No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20071231

you're beautiful

E' l'ultimo dell'anno, mi sento bene. Mi sento romantico senza un perchè. E questa canzone, sputtanatissima, è deliziosa, malinconica ma reale. Mi ricordo una discussione in Nicaragua su questo pezzo, e la storia che sia stata ispirata da un fatto accaduto mi piace. E' You're Beautiful di James Blunt. Inutile la traduzione.

My life is brilliant.
My life is brilliant.
My love is pure.
I saw an angel.
Of that I'm sure.

She smiled at me on the subway.
She was with another man.
But I won't lose no sleep on that,
'Cause I've got a plan.

You're beautiful. You're beautiful.
You're beautiful, it's true.

I saw your face in a crowded place,
And I don't know what to do,
'Cause I'll never be with you.

Yeah, she caught my eye,
As we walked on by.
She could see from my face that
I was, Fucking high,
And I don't think that I'll see her again,
But we shared a moment that will last till the end.

You're beautiful. You're beautiful.
You're beautiful, it's true.

I saw your face in a crowded place,
And I don't know what to do,
'Cause I'll never be with you.

You're beautiful. You're beautiful.
You're beautiful, it's true.

There must be an angel with a smile on her face,
When she thought up that
I should be with you.

But it's time to face the truth,
I will never be with you

concerto dell'anno


Tinariwen - Italia Wave - Sesto Fiorentino - 19 luglio


Mi autocito: Per la prima volta dopo diversi anni, al momento del congedo vorrei che suonassero ancora. Non mi succede praticamente mai.


Qui la recensione completa.

capello


Eccezionali sia Alberto Piccinini sul Manifesto, sia Germaine Greer (foto, citata appunto da Piccinini), che a proposito di Fabio Capello dice: Capello è il genere d'uomo italiano che in trattoria prende il tovagliolo e pulisce la sedia prima di accomodarsi. Piccinini chiosa: qualsiasi cosa abbia voluto dire, non ha torto.


Alcuni di voi sanno quanto ho rivalutato Capello grazie alla parentesi di commentatore delle partite della nazionale e della Champions League, ma direi che la Greer ha inquadrato perfettamente il personaggio.

poeti


Non conoscevo Peppino Marotto e neppure la sua storia. Due giorni fa è stato ucciso a colpi di pistola mentre comprava i giornali, a Orgosolo. Da quel che ho letto, mi sembrava una persona interessante.


Mi hanno colpito le parole di Giovanna Marini sul Manifesto di ieri in proposito.


Peppino Marotto era un poeta, quando in un paese si uccidono i poeti vuol dire che quel paese è malato. L'Italia è sensibilmente malata dal 1975, quando fu ucciso Pasolini.

disco live del 2007


Live at Massey Hall - Neil Young



Lo vogliamo ricordare così. Antesignano dei rumoristi, dolce e amaro, con grandi, grandissime versioni di canzoni eccezionali. E non quando chiede 154 euro a biglietto per suonare in un teatro.

aborto


Vi ricordate che vi dissi che c'erano molti nicaraguensi scontenti di Ortega? Beh, questo potrebbe essere un motivo. Leggete quale tipo di compromesso è stato capace di fare con uno dei suoi più acerrimi nemici. Qui.

ossario


Guarda a volte la coincidenza, nel giro di pochi giorni parlo due volte di artisti murari, o come volete definirli. Ma questo è a dir poco straordinario, in quanto non perseguibile. Alexandre Orion (e che cognome..), invece di dipingere a bomboletta (anche se lo fa, in altre occasioni, se non ho capito male), ha "dipinto" non so quanti teschi in un tunnel stradale di San Paolo del Brasile, semplicemente pulendo le pareti dallo smog. Pare che la municipalità abbia lavato la parte del tunnel (circa metà) che Alex aveva pulito, invece di pulirla tutta. A quel punto, Alex ha terminato il lavoro, almeno il tunnel è stato pulito e lavato interamente. In questo blocco del suo sito potrete trovare foto e video di questo lavoro, c'è anche l'intervento di un professore di sociologia che tenta di spiegare il senso dell'intervento. Qui la sua scheda su wikipedia. Questo infine, il suo sito ufficiale.

Fantastico.

boia dé


Un giovane amico qualche giorno fa ha rivelato che è stato in un locale nel nord Italia e sul listino era presente il "caffè alla livornese". Alcuni particolari hanno rivelato che era un ponce, e probabilmente nemmeno ben fatto.

Ora, siccome a Livorno (e dintorni) ci si tiene parecchio, direi di tentare di dare, come per il cacciucco e i vini da accostarci, alcune dritte che possano aiutare i "forestieri" a far capire che cosa sia un ponce alla livornese.


Ecco qui la voce di wikipedia, che mi pare abbastanza valida.

Poi c'è questo sito, dedicato al ponce, una pagina di un sito in inglese qui.


Magari qualche amico "di scoglio" (come si definiscono i Livornesi di città e da diverse generazioni) avrà voglia anche di postarci o di inviarmi qualche approfondimento.

20071230

oroscopo


Finalmente risolto brillantemente il problema del mio pc di casa, dal mio amico nonchè tecnico personale, ritorno a collegarmi dal mio studiolo/stanzetta per postarvi un oroscopo particolare, anzi particolarissimo. L'autore si chiama Rob Brezsny, ed è un astrologo/musicista/scrittore americano, i cui oroscopi sono ripresi ogni settimana da Internazionale. Non credo agli oroscopi e all'astrologia, ma gli oroscopi di Brezsny sono più poesia che astrologia. Quello del mio segno, pesci, della scorsa settimana, era particolarmente bello e suggestivo. Eccovelo.


Pesci


Se lo volessi, nel 2008 potresti diventare un mago della pioggia e guadagnare un mucchio di soldi attirando acquazzoni nelle zone più colpite dalla siccità. Le tue potenzialità magiche saranno così alte che potresti anche deviare il flusso dei fiumi, decontaminare i laghi inquinati e seccare le lacrime delle persone che hanno pianto troppo. In altre parole, Pesci, avrai un grande potere sull'elemento acqua. Potresti addirittura usare la tua magia per controllare in modo imparziale le tue emozioni oceaniche.


Che dire. Grazie Rob.

20071229

azzeramento


Ancora uno dei nostri giornalisti preferiti, Paolo Rumiz, del quale parlammo già qui e qui, alle prese con un'impresa improba: l'azzeramento delle emissioni di CO2. Da Repubblica di ieri, qui.

farc

Iniziata la "missione di liberazione ostaggi" in Colombia
Leggi qui

20071228

volentieri pubblichiamo

In libreria “L’impero della camorra – Vita violenta del boss Paolo Di Lauro”

NAPOLI – “L’impero della camorra – Vita violenta del boss Paolo Di Lauro” (Newton Compton Editori, euro 9.90) è la prima, inedita ricostruzione della carriera criminale del famigerato padrino soprannominato Ciruzzo ’o milionario per la sua straordinaria potenza economica. E il perché è presto detto: un’inchiesta della Procura Antimafia di Napoli, infatti, ha accertato che il clan Di Lauro riusciva a guadagnare circa 500mila euro al giorno dalla vendita di migliaia di bustine di droga tra Secondigliano e Scampia, per un incasso annuale di oltre 180 milioni.
Il libro ripercorre l’ascesa di un boss anomalo nel panorama malavitoso campano, più simile ai mafiosi siciliani che ai gangster sanguinari della provincia partenopea: dagli esordi nel mondo del crimine come contabile del vecchio capo-camorra di Secondigliano fino alle inchieste che hanno decimato l’ala militare dell’organizzazione. Mai intercettato al telefono in oltre dieci anni di indagine, di lui si ha una sola fotografia risalente al 1998.

La storia del boss Paolo Di Lauro si intreccia con quella della città di Napoli, dimostrando come le fallimentari politiche abitative e del lavoro abbiano offerto a un manipolo di spregiudicati camorristi la possibilità di occupare militarmente una vasta porzione di territorio e di trasformare i quartieri sub-urbani della terza metropoli d’Italia nel più grande supermarket della droga d’Europa.

Il libro, strutturato a metà tra il romanzo e l’inchiesta giornalistica, è stato scritto dal giornalista napoletano Simone Di Meo, che ha seguito la guerra di camorra di Secondigliano esplosa nel 2004, proprio all’interno della cosca di Paolo Di Lauro, tra il gruppo originario e un manipolo di fedelissimi. Di Meo compare nel best-seller “Gomorra” di Roberto Saviano come autore dello scoop sulla tregua tra il clan Di Lauro e gli scissionisti che ha portato all’interruzione di una faida che ha provocato oltre 70 morti ammazzati in appena quattro mesi.

20071227

dentisonici

visto l'interesse relativo all'argomento dentistico, questo post per dirvi che tra i regali di natale ho ricevuto il mitico philips sonicare: lo spazzolino elettrico a tecnologia sonica!
già in possesso dell' oral b vitality, lo spazzolino elettrico e basta, ecco quello a ultrasuoni. una figata. a parte la sensazione di solletico durante l'uso è bello vederei denti bianchi e lisci come dopo la pulizia dal dentista. sembra infatti che utilizzi una tecnologia vicina a quella professionali.

esperienza psichedelica

come cercare la parola google su google!

anti spot

guardano un pò di tv e ascoltando la radio mi è capitato di vedere/sentire delle pubblicità orripilanti. quasi fastidiose.
ho pensato di aprire una rubrica dal titolo anti spot, nel quale mettere le pubblicità più brutte e conseguentemente non acquistare i prodotti pubblicizzati.
naturalmente sono richieste le vostre segnalazioni. se lo spot è su youtube lo potremmo anche postare.

inizio con uno spot radiofonico. quello del pandoro bauli. il bimbo che canta: a natale si può fare di piùùùù..per noi....
orticaria!!!

la voce di oggi

abbadia o abadia

(plurale -die)

Badia, abbazia, nei toponimi: Abbadia San Salvatore

etimologia: Dal latino tardo abbatia

il vino per il cacciucco

Qualche informazione rubacchiata qua e là in rete

qui uno dice che è meglio il bianco, ma non è toscano

qui uno dice che consiglia un Val di Cornia o un Montescudaio (rossi naturalmente)

wikipedia parla di un rosso giovane

qui parlano di un rosso corposo

bad news


Pakistan, morta Benazir Bhutto

l'attentato durante un comizio


RAWALPINDI (Pakistan) - Benazir Bhutto è morta. L'ex premier era rimasta gravemente ferita durante un attentato oggi a Rawalpindi, alle porte di Islamabad. La leader dell'opposizione era stata ricoverata in ospedale per un intervento di emergenza. "E' in condizioni serie", aveva detto il marito della Bhutto, aggiungendo che la moglie era stata portata in ospedale priva di conoscenza. La polizia ha circondato l'ospedale impedendo a chiunque di entrare. Benazir Bhutto aveva appena finito di parlare quando è esplosa la bomba al Liaquat Bagh dove testimoni continuano a raccontare dagli schermi della televisione pakistana Dwan di morti e sangue dappertutto e soprattutto di una testa mozzata, dove è avvenuto lo scoppio, che farebbe pensare ad un kamikaze. In un primo momento la notizia era stata data da Sky tv britannica ed è stata poi confermata dalle televisioni pakistane Geo-tv e Dawn News. Quest'ultima emittente ha parlato inoltre di 30 corpi rimasti a terra dopo l'attentato compiuto con armi da fuoco e bombe. Secondo altre fonti le vittime sono 15 persone e 30 i feriti.In un primo momento era stato detto che Benazir Bhutto era rimasta illesa perché aveva lasciato il luogo del raduno poco prima dell'esplosione. L'attacco precede di due settimane le elezioni legislative.
(27-12-2007)


yakamoz

Bel concorso questo qui.

videoclip dell'anno

Adesso che ho imparato a postare i video da Youtube al blog, come promesso, eccovi il video che mi ha fatto "sognare" e che ha scandito il mio soggiorno a Varsavia. Zascha Moktan, Ouch!

e non dimenticate che...

te doy mis ojos


Ti do i miei occhi - di Iciar Bollain 2004


Giudizio sintetico: si può vedere


Per evitare sorprese, vi diciamo subito che questo film spagnolo è un film che parla di violenza domestica sulle donne, argomento particolarmente sentito in Spagna. In questo caso, il fatto che l'andamento della storia sia prevedibile e scontato non rappresenta un problema, anzi, nonostante ciò, grazie agli attori (tutti meravigliosamente giusti), si finisce per credere ai tentativi di "guarire" di Antonio (il marito, interpretato da Luis Tosar, attore spagnolo molto attivo, visto in Italia con I lunedì al sole) e per giustificare il ritorno a casa (il film inizia con una fuga dopo l'ennesima violenza) di Pilar (la moglie, Laia Marull; intensa in maniera quasi incredibile), che crede alla buonafede di Antonio.


Duro, vero, attuale, centrato sul problema, intenso. La scena nella quale Antonio strappa i vestiti di dosso a Pilar e la chiude nuda sul terrazzo mette realmente a disagio. Vedere per credere.


Socialmente utile.

20071226

principesse


Princesas - di Fernando León de Aranoa 2006


Giudizio sintetico: si può perdere


Madrid. Caye fa la prostituta, all'insaputa della famiglia, una famiglia dove non c'è un padre, sparito nel nulla, scomparsa che la madre non riesce ad accettare. Le sue amiche sono tutte del mestiere, e si ritrovano dalla parrucchiera Gloria. Conosce Zulema per caso, perchè le soffia un cliente e perchè tiene la televisione troppo alta nel suo appartamento, proprio sopra quello di Caye. Anzi, non è proprio colpa di Zulema....


Dopo due bei film come Barrio e soprattutto I lunedì al sole, ci si aspettava molto da questo regista dal cognome altisonante. Il tema era stuzzicante, e come sempre riguardava gli "ultimi" della società. Si erano già scomodati paragoni azzardati, quali quello con Ken Loach, ma dopo questo Princesas mi sa che un po' tutti si dovranno ricredere, o, almeno, frenare gli entusiasmi.

Forse León de Aranoa si è montato un po' la testa, e si è dimenticato che per fare un bel film ci vogliono si gli attori, ma ci vuole anche una storia, solida e, se si vuol convincere del tutto, credibile. Va bene sognare, raccontare favole, perchè il cinema è anche sogno, ma se si esagera bisogna essere bravi a creare metafore.

In questo Princesas c'è tutto il contorno. Un discreto incipit (la protagonista arriva in ospedale, chiede di un malato, entra nella camera, contratta e lo prende in bocca al degente, attorniata da almeno altri quattro uomini), due attrici molto brave (Candela Peña, Caye, già vista in diversi film spagnoli, Ti do i miei occhi e Tutto su mia madre, sempre convincente, e la portoricana Micaela Nevárez, Zulema, esordiente, brava e bellissima, eccezionale nel dipingere la sofferenza dell'immigrata che lascia i suoi cari a distanza di un oceano), una colonna sonora d'eccezione (a cura di Manu Chao, con addirittura due pezzi inediti all'epoca dell'uscita del film, Cinco razones, rimasta inedita, e Me llaman Calle, inserita poi nell'ultimo lavoro La Radiolina; da notare che Manu gioca sull'assonanza del nome della protagonista e quello di "strada" in castigliano, Caye/Calle anche nel testo, che parla realmente di prostitute e dei loro sogni). Manca soprattutto una sceneggiatura solida e un minimo di approfondimento delle condizioni reali del mondo delle prostitute: soprattutto le due protagoniste filosofeggiano un po' troppo. Si usano più volte le battute, e addirittura troppe volte le canzoni della colonna sonora. Qualcosa vorrà pur dire.

Seppur lodevole il tentativo di dipingere le due meretrici come persone dai sogni e dai sentimenti comuni, "normali", l'operazione puzza un po'. Sembra quasi che il regista, sceneggiatore e pure produttore, usi la professione più antica del mondo per avvalersi di un bonus di commozione, ricercando forzatamente la lacrima facile. Anche se molte situazioni da lui dipinte, sono in fondo reali, alcune sono inverosimili.


Questo lavoro quindi, ci lascia sorpresi negativamente, in attesa del prossimo.

good news

Buone notizie sul fronte colombiano. Sembra andare in porto la liberazione di 3 ostaggi. Leggete qui.

depressione


Avete letto Internazionale di questa settimana? Beh, siete sempre in tempo. C'è la traduzione integrale dell'ormai famosissimo articolo di Ian Fisher sul New York Times a proposito del declino italiano. Vi ricordate? Alcune settimane fa, suscitò un vespaio di polemiche, risposte, lettere di protesta, discussioni politiche, confindustriali, ovviamente tutti a dare la colpa agli altri eccetera eccetera, come in un qualsiasi teatrino classico italiano.


Bene, ho letto l'articolo. E' perfetto. Ha ragione da vendere. Inutile girarci intorno. C'è solo da rimboccarsi le maniche ma soprattutto, bisogna che chi ha ancora un po' di senso civico (e credo che i pochi che leggono questo blog ne abbiano da vendere, scusate se pecco di immodestia) si faccia promotore di una campagna che potremmo chiamare di "costante e perenne rompimento di coglioni a chi non ha senso civico".


Mi sono spiegato vero?

a casa


Heima - di Dean DeBlois 2007


Giudizio sintetico: imperdibile per i fans ma interessante anche per chi non li conosce o non li ama


Un fan di spalle con una maglia del Barcelona di Gudjonsen. I Sigur Ròs che tornano a casa, in Islanda, dopo un tour mondiale pieno di successi ma anche di rumore mediatico, interviste, promozione, tutte cose che a loro pare interessino fino ad un certo punto. I Sigur Ròs che cercano di ritrovare la loro intimità, la loro dimensione naturale, quella familiare ed amicale, che, è evidente, si adatta a quattro disadattati come loro.

L'Islanda, questa terra magica, panorami meravigliosi e senza tempo, un po' come l'abbigliamento dei suoi abitanti (cit.). Loro, i Sigur Ròs, accompagnati dalle fedeli (ora non più) Amiina, che suonano la loro musica da sogno nelle piazze dei paesini islandesi, insieme con la banda del posto o con il coro locale di musica e canti tradizionali. Loro che suonano dentro una vecchia fabbrica, uno scenario post-industriale inquietante, loro che suonano in mezzo ad un prato vicino ad un luogo dove i politici vogliono costruire una diga che darà elettricità, e quindi ancora loro che suonano completamente in acustico perchè protestano contro la costruzione della diga, e sarebbe un controsenso suonare con l'aiuto dell'elettricità. Loro che suonano in uno spiazzo in mezzo ad un bosco. Tanti spettatori di tutte le età, dai poppanti che gattonano a malapena e che si arrampicano ai bordi del palco o che si aggirano tra i musicisti, bambini che fanno volare aquiloni nel cielo, vecchiette curiose, i Sigur Ròs che suonano dentro locali dove le persone assistono al loro concerto sedute ai tavoli bevendo the, latte, e mangiando pasticcini e dolci locali.

I quattro Sigur Ròs intervistati che parlano questo inglese con un accento marcato e pesante, loro quattro che paiono più dal dentista che davanti ad una telecamera, ai quali escono le parole con reale difficoltà, mentre le Amiina sono un po' (ma solo un po') più sciolte.

Il concerto finale a Reykjavik con il palco e lo spettacolo di luci e teloni, lo stesso che abbiamo visto anche noi durante l'ultimo tour, con l'esplosione finale rumoristica ed elettrica, che fa da contraltare all'intimità del documentario fino a quel momento.


Fotografia che lascia senza fiato, montaggio perfetto, regia indovinata e suggestiva. Un documentario bellissimo per una band all'avanguardia, che ha creato un genere, e alla quale appartengono già grandi classici; sullo sfondo, una terra, come già detto, magica.


Da non perdere.
Grazie all'autrice dell'osservazione che cito.

lion for lambs


Leoni per agnelli - di Robert Redford 2007


Giudizio sintetico: si può vedere


Stati Uniti d'America, oggi. Tre storie si svolgono contemporaneamente, lontane e anche lontanissime, ma sono strettamente legate tra di loro. A Washington D.C., il rampante senatore repubblicano Jasper Irving convoca l'esperta giornalista Janine Roth, di diverse vedute politiche ma la prima che riconobbe la sua ambizione e valenza politica, per comunicarle un cambio di strategia nella guerra al terrorismo, in particolare in Afghanistan. Alla West Coast University, il professor Malley, ex idealista ma ancora convinto di saper riconoscere le menti eccelse, e di avere il dovere di indirizzarle verso la vita politica attiva per il bene del paese, contrario alle guerre in corso, convoca il suo miglior allievo, Todd Hayes, per convincerlo ad "applicarsi" di più e a prendere decisioni importanti. Sui monti afgani, intanto, due ex allievi di Malley, Arian Finch, nero, e Ernest Rodriguez, di origini messicane, stanno mettendo in pratica il cambio di strategia voluto da Irving, e si sono arruolati contrariamente al volere del prof. Malley, per cambiare le cose attivamente, per tornare dall'Afghanistan con qualche soldo e una solida credibilità, che permetterebbe loro di essere ascoltati a proposito del loro progetto sull'istruzione secondaria statunitense, progetto che è uscito durante un compito assegnato loro da Malley.


Un film sulla guerra ma non solo. Un film molto parlato, dove bisogna stare attenti a non perdere nemmeno una battuta. Un film, tra l'altro, costato poco dal punto di vista realizzativo (oltre i 2/3 del film sono girati in interni, e gli esterni sono girati in una furbissima oscurità, il che consente il massimo risparmio), probabilmente molto di più dal punto di vista degli ingaggi (il cast è importante). La regia di Redford è anche ingessata, molto statica giocoforza, ma ovviamente il cast è diretto molto bene, e i dialoghi sono più che interessanti, ricchi di spunti di discussione, riflessione, circolari e legati tra di loro (mentre Irving dice alla Roth che la nuova strategia è ispirata ai Romani, Malley dice a Todd che "Roma brucia"; Todd spiega la sua repulsione per i politici con una frasetta-chiave che alla fine smaschera Irving a proposito della sua credibilità). Cruise giganteggia impersonando con viscidità e fascino il senatore prodigio, la Streep svolge il suo compito più che diligentemente, alternando tutta una serie di stati d'animo durante l'intervista/colloquio e pure dopo, col suo editore, forse dei tre "grandi" è Redford l'anello debole. Ma la riflessione, soprattutto su se stessi, che Redford introduce, su tutti i grandi temi etici, sociali e politici, è il vero valore aggiunto di questa pellicola che, intelligentemente, essendo molto parlata, è molto breve per evitare le ridondanze inutili.


Se inquadriamo l'uscita, come spesso è opportuno fare, nel periodo italiano, uno dei pochi film che meritano di essere visti.

20071225

Maria llena eres de gracia


Maria Full Of Grace - di Joshua Marston 2004


Giudizio sintetico: imperdibile


Maria vive in un paesino (o villaggio) colombiano, non troppo distante da Bogotà; lavora in un roseto industriale, si alza prima dell'alba per una paga da fame e per essere trattata di merda da un capo stronzo; è fidanzata con un ragazzo che non ama e che non la ama, ma nonostante questo rimane incinta; in una società profondamente maschilista, vive in una casa dove a parte il neonato della sorella, sono tutte donne, la nonna, la mamma e, appunto, la sorella; lei pare l'unica che lavora. Durante una nausea in fabbrica, il capo le impedisce di andare in bagno, e lei si licenzia esasperata. Esasperata anche dalla famiglia, accetta la proposta di fare la "mula" : trasportare ovuli di droga verso gli USA inghiottendoli. Viene così a contatto con una realtà ancor più dura di quella che aveva conosciuto fino ad allora, ma la speranza esiste ancora.


Primo film per Marston, giornalista e autore di cortometraggi (evidente il taglio didascalico quasi da reportage giornalistico, che rende "normale" una vicenda molto drammatica), che sceglie il basso profilo anche per la fotografia, sgranata ed opaca; come già detto, il film probabilmente non scuoterà molto gli spettatori più scafati, nonostante la drammaticità della storia; dovremmo chiederci a questo punto, cosa dovrebbe accadere per scuoterci; e questo è un primo importante punto a favore del film. Inoltre, c'è da dire che le sequenze delle "prove" di Maria per imparare ad ingoiare gli ovuli sono di una naturalezza e, nel contempo, di una crudezza che genera una tensione devastante. Per chiudere, la protagonista, altra debuttante : Catalina Sandino Moreno. Il valore aggiunto del film; un mix selvaggio e low-profile di Salma Hayek e Catherine Zeta-Jones, assolutamente naturale, inesorabilmente perfetta.


Un appunto su una questione a me cara : il titolo e la sua traduzione. In questo caso, una traduzione letterale sarebbe stata appropriata; l'originale (doppio, castigliano - Maria llena eres de gracia - e inglese - Maria Full Of Grace -) recita il primo verso dell'Ave Maria; doppia metafora, una delle quali ripresa anche nella locandina.


In definitiva, anche se col suo incedere lento e poco "action movie", un altro film decisamente da vedere per capire. Che cosa, deciderete voi dopo la visione. Accettabile il finale, un barlume di speranza in questo mondo malato.

sirene bulgare


Lo sapevate? Io no. Da Internazionale di questa settimana:



Bulgaria

La guerra della feta


"È da oltre novant'anni che la Bulgaria non partecipa a una guerra balcanica. Ma ora abbiamo un'occasione per rimediare". Così il noto giornalista bulgaro Julian Popov commenta la notizia secondo cui la vicina Grecia ha dichiarato il 2008 anno della feta. I greci puntano a rilanciare sui mercati mondiali il loro tipico formaggio a denominazione controllata: l'Unione europea ha infatti respinto i ricorsi di Danimarca e Germania, produttori di "feta locale". Ma la feta ha un piccolo difetto, almeno dal punto di vista dei gelosi vicini: è quasi identica al sirene bulgaro, che alcuni ritengono ancora più buono. Popov propone di aprire un fronte di guerra caseario. Sofia potrebbe guastare le feste ad Atene dichiarando il 2008 anno del sirene. Tutti i nemici che la Grecia si è fatta in Europa quando ha ottenuto il diritto esclusivo di produrre la feta si precipiterebbero a comprare il sirene, scoprendo che è più buono del suo rivale. I bulgari, allora, con un gesto di grande magnanimità potrebbero permettere a chiunque di produrre il formaggio bulgaro, ottenendo così due risultati: la Bulgaria guadagnerebbe un'incredibile promozione a livello europeo e gli orgogliosi vicini greci subirebbero una bruciante sconfitta.



Qui il link in inglese di wikipedia riguardante il sirene


Il prossimo Natale, pranzo a base di sirene quindi!!

a Natale siamo tutti più buoni


Tre bei titoli dall'edizione on-line di Repubblica di oggi: vi consiglio di leggere questo post mettendo in sottofondo la versione di Michael Bolton di Santa Klaus Is Coming To Town dall'album Swingin' Christmas


Cenone di sangue nel Milanese: uccide moglie, suocero e si suicida


Piacenza, la figlia cade della finestra: per il rimorso fa esplodere la casa


Fiamme in una scuderia del torinese: 21 cavalli da trotto morti nell'incendio

20071224

the hottest state


L'amore giovane - di Ethan Hawke 2007


Giudizio sintetico: si può vedere; per inguaribili romantici


William ha 20 anni, e ad otto è andato via dal Texas, dove è nato, perchè "sua madre voleva viaggiare"; in realtà, i suoi avevano rotto. Vuol fare l'attore, e le cose cominciano a girare bene, quando una sera conosce Sarah, una giovane di origini latinoamericane, anche lei figlia di divorziati, che vuol fare la cantante country. Sarà amore a prima vista, ma l'amore non è per sempre, e qualcuno si farà molto male.


Ethan Hawke, alla sua seconda prova sulla lunga distanza come regista, è un tipo sensibile. Mette su pellicola il suo secondo romanzo, dal titolo identico (The Hottest State è il Texas, dov'è nato il protagonista e lo stesso Hawke, ma The Hottest State è anche l'età dei primi grandi amori), e crea un "piccolo film", dalle modeste pretese ma delicato, divertente, poetico, retorico si, ma molto vicino alla vita reale.

La scelta delle inquadrature non è mai banale, la fotografia è calda, gli esterni di New York forse un po' troppo old-style ma comunque particolari. Gli attori sono bravi, davvero bravi. I giovani, Mark Webber (Broken Flowers e, addirittura, in una particina lo abbiamo visto in Animal Factory), il distrutto protagonista aspirante attore e uomo, Catalina Sandino Moreno nei panni di Sarah, un'attrice che dopo Maria Full Of Grace potrebbe girare anche gli spot del detersivo e noi la ameremmo ugualmente, splendida colombiana che ha scelto di crescere a piccoli passi nel cinema statunitense, e Michelle Williams (da Dawson's Creek al Wenders di La terra dell'abbondanza) nella piccola parte della ex di William; ma anche i più esperti Laura Finney (la mamma di William), lo stesso Hawke (il padre di William) e la mitica Sonia Braga (la madre di Sarah), tutti ben dosati e ottimamente diretti.


Una maniera diversa, né cervellotica né superficiale, di affrontare il tema del passaggio all'età adulta. Ognuno di noi si ritroverà senza troppe difficoltà nei due protagonisti, l'urgenza dell'amore, poi la paura di soffocare (per troppo amore) e quella di non farcela (senza quell'amore). Senza dimenticare le difficoltà di crescere con un genitore assente, mentre l'altro è evidentemente impegnato a rifarsi una vita. Due temi che Hawke dimostra di conoscere bene, sensazione che riesce a far passare attraverso la sua direzione. Si sente forte l'influenza dei suoi due film con Linklater sul colpo di fulmine (Prima dell'alba - Before Sunrise e Before Sunset - Prima del tramonto), nei dialoghi e nelle tematiche, interessanti alcune trovate (la "finta" scena dell'abbandono all'inizio, che si rivela poi essere identica a quella vera).


Un film onesto per gli spettatori che amano e provano sentimenti forti.

ali-taglia


Allora, visto che mi è piaciuto molto uno scambio di pareri avuto con l'amico Monty (blog linkato tra i preferiti, altrimenti qui), interpellato sul "caso" Alitalia, visto che attualmente è sindacalista aeroportuale a Linate (ma questo i più attenti già lo sanno), vi riporto il tutto. Magari ci darà la sua opinione nei commenti anche l'amico Scoppe, sindacalista Telecom (quindi altra "controllata" italiana).

Ve la riporto scorretta, così come l'abbiamo scritta sul forum dove si è svolta. A voi.


jumbolo: Monty poi quando hai tempo mi dici cosa ne pensi dell'acquisizione air france di alitalia


monty: uhm complicato...alitalia con questa alleanza ha definitivamente scelto di ridemensionarsi. ha preso atto che le scelte naturali di mercato (base a malpensa, trasferimentodi personale operativo in brughiera, riduzione organico non operativo) sono impraticabili per ragioni di consenso politico/sindacale, e si è messa in mano ad un tutor, che ne trarrà profitto. l'accordo di Cimoli coi sindacati del 2004, a parte il congelamento degli aumenti contrattuali e incentivi all'esodo a cinque zeri è rimasta lettera morta nelle sueapplicazioni operative. Prato, una volta deciso che l'italia non avrà più la compagnia di bandiera ha fatto la scelta, da lui stesso definita "di sopravvivenza", migliore. Air france garantisce solidità economica, risorse, know-how ed un'alleanza con KLM che è una dei sodalizi più efficaci al mondo. l'italia ne esce malissimo. siamo un paese immaturo, clientelare, campanilista. Persino veltroni, a poche settimane dalle elezioni del suo secondo mandato ha messo una pietra tombale sull'accordo che prevedeva il trasferimento"base malpensa" di 2000 tra piloti e assistenti di volo, firmando coi sindacati un accordo che annullava il trasferimento di 1000 di loro (per la cronaca comunque non si è mai spostato nessuno degli altri). A cosa serviva il trasferimento del personale? A risparmiare milioni di euro che AZ (Alitalia n.d. jumbolo) spende ogni anno per posti riservati al crew sugli aerei, alberghi e quanto altro. Nessuno, politici e sindacati, ha la statura e l'autorevolezza etica/morale di prendere una decisione impopolare per salvare il trasporto aereo italiano (a roma alitalia conta circa 20000 dipendenti, si calcola un bacino, tra familiari e parenti, di 100000 voti, senza contare le tessere sindacali). E' una visione sempre corporativa, mai universale. Non voglio fare il fenomeno, capisco le difficoltà di ridurre personale (anche se assunto clientelarmente nei periodi di monopolio) o di chiederne il trasferimento operativo a 500 km di distanza (anche se sarebbe bastato cominciare ad assumere più gente del nord una decina d'anni fa), ma arrivanodei momenti in cui bisogna anteporre a tutto scelte tremendamente difficili ma necessarie e indispensabili (il 70% dei biglietti italiani è staccato al nord).

Malpensa, che solo nel 2006 è comunque cresciuto del 10%, secondo in europa per incremento, perderà più di 7 milioni di passeggeri, gli intercontinetalidi Alitalia praticamente spariranno (da 29 a 6), drastiche riduzioni di più del 50% per nazionali e internazionali. Solo SEA perderà fino a 100 mln di euro/anno, da un bilancio già precario, è a concreto rischio fallimento. Le ricadute sull'occupazione di Malpensa saranno micidiali. Calcola che prima dell'apertura di malpensa nel 98, in quell'area erano occupati circa 15000 lavoratori, oggi sono più di 90000. Certo, parlo di una vasta aera intorno all'aeroporto, un indotto allargato, ma i numeri sono questi. Ci vorranno due-tre anni per riprendersi, ma se non ci saranno speculazioni da parte delle aziende coinvolte, la cosa dovrebbe essere fattibile, perchè, e questo è l'altro dato contraddittorio, tutti gli indicatori danno il trasporto aereo in crescita vertiginosa, mentre alitalia è in crisi profonda. Il sindacato di categoria ha chiesto al governo gli ammortizzatori sociali (cassa, mobilità), che pensa un pò, ha solo alitalia e non il resto del settore (terra,catering etc.). Pare comunque che quello tra AZ e AF (Air France, ma qui ci arrivavate da soli, credo) sia un accordo più vasto, a tutto tondo (energia, gas...) che coinvolge italia e francia. Vedremo tra pochi giorni quando si esprimerà padoa schioppa.


jumbolo: minchia se fondiamo un partito io e te prendiamo il 25% a mani basse, io faccio il demagogo (cchiu pilu pittutti) e te fai il tecnico e il ministro plenipotenziario dell'economia e del lavoro. da profano però penso che gli slot alitalia saranno rimpiazzati alla grande da altre vogliose compagnie emergenti, però questo potrebbe non voler dire niente. un giorno dobbiamo metterci ad un tavolo e mi devi spiegare bene come funzionano i cosiddetti servizi a terra e quale legame hanno con i voli, soprattutto in termini di posti di lavoro e di scelte da parte delle varie compagnie.

ovviamente come paese concordo con te che abbiamo fatto una figura barbina soprattutto perchè, sempre come dici te, abbiamo (anche se il plurale ci coinvolge fino ad un certo punto) dimostrato che non siamo capaci di essere competitivi, ma solo clientelari. e qui si potrebbe allargare il discorso, è facile dare dei bastardi ai tedeschi della thyssenkrupp, ma bisogna vedere come mai son venuti qui e hanno comprato tutto in quel settore, tanto per dirne una. ad esempio, io son 3 generazioni che campo col pane che mi compro con lo stipendio che ci dà (plurale familiare) una multinazionale belga.

per dire.

la cosa brutta è che sono certo che molto del personale alitalia sia professionale e competitivo. la cosa bella è che chi ce la farà a rimanere dentro sono convinto che alla fine vedrà riconosciute le proprie competenze


monty: gli slot alitalia saranno sicuramente rimpiazzati, ma per assestarsi mxp (malpensa) avrà bisogno di 18/36 mesi. O almeno questa è l'analisi che fanno tutti. credo anch'io che gli assistenti di volo e i piloti az professionalmente siano in media con gli altri, lì il problema è la sproporzione paurosa tra l'organico degli operativi (personale di volo, tecnici), che è carente e il resto ('a magliana).


Ovviamente, grazie ad Angelo.

20071223

la voce di oggi

abbadàre

verbo intransitivo, ausiliare avere

1 Badare: io non credo nulla: abbado a fare l'oste (Manzoni)

2 (arcaico) Oziare, bighellonare

etimologia: composto di a- e badare

Banksy


Ogni giorno si impara qualcosa. Oggi sul Manifesto c'era un articolo su Betlemme, corredato da una foto di un murales. Leggendo la didascalia ho visto che è opera di uno che si chiama Banksy, ho cliccato Banksy su google immagini ed ho scoperto un artista moderno davvero interessante. Magari qualcuno di voi lo conosce già, ma mi pare degno di attenzione. Qui la voce italiana di wikipedia che lo riguarda. A fianco una versione del murales (voce probabilmente incorretta, forse quella corretta è stencil) che corredava l'articolo del quale vi parlavo.

sicurezza

Dare dei bastardi a questi dirigenti forse è poco. Fortunatamente, c'è Guariniello sulle loro tracce. Speriamo non lo "disinneschi" nessuno stavolta.... leggete qui.

cura anti gay

Interessantissimo e spaventoso allo stesso tempo. Un cronista di Liberazione si finge gay per testare le cure cattoliche anti gay. Qui.

20071221

diserzione


Caso Betancourt, il presidente colombiano Uribe offre soldi ai guerriglieri delle Farc che si "ammutineranno". Qui la notizia.

Ognuno ha la sua tattica.

la voce di oggi

abbacóne

in disuso Chi fantastica molto con la mente

etimologia: da abbacare

20071220

Silvio

Un pezzo di storia italiana.
Fantastico.

Testo intercettazione da L'Espresso.

le voci di oggi

abbacinamento

Azione e risultato dell'abbacinare // Abbagliamento, accecamento

abbacinante

(plurale abbacinante, participio presente di abbacinàre)

Che abbacina, che acceca: luce abbacinante

abbacinare

1 Verbo transitivo: accecare tenendo dinanzi agli occhi aperti del condannato un bacino rovente

2 Estensione: abbagliare, togliere momentaneamente la vista

3 Figurato: ingannare, illudere, togliere la visione esatta della cose

etimologia: Composto di a- + un derivativo di bacino

abbacinato

(participio passato di abbacinàre)

1 Accecato // Occhi abbacinati, vuoti, senza sguardo

2 Figurato: confuso, smarrito

3 Offuscato, eclissato: lume abbacinato (Vasari)

Korogocho help


L'amica Susy, della quale pubblicammo il toccante reportage dal Kenya, donna vulcanica dalle mille iniziative, ne ha pensata un'altra, per la quale abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti voi. Faccio parlare direttamente lei.



Cari amici dopo il reportage che vi ho scritto non potevo fare a meno di cercare di fare qualcosa per aiutare Padre Daniele e le sue innumerevoli attività a favore di coloro che vivono in condizioni difficilissime nella baraccopoli di Korogocho. Naturalmente aiutare significa raccogliere fondi e devolverli a favore dei loro progetti. Avrei optato per il Korogocho Street Children Programme (nato nel 1997 grazie all’impegno dei padri comboniani della comunità di St. John) che, come vi avevo scritto, ha il principale obiettivo di sostenere i ragazzini (spesso orfani) che sniffano colla e reintrodurli nella comunità.

Obiettivi specifici


  • disintossicare i bambini dipendenti dalla “colla” e altri stupefacenti;

  • assistere i bambini a sviluppare i loro potenziali aiutandoli a diventare membri della società;

  • provvedere alla loro educazione e formazione collaborando con altri Centri per Bambini;

  • promuovere l’unione tra i bambini che vivono in condizioni difficili attraverso attività creative socio-economiche, culturali e spirituali;

  • facilitare il processo di re-integrazione nelle famiglie (quando ci sono) o nella comunità;

  • aiutare i bambini a sostenere le cure mediche di cui hanno bisogno.

Attività



  • Orientamento e reintegro a scuola

  • Attività sportive e ricreative

  • Attività culturali

  • Cure mediche

  • Programma nutrizionale

So che molti di voi sono scettici sull’uso dei fondi raccolti; quello che posso assicurarvi è che consegnerò personalmente questi soldi a Padre Daniele (considerato che ormai ho deciso di preparare la mia tesi universitaria sulla realtà delle bidonville).

Ragazzi, quando sono tornata a salutare lo staff della seconda fase del progetto di recupero dei bambini di Korogocho stavano tentando con un martello pneumatico di spaccare il pietrone che gli impedisce di utilizzare il campo per giocare a calcio. Non ce la faranno mai! Gli servirebbero 500 dollari per pagare un macchinario adatto a questo lavoro….. FRA TUTTI LI VOGLIAMO TROVARE?

Banca Etica – c/c pro Korogocho n° IT73Y0501802800000000122565


Susy
Foto tratta da http://www.vefritid.is/

20071219

commenti random


Oggi, complice appuntamento dal dentista alle 14,30, ho preso mezza giornata di ferie, sono uscito alle 12,00 e, insomma, ho preso tutto con calma. Ho avuto quindi modo di leggere un po' più approfonditamente il giornale. Ci sono alcune notizie che mi paiono importanti, e che vorrei mettere in risalto. Partiamo con la politica estera "stretta", e un po' di polemica.


Come già riferito ieri, le Farc (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia, qui il link al loro sito web. Non ci credete? E' tutto vero) hanno annunciato che libereranno a breve alcuni dei loro ostaggi, fra cui l'assistente, amica e confidente di Ingrid Betancourt, Clara Rojas (presa in ostaggio insieme alla Betancourt, tenuta prigioniera separatamente, che ha avuto un figlio da un guerrigliero delle Farc durante la prigionia). Ma siccome non sono dei coglioni, hanno detto che consegneranno gli ex ostaggi al presidente venezuelano Hugo Chavez. I più attenti di voi si ricorderanno che alcune settimane fa, il presidente colombiano Uribe pose fine al "mandato" di negoziazione concesso a Chavez per trattare con le Farc, ruolo fortemente sostenuto anche da Sarkozy (la Betancourt ha vissuto a lungo in Francia e la Francia sente particolarmente questa vicenda). E' ovviamente una bella mossa da parte delle Farc per screditare Uribe, loro nemico numero uno. A noi però interessa che liberino gli ostaggi, tutti. Speriamo.


Nel frattempo, l'esercito turco, dopo aver bombardato allegramente nei giorni scorsi il Kurdistan iracheno, ieri è entrato in Iraq per 8 chilometri e si è scontrato con le forze del PKK (Partito del Lavoratori Curdi). L'esercito turco era informato in tempo reale dall'intelligence americana (lo so, sembra una contraddizione in termini). Condoleeza Rice dichiara che Washington è con Ankara, e anche il ministro degli Esteri iracheno Hoshyar Zebari (curdo, genero del presidente della regione curda Barzani, le cui truppe hanno assunto una posizione di difesa e in definitiva si trovano "in mezzo" a queste schermaglie, non essendo certo il PKK). Il resto dell'opinione pubblica politica internazionale si è tranquillamente fatta i cazzi suoi.

Incredibile, amici.


Passiamo alle cose internazionali, ma che ci riguardano molto da vicino. E' di oggi la notizia che il reddito pro-capite degli spagnoli ha superato quello degli italiani. Zapatero ci aveva avvertiti qualche tempo fa. Poco da dire (anche se un'amica spagnola sostiene che i salari medi sono ancora più bassi che da noi), se non che i politici spagnoli sono, in media, 20 anni più giovani e in generale in Spagna si ricordano molto più spesso che lo Stato è laico.


Ultima interessantissima notizia sulla quale riflettere bene, è la classifica del numero dei POS nei paesi a vocazione turistica. Ricordiamoci sempre che ci riempiamo la bocca col fatto di possedere sul nostro territorio fra il 40 e l'80% del patrimonio artistico mondiale (non ci sono dati precisi).

Bene, al primo posto c'è la Grecia (c'è qualcuno che ancora li considera terzo mondo?), poi viene Cipro (Cipro eh, non Rimini), poi la Spagna (ma guarda un po'...), poi Malta (Malta ha più pos di noi. Ma ci rendiamo conto?), poi la Finlandia, la Svezia, la Danimarca e il Lussemburgo. Ci seguono a ruota Francia, Slovenia e Regno Unito.

Mah.

frontiera


Non lo sapevo, anzi pensavo fosse già successo ma con meno enfasi. Domani sera verrà festeggiato l'abbattimento della frontiera stradale italo/slovena. In pompa magna, come potrete leggere dall'articolo linkato qui.

Sono contento, anche se porterò con me le immagini dei passaggi alla frontiera di Fernetti, nel '99 e nel 2006, con un po' di nostalgia. I vicini sloveni mi sono simpatici, e da domani sera ci sarà una perdita di tempo in meno.

Viva Schengen!

Gegen die wand


La sposa turca - di Fatih Akin 2004


Giudizio sintetico: da vedere


Amburgo, oggi. Cahit, quarantenne nato in Turchia ma cresciuto in Germania toglie i bicchieri a fine serata in un locale dove si svolgono concerti, e si porta a spasso il fardello pesante di un passato doloroso; finisce con la macchina contro un muro (notare bene, il titolo originale in tedesco) e si ritrova in un ospedale psichiatrico (che, evidentemente, aveva già frequentato). Lì incontra Sibel, poco più che ventenne, nata in Germania da genitori turchi immigrati; ha provato a tagliarsi le vene non potendone più del padre e del fratello che la opprimono con le tradizioni, paradossalmente (come dice il regista) più forti lontano dalla madrepatria. Sibel propone a Cahit un matrimonio senza coinvolgimento sentimentale, lei si libererebbe della famiglia, lui avrebbe una cuoca e una donna delle pulizie gratis. Dopo lo sbigottimento, Cahit accetta. Impossibile che vada tutto liscio.


In più di un'intervista il regista ha definito (ed è stato definito) il suo film, un film punk. Ebbene, è la verità, questo è un film punk, probabilmente il film più punk che mi sia capitato di vedere dai tempi di Butterfly Kiss di Winterbottom. E' un film senza scampo, di immagini, suoni e sentimenti forti, fuori controllo, di persone che non ci pensano due volte a piantarti un coltello nella pancia o a picchiarti con un posacenere in faccia. Un Le onde del destino di Von Trier al contrario (ma con i siparietti musicali, in questo caso di un'orchestrina turca sulle rive del Bosforo con Istanbul sullo sfondo), una perfetta sintesi tra cinema "etnico" asiatico, cinema d'essai europeo e cinema d'azione americano. Facce vere di gente vera; Sibel Kekili (Sibel, la sposa), bella a suo modo, ex attrice porno, dapprima pronta a tutto, poi martire e alla fine donna che si ripiega sulle scelte che odiava, ma con la vita negli occhi e la morte nel cuore; Birol Unel (Cahit, lo sposo), una faccia e un corpo che sembrano un mix di John Mellencamp, Nick Cave, Mickey Rourke, Marcello Mastroianni e un tossico, che sembra davvero aver passato tutte le disavventure del film. Fotografia asciutta, inquadrature non ricercate, sequenze mozzafiato con esplosioni di violenza improvvise, così come all'improvviso arriva l'amore e, appunto, ti violenta.


Da vedere a tutti i costi.

la voce di oggi

abbachista

o abachista

ironico Contabile, computista

etimologia: Derivazione di àbbaco

20071218

dall'altra parte


Ai confini del Paradiso - di Fatih Akin 2007


Giudizio sintetico: da vedere


Ali è un immigrato turco in Germania, pensionato, vedovo; suo figlio Nejat è professore all'Università. Alla ricerca di compagnia, comincia a frequentare Yeter, una prostituta, anche lei turca, non più giovanissima. Dopo qualche tempo, le offre la stessa cifra che guadagna facendo "il mestiere" per vivere e scopare solo con lui. Dopo alcune riluttanze, Yeter accetta. Nejat, anche lui interdetto inizialmente, si affeziona alla donna. L'idillio si romperà di lì a poco, innescando una spirale di avvenimenti che porteranno i protagonisti (gli altri tre - la figlia di Yeter, Ayten, affiliata ad un gruppo extraparlamentare turco tacciato di terrorismo dal governo, Lotte, una studentessa tedesca che intreccia una storia con Ayten, Susanne, la madre di Lotte - subentreranno nella storia poco dopo) ad un'altalena tra la Germania e la Turchia, ma soprattutto ad un viaggio dentro se stessi e alla ricerca della pace interiore.


Lo confesso, sono stato in difficoltà a riassumere la trama, e non solo perchè non volevo svelarne gran parte. Il percorso che Akin fa fare ai suoi personaggi è lungo, tortuoso, spesso pieno di forzature, ma totalmente affascinante. Il regista tedesco, di chiare origini turche, poco più che 34enne, pensate, che si diletta a fare il dj (DJ Superdjango), e che pochi anni fa ci aveva conquistato con il suo intenso, violento e appassionante La sposa turca, dopo l'intermezzo del documentario musicale Crossing the Bridge: The Sound of Istanbul, torna con questo film tutto cuore e stomaco, e si guadagna la palma del regista peggio "interpretato" dai traduttori di titoli italiani (La sposa turca in originale suonava come "Contro il muro" (Gegen die Wand), episodio chiave di quel film, mentre il titolo originale tedesco di questo Ai confini del Paradiso è esattamente "Dall'altra parte", titolo che personalmente trovo corretto; a parziale scusante dei traduttori, c'è da dire che il titolo "internazionale" di questo Auf der anderen Seite è The Edge of Heaven).

Non è tutto: Akin si guadagna un posto nei cuori degli appassionati di cinema molto sentimentali, attenti alle sceneggiature "fatte" dai personaggi e dalle loro storie, quelli a cui piacciono le coincidenze alla Buñuel, alla Kieszlowski, quelli a cui è piaciuto Prima della pioggia di Manchevski, tanto per dirne alcune. Un film "circolare", che inizia con la fine, che fa incrociare più e più volte i protagonisti ma non li fa incontrare, queste persone così fragili e così umane, che si sfiorano, si cercano, si annusano, sbagliano, si incazzano di brutto, e poi, magari, piangono. O cambiano.

C'è tanto di tutti noi, nel film di Akin; ci sono i rapporti difficili genitori/figli, c'è la nostalgia per le radici, l'immigrazione per sopravivvere, l'integrazione riuscita e no, il quieto vivere e il fascino del cambiamento, il rimpianto per chi non c'è più, il sesso e l'omosessualità, l'amore e la solitudine, il viaggio, la difficoltà di crescere, e addirittura i problemi dell'Unione Europea con i vicini; ma, soprattutto, c'è la morte, che arriva all'improvviso ed è parte della vita. E quelli che rimangono, che devono fare i conti con la morte degli altri.


La regia è dolce, cambia registro rispetto a La sposa turca, anche se spesso fronteggia esplosioni improvvise di violenza, meno carica e più riflessiva, indugia dai finestrini dei treni e delle auto, nei campi lunghi, ma è puntuale nei primi piani; la fotografia è calda, anche per la parte tedesca, quasi un omaggio al paese che lo ha accolto e gli ha dato i natali. Ancora una volta, riesce ad essere "orientale" ed europeo allo stesso tempo, personale e particolare. La "circolarità" è usata fino alla nausea, ma riesce ad essere efficace: indimenticabili le due scene delle bare che scendono e salgono sull'aereo, quelle dove i protagonisti si incrociano vicinissimi ma pensano ad altro.

Gli attori sono giusti, e riescono perfettamente ad esprimere, ognuno a suo modo, le loro inquietudini profonde. L'unica già conosciuta (molto) è la Schygulla (Susanne), ma, curiosità, Tuncel Kurtiz (Ali) si era già visto in Italia in A cavallo della tigre di Mazzacurati. Bravi, bravissimi Baki Davrak (Nejat) e soprattutto Nurgul Yesilçay (Ayten), in una parte soffertissima.


Ho letto, dopo aver visto il film, tutte le recensioni negative su questo film, ed ho trovato le argomentazioni anche piuttosto sensate. Ruffiano il regista, troppi personaggi, troppa carne al fuoco.

Eppure, non sono riuscito ad amare di meno Ai confini del Paradiso. Cuore e stomaco. Marchio di fabbrica di Fatih Akin.


Fra i migliori film di questo 2007.

Ingrid


Prendiamo con le molle questa notizia, ma se fosse vera sarebbe un bel passo avanti.

le voci (straordinarie) di oggi

allappare

Verbo transitivo

Allegare la bocca, il palato: la frutta acerba allappa la lingua, il dentifricio AZ verde allappa il palato a Lafolle

etimologia: Composto di a- + un derivato di làppa

lappa

botanico Bardana

etimologia: dal latino lappa, "lappola"

bardana

botanico Pianta erbacea della famiglia delle Composite (Arctium lappa) con foglie pubescenti, piccoli fiori rossi con squamette uncinate, e radici usate in erboristeria

etimologia: dal latino medievale bardàna

lappola
1

1 botanico Pianta erbacea della famiglia delle Composite (Arctium lappa) i cui frutti, forniti di uncini, si attaccano al pelo degli animali o alle vesti

2 figurato non comune Persona importuna, appiccicosa

3 antico Inezia, cosa da nulla

etimologia: Dal latino lappula, diminutivo di lappa, "lappa"

lappola
2

toscanismo Palpebra

etimologia: derivazione di nàppa, "ciuffo di peli", per dissimilazione

de dentibus

sto cercando di capire perchè il dentifricio AZ verde mi lascia una sensazione di allappamento in bocca dopo il lavaggio dei denti.
ad ora non l'ho ancora scoperto.
ho scoperto però che lavarsi i denti con il bicarbonato (c'è qualcuno che lo fa?) fa male allo smalto e lavandosi i denti troppe volte al giorno si rischia la retrazione del tessuto gengivale.

ps. troverete la spiegazione della parola allappamento in un futuro post-vocabolario di jumbolo!

succede in Bolivia


Leggete qui. Strano eh?

la voce di oggi

abbacchiaro

romanesco Venditore di abbacchi

abbacchio

(plurale abbacchi) regionale Agnello da latte destinato al macello // La carne che se ne ricava e la pietanza relativa: abbacchio al forno

etimologia: Forse dal latino ad baculum, "(agnello legato) al bastone"

pane toscano


Come quasi tutti sanno, il pane toscano è famoso per essere senza sale, a differenza di tutti gli altri pani italiani. Spesso, gli amici "forestieri" che vengono qui, mi domandano il perchè, e ce lo siamo chiesti anche noi toscani.


Ci sono diverse versioni per spiegarne l'origine. Una è la seguente:


Il classico pane toscano si distingue da tutti gli altri perché senza sale. Pare infatti che nel XII sec. i pisani, in perenne conflitto con Firenze, per colpire la città abbiano bloccato il commercio del sale, facendone così salire il prezzo alle stelle, e rendendolo troppo prezioso per la panificazione. Da http://www.taccuinistorici.it/


La spiegazione che mi ha dato mio padre, che al principio non era in grado di rispondermi, ma essendo curioso come me ha domandato in giro, è simile:


Nel 1300 per non pagare la tassa sul sale, Toscana e Umbria decisero di fare il pane senza sale.


Altra spiegazione simile la troviamo su http://www.firenzeturismo.it/ :


...la mancanza assoluta di sale deriva dalle conseguenze delle lotte tra Pisa e Firenze, che si inasprirono nel XII secolo, e che portarono la repubblica marinara a bloccare il commercio del sale verso l'interno. Per tutta risposta i fiorentini decisero di panificare senza sale e lo stesso Dante, duecento anni dopo nella Divina Commedia, scrive rivolto a se stesso nella famosa frase del Paradiso: Tu proverai come sa di sale lo pane altrui. Secondo un'altra tradizione il pane era semplicemente troppo costoso e quindi i fiorentini ne fecero comunque a meno.


Direi quindi che possiamo chiudere il discorso, fino alla prossima ipotesi!

20071217

sesso con pupazzi

Wynona fa sesso con un pupazzo (finzione cinematografica)

la voce di oggi

abbacchiamento

Azione e risultato dell'abbacchiare e dell'abbacchiarsi; abbacchiatura

abbacchiare

-transitivo

1 Battere con il bacchio, bacchiare (le olive, le noci, le castagne)

2 toscanismo Vendere a prezzo basso

Abbacchiare una ragazza, maritarla male

3 figurato familiare Di persona, abbattere, avvilire: il caldo mi abbacchia; quella notizia lo ha abbacchiato

sinonimi: deprimere, umiliare

-riflessivo

abbacchiàrsi

familiare Abbattersi, avvilirsi

etimologia: Composto di a- + bacchiàre

20071216

virus dalla Svezia


Gli svedesi The Hives sono una di quelle band che fa sempre lo stesso album. E lo dico con riluttanza, perchè a me divertono da matti. Anche se in questo loro nuovo The Black And White Album ci sono tentativi di leggerissima diversificazione (patterns, ancor di più suoni e groove old style qua e là), il succo è quello. Ma cavolo, che carica ti danno! Vi consiglio, per la sveglia della mattina, You Got It All...Wrong. Sappiatemi dire.

buco


Qualche tempo fa, l'amico Cipo, nei commenti a questo post, si domandava se i RHCP siano un monito, un esempio (per essersi drogati fino a morire, o quasi, e poi essersi "ripuliti" - forse -) positivo o negativo, per i giovani.

Colpito da un fatto che mi è capitato la scorsa settimana, che vi vado brevemente a raccontare, volevo riflettere sull'argomento.

Il fatto. Uscivo dal cinema Grande a Livorno, e dopo aver salutato un'amica che andava nella direzione opposta alla mia, mi avvio verso il Comune per prendere la macchina e tornarmene a casa. Sotto la scala che porta al cinema un paio di sacchi a pelo e alcuni homeless o qualcosa del genere, ma questo è normale da qualche anno. Prendo la galleria e mi avvio. Vedo un tipo che avevo visto pochi minuti prima mentre chiacchieravo con l'amica, era dentro il McDonald's. E' di spalle, davanti ad un portone, in una posizione strana, sembra che parli al cellulare ma mi avvicino e non ce l'ha all'orecchio. Sono pressapoco le 22,30. Si volta quando sente i miei passi che arrivano, e vedo che si sta infilando una siringa nel braccio. Non ha il classico aspetto del tossico.

A parte le considerazioni estetiche, la cosa mi ha infastidito ma siccome sono un fifone ho fatto finta di non vederlo ed ho tirato dritto. Poi mi sono chiesto: "ma come si fa a farsi di eroina nel 2007?". Eppure.

Punto primo, letto anche un articolo sulle "stanze del buco", ritengo che farebbero comodo. Punto secondo, evidentemente il problema esiste ancora, nonostante ormai la cocaina abbia preso piede ancor più dell'haschish, l'eroina ha ancora la sua fetta di mercato.

Arriviamo agli "esempi". Sinceramente, non credo che una band rock o di qualsiasi altro genere possa influenzare le scelte di "sballo" dei giovani o, in generale, delle persone. Sarebbe come pensare che Marilyn Manson è davvero colpevole della strage di Columbine. Almeno, questo è quello che penso io.


La discussione è aperta.

blog


Dice, "il blog ti ha cambiato la vita?". Beh un po' si. Devo essere onesto, soprattutto con me stesso. E' stimolante, inutile negarlo, ovviamente se vedi che c'è qualcuno che legge le cose che scrivi. Devi essere attento alle critiche, tenerne conto, fare lo stesso come ti pare, come del resto nella vita. A chi piacciono i post brevi, a chi quelli lunghi, chi evita quelli di un certo tipo. Giusto.

Ridendo e scherzando, come si dice, non mi sono nemmeno accorto che sono passati due anni. Questo fu il primo post scritto da me, da quando con Lafolle decidemmo di "dividere" il blog. Sarebbe retorico mettersi a fare un elenco delle cose successe, dei cambiamenti. Mi voglio allacciare invece ad una cosa che ho in mente da tempo. I blog sono proliferati. Sempre più spesso, nonostante si cominci a criticare la fenomenologia, negli articoli che vengono da paesi in guerra o disagiati, leggi i giornalisti o gli attivisti che dicono "grazie ai blog, la verità arriva". Ovviamente non è il nostro caso, non c'è nessun messaggio da mandare, e nonostante quello che dice un giorno si e uno no Silvio, non mi pare ci sia nessun pericolo di deriva dittatoriale in Italia. Ci sono cose da migliorare, e su questo possiamo solo dire la nostra, cose da discutere, mentre ci sono situazioni fuori dall'Italia che vanno tenute d'occhio. E noi ci proviamo, non che siamo gli osservatori ONU, ma magari ne scriviamo, andiamo a cercare gli articoli, facciamo un giro, ascoltiamo chi ne sa, diamo spazio a persone che ci sono state.

E poi, soprattutto, scriviamo di noi. I nostri sogni, le nostre speranze, le nostre sensazioni a volte anche troppo intime. Lo scroll del mouse esiste anche per questo, se non vi piacciono. La cosa che ho notato, e chi mi fa un enorme piacere, è che sono proliferati i blog anche tra le persone che conosco bene. Sono partiti con una sorta di timidezza, come tutti quando entrano nel mondo della rete, e poi sono cresciuti. C'è chi, dopo qualche mese, padroneggia il linguaggio alla grande, non sembra nemmeno più quello che ha aperto il blog qualche mese prima. Mi piace pensare che in piccola parte, questo è dovuto al confronto, a quella specie di tic che abbiamo credo tutti quanti. Apri internet, vai su quei 2-3 siti che "frequenti", poi vai sul tuo blog a vedere se ci sono commenti, poi guardi i blog linkati. Spesso quello che leggi ti piace. E allora ti senti spronato, ti metti sotto, ti fai venire buone idee. Mi piace pensare anche che è un'attività che tiene "elastica" e reattiva la mente. Visto che il corpo dà segni di decadenza, almeno quello.

Dice "la prendi troppo seriamente". E perchè dovrei prenderla sottogamba? Cazzo è una cosa seria! Non mi pagano, mi piace, è una cosa seria per forza!!
Nella foto: il pupazzo del cartone animato chiamato Jumbolo

flamenco?


Da un po' di tempo leggevo questi nomi che giravano, e mi è venuta la curiosità di ascoltare qualcosa di questo due messicano trapiantato in Irlanda. Sono Rodrigo Sanchez e Gabriela Quintero, in arte Rodrigo Y Gabriela, senza rispetto per la donna, ma forse suona meglio così. Per quello che ho sentito fino ad adesso, fanno musica completamente strumentale, con due chitarre acustiche (mooolto virtuose), ogni tanto pare li accompagni un violinista, ma nonostante, come recita la loro simpatica e perfino toccante biografia su allmusic.com (qui), siano amici di David Gray e Damien Rice, hanno forse creato un genere. Essendo metallari, ma sapendo suonare la chitarra e sapendo suonare flamenco ed altri generi "latini", ecco qua un misto di Buena Vista Social Club e rock acustico. Canzoni loro, solo ogni tanto qualche "dedica": ascoltatevi le sopraffine cover di One e di Orion dei Metallica, e, visto che qualche tempo fa Lafolle vi segnalò quella di Frank Zappa, quella della celeberrima Stairway To Heaven (occorre ancora dire di chi sia l'originale?).

Piacere per le orecchie, non solo quelle dei chitarristi.

immigrati


Capita. Leggete questa storia.

lingue


Ancora da D La Repubblica delle donne, due articoli interessanti sull'evoluzione e sull'uso delle lingue.


Se dico "Te quiero" non posso non sentirci dentro i miei 14 anni, il luogo, il ragazzo a cui MI DICHIARAVO. Ma se sul palcoscenico di un teatro dico "Ti voglio (bene)"

di Maria Pilar Perez Aspa*

Nella mia lingua adulta che è ormai l'italiano, quelle diventano parole bianche su cui scrivere, con le quali mi sento libera di giocare. Bianche, non vuote, perché non sono cariche di pregiudizi, ricordi, riferimenti. Non ho mai voluto fare "l'attrice spagnola in Italia", ma ho preferito mettermi alla prova su tutti i testi e, una volta superato lo scoglio linguistico, ho scoperto quanta ricchezza e libertà ci siano in questa mia diversità. Nelle Troiane, per esempio, si dice: "Non più gioia, non più terra, non più città". Ecco, città è per me il luogo universale, il posto in cui tornare; se lo dico in spagnolo, ciudad, acquista un significato più domestico, penso - che so - ai cartelli stradali di Saragozza che invitano a tenere pulito intorno. Perché una lingua è suono, significato. E soprattutto misura: quella che acquisti con gli anni, che all'inizio non sai dosare. Le parolacce e i vezzeggiativi sono i migliori esempi: sapere quali usare, quando e con chi. Se parli male una lingua, ti senti impoverita, hai un capitale di concetti e sfumature che non sai come spendere. Ti scopri incerta e traballante.Quando arrivai in Italia a 22 anni mi ritrovai a dover eseguire un doppio salto mortale: usare una lingua nuova non solo per vivere, ma per lavorare, fare l'attrice. Una lingua molto diversa, più musicale e gestuale, fatta per il canto, mentre lo spagnolo è grave, rimanda a una cultura asciutta, a un senso del tragico più sobrio. Frequentare due lingue mi ha fatto capire quanto, nel mio lavoro, devo cercare il senso profondo del testo. Rintracciare il filo che l'autore ha tessuto con l'idea e che poi ha subito un percorso, attraverso la traduzione, l'interpretazione, l'idea del regista. Rispetto del testo, dunque, relazione con chi lavori e con te stesso: non ti puoi permettere di fare in fretta, di prendere un testo e fidarti della prima impressione. Quella è sempre sbagliata: il viaggio dentro la parola non finisce mai, pronunci per venti repliche una frase e, all'improvviso, ti si apre, ti si illumina. Finalmente respiri con il testo ed è la cosa più bella. Quando salgo sul palcoscenico, cerco di restare ancorata a me stessa e tenere presente quale filo mi lega a quel personaggio. Più lungo sarà, più interessante sarà il mio viaggio, e la ricerca dentro me stessa, più riuscirò ad aprire dei mondi per chi sta in platea. Se un insetto può diventare foglia agli occhi di chi guarda restando insetto, l'attore può diventare re, bambino, tavolo, senza ingannare nessuno. E io, come l'insetto, resto me stessa, usando una lingua che è diventata mia, nella quale ormai penso, scrivo, rifletto. Lo spagnolo mi sorprende ogni tanto, magari all'improvviso, quando ho davanti un bambino: è la lingua materna che si prende la sua rivincita.

*attrice, nata a Saragoza, in Italia da 14 anni. Co-fondatrice della compagnia teatrale Atir, ha vinto nel 2005 il premio Virginia Reiter per l'interpretazione di Andromaca nelle Troiane


I SPEAK HINGLISH
INDIANO+INGLESE è la formula linguistica del futuro, e non solo nel subcontinente di Mumbai e New Delhi

di Federico Rampini

Prima di ridicolizzare l'inglese in salsa francese dell'ispettore Clouzot (La pantera rosa), il grande attore inglese Peter Sellers si era esibito in una indimenticabile caricatura dell'accento indiano in Hollywood Party, gioiello di umorismo surreale degli anni Sessanta. Lo emulò per bravura linguistica un altro gigante del cinema britannico, Sir Alec Guinness, nella parte del vecchio indù in Passaggio in India. In America una giovane generazione di comici "standup" - noi diremmo da cabaret - imita l'accento dell'informatico di Bangalore, che al telefono ti assiste quando hai dei problemi con il computer. Il turista che viaggia in India sa che fra le prime emozioni dell'atterraggio a New Delhi o Mumbai c'è l'immersione sonora in un subcontinente asiatico dove la lingua inglese è di casa, ma anche troppo: avendo messo le radici in India da due secoli, è diventata un dialetto locale, con le sue regole e la sua sintassi. In quanto alla pronuncia, ci vuole un buon allenamento per imparare a decifrarla.In parte l'inglese degli indiani colti ha subito la sorte di quello parlato dagli australiani, dai neozelandesi, dai bianchi del Sudafrica: custodita con deferenza e rispetto, la lingua dei colonizzatori ha conservato a migliaia di chilometri di distanza delle forme di solennità e dei preziosismi che nella madrepatria sono scomparsi. Sicché per un inglese sentire un indiano erudito che parla la sua lingua è un po' come per noi rileggere Collodi o De Amicis. Vi si aggiunge il fatto che - a differenza di Stati Uniti, Canada o Australia - in India l'inglese deve convivere con una trentina di lingue locali, nobili e antichissime. Quando l'India ha deciso di integrarsi nell'economia globale, sono fiorite le scuole di "correzione dell'accento". Bisognava offrire un servizio impeccabile alle multinazionali americane che delocalizzavano i call center: catene alberghiere o compagnie aeree avevano bisogno di personale capace di gestire da Calcutta le prenotazioni per i clienti del Midwest e della North Carolina. Guai a spaventarli con pronunce esotiche. Generazioni di giovani indiani sono andati così a scuola di perfezionamento della dizione. Hanno perfino imparato a simulare le diverse inflessioni della West Coast americana, della East Coast, del Texas, a seconda del fuso orario da cui arrivavano le chiamate d'oltreoceano.Di recente, però, è iniziata un'inversione di tendenza. Lo Hinglish (da "hindi + english"), come l'hanno definito loro stessi con autoironia, si è affrancato dal suo complesso d'inferiorità. Ha acquistato schiere di ammiratori. Viene esibito con dignità e fierezza. Il fenomeno coincide con il boom economico e l'orgoglio nazionale della nuova India. Alcuni scrittori hanno avuto un ruolo di precursori. Salman Rushdie e Arundathi Roy cominciarono a spruzzare qui e là nei loro romanzi dei dialoghi in Hinglish verace, come lo si parla nelle migliori famiglie indiane, impastando disinvoltamente inglese accademico e vocaboli locali, in una gioiosa e divertente "masala" (mescolanza). Più di recente Vikram Chandra in Giochi sacri ha spinto il realismo linguistico vernacolare ancora più in là, con l'audacia di un Gadda o di un Camilleri.Dalla letteratura, la riscossa dello Hinglish si estende al cinema. Gli sceneggiatori di Bollywood ormai usano senza pudori il nuovo mix di inglese e hindi (o urdu per i personaggi musulmani), genuino e colorito. Lo stesso accade nella musica. Perfino gli elitari giornali in lingua inglese, come The Times of India, un tempo rigorosi come l'Accademia della Crusca, oggi si sono arresi alla contaminazione. Il linguista Vaishna Narang della Nehru University di New Delhi sostiene che "è scomparso lo snobismo di chi cercava di distinguersi dalle masse imparando la pronuncia di Oxford e Cambridge". La scrittrice Baljinder Mahal aggiunge che "nessuno più considera la produzione culturale indiana come di serie B". Bollywood ha ormai superato Hollywood per il volume della produzione cinematografica. Anche la letteratura e la musica indiane dilagano nel mondo intero. La corrispondente del New York Times da New Delhi, Amelia Gentleman, lancia una scommessa: lo Hinglish finirà per diventare l'inglese più parlato del pianeta. C'è un precedente ovvio. L'America, grazie alla sua potenza economica e alla produzione culturale di massa, ha imposto i suoi slang e i suoi accenti, e il baricentro del "global English" si è già allontanato dalle rive del Tamigi. Ora, scrive il New York Times, "ci sono più anglofoni nel subcontinente asiatico che nel Nordamerica e nel Regno Unito messi assieme; nel mondo prevalgono coloro che parlano l'inglese come una seconda lingua". L'economia globale è invasa da anglofoni che non hanno una goccia di sangue anglosassone nei loro alberi genealogici. Alleniamo i nostri orecchi a decriptare la dolce cantilena dello Hinglish.

usato


Che fine fanno i "nostri" vestiti usati? Un articolo di D (Repubblica) indaga.


55 Kg pret-à-porter

MITUMBA Sono i pacchi di abiti usati che dal Primo mondo vanno al Terzo. Con un peso stabilito. E percorsi discutibili

di Alessandra Iadicicco

Cinquantacinque kg prêt-à-porter. Ma è diverso da quello che sembra. Non è il peso ideale di un'indossatrice pronta a sfilare. È la misura esatta, la taglia perfetta, il peso limite dei vestiti che saranno sì portati, e perfino con manovre spettacolari: messi in equilibrio, dentro grossi pacchi, sulla testa degli africani - o africane - addetti al trasporto dei capi di seconda mano inviati a tonnellate dai Paesi ricchi e ridistribuiti, di 55 kg in 55 kg: di più neanche il portatore più abile e forte potrebbe reggerne, in tutto il Continente Nero. Capito di che cosa stiamo parlando?Ma è diverso da quello che sembra.I segreti di questo giro - grandioso, perché il suo raggio tocca tutti i punti del globo: i mittenti Europa e Usa, i destinatari africani, l'Oriente eurasiatico ed estremo che puntano a entrare nel quadrante o a regolarne con calcolato tempismo le lancette. Ed è prodigioso: per i miracoli e le sorprese che la pratica del riciclo può produrre, si scoprono solo avvicinandosi alle suddette confezioni. Per guardare quel che ci sta dentro e quel che ci sta dietro. In lingua swahili le chiamano mitumba. Che vuol dire semplicemente, se preferite maliziosamente, "balle". La prima è che gli indumenti del Primo mondo, passati di seconda mano nel Terzo, apparterrebbero a dead white men. Un nero vivo e vegeto non riesce infatti a concepire come qualcuno possa disfarsi di ciò che è ancora utilizzabile. Utile, necessario, prezioso anzi: se si considera che il 90 per cento degli africani si porta addosso vestiti "ereditati" grazie a questi "lasciti". Rassicurati nei timori di approfittare di un gesto ritenuto scandaloso da quella luttuosa dichiarazione di provenienza.I presunti firmatari del testamento, invece, prendano l'espressione per una formula di scaramanzia: il buon auspicio di una rinascita a ogni ricambio del guardaroba. La piccola pietosa bugia, mirata a scongiurare manie e sventare superstizioni è solo il più innocuo degli equivoci. Perché diciamolo insomma, e senza correre il rischio di ripeterci: non si tratta di donazioni. I bianchi, vivi o morti che siano, questi abiti agli africani non li regalano. A dispetto di tutte le buone intenzioni e di scaramantiche formulazioni, glieli vendono. A che titolo e a quale costo si scopre solo sciogliendo - come enigmi - le balle dei mitumba. Recano etichette enigmatiche, criptiche sigle cifrate le spedizioni imballate giunte dal Nord America e dall'Occidente europeo in una ventina di punti di raccolta sparsi nel continente africano. ASM, MCS, NYR, BRA. Che, abbinati al cartellino di un prezzo al chilo, perdono la magia dei codici misteriosi e acquistano il valore - espresso in euro - di acronimi di facile interpretazione. Il sacco con l'African Summer Mix contiene i "vestimenti leggeri" per l'estate: top, T-shirt, canottiere e camiciole vendute a 50 centesimi al chilo e gettonatissime sulle spiagge di Monrovia e di Freetown. Più care le Men Cotton Shirts: selezionate in base alla fattura e ai tessuti naturali, costano 2,20 euro al kg. Con 1,80 le signore possono portarsi a casa un buon volume di impalpabili Nylon Rubbished, ovvero sottovesti sintetiche. Ma sono pronte a sborsare fino a 4 euro al kg - la cifra più alta registrata in questi stock - per avere uno solo dei bustini, corsetti o reggipetti (bra è appunto il diminutivo di brassière) che, tagliati su curve e misure individuali, sono ambiti come pezzi unici. Anche agli sprovvisti del talento per l'enigmistica decifrazione parlano da sole le diciture.CAP dei cappelli parasole (3 euro al kg), BELT per le cinture in pelle (oggetti di un culto vintage per i giapponesi, 90 centesimi al kg), SHOED, scarpe usate con un ottimo mercato nell'Europa dell'Est, e BIKINI che si vedono a occhio nudo attraverso la plastica trasparente delle confezioni, segnalate oltre che dal cartellino del prezzo (95 centesimi al kg), dalla raccomandazione di maneggiare con cura, evitando di comprimere per non danneggiare le coppe o logorare gli elastici dei costumi da bagno. Ma chiarite scritte e avvertenze sulle targhette, servono forse ancora altre spiegazioni. Hanno tutte le ragioni di pretenderne gli uomini che per buona - e non ultima! - volontà affidano alle associazioni benefiche - Caritas, Croce Rossa, parrocchia del quartiere - i propri capi smessi da destinare ai bisognosi dell'altro mondo. E scoprono invece di fornire merce davvero impagabile a un business internazionale di ragguardevoli proporzioni. La spiegazione più semplice è che nessuno fa niente per niente. Raccolta, selezione, trasporto e distribuzione di questo vestiario - corrispondente alla prima voce di importazione nell'economia africana e a una buona fettina di export - hanno un costo. La valutazione dei prezzi bassissimi di queste merci e del senso dell'intera operazione - commerciale, economica, geopolitica - è molto più complessa. Perché è vero che gli africani coinvolti, anche da soggetti attivi, nel commercio dei vestiti vi trovano un'occasione per lavorare e migliorare le proprie condizioni. Ma è anche vero che i prezzi stracciatissimi di capi di cui un occidentale ricco avrebbe fatto stracci, mettono fuori mercato le industrie del tessile e dell'abbigliamento locale. E basti dire che i cinesi, pur di entrare in questo giro di affari abbattendo la concorrenza con l'usato, hanno iniziato a produrre e distribuire capillarmente vestiti nuovi da spacciare come mitumba taroccati: a tutti gli effetti, "balle cinesi". Per evitare depressioni economiche, nefaste tendenze al ribasso, funeste tentazioni di truffa, molte associazioni europee hanno riorganizzato e diversamente orientato le proprie attività.Le britanniche TRAID (Textile Recycling and Internazional Development) e CICD (College for International Co-operation & Development) hanno chiuso localmente il ciclo dei vestiti in Africa per rivendere l'usato in Inghilterra e inviare i profitti così ricavati nel Terzo mondo. Idem il consorzio Prisma di Vicenza o l'associazione Recuperandia di Carpi, che hanno puntato tutto sull'educazione al riciclaggio degli italiani, sulla distribuzione ai nostri poveri degli abiti invernali (inservibili all'equatore) e sull'invio agli africani di sostegni pecuniari. L'internazionale Humana People to people, infine, raccoglie vestiti usati in tutto il mondo, ne rivende il 50 per cento in Africa, l'altra metà in Europa e impiega i guadagni per finanziare progetti di Child Aid, prevenzione di Hiv/Aids, rimboschimento delle foreste in Namibia. Chiaro, no?Perché lo sia il più possibile, perché ambiguità e malintesi di questi cicli e ricicli siano dissipati in nome della trasparenza, un contributo geniale l'ha dato il regista italiano Raffaele Brunetti che ha firmato il documentario Mitumba, The second Hand Road recentemente presentato a Doc 3 (Rai Tre) da Fabio Volo quale narrazione dell'odissea di una maglietta dalla Germania alla Tanzania. Il film, Globo d'Oro 2004-2005 come miglior documentario, fa luce su traffici non tanto torbidi quanto offuscati dal fatto che se n'è all'oscuro. Li mette in buona luce: "Sono favorevole", dichiara il suo autore, "all'idea di recuperare i materiali e di evitare così una distruzione che sarebbe antieconomica e anche inquinante". E sfata davvero - disfacendole - le balle dei mitumba. Conclude infatti Brunetti: "Certi meccanismi dovrebbero essere più chiari. È solo grazie alla mitumba che molti in Africa oggi hanno un abito. E il suo commercio dà lavoro a molte persone".