No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20180430

Fantasia gemella

Twin Fantasy (Face to Face) - Car Seat Headrest (2018)

Prima volta che li sento anche nominare, i Car Seat Headrest sono una band votata al DIY (do it yourself), da Leesburg, Virginia, voluta dal leader Will Toledo, voce e tutti gli strumenti dal 2010, anno di formazione, fino al 2014, anno in cui si è deciso ad "assumere" altri musicisti e a mettere in piedi una vera band. In realtà, questo è il loro undicesimo album (in otto anni!), ed è un completo remake del loro omonimo sesto disco uscito nel 2011 (il Face to Face messo tra parentesi è stato inserito per differenziare le due versioni).
Onesto lavoro indie rock, che nasce originariamente come concept album sul fallimento delle relazioni e la depressione che ne segue, viene rielaborato da un punto di vista più maturo e meno pessimistico. E' però un lavoro complesso, perché Toledo e i suoi sono capaci di scrivere pezzi anche orecchiabili, ma si divertono a complicarli, espanderli, dilatarli.



The first time I hear them even mention, the Car Seat Headrest is a band voted to DIY (do it yourself), from Leesburg, Virginia, wanted by the leader Will Toledo, voice and all the instruments from 2010, year of set up, until 2014 , the year in which it was decided to "hire" other musicians and set up a real band. In fact, this is their eleventh album (in eight years!), and is a complete remake of their sixth album of the same title released in 2011 (the Face to Face placed between brackets was inserted to differentiate the two versions).
Honest indie rock work, originally born as a concept album on the failure of relationships and the depression that follows, is reworked from a more mature and less pessimistic point of view. But it is a complex job, because Toledo and his people are able to write even catchy tracks, but they have fun complicating them, expanding them, dilating them.

20180429

Fire In The Room

Il fuoco in una stanza - The Zen Circus (2018)

A poco più di un anno dal precedente La terza guerra mondiale, come da loro annunciato poco dopo, il terzetto pisano, ormai divenuto un quartetto in pianta stabile con l'ingresso di Francesco Pellegrini alla chitarra solista, fanno uscire il loro decimo disco: sono in un momento di grande ispirazione, le canzoni escono loro facili e bellissime. E fanno bene: dopo il precedente, disco del 2016 per chi vi scrive, anche questo Il fuoco in una stanza finirà quasi sicuramente nei dieci dischi dell'anno, sempre per il sottoscritto. E' abbastanza facile, ma devo ribadirlo: se, a livello rock e underground, se ancora si può usare questa definizione, gli Afterhours ormai sono una band che può permettersi di festeggiare il loro trentennale riempiendo il Forum di Assago, gli Zen sono probabilmente la realtà italiana che li può sostituire. Quello che mettono in musica è una sintesi delle loro influenze, una via di mezzo tra le cose cantautoriali che piacciono ad Appino (voce e chitarra) e il metal più estremo che piace a Karim (batteria), e il risultato è una rivitalizzazione della canzone italiana, con testi decisamente tutti da ascoltare, riflessioni che affondano a piene mani nel presente. Ancora sperimentazioni qua e là, suoni che spaziano un po' in ogni genere, forse canzoni meno accattivanti da subito come nel disco precedente, ma di sicuro un disco estremamente maturo e da non perdere, per una realtà che è impossibile da ignorare. Per il sottoscritto, i picchi dell'album sono la canzone che gli dà il titolo, e la struggente, e quasi degregoriana Questa non è una canzone, un pezzo che mi porta alle lacrime. Bravissimi.



A little more than a year after the previous "La terza guerra mondiale", as they announced shortly thereafter, the trio from Pisa, now become a quartet on a permanent basis with the entry of Francesco Pellegrini on lead guitar, release their tenth album: they are in a moment of great inspiration, the songs come out of them easy and beautiful. And they are right: after the previous one, record of the 2016 for those who write, this one "Il fuoco in una stanza" too, will almost certainly end up in the ten discs of the year, still in my opinion. It's quite easy, but I have to reiterate: if, at the rock and underground level, if you can still use this last definition, Afterhours are now a band that can afford to celebrate their thirtieth anniversary by filling the Forum of Assago (Milano), the "Zen" are probably the Italian reality that can replace them. What they put into music is a synthesis of their influences, a middle ground between the singer-songwriters who like to Appino (voice and guitar) and the most extreme metal that Karim (drums) likes, and the result is a revitalization of the classic Italian song, with lyrics that are definitely all to be heard, reflections that sink deeply into the present. Still experiments here and there, sounds that range a bit in all genre, perhaps less catchy songs as in the previous album, but certainly an album extremely mature and not to be missed, for a reality that is impossible to ignore. For myself, the peaks of the album are the title track, and the poignant, and almost close to the best songs of Francesco De Gregori "Questa non è una canzone", a track that brings me to tears. Well done.

20180427

Se c'è luce, ti troverà

If There Is Light, It Will Find You - Senses Fail (2018)

Settimo disco in studio per la band di Ridgewood, New Jersey, o meglio, la band di James Buddy Nielsen, unico superstite della formazione originale. Perduranti nella scia dell'hardcore punk, inglobando elementi di emo e screamo, il disco è composto da pezzi ben scritti e coinvolgenti, seppure prevedibili. Le liriche, interamente scritte per la prima volta da Nielsen, si ispirano ad elementi di vita vissuta, positivi o negativi, e lo stesso Nielsen riesce abbastanza bene a trasmettere l'emozione della descrizione. Non male.



Seventh studio album for the band from Ridgewood, New Jersey, or rather, the band of James Buddy Nielsen, the only survivor of the original lineup. Continuing in the wake of hardcore punk, incorporating elements of emo and screamo, the album is composed of well written and engaging tracks, although predictable. The lyrics, entirely written for the first time by Nielsen, are inspired by elements of lived, positive or negative, and Nielsen himself is able to convey the emotion of the description well enough. Not bad.

20180426

Tutto ciò che sappiamo del paradiso, tutto ciò di cui abbiamo bisogno per l'inferno

All We Know Of Heaven, All We Need Of Hell - PVRIS (2017)

Sono arrivato ai PVRIS (Paris, cambiato per motivi legali) tramite un featuring della cantante Lynn Gunn (Lyndsey Gunnulfsen) su un brano dei Tonight Alive. La band si è formata a Lowell, Massachusetts, come combo metalcore, mutando stile al momento di cominciare a registrare il loro debutto del 2014 White Noise. Le radici si apprezzano in maniera vaga, e il contributo electropop è decisivo. Il disco è molto piacevole e orecchiabile, e Lynn, che suona anche le tastiere e la chitarra ritmica, ha una voce estesa e potente che vi ricorderà senza dubbio quella di Sia: non per niente, la band nel 2015 ha inciso una cover di Chandelier, inclusa in una compilation.



I arrived at the PVRIS (Paris, changed for legal reasons) through a featuring the singer Lynn Gunn (Lyndsey Gunnulfsen) on a song by Tonight Alive. The band was formed in Lowell, Massachusetts, as a metalcore combo, changing style when it began to record their 2014 White Noise debut. The roots are vaguely appreciated, and the electropop contribution is decisive. The record is very enjoyable and catchy, and Lynn, who also plays keyboards and rhythm guitar, has an extensive and powerful voice that will no doubt remind you of Sia: not for nothing, the band in 2015 has recorded a cover of Chandelier, included in a compilation.

20180425

Farfalla

Butterfly - Natalie Merchant (2017)

Meravigliosa, sempre, Natalie Merchant da Jamestown, New York, cantautrice molto amata dal sottoscritto. L'anno passato ha fatto uscire un cofanetto celebrativo da 10 dischi, tra cui questo era quello "nuovo". 10 brani, di cui tre inediti (Butterfly, Baby Mine, Andalucia) e sette vecchi risuonati (She Devil, outtake da Ophelia, inclusa in Retrospective 1995-2005, Frozen Charlotte, Ophelia e My Skin da Ophelia, The Worst Thing da Motherland, The Man in the Wilderness e Vain and Careless da Leave Your Sleep), alla maniera di Paradise is There: risuonare vecchi brani, ma con un quartetto d'archi.
E niente: brividi. Provate.



Marvelous, as always, Natalie Merchant from Jamestown, New York, singer-songwriter much loved by myself. Last year she released a 10-disc celebratory box set, among which this was the "new" one. 10 tracks, three of which unpublished (Butterfly, Baby Mine, Andalucia) and seven old songs (She Devil, outtake from Ophelia, included in Retrospective 1995-2005, Frozen Charlotte, Ophelia and My Skin from Ophelia, The Worst Thing from Motherland, The Man in the Wilderness and Vain and Careless from Leave Your Sleep), in the manner of Paradise is There: record again old songs, but with a string quartet.
And nothing: chills. Try.

20180424

Anno della tigre

Year of the Tiger - Myles Kennedy (2018)

Si potrebbero aprire infinite riflessioni sul destino: essere al posto giusto nel momento giusto può aprirti le porte della storia. Chiuderò questa riflessione più tardi. Adesso parliamo del primo disco da solista per il 48enne Myles Richard Kennedy, da Boston, Massachusets, cantante e chitarrista dotatissimo (c'è chi pensa che sappia solo cantare, tra l'altro con un estensione da paura, in realtà è stato pure insegnante di chitarra), un tipo dalla faccia simpatica, un viso che è un incrocio tra Kevin Bacon e Jim Carrey. Chi si interessa un poco di musica rock sa che il ragazzo ha fatto molta strada dai tempi della sua prima band di una certa notorietà, i Mayfield Four: ha rifiutato l'offerta di entrare nei Velvet Revolver, si è unito all'inizio agli AlterBridge, ha suonato con Jimmy Page, John Paul Jones e Jason Bonham per qualche tempo, e la voce che girava era che volessero rimettere in piedi i Led Zeppelin senza Robert Plant, si è unito a Slash per il suo progetto solista, insomma, oggi è un musicista rock molto rispettato, e questo rispetto se lo merita tutto. Tra l'altro, dalle note biografiche sembra pure una persona a posto, nessun eccesso, testa sulle spalle, mai dichiarazioni strampalate, fa beneficenza e supporta la lotta contro l'estinzione di alcune specie di animali e contro il commercio di avorio. Avendolo visto un paio di volte live con gli AB, posso anche confermare che non è un bluff. Detto tutto questo, alle prese con il suo primo lavoro da solista, disco sul quale canta, suona chitarra, banjo, mandolino, lap steel, e pure il basso, Myles conferma che è un gran cantante, un bravo chitarrista, e che sa scrivere le canzoni. Il disco prende spunto dalla morte del padre, avvenuta nel 1974 (l'anno della tigre per il calendario cinese), ed è una riflessione sul senso della vita e sulla relazione di lui stesso con la fede (si dichiara ateo e agnostico, ma è dapprima cresciuto in una famiglia di cristiani scientisti, dopo di che la madre ha sposato un ministro metodista).
Lo stile è folk blues, suonato con piglio rock, e in molti frangenti, ricorda qualche avventura solista di Chris Cornell, cantante che, non solo a me, ricorda molto per il timbro e gli acuti. Il disco non è assolutamente brutto, ma la differenza tra Kennedy e Cornell è quella di cui vi parlavo in apertura: solo uno dei due rimarrà nella storia della musica, e questo non sarà Myles Kennedy.



You could open endless reflections on fate: being in the right place at the right time can open the doors of history. I will close this reflection later. Now let's talk about the first solo album for the 48-year-old Myles Richard Kennedy, from Boston, Massachusets, very good singer and guitarist (some think he can only sing, among other things with a frightening extension, actually he was also a guitar teacher), a nice-faced guy, a face that is a cross between Kevin Bacon and Jim Carrey. Who cares a little about rock music knows that the guy has come a long way since his first notorious band, the Mayfield Four: he refused the offer to enter the Velvet Revolver, he joined AlterBridge at their very beginning, he played with Jimmy Page, John Paul Jones and Jason Bonham for some time, and the rumor was that they wanted to get the Led Zeppelin back without Robert Plant, he joined Slash for his solo project, so today he is a highly respected rock musician, and he totally deserves this respect. Among other things, from the biographical notes also seems a good person, no excess, head on his shoulders, never bizarre statements, he does charity and supports the fight against extinction of some species of animals and against the trade in ivory. Having seen him a couple of times live with the AB, I can also confirm that it is not a bluff. Having said all this, grappling with his first solo work, disc on which he sings, he plays guitar, banjo, mandolin, lap steel, and also the bass, Myles confirms that he is a great singer, a good guitarist, and he knows how to write songs. The record is inspired by the death of his father, which occurred in 1974 (the year of the tiger for the Chinese calendar), and is a reflection on the meaning of life and on the relationship of himself with faith (he declares himself an atheist and agnostic, but was first raised in a Christian Science family, after which the mother married a Methodist minister).
The style is folk blues, played with rock attitude, and in many situations, recalls some solo adventure by Chris Cornell, a singer who, not only to me, he remembers a lot for the timbre and the treble. The record is not absolutely bad, but the difference between Kennedy and Cornell is the one I was talking about in the opening: only one of them will remain in music history, and this will not be Myles Kennedy.

20180423

Trust

Fidatevi - Ministri (2018)

Sesto disco dei Ministri, che apre il solito "dibattito": si sono rammolliti oppure no? Bene, sfuggirò a questo trappolone, e mi baserò su un concetto letto in una loro intervista: i Ministri sono una band fuori moda, perché a loro piace l'analogico. Anche se usano le tastiere (dosatissime), non disdegnano le ballate (o presunte tali), e si ispirano ai grandi del rock, quasi tutti mainstream. Quindi, anche se ci ricordiamo tutti l'attitudine vagamente grunge che ci facevano venire in mente ai loro inizi, dobbiamo metterci in testa che a Davide, Federico e Michele, piace la melodia. E che, così come si ispirano ai Rage Against the Machine, si ispirano anche ai Queen. Quindi, non vi stupite se nella prima parte del disco vi sembrerà di ascoltare un disco punk, mentre nella seconda parte vi convincerete di star ascoltando delle outtakes di Max Pezzali. I ragazzi sono cresciuti, sono degli adulti, parlano, con il loro modo sospeso tra il nonsense e il serissimo, di cose che dieci anni fa probabilmente non avrebbero affrontato: erano ancora molto arrabbiati. Ascolterete questo disco, ripenserete a Tempi bui, ma pian piano vi accorgerete che pure su questo Fidatevi ci sono alcune grandi canzoni.



Sixth album for the Ministri, which opens the usual "debate": are they softened or not? Well, I will escape this trap, and I will rely on a concept read in one interview to them: the Ministri are an outmoded band, because they like the analog. Even if they use keyboards (very rarely), they do not disdain ballads (or supposed), and they are inspired by the great rock bands, almost all mainstream. So, even if we all remember the vaguely grunge attitude that made us think of their beginnings, we must put in our heads that to Davide, Federico and Michele, they like the melody. And that, as they are inspired by the Rage Against the Machine, they are also inspired by the Queen. So, do not be surprised if in the first part of the album you will feel like listening to a punk record, while in the second part you will be convinced that you are listening to some Max Pezzali outtakes. The boys are grown up, they are adults, they speak, with their way suspended between the nonsense and the very serious, of things that ten years ago probably would not have faced: they were still very angry. You will listen to this record, you will think back to Tempi Bui, but little by little you will find that on this Fidatevi, there are some great songs too.

20180422

Potenza di fuoco

Firepower - Judas Priest (2018)

Nonostante li avessi "abbandonati" da tempo, i Judas Priest hanno continuato imperterriti a far uscire dischi, perfino quando furono lasciati (dal 1991 al 2003) da Bob Halford (sostituito da Tim Ripper Owens, vicenda che ha perfino ispirato un film, Rock Star). Ultimamente mi ha preso la nostalgia, ho riascoltato dei vecchi live, e ho scoperto che un nuovo disco era in uscita: il diciottesimo! Beh, amici, credeteci oppure no, questa band composta da un nucleo storico (Halford, Tipton, Hill) di settantenni (più o meno: 66, 70, 67, rispettivamente), un 56enne (Scott Travis, batteria) e un "ragazzino" 38enne (Richie Faulkner, che ha sostituito K. K. Downing nel 2011), sa ancora perfettamente come comporre e imbastire un eccellente disco heavy metal. Più lo ascolto e più rimango sbalordito: non c'è un pezzo fuori posto, non ce n'è uno debole, nessun riempitivo. Provatelo.
Nota triste: poco prima dell'uscita del disco, è stato annunciato che a Glenn Tipton è stato diagnosticato il Parkinson (già da una decina d'anni), e che quindi rimarrà membro della band, ma non andrà in tour. Sarà sostituito da Andy Sneap, su Firepower produttore, come musicista già nei Sabbat.



Despite I "abandoned" them for some time, the Judas Priest have continued undaunted to release records, even when they were left (from 1991 to 2003) by Bob Halford (replaced by Tim Ripper Owens, story that even inspired a film, Rock Star). Lately it took me homesickness, I listened to old live shows, and I discovered that a new album was coming out: the eighteenth! Well, friends, believe it or not, this band made up of a historical core (Halford, Tipton, Hill) of seventy-years-old guys (more or less: 66, 70, 67, respectively), one 56 year old (Scott Travis, drums) and a "little boy" 38-year-old (Richie Faulkner, who replaced K. K. Downing in 2011), still knows perfectly how to compose and baste an excellent heavy metal disc. The more I listen to it, the more I am stunned: there is not a piece out of place, there is not a weak one, no filler. Try it.
Sad note: just before the release of the album, it was announced that Glenn Tipton was diagnosed with Parkinson's disease (already for about ten years), and that he will therefore remain a member of the band, but will not go on tour. He will be replaced by Andy Sneap, on Firepower producer, as a musician already in Sabbat.

20180420

Violenza

Violence - Editors (2018)


Come con altre band, anche con i Brummies Editors ho un rapporto conflittuale. Se vi interessa andare alle radici, potete leggere le recensioni del passato. Ma non è finita qui: questo loro nuovo, sesto disco, l'ho ascoltato bene qualche settimana fa in auto, e mi ha fatto un effetto strano, non buono (mi ricordo di aver pensato: "quand'è che sono diventati gli Interpol?"). Quando ieri (qualche giorno prima rispetto a quando leggerete questa recensione) mi sono rimesso all'ascolto per scriverne definitivamente, l'effetto è stato molto diverso. Approfondiamo.
La band ha collaborato pesantemente con Blanck Mass, uno dei membri fondatori dei Fuck Buttons, e nonostante quello che ne dica il cantante Tom Smith, tutto il disco ne risente, non solo i pezzi più orientati verso l'elettronica. Il che non è propriamente un male: anzi. Il disco, che sempre a detta di Smith è una riflessione sulle connessioni tra umani, riesce a creare un'atmosfera che rende l'idea della bellezza delle stesse (Darkness at the Door), ma pure delle tremende difficoltà che tali connessioni stanno avendo, in questa epoca di superficialità. Ci sono pure canzoni che non esito a definire bellissime, come la sinuosa Nothingness, ma onestamente, bisogna dire che il disco è convincente, e più lo ascolto, meno mi capacito della mia prima impressione.



As with other bands, even with the Brummies Editors I have a conflictual relationship. If you are interested in going to the roots, you can read the reviews of the past. But it did not end here: this their new, sixth record, I listened to it well a few weeks ago in the car, and it made a strange effect, not good (I remember thinking: "When did they became the Interpol?"). When yesterday (a few days before when you read this review) I resumed listening, to write it down the review definitely, the effect was very different. Let's go deepen.
The band has collaborated heavily with Blanck Mass, one of the founding members of Fuck Buttons, and despite what the singer Tom Smith says, the whole record is affected, not just the most electronic-oriented tracks. Which is not really bad: on the contrary. The album, which according to Smith is a reflection on the connections between humans, manages to create an atmosphere that makes the idea of ​​the beauty of the same (Darkness at the Door), but also of the tremendous difficulties that such connections are having, in this era of superficiality. There are also songs that I do not hesitate to define beautiful, like the sinuous Nothingness, but honestly, it must be said that the record is convincing, and the more I listen, the less I can get back to my first impression.

20180419

Solo umano

Only Human - Scott Calum (2018)

Giovane (29) prodotto dei talent della Perfida Albione, Calum Scott viene da Kingston upon Hull, Yorkshire, e questo è il suo primo disco. Ottima voce e una buona mano in fase compositiva, seppur leggermente ripetitiva. Il genere si inquadra bene con l'etichetta blue-eyed soul (o soul bianco), naturalmente aggiornato con suoni moderni ed elettronici. Può far comodo quando in auto si hanno passeggeri che non tollerano le chitarre distorte.



Young (29) product from the UK's talent shows, Calum Scott comes from Kingston upon Hull, Yorkshire, and this is his first record. Excellent voice and a good hand in the compositional phase, albeit slightly repetitive. The genre fits well with the blue-eyed soul label, naturally updated with modern and electronic sounds. It can be handy when you have passengers, in your car, who do not tolerate distorted guitars.

20180418

Superorganismi

Superorganism - Superorganism (2018)

Molto curiosa sia la genesi che il metodo di lavoro di questa band decisamente internazionale, che mette insieme membri provenienti da UK, Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda. In pratica, la band indie pop neozelandese dei The Eversons ha via via aggiunto membri, per formare questo progetto strampalato, leggero e divertente, iniziando dalla fan giappo-statunitense Orono Noguchi. Lavorano sulla loro musica mandandosi avanti e indietro dei file: in perfetto stile internet-age.
Il risultato è etereo e, almeno per me, decisamente non fondamentale. Un frullato di tecnica strumentale piuttosto basica, e innesti di campionamenti e synth, con la delicata voce di Orono detta OJ che viaggia asimmetricamente sul tutto.



Very curious both the genesis and the working method of this decidedly international band, which brings together members from the UK, Japan, South Korea, Australia and New Zealand. In practice, the New Zealand indie pop band The Eversons has gradually added members, to form this bizarre, light and fun project, starting with the Japanese-American fan Orono Noguchi. They work on their music by sending files back and forth, in perfect internet-age style.
The result is ethereal and, at least for me, definitely not fundamental. A smoothie of rather basic instrumental technique, samples, patterns and synths, with the delicate voice of Orono (called OJ) that travels asymmetrically on the whole thing.

20180417

Utopia americana

American Utopia - David Byrne (2018)

E' dannatamente difficile parlare male di un musicista/artista come David Byrne. Però, provate ad ascoltare questo America Utopia, che tenta, come sempre, di essere innovativo e solare, e che fa parte di un progetto multimediale intitolato Reasons to Be Cheerful (in omaggio all'omonima canzone di Ian Dury, e, semplicemente, una spinta ad essere felici ed ottimisti a dispetto di tutti i problemi socio-politici), e a non annoiarvi un pochino. Il marchio di fabbrica è sempre presente, impossibile non riconoscere quello di Byrne, alcuni ritornelli sono pure accattivanti (ci mancherebbe, insomma, se non sa scrivere canzoni lui...), ma c'è una fortissima sensazione di già sentito che è soverchiante. E' un qualcosa che traspare anche dai testi: pericolosamente in bilico tra profonde riflessioni e banalità. Nonostante ciò, come detto, tanto di cappello perché, seppure a 65 anni, continua a ricercare qualcosa di innovativo, e perché riesce a scrivere ancora gemme come la progressione synth di Doing the Right Thing o la lezione art-rock della seguente Everybody's Coming to My House (anche se raggiungendo i picchi acuti della voce con grande sforzo...).



It's damn difficult to talk badly about a musician/artist like David Byrne. However, try to listen to this America Utopia, which tries, as always, to be innovative and solar, and which is part of a multimedia project entitled Reasons to Be Cheerful (in homage to the homonymous song by Ian Dury, and simply a pushed to be happy and optimistic in spite of all socio-political problems), and not to bore you a little. The trademark is always present, impossible not to recognize that of Byrne, some choruses are also catchy (obviously, of course he knows how to write songs!), but there is a strong feeling of already heard that it is overwhelming. It is something that also transpires from the lyrics: dangerously poised between deep reflections and banality. Despite this, as I said, down the hat, because, even at 65, continues to seek something innovative, and because it can still write gems like the synth progression of Doing the Right Thing or the art-rock lesson of the following Everybody's Coming to My House (even if reaching the sharp peaks of the voice with great effort ...).

20180416

Magia morta

Dead Magic - Anna von Hausswolff (2018)

Come ebbi a dire qualche settimana fa discorrendo amabilmente con amici, come ormai si fa sui gruppi Whatsapp, un disco che viene presentato dalla rivista Q versione UK con "Gargantuan goth epic from Sweden's Queen of Darkness", andrebbe ascoltato a prescindere. Ora, si dà il caso che chi segue fassbinder abbia già sentito parlare della svedesina, e tutto questo dietro segnalazione di una lettrice: abbiamo parlato di Anna Michaela Ebba Electra von Hausswolff in occasione dei suoi due dischi precedenti, The Miraculous (2015) e Ceremony (2013). Rileggendo queste mie due, sono contento di aver notato per tempo due similitudini che sono state notate anche da addetti ai lavori ben più accreditati: il nome di Kate Bush viene fatto spesso (almeno perché entrambe sono dei soprano), mentre di recente, la stessa Anna ha pubblicato orgogliosamente sul suo profilo Instagram un'intervista in cui Diamanda Galàs la cita come una delle cose più recenti che hanno destato la sua attenzione. Ma, detto questo, veniamo brevemente a questo quarto disco da poco uscito: cinque canzoni la cui durata varia dai 5.18 del solo di organo The Marble Eye, ai 16.17 della superba Ugly and Vengeful, che definiscono un ulteriore passo avanti nella progressione di questa ancor giovanissima (31) artista che è definitivamente, lo confermo pure io, per quanto possa valere, una delle poche cose originali, eccitanti, interessanti, inquietanti, degne di nota nel panorama musicale mondiale. So che sembrerà conveniente non entrare in dettagli, ma la musica di Anna von Hausswolff è una di quelle cose per cui non vale la pena di cercare parole descrittive. Bisogna prendere il disco, metterlo su, e lasciarsi letteralmente penetrare mentalmente da esso. Fidatevi: sarà un'esperienza trascendentale.



As I said a few weeks ago talking amiably with friends, as is now done on the Whatsapp groups, a record that is presented by the magazine Q UK version with "Gargantuan goth epic from Sweden's Queen of Darkness", should be heard regardless. Now, it happens that those who follow fassbinder have already heard of this young Sweden lady, and all this behind a reader's report: we talked about Anna Michaela Ebba Electra von Hausswolff on the occasion of her two previous albums, The Miraculous (2015) and Ceremony (2013). Rereading these two of mine, I'm glad to have noticed in time two similarities that have been noticed even by insiders more accredited: the name of Kate Bush is often done (at least because both are soprano), while recently, the same Anna proudly published an interview in her Instagram profile in which Diamanda Galàs quotes her name as one of the most recent things that have attracted her attention. But, having said that, let's briefly come to this fourth album recently released: five songs whose duration varies from 5.18 of the organ-solo The Marble Eye, to 16.17 of the superb Ugly and Vengeful, which define a further step forward in the progression of this still very young (31) artist that is definitely, I confirm it too, for what it is worth, one of the few original things, exciting, interesting, disturbing, worthy of note in the world music scene. I know it will seem convenient not to go into details, but Anna von Hausswolff's music is one of those things that are not worth looking for descriptive words. You have to take the record, put it on, and let yourself be literally mentally penetrated by it. Trust me: it will be a transcendental experience.

20180415

Tu non sei solo

You're Not Alone - Andrew W. K. (2018)

Come sia potuto accadere non lo so, ma in tutti questi anni, sono sempre stato incuriosito da Andrew Fetterly Wilkes-Krier aka Andrew W.K., ma non ero mai riuscito ad ascoltarlo. Adesso, al quinto disco, posso parlarvi di lui e di questo disco con una certa cognizione, naturalmente, come sempre, da un punto di vista totalmente personale.
Andrew, come dice meravigliosamente (che invidia!) Steve Kandell su Pitchfork, "è un cartone animato, ma utile, benevolo, familiare". Personaggio totalmente positivo, personalità televisiva e radiofonica, musicista poliedrico e produttore, imprenditore, columnist, autore di spoken word e performance motivazionali e di auto-aiuto, convinto assertore del potere dell'essere umano e dell'amore incondizionato per il prossimo, riesce a mettere tutto questo in musica (e parole), con un messaggio diretto, senza essere un poeta, e con un sound che pesca a piene mani dall'hard rock, dall'AOR, dal miglior Elton John rock (il primo strumento che Andrew ha imparato a suonare, a quattro anni, è stato il piano) e dalle rock opera.
Il risultato è si, un po' kitsch, ma tremendamente coinvolgente, e composto da canzoni da urlare a squarciagola, dannatamente orecchiabili. Un disco che ascolto già da qualche settimana, e che non accenna ad annoiarmi.



I do not know how it happened, but all these years, I've always been intrigued by Andrew Fetterly Wilkes-Krier aka Andrew W. K., but I've never been able to listen to him. Now, on the fifth album, I can talk about him and this record with some knowledge, of course, as always, from a totally personal point of view.
Andrew, as he says wonderfully (what envy!) Steve Kandell on Pitchfork, "He's a cartoon, but useful, benevolent, familiar one". Totally positive character, TV and radio personality, multifaceted musician and producer, entrepreneur, columnist, author of spoken word and motivational and self-help performances, convinced supporter of the power of human beings and unconditional love for others, put all this in music (and words), with a direct message, without being a poet, and with a sound that is full of hard rock, AOR, by the best Elton John rock (the first instrument that Andrew has learned to play, at four years, was the piano), and rock opera.
The result is yes, a bit kitsch, but tremendously engaging, and composed of songs to screaming out loudly, damn catchy. A record I've been listening to for a few weeks now, and which does not seems to have the intention to boring me.

20180413

La casa di carta

La casa de papel - Di Alex Pina - Serie limitata (15 episodi; Antena 3) - 2017

Spagna. Un uomo che si fa chiamare El Profesor, recluta una banda, composta da otto malviventi, esperti in diverse specialità di furto e truffa, per un colpo da record. Li riunisce in una casa di campagna fuori Madrid, per pianificare il tutto meticolosamente, imponendo loro un regime scolastico, ma con grande savoir faire. E, finalmente, arriva il giorno fatidico: entreranno dentro la Fabrica Nacional de Moneda y Timbre, la zecca spagnola. Ma non si tratta di un semplice assalto, di una rapina e fuga immediata. Al contrario.

Convinto dal clamore mediatico suscitato da questa serie spagnola, andata in onda su Antena 3 e poi acquistata da Netflix, cosa che le ha dato notorietà e visibilità internazionale, mi sono deciso a vedere La casa de papel (in Italia La casa di carta). Senza dubbio, la serie merita: ben scritta, un cast interessante, l'intenzione dichiarata di far passare i malviventi come eroi sociali dei nostri tempi. Al tempo stesso, la serie è decisamente imponente ed impegnativa: nella versione originale, siamo di fronte a ben 15 episodi dalla durata di 70 minuti l'uno. Verso la fine, si nota qualche riempitivo di troppo. In Spagna sono stati divisi in due stagioni da 9 e 6 episodi, mentre negli altri paesi, Netflix ha ridotto la durata degli episodi tra i 40 e i 50 minuti, facendo così lievitare il numero degli stessi. Come che sia, una serie davvero buona, che arriva da un Paese diverso dai soliti.

Convinced by the media hype aroused by this Spanish series, aired on Antena 3 and then purchased by Netflix, which gave it international fame and visibility, I decided to see La casa de papel (english version Money Heist). Without a doubt, the series deserves: well written, an interesting cast, the declared intention to let criminals pass as social heroes of our times. At the same time, the series is very impressive and demanding: in the original version, we are facing 15 episodes with a duration of 70 minutes each. Towards the end, you can notice some filler. In Spain they were divided into two seasons of 9 and 6 episodes, while in other countries, Netflix reduced the duration of episodes between 40 and 50 minutes, thus increasing the number of the same. As it is, a really good series, which comes from a country different from the usual ones.

20180412

L'Immortale

Gomorra - di Roberto Saviano, Stefano Bises, Leonardo Fasoli, Ludovica Rampoldi, Giovanni Bianconi - Stagione 3 (12 episodi; Sky Italia) - 2017
Spoiler alert: se non avete visto le prime due stagioni, non leggete.

Don Pietro è morto. Genny invece sta per avere il suo primo figlio. Ciro gli comunica che ha ucciso Don Pietro. Malammore e i suoi inizia a setacciare la città per trovare Ciro. I suoi fedeli alleati sono tutti spariti eccetto Fernando, che confessa di doverlo incontrare per consegnargli un passaporto. Malammore mette al corrente Patrizia; Genny arriva a Scampia dove si finge estraneo, giura vendetta e partecipa al funerale. Il mattino seguente, Genny, Malammore e 'a Lince vanno al nascondiglio di Ciro. Naturalmente, è una trappola. Ciro uccide Malammore. Genny accompagna Ciro in aeroporto, se ne andrà per un tempo, ancora sconvolto per la morte della figlioletta. Genny poi si incontra con i boss del centro di Napoli, e si accorda per la gestione di Scampia e Secondigliano. Tornato a Roma, confessa alla moglie Azzurra il suo tradimento nei confronti del di lei padre.

Prosegue Gomorra, nell'unica maniera in cui poteva proseguire, e mantiene un livello decente e interessante. Bisogna certo andare orgogliosi di un prodotto del genere, mantenendo chiaro il pensiero che al tempo stesso, c'è di che riflettere: la realtà dei fatti è probabilmente peggiore, e non è un bene che tutto ciò accada, e accada in Italia. L'emulazione è più che un rischio, purtroppo. La produzione è già al lavoro sulla quarta stagione, e credo siamo tutti curiosi di vedere come sarà "sostituito" un personaggio che pareva basilare.

Gomorrah continues, in the only way it could continue, and maintains a decent and interesting level. We must certainly be proud of such a product, keeping clear the thought that at the same time, there is a lot to ponder: the reality of the facts is probably worse, and it is not good that all this happens, and it happens in Italy. Emulation is more than a risk, unfortunately. The production is already working on the fourth season, and I think we are all curious to see how it will be "replaced" a character that seemed basic.

20180411

restyling

Ve ne sarete accorti. Era dovuto, qualcuno aveva problemi di visualizzazione, non è il top ma il tempo è sempre poco, e quindi abbiamo utilizzato i moduli pre-impostati.
Attendiamo feedback.
Buona giornata a tutti.

Le belle persone ti rovineranno la vita

Beautiful People Will Ruin Your Life - The Wombats (2018)

Quarto disco per il trio di Liverpool, UK, insieme dal 2003. Moderato successo in passato, abbastanza conosciuti. Disco piacevole, che odora di The Strokes e di Nada Surf, e, come abbiamo avuto già occasione di dire, di tutto quello che è venuto dopo il punk e la new wave. Molti pezzi sono indovinati, e l'attitudine è ballabile, come in passato, i testi simpatici. Come dice correttamente Thomas Smith su NME, "non c'è niente di rivoluzionario, ma neppure niente di cui vergognarsi".



Fourth record for the trio of Liverpool, UK, together since 2003. Moderate success in the past, fairly known. Pleasant disc, which smells of The Strokes and Nada Surf, and, as we have already had occasion to say, of all that came after the punk and the new wave. Many tracks are brilliant, and the attitude is danceable, as in the past, the lyrics are nice. As Thomas Smith correctly says on NME, "there is nothing revolutionary, but nothing to be ashamed of".

20180410

Posto nel mondo

Room Inside the World - Ought (2018)

Se qualcuno avesse ancora qualche dubbio su quante band e quanti musicisti sono rimasti influenzati dalla scena punk, e soprattutto, da quella post punk dei primi anni '80, questo dei canadesi di Montreal Ought è solo uno dei molti esempi "minori", laddove con minori si intenda band meno conosciute di, che ne so, Interpol o Editors, giusto per citarne un paio. Formatisi nel 2011 appunto a Montreal, Canada, intorno ad una sala prove comunale, vedono Tim Darcy alla chitarra e alla voce, Matt May alle tastiere, Ben Stidworthy al basso, e Tim Keen alla batteria e al violino, ricercano la poesia nei loro testi e melodie asimmetriche spesso difficili da "affrontare", ma che lasciano senza dubbio il segno. Questo è il loro terzo disco, dopo More than Any Other Day del 2014, Sun Coming Down del 2015, e un paio di EP (New Calm, 2012, e Once More With Feeling, 2014). Tim Darcy ha pure avuto il tempo di incidere un lavoro solista, Saturday Night, l'anno passato.



If anyone still had any doubts about how many bands and how many musicians were influenced by the punk scene, and above all, from the post-punk one of the early 80s, this Canadian band from Montreal, Ought, is just one of many "minor" examples, where with "minor" means less known bands than, for example, Interpol or Editors, just to name a couple. Formed in 2011 precisely in Montreal, Canada, around a municipal rehearsal room, they are Tim Darcy on guitar and vocals, Matt May on keyboards, Ben Stidworthy on bass, and Tim Keen on drums and violin, they research poetry in their lyrics and asymmetrical melodies often difficult to "face", but that leave without a doubt the sign. This is their third album, after More than Any Other Day, 2014, Sun Coming Down, 2015, and a pair of EPs (New Calm, 2012, and Once More With Feeling, 2014). Tim Darcy also had time to record a solo work, Saturday Night, last year.

20180409

Tutto era bello e niente faceva male

Everything Was Beautiful and Nothing Hurt - Moby (2018)

Richard Melville Hall aka Moby, in passato ci ha regalato bei momenti. Pure a noi che tendenzialmente, molti anni fa rifiutavamo la musica elettronica, un po' nello stesso modo in cui rifiutavamo di indossare una camicia. I tempi cambiano, il trip hop non ha più lo stesso appeal, Moby è un musicista che rimane capace e pure impegnato (a partire dal titolo, che richiama Vonnegut, dei testi e dell'atmosfera, che riflette la sensazione di essere scivolati in una deriva storica quasi involutiva), ma che ad oggi, non riesce più a toccare le corde più profonde. Il disco è ben fatto, con la solita varietà di belle voci, per lo più femminili, ma alla fine risulta piuttosto piatto, e non lascia traccia.



Richard Melville Hall aka Moby, in the past has given us good times. Also to us, that we used to tend to reject electronic music many years ago, a bit like we refused to wear a shirt. Times change, trip hop no longer has the same appeal, Moby is a musician who remains capable and engaged (starting from the title, which recalls Vonnegut, lyrics and atmosphere, which reflects the feeling of being all slipped into a historical almost involutional drift), but that today, it's seems no longer able to touch the deepest strings. The record is well done, with the usual variety of beautiful voices, mostly feminine, but in the end it is quite flat, and leaves no trace.

20180408

Non piangere più

Cry No More - Danielle Nicole (2018)

Danielle Nicole Schnebelen, precedentemente nei Trampled Under Foot con i suoi fratelli Kris e Nick, arriva da Kansas City, Missouri, ed è una dotatissima cantante e bassista. Il suo genere è il rock-blues, che ogni tanto sconfina nel country. Questo Cry No More è il suo secondo lavoro solista, dopo il debutto Wolf Den del 2015 e un EP, Danielle Nicole, sempre nel 2015. La sua voce somiglia un po' a quella di Joss Stone, e il suo stile al basso è concreto, lineare, efficace. I musicisti che la accompagnano sono bravi: Brandon Miller chitarra e tastiere, Rodd Bland batteria. Se vi viene voglia di ascoltare un po' di blues, questo disco può soddisfare le vostre necessità.



Danielle Nicole Schnebelen, previously in the Trampled Under Foot with her brothers Kris and Nick, comes from Kansas City, Missouri, and she is a very talented singer and bassist. Its genre is rock-blues, which occasionally borders the country. This Cry No More is her second solo work, after the debut Wolf Den of 2015 and an EP, Danielle Nicole, again in 2015. Her voice sounds a bit like that of Joss Stone, and her style on the bass is concrete, linear, effective. The musicians that accompany her are good: Brandon Miller, guitar and keyboards, Rodd Bland, drums. If you want to listen to some blues, this record can satisfy your needs.

20180406

Non sorridermi

Don't Smile at Me - Billie Eilish (2017)

Billie Eilish Pirate Baird O'Connell: con un nome così, non poteva far altro che l'artista. Ora, il fatto è che la ragazza è nata il 18 dicembre del 2001: non ha ancora 17 anni. Cresciuta da una famiglia di attori e musicisti, non ha frequentato scuole (ha ricevuto un'educazione scolastica a casa) ma si è unita al Los Angeles Children's Chorus all'età di 8 anni. A 11 anni comincia a scrivere canzoni per conto proprio (suo fratello Finneas, l'Alistair di Glee, aveva già la sua band). Nell'ottobre del 2015, sempre suo fratello le "regala" Ocean Eyes, dopo qualche mese la pubblica su SoundCloud, poi esce il video, ed è subito un trionfo. Questo EP, uscito nell'agosto del 2017, consta di 8 canzoni, 6 scritte da lei e dal fratello Finneas, due scritte interamente da Finneas (Watch e, appunto, Ocean Eyes), ed è tremendamente maturo. Un electropop, che qualcuno si spinge a definire Art pop, di gran classe, canzoni soffici ma eccezionalmente intriganti, e una voce che incanta. E' nata una stella.



Billie Eilish Pirate Baird O'Connell: with such a name, she could not do anything other than the artist. Now, the fact is that the girl was born on December 18, 2001: she is not yet 17 years old. Raised by a family of actors and musicians, she was homeschooled, but she joined the Los Angeles Children's Chorus at the age of 8. At the age of 11, she started writing songs on her own (her brother Finneas, Glee's Alistair, already had his band). In October 2015, always her brother "donate" her the song Ocean Eyes, after a few months the song it's on SoundCloud, then comes out the video, and is immediately a triumph. This EP, released in August 2017, consists of 8 songs, 6 written by her and her brother Finneas, two written entirely by Finneas (Watch and, indeed, Ocean Eyes), and is tremendously mature. An electropop, which someone pushes to define Art pop, classy songs, ​​soft but exceptionally intriguing, and a voice that enchants. A star was born.

20180405

Sogni elettrici

Philip K. Dick's Electric Dreams - Sviluppato da Ronald D. Moore e Michael Dinner - Stagione 1 (10 episodi; Amazon Video / Channel 4) - 2017

Minoranze telepatiche. Guide spaziali annoiate. Città inesistenti. Umanoidi coscienti. Vacanze mentali. Alieni che si insinuano in corpi umani. Scenari post nucleari in cui le fabbriche continuano a produrre cose. Abbracciare oppure no le nuove tecnologie. Un futuro con un unico stato Nord Americano, e con un unico candidato alle elezioni. Il mondo dei racconti di Philip K. Dick.

Vi ho già detto che ho preferito Altered Carbon, ma qua la sfida era piuttosto diversa, avendo la produzione deciso di mettere sullo schermo 10 diversi racconti del grandissimo scrittore di fantascienza, e ognuno con un cast diverso. Tra l'altro, un cast globale da far venire i brividi (qualche nome: Geraldine Chaplin, Richard Madden, Timothy Spall, Steve Buscemi, Anna Paquin, Bryan Cranston, Greg Kinnear, Juno Temple, Maura Tierney, Vera Farmiga, Martin Donovan, Janelle Monae, Mireille Enos, Holliday Grainger), e una grande eterogeneità delle storie. Alcune davvero Black Mirror oriented, altre "semplicemente" fanta-politiche. La particolarità della fantascienza di Dick emerge comunque sempre, richiami etici continui. La riuscita è così così, ma grazie davvero per averci provato.

I have already told you that I preferred Altered Carbon, but here the challenge was quite different, having the production decided to put on screen 10 different tales of the great writer of science fiction, and each with a different cast. Among other things, a global cast to shiver (a few names: Geraldine Chaplin, Richard Madden, Timothy Spall, Steve Buscemi, Anna Paquin, Bryan Cranston, Greg Kinnear, Juno Temple, Maura Tierney, Vera Farmiga, Martin Donovan, Janelle Monae, Mireille Enos, Holliday Grainger), and a great heterogeneity of stories. Some really Black Mirror oriented, others "simply" fanta-political. The peculiarity of Dick's science fiction, however, always emerges, with continuous ethical references. The success is not so very reached, but thank you so much for trying.

20180404

I Want You To Think Of Me

Mozart in the Jungle - sviluppato da Roman Coppola, Jason Schwartzman, Alex Timbers e Paul Weitz - Stagione 4 (10 episodi; Amazon Studios) - 2018

Mentre Gloria, che porta avanti la sua relazione con Thomas, sta lottando per mantenere in piedi la New York Symphony, resistendo alle offerte che le sta facendo nientemeno che il MoMa per assumerne la direzione artistica, l'altra relazione, quella tra Rodrigo e Hailey, sembra prendere forma, ma paradossalmente, la meno convinta sembra essere Hailey.

Ci è voluto un po', ma Mozart in the Jungle è tornato. E' tornato a farci sorridere, in quello riesce sempre, ma un po' meno a stupirci e a farci sognare. Le parentesi oniriche cominciano a sembrare forzate, e a non colpirci più di tanto, insomma, la serie mostra un po' la corda. Meno male che, in questa stagione, è più il personaggio di Pembridge, sempre interpretato da un meraviglioso Malcolm McDowell, che ci regala le parentesi più gustose. Non si sa niente su un eventuale rinnovo per una quinta stagione, ma diciamo che se finisse qui, non piangeremmo più di tanto.

It took a while, but Mozart in the Jungle is back. It's back to make us smile, in that way it always succeeds, but a little less to amaze us and make us dream. The oneiric brackets begin to seem forced, and not to hit us too much, in short, the series seems to start to scrap the bottom. Luckily, this season, it is more the character of Pembridge, always played by a wonderful Malcolm McDowell, which gives us the most tasty brackets. Nothing is known about a possible renewal for a fifth season, but let's say that if it ends here, we will not cry too much.

20180403

Partenze

Departures - This Broken Machine (2018)

Tra chi legge, ci sarà chi ricorda che già vi parlai della band milanese in occasione del loro debutto del 2012, The Inhuman Use of Human Beings. Per essere completamente trasparenti, debbo ribadire che il bassista/cantante "clean" è un amico, Andrea.
Bene, dopo sei anni, che li hanno evidentemente fatti molto maturare musicalmente, esce questo secondo disco dal titolo Departures, che a molti farà pensare a The Leftovers. Le influenze del quartetto sono tutte lì, sulla tavolozza sonora della quale non si vergognano. Si parte dal metal e si viaggia verso quella galassia, indefinita o meno, che oggi si usa etichettare come post metal, o anche solo post rock. Ogni ascoltatore evince le suddette influenze che riesce a riconoscere meglio, personalmente penso a Deftones,Tool, Isis, ma quello che, perdonatemi, non riesco a non sottolineare è che questa è una band italiana, che fa musica come dopolavoro, e, nonostante questo, risulta assolutamente convincente, e dannatamente incisiva. Il disco è ben suonato, ben registrato, ben prodotto, ha una copertina semplice ma bella; i pezzi sono eterogenei, ma presentano un denominatore comune ben riconoscibile, un marchio di fabbrica, che denota personalità. L'alternanza tra voce pulita (Andrea) e quella urlata (Luca) è ben ponderata, a livello strumentale tutto funziona a dovere, e l'atmosfera di fondo rende bene l'idea con la quale i TBM hanno descritto il filo conduttore di Departures, il distacco, la rottura, la perdita. Come ho già avuto modo di dire tra amici, i TBM sono una band che, in un Paese con una diversa cultura musicale, sarebbe in grado di riempire club da 2/300 posti per diverse serate, e meriterebbero un'attenzione senza dubbio più ampia. Nello stivale, si suona quasi esclusivamente per passione, e Matteo (batteria), Fabrizio (chitarre), i già citati Andrea (basso e voce pulita) e Luca (chitarra e voce urlata), ne hanno da vendere. Bravi!


Among those reading, there will be those who remember that I already spoke to you about the band from Milan, Italy, on the occasion of their debut in 2012, The Inhuman Use of Human Beings. To be completely transparent, I must reiterate that the bassist/clean singer, is a friend, Andrea.
Well, after six years, which obviously made them very mature musically, comes out this second album entitled Departures, which will let many people think to The Leftovers. The quartet's influences are all there, on the sound palette of which they are not ashamed. It starts from metal and travels to that galaxy, indefinite or not, which today is use to be labelled as post metal, or even post rock. Each listener points out the influences that he can better recognize, personally I think of Deftones, Tool, Isis, but what, forgive me, I can not fail to point out is that this is an Italian band, which makes music not as their main job, and, despite this, it results absolutely convincing, and damn incisive. The album is well played, well recorded, well produced, has a simple but beautiful cover; the tracks are heterogeneous, but have a well-recognizable common denominator, a trademark, which denotes personality. The alternation between the clean voice (Andrea) and the shouted one (Luca) is well thought out, at the instrumental level everything works well, and the background atmosphere gives a good idea of ​​the basic idea with which the band describes as the common thread of Departures, detachment, breaking, loss. As I have already had the opportunity to say among friends, TBM is a band that, in a country with a different musical culture, would be able to fill clubs with 2/300 places for different evenings, and deserve a more extensive attention. Here, you play almost exclusively for passion, and Matteo (drums), Fabrizio (guitars), the already mentioned Andrea (bass and clean voice) and Luca (guitar and shouted voice), have passion in abundance. Bravo!

20180402

Ponte IV

Bron IIII Broen - di Hans Rosenfeldt - Stagione 4 (8 episodi; SVT1/DR1) - 2018

Due anni dopo gli accadimenti della terza stagione, Saga è in carcere, e per quanto le carceri svedesi possano essere molto diverse da quelle degli altri paesi meno civili, non se la passa benissimo. Viene però fortunatamente scarcerata, per decisione della Corte Suprema, in quanto sussiste il ragionevole dubbio sul fatto che proprio lei abbia ucciso sua madre. Henrik, nel frattempo, si trova alle prese con un nuovo, strano caso di omicidio: una importante e alta carica governativa danese, la direttrice del Servizio Immigrazione, viene trovata morta, e il decesso è avvenuto per lapidazione. Viene ricreata la task force danese/svedese, insieme a Saga, e lei stessa si trasferisce a vivere in casa di Henrik. Saga inizia una terapia d'analisi, dopo aver avuto un attacco di panico in auto, e Henrik continua a frequentare le riunioni per i dipendenti anonimi, dove fa amicizia con un giovane costretto in sedia a rotelle, Kevin.

E così, pur tra molte difficoltà, la produzione e il creatore della serie "del ponte", sono riusciti nell'intento di dare una quarta ed ultima stagione a questa saga, e soprattutto, a dare un degno finale al percorso strampalato ma molto umano della protagonista, Saga Noren, interpretata ancora una volta in maniera maestosa da Sofia Helin. Anche questo ultimo intreccio, questo ultimo caso, è sviluppato in modo egregio, almeno dal mio punto di vista, un punto di vista, come forse vi ho detto già in altre occasioni, non particolarmente amante dei polizieschi. Naturalmente, molte altre cose accadono intorno al caso investigativo, molti accadimenti della vita. Tutti bravi. Ci mancherà.
Per curiosità, la serie ha avuto ben tre remake: oltre a quelli che probabilmente già conoscete, la statunitense The Bridge e la anglo-francese The Tunnel, esiste anche la russa Mocm, ambientata tra Russia ed Estonia.

And so, despite many difficulties, the production and the creator of the series "of the bridge", have succeeded in giving a fourth and final season to this saga, and above all, to give a worthy final to the bizarre but very human path of the protagonist, Saga Noren, once again interpreted majestically by Sofia Helin. Even this last plot, this last case, is developed in an excellent way, at least from my point of view, a point of view, as I have already told you on other occasions, not particularly lover of the detective fiction. Of course, many other things happen around the investigative case, many events of life. Bravo to everybody. We'll miss it.
Out of curiosity, the series has had three remakes: in addition to those you probably already know, the US The Bridge and the Anglo-French The Tunnel, there is also the Russian Mocm, set between Russia and Estonia.