No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20170331

Lyon (F) - Marzo 2017 (4)

Martedì 21 marzo. The Day After, direi. Mi sveglio 3 minuti prima delle 8, mi preparo con calma, scendo per colazione, risalgo, mi rilasso guardando un po' di serie tv, preparo i bagagli, mando un messaggio al collega che dice che mi aspetta, scendo, saldo il tutto, giro l'angolo e sono in sede. Conosco il compagno di ufficio di J, apro il pc e comincio a lavorare. Facciamo due conti, la riunione telefonica è alle 13, quindi alle 11,45 usciamo per pranzo (a Lione la mensa non c'è). J mi porta da Dyonisos, ristorante greco sempre nella piazza antistante la stazione di Brotteaux, ottimo per un pranzo veloce a base di insalata greca e moussaka. Si rientra giusto in tempo, si inizia la call, c'è JL e i tre colleghi statunitensi B, A e J, e c'è pure D dall'Italia. Dopo qualche numero e l'introduzione di JL, visto che sono l'unico che per il momento ha iniziato la nuova "carriera" (anche se, per essere onesti, B e J negli USA hanno già tenuto dei corsi come quello di ieri, quindi non sono proprio un pioniere), mi fanno fare un breve debriefing sul corso di ieri. Tutti molto incoraggianti, come ieri, e via così. Si chiude dopo neppure un'ora, e ci diamo appuntamento a tra tre mesi, sicuramente con molti più argomenti ed esperienze da condividere. Mi rimetto a lavorare, e si fanno le 17,30. Ecco E che è pronto a partire. Saluto tutti, e via, passegiata, Rhonexpress, Saint-Exupéry (l'aeroporto), imbarco bagagli, cena all'OL intorno alle 19, chiacchiere, controlli, attesa dell'imbarco. Chiamano il mio volo, ci salutiamo. Volo di 55 minuti, mi ascolto il nuovo Boss Hog e un po' di John Garcia. Mentre attendiamo l'apertura della porta, mi incuriosisce il carico di questo aereo cargo. 



Esco dall'aeroporto, chiamo la navetta, arrivo al parcheggio per misericordia (ho bisogno del bagno), vado in bagno, ringrazio, metto in moto, e alle 23,45 sono a casa.
Domani si rientra agli altri lavori. Questo, è andato, per stavolta, ma in maggio si torna "in scena". Devo lavorare su quello che non mi è piaciuto per niente, anche se tutto questo incoraggiamento mi fa pensare di essere fin troppo duro con me stesso. Ma, come dico ultimamente, bisogna esserlo, se poi si vuole alzare un poco l'asticella.
Alla prossima, e sogni d'oro.

20170330

E' giunta l'ora

About Time - Horisont (2017)

Quinto disco per il quintetto svedese di Goteborg (fucina di svariate band), del quale vi avevo già parlato in occasione del loro secondo lavoro Second Assault del 2012. Così come da copertina, mettersi all'ascolto di About Time è un po' come entrare in una macchina del tempo, e tornare agli anni '70: Wishbone Ash, Thin Lizzy, Grand Funk, Blue Oyster Cult e via discorrendo. Cavalcate e rallentamenti, tastiere a profusione, begli intrecci chitarristici, belle melodie e qualche canzone molto azzeccata. Nostalgia del grande rock.



Fifth album for the Gothenburg (Sweden) quintet (breeding ground for various bands), of which I had spoken already on the occasion of their second album "Second Assault", of 2012. As from the cover, listen to this "About Time" is a little how to enter into a time machine, and go back to the '70s: Wishbone Ash, Thin Lizzy, Grand Funk, Blue Oyster Cult, and so on. Long rides and slowdowns, profusion of keyboards, beautiful guitar weaves, good melodies and some very good songs. Great Rock Nostalgia.

20170329

Lyon (F) - Marzo 2017 (3)

Lunedì 20 marzo. E' il grande giorno. Il debutto. Mi sveglio e sto così così, ma mi faccio forza. Doccia, barba, mi vesto, scendo per un caffé e trovo i colleghi, bevo il caffé e mangio mezzo croissant, li saluto a dopo. Alle 7,15 sono in sede, dopo di me arriva JL, il capo. Saliamo nella ampia sala dove si svolgerà il corso, e troviamo M., la giovane che fa da facilitatrice/factotum, e, questo non lo sapevo, conosco P., mai visto prima, già trainer per un'altra Academy, che oggi ci affiancherà. Sistemiamo la stanza, i tavoli, i segnaposto, il materiale, i poster; M stende lo storyboard con le nostre iniziali, JL assegna gli slot. Nel frattempo sono già alla seconda capsula di Loperamide. Verso le 8,15 cominciano ad arrivare gli "alunni". Molte persone che lavorano qui a Lione, arrivano i miei colleghi. 8,30, si parte.
L'interazione è buona, sia tra i trainer che tra gli alunni. I lavori di gruppo vengono svolti tranquillamente, alcuni li introduco io e non faccio troppa fatica. Dove faccio davvero fatica, e nelle parti che potrei definire teoriche, soprattutto le presentazioni e le spiegazioni di slides, appunto, di teoria. Spesso do la colpa al fatto che la mia preparazione non è ingegneristica, la mia esperienza viene, come dire, dal basso, ma qui c'è qualcosa di più che non va. Mi accorgo di essere noioso, di non riuscire ad animare una semplice serie di frasi, la cosa non mi piace, non sono soddisfatto per niente. Fisicamente soffro un po'. Arriva la sosta per il pranzo, non mangio quasi niente, e ne approfitto per andare al bagno. Prendo un'altra compressa di Loperamide, riprendo fiato a mi rituffo nel pomeriggio, che per fortuna, dopo l'inizio, mi lascia "disoccupato" per un paio di blocchi, rifiato, seduto, inizia a farmi male la schiena. Mi offro volontario per aiutare in alcune parti, mi sento quasi in colpa, poi partecipo al riassunto finale, dove sulle lavagne di carta, i partecipanti danno il loro riscontro aperto, anche critico. Accetto le critiche, le incamero. Cerimonia di consegna dei diplomi, saluti, i partecipanti se ne vanno, noi iniziamo a riassettare la stanza. E' andata, in qualche modo. Sistemata la stanza, debriefing. Gli altri tre sono molto positivi. Io faccio autocritica, ma gli altri sono tutti molto incoraggianti, al punto che JL mi chiede addirittura se me la sentirei di condurre un training da solo, senza uno dei Core Trainer (quelli più esperti), insieme a un altro dei nuovi. Gli dico di no, subito no, di darmi almeno un'altra prova insieme ad uno esperto, poi magari vediamo. Saluto P, che è stato di grande aiuto, si vede che è uno esperto, anche se con i nostri moduli non lo era, e saluto JL, pensavo rimanesse, invece se ne torna a Parigi. Domani abbiamo una (la prima) riunione telefonica con il gruppo dei nuovi trainer, e pensavo sarebbe rimasto per farla da qui, invece la farà dalla capitale. Lo ringrazio per la fiducia, lui ringrazia me. M mi mostra il suo ufficio, e mi dice che domani non ci sarà neppure lei, ha una visita medica. Mi dice che posso usare la sua scrivania, e che accanto alla sua c'è J, un altro dei "nuovi", un tipo col quale mi trovo molto bene. Ci salutiamo, mentre in corridoio incrocio l'amico, collega e compaesano E, che è qui anche lui per lavoro, sapevo che c'era, ma non c'eravamo ancora incrociati. Saluto la sua capa, e un suo nuovo collega, toscano, scambiamo due battute. Decidiamo, con E, di cenare insieme. Sono quasi le 19, fissiamo per le 20 al suo albergo: io, stremato, rientro al mio. Mi sdraio sul letto inerme, sono fisicamente annientato. E' stata molto più dura di quanto mi aspettassi fisicamente, dura come me la aspettavo mentalmente. Mi rivesto e mi dirigo verso l'appuntamento, E è davanti al suo hotel col trolley ancora da aprire, è uscito adesso e deve ancora fare il check in. Lo aspetto, poi entriamo nella prima brasserie che troviamo, la Brasserie des Brotteaux, mangiamo e parliamo di pettegolezzi lavorativi per un paio d'ore. Ci diamo appuntamento all'indomani, possiamo andare all'aeroporto insieme, i nostri aerei (uno per Bologna, l'altro per Milano) partono alla stessa ora (le 20). Rientro, mi vedo un telefilm, e alle 23 spengo le luci, puntando la sveglia alle 8: mi ci vogliono proprio queste ore di sonno. 

20170328

Lyon (F) - Marzo 2017 (2)

Attraverso la passerella davanti al Palazzo di Giustizia, girovago attraverso la penisola tra i due fiumi, poi torno verso Cours Lafayette, abbandonando l'idea di prendere il battello che porta alla Confluence (partono nel pomeriggio, sarà per la prossima volta). Riprendo il corso che riporta verso Part-Dieu, quando sono vicino all'hotel entro dentro la Halles Paul Bocuse, con un sacco di gente che compra generi alimentari o pranza. 

Rientro in hotel per una doccia, sono completamente sudato, ho camminato per tre ore. Esco ed esce il sole, la giornata diventa bellissima. Mi dirigo a Le Comptoir de L'Est, bel locale inserito nella vecchia stazione ferroviaria di Brotteaux, vicinissima all'hotel. Tanta gente, cucina a vista con almeno 6 chef, una decina di camerieri, e trenini che passano su delle minirotaie sospese a due metri e mezzo d'altezza. 



Mentre rientro in hotel sento che qualcosa non va. Cominciano dei disturbi di stomaco, per cui mi metto a studiare lo storyboard del corso, aspettando le 18. Prendo il coraggio a due mani, esco e riprendo il Rhonexpress per l'aeroporto: alle 19,30 arriveranno due miei colleghi, che parteciperanno al corso domani. Io nel frattempo compro una confezione di Loperamide alla farmacia dell'aeroporto. Arrivano, riprendiamo il treno (nel frattempo ho acquistato un abbonamento, loro saranno qui anche la prossima settimana), ci dirigiamo all'hotel, loro fanno il check in, e insieme, andiamo a mangiare qualcosa a Le Splendid, nella piazza davanti alla stazione di Brotteaux, dopo aver fatto un giro in quella zona e aver trovato tutto chiuso. Bel locale, cibo decente. Non sto benissimo, saluto i colleghi all'indomani, mi metto a dormire. 

20170327

Lyon (F) - Marzo 2017 (1)

Ebbene, dopo la disponibilità a diventare un trainer dell'Academy della Supply Chain interna al gruppo (per cui lavoro, che, per farvi capire, consta di oltre 30mila dipendenti), dopo la settimana di formazione piuttosto intensa, dopo la pubblicazione del calendario dei prossimi corsi, eccomi vicino alla data fatidica: sarò il primo degli otto nuovi trainer a "dare" un corso come "insegnante".
Venerdì 17 marzo, verso le 17, terminata la giornata di lavoro, mi muovo verso Bologna. Ho trovato un albergo disponibile e ad un prezzo accettabile (onestamente, non mi piace più dormire negli ostelli, ma neppure far derubare la mia società) nientemeno che a San Pietro in Casale, un paesone più vicino a Ferrara che a Bologna, ed è lì che mi dirigo. L'hotel si chiama Pamela, e ve lo segnalo perché il giorno seguente spiccherà per correttezza, quando il responsabile del front desk mi chiamerà per dirmi che erroneamente mi avevano addebitato il prezzo della camera, che in realtà io avevo già pagato al momento della prenotazione con Booking.com (lo avevo completamente dimenticato), e si offre di farmi un bonifico quanto prima. Sveglia verso le 4, sabato 18, per essere pronto a partire alle 5, poco meno di mezz'ora e sono al ParkinGo di San Vitale. Lascio l'auto, e la navetta mi accompagna all'aeroporto bolognese, dove deposito il bagaglio al banco del check in, dopo cornetto e cappuccino, e mi metto in coda (una coda di almeno 100 metri) per i controlli di sicurezza. Una decina di minuti abbondanti, e sono agli imbarchi, laddove attendo composto l'imbarco e la partenza. Poco prima delle 9 sono a Lione, ancora una volta, e decido che la strategia più indicata, visto anche il tempo nuvoloso, è rilassarsi su una poltrona dell'aeroporto francese, attendere l'ora di pranzo, e poi recarsi in città, visto che tanto, la mia camera d'albergo non sarà disponibile fino alle 14. Così faccio, e verso le 12 mangio alla OL Brasserie, cibo più che decente (soprattutto carne) in un ambiente dedicato tutto alla squadra di calcio locale (Olympique Lyonnais). Me la prendo con calma, verso le 13 abbondanti mi dirigo verso la stazione dei treni, compro un biglietto per il Rhonexpress, arrivo al capolinea, davanti alla stazione ferroviaria Part-Dieu, scendo, e in dieci minuti a piedi sono al Best Western Richelieu, in Rue Lalande, dove mi registro, salgo in camera, sistemo le mie cose, e dormo tutto il pomeriggio.

Beh, si vede che ne avevo bisogno. Mi sveglio e mi compongo per andare a mangiare qualcosa, ho fatto un'indagine preventiva, e in questa zona molti ristoranti sono chiusi sabato e domenica. Mi dirigo verso la brasserie Le Central, praticamente davanti al palazzo sede della mia compagnia. Una cameriera sola per un paio di sale piuttosto piene, ma gentilissima, cibo buono, clientela variegata, tutto ok, rientro in hotel, mi vedo un telefilm, e via con un'altra dormita.


Domenica 19 mi sveglio verso le 8, faccio tutto con calma, e alle 9,30 sono pronto per farmi un giro per Lione. La volta scorsa avevo visto qualcosa, ma molto di sfuggita, adesso ho tutto il tempo. La giornata dovrebbe convertirsi al bello, ma per il momento ci sono delle nuvole; non fa freddo. Mi porto l'ombrello comunque. A piedi, parto lungo Cours Lafayette, attraverso il Rodano (uno dei due fiumi che bagna la città), poi lo costeggio mentre inizia a piovigginare, inizio a salire verso l'Anfiteatro delle Tre Gallie. Lo raggiungo, ci giro intorno, poi scendo verso la Saona (l'altro fiume), attraverso anche quello, lo costeggio aggirandomi per mercatini, arrivo davanti al Palazzo di Giustizia, dove volontari pro-Macron insistono per darmi il programma, anche se non sono francese.

20170326

Atlantropa

Sto, non senza fatica, portando avanti la visione della seconda stagione della serie tv The Man in the High Castle, tratta da La svastica sul sole di Philip K. Dick, dove i nazisti, insieme ai giapponesi (degli italiani non se ne parla), hanno vinto la Seconda Guerra Mondiale (ma c'è un ma, e se vi interessa leggete il libro o vedetevi la serie).
Durante il terzo episodio di questa seconda stagione, un alto papavero del Reich cita un progetto pazzesco chiamato Atlantropa, dove si parla di svuotare il Mediterraneo, desalinizzandone l'acqua, per irrigare il Sahara. 

Sulle prime, penso ad un'altra invenzione fantapolitica dello scrittore di Do Androids Dream of Electric Sheep? (libro dal quale è stato tratto Blade Runner). Appena mi ricordo, vado in rete, digito Atlantropa, e scopro che il progetto esisteva veramente, si chiamava alternativamente Panropa, ed era frutto della mente visionaria dell'architetto (nonché filosofo) tedesco Herman Sorgel, che lo pensò attorno al 1927.

Il progetto, che intendeva chiudere il Mediterraneo dapprima con un'enorme diga sullo Stretto di Gibilterra (con relativa mega centrale idroelettrica), far abbassare il livello delle acque, e poi, sfruttandolo, piazzare altre due dighe, una tra la Sicilia e la Tunisia, l'altra sullo Stretto dei Dardanelli, non si fermava qui. Pensava a come ridisegnare le grandi città di mare che se ne sarebbero "allontanate" (Genova, Venezia, Atene, Marsiglia, Barcellona, Valencia, Malaga), e sognava di unire il bacino Mediterraneo ormai regolato, con l'Oceano Atlantico, tramite un enorme canale che dalla Tunisia avrebbe raggiunto il fiume Congo, generando due enormi laghi in Chad e in Congo.



Ora, tralasciando le possibili conseguenze climatiche (eppure, c'è chi giustamente fa notare che il Mediterraneo si sta ugualmente desertificando, quindi...), e il sottile (ma nemmeno troppo) intento colonialista (unire Europa e Africa ma sotto il "comando" europeo), la cosa divertente è che, usato in una fiction come progetto nazista, nella realtà, nel 1942, i nazi stessi proibirono le pubblicazioni dell'architetto Sorgel. La cosa meno divertente è che l'architetto morì a Monaco, mentre si recava a lezione in bicicletta, travolto da un auto che non si fermò (e non fu mai rintracciata), su una strada totalmente dritta.

La conclusione che voglio trarre da questo progetto mai realizzato è la solita che trassi anni fa quando proponevo l'estensione dell'Unione Europea ai paesi del Maghreb: occorrono politici coraggiosi e visionari, per non far morire il progetto dell'UE.

20170324

E quattro!

IV - Spidergawd (2017)

Si può decidere che un disco è bello dopo appena due canzoni e mezzo? Non so voi, ma di solito con gli Spidergawd a me succede così. Li do talmente per scontati che, come l'amico Monty ha correttamente notato qualche settimana fa, mi sono dimenticato di inserire il loro III, il disco precedente a questo, nella mia top ten del 2016. Ma la verità è che anche a questo giro, a metà di LouCille, ero già in estasi. Dei norvegesi ormai si conosce tutto, la struttura delle loro canzoni, cosa verrà dopo quella strofa, come sarà quel bridge, che ad un certo punto del disco, preferibilmente nella seconda metà, ci sarà un pezzo lungo e dilatato (ovviamente, anche stavolta: What Must Come to Pass), ma il fatto è che, sciolti gli Hellacopters, non c'è nessuno, in questo momento, che riesca a suonare rock and roll come gli Spidergawd, e poco importa se spesso i riff sanno di già sentito: Spidergawd IV è l'ennesimo disco che spacca. Suonatelo forte!



You may decide that an album is nice after just after two songs and a half? I do not know about you, but usually with Spidergawd, this happens to me. I give them so much for granted that, as my pal Monty has correctly noted a few weeks ago, I forgot to enter their "III", the previous record to this, in my Top Ten of 2016. But the truth is that even at this round, at the half of "LouCille", I was ecstatic. Norwegians of whom now you know everything, included the structure of their songs, what comes after that verse, how will be that bridge, that at some point on the album, preferably in the second half, there will be one long and dilated track (of course, once again: "What Must Come to Pass"), but the fact is that, disbanded the Hellacopters, there is no one, at this time, that is able to play rock and roll as the Spidergawd, and no matter if often, those riffs seemed already heard: "Spidergawd IV" is yet another album that rocks hard. Play it loud!

20170323

Arcobaleni in bianco e nero

Black and White Rainbows - Bush (2017)

Anche questa volta, ho provato a fare come fa la maggioranza degli appassionati di musica, e dire che il nuovo disco dei Bush faceva cagare, giusto dopo il primo o il secondo ascolto. Deciso a scriverne male, mi sono seduto davanti al pc, e l'ho fatto partire. E mi sono ritrovato a pensare che, in fondo, non era così male.
E' vero, probabilmente la band di Rossdale (divorziato da Gwen Stefani, lui è attualmente coach per la sesta stagione di The Voice UK) ha avuto tempi migliori, più rock, più hard, più grunge, ma si sa, tutti cambiano, e certamente i Bush non sono mai stati la band più dura che si fosse sentito nel campo musicale: la loro ricerca melodica, a volte pacchiana, a volte azzeccata, è sempre esistita, ed ha sempre guidato la loro ricerca. Niente di nuovo, stavolta, se non qualche episodio bruttino, e qualche altro sorprendente, roba che magari poteva stare nel disco solista di Rossdale (People At War, per dire), e molti pezzi prevedibili, magari con una strofa insignificante, ma con un ritornello innegabilmente interessante (già il primo singolo Mad Love ne è un chiaro esempio). Prendere o lasciare, questi sono i Bush oggi. Io, almeno per qualche giorno, prendo.



Again, I tried to do as the majority of music lovers, and say that the new Bush was a real crap, right after the first or second listen. Determined to write it badly about it, I sat in front of the pc, and I did start the third listening. And I found myself thinking that, after all, was not so bad.
It's true, probably the band of Rossdale (divorced from Gwen Stefani, he is currently coach for the sixth season of "The Voice UK") have had better times, more rock, more hard, more grunge, but you know, everyone changes, and certainly the Bush has never been the hardest band that was heard in music history: their melodic research, sometimes tacky, sometimes apt, has always existed and has always guided their music travel. Nothing new, this time, if not some ugly episode, and some other surprising stuff that maybe could've been stayed in the Rossdale solo album ("People At War", to name it one), and many predictable tracks, perhaps with an insignificant verse, but with a undeniably interesting chorus (already the first single, "Mad Love", is a clear example). Take it or leave it, these are the Bush today. I, at least for a few days, I'll take it.

20170322

Il direttore notturno

The Night Manager - Scritto da David Farr, diretto da Susanne Bier (2016) - Miniserie in 6 episodi - BBC One / AMC

Jonathan Pine è inglese, ex militare, e adesso lavora come direttore d'albergo notturno in hotel esclusivi. Bella presenza, etero, nel 2011 lo vediamo come Night Manager dell'hotel Nefertiti al Cairo, mentre fuori impazza la Rivoluzione Egiziana. Una delle clienti regolari dell'albergo è Sophie Alekan, amante di Freddie Hamid, rampollo di una potente famiglia egiziana; Freddie è possessivo e violento, ed è invischiato nel traffico d'armi. Jonathan inizia una relazione consensuale con Sophie, e capisce che la donna è in pericolo, quando gli fornisce un documento confidenziale contenente una lista di armi chimiche oggetto di una vendita. Gira la lista alla International Enforcement Agency di Londra, tramite un amico militare. In seguito di ciò, Sophie viene uccisa. Quattro anni dopo, mentre Pine sta lavorando come Night Manager in un altro esclusivo hotel di Zermatt in Svizzera, viene contattato da Angela Burr, un'agente della stessa agenzia, che lo convince a lavorare per lei, sotto copertura (una copertura non ufficiale), infiltrarsi dentro l'organizzazione di Richard Roper, quella che appariva come acquirente nel documento passatogli da Sophie, per riuscire ad arrestare Roper stesso, per traffico illecito di armi.

Tratto dall'omonimo romanzo di John le Carré, The Night Manager è una miniserie patinata e tutto sommato ben fatta, un po' zerosettiana e calata nell'attualità. Direzione senza sbavature, sceneggiatura ad orologeria (ma piena di stereotipi), cast importante, dove primeggia senza dubbio Hugh Laurie (Richard Roper), mentre Tom Hiddleston (Jonathan Pine) si pavoneggia in giro. Ottimi come sempre Tom Hollander (Corky) e Olivia Colman (Angela Burr). Se non riuscite a vedere The Night Manager nessuno vi accuserà di lesa maestà.

Adapted from the novel by John le Carré, "The Night Manager" is a patinated mini-series and all in all well done, a little 007ish and well dropped in the current international situation. Direction without smudging, bullet proof script (but full of stereotypes), important cast, where excels undoubtedly Hugh Laurie (Richard Roper), while Tom Hiddleston (Jonathan Pine) is strutting around. Excellent as always Tom Hollander (Corky) and Olivia Colman (Angela Burr). If you can not see "The Night Manager" nobody will accuse you of treason.

20170321

Procedimento

Process - Sampha (2017)

Dopo due EP (Sundanza, 2010, e Dual, 2013), il 3 febbraio 2017 ecco il debutto sulla lunga distanza del cantante, compositore e produttore inglese Sampha Sisay, in arte Sampha. Ne avevo sentito parlare, ma mai ascoltato. Devo dire che, leggendo le etichette che vengono usate per incasellarlo e dare un'idea (non sono contrario), electronic, alternative R&B e soul, mi è venuto da coniarne un'altra, ma magari ci ha già pensato qualcuno: electronic soul. Si, Process è un disco estremamente raffinato e piacevole, contiene miriadi di influenze black (e non solo: come non riconoscere l'influenza world di Peter Gabriel in Kora Sings, giusto per dirne una). La voce di Sampha si colloca tra quei falsetti soul che tanto piacciono e che sono effettivamente efficaci, e qualcosa di maggiormente vellutato. La musica è ovviamente, basata sull'elettronica moderna, ma non risulta mai invadente, debordante, travolgente (e quest'ultima negazione potrebbe essere un difetto, ma stiamo parlando comunque di soul): e per il suono, il punto di arrivo che, credo, si sia prefisso Sampha, è proprio quello che ci vuole. (No One Knows Me) Like The Piano è, come molti altri del disco, una ballata stupenda, che descrive, probabilmente, il mondo di Sampha, e dimostra cosa può fare.



After two EPs ("Sundanza", 2010, and "Dual", 2013), February the 3rd, 2017 was released the debut full length for the English singer, composer and producer Sampha Sisay, aka Sampha. I had heard about, but never listened. I must say that reading the labels that are used to pigeonhole and give an idea (I'm not against), electronic, alternative R & B and soul, I came to coining another one, but maybe someone has already thought of: electronic soul. Yes, "Process" is an extremely refined and pleasant album, contains myriads of black influences (and beyond: how not to recognize the world influence of Peter Gabriel in "Kora Sings", just to name one). The Sampha voice is between one of those soulful falsetto that both like and that are actually effective, and something more velvety. Music is obviously based on modern electronics, but is never intrusive, overflowing, overwhelming (and the latter denial could be a flaw, but we are still talking of soul music): and the sound, the end point that, I think, Sampha prefixed for himself and his music, that's what it takes. "(No One Knows Me) Like The Piano" is, like many other songs of the album, a very beautiful ballad, describing probably the world of Sampha, and demonstrates what he can do.

20170320

Wish me luck

Oggi, come dire, si va in scena. Vi avevo già anticipato qui una novità, una sorta di lavoro aggiunto. Oggi terrò il mio primo corso di formazione in qualità di "docente", naturalmente coadiuvato da due colleghi più esperti. Vediamo come va, sono curioso anch'io. Mi sono dato pure un tempo limite, un anno, per vedere se sono capace. Se lo sarò, e le cose negli altri ambiti lavorativi saranno rimaste come adesso, potrei prendere la decisione, sempre se viene accettata, di farlo diventare il mio lavoro principale, praticamente a tempo pieno.

Se tutto va come deve andare, sarò a Lione dal sabato, la domenica mi incontrerò con gli altri trainer per preparare la stanza e discutere l'approccio, e questa mattina terremo la sessione, dalle 8 alle 18 circa.

Quindi avete capito: auguratemi buona fortuna.

20170319

All Souls

Southcliffe - Scritto da Tony Grisoni, diretto da Sean Durkin (2013) - Miniserie in 4 episodi - Channel 4

Southcliffe, Regno Unito. Una sonnacchiosa Market Town con una vicina centrale elettrica. Un luogo dove apparentemente non accade mai niente, "persone invisibili, luoghi anonimi" (nelle parole dello stesso sceneggiatore). Uno dei suoi abitanti, David Whitehead, se n'è andato tanti anni fa, e adesso è uno dei volti conosciuti dei notiziari televisivi. Un altro, Stephen Morton, se n'è andato (forse), ma è tornato per restare, fa il tuttofare e si prende cura della madre costretta a letto. Stephen è un appassionato di armi e di equipaggiamenti militari, la gente del luogo lo chiama Commander. Un giorno come tanti altri, un bus dell'esercito britannico riporta a casa giovani militari, che ritornano dall'Afghanistan; tra di loro, Chris Cooper, che torna dall'adorata fidanzata.

Dopo aver visto Martha Marcy May Marlene, ho dato un'occhiata alla breve filmografia del giovane regista inglese ma nato in Canada, e ho letto qualche informazione su questa miniserie del 2013; sono rimasto colpito dagli elogi, ed ho deciso di recuperarla. La presenza di Sean Harris (qui Stephen Morton), attore secondo me straordinario, è stata decisiva, ma devo confessare che l'atmosfera, la narrativa non lineare, la direzione senza fronzoli, la scrittura diretta e il montaggio impeccabile, confermano quanto di buono letto: Southcliffe è una grande miniserie, e conferma che in UK ci sono meno soldi (rispetto agli USA) per produrre ottima televisione, ma ci sono ottimi cervelli. Spietata e laconica, si prefigge di raccontare uno spree killer senza giudicare troppo l'assassino, e soprattutto riflettere sulle conseguenze. Da vedere.

After seeing "Martha Marcy May Marlene", I had a look at the short filmography of Sean Durkin, young English director born in Canada, and I read something about this mini-series of 2013; I was struck by the praise, and I decided to retrieve it. The presence of Sean Harris (here Stephen Morton), an actor, in my opinion, outstanding, has been decisive, but I must confess that the atmosphere, the nonlinear narrative, the direction without frills, the straight writing and the flawless editing, confirms the good reviews: "Southcliffe" is a great miniseries, and confirms that in the UK there is less money (than the US) to produce good television, but there are great brains. Ruthless and laconic, it aims to tell one spree killer without judging too much the murderer, and especially think about the consequences. To be seen.

20170317

Triste e solitario

Blue & Lonesome - The Rolling Stones (2016)

Avrete capito che, oltre all'italiano Rumore, uno dei miei vaghi riferimenti in fatto di musica è Pitchfork. Mi piace la conclusione della rece di Stuart Berman sull'ultimo disco dei Rolling Stones: "On its own modest terms, Blue & Lonesome offers promising proof the Stones can still be a band instead of a brand" (ci arrivate anche da soli, ma più o meno "nei suoi modesti termini, Blue & Lonesome offre una prova promettente che gli Stones possono ancora essere una band anziché un marchio").
Uscito nel dicembre del 2016, Blue & Lonesome è il 25esimo disco della band inglese, è un disco composto interamente di cover, e segue di 11 anni il precedente disco in studio A Bigger Bang. Willie Dixon, Eddie Taylor, Howlin' Wolf, Buddy Johnson, Magic Sam, Little Walter, Jimmy Reed, Little Johnny Taylor, Lightnin' Slim. Blues di quello antichissimo, proprio alle radici della musica del diavolo. Pochi collaboratori, Eric Clapton guest alla chitarra su un paio di pezzi, registrato in tre giorni. Disco che non smettereste di ascoltare.
Età media, 70 anni abbondanti. Mentre tutti gli altri grandi fanno uscire dischi e muoiono, loro tornano alle origini e son sempre lì. Suonando la musica del diavolo. Che voglia dire qualcosa?



You understand that, in addition to Italian "Rumore", one of my vague references in music is Pitchfork. I like the conclusion of the review by Stuart Berman on the last Rolling Stones album: "On its own modest terms, "Blue & Lonesome" offers promising proof the Stones can still be a band instead of a brand".
Released in December 2016, "Blue & Lonesome" is the English band's 25th album, is an album composed entirely of cover songs, and follows by 11 years of the previous studio album "A Bigger Bang". Willie Dixon, Eddie Taylor, Howlin' Wolf, Buddy Johnson, Magic Sam, Little Walter, Jimmy Reed, Little Johnny Taylor, Lightnin' Slim. Ancient Blues, right to the roots of the "music of the devil". A few collaborators, Eric Clapton guest on guitar on a couple of tracks, recorded in three days. You couldn't quit to listen it.
Average age, 70 years abundant. While all the other big, releases discs and die, they return to basics and are always there. Playing the devil's music. Maybe it means something?

20170316

Sai cosa vuol dire

You Know What It's Like - Carla Dal Forno (2016)

Australiana di Melbourne, Carla dal Forno è autrice di un debutto che in molti hanno segnalato come uno dei più interessanti dello scorso anno. Come dice l'amico Monty ed altri con lui, non è esattamente la mia tazza di tè, ma di sicuro è un disco spiazzante, che oserei descrivere come una cosa tra la Chelsea Wolfe più intima e un'attitudine rumoristica che non possiamo avvicinare a Pharmakon, se non concettualmente (beccatevi l'apertura di Italian Cinema con solo il rumore delle pale di un elicottero, per dire). Sempre per rimanere sulle similitudini femminili, anche una Anna von Hausswolff meno esoterica, ma comunque ugualmente misteriosa, potrebbe rendere l'idea.
Decisamente indie, il disco è un alternarsi di pezzi strumentali ipnotici, e discrete canzoni cantate quasi nascondendosi, un po' come il primo Michael Stipe. La attendiamo più avanti.



Australian from Melbourne, Carla dal Forno is the author of a debut that many have reported as one of the most interesting of last year. As my friend Monty usually says, and others with him, she is not exactly my cup of tea, but this is certainly a surprising album, which I would describe it as something between the most intimate Chelsea Wolfe, and a noisy attitude that we can not compare to Pharmakon, if not conceptually (check out the opening of "Italian Cinema", with only the noise of the blades of a helicopter, just saying). And, to stay on female similarities, also an Anna von Hausswolff less esoteric, but still mysterious, might make the idea.
Decidedly indie, the album is a succession of hypnotic instrumentals tracks, and good acoustic songs sung almost hiding herself, almost as the first Michael Stipe. We are waiting her more forward.

20170315

Tutto quello che ci si aspetta

Everything You've Come To Expect - The Last Shadow Puppets (2016)

Il secondo disco della creatura nata dalle menti di Alex Turner (Arctic Monkeys) e Miles Kane (The Rascals, The Little Flame), così come il primo suonava come una sorta di omaggio a Morricone, suona un po' come un pretendente alla colonna sonora del prossimo 007, di gran classe. Intendiamoci, a me non piace granché, seppure non sia così severo come Laura Snapes di Pitchfork che assegna al disco un 5,6/10. Troppo levigato, troppo patinato, troppo leccato, ma diamine, ce ne fossero compositori così ispirati! Zach Dawes (Mini Mansions) al basso, James Ford (Simian Mobile Disco) alla batteria e alla produzione, una vasta sezione archi e una ridotta sezione fiati diretta e arrangiata da Owen Pallett, disco strano e decisamente di una certa classe.



The second disc of the creature born from the minds of Alex Turner (Arctic Monkeys) and Miles Kane (The Rascals, The Little Flame), as well as the first played as a sort of homage to Morricone, it sounds a bit as a pretender to the soundtrack the next 007, very classy. Mind you, I do not like it so much, although I'm not as severe as Laura Snapes of Pitchfork, that awards the album with a 5.6/10. Too polished, too glossy, too licked, but heck, I wish there were a lot of composers so inspired! Zach Dawes (Mini Mansions) on bass guitar, James Ford (Simian Mobile Disco) on drums and production, a large string section and a smaller horn section, directed and arranged by Owen Pallett, strange album, definitely of a certain class.

20170314

Amatore

Amador - di Fernando Leòn De Aranoa (2010)
Giudizio sintetico: si può vedere (3/5)

Spagna, periferia di una grande città. Marcela è una immigrata sudamericana, che vive con il suo compagno, del quale è incinta (alla di lui insaputa). Economicamente precari (lei aiuta lui a pulire e a conservare fiori, solitamente rubati, che poi lui rivende ad altri immigrati, solitamente africani o asiatici), hanno davvero bisogno di soldi per provare ad immaginare un futuro. Ecco che, quando Marcela trova lavoro come badante di un uomo anziano che difficilmente può muoversi dal suo letto, per una cifra notevole, tutto sembra andare per il meglio. Marcela poco a poco stabilisce una connessione con Amador, così si chiama il vecchio dapprima burbero, poi quasi tenero, ma comincia a sospettare che Nelson, il suo uomo, la tradisce. Quando Amador muore, mentre la figlia e il genero sono fuori città, Marcela si trova davanti ad un grande dilemma etico.

La carriera del 48enne regista spagnolo, almeno a mio giudizio, è costellata di alti e bassi, ma quantomeno, i suoi film non sono mai inutili. Questo Amador del 2010 non è sicuramente uno dei suoi migliori, ma è un film che, se vi capita di vedere, non ve ne farà pentire. Sempre con un occhio attento agli ultimi, la storia ha quel tocco buffo e grottesco che fa anche divertire, mentre Celso Bugallo (Amador) ci mette quella faccia granitica, e Magaly Solier quel viso e quella voce impossibili da odiare. Finale telefonato, ma glielo perdoniamo.

The career of the 48 year old Spanish director, at least in my opinion, is full of ups and downs, but at least, his films are never useless. This 2010 "Amador" is definitely not one of his best, but it is a film that, if you happen to see, you will not make you regret it. Always with an eye to the last and the poor, the history has that grotesque touch that makes you even have fun, while Celso Bugallo (Amador) puts in that granite face, and Magaly Solier that look and that voice impossible to hate. Predictable finale, but we  can forgive him.

20170313

faccia di libro

Alcuni di voi se ne sono già accorti. Ieri mi sono iscritto a facebook. Avevo più volte dichiarato che non lo avevo fatto perché spendo molto tempo a tenere aggiornato questo blog, e quelli che mi conoscono sanno che non sono contrario alla rete, ma so che spesso, soprattutto su quella piattaforma, le persone danno il peggio di sé.
Quindi vi dico: non fatemene pentire.

20170312

Intelligence Is Overrated: What You Really Need To Succeed

Uno studio che mi è stato citato per la prima volta qualche mese fa durante un corso, che mi ha molto incuriosito. Il vostro successo è determinato solo al 15% dalla vostra preparazione accademica. All'85%, invece, è determinato dalla vostra capacità di costruire "ingegneria umana", ovvero dalla vostra personalità, dalla capacità di negoziare, comunicare, e guidare altre persone.
Da Forbes on line.



La torta per il mio 51esimo compleanno, qualche settimana fa. La scritta è stata suggerita dal mio capo (e recitava "puppacelo Alessandro"; la pasticceria - di amici - l'ha reinterpretata). Mi sembrava la foto adatta a questo post.

20170310

Lo vuoi più scuro

You Want It Darker - Leonard Cohen (2016)

Pochi mesi fa, il 21 ottobre 2016, usciva You Want It Darker, il quattordicesimo disco di Leonard Cohen. Dopo 3 settimane, il cantante, compositore, musicista, poeta, scrittore e pittore canadese, moriva nella sua casa di Los Angeles, indebolito dal cancro (storia, inutile dirlo, che ricorda moltissimo quella di Bowie). L'album è stato registrato da Cohen nel suo salotto, e "inviato" ai musicisti via email. Oltre al cancro, Cohen soffriva di multiple fratture alla spina dorsale, e la sua mobilità era compromessa. Il disco è bellissimo, un mix di folk, country, blues, jewish, gospel e soul, con testi incentrati sulla morte, su Dio e sull'umorismo, e quella voce che farebbe innamorare anche un uomo.
C'è davvero poco altro da aggiungere, se non che (anche in questo caso) un testamento del genere fa capire quanto, per i grandi musicisti, la musica stessa sia importante.
Il ritornello della canzone che dà il titolo all'album, e che lo apre, "Hineni hineni, I'm ready, my lord" è di una semplicità e, al tempo stesso, di una grandezza unica.



A few months ago, October 21, 2016, it was released "You Want It Darker", the fourteenth album by Leonard Cohen. After three weeks, the Canadian singer, songwriter, musician, poet, novelist and painter, died at his home in Los Angeles, weakened by cancer (story, needless to say, that very much resembles that of Bowie). The album was recorded by Cohen in his living room, and "sent" by email to the musicians. In addition to cancer, Cohen was suffering from multiple fractures to the spine, and his mobility was compromised. The album is very beautiful, a mix of folk, country, blues, jewish, gospel and soul, with lyrics focused on death, about God and about humor, with that voice which would fall in love also a man.
There is little else to add, except that (again) a work like that makes you understand how, for the great musicians, the music itself is important.
The chorus of the title track, and that opens the album, "Hineni Hineni, I'm ready, my lord" it is of a simplicity and, at the same time, of a unique greatness.

20170309

Tabù

Taboo - di Steven Knight, Tom e Edward Hardy - Stagione 1 (8 episodi; BBC One/FX) - 2017

James Keziah Delaney. Chi è costui? Nel 1814, questo energumeno, che tutti credevano morto, torna a Londra nel giorno dei funerali del padre Horace. Di poche, pochissime parole, si intuisce subito che ha visto e fatto cose terribili, così come si capisce che uno stano legame lo lega alla sorellastra Zilpha. Ha girato il mondo, è stato in America (la madre era indiana, e pare lo abbia iniziato alla stregoneria) e in Africa, è diventato ricchissimo non si sa come. All'apertura del testamento del padre, si scopre che lascia tutto a James e niente a Zilpha. Horace era l'unico che sapeva che il figlio non era morto. Ma che cosa lascia Horace Delaney? Niente di valore, se si esclude una casa bisognosa di lavori di ristrutturazioni con annesso il fedele servitore Brace, e un terreno: la Baia di Nootka. Questo terreno era già soggetto di un accordo tra Zilpha e la British East India Company (Compagnia Britannica delle Indie Orientali), ma adesso, James rifiuta l'offerta, inimicandosi la potentissima organizzazione. Come mai la Baia di Nootka è così importante? Lo scopriremo.

Ho appena letto che Tom Hardy avrebbe perso un sacco di soldi, producendo Taboo. Gli ascolti, però, sono stati lusinghieri, tenendo di conto che la serie è andata in onda sia in UK che negli USA. Nata da un soggetto scritto proprio da Tom, e sviluppato poi insieme al padre Edward e all'esperto Steven Knight, la serie ci porta in una affascinante Londra del 1800, dove la Compagnia delle Indie era una sorta di CIA attuale, e il Principe reggente un ciccione disgustoso (ma non stupidissimo: un monumentale Mark Gatiss). Delaney è un uomo che ha visto di tutto, e che apparentemente pratica una strana forma di stregoneria, appresa dalla madre, nativa americana, e Hardy sembra nato apposta per il ruolo. La serie è intrigante e spettacolare, non troppo impegnativa ma con qualche buon proposito, e sfodera un cast stellare: cito a caso Oona Chaplin (lei non troppo a caso), Stephen Graham, Michael Kelly, uno spassoso Jonathan Pryce, Franka Potente, Roger Ashton-Griffiths, Tom Hollander, Marina Hands (Le Invasioni Barbariche), Lucian Msamati, Louis Serkis (il figlio di Andy). Ci saranno almeno altre due stagioni.

I just read that Tom Hardy would have lost a lot of money, producing Taboo. The ratings, however, were flattering, taking into account that the series was aired in both the UK and the US. Born from a story written just from Tom, and then developed with his father Edward and the expert Steven Knight, the series brings us a in a fascinating and dirty London of the 1800, where the East India Company  was a kind of current CIA, and the Prince Regent a disgusting fat (but not stupid: a monumental Mark Gatiss). Delaney is a man who has seen it all, and apparently practices a strange form of witchcraft, learned from his mother, a Native American, and Hardy seems born for the role. The series is intriguing and spectacular, not too difficult but with some good purpose, and pulls out a stellar cast: I quote at random Oona Chaplin (first not too random), Stephen Graham, Michael Kelly, a hilarious Jonathan Pryce, Franka Potente, Roger Ashton-Griffiths, Tom Hollander, Marina Hands (The Barbarian Invasions), Lucian Msamati, Louis Serkis (Andy's son). There will be at least two more seasons.

20170308

The Final Problem

Sherlock - di Mark Gatiss e Steven Moffat - Stagione 4 (3 episodi; BBC One) - 2017

Nel primo episodio (The Six Thatchers), Sherlock e Watson risolvono rapidamente il caso della morte di un giovane, figlio di un parlamentare, ma il caso scoperchia un vaso di Pandora, che porta alla morte di una persona vicinissima ai due. L'uno incolpa l'altro, e il loro rapporto si incrina. Nel secondo (The Lying Detective), Sherlock viene contattato dalla figlia di un imprenditore famosissimo, e capisce che lo stesso imprenditore è un assassino seriale. La risoluzione del caso porta un avvicinamento tra Watson e Sherlock. Nel terzo ed ultimo episodio (appunto, The Final Problem), la donna che si era spacciata come figlia dell'imprenditore assassino, si rivela essere nientemeno che una familiare di Sherlock, astuta almeno quanto lui, ma decisamente più spietata...

Ho "sfiorato" recensioni dell'ultima stagione di Sherlock, oltre a varie notizie/non notizie che speculano sulla possibilità che la serie prosegua o meno. Quello che vi posso dire è che questa serie continua ad essere, al di là della sua assoluta peculiarità (3 soli episodi da 90 minuti), uno spettacolo visivo assoluto. Comprendo che non tutte le storie possano essere brillanti e sorprendenti come alcune viste nelle stagioni precedenti, ma stavolta gli autori hanno puntato anche su una continuità marcata, fatto che a me è piaciuto. Siamo aperti a nuovi intrecci, magari "guidati" dalla nuova entrata, e attendiamo pazientemente la quinta stagione.

I barely "touched" some reviews about the last Sherlock season, as well as various news/not-so-news that speculate on the possibility that the series continues or fewer. What I can say is that this series continues to be, beyond its absolute peculiarity (only 3 episodes of 90 minutes), an absolute visual spectacle. I understand that not all stories can be brilliant and amazing as some, views in previous seasons, but this time the authors also worked on a marked continuity, that I liked. We are open to new plots, even "guided" by the new entry, and patiently await the fifth season. 

20170307

GFE

The Girlfriend Experience - di Lodge Kerrigan e Amy Seimetz - Stagione 1 (13 episodi; Starz) - 2016

Chicago. Christine Reade viene dalla provincia statunitense, ma ha uno spirito fortemente indipendente, e già da qualche anno ha lasciato la famiglia per la grande città. Frequenta il secondo anno della prestigiosa Chicago-Burnham Law School, e si è appena procurata uno stage presso l'altrettanto importante e potente studio legale Kirkland & Allen. Non è però facile bilanciare il lavoro, lo studio, e soprattutto, mantenersi in una realtà nella quale apparire è importante. Quando scopre che la sua amica Avery lavora come escort, Christine inizia immediatamente a valutare l'opzione di intraprendere la stessa strada. In fin dei conti, le piace fare sesso, e il servizio definito GFE (Girlfriend Experience, una modalità costosa nella quale la escort agisce come se fosse, appunto, la fidanzata del cliente, andando al di là della semplice prestazione sessuale). Comincia accettando di fare un'uscita a quattro con Avery, uno dei suoi clienti e un amico del di lei cliente, che è in cerca di una escort, dopo di che si mette nelle mani di Jacqueline, la madam di Avery, una bella signora che le procura clienti ricchi e affidabili. Lavora sotto lo pseudonimo di Chelsea Rayne.

Scoperto con un po' di ritardo, appena ho saputo che esisteva non ho potuto esimermi dal vederlo. Ispirato dall'omonimo film del 2009, voluto e diretto da Steven Soderbergh, che qui figura come produttore esecutivo, scritto e diretto da due registi/sceneggiatori promettenti (Amy Seimetz fa parte anche del cast, nella parte di Annabel, la sorella della protagonista), soffre un po' degli stessi difetti del film: girato con una spiccata attenzione all'estetica, sia delle inquadrature che dei costumi e delle ambientazioni, risulta freddo e vagamente noioso. Nonostante ciò, la prova interpretativa della protagonista Riley Keough (nipote di Elvis Presley, già vista in The Runaways, Magic Mike e Mad Max Fury Road), le vicissitudini della protagonista ma soprattutto, la sequela infinita di sfaccettature sessuali che la protagonista si trova ad affrontare, rendono la serie molto interessante, e addirittura importante, in un mondo ancora troppo legato alla "posizione del missionario". Non so se mi spiego. 
In arrivo una seconda stagione da 14 episodi.

Discovered with a little delay, as soon as I knew that it existed, I could not fail to see it. Inspired by the homonymous film of 2009, wanted and directed by Steven Soderbergh, who here appears as executive producer, written and directed by two promising directors/screenwriters (Amy Seimetz is also part of the cast in the role of Annabel, the sister of the protagonist), it suffers a bit the same flaws of the film: shot with an eye to aesthetics, both, the shots and dresses and environments, it is cold and vaguely boring. Nevertheless, the acting from its star Riley Keough (Elvis Presley's grandson, already seen in The Runaways, Magic Mike and Mad Max Fury Road), the vicissitudes of the protagonist but above all, the endless string of sexual facets that the protagonist has to face, make it very interesting series, and even important, in a world still too tied to the "missionary position". I hope you got what I mean.

A second season of 14 episodes will come.

20170306

Quattro

IV - BadBadNotGood (2016)

Immaginatevi dei Battles in piena forma ma più jazzy, che cominciano a flirtare con l'hip hop, e non di quello gangsta, quello più vicino al soul. Questa la prima impressione che ho avuto ai primi ascolti del quarto disco della band canadese di Toronto, Ontario, lì formatasi intorno al 2010, e soprattutto, intorno all'Humber College jazz program. Fin da subito condividono l'amore per il jazz e l'hip hop, e cominciano reinterpretando pezzi (appunto) rap. Eccoli qua, come detto, al quarto lavoro, con collaborazioni che rimangono "in linea" con le intenzioni: Sam Herring (Hemlock Ernst), Colin Stetson, Kaytranada, Mick Jenkins, Charlotte Day Wilson. Ipnotici, sperimentali, musicisti coi fiocchi, il loro suono è sicuramente qualcosa di curioso, quindi, se siete in cerca di nuove forme musicali, provateli.



Imagine Battles in good shape but more jazzy, who begin to flirt with Hip Hop, and not the Gangsta one, the one closest to the Soul. This was the first impression I got to the first listening of the fourth album of the Canadian band from Toronto, Ontario; there (Toronto) was formed around 2010, and above all, around the Humber College jazz program. Immediately they share a love for Jazz and Hip Hop, and begin reinterpreting pieces (in fact) Rap. Here they are, as mentioned, the fourth work, with collaborations that remain "in line" with the intentions: Sam Herring (Hemlock Ernst), Colin Stetson, Kaytranada, Mick Jenkins, Charlotte Day Wilson. Hypnotics, experimental, tremendous musicians, their sound is definitely something curious, so if you're in search of new musical forms, check them out.

20170305

Prima dell'alba

Before the Dawn - Kate Bush (2016)


Alla fine di novembre dell'anno passato, è uscito uno strano disco: un live dell'indimenticata Kate Bush. Disco triplo, è stato registrato durante la residency della Bush all'Hammersmith Apollo di Londra, 22 date tenutesi dal 26 agosto all'1 ottobre del 2014, dopo un'assenza dalle scene durate 35 anni. La serie di concerti dev'essere stata impressionante: una performance multimediale fatta non solo da musica dal vivo, ma da ballerini, marionette, giochi di ombre, maschere, messa in scena concettuale, animazione in 3D e illusionisti. Il disco, oltre ad essere una sorta di enorme Greatest Hits di una voce indelebile e fondamentale del panorama pop-rock mondiale, prova a far vivere questa esperienza anche a chi non l'ha vissuta, e devo dirvi che, a dispetto di una iniziale diffidenza, una certa fatica ad "entrare" nella modalità adatta, e qualche sbavatura vocale, il disco ha una potenza evocativa notevole, e regala delle perle, non ultima, a parte le straordinarie canzoni, una performance "spoken word" di Kevin Doyle (l'imbranato Molesley di Downton Abbey) sull'intro Astronomer's Call del disco 2 (riconosciuto senza bisogno del booklet di accompagnamento).



In late November last year, it came out a strange album: a live by the unforgettable Kate Bush. Triple disc, was recorded during the residency of Bush at the Hammersmith Apollo in London, 22 dates that were held from 26 August to 1 October 2014, after an absence from the scene lasted 35 years. The concert series must have been impressive: a multimedia performance made not only by live music, but by dancers, puppets, shadow play, maskwork, conceptual staging, 3D animation and illusionists. The album, in addition to being a sort of enormous Greatest Hits of a permanent and fundamental voice of the pop-rock world scene, tries to make live this experience even to those who have not experienced it, and I must tell you that, despite of an initial diffidence, the struggle to "enter" the best mode, and some vocal deburring, the album has a remarkable evocative power, and gives some highlights, not least, apart from the extraordinary songs, a spoken word performance by Kevin Doyle (the bumbling Molesley in Downton Abbey) on the intro "Astronomer's Call" of the disc 2 (recognized without the accompanying booklet).

20170303

Marano Lagunare, San Giorgio di Nogaro (UD) - Febbraio 2017

Ebbene si, sono di nuovo in movimento. Lunedì 20 febbraio rientro in ufficio, e trovo subito una brutta sorpresa: L, il ragazzo giovanissimo che ha fatto uno stage con noi per la sua tesi, e che poi siamo riusciti a tenere con un contratto interinale, che eravamo intenzionati a tenere come jolly per l'ufficio, e che adesso, dato che dovrò affrontare un altro impegno che, immagino, mi porterà via almeno una settimana al mese fuori dall'ufficio, non rimarrà con noi: il reparto che ci ha già "portato via" un'altra ragazza neo assunta, e che avevamo formato per sei mesi con ottimi risultati, ci porterà via anche lui. Tra l'altro, lo avevo scelto per accompagnarmi in questo breve viaggio al Nord Est. Ma le incazzature vanno fatte scemare, quindi si lavora fino all'ora di pranzo, si pranza, si dà un altro "colpetto" alle email arretrate, e ci mettiamo in movimento verso le 14,30. Il viaggio scorre bene, L è curioso e mi riempie di domande, io rispondo con una certa soddisfazione: vedo in lui una curiosità che è rara in persone con 20 anni di lavoro alle spalle. Scorre talmente bene che non facciamo nemmeno uno stop, necessario per un viaggio di 4 ore e mezzo. Si arriva nel paesino lagunare poco prima delle 19,30. L'hotel scelto per la notte è l'hotel Jolanda, già testato in passato, onestissimo tre stelle con annesso ristorante e live club, di questi tempi non in uso. Check in, si lasciano i bagagli in camera, e si scende, dirigendoci verso il grazioso centro. Fa freddino, ma pensavo peggio. Si visionano i due ristoranti papabili per la cena, la volta scorsa erano chiusi entrambi; si beve un aperitivo e poi la scelta cade sull'Ostaria Porta del Mar, locale dagli interni in legno ben frequentato, dove ci mangiamo un primo di mare abbondante annaffiandolo con un bianco friulano niente male. Due chiacchiere con la simpatica proprietaria, e a nanna.

Martedì 21 sveglia di buon'ora, colazione, check out e partenza per il nostro deposito lì vicino, nella zona industriale Aussa Corno. Ci attendono i nostri collaboratori da lungo tempo, proprietari del deposito, che si occupano anche di distribuzione ed imballaggio di fertilizzanti. Attendiamo una ragazza croata, che lavora per una grande società vetraria, che ha stabilimenti in tutta Europa, e che è nostro cliente. L'oggetto è un Audit al nostro stabilimento italiano (che avverrà domani), e anche appunto al nostro deposito friulano, da dove forniamo lo stabilimento croato. Verso le 9, la tipa in questione mi chiama, come previsto non riesce a trovare il deposito, le avevo fornito le coordinate GPS, perché so bene che con l'indirizzo non si riesce ad essere precisi, soprattutto in zone industriali come queste. Mi spiega dove si trova, ed usciamo a vedere se la troviamo noi; così è, la accompagniamo, ci sediamo, ci fa delle domande, poi andiamo a visitare la parte del deposito dove viene stoccato il prodotto che forniamo loro. Vorrebbe fare delle foto ma si è dimenticata il cellulare in auto, faccio io e poi gliele mando. Mi pare soddisfatta, alle 10 si dice pronta a lasciarci. Deve dirigersi verso Bologna, dove deve prelevare un collega che arriva all'aeroporto, e poi insieme a lui ancora verso il mio paesello, dove poi ci rivedremo domattina. Salutiamo.
Ci tratteniamo con i nostri ospiti per qualche chiacchiera in libertà, poi, visto che l'ora di pranzo è lontana, come pure la nostra meta, salutiamo anche noi e ci rimettiamo in cammino. Sbaglio strada, non so come, forse perché chiacchieravamo, e non prendo la Padova-Bologna; me ne accorgo a Vicenza, torno indietro, ci immettiamo nuovamente sulla PD-BO, poi ci fermiamo a pranzare ad un autogrill, il tempo migliora (il cielo era coperto, ma più si va verso sud e meglio è), il viaggio prosegue senza intoppi.
Alle 16 siamo di ritorno in stabilimento, molto prima di quanto immaginassi. Anche questa è andata, rimane l'amaro in bocca per la notizia di stamattina, ma mi consola il fatto che un giovane di belle speranze abbia trovato un lavoro fisso. Di questi tempi, in Italia, non è poco. 

20170302

La Corona

The Crown - di Peter Morgan - Stagione 1 (10 episodi; Netflix) - 2016

Nel 1947, il principe Filippo di Grecia e Danimarca, rinuncia ai suoi titoli per sposare la principessa Elisabetta, erede al trono del Regno Unito e dei domini del Commonwealth, in quel momento occupato dal Re Giorgio VI. La coppia ha due figli, Carlo ed Anna, e vive a Malta, dove Filippo serve la Royal Navy come tenente comandante. Nel 1951 tornano a Londra, quando Giorgio deve sottoporsi ad un delicato intervento chirurgico ad un polmone. Subito dopo, si viene a sapere che al re rimangono solo pochi mesi di vita, a causa di un cancro all'altro polmone. Consapevole del poco tempo rimasto, Giorgio da una parte comincia ad insegnare l'arte del monarca alla figlia maggiore, e allo stesso tempo, cerca di consigliare Filippo sull'aiuto che dovrà dare alla moglie per la sfida che la aspetta. Nel frattempo, Winston Churchill viene rieletto Primo Ministro dopo sei anni fuori dal governo, mossa che Giorgio approva.

Nonostante il consiglio spassionato dell'amica MP, mi sono messo a vedere The Crown, e non mi sono annoiato. Anzi. Probabilmente sarà perché qualsiasi cosa abbia a che fare con la storia, anche moderna, mi interessa, anche se sicuramente ci sono, anche qua, delle inesattezze, oppure solo perché mi ha fatto piacere rivedere Claire Foy (Elisabetta II), questa volta in un ruolo che oserei definire simpatico, dopo l'ultima volta che l'avevo vista in Wolf Hall in un ruolo decisamente antipatico (Anna Bolena). Non so. Quel che so è che la Foy è strepitosa a conferire umanità al personaggio principale, ed i suoi duetti con John Lithgow (Winston Churchill) sono sfiziosi. Io e mia sorella attendiamo la seconda stagione, che verrà messa in onda in novembre, e seguirà un altro interessante periodo storico, susseguente a quello visto in questa prima stagione.

Despite the dispassionate advice from my friend M.P., I started to see "The Crown", and I was not bored. At the contrary. Probably it will be because everything having to do with the story, even modern, interests me, though surely there are, even here, inaccuracies, or just because it made me happy to see Claire Foy (Elizabeth II), this time in a role that I would call nice, since the last time I had seen her in "Wolf Hall" in a decidedly unsympathetic role (Anne Boleyn). I do not know. What I do know is that Foy is amazing to give humanity to the main character, and her duets with John Lithgow (Winston Churchill) are delicious. My sister and I, we are looking forward to the second season, which will be broadcast in November, and will follow another interesting historical period, subsequent to the one seen in this first season.

20170301

Bruxelles (B) - Febbraio 2017 (4)

Ed eccoci a venerdì 17, che dalle parti nostre porterebbe pure male. Partenza alle 8, per la gioia di tutti, fine lavori alle 11,30, dopo aver ripassato le ultime cose. Importante la chiosa di JL: adesso noi siamo Master Trainer, perché possiamo "insegnare" i tre moduli, ma non da soli. Ci dovrà essere sempre un Core Trainer. Lui andrà in pensione a fine anno (me l'aveva già detto qualche mese fa, a cena), ed è l'unico core trainer ad essere un interno, gli altri sono tutti collaboratori esterni. Se vogliamo, possiamo diventare core trainer anche noi, e in quel caso, la nostra collaborazione, da part-time diventerebbe full time. Ma, sempre secondo lui, adesso è ancora presto. Ma faccio tesoro di questa informazione.
Cerimonia di consegna dei diplomi, più il classico cappellino da baseball, e, stavolta (a differenza dei gadget che vengono dati alla fine dei corsi classici), anziché il mug e la borsa porta-pc, ci viene regalato un giubbotto, quello ufficiale del Solar Impulse, l'aereo ad energia solare che ha fatto il giro del mondo, e del quale la compagnia per la quale lavoro è uno dei main sponsor. I diplomi vengono consegnati da S, un brasiliano simpaticissimo che ormai considero quasi un amico, e nonostante questo, io sono sinceramente commosso quando mi consegna il quadretto, e faccio di tutto per trattenere le lacrime. Dopo questo, tutti a pranzo nelle salette riservate del ristorante aziendale (non sapevo neppure che esistessero), laddove si conversa in allegria, tutti ormai consci che un passo è stato fatto. Dopo pranzo si torna nella sala riunioni dove abbiamo vissuto una settimana, e si attendono i taxi. Gli statunitensi e l'amico S, indiano, partiranno domani, quindi verso le 15 rientreranno in hotel, gli europei rientrano a casa questa sera, anche loro si muoveranno a quell'ora. Io rientro domattina, ma da Charleroi, quindi il mio taxi mi porterà al solito hotel Balladins, di fronte all'aeroporto. Funny story, verso le 12 controllo il telefono e vedo che la compagnia di taxi ha provato disperatamente a contattarmi; li chiamo. Per una manifestazione, così dicono loro, non possono prendermi alle 16 come convenuto. Mi offrono uno sconto importante se accetto di essere prelevato alle 14,15, oppure stesso prezzo ma prelevo alle 18,30. Scelgo la seconda opzione, non ho fretta, voglio rimanere con i miei nuovi amici fino alla fine, e poi così avrò pure tempo per tornare a salutare dei colleghi (devo anche riportare un hard disk esterno alla collega colombiana che mi ha chiesto di passarle alcuni film). E così accade: un saluto a tutti i miei compagni di avventura, una sigaretta, poi verso l'edificio dove stanno tutti i miei colleghi, un passaggio di qua, uno di là, chiacchiere amichevoli e di lavoro fino alle 18,15. A quell'ora, mi avvio verso la portineria, dove mi metto ad attendere il mio taxi, che arriva un poco in ritardo. Ho il tempo di conversare, sorprendentemente per me in francese, con i ragazzi della security, sui prezzi dei taxi, e scopro che la compagnia che sto usando ha dei prezzi imbattibili. Il taxi ha addirittura due conducenti (si fa per dire, guida uno solo): uno è il ragazzo trentino che c'era all'andata, l'altro è un signore siciliano, che scopro essere il proprietario dell'impresa. Si chiacchiera per tutto il tragitto, e saluto alla prossima. Pochi minuti prima della 20 sono come detto, al Balladins, un non luogo al quale sono ormai affezionato. Faccio il check in, appoggio i bagagli in camera, e di corsa sono seduto al ristorante.

Dopo questa testimonianza, davvero provato a livello mentale dalla settimana intensiva, vado a letto che sono da poco passate le 21. Probabilmente è la prima volta, normalmente al Balladins, anche di venerdì, mi metto a lavorare. Stavolta sarebbe un'impresa senza vincita: una settimana di email arretrate è come tuffarsi in una piscina vuota. Meglio riposare.
Sabato 17 sveglia alle 4, preparazione, colazione al volo, check out, partenza alle 5 del taxi per l'aeroporto, check in del bagaglio, passaggio dei controlli, acquisto del chilo di cioccolatini (tradizione che non voglio lasciar perdere) e della bottiglietta d'acqua, posizionamento al gate, in fila, partenza in orario. All'arrivo, vedo che da noi ha piovuto moltissimo. A Bruxelles è stata una settimana praticamente splendida. Ma oggi è un'ottima giornata anche qua.