No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20071031

solsbury hill

peter gabriel pubblicò questa canzone nel suo primo album. sembra che in qualche modo descriva la fine della propria esperienza nei genesis, quanto lui si sentisse costretto in un ruolo che non gli era più conforme e quanto fosse pazza l'idea di lasciare un gruppo mondiale nel momento di massimo splendore.

Climbing up on solsbury hill
I could see the city light
Wind was blowing, time stood still
Eagle flew out of the night
He was something to observe
Came in close, I heard a voice
Standing stretching every nerve
I had to listen had no choice
I did not believe the information
Just had to trust imagination
My heart was going boom boom, boom
Son, he said, grab your things, Ive come to take you home.
To keeping silence I resigned
My friends would think I was a nut
Turning water into wine
Open doors would soon be shut
So I went from day to day
Tho my life was in a rut
till I thought of what Id say
Which connection I should cut
I was feeling part of the scenery
I walked right out of the machinery
My heart was going boom boom boom
Hey, he said, grab your things, Ive come to take you home.
Yeah back home
When illusion spin her net
Im never where I want to be
And liberty she pirouette
When I think that I am free
Watched by empty silhouettes
Who close their eyes, but still can see
No one taught them etiquette
I will show another me
Today I dont need a replacement
Ill tell them what the smile on my face meant
My heart was going boom boom boom
Hey, I said, you can keep my things, theyve come to take me home.

20071030

asini spazzini


Ne potete leggere qui, ieri c'era un articolo su Repubblica che non riesco a trovare on-line. Interessante.

l'isola di merda

In mezzo al Pacifico. Leggi.

robec wasteland

nella piazza di robecco c'è una banca, la banca mantovana mi sembra. sulla parete gialla esterna della banca qualcuno col pennarello nero ha scritto questa cosa qua:
Out here in the fields I fought for my meals I get my back into my living I don't need to fight To prove I'm right I don't need to be forgiven
Don't cry Don't raise your eye It's only teenage wasteland
Sally, take my hand Travel south cross land Put out the fireAnd don't look past my shoulder The exodus is here The happy ones are near Let's get together Before we get much older
Teenage wasteland It's only teenage wasteland Teenage wasteland Teenage wasteland
They're all wasted!

pesca al salmone nello Yemen

questa casa è stata costruita nell'anno 942 del vostro calendario - nell'anno 320 secondo il nostro - e la mia famiglia vi ha vissuto da allora, qui, e anche a San'a. quando gli europei vengono da queste parti mi sorprende sempre che non abbiano idea di quanto sia antica la nostra civiltà. non crede che in tutto questo tempo abbiamo imparato a vivere e a comportarci secondo il volere di Dio? e che questo sia il motivo per cui il nostro popolo odia così tanto l'occidente? cos'ha da offrire l'occidente di così irresistibile da doverci essere imposto con la forza, sostituendo la nostra religione con la religione del denaro, rimpiazzando la nostra devozione e la nostra povertà con merci di cui non abbiamo bisogno, forzandoci nelle mani denaro che non possiamo spendere o, se lo spendiamo, ci ripaga allentando i legami che tengono unite le nostre famiglie e le nostre tribù, corrodendo la nostra fede, la nostra morale?

20071028

Prado


Questo articolo sull'ampliamento del museo del Prado di Madrid mi ha fatto tornare in mente uno dei miei innumerevoli progetti. Sono stato a Madrid una volta sola, per un fine anno, con tre amici, e per una serie di motivi non sono riuscito ad andare al museo. Ci tenevo: non sono un esperto di pittura, ma mi piacciono i musei e i quadri di alcuni artisti, e mi piace andare a vederli dal vivo. Non nego che ci tengo a vedere Il giardino delle delizie (foto) di Hieronymus Bosch perchè mi fa impazzire e non nego che conosco questo quadro perchè un particolare era la copertina di un disco pazzesco dei Celtic Frost, Into The Pandemonium. Ma anche diverse cosette di Goya, per dire. Quindi, al ritorno dall'imminente viaggio in Centro America, prima di ripartire per il Sud (America), ho intenzione di prendermi 3-4 giorni infrasettimanali, un volo low cost per Madrid, prendermi una stanza in un albergo (per trattarmi bene, dopo molti ostelli) vicino al Prado, e passare almeno 2-3 giorni dentro al museo madrileno. E, vi prego di credermi, non lo faccio per farvi credere di essere un intellettuale: voglio solo vedere come si manifesta la sindrome di Stendhal e vedere se è vero che noi italiani ne siamo immuni.

biocarburanti

Con un incipit così, come si fa a non leggere questo articolo?

Aveva ragione Fidel Castro e torto George Bush: la corsa al granturco per produrre ecobenzina colpisce drammaticamente i poveri. A dirlo, ora, è l'Onu. "Un crimine contro l'umanità" l'ha definita Jean Ziegler, l'inviato speciale Onu per "il diritto al cibo".

Qui l'articolo da Repubblica di oggi.

evo


Spettacolare intervista a Evo Morales, Presidente boliviano, qui. Da Repubblica di oggi.
Un paio di passaggi in anteprima:

Noi non consumiamo cocaina, quello è un problema vostro, noi consumiamo un infuso di foglie.

Facciamo così, mandiamo il Vaticano a New York e le Nazioni Unite a Roma. Credo che convenga anche a voi italiani

ora legale

Siccome so che la mattina la prima cosa che fate quando vi connettete è aprire questo blog, vi ricordo che stanotte dalle tre si porta indietro l'ora alla due.

Comunicazione di servizio.

doria



Affascinante anche questa sera la trasmissione preferita da me e dal mio co-blogger, Ulisse a cura di Alberto Angela. Pensavo non mi avrebbe interessato più di tanto, dato l'argomento, e invece mi ha preso fino alla fine. Del naufragio e della storia attraverso i tribunali del transatlantico Andrea Doria ne avevo cominciato a sentir parlare da mio padre, già quando ero piccolo. La ricostruzione di Ulisse è stata, ancora una volta, accurata e accorata.




Ne emerge splendidamente e tristemente, la figura del comandante Piero Calamai (nella foto), marinaio d'altri tempi. La bella televisione. Se penso che Cecchi Paone, che si considera un divulgatore al pari o superiore ad Alberto-chioma-fluente-Angela, ed è andato sull'isola dei famosi (tornandosene a casa anzitempo per scelta propria adducendo inoltre delle scuse avvilenti), mi viene la nausea.

false brit


In alcuni passaggi (I Should Have Been After You) sembra di ascoltare una strana miscela di Queen e Genesis. Suonano dannatamente inglesi, eppure sono losangelini. Il singolone When Did Your Heart Go Missing è ruffianissimo e ci ha già annoiato a forza di sentirlo in radio e sulle tv musicali (find a job! dice la madre, nel videoclip, al bamboccione di turno, al suo amico e anche al piccolo nel box), ma il resto del disco suona diverso, più melodia ariosa e meno immediata, non da consumo rapido.


Sono talmente pop che un po' ti fanno vergognare mentre li ascolti. D'you know what I mean.


Rooney - Calling the World

voto

Oggi in Argentina si vota per il nuovo Presidente. Il punto grazie a tre articoli del Manifesto.
Uno
Due
Tre

20071027

heavy metal thunder


Un film imperdibile. Questo.

l'angolo di Alessio


E' già qualche tempo che non scrivo niente su mio nipote; l'idea che mi è venuta giorni fa sarebbe quella di affidargli una specie di "rubrica" all'interno di questo blog, non appena sarà in grado di padroneggiare lo strumento informatico, la lingua scritta e il pensiero. Questione di anni, quindi rimanete sintonizzati.


Questa mattina come ogni sabato è arrivato con mia sorella poco prima delle 9,00; ci eravamo visti anche ieri sera, a cena fuori con tutta la famiglia. Mi ha mostrato un paio di automobiline nuove, dopo di che siamo usciti. Abbiamo comprato un po' di schiacciata (focaccia per gli extra-toscani) e poi i giornali. Poi ho avuto una pensata, visto che non avevo fatto ancora colazione: andiamo al bar di una coppia di amici, così che se Alessio ha voglia di mangiare la schiacciata me la posso far scaldare anche lì. Non ce n'è stato bisogno: io cappuccio e due "pezzi dolci" (briosche o paste per gli extra-toscani), lui un caffè d'orzo in tazza grande. Sfortunatamente ci siamo messi ad un tavolino sotto ad un contenitore di cioccolatini, e alla fine ho dovuto prendergliene un po'. Sono riuscito a convincerlo a non mangiarne subito una decina, poi ho avuto fortuna che se li è messi in tasca e dopo un paio d'ore se li è ritrovati tutti sciolti in tasca e li abbiamo buttati. A casa quindi ci siamo messi alla visione dei soliti episodi di Winnie the Pooh che ormai io conosco a memoria. Io dormicchiavo sul divano e lui era attentissimo sulla poltrona, ogni tanto mi faceva delle domande sulla trama e io a occhi chiusi rispondevo, conoscendo ormai a memoria ogni risvolto dei 10-12 episodi che ho su dvx.

Verso le 12,00, la svolta. Vedo che si annoia e chiede di mamma. Mia sorella mi aveva appena mandato un sms dove mi diceva che ne avrebbe avuto ancora per un'ora circa. A quel punto, ci provo. Domando a mio nipote se gli andava di guardare un altro cartone. Di solito non si sposta dalle sue convinzioni, ma stavolta ha detto di si. Ho messo nel lettore un dischetto dove ho diversi cartoni considerati benissimo dalla critica, ma che io devo ancora vedere. Prima ho provato con Appuntamento a Belleville, ma lui ha detto che non gli piaceva, quindi ho premuto a caso l'avanzamento di una traccia e ho aspettato quello che veniva. E' cominciato La Principessa Mononoke, un capolavoro di Miyazaki, e nonostante l'inizio sia cupo e ci sia subito un mostro che si rivela essere un demone-cinghiale, ho assistito ad una scena alla quale pensavo avrei avuto la fortuna di assistere solo tra qualche anno: mio nipote per almeno 15-20 minuti è rimasto senza parole, completamente rapito da una storia d'altri tempi, anche violenta, ma piena di fascino. Dopo quasi mezz'ora è arrivata mia sorella, ed è accaduto un fatto strano. Siamo stati 5 minuti tutti e tre a guardare il film che continuava, e poi vista l'ora siamo stati costretti ad intavolare una trattativa. Mio nipote non voleva smettere di guardare il film. Mia sorella doveva fare la spesa, io volevo mangiare e andare a dormire, e Alessio voleva andare con la mamma ma non voleva mollare Miyazaki.

Alla fine la mia diplomazia ha prevalso: gli ho dato il dischetto e mia sorella gli ha promesso che lo avrebbe finito di guardare a casa.


Non vedo l'ora di leggere, quando sarà tempo, le sue prime recensioni cinematografiche.

northern sky

I never felt magic crazy as this
I never saw moons knew the meaning of the sea
I never held emotion in the palm of my hand
Or felt sweet breezes in the top of a tree
But now you're here
Brighten my northern sky.

I've been a long time that I'm waiting
Been a long that I'm blown
I've been a long time that I've wandered
Through the people I have known
Oh, if you would and you could
Straighten my new mind's eye.

Would you love me for my money
Would you love me for my head
Would you love me through the winter
Would you love me 'til I'm dead
Oh, if you would and you could
Come blow your horn on high.

I never felt magic crazy as this
I never saw moons knew the meaning of the sea
I never held emotion in the palm of my hand
Or felt sweet breezes in the top of a tree
But now you're here
Brighten my northern sky


nick drake

20071026

nicas


Nicaragua di gente dolce - di Anna Cortadas


Anna Cortadas è una giornalista catalana, che ha lavorato in Centro e Sud America per diversi anni come corrispondente. Nel 1997 ha scritto questo libro, che è più una raccolta di resoconti e pensieri sulla gente del Nicaragua. Mentre racconta ci descrive vari luoghi della nazione nicaraguense, le case, le strade, la storia travagliata, fatta di guerra e disastri naturali, i quartieri delle grandi città, le feste, i cibi, le usanze, le superstizioni. Usi e costumi lontani dai nostri.


Scorre lieve, la forma è sufficiente e i personaggi sono tutti da gustare. Una sorta di guida alternativa.

rivoluzione

due sere fa ho visto in diretta il servizio di tg 2 sulla rivoluzione d'ottobre. ho preso paura. io e leeza abbiamo pensato ad un colpo di stato.
ieri sera ho visto che al senato c'è stata un interrogazione di giannini, senatore di rifondazione comunista, che descriveva questo servizio come vergognoso. hanno risposto altri senatori uno di forza italia dicendo che il nazismo e il fascismo sono nati per combattere il comunismo, un'altro sempre di forza italia dicendo che il comunismo è stato alleato del nazismo, almeno nei primi anni.
senza parole.

20071025

sulla bellezza


Della bellezza - di Zadie Smith


La contrapposizione di due famiglie "miste", i Belsey e i Kipps. I due capifamiglia, Howard e Monty, sono quanto di più distante ci possa essere. Entrambi professori universitari, entrambi studiosi di Rembrandt, Howard Belsey è un inglese bianco progressista che finisce nella provincia statunitense, con una famiglia nera (la moglie Kiki e i figli Jerome, Levi e Zora) dove i figli sono, ognuno a modo suo, alla ricerca della loro negritudine, e la moglie è incazzata per il recente tradimento del marito; Monty Kipps è di origini caraibiche ed è un conservatore di ferro, la moglie Carlene è una donna malata e succube, la figlia Victoria è di una bellezza sconvolgente. Più Howard e Monty si odiano, più le loro famiglie si ritrovano vicine.


Il debutto folgorante della Smith, Denti bianchi, ha caricato questo nuovo romanzo di grandissime aspettative, e i più schizzinosi sono andati alla ricerca della delusione screditando il libro. Credo invece che questo romanzo sia piuttosto interessante ed anche moderatamente avvincente. Non è tanto la trama, a volte farraginosa, a fare di questo lavoro un romanzo più che buono, quanto la galleria di personaggi disegnati dall'autrice i loro tic e il contesto sociale, all'interno (e anche all'esterno) del quale si muovono, ognuno a suo modo.


Sono quindi molte le tematiche messe in gioco, le convinzioni politiche, la disgregazione familiare, la coscienza sociale, la crisi di mezz'età e quella invece dell'uscita dall'adolescenza, e tutto sommato Zadie Smith riesce a padroneggiarle. Anche i personaggi apparentemente marginali risultano ben descritti, la fatica di portare avanti una mole così ampia di caratteri può appesantire l'opera qua e là, ma in definitiva tutto quel che succede risulta molto credibile, così come i dialoghi, dialoghi che il lettore non fatica ad immaginare in bocca a persone reali.


Ho visto un po' questo Della bellezza come un passaggio obbligato verso un importante romanzo imponente e di ampio respiro, un romanzo che verrà; il tentativo di impiantare la realtà moderna su uno schema classico. Non è dirompente come Denti bianchi, ma di certo non è roba di largo consumo, e aiuta la riflessione su temi non banali. Non è poco.


Qui la recensione di uno sicuramente molto più preparato di me.

distanze


La giusta distanza - di Carlo Mazzacurati 2007


Giudizio sintetico: si può vedere


Polesine veneto, Concadalbero è un paesino piccino piccino, dove tutto scorre tranquillo e tutti conoscono tutti. Giovanni ha 18 anni e vuole fare il giornalista, ha un fratellino più piccolo che incarna tutti i difetti degli odierni pre-adolescenti, un padre che non ha molto da dire e interiorizza la perdita della moglie, piuttosto recente, e si fa aiutare dalla zia. La maestra di tutti, attualmente del fratello di Giovanni, all'improvviso impazzisce, e viene sostituita da una forestiera, la bella Mara, che appena arriva attira immediatamente gli sguardi e i pruriti di gran parte dei maschi di Concadalbero.


Scorrendo la filmografia di Mazzacurati, non si può che convenire sul fatto che i suoi lavori più riusciti sono quelli dove il regista radiografa vizi e virtù della provincia italiana, soprattutto quella del benestante Nord Est, evidentemente quella che conosce bene, quella dalla quale proviene. Nonostante ciò, anche i difetti dei suoi migliori film sono sempre gli stessi: l'introduzione di troppi temi sui quali riflettere. Eppure, questo suo ultimo lavoro è piacevole, divertente, a momenti leggerissimamente inquietante. La sceneggiatura viaggia un po' a strappi, e a tratti mostra la corda. Troppa voce fuori campo, addirittura più di una (l'espediente della lettura delle e-mail tra Mara e la sua amica del cuore che cos'è, se non una doppia voice off?), effetto ridondante assicurato. Sembra che a volte Mazzacurati dimentichi che una scena senza dialoghi (molte di quelle dove vediamo la solitudine di Hassan, su tutte quella dove si ferma nella zona delle prostitute, didascalica seppur, appunto, senza dialoghi) è spesso migliore di una scena troppo parlata. D'altro canto, va apprezzato però lo sforzo continuo di cercare una via originale senza per forza scimmiottare qualcuno: nel complesso del lavoro del regista, vedo questo.


E' spiazzante la direzione noir che prende il film nella seconda parte (già in troppi lo hanno accostato all'acclamato La ragazza del lago), ma se effettivamente questa "deriva" genera parti forse inutili e superflue, è bello vedere la mano leggera del regista che con due o tre scene in sequenza riesce a mostrare, in un punto cruciale del film, tutta una serie di personaggi che, con la coralità del racconto, è riuscito a far diventare potenziali colpevoli.

Non tutte riuscitissime le prove attoriali. Per un Battiston e un Bentivoglio che si limitano al compitino, viaggiando a filo di gas, si nota un leggero impaccio nella prova del giovane protagonista Giovanni Capovilla, che ci lascia la sensazione di poter dare di più; i complimenti vanno invece alla promettente Valentina Lodovini (Mara), vista (poco) ne L'amico di famiglia, e all'intenso Ahmed Hafiene (Hassan). Interessanti alcuni comprimari (Artuso, Cantarelli, Abbiati).


Assolutamente da ricordare almeno un paio di scene: l'apertura, con la ripresa del Po' e di Concadalbero (paese inventato) dall'elicottero, che termina poi "dentro" la corriera, magistrale, una grande introduzione; l'avvicinamento fisico tra Mara e Hassan, i loro sguardi carichi di una tensione sessuale che quasi esce dallo schermo, vibrante. Certo, ce ne sono alcune da dimenticare (la citazione felliniana con la maestra sul barcone, la semi-conclusione troppo retorica; per fortuna che nell'ultimissima scena, quella immediatamente seguente, inutile fin da subito, Mazzacurati si è fermato appena in tempo: se avesse fatto capire distintamente che, alla fine, nasce qualcosa tra Giovanni e la sua prima fiamma, avrebbe davvero rovinato tutto. Già così è stucchevole), ma prendiamo quel che c'è di buono, e rallegriamoci. E' tornato il regista de La lingua del santo, de Il toro e dello splendido Vesna va veloce, che, speriamo, ha seppellito per sempre quello dell'orribile L'amore ritrovato.

20071024

diamond


Voglio scrivere un post prima della partita di Champions Milan-Shakhtar Donetsk, e non c'è tempo per una recensione, quindi vi parlerò con qualche giorno di ritardo della puntata di sabato scorso di Ulisse, a cura di Alberto Angela, ovviamente su Rai Tre.


Ero incuriosito perchè sapevo avrebbe parlato dell'Isola di Pasqua; sicuramente ve l'ho già raccontato più volte: l'Isola di Pasqua è uno dei luoghi del mondo dove sono stato (nel 1994) e dove ho lasciato un pezzettino del mio cuore. Fu proprio così che, ancora bambino, nacque il mio desiderio di andarci, vedendo un documentario alla tv. Dunque, Angela, come sempre molto esauriente, ha strutturato la trasmissione raccontando la storia dell'Isola di Pasqua, delle teorie sulla sua popolazione (due scuole di pensiero: chi sostiene che fu popolata da abitanti provenienti dal Sud America, e chi sostiene che invece fu popolata da persone provenienti dalle isole della Polinesia) e, soprattutto, la ricostruzione dell'evoluzione/involuzione della società stanziale che la abitò, la costruzione dei moai che ancora oggi "popolano" l'isola e la rendono un museo a cielo aperto, l'abbandono di questa attività, l'abbattimento di tutti gli alberi presenti sull'isola e il conseguente disastro ambientale che causò guerre e carestie, decimò la popolazione che, pare, toccò le 10mila presenze (migliaio più, migliaio meno), l'arrivo degli europei e l'ulteriore decimazione dei pasquensi, fino alla rinascita attuale.


Dilungandosi poi su altri siti e civiltà, che fecero dell'innalzamento di statue o simili una delle proprie maggiori attività, Angela si appoggia alla teoria del professor Jared Diamond, che individua nella storia, anzi, nella "lezione" dell'Isola di Pasqua, una specie di monito rispetto all'umanità intera: la fine della civiltà di Pasqua potrebbe essere quello che toccherà a noi se continuiamo ad abusare delle risorse del pianeta.


Diamond, nella foto, ha scritto due libri importantissimi, Armi, acciaio e malattie e il più recente Collasso, libri che spiegano il mondo e la civiltà, l'evoluzione dell'umanità e il suo declino, in maniera chiara, semplice e davvero interessantissima. E' stato bello, ad un certo punto della trasmissione, ritrovarsi a pensare "ma sta dicendo le stesse cose che dice Diamond in Collasso!", e dopo neppure 5 minuti, veder apparire il professore sullo schermo, dopo una breve introduzione di Alberto Angela. E' stato bello anche perchè mi sono reso conto che il professor Diamond, persona che stimo e ammiro per le cose che fa e che pensa, persona che, seppur solo tramite i suoi libri, mi ha insegnato molto, ha in testa un riporto davvero imbarazzante.

20071023

io e i Metallica - capitolo 6




Sono passati 20 anni, adesso che ci penso, e i ricordi che mi rimangono di quel concerto sono vaghi. Alcuni spezzoni però sono tutt'ora chiari. Il viaggio, prima di tutto. L'andata molto più del ritorno. L'arrivo a Firenze della nostra truppa così eterogenea, il nostro girovagare nei locali intorno alla stazione e il pranzo, con qualcuno che si era portato dietro panini alla frittata di cipolla. Il viaggio in bus verso Milano e soprattutto le facce dei partecipanti. Un intero pulmann di metallari toscani. Alcuni li ho rivisti tante volte, ai concerti, in giro. Il ricordo più agghiacciante e nitido è quello di un tipo biondo con i capelli alla Bruce Dickinson che aveva sul retro del chiodo una scritta rossa che recitava thrash till death; lo rividi fuori dal Macchia Nera, il mitico Centro Sociale Autogestito di Pisa, che faceva l'elemosina per farsi un buco. Altri pontederesi, uno in particolar modo, soprannominato Satana, che suonava in una band, conosciutissimo perfino dalle mie cugine di Pontedera e da altri "dell'ambiente". La "guida", uno speaker di Controradio che rivedo ogni volta che vado ad un concerto all'auditorium Flog a Firenze, sempre uguale, sempre devastato. Memorabile un botta e risposta con lui protagonista. Dopo l'intera discografia dei Metallica sparata a tutto volume sul bus, e un paio di dischi dei Manowar, il tipo prende il microfono del bus e domanda: "scusate, c'è nessuno che ha qualcosa di Ronnie James Dio?". Dal fondo si sente uno che urla: "Eh, un siamo mi'a a sanremo!". Tanto per darvi un'idea. La neve nell'immensa distesa padana. L'autista che sbaglia palazzetto e dietro un'orda di metallari urlanti che lo vogliono mangiare. La corsa verso il PalaTrussardi tra mucchi di neve, l'emozione di entrare in un luogo così nuovo per noi, i Metal Church che già stavano per finire il loro set, il posizionamento mio sulle tribune per godere dell'intero spettacolo, il concerto e la gente osannante, un'abitudine che non ho perso ancora oggi. I "nastri", dei quali vi ho parlato, che suonavano i Black Sabbath. La tensione e le urla dei presenti. I 4 che si fiondano sul palco semplice e spoglio che iniziano a macinare il loro repertorio, ovviamente con un occhio di riguardo al nuovo Master of Puppets. Il telo sullo sfondo con la copertina con le croci. Il volume esagerato e i capelli di Hetfield, la sua grinta mentre fomenta letteralmente la folla, completamente nelle sue mani. Le canzoni eseguite al doppio della velocità, l'incedere torrenziale di questa valanga di note rabbiose. Master of Puppets, The Four Horsemen, Creeping Death, Am I Evil, l'emozione di ascoltare Fade To Black (la stessa che mi avvince ancora oggi), gli sguardi increduli degli spettatori, quelli d'intesa tra me e i miei compagni d'avventura, quasi increduli di assistere ad uno spettacolo così furioso e al tempo stesso, così intenso, consci di essere testimoni di una sorta di spartiacque, di constatare che c'era qualcosa prima dei Metallica e poi qualcosa dopo, i due bis e lo sguardo quasi preoccupato all'orologio, il rendersi conto che questa cosa stava per finire. Loro che salutano, le luci che si accendono, la gente che non sa cosa fare, che ne vuole ancora, e come per magia, i 4 che tornano sul palco mentre pare di cogliere qualche roadie che si stava già avviando a smontare qualcosa, e Blitzkrieg che parte, veloce e fragorosa, loro incuranti del fatto che si stava scrivendo una pagina inconsueta della storia musicale, le luci completamente accese, il pubblico che dopo due ore non ne aveva abbastanza, e loro che suonavano ancora. Un momento indelebile.


L'uscita, il freddo, la ricerca di qualcosa per ricordare, due poster, ancora il bus, il sonno a sprazzi, i commenti increduli, e poi di nuovo la stazione di Firenze, il treno, il paesello, i genitori con le facce stropicciate che ti guardano e non capiscono perchè sorridi.


Sorrido perchè li ho visti e hanno suonato anche per me.


to be continued

iphone



il righe è tornato dal viaggio in california con 2 iphone. uno per se uno per il piubba.

iphone non è ancora in vendita in europa, sembra che tra un paio di mesi arriverà in germania e francia; in italia invece non si sa nulla.

l'iphone è fantastico! chi ha la fortuna e l'intelligenza di usare già un computer mac troverà nell'iphone uno strumento utilissimo!

è bello, con schermo wide e touch controls, si può navigare con una versione completa di safari, utilizzare google map, mail, musica, foto, sincronizzare tutti i contatti e l’agenda del computer e fare una semplice chiamata toccando un nome sullo schermo.

più che un post questa è una pubblicità!

coerenza


Mi pare normale prendere spunto da altri blog amici per i post. Quindi, sentivo di voler dire qualcosa sulla conclusione del mondiale di Formula 1, ma la scintilla, nonostante ne avesse parlato anche Lafolle pochi post fa, è stata questo post dell'amico Monty.


Sarò ripetitivo, ne parlai già: sono stato un grande appassionato di F1. Ho visto il mio unico GP di F1 dal vivo nel 1979, a 13 anni, e ne conservo un ricordo indimenticabile. Ero ferrarista, il GP era quello di Monza, in settembre, finì con la vittoria di Jody Scheckter davanti a Gilles Villeneuve, entrambi su Ferrari, e con quella vittoria Scheckter si laureò matematicamente Campione del Mondo, con Villeneuve che cementò il suo posto d'onore.


Leggevo Autosprint, partecipai alla colletta per contribuire alla costruzione della vettura "privata" di Arturo Merzario (con 5.000 lire, la mia paghetta settimanale di allora; la lettera di accompagnamento fu pubblicata su Autosprint, promotore di quella iniziativa). Mi ricordo la sveglia alle 5 per assistere al GP del Giappone del 1976, decisivo per il titolo, l'anno in cui Niki Lauda perse per un punto ai danni di James Hunt, l'anno dell'incidente, la sveglia insieme a mio padre, che mi seguiva in tutte le mie passioni, e mia sorella, che all'epoca aveva 6 anni e che adesso guida l'auto meglio di me.


Negli anni lo spettacolo è diminuito, è verissimo. Ed io ho smesso di essere ferrarista. Fu quando vidi Michael Schumacher tentare di buttar fuori Jacques Villeneuve a Jerez nel 1997, rimettendoci le poche possibilità che aveva di vincere anche quel Mondiale.


Ci fu un interludio ferraristico: il mio tifo nei 2 anni seguenti fu tutto per Eddie Irvine, e la ruota dimenticata nei box Ferrari mi fece passare la voglia di tifare per loro, e anche di accanirmi per questo sport.


Ma c'è una cosa che domenica, nonostante non sapessi per chi tifare (Raikkonen non mi sta antipatico, ma corre su Ferrari, Alonso non è male ed è molto bravo - e la presa di culo a Massa in diretta tv di qualche GP fa rimarrà nella storia - ma ne ha già vinti due, Hamilton è in gamba ed è simpatico, ma è stato in effetti troppo favorito), mi ha fatto davvero incazzare. Ancora una volta, la Ferrari ha "frenato" il pilota che era in testa per far passare quello che era dietro, che però era l'unico tra i due a poter vincere il Mondiale (questa volta ha avuto la decenza di mascherare il sorpasso obbligato con un pit stop), cosa che non sarebbe ammessa da regolamento ma che è sempre stata tollerata, cosa della quale la Ferrari ha sempre abusato a differenza delle altre scuderie, ma soprattutto cosa assolutamente antisportiva. Era divertente sentire i cronisti (è vero che Poltronieri era più soporifero, però vuoi mettere la signorilità di Mario?) cercare di scovare eufemismi all'imminente sorpasso (Raikkonen ha la possibilità di raggiungere Massa....il finlandese potenzialmente potrebbe aggiungere due punti al suo bottino..).

Insomma, la cosa sconvolgente è questa: la McLaren/Mercedes è stata presa in giro perchè non puntando su un pilota solo, non facendo "gioco di squadra", ha sbagliato strategia.


La Ferrari fa la vittima da mesi, e ci vuol far credere che è la prima volta in Formula 1 che ci sono fughe di notizie, di disegni, di informazioni. Come se le auto di serie delle varie case automobilistiche non si assomigliassero tutte quante, non copiassero le soluzioni. Frenare un pilota che va più forte, quindi, bambini, si chiama gioco di squadra (il gioco di squadra è un altro, secondo me), mentre comportarsi sportivamente si dice errore di strategia.


Se dico vaffanculo possiamo dire che dissento fortemente?

piccoli


Tiny Masters of Today - Bang Bang Boom Cake


Se vi piacciono i Be Your Own Pet (ve ne ricordate? ne avevamo parlato un po' di tempo fa) e il grande vate del blues elettrico Jon Spencer, la sua Blues Explosion e magari anche i suoi side project, questa band è nel vostro futuro. Vengono da New York, Ivan (chitarra, basso, batteria, voce) ha 13 anni, Ada (chitarra, batteria, tastiere, voce) ne ha 11. Alla batteria Russel Simins (Jon Spencer Blues Explosion, of course), collaborazioni varie (Karen O - Yeah Yeah Yeahs, Kimya Dawson). Energico, elementare, da suonare ad alto volume. Inserti di fiati, richiami ai White Stripes ma anche ai Sonic Youth, è impressionante sentire questo garage-punk-rock cantato dalle voci che potrebbero essere dei vostri figli o nipoti nell'età della pubertà.


Da ascoltare se non altro per la precocità.

20071022

des armes

pescando a caso tra i dischi ieri sera mi è capitato un vecchio disco dei timoria.colori che esplodono. prodotto da gianni maroccolo e registrato da giorgio canali. come ospite all'armonica c'era bertrand cantat, il cantante dei noir desir, che tra l'altro è uscito di galera pochi giorni fa, come sapete era in carcere per aver ucciso la moglie marie trintignant in una lite. so che giorgio canali è molto amico dei noir desir, è stato anche loro produttore e fonico in vari tour. sentire l'armonica di cantat in un disco mediocre dei timoria è bello.

consiglio di ascoltare questa des armes dei noir desir, che sta nell'album des visages des figures, che mi ricorda tanto jaques brel.

Des armes, des chouettes, des brillantes Des qu'il faut nettoyer souvent pour le plaisir Et qu'il faut caresser comme pour le plaisir L'autre, celui qui fait rêver les communiantes Des armes bleues comme la terre Des qu'il faut se garder au chaud au fond de l'âme Dans les yeux, dans le cœur, dans les bras d'une femme Qu'on garde au fond de soi comme on garde un mystère Des armes, au secret des jours Sous l'herbe, dans le ciel et puis dans l'écriture Des qui vous font rêver très tard dans les lectures Et qui mettent la poésie dans les discours Des armes, des armes, des armes Et des poètes de service à la gâchette Pour mettre le feu aux dernières cigarettes Au bout d'un vers français brillant comme une larme

ieri

ieri sera ho installato il sistema operativo os x tiger nel mio mac. ringrazio il mio mentore del mac piubba. ho ereditato da lui anche un bel ipod shuffle, che ho prontamente sfruttato stamattina nel viaggio da casa al lavoro. grazie piubba!



ieri ho gustato la vittoria della ferrari nel gran premio di interlagos. solitamente uso la formula 1 come sonnifero post prandiale domenicale, ieri invece dopo il viaggio di ritorno da sambo guardare il gp è stato molto emozionante. un culo stratosferico!!!



ieri il verona ha ripreso a perdere. sembra che ci siano problemi strutturali. vedremo la prossima in casa contro la pro patria! comunque forza hellas!



ieri ci sono state anche le elezioni politiche in svizzera. leeza ha votato per i verdi. leeza è cittadina svizzera, vota per posta: arriva a casa una bella letterona con libretto di istruzioni in 4 lingue , le istruzioni si riferiscono sia alle modalità di voto (rispedire la lettera con la x sul simbolo del partito al mittente) che alle differenze tra i partiti. questo libretto era così semplice e facile da capire, con concetti chiari per ogni partito che il solo pensiero delle 300 pagine del programma dell'ulivo mi ha fatto venire mal di testa.
comunque tornado alle votazioni ha vinto la destra dell'udc col 30 %. la sinistra socialista in svizzera vale poco 19 %. l'udc ha vinto grazie ad una campagna elettorale sul tema dell'espulsione degli stranieri che commettono crimini. vi dico la verità anch'io sarei per l'espulsione degli stranieri che commettono crimini!



ieri invece, per rimanere in tema svizzera, ho sfoggiato al mia nuova borsa freitag, fatta con le cinture di sicurezza delle macchina, con le camere d'aria delle bici e con i teloni dei camion! bellissima!

20071021

il bene è gay


daniele


Da sabato 3 novembre alle 23,30 su La 7, aggiungerei finalmente, torna in televisione Daniele Luttazzi con Decameron. La cosa che mi sembra importantissima è questa che ho letto oggi: La 7 non ha chiesto il controllo dei testi.


Prepariamoci ai botti. Un po' mi dispiace andarmene 3 settimane e perderne 3 puntate.

diciamocelo


Ora, bisognerebbe essere coerenti sempre e comunque. Quindi, analizziamo la situazione, e facciamoci la domanda che si fanno in molti e che sottintende oggi Giuseppe D'Avanzo in prima pagina su Repubblica.


Un Pubblico Ministero indaga il Primo Ministro e il suo ministro della Giustizia. Il ministro della Giustizia fa trasferire il PM.


Se l'avesse fatto Berlusconi cosa avremmo pensato?

la verità

La verità, in Italia, nonostante tutte le chiacchiere della politica, è questa, quella descritta da questo articolo di Repubblica. Avevo letto l'anticipazione ieri in un trafiletto, e oggi gli hanno giustamente una pagina intera. Leggetelo, a tratti è commovente. E vero, tremendamente vero, soprattutto il passaggio, ad una prima lettura superficiale, di quando l'imprenditore si trova al bar con 20 euro in tasca e gli prende la paura di dover pagare da bere ad alcuni suoi amici.
Nel trafiletto di ieri, invece, tagliato nell'articolo di oggi, l'imprenditore diceva ad un certo punto di aver rifiutato alcune decine di euro alle figlie che glieli avevano chiesti per andare fuori con gli amici a mangiare una pizza.

Ogni commento è superfluo. Ad ogni modo, bravo Enzo Rossi.

20071019

nicaragua di gente dolce 2

Siuna 17/10/2007

Cari Amici Vicini e Lontani,
sono approdata nel Triangolo Minero. Devo ritrattare alcune mie affermazioni della mail precente sul fatto che questa non sarebbe stata un'avventura stile Far West, perchè invece lo è. Prima di tutto le tre piccole cittadine del triangulo minero sembrano un set di un film di Sergio Leone. Siuna, la mia base, ma anche Bonanza (chi non fa un'associazione al telefilm?) e Rosita sono in pratica una strada con edifici di legno stile saloon, cavalli affunati davanti e video poker. Cavalieri con cappello da cowboy e speroni girano per la città, e i negozi vendono solo selle, corde e stivali texani. Le donne sono in stile con l'ambiente, tatuaggio selvaggio, super trucco e vestiti molto molto corti e molto molto scollati. Il rivolgersi alle persone con "mi vida", "mi linda" completa il quadro.
Nelle tre città ci sono miniere d'oro, due sono rimaste sepolte sotto pioggie torrenziali anni fa e ora si vede solo un laguna d'acqua fangosa, una invece è ovviamente in mano alle multinazionali, protetta da un'alta cancellata. Tutt'intorno la selva. La riserva naturale di Bosawas, la più grande dopo quella delle Amazzonie.
E lì dentro un sacco di piccoli uomini, per lo più indigeni di varie etnie, mayagna e miskitos, che forse alcuni di voi più intelletuali e sensibili alle cause sociali ricorderanno per aver vinto una causa contro il Governo del Nicaragua sul possesso di una zona della riserva che il governo voleva dare in usufrutto (leggi sfruttamento) a una multinazionale del legno americana. Da qui viene la maggior parte del legno che si usa per gli interni pregiati delle barche...quelle di lusso, mi immagino, un po' come quelle che vedi a Miami sulla via per il Nicaragua...i contrabbandieri entrano nella foresta, disboscano, usano i fiumi per trasportare a valle il legno, lo caricano sui camion in zone nascoste e parte alla volta del mondo civilizzato. E cosi si consuma piano piano la selva piena di segreti, maestra di vita per le popolazioni che vivono qui, solo per un pavimento di teak di quelli odiosi e burini motoscafi che sfrecciano a tutta velocità vicino alle nostre coste.

Sono stata a visitare una di queste comunità sperduta nella selva. Cinque ore a cavallo, o meglio mula, per sentieri incredibili, dove la bestia si muoveva tra le rocce, o in mezzo alla selva sprofondava fino alla pancia nel fango...mi sembrava tanto di essere Atleiu, quello della Storia Infinita, quando il suo cavallo affoga nelle paludi dell'Eterna Disperazione (o una roba del genere…).
La comunità non è che un gruppetto di piccole case, tutt'intorno la selva che dopo l'uragano Felix, ha cambiato faccia. Gli alberi sono caduti, gli animali si sono spinti vicino alle case e c'è chi si è trovato una famiglia di scimmie in casa. I cadaveri degli animali hanno inquinato i fiumi e i raccolti sono andato distrutti, e in una società come questa che vive dell'autosussistenza non è un problema da poco. Oxfam, l'organizzazione per la quale lavoro adesso, ha in mente di aiutare i piccoli produttori e le famiglie con distribuzioni di semi e campagne di promozione della salute sulla gestione delle riserve idriche, ma la buona volontà si scontra con l'estrema difficoltà di raggiungere delle zone davvero isolate a una settimana di cammino. Vedremo quindi cosa salterà fuori.
Vi abbraccio e corro a scacciare i pappagalli che si sono appollaiati sul mio bucato appena fatto.
un bacio
Cat

20071018

io e i Metallica - capitolo 5




E così, nonostante la scossa epocale di Master of Puppets, per tutti confidenzialmente Master, la naja continuò fino al settembre 1986. Torno al paesello a 20 anni compiuti, con un futuro da costruire. Mi metto alla ricerca di un lavoro, ma visto anche che stavano proliferando i metallari in zona, io e altri 4 amici mettiamo su una band. Formazione a 5, due chitarre, basso, io alla batteria, e alla voce più che un cantante cerchiamo un amico che condivida le nostri passioni musicali. Dopo un tentativo vano con un caro amico, che declina l'offerta, la scelta cade su Filippo. Divento attivo insieme ad altri musicisti, e il comune ci assegna l'uso di una vecchia casa di campagna per le prove. Ci suonano diverse band, il periodo è prolifico, i musicisti nascono come funghi. Non mi sembra vero: 8 anni prima cominciavo a prendere lezioni di batteria, ma c'era solo un altro amico, che condivideva con me la passione per i Kiss, che voleva suonare la chitarra, ma non era granchè. Nonostante ciò, è sempre stato un bel personaggio, per cui anche lui è nella band come chitarrista ritmico. I Metallica sono il faro di tutti quanti.


La notizia si sparge velocemente già a settembre: i Metallica sono in tour per supportare Master, e in ottobre saranno in Italia. Data unica, Milano. Fibrillazione per tutti. Non vedo l'ora, questa volta devo esserci.


Al paesello il primo ottobre si celebre la festa patronale, e in quel periodo, tutti gli anni, in una delle piazze del paese, vicinissima a casa mia, c'è la fiera. Anche se non mi è mai piaciuto quel tipo di divertimento, tutti si ritrovano lì, figurarsi studenti o nullafacenti (come ero io in quel periodo immediatamente seguente al militare). Il 28 di settembre ero lì con molti amici e conoscenti, e nel tardo pomeriggio si diffonde la notizia della morte di Cliff Burton in un incidente del tour bus. Parte l'affannosa ricerca di notizie certe, e la cosa dura alcuni giorni. Sembra una maledizione, e non sembra vero, invece è proprio così: tour annullato, e Metallica fermi per decidere il da farsi. La possibilità di vederli sembra allontanarsi. La possibilità di vedere Cliff invece, è sicuramente finita. I ragionamenti egoistici non danno il tempo di rendersi conto che la vita di un ragazzo di 24 anni è stata spezzata.


Passano i mesi, e i Metallica scelgono di continuare: al posto di Cliff viene "assunto" Jason Newsted, proveniente dai Flotsam & Jetsam, autori di un album. Parte la ricerca di quell'unico disco, Doomsday for the Deceiver. Le nuove date del tour diventano pubbliche: i Metallica suoneranno a Milano il 21 gennaio 1987. Raccolgo le adesioni.


Siamo in sei. Io, i miei due chitarristi Francesco e Alessandro, Massimo, un amico di Francesco, Nicola, l'amico che mi chiese in prestito Ride the Lightning e non trovava l'arpeggio iniziale di Fight Fire With Fire, e Giuliano, aspirante bassista. Non possiamo andare in auto, non ci entriamo. Vengo a sapere che una famosa radio indipendente di Firenze, Controradio, in occasione dell'evento (i Metallica stavano diventando davvero famosi, per essere una band metal), organizza un bus che parte da Firenze e va al concerto dei californiani. Compriamo il pacchetto completo di biglietto di ingresso, andremo a Firenze in treno.


Nel nord Italia fa freddo, a Milano nevica. In edicola da qualche tempo esce HM, mensile di sola musica metal. Continuo a comprare anche Rockerilla. L'appuntamento è per le 7,00 del mattino alla stazione di Rosignano, mercoledi 21 gennaio 1987. I jeans sono sdruciti e strappati, anfibi Doc Martens, chiodo di pelle nera con giubbotto di jeans senza maniche sopra. Divisa d'ordinanza. Un cappello di lana per il freddo di Milano. Francesco è l'ultimo ad arrivare: lo sentiamo trascinare i piedi a 200 metri di distanza: si è messo gli stivali da motocross, per essere sicuro che non gli pestino i piedi nella calca. Per molti è il primo concerto.


to be continued

cantante cercasi

amici
cerco un cantante per la mia banda
rock
milano
simpatia

potete mandare una mail a estereestere@yahoo.it
se non siete cantanti voi stessi, ditelo ai vostri amici

grazie

20071017

storie

Imprenditore rinuncia a costituirsi parte civile contro due persone colte sul fatto a rubare nella sua azienda, e offre loro un lavoro sempre nella sua stessa azienda.
Dove? In Italia. Leggete qui.

conti in tasca


Mi pare interessante questo articolo del Corriere della Sera sui ristoranti, le taverne, le osterie o le pizzerie che praticano prezzi bassi in Italia.

utopia


Facciamo un giro qui? Magari impariamo qualcosa.

cinecile


Alcuni suggerimenti a proposito di pellicole cilene che saranno presentati a Roma. Mi sembrano interessanti, e mi pare abbiano già avuto un discreto successo dove hanno avuto distribuzione. Speriamo arrivino in Italia, altrimenti sappiamo come fare....

Qui un articolo del Manifesto, nella foto allegata una locandina di uno dei film in questione.

20071016

io e i Metallica - capitolo 4




Dopo il C.A.R. a Pesaro, fui destinato a Forlì. Non mi andò affatto male. Nonostante una caserma di compagnie operative di assaltatori della Brigata Folgore, fui affidato al mantenimento con l'incarico di caldaista. Non sapevo fare nulla, ma imparai qualcosa, almeno a spurgare un termosifone. Orario d'ufficio, sveglia a volte prestissimo per accendere le caldaie della cucina, la sera spesso di servizio per chiamate d'emergenza. A casa dal venerdì alla domenica ogni due fine settimana. Alcune grandi e indimenticabili amicizie, buon cibo e tante canne. Il nostro pub preferito in città aveva sempre Live at Pompei al maxischermo (Pink Floyd, of course). Mi persi un altro concerto da mangiarsi le mani, Venom + Exodus (i primi, una band amatissima anche dai Metallica, i secondi complici nel movimento thrash metal della Bay Area, la zona di San Francisco, band che fornì, tra l'altro, il chitarrista che sostituì Dave Mustaine - a sinistra nella foto del capitolo 2 insieme a James Hetfield - immediatamente prima dell'uscita di Kill 'em All, Kirk Hammett, ancora oggi in formazione). E poi venne il giorno.


Il 15 marzo 1986 ero in "48" a casa. Andai a Cecina, la cittadina vicina alla mia dove un anno prima avevo chiesto "un disco dei Metallica" nei due negozi che mi avevano fornito risposte inadeguate. Nel frattempo, era stato aperto un negozio di dischi nuovo, si chiama ancora oggi Masoko, il titolare è ancora oggi un ragazzo poco più grande di me, Massimo, col quale diventai amico, grande appassionato di Springsteen e Bowie. Avevo notato che era attento alle novità, e anche lui aveva notato questo tipo un po' goffo, grosso, piuttosto alto, con i capelli lunghi (fino alla partenza per la naja), che spulciava sempre i dischi alla ricerca di cose strane. Andai quindi a colpo sicuro ed acquistai il terzo disco dei Metallica, appena uscito: Master of Puppets era il titolo. Sulla copertina, un disegno di quello che sembrava un cimitero di guerra all'americana, un paio di mani confuse nel cielo rosso, mani che tenevano i fili delle croci. Il burattinaio. In alto, tra le due mani, il logo ormai famoso e riconoscibile della band. In mezzo, per essere precisi, c'era stata l'uscita del maxi-single di Creeping Death; sul lato B due cover, Blitzkrieg, un vivace pezzo speed originalmente suonato dalla band omonima, e la maestosa Am I Evil? dei misconosciuti Diamond Head, una band inglese raffinata. Questo pezzo era destinato a diventare un classico live, e donò inaspettata notorietà postuma alla band inglese.


Ascoltando Master of Puppets ebbi una specie di visione del futuro. Era la prima volta che mi trovavo a tu per tu con un capolavoro subito dopo la sua uscita. Il disco suonava granitico, compatto, devastante, un corpo contundente fatto di otto pezzi inattaccabili e tutti diversi. La struttura era a tratti simile a quella del predecessore Ride the Lightning, a tratti preannunciava cose che avremmo ritrovato in seguito. Il pezzo d'apertura, Battery, ricordava un po' Fight Fire With Fire, arpeggio iniziale, più rarefatto e con un suono più cupo e meno cristallino, poi l'ingresso delle chitarre in distorsione, basso e batteria a contrassegnare il tempo. Poi il riff indiavolato, gli stop and go sui piatti, la cavalcata speed, l'inizio dell'headbanging furioso. Il contro-ritornello sincopato. Le pennate libere della fine del bridge. I velocissimi mini-assoli di raccordo. Il rallentamento centrale di introduzione all'assolo ad effetto, prima di quello veloce. Lo stile di Hammett che si andava formando.

La title-track si preannunciava maestosa, dalla durata. A quel tempo ci si faceva caso a queste cose. Una introduzione lunga, ad effetto, arzigogolata, che sfocia poi in una specie di mid-tempo accelerato e zoppicante. Strano. Una passeggiata all'inferno. I testi cominciano ad essere interessanti. La canzone ti stende. Spinge, decelera, accelera. E' complessa e diretta allo stesso tempo. E' un grido di dolore. Capisci che sei di fronte a qualcosa di veramente diverso dal solito. Questa band è di più.

The Thing That Should Not Be sembra l'evoluzione di For Whom The Bell Tolls. Ispirazione letteraria, meno marziale e più canzone, claustrofobica e avvolgente. Ti fa sentire un punching-ball. Welcome Home (Sanitarium) è una nuova forma di ballata/non ballata. Il tema della malattia mentale traspare, il pezzo è un crescendo inarrestabile, la band suona meravigliosamente coesa, la voce di Hetfield svela risvolti inimmaginabili fino ad allora. Il finale è un vortice. Forse è il vortice della follia.

Finisce il lato A. Il vinile ha bisogno di essere girato.

Disposable Heroes è un pezzo apertamente contro la guerra, e qui la cosa si fa interessante. Questi ragazzi hanno una coscienza critica, anche se appaiono sempre con le birre in mano e sembrano dei cazzoni brufolosi (io ero proprio così a quell'epoca). I riff che sciorina sono fantastici, è un pezzo incessante. Ti soffoca fino a stordirti. Anticipa, ascoltandola oggi, i temi musicali di And Justice For All.

Leper Messiah è forse il pezzo più debole del disco. E devo dire che ascoltandola, uno si potrebbe fare un'idea della grandezza di Master. Ma i riff sono molto interessanti. E anche il testo, a proposito dei predicatori americani, anticipa un tema che è tutt'ora molto vivo.

Orion è lo strumentale che quindi diventa un classico dei dischi dei four horsemen. Un pezzo meno suggestivo di Ktulu, ma con un bel tiro. Una specie di omaggio alla parte strumentale della New Wave of British Heavy Metal e anche a qualcosa più indietro, il tutto rimescolato con uno stile già ben definito. La parte migliore è quella centrale, al quarto minuto: il basso di Burton è spettacolare e virtuoso, i soli chitarristici incrociati cesellano una splendida cornice.

Chiude Damage Inc., un classico pezzo speed molto bello, con una intro di grande effetto e un ritmo che ti assale cattivissimo. Il riff è indiavolato e divertente, gli stop disseminati lungo la canzone creano uno stile. L'assolo è formidabile. Da orgasmo.


La grandezza di questo album ormai epocale, a mio giudizio, è racchiusa tutta in una piccola coincidenza, per raccontare la quale sono costretto ad un veloce salto in avanti, di pochi mesi. Gennaio 1987, PalaTrussardi di Milano. Finalmente riesco a vedere i Metallica. Dopo l'esibizione della band di supporto, i Metal Church, dagli altoparlanti si sentono molti pezzi hard rock: la parte del leone la fanno le canzoni dei Black Sabbath dai primi sei dischi. I famosi "nastri", come li chiamavamo all'epoca, prima di un concerto, erano significativi e molto importanti. Un omaggio doveroso ad una band di "padri" del genere.

Dopo una decina di mesi, siamo nell'inverno a cavallo tra il 1987 e il 1988, i Black Sabbath, o meglio, quel che resta di loro, superstite il solo Toni Iommi, suonano supportando il loro The Eternal Idol diverse date italiane. Sono al Palasport di Firenze. Nell'attesa del concerto dei Sabbath viene suonato Master of Puppets dei Metallica per intero. Il resto sono chiacchiere.


to be continued

you can call me Al


Ecco un sunto della filosofia di Al Gore, oggi su Repubblica, qui. Ne abbiamo parlato anche qui.

io e i Metallica - capitolo 3




La fine del 1984 e l'inizio del 1985 fu un periodo complicato per me. Finite le superiori, visti gli sforzi che avevano fatto i miei, non me la sentivo di gravare ancora sulle loro spalle, per cui decisi di andare a fare il militare prima possibile per poi trovarmi un lavoro ed affrancarmi dalla famiglia. Non che bramassi andare sotto le armi, ma a quel tempo fare l'obiettore di coscienza, o il servizio sociale, non era così semplice come negli ultimi anni prima della definitiva abolizione della leva obbligatoria; il periodo era molto più lungo, e a volte si rischiava perfino la galera. Comunque andasse, non ti guardavano bene quando tornavi. L'università mi sarebbe piaciuta, soprattutto per rimediare allo sbaglio delle superiori (avevo fatto una scuola "tecnica", mentre ero palesemente portato per l'umanistica), ma mi sarebbe sembrato di rubare qualcosa. Avevo visto mio padre fare anche quattro lavori insieme, quindi fui irremovibile, nonostante i miei genitori mi assicurassero che avrebbero provveduto al mio mantenimento agli studi.

Per farla breve, la decisione fu accettata ma creò tensione, spesso c'erano litigi, quindi accettai di fare domanda per il corso Allievi SottoUfficiali. Perchè ripenso a tutto questo? Ecco perchè: quando cominciai ad interessarmi e a reperire notizie (non ci dimentichiamo che non c'era internet all'epoca) sui Metallica, seppi che erano già venuti a suonare in Italia nel 1984, a Milano, subito dopo l'uscita di Ride The Lightning; nel 1985 tornarono, e naturalmente in quale periodo potevano suonare? Ma naturalmente in uno dei tre giorni nei quali io ero a Bologna alla visita del corso A.U.C.! Così, per la seconda volta, mi persi uno dei già leggendari live act dei Metallica. Rockerilla dipingeva la loro carica dal vivo come simile a un qualcosa di straordinario; mi ricordo che un reportage da un festival estivo diceva qualcosa tipo "nonostante i californiani abbiano in promozione un album molto meno veloce del loro debutto Kill 'em All, dal vivo continuano a suonare i loro pezzi a 160 km/h".


E niente. Dopo un aspro litigio con mio padre, per motivi politici, in maggio cominciai a lavorare in fabbrica, e in settembre, dopo una breve vacanza in Sardegna (traghetto/vespa/tenda ma soprattutto tantissime canne), essendo stato escluso dalla selezione Allievi Ufficiali di Complemento, partii per la naja da soldato semplice. Alla fine del CAR mi regalai Live After Death degli Iron Maiden, un live talmente artefatto da risultare deludente. Ormai niente reggeva più il confronto.


to be continued

il furibondo Serna


Ancora sul rugby, ancora sul Che. Chi ha visto I diari della motocicletta si ricorderà che Ernesto amava e praticava il gioco della palla ovale. E si ricorderà che Ernesto era argentino di Rosario. Qui un approfondimento con alcune gustose curiosità. Da qui invece ho preso la foto.

new bands

Vi presento una band di amici. La recensione del loro demo.

Nowise – In a DaZe 2007

I Nowise sono una band dalla formazione recente, ma con musicisti ormai piuttosto esperti. Si lanciano nel pericoloso e irto cammino del produrre musica originale in Italia, e già per questo andrebbero premiati.

Nonostante la registrazione in presa diretta e senza alcuna sovraincisione, i toscani si fanno apprezzare per lo sforzo compositivo, che al momento non nasconde tutte le proprie influenze, e qualche lieve incertezza nelle parti vocali. La parte musicale, al contrario, si distingue per precisione e addirittura per ricercatezza delle varie linee; risultano convincenti anche gli arrangiamenti, per niente poveri a dispetto delle premesse.

Acrophobia apre con un arpeggio che sfocia in un riff dissonante che a tratti ricorda i Marlene Kuntz (e sia chiaro che faccio nomi solo per dare un'idea agli eventuali interessati), poi si snoda sinuosa e sofferente, fino ad un ritornello orecchiabile, che sa perfino di prog-rock (solo le già citate dissonanze ci riportano al punto di partenza).

The Big Room è più dinamica e punteggiata dai controtempi di rullante; anche qui, come su tutti i pezzi, c'è un grande lavoro di armonici di chitarra, che riempiono il suono e, al tempo stesso, rendono più duro un pezzo dal respiro quasi pop, che qui va inteso in senso positivo. La band suona compatta, tutti "remano" nella stessa direzione.

La Principessa Malata suona un po' Massimo Volume e, perché no, un po' Offlaga Disco Pax. Un testo particolare e parlato, accompagna un tappeto sonoro che tenta di fondere rock rumoristico e ricerca di atmosfere alla David Gilmour. Qualche incertezza sulla parte di batteria.

Metamorfosi conclude il lavoro, che contiene quindi i primi due pezzi cantati in inglese e gli altri due, compreso questo, in italiano; una specie di ballad rumorosa, leggermente indisponente nel crescendo vocale, ma che ha in sé ottime potenzialità in quanto pezzo ruffiano al punto giusto per non essere dimenticato. Si sentono i Muse tra le righe, e il basso la fa da padrone.

Non posso che suggerire al pubblico di supportare i Nowise, e a loro stessi di cercare la loro direzione dopo questo debutto incoraggiante. La strada verso l'originalità e lo stile personale è lunga ma affascinante.

Per contatti e altre notizie, www.myspace.com/thenowise

strana coppia


Una curiosa collaborazione tra Venezuela e Colombia, tra i due opposti Chavez e Uribe. Leggete qui.

20071015

domenica-lunedì

prima vittoria stagionale dell'hellas ieri al bentegodi. 1-0 contro la ternana con gol del giovanissimo vriz. 17 anni, figlio d'arte, giocatore della berretti, entrato al 77', la butta dentro al 93'. il cambio di allenatore è servito a qualcosa, se non altro questo non ha la sfiga che perseguitava colomba.

ieri sera concerto di ani di franco al rolling stone. ani in formissima. chiacchera tra una canzone e l'altra , suona al massimo accompagnata dal fido contrabbassista e da una batterista. ani mi piace e quello di ieri è stato probabilmente il suo più bel concerto che abbia mai visto. tra l'altro ero vicino alle transenne circondato da coppie di ragazze molto profumate e innamorate.

stamattina arrivo presto a garibaldi , mi fermo alla feltrinelli e c'è bob dylan on air, immagino sia l'ultima raccolta uscita pochi giorni fa. il modo migliore per iniziare la settimana.

20071014

dirt


Non è un post dedicato agli Alice In Chains, bensì ad un nuovo serial che arriva stasera su La7. Spero di ricordarmi di guardarlo, dovrei fare in tempo dopo la semifinale di rugby. In caso contrario, chi lo vedrà è pregato di commentarlo qui.

Thanks

nedda

Oggi sulla cronaca toscana di Repubblica c'era una storia fantastica: una signora 86enne che ha un blog. Sono andato a salutarla, la sua storia mi ha commosso senza essere triste.
Ecco il suo blog, il blog di Nedda: http://www.neddagottardi.splinder.com/

Andate a trovarla, sono convinto che si può imparare qualcosa.

palla ovale


La prima semifinale della Coppa del Mondo di rugby è andata, e l'Inghilterra ha battuto i padroni di casa, gli organizzatori della Francia (qui un resoconto). Inghilterra in finale, dunque.


Ora, i pumas argentini sono sfavoriti nell'altra semifinale di stasera, alle 21 contro il Sudafrica, e sono sfavoriti anche dal fatto che io tiferò per loro. Ma gli esperti dicono che danno il meglio quando sono sfavoriti, ed il mio tifo li sostiene dall'inizio del mondiale. Quindi: stasera alle 21 abbiamo organizzato un gruppo di visione tra amici. Pensate un attimo al fascino ed ai significati della possibile sfida Argentina-Inghilterra in finale. Se non vi vengono in mente, pensateci bene.

20071013

io e i Metallica - capitolo 2




Apriva il lato B un classico pezzo speed metal, dal titolo Trapped Under Ice, che in seguito insieme al seguente Escape sarebbe risultato il più debole del disco. Certo è che in quel momento "storico" anche questi due pezzi facevano una certa impressione. Proseguivano il mood catastrofista del disco, un senso apocalittico della musica, il tono del cantato, l'esasperazione, trasmetteva claustrofobia e timore al tempo stesso. E' vero che, tanto per dirne una, il cambio di tempo al minuto 2 di Trapped Under Ice era qualcosa di diverso. Il riff di Escape sottintende quanto i Metallica dovevano alla New Wave Of British Heavy Metal, compreso il ritornello, poco riuscito. La chiusura del lato B, invece, mi fece tornare i brividi. Creeping Death, che in seguito sarebbe diventato un classico dal vivo, era un pezzo della madonna. Un riff tritatutto, un cantato al limite ma efficacissimo, un bridge che sconfina nel ritornello praticamente perfetto, di grande atmosfera: dava proprio l'idea della "maledizione". La canzone è ispirata infatti alle bibliche Piaghe d'Egitto. Il finale è di chiara marca maideniana (e qui si torna all'influenza citata prima). Ma il pezzo forse più sconvolgente doveva ancora arrivare: in chiusura del disco, The Call Of Ktulu. Uno strumentale di quasi nove minuti, assolutamente fuori dalla norma per una band del genere, che in fondo fu fondamentale per il genere crossover tra il metal e il punk. Era come se il furore punk si fosse impossessato che ne so, dei King Crimson o gli Yes avessero compresso e distorto a dismisura le chitarre, eliminando le tastiere, tanto per darvi un'idea. L'ispirazione ai romanzi di Lovecraft probabilmente è solo di facciata, ma la dimensione horror e un po' fumettistica è resa perfettamente da questo pezzo che era e resta tutt'oggi una splendida cavalcata metal suonata con gran classe, dove non si sente per nulla la mancanza di un cantato. Un disco destabilizzante.


Ricordo ancora oggi un episodio divertentissimo a proposito di questo disco. Si stava formando, al paesello, un nutrito gruppo di metallari, e ovviamente io contribuii decisamente alla formazione dell'alone mitico che di lì a poco si sarebbe creato intorno ai Metallica. Uno di questi amici mi chiese di prestargli Ride The Lightning, e così feci. Glielo avevo descritto sommariamente, anticipandogli l'inizio suggestivo dell'arpeggio introduttivo e dell'esplosione di Fight Fire With Fire. La sera stessa, l'amico mi telefonò preoccupato perchè non trovava l'arpeggio. Ero basito. Gli chiesi a quel punto, rimanendo in linea, di farmi sentire l'inizio del disco. L'amico aveva cominciato l'ascolto dal lato B.


I Metallica cominciavano ad essere la mia band preferita, per cui nel giro di pochi giorni mi detti da fare per recuperare i soldi necessari per acquistare anche il disco precedente, Kill 'em All. Tornai a Livorno con la vespa, e così feci. Stessi preparativi, ed eccomi ad ascoltare il primo disco della band californiana dopo aver ascoltato il secondo, ed esserne uscito con le ossa rotte. Non sapevo a cosa andavo incontro.

Lato A, si parte. Hit The Lights è subito una freccia: si apre con una specie di finale, poi arriva un intro di chitarra che sembra tagliare l'aria. Impossibile non fare headbanging, il classico scuotimento di testa (e, a quei tempi, anche dei relativi capelli) avanti e indietro del metallaro. Lo stop and go di batteria che precede il mini-assolo di chitarra al minuto 1.57 rimarrà un classico indimenticabile per tutta la (mia) vita. La struttura del pezzo non ti fa respirare. Segue The Four Horsemen. Solo a scrivere il titolo, così come a pronunciarlo, mi vengono ancora oggi i brividi. Difficile descrivere le sensazioni che ti dà un pezzo così, praticamente perfetto. Complicato nella struttura, fatto di molti cambi di ritmo e di tempo, ti fa capire in che modo erano crossover i Metallica. La preparazione tecnica e la ricercatezza delle soluzioni era squisitamente metal, era l'attitudine punk a fare la differenza. Certo, era un punk elaborato, addirittura, passatemi la contraddizione in termini, intellettuale. Quello che rimane è che scrivere un pezzo come The Four Horsemen in un disco di debutto è significativo. Il pezzo seguente è una bomba: Motorbreath. Il contrario del precedente: tre minuti di velocità allo stato puro, un pugno in faccia e via. Riascoltarlo oggi è come aprire degli scatoloni pieni di vecchie foto. La prima che mi viene in mente è che molti anni dopo, la prima volta che la ascoltai del vivo (non fu un pezzo molto eseguito live), mi commossi. Difficile commuoversi con un pezzo del genere. Eppure. Potrei continuare commentando ogni singolo secondo della canzone ma è meglio andare avanti. Jump In The Fire è un pezzo meno tirato con un ritornello accattivante. (Anesthesia) Pulling Teeth è un lungo assolo di basso per niente noioso e dimostrativo della bravura di Cliff Burton, una specie di lunga intro ad un pezzo, diciamo, autobiografico, dei Metallica: Whiplash. Un pezzo duro e massiccio, con un riff a grattugia e un cantato al limite, che esalta l'headbanging e si autocita nel verso but we will never stop we will never quit 'cause we are Metallica (dal vivo spesso diventa 'cause YOU are Metallica, in omaggio ai fans). Un pezzo che esalta e ti rende protagonista. Phantom Lord è un altro pezzo micidiale, selvaggio con rallentamento intermedio, che ad ascoltarlo oggi pare normale, ma ha in pratica creato un genere. No Remorse è un mid-tempo sostenuto con dei bei riff potenti, diversi cambi di tempo quasi stupefacenti. Seek And Destroy invece è una specie di manifesto, un pezzo che diventerà un super-classico, una cavalcata inesorabile e coinvolgente. Non mancano i cambi di tempo. Chiude Metal Militia, altro pezzo che ti faceva sentire parte di un qualcosa, di una violenza inaudita fino ad allora. La voce di Hetfield è al limite estremo, ed estremizza l'effetto violento. Indimenticabile l'eco sulle ultime parole del ritornello.

Forse è difficile crederlo oggi, ma fu un disco decisamente rivoluzionario.
to be continued

campagna


La campagna elettorale è onnipresente e soprattutto, si fa con i metodi più strani. Francesco Storace, che a me, lo confesso, fa paura, la fa così. Nella foto, che non sono riuscito a trovare senza quella sotto, si ricordano i tempi in cui lui era presidente della Regione Lazio e blandiva la Levi Montalcini. Cos'ha detto l'altro giorno a proposito della Nobel, lo sapete tutti, credo. Non dimentichiamoci cosa pare abbia fatto Storace nell'ultima campagna elettorale per togliere voti alla Mussolini, se non ricordo male. Adesso sta evidentemente puntando forte sull'anarchia di destra, infangando al centro e a sinistra personalità di spicco e anche di una certa età, tra l'altro. Aspettiamoci da un momento all'altro che tocchi anche a destra.

la pentola


Eccoci. Ci sono voluti decenni, ma adesso la pentola è scoperchiata. Leggete questo articolo. Ricordatevi di questo post. A parte la figuretta che ci fa non solo la signora che parla, ma tutte le marche coinvolte, tutti i nomi citati, ci sembra di rivivere le accuse ad Andreotti o a Craxi: tutti lo sapevano, ma facevano finta di niente. Che la Guardia di Finanza sia corrotta in Italia lo sanno e lo sussurrano tutti, ma non è mai successo niente. Speriamo solo che a questo punto ci sia un terremoto che scuota l'arma e ci sia la possibilità di rifondarla, e che fra qualche anno ci si possa fidare. Ho i miei dubbi, ma il mio strano amor di patria (uguale a quello per le altre nazioni) mi impone di sperarci.


Almeno indirettamente, una cosa buona Visco l'ha fatta.

out of time

Una delle tante notizie che confermano quanto sia fuori dal tempo la Santa Romana Chiesa e il suo illuminato Papa, è senz'altro questa. E secondo me non necessità di nessun approfondimento, commento, riflessione. E' così e basta. E se poi c'è la crisi delle vocazioni e vedete sempre più preti di colore nelle vostre parrocchie, capirete un altro motivo per cui all'occidente conviene tenere l'Africa in schiavitù.

20071012

io e i Metallica - capitolo 1


Era il 1984, ultimo anno di superiori, poco studio anche se c'erano gli esami di maturità, e un lavoretto come cameriere in pizzeria, ultimi sforzi per non gravare sui miei, che stavano completando la titanica impresa di comprare una casa per loro ma soprattutto per me e mia sorella. Erano tempi di buon fermento musicale, tempi nei quali si era affamati di nuova musica e di fare musica, ma certo, reperire materiale non era facile. Anche informarsi era un'impresa. Rockerilla era l'unica rivista che aveva un respiro ampio ed internazionale, e non era ingessata come Ciao 2001, ormai al capolinea. Soprattutto, era l'unica rivista dove, seppur relegato nelle ultime 8 pagine, si trovavano notizie sul metal.


Il metal stava cambiando, si capiva. E si capiva che questa band che si chiamava Metallica era qualcosa di fuori dal comune. Come mi capitò qualche anno più tardi con i Red Hot Chili Peppers, capivi da quello che scrivevano di loro che erano una band con un futuro sfolgorante, capivi che la loro musica era eccitante, sconvolgente, innovativa, elettrizzante, e il fatto di non riuscire a sentirla era frustrante non poco.


Non c'erano tanti concerti come adesso, e non c'era tanta libertà, per ragazzi di 18 anni. I genitori erano restii, del resto non si era usciti da molto dagli anni di piombo. Però la passione ci faceva diventare talmente rompicoglioni che qualcosa ottenevamo. Io avevo già visto un concerto da 30mila persone, e quindi quando sapemmo che gli Iron Maiden sarebbero venuti in Italia nel mese di novembre ci organizzammo ed ottenemmo il permesso. Eravamo in tre, e fu una bella esperienza, ma la parte che voglio mettere in evidenza non è né quella dell'evento, né quella del concerto: fu la prima volta che riusciì ad ascoltare i Metallica. Eravamo in attesa, al freddo, fuori dal teatro tenda bolognese, e un gruppo di metallari di chissà dove sparava musica a tutto volume da un ghetto-blaster: la musica era veloce, cattiva, aggressiva, violenta. Si sparse la voce che stessimo ascoltando Kill 'em All, il primo disco di una band californiana che si chiamava Metallica.


Mi rimase dentro la voglia inarrestabile di riuscire ad ascoltare qualcosa di loro in modo più approfondito; la curiosità che i vari articoli di Rockerilla mi avevano messo addosso fu acuita da questo ascolto sommario, diventò un'urgenza. Ricordo i miei tentativi vani nei due negozi di dischi della cittadina vicino alla mia: alla richiesta di "un disco dei Metallica", un negoziante mi mostrò una compilation metal, mentre l'altro mi disse in maniera molto trasparente: "perdonami, ma non ho idea di chi siano".


Finì il 1984 e cominciò il 1985; arrivò la primavera, perchè ricordo che quel giorno andai nel mio capoluogo di provincia, distante quasi 30 chilometri, con la mia vespa ET3 125 primavera. Entrai nel negozio di dischi più rinomato, e mi misi a cercare alla lettera M. La ricerca era finita: davanti a me avevo Kill 'em All e il nuovo, più recente Ride The Lightning. Ma dovevo fare una scelta: non è che avessi molti soldi, e me ne potevo permettere uno solamente. Scelsi il nuovo. Quando ero vicino al bancone per pagare, riconobbi una figura familiare che parlava col gestore: era il cugino di mio padre, calciatore professionista (portiere) che aveva militato perfino in serie A. Parlammo qualche minuto, e mi spiegò che era socio di quella attività al 25%. Sperai nel miracolo, e invece mi fece scontare 1000 lire su un prezzo complessivo di 15mila. Eravamo a Livorno, è quello il mio capoluogo di provincia, mentre il cugino "famoso", a differenza di mio padre, si era stabilito fin da ragazzo a Pisa, da dove cominciò la sua scalata al calcio professionistico. Non venitemi a chiedere perchè ce l'ho coi pisani.


Avevo già un meraviglioso stereo GBC "compatto" (radio, giradischi e mangiacassette), da qualche anno avevo abbandonato il Geloso mono, il che mi avrebbe permesso di demolire l'intonaco di casa. Ovviamente aspettando il momento propizio, quando sarei rimasto solo in casa. Arrivò il momento tanto atteso. Il ricordo dell'emozione di quei momenti non è minimamente paragonabile a quella che ti attraversa adesso al primo ascolto di un cd. Ad ogni modo, poggio la puntina sul vinile, lato A, e mi metto in religioso ascolto. Parte un arpeggio di chitarra, poi un'esplosione fragorosa: era Fight Fire With Fire, combatti il fuoco col fuoco. La velocità dell'esecuzione, per gli standard dell'epoca, era da brividi. Mi venne in mente il concerto di 5 anni prima, 2 settembre 1980, eravamo lì per i Kiss, conoscevamo ogni loro canzone. La band di supporto era una sconosciuta band inglese, si chiamavano Iron Maiden: erano veloci come nessuno prima di allora. Bene, i Metallica facevano polpette di quell'ulteriore standard. Erano delle mitragliatrici metalliche. Un uragano di chitarre. Un vorticoso battere sui tamburi. Una forza inarrestabile. Il pezzo seguente dava il titolo all'album, Ride The Lightning, cavalca il fulmine. La forza era ancora una volta devastante, ma c'era qualcosa di inusitato: la durata del pezzo era oltre l'immaginabile, c'erano dei cambi di tempi coraggiosi, il pezzo era complesso ma compatto. Strano. C'era qualcosa di veramente nuovo dentro. Sconvolgente. Il disco scorreva, e il pezzo seguente mi sembrò una marcia funebre metal, era For Whom The Bell Tolls, un pezzo marziale, cupo, quasi angosciante, potente e quasi pauroso. Difficile da immaginare prima. Arrivò il quarto pezzo, Fade To Black. Era qualcosa di inaspettato. Sembrava una ballata, ma aveva la potenza di un pezzo speed. La melodia immersa in questo deragliare di chitarre, piantata su questo muro ritmico formato da una batteria potente e da un basso anarchico e distorto ti prendeva alla gola e quasi ti faceva piangere. Finì il lato A e i Metallica con quattro canzoni avevano sconvolto la mia concezione della musica rock. Ci misi un po' a girare il vinile.


to be continued

scende in campo


Non lo sapevo, anche se mi sono accorto che era già una notizia pubblica, io l'ho letta solo oggi sul Venerdì di Repubblica: Fernando Ezequiel Solanas (nella foto) si candida alle elezioni presidenziali argentine, ovviamente con un programma di sinistra. Mi piace l'idea.


Solanas è un regista stimatissimo, e anche se devo confessarvi umilmente, nonostante sia appassionato di cinema, ho visto solo un suo film (Il viaggio), ma è quello che ha ispirato il mio viaggio fino ad Ushuaia. Però so che negli altri film è sempre stato "militante", dalla parte degli oppressi, dei poveri, dei lavoratori e dei diseredati, quindi, anche se non vincerà di sicuro, spero in un suo buon risultato. ¡Suerte!


Per chi mastica lo spagnolo, qui trovate una buona parte del suo programma.

precisazione

Una interessante precisazione linguistica in seguito a una curiosità dell'amico Garaz (perchè scrivo Irak invece di Iraq): qui.

Grazie a Garaz

l'isola che non c'è




La mappa e la bandiera che vedete nelle immagini allegate sono la mappa e la bandiera di una nazione che non esiste, il Kurdistan. I Curdi davano fastidio un po' a tutti nella zona (se osservate bene, l'area omogenea linguisticamente e in fatto di religione "sconfina" in Turchia, Siria, Irak e Iran), ma improvvisamente sono diventati "strategici" al momento dell'invasione dell'Irak da parte delle forze americane, ovviamente coadiuvate dall'Alleanza per l'Esportazione della Democrazia, perchè con loro il nord dell'Irak si è tranquillizato, addirittura trovando un'intesa tra i due partiti storicamente rivali.




Ma ai turchi prudono le mani. Ora, non essendo in Turchia, non posso sapere se realmente il PKK (partito del lavoratori curdo) sia dalla parte della ragione o da quella del torto, ma la storia ne ricorda molte altre, dove la ragione si perde nella notte dei tempi e dove a mio parere occorrerebbe un po' più di pragmatismo e un po' meno avidità. Fatto sta che la Turchia, dopo la polemica della quale abbiamo parlato qui, e visto che la mozione è passata, ha preso la palla al balzo e, ancora una volta con un comportamento che ricorda da vicino quello dei bambini dell'asilo, dice "ok, voi mi date del genocida, e io invado il Kurdistan". La scusa del terrorismo sta facendo scuola, evidentemente, e potrebbe diventare pericolosissima. Ancora una volta, gli USA si troverebbero in grossa difficoltà, perchè sono per così dire alleati sia dei turchi, sia dei curdi, per ragioni di convenienza, via via che si presenta un problema.




Alcuni articoli sulla questione qui, qui, qui, qui, qui, e qui.

sugerenciás


Per rispondere ad un appello di Dria di qualche tempo fa a proposito di Chavez e l'America Latina, in seguito a questo post, Internazionale appena uscito recensisce con 5 palle su 5 questo libro. Nell'immagine la copertina.

la festa degli aquiloni


Il cacciatore di aquiloni - di Khaled Hosseini


Splendido debutto per questo medico afgano, figlio di un diplomatico, trasferitosi con la famiglia negli USA nel 1980. Uno di quei romanzi che stenti a credere non siano autobiografici (certo, c'è dentro una parte della vita dello scrittore, ma la maggior parte è romanzo), con personaggi che sembrano creati appositamente per finire interpretati sullo schermo del cinema da facce di pietra, scolpite dal tempo e dure per le figure maschili, eteree e bellissime per quelle femminili. Non è una colpa, credo io, anzi. C'è bisogno di letture del genere. I romanzi sono parte della vita, e ti fanno partecipare a qualcosa che non è tuo come se lo fosse.


Difficile dare preferenze elencando i personaggi. Tutti degni di nota, a partire dal padre del protagonista, Baba, fino ad arrivare alla suocera Jamila. Toccanti ed emozionanti, duri come la vita che vivono, quelli afgani. Il linguaggio è forbito, piuttosto formale e perfino prevedibile, ma la lettura viene ravvivata da molti termini arabi, e conserva sempre un tono contrito, un tono che contraddistingue il filo conduttore dell'opera, il "peccato" del protagonista che segna la sua vita due volte (la perdita alla sua nascita e l'omissione di soccorso al suo migliore amico).


Il valore aggiunto dell'opera, di grande impatto emozionale (ho pianto per la prima volta a pagina 38), è lo sfondo sul quale la storia si dipana. Meno approfondito, ma elargito con parsimonia elegante, quello statunitense, importantissimo quello afgano. L'autore ci spiega molte cose a proposito della tormentata storia dell'Afghanistan, del dualismo etnico e religioso (pashtun e hazara, sunniti e sciiti), dei cambi di regime, delle guerre, ci racconta la originaria bellezza del luogo e lo scempio che ne è stato fatto, cosa che ci tocca il cuore più di mille reportage giornalistico-guerreschi. Alcuni passaggi sono difficili da dimenticare.


Un libro bello ed emozionante.