No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20080630

argentina


La mia amica argentina mi ha scritto una mail dove mi spiega un po' la situazione attuale, forse lo sapete, ma c'è in corso una grande protesta da parte degli agricoltori. Mi ha passato un link dove ci sono un mucchio di foto della protesta che si è svolta il 25 maggio scorso a Rosario. Posterò prossimamente alcune di esse particolarmente curiose; per oggi però, vi posto questo "montaggio" traducendovi la scritta.


Dietro alla Presidenta Cristina Kirchner c'è scritto:


CRISTINA

ORA ANDIAMO (AVANTI) PER UN CAMBIAMENTO (cambio, che però significa anche "cambio" come lo intendiamo noi, quando chiediamo di "cambiare" i soldi)


I BIGLIETTI GRANDI LI HA GIA' PRESI MIO MARITO (il Presidente precedente; in caso non lo sapeste, il potere presidenziale, seppur con regolari elezioni, è passato da Nestor Kirchner a sua moglie, appunto, Cristina)
Credo di averci preso.

conseguenze


Ci credete? Facendo una ricerca ho scoperto che sul blog non c'è la mia recensione di uno dei film più belli degli ultimi anni. Eccola.


Le conseguenze dell'amore - di Paolo Sorrentino 2004


Giudizio sintetico: imperdibile


Titta Di Girolamo è un tipo serio, taciturno, sembra un aristocratico d'altri tempi. Vive da 10 anni in Svizzera, dove una o due volte alla settimana una misteriosa signora gli porta una valigia piena di soldi, che lui trasferisce in banca, esigendo che vengano contati a mano dagli impiegati e non dalle macchinette contasoldi; ha un fratello che è il suo esatto contrario e una famiglia con la quale interagisce per telefono, ma che in pratica lo ha disconosciuto; si fa di eroina da oltre 20 anni, una volta alla settimana, sempre lo stesso giorno (il mercoledì) alla stessa ora (le 10 di mattina); una volta l'anno, si fa il ricambio completo del sangue. Improvvisamente, decide di fare "la cosa più pericolosa di tutta la sua vita", e si innamora perdutamente della cameriera del bar dell'albergo dove vive.


Paolo Sorrentino, dopo l'esordio intrigante del 2001 con "L'uomo in più", torna e ci spiazza con un film assolutamente inusuale e rischioso. Spietato con la mafia (che sembra in secondo piano, ma non lo è), il regista ci affascina fin dalla sequenza di apertura (già da sola vale il prezzo del biglietto), poi dipinge il personaggio principale (Toni Servillo, ormai il suo attore-feticcio, perfetto ad esprimersi col corpo e soprattutto con la faccia, praticamente impeccabile in questo film) che si esprime principalmente con la voce fuori campo (aborrita dai puristi), e con brevi e laconiche frasi ("sei contento di vedermi?" domanda il fratello "quando riparti?" risponde lui) che fanno sembrare le sequenze una serie di scene madri.

Detto anche della debuttante Olivia Magnani, la cameriera, due occhi indimenticabili (anche se voce e dizione lasciano a desiderare, forse una delle poche note stonate del film, a voler fare i pignoli), come non menzionare la colonna sonora (Lali Puna, Mogwai, Ornella Vanoni : semplicemente geniale!) e la tecnica del regista (due scene da segnalare su tutte, insieme alla già citata sequenza d'apertura : il buco col quale il protagonista fa il suo unico "strappo alla regola", con la macchina che lambisce l'intera figura di Titta, arrestandosi sul suo primo piano a testa in giù, e il piano sequenza col quale Titta viene accompagnato davanti al Boss quasi nel finale).


Il film è costruito su una serie innumerevole di scene, con una prima parte che è, incredibile a dirsi, fortemente asettica e distaccata con frequenti momenti di ilarità sarcastica; tutto questo contribuisce a dare l'idea di come si senta dentro il protagonista, svuotato da qualsiasi tipo di emozione. Si crea così anche nello spettatore una sorta di anestesia, la quale rende quasi insensibili davanti al sacrificio finale, dopo che il protagonista abbandona frettolosamente la speranza (troppo grande lo sbalzo tra l'assenza di sentimenti e l'arrivo improvviso del sentimento per eccellenza).


Quando però l'anestesia termina, il sacrificio di Titta ci insegue ben oltre l'uscita dal cinema, invitandoci a riflettere su quanto devastanti possano essere, appunto, le conseguenze dell'amore.

el niño


Partito in sordina, almeno per me, questo Europeo si è rivelato tutto sommato divertente. Si è visto del buon calcio e si son visti ottimi calciatori. Sono contento che la finale sia stata decisa da un gol di Torres (foto), che mi pareva un bomber triste, almeno in questo torneo. Della Spagna mi ha impressionato pure Sergio Ramos, anche se ieri sera non ha giocato benissimo, un difensore di quelli che piacciono a Valdano, che sa giocare nelle due metà del campo.

Dell'Italia era la terna arbitrale, capitanata da un pessimo Rosetti, salvato solo dalla professionalità delle due squadre. Di questo Europeo ricorderemo pure il russo Arshavin, soprattutto per la sua partita contro l'Olanda, e il sempreverde Guus Hiddink, che allenava appunto Arshavin e la nazionale Russa. Un discreto Portogallo e un'ottima Croazia. Piacevole anche l'Olanda di Van Basten. La solita Germania che picchia e mena arriva in finale.

20080629

italia oggi 2


Serata in ricordo di un operaio italiano vittima di xenofobia in Svizzera
Rom di cognome Pierobon e veneti di nome Kevin

Show anti-razza a Treviso


Laura Eduati
«E siete zingari voialtri italiani/sentiva dirsi da gente straniera/siete randagi in cerca di pane(...)/ ed una sera in un bar di Zurigo/contro Alfredo la furia razzista/ si scatenò con violenza mai vista». E’ davvero triste la ballata per Alfredo Zardini, scritta da Franco Trincale in memoria dell’operaio veneto emigrato in Svizzera e picchiato a morte dall’avventore di un bar che gli urlò ”tornatene a casa tua, bastardo italiano!” e poi lo lasciò agonizzante per due ore nella neve, senza
che nessuno chiamasse i soccorsi. Era il 20 marzo 1971, Alfredo aveva 40 anni e da sole due settimane era arrivato a Zurigo in cerca di lavoro per mantenere moglie e figli rimasti a Cortina
d’Ampezzo. Quella mattina aveva un appuntamento con il futuro datore di lavoro, che gli avrebbe offerto un posto da carpentiere. Ma faceva freddo, e Zardini si fermò in una locanda a bere un caffé caldo. Qui Gerhard Schwitzgebel, 35 anni, manovale impegnato nella raccolta
di firme contro la massiccia immigrazione straniera, cominciò ad apostrofarlo in malomodo, Alfredo non conosceva una parola di tedesco. Nessuno dei presenti raccontò mai come fossero andate le cose. Si sa che Gerhard picchiò Alfredo nell’indifferenza degli altri avventori, poi lo trasportò sul marciapiede e lo lasciò incosciente, al freddo. Morirà sull’ambulanza. I giornali
elvetici preferirono posticipare la notizia di quale giorno, tacendo sulla xenofobia e dando invece risalto al fatto, deplorevole secondo la stampa, che i lavoratori italiani per protesta contro
l’aggressione razzista non si recarono al lavoro nei giorni seguenti. Al processo, l’assalitore fu condannato soltanto a 18 mesi di carcere. Succedeva nemmeno 40 anni orsono, eppure il Veneto e l’Italia ricca hanno perduto la memoria della xenofobia che colpiva i migranti italiani, ed è per
rinfrescare i ricordi che domani sera verrà dedicato uno spettacolo dal titolo eloquente, “Razze“, al Palaverde di Villorba, a pochi chilometri da Treviso. Uno spettacolo con il musicista rom
Alexian Santino Spinelli, Marco Paolini, Moni Ovadia, la Compagnia delle Acque, Bebo Storti, Lorenzo Monguzzi, Natalino Balasso e in collegamento Antonio Albanese. L’ingresso è libero con donazioni che verranno date in beneficenza. Tra gli organizzatori figura Gian Antonio Stella (foto), giornalista del Corriere che ha già dedicato al tema del razzismo un libro meraviglioso, L’orda. Quando gli albanesi eravamo noi. «Non faremo uno spettacolo anti-leghista» puntualizza Stella, «preferiamo fare una operazione culturale, più difficile. Vogliamo mettere in crisi qualcuno raccontando, ad esempio, che esistono rom con un cognome molto veneto come Pierobon, mentre coloro che hanno assaltato il campanile di San Marco hanno dato ai loro figli nomi come Kevin, Jasmine e via dicendo». Ed è la contraddizione di un popolo di migranti come il nostro che improvvisamente utilizza lo stesso frasario xenofobo nei confronti dei migranti stranieri. La serata è dedicata ad Alfredo Zardini, ma anche a tutti i migranti vittime di xenofobia che potrebbero immedesimarsi nella ballata: «C’è ogni giorno un treno alla stazione/che per l’inferno ha la destinazione/dell’emigrante questa è la sorte:/va in cerca di lavoro e trova la morte».
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da Liberazione di oggi

italia oggi 1


Io sto con i cani e gli infedeli


Don Vinicio Albanesi


E' una gara di provvedimenti, di incontri, di interviste per dichiarare che il "problema" della sicurezza in Italia sono gli zingari e i clandestini. Alle parole seguiranno i fatti promettono ministri, sindaci, amministratori, intervistati. Novelli sacerdoti della purezza del tempio (l'Italia) si impegneranno alla lotta senza quartiere contro i cani (gli zingari) e gli infedeli (i clandestini). Quando le misure saranno applicate, sono sicuri che la purezza del tempio della nazione ritornerà a risplendere, il male scomparirà e la pace sociale regnerà per sempre.

Nel frattempo pensa il popolo a incendiare baracche e a mettere in fuga gli indesiderati.

Dichiaro pubblicamente di essere dalla parte degli zingari, nonostante siano fannulloni, ladri, imbroglioni, puzzolenti, sfruttatori di bambini. E dalla parte dei clandestini, perché sono soli, poveri, sbandati, delinquenti. I motivi sono semplici:

- perché i delitti e il crimine non hanno nazionalità;

- perché sono spesso maltrattati e perseguitati nei loro paesi;

- perché nessuno li vuole;

- perché non voglio essere annoverato tra gli Einsatzgruppen del terzo millennio;

- per riparare alla compravendita di sesso di donne e di minori da parte di nostri connazionali all'estero;

- perché anche i veri cani randagi hanno garantito un rifugio;

- perché sono creature umane;

- perché i loro bimbi hanno diritto al futuro come i nostri;

- perché lenire le loro sofferenze è un dovere umanitario;

- perché 70 mila zingari sono italiani;

- perché è possibile lavorare con loro;

- perché è possibile la convivenza umana;

Così han fatto Cristo con i ladroni e San Francesco con il lebbroso.

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Dal blog di Vinicio Albanesi e da Liberazione di oggi

jumbolo, riconosci questo disco?

slow papà 2




Il precettore versione 2000

È la nemesi di ogni papà, anche quelli non particolarmente competitivi: un figlio a cui non importa assolutamente nulla della scuola. Che scansa lo studio, salta le ore di lezione e porta a casa risultati deludenti. Un giorno David Gilmour, critico cinematografico e adesso professore universitario canadese, stanco della vita caotica del figlio, gli ha detto: "Non vuoi andare a scuola? Bene, non andarci. Non ti chiedo di lavorare". Jesse, 16 anni, non credeva alle sue orecchie. "A patto che non ti droghi. Niente droghe, altrimenti ti sbatto fuori di casa. E un'altra cosa...". Jesse si avvicinò. "Dovrai vedere tre film alla settimana scelti da me e con me. È l'unico tipo di istruzione che pretendo". Complimenti a Gilmour per il suo coraggio. L'esperienza (350 film in tre anni) è diventata un libro: The Film Club (Ebury Press, verrà pubblicato da Rizzoli). Mr Gilmour, come è andata? "Sembra un'idea originale ma è stato emotivamente durissimo. Non riuscivo a immaginare una vita senza istruzione scolastica. E mi sentivo responsabile di rovinargli la vita. Ma poi mi sono chiesto: quanta gente conosco che è andata all'università e non è felice? Lasciandolo a scuola l'avrei perso. E non volevo". Che problemi aveva in classe suo figlio? "Jesse odiava stare seduto sei ore di seguito. Aveva troppa energia e si annoiava a morte. Obbligarlo era come cercare di infilare un piede 46 in una scarpa da ballerina. Ma gli piacevano i film. E poi aveva bisogno di tempo con me. In quel periodo ero disoccupato e potevo dedicarglielo. La tragedia si è rivelata una benedizione: l'adolescenza è un momento difficile e stare insieme ha creato un legame molto profondo. Deve vederlo durante il tour promozionale del libro: crede di essere uno dei Beatles!". Che film vedevate? "Di tutto, dalla Dolce vita di Fellini, ai 400 colpi di Truffaut a Basic Istinct con Sharon Stone. L'idea era di guardare tutto senza snobismi. E commentare divertendoci anche".

Che cosa ha fatto dopo Jesse?"È tornato a scuola e adesso che ha 22 anni frequenta una scuola di cinema. Vuole fare lo scrittore. Non so come andrà a finire, ma di certo è un ragazzo felice". E lei cosa ha imparato da quell'esperienza? "Che spesso si parla di special time, quality time da dedicare ai propri figli. Stronzate. La cosa più importante non è la vacanza intelligente o il corso più costoso, ma esserci. Per godere di quei momenti che non si possono progettare ma, semplicemente, accadono".


Dal manifesto del genitore ozioso

di Tom Hodgkinson


- Rifiutiamo l'idea che fare i genitori richieda fatica

- Promettiamo di lasciare i bambini in pace

- Il che significa lasciare in pace anche noi

- Rifiutiamo il consumismo rampante

- Leggiamogli poesie e storie fantastiche senza morale

- Beviamo alcolici senza senso di colpa

- Riempiamo casa di musica e risate

- Rimaniamo a letto quanto è possibile

- Lavoriamo il meno possibile, soprattutto quando sono piccoli. Il tempo è più importante dei soldi

- Un casino felice è sempre meglio di un ordine infelice

- Abbasso la scuola


fine

fa caldo

prima di coricarmi studio le aperture delle finestra sui vari lati della casa così che creino possibili correnti d'aria che possano rinfrescarmi un pò.
stanotte non hanno funzionato. 
caldo e sudore. 
poi alle 4 è partito l'impianto di irrigazione e ho iniziato a pensare che ci fossero i ladri in casa. alle 4.30 è caduta nella vasca da bagno la spazzola che era appesa da 10 mesi al muro con un fermaglio. 
a quel punto ero sicuro che i ladri fossero in casa. 
mi alzo a controllare, guardingo, ma non c'è nessuno. anche i ladri con sto caldo non lavorano.
prendo l'asciugamano e torno a letto.
e sogno le celle del fresco che ci sono al lavoro. 
sogno di dormire tra mozzarelle e robiole, tra yogurt e mezze fese, con un guanciale di guanciale,
fresco come una ricotta caprina. 

20080628

slow papà 1


Un articolo interessante da D la Repubblica delle donne.

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INCHIESTA

Bando al genitore stressato. La parola d'ordine:

eliminare lezioni di tennis, nuoto e inglese.

A favore di un tempo più libero e lento
di Mara Accettura
La "wake up call" del giornalista canadese Carl Honoré è arrivata con la storia della buonanotte. Da bravo papà infatti era lui a raccontarla al figlio tutte le sere. "Leggevo la favola a velocità supersonica, cercando di fare il più in fretta possibile. Saltavo paragrafi e pagine intere. E lui, conoscendo la storia a memoria, notava ogni piccolo cambiamento. Nascevano lotte e discussioni". Poi un giorno ha visto la pubblicità del libro Storie della buonanotte da un minuto. "Mi è sembrata un'idea magnifica. Ma subito dopo ho riflettuto sulla tristezza del cercare un libro che accelerasse quel momento di intimità. E su questa cultura dell'efficienza in cui siamo marinati da non farci ormai più caso". Vi suona familiare? Anche per voi il rapporto con i figli è diventato un tour de force che incrocia impegni scolastici, pranzi, allenamenti, feste, gite? Competitivi e consumisti, i nostri figli riflettono le ansie di una società votata alla performance e al consumo. Così, essere genitori "buoni abbastanza", come diceva con l'ingenuità degli anni Sessanta lo psicanalista Donald Winnicott, non basta più. Bisogna essere professionisti. Per trasformare i bambini in modelli di perfezione. Tanto che nella City di Londra ci sono società, come Pathways to Parenting, che tengono seminari per l'élite della finanza, genitori che lavorano per Deutsche Bank, Merrill Lynch e Morgan Stanley, per insegnare loro come motivare i pargoli verso obiettivi realistici, gestire il bullismo, la mancanza di comunicazione, i problemi scolastici, gli effetti del divorzio. E il 50 per cento del pubblico di queste "lezioni" sono uomini, workaholic muniti di BlackBerry, che per gli eredi vogliono il meglio.

"È ora di smetterla. Trattiamo i figli più come progetti che come persone", dice Honoré, due figli, che sul tema ha scritto Under Pressure: Rescuing Childhood From the Culture of Hyper-Parenting (Knoph Canada). Basta con la corsa dei lemmings sacrificati sull'altare della produttività. La soluzione, dice, è lo Slow Parenting, un movimento per assonanza simile allo Slow Food e che in sostanza dice: prendetevela comoda a fare i genitori. Con lui c'è anche Tom Hodgkinson, tre figli, direttore delle rivista The Idler (L'Ozioso), nonché autore di L'ozio come stile di vita (Rizzoli), e della rubrica The Idle Parent, sul Telegraph, dove sentenzia: "Genitori oziosi equivale a figli felici. I genitori pensano che dovrebbero fare di più. Ma il problema è che fanno troppo, non troppo poco". "Uno dei principi del genitore pigro è forzare i bambini, dalla più tenera età, ad aiutare in casa".

Quella di Hodgkinson è una provocazione, ma nasconde un problema vero. "Il genitore è diventato una specie di manager", dice Honoré. "Che applica alla famiglia una cultura del lavoro fatta di obiettivi e scadenze. In parte questo deriva dal fatto che facciamo figli tardi. A 20 anni puoi permetterti l'indulgenza del fallimento, a 40 no. È come se i bambini fossero Tamagotchi che - trattati in un certo modo - garantiranno certi risultati". D'altra parte ci sentiamo sempre più spinti a competere. Dice Hodgkinson: "Lo vedo dal clima che si crea quando accompagno i bambini alle gare. I genitori stressati che urlano contro gli allenatori e fanno il tifo per i figli fanno paura".

Persino il tempo libero oggi non esiste più: anche quello è strutturato. Se non dall'agonismo, sicuramente dalla tecnologia. "Una volta la tv dei bambini era disponibile solo in alcuni momenti della giornata", interviene lo psicanalista junghiano Ottavio Mariani. "I mass media erano così primitivi che inventarsi uno svago era cosa necessaria. In più l'idea doveva nascere dal bambino stesso, dalla sua creatività. Non è più così". Il pericolo? "Che il sistematico rafforzamento delle facoltà intellettuali vada a scapito delle competenze emotive. Lasciamo i bambini fare i bambini. La noia è spesso la molla della creatività".

"Mandate al diavolo gli esperti ed entrate in contatto con la vostra tartaruga interiore, scoprirete che less can be more", sostengono Honoré e i genitori Slow. Lo dice persino il preside di Harvard. Harry Lewis ogni anno manda una lettera alle matricole (e ai loro più apprensivi genitori) intitolata "Slow Down - Getting More Out of Harvard by Doing Less". Non siate ossessionati dalla leadership e pensate anche a divertirvi, scrive Lewis, perché "le relazioni umane che si formano nel tempo non strutturato con i compagni di stanza e gli amici possono avere un'influenza più determinante dei corsi". Perciò, la prossima volta che prenderete in mano un libro e lascerete giocare i bambini per conto proprio, non vi allarmate. "Un giorno aspettavo il treno in una stazione del Somerset", ricorda Hodgkinson. "Era in ritardo e non avevo giochi per intrattenere i bambini. Così diedi ai primi due dei dépliant turistici e il terzo me lo misi in braccio. Ho tirato fuori Le porte della percezione di Huxley. I bambini si sono seduti per terra a giocare contenti. Ho letto per otto pagine di seguito. E come se non bastasse una signora a un certo punto mi ha detto: "È meraviglioso che lei riesca a leggere mentre sorveglia i bambini". Vedete, l'ozio funziona! Nutrite la mente e lasciate che i vostri piccoli imparino l'arte essenziale del self management!". Quest'ultima, mentre vi crogiolate al sole, potrebbe essere il fattore decisivo per farli entrare ad Harvard, un giorno.


continua

20080627

zimbabwe


Di certo sono messi peggio di noi....


ZIMBABWE: TSVANGIRAI AI SUOI, VOTATE MUGABE SE COSTRETTI A FARLO

Harare, 27 giu. - (Adnkronos/Dpa) - "Se e' possibile vi chiediamo di non votare oggi. Ma se siete costretti a votare per Mugabe di fronte a minacce alla vostra vita oggi, allora fatelo". Questo l'appello lanciato da Morgan Tsvangirai, leader del partito di opposizione Movimento per il Cambiamento Democratico, ai suoi sostenitori in una lettera diffusa in rete nel giorno in cui si vota per un ballottaggio presidenziale con un candidato unico che si svolge tra continue denunce di episodi di violenza ai danni dei sostenitori dell'opposizione costati la vita a 90 persone. "Qualunque cosa accada i risultati delle elezioni del 27 giugno non verranno riconosciuti dalla comunita' internazionale", ha aggiunto Tsvangirai.

saluti da Haiti 2


Petite Riviere Perle de Nippes 15/06/2008

Miei Cari,
sono fuggita da PaP con grande gioia, mi sono lasciata alle spalle il coprifuoco, i check point, le guardie armate a presidiare alberghi e ristoranti e ho attraversato la città passando davanti al Palazzo Presidenziale di Haiti che è la copia esatta della Casa Bianca, la residenza presidenziale, inarrivabile in cima ad un colle, Martissant, Citè Soleil, un enorme discarica umana in mano alle gangs. Mi sono spinta nelle campagne dietro carri carichi di canna da zucchero e autobus impazziti e colorati. Sono a Petite Riviere Perle de Nippes, che pare una località della Provenza, in realtà è un piccolo, piccolissimo porto con qualche chiosco e negozietto, un mercato settimanale molto affollato, un'enorme chiesa bianca che ricorda il Vaticano e una spiaggia, dominio di capre e maiali che cacano e grufolano tra i ciottoli. Qua ho iniziato la prima parte del mio lavoro valutando l'impatto a livello di behavioral changes...no, ma che ve lo scrivo a fare, voglio solo raccontarvi i dettagli folkloristici e lascio perdere il resto. Dunque la casa di Oxfam é sulla spiaggia piena di enormi conchiglie, la brezza marina spira nella mia cameretta molto spartana e Madame Jeanne si occupa della casa. Di fatto non posso fare nulla senza che sia lei a farlo e mi chiede in continuazione cose in creole. Ora, io non é che in francese sia mai stata fluent, ma col creole me la cavo meglio assai essendo in pratica un francese sbagliato come quello che parlo io. Vi sottopongo alcuni pregnanti esempi di ció che i francesisti tra voi troveranno edificanti. Chi azzecca le risposte, vince una maglietta di Oxfam.
likol =
dlo =
durri =
piryficasion =
pwomosyon =
kle kola =
La mia esistenza scorre tranquilla, tra questionari da mettere nel data base, enormi aragoste date a Madame Jeanne con la raccomandazione di farle bollite e ritrovate in minuscoli pezzettini in salsa di carote, frequenti docce (almeno 3 al giorno) per la calura, invasioni di formiche volanti, polpi comprati al mercato e mangiati in salsa di mango, ed escursioni alla spiaggia. La scorsa domenica ho preso la moto di Oxfam con il mio capo e siamo partiti alla volta della spiaggia. Mi sono presto resa conto della mia incombente senectute: un viaggio in moto in fuoristrada mi ha spezzato tutte le ossa e per di piú ci siamo piantati con la moto in un fiume mentre come due cretini pensavamo di attraversarlo a dritto e non scegliendo un punto strategico come abbiamo poi scoperto quando é arrivata una motoretta nell'altra direzione. Mai sottovalutare la conoscenza dei nativi. La moto si é piantata nelle sabbie mobili, siamo caduti e affondati nelle sabbie mobili, ho perso una ciabatta che ho poi ritrovato, in 5 ci abbiamo messo mezz'ora a tirare fuori la moto che affondava nelle sabbie mobili come in un film dell'orrore di serie B e poi siamo finalmente arrivati in spiaggia. Nessuno. Solo il mare. Caldo, come la vasca da bagno di casa.
Baci
Cat

20080626

figata!

wordle


gli uomini preferiscono...


New York, 18:08
LINDSAY LOHAN, QUANDO ERO BIONDA PENSAVANO FOSSI IDIOTA
Bionde e stupide? Evidentemente nell'opinione della gente e' davvero cosi'. Lo ha confermato Lindsay Lohan, testimoniando un certo cambio di approccio delle persone nei suoi confronti da quando ha cambiato il colore della propria acconciatura. Dal biondo al moro e, come per magia, persone piu' disposte al confronto. "Sono sicura che la gente prima pensasse che fossi una stupida - ha detto -. Poi ho capito il meccanismo e adesso la uso come una scusa". Come? Semplice: "Quando mi scappa qualcosa che suona un po' bizzarra dico: 'scusate, dev'essere per il colore dei capelli'".

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Lindsay cara, credi che adesso ti riteniamo tutti ai livelli di Margherita Hack?

nel blu dipinto di blu

Affaticati dal lungo volo notturno avevano impostato il pilota automatico
Dalla torre di controllo erano convinti si trattasse di un dirottamento
India, piloti dormono in volo
e l'aereo supera la destinazione
Da mesi si discute delle condizioni di volo massacranti a cui è costretto il personale

MUMBAI (India) - Galeotto fu il pisolino. Avevano provato a contattarli in tutti i modi ma non avevano ricevuto nessuna risposta, così dalla torre di controllo erano già convinti che si trattasse di un dirottamento. Niente di tutto questo. In realtà, i piloti dell'aereo della Air India-India Airlines, partito da Dubai e che doveva atterrare a Mumbai, se la dormivano della grossa. Affaticati dal lungo volo notturno, avevano impostato il pilota automatico e il loro velivolo ha superato la destinazione.
L'episodio risale ad alcuni giorni fa ed è stato rivelato dal Times of India, grazie ad alcune indiscrezioni trapelate dal ministero dell'Aviazione, dalla compagnia aerea e dall'aeroporto. Secondo il quotidiano, l'Ic 612 seguiva la rotta Dubai-Jaipur-Mumbai, con oltre 100 passeggeri a bordo. La partenza dagli Emirati Arabi alle 01:35 del mattino, e dopo lo scalo, da Jaipur alle 07:00. Affaticati per il volo notturno, i piloti hanno inserito il pilota automatico e si sono messi a dormire. L'aereo, come programmato, stava seguendo la rotta prestabilita verso sud. I primi sospetti sono affiorati perché nessuna risposta arrivava alle richieste della torre di controllo. L'allarme a cento miglia dalla capitale economica dell'India, quando il velivolo non ha iniziato la discesa verso la città.
Convinti di essere di fronte a un atto terroristico, i tecnici dell'aeroporto hanno attivato le procedure d'emergenza. Ma tutto era troppo silenzioso anche per un dirottamento. Ecco allora la soluzione: da terra vengono inviati una serie di segnali audio continui in alta frequenza, una sorta di mega sveglia. I piloti a quel punto si sono destati, ma si trovavano già sulla rotta per Goa.
Sia la compagnia che il ministero dell'Aviazione ha negato che i conducenti stessero dormendo e hanno giustificato la vicenda con "problemi di comunicazione". Il fatto si aggiunge a una polemica che va avanti da mesi e riguarda le condizioni di lavoro di piloti e assistenti di volo. Con l'aumento dei voli in India il personale lamenta di essere sottoposto a turni sempre più massacranti, un fenomeno che rischia di deteriorare la sicurezza.
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Vi vengono delle riflessioni da fare leggendo questo articolo (da Repubblica on-line di oggi)?

follie pedatorie


Il mio pensiero è molto semplice e lineare, almeno spero.


Ieri sera, prima semifinale dell'Europeo. La Turchia, forse per la prima volta in questo Europeo, merita la vittoria, ma perde 3 a 2 con una Germania che più cinica non si può. Capita, il pallone è tondo.


Donadoni come allenatore non mi piace granché, l'ho sempre pensato fin dai tempi del Livorno in serie B.


L'Italia esce ai rigori, e la Federazione fa fuori Donadoni per richiamare Lippi. Donadoni e la "sua" nazionale esce per un rigore, Lippi ha vinto i Mondiali per un rigore. Donadoni a livello umano è un signore: a Livorno la seconda volta dette le dimissioni lui, e ci rimise dei soldi, perchè non gli andava evidentemente di essere preso in giro, ma non ha mai criticato il Presidente. Lippi è riuscito a litigare con molti giornalisti, ed è arrivato a dare l'embargo a quello di Repubblica.


Tutto ciò non ha senso. Un po' come se in un paese del G8 un tizio promettesse cose belle per tutti, viene eletto, poi fa solo leggi per sfuggire alla galera e per il suo interesse personale, e le persone continuassero a votarlo. Roba del genere.

eco news

Da D La Repubblica delle donne, nr. 603

Eco/lava col sole
Un elettrodomestico di nuovo tipo: la lavabiancheria a energia solare. Il sistema (All Water) è semplice: un doppio allacciamento alla rete idrica permette di sfruttare sia il collegamento alla municipalizzata, sia quello all'acqua calda da risorse alternative (riscaldata da pannelli solari, impianti geotermici o a biomassa). Recenti test hanno dimostrato che l'uso di acqua precedentemente portata a temperatura garantisce un risparmio di corrente del 40%, abbassa di oltre il 20% i costi energetici ed economizza i tempi di funzionamento del 9% ( www.mieleitalia.it ).
Giuliana Zoppis

Bioenergie/luce a flutti
Tra le energie rinnovabili, dopo vento e sole la novità viene dal mare. La compagnia BioPower Systems, con sede a Sydney, Australia, dopo un progetto pilota in Tasmania sta per mettere in commercio un sistema che accumula energia sfruttando il movimento ondoso. BioWave (ispirato alle piante marine) e BioStream (che copia il movimento della coda di squali e tonni) sono apparecchi con una struttura superleggera e basso costo: a seconda del luogo di installazione i modelli hanno una capacità energetica che va da 250 fino a 1000 kW. Per non interferire con la vita marina o con il paesaggio costiero (www.biopowersystems.com).
Leonora Sartori

Di quest'ultima cosa avevamo già parlato un paio di volte, col contributo anche del "nostro" esperto Cipo.

playlist - nel mio lettore mp3

Coldplay - Viva La Vida Or Death And All His Friends
Creed - Greatest Hits
Cult Of Luna - Eternal Kingdom
Donna Summer - Crayons
Gavin Rossdale - Wanderlust
Madrugada - Omonimo 2008
Melvins - Nude With Boots
Nine Inch Nails - The Slip
Paul Weller - 22 Dreams (Deluxe Edition)
Santogold - Omonimo 2008
Scott Stapp - The Great Divide
Sigur Ros - Með Suð Í Eyrum Við Spilum Endalaust
The Mayfield Four - Second Skin

20080625

rock and roll can never die


Neil Young + Esterina, 22 giugno 2008, Firenze, MandelaForum




Neil Perceval Young, Toronto 1945, musicista. Buffalo Springfield, Crosby Stills Nash & Young, i Crazy Horse, per dire. Nel 2005 ha avuto un aneurisma cerebrale; da piccolo, il diabete e la polio. Malattie dei figli, amici morti, droghe, alcool, mogli e amanti. Country, rock, punk, metal, grunge, noise. Centinaia di musicisti influenzati da lui. Davanti alla sua biografia e soprattutto alla sua discografia, c'è solo da inginocchiarsi.


Lo so, ultimamente ci do un po' troppo dentro con le cariatidi, RATM, Neil Young, ma insomma, anni fa il Nello me lo persi a Viareggio (1982), come si fa a dire di no a Firenze. Pare che Neil e la sua crew siano qui da mercoledì (oggi è domenica) per provare il tour europeo; qualcuno gli ha consigliato il MandelaForum per l'ottima acustica. Se ripenso all'acustica di 20 anni fa mi vengono i brividi, eppure qualcosa dev'essere stato fatto, visto che l'anno scorso Marylin Manson si sentiva molto bene. Niente a che vedere con il caos totale del suono di Ben Harper nel 2003, tanto per non andare molto indietro nel tempo. Giornata caldissima (per strada, a San Miniato, un termometro digitale visibile dalla FI-PI-LI segna 40 gradi) e altra partita della nazionale di calcio persa (stasera quarti di finale contro la Spagna). Atmosfera tranquilla, età media altissima, poche presenze: alla fine poco più di tremila, il palazzetto è stato "diviso" con dei teli verso la metà (avevo visto una cosa del genere solo all'Alcatraz a Milano). Dentro, è un forno.

Aprono tali Esterina da Massarosa, vicino a Viareggio, e ricordano tanto ma tanto i primi Marlene Kuntz senza la loro cattiveria e la poesia aggressiva dei testi. Se la cavano e il pubblico non infierisce. E' un po' una festa.


Poco dopo le 21,15 ecco NY e la band, Ben Keith all'altra chitarra e saltuariamente all'organo, Chad Cromwell alla batteria, Rick Rosas al basso, e meno presenti Anthony Crawford al piano, chitarra acustica, cori, e la moglie di Neil, Pegi, cori, chitarra acustica e vibrafono. C'è perfino un pittore sul palco, dietro ai musicisti e agli strumenti dipinge quadri ispirati ai pezzi e li sistema su un cavalletto sistemato sulla destra guardando il palco. Attacca Love And Only Love e parte un assolo che dura 5 minuti prima di iniziare a cantare la prima strofa. Altro assolo. Altra strofa. Altro assolo. Totale circa un quarto d'ora. Da principio è goffo, ma è la sua natura. Guardo l'uomo Neil Young, poi ascolto il musicista. I volumi sono relativamente bassi, l'acustica è ottima. Dopo il primo pezzo potrei già alzarmi ed andarmene, tanto sono soddisfatto. Rimango.

Un paio di pezzi dal nuovo Chrome Dreams II, non male: Dirty Old Man e Spirit Road, preferisco la prima. Segue un'accoppiata micidiale, almeno per me: da una delle pietre miliari firmate NY, Rust Never Sleeps (Posso dirlo? Che cazzo di disco!), prima ci fa Powderfinger, poi attacca niente popo' di meno che Hey Hey, My My (Into The Black). Minchia. Sapevo che aveva smesso di farla, in seguito al suicidio di Kurt Cobain che aveva lasciato scritto una frase presa da questa canzone, l'immortale (ossimoro) it's better to burn out than to fade away, pluricitata perfino nei film (Highlander), quindi prima dell'inizio scherzando con gli amici avevo dichiarato che se l'avesse fatta, l'avrei ascoltata e poi me ne sarei andato (ancora!). L'ascolto e mi esalto. Ma rimango. Tra l'altro, gran bella versione. Ecco Too Far Gone. Ecco Oh, Lonesome Me, diavolo, da After The Gold Rush, 1970. Ero piccolissimo e me lo faceva ascoltare mia zia. I toni si abbassano: Mother Earth da solo al piano. Non riesco a scindere la prestazione dal rispetto per l'uomo. Probabilmente sono anche un po' prevenuto al rovescio: accetto tutto. Si va avanti a doppiette: da Harvest (Harvest. Quest'uomo ha scritto un disco come Harvest) ci fa The Needle And The Damage Done, con la band ma in versione acustica, e sono virtualmente in ginocchio, dopo di che Old Man, anche questa in acustico con la band. Che dire. Sarà pure un dinosauro, ma questa è storia della musica. Riparte l'elettricità con Winterlong e si chiude la prima parte con una tremenda versione di No Hidden Path dal nuovo disco, che dura più di 20 minuti (c'è chi assicura di aver cronometrato mezz'ora), in un tourbillon di assoli. Purtroppo, il pezzo non è all'altezza dei grandi classici, a mio modo di vedere. Però si apprezza il gesto.

Piccola pausa, rientro sul palco per il finalone. Che si fa? Mah, ecco una versione notevole del super-classico dylaniano (e hendrixiano) All Along The Watchtower. Chapeau. Si chiude ovviamente con Rockin' In The Free World con un finale noise e Neil che strappa completamente tutte le corde della sua chitarra. Son passate circa due ore dall'inizio.

C'è poco da commentare, signori. Quest'uomo è la dimostrazione della sua frase, ancora da Hey Hey, My My: rock and roll can never die, il rock and roll non può morire. Il resto sono chiacchiere. Lunga vita a Neil Young e grazie di tutto.




Una bella biografia: qui.


Foto da qui.

italietta


Promemoria - di e con Marco Travaglio - regia di Ruggero Cara; 24 giugno 2008, Collesalvetti (LI), Parco di Villa Carmignani


Il sottotitolo è "15 anni di storia d'Italia ai confini della realtà", ma ovviamente gli anni ripercorsi dalla documentazione che Travaglio illustra, parlando ben 3 ore davanti al parco di Villa Carmignani stra-esaurito, sono ben di più, visto che per ogni personaggio importante di questa specie di inchiesta giornalistico-giudiziaria è necessaria un'introduzione che racconti chi è (anche se lo sappiamo tutti) e da dove viene.

E' curioso questo esperimento, ma sintomatico del Paese in cui viviamo: prima i comici che diventano capopopolo e rasentano la politica (Grillo), ora i giornalisti scomodi e rompicoglioni che, più alla maniera del "teatro sociale" alla Paolini che alla maniera di Grillo, portano le loro inchieste, i loro reportage, le loro convinzioni, le loro congetture, a teatro. Come illustra lui stesso qui, lo spettacolo è fatto da 7 parti intervallate dalle musiche di Valentino Corvino eseguite dai due C-Project, in camicie bianco, che si occupano anche di "manovrare" i documenti audio.


Si parte da tangentopoli, la genesi, il sistema, i personaggi, i fatti. Travaglio ha il dono di un'esposizione chiara, si fa capire, non parla il politichese anche se è una persona colta (i francesismi, i latinismi e le parole forbite o ricercate che usa sono più che comprensibili); spesso lascia parlare i verbali, o le intercettazioni, spesso ci mette dietro una battuta, sembra quasi stia studiando i tempi comici giusti per diventare un uomo di spettacolo, anche se in realtà rimane una persona che pare riservata. Comunque sia, sempre molto calmo e addirittura trattenuto.

Gli intermezzi appaiono quasi superflui, ma del resto sono necessari per riposare, anche se qualche contributo audio, molti dei quali conosciutissimi, non smettono mai di stupire e divertire: ancora oggi spassosissimo il discorso di Berlusconi indirizzato a Bush e agli USA dove, in un inglese ridicolo, Silvio canta le lodi della bandiera a stelle e striscie e la definisce "a symbol of democracy and of freedom".

Travaglio, come detto, parla per 3 ore: inizia poco dopo le 21,15, finisce quasi a mezzanotte e mezzo. Si ride amaro, anche se il racconto (già sentito anche su Sky) sul mausoleo di Berlusconi e il suo incontro con Montanelli (una specie di omaggio al suo maestro) è agghiacciante, mentre il resoconto dell'interrogatorio di Fiorani in visita a Silvio in Sardegna, presenti Previti e Luigi Grillo di Forza Italia, è irresistibile (come nota Travaglio, "sembra un film di Totò"). Ci racconta cose che mediamente si conoscono bene. Prende applausi, e prende anche dei soldi, visto l'esaurito: ma noi presenti siamo contenti di pagare, perchè ci sentiamo stranieri in patria.


La cosa che fa impressione è che gli applausi si sprecano (il primo quando Travaglio non aveva ancora aperto bocca, segno di una certa stima di partenza), e che a rifletterci bene, è un po' come guardarsi allo specchio e darsi ragione. Chi la pensa come me, come chi applaudiva, o come Travaglio, in Italia, fa parte di una minoranza.

my friend Leonard


Il mio amico Leonard o una vita ricostruita - di James Frey


Curiosa la storia di Frey. Debutta con In un milione di piccoli pezzi nel 2003 e fa il botto: racconta la sua vera caduta nell'abisso delle droghe e dell'alcool e la risalita della riabilitazione. Un libro bello, intenso e commovente. Nel 2005 esce questo Il mio amico Leonard, col sottotitolo o una vita ricostruita, che in pratica è il seguito del debutto, e racconta del carcere, del reinserimento di James nella vita "normale", della sua lotta contro le tentazioni (sempre della droga e dell'alcool), di altri drammi che sembrano voler minare la sua rinata forza di volontà, ma soprattutto della sua strana amicizia con un malvivente italo-americano (e come sennò!) conosciuto in clinica, Leonard appunto, che gli chiede di diventare suo figlio. Nel gennaio del 2006, il sito americano The Smoking Gun dimostra che gran parte di quella che Frey sostiene essere una storia vera è, in realtà, inventata.

Se non avete mai letto Frey, decidete se questa può essere per voi una pregiudiziale o meno. Sappiate però che le storie che racconta Frey, anche questa de Il mio amico Leonard, sono davvero belle e "raccontate" con una prosa fuori dagli schemi, con punteggiatura scarsa e ripetizioni a volte quasi fastidiose. Niente che non si sia già visto, e nonostante ciò si intuisce che la cosa è voluta, per rendere meglio l'idea di una persona che ha già visto la sua vita perduta, sa di essere sul filo del rasoio e al tempo stesso di non avere nulla da perdere; il protagonista James però riesce a risultare al tempo stesso freddo e distaccato ma pieno di emozioni e sentimenti, ovviamente contrastanti e interessantissimi, perfettamente descritti. C'è chi si commuoverà leggendo.

Un romanzo per chi vuol sentirsi fortunato ad essere vivo.

Il mese scorso è uscito negli States il terzo libro di Frey (che ha anche scritto due sceneggiature di due film mai arrivati in Italia, uno dei quali diretto da lui stesso), dal titolo Bright Shiny Morning: ne aspettiamo la traduzione italiana.

20080624

e finalmente

il nuovo lavoro.
ieri primo giorno. oggi secondo giorno. un sacco di nomi da imparare, un sacco di manuali da leggere, flussi da studiare, computer nuovi che si rompono. tutto sommato: molto bene.
c'è pure molto fresco visto che il magazzino è praticamente un frigo. 

20080623

the happening


E venne il giorno - di M. Night Shyamalan 2008




Giudizio sintetico: si può perdere




Improvvisamente, a New York, contemporaneamente, alcune persone si uccidono. Nessun apparente collegamento. I suicidi diventano sempre di più, e la città viene evacuata. Elliott, insegnante di scienze a Philadelfia, è in crisi con la moglie Alma, mentre i suicidi "arrivano" anche nella loro città. Fuggono, insieme all'amico e collega di Elliott, Julian e la di lui figlia Jess. Il Nord Est degli USA è nel panico, i suicidi, anzi, gli "attacchi", come vengono chiamati, si susseguono sempre più serrati. Elliott comincia a fare delle ipotesi, e mentre Julian li lascia per tornare indietro a cercare la moglie ormai scomparsa, lui, Alma e Jess iniziano un peregrinare con nuovi compagni di viaggio.




Shyamalan, di solito, divide. Solo per rimanere al suo film precedente, Lady In The Water, si possono leggere giudizi opposti al proposito. Solo che sia stato un fiasco è sicuro. Nonostante ciò, chi vi scrive rimase affascinato da quella fiaba. Stimo molto Shyamalan, ma questo E venne il giorno mi sembra un grosso passo indietro. La mano del regista si vede e si "sente" soprattutto, nelle atmosfere hitchcockiane e nella tensione, o almeno, nel tentativo di creare questa tensione, cosa che durante questo ultimo lavoro gli riesce a fasi alterne. Si continua con le allegorie, le metafore e i parallelismi, ma stavolta sono fin troppo chiari e non c'è nemmeno il gusto di sforzarsi o di lavorare un po' d'intelletto (o di fantasia). Il pianeta si ribella all'uomo, e non c'è scampo. Ma la storia procede stanca e piatta, così come le prove del cast e nemmeno i sapienti movimenti di macchina del regista riescono a sollevarla dalla mediocrità.




Sceneggiatura stanca, finale doppio e quindi non "schierato", fotografia appena sufficiente, colonna sonora così così. Avanti il prossimo.

obsession

L'ossessione di Silvio.

E se lo dice Famiglia Cristiana.....

before tomorrow comes


Alter Bridge + MellowToy, 17 giugno 2008, Cortemaggiore (PC), Fillmore


Avvertenza: questa recensione è a rischio divagazione.


Dunque. A dispetto dei numerosi amanti della musica che li odiavano e li sfottevano, non considerandoli una band "seria", a me i Creed piacevano. Sapete che la mia passione per la musica non è mai morbosa, ma credo molto libera e disimpegnata, per cui ho sempre vissuto tranquillamente il mio "rapporto" con questa band che, la prima volta che sentii un loro pezzo, Higher, pensai che fosse uscito un singolo dei Pearl Jam e di non sapere niente. Ho ascoltato piacevolmente i loro tre dischi, poi ho saputo che si sono sciolti. Un caro amico condivideva l'apprezzamento per questa band. Dopo un bel po' di tempo, ho saputo che alcuni membri dei Creed avevano messo su un'altra orchestrina, e che il membro che non c'era più era finito dentro per droga. Il colmo: i Creed erano famosi per i loro testi a sfondo "cristiano" (venendo dagli USA, il termine è da intendersi nell'accezione più ampia). Mi sono sempre dimenticato il nome, e quindi sono riuscito ad ascoltare i loro lavori quando già erano usciti ben due dischetti. Il nome della band è Alter Bridge, dal nome di un ponte di Detroit.

Ora, alla luce dell'attualità, gli AB sono un discreto passo avanti rispetto ai Creed: dopo il concerto sono andato a riascoltarmi i tre dischi della band "antica" ed ho concluso questo. Quindi, questa commistione di post-grunge e classic metal mi ha lentamente conquistato, al punto che ho voluto rompere le tradizioni instaurate negli ultimi tempi (cassati i concerti infrasettimanali che non siano in regione) per andarli a vedere appena possibile: un uggioso martedì di giugno, a Cortemaggiore, provincia di Piacenza, al Fillmore.


Anche qui, una divagazione necessaria. Al Fillmore non c'ero mai stato, ma ne avevo sentito parlare molto, per la buona acustica e per una tradizione positiva di concerti di dimensioni medio-piccole. Cortemaggiore, invece, mi ricorda una vecchissima pubblicità dell'Agip; infatti, come recita Wikipedia, nel 1949 "l'imprenditore Enrico Mattei trovò nelle campagne del paese un giacimento di petrolio. Grazie all'abilità di Mattei, la scoperta ebbe un grande impatto mediatico, cosicché Cortemaggiore si ritrovò sotto i riflettori dei giornali nazionali, in compagnia del vicino paese di Pontenure, presso cui era stato contemporaneamente trovato un giacimento di metano. In realtà il giacimento di Cortemaggiore si rivelò abbastanza modesto; il petrolio da esso estratto venne utilizzato in particolare per produrre una benzina (l'unica raffinata a partire da petrolio proveniente dal sottosuolo italiano) che fu chiamata Supercortemaggiore". Pensate un po' cosa mi ricordo.


Autostrada della Cisa La Spezia-Parma bloccata e mi faccio il passo della Cisa sulla strada "normale". Arrivo in Cortemaggiore e mi accorgo che l'Eni ha ancora una discreta presenza in paese: sono ancora attivi i proprio centri di formazione del personale. Trovo il Fillmore e parcheggio, mi metto in coda per l'ingresso. Pare che i biglietti siano esauriti: non ci avrei mai creduto. E pensare che ne ho anche uno in più: l'amico Giova, quello che condivideva l'apprezzamento per i Creed, doveva venire con me: gli ho fatto ascoltare gli AB e ne è rimasto conquistato. E' stato un piacere, perchè di solito lui è di gusti difficili. Un impegno di lavoro, quindi, mi fa fare il viaggio e vedere il concerto da solo, in mezzo a poco meno di un migliaio di sconosciuti e sconosciute. Tra l'altro, questa sera si gioca una decisiva partita tra Italia e Francia per gli Europei di calcio.


Il Fillmore mi pare decisamente un vecchio cinema-teatro, riconvertito (bene) a locale live. Un'urgenza verso il bagno mi fa scoprire un posto delizioso: a meno di 10 metri dal palco, vicino ad un'uscita di sicurezza, sotto il bocchettone dell'aria condizionata (nonostante la pioggia, fa caldo), praticamente davanti al lato destro dell'amplificazione. Chissà come ne usciranno le mie orecchie.


Altra divagazione per il pubblico. Questo non è un concerto di quelli tipici ai quali vado ultimamente: è un concerto metal. Ma, scopro con positivo stupore, il metallaro medio appassionato di AB è quel che si può definire un metallaro evoluto. Non ci sono facce truci, pochi capelli lunghi (e, se ci sono, le chiome sono curate), molte ragazze (e non "stragiate"), molti tagli corti, una discreta pulizia (compresa quella ascellare), magliette in maggioranza nere ma non tamarre, un'educazione media che lascia un buon ricordo. Pochissimi, ad esempio, quelli che provano ad accendersi una sigaretta seppur da tempo sia proibitissimo fumare dentro i locali pubblici. Molti meno di quelli che mediamente ci provano ad un concerto alternative, indie, hip hop, ad esempio, alla Flog di Firenze, per dirne una. Nota positivissima.


Veniamo ai fatti. Alle 21,00 aprono i MellowToy, che non conosco; adesso vi posso dire che sono italiani, che fanno una specie di nu metal scimmiottando nella formazione i Linkin Park, soprattutto per l'uso di due cantanti, e la cosa che non convince più di tutte, a parte l'assenza di originalità, è che non si capisce davvero a che cosa servano due cantanti: non ci sono sostanziali differenze (anche se il corpulento tendenzialmente fa le parti melodiche e il tatuato fa quelle più urlate), soprattutto nel timbro. Ci deliziano perfino con una cover di Save A Prayer dei Duran Duran. Li dimenticherò presto.


Alle 22,00 ecco gli AB. Partono con Come To Life ed è subito headbanging di una certa qualità. Volumi altissimi (sarà perchè sono a 5 metri dalle casse?), sezione ritmica precisa con batterista che picchia sodo senza sbagliare e senza strafare, Mark Tremonti, il chitarrista-leader-fondatore (sia dei Creed che degli AB), axe-hero di una certa rilevanza, che suona suona suona e si diverte pure, "flirtando" con le prime file e distribuendo corna con le mani a più non posso, appena è libero da impegni chitarristici. Poi c'è il fulcro, questo Myles Kennedy che, senza sapere chi diavolo sia, lo ascolti e senti che ha una gran voce, poi indaghi e scopri che è un tenore e che ha un'estensione di 4 ottave; ma non solo. Suona la chitarra, piuttosto bene, e la imbraccia per quasi tutto il concerto, facendo anche qualche assolo, e incrociandosi con Tremonti. Mark, e qui mi viene in mente Dave Mustaine e come gestiva i suoi Megadeth (da despota, perfino sul palco era capace di fulminare con lo sguardo chiunque dei suoi pard uscisse dalle righe da lui stesso imposte), gli dà moltissimo spazio, e i risultati sono ottimi. Myles visto da vicino sembra un Kevin Bacon tatuato, discretamente palestrato e con i capelli medio-lunghi. Si diverte, gioca col pubblico, canticchia arie da operetta (del resto, è tenore), incita i cori, divide la platea nel più classico divertissement rock dal vivo, si diverte e canta davvero alla grande. Il pezzo che segue è Find The Real, che al contrario della precedente, che è dal più recente Blackbird, è estratto dal debutto del 2004 One Day Remains. Seguono un bel filotto di pezzi ancora da Blackbird: Brand New Start, White Knuckles, molto tirata, Buried Alive, che grande attacco, diamine, Coming Home, reminescenze maideniane nella progressione finale, Before Tomorrow Comes, Ties That Bind, il ballatone che dà il titolo al disco Blackbird, pare uno dei preferiti (da cantare) da Myles, e in effetti ne esce una gran versione, Watch Over You; per quest'ultima, un'ulteriore ballata, ma ben più pop, Myles rammenta che ne hanno fatto da poco una versione in duetto con Cristina Scabbia dei Lacuna Coil, e si rammarica di non poterla offrire insieme a lei (e, in effetti, non ci sarebbe dispiaciuto nemmeno a noi vedere la Cristina...). Mark dà una mano ai cori, Myles è pure molto teatrale nell'interpretazione fisica dei pezzi, la band è coesa, un tutt'uno massiccio, con un muro sonoro invalicabile. I pezzi sono sempre, costantemente, alla ricerca della melodia, anche facile, supportata da arpeggi di passaggio e riffoni che sostengono la progressione verso il ritornello e l'eventuale assolo. Ecco però un pezzo fuori dal repertorio: una cover di Kashmir, ovviamente dei Led Zep, in una versione francamente non portentosa. Un paio di pezzi "vecchi": la tirata Metalingus, e la bella (fra le mie preferite) Open Your Eyes, dopo la quale gli AB si prendono una pausa breve. L'esecuzione di quest'ultima, come si conviene al pezzo, roccioso ma struggente, è di grande intensità; Myles lascia cantare il Fillmore perchè sente che non ci sarà da pregare il pubblico (stanno tutti già cantando, il pezzo si presta), e alla fine sembra davvero impressionato. Sarà l'acustica, sarà che pare sia l'ultima data di questa parte di tour europeo, resta il fatto che il cantante si dichiara entusiasta della prestazione del pubblico. Arriverà a scusarsi per non conoscere che il classico "grazie" nella lingua italica, e promette di imparare qualcosa di più per il ritorno nella penisola (a novembre 2008).

Sono davvero "preso bene" (come diceva il vecchio Neffa), quando dopo pochi minuti gli AB si ripresentano sul palco per Broken Wings, altro pezzo dal primo disco, una specie di mid tempo marziale, con un'ennesima bellissima apertura melodica del ritornello: ancora una volta, grande lavoro di Tremonti per il tappeto chitarristico, ottima prova vocale di Kennedy. Ecco ancora Myles con una semi-acustica a tracolla (e l'elettrica dietro) a deliziarci nientemeno che con Travelling Riverside Blues, un pezzo del vate Robert Johnson ripreso tra gli altri anche dai Led Zeppelin (che dalle parti degli AB piacciono proprio tanto).

La chiusura è riservata a Rise Today, un pezzo dall'ultimo Blackbird, che parte piano e che "sboccia" poi; il finale è per il sing-along e l'assolo è di quelli che ti spingono a fare air guitar insieme all'addetto sul palco.

Un'oretta e mezzo pulita, e siamo tutti contenti. Le orecchie mi fischiano di brutto e, pensate un po', sono felice. Mi dispiace per il mio amico che non c'era, per la pioggia sulla Cisa che troverò al ritorno, per i francesi che s'incazzano ("e i giornali che svolazzano"), e perchè non hanno fatto In Loving Memory, ma forse è meglio così, che poi magari mi mettevo a piangere. Chissà se in mezzo ai metallari evoluti si può fare.


Foto da

truppe scelte


Tropa de elite - Gli squadroni della morte - di José Padilha 2008


Giudizio sintetico: da vedere


1997, Rio de Janeiro. Il capitano Nascimento fa parte del BOPE, un corpo scelto della polizia brasiliana, super addestrato e con licenza di uccidere quasi ufficiale. Agiscono soprattutto quando i problemi delle favelas di Rio diventano difficilmente risolvibili per i poliziotti "normali", oppure quando la corruzione dilagante diventa eccessiva. Ai problemi ordinari, si somma l'imminente visita di Papa Giovanni Paolo II, che invece di soggiornare in un lussuoso hotel esige di alloggiare in una struttura ecclesiastica che confina con le favelas più pericolose. Nascimiento è stressato, sta per avere un figlio e non ne può più del BOPE. Chiede di essere trasferito: dovrà scegliere il suo sostituto.


Film che ha suscitato molto clamore. Vincitore dell'Orso d'Oro a Berlino, ha fatto si che fosse contestato il Presidente della giuria Costa-Gavras dalla critica soprattutto di sinistra; prima ancora di uscire in Brasile era già stato visto da quasi 3 milioni di persone per mezzo di copie pirata.

Co-prodotto dai fratelli Weinstein, ha goduto di un alto budget; sceneggiato dallo stesso regista, oltre al vero ufficiale del BOPE Rodrigo Pimentel (autore del libro dal quale è tratto, Elite da tropa, scritto da lui insieme all'antropologo Luiz Eduardo Suares e ad un altro ufficiale del BOPE André Batista) e Bráulio Mantovani (già sceneggiatore di City Of God e L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza), nasce come documentario ma diventa fiction al momento in cui ci si rende conto che nessun ufficiale del BOPE avrebbe accettato di parlare liberamente a proposito dei fatti del libro.

Com'è il film? Da vedere, come già detto. Coinvolgente, grazie ad una regia che sta con la cinepresa addosso ai protagonisti, muovendosi nervosamente, fotografia sporca, musica "di strada" e sparata forte, montaggio serrato che alterna azione violenta a spaccati interni nei quali c'è calma apparente ma monta il nervosismo. Ma non c'è solo questo. C'è la descrizione minuziosa di una realtà fuori da ogni controllo, dove la classe media non capisce o non vuole capire quello che vive la classe bassa; il film è l'anello di congiunzione tra City Of God e l'ambiente "esterno", non prende posizione ma illustra una realtà disperata, dove il BOPE rappresenta il potere senza controllo della repressione contro una gestione di una situazione, quale quella delle favelas, che è impossibile da combattere senza la violenza. Ma c'è un altro elemento importantissimo, ed è quello della succitata classe media. Gli studenti che si lamentano della violenza (ridicola) della polizia durante i routinari controlli dei documenti, e che sono convinti di aiutare gli abitanti delle favelas con delle ONG conniventi con i "capi mafia", sono poi quelli che alimentano il mercato della droga che fa girare quello delle armi, armi che determinano le gerarchie non ufficiali ma portanti delle favelas stesse. Un atto d'accusa enorme e pesantissimo, che dovrebbe far riflettere un bel po' tutti quanti, anche i non brasiliani.

Attori non tutti bravi, ma con delle facce indimenticabili.

Il classico pugno nello stomaco, anzi, nel ventre molle della società moderna. Senza speranza.

la chiave

Ieri, un'amica assidua lettrice del blog, mi ha fatto gentilmente notare una cosa che reputo importantissima. Uso spesso l'espressione figurata "la chiave di volta" correttamente, ma ero erroneamente convinto che derivasse dal fisico Alessandro Giuseppe Antonio Anastasio Volta; per questo scrivevo Volta maiuscolo. Invece, l'amica mi ha fatto giustamente notare che la chiave di volta è un elemento strutturale architettonico fondamentale per la costruzione di un arco.

Magari lo sapevate. Io no, quindi ho imparato qualcosa.

post bush


Ieri, mentre ascoltavo Wanderlust in cuffia arrostendomi al sole, ho avuto la classica "rivelazione", il particolare che mi rende più o meno interessante l'ascolto o il ri-ascolto di un disco. Gavin Rossdale, ex leader dei Bush, band da sempre sottovalutata (questa è la mia opinione) e marito felice di Gwen Stefani, messosi in proprio, canta somigliando moltissimo al Peter Gabriel solista. Lo so, a prima vista sembra una stronzata colossale e una specie di bestemmia; ma provate ad ascoltare, ad esempio, l'iniziale Can't Stop the World, e se conoscete l'ex Genesis, troverete le somiglianze, perfino un po' spaventose.

Il lavoro solista di Rossdale è chiaramente più pop dei lavori dei Bush (ma meno di quelli di sua moglie!!), più levigato, con atmosfere più dolci, con qualche pezzo superfluo, ma con alcuni brani che danno un discreto piacere all'ascolto (Forever May You Run, The Skin I'm In, Drive, Love Remains The Same, The Trouble I'm In). E in Beauty In The Beast sembra il nuovo Michael Bolton, meno dotato ma anche con meno problemi di adenoidi.


Gavin Rossdale - Wanderlust

coming soon


A breve, recensione di Il mio amico Leonard, seconda prova letteraria di James Frey, convincente dopo l'esordio molto bello con In un milione di piccoli pezzi di alcuni anni fa.

coming soon


A breve, recensione di E venne il giorno di M. Night Shyamalan; delude il nuovo film del genietto indo-americano, a differenza delle sue prove passate.

coming soon


A breve, recensione del concerto di Neil Young al Mandela Forum di Firenze del 22 giugno 2008. 63 anni e un aneurisma cerebrale alle spalle; ma, come dice lui stesso, rock and roll can never die.

20080622

weekly worldly diet update 10


Chad: The Aboubakar family of Breidjing Camp
Food expenditure for one week: 685 CFA Francs or $1.23

PS questa è tutta per Cat che, se non ricordo male, ci ha lavorato in questo campo profughi

parte 9

weekly worldly diet update 9


Bhutan: The Namgay family of Shingkhey Village

Food expenditure for one week: 224.93 ngultrum or $5.03


weekly worldly diet update 8


Ecuador: The Ayme family of Tingo

Food expenditure for one week: $31.55


weekly worldly diet update 7


Egypt: The Ahmed family of Cairo

Food expenditure for one week: 387.85 Egyptian Pounds or $68.53


weekly worldly diet update 6


Poland: The Sobczynscy family of Konstancin-Jeziorna

Food expenditure for one week: 582.48 Zlotys or $151.27


20080621

weekly worldly diet update 5


Mexico: The Casales family of Cuernavaca

Food expenditure for one week: 1,862.78 Mexican Pesos or $189.09


weekly worldly diet update 4


United States: The Revis family of North Carolina (Sure hope most American families eat more fresh fruits and vegetables and less junk food than this family)
Food expenditure for one week $341.98

PS la nota tra parentesi è stata scritta dall'americano che ha mandato l'e-mail


weekly worldly diet update 3


Germany: The Melander family of Bargteheide
Food expenditure for one week: 375.39 Euros or $500.07


weekly worldly diet update 2


Italy: The Manzo family of Sicily
Food expenditure for one week: 214.36 Euros or $260.11


weekly worldly diet update 1

Mi è arrivata questa e-mail, ed è molto interessante. Giudicate voi, tanto un po' d'inglese lo sapete tutti.

continua

è tutto ok

inizio a leggere la bibbia!

la bomba petrolifera 12


parte 11

Agricoltura
I contadini possono trasformarsi in “energicoltori”. “Le aziende agricole dovrebbero raggiungere l’autonomia energetica in dieci anni, alcune anche prima”, sostiene Pascal Ferey, vicepresidente del sindacato degli agricoltori francesi. Uno sguardo nuovo sulle aziende ha messo in evidenza il loro enorme potenziale in termini di produzione di energia. L’elettricità può essere prodotta a partire dalle pale eoliche nei terreni e dai pannelli solari. Altre fonti di produzione sono l’uso dei rifiuti fermentabili e del letame per produrre biocarburante e l’uso di olio vegetale di colza o di girasole per alimentare i trattori. Tutta questa filiera di agrocarburante garantirebbe l’autonomia energetica a piccoli gruppi di una o più aziende agricole, con un bilancio energetico positivo a differenza della produzione industriale di agrocarburanti.

Energia
Le alternative esistono già. Entro il 2030 il consumo di elettricità dovrebbe crescere del 2,6 per cento all’anno. Contrariamente a un’idea molto diffusa, il petrolio è solo una piccola parte della produzione di elettricità: il 7 per cento. Meno del gas (20 per cento), ma soprattutto meno del carbone (39 per cento). Gli imperativi ambientali impongono tuttavia di diminuire drasticamente il ricorso alle energie fossili. L’Europa si è data l’obiettivo di portare al 20 per cento la percentuale delle energie rinnovabili nella produzione di elettricità entro il 2020. Significa raddoppiarla rispetto a oggi. E si calcola che il 20 per cento del consumo di energia potrebbe essere risparmiato semplicemente gestendola meglio (migliore isolamento, buone abitudini degli utenti). L’altra tendenza è il rinnovo dell’industria nucleare. Alla fine del 2007 erano in costruzione 35 reattori, 91 commissionati o in fase di progettazione, e secondo l’Agenzia internazionale per l’energia se ne prevedono più di 220 (contro i 160 alla ine del 2006 e i 110 alla fine del 2005). In Francia il nucleare (85 per cento dell’elettricità prodotta) permette di risparmiare almeno venti miliardi di euro all’anno sulle importazioni di gas e di petrolio.

fine articolo, fine reportage

20080620

a bullet in your head


Rage Against The Machine + Gallows + Linea 77, 14 giugno 2008, Modena, Stadio Braglia


Evento: avvenimento o iniziativa di particolare rilievo. Ci sono tanti amici, oltre a migliaia di sconosciuti festanti, fuori dallo stadio di Modena, oggi. Arriviamo da tante direzioni diverse, alla spicciolata, ci troviamo, ci salutiamo, scherziamo insieme. Qualcuno è già dentro, altri no. I Linea 77 li sento in sottofondo mentre ancora stiamo decidendo quando entrare: non che mi dispiacciano, gli manca l'appeal giusto, sono sempre in mezzo a un guado. Entriamo, ci sistemiamo, c'è un'altra band sul palco enorme, al secondo pezzo riconosco il ritornello: sono i Gallows, non sapevo ci fossero loro di supporto. Il disco mi piace, dal vivo non ha la stessa resa, forse non sono adatti ad uno spazio così grande. Li seguo piuttosto distrattamente, non se la cavano poi così male.

Sono contrario alle reunion. O meglio, non mi piacciono in generale, ma valuto di volta in volta, spesso a pelle. Diciamo che sono diffidente. Stavolta lo sono molto: Zack De La Rocha non si vede da circa 8 anni e da 8 anni dice che sta per far uscire un disco (un po' come Axl Rose), mentre gli altri tre, formando gli Audioslave con Chris Cornell si sono dati all'hard rock radiofonico peggiorando di disco in disco. I nuovi Foreigner, senza nulla togliere ai Foreigner. Non mi sono volutamente e minimamente interessato alle date precedenti a questa, voglio essere sorpreso, in negativo o in positivo lo vedremo, voglio essere libero di gioire o di sparare merda.

I "nastri", la musica diffusa allo stadio, è indicativa ma sempre quella: un po' di rock, molto hip hop, di quello buono. Beastie Boys e Cypress Hill su tutti. Lo stadio di Modena è molto bello, forse più per il calcio che per la musica, non è strapieno ma siamo vicini alle 20mila presenze man mano che si avvicinano le 21,30, orario previsto per l'inizio del concerto dei RATM. Un bel colpo d'occhio. Passano le 21,30. Il palco è enorme, ci sono due mega-schermi ai lati. Arrivano le 22,00, e finalmente si spengono tutte le luci. C'è del movimento dietro al palco, l'amico Fabio fa una battuta sui pompieri che stanno salendo sul palco, magari suonano loro. Parte una sirena da allarme aereo, la folla rumoreggia: ci siamo. Quattro figure nell'ombra. La sirena sta ancora suonando quando si accendono le luci: i quattro RATM sono sul palco senza strumenti, davanti al pubblico, equidistanti e allineati. Hanno tutti addosso una tuta arancione (ecco chi erano i "pompieri") che richiama immediatamente il carcere di Guantanamo, in testa un cappuccio di iuta nero che richiama un po' di tutto in ambito malvagio. D'improvviso, mi è tutto molto chiaro: ecco perchè sono qui, ecco il motivo di questa reunion, ecco perchè stasera sarà una serata bellissima e memorabile. Ecco il senso. I roadies aiutano i quattro, fanno imbracciare basso e chitarra a Tim e Tom, conducono Brad alla batteria, mettono il microfono in mano a Zack. L'inizio di Bombtrack è ovviamente salutato da un boato, le note agili di basso sono coperte immediatamente. Prima ancora di cominciare a cantare, rappare, scandire slogan, l'huh di Zack lascia intendere che sta bene. Burn burn, yes you gonna burn e si chiude il primo pezzo, si spengono nuovamente le luci e parte L'Internazionale. Dura un po', luci, i quattro si sono tolti tute e cappucci, e via con Bulls On Parade. Intensità altissima, pubblico totalmente coinvolto. Versioni decisamente convincenti. People Of The Sun e Testify. Zack ha preso solo qualche chilo, ma sono quei chili che a uno magro donano. Sta benissimo e la voce non ha flessioni. Si muove da rapper, come sempre e come si conviene. Ha i capelli afro e all'inizio, da lontano, potresti scambiarlo per il fratello di Lenny Kravitz. Quello più incazzato e meno piacione. Durante Know Your Enemy e soprattutto Bullet In The Head è uno spettacolo guardare il prato dello stadio, da lontano, e vedere che salta. Down Rodeo è interlocutoria, uno di quei pezzi che non mi hanno mai convinto in pieno, e precede Renegades Of Funk, ci speravo di sentire qualcosa da Renegades, ma la versione non è delle migliori e capisco che si concentrino molto di più sui pezzi loro (anche se ci sarebbe molto da discutere, ormai questo E' un pezzo loro), su quelli che si possono considerare ormai classici, le canzoni di protesta del 2000. Dietro l'angolo però c'è un pugno di canzoni che scuotono nuovamente, per quasi 20 minuti, il prato dello stadio: Born Of A Broken Man, Guerrila Radio, Calm Like A Bomb e "la Nina, la Pinta, la Santa Maria", dove finalmente Maria ha la erre arrotata, densa e messicana del castigliano antico (e non quella da fighette americane che cantava Cornell) di Sleep Now In The Fire. Wake Up ospita un mini-comizio di Zack a proposito dell'amministrazione Bush, ed introduce alla pausa. Prime somme: sono in forma, il tempo sembra non essere passato, anche se mi aspetto che Tim, Tom e Brad chiedano pubblicamente scusa almeno per Revelations. Qualche sbavatura, ma già lo sapevamo, si può attribuire solo a Brad, che un fenomeno, come gli altri due musicisti, non è, e si sente. Tim e Tom fenomeni, non sbagliano un colpo, Morello è sempre il solito geniaccio della chitarra, Commerford non è un virtuoso ma poco ci manca, e le sue linee di basso sono tutto fuorchè regolari e lineari. Il concerto segue impostazioni che conoscevamo già, almeno a livello di durata. Rientrano sul palco per un potentissimo medley di Freedom e Township Rebellion, poi chiudono con il loro manifesto: Killing In The Name Of...

L'eco della frase urlata, arrabbiata, rivoluzionaria, che ci ha fatto sfogare e, lasciatemi dire, sognare, per diversi anni, risuona anche dopo che i RATM hanno ormai lasciato il palco: fuck you I won't do what you tell me!


Probabilmente non faranno mai un disco nuovo, lo dicono loro stessi, e forse è giusto così. E' giusto perchè le loro canzoni, alcune hanno più di 3 lustri, conservano ancora oggi intatta la loro carica. E' una storia strana, se ci riflettete sopra. C'è di che essere felici che una band scioltasi 8 anni fa si sia riformata per non fare un disco nuovo. Eppure, mai come in questo momento, se ne sentiva il bisogno, di questi Rage Against The Machine.

Compromise, conformity, assimilation, submission. Ignorance, hypocrisy, brutality, the elite. All of which are italian dreams.





Foto di Francesco Castaldo, da qui.

things we lost in the fire hope comes with letting go


Noi due sconosciuti - di Susanne Bier 2008


Giudizio sintetico: si può perdere


Audrey è bellissima, ed è sposata con Brian Burke, brillante nel suo lavoro, gentile, amorevole. Hanno due figli splendidi, Harper e Dory, e una casa splendida. Brian, ogni tanto, fa arrabbiare Audrey perchè va a trovare Jerry; Jerry è un amico d'infanzia di Brian, tossicodipendente e sbandato, talmente dropout che Brian è l'unico amico che gli è rimasto.

Brian è talmente eroico che muore mentre soccorre una donna in fin di vita per le percosse del compagno: l'uomo, fuori di testa, estrae una pistola e uccide Brian, la compagna e poi si suicida. Audrey non riesce ad elaborare il lutto. Comincia ad interessarsi alla disintossicazione di Jerry, e lo invita ad andare ad abitare nella rimessa di casa Burke.


E' quasi più bello a raccontarlo che a vederlo, questo film che la distribuzione italiana ci ha fatto desiderare moltissimo. Rimandata più volte l'uscita, addirittura cambiato il titolo italiano che era già stato deciso (Oltre il fuoco, miserevole tentativo di tradurre l'originale Things We Lost In The Fire - Hope Comes With Letting Go), gli appassionati lo attendevano anche in quanto "il primo film americano di Susanne Bier", che ci aveva stregato col suo Dopo il matrimonio. Le premesse c'erano tutte, una regista brava, attenta alle storie, mai sopra le righe anche se appassionata ai racconti familiari complicati e stravaganti, con situazioni difficili, buon budget e bravissimi attori. Il risultato, spiace dirlo, non è coinvolgente e toccante come ci aspettavamo.

Situazione particolare, come dicevamo prima, riconoscibile la mano della Bier, ma l'impressione che si ha è che l'ambientazione americana e l'impiego di due attori famosi faccia un po' sfuggire di mano la situazione alla regista danese, e che, soprattutto nella seconda parte, il film finisce per girare a vuoto e risultare ridondante, per non dire noioso.

Commozione garantita, ma rimane un bel po' di amaro in bocca. Perfino l'attenzione ossessiva per i particolari, altra caratteristica della Bier, finisce per risultare stucchevole. Bravissimi la Berry e Del Toro, anche se un po' troppo "in posa", specialmente il secondo. Curioso, dopo Californication, vedere (o meglio, rivedere) Duchovny nei panni di un "bravo ragazzo".


Occasione sprecata.

hard on for love


Nick Cave & The Bad Seeds, 30 maggio 2008, Sesto Fiorentino (FI), Villa Solaria


Arriviamo al secondo pezzo (nonostante siano appena le 21,20) Dig!!! Lazarus, Dig!!!, perdendoci Night Of The Lotus Eaters e il tipo che ha fatto da supporto, che un'amica mi racconta dimenticabile. Serata storta, ingorgo colossale fuori Firenze e traffico bloccato per un'ora, parcheggio lontanissimo e pioggia imminente. Una serata adatta al Nick Cave pessimista e nichilista, non quello attuale: un sopravvissuto felice di esserlo e pieno di energia a 51 anni.

Pubblico abbastanza numeroso, Villa Solaria senza poltroncine con una "pavimentazione" fangosa che fa un po' Woodstock, palco messo di sbieco, almeno mi pare, rispetto agli anni scorsi. Con me un collega col quale ho visto Cave per la prima volta, nel lontano (ormai) 1994, un memorabile concerto al teatro Gran Guardia in Livorno, pensate un po'. Ci divertiamo a "marcare le differenze" tra quel Nick Cave e quello di stasera. Ci appare immediatamente in grande forma, lucido, nervoso quanto basta fisicamente, scattante e reattivo, voglioso di "darsi" al pubblico con grande trasporto. Non ha bisogno di guidare la band, ormai suonano a memoria, lui è molto "rock" nell'atteggiamento (a fine concerto in maglietta nera semi-aderente, microfono in mano, in punta di palco a prendersi la pioggia insieme al pubblico, è l'essenza del rock), ma non perde una stilla della sua classe che non è solo rock.


I pezzi del disco nuovo rendono piuttosto bene dal vivo, anche se appaiono pop se confrontati con i grandi classici. Le due già citate, Today's Lesson, Midnight Man (la mia preferita, anche live, leggere qui per credere), Lie Down Here (And Be My Girl), Moonland, We Call Upon The Author, More News From Nowhere, Jesus Of The Moon, niente possono dinnanzi a versioni super di Tupelo, The Mercy Seat, Deanna, Papa Won't Leave You Henry, addirittura Hard On For Love da archivio, estratta da Your Funeral, My Trial, o la conclusiva, diabolica, Stagger Lee. Ci sono anche momenti intensi e perfino introspettivi, com'è giusto che sia, con Red Right Hand, Let Love In, una delle mie preferite in assoluto The Ship Song (come vi dicevo qui), e una Into My Arms riarrangiata lievemente, ma pur sempre una splendida canzone di amore, dolore, passione e devozione. Per citare tutta la scaletta, Get Ready For Love è devastante e The Lyre Of Orpheus spacca per ruvidità. In totale sono due ore abbondanti.


Nick Cave è quindi come il vino buono, per cui chissà per quanto altro tempo ancora sarà piacevole assistere ad un suo live. Ce ne andiamo bagnati e contenti.
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Foto da

la spettacolare vita di Giulio Andreotti


Il divo - di Paolo Sorrentino 2008


Giudizio sintetico: imperdibile


Da Wikipedia: Giulio Andreotti, nato a Roma il 14 gennaio 1919, democristiano; sette volte Presidente del Consiglio, otto volte ministro della Difesa, cinque volte ministro degli Esteri, due volte ministro delle Finanze, ministro del Bilancio e ministro dell'Industria, una volta ministro del Tesoro, ministro dell'Interno e ministro delle Politiche Comunitarie; sempre presente in Parlamento dal 1948 al 1991 come deputato e successivamente come senatore a vita.


Sorrentino immagina spaccati della vita di Andreotti nel periodo attorno al 1992, all'epoca dell'ultimo governo Andreotti, la candidatura a Presidente della Repubblica, le prime accuse per mafia, la nomina a senatore a vita. Sottotitola questo suo Il divo con un emblematico La spettacolare vita di Giulio Andreotti.


Il bravissimo Sorrentino, uno dei migliori (se non il numero uno) registi italiani contemporanei (ricordiamoli i suoi film: L'uomo in più, Le conseguenze dell'amore, L'amico di famiglia), sceglie di confrontarsi con una figura italiana al tempo stesso storica ma attuale, controversa ma istituzionale, ed elegge una via poco convenzionale per una cine-biografia (o quasi), se vogliamo un po' "americana", sicuramente molto "alternativa". Inoltre, sceglie rischiosamente di adottare alcuni espedienti (al contrario) molto convenzionali (voce fuori campo del protagonista e didascalie introduttive per i personaggi principali), e nonostante questo il risultato che ne esce è ultra-moderno. Un film dal ritmo vertiginoso, soprattutto nella prima parte, mi verrebbe da definirlo rock, dalla tecnica superba, dalle inquadrature suggestivamente fuori dalla norma (ma questo è uno standard sorrentiniano).

La fotografia è cupa, i "topici" di Sorrentino ritornano (la simmetria delle architetture, i personaggi grotteschi), la figura di Andreotti è dipinta, in fondo, come l'immaginario collettivo nazionale la immagina, ma la approfondisce con struggimenti interni che si esplicano nelle scene in chiesa.

Servillo è l'Andreotti delle vignette di Forattini, e al tempo stesso è Nosferatu, è il gobbo di Notre Dame, è Belzebù, Belfagor, è Hellraiser, e, al tempo stesso, è umano (alla sua umanizzazione concorre Anna Bonaiuto che interpreta, altrettanto magistralmente, la moglie del divo Giulio).

Straordinari i caratteristi che interpretano i componenti della corrente andreottiana della DC. Regia, come già detto, superba, scene indimenticabili, colonna sonora che spazia dal rock alla classica, azzecatissima.


Grande. Grande.

where you been?


Dinosaur Jr + Bob Corn, 4 giugno 2008, Firenze, Auditorium Flog




Quando, insieme ad alcuni amici, vedemmo la data del 4 giugno per i Dinosaur Jr alla Flog non ci credevamo. Di solito la Flog chiude a maggio, anche perchè in primavera/estate lì dentro si muore dal caldo. E invece, stasera non si sta proprio malissimo.


Soliti orari assurdi, e sale sul palco il solito Bob Corn, ormai abbonato alla Flog: l'ho visto talmente tante volte e, nonostante questo, non riesco a ricordarmi nemmeno un suo pezzo. Qualcosa vorrà dire.




La compagnia è piacevole, e il tempo scorre veloce. Arriva il momento dell'evento. Mi sono perso i Dinosaur ai tempi d'oro, qualche anno fa vidi (vedere è un eufemismo: al Tago Mago, con 20 persone e lui seduto, se non sei davanti alla sedia non vedi niente) J Mascis da solo, e fu bello, nonostante quel suo fare talmente distaccato da sembrare catatonico; la sua chitarra, che sia elettrica o acustica/elettrificata, parla da sola, J ci mette quella sua voce, da Neil Young giovane e ubriaco, inconfondibile. Sono già venuti in Italia dopo la reunion, e mi è sempre andata male, ma stavolta non me li posso perdere. Non mi importa perchè siano tornati insieme, anche se sinceramente, a giudicare dai luoghi dove suonano e dagli spettatori presenti, non credo sia per soldi (se così fosse, avrebbero fatto un buco nell'acqua): mi importa del volume (che dev'essere alto, altrimenti non sono i Dinosaur) e delle canzoni (che sono innegabilmente belle). E sia.




Si parte con Just Like Heaven, e se J è imbolsito pensate a Robert Smith. I volumi sono vicini al massimo, ed occorreranno un paio di pezzi o tre per registrarli al meglio. La giusta dose di vecchi classici (Out There, Repulsion, The Wagon - Oh my God! -, Little Fury Things e molto altro ancora) e buoni pezzi nuovi (Almost Ready, quasi in apertura, molto bella, non stona affatto col resto). Murph è preso e sorridente, gli scappa una bacchetta ma si riprende con dignità, picchia sodo e non demorde. Lou pare scatenato. J è nel suo mondo, che lui e Lou non si stiano simpatici si sa da tempo, ma quel che conta è il risultato: evidentemente l'alchimia è indipendente dalla simpatia.

Pubblico variegato ma fondamentalmente un po' nostalgico: mancano i giovani e le pettinature emo, ma non se ne sente la mancanza così tanto.


J è sempre un dio della chitarra, ed è bello sentir suonare dal vivo i Dinosaur Jr, anche fuori tempo massimo.