No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20070429

confessioni


Vi dirò una cosa, che farà arrabbiare probabilmente il mio co-blogger: riconosco l'importanza di Bob Dylan da sempre, lo rispetto e mi piacciono le sue canzoni, ma non sono un suo fan, e soprattutto non mi fa impazzire la sua voce.


Arrivo al punto: nonostante il mio passato da metallaro, ho invece sempre apprezzato Bryan Ferry ed i suoi Roxy Music. Credo che More Than This sia una di quelle canzoni che partono automaticamente nella mia testa quando mi innamoro.


Mi sono avvicinato senza fretta, ma con curiosità a questa sua ultima operazione, che a molti estimatori di Dylan apparirà sicuramente come sacrilega, e vi posso dire che è un disco più che piacevole. Dylanesque, di Bryan Ferry.
PS non so se vi è mai capitato di ascoltare la loro versione di Jealous Guy di John Lennon. Beh, dovreste farlo.

vernacoliere di maggio


rt


Una bella notizia: domani sera a RT, la nuova trasmissione di Enzo Biagi, ci sarà ospite Daniele Luttazzi.


Inutile dire che RT va in onda su Rai3.

fine

Fantastica anche oggi la puntata finale di questo ciclo di Racconti di vita sul precariato, sul mobbing, sulla cassa integrazione, sulla disoccupazione oltre i 30 anni. La trasmissione riprenderà il pomeriggio con una serie di documentari.

http://fassbinder.blogspot.com/2007/04/life.html

20070427

oggi

è santa ida e santa zita. quindunque auguri a tutte le ida e zita.

stasera c'è verona - giuventus e quasi contemporanemante bob dylan in concerto al forum. non so se andare a vedere lo zio, sono anche senza biglietto o se ascoltare la radiocronaca di puliero da radio verona on line.
vedrò dopo come mi gira.

poi ci sarà un super ponte e il PRIMO MAGGIO il mio gruppo suonerà a cassano d'adda con altri gruppi. c'è però un punto di domanda. ce la farà il bassista sbresi ad arrivare per tempo? il suddetto bassista si trova in questo momento a malta e atterrerà a malpensa il primo maggio alle ore 19.40 , lì lo aspetteremo in macchina pronti per sfrecciare verso cassano (80km?) e senza sound check e senza cazzi saliremo sul palco per suonare. molto rock'n'roll.
essiateci!

ricorda


Qualche giorno fa mi è tornata in mente Jewel, una bellissima sorpresa di diversi anni fa, vista anche in concerto allo Zelig di Milano all'epoca del suo esordio discografico. Dopo la cocente delusione del suo 0304, mi ero dimenticato di lei, o meglio, l'avevo rimossa. Quel disco era orrendo. Ricordandola, ho ascoltato il suo Goodbye Alice in Wonderland del 2006: non fa schifo come l'abominio sopra citato, ma siamo ormai lontani dai giorni in cui lo scricciolo biondo nordamericano ci incantava con le sue storie. Sono entrato così nel trip delle voci femminili, trip che mi capita a fasi cicliche. Ho recuperato i due lavori di A Girl Called Eddy, e non ne sono rimasto tanto entusiasta, anche se alla fine sono ascoltabili. Ho apprezzato il primo lavoro solista di Dolores O'Riordan, anche se a lungo andare l'altalena della sua voce ti fa urlare "bastaaaa!", ho dato una chance a Jill Scott, anche se continuo a preferirle Diana Krall, non mi ha, per il momento, entusiasmato, Julie Feeney, nonostante una recensione entusiastica letta in giro, e neppure Keren Ann della quale le riviste specializzate parlano alla grande. Stendendo un velo pietoso sull'ultimo Macy Gray, mi è piaciuto invece il nuovo American Doll Posse della sempreverde Tori Amos, una marcia rock in più al suo abituale songwriting. Passando indenne dall'ascolto degli RTX di Jennifer Herrema, arrivo al punto: il nuovo disco di Leslie Feist è bellissimo e vellutato come un fiore appena sbocciato. Si chiama The Reminder e, al momento, è tra i miei 4 o 5 preferiti di questo 2007. Mi rendo conto che mi sto rammollendo, che sono lontani i tempi delle L7, ma así es la vida, damas y caballeros. Leslie Feist. La vorrei baciare. Giuro.

sapevatelo!


Sempre sul tema "pianeta Terra", alcune curiosità da un articolo a lei riferito tratte dall'ultimo Venerdì di Repubblica.


Il giorno più caldo sulla Terra, da quando esistono strumenti affidabili di misura delle temperature, è stato il 13 settembre 1992. In quella data a Al-'Aziziyah, città del nord della Libia, la colonnina di mercurio del termometro raggiunse i 57,8 gradi centigradi, la temperatura più alta mai registrata sulla superficie terrestre. Il giorno più freddo è stato il 21 luglio 1983: presso la stazione russa di Vostok, in Antartide, il termometro precipitò a 89,5 gradi sotto zero.


Finchè la temperatura terrestre non si raffredderà, fino al punto di impedire la grandi risalite di magma all'interno del mantello terrestre (come è avvenuto nel passato su Marte), i movimenti interni della Terra continueranno a far muovere le zolle in cui è suddivisa la crosta terrestre. Si prevede che tra circa 200 milioni di anni, tutti i continenti si raduneranno nuovamente in un grande super-continente, il quale poi nuovamente si smembrerà. Il fenomeno si è già ripetuto almeno 5 volte nella storia del pianeta.


Di sicuro la Terra morirà quando, tra qualche miliardo di anni, il Sole si avvierà verso la fase finale della sua esistenza: diventerà una stella gigante rossa e inghottirà il nostro pianeta. Ma ci potrebbe essere anche qualche causa di morte "prematura". Per esempio l'impatto con un grande asteroide. O addirittura un riavvicinamento della Luna, che potrebbe "ricadere" sulla Terra, devastandola.


L'ipotesi corrente sula nascita della Luna, infatti, vuole che essa sia "figlia della Terra". Poche decine di milioni di anni dopo la nascita del nostro pianeta, un asteroide grande quasi quanto Marte lo avrebbe colpito: enormi masse sarebbero state scagliate nello spazio per poi formare la Luna. Si spiegherebbe perchè le rocce lunari sono tanto simili a quelle terrestri.

20070426

(emergency on) planet earth


Come promesso, una serie di "consigli" per una vita eco-compatibile, contenuti in un interessante articolo sul magazine del Corriere della sera della scorsa settimana; articolo a cura di Sara Gandolfi.

1)Invece del condizionatore, quando il caldo si fa sentire, spalancare le finestre per generare ventilazione naturale. Puntare ad un buon isolamento termico della vostra casa.

2)Scegliere l'energia solare.

3)Spegnere le luci della stanza che si lascia. Evitare di lasciare in stand-by tv, lavastoviglie o computer. Scegliere lampadine a basso consumo.

4)Lavare in lavatrice a freddo. Asciugare gli indumenti al sole. Far partire gli elettrodomestici a pieno carico. Preferire la doccia al bagno in vasca. Usare oculatamente lo sciacquone.

5)Per chi dispone di ampi spazi aperti, piantare una barriera di bamboo. Crescendo molto rapidamente (30 cm al giorno), assorbe più CO2 di una qualsiasi altra pianta.

6)Riciclare al massimo sul vestiario. Scambiarsi vestiti con amici.

7)Passare a una dieta vegetariana (giuro, c'è scritto così). L'industria della carne genera circa il 18% delle emissioni di gas serra, più dei trasporti. Gran parte proviene dal metano emesso dai bovini durante il processo di digestione e dall'ossido nitroso del letame (il primo ha un effetto serra 23 volte superiore al CO2, il secondo fino a 296 volte superiore). Passare a una dieta vegetariana, secondo uno studio dell'Università di Chicago, permette di tagliare di 1,4 tonnellate l'anno il proprio carbonfootprint (letteralmente, l'impronta di CO2, cioè il rilascio per consumi individuali: chi conosce l'inglese può calcolarsela su www.carbonfootprint.com ).

8)Quando possibile, scegliamo la carta per le confezioni di imballaggio, meglio ancora se riciclata.

9)Preferire olivi e viti al posto delle piante di pomodoro. Sono colture meno idroesigenti. Sosituire dunque mais, girasole e pomodoro con olivo, vite e frumento. Più adatte anche al nostro clima mediterraneo.

10)D'estate via la cravatta: i lavoratori giapponesi, per decreto governativo, nel 2005 sono andati a lavorare in maniche corte al posto del doppiopetto blu. Hanno sopportato meglio i 28° in ufficio e permesso un taglio di 71.700 tonnellate in emissioni di CO2.

11)Scegliere, quando sarà possibile, i biocarburanti.

12)Per i datori di lavoro, fai lavorare gli impiegati vicino a casa o addirittura a casa loro.

13)Scegliere i trasporti pubblici in attesa delle auto ibride. Diamo passaggi ad amici e colleghi, o utilizziamo il car sharing.

14)Svolta obbligata a destra (interessantissimo e maniacale): è la soluzione adottata dalla compagnia di consegne americana UPS. Gli autisti seguono il percorso tracciato da un software che minimizza le svolte a sinistra (di norma, si deve aspettare il passaggio delle auto provenienti dal senso opposto, e questo si traduce in attese e consumo di carburante). Nell'area metropolitana di New York, il "trucco" ha ridotto di 1.000 tonnellate le emissioni di CO2 dall'inizio dell'anno.

15)Diventare ecoturisti: i pescatori spagnoli della Galizia, quelli calabresi, liguri, sardi e siciliani, ospitano i turisti sulle loro imbarcazioni, condividono con loro casa e cibo, e insegnano loro a vivere con poco. C'è chi va coi butteri toscani ad accompagnare le mucche in transumanza e chi s'imbarca con i ricercatori marini per contare balene e delfini: in Italia l'ecoturismo ha una crescita 3 volte più rapida rispetto a quello tradizionale.

Ovvio che, almeno alcuni di questi punti, sono discutibili. Però di qualcuno se ne può far tesoro.

tre delusioni







Goya’s Ghosts – L’ultimo inquisitore è il nuovo film di Milos Forman, e sono sicuro che non verrà ricordato come uno dei suoi lavori migliori. C’è una vicenda che fa da pretesto, quella della giovanissima Ines, modella per Goya, figlia di una famiglia agiata, che viene imprigionata dall’Inquisizione spagnola; le vengono fatte “confessare” le proprie origini ebraiche oltre a non meglio precisate pratiche inerenti a tale religione. Tutto questo grazie ad un orrendo metodo di tortura, che a quel tempo la Chiesa riteneva un indiscutibile mezzo di Dio. C’è un falso protagonista, un Goya interpretato piuttosto fiaccamente da Stellan Skarsgard, c’è il vero protagonista, Lorenzo Casamares, interpretato con una interessante e al tempo stesso inquietante indolenza da Javier Bardem, che fa da esempio, da cavia, di quanto fallace può essere la coerenza umana, o anche, con una visione ottimistica, della misura in cui può cambiare il pensiero di un uomo finchè ha abbondanti libagioni. Nonostante la grande metafora sulla politica, sulla Chiesa, valida senza problema alcuno anche ai giorni nostri, e alla mirabile interpretazione “doppia” di una sempre più bella e brava Natalie Portman, il film come già detto scorre lento e cupo, si attorciglia su se stesso e rimane vittima di troppi cambiamenti storici. Pretende molto, ma alla fine annoia un po’.

Altro film con titolo in originale ma con sottotitolo, o aggiunta, italiana e completamente diversa, The Good Shepherd – L’ombra del potere è la terza prova registica di Bob De Niro, la cui parabola, se guardata solo dal punto di vista della direzione, si dimostra pericolosamente tendente al basso. Se si conta che parte nel 1993 con Bronx, film più che apprezzabile, e continua nel 2001 con The Score, dove riusciva a non convincerci nonostante tre protagonisti che avrebbero fatto crepare d’invidia qualsiasi altro regista (se stesso, Ed Norton e Sua Maestà Marlon Brando), invischiandosi in un giallo dove si perdeva il conto dei colpi di scena, questa volta si perde completamente nelle quasi tre ore di un film pachidermico e senza ritmo, dagli intenti interessanti e dalle potenzialità infinite, dal cast fiammeggiante (De Niro stesso, William Hurt, Matt Damon, Angelina Jolie, Joe Pesci, Alec Baldwin) e, presumiamo, dal budget infinito, regalandoci, appunto, quasi tre ore di acuta sonnolenza, indugiando sulla nascita della C.I.A., partendo da lontanissimo, attraversando la Seconda Guerra Mondiale, la crisi di Cuba, la guerra fredda, svariate presidenze USA, innumerevoli golpe e manovre sull’intero scacchiere mondiale, senza mai affondare il colpo, seppur, bisogna riconoscerlo, dando senza dubbio un’immagine meschina all’intera organizzazione. Probabilmente, questo è il massimo che si può fare, nella più grande democrazia occidentale. Ovvio che De Niro, che ha lavorato con grandi maestri, abbia appreso l’arte, certo che alcune (davvero poche, se appunto si pensa alla durata del film) sequenze sono degne di grande cinema (una su tutte: il velo da sposa che si perde nell’aria), ma l’insieme è davvero poca cosa.

Lascia l’amaro in bocca anche Mio fratello è figlio unico, ultima opera di Daniele Lucchetti, del quale, a distanza di 16 anni, rimpiangiamo ancora oggi Il portaborse, un’opera che ricordiamo graffiante e vanamente profetica. Tratto, come ormai sanno anche i sassi, da “Il Fasciocomunista” di Antonio Pennacchi, il film semplifica un po’ troppo la contrapposizione sessantottina (e degli anni che seguirono, anche tristemente noti come gli anni di piombo) destra/sinistra, dipingendo quella della provincia laziale, mettendo sul fuoco troppi personaggi, alcuni che avremmo voluto vedere approfonditi maggiormente, giocando un po’ troppo con la battuta facile, togliendo credibilità al tutto. Sufficiente il “nuovo divo” Scamarcio, di un’altra categoria Elio Germano, perfettamente a suo agio con ruoli che implichino una certa dose di commedia, tanto che lo vorremmo vedere quanto prima impegnato in un ruolo che esca da certi schemi.

le parole sono importanti

Quindi leggete e, magari, votate. Fate tesoro delle parole.

http://www.repubblica.it/speciale/poll/2007/spett_e_cult/parola.html

mother

Mio Dio
mi fa paura il tempo
i segni che leggo con gli occhi
su queste foto lucide
raffrontate con quelle ingiallite
il ricordo ancora nitido
dell'ultima frase che, stremata
mi hai sussurrato
"ti voglio bene anch'io"

Ti rivedo bambina, giovane
poi donna
riaffiorano i ricordi
della tua immensa dolcezza
la tua dedizione negli anni
mai doma
quella fredda lastra di metallo
che ci ha diviso per sempre

Il tuo amore è rimasto qui
in quest'aria che respiro ogni giorno
come potrò ripagarti?

Può il dolore
ripagare l'amore?

E' solo questo no
che mi dà la forza
e dopo le lacrime
mi rasserena

Il 26 aprile 1996 moriva mia madre. Dopo alcuni giorni scrissi questo pensiero per lei.

20070424

la madre di tutto

La Figa - testo di Tonino Guerra - M.E.Giovanardi "Cuore a nudo"

La figa è una ragnatela,
un imbuto di seta,
il cuore di tutti i fiori.
La figa è una porta
per andare chissà dove.
O una muraglia che devi buttar giù.
Ci sono delle fighe allegre
e delle fighe matte del tutto,
delle fighe larghe e strette.
Quelle che sbadigliano e non dicono una parola
neanche se l'ammazzi.
La figa è una montagna bianca,
bianca di zucchero.
Una foresta...dove passano i lupi.
E' la carrozza che tira i cavalli.
La figa è una balena vuota
piena di aria nera e di lucciole.
E' la tasca dell'uccello,
la sua cuffia da notte,
un forno...che brucia tutto.
La figa quando è l'ora,
è la faccia del Signore.
La sua bocca.
E' dalla figa che venuto fuori il mondo,
con gli alberi, le nuvole e anche il mare.
E gli uomini, uno alla volta.
Di tutte le razze.
E dalla figa...è venuta fuori anche la figa
Ostia la figa!

Si, proprio lui, Tonino Guerra, quello dell'ottimismo. E se non è ottimismo questo...

potenza della rete


Non ho resistito. In rete si trovano i primi 13 episodi di Ugly Betty in originale con sottotitoli in italiano. Questo post è prima di tutto un ringraziamento sentito per la persona che ha sottotitolato e messo in rete gli episodi.


Sto scaricando, ed ho visto i primi 30 secondi dell'episodio pilota. Promette bene.

strap

giocando al giuoco del calcio mi sono strappato l'aduttore della coscia sinistra.
i sintomi sono quelli della lesione di secondo grado: Il dolore, acuto è simile ad una fitta e viene chiaramente avvertito in seguito ad una violenta contrazione muscolare. La lesione interferisce con il gesto atletico ma consente allo sportivo di continuare la gara o l'allenamento. Tuttavia il dolore può essere aggravato da ogni tentativo di contrarre il muscolo.
riposo forzato.

20070422

¡Hola Betty!


Finalmente credo sia in arrivo un serial che mi potrà interessare. Certo, sono già sicuro adesso che difficilmente riuscirà a prendere nel mio cuore il posto di Six Feet Under, ma è già qualcosa che, a parte le trasmissioni "vere" (vedi post precedente), ci sia qualche serial degno di nota. Ovviamente arriva dagli USA (paradosso dei paradossi: le cose migliori della fiction tv arrivano sempre da lì), produzione ABC (http://abc.go.com/primetime/uglybetty/index.html questo il sito ufficiale), si intitola Ugly Betty, letteralmente Betty brutta, e parla di una ragazza di origine latino-americane, Betty Suarez, fortemente sovrappeso, miope con occhiali spessi, apparecchio ai denti, vestita in modo orribile, che vuole farsi strada nel mondo della moda; il padre è un immigrato clandestino, la sorella una ragazza madre con i capelli cotonati. Qualcuno arriccierà il naso, se come è successo a me gli ha fatto schifo Il diavolo veste Prada, trovando alcune similitudini nella trama: le riviste ci assicurano che non sarà così, e noi ci crediamo. Il protagonista assoluto pare sarà il nipotino di Betty, Justin (interpretato da Mark Indelicato, il cognome è un programma): un 10-12enne omosessuale non dichiarato che ama i musical e la moda, snobba gli sport (ai quali il padre tenta invano di interessarlo), e (riporto fedelmente dall'articolo di Guia Soncini da Io Donna della scorsa settimana) "fredda la segretaria cattiva e modaiola quando Betty se lo porta in redazione con un micidiale - uh, delle Manolo Blahnik dell'anno scorso - (do you remember le scarpe preferite da Carry di Sex And The City?).


Ispirato da una telenovela colombiana, Yo soy Betty la fea, prodotta da Salma Hayek, sta avendo grande successo negli USA. La protagonista è interpretata da America Ferrera, messicana abbondante, che i più attenti ricorderanno nel delizioso Le donne vere hanno le curve e anche nel più recente Lords Of Dogtown.


Le prime due puntate di Ugly Betty in Italia verranno presentate in anteprima al cinema Apollo di Milano il 13 maggio, durante il Telefilm festival; nello stesso mese, così pare, la serie partirà su Italia 1. Non vedo l'ora.

life


Straordinaria la puntata di oggi di Racconti di vita, naturalmente su Rai3; puntata sulle coppie di fatto, con ospiti in studio e servizi, tutti tesi a raccontare la verità di una società che ormai ha superato la politica, a destra e a sinistra, per far capire a tutti, Papaboys in testa, che la politica è al servizio del cittadino e non viceversa. E per ricordare inoltre, che i parlamentari, al contrario, la legge sulle coppie di fatto ce l'hanno già.


Grande Giovanni Anversa (nella foto).

20070420

nudo


Questa sera, forse preso da una strana malinconia, ho ascoltato per la prima volta l'esordio solista di Mauro Ermanno Giovanardi, l'ex Joe cantante dei La Crus; il titolo è Cuore a nudo, ed è un'interessante commistione di recitazione, canzone d'autore, cover importanti, pezzi live. Ho pensato che c'è ancora spazio, in quest'epoca così violenta e senza cuore apparente, per chi appunto si mette a nudo, soprattutto con il cuore, e si mette a cantare d'amore in maniera quasi "classica", all'italiana come piace a noi, magari rifacendo con umiltà Vedrai vedrai di Tenco, insieme a Piero Ciampi un artista che ha da sempre ispirato Joe.


Mentre la malinconia terminava di impossessarsi della mia anima, ho ripensato alla mia vacanza greca del 2001, tre settimane di mare e relax assoluto, durante le quali ho ascoltato solo due dischi, Lateralus dei Tool e Dentro me dei La Crus, appunto, per gentile concessione dell'amica che mi ospitava (a proposito, non ti ho mai ringraziato abbastanza, ma so che non ce n'è bisogno). Di questo ultimo disco, la canzone che dà il titolo all'album fa così:


Non esiste alba abbastanza chiara

non esiste notte abbastanza scura

non esiste luce che possa illuminarmi

non esiste sguardo che possa ferirmi

tutto è dentro me

tutto è dentro me...


e non esiste amore abbastanza grande

non esiste giorno abbastanza lungo

non esiste nulla che possa interessarmi

non esiste nulla, no

perché tutto è dentro me

tutto è dentro me

tutto è dentro me...


non esiste cibo che possa sfamarmi

non esiste amore abbastanza grande

ma quando io ti guardo

tutto quanto cambia

quando io ti guardo

il tempo si ferma

tu sei dentro me


Che dire? Anche niente.

gossip


Vi ricordate il film Thirteen? No? Male. E le due ragazzine protagoniste? Nemmeno? Molto male. Ad ogni modo, sono quelle della foto. La biondina si chiama Evan Rachel Wood, ed ha alle spalle già una discreta filmografia, per la tenera età di 19 anni (20 a settembre). Per la cronaca e per i curiosi, io preferivo la mora.


La notizia, però, è un'altra. La dà il Corriere di ieri, in un trafiletto. Come già si sospettava da qualche tempo, è lei la nuova fidanzata di Marilyn Manson. Manson, divorziato da un anno circa da Dita Von Teese, spogliarellista, showgirl del burlesque, attrice fetish soft porno (ce la ricordiamo tutti con affetto durante un'esibizione dell'amico Marilyn agli Mtv Awards mentre danzava e si spogliava dentro un enorme calice pieno di un liquido bianco latte), dichiara di "aver trovato la mia anima gemella". Lui ha 38 anni, e nonostante molti uomini non ne siano convinti, piace molto alle donne.


Auguroni.

20070419

aggiornamenti

Sono davvero in una fase nella quale mi manca il tempo. Seriamente.
Tanto per dirvene una, oggi, per la prima volta credo da qualche anno, durante l'orario di lavoro non ho aperto internet. Pazzesco. Mi collego adesso da casa. Vi aggiorno un po'.

Per prima cosa, solleticato dal mio co-blogger, vi parlo dell'esperienza di questa mattina. Ho aderito con entusiasmo a un'iniziativa messa su dalla società per la quale lavoro, che come sapete è un'azienda chimica, in collaborazione con Trenitalia e Legambiente. In pratica: una lezione agli alunni delle scuole elementari del comprensorio sull'uso del carbonato di sodio, che serve principalmente per fare il vetro, unita al fatto che stiamo cercando di aumentare il trasporto di tutte le merci, ma soprattutto il carbonato di sodio (comunemente chiamato soda), con il mezzo su rotaia, per abbattere i costi e per inquinare meno. Visto che abbiamo un grosso cliente che ha una grossa fabbrica che dista dalla nostra più o meno 60 km, e che gli mandiamo grandi quantitativi di soda 3 volte alla settimana con 3 treni completamente dedicati, dopo una spiegazione teorica sul "rapporto" tra soda e vetro, in collaborazione appunto con Trenitalia, è stato organizzato un treno speciale con qualche vagone che usiamo normalmente per mandare soda al cliente, attaccandoci alcuni vagoni passeggeri ed invitando circa 150 alunni; il treno è partito dalla stazione del nostro paesello, proprio accanto alla fabbrica, ed è arrivato fin dentro la fabbrica del cliente, è stato mostrato lo scarico dal treno di uno dei vagoni, dopo di che il treno è tornato indietro. Legambiente si è associata all'iniziativa per invogliare all'uso del treno come mezzo alternativo ed eco-sostenibile di trasporto. Mi sono aggregato insieme ad alcuni dirigenti della mia azienda, alcuni giornalisti di una tv locale, rappresentanti di Trenitalia e delle società controllate che gestiscono i servizi merci, rappresentanti delle scuole, maestre e alunni.
Il viaggio è stato un'odissea (rispetto alla tabella di marcia abbiamo avuto un ritardo ci circa 2 ore e mezzo), e personalmente mi è servito a capire (ma già lo immaginavo) le immense problematiche del trasporto ferroviario merci, un po' meno come funziona lo scarico dal cliente, perchè non abbiamo visto granché (la disponibilità del cliente non è stata delle più grandi). Ho osservato, soprattutto. Ma durante il viaggio di ritorno, uno dei dirigenti mi ha invitato ad andare in mezzo ai bambini per rispondere ad alcune domande che pareva fossero insistenti. E' stato come essere sommerso da una sassaiola, e fortunatamente non se ne sono accorti tutti che ero a loro disposizione. Alcune domande intelligenti, altre alle quali non ero adatto a rispondere (strettamente su cose ferroviarie), ma che ho provato comunque a soddisfare (poi è venuto in mio soccorso uno di Trenitalia), altre decisamente fuori luogo (e lì capivi che il bambino in questione lo faceva solo perchè evidentemente non riceve abbastanza attenzioni in famiglia). Il massimo è stato quando un bambino mi ha chiesto se si poteva fare una foto insieme a me. Ho provato a dissimulare l'imbarazzo, e non so se ci sono riuscito. Ho capito che il mestiere dell'insegnante è difficile. Inoltre, sentirsi dare del "lei" in maniera così tambureggiante mi crea decisamente qualche problema, ma questo lo sapevo già. Il fatto che qualche bambino e qualche bambina dopo un po' siano passati al "tu" mi fa sperare di essere riuscito ad essere stato in qualche maniera confidenziale.

Voglio dire qualcosa sulla partita di ieri, Livorno-Cagliari. Delle polemiche innescate dalla contestazione dei tifosi contro la squadra livornese domenica scorsa durante la partita Livorno-Reggina ne avete sentito parlare tutti, e non ho voglia di dire niente perchè scriverei troppo. Mi va solo di dire che ieri, invece, ho assistito ad una partita di quelle che ti fanno capire, se per caso te ne fossi dimenticato, perchè ti piace il calcio. Una partita non bellissima a livello tecnico (ma nemmeno così scarsa), ma vibrante, sofferta fino al fischio finale, nervosa, intensa, emotiva, coinvolgente. Perfino il giocatore che alla fine è risultato il peggiore in campo del Livorno, Cesar, è riuscito a farmi immedesimare nella sua disperata ricerca del numero, del salto dell'uomo che lo marcava, nella sua frustrazione di sapere che fino a qualche tempo fa riusciva a fare certe cose e adesso, per una serie di fattori, gli vanno tutte storte; probabilmente, se di qui alla fine del campionato gli riuscirà anche solo un dribbling a buon fine, rivedremo un gran giocatore. E insomma, tutto questo, unito al fatto che alla fine abbiamo vinto, mi ha riempito di soddisfazione e nello stesso tempo mi ha distrutto. In macchina, tornando a casa, ero devastato dalla fatica, pur essendo stato per un'ora e mezzo a sedere. Affaticamento emotivo. Una cosa sublime.

Vi parlerò, appena avrò tempo, di un interessante articolo sul global warming e su come contrastarlo, apparso oggi sul Corriere della Sera Magazine (sapete che sono in astinenza da Repubblica, per cui compro altri giornali, compresi gli inserti), che elenca una serie di comportamenti eco-compatibili, che probabilmente scateneranno nuove discussioni nei commenti. Poi vi parlerò del nuovo film di Milos Forman, L'ultimo inquisitore - Goya's Ghosts, visto in settimana.

A presto.

lafolle+jumbolo insegnano

stamane con leeza, marco e greta ho insegnato a 437 bambini delle elementari come si fa il formaggio.
100 litri di latte. caglio. batteri. spino. lira. disegni. fuoco. pentolone di rame.
la lezione in palestra è stata fantastica. i bambini attenti e partecipi, in 25 hanno anche fatto la gara del formaggio più buono. hanno vinto tutti 25. e poi assaggi del formaggio con il miele e con la salsa di pere piccante.
che soddisfazione!



e jumbolo cosa avrà insegnato oggi?

20070418

santa lucia

santa lucia mi ha portato:
- la maglietta gialla dell'hellas versione commemorazione dello scudetto col numero 11 di preben larsen elkjaer
- un'auto usata completamente bianca

20070417

astinenza*


Repubblica è in sciopero per una settimana, lo scopro stamattina. Sono già in crisi d'astinenza.


*Astinenza: sofisticata perversione - recita una scritta anonima su un pilone della superstrada LI-GR all'altezza di Venturina. Bellissima.

20070415

comportamenti (tira più...)

A proposito di razza umana, sabato sera ho finalmente messo a fuoco una cosa che accomuna mio nipote (adesso ha 2 anni e 8 mesi) a me. A cena da mia sorella e mio cognato, c'erano una coppia di loro amici, e la loro figlia che è poco più grande di mio nipote. E' una sua amichetta, si vedono spesso, visto che le coppie di genitori sono piuttosto amici. Ho notato che quando c'è lei, lui ha un comportamento diverso. E' più vivace, è più sicuro di sé, "fa il guappo", come si dice noi.

Siamo tutti maledettamenti uguali?

it's evolution baby

Mi ha colpito positivamente un altro articolo sul Venerdì di Repubblica. Parla dell'evoluzione della razza umana, che continua. Secondo illustri ricercatori, vi do solo alcuni cenni, il nostro cervello sta continuando e crescere come dimensione, abbiamo imparato a digerire e sfruttare al meglio i carboidrati e i grassi (solo dopo il passaggio all'agricoltura e alla stanzialità, quindi si parla di alcune migliaia di anni fa), è aumentata la fertilità, addirittura, udite udite, secondo uno studio dell'Università di Oxford, alcune donne sudafricane, infettate dall'HIV, sopravvivono anche senza farmaci retrovirali, avendo sviluppato leucociti di forma particolare (lo studio aggiunge che si tratta, forse, di varianti trasmesse da individui sopravvissuti ad altre epidemie come quella della peste).

C'è una di queste forme evolutive che mi ha colpito particolarmente. Qualche tempo fa, un'amica che ha la fissa delle diete e della compatibilità degli individui con i cibi, mi disse che non siamo adatti per digerire il latte, dopo lo svezzamento. Rimasi basito, ma essendo piuttosto ignorante, pensai avesse ragione, visto che spesso dopo il cappuccino, ho dei rigurgiti.
Invece, ecco qua: l'ultima recentissima prova, pubblicata nelle scorse settimane dai ricercatori dello University College di Londra, è che, dall'epoca dei Cro Magnon (circa 30mila anni fa, in Europa), abbiamo per esempio imparato a digerire il latte anche in età adulta e l'abbiamo fatto "solo" 7.000 anni fa. Fino a quel momento il gene che permette la digestione del lattosio veniva disattivato durante la crescita. E molte popolazioni moderne, per esempio i sudamericani, o gli asiatici, sono tuttora intolleranti. La mutazione ha dato però un netto vantaggio a chi la possedeva e gli ha permesso di diffonderla nelle generazioni successive.

Evidentemente, la mia amica è rimasta un po' indietro.

Tratto dall'articolo "E dopo il Sapiens (cioè noi), l'evoluzione continua..." di Teresa Bernini, da Il Venerdì di Repubblica del 13 aprile 2007

titoli di coda di paglia

ma perchè continuano a dare come titoli dei film i titoli delle canzoni degli anni 60 70 ? non hanno più fantasia 'sti cinematografici?
avete rotto il cazzo!!!

old records


Siccome il titolo del post precedente era chiaramente ispirato a questo http://drunkside.splinder.com/, e siccome sapete che ho molta stima di questo ragazzo, devo dire che ha proprio ragione, lui come altri, che questo Live At Massey Hall dell'inossidabile Neil Young è proprio un gran bel disco. Certo, ci sarebbe da discutere un po' su cosa voglia significare pubblicare nel 2007 una registrazione live del 1971, ma cosa ce ne frega in fondo, noi vogliamo godere anche con la musica e quindi basta godere. E allora, io calo la briscola e ripesco un live del 1979, uscito nel 1979, un genere completamente diverso, ma ugualmente una pietra miliare.


Aggiungo altro? No, non serve.

old man

Magari è successo già da qualche tempo, e magari non ci volevo fare caso, perchè mi fa sentire vecchio. A molti sembrerà strano, anche perchè la barba cresce e "matura" in maniera diversa nei maschi, ma in questi ultimi mesi mi sono reso conto che sono arrivato al punto di non ritorno: sto per entrare nel club di quelli che se non si radono ogni giorno hanno la barba troppo lunga. Tutto ciò accade alla veneranda età di 41 anni suonati, come dicevo prima, relativamente tardi. C'è da dire che a questa cosa ci ho sempre pensato, e in gioventù ho accuratamente evitato di accorciare i tempi. La logistica era evidentemente già nelle mie corde, perchè già pensavo a come sarebbe stato impegnativo doversela fare tutti i giorni qualche anno dopo. Il momento è arrivato, e sto cercando di mascherarlo in qualche modo, ma tra poco non sarà più possibile. Devo aggiungere anche che, se non fosse perchè spesso mi manca il tempo, farmi la barba mi piace, tanto è vero che lo faccio anche con la testa, non solo con il viso. E' una sensazione forte, non so come descriverla, quasi virile.

Tutto questo potrebbe sembrare senza senso, e invece la mia mente contorta trova la maniera di inserirci una riflessione semi-masturbatoria cerebralmente. Mi sento veramente "uomo", come si intendeva una volta? Cioè, responsabile, cresciuto, con la testa sulle spalle?
La risposta (che, come sapete benissimo, è dentro di te ma purtroppo è SBAJATA!) è no. Anche qui, non so bene come spiegarmi. Se il lavoro è il metro col quale misurare la responsabilità, ho dei dubbi. Peccando di immodestia, posso dire che faccio bene il mio lavoro e che spesso mi assumo anche responsabilità di altri che lavorano per me, quando si sbaglia, e tendo a tralasciare gli elogi quando una cosa viene bene perchè è così che si deve fare. Ma, se il lavoro è anche vita e chiacchiere di fabbrica, qui mi sento ingenuo. Perchè in ufficio, nei corridoi, sugli impianti, in mensa, in riunione, non riesco mai a vedere, come fanno praticamente tutti, il secondo fine, il perchè un collega fa o dice qualcosa. Non capisco se non mi interessa o non ci arrivo. Non sono particolarmente ambizioso, mi fa piacere quando il mio buon lavoro e la mia abilità vengono riconosciute, però non ci tengo a "fare carriera"; lavoro per i soldi, se me ne danno di più mi fa piacere, però io non li ho mai chiesti.

E nella vita? Che cosa vuol dire essere uomini, essere grandi, assumersi delle responsabilità? Dite che non avere una famiglia è segno che non voglio responsabilità, che non ne sono capace? Sinceramente, non lo so. Qualcuna vuol mettermi alla prova facendomi innamorare?

francesine


Si, un paio probabilmente sono anche carine (occhio però, in fotografia, a parte me, c'è tanta gente che viene meglio o la fanno venire meglio, The Pipettes lo dimostrano). Ma fra qualche settimana, quando le cosiddette riviste specializzate ve le spacceranno per (ancora?) the next big thing e vi diranno che Sofia Coppola se ne è innamorata (anche lei sbaglia, vedie Marie Antoinette), ricordatevi di quello che vi dico io: dischetto ruffiano, suonato anche malino. In Italia ce ne sono a centinaia di band così.


Ah già: loro si chiamano Plasticines. Sono francesi.

20070414

romanacci

Dopo la disfatta della Roma a Manchester, ha fatto notizia la poesia di Valerio Mastrandrea, che a me senza conoscerlo sta anche simpatico, dedicata al figlio, contro chi sfotteva i poveri romanisti mazzolati dai martelli della perfida Albione. Non l'avevo letta, perchè sinceramente non me ne poteva fregare di meno. Un caro amico, laziale, ne ha scritta una in risposta.
La trovate qui http://7se.blogspot.com/

Le ho lette entrambe, e devo concludere che quella dell'amico Fabio surclassa quella di Mastrandrea anche se manca di rime. E' il succo, quello che conta. A chi tocca non brontoli, soprattutto se ha la tendenza a gonfiare il petto.

down


Notiziole sulle novità musicali.


Tre cocenti delusioni dominano questi ultimi giorni. Due album molto attesi sono delle cagate piuttosto grandi: Year Zero dei Nine Inch Nails di Trent Reznor (nella foto, un accoppiamento che avevo sollevato ai tempi del primo Harry Potter, trovato sul sito http://www.black-sun.demon.co.uk/img/snape-reznor.jpg, felice che qualcun altro se ne sia accorto), e Favourite Worst Nightmare dei giovani e promettenti Arctic Monkeys, da me ampiamente sponsorizzati su queste colonne e in giro per il mondo.

Poi, stressato da tutto l'hype che c'era in giro, mi sono deciso ad ascoltare Life in Cartoon Motion di Mika. Beh, cari critici dalla vista lunga, ve lo lascio volentieri. Di dischi così nell'epoca della disco music ce n'erano a carrettate.


Vi do alcune notizie interessanti su Italia Wave, la nuova incarnazione dell'ex Arezzo Wave che questa estate si trasferirà a Firenze, precisamente zona Osmannoro, a sud di Sesto Fiorentino. Si svolgerà dal 17 al 22 luglio, e ieri sono stati fatti i primi nomi del cartellone. Eccoli. Mika, Kaiser Chiefs, Shitdisco, Cansei der ser sexy, Tinariwen, A Toys Orchestra, Yo Yo Mundi. Nello spazio spettacolo, letture di Enrico Brizzi, poesie di David Riondino e Carlo Monni.


Non vedo l'ora.

news


Vi sarete abituati al fatto che io scriva paginate intere di roba durante il weekend. Se vi state chiedendo il perchè, smettete di chiedervelo. Durante la settimana ho poco tempo, e la cosa che mi fa più incazzare, è che scorro le notizie dei giornali, mi vengono idee, e non riesco a ricordarmele dopo 10 minuti. Pazienza.


Andiamo ai commenti sulle notizie del giorno.


Noto con piacere che l'elzeviro di oggi di Michele Serra su Repubblica commenta, ironizza e amplia con intelligenza, una delle news che mi avevano più colpito ieri, tanto che l'avevo sottoposta con piacere ai colleghi in saletta mensa durante uno degli innumerevoli caffé del giorno. Pare che l'auto di servizio del Ministro dell'Interno macedone sia la BMW rubata a David Beckham qualche tempo fa. Eccezionale.

I temi dei libri di Tahar Ben Jelloun, un autore che ogni volta che sento nominare mi fa entrare la malinconia per non avere abbastanza tempo per leggere (ho letto solo un suo libro), uniti alla protesta della Chinatown milanese dell'altro giorno, fanno si che mi intristisca: questo mondo soffre di un'incurabile incomunicabilità. E pensare che, molti non riescono a capirlo, una delle gioie di questa vita è comunicare con persone che vengono da esperienze diverse dalle proprie. Spesso, in viaggio, dà più soddisfazione parlare qualche minuto con uno straniero che vedere il Colosseo.

Non mi piace il disconoscimento di Enrico Berlinguer da parte del Partito Democratico. Nella mia ignoranza, nella mia scarsa conoscenza per ovvi motivi anagrafici e di percorso politico, l'ho sempre trovato una figura affascinante, un politico vero che incarnava ancora l'essenza vera del fare politica: essere al servizio del cittadino.

E adesso un ragionamento complesso, contorto, ma che rispecchia una mia profonda convinzione. Curzio Maltese, sul Venerdì di ieri, scriveva che in Italia si lamenta sempre chi sta meglio. E' una grande verità, purtroppo. Oggi, il Premier Romano Prodi punta il dito contro l'enorme divario tra i salari degli operai (per chi non lo sapesse, esistono ancora) e quelli dei top manager. Mi fa schifo solo riportare le cifre. I top manager sono quelli che si suicidano se rimangono coinvolti in affari loschi e vengono messi in carcere preventivamente, gli stessi che si vedono sui giornali scandalistici sugli yacth con le fighe che ci sembrano visioni (poi magari si divertono, nel privato-privato, a prenderlo nello sgomberaminestre per usare un francesismo, Lapo docet); sono quelli che giocano con i numeri non accorgendosi che rappresentano persone, vite, famiglie. Sono quelli che vanno in cura dall'analista, poi scaricano la spesa deducendola dalle tasse, mentre l'operaio se soffre di mal di schiena va in farmacia premurandosi di comprare il nimesulide al posto dell'aulin perchè costa meno.


Nel frattempo, seria preoccupazione desta il crollo del lampione dei lucchetti sul ponte Milvio a Roma.

20070413

calcio e politica


Scopro solo oggi, con sommo dispiacere a causa proprio del ritardo, che esistono altri calciatori non qualunquisti, oltre a Cristiano Lucarelli. Oleguer Presas non è una stella di prima grandezza, ma gioca in una delle squadre più blasonate e famose del mondo: l'FC Barcelona. Scopro anche questo dal Venerdì di Repubblica, in un gustoso e interessante articolo sul numero in edicola oggi.


Non è necessario sposare le sue convinzioni, ma è secondo me importante che una persona abbia delle opinioni forti, e non abbia paura a manifestarle. Presas ha di recente perso un contratto di sponsorizzazione da parte della spagnola Kelme, che gli forniva gli scarpini. Cito dall'articolo di Elvira de Rojas: "..semplicemente l'impossibilità di usare quelle sponsorizzate. La Kelme, impresa spagnola, ha deciso di rescindere unilateralmente il contratto di patrocinio dell'abbigliamento del giocatore per le dichiarazioni rese a diversi mezzi di comunicazione. Per la precisione per quello che Presas aveva scritto sul settimanale catalano La Directa ed era stato ripreso da Berria, quotidiano digitale in basco". In questo articolo Presas critica lo stato spagnolo per l'atteggiamento assunto nel caso di un terrorista dell'ETA, Iñaki de Juana Chaos, da 3 mesi in sciopero della fame per spingere il governo a riprendere i negoziati di pace con l'ETA, da 20 anni in carcere nonostante la sua pena fosse di 18 anni. Presas cita il caso dell'ex generale della Guardia Civil Enrique Rodríguez Galindo, condannato per duplice assassinio a 75 anni di carcere scontandone 4. Presas chiosava "troppo spesso questo Stato di diritto ha lati oscuri che mi fanno dubitare. Tutto ciò puzza di ipocrisia. E tanta ipocrisia fa si che si esaurisca la buona fede". Pare che in Spagna questo articolo abbia sollevato molte polemiche, una delle più signorili quella di Salvador Ballesta, attualmente in prestito al Levante dal Malaga, che ha dichiarato "rispetto più una merda di cane che Oleguer".


Oleguer è laureato in Economia, attualmente studia Filosofia, dichiaratamente indipendentista (è nato a Sabadell, vicinissimo a Barcellona) catalano, favorevole al riconoscimento ufficiale delle squadre nazionali catalane, vicino al movimento dei centri sociali, si dichiara di sinistra, antiglobalizzazione, a favore dell'azzeramento del debito estero dei paesi del terzo mondo, ha partecipato a diverse manifestazioni contro la guerra in Iraq, contro gli skin heads neonazisti di Sabadell, contro la forma capitalista della globalizzazione mondiale. Nell'aprile del 2006 insieme al suo amico scrittore Roc Casagran, ha pubblicato il libro Camí d'Itaca (cammino per Itaca, o qualcosa del genere), dove racconta la sua esperienza nella vittoria della Liga 2004-2005, oltre a riflessioni sociali e politiche.

free time

http://www.accor-services.it/prodotto.jsp?pid=728&label=$peopleone-335

Ho letto un trafiletto sul Venerdì di Repubblica, e sono andato a controllare. Mi vergogno un po', ma ogni tanto ne avrei bisogno anch'io. Sono tre giorni che non riesco a cambiare, incassare, depositare un assegno. E per andare alla mia assicurazione, a farmi rilasciare un foglio che certifichi che ho un'assicurazione sulla vita, per detrarre il dovuto dalla dichiarazione dei redditi, ho dovuto fare i salti mortali.

20070412

blues africano

ma quanto bello è il disco AMAN IMAN dei TINARIWEN ?

ve lo consiglio caldissimamente...
era da tempo che non venivo sorpreso così.

vegetariano per caso

anonimo mi ha convinto
voglio non mangiare carne. cercherò di farlo almeno per un mese. poi si vedrà.
anche per vedere se ho la forza di farlo.
vi faccio sapere.

20070411

DDR


Le vite degli altri – di Florian Henckel von Donnersmarck 2007


Giudizio sintetico: da vedere

Berlino Est, 1984. Gerd Wiesler è un capitano della Stasi, ed è molto bravo nel suo lavoro. Interrogatori, sorveglianza delle persone, pedinamenti. Ma è un uomo solo, che esegue degli ordini senza pensarci troppo. Georg Dreyman è un brillante regista di teatro, e la sua compagna una brava e bella attrice, Christa Maria Sieland; è curiosa la motivazione per la quale vengono messi sotto sorveglianza strettissima, con microspie sparse per tutta la loro casa. Nonostante Wiesler sospetti di loro, il suo diretto superiore non gli dà credito, finché al contrario, il Ministro della Cultura gli ordina di sorvegliare il regista. Si scopre immediatamente il perché: ragioni ben più basse della politica. E pensare che, in un paese dove sembra che proprio il socialismo guidi tutto, e invece è la corruzione e l’interesse personale che comandano, Dreyman è forse l’ultimo socialista rimasto.


Se lo consideriamo un debutto, quale non è, ma gli altri film dello stesso regista non hanno, credo, mai varcato i confini della Germania, questo film vincitore dell'Oscar per il miglior film straniero, è decisamente un piccolo capolavoro. Soprattutto se pensiamo al fatto che lo stesso regista è autore anche della sceneggiatura. Già partendo appunto dalla sceneggiatura, potremmo cominciare a cantarne le lodi. Una storia che scorre lineare senza esserlo, e ve ne renderete conto solamente dopo essere usciti dal cinema. Accadono un sacco di cose, nelle oltre due ore di pellicola, e non ci sembra per niente: tutto accade come se fosse già scritto, e lascia quasi impassibili. Segno evidente che la mano sapiente del direttore ha saputo calare completamente lo spettatore dentro gli anni bui oltre la cortina di ferro. La fotografia è perfetta per contrassegnare quel periodo. I giochi di potere, i sotterfugi, le prese di coscienza, le fatiche del vivere in quelle condizioni, completamente soggiogati.

Un film fatto da una quantità impressionante di scene madri, che lo spettatore mette a fuoco solo a seguire, uno di quei lavori che crescono dentro la testa di chi lo ha visto, solo in seguito. Fate caso ai più piccoli particolari, ai personaggi che paiono marginali. Potrei mettermi qui a scrivere un sacco di indizi, ma vi rovinerei la festa. Mi limito ad invitarvi caldamente ad andare a vedere questo film.


Chi parla di una nuova scuola tedesca ha ragione. Stanno arrivando, a singhiozzo, dei film di tutto rispetto dai nostri vicini; proprio loro, intesi come Germania unificata, finalmente una sola nazione. Un popolo che, a differenza nostra, è ripartito da zero, ha fatto i conti col proprio passato doloroso. A differenza nostra, i tedeschi hanno perso la Seconda Guerra Mondiale (è un paradosso, per chi non riesce a coglierlo), e lo hanno accettato. Per assurdo, hanno una grandissima ricchezza: possono, in questo tirare le fila, facendo i conti col passato appunto, disporre di due diversi binari del passato: il nazismo e il socialismo, Ovest ed Est. Ecco che ne escono film freddi come loro, ma intensamente dolorosi anche se apparentemente asettici. Tutto il dolore che c'è nell'espressione di Ulrich Muhe, splendido interprete del capitano Wiesler: guardatelo quando legge Brecht steso sul divano, lo stesso dove pregherà una prostituta di rimanere, perso nella sua immensa solitudine, la stessa che lo fa vivere, come ci dice fin dall'inzio il titolo, le vite degli altri.


Un film psicologico, molto più che politico o storico, nonostante ci illustri chiaramente come poteva lo stato, tramite la famosissima Stasi, distruggere quelle vite. Tre protagonisti splendidi. Oltre al già citato Muhe, Sebastian Koch, che abbiamo visto di recente in Black Book di Verhoeven, ma che era proprio insieme a Muhe nell'indimenticabile Amen di Costa-Gavras, tanto per dirne uno, e Martina Gedeck, che nell'altrettanto splendido Le particelle elementari di qualche tempo fa, surclassava la pur bravissima Franka Potente.

Un regista favoloso, per scrittura, precisione, meticolosità, tempismo, che firma un film importante, e che promette belle cose per il futuro.


Per palati fini e attenti.

separati alla nascita



verde


Sono in piena fase Green Day, e come sempre non mi vergogno per niente. Ho apprezzato a più riprese i dischi di questo gruppo, etichettato dai più come una band di cazzoni pseudo-punk, finchè con American Idiot, il loro capolavoro, mi sono reso conto che erano qualcosa di più che tre ragazzetti che suonavano melodie orecchiabili e rock.


Da non sottovalutare poi, che il cantante/chitarrista Billie Joe Armstrong è il sosia di Giovanni Ribisi, l'attore.


Enjoy

africa

Al link allegato troverete un diario di alcuni conoscenti che sono attualmente in Malawi. Forse qualcuno ricorderà quando vi parlai del corso per nutrizionisti che ho frequentato nell'ottica di andare a dare una mano presso una missione, appunto in Malawi, per la messa in opera di un centro di primo soccorso per bambini denutriti. La ONLUS Pang'ono pang'ono lavora già da alcuni anni per il Malawi, ed ha già ottenuto dei discreti risultati.

http://www.pangono.org/

la trasmissione dell'anno?

S.O.S. TATA la trasmissione educativa de La7

consigliato caldamente ai futuri genitori, ai novelli genitori e agli zii.
è molto rock'n'roll!

20070409

because

Voglio scrivere un contropost a quello sul vegetarianesimo di jumbolo, voglio dare qualche mio punto di vista da scienziato al simpaticissimo Mario Tozzi, che è geologo, ma si capisce non essere fisiologo.
Anch'io come jumbolo non voglio essere contro o pro, ma voglio solo dare anch'io qualche informazione, in questo caso controinformazione.

Inizio dicendo che amo i vegetariani, ad esempio il mio co-blogger, e continuo dicendo che però Mario Tozzi stavolta mi sembra abbia voluto dare una notizia che notizia non è.
Copio incollo dal post di jumbolo per comodità "Tozzi accredita la tesi che l'uomo nasce raccoglitore, e quindi vegetariano, poi, evolvendosi, diventa prima "opportunista" consumando carcasse, poi evolvendosi a livello di intelligenza, strategia e tattica, diventa cacciatore, fino a divenire il cacciatore più temibile. Pian piano quindi, l'uomo è divenuto carnivoro. Conserva però una bocca e un impianto dentale decisamente non da predatore, e anche un apparato digerente non perfettamente progettato per le carni".
In questo ragionamento ci sono secondo me parecchie inesattezze, forse volute, perchè il Furbacchione Mario Tozzi , comunque recita il ruolo del gionalista e deve dare la notizia, ad esempio:
- se si parla di evoluzione perchè non partire proprio dall'inizio, l'uomo nasce quindi anfibio, pesce, vivente nell'acqua, ma non per questo adesso noi abbiamo bisogno delle branchie, ci siamo giustamente evoluti ed ora abbiamo dei bellissimi polmoni per catturare l'ossigeno;
- dice che l'uomo nasce vegetariano, poi opportunista e poi cacciatore, io invece direi che la separazione dalle scimmie (che sono stranamente onnivore pure loro) diventa importante proprio nel momento in cui l'uomo si dedica alla caccia, costruendo i primi utensili come frecce o punte (vi ricordate i musei?) e con la scoperta del fuoco, a quel punto il cervello dell'uomo si sviluppa talmente tanto che...
- la bocca e l'apparato dentale non sono da predatore, ma non lo devono essere, sono bocche e apparato dentale di onnivori, devono poter masticare la carne ma anche la verdura, poi noi abbiamo le dita prensili per spezzare il cibo, non ci servono denti acuminati come i felini o affilati come gli squali che devono invece arrangiarsi solo con la bocca;
- l'apparato digerente dell'uomo è un ottimo appatato digerente per onniveri, è in grado di digerire la carne e anche tante altre sostanze, non possiamo invece digerire la cellulosa presente in tutte le piante perchè semplicemente non abbiamo un apparato digerente da erbivori, ci servirebbero più stomaci: rumine, reticolo, omaso ed abomaso con molti microbi, ma che purtroppo hanno i veri vegetariani, cioè le vacche (potrei però consigliarlo come operazione ai vegetariani), si lo so che ci sono anche i roditori tra gli erbivori che hanno solo uno stomaco, ma hanno delle mandibole così forti che se ce le avesse l'uomo nessun maschio si farebbe più fare un pompino da alcuna femmina e penso che non ne valga la pena...

Mi sto appassionado all'argomento, allora vado con altre obiezioni : per allevare i bovini si consumano energia, acqua, suolo, etc, è verissimo, ma lo stesso vale per la produzione dei vegetali, ci sono coltivazioni intensive che richiedono un uso spropositato di acqua, d'altronde le piante si nutrono di quello, e poi mi rovinano il paesaggio tutte quelle serre di plastica che non è nemmeno biodegradabile, e poi i trattori a diesel che inquinano l'aria, e i diserbanti che inquinano i terreni per decenni e inquinano le falde acquifere..
Si sto esagerando scusate...mi sto dilungando...ancora un paio di cose però le voglio dire. I frutti e le verdure che non sono autoctone o che sono fuori stagione, a differenza dei prodotti carnei che vengono allevati per la maggior parte in Italia, vengono spesso importate da altri paesi del mondo. Ciò comporta uno spostamento di merci altamente inquinate. Pensate a quanto inquina un aereo con le sue emissioni di anidride carbonica che deve portare un pò di kiwi dalla Nuova Zelanda, oppure quanto inquinano le navi che devono portare un pò di pere o ananas dal sud america (che poi inquinano i mari e quindi i pesci che poi mangiano gli onnivori). Per non parlare dello sfruttamento degli operai agrari nei peasi del centro America o dell'Africa, che tutti conoscono.
Il diabete non è collegato alla carne, lo sanno anche i bambini.
Ultima cosa poi basta. un eccesso di carne può portare malattie anche mortali, tipo tumori, verissimo, ma questo è vero anche per un consumo non idoneo di vegetali, esempio per un consumo eccessivo di patate fritte, i vegetali sono tra l'altro gli alimenti più allergenici per l'uomo.

Anche a me fanno orrore gli allevamenti intensivi di animali. E ne ho visti molti.
E concordo a pieno sul fatto che si possa vivere senza mangiare carne.

20070408

house

Interessante articolo su D (la Repubblica delle donne) di ieri: si illustra il fenomeno del cohousing: alcuni nuclei familiari, coppie, singles, che scelgono di condividere il vicinato e tirano su o ristrutturano un edificio con appartamenti privati e luoghi di condivisione quali la lavanderia, stireria, ludoteca, biblioteca, orto, giardino, palestra ecc., per abbattere i costi e vivere in armonia con i vicini. Pare che in Italia questa cosa stia prendendo piede. Luca Mortara è il fondatore del sito che vi può guidare se siete interessati: http://www.cohousing.it/

20070407

why


Puntata interessantissima questa sera di Gaia, naturalmente su Rai3. Un ottimo motivo per non uscire di sabato. Condotta come al solito dal fortissimo Mario Tozzi (nella foto), per quel che so apprezzato da tutti e simpaticissimo. Nella puntata di stasera, alcuni appassionati avranno capito quello che forse non sapevano, e cioè che Tozzi è vegetariano. Univa questo spunto ad una specie di viaggio nel campo dell'alimentazione, a tutto tondo.


Una delle obiezioni degli anti-vegetariani è quella che "l'uomo è sempre stato mangiatore di carni", la risposta dei vegetariani è che non è vero, anzi. In effetti Tozzi accredita la tesi che l'uomo nasce raccoglitore, e quindi vegetariano, poi, evolvendosi, diventa prima "opportunista" consumando carcasse, poi evolvendosi a livello di intelligenza, strategia e tattica, diventa cacciatore, fino a divenire il cacciatore più temibile. Pian piano quindi, l'uomo è divenuto carnivoro. Conserva però una bocca e un impianto dentale decisamente non da predatore, e anche un apparato digerente non perfettamente progettato per le carni. Questo per chiarezza.


Da esperto quale è, Lafolle da queste pagine si è più volte interrogato sulla validità della scelta vegetariana, e magari molti di voi anche sulle ragioni. Essendo io vegetariano da ormai 11 anni, volevo dare delle risposte, ma avendole in parte dimenticate, e avendo poca voglia di illustrarle soprattutto per non sembrare un fanatico, non l'ho mai fatto. Questa sera guardando Gaia e Mario Tozzi, che ha ribadito i concetti che mi hanno convinto a suo tempo, mi è venuta un'idea. Ho cercato in rete quei concetti, espressi proprio da lui, e adesso sono qui a postarveli.


Vorrei chiarire che non si tratta né di una crociata, né di un tentativo di convincimento. Solo un post esplicativo, e niente più. Ecco qua un copia incolla (tratto dal sito http://www.calabrianimalista.org/vegetariani5.html )


Mario Tozzi e il vegetarismo (Tratto da Felisopus.it)


Preciso subito che la mia scelta non è ancora integrale: non mangio più carne, né derivati da almeno due anni; non mangio più crostacei e sto abbandonando il pesce con gradualità (come ho fatto con la carne). Si tratta di una scelta personale che non implica guerre di religione, né motivi religiosi, ma solo coscienza e un po' di scienza.

Non mangio più carne perché per allevare animali si disboscano foreste intere da lasciare a pascolo o per coltivare cereali per bovini.

Non mangio più carne perché spesso per coltivare mais per i bovini si fanno morire gli uomini.

Non mangio più carne perché l'allevamento consuma acqua, suolo e risorse in misura molto maggiore di quante ne produca.

Non mangio più carne (o crostacei e, alla fine, pesci) perché non mi va di pensare che qualche vivente soffra, sacrifichi la sua intera esistenza e muoia per causa mia; e io ce la faccio benissimo con tutto il resto.

Non mangio più carne perché il suo abuso (qualcuno dice anche l'uso) fa male: cancri del colon, malattie cardiovascolari e diabete.

Non mangio più carne perché gli allevamenti intensivi di animali mi fanno orrore.

Non mangio più carne perché non è così naturale che gli uomini ne mangino (eravamo prede, noi, non predatori, al massimo carogne e midolli di animali morti per caso).

Non mangio più carne perché ho sempre amato i gatti.


Mario Tozzi


Sono praticamente le ragioni che mi hanno convinto, a parte le ultime due. Altri motivi, non dico convincenti, ma almeno interessanti, anche per voi che non siete vegetariani, li trovate in rete, sui siti citati, su altri, su libri, sui giornali. Questo è uno che mi ha colpito particolarmente


si risparmia più acqua rinunciando a mezzo chilo di manzo che a non fare la doccia per un anno (John Robbins The Food Revolution)


Ribadisco, per chiudere: nessun intento di convincimento o di proselitismo, nessun dubbio sul fatto che alcune pietanze di carne e di pesce non siano assolutamente deliziose, squisite e nutrienti, niente di tutto questo. Solo informazione.

20070406

another kind of bush


Ho sempre capito poco l'avversità contro alcune band che fanno musica interessante, ma considerate inferiori da molti appassionati di musica. Spesso, alla base ci sono pregiudizi che rasentano l'invidia o la considerazione, a mio giudizio errata, che non si può fare rock se non si è un po' fuori, un po' sex, drugs & rock'n'roll.


Una vittima di questa sindrome è sempre stato Gavin Rossdale ed i suoi Bush. Non si capisce perchè non si può fare post-grunge se si è inglesi, e probabilmente ancora meno se si è fidanzati, sposati e se si fa un figlio con un'icona pop (leggi Gwen Stefani, anche nella foto insieme a Gavin). L'aggravante, forse, anche quella di avere una bella voce inserita in un contesto ruvido.


Mi sono sempre piaciuti i Bush. Nel mio cuore, canzoni come Everything Zen, The Chemical Between Us e la superba Float, dal sottovalutatissimo testamento Golden State. Mi emoziono sempre, quando nel bridge che precede il ritornello, Gavin scandisce e separa through the da rain traffic. Un testo se volete piuttosto semplice, ma di grande effetto. Cose da dire a chi ami guardando dritto negli occhi.


All of this time

I was just trying to reach you


oppure


I want to be for you

What I've never had


semplicemente


I am with you

If you bleed


e concludere con


I'd die with you


Avrei vissuto ugualmente senza, ma in una maniera impercettibilmente peggiore.

scherzi

Come forse avrete capito, mi piace trattare con i bambini come fossero dei piccoli adulti. Ovvio che la base sia il gioco. Tra i tormentoni che ho instaurato con mio nipote, c'è quello del mangiacaccole, una sorta di paradosso per cercare di fargli capire che non è educatissimo scaccolarsi, ma può capitare. Lui fa finta di togliersi una caccola dal naso, mi porge la finta caccola sul dito indice, io la mangio e faccio poi finta di sputare schifato.

Questa sera, dopo cena, tra solletico e risate varie, inizia la pantomima. Mia sorella assiste. Dopo la terza volta, non faccio più caso al dito. Ignaro della perfidia di Alessio, ad un certo momento, mentre faccio finta di mangiarmi l'ennesima produzione nasale, mia sorella urla.

Si era scaccolato davvero.

Grasse risate, e mia sorella che corre a porgermi uno scottex.

estere - concerto annullato

il concerto previsto stasera alle officine di crema è stato annullato.
motivi logistici.
cioè hanno chiuso il locale ieri sera.
vabbè!

20070404

lavorare meno.....

Prendo spunto dal commento dell'amico Cinaho sul post riguardante il salvatempo, a proposito dell'eliminazione del personale, per una specie di volo pindarico magari dal sapore conosciuto, ma che sento nel profondo.

A parte il fatto che alla cassa salvatempo c'è sempre un'operatrice o un operatore, in effetti esiste già anche quella senza personale, ma è poco usata. E' certo però che il personale Coop è sicuramente più tutelato di quello di Walmart, tanto per dirne una. Ma non è questo il punto.

E' abbastanza ovvio che il salvatempo, come le pompe di benzina self service e il telepass sono prove tecniche di eliminazione di posti di lavoro. Ma il lavoro cambia e si evolve come l'umanità. Quindi il mio essere sognatore mi porta alla semplificazione, al pensiero stupendo di una società dove il lavoro sia ridotto al minimo, dia a tutti l'autosufficienza e i mezzi per godersi la vita e soprattutto la cultura. Le possibilità ci sono, basta ridistribuire.

Forse sono comunista. Dite che è grave?

povero silvio


Shooting Silvio - di Berardo Carboni 2007


Giudizio sintetico: si può perdere


Un giovane aspirante scrittore, orfano, ricco e annoiato, dà una festa nel suo splendido appartamento romano per festeggiare l'insuccesso totale del suo libro di debutto autoprodotto. Nel corso della festa Kurtz (così si fa chiamare, in onore del personaggio interpretato da Brando in Apocalypse Now) propone ai suoi 100 invitati di scrivere un libro collettivo: tema Silvio Berlusconi. Ognuno deve elencare un motivo valido per eliminarlo. Infastidito dall'insuccesso della sua proposta, decide prima di scrivere il libro da solo, arrivando ad una conclusione: inutile perdere tempo a scrivere. Tanto vale eliminarlo davvero, Silvio Berlusconi, complice di questa epoca senza valori, di questa società senza più morale.


Debutto indipendente coraggioso, un tema magari prevedibile ma senz'altro rischioso, il film si fa apprezzare per la tecnica, un po' meno per il ritmo e la sceneggiatura. Prevalenza di bianco e nero, schegge di colore qua e là, inserti di animazione verso la fine, fotografia quasi patinata, interpreti non tutti all'altezza, trovate d'effetto disseminate lungo tutta la pellicola; la storia incuriosisce dapprima, poi si sgonfia un po' durante il percorso, pare quasi che l'impegno tecnico imbolsisca un po' la fluidità degli eventi, la "maturazione" dell'atto criminale non viene seguita benissimo nel suo divenire, gli intrecci del protagonista con la fidanzata e la "sostituta" sembrano essere messi lì un po' forzatamente.


Apprezziamo lo sforzo, attendiamo la seconda prova. Spassoso Haber nei panni di uno strano maggiordomo immigrato.

salvatempo

Per ulteriori spiegazioni:

1998
Salvatempo
Per la prima volta in Italia, il consumatore fa da sé il conto mentre fa la spesa, e “sulla fiducia” paga e se ne va. Questa rivoluzione parte da Poggibonsi, dove viene sperimentata per qualche mese, per poi essere estesa gradualmente in altri punti vendita Coop.All’ingresso del negozio si trova un distributore di lettori ottici portatili: basta inserire la propria carta socio e ritirare l’apparecchio. Il socio, prima di introdurre la merce nel carrello, legge con l’apparecchio il codice a barre del prodotto che intende acquistare. In ogni momento è possibile verificare l’importo totale della spesa, oppure detrarre il prezzo di merci che non si intende più acquistare. E’ un modo innovativo di fare gli acquisti, che consente di evitare la coda alle casse e risparmiare tempo. Nel giro di sei anni il sistema Salvatempo è stato attivato in 43 punti vendita del canale supermercati.

da
http://www.coopfirenze.it/info/art_1752.htm
altre notizie su
http://www.coopfirenze.it/info/art_1870.htm
http://www.weekit.it/index.php?option=com_content&task=view&id=29365&Itemid=0
http://www.nwi.it/nwi_arretrati/p01a0402.htm
http://www.datalogic.com/_vti_g2_prArt.aspx?idA=84&rpstry=18_
http://www.cwi.it/showPage.php?template=rubriche&id=142

In pratica, se sei socio, abiliti la tessera firmando un contrattino (gratis), arrivi, strisci la tessera sul "muro" dove ci sono tutti i salvatempo, ti se ne accende uno, lo prendi; è una specie di pistola, ha un lettore di codice a barre, lo punti contro il codice di ogni cosa che acquisti e premi il pulsante dalla parte opposta finchè non senti un bip. A quel punto, il salvatempo registra il prezzo. Vai avanti così, quando hai finito alle casse apposite consegni il salvatempo con la spesa già dentro le borse, ti fanno lo scontrino, paghi e te ne vai. Sono previsti controlli random, se ti fanno il controllo e verificano che hai correttamente registrato tutto ti danno il doppio dei punti spesa. Se hai tentato di imbrogliare ti fanno pagare il dovuto (e, non ufficialmente, finisci sul libro nero e incapperai di nuovo in controlli ulteriori).

20070403

time


Grazie all'insistenza di Lafolle ho abilitato la mia tessera di socio Coop e mi sto specializzando nella spesa col Salvatempo.


E' divertente e mi sento piuttosto fico.


Tra l'altro, senza un motivo ben preciso, è bene specificarlo.

nails


Centochiodi – di Ermanno Olmi 2007


Giudizio sintetico: si può vedere


Un giovane e piacente professore di filosofia, docente all’Università di Bologna, apprezzato saggista, stimato e agiato, si macchia di un crimine molto particolare: approfittando dell’amicizia con un alto prelato, responsabile di un’antica biblioteca teologica, rovina decine (cento?) di libri antichi e pregiatissimi inchiodandoli al pavimento e ai banchi di lettura della biblioteca. Fatto questo, decide di spogliarsi (ma non troppo) dei suoi averi, e si consacra alla vita semplice in riva al Po’, presso un paesino pieno di anziani e con pochi ma amichevoli giovani, stringendo con la popolazione una forte amicizia ed elargendo parole che sanno di cristianesimo ante-Chiesa.


Molto apprezzato dalla critica, il film, che Olmi stesso annuncia come suo ultimo prima di tornare al lavoro documentaristico, lascia interdetti sulla forma, anche se soprattutto nella seconda parte si fa apprezzare per il messaggio forte e per una comicità forse involontaria e popolare. Imbarazzante tutta la prima parte, prima della “fuga” del professore (che ovviamente richiama la figura del Cristo), per la forma e per le recitazioni, al livello delle peggiori produzioni televisive. Nella seconda parte, seppur perdurino i difetti della prima, la storia si fa interessante, vista la spiegazione dell’atto anti-culturale del professore, e colta la metafora pro-vita semplice e decisamente anticlericale, tutto sommato piuttosto grossolana. Per quest’ultimo motivo, ci sembra decisamente troppa l’enfasi recitativa (dovuta al doppiaggio del protagonista, un Raz Degan che tutto sommato non se la cava malissimo, vista la bassa qualità che lo circonda) e soprattutto declamativi; il messaggio sarebbe arrivato anche prendendosi meno sul serio. Fa un po’ specie dire ciò, visto che in diversi passaggi il film fa decisamente ridere, nel senso più positivo del termine.


Richiami felliniani su tutti, altri molto più tra le righe (Truffaut), per un film coraggioso a livello di contenuti, ma piuttosto discutibile a livello di forma.

20070402

estere live report

sabato 31 marzo, ancora al buffalo di trecella.
ancora con gli amici NAE. con cui suoneremo spesso anche in futuro perchè ci amiamo.
suoniamo bene ma poco per problemi di "rumore ad ore tarde".
comunque con la giusta energia.

la scaletta:

blu
hey hey my my
ultimo atto
porpora
gialla
verde
duello sul porto di livorno
l'ascia

encore:

all along the watchtower con i NAE

around the bands II

finalmente scaricabile dal sito supergossard la raccolta di cover dei pearl jam Around the bands II.
io partecipo con una versione folk d'avanguardia di wishlist.
scaricatevillo...

20070401

vernacoliere


learn to fly


Lezioni di volo - di Francesca Archibugi 2007


Giudizio sintetico: si può vedere


Pollo (Apollonio) e Curry (Marco) sono due adolescenti della buona borghesia romana, e conducono un'esistenza senza senso e senza direzione. Pollo è ebreo, figlio di un antiquario burbero che gli dà continuamente dello smidollato (a ragione) e di una bella donna piuttosto superficiale; Curry è di origine indiana, adottato da una coppia dove la madre iper-apprensiva fa la psicologa e il padre giornalista svolazza qua e là senza preoccuparsi troppo. Insieme si fanno coraggio, consci della loro assoluta nullità; il loro passatempo preferito è sputare addosso alle persone che passano in strada dalla terrazza.

Forti di un'ennesimo insuccesso scolastico, Curry si inventa una crisi di identità per scroccare un viaggio in India alla ricerca delle sue radici, e chiaramente si porta dietro Pollo. Fattisi derubare dei soldi e dei documenti nel modo più coglione possibile, si ritrovano, un po' inverosimilmente, in una zona desolata dell'India, a rimorchio di Chiara, una ginecologa italiana membro di una ONG, nella sede locale della missione.


La Archibugi affronta i suoi temi prediletti con uno stile personale ed anche convincente, e come nota correttamente Nepoti su Repubblica, ha il merito di non rappresentare le generazioni italiane in contrasto, ma che viaggiano su binari paralleli e distanti, alla ricerca di una propria identità, nuova o ritrovata che sia. C'è forse il solito difetto denotato da Ozpetek, soprattutto nei suoi ultimi film, e cioè l'occuparsi sempre di una certa classe sociale, la buona borghesia che, paradossalmente, genera degli smidollati a causa dell'agiatezza. Inoltre, i genitori hanno dato in gioventù, e adesso sono vuoti a livello ideologico, i figli crescono vuoti perchè i genitori non hanno, forse, vie di mezzo nell'educarli.

Ad onor del vero però, bisogna dire che il film risulta godibile, girato con mano leggiadra, costellato di dialoghi divertenti e, a volte, intrisi di filosofia spicciola ma molto vicina alla realtà (Ti piace? Ne ho bisogno. Come delle scarpe), con la regista che se la cava egregiamente con continui cambiamenti di location.

Manca, probabilmente, di una certa dose di mordente, per affondare il colpo, magari su almeno uno degli obiettivi a cui mira. Altro difetto evidente, troppa carne al fuoco, con conseguente perdita di efficacia.


Caruccio, ma di certo non imperdibile.

go fish


Oggi è il primo d'aprile. Non fate scherzi: è infantile. Farli il primo d'aprile, intendo.

pietre


Stavo ultimando una delle mie innumerevoli recensioni, e scorrendo le cartelle di musica in mp3, ho optato come sottofondo per la discografia di una band che vorrei celebrare con questo post.


Esistono, nella storia del rock, delle band che chi ascolta musica rimpiange, quando si sciolgono, ma anche quando si snaturano. Non sono molte. Ecco, i Kyuss fanno parte della categoria "band sciolte che si rimpiangono", nonostante i loro componenti abbiano continuato a suonare con risultati anche di ottimo successo a livello di pubblico (leggi: Queens of the Stone Age, non certo per Unida, Hermano e altri progetti). Non che mi prostri ogni giorno al loro altarino, ma capita spesso che lo pensi. Se fossero esistiti ancora. L'unica cosa che non mi fa disperare è l'evidenza dei fatti, per i quali la parabola creativa di una buona band non dura poi moltissimo, quindi quella manciata di dischi che i Kyuss ci hanno lasciato possono bastare per vivere bene.


Una band massiccia, monolitica, con un suono duro come un blocco di cemento, come una roccia, aspro come la sabbia del deserto che ti riga la pelle. Una band che, tra l'altro, si prendeva poco sul serio, almeno così sembrava.


Ancora oggi rimpiango di non aver comprato quella fantastica t-shirt con la foto del pilone inquadrato dal basso per scarsità di contante, al primo loro concerto a cui assistetti. Solo il mio inguaribile ottimismo mi fa pensare, per non intristirmi troppo, che forse oggi, a distanza di più di dieci anni, non la porterei perchè mi si vedrebbe la pancia sotto.