No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20060430

nista

nista mi nece ovaj dan pokvarit, nikakvi crnjaci ni ruzne stvari.


nista mi nece ovaj dan pokvarit, ni lupezi, barbari ni glupi politicari.

brucia di vita


Parliamo di cinema.
False verità del canado-armeno Atom Egoyan è un buon film, una specie di giallo su un fattaccio accaduto negli anni '50, una ragazza trovata morta nella vasca da bagno della suite di due showman della tv statunitense. Il fattaccio rovina la carriera dei due, lanciatissimi. Dopo quasi 20 anni, una giovane scrittrice, che conobbe i due da piccolina, sta indagando sui due per scriverci un libro. Ottimi i protagonisti Kevin Bacon e Colin Firth, bella l'atmosfera che il regista crea, dando al tutto un timbro personale e riconoscibile.
Il regista di matrimoni di Marco Bellocchio con un sempre spiritato Sergio Castellitto, non mi è piaciuto molto. Ci sono dei momenti di sarcasmo piuttosto intensi, ma il tutto finisce per essere eccessivamente cervellotico, con simbolismi e allusioni che finiscono per essere stancanti.
Mater natura di Massimo Andrei, parla di Desiderio, nato Salvatore, una trans napoletana innamorata di Andrea, che però finisce per sposarsi con Maria. Il film è coloratissimo, ma piuttosto prevedibile, con tutta una serie di stereotipi già visti e rivisti nei film che, a tutte le latitudini, parlano di gaytudine o di transessualismo. Nonostante questo, ci sono dei momenti di alta ilarità, Vladimir Luxuria e Enzo Moscato sono bravissimi, e Maria Pia Calzone nei panni di Desiderio risulta abbastanza credibile, nonostante non ci credessi molto all'inizio.
Chiedi alla polvere di Robert Towne, sceneggiatore esperto ma al debutto nella regia, vorrebbe essere la trasposizione del super classico omonimo di John Fante, che io, confesso, non ho ancora letto (forse perchè un sacco di gente lo cita e se ne riempie la bocca), ma il risultato è piuttosto scarso; da un'indagine sommaria, tradisce il libro soprattutto nel finale, rendendolo molto più melodrammatico ma, a mio giudizio, meno incisivo, e durante il film non riesce a tratteggiare profondamente i personaggi protagonisti. Nemmeno le prove degli attori sono degne di nota, se si esclude forse quella di Idina Menzel nei panni di Vera. Delusione.
Finalmente, però, ieri sera ho visto un grande film. Ho il sentore che finirà l'anno nella mia top ten. Si tratta de Le particelle elementari, di Oskar Roehler, tratto dall'omonimo romanzo di Michel Houellebecq (anche questo non l'ho ancora letto, e non so perchè, forse per via del tempo che mi manca). Dovete vederlo: è un inno alla vita politicamente scorretto. Un film intenso senza avere un ritmo mozzafiato, interpretato da attori meravigliosamente e perfettamente nella parte, girato con una regia essenziale, caustico, a tratti davvero divertente, a tratti talmente profondo da farti male. La trama potrebbe trarvi in inganno: due fratellastri crescono con immensi problemi a relazionarsi con gli altri, e soprattutto con il sesso e l'amore, a causa di genitori troppo aperti e troppo assenti. Le strade che intraprendono sono diametralmente opposte, così come i risultati, ma qualcosa continuerà a legarli fino in fondo. Due donne, anche queste completamente agli antipodi, li libereranno e faranno conoscere loro la gioia e la completezza. Sto piangendo mentre scrivo queste righe.

Buona visione

20060428

re

matriagio

si sposa uno dei miei migliori amici. domani.
(a parte che non ha fatto la festa di addio al celibato)(..e vabbè..)
(a parte che rischia di piovere, ma sposa bagnata...)
da domani mattina avrà la fede al dito, sarà ufficialmente legato ad una donna.
userà più spesso il pronome "noi".

voglio bene a entrambi.
molto!


(io però sono ancora troppo giovane per queste cose!)

20060427

l'invincibile armata

cercavo notizie su cosa nostra e sono incappato in questo simpatico sito:
il cavaliere

potrei


Questa sera potrei parlare della semifinale di Champions Barcellona-Milan. Oppure potrei parlare della splendida tuta adidas che mi sono comprato oggi pomeriggio. Potrei disquisire su quanto abbia rotto il cazzo Fabio Volo, che mi è capitato di vedere di sfuggita mentre spegnevo la tv. Potrei farvi commuovere raccontandovi che oggi sono 10 anni che è morta mia madre.
Invece no. Non farò "niente di tutto questo" (cit. Negazione).

Metto su "SxM" dei Sangue Misto del 1994, e vi parlerò degli ultimi film che ho visto al cinema. Parto con "Il grande silenzio", di Philip Groning, un non film che è stato molto apprezzato dai recensori di professione. Ecco, è piacevole ogni tanto cozzare contro il giudizio critico. Questa specie di documentario, per il quale il regista ha chiesto il permesso per anni, e dopo quasi 20, almeno così pare, lo ha ottenuto, documenta, appunto, la vita di un convento di monaci certosini nella zona di Grenoble. Dura quasi 3 ore, ed è di una pallosità fuori da qualsiasi umana sopportazione. Non ci sono dialoghi, se si escludono le preghiere e le formule di rito dei monaci (e un demenziale monologo di uno di loro, che trasgredendo alle regole ferree parla con alcuni animali ai quali porta da mangiare), non ci sono musiche, se si escludono i cori di preghiera degli stessi monaci, va avanti un po' a caso tentando di illustrare la vita dei protagonisti, ma non ci riesce minimamente. Se si riesce a non morire di sonno sulle poltroncine del cinema, si esce confusi e felici (che maestro...), confusi sulla vita dei certosini, e felici di vivere da laici, o almeno da cattolici senza voti. Altamente sconsigliato.
Poi, alcuni giorni dopo, ho visto 3 film consecutivamente. Sono partito con "Le tre sepolture", di e con Tommy Lee Jones, un western atipico ma non troppo, con una splendida fotografia, caustico e venato da una profonda tristezza, incattivito contro la politica di frontiera degli USA contro las espaldas mojadas, i messicani che, attraversando il Rio Grande, tentano di entrare clandestinamente nella terra di McDonald's. Grandi atmosfere e ottime prove, oltre che dell'immenso TLJ, di Barry Pepper nei panni dell'agente di frontiera pieno di problemi. Fighissima l'attrice che interpreta la moglie insoddisfatta, January Jones. Ho proseguito con "Persona non grata" di Krzysztof Zanussi, una pantomima assurda su un anziano militante di Solidarnosc, ora ambasciatore polacco in Uruguay, sul suo dramma di fresco vedovo, e sulla sua forte amicizia con un pari grado russo, che, forse, gli ha scopato la moglie in gioventù. Si potrebbe cantarne le lodi a livello politicoestero, ma invece è solo una grossa cagata noiosissima.
Mi sono poi ripreso con "Mr. Vendetta", di Chan-wook Park, terza parte, ma primo in ordine cronologico, della sua trilogia della vendetta. Stilisticamente inferiore allo stupendo "Lady Vendetta", è forse quello dei tre che mi è piaciuto di più per il suo vigore violento, al servizio di una storia classicamente assurda, come ogni film asiatico che si rispetti, violenza però mostrata con parsimonia e in maniera funzionale, dote non da tutti, cosa che tutti gli appassionati di cinema cominciano a capire negli ultimi tempi.
Alcuni giorni dopo sono andato a vedermi "Inside Man", ultima fatica di Spike Lee. Come suggerito da alcuni articoli letti qualche giorno prima, si ha l'impressione che Spike abbia preso l'operazione in mano quando era già avviata (si è fatto il nome di almeno un altro regista per questo film), e che, nonostante questo, il piccoletto se la sia cavata, come spesso gli succede, alla grande. Storia di una rapina insolita, è girato magistralmente a livello tecnico (eccezionale la sequenza seguente all'esecuzione dell'ostaggio da parte dei rapinatori, dove il protagonista corre verso la banca palesemente su un carrello, attorniato dagli altri attori che, invece, corrono davvero) ed ha una serie impressionante di stratificazioni e di messaggi, cosa sempre più frequente negli ultimi film di Spike Lee (di certo, "La 25esima ora" non parlava solo di chi sbaglia, come "Lei mi odia" non parlava solo di rapporti uomo-donna; alla stessa maniera, "Inside Man" non parla solo di una rapina, of course). Piacevole visione.
Concludo la carrellata con una tremenda delusione. Mi sono accostato a "Sesso e filosofia", nuovo film di Mohsen Makhmalbaf, con le migliori intenzioni. Makhmalbaf, regista di film poveri e splendidi come "Viaggio a Kandahar", ma soprattutto "Il silenzio", "Pane e fiore", e anche il documentario mozzafiato "Alfabeto afgano", insieme a Kiarostami e a tutta la famiglia Makhmalbaf (http://www.makhmalbaf.com/) è riuscito a dare lustro e dignità non solo alla filmografia iraniana, ma a quella mediorientale in genere. In questo ultimo, invece, gigioneggia senza costrutto cercando di intrecciare una trama complicata unita ad una profonda riflessione sul senso dell'amore, riuscendo solo a farti un paio di coglioni grandi come una casa. Peccato.

Nella foto, January Jones

20060425

Slovenia apr 06 - 2


Ljubljana
Siamo tornati. Siamo stati bene. Ci siamo divertiti, abbiamo mangiato bene, bevuto meglio, guidato molto, visto gente, fatto cose.
La Slovenia è una nazione che ispira tranquillità e moderato divertimento. E' molto verde, le campagne somigliano a quelle nostre 50 anni fa, le montagne sono innevate, le autostrade sono dolci.
Lubiana è una città piccola, non molto caotica, relativamente bella architettonicamente e storicamente, ricorda molte città europee in miniatura, ha un lungo fiume intrigante che invita all'ozio e allo struscio.
Le ragazze sono belle, ma hanno delle scarpe orrende, e sono tutte bianche. Questo è quello che mi è mancato di più a Lubiana: le pelli nere. Ma ho suonato più volte il clacson, perchè, anche se preferisco le nere, le ragazze, come ho detto prima, sono belle. Forse non sono sexy, ma sono belle. Vanno sui rollerblade e si tengono in forma. Sorridono.
Credo che sia un bel posto per viverci. Ci tornerò, magari di passaggio per Zagabria, dove devo tornare (ci sono stato nel 1999). Forse già quest'anno.
Devo dire che mi ha convinto Ivana (con l'accento sulla I, mi raccomando), che è venuta a trovarci domenica a Lubiana; è venuta da Zagabria in treno. Ci ha allietato la giornata, e ci ha portato dei regali che abbiamo tutti quanti gradito, e con i quali abbiamo pranzato oggi alle 13, all'autogrill tra Venezia e Padova.
Non starò qui a cantare le lodi di Ivana: lo farò di persona, quando tornerò a trovarla, sperando di unirmi carnalmente con tutte le sue amichette. Sappiate che è una bella persona.

Non so se c'è materiale per scrivere un diario di viaggio denso come quello della Colombia: ci rifletterò su per un po'. Però sappiate anche questo: la coalizione che governa la Slovenia dal 2004, di centro-destra, ha ottenuto, alle elezioni dell'ottobre 2004 il 38% delle preferenze. La coalizione di centro-sinistra ha, invece, ottenuto il 37%. Non ho visto barricate in Slovenia.

ancora?!?!


L'articolo di Francesco Merlo su "La Repubblica" di oggi, che definisce scandalosa la candidatura di Giulio Andreotti alla presidenza del Senato, e ne spiega il perché, mi è parso straordinariamente simile al cattivissimo articolo intitolato "Morso sonoro" a cura di Will Self contro Tony Blair apparso sull'Independent nel giugno del 1995 (non vi preoccupate, non leggo l'Independent; l'articolo è contenuto nel libro che sto leggendo, "London", una raccolta, appunto, di articoli a firma del caustico scrittore inglese), dove il feroce Self conclude con "Ti direi di andare nella pattumiera della storia, se non ci fossi già dentro".

Ne abbiamo bisogno. Di questi giornalisti che dicono quello che pensa davvero la gente comune.
Assolutamente.

E se, in Italia, c'è ancora qualcuno che pensa che Andreotti è un brav'uomo, vuol dire che ha passato gli ultimi 60 anni girato dall'altra parte.

20060421

mogwai + lubiana

mogwai al rolling stone.ho passato la prima metà del concerto a capire se il leader mi assomigliava o no...
a risposta non l'ho trovata
poi mi è venuto mal di schiena e mi sono appartato con maurino a limonare.
poche canzoni dell'ultimo album, concerto mi è sembrato abbastanza lungo.
non sono però soddisfatto da tutto questo suono. mi sembravano suite troppo ripetitive, senza un filo conduttore. forse mi aspettavo un pò più di melodia.
li rimando a settembre
in compenso era pieno di belle ragazze alternativepostrock.
+
stasera ci si incontra tutti e 8 a sambo e poi domani mattina si parte per lubiana. non vedo l'ora.
la pensione dell'ammmore ci aspetta.
olè

20060420

come da richiesta


Premetto solo che ho visto questo film a ottobre 2005, appena uscito. Per dire, prima dell'immenso battage pubblicitario che gli ha portato l'Oscar. A voi la rece

Crash – Contatto fisico – di Paul Haggis 2005

Los Angeles, oggi. Un procuratore distrettuale in carriera, attentissimo alla stampa e soprattutto alle minoranze etniche, la moglie un po’ nevrotica che, in seguito al furto dell’auto diventa insopportabilmente razzista. Un detective di colore che ha una storia con la collega portoricana, alle prese con la madre malata e un fratello dentro fino al collo nella droga e nella malavita. Una coppia di poliziotti bianchi, uno inguaribilmente razzista con un padre che sta poco bene, l’altro politically correct che non sopporta più il collega e cerca di liberarsene. Un regista televisivo di colore e la moglie che non perde occasione per dargli del codardo, che però si crogiola nell’agiatezza. Una coppia di giovani ladruncoli di colore e le loro fisse. Un giovane fabbro, con moglie e figlia piccola, che di recente ha cambiato quartiere per evitare che improvvisamente delle pallottole entrassero dalla finestra. Un asiatico coinvolto in traffici poco chiari. Una famiglia iraniana con un piccolo emporio, il padre poco integrato, come la madre, che vuole una pistola perché ha paura dei ladri, la figlia che media tra la propria integrazione e la sua famiglia. Una donna di colore impiegata nella sanità.
Le loro vite cozzeranno nel breve arco di alcune ore, portando ovvie conseguenze.
Ottimo e davvero promettente, il debutto alla regia di Paul Haggis, che, come dice lui stesso, ha preso la decisione di darsi al cinema per “non essere ricordato come l’ideatore di Walker Texas Ranger”. Dopo aver scritto la sceneggiatura di “Million Dollar Baby”, siede per la prima volta dietro la telecamera e sforna questo bel film corale, ricordandoci “Grand Canyon” di Kasdan e “America Oggi” di Altman (quando ancora era in sé), non facendoceli rimpiangere. Nonostante i rimandi quasi immediati, il tocco è personale, e permette allo spettatore di giudicare dall’esterno lo spaccato di una società, quale quella americana, che sembra essere sempre sul punto di implodere, tanti e tali sono i suoi conflitti interni. Lo fa quasi patinando troppo le immagini, creando così un enorme contrasto tra l’immagine e quello che sta realmente passando sullo schermo, forse volutamente. Droga, rapine, razzismo, emarginazione, incomunicabilità estrema, egoismo allo stato puro. Come si può intuire, non è un film perfetto, ma ce ne fossero. Potremmo anche annotare un finale che dura quasi venti minuti (almeno, che sia il finale lo si intuisce dal tourbillon generato dagli epiloghi delle singole storie), ma poi ci rendiamo conto che è necessario. Anche se usciamo dal cinema convinti che il messaggio sia quello che ci vuole più amore, forse c’è qualcosa di più.
La bravura del regista, impressionante se pensiamo ancora una volta che è una prima regia, è quella proprio di creare contrasti. Il personaggio che all’inizio sembra il più stronzo, si rivela uno dei più umani alla fine, pur conservando il suo carico di pregiudizi (a voi indovinare a chi mi riferisco), mentre quello che sembra la sua antitesi si macchia del reato più grave. L’inizio si rivela la fine. E, addentrandoci nel cast, foltissimo, alcuni attori usati fin qui come macchiette (mi riferisco in particolare a Brendan Fraser ma anche a Sandra Bullock), ma anche altri usati come caratteristi o poco più, si rendono autori di prove assolutamente rilevanti e ammirevoli. Ne esce un film contemporaneamente denso nei contenuti e rarefatto nell’atmosfera. I film “circolari” spesso si rivelano i più belli; forse, però, perché a girarli sono i migliori.
Più che una promessa.

crash

ieri sera all'apollo ho visto il tre volte premio oscar CRASH-Contatto Fisico di Paul Haggis...la storia: nell'arco di 36 ore sulle strade della Città degli Angeli vengono a 'collidere' diverse storie: quella di un detective nero e della sua collega-amante bianca; quella di due litigiosi ladri d'automobili afroamericani; quella di un procuratore distrettuale con l'ossessione del politically correct, ossessionato da una moglie ansiosa e irascibile; quella di due agenti, una recluta dai retti principi morali e un poliziotto navigato dalla doppia faccia, violento e razzista sul lavoro e figlio amoroso col padre malato tra le mura domestiche; quella di un affermato regista televisivo di colore vittima con la moglie dell'abuso di potere di un poliziotto; quella di un immigrato iraniano che compra un fucile per difendere il suo negozio, ma viene beffato dall'assicurazione per via di una serratura; quella di un fabbro ispanico e della sua bambina....
penso che jumbolo metterà presto la recensione. comunque il film mi è piaciuto moltissimo, solo c'erano di fianco a me due coglioni che tra i dialoghi commentavano le scene. come odio la gente che parla al cinema!!!!

20060419

torture


Che può essere letto all'italiana o all'inglese, non cambia molto. Prendo spunto dal paginone centrale de "La Repubblica" di ieri, e mi interrogo sulla tortura. E', o può, in alcun modo, o in qualche frangente, di particolare emergenza, essere giustificata? E, se si, fino a quale punto ci si può spingere? E quella psicologica? E la fame, la sete, la mancanza di sonno forzati? Sono da considerare tortura?

Salto a piè pari la pena di morte, e dico no. Come dico no, appunto, alla infame pena. Senza sè e senza ma. Ancora una volta. Ci torneremo sopra.

Aggiungo.

Il lavoro fagocita l'uomo (e, naturalmente, la donna). Danko Jones è un clone di Henry Rollins, ma aiuta. I Mogwai ieri sera al Flog? Un manico di vanga bello grosso che ti picchia nella schiena, ma foderato di velluto vellutato. Una pioggia di rane incinte, ma carine. Una grandinata mentre stai prendendo il sole e ti sei appena spalmato la crema.

Quella per le emorroidi, of course.

ma perchè le canzoni degli Smiths sono così belle?

Sweetness, sweetness I was only joking
When I said I’d like to smash every tooth
In your head
Oh ... sweetness, sweetness, I was only joking
When I said by rights you should be
Bludgeoned in your bed
And now I know how joan of arc felt
Now I know how joan of arc felt, oh
As the flames rose to her roman nose
And her walkman started to melt
Oh ...
Bigmouth, la ... bigmouth, la ...
Bigmouth strikes again
I’ve got no right to take my place
In the human race
Oh, bigmouth, ha ha ... bigmouth, la
Bigmouth strikes again
I’ve got no right to take my place
In the human race
And now I know how joan of arc felt
Now I know how joan of arc felt, oh
As the flames rose to a roman nose
And her hearing aid started to melt
Eek !
Oh, bigmouth, la ... bigmouth, la ...
Bigmouth strikes again
I’ve got no right to take my place
With the human race
Oh ...
Bigmouth, oh ... bigmouth, la ...
Bigmouth strikes again
I’ve got no right to take my place
In the human race
And now I know how joan of arc felt
Now I know how joan of arc felt, oh
As the flames rose to a roman nose
And her hearing aid started to melt
Oh !
Oh, bigmouth, oh ... bigmouth, la ...
Bigmouth strikes again
I’ve got no right to take my place
In the human race
Oh ...
Bigmouth, oh ... bigmouth, la ...
Bigmouth strikes again
I’ve got no right to take my place
In the human race
Oh ...
Bigmouth
Goodbye, and thankyou ! goodbye !

coclea

tra 10 giorni c'è lo sposalizio di sbresi, essendo lui molto preso, non proveremo fino al suo ritorno dal viaggio di nozze a cipro.cioè metà maggio!
dovremo riprendere altre canzoni, almeno tre, che facevamo in passato, ma che fonzie non ha mai sentito e suonato.
ho ricevuto la registrazione del castelletto rock 2005 dove abbiamo suonato alcuni pezzi. la registrazione ha la voce e la batteria in primo piano il basso e la chitarra troppo in secondo piano, ma in complesso si sente abbastanza bene. a quel tempo con marco eravamo arrivati ad una bella intesa e ad una buona fusione di suono. la mia voce invece era troppo acerba. ho risentito marco proprio ieri sera. è un ragazzo coraggioso. quando si sentirà pronto per camminare da solo, gli ho proposto di aprire un caseificio assieme. sarebbe bello se succedesse!
sto cercando le canzoni da rifare con la partecipazione degli amici. sicuramente pungi chiusi dei ribelli, da cantare con ale, poi vorrei farne una di alberto fortis, che va un sacco in questo momento anche a music farm, una di caterina caselli, ma non ho ancora deciso quele, poi devo ascoltare quella proposta da fabietto di gino paoli e mi piacerebbe rifarne una dei diaframma. qualcun altro si è prenotato per partecipare e mi fa piacere, troverò un ruolo a tutti.

20060418

I wanna be a pornstar


www.paolocurti.com

A parte il link, interessante, impazza il perbenismo. Poi ci credo che la chiesa ha tutta questa influenza sulla politica, sulla vita di tutti i giorni, e Ruini e Ratzinger vogliono dire la sua su tutto, elezioni comprese.
Un adulto consenziente è libero di fare del suo corpo ciò che vuole.
E non vedo perchè un/una pornostar debba essere considerato/a un/una minorato/a mentale.

Sarò malato, ma a me sembra che siamo parecchio indietro.

Nella foto, tratta dal sito succitato, Jesse Jane.

post-pasqua


Pasqua se n'è andata, il Livorno ha perso di nuovo, ieri sera c'è stato il terremoto con epicentro alla Meloria (forse allora sabato prossimo si vince), Kate Moss fa voto di castità.

Stasera Mogwai a Firenze, mi aspetto un muro di suono onirico. Qualcosa che faccia dimenticare, anche solo per un attimo, che siamo stati governati per 5 anni da Berlusconi. Qualcosa di bello.

Qualcosa di fico. Come lei.

Venerdì si parte, destinazione Lubiana. On the road. Again.

20060413

ma se chiavassero di più?



sottotitolo: ci penso io a parlare di politica!

Giuro, martedì sera, per sentire la conferenza stampa del Dott.Ing.Cav.Pres. del Cons. Silvio Berlusconi, la prima dopo le operazioni di voto, ho messo su Rete4. Nella prima parte sono rimasto allibito. Ho avuto paura, e mentre entravo nella doccia, mentre iniziava a parlare Fini, uno che ancora devo capire come fa ad essere alleato del Caimano, mi è sembrato di sentire i cingoli sferraglianti e prepotenti dei carri armati sbattere l'asfalto della via dove abito.
Quando sono uscito dalla doccia, i toni erano leggermente meno accesi, ma questa sensazione di fastidio misto ad un leggero timore di qualcosa di brutto, un po' come quando senti arrivare la crisi emorroidale, permaneva.
E' un problema mio, evidentemente: c'è gente che, davvero, crede a quello che dice. Ed io non riesco a capire queste persone. Mi sforzo, ma non li capisco. E, si, un po' li odio, un po' li compatisco.
Tutti gli alleati suoi mantengono un basso profilo, lui è l'unico che sembra non rendersi conto del male che fa a questo paese, che ne ha già passate tante. Dalla dittatura "morbida" e mediatica, c'è nell'aria puzza di golpe soave.
Dovremmo preparare i fiori, come in Portogallo. Oppure no. Facciamo di meglio, dimostriamo che siamo più avanti.

Quando arriveranno coi fucili, mettiamo sopra alle canne (dei fucili) un preservativo.

Nella foto, una grande artista misconosciuta: Mya Diamond.
Dai retta a un coglione: E DEVI 'IAVAAAAAAAAAAAAAAA'!!!

polpot

non c'è pace politica nemmeno dopo le votazioni. inizio allora lo sciopero anarchico. fino a che non ci sarà un nuovo governo non mi interesserò di politica.
cercherò invece informazioni sulla mafia. è una mia piccola passione. la storia della mafia. ma la mafia va a braccetto con la politica.mmmmmhhh



sto invece registrando un pò di suoni, ma mi manca la scintilla per completare un'altro album. un disco di lafolle intendo. vorrei fare un album di cover e invitare un pò di amici a partecipare.
se qualcuno si autoinvita io accetto.
forse questa sarà la scintilla.

20060412

punk

...quando vediamo nella notte scura una stella brillare non ci viene in mente che la luce che ci arriva in quel momento è probabilmente di una stella che ha smesso di brillare da qualche milione di anni. questo fenomeno avviene a causa delle immense distanze che ci separano da quella stella, milioni di anni luce. così se qualcuno con un telescopio potentissimo in questo momento guardasse da quella stella verso la terra vedrebbe i dinosauri...
infinitamente più in piccolo questa sorta di sfasamento temporale può avvenire anche per i cosidetti fenomeni culturali, musicali, di costume ecc. quando nel 77 scoppiò su larga scala la moda e la musica punk e tutti i media ne parlavano come di una novità assoluta, in realtà quel movimento era già alla frutta.


federico

e chi ha mangiato il latte col pesce?

SORGONO I PRIMI DUBBI SULL’EFFICACIA DEGLI ACIDI GRASSI OMEGA 3 NEL PROTEGGERE L'APPARATO CARDIOVASCOLARE
Studi scientifici ne avevano dimostrato la valenza nutraceutica, ma una recente analisi britannica sembra rimettere tutto in discussione, per mancanza di "chiare indicazioni". Cade il mito della molecola bersaglio, novello elisir di eterna giovinezza


Chimicamente gli Omega 3 sono acidi grassi polinsaturi che hanno la caratteristica di possedere un doppio legame in posizione 3 (omega 3) o in posizione 6 (omega 6), della catena che li forma.
Sono anche definiti EPA (acido eicosapentaenoico), e DHA (acido docosaesaenoico).
Questi acidi hanno dei precursori, cioè delle sostanze che dopo l'introduzione nel nostro organismo vengono trasformati, nello specifico l'acido linoleico è il precursore dell'acido grasso omega 6, mentre l'acido linolenico è il precursore dell'acido grasso omega 3.
Gli omega 3 e 6 sono acidi grassi essenziali: con questo termine si intende che il nostro organismo non è in grado di sintetizzarli, e quindi l'introduzione attraverso la dieta è assolutamente fondamentale.
Per ciò che concerne le funzioni biologiche nell'organismo umano, si evidenzia dalle più recenti acquisizioni e studi scientifici, condotti su questo argomento, è possibile sostenere che, tra gli effetti protettivi degli Omega 3 i più rilevanti sono sicuramente:
-azione antiaggregante piastrinica (effetto antitrombotico), cioè ridurrebbero la possibile formazione di coaguli nel sangue;
- controllo del livello plasmatico dei lipidi, soprattutto dei trigliceridi;
- controllo della pressione arteriosa, mantenendo fluide le membrane delle cellule, e dando elasticità alle pareti arteriose.

Studi e ricerche sui benefici effetti sulla salute
Gli effetti principali sono soprattutto legati alla protezione del cuore e del sistema circolatorio, aspetto positivo già evidenziato dagli studi epidemiologici iniziati intorno agli anni' 70. In quegli anni furono studiati gli "Inuits" una popolazione eschimese che si cibava prevalentemente di pesce proveniente dalle coste della Groenlandia e del Giappone, già allora emerse molto chiaramente un'incidenza particolarmente bassa di malattia all'apparato cardiovascolare.
Vi sono tuttavia ricerche anche ben più recenti che dimostrerebbero l’efficacia di una dieta ricca di Omega 3 per la protezione dell’apparato cardiovascolare.
E' questo il senso della decennale ricerca, pubblicata nel 2001, dell'epidemiologa greco-americana Artemis Simopoulos, Presidente del Center for Genetics, Nutrition and Health di Washington, DC. Gli acidi grassi omega 3, secondo la ricercatrice americana, agiscono sulla parete vasale, dove interferiscono con la coagulazione del sangue, o con un meccanismo antiaritmogenico. Molto interessante è il dato che gli effetti cardioprotettivi degli acidi grassi omega-3 si manifestano entro i primi quattro mesi di terapia.

Tutto in discussione
Dietrofront: gli acidi grassi Omega 3, contenuti nel pesce, non proteggerebbero dalle malattie cardiovascolari.
A dichiararlo è stato un gruppo di ricercatori britannici che ha analizzato i risultati di 89 precedenti ricerche sugli Omega 3. Secondo gli studiosi infatti non esistono chiare indicazioni del fatto che il consumo di Omega 3 riduca il rischio di decessi per infarto, ictus o cancro.

20060411

olezzo di vittoria

al fotofinish.
ma c'è poco entusiasmo.


ps. tana a provenzano!


(potrebbero essere due notizie buone in giorno solo)

20060410

v

ho votato.
e stasera vediamo se devono preparare la valigie o no!

20060409

Colombia gen 06 - 50


Holiday in Colombia 34
7/2/2006 Apri il tuo sguardo - Finalone

Ci svegliamo contenti di essere insieme, anche se per poco, scendiamo per prendere il giornale e fare colazione al bar davanti casa di Fabio. E' bello sentirsi a casa a Roma. Prendiamo la macchina e ci tuffiamo nel già caotico traffico della capitale, Fabio va a lavorare, la stazione di Tiburtina gli rimane praticamente di strada, mi lascia lì, tanto ci vedremo presto. Un grazie solo pensato, che fra di noi mica usa. Tiburtina-Ostiense cortissimo, adesso altri 45 minuti di attesa per il regionale che mi porterà fino a casa. Non c'è un internet point, curioso, in Colombia ogni bus terminal ce ne sono due. Per ammazzare il tempo rifaccio colazione, questa volta salata, e quasi mi innamoro della barista, se solo fosse nera.
Scrivo queste righe sul treno, tra un sms e una telefonata degli amici, hanno voglia di rivedermi e di sentirmi raccontare, ma anche no, solo di riparlare di niente tra di noi, come ci piace tanto, adesso che ognuno si è scelto il suo ruolo, quasi tutti con mogli, compagne, figli da crescere, io sono quello senza legami, che magari ogni giorno fa cose diverse, ma non fa differenza, finiamo sempre a parlare di calcio e di politica, e nemmeno in maniera molto precisa.
Scrivo queste righe mentre lo schermo del finestrino del treno proietta le immagini di una fredda ma bellissima giornata invernale italiana, il mare calmo e splendido, la maremma deliziosa, le curve delle colline dolci che ricordano quelle prepotenti delle colombiane.
Ci vorrebbe una frase ad effetto per concludere, ed è sempre la cosa più difficile riuscire a stupire, ad essere concreto ed evocativo, a essere soddisfatto.
Mi viene in mente una scritta occhieggiata sopra un muro di Rosario mentre passavamo su un bus urbano: EL IMPOSIBLE SIEMPRE LLEGA UN POCO MAS TARDE.
L'impossibile arriva sempre un po' più tardi.

Forse è proprio vero, bisogna solo saper aspettare.
E' finita. Al prossimo pezzo di vita.

Colombia gen 06 - 49


Holiday in Colombia 33
6/2/2006 Nuotando nell’aria

Il volo va, senza grandi perturbazioni, anche se la presenza di bambini sembra crescere esponenzialmente di volo in volo. Ce ne sono un sacco, alcuni piangono di brutto. Penso a mio nipote, spero che cresca con la voglia di viaggiare e di conoscere. Di saperne di più. La frase fatta “il viaggio ti apre la mente” gira vorticosamente in testa. Una di quelle cose che sai, non c’è bisogno che qualcuno te la spieghi, ma quando ci sei in mezzo ti sembra ancora più vera. Accanto a me, da Buenos Aires a Madrid, una signora boliviana assolutamente taciturna e un po’ spaventata, si vede che va in Spagna a cercare un futuro migliore e che è spersa. L’aiuterò a compilare la cedola d’immigrazione, cercando di risultare si europeo, ma almeno non supponente.
Nella notte, nemmeno troppo lunga, riesco a piangere nel buio guardando “Pride and Prejudice” in inglese, appena uscito anche in Italia, almeno non rimango così indietro, e mentre lo guardo mi rendo conto che Keira Knightley è proprio brava, anche se come donna mi piace di più Rosamund Pike. Apprezzo anche “Elsa and Fred”, commedia geriatrica ispano-argentina. Il cibo non è affatto male, e confermo l’impressione avuta all’andata con Iberia: quando prenoti vegetarian meal, per non sbagliare, ti forniscono cibo vegan (o vegetaLiano), quindi senza neppure uova e latticini; quindi verdura, legumi, frutta, niente dolci con uova o panna. Ottimo.
Quattro anziani turisti italiani del nord, due coppie, riescono a far confondere l’intero equipaggio, tutti alla ricerca dei loro tagliandini dei bagagli, non rendendosi conto che stanno mostrando a tutte le hostess i cedolini dall’andata. Quando faccio da traduttore tra la hostess più paziente che sta ancora tentando di risolvere la situazione, e lo dico alla signora che sta montando un caso, la prima risposta (a me), stizzita, è “ma cosa dice!”, e ci do un taglio, altrimenti mi ci incazzo anche se non c’entro niente. E’ una questione d’atteggiamento, fare l’italiano all’estero.
Leggo El País, e mi viene un po’ di nostalgia di quando c’ero abbonato. Proprio ieri, Zapatero ha inaugurato il nuovo terminale mastodontico dell’aeroporto di Barajas, denominato, un po’ cinematograficamente, T4. Realizzo che ci atterreremo, ecco perché a Buenos Aires, insieme alle carte d’imbarco ci hanno dato la piantina del terminal. La studio sommariamente, non sembra complicato. A quel punto, leggo un bel paginone doppio su Messi, e la sua storia d’amore col Barcelona. Arriviamo in orario. Ecco il T4.
L’impatto è impressionante: modernissimo, enorme, dall’alto Madrid neppure si vede (una delle polemiche riportate dal País era, appunto, sul mancato avvio dei collegamenti, visto che dista qualcosa come 40 chilometri dalla capitale), ma l’aeroporto si vede eccome. Una metro collega i vari raggruppamenti di gates e i servizi, ma si vede che è ancora tutto in rodaggio. Ascensori a vetri per raccordare i vari piani. Passo i controlli, e cammino insieme alla massa imponente di migranti aeroportuali alla ricerca di un tabellone dove individuare il gate da dove partirà il mio volo per Roma. La prima impresa. Trovato un tabellone, cerco la metro. Fa subito un po’ impressione: i vari raggruppamenti distano dai 15 ai 30 minuti. Arriva la metro, si riempie, tarda a partire. Ma è prestissimo, e stranamente non ho l’ansia che di solito mi assale negli aeroporti di scambio. Arrivo, e per arrivare al gate mi ci vogliono quasi 10 minuti camminando. A questo punto, mancano due ore. Inganno il tempo, approfitto dei bagni, guardo negozi, mi decido a mangiare. Scambio sms con gli amici in Italia. Le maglie delle squadre spagnole ci sono delle taglie di mio nipote, ma portargli una maglia del Barça di ritorno dall’Argentina non mi piace, quindi passo oltre. Mi rendo conto che ormai mi piacciono solo le donne esotiche, in special modo quelle di colore, quando per mangiare qualcosa giro almeno cinque posti e alla fine mi rivolgo all’unica spagnola nera che non è neppure bellissima e per giunta sta finendo il turno lavorativo. Guardo lo scontrino, la società è la Autogrill. Globalizzazione. In effetti ci mancava il Camogli al bancone.
Arriva l’orario di partenza, faccio l’imbarco insieme a pensieri torbidi su una ragazzina italiana ma di origine sud americana, pantaloni a vita bassissima e baseball hat rosa. Ci ritroviamo fermi su una scala che scende fino al piano della pista, aspettando il bus per l’aereo. Sulla scala, familiarizzo con una coppia giovane di Roma, parlandogli della Colombia. Il bus non arriva, e quando arriva è tardi, arriviamo sull’aereo, passa l’orario della partenza e il capitano ci comunica che abbiamo perso lo slot e che ce ne hanno assegnato un altro tra un’ora. Riaccendo il cellulare e mando un sms a Fabio, che attende novità a Roma. Alla fine, partiamo con un’ora e mezzo di ritardo, accanto a me una coppia di Volterra che abita a Firenze, di ritorno dall’Argentina, e io sono cotto, non riesco a tenere gli occhi aperti. Cala il buio, mentre arriviamo a Roma, sono le otto di sera passate. Scendo, sono in Italia. Non penso a cose profonde, solo a prendere il treno e a sentire Fabio. Mi spiega che treno prendere e dove scendere. Esco da Fiumicino verso la stazione a piedi, mentre faccio il biglietto e richiedo informazioni alla ragazza della biglietteria mi chiama Emiliano e mi informa sommariamente della situazione Livorno. Mi racconta dell’unico acquisto che abbiamo fatto nel mercato di gennaio, Argilli, e di come si è presentato. Prendo il treno, e viaggio brevemente fino a Tuscolana, dove mi aspettano Fabio e Francesca. E’ una strana sensazione rivederli, è sempre una gioia, ma stavolta è diverso. Andiamo a cena e mi passa momentaneamente il sonno, Fabio è sempre il solito e Francy è sempre carina ma alla mano, si ride e si vede chiaramente che sono spaesato. Affastello pezzi di memoria confusi. Parliamo anche d’altro.
Dormo da Fabio, e finalmente, in un letto vero, non penso.

20060407

estere live report

ancora a magenta
fonzie arriva sempre in ritardo. sbresi è sempre pieno di pensieri, costruisce e distrugge nella mente. io pieno di medicinali.
in un ambiente quasi intimo suoniamo tutte le nostre canzoni.
ci divertiamo un sacco!

la scaletta:

diamante
marialafolle
get your filthy heand out of my desert
ultimo atto
blu
il pretesto
duello sul porto di livorno
sublime
scivolando
l'ascia
spine
ostaggio
esplosione

+
sublime

20060406

estere questa sera dal vivo!!!


torniamo a suonare dal vivo, di nuovo a magenta, perchè ci piace come colore.
questa sera!

naked as usual!

20060404

Colombia gen 06 - 48


Holiday in Colombia 32
5/2/2006 Don’t Cry For Me (Argentina)

Nonostante il letto sia solo un materasso per terra, dormo alla grande, come già detto esclusivamente bocconi, e mi svegliano che sono le 11 passate. Evidentemente un materasso vero, o quasi. Bagno, colazione robusta, poi tutti (Io, Juli, Renata, Juan Pedro e le gemelle) in macchina verso il terminal dei bus di Rosario, che non è così lontano. Io e Juli scendiamo e salutiamo, lei rivedrà tutti quanti presto, fanno parte della sua famiglia, io chissà se e quando, eppure quella più dispiaciuta sembra proprio Juli. Mi spiega, come se ce ne fosse bisogno, che ogni volta che lascia le gemelle è così, è triste. Sento un misto di sapori, in bocca e dentro la testa, indefinibile. Per prima cosa, ritiro e pago il biglietto del mio passaggio fino a Retiro, Buenos Aires, già prenotato la sera prima. Il vettore è buono, mi dice Juli. Poi, ci informiamo sul passaggio di Juli per Arteaga, giro degli sportelli adibiti, alla fine risulta che dovrà fare un cambio. Quasi assurdo, per nemmeno 150 chilometri. Distanze che ormai sembrano ridicole. Partirà un po’ più tardi di me. Compro un po’ d’acqua per il viaggio, sono quasi le 13, il mio bus parte a quell’ora. Ci avviciniamo al bus, appena individuato, carico il bagaglio, ci salutiamo un po’ troppo sbrigativamente e salgo, prendo posto al piano superiore. Come sa chi mi conosce, mi commuovo facilmente. I Ray-Ban grandi nascondono gli occhi umidi, e Juli, forse capendolo, abbandona la plataforma appena il bus si muove. In quell’abbraccio che ci scambiamo prima di separarci, ci sono la gioia per esserci conosciuti di persona dopo circa cinque anni di e-mail, le discussioni di un mese in giro, anche quelle tese, le richieste di scusa, il mio grazie per avermi insegnato uno stile di vita e di viaggio fino ad adesso a me sconosciuto, il mio rispetto per una splendida persona più giovane di me di quasi 20 anni, ma incredibilmente capace e matura, emancipata, piena di voglia di vivere, politicamente sulla mia stessa lunghezza d’onda, capace di indignarsi per le mancanze di rispetto di ogni tipo, dalla più grande alla più piccola; tutto quello che avrei voluto dire alla sua famiglia e che non sono stato capace di dire con le parole. Una sera le ho chiesto se ero come si aspettava che fossi, o se ero molto diverso, e se in caso, in quale maniera. Mi ha risposto che ero esattamente come si aspettava.
Appena sul bus mi arriva un sms da mio padre: abbiamo vinto 2 a 1 contro il Messina. Vorrei esultare, dirlo a Juli che mi prendeva in giro perché pareggiavamo e perdevamo da quando eravamo in giro. Mi limito a stringere i pugni, la crisi è passata. Dopo 10 minuti me ne arriva un altro, sempre di mio padre: “2 a 2, mi ero sbagliato”. Quando arrivo a casa lo strozzo. Il tetto del bus sfrega quasi violentemente contro le fronde degli alberi che costeggiano i viali di Rosario. La città è grande, fa un milione di abitanti. Mi accorgo che ho conosciuto pochissimo l’Argentina, guardo gli angoli delle strade e cerco di imprimerli nella memoria con un po’ di commozione restante. Devo tornare. Si, devo proprio tornare. Che poi non è esattamente il verbo giusto. Si torna dove si è già stati, ed io, qui, ci sono stato praticamente solo di passaggio. Penso a casa, al lavoro che mi aspetta, ma soprattutto, a quando posso prendere le ferie per tornare. Eh si, devo proprio tornare.
Sono 4 ore di bus comode comode, la giornata è splendida e calda, soleggiata, l’autostrada dritta, e sul bus danno un film che ho già visto, “Mambo italiano”, una commedia gay, lo guardo per non diventare troppo triste, sorrido spesso. Entriamo nella capitale, è domenica e la gente usa perfino gli scampoli verdi dentro gli svincoli delle rampe autostradali per fare il pic-nic e rilassarsi. Enorme Buenos Aires. Arriviamo al terminal dalla parte del porto, ripasso mentalmente le istruzioni di Juli, scendo e ritiro il bagaglio, la tensione mi fa quasi litigare con l’addetto che mi guarda malissimo. Porca miseria, non ho più nemmeno una moneta per dargli la mancia e farmi perdonare. Mi scoccia un po’ andarmene con quell’occhiata nella schiena. Tiro dritto, mi ricordo il percorso inverso per uscire dal terminal, ma con il sole oggi pare tutto diverso. Arrivo all’uscita e chiedo indicazioni per il terminal privato del vettore Manuel Tienda León, la prima guardia non lo sa, la seconda non è molto chiara. Mi butto in strada, mi guardo in giro, cerco qualche punto di riferimento per orientarmi, non riconosco niente e vado a naso. Attraverso una avenida, poi una specie di parco, domando di nuovo a due signore che passeggiano, non molto chiare nemmeno loro, ma la direzione sembra giusta. Proseguo, attraverso un’altra avenida, e dietro ad una stazione di servizio intravedo quello che cerco. Ce l’ho fatta quasi da solo. Attraverso ancora, sono arrivato. Il terminal è piccolo ma modernissimo, ieri, all’andata non eravamo entrati. Entro e chiedo per l’aeroporto, il tipo al banco mi risponde in inglese, lo prego di parlarmi in castigliano, sono italiano, sorride e quasi si scusa. Sono le 17 passate da poco, il prossimo bus per Ezeiza è alle 17,30. Si accomodi. Mi accomodo, ma prima esco e fumo una sigaretta. Poi mi accomodo.
Puntuali, partiamo, poca gente sul bus, l’autista scherza al telefono con un amico e si organizza la serata. Ripercorro la strada fatta solo ieri, e questa volta riconosco tutto. Arriviamo ad Ezeiza dopo mezz’ora precisa, scendo ma mentre sto prendendo il bagaglio l’autista mi chiede con quale compagnia volo. Rispondo, mentre realizzo perché me lo chiede, e lui mi prega di risalire sul bus, per le partenze internazionali c’è un’altra fermata a 200 metri. Stupore. Dopo 200 metri scendo, lo ringrazio, mi saluta con un sorriso e mi dice más cerca, ¿no? ed io annuisco con gratitudine.
Sono le 18, il mio volo parte alle 22,30, sono in anticipo e nemmeno di poco, ma a me piace così. Sono apprensivo in queste cose, e chi ha viaggiato con me lo sa bene. Viaggiando da solo, almeno non rompo le scatole a nessuno, anche questo è un bene. Ovviamente il check-in è lontano nel tempo, quindi mi organizzo. Prima un bel giro generale fin dove è permesso, per prendere visione. Poi al bagno, con calma. Poi per negozi in cerca di una maglia della nazionale di calcio argentina per mio nipote: niente da fare, non c’è la misura, così piccole non le fanno. Peccato. Alla fine, mi viene fame. Ho voglia di pizza, come sia sia. Mi siedo ad un bancone, mi accoglie una barista carina il giusto che si chiama Alessandra. Pizza e coca cola. La prima mi piace, ne ordino un’altra. Mi guardo intorno, e immagino di essere l’avventore meno rompicoglioni di tutto il locale. Secondo me non ci vado molto lontano. Faccio due conti e mi accorgo che come in tutti gli aeroporti, le cose costano il quadruplo. Prendo anche una bottiglia d’acqua, la disidratazione in aereo mi dà fastidio, e star sempre a chiedere alle hostess non mi piace. Altra passeggiata, il check-in è aperto, ma qui, all’inverso di Bogotá, le tasse aeroportuali vanno pagate prima, quindi vado e pago. Poi torno alla fila del check e prendo posizione. Una coppia con una lei brutta e odiosa cerca di fare la furba, senza riuscirci, ci scommetterei che sono italiani. Avrei vinto. Un commento su questa cosa e attacco discorso con il gruppo che mi sta dietro in fila, tutte donne. Sono due mamme e una sorella che accompagnano le due figlie che vanno in Spagna. Chiacchieriamo a più riprese, sono simpatiche e anche carine. Faccio il check-in e, come sempre, chiedo il corridoio. Se ho bisogno del bagno non voglio disturbare. Prima chiedevo sempre il finestrino. Si cambia nella vita.
Mi avvio lentamente al gate, una fila bestiale ai passaporti. Se ti avvii prima non c’è fretta e te la godi. Almeno, così la penso io, soprattutto dopo una antipatica esperienza in Inghilterra, a proposito di ritardi. Scorro attraverso i negozi duty-free, guardo solo le commesse fighe e niente altro. Prendo posizione vicino al gate di partenza del mio volo, mi siedo, seppur non proprio comodamente, ma sto già meglio. E qui comincia il mio passatempo preferito negli aeroporti: guardo. Guardo le persone, tutte, di tutti i tipi, mi immagino cose. Non sarà una cosa originale, ma mi piace. Passo il tempo così. Poi, un gruppo particolarmente rumoroso e vanitoso attira la mia attenzione, sono tre ragazze piuttosto carine, una signora anziana, un signore grosso in su con l’età, un giovane che pare il fidanzato della castana con la pelle olivastra, che mi pare di aver già visto ma non so dove. Le altre due, una bionda e una mora, si danno delle arie esagerate. Tutte e tra hanno scarpe con zeppe di sughero altissime e si pavoneggiano. Dopo 20 minuti buoni, quando la castana viene verso di me per buttar via qualcosa nel cestino vicino, metto a fuoco: è Adriana Lima, la modella brasiliana, quattro paperelle per intenderci. Non ci posso credere: ha un culone grosso così e la gobba sul naso. Ma pensa te. Ripassano le due ragazze conosciute in fila, dico loro che ero in pensiero e che ho fermato il volo per aspettarle. Ridono. Si comincia l’imbarco, con leggero ritardo. Ripercorro le sensazioni di oltre un mese via da casa. Si parte, lascio anche l’Argentina.
Si parte, e niente sarà più come prima.

Superba è la notte

La cosa più superba è la notte
quando cadono gli ultimi spaventi
e l'anima si getta all'avventura.
Lui tace nel tuo grembo
come riassorbito dal sangue
che finalmente si colora di Dio
e tu preghi che taccia per sempre
per non sentirlo come rigoglio fisso
fin dentro le pareti.

20060403

vespa


con mio padre ho ripreso in mano la sua vecchia vespa. è una vespa p150x. da una ricerca sulla rete ho scoperto che questa moto è stata prodotta solo dal 1978 al 1981. infatti la nostra è stata prodotta nel 79. non è quella della foto qui a fianco ma è molto simile. il colore è blu metallizzato, con le rifiniture e la sella bianca. e con una decina di adesivi del verona campione d'italia!!
c'ho fatto un bel giro sabato.
è una figata!!!!

hotel borg


in viaggio milano sambo e ritorno. l'ho iniziato e finito. l'ultimo libro di nicola lecca. autore che io e carlo amiamo gà dal suo primo libro: senza orchestra, e abbiamo continuato con i successivi: ritratto notturno e ho visto tutto.
ques'ultimo hotel borg è la storia di più persone che girano intorno ad Alexander Norberg, grandissimo direttore d'orchestra all'apice della fama,che decide di ritirarsi nello stesso preciso momento in cui viene chiamato a dirigere i Berliner. prima, però, darà un ultimo, memorabile concerto: lo 'Stabat mater' di Pergolesi, In un posto scordato da Dio e dagli uomini, in una chiesetta in Islanda. È per sole cinquanta persone, i cui nomi saranno tirati a sorte tra gli abitanti...
è un libro straordinario, poetico, leggero come se fosse scritto sulle note di una musica classica. racconta la tragicità della vita con delicatezza. è ambientato nel freddo nord che ame piace molto.
da leggere assolutamente!