No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20070930

frivolezze


Ogni tanto bisogna allentare la tensione, per così dire. Nel mezzo a tante cose che io ritengo serie e che vedo ritenete serie anche voi, mi va di dirne alcune che io ritengo serie, ma so che così non è per chi legge.

E allora, ecco la frivolezza di oggi. Volevo dirvi che Filippa Lagerback, nella foto, ha le scarpe più belle della televisione italiana.


L'ho detto.

20070928

Myanmar


Dico, tra me e me, ma la situazione in Myanmar è chiara no? Non mi pare ci siano più dubbi sul fatto che c'è una dittatura militare spietata, giusto?

E quindi come mai la comunità internazionale non interviene? L'ONU? Gli esportatori di democrazia?


Nella foto, il Premio Nobel per la pace 1991 Aung San Suu Kyi, eletta Primo Ministro di Myanmar nel 1990, agli arresti domiciliari dallo stesso anno.


Disse: Prevarremo perché la nostra causa è giusta, perché la nostra causa è fondata. ... La Storia è dalla nostra parte. Il Tempo è dalla nostra parte. Penso a Berlusconi quando grida al regime e mi scappa da ridere.


piero


Il Corriere di Livorno comincia a fare sul serio. Un articolo sul nostro artista preferito, qui.

20070927

tired

A volte si dice: stasera non esco, rimango in casa e mi rilasso, mi riposo proprio e vado a letto presto. Si, come no.

Ho cenato. Presto, troppo presto. Lo so, volete sapere cosa mangio. E io ve lo dico: farro freddo con pesto, fagiolini lessati con salsa indiana, macedonia di frutta (kiwi, ananas, mela, arricchita da uvetta, pinoli e sciroppo d'acero). Tutto preconfezionato. Da bere, un bicchiere di Coca Cola Zero.
Caffé della moka, equo e solidale.

Sul gabinetto ho letto su Internazionale gli articoli che la stampa estera ha dedicato al V-Day. Quello di Gerhard Mumelter, italiano di Bolzano ma residente a Roma che scrive per Der Standard, è talmente lucido che viene voglia di baciarlo e ringraziarlo. Non riesco a trovarlo in rete, ma per farvi un'idea leggetevi questo altro suo articolo, mentre critica il Corriere della Sera.
Poi al pc ho scritto la recensione che trovate qui sotto, ho aperto gmail ed ho trovato una mail di una ragazza del Costarica che mi dava delle dritte sui posti da vedere del suo paese. Mi ha dato la sua mail Victor, il messicano che conobbi in viaggio per Ushuaia, non so se vi ricordate. Le ho risposto, poi ho scritto di nuovo a Victor per ringraziarlo. In sottofondo, in onore dei 30 anni del mio co-blogger e del suo artista preferito, ho messo Highway 61 Revisited di Bob Dylan, ed è già al quarto giro. Ho 41 anni, 7 mesi e 3 giorni e non avevo mai ascoltato per intero questo album, e probabilmente mi sono sbagliato per tutto questo tempo.
L'importante, penso, è non porsi mai né limiti, né dogmi. Non è mai troppo tardi, si usa dire. E allora.

Non so. Sono stanco, e probabilmente è perchè mi sveglio tutte le mattine alle 6. A parte il sabato e la domenica. Però ho un dubbio. Forse mi ha stancato di più il fatto che è tutto il tempo che penso, dopo aver letto questo post, quello del 30 e lode, del mio co-blogger, se è giusto non fare bilanci, come facciamo noi, come dice Lafolle in quel post e come dissi io nel post per i miei 40 anni. Non fare bilanci è un po' il contrario di quello che si immagina dovrebbero fare le persone "responsabili", quelle "adulte". Non che sbaglino, per carità. Ma mi accorgo che non ci riesco. Non fa per me.

Tutte le volte mi viene in mente quel verso di Stelle buone, di Cristina Donà. Anzi, tutta la strofa. Immagino che il mio amore sia la vita stessa. E così le canto

Mio amore, ripiegate le labbra
e tornati al colore di prima
guardo fuori ed è l'alba
come fuggono le ore da qui
e ci dobbiamo salutare
c'è un'altra giornata d'amore da preparare

E vi dico tutto questo mentre ascolto Desolation Row (clicca), mica i Tokio Hotel!!

atonement


Espiazione - di Joe Wright 2007


Giudizio sintetico: si può vedere


Siamo nell'Inghilterra durante la Seconda Guerra Mondiale, nella villa dei Tallis. Briony è una giovane scrittrice in erba, con una cotta per Robbie, il figlio di una delle domestiche, giovane aitante e aspirante dottore, aiutato dalla famiglia Tallis negli studi. Robbie però è preso dalla sorella più grande di Briony, la bella Cecilia. La passione tra i due scoppia in seguito ad una lettera equivoca, consegnata da Robbie a Cecilia tramite Briony, che "tradirà" i due condannando Robbie ad un'onta immeritata. La guerra li separerà. Ma la guerra finirà.


Tratto da un romanzo di Ian McEwan, Wright, dopo Orgoglio e pregiudizio punta ancora su Keira Knightley (fisicamente può non piacere, ma come attrice aveva già dimostrato, proprio con il debutto di Wright, di essere all'altezza) e su un romanzo solido. Conferma di essere ottimo direttore, e qui si permette anche diverse finezze, alcune fini a se stesse (l'incedere di Briony già grande, apprendista infermiera per emulare la sorella, che cammina nel corridoio dell'ospedale accompagnata dall'accensione delle luci), altre davvero di grande effetto (il lungo piano-sequenza dell'arrivo di Robbie e dei suoi due compagni d'armi sulla spiaggia della Francia dalla quale sperano di essere rimpatriati); conferma inoltre di essere adatto a trasporre, appunto, libri di grande respiro.

La lunghezza del lavoro non gli giova (la seconda parte accusa una flessione di tensione), ma la storia è solidissima, e il regista riesce a dipingere correttamente sia gli sfondi, sia le varie personalità dei protagonisti, soprattutto per mezzo dei primi piani, aiutato dagli attori (bravino e languido il giusto McAvoy, una specie di Russel Crowe giovane e meno selvaggio).

Peccato che il tutto, nonostante le premesse, risulti leggermente piatto, nel complesso.


Rimane la voglia di leggere il libro, per chi non lo ha fatto. Il tema è toccante, e la chiusura, con l'immensa Vanessa Redgrave nella parte di Briony da vecchia, lascia un senso di rimorso doloroso, di, appunto, espiazione tentata ma incompiuta. Se siete tendenti a non darvi pace, questo film non fa per voi.

30 e lode

30 anni.

li vedevo all'orizzonte. ed infine sono arrivati.

la ricerca verso l'uomo di qualità continua.

Oxfam

Vi interessa regalare una capra, un alpaca, un mulo, a chi ne ha bisogno?
Oxfam vi dà questa possibilità. Date un'occhiata, e magari scoprite altre cose su questa ONG.
Qui.

Grazie a Cat

20070926

vecio

Bellissima l'intervista a Enzo Bearzot di Gianni Mura, oggi su Repubblica, e anche qui.
Difficile oggi trovare personaggi così schietti, ed è proprio un peccato. Leggendo, ho trovato anche un riscontro insospettato (anch'io agli ultimi Mondiali pensavo che l'Argentina fosse la squadra più forte) e, forse, uno dei motivi per i quali non riesco più a tifare la Nazionale italiana così come, ad esempio, nel vittorioso 1982.

pregnant

Ero appena uscito da lavoro, con una fame micidiale, e mi stavo "fermando lo stomaco". Squilla il telefono ed ho sempre timore che mi chiamino da lavoro per qualcosa che non va.
Invece era un'amica. Mi chiama per dirmi che è incinta. Del suo uomo, non pensate male.

Mi ha fatto piacere. Sia che stiano aspettando un bambino, sia che mi abbia chiamato per dirmelo. Non so cosa si dice in questi casi, e le ho detto proprio così. Mi ha risposto che anche lei non lo sapeva.

Felicità a tutti e tre.

estere live

si festeggia anche il mio compleanno.
a chi non viene tolgo il saluto.

piove

steve vai ha suonato una canzone nel nuovo disco di ramazzotti. la voglio sentire!
i queen hanno pronto il nuovo disco con paul rodgers alla voce. si chiameranno queen o queen+paul rodgers o lafolle+jumbolo?
si dice che brian may prima di chiedere a paul rodgers di cantare con loro l'abbia chiesto a zucchero, il quale ha declinato. chissà che sarebbe successo..i queen che suonano le cover dei the seeds: the queeds!

il cinese


Non è per cerchiobottismo, è che quando un politico o un sindaco fanno una cosa fatta bene, anche se ne fanno altre concettualmente sbagliate, è giusto rendergli merito.
Leggete qui. E' interessante l'uso di quell'articolo della legge sull'immigrazione, che di solito si applica per le prostitute.


chavez


Ve la posto tutta, perchè è interessante da leggere e mi piace vederla qui, anzichè sul sito di Repubblica. Questo è il link, per chi preferisse.


"Abbiamo una buona Costituzione. Ha giovato alla rivoluzione bolivariana
Ma, come tutte, ha bisogno di essere riadattata a una società in evoluzione"
Una domenica con il presidente Chavez
"Vi racconto la mia revolucion"
di DANIELE MASTROGIACOMO

MARACAIBO - "Spari la sua prima domanda". Hugo Chavez Frias, il presidente, il caudillo, il dittatore, l'ex colonnello dei parà, il nuovo Simon Bolivar del Venezuela o più direttamente il Comandante, come ama invocarlo lo stuolo di camicie rosse assiepate sotto questo enorme tendone bianco, abbassa gli occhi, si stringe nelle spalle, si contrae come si preparasse davvero a ricevere una fucilata. Il presidente del Venezuela non ama farsi intervistare. Ama semmai far pesare la propria assenza. Come quando annuncia che ha deciso di disertare, unico capo di Stato, l'assemblea generale delle Nazioni Unite: "Ho troppi impegni qui fra la mia gente, manderò il ministro degli esteri". Il ministro leggerà in suo nome a New York un durissimo discorso anti Bush, lui invece resta qui in questa pianura, arsa da una temperatura che sfiora i 50 gradi. Davanti a ministri, ambasciatori, osservatori, e cento tra operai, impiegati, dirigenti della "Pequiven", la più grande industria petrolchimica del paese.

Presidente, gran parte del mondo si chiede il senso della nuova riforma della Costituzione. Essa prevede, tra l'altro, la sua rielezione a tempo indeterminato, il controllo da parte del governo della Banca centrale, forti limiti alla libertà di stampa. Sono cambi che alterano la democrazia.
"Lo spiego da due anni, lo spiegherò ancora. La nostra Costituzione compie 8 anni. E' una buona Magna Carta. Sicuramente migliore di quella che ha regolato il paese per 38 anni. Ha fatto compiere enormi progressi alla rivoluzione bolivariana. Ma, come tutte le Costituzioni, ha bisogno di essere riadattata alle esigenze di una società in evoluzione".

Perché la necessità di tante modifiche, così vicine nel tempo?

"Prima, ai tempi delle grandi oligarchie, non si sapeva neanche cosa contenesse la Costituzione. Oggi, l'abbiamo spiegata a tutto il paese distribuendo 24 milioni di libretti. E' accessibile a tutti. Il popolo la conosce a memoria, ne parla per strada, la sera in casa, negli uffici, nelle fabbriche, nei piccoli villaggi della giungla. I governi precedenti hanno preferito dividersi il potere, mascherandosi dietro un'apparente alternanza frutto di un accordo fatto a tavolino".

Il Venezuela ha avuto momenti di grande sviluppo. E' un paese ricco, c'è il petrolio.

"Sì, certo, c'era il petrolio, un ottimo petrolio, e questo bastava a arricchire le tasche dei pochi, a scapito dei tanti. La massa restava chiusa nelle baracche, privata dell'istruzione, analfabeta, slegata da ogni decisione del potere. Era trattata con fastidio, in modo razzista, perché indigena, creola, negra. Erano nati poveri e tali dovevano rimanere. Ho proposto di cambiare la Costituzione, che verrà sottoposta a tre referendum, per rafforzare il potere popolare. Per far trionfare la rivoluzione".

L'opposizione grida alla dittatura. Vive con crescente allarme lo stretto legame con Cuba. Non c'è il rischio di un isolamento?

"I nostri amici e compagni di Cuba ci hanno aiutato inviando migliaia di medici. Sono arrivati qui insegnare a curare la gente. Hanno tamponato le falle di un sistema sanitario pubblico, mai realizzato dai vecchi regimi più sensibili alle esigenze delle cliniche private, veri templi della chirurgia estetica, che al diritto alla salute. Hanno dato un contributo vitale al popolo venezuelano. Oggi sono tornati a casa, anche se il rapporto con l'Avana rimane intenso e stretto su molti altri settori".

Fra due giorni, riceverà qui il presidente iraniano Ahmadinejad. Quali tipi di rapporti avete con Teheran?

"Rapporti economici e scientifici. I dirigenti della repubblica islamica dell'Iran sono interessati a studiare il nostro sistema di produzione del polietilene. Ci forniscono la tecnologia. Ma sono sicuro che qualcuno speculerà anche su questa visita. Lo vede quel silos? Servirà ad aumentare l'estrazione del gas e alla sua trasformazione. Ebbene: diranno che si tratta della bomba nucleare, che stiamo complottando con l'Iran per minacciare il mondo".

Chi lo dirà, signor presidente?

"Lo dirà il Male, quello che regge l'Impero, il Vampiro che protegge gli oligarchi. Non serve fare nomi. Tutti sanno chi è il vero nemico della pace nel mondo".

Ma proprio la comunità internazionale resta perplessa davanti alla sua rivoluzione bolivariana. Sembra di essere tornati al passato.

"La rivoluzione socialista e bolivariana dà fastidio a molti. E' l'alternativa al neoliberalismo che ha dominato gli ultimi vent'anni. E' la dimostrazione che esiste un'alternativa, più umana, meno crudele. Noi, non vogliamo convincere nessuno. Siamo aperti a tutti. Abbiamo rapporti con Russia, Bielorussia, Cina. Ma anche con Bolivia, Brasile, Argentina. Abbiamo lavorato con Chirac, adesso inizieremo con Sarkozy".

E con l'Italia?

"Abbiamo fatto delle proposte alla vostra Eni, abbiamo avuto incontri con il governo Berlusconi".

Cosa è accaduto?

"C'è un paradosso che mi fa male. Riusciamo ad avere scambi e rapporti con governi di destra, che non ci sono certo amici, mentre quelli di sinistra ci evitano e ci guardano con sospetto".

Colpa delle menzogne diffuse dai vostri media?

"I giornali e le tv del paese mi attaccano ogni giorno. Io non li ho certo chiusi, continuano a pubblicare. Questa è democrazia, non dittatura".

Come giudica la revoca delle concessioni a Rctv, la più antica televisione del paese?

"Erano scadute. Oggi è ben visibile su altre frequenze. Un presidente deve essere sensibile ai messaggi che passano attraverso il video: assistere a programmi spinti, volgari, non fa parte della nostra cultura. Noi vogliamo la crescita del nostro popolo, non il suo declino".

Il presidente si alza, ci precede dentro un grande tendone bianco dove c'è una vera esposizione di oggetti comuni che mostrerà nella sua trasmissione "Alò presidente". Il suo programma, costruito come momento di dialogo con la popolazione. Afferra degli occhiali da lavoro. "Plastica", indica, "Questi oggetti, oggi, sono fatti dalla nostra industria. Possono essere utilizzati nelle campagne, nelle coltivazioni, per i fertilizzanti. Ma anche nelle costruzioni. E che dire della sanità? Siringhe, strumenti, provette, contenitori. Per anni le oligarchie che dominavano il paese li importavano, li compravano a prezzi esorbitanti. Ma questi stessi oggetti potevano essere prodotti in casa. Invece c'era chi preferiva succhiare il petrolio, venderlo sotto costo, e lasciare morire il popolo per una setticemia, ignaro perfino dell'esistenza dei medici".

E oggi?

"Oggi è il paese intero che decide e programmna".

Senza l'opposizione.

"L'opposizione ha fatto le sue scelte. E' un dialogo impossibile. Siamo diversi: noi siamo disposti a morire per il paese. In loro cova l'odio, la rabbia per i privilegi che hanno perduto. Non sopportano vedere un indio, un negro, il "mono", la scimmia, che guida il paese".

Come pensa di conciliare il suo modello con i mercati internazionali?

"E' un dilemma antico, costante. Pianificazione e mercati. L'America Latina è ricca di gas, petrolio e materie prime: abbiamo creato l'Alba, il nuovo mercato comune, per soddisfare le necessità del nostro Continente. Ci riusciremo nel giro di pochi anni.".

C'era bisogno di un golpe per prendere il potere?

"Il paese era al collasso. Ho evitato un bagno di sangue, mi sono arreso, ho fatto un anno di carcere, sono stato espulso dall'esercito. Ma ho dato una scossa e il paese ha risposto nelle elezioni del 1998. Non ha pagato invece chi ha fatto il golpe nel 2002. L'ex presidente della Confindustria assieme alla Centrale dei sindacati, che tutto era tranne un sindacato dei lavoratori. La nostra Repubblica bolivariana è uscita dalle urne. Una maggioranza schiacciante. E' l'oligarchia che non accetta questa realtà democratica".

Quanto pesa il ruolo dei militari nel futuro del Venezuela?

"Su questo sono stato chiarissimo. Niente partiti e niente militanza politica per chi indossa una divisa".

Paura di un golpe?

"Ce ne sono stati tanti, troppi. Oggi il popolo vuole solo vivere in pace e con dignità".

(26 settembre 2007)


20070925

usq

E se qualcuno, per puri sentimenti vegetariani, desse del lei a una mucca (in giusta considerazione del fatto che è più facile comportarsi senza riguardo con un essere che si tratta col tu) si direbbe che è uno stupido, se non un pazzo; ma non per le sue tendenze zoofile e vegetariane, che son considerate molto lodevoli, bensì per la loro immediata traduzione in realtà. Insomma, fra lo spirito e la vita c'è un bilancio complicato in cui lo spirito ottiene al massimo il pagamento di mezzo per mille dei suoi crediti, e in compenso si fregia del titolo di creditore onorario.

20070924

scaloni per il paradiso

amici fratelli che leggete questo mio blog e di jumbolo vi voglio favorire, vi voglio fare un regalo, vi voglio dare un suggerimento.
vi suggerisco di ascoltare una canzone.
vi suggerisco di acquistare un disco o di scaricarvi dal mulo una canzone.
la canzone è
stairway to heaven
ma non nella già grandiosa versione originale dei led zeppelin, ma nella ancora più fantomatica e perfetta e geniale versione di quel genio che è frank zappa.
frank zappa suonò con i the mother of invention una versione di stairway to heaven nel tour del 1988 e voi la potete trovare nel disco The Best Band You Never Heard in Your Life disco live uscito nel 1991.
fateVi un piacere
e poi mi ringrazierete!

lunedì sport


E' lunedì, e nonostante sappia che l'argomento calcio annoierà molti e soprattutto molte, quest'oggi non resisto a non parlarvene.
Ognuno soffre per la propria squadra, e sono nel cuore anche del co-blogger Lafolle, che col suo Hellas è sprofondato nelle viscere della C1 e non accenna a riprendersi. Solo un suggerimento: vinca la pigrizia e segua la sua squadra nei campi spelacchiati della terza serie. Vedrà che c'è modo di divertirsi anche lì, se la compagnia è buona. Noi, ci siamo passati per molti anni.


Ieri il Livorno ha pareggiato in casa contro l'Inter campione d'Italia in carica, 2 a 2, con una partita vibrante, rocambolesca, cattiva, sofferta, nemmeno tanto bella. Ed è sempre ultimo in classifica, dopo 4 giornate, con 6 gol fatti e 12 subiti. Ma alla fine è stata una domenica bellissima.


Ho visto tutta la partita stringendo al petto la mia relativamente nuova tracolla color militare da semi-fighetto giovanilista, così come ho fatto domenica scorsa a Genova per tutta la partita Genoa-Livorno, seduto nei distinti di Marassi (con i seggiolini ancora più stretti del Picchi di Livorno) accanto all'amico Massi; ho pensato, pochi minuti prima del fischio d'inizio, che se aveva portato buono fuori casa, magari poteva avere potere scaramantico anche in casa, e così è stato.

Ho sofferto quasi fisicamente per tutta la durata della partita, la tensione è stata allentata solo sporadicamente dalle battute di tutto il gruppo "di stadio" che ormai ha un che di familiare, rituale, amichevole e amorevole. Giova, Stollo, Piazza, Teba, Ama, Cina, Orzo. Prima della partita spuntino rapido insieme a Scoppe, figlio (Scoppino, una promessa) e amico del figlio. Amicizie nate sul web e divenute realtà in carne (leggi: ciccia) e ossa.


Insomma, ci si accontenta di poco, ed è un discorso vecchissimo. E' vero, come hanno detto alcuni dei nostri giocatori alla fine, che se avessimo perso, alla fine il pubblico avrebbe tributato ugualmente un'ovazione alla squadra tutta, richiamandola per un ultimo saluto. I momenti di black-out totale, i 4 gol in 15 minuti a Torino in casa della Juve di inizio campionato, o gli altri 4 del primo tempo in casa contro il Palermo, sembrano acqua (sporca) passata. Siamo mediocri si, ma siamo una squadra, fatta da giocatori scarsi ma volenterosi, oppure bravini ma inesperti, che però, gettano il cuore oltre l'ostacolo. E a noi sensibili piace questo tipo di poesia del calcio.

Quel calcio dove il migliore in campo risulta il giocatore meno pagato di tutta la rosa. Poco importa se ha i soldi di famiglia, anzi, direi che questo, sempre visto da un occhio romantico, sottolinea che il calcio può essere ancora oggi, divertimento. Anche se quello che dice il prof. John Foot è in gran parte condivisibile.



genio e sregolatezza


Oliviero Toscani è, almeno mi pare, e così mi riferisce chi lo ha conosciuto, una persona insopportabile. Non stento a crederlo. Ma è, a mio parere, geniale nel suo lavoro. Credo che vada riconosciuto.

Oggi, non abitando in una grande città, ho visto le foto dell'ultima campagna pubblicitaria da lui realizzata sfogliando il giornale, e non ho capito. Ho capito solo che l'anoressia è una malattia tremenda, anche se già lo avevo intuito. E mi sono sentito anche un po' una merda perchè tendenzialmente a me piacciono le donne magre.


Trovo che Toscani, con tutti i difetti personali che può avere (ripeto, parlo per sentito dire e solo per quello che ho letto scritto da lui su un quotidiano locale - abita non lontano dal mio paese -), abbia svolto in tutti questi anni una vera e propria missione. Certo, ha guadagnato un sacco di soldi, ma pur facendo guadagnare delle multinazionali, magari anche eticamente scorrette, ha, con ogni campagna promozionale, sollevato un problema, sensibilizzato le persone, solo con uno scatto, e di riflesso, solo con un'occhiata.


Per questo, ritengo di dover catalogare questo post alla voce "arte".


Vi linko un articolo che parla di questa campagna, qui, e le foto della campagna, che possono realmente fare impressione, qui.

il caso

Un post di saluto. La nostra inviata nel mondo delle ONG e della solidarietà sta per partire di nuovo, ed ha promesso che ci ragguaglierà come sempre con i suoi resoconti pieni di realismo ed ironia. Sapete di chi parlo.

Sarà in centro-America con una ONG diversa, ma non voglio dirvi di più, sarà lei a raccontarci tutto un po' per volta. Sottovoce, come piace a noi (ghghgh).

Le soprese potrebbero non essere finite qui. Vedremo. Per il momento, le auguro un buon viaggio anche da questo blog e attendo, come credo tutti i lettori, il suo primo reportage.

Voglio aggiungere solo questo: quando l'ho sentita al telefono poco fa, mi si è strinto un po' il cuore. Mi ero abituato ad averla vicina.

A presto.

fare sbavare

sta arrivando quel freschetto autunnale. quello che dopo un giorno in maglietta ti devi mettere la felpa di sera per stare bene. quello che di notte stare sotto la coperta è un piacere.
poi cambierà l'ora legale e ci sarà buio già alle sei di sera.
30 anni, cambia niente. solo a volte mi sembra di aver fatto poco. troppo poco.
ma cosa avrei dovuto fare in più di quello che ho fatto?
bho.
fare soldi?
fare la star?
fare il filosofo?
fare a maglia?
scopare?
viaggiare?
drogarmi?
bho.
ieri camminavo per il mio paesino ad un certo punto ho visto un'auto sbandare. mi sono spaventato. poi l'auto ha frenato e non è successo nulla. ha proseguito per la sua strada. io ho pensato che non sono pronto alla sofferenza. no.
c'è chi ha imparato a conviverci con la sofferrenza. io no.
sensazioni.
poi ho visto le vibrazioni in concerto alla tv. bravi. bei suoni e padroni della scena.
poi ho visto i finley in concerto alla tv. che schifo. il cantante non sa cantare e ha una voce orribile. mi hanno fatto straschifo. però il chitarrista non ha sbagliato un colpo e il batterista suonava con le mani a metà bacchette e mi è sembrato strano. ogni tanto metteva le dita del portatile che aveva al suo fianco e ho pensato che erano tutte basi di batteria registrate.
poi ho pensato che vorrei scrivere una canzone su milano.
l'ennesima.

veg


LA LATTUGA PIU' SEXY CHE C'E'

Ecco l'attrice di Hong Kong, Maggie Q, come si presenta nella nuova campagna a favore dell'alimentazione vegetariana presentata nella città cinese dalla Peta, la People for ethical treatment of animals, che oltre a battersi contro lo sfruttamento degli animali per finalità economiche promuove uno stile di vita più compatibile con l'ambiente e la salvaguardia dell'ecofauna (Ansa)

20070923

parlando di cinema


Ecco una sala dove voglio andare la prossima volta che vado a Milano, qualsiasi film vi proiettino. E' il cinema Mexico di via Savona 57. Perchè mi è venuta questa voglia? Perchè ho letto questo bellissimo articolo di Marco Philopat sul Manifesto di ieri. Se vi piace il cinema e siete sensibili, leggetelo anche voi.


Nella foto, tratta dal sito, il cinema Mexico.

20070922

prima di dormire


Prima di sciorinare le notizie della serie "quelle che più mi hanno colpito oggi", una breve riflessione sulla buona televisione. Tanto per cambiare, viene da Rai3. Questa sera, come spesso accade il sabato, sono rimasto in casa. E, devo dire, con grande soddisfazione. Mentre cenavo, mi ha tenuto compagnia La superstoria 2007, invito alla riflessione esilarante. Questa sera tema principale erano i voltagabbana. Riproposti, tra gli altri, uno sketch di Corrado Guzzanti che imita Veltroni (10 anni fa come adesso, quasi non accorgendosi che sono appunto passati 10 anni), e Antonio Albanese nell'intellettuale di sinistra in cura dallo psicologo mentre va sul girellino: assolutamente geniale. Dopo, Ulisse a cura di Alberto Angela (ma chi cazzo è il suo parrucchiere?) che ripercorreva la "corsa allo spazio" tra le due superpotenze (o ex?), con interviste tra gli altri a Buzz Aldrin, dettagliati, interessanti e anche divertenti aneddoti e spiegazioni sulle varie missioni Apollo. Tra l'altro, riflettevo sul fatto, si dice che fino ai 5 anni non si hanno ricordi nitidi, ma io sia dello sbarco sulla luna (e la mitica diretta di Tito Stagno), 1969 (avevo 3 anni e mezzo) sia dei mondiali di Mexico 1970, mi ricordo, non benissimo, ma mi ricordo. Magari è proprio perchè la televisione ha riproposto queste cose (come tutte le partite dell'Italia in b/n di Mexico '70) più volte. A parte questo, quando la televisione serve ed è, appunto, didattica e di servizio.


Passiamo alle news "da riflessione".


La Mattel si scusa con la Cina: era principalmente colpa sua (a proposito dei "giocattoli tossici"). A proposito di voltagabbana e di informazione. Appunto.


Carceri di nuovo al collasso, ancora una volta piene dopo quasi 14 mesi dall'indulto. Che, fa bene Mastella a sottolineare, fu votato a larga maggioranza, compresa buona parte dell'attuale opposizione (doverosa la precisazione "attuale opposizione", vista l'ultima dichiarazione di Silvio temo che presto dovremo governare di nuovo). Come già discusso, in un simpatico ping pong con il blog dell'amico Monty, doveva essere, l'indulto, un primo passo (anche se non secondo me) di un cammino per riformare la giustizia e la rieducazione carceraria, e il sistema tutto. Visto cosa si è fatto nel frattempo (niente, mi pare di poter affermare abbastanza decisamente), aspettiamoci un nuovo indulto da un momento all'altro. Sarei propenso all'isituzionalizzazione dell'indulto, facciamone uno all'anno. Tanto si usa già con i condoni, no?


Marocchina di 20 anni segregata in casa per tre anni dal marito e dalla suocera, a Genova. Probabilmente anche picchiata. Ora, stasera, per fare un doppio link, ho visto un nuovo spot tv contro la violenza domestica sulle donne e a favore della sensibilizzazione al problema. Inoltre: non voglio arrivare a dare ragione né a Silvio (la civiltà occidentale è superiore), né alla compianta (insomma) Fallaci. E so benissimo che anche tra i cattolici ci sono comportamenti misogini estremizzati, anche qui in Italia. Però diavolo, se questa non è ignoranza, io sono Carmen Miranda!!


Per fortuna che Naomi Campbell alle sfilate di Milano è apparsa "in forma smagliante".

casa blogger

Per la serie iniziata qui ecco altre due perle di mio nipote:

io mi ARREGGIO qui

si è SCIOGLIATO lo zucchero?

Siccome so che questa rubrica ha degli oppositori ma anche degli estimatori, vi racconto brevemente la mattinata di oggi con mio nipote. Iniziata circa alle 8,45.
Prima lancio di fresbee sotto casa mia. Dopo al mare espressamente in motorino (lui non ha il casco) poco lontano da casa mia, ma non andava bene perchè è tutto spiaggia e non ci sono sassi. Quindi inseguimento al camion della spazzatura, dopo di che giro intorno alla stazione per vedere i treni, fermata sulla passerella tra la stazione e lo stabilimento per vedere le ciminiere e i treni fermi in stabilimento (e qui mi è venuto in mente mio nonno paterno, gran fascista ma persona tutta d'un pezzo che mi voleva un gran bene), poi al mare dove ci sono i sassi.
Dopo poco, visto che voleva venir via e voleva il caffè, e visto che io, oltre che tifoso del Livorno e intellettuale di sinistra, voglio che diventi un bon vivant, l'ho portato al bar dove ha preso un caffè d'orzo in tazza grande e una mini schiacciatina ripiena cotto e fontina. Tra l'uno e l'altra è riuscito a pisciarsi su una scarpa mentre gli stavo facendo fare la pipì nel bagno del bar.
Siamo tornati a casa mia ma dopo 5 minuti siamo dovuti uscire di nuovo per comprare la schiacciata che, da quando gli ho spiegato come funziona la piastra riscaldante tipo toast, a lui piace solo riscaldata. Ci siamo accordati su quella dolce, zucchero e uvetta, mentre mi sbavava apposta su entrambe le maniche della maglietta.
Dopo qualche morso alla schiacciata e 45 minuti di "tirarsi l'asciughino", l'ho riportato a casa.

La costruzione delle molotov la studieremo il prossimo sabato.

comunicazione di servizio

Ricevo via sms e volentieri pubblico:

Per solidarietà verso 914 dipendenti Vodafone VENDUTI ad altra società, oggi, sabato 22 settembre alle 16,30 spegni il cellulare 10 minuti.

Non so se valga lo stesso anche se avete un operatore diverso, ma tanto non vi costa niente quindi fatelo.

20070921

noir


La ragazza del lago - di Andrea Molaioli 2007


Giudizio sintetico: si può vedere


Siamo in Friuli, in un piccolo paese ai piedi delle montagne e vicino ad un bel lago. Il commissario Sanzio, trasferitosi al nord non si sa perchè, viene allertato per la scomparsa di una bambina. Verrà ritrovata di lì a poco, ma la sua chiacchierata con il commissario aprirà un caso ben più grave: c'è una ragazza, sempre abitante del paese, morta, in riva al lago. Nuda, coperta solo da una giacca, i vestiti ben ripiegati poco più in là. Il commissario si addentra nelle indagini coadiuvato dai suoi due assistenti, e tutti gli abitanti un po' alla volta saranno sospettati.


Tratto dal libro Lo sguardo di uno sconosciuto della norvegese Karin Fossum, il debutto di Molaioli, ex aiuto regista esperto (Calopresti, Moretti, Mazzacurati), e sceneggiato da Sandro Petraglia (sterminata la sua filmografia), il film strizza l'occhio a Twin Peaks ma il risultato è un buon film italiano, superiore a molti, ma inferiore ai migliori (per il momento, Sorrentino è di un'altra categoria, anche se Molaioli sembra puntare a lui, soprattutto). I punti in comune al cinema di Sorrentino esulano dal genere, ma non sono meno importanti: anche qui il mattatore unico è Toni Servillo (sempre bravissimo, ma di certo non è la sua prova migliore, troppo teso, poco espressivo) nei panni del commissario Sanzio, e un certo tipo di colonna sonora (molto interessante, a cura di Teho Teardo - indovinate un po'? Sua la colonna sonora de L'amico di famiglia -).

Il film è lento, ma si fa seguire e non è pesante. E' un noir, ovviamente, ed ha un cast ricco (Golino, Gifuni, Baliani, Antonutti, Bonaiuto), una serie robusta di personaggi, forse troppi e senza troppo tempo per essere approfonditi, una bella fotografia, algida e adatta al luogo, dipinto alla perfezione, un incedere un po' monotono e una serie troppo lunga di falsi indizi disseminati per spiazzare lo spettatore, ma è girato con una bella mano, a conti fatti.

Belle alcune scene, da ricordare quella poco dopo il ritrovameno del cadavere, con le sovrapposizioni degli addetti ai lavori sul luogo del delitto. Alcuni temi "laterali" come il rapporto figli/genitori accennati per tutto il film e leggermente irrisolti.


Tirando le somme, luci ed ombre, anche se come già detto, meglio di molto e principalmente lontano da prodotti italiani tipicamente e soprattutto stucchevolmente televisivi. Attendiamo Molaioli alla seconda prova.

talkin' 'bout music


Un rapido aggiornamento sulle ultime cose che ho ascoltato, prima e dopo la full immersion nel nuovo Marlene Kuntz, del quale vi ho già parlato. Oggi voglio andare in ordine alfabetico, più o meno.


Amir dà alle stampe un altro disco: Vita di prestigio. Ospiti a gò gò per un ennesimo ritratto della scena hip hop romana, disco piacevole per chi apprezza il genere e la calata romanesca di questo immigrato di seconda generazione.


Bat For Lashes e il suo Fur And Gold sa di Bjork ma finisce per essere la versione intellettuale di Nelly Furtado. Non ci è piaciuto.


Cristina Donà all'ennesima prova con il suo nuovo La quinta stagione aggiunge un tassello alla sua importante carriera, tutta sottovoce ma da stimare. La traccia nr. 2, Universo, è bellissima.


I Divine Heresy di Dino Cazares con il loro Bleed The Fifth sono da approfondire.


Eddie Vedder con la colonna sonora di Into The Wild di Sean Penn non aggiunge niente di particolarmente importante alle sue referenze.


Gli High On Fire e il loro Death Is This Communion eletto disco del mese da Rumore lo scorso mese non ci hanno per niente impressionato.


José González e il suo nuovo In Our Nature ci ricorda i cantautori americani di tanti anni orsono e ci riempie di delicatezza. Gustoso. La cover di Teardrop dei Massive Attack completamente acustica, alla sua maniera, è deliziosa. Nella foto la copertina.


M.I.A. e il suo Kala, segnalata, oltre che dall'amico Monty anche da diverse recensioni su riviste specializzate e non, si candida alla palma del disco più inascoltabile dell'anno. Techno-dance dal retrogusto indo-pakistano lontana dai maestri Asian Dub Foundation e troppo prevedibile. Canzoni che non lasciano il segno.


Celebrativo Better Motorhead Than Dead dagli immensi Motorhead di Lemmy. Un'istituzione.


Superfluo il nuovo Mùm, dal titolo Go Go Smear The Poison Ivy. Non saranno mai grandi, ma vanno bene per fare da sottofondo.


C'è da chiedersi seriamente se davvero c'era bisogno del cofanetto settuplo dei Pearl Jam Live ai The Gorge. Vi avremmo voluto bene ugualmente, cari.


White Chalk di PJ Harvey è tutt'ora da metabolizzare. La versione femminile di Nick Cave, la ragazza-che-non-tromba-mai (sublime metafora di un amico livornese che legge queste pagine, azzeccatissima ancora oggi per descrivere il mal di vivere che aleggia sempre nei dischi di Polly Jean) fa uscire un disco diverso, meno rumoroso all'apparenza, con molto pianoforte e diversi urli. Forse ancora più introspettivo. Ci torneremo.


Piacevolissimo ripescaggio, ancora suggerito da Monty, la raccolta degli inarrivabili e indimenticabili Primus, maestri di tecnica e inventori di uno stile ineguagliabile, dal titolo corrosivo come da sempre nel loro stile: They Can't All Be Zingers. Sfizioso.


Il nuovo disco di Raiz si intitola come il nuovo Marlene, Uno, e sa di tradizione napoletana. Troppo.


Concludo con un disco che sa di amarcord doppio: i Tesla e il nuovo Real To Reel, dove rielaborano vecchi classici conosciuti e meno conosciuti, come Space Truckin' o Honky Tonk Woman. E' un piacere ascoltarli di nuovo. Sublime la loro versione della zeppeliniana Thank You, la canzone che vorreste dedicare alla persona che vorreste incontrare tutti i giorni.

1

come quando tra meno di una settimana compirai trent'anni e ti senti ancora un ragazzino che ha voglia di giocare.
come quando trovi la giusta sintonia con i tuo amici e continui a ridere tutta la sera dicendo cazzate.
come quando accendi una candela perchè in quel momento non ti va di accendere la lampada e la luce della candela è quella più adatta.
come quando vedi una parsona importante che non vedi da tanto e dopo un abbraccio si sgretola il tempo e la distanza ed è come se fosse sempre stata li al tuo fianco.
come quando cammini per la tua città e ci stai bene perchè è la tua città.

20070920

uno e trino


La prima cosa che ti viene in mente ascoltando questo disco è uno strano senso di dispiacere per chi non riuscirà ad apprezzarlo. Soprattutto verso chi non si sentirà addosso tutto il percorso di Marlene. Non so se vi è mai capitato, ma, all'inverso, esiste una piacevolissima sensazione di osmosi totale quando, dopo alcune prove di un regista, uno scrittore, un musicista, tu, persona media nella media, ti accorgi di avere un tratto comune con l'artista. Senti che c'è qualcosa che ti accomuna a lui nel cambiamento. Tutto intorno a te rimane fermo e non comprende, mentre tu scorri, cambi e, in un certo qual modo, capisci e, anzi, ti sembra una cosa normale quella che ha filmato, scritto o cantato il personaggio pubblico.


Intendiamoci, non che ci si trovi dinnanzi al disco perfetto, ma davanti ad un gran disco di una delle più importanti band italiane degli ultimi anni, questo si. Una delle canzoni più difficili e probabilmente imperfette di questo Uno, Fantasmi, ha una strofa asimmetrica durante la quale la voce di Cristiano sembra stentare e perdersi, un divenire che sembra suggerirti "ma è brutta questa canzone" e poi ecco arrivare una specie di ritornello che sembra avere un debito con quello di Jesahel dei Delirium di Fossati. Che sia un indizio? Forse.


Certo è che i Marlene Kuntz proseguono sulla strada della loro ispirazione. Sarebbe comodo scrivere come chi ha la verità in tasca, e dire che la virata ebbe inizio con Senza Peso, disco bellissimo ma a suo tempo aspramente criticato e contestato, ma ci si dimenticherebbe che già il predecessore, Che cosa vedi, non era poi così diverso, e che, per dirne una, già nello splendido e sferragliante Ho ucciso paranoia era contenuto, in nuce, il fuoco sacro della canzone d'autore. Come definire altrimenti un pezzo come Ineluttabile?


Ma torniamo all'oggi, al qui e ora. Certo, non può non stupire, positivamente crediamo, ascoltare la bossanova semi-elettronica di Negli abissi fra i palpiti, o l'inquietante ballata dark-sinfonica che segue, dal titolo Stato d'animo. E, allo stesso tempo, come non riconoscere il timbro di Marlene nell'incipit evocativo dell'opener Canto, un pezzo dove Godano si supera, ebbene si, fin dall'inizio, sfoderando un canto, appunto, magistrale ed inconsueto per un certo tipo di rock? Se non rabbrividite da subito, mentre canta sto perdendoti - e quando accadrà - il demonio del grande rammarico - il mio girovagare dovrà - fuggire ovunque - inseguito dalla colpa, beh, lasciate perdere. O forse, no, aspettate. Aspettate fino alle prime note di pianoforte del pezzo seguente, Musa, suonate nientemeno che da Paolo Conte, e poi decidete. Se pensate che un ritornello, se volete anche ruffiano, con un controcanto operistico, che però dice perchè tu sai come farmi uscire da me, dalla gabbia dorata della mia lucidità; e non voglio sapere quando, come e perchè questa meraviglia alla sua fine arriverà, non faccia per voi, non vi biasimeremo. Del resto, l'arioso finale segna un passaggio difficile da sopportare per chi continuerà a rimpiangere Catartica e la sua carica rumorosa. Peccato, perchè altre canzoni, non ultima 111, la canzone che segue, meriterebbero di essere ascoltate ripetutamente. Proprio 111 è forse il pezzo che richiama di più le "origini" della band cuneese.


Probabilmente è meglio che chi vi scrive, a questo punto, si fermi. Inutile sarebbe sciorinarvi titoli e aggettivi abbinati alle canzoni che rimangono da citare. Il senso, l'avete capito. Siamo di fronte alla prosecuzione di un cammino naturale, anche se rischioso.

Non posso però esimermi dal dare spazio almeno al pezzo di chiusura, quello che dà il titolo all'album, Uno (da Nabokov: Esiste solo un numero vero: Uno. E l'amore, a quanto pare, è l'esponente migliore di questa unicità). Una specie di Bignami marleniano, e al tempo stesso il segno del cambiamento. L'incedere familiare, un ritornello accattivante, quasi un anthem sinfonico, e poi l'apertura pseudo-pop a seguire, con una chitarra che deve molto a The Edge, addirittura.


Chi è innamorato dell'amore rimarrà fedele a Cristiano Godano e ai suoi splendidi testi. Chi ha nostalgia delle fighe blu si sentirà tradito, ma forse rimarrà solo confinato in un recinto che potrebbe un giorno stargli stretto, un po' come l'ignavo della ballata. Chi rimarrà affascinato da questo disco ne godrà a lungo. E, mi permetto, non è finita qui. Proprio perchè non è, come detto poco dopo l'apertura, un disco perfetto, qualcosa mi dice che sia solo un'ulteriore tappa sperimentale e coraggiosa, verso la definizione di qualcosa di abbagliante.

Il tempo, si sa, è galantuomo.


Marlene Kuntz Uno

ciucciati il calzino!


I Simpson - Il film - di David Silverman 2007


Giudizio sintetico: molto divertente


Homer, impegnato come sempre ad essere più scemo di Bart, si prende come animale domestico un maialino, proprio mentre Lisa riesce a sensibilizzare l'opinione pubblica di Springfield sul lago adiacente, ormai ridotto ad una pozza radioattiva che causa mutazioni genetiche di qualsiasi cosa vi si immerga. Redarguito da Marge sulla sua "adozione", pone attenzione agli escrementi del suo nuovo compagno di giochi, ma dopo un po' il problema è: dove svuotare il contenuto del contenitore di escrementi del suo maialino? Una tentazione banalissima, di quelle fondamentali per Homer, lo distoglie dalla coda per il conferimento in discarica. A quel punto, il lago di Springfield diventa la situazione più sbrigativa. Sarà la catastrofe ambientale definitiva.


Difficile immaginare qualcuno a cui non piacciano i Simpson, ma non c'è dubbio che qualcuno ci sarà pure. Per tutti gli altri, una ghiotta occasione per gustarsi in santa pace, senza pubblicità, vicini molesti, bambini piccoli, fidanzate petulanti, genitori ingombranti, pranzi da preparare e turni di lavoro da fare, un'avventura della famiglia americana più amata nel mondo dalla durata di un'ora e mezzo, tutta d'un fiato.

Dentro, come di consueto, c'è tutto il nostro tempo: la dipendenza (da televisione, da alcolici, da religione), il conflitto figli/genitori e quello mogli/mariti, la politica deficiente e la decadenza ambientale. I Green Day impegnati e Schwarzenegger Presidente degli USA. Perfino un mini-episodio di Itchy & Scratchy (Grattachecca e Fichetto) dannatamente esilarante.


Sceneggiatura schizoide che subisce una flessione nella seconda parte, ma fortunatamente la durata minima (per un lungometraggio) aiuta a far si che non diventi mai noiosa. Esperimento doveroso, si esce dal cinema soddisfatti e divertiti.

aragosta a colazione


Le ragioni dell'aragosta - di Sabina Guzzanti 2007


Giudizio sintetico: imperdibile per i nostalgici di "Avanzi"; superfluo per gli altri


Sabina Guzzanti cerca di organizzare uno spettacolo dove riunire il vecchio cast di Avanzi, in occasione di una sua visita a Pierfrancesco Loche, ritiratosi in un villaggio sardo chiamato Su Pallosu, e mossa a compassione dalla storia di un manipolo di pescatori di aragoste sardi messi in ginocchio dallo spopolamento del mare, capitanati dall'ex sindacalista Fiat Gianni Usai. Il passato avvolto dalla leggenda di Usai, e la possibilità concreta di riunire un gruppo che ha fatto la storia recente della televisione, convincono Sabina che all'inizio è titubante. L'anfiteatro romano di Cagliari sarà il luogo dell'evento. Non sarà così semplice.


E' vero, la Guzzanti al cinema, come tutti i bravi comici, anche di satira, non funziona bene. Viva Zapatero! è stato una cosa a parte, e questo stesso suo ultimo lavoro è qualcosa che non si può definire propriamente cinema. Per usare una parola inglese molto in voga ultimamente, si potrebbe definire una specie di mockumentary, un finto documentario.


Ci si diverte, sempre che si apprezzino i comici che, appunto, facevano parte della combriccola, ci si commuove quasi, e, sempre volendo, si apprezza una certa allegoria sui mali della sinistra italiana (i timori e le incertezze immediatamente prima dello spettacolo, le scene di panico mascherate da crisi esistenziali), ma certamente non si può e non si deve gridare al capolavoro, come qualcuno ha fatto dopo il festival di Venezia.

20070919

spaccato umano pubblico

tipico post di qualche tempo fa, nei miei viaggi in treno ascolto la gente che parla. ecco alcune frasi che ho rubato dalle varie conversazioni:

...andare a roma ai morti è peggio di andare a parigi...
...300 euro solo di treno...
...vai a palermo! spendi meno...
...si ma palermo non è roma, comunque mio marito ha detto che vabbè 1000 euro li spende per tre giorni a roma...
...franci, mi sono dimenticata di registrare l'esame di economia dei paesi in via di sviluppo due. dovrò tornare a gennaio,al limite gli mando una email...
...lui dice che tu vai sempre dal capo a riferire che lui esce a fumare le sigarette...
...senza zucchero non mi piace, lo metto anche nel te...
...io cioccolato solo al latte, quello fondente è troppo forte...
...avevo solo tubetti neri, ho cercato qualcosa di colorato, perchè al matrimonio sai.poi la mia amica franca mi ha conisgliato di mettere un tubetto nero con la borsetta e le scarpe bianche, ho messo anche la borsa bianca, ero unb bijoux!...
...mio marito se alla sera non cucino la carne mi manda a fanculo me e mia madre...
...il treno è così sporco che mi si consumerebbe il chant eclaire...
...si vergogni a fare la multa ad un pensolare, si vegogni guardi che treni che ci date, fanno schifo...
...non esistono pendolari o non pendolari, esistono solo utenti...
...vorrei vedere se butterebbe per terra la carta nel suo paese...
...guardi che io sono qui a lavorare e pago le tasse...
...la juve quest'anno vince lo scudetto, inculo a tutti anche ad agnelli...
...dai andiamo al dinamo stasera che ci sono il fuffu e lo spergi che giocano ai dj e mettono le canzoni dei cartonianimati...
...mia figlia studia pianoforte ma fa piano perchè i vicini non vogliono...
...chi lo sente adesso quello, appena gli dico ch emi mandano il fine settimana a bari da di matto, mi fa una scenata che me la ricordo, è gelosissimo, pensa che abbia l'amante anche quando vado in chiesa...
...la manu deve solo stare zitta che se no gli porto via il ragazzo...
...io l'hotradito ma lui cazzo sempre sta partita del cazzo...
...mia nuora mi fa degli involtini col prosciutto che vengo...
...la pesca è uno status symbol...
...sapevo che avrei trovato in te un confidente decente...

agrodolce


Il dolce e l'amaro - di Andrea Porporati 2007


Giudizio sintetico: si può perdere


Saro Scordia conosce il padre in carcere, e così lo dovrà ricordare. Cresce, e il boss locale Tano Butera lo prende sotto la sua ala protettrice, facendogli fare tutta la trafila per diventare uomo d'onore. Saro ama Ada, ed è ricambiato, ma i loro incontri sono fugaci e prettamente fisici. Quando Saro capisce che il suo futuro è assicurato, essendo diventato un mafioso a tutti gli effetti, chiede ad Ada di sposarlo, ma Ada lo mette di fronte alla realtà: lei lo ama, ma non vuole sposare un delinquente. Saro non capisce, o forse si, ma non torna indietro.


Secondo film per Porporati, che ha all'attivo anche la co-sceneggiatura della Piovra televisiva, ottimo cast ma tutto sa di già visto, forse perchè sulla Mafia tanto è stato appunto già detto. Forse la cosiddetta "trafila" per diventare uomo d'onore è descritta bene, ma nonostante tutto questo il film non appassiona come dovrebbe e scorre pigramente verso una fine forse troppo indulgente. Un'indulgenza che, a parere di chi scrive, vena il film tutto e il giudizio su Saro, costellando la storia di siparietti anche comici che, forse, sarebbe meglio evitare, quando si parla di Cosa Nostra, soprattutto perchè si rischia di cadere nella trappola stessa dei Sopranos: la Mafia non è divertente, è abominevole.


Lo Cascio bravo, ma poco credibile come mafioso e quindi non convincente come molte altre volte, Gifuni un po' seduto sui passati allori, Finocchiaro sempre interessante. Nessun sussulto dalla regia piuttosto piatta, totale un film che si può evitare senza paura di pentirsene.

can che abbaia

non demorde!

20070918

a proposito di microcredito

Abbiamo parlato più volte del microcredito e del Nobel Muhammad Yunus. Mi pare interessante questo articolo apparso su http://dweb.repubblica.it/ perchè dà un'altra visione della cosa.

MicroDubito
SVILUPPO La banca dei poveri, idea che ha fatto vincere il Nobel a Yunus, è diventata puro business?
di Ambra Radaelli
L'Onu gli ha dedicato il 2005. Nel 2006, il Nobel per la pace è stato vinto dal suo inventore, Muhammad Yunus, che nel 1976 fondò la Grameen Bank, primo istituto pronto a prestare soldi a chi non dà altre garanzie che un progetto. Oggi però il microcredito, ormai famoso per le opportunità che offre direttamente a chi non ne ha, viene anche criticato. C'è una prima, grande distinzione da fare. Quella fra gli istituti che fanno microfinanza e vivono degli interessi sui prestiti fatti e le cooperative internazionali che lavorano attraverso donazioni. Francesco Porrini, ordinario di economia e gestione delle imprese all'università Bocconi di Milano, è a favore dei primi: "Occorre che la microfinanza ragioni secondo una logica economica e si ponga degli obiettivi. Per esempio, stabilendo una percentuale di clienti da portare fuori dalla povertà ogni anno". Ma è proprio sul concetto di sostenibilità che si concentrano le critiche di Alberto Sciortino, economista e coordinatore dei programmi dell'Ong Ciss (Cooperazione internazionale Sud Sud). "Le agenzie che fanno microcredito sono autosufficienti grazie agli interessi che percepiscono. Allora, qual è la differenza con le banche? Solo la specificità della clientela? I rischi di questo sistema sono tre. Anzitutto la selezione: non i poveri tra i poveri, ma coloro che già hanno un'attività. È giusto sostenerli, ma assieme ai primi. Poi, i tassi d'interesse, che appaiono bassi, ma a volte superano il 40 per cento". La restituzione del microcredito, spiega Sciortino, va completata in sei-dodici mesi, e prevede scadenze molto ravvicinate, anche settimanali. "Il che significa che il beneficiario smette praticamente subito di disporre di tutta la cifra. Quindi, in realtà, i tassi d'interesse sono ben più alti di quello che appaiono. Anche se i sostenitori del sistema si giustificano dicendo che, su cifre così piccole, non è un problema". Terzo rischio: "Molte agenzie pretendono garanzie personali. Mentre è più etico chiedere, se servono, garanzie solidali. Per la cifra data al singolo si impegna un gruppo, e nessun altro componente avrà un aiuto finanziario finché il singolo non avrà estinto il debito". Oltre alla sostenibilità, c'è infine un altro problema. Secondo Sciortino, il successo di una microimpresa non dipende esclusivamente dai soldi erogati e dal mercato potenziale, ma anche dalle capacità di gestione del titolare. "Spesso, però, le istituzioni di microcredito assumono come unico elemento di valutazione la solvibilità e non si occupano della formazione del cliente, né di verificare i reali indicatori dello sviluppo: che i suoi figli vadano a scuola, che l'abitazione e l'alimentazione della famiglia migliorino". È il sistema del microcredito "puro", che Sciortino critica. Non il microcredito in sé che, per essere "buono", deve appunto "prendere in considerazione la globalità della situazione del beneficiario". In questo modo non accadrebbe, come denuncia l'esperto di aiuti internazionali Thomas Dichter, che alcuni non restituiscano il prestito, o che lo usino per scopi diversi da quelli per cui è stato chiesto. "È possibile che la cifra venga destinata, anziché all'imprenditorialità, a coprire una spesa improvvisa: una malattia, un matrimonio, un funerale", osserva Sciortino. E se il microcredito non deve mai essere "puro", neppure deve "contraddire le politiche economiche del Paese, per esempio sostenendo un settore che lo Stato vuole smantellare". C'è anche chi accusa il microcredito di fornire l'alibi per ridurre l'intervento pubblico allo sviluppo e di incoraggiare la privatizzazione della rete di sicurezza sociale. Sciortino conferma: "Esiste anche questo rischio. Va detto però che spesso si tratta di Stati che latitano". Francesco Porrini tende invece a vedere soprattutto il lato buono: "In Asia, Sud America e ora anche in Africa, questi istituti erogano somme a singoli o gruppi che non hanno i requisiti per accedere al normale prestito bancario, includendoli nel circuito finanziario. Già da qualche tempo, poi, si sono affiancati gli strumenti del microleasing, che può servire ad acquistare un macchinario, e della microassicurazione, per esempio in campo sanitario. Il microcredito non risolve il problema dell'usura, come dicono i critici. È vero, ma l'alternativa qual è? E qual è l'alternativa, quando lo Stato e la comunità internazionale non fanno nulla, o non abbastanza, per far uscire queste popolazioni dalla miseria?". Il docente della Bocconi sottolinea poi che i tassi d'interesse "sono di un 5-10 per cento inferiori a quelli di mercato" e che ci sono effetti positivi anche "nella lotta a malattie come malaria e Hiv".A favore si schiera anche Fabio Salviato, presidente della Banca Etica. "Nel 1997, Muhammad Yunus ha proposto una meta: fornire a cento milioni di famiglie un microcredito di circa 50 dollari l'una. Quell'obiettivo oggi è stato quasi stato raggiunto". Salviato sfata il mito secondo cui le donne costituirebbero la quasi totalità dei clienti: "È vero, figurano come tali. Ma spesso chiedono il finanziamento per conto del marito che, magari, lavora in città a centinaia di chilometri di distanza". Poi passa a elencare i lati positivi, nell'esperienza che la Banca Etica ha in Africa. I prestiti vengono restituiti al 95 per cento: "Una percentuale altissima, soprattutto con garanzie inesistenti. Noi coinvolgiamo la comunità locale, che esercita una pressione sociale sul cliente. E poi, molti sanno che dopo ci sono solo gli usurai. Abbiamo anche potenziato le istituzioni finanziarie a livello locale, che monitorano la situazione. E diversi finanziamenti sono legati a fondi di garanzia creati da enti italiani o locali". Salviato ammette che "alcune istituzioni applicano tassi leggermente superiori a quelli di mercato, ma il problema è che questi clienti sono, come si dice, "non bancabili"". Traduzione: meglio pagare caro il denaro che non averlo del tutto. E se non bastasse questo, Salviato ricorda le ricadute positive per i Paesi ricchi: "Il microcredito fa diminuire il tasso di immigrazione. Crea aziende rispettose dell'ambiente, tema che riguarda tutti. E incentivando la capacità economica dei Paesi in via di sviluppo, li rende potenziali acquirenti dei nostri macchinari e beni di consumo". Business o aiuto? Forse tutti e due.

PRESTITI A 100 MILIONI DI PERSONE
- Oggi, nel mondo, esistono circa tremila istituti di microfinanza, con 100 milioni di clienti.- Alcuni prestiti si limitano a 24 centesimi di dollaro, la media è di 27,40 dollari.
- Grameen, Finca, Asa e Brac sono le banche più grandi. Create ad hoc, non dipendono dalla Cooperazione internazionale né da donazioni.
- La Grameen ha oltre duemila filiali e sei milioni di clienti. Nel 2005 il 56% di loro è riuscito a creare delle piccole imprese, uscendo dalla povertà. I beneficiari sono al 96% donne. Il tasso di restituzione del prestito è tra il 98 e il 99%.
- Diverse banche generaliste hanno fondi dedicati. Le più importanti sono Citigroup, Morgan Stanley, Deutsche Bank, Goldman Sachs, Ing Bank.
(Università Bocconi di Milano)

vegetarianesimo


Oggi sono in vena di copia/incolla; da http://dweb.repubblica.it/, interessante e, come sempre, assolutamente non per convincere nessuno, ma solo per conoscenza (e sag/gez/za direbbe qualcuno di nostra conoscenza, tipo quello della foto).



Non si affitta ai carnivori
IL vegetarianesimo in India è una tradizione antica e insieme una risposta moderna ai problemi ambientali
di Federico Rampini
Il celebre medico-filosofo francese Albert Schweitzer, premio Nobel per la pace nel 1953, era affascinato dallo studio della religione indù. Uno degli aspetti dell'induismo che lo esaltava è la sua etica "ambientalista": è la prima religione mondiale ad avere predicato non solo l'amore per gli altri esseri umani, ma anche un profondo rispetto per gli animali e per tutta la natura. Malgrado lo sviluppo economico poderoso degli ultimi anni, qualcosa è rimasto nella cultura indiana che la rende più "verde" di altre. E non è solo tra i ceti popolari che la religiosità ancestrale continua a imporre la venerazione delle vacche sacre. Nei quartieri di lusso di Mumbai, dove vivono i top manager delle multinazionali e le star di Bollywood, molti regolamenti condominiali vietano di affittare appartamenti a inquilini carnivori. Dato che molti indù sono vegetariani, non vogliono essere nauseati dall'odore di arrosti e grigliate provenienti dalla cucina di qualche vicino: di qui l'ostracismo verso i mangiatori di carne (un vegetariano autentico subisce da quegli odori lo stesso fastidio provato da un non fumatore o ex fumatore a inalare il fumo passivo). La persistenza del vegetarianesimo come fenomeno di massa in India è il frutto di una tradizione antichissima, e al tempo stesso è una risposta molto moderna ai problemi del surriscaldamento climatico. Uno studio recente della Fao, l'organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa dei problemi alimentari, ha lanciato un allarme sugli effetti inquinanti del consumo di carne. Sembra incredibile ma l'allevamento di bestiame per l'alimentazione umana - rivela la Fao - genera più emissioni di CO2 di tutti i mezzi di trasporto messi assieme: automobili, aerei, navi. L'agricoltura moderna infatti è altamente energivora. Dietro ogni bistecca che arriva sui nostri piatti c'è una catena produttiva dall'impatto ambientale disastroso. Ce ne accorgeremo sempre di più, via via che la rarefazione del petrolio diffonderà l'uso di carburanti alternativi come il bioetanolo e il biodiesel ricavati da cereali: tutte queste fonti di energia sono in diretta concorrenza con la coltivazione dei campi usati per alimentare il bestiame. In America una recente campagna pubblicitaria della Humane Society (l'equivalente della società per la protezione degli animali) ha acquistato pagine di giornali in cui mostra una chiavetta d'accensione di un automobile e una forchetta, e chiede: quale di queste due contribuisce di più all'effetto serra e al cambiamento climatico? Risposta: "Non quella che serve a mettere in moto un'automobile". Paul Shapiro, dirigente della Humane Society, spiega che "convertirsi da un'alimentazione carnivora a una dieta vegetariana ha conseguenze più importanti per ridurre le emissioni di CO2, che passare da un fuoristrada a un'utilitaria". Gli ambientalisti americani hanno cominciato a criticare l'ex vicepresidente americano Al Gore: si è dato un nuovo ruolo di guru dell'ambientalismo, ma continua a divorare hamburger. Sorprendentemente, una religione nata tremila anni fa come l'induismo ha intuito gli effetti benefici del vegetarianesimo. Nel XXI secolo il confronto tra l'India e la carnivora Cina mostra le conseguenze positive che una convinzione religiosa può avere sul modello di sviluppo economico. In Cina il benessere ha portato a un'esplosione del consumo di carne: in soli 15 anni il cinese medio ha aumentato la sua dose annua di manzo e maiale da 20 a 50 chili. L'allevamento di manzo è una delle forme più inefficienti per produrre proteine: ci vogliono 7 chili di cereali per "fabbricare" 1 chilo di bistecca. La cosiddetta "impronta ambientale" che creiamo mangiando carne è costosissima in termini di risorse naturali. La Cina se ne sta già accorgendo, con la rarefazione di terre coltivabili e l'inflazione dei prezzi alimentari. L'India non ha lo stesso problema. Gran parte dei consumi di proteine nella dieta quotidiana degli indiani avviene sotto forma vegetale: fagioli, ceci, lenticchie. Anche tra gli indiani che non sono rigorosamente vegetariani, vige quasi sempre un tabù per il consumo di manzo (vietato agli indù) o di maiale (proibito per i musulmani). L'unica carne i cui consumi sono cresciuti sensibilmente è il pollo, che è meno dispendioso in risorse naturali: le proteine di pollo si producono con un terzo dei cereali consumati negli allevamenti di manzo. Se per combattere il surriscaldamento climatico occorrerà variare anche le nostre abitudini alimentari, gli indiani hanno una lunghezza di anticipo sul resto del mondo. E questo grazie a dei testi sacri scritti in sanscrito, la cui origine si perde nella notte dei tempi.

Shock Economy


Non lo dico per farmi stimare di nuovo, dopo aver detto che sono fan di Pam Anderson, è la verità: amo anche la donna che nella foto è col suo compagno: Naomi Klein. Spesso dice cose che sappiamo già, ma muove il culo per andare a vedere anche per noi, e i suoi libri fin'ora sono documenti importantissimi per prendere coscienza. In questi giorni è uscito il suo nuovo lavoro dal titolo Shock Economy. L'ascesa del capitalismo dei disastri, che dà voce agli ultimi, quelli che davvero soffrono i disastri e gli scenari del "dopo". Tutti noi sappiamo che, in fondo, le guerre si fanno per dare gli appalti per le ricostruzioni, ma forse c'è di più, e la Klein indaga a tale proposito.


Qui, qui, qui, alcuni articoli in proposito.

pd

Sempre divertente il "voi siete qui" di Robecchi sul Manifesto.


VOI SIETE QUI
Partito democratico, mi si è rotto il kit
Alessandro Robecchi
Ai responsabili marketing del Partito Democratico - loro sedi
Egregi signori. In data 10.09.2007 ho ricevuto in pacco assicurato il vostro kit di montaggio del Partito Democratico. Ho subito messo mano al libretto delle istruzioni e disposto ordinatamente i pezzi sul mio tavolo di lavoro. Purtroppo le istruzioni non sono chiare. Per esempio: dove devo incollare Luigi Einaudi che il vostro candidato Gawronski indica come «riferimento esemplare»? E Aldo Moro, portato ad esempio da un certo Adinolfi, va inserito nel motorino di avviamento, oppure imbullonato alla struttura portante? Il pannello solare, che Walter Veltroni indica come suo «riferimento esemplare» del Pd, lo devo collegare alle orecchie di Gandhi? Le istruzioni non sono per niente chiare. In ogni pagina del manuale delle istruzioni è spiegato il modo esplicito, in grassetto, e più volte sottolineato, che non bisogna usare l'ideologia per assemblare le diverse componenti, ma allora che colla uso? Va bene il vinavil? Perché non c'era nel mio kit di montaggio del Partito Democratico? Ho fatto come suggerisce il manuale a pagina uno, dove dice di incastrare il libero mercato nello stato sociale, ma non ci riesco, non ci sta. Devo ridurlo con una lima? Oppure devo prendere a martellate lo stato sociale? Il disegno non è chiaro, e le istruzioni di questo paragrafo sono in cinese. Il libretto non dice dove collocare le forze operaie, mentre ho trovato ben sei confezioni sigillate di «ceto medio». E' vero che c'era un sacchettino con quindici lavavetri e cento rom, ma che vuol dire (manuale utente, pag. 21) «usare secondo le convenienze»? Con la presente, dunque, intendo esercitare il mio diritto di recesso e rispedirvi il pacco con il kit di montaggio del Partito Democratico, ma siccome non riesco a ricomporre la confezione, è meglio che ve lo veniate a prendere. Fate presto, perché ho Luigi Einaudi in salotto che vuol fondare un partito di sinistra!
http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/16-Settembre-2007/art4.html

forza digos

Fortunatamente ogni tanto la polizia si rende utile. Come in questo caso.

frivolezze


Siccome ho un debole per le donne in generale, sono, come forse vi ricorderete, un fan di Pamela Anderson, da sempre. Qualche giorno fa ho letto questa notizia su un altro giornale, ed ho trovato geniale la cosa. La cosa geniale è la chiusura. Rileggiamola insieme, la notizia.


Notte di sesso per cancellare un debito di gioco: «Mi ha detto che se ci fossi andata, avrei cancellato la puntata»
LOS ANGELES

Come nel film «Proposta indecente», Pamela Anderson ha deciso di saldare un debito di gioco di 250 mila dollari, contratto a Las Vegas, offrendo una bollente notte di sesso al fortunato vincitore. E non è un pettegolezzo della stampa d’oltreoceano, perchè è stata la stessa bionda ex bagnina di Baywatch a confermare la sua intrepida avventura al talk show «The Ellen DeGeneres Show». «Mi ha detto che se ci fossi stata con lui, ciò avrebbe cancellato la puntata. Ho estinto un debito a poker in cambio di favori sessuali», ha dichiarato senza tanto imbarazzo l’attrice 40enne, che a poker aveva perso una cifra considerevole. La «proposta indecente» è stata fatta da un misterioso uomo americano, del quale Pamela non ha voluto rivelare il nome. «Forse mi sono anche innamorata» , ha confessato la bella Anderson. Mr X - scrive il tabloid britannico «The Sun» - potrebbe essere l’americano Antonio Esfandiari, conosciuto dagli habituè del tavolo verde come «the magician». E una magia è sicuramente riuscito a farla.


"Forse mi sono anche innamorata". Che classe ragazzi. E dico sul serio, badate.

20070917

answer

Ecco la risposta di Cristiano Godano alla domanda di questo post. Un grazie sentito alla nostra "inviata".

In passato tutta l’arte nelle sue diverse forme è sempre stata più o meno espressione di animi inquieti, ha dato voce ad un turbamento, e i grandi artisti della storia sappiamo essere stati in genere persone niente affatto serene, ma piuttosto sofferenti. Quindi probabilmente è vero che la sofferenza ispira l’arte. Però non so dirti perché sia così, forse banalmente perché quando una persona è felice e appagata non ha l’attenzione per esprimerlo che possa spingerlo a fare o pensare cose, ma semplicemente è preso dal vivere con pienezza quel momento. Però è anche vero, e con questo in parte contraddico quanto detto finora, che l’artista vive la sua ispirazione e l’impegno nella sua creazione artistica giorno dopo giorno, nel quotidiano, con un costante e assiduo lavoro di sperimentazione fatto di molte prove e tentativi. Lo stesso Nick Cave in un’intervista di un po’ di tempo fa ha voluto sottolineare proprio questo aspetto dell’artista se vogliamo lontano dall’immaginario comune del musicista rock dannato e maledetto, ma che condivido e sento molto vero.
Nick Cave ha affermato di essere una persona che ogni mattina come tutti si alza e va nel suo ufficio di registrazione a lavorare, componendo e provando i suoi pezzi. La mia creazione musicale è anche frutto di un labor limae quotidiano in cui con una preparazione meticolosa cerco di far emergere quello che ho dentro, riprendendo e modificando continuamente i vari pezzi prima di ottenere il risultato voluto e per me soddisfacente. Mi rendo conto che questo punto di vista non sia facilmente conciliabile con l’immagine che al pubblico piace avere dell’artista rock, ma è soprattutto grazie all’esperienza e al lavoro quotidiano che ho potuto maturare una crescita e una maggior consapevolezza artistica. Spero di averti risposto.

20070916

hell

il verona ha perso anche la quarta partita del campionato, rimane quindi ultimo in classifica con un punto solo. si parla di c1.
tanti problemi societari: non ci sono soldi, c'è una società poco chiara con i propri tifosi. un presidente che dice in modo molto sincero che non ci capisce nulla di calcio, ma che è un grande tifoso della squadra. un allenatore il cui curriculum è ricchissimo di retrocessioni ed esoneri. giocatori poco motivati.
a fronte di 9500 abbonati, più di quelli dell'anno scorso in serie b.
e a me vien da ridere.
grottescamente.

20070914

la Moneda


Salvador Allende – di Patricio Guzman 2005

‘’Mi ricordo dell’11 settembre 1973, un giorno in cui l’America ha fomentato un colpo di stato per abbattere la rivoluzione pacifica e democratica che era stata costruita nel mio lontano paese, il Cile, eliminando il suo Presidente della Repubblica, Salvador Allende, quel ‘’figlio di puttana’’ come piaceva dire a Richard Nixon. Non dimentichero’ mai la brutalita’ della dittatura allora sistemata per piu’ di 17 anni, anni di sofferenza, di morte, di esilio e di annientamento della memoria. I colpevoli lo sono cosi’ chiaramente che si finira’ per dare la colpa alle vittime, come se tutto fosse solo stato un incubo chiamato Salvador Allende. La voglia di tornare a quest’uomo, atipico, rivoluzionario e fanatico di democrazia fino al suicidio, si e’ imposta a me stesso per delle ragioni storiche ma anche per la sua crudele attualita’’’.
Cosi’ parla Patricio Guzman, documentarista cileno, esule. Ovviamente, chi si aspetta un lavoro super partes, stia alla larga. Questo film documentario e’ tutto il contrario. Guzman lavoro’ con Allende, nella sua continua campagna elettorale; ne viene fuori un documento intenso, vibrante, commovente, partecipe, ma anche utile a chi, perche’ lontano o perche’ giovane, di questa storia, quella del Cile rivoluzionario ma pacifico prima, e sottomesso ad una feroce dittatura poi, ne sa poco o niente. Certo e’ che i nomi di Allende e Pinochet, rimbalzano tutt’oggi nel mondo, e il fatto che quello di Allende sia presente, a distanza di oltre 30 anni, la dice lunga sull’integrita’ politica e ideologica di questo personaggio indimenticabile della politica mondiale.
Il tocco, come si puo’ intuire, e’ romantico, e si sofferma sui piccoli gesti, sui particolari, pur raccontando la storia e la figura di ‘’El Chicho’’ (Il Riccioluto), il suo percorso politico, la sua voglia di liberta’ per il popolo, il suo assoluto pacifismo, a dispetto delle ultime immagini, negli occhi un po’ di tutti, con l’elmetto in testa e la mitraglietta a tracolla, dell’ultimo giorno a La Moneda.
Irritante, anche se onesta, la testimonianza dell’ambasciatore USA. Ma siamo certi che qualcuno trovera’ la forza e la maniera di giustificarla, magari senza vedere il film. Un po’ come fece la vecchia Democrazia Cristiana con ‘’L’ultima tentazione di Cristo’’ di Scorsese, invitando tutti a non andarlo a vedere, senza che nessuno di loro l’avesse visto. L’importante e’ che, per convincere le persone, non si bombardi il palazzo presidenziale.
Commovente.

11/9


Un bell'articolo sull'undici settembre a Santiago del Cile. Qui.

visti da dentro

Come vivono gli immigrati da noi, nel quotidiano? Leggete qua.

qualcuno remi


Quest'anno sia io che Lafolle ci siamo dimenticati del blog's day. Siamo proprio sbadati.

Però Marina se n'è ricordata, e ci ha segnalato tra i suoi preferiti, in questo suo post, dove tra l'altro ci fa un sacco di complimenti in poche righe.


Marina è un'amica, dopo di che è un'attrice. Nella foto lei è in mezzo. Io tifo per lei. So che nel bigliettino dei ringraziamenti per l'Oscar forse non ci sarò, ma quella notte mi bullerò con gli amici.

fuffa


Alla fine, è quello che ha fatto meno chiacchiere e più fatti, Dave Grohl, il ragazzone di Warren, Ohio (ma trasferitosi piccolissimo a Washington DC). Veniva da un passato da respect, nel mondo musicale alternativo (a Washington entrò giovanissimo negli Scream, ottima band nella scia dei Fugazi), subentrò nei Nirvana poco prima del botto di Nevermind dando un apporto significativo. Finito tutto con il suicidio di Kurt, si rimette a lavorare in piena libertà, avendo anche un sacco di soldi, e fa quello che gli pare.


I Foo Fighters sono il suo giocattolino, e sono da sempre una band che fa divertire, non solo dal vivo (soprattutto per le sue qualità cabarettistiche), ma anche solo ascoltando i dischi. Non c'è niente di nuovo nelle canzoni dei FF, e forse gli intermezzi acustici come Stranger Things Have Happened non sono il massimo, come del resto non era granché la parte acustica di In Your Honor. Ma le progressioni di pezzi come Come Alive e Let It Die, nelle cui parti di batteria, anche se non la suona lui, si riconosce lo stile Grohl, oppure anthem veri e propri come Cheer Up Boys, Your Makeup Is Running, Erase Replace e soprattutto The Pretender, concepiti in uno standard riconoscibilissimo (lo standard, appunto, FF), sono da considerare dei classici del rock americano moderno. Dave e i suoi Foo Fighters fanno l'equivalente di quello che una volta veniva chiamato A.O.R., Adult Orienteded Rock, intendiamoci non quel genere, un altro che oggi, cambiati i parametri, è equivalente; racchiudono inoltre tutta una serie incredibile di influenze, sempre e soprattutto americane (ascoltare Statues per capire cosa intendo), e lo fanno in grande stile, fornendoci album che ci riconciliano con la musica rock a tutto tondo, da ascoltare senza tensione o impegno particolare, ma sempre molto piacevoli.


Foo Fighters - Echoes, Silence, Patience & Grace

20070913

manette si, manette no


L'amico Monty nel suo blog pieno di spunti interessanti, parla dell'indulto, qui. Prendo la palla al balzo, un po' perchè è un bel po' che mi andava di parlarne per dire la mia, un po' perchè, come gli ho detto scherzosamente qualche giorno fa, voglio che le nostre colonne diventino come i fondi "botta e risposta" tra il Corriere e Repubblica.

Per aggiungere un po' di pepe alla discussione, anzi, alla riflessione, ho scovato questo interessantissimo ed elegantissimo (com'è nel suo stile, del resto, da sempre) post dal blog del Ministro della Giustizia, Senatore Clemente Mastella (lo so Monty, è un colpo basso questo).


Allora, io ne so poco di leggi e di giustizia, quindi volerò basso basso e scriverò terra terra. Per quanto ho capito, l'indulto si è deciso perchè nelle carceri italiane c'è sovraffollamento, una situazione disumana. Benissimo, anzi, malissimo. Non so, non ci vedo una logica. Voglio addirittura tralasciare il fatto che non si capisce come sia stato il criterio sui reati che hanno "beneficiato" dell'indulto. Ma c'è proprio questa cosa che non capisco, non mi torna. Ci sono troppi carcerati e quindi si mandano fuori? No, non sono d'accordo. Se ne costruiscono di nuove, moderne, non voglio dire confortevoli, mi piacerebbe invece fossero fatte apposta per rieducare.

Chi discute con me sa che sono fermamente contro la pena di morte, e che spesso mi accanisco che chiunque delinqua ha diritto ad una seconda possibilità, anche chi si macchia dei reati più atroci, quelli lì si, quelli che ci fanno schifo. Se c'è un problema anche psicologico, si cura il soggetto, lo si aiuta a guarire, o a capire. E nel frattempo, gli si insegna un lavoro, oppure se ne sa fare uno, lo si fa lavorare per cose socialmente utili. Ce ne sono tante, mi sa.

E più una persona ha commesso sicuramente un reato pesante, più il lavoro deve essere duro. Quasi usurante, come si dice per il lavori che devono farti andare in pensione prima.

Si riparte da capo. Come all'asilo.


A parte il 41bis, sul quale sono completamente d'accordo (Ma cercherei il modo di far rimanere isolati si, i mafiosi veri, ma di farli lavorare per la comunità ugualmente. Se non ci viene in mente il modo, ingaggiamo Tremonti, facciamo come Sarkozy. Che Tremonti è creativo, magari oltre che nella finanza anche nella scelta delle pene carcerarie), il carcere deve essere rieducativo, ci deve sempre provare. Però partiamo da qui, non dall'indulto agli stupratori (si, quelli che hanno commesso stupri "solitari" sono usciti; l'indulto era inapplicabile solo per gli stupri di gruppo), agli omicidi volontari, o a chi si è macchiato di mancanze sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.


Non ho la presunzione di essere nel giusto, ma questo è ciò che penso sia logico e accettabile.

a question


Un'amica mi ha chiesto di scriverle una domanda da fare a Cristiano Godano, che domani alla Feltrinelli di Milano presenterà il nuovo disco dei Marlene Kuntz, Uno.

Di seguito, la domanda che ho pensato mi piacerebbe fargli. Se l'amica riuscirà a porgliela, e Cristiano risponderà, riporterò anche quella.


E' un luogo comune, ma forse non lontano dal vero, che spesso è la sofferenza che ispira a scrivere e a creare arte in generale. Forse il duende di cui parlò Nick Cave un po' di tempo fa. Cosa ne pensi tu in proposito? Ti aiuta un certo tipo di sofferenza, credi di no, riesci in qualche modo a conservarla per metterla a frutto nelle tue liriche, oppure questo della sofferenza è un grande inganno? Hai il tuo tipo di sofferenza o riesci a creare pur essendo "pacificato"?


Nel frattempo, in sottofondo scorre la canzone che dà il titolo all'album. Echi di U2 (avete letto bene) dopo il ritornello, un parlato alla Garbo nella strofa, riflessione su quando un amore finisce nel testo. Ruffiana ma accattivante.


C'è qualche cosa di sbagliato nell'amore
c'è che quando finisce porta un grande dolore
perchè quando un'amicizia muore non c'è
questo spasimo che sa di tremenda condanna?

operazione five

Ispirato da una domanda scherzosa ma non troppo dall'amico Danne, e anche un po' dall'amico Filippo che a sua volta si ispira alle classifiche di Nick Hornby, ecco le 5 cose che fanno più male da sobri

1)l'indifferenza
2)l'amore non corrisposto
3)l'impotenza di fronte alle ingiustizie
4)la pedata nelle palle
5)la martellata sulle unghie appena tagliate corte

prima di 007


The Pusher – di Matthew Vaughn 2005

Giudizio sintetico: da evitare

Il protagonista, del quale non sapremo mai il nome, e che sui titoli di coda sara’ indicato con una serie di X, e’ un giovane di bella presenza che si sta arricchendo con il traffico di droga; gli ripugnano le armi, e’ scaltro, intelligente, ha fatto ‘’carriera’’ in quel mondo, ma ne vuole uscire. Non ci riuscira’, anzi, sulla sua strada trovera’ sempre piu’ difficolta’.
Debutto di Vaughn alla regia, film patinato all’eccesso, ricorda un po’ ‘’L’inglese’’ di Soderbergh e tutto il cinema di quel genere, aiutato dall’emergente Daniel Craig (‘’L’amore fatale’’, ‘’The Mother’’), non e’ altro che un polpettone gangster all’inglese (appunto), con sceneggiatura schizofrenica, inconcludente, inutile e, per di piu’, noioso. Sconsigliato.

teatranti


La diva Julia – di Istvan Szabo 2005

Giudizio sintetico: si può perdere

Londra 1938, Julia Lambert e’ l’attrice di teatro inglese piu’ brava e rispettata; amatissima dal pubblico, suo marito Michael Gosselyn e’ il suo impresario, socio e consigliere. Tutto, meno che amante. I due hanno una vita sociale e sessuale molto libera, ma soprattutto, separata, nonostante si vogliano bene, a modo loro. Julia si invaghisce di Tom, un giovanotto americano che lavora per il marito, suo ammiratore. Tom diventa anche amico di Roger, il figlio di Julia e Michael; infine, Michael intreccia una relazione con Avice Crichton, aspirante attrice e fidanzata di Tom, al momento che, grazie a Julia, nonostante sia al corrente della storia tra Tom e Avice, la giovane entra a far parte della compagnia teatrale del marito. Sovrapposizione tra finzione e realta’ fino al finale scoppiettante, con una scena madre proprio in teatro.
Film ‘’in costume’’ d’epoca in bilico tra la commedia e il sentimentale (ma si sorride piu’ che commuoversi), risulta avere un po’ troppi cambi di direzione nella trama, con situazioni prevedibili e ripetitive. Si risolleva grazie a una bella prova di Annette Benning, e alla scena di cui riferiamo sopra, semi-conclusiva (il cambio di copione in corsa durante la prima del nuovo spettacolo, tutto frutto della sete di rivincita della diva Julia, e delle sue capacita’ recitative) e straordinaria. Come in ‘’Stage Beauty’’, la magia del teatro.

armeni


System of a Down, 30/05/2005, Milano, Forum di Assago

Per una volta, una cosa che odio (arrivare in ritardo), mi fa notare una cosa importante di un contesto preoccupante per la musica dal vivo. Avendo ormai perso la band di supporto (della quale nessuno sembrava conoscere neppure il nome), ed entrando di corsa durante l’iniziale B.Y.O.B. (un pezzo davvero devastante), che sembrava voler scoperchiare il forum, noto che i bagarini svendevano i biglietti a 20 euro; con tutto il rispetto per i S.O.A.D., e tutte le motivazioni del caso (data unica, disco/dischi in uscita, grande attesa, hype della stampa), il forum esaurito 3 mesi prima sembrava decisamente eccessivo. Ecco forse spiegato l’arcano: non occorre essere dei geni, per intuire che un’organizzazione illegale sta prendendo le redini e pilotando la situazione. Fine della giustificazione.
Alla fine il forum e’ pressoché pieno, e il pubblico carico e quasi osannante. Il palco essenziale ed elegante, una serie di specchi a ‘’contenere’’ la band, un grande display che lo sovrasta, le luci sono ottime, tendenti al blu, quelle frontali davvero accecanti. Revenga, ulteriore estratto da ‘’Mezmerize’’ appena uscito, e Psycho continuano a sobillare la folla; la coesione non e’ impeccabile. Daron perde per strada qualche pennata. Un pezzo sconosciuto, che probabilmente sara’ contenuto nell’imminente, ulteriore ‘’Hypnotize’’, in pieno stile S.O.A.D. John sembra un wrestler, rasato, canottierato, imponente e martellante (anche lui non esente da pecche, in verita’). Chop Suey inizia con un boato, ma lo svolgimento risultera’ forse il peggiore della serata, Serj non prende benissimo la nota piu’ alta, ma fa lo stesso, cantano tutti. Segue Cigaro, introdotta da un arpeggio di Daron e da Serj che canta la prima strofa, trasformando l’intro in un pezzo arabeggiante. Anche questa esecuzione lascia come l’impressione che si potesse fare di meglio. Shavo e’ inarrestabile, vaga su ogni angolo del suo lato del palco, e risulta preciso e fondamentale nell’economia della band. Un altro intro in stile etnico lancia una versione mozzafiato di Mr.Jack, che mette il concerto sulla rampa di lancio; il concerto decolla definitivamente con la doppietta Needles e Deer Dance. Daron perde un accordo per prendere al volo una maglia ed esulta come un bambino all’uscita della scuola. Aerials vede il pubblico decisamente protagonista; appena Serj chiede di sentire meglio le voci, la risposta e’ da brividi. Ancora un pezzo inedito con Serj alla chitarra acustica (negli altri pezzi spesso suona la tastiera), interessante, poi Spiders e Bounce, che gira definitivamente al massimo la manopola di quell’immenso microonde che e’ stasera il forum di Assago; il pubblico salta all’unisono. Forest, e, finalmente, la loro Stairway to Heaven: Lost in Hollywood, ottima esecuzione a due voci, pubblico coinvolto e partecipe. Un pezzo grandioso, monumentale, amaro, sarcastico. Il top emozionale della serata. E’ un peccato pero’ notare una certa distanza tra la band e il pubblico, che nessuno dei quattro sul palco cerca di colmare, se si escludono frasi o gesti di rito. Question!, ancora da ‘’Mezmerize’’ (alla fine saranno comunque pochi), Jet Pilot, War? e quando arriva Prison Song il forum e’ una massa uniforme, sudata e saltellante. Un attimo di tregua con Roulette prima di Toxicity, un altro pezzo che esalta totalmente la platea. C’e’ tempo per un intermezzo quasi elettronico, ludico, nel quale i S.O.A.D. citano niente meno che Everything She Wants degli Wham, poi parte l’ultima mazzata che e’ Sugar. Finisce il pezzo, alle 22,30, esattamente 90 minuti dopo l’inizio, nessuna farsa dei bis. Ci sono ancora delle sbavature, ma i S.O.A.D., anche se non ce n’era bisogno di dirlo, sono una realta’ innegabile e fondamentale del rock di questi anni. Anzi, fatemelo dire, del metal. E la dimensione live, dove la componente etnica svanisce un po’, suonano davvero metal, in maniera molto moderna si, ma anche personale.