanti, introspettive, psicologicamente profonde, degli ultimi anni. Matthew Weiner ci ha regalato, e mi scuso se l'ho scritto più volte, uno dei personaggi più intriganti che un'opera di fiction abbia saputo partorire. Don Draper ci lascia in sospeso, alla ricerca di se stesso dopo mezzo secolo, dopo aver attraversato la storia degli Stati Uniti d'America delle guerre e del susseguente boom economico/consumistico, irrisolto come il suo personaggio; eppure, dubito fortemente ci fosse un altro modo di concludere questa epopea.
La seconda parte della settima stagione ci regala emozioni forti, dipartite, o preparazioni alle stesse, importantissime, mentre Don torna praticamente al punto di partenza.
Il finale lascia libera interpretazione allo spettatore, su quello che farà Don dopo la penultima scena.
Il sogno americano, e tutti i suoi paradossi. Cast come al solito spettacolare, Jon Hamm semidio. Addio, Mad Men, grazie Weiner. Non dimenticheremo.

20150810

Assassino ucciso

Killer Be Killed - Killer Be Killed (2014)

Ho scoperto casualmente questo progetto nato alla fine del 2013, e questo disco pubblicato nel maggio del 2014, curiosando tra le mille attività di Ben Koller (e lo avrete capito se avete letto la precedente recensione del disco dei Mutoid Man). La cosa ancora più curiosa è che Koller, su questo disco non ci ha suonato, ma è subentrato in seguito nella line-up al posto di Dave Elitch, conosciuto per il suo lavoro con i Mars Volta, ma, pensate un po', che ha suonato per Miley Cyrus, Justin Timberlake, M83, Juliette Lewis. E' quindi Elitch che suona sull'omonimo debutto dei Killer Be Killed. Andiamo ad esaminare gli altri componenti perché mai come in una band come questa, sono fondamentali. Ci sono altri tre componenti che suonano e cantano: Max Cavalera (Sepultura, Soulfly), chitarra e voce (ai tempi dei Sepultura era noto per suonare solo con le tre corde superiori montate), Greg Puciato (The Dillinger Escape Plan), chitarra e voce, Troy Sanders (Mastodon), basso e voce. Ecco, fatta la line-up, quello che ne esce è esattamente cosa vi sareste potuti attendere: un mix, devo dire ben amalgamato, di metal moderno, con influenze hardcore, mathcore, progressive, death, groove. Pezzi tesi, strofe veloci e tirate, cantati dei tre che si intrecciano a creare nuove prospettive "metalliche", improvvisi rallentamenti a creare suggestivi stacchi, melodie inaspettate e ben sviluppate (esempio cristallino ne è Wings Of Feather and Wax, video allegato, ma pure Melting of My Marrow). Certo, si potrebbe obiettare che manca un chitarrista solista vero, ma per il momento non si sente la mancanza di un axe hero. Ad ogni buon conto, pare che da quest'anno alla band si sia unito anche tale Juan Montoya, che non è l'ex pilota di Formula 1 colombiano, bensì il chitarrista dei MonstrO, band di Atlanta, Georgia, dove milita uno dei fratelli di Troy Sanders, Kyle: dato che si è unito pure Ben Koller, come detto in apertura, chissà che non ce ne facciano vedere delle belle, con il prossimo disco, se ci sarà.




Killer Be Killed are an american heavy metal supergroup: in fact, the line-up is formed by Max Cavalera, guitar and vocals, Greg Puciato, guitar and vocals, Troy Sanders, bass and vocals, and, at the time of this record (2014), Dave Elitch, drums. After this album, Ben Koller replaced Elitch, and lately, Juan Montoya joined the band as a guitarist. The homonymous album is a good mix of the influences that the three vocalists has brought: obviously, a little smell of Sepultura/Soulfly, The Dillinger Escape Plan and Mastodon. Maybe you won't believe it, but the album is really good: hard, tense, melodic, speedy and doomy. Interesting, especially if this project will last.