No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20080131

cecità


Molly Sweeney - di Brian Friel - regia di Andrea Di Rosa


Tranquilli, non è che mi sono montato la testa e voglio recensire anche il teatro, ci mancherebbe. Però sono appena tornato da teatro, lo storico, oserei dire, E. Solvay di Rosignano, dove ho visto appunto questa piéce (qui ulteriori informazioni). Attori Leonardo Capuano, Valentina Sperli e il grande Umberto Orsini (nella foto). Storia particolare, quella di Molly, raccontata da Oliver Sacks (ne parlammo mesi fa), come potete leggere nel sito linkato poco sopra, e una messa in scena entusiasmante da fiato sospeso nella prima parte: completamente al buio, con i tre attori che vagano per la platea, in mezzo al pubblico, recitando quindi solo con la voce. La voce, le voci, sono forse la cosa che mi colpisce di più quando vado a teatro. Sono voci forti, intense, che mi pare sempre di riconoscere. La seconda parte, quando le luci si alzano (ma non tantissimo) mi è piaciuta meno, ma la teoria che illustra è davvero interessante e fa pensare: una donna cieca da 40 anni ma non dalla nascita, riacquistando la vista dopo una complicata operazione, regredisce invece di migliorare. Forse, questo mondo non le piace.

amore da spiaggia


Chesil Beach - di Ian McEwan

Inghilterra, 1962. Due giovani di origini profondamente diverse, ma accomunati dal fatto di essere entrambi vergini, si incontrano, si piacciono, si dichiarano amore eterno, si sposano. La prima notte di nozze può essere il punto di inizio oppure quello di rottura, di un equilibrio fondato sul non detto. Lei è inconsapevolmente frigida, lui totalmente impreparato a gestire una situazione del genere.

Un libro particolare, questo nuovo di McEwan. Brevissimo, e quasi completamente "svolto" in un giorno (come Sabato), se si eccettuano molti flashback e una decisiva chiosa finale. Lo stile descrittivo ma empatico invoglia la lettura, la storia incuriosisce e nel finale genera pensieri e rimpianti. Lo sfondo è ben disegnato, inquadra la possibilità dell'esistenza di una coppia del genere nel contesto storico, e, per un lettore che ha meno di 50 anni, il libro risulta un punto di partenza per una riflessione ben più ampia sul tema del sesso e della cosiddetta liberazione sessuale. Probabilmente, per i lettori più anziani, sarà invece un'amara constatazione della realtà di un tempo.

Breve ma intenso.

apprezzamenti 2

Anche l'amico Matteo ha usato una mia/nostra recensione qui.

spaccato umano pubblico

nei miei viaggi in treno ascolto la gente che parla.
ecco alcune frasi che ho rubato dalle varie conversazioni:

...io, se non mi da almeno 1500 euro gli cago sulla scrivania...
...la manu è bella, si taglia le doppiepunte da sola e si pulisce i capelli con l'olio di ..di...di..insomma col grasso...
...scusi che ore fa il suo orologio da polso?...
...no mamy passo dopo lo show, vengo col pitro, ti diamo un bacio e poi filiamo...
...milano non è più quella di una volta, è subordinata al mercato...
...poi dicono che siamo noi che siamo razzisti...
...e chi lo dice al capo sta cosa? a parte che lei è stata veramente scema, io non lo avrei mai fatto a meno che lui non me l'avesse chiesto in ginocchi...
...paolo è partito per l'india senza autan...
...pato è un fenomeno, c'ha le orecchie a sventolone e lo chiameranno peto...
...la roma è totti dipendente, ma se gli togli de rossi vanno in tir...
...vieni a prendermi al lavoro dai, mi aspetti un oretta e poi andiamo a fare un aperitivo...
...minchia, devi troppo venire, c'è il fire dj e poi vengono anche il tommy e il richy, tutto tranquillo, si balla, forse viene anche la susy...
...scusi le è caduta la rivista sportiva...
...ciao amore come è andata oggi?...
...ho fatto un sacco di telefonate importanti...
...a si? e chi hai chiamato..il papa?...
...scemo ho chiamato in finlandia il direttore di produzione della carta velina...
...mutu è un circense dato al calcio per caso...
...o per soldi...
...cassano secondo me merita la nazionale, anche se è una testa calda e non si sa mai se scompiglia lo spogliatoio poi si deconcentrano e escono...
...ma l'aeroplanino montella gioca ancora? o l'hanno venduto all'air france?...
...samu quando scendiamo andiamo a farci un frappè?...
...si ma io lo prendo liscio...
...io alla banana...
...no a me la banana mi sta qua...
...altrimenti prendi fragola e cioccolato...
...si così poi ti vomito nella borsa di pitone...
...quest'estate andiamo a bali...
...bella, bari, c'è il mare...
...no bari, bali...
...ah bali, ma ci sono mica i macachi a bali?...
...si penso si di si...
...ho letto che i maschi italiani non fedifraghi per il 46 per cento ...
...no gli altri sono fedeli...
...fedeli alla moglie, o alla ragazza, o al ragazzo se sono deviati...
...bhe ma sono uomini anche loro...
...lei non è un passeggero, lei è un utente...

20080130

demenza senile


La famiglia Savage - di Tamara Jenkins 2008


Giudizio sintetico: si può vedere


Jon e Wendy Savage sono fratello e sorella. Lui 42, lei 39 anni. Lui vive a Buffalo, è professore di drammaturgia e scrive saggi su Bertold Brecht. Lei vive a New York, lavora part-time e cerca sovvenzioni per finanziare le sue commedie. Lui sta con un'insegnante polacca ma non la vuole sposare. Lei ha una relazione sessuale con un vicino ultra-cinquantenne sposato. Si vedono e si sentono pochissimo. Un bel giorno, la figlia della compagna di loro padre chiama Wendy e la avverte che Lenny (il padre) sta dando segni di squilibrio. Wendy chiama Jon molto preoccupata, ma è nel suo stile. Jon sta dormendo, ed ha altro a cui pensare. Nei giorni successivi saranno obbligati a raggiungere il padre a Sun City, in Arizona, e a cambiare drasticamente le loro vite.


E' un buon film, questo La famiglia Savage. La regista, che col suo precedente film L'altra faccia di Beverly Hills già si occupava di drammi familiari, ha un buon tocco: la sceneggiatura, scritta di suo pugno, è candidata all'Oscar (ma contro Lars e una ragazza tutta sua secondo me non c'è storia, e dobbiamo ancora vedere Juno), e mette nel calderone un sacco di piccoli particolari gustosi che danno un bel sapore al tutto; come regista ha un bel gusto per le inquadrature e dirige bene gli attori (anche se con questo cast bisognava essere davvero dei somari per sbagliare), non eccede in virtuosismi inutili. E c'è di più: questo film è davvero molto vicino alla vita reale (come dice Jon nella battuta forse più bella "non siamo in un dramma di Sam Shepard"), in tutte le sue sfaccettature, a partire dai moduli e dalle domande dei questionari di ammissione alle case di riposo, per finire alle goffaggini dei protagonisti in qualsiasi frangente (dialoghi, sesso, amore). E' in fin dei conti un po' il pregio e il limite di questo lavoro di basso profilo. Una specie di Le invasioni barbariche (notate anche voi la similitudine che parte dalla locandina disegnata?) in salsa statunitense con meno poesia (e forse meno retorica) ma con più aderenza con la realtà. Nonostante i due protagonisti "vivano" di teatro, paradossalmente il film è quanto di più lontano si possa immaginare dal teatro. Una realtà fatta di esseri umani che sbagliano e che muoiono, alla fine.


Dicevamo del cast. Se su Philip Seymour Hoffman (curiosamente candidato come non protagonista per un altro film che è in arrivo in Italia, Charlie Wilson's War) non abbiamo ormai altro da aggiungere se non che è un grande attore, questo film serve se non altro a Laura Linney, candidata come protagonista con questo La famiglia Savage, qui in una prova ottima e misurata ma probabilmente non la sua migliore, e a dare il giusto spazio ad un grande caratterista come Philip Bosco nei panni di Lenny Savage, ammirevole.


Attenzione, quindi, a questo film. Potreste immedesimarvi nei protagonisti non poco, soprattutto se vi piace la cinematografia non urlata. E non preoccupatevi se avete un parente molto anziano: prima o poi, morirà lo stesso. E' inevitabile. E dopo, la vita continuerà ugualmente.

apprezzamenti

Per la serie "piovono apprezzamenti", un'amica ha talmente apprezzato la recensione di Into The Wild che l'ha postata sul suo blog. Apprezziamo anche noi. Qui.

de pressione

Uno studio congiunto anglo-americano ha concluso che il picco di rischio per la depressione si ha tra i 40 e i 44 anni. L'articolo che leggo su Repubblica, seppure breve, contiene alcune ovvietà che però ogni tanto fa bene sentirsi dire.

Non mi fate incazzare ok?

silvio


Silvio Berlusconi è stato assolto oggi dalla sezione penale del Tribunale di Milano nel processo Sme con la seguente motivazione: "i fatti non sono più previsti dalla legge come reato". La legge che depenalizza il falso in bilancio era stata ovviamente approvata dall'ultimo governo Berlusconi, e ancora più ovviamente niente è stato fatto dal governo appena caduto.


Silvio Berlusconi ha dichiarato prontamente: "sono emozionato, finalmente è stata fatta giustizia".


Come no.

20080129

and the winner is...

Siamo stati nominati, qui. Quando sarò famoso, il mio sogno è andare a fare l'opinionista da Costanzo. Come dite? Non c'è più il Costanzo Show? Ah ecco. Minchia ma quanto è che non guardo la tele?
Se vi va, votateci. Ma solo se pensate che...NOI VALIAMO!!

Chi non capisce la battuta, peste lo colga.

liberazione

Ecco che a volte alcuni avvenimenti nella tua vita convergono verso un punto preciso, e poi si incontrano. Anche se non siete detective potete facilmente ricostruirli dai post degli ultimi giorni. Ed ecco che finalmente riesco a liberarmi con un pianto a dirotto. Lo faccio mentre ascolto (ancora) un pezzo degli Alter Bridge dal titolo In Loving Memory e, leggendo la traduzione (anche se non ce n'era un bisogno estremo, fortunatamente il mio inglese fin lì ci arriva) penso a mia madre, ma dentro le lacrime c'è un po' di tutto. Il testo, curiosamente ma anche no, può essere adattato a diverse intepretazioni.

Grazie per tutto quello che hai fatto
mi sei mancata per così tanto tempo
non riesco a credere che te ne sia andata
vivi ancora in me, ti sento nel vento
mi guidi costantemente

non avevo mai saputo cosa significasse essere soli, no
perchè eri sempre qui per me
eri sempre qui aspettando
e tornerò a casa e mi mancherà il tuo volto
così sorridente nei miei confronti
chiudo gli occhi per vedere

e lo so, tu sei una parte di me
ed è la tua canzone che mi libera
la canto mentre penso che non potrò andare avanti
canto stanotte perchè questo mi conforta

ho portato con me le cose che mi ricordano di te
in memoria dell'unica che è stata così vera
sei stata proprio così come potevi essere
e sebbene te ne sia andata
significhi ancora il mondo per me

non avevo mai saputo cosa significasse essere soli, no
perchè eri sempre qui per me
eri sempre qui aspettando
e tornerò a casa e non sarà più lo stesso, no
tutto è così vuoto e solo
non riesco a credere che tu te ne sia andata

e lo so, tu sei una parte di me
ed è la tua canzone che mi libera
la canto mentre penso che non potrò andare avanti
canto stanotte perchè questo mi conforta

sono felice che lui ti liberi dalla tristezza
ti amerò ancora di più, domani
e tu sarai ancora qui con me

e ciò che hai fatto lo hai fatto con sentimento
e ne hai sempre trovato il significato
e tu sarai sempre...

e lo so, tu sei una parte di me
ed è la tua canzone che mi libera
la canto mentre penso che non potrò andare avanti
canto stanotte perchè questo mi conforta

E a volte non riesci a credere quanto dolore possa legarsi a tanta bellezza, quanta gioia possa esserci in un pianto. Il problema, a volte, come diceva Costello, è che cosa fare con tutta questa inservibile bellezza.

set me free


Da sempre avanti nelle scelte nazional-popolari, R2 di Repubblica ogni giorno propone degli articolo molto interessanti sull'attualità. Oggi ce n'è uno che tratta temi dei quali avevamo già parlato, ma li raggruppa e ci dà anche qualche dritta interessante. Riassumerei velocemente, prima di lasciare spazio all'articolo vero e proprio, i link interessanti con brevi spiegazioni.


di http://www.couchsurfing.com/ avevamo parlato. Interessantissima la parte delle assicurazioni americane che offrono una vettura sponsorizzata gratis a chi non fa incidenti.

Su http://www.viveregratis.it/ pare si trovi di tutto. Sono curioso pure di dare un'occhiata a http://www.freecycle.org/ a proposito di "scambio", e a http://www.freegan.info/ (qualche tempo fa c'era su Internazionale un articolo interessantissimo sui freegan). Vi lascio alla lettura.


Negli Stati Uniti gli automobilisti più affidabili possono avere gratis auto "sponsorizzate"

Biglietti gratis dalle compagnie low cost e scambi di posti letto attraverso Internet

Non solo musica, video e notizie

Ecco come si viaggia senza pagare

di ETTORE LIVINI


MILANO - C'è chi s'è comprato una casa pagandola con una graffetta. C'è una persona in Calabria che regala una Y10 a chi se la ritira. Ci sono catene alberghiere che offrono settimane di vacanza in Costa Brava, compagnie aeree che regalano viaggi, aziende che prestano auto in uso gratuito. La chiamano società dei consumi. Ma, almeno in parte, è una bugia. Certo, il denaro, più che il tempo, è l'unità di misura del terzo millennio. Eppure la vecchia arte d'arrangiarsi da una parte e le strane regole del marketing dall'altra consentono oggi all'uomo di realizzare un sogno antico come il mondo: vivere (quasi) gratis. L'arte dello scrocco richiede solamente un po' d'adattabilità, spirito d'iniziativa e la capacità di sfruttare a proprio vantaggio le logiche un po' ciniche del nuovo capitalismo, un universo dove l'immagine spesso vale più di un bene materiale. L'esempio più lampante è quello delle automobili. In America (vedi sito www.freecarindex.com o www.libertydrive.com) esistono agenzie pubblicitarie che selezionano persone con la fedina automobilistica immacolata (zero incidenti negli ultimi 10 anni) per regalargli una macchina "sponsorizzata" dai loro clienti con il logo pubblicitario sulle portiere. Un fenomeno sbarcato anche in Europa ma non in Italia, dove la legge impedisce questo tipo di subaffitto della quattroruote. Le acrobatiche leggi del mercato - sempre in tema di trasporti - producono un altro paradosso: le compagnie aeree che regalano biglietti solo per fidelizzare i passeggeri e lucrare (al limite) sui costi dei servizi accessori come prenotazione auto e alberghi.
Il principe assoluto di queste iniziative è la Ryanair, più che una low cost - in questo caso - una no-cost, visto che prevede di offrire a costo zero nei prossimi tre anni almeno il 50% dei propri posti, sicura che gli optional le basteranno a far tornare i conti. Un'altra frontiera violata dall'arte di vivere gratis è quella dell'alloggio, almeno in vacanza. Il sito cult, in questo caso, è www. couchsurfing. com, una specie di piazza virtuale dove si mette a disposizione un posto letto nel proprio appartamento (oppure il giardino per piantare un tenda) in cambio di ospitalità dagli altri membri della community. Un successo planetario visto che questo network è già riuscito a organizzare le vacanze senza spesa a oltre 327mila persone, moltissime anche in Italia. Ma il volontariato non è l'unico modo di trovare una casa per farsi una bella settimana al mare. Sull'italianissimo sito www.viveregratis.it, ad esempio, c'è una società spagnola che offre dieci giorni di relax in appartamenti in Costa Brava. Certo è una forma pubblicitaria (il sito non percepisce un euro), visto che la stessa azienda offre soggiorni in multiproprietà nella stessa struttura. Ma non esiste nessun vincolo al riguardo. "In una società come la nostra avere gratis ciò che di solito paghiamo è molto più facile di quanto si pensi - racconta Francesco Gaudino, inventore del sito tricolore che in quattro mesi di vita ha registrato 12mila iscritti e 2,5 milioni di contatti - . Se prende la nostra rubrica Barattopoli scopre che c'è una persona a Cosenza che regala due auto in cambio del passaggio di proprietà, un'altra che offre una tv a 29 pollici o una mountain bike". E' l'ecologissimo concetto del riciclo, del non - spreco (www.freecycle.org è il vangelo del baratto mondiale) che ha consentito al 26enne disoccupato canadese Kyle MacDonald in una serie di 15 scambi on line di partire da una piccola graffetta rossa per arrivare qualche mese dopo (quando il suo caso era arrivato su tutte le tv Usa) ad avere una casa tutta per sè nel comune di Kipling (la sua storia è su oneredpaperclip.blogspot.com). E la cultura? Niente paura. Anche qui ce la si può cavare a costo zero. Il Nobel della letteratura gratis, ad esempio, spetta a Paulo Coehlo. Nel suo sito (www. paulocoehloblog.com) appare una foto dello scrittore con la benda da pirata sull'occhio. Cliccando sull'immagine, alla faccia delle case editrici di tutto il mondo, l'autore brasiliano ha messo in rete, gratis, quasi tutti i suoi libri. In alternativa ci si può arrangiare con il bookcrossing (www.bookcrossing.com) una rete virtuale dove gli appassionati di tutto il mondo si scambiano i loro volumi. Nel mondo dell'arte dello scrocco, in fondo, c'è solo un grande buco. Quello del cibo. Qualcuno però ha risolto anche questo problema. Sono i Freegan americani, un gruppo anarcoide che combatte contro gli sprechi del mondo (www.Freegan.info). La loro ricetta è semplice: frugano nelle pattumiere delle grandi città, vicino ad alberghi e ristoranti soprattutto. Sarà poco dignitoso, ma è politicamente molto corretto. E tra i sacchetti e gli scarti trovano tonnellate di cibo in ottime condizioni. E, alla fine, non c'è nessuno a presentare il conto.

(29 gennaio 2008)

playlist-nel lettore mp3

Altro cambio

A Fine Frenzy - One Cell In The Sea
Alter Bridge - One Day Remains
Burial - Untrue
Dave Matthews - Some Devil
Judas Priest - Unleashed In The East
Kaki King - Everybody Loves You
Oceansize - Frames
Scisma - Armstrong
Tesla - Real To Reel
The Mars Volta - The Bedlam In Goliath
Wu-Tang Clan - The 8 Diagrams

bi stecca


Da leggere per riflettere. Ovviamente, da vegetariano non disturbatore di certo non voglio fare terrorismo alimentare, ma queste cose si sanno da un po' e stanno alla base della mia scelta. Non vorrei un mondo di vegetariani, probabilmente ci porterebbe ad altre "storture", ma un consumo di cibo più ponderato e responsabile. E tenete conto che è un articolo rivolto soprattutto agli americani.

Da R2 di Repubblica di ieri (qui).


La produzione di bestiame mondiale è responsabile di più gas dell'intero sistema dei trasporti

Il consumo di carne raddoppierà entro il 2050, se non varieremo l'alimentazione

La bistecca fa male alla Terra

l'effetto serra ci cambia la dieta

di MARK BITTMAN

NEW YORK - Un cambiamento epocale nell'uso di una risorsa che si dà per scontata potrebbe essere imminente. No, non si tratta di petrolio, ma di carne. Come il petrolio anche la carne è soggetta a una domanda crescente a mano a mano che le nazioni diventano più ricche e ciò ne fa salire il prezzo. E come il petrolio anche la carne è qualcosa che tutti sono incoraggiati a consumare in quantità minori. La domanda globale di carne si è letteralmente impennata negli ultimi anni, sulla scia di un benessere crescente, alimentata dal proliferare di vaste operazioni di alimentazione forzata di animali d'allevamento. Queste vere e proprie catene di montaggio della carne, che partono dalle fattorie, consumano quantità smisurate di energia, inquinano l'acqua e i pozzi, generano significative quantità di gas serra, e richiedono sempre più montagne di mais, soia e altri cereali, un fatto che ha portato alla distruzione di vaste aree delle foreste pluviali tropicali.


Proprio questa settimana il presidente brasiliano ha annunciato provvedimenti di emergenza per fermare gli incendi controllati e l'abbattimento delle foreste pluviali del Paese per creare nuovi pascoli e aree di coltura. Negli ultimi cinque mesi soltanto, ha fatto sapere il governo, sono andate perse 1.250 miglia quadrate di foreste.


Nel 1961 il fabbisogno complessivo di carne nel mondo era di 71 milioni di tonnellate. Nel 2007 si stima che sia arrivato a 284 milioni di tonnellate. Il consumo pro-capite di carne è più che raddoppiato in questo arco di tempo. Nel mondo in via di sviluppo è cresciuto del doppio, ed è raddoppiato in venti anni. Il consumo mondiale di carne si prevede che sia destinato a raddoppiare entro il 2050.


Produrre carne comporta il consumo di tali e tante risorse che è una vera impresa citarle tutte. Ma si consideri: secondo la Fao, la Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite, le terre destinate all'allevamento del bestiame costituiscono il 30 per cento delle terre emerse non ricoperte da ghiacci del pianeta. Questa stessa produzione di bestiame è responsabile di un quinto delle emissioni di gas serra della Terra, più di quelle emesse dai trasporti nel loro complesso. Uno studio dello scorso anno dell'Istituto nazionale di scienze dell'allevamento in Giappone ha stimato che ogni taglio di carne di manzo da un chilogrammo è responsabile dell'equivalente in termini di diossido di carbonio alle emissioni di una vettura media europea ogni 250 chilometri circa e brucia l'energia sufficiente a tenere accesa per 20 giorni una lampadina da 100 watt.


Cereali, carne e perfino energia sono collegati tra loro in un rapporto di interdipendenza che potrebbe avere spaventose conseguenze. Benché circa 800 milioni di persone di questo pianeta soffrano la fame o siano affette da malnutrizione, la maggior parte dei raccolti di mais e soia coltivati finiscono a nutrire bestiame, maiali e galline. Ciò avviene malgrado un'implicita inefficienza: per produrre le stesse calorie assimilate tramite il consumo di carni di bestiame allevato e il consumo diretto di cereali occorrono da due a cinque volte più cereali, secondo quanto afferma Rosamond Naylor, docente associato di economia all'università di Stanford. Nel caso di bestiame allevato negli Stati Uniti con cereali questo dato deve essere moltiplicato ancora per dieci. Negli Stati Uniti l'agricoltura praticata per soddisfare la domanda di carne contribuisce, secondo l'Agenzia per la Protezione Ambientale, a circa tre quarti dei problemi di qualità dell'acqua che caratterizzano i fiumi e i corsi d'acqua della nazione.


Considerato poi che lo stomaco delle bestie allevate è fatto per digerire erba e non cereali il bestiame allevato a livello industriale prospera soltanto nel senso che acquista peso rapidamente. Questo regime alimentare ha reso possibile allontanare il bestiame dal suo ambiente naturale e incoraggiare l'efficienza dell'allevamento e della macellazione in serie. È tuttavia una prassi che provoca problemi di salute tali che la somministrazione di antibiotici è da ritenersi usuale, al punto da dar vita a batteri resistenti agli antibiotici.


Questi animali nutriti a cereali contribuiscono oltre tutto a una serie di problemi sanitari tra gli abitanti più benestanti del pianeta, quali malattie cardiache, alcuni tipi di cancro e diabete. La tesi secondo cui la carne fornisce un apporto proteico è giusta, purché le quantità siano limitate. L'esortazione americana quotidiana a consumare carne - del tipo "guai a te se non mangi la bistecca" - è negativa.


Che cosa si può fare? Risposte facili non ce ne sono. Tanto per cominciare occorre una migliore gestione degli sprechi. A ciò contribuirebbe l'abolizione dei sussidi: le Nazioni Unite stimano che questi costituiscono il 31 per cento dei guadagni globali dell'agricoltura. Anche migliori tecniche di allevamento sarebbero utili. Mark W. Rosengrant, direttore della tecnologia ambientale e della produzione presso l'istituto senza fini di lucro International Food Policy Research afferma: "Occorrerebbe investire nell'allevamento e nella gestione del bestiame, per ridurre la filiera necessaria a produrre un livello qualsiasi di carne".


E poi c'è la tecnologia. Israele e Corea sono tra i Paesi che stanno sperimentando tecniche di sfruttamento delle scorie e del letame animale per generare elettricità. Altro suggerimento utile potrebbe essere quello di far ritorno al pascolo. Mentre la domanda interna di carne è ormai uguale ovunque, la produzione industriale di bestiame è cresciuta due volte più rapidamente dei metodi di base di sfruttamento delle terre, secondo quanto risulta alle Nazioni Unite. I prezzi reali di carne bovina, di maiali e pollame si sono mantenuti costanti, forse sono perfino scesi, per 40 anni e più, anche se ora stiamo assistendo a un loro aumento di prezzo. Se i prezzi elevati non costringono a cambiare le abitudini alimentari, forse sarà tutto l'insieme - la combinazione di deforestazione, inquinamento, cambiamento del clima, carestia, malattie cardiache e crudeltà sugli animali - a incoraggiare gradualmente qualcosa di molto semplice: mangiare più vegetali e meno animali. Nel suo studio del 2006 sull'impatto dei consumi di carne sul pianeta, intitolato "La lunga ombra del bestiame", la Fao dice: "È motivo di ottimismo prendere atto che la domanda di prodotti animali e di servizi ambientali sono in conflitto tra loro ma possono essere riconciliate". Gli americani, in effetti, stanno comprando sempre più prodotti eco-compatibili, scegliendo carni, uova e latticini prodotti con metodi sostenibili. Il numero dei prodotti e dei mercati di questo tipo si è più che raddoppiato negli ultimi 10 anni.


Se gli attuali trend continueranno, invece, la carne diventerà una minaccia più che un'abitudine. Non diventerebbe del tutto insolito consumare carne, ma proprio come i SUV dovranno cedere il passo a vetture ibride, l'epoca dei 220 grammi al giorno di carne sarà giunta alla fine. Forse, dopotutto, non sarà poi così drammatico.


(copyright The New York Times)

(Traduzione di Anna Bissanti)


(28 gennaio 2008)

vita sentimentale di un camionista

Un'altro regalo natalizio. Non conoscevo Alicia Gimenz Bartlett, ma questo libro è volato. Lo stile è snello, diretto. Racconta avvenimenti e sentimenti in modo chiaro e preciso. 250 pagine che si leggono tutto d'un fiato. Il ritratto di un uomo ossessionato dal cambiamento, che non riesce a concepire la vita se non come un passare continuo e ricorrente, un fuggire e un tornare, accanto a corpi immobili: corpi di case, di città, di alberi. O corpi di donne: fisicamente immobili, se sono le compagne a pagamento occasionali pescate in un motel; psicologicamente immobili, se sono la moglie e l'amante fissa, che diventano insopportabili non appena manifestano un moto autonomo del sentimento. Ma tutto invece si muove intorno a lui, tutti i corpi resistono al suo dominio. Quest'uomo incontra se stesso in un'altra donna: "ho l'impressione che è lei che si sta scopando me". Ed è la catastrofe del suo piccolo cosmo esistenziale.
Consigliato!

20080128

playlist-nel lettore mp3

Non vi avevo aggiornato sulla playlist, cambio della scorsa settimana

A Fine Frenzy - One Cell In The Sea
Burial - Untrue
Dave Matthews - Some Devil
Judas Priest - Unleashed In The East
Michael Bolton - Greatest Hits 1985/1995
Moltheni - Io non sono come te
Motorhead - Better Motorhead Than Dead
Oceansize - Frames
Scisma - Armstrong
Tesla - Real To Reel
Tiny Masters Of Today - Bang Bang Boom Cake
Wu-Tang Clan - The 8 Diagrams

into the wild, out of the blue


Into The Wild - Nelle terre selvagge - di Sean Penn 2008


Giudizio sintetico: si può vedere (riposati)


Ispirato alla vera storia di Christopher McCandless, 22enne americano che nel 1990, appena laureato, donò tutti i suoi risparmi (24.000 dollari) a Oxfam, bruciò gli ultimi spiccioli e i documenti di identità, abbandonò la sua vecchia auto, i genitori e soprattutto l'amata sorella Carine, per un viaggio attraverso gli States, sconfinando in Messico, facendo incontri, lavori, vedendo facce e facendo esperienze, ricostruendosi una nuova identità (Alexander Supertramp), alla ricerca di se stesso, della bellezza e della libertà, con meta ultima le terre selvagge e inospitali dell'Alaska.


Tratto dal libro di Jon Krakauer, libro nato a sua volta da un articolo a cura dello stesso Krakauer sulla storia di McCandless, arriva sui nostri schermi il nuovo film di Sean Penn avvolto già da un'aura di leggenda e, giocoforza, carica gli spettatori di altissime aspettative.


Partiamo dal fatto che sicuramente Sean Penn, lo ribadiamo, se ce ne fosse bisogno, è un cineasta che non rincorre il successo al botteghino, bensì un cinema di qualità, di spessore e contenuti, molto spesso fortemente critico (o autocritico) verso il "sogno americano" e soprattutto l'american way of life. Impossibile non riconoscere in questo film, momenti ispirati da Herzog ma anche da Malick, e potremo continuare. La fotografia è straordinariamente nitida e luminosa, la mano del regista va a nozze con scenari meravigliosi e con i campi lunghi. Si parte quasi dalla conclusione della storia, si torna all'inizio con un primo flashback, si prosegue a capitoli "allegorici", si distribuiscono altri flashback quando necessari. E' più complicata a raccontarsi che a vedersi, non temete. La colonna sonora, curata da Michael Brook, con pezzi originali di Eddie Vedder dei Pearl Jam e la collaborazione di Kaki King, ha una parte importantissima (ottima l'idea di sottotitolare alcune parti che legavano particolarmente con la storia) e risulta molto efficace (molto più che il disco "da solo", senza il film). Lodevole il tentativo di raccontare un anti-eroe americano, un "viaggiatore esteta", un personaggio che tocca le corde di tutti quanti hanno una sensibilità e sentono il peso ingombrante di questa società consumistica comandata solo dal vile denaro e dalla necessità di possedere, come pure il racconto di una nazione rurale, "alternativa" e marginale, semplice e spontanea, lontana dalle brutture per le quali invece è famosa. Coraggioso lo spazio dedicato alla letteratura che contraddistingue e traccia le linee guida della filosofia del "puro" Christopher, che ricorda un po' il tentativo fatto da Benigni con la poesia ne La tigre e la neve. Belle le prove attoriali di un cast molto ben assortito (Marcia Gay Harden, William Hurt, Catherine Keener, Vince Vaughn, Hal Holbrook, le giovani Jena Malone e Kristen Stewart, il mattatore assoluto nonché protagonista Emile Hirsch, perfetto anche nel suo "viaggio" fisico - è dimagrito 20 chili durante le riprese -, in alcuni momenti mi ha ricordato moltissimo lo stesso Vedder), e quindi ben diretto. Il film ha in definitiva il respiro delle grandi opere. Fin qui tutto bene.


Ciò che impedisce al film, a modesto giudizio di chi scrive, di ascendere alla grandezza, sono un paio di difetti. Il primo, nella forma: decisamente troppo lungo e prolisso. Qualche sforbiciata qua e là non gli avrebbe fatto male.

Il secondo nella sostanza: posare l'accento deciso sul rapporto conflittuale del protagonista con la meschinità dei genitori ridicolizza in parte la "filosofia" di fondo del "puro" che va alla ricerca di una vita quasi ascetica, francescana, spogliandosi di tutto, verso una dimensione superiore fatta dall'essere invece che dall'avere o dall'apparire. Come notava giustamente un'amica, da viaggio o avventura affascinante, si trasforma in fuga.


Un film comunque coraggioso, che dividerà il giudizio degli spettatori probabilmente sulla sostanza più che sulla forma.

lost



A proposito del pezzo del video del post precedente (quanti "del"), che è Open Your Eyes degli Alter Bridge, una band che in pratica nasce dall'allontanamento del cantante dei Creed. Gli AB proseguono sia musicalmente che "filosoficamente" la scia dei Creed, facendo un Hard/Heavy piuttosto classico, sempre alla ricerca della melodia; i testi sono attenti alla fede, sono una band diciamo di christian rock. Ai tempi dei Creed li si etichettava spesso come cloni (leggermente più metal) dei Pearl Jam, o qualcosa di simile. Non vado matto per questa band, come non lo ero per i Creed, ma ho i loro dischi e mi capita spesso di avere voglia di ascoltarli. Il suono delle chitarre (il chitarrista, anche se ha un cognome che porta alla battuta - Tremonti - è uno davvero talentuoso) è quello di cui un metallaro come me ha bisogno abbastanza spesso, la batteria è precisa e potente, il basso accompagna senza strafare, il nuovo cantante è dotatissimo e mi è apparso subito come un incrocio tra le voci nientemeno che di Ed Vedder e di Chris Cornell; se c'è una bella canzone, tanto meglio.




In questa giornata splendida, anche se ancora fredda, mi dà gioia sparare Open Your Eyes a tutto volume col sole che mi picchia in faccia. E non mi dà fastidio quando Myles Kennedy, il cantante (tutti con cognomi da statisti....) canta Lost the faith and lost the love when the day is done o anche I love the way I feel today, but how I know the sun will fade, darker days seem to be, what will always live in me. But still I run.


Un tantino retorico, ma preso e interpretato col sorriso sulle labbra può anche non far male. Provate.




Nella foto Mark Tremonti

open your eyes

Intanto ascoltatela.

endorfina

L'endorfina è una sostanza chimica di natura organica prodotta dal cervello, dotata di proprietà analgesiche e fisiologiche simili a quelle della morfina e dell'oppio, ma con portata anche più ampia di queste. E' presente nei tessuti degli animali superiori, e viene rilasciata in particolari condizioni e in occasione di particolari attività fisiche. Numerose ricerche si stanno ancora effettuando in proposito, ma è opinione comune che svolga azioni di coordinazione e controllo delle attività nervose superiori, tanto da poter essere eventualmente correlata con l'instaurarsi di espressioni patologiche del comportamento, nel caso in cui il suo rilascio divenisse incontrollato. Come anche numerosi alcaloidi di derivazione morfinica, le endorfine sono in grado di procurare uno stato di euforia e di sonnolenza, più o meno intenso a seconda della quantità rilasciata. Questi stessi effetti si possono riscontrare in conclusione di un rapporto sessuale, da cui deriva probabilmente la tipica condizione fisica ad esso correlata.

vesti


raramente mi metto la cravatta.
in quei rari casi mi sembra di avere un guinzaglio al collo, una specie di cappio.
vorrei invece comprarmi delle bretelle. mi ricordo quando ero alle elementari e le mettevo tutte le mattine. mi piacevano.
fino all'università ho messo anche molto spesso le salopette, i jeans integrali, quasi da operaio, in versione normale o in versione alternativa con la parte sopra lasciata cadere davanti. non le vedo più nei negozi le salopette. se le trovassi le acquisterei.

coming soon


A breve, la recensione di Into The Wild - Nelle terre selvagge - di Sean Penn


Un film con pregi e difetti.

I pregi: bei campi lunghi, tentativo di filosofeggiare sulla vacuità della nostra società, alcune belle intepretazioni, citazioni letterarie adeguate e la colonna sonora che, sentita col film, acquista un valore aggiunto (il disco di Eddie Vedder in se non è granchè).

I difetti: davvero troppo lungo, e soprattutto, il conflittuale rapporto con i genitori del protagonista che, di fatto, vanifica il discorso di cui sopra a proposito della vacuità della nostra società dipendente dalle regole e soprattutto dal denaro e dal possesso.

20080127

mi permetto


Con il tempo speso al cinema (anni fa cercavo di vedere tutti i film che uscivano, ma proprio tutti), ho la presunzione di aver sviluppato un certo "fiuto" per i film buoni; ovvio che possa sbagliarmi, naturalmente. Adesso, di solito, vado 2-3 volte a settimana e cerco di scegliere quelli che mi ispirano di più, incrociando le dita.
Ispirato da una serie di trailer visti ieri sera, prima della proiezione di Into The Wild al Kino Dessé di Livorno (presente in sala, casualmente, il regista livornese Paolo Virzì insieme alla protagonista del suo prossimo film, la bella e giovane Micaela Ramazzotti, tanto per fare un po' di gossip), mi permetto di segnalarvi, aiutato anche dalla lista di Ciak sui "100 film più attesi in uscita da gennaio a giugno", alcuni film che rischierebbero di passare inosservati, e che, secondo me, sono da vedere, almeno per giudicare. E già che ci siamo, anche altri che magari andreste a vedere comunque, tanto per darvi qualche indicazione in più.


Tralasciando i blockbusters americani, anche se nel caso, ad esempio, di Sweeney Todd (esce a febbraio) e The Dark Knight (esce a giugno), non ci si può esimere dall'andare al cinema, in quanto i registi in gioco, le storie e gli attori in gioco sono di assoluto primordine (nel primo caso abbiamo Tim Burton, un musical horror e Johnny Depp, nel secondo abbiamo invece Christopher Nolan, un Batman non si sa quanto ispirato da quello di Frank Miller, Christian Bale e il deceduto Heath Ledger), partirei segnalandovi Oltre il fuoco, in originale Things We Lost In The Fire (Hope Comes With Letting Go) - ho una passione sfrenata per i titoli lunghi e con frasi di questo genere -, regista la danese Susanne Bier, brava regista e sceneggiatrice, autrice di due bei film quali Non desiderare la donna d'altri e Dopo il matrimonio, sempre in collaborazione per la scrittura col mitico Anders Thomas Jensen (registo del cult assoluto Le mele di Adamo), attori Halle Berry, Benicio Del Toro e il mio idolo del momento David Duchovny, quindi il primo film "hollywoodiano" della Bier, con una storia che implica sempre parentele e perdita. Sono ormai settimane che, mentre aspetto l'orario d'entrata al multisala di Livorno, mi soffermo carico d'aspettative davanti alla locandina di questo film. Esce a maggio.


Andrei avanti con uno dei film che potrebbe scuotere la stagione, in uscita a febbraio. Si tratta di Persepolis, un film di animazione ma, direi, d'eccezione. L'autrice è l'iraniana Marjane Satrapi (i lettori di Internazionale la conosceranno bene), coadiuvata da Vincent Paronnaud, e mette in scena una specie di autobiografia semiseria che però parrebbe scavare a fondo sulla condizione della donna in Iran. Il trailer, visto ieri sera, è a dir poco eccezionale; Concita De Gregorio, su D allegato a Repubblica di ieri, ne parla entusiasticamente (l'ha visto in Spagna col figlio che lo ha definito "il miglior film visto quest'anno", riferendosi, credo, al 2007, visto che fuori dall'Italia è uscito, pare, da circa 4 mesi). Io gli do fiducia.


Senza saperne niente, mi fido ciecamente dei Coen e di Bardem per quanto riguarda l'uscita prevista per marzo di Non è un paese per vecchi. Ho qualche dubbio sul nuovo Woody Allen dal titolo Sogni e delitti, con Colin Farrel e Ewan McGregor (e Tom Wilkinson, che secondo me se non gli danno l'Oscar come non protagonista per Michael Clayton avrebbe ragione di incazzarsi). Curioso il fatto che esca il remake hollywoodiano, a cura del regista originale, di Funny Games, un film bello e disturbante del 1997 dell'austriaco Michael Haneke; ci sono Naomi Watts, Tim Roth e Michael Pitt ed esce a febbraio.

Altra curiosità è Walk Hard: The Dewey Cox Story, di Jake Kasdan (si, è il figlio) con John C. Reilly (lo avete visto milioni di volte in milioni di film), una parodia (pare feroce) delle biopic.


Straziante già dal trailer, e quindi qui dovremo verificarne l'effettiva validità quando uscirà in febbraio, il candidato agli Oscar Lo scafandro e la farfalla, di Julian Schnabel con Emmanuelle Seigner e Marie-Josée Croze (Le invasioni barbariche). Altro titolo che potrebbe deludere fortemente o sorprendere incredibilmente sarà senz'altro Il treno per Darjeeling di Wes Anderson (I Tenenbaum, Le avventure acquatiche di Steve Zissou, ma da noi deve ancora uscire il suo Hotel Chevalier) con Owen Wilson, Adrien Brody e Jason Schwartzman; esce a marzo.


There Will Be Blood, ribattezzato semplicemente Il petroliere per l'Italia, in corsa per gli Oscar, incuriosisce ovviamente per la regia dell'altro Anderson, Paul Thomas, regista controverso (famosissimo per Magnolia che non mi piacque, sconosciuto per Ubriaco d'amore, gran film per me ma poco conosciuto; anche il buon Boogie Nights non ha riscosso il giusto riscontro qui da noi), con il mattatore Daniel Day Lewis in un personaggio che ricorda un po' il suo "macellaio" in Gangs Of New York (almeno a giudicare dai trailer). Esce a febbraio.


Non sapevo niente del progetto chiamato 10000 A.C. di Roland Emmerich, in uscita a marzo, con attori sconosciuti ambientato, appunto, ai tempi dei mammuth.


Si è parlato tanto e bene di Juno, nominato anch'esso, scritto dall'emergente Diablo Cody e diretto da Jason Reitman (Thank You For Smoking). C'è anche Jennifer Garner (Alias) in una parte non principale, e la storia sembra intrigante: potrebbe essere il Little Miss Sunshine del 2008. Esce in aprile.


Mi interessa vedere, in uscita questo mese, l'opera seconda di Paolo Franchi, del quale apprezzai molto La spettatrice, dal titolo Nessuna qualità agli eroi. C'è l'ottimo Elio Germano e la charmant Irène Jacob. Altro titolo italiano del quale ho letto bene è Non pensarci di Gianni Zanasi, con Giuseppe Battiston, Anita Caprioli e Valerio Mastrandrea. Dovrebbe uscire (il condizionale, in Italia, è d'obbligo) in aprile.


Concludo con un rischio totale: il nuovo film di Wong Kar-Wai, il primo "americano", dal titolo Un bacio romantico (l'originale, ovviamente, è tutta un'altra musica, ed è My Blueberry Nights). Storia semplice e sentimentale, grande cast: Jude Law, Natalie Portman, David Strathairn, Rachel Weisz, e la debuttante, in veste di attrice, Norah Jones (conosciuta meglio dagli appassionati di musica come Noia Jones).


Come dicono le annunciatrici, buona visione. Vi accompagnerò scrivendone appena potrò.

20080126

tu hai

in sentimento folk:

When you're down and troubled
And you need a helping hand
And nothing, whoa nothing is going right.
Close your eyes and think of me
And soon I will be there
To brighten up even your darkest nights.
You just call out my name,
And you know whereever I am
I'll come running, oh yeah baby
To see you again.
Winter, spring, summer, or fall,
All you have to do is call
And I'll be there, yeah, yeah, yeah.
You've got a friend.
If the sky above you
Should turn dark and full of clouds
And that old north wind should begin to blow
Keep your head together and call my name out loud
And soon I will be knocking upon your door.
You just call out my name and you know where ever I am
I'll come running to see you again.
Winter, spring, summer or fall
All you got to do is call
And I'll be there, yeah, yeah, yeah.
Hey, aint it good to know that you've got a friend?
People can be so cold.
They'll hurt you and desert you.
Well they'll take your soul if you let them.
Oh yeah, but dont you let them.
You just call out my name and you know wherever I am
I'll come running to see you again.
Oh babe, don't you know that,
Winter spring summer or fall,
Hey now, all you've got to do is call.
Lord, I'll be there, yes I will.
You've got a friend.
You've got a friend.
Ain't it good to know you've got a friend.
Ain't it good to know you've got a friend.
You've got a friend.


in sentimento rock:

Gonna save you fucker,....not gonna lose you
Feeling cocky and strong,.. cant let you go,...
Too important to me
Too important to us,... wed be lost without you
Baby, let yourself fall,... I'm right below you now
And fuck me if I say something you dont wanna hear
And fuck if you only hear what you wanna hear
Fuck me if I care,... but I'm not leaving here
You helped me when I was down,... I'll help when you're down
Why are you hitting yourself,... cmon hit me instead
Lets pick up your will,... it's grown fat and lazy
I'm sympathetic as well,... don't go on me now
And I'm not living this life without you, I'm selfist and clear
And you're not leaving here without me, I don't wanna be without
My best friend,... wake up to see you could have it all
Cause there is but you,... and something within you
It's taken control,.. let's beat it, get up lets go
Oh you're in your own world, let's see the whole world
Let's pick up your soul
And fuck me if I say something you dont wanna hear
And fuck me if you only hear the treble in your head
Please help,... me,... to help you,... help yourself
Help me help yourself,... please want me to,... please let me to
Help you

jeff

Dopo un sacco di fatica, mentale soprattutto, ma a volte anche un po' fisica, ti ritrovi a girare a vuoto in auto fumando una sigaretta dietro l'altra finchè non ti si anestetizza la gola, ascoltando le canzoni di Jeff Buckley perchè prima ti andava così, e aspettando da un momento all'altro di scoppiare a piangere. Ed è proprio quella la cosa più dolorosa: non ce la fai. Non ti escono. Un po' come se quella medicina che hai preso per bloccare la fastidiosa diarrea che avevi prima di uscire ti avesse bloccato anche le lacrime. Non ti usciva nemmeno il vomito, nonostante tre bottiglie di vino, praticamente niente cibo, e un fastidioso luogo comune. Ti prende la paura di essere diventato davvero di pietra, magari perchè ti fanno male in continuazione, e quando pensi così ti stai sui coglioni da solo perchè se c'è una cosa che hai imparato ad odiare dopo i brufoli dei 16 anni, quella è l'autocommiserazione di merda. Ti andrebbe di barcollare, di sbattere contro le porte o nei muri, di rompere qualcosa volontariamente o anche involontariamente, e invece a parte qualche sbandata con l'auto rientri in casa come una sera qualunque. Ti immagini che non riuscirai a dormire dal pensiero e che ti sveglierai all'ospizio, per di più depresso, e invece appena spegni la luce ti addormenti come un bambino stanco e ti svegli che c'è il sole e ti cerca un'amica.

Eppure dentro stai di merda.

spigoli

Tu
sorriso gioioso
risata sincera
corpo spigoloso

streghi i miei sguardi
sbarri i miei occhi
li blindi
su di te.

Trasformi
il mio nervosismo
in attenzione
la mia timidezza
in ammirazione
la mia ansia
in sogno.

Trasecolo
al tuo cospetto
niente mi colpisce
di te in particolare
se non la tua essenza
complessiva.

Non posso voltarmi
quando ti lascio
temo
tu mi faccia prigioniero.

Anzi
mi volto
e mi arrendo
a te.

premi


L'amica Remyna ci dà un premio, e noi la ringraziamo. Qui potete leggere le motivazioni e le regolette della storia. Noi segnaliamo il blog di Monty, perchè ci piace.

20080125

viva l'Italia


Aggiungiamo il carico da 11, già che ci siamo. Malinconica apertura di Internazionale in edicola da oggi, a cura del direttore.


La settimana

Bye bye

Jeff Israely è un amico. Per dieci anni ha vissuto a Roma ed è stato il corrispondente dall'Italia del settimanale americano Time. A dicembre è partito. È andato a Parigi, sempre per Time. È diventato Mediterranean bureau chief. Vuol dire che dalla capitale francese seguirà la Spagna, la Grecia, i Balcani, il Vaticano. E l'Italia. Dispiace che sia partito. Non per lui, anzi, per lui c'è da essere contenti: è una bella scommessa, una nuova avventura. Dispiace per noi, che rimaniamo qui. Dispiace per questo nostro paese che non è riuscito a fornire a Jeff argomenti per convincere il suo direttore che dall'Italia c'è ancora tanto da scrivere. Alla festa in cui Jeff e sua moglie Monica hanno salutato i loro amici, a dicembre, su un barcone in riva al Tevere, un giornalista televisivo americano raccontava che i suoi capi non sono interessati a tutte le sue proposte di servizi dall'Italia. "L'Italia", spiegava il reporter, "è il paese più sviluppato del terzo mondo".

Giovanni De Mauro

pollitica

Alla fine il governo è caduto.
Mi rattrista più che altro vedere questi parlamentari litigiosi e volgari.
Per un pò non mi voglio più interessare di questa farsa.
Mi voglio disintossicare.

20080124

a proposito di povera patria

Ho letto con un misto di indignazione e sgomento questa cronaca sul sito di Repubblica.

15:56 Cusumano: "Scelgo per la fiducia a Prodi""Scelgo per il Paese, scelgo per la fiducia a Romano Prodi" ha detto Nuccio Cusumano chiudendo il suo intervento al Senato: Il clamore sucitato in Aula ha costretto Marini a sospendere la seduta. "Scelgo in solitudine, con la mia libertà, con la mia coerenza, senza prigionie politiche, ma con la prigionia delle mie idee" ha detto Cusumano, annunciando il suo sì alla fiducia all'esecutivo

16:00 Barbato si scaglia contro Cusumano: pezzo di merdaAl grido di "pezzo di merda" il senatore tommaso Barbato, capogruppo dell'Udeur a palazzo Madama, è corso in aula mentre dal video fuori dall'aula stava ascoltando la dichiarazione di voto di Nuccio Cusumano

16:03 Malore di Cusumano il Aula per le urla di BarbatoAl termine del suo discorso nell'aula del Senato il senatore dell'Udeur Nuccio Cusumano si è sentito male. Il malore è arrivato dopo che il capogruppo del Campanile Barbato è entrato in Aula e andandogli incontro gli ha urlato in faccia "Pagliaccio, venduto". In aula intanto era scoppiato l'inferno con insulti - "cesso", "troia" e "frocio" - indirizzati a Cusumano. Il senatore è stato soccorso da colleghi e commessi, mentre il presidente Marini ha sospeso la seduta per cinque minuti. Cusumano, dopo essersi messo a piangere, si è sdraiato tra i banchi circondato dai colleghi, in attesa dell'arrivo del medico

16:11 "Barbato ha sputato a Cusumano"Non si è limitato all'improperio in Transatlantico, ma una volta entrato in aula Tommaso Barbato si è diretto verso il banco del collega di partito dell'Udeur, Nuccio Cusumano, e gli ha "sputato in faccia, cercando anche di colpirlo", facendogli con le mani il segno della pistola. Cusumano, sentitosi aggredito, "è svenuto" e quindi il presidente Marini ha sospeso la seduta dell'aula per alcuni minuti. A riferire ai giornalisti quanto accaduto nell'emiciclo è il senatore Sergio De Gregorio, leader del Movimento degli italiani all'estero

16:14 Cusumano portato via in barella Nuccio Cusumano, dopo essere stato colto da malore è stato portato via dall'Aula in barella. La seduta è ripresa e il vicecapogruppo del Pd, Luigi Zanda, ha chiesto al presidente Marini di prendere provvedimenti contro il capogruppo del Campanile Tommaso Barbato che ha aggredito il collega Cusumano. I senatori dell'Unione hanno applaudito a lungo



Io....boh.....cosa devo dire.

incredibile

http://www.foxnews.com/story/0,2933,120309,00.html

Grazie all'amico Piazza. Una coppia tedesca ignorava che per fare figli è necessario il sesso.

la voce di oggi

abballare

1 transitivo - Avvolgere in balla, imballare

etimologia: composto di a- + un derivativo di bàlla, nel significato di "involto"

2 raro Raccontare frottole

etimologia: composto di a- + un derivativo di bàlla, nel significato di "frottola"

20080123

indovina chi viene a cena?


Lars e una ragazza tutta sua - di Craig Gillespie 2008


Giudizio sintetico: caldamente consigliato!


Lars Lindstrom è un ragazzo schivo, solitario, pacato, con evidenti problemi. Vive in una piccola cittadina del Midwest, dove tutti si conoscono, in un ampio garage adiacente alla casa di famiglia. Karen, la moglie del fratello Gus, è preoccupata più del marito, e lo ricopre di attenzioni. Ma anche Margo, una collega di Lars, è interessata a lui, anche se in maniera meno "familiare". Lars, però, appare geloso della sua solitudine. Un giorno un corriere consegna una grande scatola di legno; dentro c'è qualcosa che ha ordinato lui. La sera stessa, Lars annuncia al fratello e alla cognata che sta per presentare loro un'amica. La felicità di Gus e Karen si trasforma prestissimo in sbigottimento: l'amica di Lars, Bianca, è una bambola a grandezza naturale, una realdoll.


La prima, grande sorpresa del 2008 arriva dal cinema indipendente statunitense, per mano di un regista esordiente australiano, ma soprattutto per mezzo della spettacolare e scoppiettante, seppur semplicissima, sceneggiatura (candidata all'Oscar) scritta da Nancy Oliver. Se, come chi vi scrive, siete fan della serie tv Six Feet Under, seppur non capendo perchè inizialmente, sentirete aria familiare al cospetto di questa pellicola, ecco spiegato il tutto: Nancy Oliver ha sceneggiato molti episodi, Patricia Clarkson (la dottoressa Dagmar), splendida caratterista, aveva un ruolo spettacolare nella serie, e perfino la bella colonna sonora, a cura di David Torn, ricorda le atmosfere del telefilm dei becchini.


La regia, per niente funambolica e piuttosto "europea" (tra l'altro, un po' per l'ambientazione, un po' per i nomi dei tre protagonisti principali, un po' per la musica, si potrebbe pensare, escludendo alcuni particolari rivelatori, di stare in Europa del Nord), si affida ad una fotografia nitida, a dialoghi elementari che giocoforza diventano grotteschi, ad alcuni bravi attori diretti con grazia e ai quali si impone evidentemente di recitare sottotraccia. Una grandissima parte nella riuscita del film va al protagonista assoluto, Ryan Gosling, indimenticato Danny Balint in quel capolavoro misconosciuto che è The Believer, che con questa interpretazione si impone definitivamente come uno degli attori sotto i 30 anni più sottovalutati sulla piazza. Gosling dipinge un folle dal cuore tenero, uno scemo del villaggio con mille sfaccettature, in maniera assolutamente sublime.


Ed è certamente Lars, interpretato appunto da Gosling, che nonostante non sia un carattere tale da creare osmosi con lo spettatore, al quale fa soprattutto tenerezza alternata a pena, la figura che comanda tutta una serie di riflessioni sulla condizione umana che questo splendido gioiellino cinematografico innesca.


La regia dimessa insieme alla sceneggiatura semplice ma intelligente, accompagnano lo spettatore attraverso un viaggio nella follia, forse con ritorno. La prima parte, dopo un iniziale sbigottimento comprensibile, è costellata da umorismo grottesco misto ad un orrore che non riesce mai a spaventare, eppure dovrebbe; la seconda parte delle vicende di Bianca, seppur intuibili fin da subito, lascia deliziati e, non ci crederete finchè non lo proverete, alla fine riesce a commuovere per l'addio, ebbene si, di una bambola di gomma a grandezza naturale.


Un film delicato e travolgente, come un'acqua cheta. Candidato alla top ten 2008.

insogno

stanotte ho sognato di aver incontrato un'amica dell'università che non vedevo da tanto tempo (e che in realtà non vedo da tanto tempo), di cui ero innamorato, e lei mi doveva dire una cosa importante. ci incontravamo in una sala da attesa che sembrava di una stazione dove erano presenti molti amici e poi uscivamo per stare soli, lei era affettuosa io continuavo a ridere un pò innamorato, venivamo disturbati da altri amici dell'università ogni 2 minuti per cui non era riuscita a dirmi ciò che voleva.
alla fine è suonata la sveglia!

cosa faccio la chiamo?

20080122

all american man


American Gangster - di Ridley Scott 2008




Giudizio sintetico: si può perdere




Frank Lucas è l'autista di Bumpy Johnson, il boss malavitoso di Harlem; è sempre con lui, lo ammira e lo rispetta, è con lui anche nel momento della sua morte. Nonostante fosse un'autista, si sente l'unico in grado di raccogliere la sua eredità, ma decide di farlo con un basso profilo, ma con intelligenza. Sbaraglierà la concorrenza nell'importazione di eroina, tagliando gli intermediari, con uno stratagemma clamoroso. Sulle sue tracce, il detective Richie Roberts, poliziotto dalla vita privata incasinata ma integerrimo fino a farsi odiare dai colleghi sul lavoro. Finale a sorpresa.


Strano percorso, quello di Ridley Scott. A lui dobbiamo un capolavoro assoluto (Blade Runner), ottimi film (Thelma & Louise, Il gladiatore, Black Rain), film inutili dove però dimostra di essere un maestro della regia (Black Hawk Down), film inguardabili (Soldato Jane, Un'ottima annata, 1492: la conquista del paradiso). Questo American Gangster è probabilmente da incasellare nella categoria "film inutili con grande regia", ma ognuno avrà poi la sua opinione.

American Gangster insegue, ancora inutilmente direi, uno strano obiettivo, morboso perfino: dimostrare la grandezza degli Stati Uniti sui due fronti della battaglia della droga. E' anche per questo, credo, che la tragedia del Vietnam, "usata" dal boss Lucas, rimane sullo sfondo soprattutto come contraltare esotico all'ambientazione cittadina di Harlem, tra l'altro anch'essa poco sfruttata, se non per fare sfoggio di inquadrature complicate, difficili, esercizi di stile insomma (seppur ammirevoli, ma riservate a conoscitori e addetti ai lavori). Morboso, oserei dire, risulta anche il tratteggio delle due figure protagoniste, che mettono sullo schermo una dicotomia stucchevole e stereotipata: il boss malavitoso spietato e furbo ma tutto casa, chiesa e famiglia, e il poliziotto bravo e integerrimo ma fallito nella vita privata, sciupafemmine, disordinato fino al caos totale e pessimo o quasi inesistente padre. Sarà forse per questa serie di forzature telefonate, che il film, denso di avvenimenti e fin troppo lungo, non riesce mai veramente ad appassionare lo spettatore, ad avvincerlo, come invece, tanto per dirne una, riusciva a fare con Il gladiatore, una storia tutto sommato infarcita anch'essa di luoghi comuni, ma capace di far immedesimare del tutto chi si poneva alla visione.


Perfino le prove attoriali, con due protagonisti del calibro di due premi Oscar come Denzel Washington (Frank Lucas) e Russel Crowe (Richie Roberts), risultano buone, ma non esaltanti. Un film piatto, nonostante le premesse tutt'altro che modeste. Si salva la regia, come detto, e la colonna sonora, decisamente black. Un po' poco per una scorpacciata di Oscar.
Per parafrasare la locandina, Il padrino era decisamente un'altra cosa.

20080121

hasta siempre


Banda Bassotti + Malasuerte + NKDD + 57100, Livorno, Palabastia, 19 gennaio 2008


Atmosfera particolare al Palabastia in Livorno. Il concerto si inserisce nella due giorni celebrativa dell'anniversario della fondazione del Partito Comunista d'Italia (21 gennaio 1921 a Livorno), e come di consueto le band sul palco sono tutte militanti.

Aprono i 57100 (codice di avviamento postale livornese), e subito si nota, tra il turpiloquio del cantante, che il batterista è una spanna sopra gli altri: verso la fine si scoprirà perchè. E' in "prestito", visto che il titolare era a lavoro. Atmosfere che si risentiranno anche dopo, un punk-rock piuttosto semplice cantato in italiano, più spesso in livornese, invettive contro tutti (dai vigili urbani a Silvio). Finale con la cover di Dio è morto. Piccolo inconveniente durante la loro esibizione, il crollo di un montante della struttura che sorreggeva le luci: per fortuna nessuno si fa male.

La NKDD (Nuova Compagnia Dick Dastardly), livornese anch'essa, si presenta in formazione a 5 come i 57100, ma con un cantante corpulento ma vocalmente dotato, e con sonorità leggerissimamente più orientate al metal. La voce del cantante però sarebbe più adatta ad altri sound, e i pezzi alla fine suonano un po' troppo simili tra di loro. Finalone con cover di El pueblo unido jamás será vencido.

I fiorentini Malasuerte, attivi da anni, virano lentamente verso lo ska, seppur rimanendo nell'ambito del punk-rock militante. Tecnicamente esperti e padroni del palco, durante la loro esibizione si fermano più volte per dare voce a rappresentanti di Centri Sociali e militanti vari.

La Banda Bassotti comincia quando ormai è l'una di notte, e in fondo giocano quasi in casa: seppur romani de roma, la Banda è forte di una collaborazione stretta con le B.A.L. (Brigate Autonome Livornesi, ex nucleo portante della Curva Nord livornese), per il rifacimento dell'inno storico dell'Unione Sportiva Livorno, Baldi e fieri, e per Fino all'ultimo bandito, scritta appunto con le BAL, pezzo che parla appunto della nascita del PCI a Livorno. Strano non trovarla in scaletta stasera.

Rodatissimi e affiatati, sciorinano un'ora e mezzo di ska, punk, misti a patchanka militante, assemblando Clash e Mano Negra e rendendo il tutto più rock. Il pubblico gradisce e inneggia, il concerto ha un ottimo tiro, senza pause e senza sbavature.


Cori da stadio, appelli alla militanza e ricordi per i caduti sul lavoro. Bandiere e maglie rosse. Sembra tutto fuori dal tempo, invece è avvenuto realmente.

effe come fiat


Signorinaeffe - di Wilma Labate 2008


Giudizio sintetico: si può vedere


Torino 1980. Emma è la minore di tra figli di una famiglia del sud emigrata in Piemonte, che spinta dal padre mira all'ascesa sociale. Legata sentimentalmente ad un ingegnere Fiat, Silvio, vedovo con una figlia piccola, lavora in azienda in un campo nuovo, l'informatica, e sta per laurearsi in matematica. La sorella Magda è insegnante, ma sta lentamente abbandonando l'età "da marito". Il fratello Peppino, conosciuto per caso Sergio, un giovane operaio attivo nel sindacato e addetto alle presse, lo invita a pranzo a casa loro.

Nel frattempo, l'azienda ha deciso il licenziamento di circa 15mila operai, e durante un'interruzione del lavoro improvvisa, Sergio e Emma si sono già incrociati.


E' verissimo, questo film ha dei difetti: fotografia non brillante, regia soporifera, dialoghi mai all'altezza, sceneggiatura esile e ballerina, un occhio al passaggio televisivo che lo rende esteticamente debole. Classici difetti da mediocre cinema italiano. Eppure non mi è affatto dispiaciuto.

Perchè ha il merito di ricordare, oppure, per chi conosce poco quei fatti, far scoprire, una pagina importantissima della storia recente italiana, un periodo che ha segnato non solo quell'epoca, ma anche tutto ciò che è venuto dopo a proposito del rapporto tra padroni e classe operaia. E non solo.

La storia d'amore/odio/passione, seppur ridicolizzata dai dialoghi, tra Sergio ed Emma, con Silvio l'ingegnere a far da buon partito, e che funge da (come già detto) sottilissimo filo conduttore/pretesto per dare il via ai tanti filmati d'epoca (molti dei quali visti un sacco di volte ma sempre agghiaccianti come quello della votazione sull'accordo finale), rispecchia una mentalità provinciale e profondamente maschilista e classista, che ancora oggi conserva delle sacche di resistenza nella nostra società.


Gli attori non sono diretti benissimo, ma su tutti spicca Filippo Timi, ancora una volta, inesorabile e inquietante.

universo donà


Cristina Donà, Firenze, Auditorium Flog, 22 dicembre 2007


Come l'anno passato con Moltheni, non c'è niente di meglio di un concerto pre-natalizio al Flog. Talmente rilassante che ci perdiamo un paio di band di supporto: poco male se si trattava di Samuel Katarro, mentre mi sarebbe interessato vedere i vincitori del Rock Contest di quest'anno, i Kill The Nice Guy, presumo abbiano suonato anche loro perchè vedo passarmi davanti una di loro con custodia di chitarra, mentre la Donà attacca il concerto con qualche pezzo della sua nuova fatica, La quinta stagione.

Formazione abbondante, due chitarre e lei stessa con l'acustica, batteria, basso e tastiere, con il tastierista che all'occorrenza imbraccerà un ulteriore basso. Non riesco a spiegarmi poi perchè. Una scelta voluta, evinco da alcune interviste, dove Cristina dice di essersi un po' stufata di suonare acustico o semi-acustico, e di volere qualcosa di rock.

Eppure, a mio parere la scelta paga fino ad un certo punto. Reputo la Donà una delle migliori voci italiane, e spesso mi è capitato di paragonarla a Mina, ma avendola vista un bel po' di volte live posso assicurarvi che dà il meglio di sè in situazioni più intime e meno rumorose.

La splendida voce, usata meravigliosamente (a parte quando si ostina a fare entertainment, raccontando storielle, spiegando la genesi dei pezzi, provando a fare la spiritosa, tutte cose durante le quali diventa a tratti insopportabilmente goffa), spesso affoga nelle distorsioni, e toglie un po' il senso del tutto.

Ci stanno bene dentro i pezzi del nuovo disco (Universo e soprattutto Migrazioni che dal vivo acquista moltissimo), mentre il repertorio a volte va, a volte no: la versione, giocata poco dopo l'inizio, di un mega-classico quale Stelle buone, un pezzo meraviglioso, è troppo sincopata, e perde quel mordente naturale che ha sempre avuto. La scelta della scaletta, si ha l'impressione quindi, non è azzeccata.

Il concerto stagna un po' dopo la partenza, e si riprende nel finalone dove in una lunga tag Cristina prima canta le parole di In The Air Tonight di Phil Collins, dopo di che, insieme alla band, ci incolla una ottima versione di You Really Got Me dei Kinks in versione Van Halen.


Sempre meglio che una fiction in tv.

demo


Un uno-due terribile: il Papa-day (ormai siamo alla follia) e Mastella che apre la crisi, esce dal governo e chiede le elezioni.

Qualcuno ha ancora dubbi sul fatto che moriremo democristiani?

vernacoliere




congratulations


Cominciamo la settimana con le felicitazioni ad una cara amica che vede su Internazionale di questa settimana pubblicata una sua traduzione.

Speriamo sia la prima di molte altre, e che paghino bene.

20080119

supersconosciuto


superunknown dei soundgarden. lo ascolto raramente, ma quelle volte ancora mi emoziona. fresco e potente ancora oggi.
in particolare trovo interessantissimi i pezzi scritti dal batterista, ora nei pearl jam, matt cameron (fresh tendrils, mailman) e , soprattutto, quelli scritti da ben shepard il bassista (head down, half) che sono ricercati, strani suonati su scale indiane, magnifici 

air

Forse qualcuno tra di voi non sa ancora cos'è l'air guitar. Bene, lo spiegherò brevemente. Si tratta di quando qualcuno fa finta di suonare la chitarra, senza averne una a tracolla o in braccio, meglio se in sottofondo sta andando della musica che preveda una parte di chitarra.
Bene, questa era l'introduzione. Il fatto è, invece, che questa mattina, il mio bellissimo nipote di tre anni e cinque mesi, ha fatto, per la prima volta nella sua vita, air guitar. Fino alla scorsa settimana, su richiesta, si limitava a fare air drums (dai ragazzi, un po' di immaginazione) e un po' di headbanging (anche qui qualcuno si chiederà cos'è: è quell'ondeggiare della testa a tempo di musica, tipico dei metallari). Si è svolto tutto sulle note del suo (ormai posso dirlo) disco preferito del momento (stamattina ha rifiutato perfino The Battle of Los Angeles dei Rage Against The Machine), 4 Way Diablo dei Monster Magnet.

Questa la novità più saliente, insieme al fatto che la gittata dei suoi lanci di sassi in mare sta crescendo visibilmente.

totò cuffaro e clemente mastella

Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos'è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore...
ma non vi danno un po' di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore?
Non cambierà, non cambierà
no cambierà, forse cambierà.
Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.
Non cambierà, non cambierà
sì che cambierà, vedrai che cambierà.
Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature
se avremo ancora un po' da vivere...
La primavera intanto tarda ad arrivare.

20080118

sarò breve


Ho votato Rifondazione

Non vorrei mai di nuovo Berlusconi al governo

Mi pare che sui conti pubblici questo governo stia facendo bene

Su tutto il resto fa ridere e mi vergogno

Mastella Ministro della Giustizia è una delle cose che hanno fatto più ridere (o piangere, ma forse meglio piangere, rende più l'idea) fin dall'inizio

Un Ministro della Giustizia indagato con la moglie agli arresti domiciliari non dovrebbe nemmeno dare le dimissioni: dovrebbe scomparire dalla scena e basta

Non voglio credere che i giudici lo facciano per protagonismo, voglio continuare a credere nella Giustizia



Nella foto: Guzzanti/Prodi

insopportabile

da Repubblica on line

Sono rimasti asfissiati mentre stavano operando su un cingolato nella stiva di una nave
I sindacati di categoria Cgil-Cisl e Uil hanno proclamato 24 ore di sciopero

Marghera, due morti sul lavoro
Si fermano i porti in tutta Italia

Un’altra disgrazia in provincia di Padova; camionista schiacciato da un carico di ghiaia


VENEZIA - Due operai sono morti soffocati dall’anidride carbonica nella stiva di una nave attraccata a Porto Marghera. I lavoratori dello scalo hanno indetto uno sciopero immediato e, in giornata, tutti i porti d’Italia si fermeranno 24 ore. "Il livello degli incidenti ha raggiunto livelli non sopportabili", denunciando i sindacati di categoria Cgil-Cisl e Uil. "Lo sciopero servirà per richiamare l’urgenza di interventi da parte del Governo - spiega Franca Porto, segretaria della Cisl Veneto - ma anche per fare pressing sulle categorie economiche affinchè incrementino la prevenzione, nonchè sugli stessi lavoratori ed il sindacato; ci stiamo chiedendo, infatti, se anche noi non abbiamo precise responsabilità’’. L’incidente si è verificato all’una e mezza di questa notte alla banchina Cia, Centro Intermodale Adriatico. Le vittime sono un veneziano di 40 anni e un padovano di 52. dipendenti della Ico Logistica e della Nuova compagnia lavoratori portuali. Erano stati calati nella stiva della panamense World Trader carica di soja a bordo di un cingolato. Avrebbbero dovuto raccogliere i rimasugli del carico ma l’aria all’interno della stiva era satura di ossido di carbonio. Un operaio ha perso subito i sensi ed è caduto sul fondo della stiva. Il compagno ha cercato di prestargli soccorso ma anche lui è stato vittima dell’anidride carbonica. Un marinaio romeno di 52 anni, ha tentato di calarsi nella stiva ma anche lui è svenuto stordito dal gas. Lo hanno soccorso in tempo ed ora è ricoverato nell’ospedale di Mestre per accertamenti. Un primo tentativo di soccorrere i due operai sarebbe andato a vuoto a causa di una bombola di ossigeno scarica. Secondo fonti sindacali, nelle prime fasi concitate dei soccorsi, i due uomini sarebbero stati portati fuori della stiva della nave e per tentare di rianimarli il capitano della World Trader avrebbe usato una bombola d’ossigeno in dotazione per le emergenze. La bombola però era scarica. Secondo il sostituto direttore dei servizi antincendio di Venezia Giusto Giacopello, "non sono state rispettate le procedure che vietano qualsiasi operazione in stiva finchè la percentuale di ossigeno disciolta nell’aria non sia superiore al 17%. Quando ci siamo calati in stiva per soccorrere i due operai, la percentuale di anidride carbonica in stiva era invece altissima. L’aria era irrespirabile". La magistratura di Venezia ha aperto un’inchiesta sull’incidente. L’ipotesi di reato è omicidio colposo. La nave è stata sequestrata e la polizia ha già iniziato a raccogliere le testimonianze del personale imbarcato e dei soccorritori. In un altro incidente sul lavoro ha perso la vita un commerciante di Bagnoli di Sopra, un piccolo centro in provincia di Padova. Francesco Pizzo, 51 anni, è morto ieri sera mentre stava scaricando un paio di tonnellate di ghiaia dal suo autocarro. La disgrazia è avvenuta nel deposito della ditta Beton Condeo, dove Pizzo doveva consegnare il carico. Dopo aver espletato le pratiche burocratiche negli uffici dell’azienda, l’uomo, da solo, ha portato il camion nel luogo dello scarico e ha azionato il cassone. Non si è accorto, però, secondo la ricostruzione degli investigatori, che il terreno sul quale si trovava il mezzo aveva un avvallamento, che non ha sostenuto il camion e lo ha fatto ribaltare sul fianco destro, schiacciando l’uomo.
(18 gennaio 2008)

metal 2


metal


Per quello che può contare, vicino al nulla, tutta la mia solidarietà alla categoria dei metalmeccanici in agitazione in questo periodo. Magari non lo sapete, ma per poco più di due anni sono stato anch'io un metalmeccanico, e ne vado ancora oggi fiero. So benissimo che è una delle categorie col contratto peggiore d'Italia, e non riesco a capire come alcune di queste persone riescano a campare una famiglia, magari numerosa, con la miseria dei loro stipendi.


Forza ragazzi.

la voce di oggi

abbaione

plurale maschile -ni
plurale femminile -na

1 familiare chi abbaia molto e spesso

2 raro schiamazzo contro qualcuno

etimologia voce onomatopeica

staring at the sun


Questa mattina, dopo tantissimo tempo, ho dovuto abbassare la veneziana della finestra davanti al mio pc in ufficio, perchè avevo il sole in faccia. Del resto, come diceva? Non può piovere per sempre....

hang the pope*


Grazie a Massi della segnalazione, un'intervista di Francesco Piccioni a Marcello Cini (foto), illustre fisico toscano, sul Manifesto di ieri.



Papa e università


Marcello Cini: Giusta protesta


piccioni francesco


«Quello che mi indigna un po', francamente, è questa pressoché unanime valanga che si sta rovesciando - oltre che su di me - sui firmatari dell'appello, sugli studenti che hanno reagito da studenti, in un unico blocco di violenti, intolleranti che hanno impedito al papa di venire alla Sapienza a parlare. Io rispondo per quanto mi riguarda, perché la mia è stata un'iniziativa personale - con una lettera scritta il 14 novembre su il manifesto - in cui mi rivolgevo al mio lettore.E lo criticavo anche aspramente perché vedevo nell'invito a inaugurare l'anno accademico della Sapienza (di questo si trattava, anche se prima come lectio magistralis, poi camuffata all'italiana con un intervento nello stesso giorno, comunque)».Il giorno dopo il «gran rifiuto», Marcello Cini è amareggiato. Ma non contrito. Contesta il modo in cui quasi tutti i media hanno costruito il mancato evento e le ragioni sue e dei firmatari della lettera al rettore della Sapienza. «La sostanza era l'invito al papa a inaugurare l'anno accademico. A questa proposta io ho reagito, e reagirei ancora oggi, per due ragioni. La prima è di tipo formale, ma essenziale. L'inaugurazione dell'anno accademico è un atto pubblico, forse il più importante, che riafferma la natura e la funzione dell'università come istituzione di crescita della conoscenza, di formazione della cultura al più alto livello, di uno stato laico, democratico, moderno, sui principi della Rivoluzione francese, dell'illuminismo e della modernità. Un atto importante - un rito se si vuole - che riafferma il modo in cui è organizzato questo processo di crescita e trasmissione della conoscenza alle giovani generazioni. Invitare al centro di questo rito laico un'autorità come il papa è di fatto una contraddizione in termini, non può che generare conflitto. Il papa è a capo di un'istituzione come la Chiesa cattolica, fondata su pricipi totalmente diversi - come il carattere gerarchico-autoritario, detentore di una verità assoluta proveniente direttamente da dio, quindi dalla trascendenza. Si fonda perciò su criteri di verità, metodologici e epistemologici, completamente diversi. È questo contesto che non si vuol capire. Ossia la coesistenza e il conflitto tra due istituzioni di natura diversa e fondate su principi in antitesi fra loro». Un conflitto istituzionale che non implica affatto «censura», ma rispetto della diversità degli ambiti. «Ciò non vuol dire che il papa, come professor Ratzinger, non sia un professore universitario, un intellettuale fine, colto, ecc. Ma la confusione tra queste due figure che coesistono entro la stessa persona, ha permesso di generare - per esempio in occasione dell'invito a Ratisbona - un'interpretazione del suo discorso come una presa di posizione contro l'Islam, con tutte le polemiche che ne sono seguite». Luogo e occasione, insomma, con parecchie riserve su come è stata realizzata l'idea della visita papale. «Non sarebbe successo nulla se il rettore e il Vaticano avessero semplicemente spostato la visita in un'altra data. Anche altri papi l'hanno fatto, esponendo il proprio punto di vista. Nei contenuti sarebbe stato poi approvato, obiettato, contestato, ecc».Molte distinzioni «istituzionali» sembrano svanire nel dimenticatoio... «Tutto questo si colloca in un contesto in cui questo papato - in particolare nel nostro paese - sta perseguendo una politica concreta tesa a sgretolare sempre di più la separazione tra Stato e Chiesa, tra repubblica italiana e clero. Questo ha creato una situazione in cui una presa di posizione legittima - un professore che si rivolge pubblicamente al proprio rettore - e fondata sulla separazione delle sfere di competenza, viene classificata, bollata e demonizzata come un'intolleranza da parte mia, dei miei colleghi e degli studenti. L'intolleranza quotidiana è quella che arriva alle telefonate del cardinal Bertone ai deputati italiani di stretta osservanza cattolica perché non votino certe leggi».Sembra una scena da favola di Esopo (la volpe che accusa l'agnello)...«Se questa reazione è un'intolleranza o un 'divieto di parlare', siamo a un tale stravolgimento della realtà dei fatti che, da un lato, non può che indignarmi; dall'altro - vedendo che tutta la sinistra e il centrosinistra si accoda a questa mistificazione - deprimermi profondamente. C'è un'incapacità di reagire a questo pensiero unico per cui il depositario dei valori è la religione e i laici non hanno valori. Per acquietare le coscienze e orientarsi sul senso della vita, sul lecito e il non lecito, su tutte queste cose l'unico riferimento ritorna a essere la religione. È colpa nostra».
(a cura di Francesco Piccioni)
*il riferimento del titolo del post è una canzone dei Nuclear Assault

20080117

woody

La realtà, diceva Elio delle storie tese, supera sempre, e di gran lunga, la fantasia. Poco più di un anno fa ho conosciuto una ragazza che ha sempre abitato a pochi km da casa mia, ma da anni lavorava all'estero con una ONG. Una persona affascinante, con un'intelligenza pragmatica e pure bella. Ovviamente fidanzata, com'è giusto che sia. Abbiamo scoperto di avere interessi comuni, ci siamo stati simpatici, siamo rimasti in contatto quando lei è tornata all'estero. Poi non è stata bene, e un po' per volta deve aver capito che lavorare lontano da casa, per una ONG, non faceva più per lei. Lo stesso dicasi per il suo ragazzo.
Ho conosciuto anche lui, ed è un bel tipo: è in gamba e mi fa ridere. Abbiamo amici in comune e quelli che non sono comuni lo diventano dopo pochi minuti. Abbiamo passato delle belle serate estive bevendo aperitivi in un bar sulla spiaggia, chiacchierando e ridendo come stupidi e prendendoci per il culo.
Poi è venuto l'inverno, e qualche viaggio, e pure qualche film.

Come l'altra sera. Forse ispirati da un film che abbiamo visto insieme, mi hanno invitato a cena per un cous cous. Sono stato così bene che mi sono dimenticato di dire loro tante cose. Come per esempio che sono così felice, un po' egoisticamente, che abbiano deciso di non lavorare più all'estero. Quando passiamo del tempo insieme ci facciamo sempre delle belle risate e c'è sempre intelligenza nell'aria. E tutte le volte penso ad un altro amico che una volta mi raccontò una sua serata dove gli sembrava di essere in un film di Woody Allen. Nel senso buono.
Quella sera avevo appena fatto una telefonata che mi aveva riempito di entusiasmo. Dopo è arrivato il cous cous e ci siamo scolati due bottiglie di rosso non buonissimo, ma che faceva effetto. C'era proprio amore e rispetto nell'aria, mischiati al fumo, al profumo del Maghreb, a quello delle storie che ci raccontavamo. Un po' come quando altri amici mi invitano a casa loro, quando ci sono un po' di persone che ti stanno tutte simpatiche e che vorresti avere intorno più spesso.

Fuori pioveva. E dentro io avevo la felicità ingenua di un sedicenne nel cuore.

Non so come ho fatto a guidare fino a casa. E nemmeno a spogliarmi e ad infilarmi sotto il piumone. Il mattino dopo avevo un mal di testa tremendo, e farsi la barba, radersi la testa e andare a lavorare è stato davvero duro. Ma ne è valsa la pena. E anche se a volte non porto il cappello, è proprio vero che wherever I lay my hat, that's my home.

belgiano

Qualche giorno fa, forse vi ricorderete, invitavo tutti a chiedere all'amico Dria, che si è trasferito con la famiglia in Belgio, a scriverci degli aggiornamenti, a raccontarci come si vive là, come stava andando.

Come nel suo stile, Dria, in punta di piedi, ha aperto un blog. Il primo giorno dell'anno. E racconta, poco a poco, la sua esperienza. E' davvero interessante. Ci fa sentire una nazione da terzo mondo.

Questo è il link: http://uozgnu.blogspot.com/

enjoy