No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20170526

Vienna (Austria) - Maggio 2017 (2)

Eccomi quindi alla visita dei cosiddetti tesori imperiali asburgici, impressionante collezione di argenteria, porcellane ed altre cose alle quali io non sono particolarmente interessato, e alle stanze della residenza di città appartenute a Francesco Giuseppe e a Sissi.

Parlamento
Il museo di Storia Naturale
Il "Kunst"
Äußeres Burgtor
Ancora il "Kunst"
Teseo e il centauro, di (ovviamente) Antonio Canova, in bella mostra all'interno del Kunst
Scorrazzando nella U-Bahn

L'ora si è fatta, esco, do un'occhiata esterna al Rathaus, al Palazzo del Parlamento, ed eccomi nella piazza dedicata a Maria Teresa d'Austria, da dove accedo al Museo della Storia dell'Arte. Qua, alla ricerca della Salita al Calvario (con relativo retro) del mio preferito, interessante collezione di italiani (Caravaggio, Giorgione, Tiziano), e dei bei Brueghel (il Vecchio) e Rubens. Esco e mi dirigo all'Accademia delle Belle Arti, dove mi attende, si fa per dire, il Trittico del Giudizio di Vienna (titolo secondo me un po' ingannevole, l'originale fiammingo è, tradotto alla lettera, "Il giorno del giudizio", e infatti in inglese viene tradotto con "The Last Judgment"), insieme ad altro. Esco e s'è fatta una certa. Visto che la prossima meta non è vicinissima, decido di riprendere la metro, quindi torno a Karlsplatz e mangio qualcosa al volo sottoterra.

20170525

Vienna (Austria) - Maggio 2017 (1)

Venerdì 19 maggio
City Break a Vienna, sempre nell'ottica delle capitali europee. Mai stato, son curioso, ovviamente. Come mi capita sempre più spesso, organizzo le cose un po' di corsa, e poi rifinisco just in time. Volo Eurowings da Pisa, partenza 15,30, ma venerdì me lo prendo tutto di ferie, dormo, cazzeggio fino alle 11, poi con calma, mi metto in auto, mi dirigo verso lo scalo più vicino a casa, parcheggio (solito) prenotato, e adesso che sono terminati (finalmente) i lavori per il Pisamover, arrivare a piedi all'aeroporto è davvero un attimo. Mangio in uno dei diversi posti dedicati, caffè, sigaretta, controlli, incontro una vecchia conoscenza, saluto, mi metto a sedere e attendo. Imbarco liscio, partenza in orario, bella giornata, quasi estiva. Arrivo alle 17, cerco l'ufficio del turismo, ritiro la Vienna City Card (sconti su musei e varie attrazioni turistiche, e mezzi pubblici gratuiti; opzioni da 24, 48 e 72 ore) e compro il biglietto del CAT, ben segnalato, comodo, in 16 minuti si è alla stazione di Mitte, di interscambio con trasporti su rotaia e metropolitana. Con la Card anche un librettino/guida in tedesco, inglese, francese ed italiano, con tutte le cose da fare e vedere, e la mappa della metro. Cerco la stazione, prendo la direzione giusta, qualche fermata, ed eccomi a quella di Hietzing. 50 metri scarsi e sono al Parkhotel Schonbrunn, prenotato come al solito con Booking.com. Elegante ma con una certa età, e qualche ingenuità, per un 4 stelle (tipo i distributori di sapone a muro nel bagno, una caduta di stile). Check in, mi sistemo in camera, non ho nessuna intenzione di fare alcunché, e quindi faccio l'ora, scendo, e ceno al ristorante dell'hotel stesso, con una discreta soddisfazione. Risalgo in camera e mi dedico al mio passatempo preferito, da buon vecchietto (serie tv), e dormo il solito sonno dei giusti. Mi sono già appuntato quello che voglio vedere l'indomani, con relativa stazione metro vicina.
Il dessert: un vero capolavoro!

Hietzing U-Bahn
Opera
La Biblioteca Nazionale
Hofburg
Sabato 20
Sveglia, colazione, toilette, pronti. Prima delle 8,30 sono sulla metro. Solita linea verso il centro, fermata Karlsplatz. L'intenzione sarebbe quella di visitare prima l'Akademie der bildenden Künste (Belle Arti) e poi il Kunsthistorisches Museum, ma entrambi aprono alle 10. Mi dirigo quindi verso la quarta scelta, Hofburg, già sapendo che la terza, il Rathaus oggi è chiuso. In realtà, fa tutto parte del vecchio complesso imperiale, compreso tutto l'enorme circondario, parchi compresi.

20170524

Lost Twins (special edition)








































Patti Smith................................Leslie Feist..............................Charlotte Gainsbourg

20170523

In maniera decisa

In Spades - Afghan Whigs (2017)

Qualcuno lo sa, ormai con la rete si possono condividere immediatamente le prime reazioni, e ovviamente, se esce un disco degli Afghan Whigs, è naturale che lo ascolti, e che mi aspetto una cosa grande. Per essere chiari, ascolto questa band dal 1990, anno in cui uscì il loro secondo disco Up in It, e li ho visti live nel 1994. Come spesso mi accade, i primi ascolti non mi hanno soddisfatto, ma quando ho deciso di dargli l'ascolto definitivo, mi sono ricreduto. La band di Greg Dulli, un tizio che ha davvero la musica nel sangue, fu inizialmente inserita nel movimento grunge, forse solo semplicemente perché, dopo il loro debutto Big Top Halloween nel 1988, firmarono per la Sub Pop, che fece uscire i due dischi seguenti (prima che passassero alla Elektra); dopo la reunion, sono tornati alla Sub Pop, che ha fatto uscire questo In Spades e il precedente Do to the Beast. Si è sempre detto che questa band aveva come tratto distintivo, il fatto di provare a fondere rock e soul, e questo continua ancora oggi, rendendoli attuali oggi come allora. A differenza dei Black Keys, gli Afghan Whigs però, non suonano vintage quando li ascolti. Dette tutte queste cose, per provare a contestualizzare un poco, la band originaria di Cincinnati, Ohio, ha un enorme valore aggiunto: Greg Dulli. Chitarrista, splendido cantante con un timbro indimenticabile e versatile, produttore, anche amante dell'alcol, delle sigarette e pure di casini vari, genio e sregolatezza, ma sicuramente grande artista, dotato di un talento puro per la composizione. Pitchfork, in apertura della recensione di questo In Spades, riassume gli Afghan Whigs in questo modo: "Negli anni '90, gli Afghan Whigs sono stati, prima di tutti, possessori di due elementi che sarebbero poi diventati dominanti, nel rock del 21esimo secolo: un ampio uso dell'R'n'B da un lato, e un tono epico alla Bruce Springsteen dall'altro". Ecco, gran parte di questi due elementi sono dovuti a Dulli. In questo nuovo In Spades, ritroviamo tutta la grandeur degli antichi Afghan Whigs, che anche nel 2017, suona indubitabilmente bella e avvolgente. E poco importa se il disco dura solo 36 minuti, o se alcune melodie ricordano molto da vicino alcune altre degli stessi Whigs: il marchio di fabbrica è ben accetto, finché non diventa auto-plagio. Disco molto bello.



Someone knows, now with the net you can immediately share the first reactions, and of course, if an album of the Afghan Whigs comes out, it's natural that I will gonna listen to it, expecting a big thing. To be clear, I've been listening to this band since 1990, when they released their second album "Up in It", and I saw them live in 1994. As often happens to me, the first listenings did not satisfy me, but when I decided to give it the definitely listening, I made up my mind. Greg Dulli's band, a guy who really has music in his blood, was initially included in the grunge movement, perhaps simply because after their debut "Big Top Halloween" in 1988, they signed up for Sub Pop, which released the following two albums (then they switched to Elektra); after their reunion, they came back to Sub Pop, who released this "In Spades", and the previous "Do to the Beast". It has always been said that this band had a distinctive feature, the fact of trying to blend rock and soul, and this continues today, making them up to date, today as then. Unlike the Black Keys, however, the Afghan Whigs do not sounds vintage, when you listening to them. All that being said, trying to contextualize a bit, the band from Cincinnati, Ohio, has a tremendous added value: Greg Dulli. Guitarist, gorgeous singer with an unforgettable and versatile timbre, producer, even lover of alcohol, cigarettes and also fpr the fights, genius and dissoluteness, but definitely a great artist with a pure talent for songwriting. Pitchfork, opening the review of this "In Spades", sums up the Afghan Whigs in this way: "Back in the 1990s, the Afghan Whigs were way ahead of the curve on what would become two of the most dominant tropes in 21st-century rock’n’roll: an open embrace of R&B on one hand, and widescreen Springsteen-sized epics on the other". Here, most of these two elements are due to Dulli. In this new "In Spades", we find all the greatness of the ancient Afghan Whigs, which even in 2017, sounds undoubtedly beautiful and enveloping. And it does not matter if the record lasts only 36 minutes, or if some melodies are very close to some of the Whigs themselves: the trademark is well-received until it becomes self-plagiarism. Very nice album.

20170522

Circo solitudine

Circo soledad - Ricardo Arjona (2017)

Qualche giorno fa, non so perché precisamente, mi è tornato in mente il mio idolo tamarro Ricardo Arjona. Di lui, e della mia insana passione per la sua musica, vi ho parlato, annoiandovi a morte, qui, nella recensione del suo disco in studio precedente. Come ho già spiegato, a dispetto dei miei gusti musicali, lui è uno dei miei guilty pleasures, e, tornando a qualche giorno fa, quando ho realizzato che dal 2014 (anno in cui è uscito il precedente Viaje) erano usciti ben due dischi, mi sono spaventato: mi sono calmato solo quando ho capito che Apague la luz y escuche, del 2016, era un greatest hits. Dette tutte queste inutilità, passiamo al commento di questo disco nuovo nuovo, dove Arjona continua nel suo percorso musicale, particolarissimo, come ho già tentato di spiegare. Musica latina, musica pop, classica canzonetta, ma anche influenze soft rock (ascoltate Vivir; se vi ricorda qualcosa, non state sbagliando: è praticamente Dream On degli Aerosmith), e perché no, un pizzico di elettronica. Eppure, come appunto per un guilty pleasure, anche Circo Soledad è un disco che, personalmente, metto su e rimetto, ascolto con piacere, mi fa sorridere con i testi, mi trascina in Latino America col pensiero, addirittura mi fa cantare.



A few days ago, I do not know why exactly, I remembered my boorish idol Ricardo Arjona. Of him, and of my insane passion for his music, I talked to you, bored to death here, in the review of his previous record in studio. As I have already explained, in spite of my musical tastes, he is one of my guilty pleasures, and, coming back a few days ago, when I realized that from 2014 (the year in which the previous "Viaje" came out), two albums came out, I was scared: I calmed down only when I realized that "Apague la luz y escuche", of 2016, it's only a greatest hits. That said all these uselessness, let's go to the commentary on this new new album, where Arjona continues in his musical journey, very particular, as I have already tried to explain. Latin music, pop music, classic songs, but also soft rock influences (listen to "Vivir"; if you remind of something, you're not mistaken: it's basically "Dream On" of Aerosmith), and why not, a pinch of electronics. Yet, as for a guilty pleasure, "Circo Soledad" is also an album that I personally put on repeatedly, I listen it with pleasure, it make me smile with the texts, dragging me in Latin America with thought, even making me sing.

20170521

Doccione

Gargoyle - Mark Lanegan (2017)

Un'amica, che ama Lanegan ormai da molto tempo, commentava a proposito di questo ultimo album: "se solo tornasse triste...". E' l'eterna condanna dell'artista: si è convinti che solo avendo un'anima in pena, possedendo il duende, si riesce a comporre poesia, arte, musica, che arrivi dritto al cuore. Cerco di comprendere, e di interpretare. Mark Lanegan, ormai ultra-cinquantenne, è sicuramente un personaggio complicato, ma questo non toglie che sia uno di quelli che ha capito, anche solo per un suo stimolo personale, che per continuare a fare questo mestiere, un po' bisogna cambiare. E quindi, già dal disco precedente, ha lasciato libere le sue influenze, anche quelle non propriamente rock e blues, di irrorare le sue composizioni. Un'elettronica per nulla invadente, adesso, pervade le sue composizioni; evidentemente, una sorta di pace interiore, fa il resto, e, all'ascoltatore, sembra di ascoltare un disco "allegro" (Nocturne, Beehive, Emperpor, Drunk on Destruction, First Day of Winter, eccetera). E' vero che può sembrare qualcosa di meno introspettivo, ma quel che è innegabile è che anche su Gargoyle, Lanegan non suona più come un reduce dell'epoca grunge, uno che pesca dal blues e mette insieme Cave e Waits; sta invece cercando di mettere insieme tutto questo, e innestarlo sull'eredità new wave (ci sono i Joy Division ma anche i primi U2), provando a generare qualcosa di moderatamente nuovo. Il risultato, a mio modesto giudizio, è già migliore di quello che avevamo in Phantom Radio, ma abbisogna ancora di ritocchi e migliorie. Per il momento, tanto di cappello a Lanegan, che ha deciso di non ripetersi all'infinito, e di cercare nuovi percorsi.



A friend who loves Lanegan for a long time commented on this latest album: "If he just could be sad back again...". It is the eternal condemnation of the artist: we, listener, are convinced that only having a soul in pain, possessing "duende", the artist can compose poetry, art, music, that comes straight to the heart. I try to understand, and to interpret. Mark Lanegan, now more than fifty years old, is certainly a complicated character, but that does not mean that he is can't understand, even for his own personal stimulation, that to keep doing this job, one has to change. And so, already from the previous album, he left his influences, even those not properly rock and blues, to spin his compositions. An electronica not invasive, now, pervades its compositions; obviously, a kind of inner peace, does the rest, and, to the listener, it seems to hear a "cheerful" (Nocturne, Beehive, Emperpor, Drunk on Destruction, First Day of Winter, etc.). It is true that it may seem less introspective, but what is undeniable is that even on "Gargoyle", Lanegan no longer sounds like a grunge veteran, one that flips from the blues and puts together Nick Cave and Tom Waits; he is trying to put together all this, and embed it on the new wave legacy (there are the Joy Division but also the first U2), trying to generate something moderately new. The result, in my humble opinion, is already better than what we had on "Phantom Radio", but still needs updating and improvement. For the moment, hats down at Lanegan, who has decided not to repeat himself indefinitely, and to seek new paths.

20170519

Lay down and die



Chris Cornell - Wave Goodbye

Words get tangled on your tongue
And you stumble on your feet
When you miss somebody
And everywhere you think you see
Them walking down the street
When you miss somebody
When you miss somebody
You tell yourself
A hundred thousand times
Nobody ever lives forever
So you give it one more try
To wave goodbye
Wave goodbye
Every hurtful thing
You ever said is ringing in your ear
When you miss somebody
And every thing of beauty
That you see only brings a tear
When you miss somebody
When you miss somebody
You tell yourself everything
Will be alright
Try to stand up strong and brave
When all you want to do
Is lay down and die
How long I've waited for an answer or a sign
Lonely and weary from this troubled task of trying
To wave goodbye
So now you start to recognize
That every single path you see
Leads to a tear in your eye
So wave goodbye
Wave goodbye


20170518

Automa

Automaton - Jamiroquai (2017)

Non mi ricordo chi, qualche tempo fa mi aveva detto "non è male il disco nuovo di Jamiroquai". Beh, non posso concordare. Nonostante abbiano avuto ben sette anni dal precedente Rock Dust Light Star, anche questo ottavo disco della band inglese non ha assolutamente niente da dire, nella maniera più totale e, ma l'ho già detto, probabilmente definitiva. Nessun pezzo particolarmente accattivante, i Jamiroquai ormai sono fossilizzati su un acid funk datato e senza più mordente, dove i suoni elettronici sembrano messi a caso, e le melodie sono decisamente già sentite. Troppo. 



I do not remember who, some time ago, told me "is not bad, the Jamiroquai's new album". Well, I can not agree. Although they have been seven years, from the previous "Rock Dust Light Star", this eighth album of the British band has absolutely nothing to say, in the most complete way, and I have already said it, probably definitive. No particularly appealing track, the Jamiroquai are now fossilized on an acid funk old style, and they don't have any longer some grip, a sound where electronic sounds seem to be inserted randomly, and melodies are definitely already heard. Too much.

20170517

Vita amore carne ossa

Life Love Flesh Blood - Imelda May (2017)

Quinto disco per la cantante, compositrice e pluri-strumentista irlandese, disco che segna l'allontanamento, non sappiamo se momentaneo oppure no, dal rockabilly che l'ha fatta conoscere. Imelda May possiede una voce impressionante, potrebbe cantare di tutto; stavolta si è messa nelle mani di T Bone Burnett, uno che ne sa, e pare abbia ricevuto amorevoli consiglio dall'amico e compaesano Bono. Il disco segue di qualche anno il suo divorzio. Detto questo, seppure la voce sia sempre e ancora decisamente sopra la media, il disco non è di quelli che lasciano troppo il segno. La May, piacente quarantaduenne, non esalta quando si cimenta con cose soft rock (The Longing, Game Changer, Leave Me Lonely, Human), non convince abbastanza quando si muove verso l'americana (The Girl I Used To Be, Levitate, Sixth Sense), mentre è sempre molto valida quando inserisce del jazz dentro i suoi pezzi (Call Me, Black Tears, How Bad Can A Good Girl Be). Disco non esaltante, ma speriamo che Imelda trovi la sua strada con i prossimi lavori.



Fifth album for the Irish singer, composer and multi-instrumentalist, a work that marks the outgoing, we do not know if momentarily or not, from the rockabilly that made it known to her. Imelda May has an impressive voice, she could sing everything; this time she put himself in the hands of T Bone Burnett, one who knows, and seems to have received loving advice from her friend and compatriot, Bono. The album follows her divorce, happened two years ago. That being said, even if the voice is always and still decisively above average, the album is not the ones that leave too much sign. May, a beautiful 42 years old, does not thrill when she comes up with soft-rock stuff (The Longing, Game Changer, Leave Me Lonely, Human), she does not convince enough when she moves to Americana (The Girl I Used To Be, Levitate, Sixth Sense), while it is always very good when she inserts jazz into her songs (Call Me, Black Tears, How Bad Can A Good Girl Be). Album not exciting, but we hope Imelda finds her way in the next few jobs.

20170516

Piacere

Pleasure - Feist (2017)

Così come i colori, i sapori, gli odori, i registi o le serie tv che ti piacciono senza saper spiegarne il perché, io adoro questa minuta canadese che sembra sempre comporre canzoni asimmetriche, e invece sono semplicemente bellissime. Sarà, come di diceva qualche giorno fa con l'amico Cla, per quella sua vaga somiglianza con un'altra icona, Charlotte Gainsbourg, sarà per la sua impensabile vicinanza/amicizia con i Mastodon (nel 2012 hanno fatto uno split insieme, dove lei interpretava la loro Black Tongue, e loro la sua A Commotion, in occasione del Record Store Day, e naturalmente sotto il nome complessivo di Feistodon), che appaiono campionati sul finale di A Man Is Not His Song, titolo, lasciatemelo dire, quasi commovente, almeno per me, che sono notoriamente scemo, e canzone affascinante, sarà solo perché è una delle artiste più convincenti degli ultimi anni, una di quelle che, come ha detto (più o meno) in un'intervista, fa dischi perché ne sente il bisogno intellettuale, e non quello lavorativo (il fatto che questo sia il suo quinto disco in 18 anni di attività solista mi pare lo dimostri ampiamente). Il motivo è probabilmente troppo difficile da spiegare, forse è nascosto nei gorgheggi di Get Not High, Get Not Low, fatto sta che anche questo Pleasure è un disco che non cerca il successo facile (eppure, ne sarebbe perfettamente capace, e lo ha dimostrato in passato), ma è intenso, profondo, straziante perfino, come pochi altri artisti sanno essere. Arriva a sorprendere perfino chi pensava di conoscerla, come quando, come nota Kitty Empire su The Guardian (ma pure Jillian Mapes su Pitchfork), ricorda fortemente PJ Harvey proprio con la canzone d'apertura, che dà il titolo all'intero disco. Registrato praticamente dal vivo in studio, riesce ad essere straordinariamente delicato seppure estremamente ruvido; Leslie Feist riesce a passare da momenti pacati ad altri decisamente vivaci (come ad esempio in Any Party), riesce come detto a farti sembrare le sue canzoni inizialmente sghembe, per poi farti scoprire che, magari dopo mezz'ora che hai smesso di ascoltare il disco, alcune delle sue melodie ce le hai ancora in testa, e stai facendo una fatica immane per scacciarle, per mandarle via da lì. Insomma, anche tralasciando quanto sia brava pure con la chitarra, e quanto stratificata (ascoltate quanti strumenti ci sono in tutto il disco) e al tempo stesso semplice appaia la sua musica, quando la sento cantare "And the trees for their hundred years" su The Wind, vorrei amare l'intero universo incondizionatamente. Se non è bellezza questa, è, quantomeno, Pleasure.



Just like the colors, the flavors, the smells, the movies directors or the TV series that you like without knowing why, I love this little Canadian, that seems to always make asymmetrical songs, and instead they are just beautiful. Maybe, as we said a few days ago with my friend Cla, for her vague resemblance to another icon, Charlotte Gainsbourg, will be for her unimaginable closeness/friendship with the Mastodon (in 2012 they made a split together, where she played their "Black Tongue", and them hers "A Commotion", on the Record Store Day, and of course under the overall name of Feistodon), that appears on the finale of "A Man Is Not His Song", title, let me say, almost moving , at least for me, who I am notoriously stupid, and that is a truly fascinating song, will only be because she is one of the most convincing artists of recent years, one of those who, as she said (more or less) in an interview, makes records because she feels intellectual need, and not as a job (the fact that this is his fifth record in 18 years of solo activity seems to me to be widely demonstrate this). The reason is probably too difficult to explain, perhaps it's hidden in the trills of "Get Not High, Get Not Low", it's also true that this "Pleasure" is an album that does not look for easy success (yet, Feist would be perfectly capable of do it, and she showed it in the past), but it is intense, deep, and upsetting, as few other artists know how to be. Surprising even when you thought you knew her, as when, as Kitty Empire on The Guardian (but also Jillian Mapes on Pitchfork) noticed, strongly remembers a young PJ Harvey, with the opening song, which gives the title to the entire record. Practically recorded live in the studio, it can be extraordinarily delicate, albeit extremely rough; Leslie Feist is able to pass from quiet moments to other decisively lively (as in "Any Party", for example), she succeeds in making her songs look like they were initially slant, and then find out that, maybe after half an hour you stopped listening this album, some of her melodies are still in your head, and you're doing a great effort to drive them out, to send them away from there. In short, even out of her goodness on the guitar, and even out how much stratified (listen to how many instruments are in the whole album), and at the same time for how simple her music appears to be, when I hear she sings "And the trees for their hundred years" on "The Wind", I would like to love the whole universe unconditionally. If this is not beauty this is, at least, Pleasure.

20170515

Noche de ronda

Lola - Carrie Rodriguez (2016)

Continua il mio viaggio attraverso le voci country femminili meno conosciute, sempre guidato dall'amico Monty, che a questo giro mi ha segnalato Carrie Rodriguez. Figlia e nipote d'arte (il padre David è stato poeta nonché artista folk, la madre Katy Nail è pittrice, la nonna materna, Frances Nail, fu saggista), questo è il suo quinto disco in studio come solista, intervallato da ben tre dischi dal vivo, in dieci anni. Suona violino, mandolino elettrico e tenor guitar, orgogliosamente texana, bilingue, ottima voce forse con un timbro non abbastanza particolare, ma validissimo comunque, propone una americana fortemente incrociata con atmosfere latine, rancheras, tex-mex, o come le vogliate chiamare. Canzoni ben scritte e spesso delicate, spesso cantante in spagnolo e inglese, degne di un ascolto.



My journey continues through the lesser-known country female voices, always led by my friend Monty, who pointed to me on this round Carrie Rodriguez. Daughter and granddaughter of art (father David was a poet as a folk artist, her mother Katy Nail is a painter, her maternal grandmother, Frances Nail, was an essayist), this is her fifth studio disc as a soloist, interposed by three live records, in ten years. She plays violin, mandobird and tenor guitar, she is proudly texan, bilingual, she has good voice perhaps with a not very particular timbre, but still valid, she plays an Americana strongly crossed with latin atmospheres, rancheras, tex-mex, or whatever name you want to call them. Well written and often delicate songs, often sang in Spanish and English, worthy of a listen.

20170514

The Romance Recalibration

The Big Bang Theory - di Chuck Lorre e Bill Prady - Stagione 10 (24 episodi; CBS) - 2016/2017

I nostri eroi si preparano per la seconda cerimonia di nozze tra Leonard e Penny. Sheldon e Leonard temono che, dopo la sera precedente, Mary (la madre di Sheldon) e Alfred (il padre di Leonard), abbiano dormito insieme, visto che se ne sono andati insieme. Non si capisce bene cosa sia successo, ma i due hanno intenzione di rivedersi, e la cosa irrita non poco Beverly, la madre di Leonard. Arriva la famiglia di Penny, e sua madre è preoccupata che il recente soggiorno in prigione del figlio, induca gli altri a considerare l'intera famiglia come white trash. La cerimonia, comunque, va bene, e i due si giurano amore, Beverly e Alfred sono felici di aver messo al mondo Leonard, e Sheldon dichiara a sua volta amore per la coppia. Howard viene contattato dal colonnello Richard Williams, del Laboratorio di Ricerca dell'Air Force statunitense, spaventando sia lui che Raj. Howard accetta di incontrarlo, ma il colonnello si rifiuta di rivelare il motivo del suo interesse.

TBBT procede a vele spiegate, nonostante sia giunto alla decima stagione, e si conferma una delle sit-com migliori, più divertenti, longeve, e degne di essere viste. I personaggi evolvono, cambiano, anche sbalordendo lo stesso pubblico di fanatici, e riesce a strappare sempre delle belle risate. Il cast, man mano che si va avanti e che la serie rimane molto vista, si arricchisce sempre di novità che le portano lustro. Rinnovata per altre due stagioni.

TBBT continues to sail, despite being in the tenth season, and confirms to be one of the best, fun, longevity, and worth seeing, TV sit-com. The characters evolve, change, even astonish the same audience of fanatics, and it always make you laughs. The cast, as it goes on and the series remains very much visible, is always enriched with novelties that bring it shine. Renewed for another two seasons.

20170512

Dead Cat Bounce

Billions - di Brian Koppelman, David Lieven e Andrew Ross Sorkin - Stagione 2 (12 episodi; Showtime) - 2017

Chuck rischia l'apertura di un'inchiesta interna, voluta dal Procuratore Generale, per le sue investigazioni su Axe. Nel frattempo, Axe cerca di fortificare, materialmente ma soprattutto mentalmente, con i comportamenti dei dipendenti, Axe Capital, soppesando anche le proprie possibilità di ritorsione nei confronti di Chuck. C'è un momento di precarietà economica, e lo stesso hedge fund lotta per sopravvivere. Wendy sta valutando un'offerta proveniente da un altro proprietario di un hedge fund, e Lara interviene prontamente in un'emergenza alla scuola frequentata dai suoi figli.

Non c'è niente da fare: quando una serie ha appeal e protagonisti giusti, non te ne riesci a staccare, attendi con ansia l'episodio seguente, e magari ti ritrovi a parteggiare per il cattivo. Almeno, questo è quello che succede a me. Billions prosegue spedita verso il successo, attraverso un'altra stagione scoppiettante e come sempre, densa di colpi di scena e novità, ma mantenendo come filo conduttore il duello tra Charles "Chuck" Rhoades e Robert Bobby "Axe" Axelrod (che, come potete notare dalla prima foto, in questa stagione passa ai Megadeth, dopo i Metallica). Interessantissimo il nuovo personaggio di Taylor Mason (interpretato da Asia Kate Dillon, già in Orange is the New Black), considerato il primo ruolo non-binary gender nella storia della tv, e straordinari ingressi in ruoli secondari (Eric Bogosian, David Strathairn). Già rinnovata per una terza stagione, quindi state tutti tranquilli!

There is nothing to do: when a series has the right appeals and characters, you can not pull it off, you look forward to the next episode, and maybe you'll find yourself on the side of the bad guy. At least, that's what happens to me. Billions continues on its road to success, through another crackling season, as usual dense with plot twists and novelties, but keeping as main theme, the duel between Charles "Chuck" Rhoades and Robert Bobby "Axe" Axelrod (which, as you can note from the first photo, this season switch to Megadeth, after Metallica). Very interesting the new character of Taylor Mason (played by Asia Kate Dillon, already in "Orange is the New Black"), considered the first non-binary gender role in TV history, and extraordinary entrances in secondary roles (Eric Bogosian, David Strathairn). Renewed for a third season, so be happy!

20170511

Nemico pubblico

Ennemi public - di Antoine Bours, Gilles de Voghel, Matthieu Frances e Christopher Yates - Stagione 1 (10 episodi; La Une) - 2016

Belgio. Guy Béranger, assassino seriale e pedofilo, dopo 20 anni di prigione viene messo in libertà vigilata dentro un'abbazia nelle Ardenne (nei paesi civili la prigione è rieducativa, anche per gli assassini, anche per i pedofili; la libertà vigilata dentro un'abbazia è ispirata alla messa in libertà vigilata in un convento di suore di Michelle Martin, ex moglie di Marc Dutroux, famosissimo rapitore, trafficante, assassino in serie e pedofilo belga), nel piccolissimo villaggio di Vielsart. Chloé Muller, una giovane ispettrice di polizia, viene incaricata di proteggerlo. Chloé è convinta che Béranger non sia né pentito né guarito, e inoltre, in gioventù ha sofferto della scomparsa della sorella più giovane, fatto che la tormenta e la riempie di sensi di colpa, a volte offuscandone il giudizio. Mentre nel villaggio monta la protesta per la vicinanza del "nemico pubblico", una bambina dello stesso villaggio scompare nel nulla, dopo che, la mattina stessa, accompagnando il padre che aveva fatto una consegna alla stessa abbazia, aveva avuto un incontro proprio con Béranger.

Esperimento molto coraggioso, questa serie televisiva belga che ha come protagonista un pedofilo: l'eco dell'affaire Dutroux, per qualcuno, non si è ancora spenta. La serie consta di 10 episodi da 52 minuti, soffre di qualche ovvia ingenuità, di una fotografia senza dubbio poco "americana", di un cast a volte un po' debole, ma la storia avvince, e lascia nel dubbio fino all'episodio 9. Il finale è aperto, nel caso ci fossero i fondi e i presupposti di mettere in piedi una seconda stagione. Non male.

A very courageous experiment, this Belgian television series that has a pedophile protagonist: the echo of the "Affaire Dutroux" for somebody has not yet turned off. The series consists of 10 episodes of 52 minutes, suffers from some obvious naivety, of a cinematography undoubtedly not so good, of a cast sometimes a little weak, but the story catches, and leaves you with doubt until episode 9. The final is open, in case there would be the budget and the possibility to build a second season. Not bad.

20170510

Homecoming

The OA - di Brit Marling e Zal Balmanglij - Stagione 1 (8 episodi; Netflix) - 2016

Prairie Johnson è scomparsa da casa sette anni fa, ed ecco che improvvisamente, torna a casa dai genitori (adottivi). Era cieca, al momento della scomparsa (sua madre l'ha "scelta" proprio perché cieca e apparentemente indifesa, bisognosa di dipendere da qualcuno), e adesso ci vede. Dice che il suo nome, adesso, non è Prairie, ma "The OA". Non dice a nessuno come ha riacquistato la vista, o dove è stata in questi sette anni, ma ogni tanto fa qualche allusione al fatto di essere stata tenuta in ostaggio con altri prigionieri.
OA dice a Steve, un bullo del quartiere, che lo salverà dal boot camp (una sorta di collegio militare per ragazzi non inquadrati), dove il padre lo vuole inviare d'accordo con la scuola, se riuscirà a riunire altre quattro persone forti abbastanza. Quella notte, Steve incontra OA in una casa in costruzione, insieme a tre suoi compagni di scuola, "French", Buck e Jesse, e una delle loro insegnanti, Betty (BBA). Racconta loro di essere nata in Russia come Nina Azarov, figlia di un potente oligarca, vedente; un giorno, dopo una premonizione, la mafia russa sabota il bus sul quale i figli di altri oligarchi venivano condotti a scuola, e il bus cadde in un fiume. Nina quindi è morta, ha avuto, in quell'occasione, una NDE (Near Death Experience, esperienza ai confini della morte), dove una donna chiamata Khatun le ha dato la possibilità di scegliere se tornare in vita, ma cieca, per non vedere le orribili cose che avrebbe avuto davanti.

Pare che Marling (qui anche attrice principale, Prairie/Nina/OA) e Batmanglij (regista di tutti gli episodi), quando presentarono il progetto ai dirigenti di Netflix, dopo che gli stessi dirigenti ebbero terminato di leggere la prima ora di sceneggiatura, e chiesto se la storia andasse da qualche parte, i due si siano messi a recitare tutta la serie, recitando i vari personaggi. The OA, un po' come tutte le cose del duo, filosofeggia e rispecchia la ricerca angosciante di un senso alla vita, e alla morte. Non scorre perfettamente, ha un cast interessante e curioso (Hiam Abbass, Patrick Gibson, Jason Isaacs, Riz Ahmed, Paz Vega, e addirittura Sharon Van Etten, si, proprio la musicista) ma forse male assortito, un incedere lento, richiede una sospensione dall'incredulità ad alti livelli, e regala un finale interessante, finale, dato che la serie è stata rinnovata per una seconda stagione, difficile da "riaprire". Sono curioso di vedere come ci riuscirà, il duo Marling/Batmanglij, seppure vi debba avvisare che la prima stagione è una cosa "luci ed ombre", e non è per tutti. 

It seems that Marling (here also main character, Prairie / Nina / OA) and Batmanglij (director of all episodes), when they presented the project to Netflix executives, after the executives finished reading the first hour of screenplay, and asked if the story went somewhere, the two had made the whole series play, reciting the various characters. The OA, just like all the things of this duo, philosophizes and mirrors the distressing search for a sense of life, and death. It does not flow perfectly, has an interesting and curious cast (Hiam Abbass, Patrick Gibson, Jason Isaacs, Riz Ahmed, Paz Vega, and even Sharon Van Etten, the female musician herself) but maybe bad mixed, slow flow, it requires suspension from incredibility at very high levels, and gives an interesting finale; finale that, as the series has been renewed for a second season, it seems to me very difficult to reopen. I am curious to see how the Marling / Batmanglij duo will do, even though I should warn you that this first season is something "lights and shadows", and it is not for everyone.

20170509

And 2 Broke Girls: The Movie

2 Broke Girls - di Michael Patrick King e Whitney Cummings - Stagione 6 (22 episodi; CBS) - 2016/2017

Caroline e Max cercano di bilanciare le loro due attività lavorative, la tavola calda, della quale adesso posseggono la maggioranza, e l'apertura del dessert bar, esattamente nel retro, dove una volta c'era il negozio di cupcake. Sophie porta finalmente a termine la sua gravidanza, partorendo Barbara, e Max continua a fare sesso online (sexting) con Randy, che si è trasferito di nuovo in California.

2 Broke Girls è probabilmente arrivato alla fine, come penserete dopo aver visto tutta la sesta stagione, per i vari finali che vengono proposti per i personaggi principali. Come già ampiamente espresso nelle recensioni delle stagioni precedenti, non sarà certamente una sit-com che ricorderemo per sempre, ma ci ha fatto passare 20 minuti (alla settimana) con quel sorrisetto stupido sulle labbra, come quando racconti, o ti raccontano, una barzelletta spinta. E ci ha ricordato la simpatia di Kat Dennings (Max), che si è allontanata da qualche anno dal cinema.

"2 Broke Girls" has probably come to the end, as you will think after seeing the whole sixth season, because of the various final situations that are offered for the main characters. As already expressed in the reviews of previous seasons, it will certainly not be a sit-com that we will remember forever, but it has fulfilled to be last for 20 minutes (per week) with that stupid smile on your lips, as when you tell, or other tells to you, a dirty joke. And it reminded us of the liking of Kat Dennings (Max), who has been away for a few years from the cinema.

20170508

All I Ever Wanted

Girls - di Lena Dunham - Stagione 6 (10 episodi; HBO) - 2017

Alcuni mesi dopo la pubblicazione del suo pezzo sul tradimento di Adam con Jessa, sul The New York Times, Hannah viene inviata ad un surf camp negli Hamptons, per un reportage. Inizialmente non le piace per niente, ma poi si scioglie quando instaura una relazione sessuale con uno degli insegnanti, Paul-Louis. Nel frattempo, a New York, Marnie tenta disperatamente di rimettere in carreggiata la sua vita dopo il divorzio con Desi, soprattutto quando si accorge delle interazioni affettuose e amichevoli tra Ray e Shoshanna.

Come forse ormai saprete, se seguite questo blog, Girls è una di quelle serie che seguo senza riuscire bene a capire il perché. Probabilmente solo perché mi fa impazzire il fatto di immaginare che possano esistere persone talmente incapaci di comprendere quello che vogliono dalla vita, e che perseverino talmente tanto nel buttarsi in cose che o non interessano loro, o che sono palesemente dannose per le loro saluti mentali. Ecco, questa è, più o meno, la descrizione dei quattro personaggi principali di Girls, Hannah, Marnie, Shoshanna e Jessa. Questa sesta e ultima stagione, dove accadono moltissime cose, le quali non vi anticiperò, sembra voler lanciare il messaggio che alla fine tutto si aggiusta, e le persone, anche quelle totalmente insicure, ed incapaci di capire il loro posto nel mondo, riescono ad accettare di buon grado i loro destini. Non ne sono totalmente convinto, ma è vero che Girls ogni tanto ti strappa delle risate, soprattutto quando accadono cose assolutamente fuori contesto (giusto per non andare troppo indietro, l'incontro di Hannah con la ragazzina senza pantaloni nell'ultimo episodio), oppure quando queste generano situazioni grottesche (la conseguente "scorta" dell'auto della polizia fino a casa). E', probabilmente, questo pizzico di nonsense, il punto di forza di Girls. Lo scopriremo seguendo i prossimi lavori di Lena Dunham, visto che questa serie, come detto, è terminata con questa stagione.

As you may know, if you follow this blog, "Girls" is one of those series I follow without being able to understand why. Probably just because it makes me crazy to imagine that do really exists, people so incapable of understanding what they want from life, and not only, but also that they persevere so much in throwing themselves into things that they do not care about, or that clearly are damaging their mental health. This is more or less the description of the four main characters of "Girls", Hannah, Marnie, Shoshanna and Jessa. This sixth and last season, where a lot of things happen, which I will not spoiler, seems to want to launch the message that ultimately everybody adjusts to the happenings, and people, even those totally insecure and unable to understand their place in the world, succeed in to accept their destinies in good faith. I'm not totally convinced, but it's true that "Girls" occasionally makes you laugh, especially when things happen out of context (just not to go too far, Hannah's encounter with the girl without trousers in the last episode), or when these create grotesque situations (the consequent "escort" of the police car until Hannah's home). It is, probably, this pinch of nonsense, the strength of "Girls". We will find out by following Lena Dunham's latest works, as this series, as I already told you, has ended this season.

20170507

Il clan

El Clan - di Pablo Trapero (2015)
Giudizio sintetico: da vedere (3,5/5)


Arquímedes Rafael Puccio, in Argentina, è una sorta di leggenda cattiva, un personaggio che ricorda tutto il male che è esistito. Membro dei Servizi Segreti argentini (SIDE), della Alianza Anticomunista Argentina, del Batallón de Inteligencia 601, coinvolto nell'Operazione Condor e nella Guerra sucia ("guerra sporca", terrorismo di Stato), membro del Movimiento Nacionalista Tacuara, fu anche marito (di Epifanía, professoressa di matematica), e padre severo di cinque figli. Con l'aiuto dei due figli maggiori, Alejandro e Daniel "Maguila", e un paio di ex militari, tra il 1982 (anno in cui rimane disoccupato, in seguito alla fine della Guerra delle Falkland) e il 1985, realizzò diversi rapimenti a fine di estorsione di alcuni facoltosi personaggi (che furono tutti uccisi). Alejandro, giovane brillante e membro dei Los Pumas, Nazionale di rugby argentina, fungeva spesso da distrazione, avvicinando le vittime. La cosa sensazionale, era che le vittime erano tenute prigioniere nella casa dei Puccio. Nonostante nel 1983 l'Argentina fosse tornata alla democrazia, i militari rimasero piuttosto influenti, e Puccio, insieme al suo Clan, era protetto dalle sue molte conoscenze. Ma sensi di colpa e fine della protezione, portarono la storia ad un finale amaro. Il film di Trapero racconta parte della storia.


Regista poliedrico, ma anche muscolare, Trapero affronta la storia argentina a modo suo, e prende come pretesto una storia che potremmo definire sintomatica dell'epoca che, fortunatamente, si è chiusa da tempo, ma che ha rappresentato una pagina vergognosa della storia dell'umanità. Il film è ovviamente dominato da un gigantesco Guillermo Francella nei panni di Arquímedes, ha un buon ritmo e un realismo che oserei definire agghiacciante. Da vedere, non si sa mai che vi metta curiosità di approfondire un po' di storia sudamericana.


A multifaceted but also muscular director, Trapero addresses Argentine history in his own way, and takes as a pretext a story that we could call symptomatic of the era that, fortunately, has been closed from some decades, but which has represented a shameful page in the history of humanity. The film is obviously dominated by a gigantic Guillermo Francella as Arquímedes, has a good rhythm and a realism that I would dare to define spine-chilling. To see, you never know that it give you some curiosity to deepen a bit of South American history.

20170505

L'assassinio di Giulio Cesare

The Assassination of Julius Caesar - Ulver (2017)

Beh, io non ho più parole. Non le trovo proprio. Il nuovo disco degli Ulver è una roba perfettamente ballabile, e nonostante questo, estremamente in linea con il loro percorso di sperimentazione musicale. In molti ci sentono i migliori Depeche Mode, i più snob i Tears For Fears, io ci sento i moderni Pink Floyd e dei Tool meno legati allo stereotipo metal. Quel che conta è che questo disco è bellissimo, in ogni sua traccia e in ogni suo momento, in qualsiasi piccolo particolare sonoro o vocale; è la dimostrazione che questo combo norvegese, partito dal black metal, e arrivato ad una maturazione musicale che probabilmente non ha eguali nel campo delle sette note. Senza contare l'aura mitologica, intellettuale, Spin li definisce Byroniani, che Kristoffer Rygg riesce ad infondere ad ogni cosa che fa. Disco molto elettronico ma ambient, free jazz con moderazione in alcune "fughe" finali, perfino dance come detto, dove synth e tamburi tribali la fanno da padroni insieme a melodie sinuose, ma disco soprattutto maestoso in ogni suo aspetto. Come sempre, gli Ulver riescono dove pochi altri sono arrivati. Uno dei dischi dell'anno.



Well, I have no more words. I just can't find them. The new album of Ulver is a perfectly danceable stuff, and, in spite of that, extremely in line with their musical experimentation path. In many people hear the best Depeche Mode, the most snobbish some Tears For Fears, I'm hearing the modern Pink Floyd and some Tool less tied to the metal stereotype. What matters is that this record is awesome, in every track and at all times, in any small sound or vocal detail; it is a demonstration that this Norwegian combo, starting with black metal, has come to a musical maturation that probably has no equal in the field of the seven notes. Not to mention the mythological and intellectual aura, Spin defines them as Byronic, which Kristoffer Rygg manages to infuse everything he does. It is a very electronic but ambient album, free jazz with moderation in some final coda, even as dance, where synths and tribal drums leads, along with sinuous melodies, but, mostly, a majestic album in every aspect. As always, Ulver succeed where few others have arrived. One of the albums of the year.

20170504

La donna è una cosa sempre varia e mutevole

Semper Femina - Laura Marling (2017)

Si ispira, per il titolo, e per il filo conduttore, all'Eneide di Virgilio, l'ancora giovanissima (27) inglese Laura Marling, qua al suo sesto disco. Dopo aver lasciato le atmosfere completamente acustiche con il disco precedente Short Movie, continua a scrivere di introspezione e cuori infranti, ma la sua ricerca musicale è da seguire con attenzione. Ci sono molti elementi in questo disco, che parte sembrando jazz, poi sembra di sentire una versione di Lou Reed virata in chiave folk (Wild Fire), poi arriva una ballata soffice con una sezione d'archi (Don't Pass Me By), un pezzo dove la chitarra è talmente punteggiata che sembra un'arpa (Always This Way), insomma, un altro vivido esempio di come la musica di diversi generi può mescolarsi, generando sempre cose molto belle. Voce sempre raffinata, sempre sorprendente per le sue mille sfaccettature, delicata come una piuma.



It is inspired, for the title, and for the leitmotiv, to Virgil's Aeneid, the still very young (27) English singer-guitarist-composer Laura Marling, here at her sixth album. After leaving the acoustic atmospheres with the previous album "Short Movie", she continues to write about introspection and broken hearts, but her musical search is to be followed carefully. There are many elements in this record, which appears to be jazz, then it seems to hear a version of Lou Reed turned into Folk (Wild Fire), then comes a soft ballad with a strings section (Don't Pass Me By), a track where the guitar is so dotted that it looks like a harp (Always This Way), in other words, another vivid example of how the music of different genres can mingle, always generating beautiful things. A voice always refined, always surprising for its many facets, delicate as a feather.

20170503

Dannazione

DAMN. - Kendrick Lamar (2017)

A meno di due anni dal precedente, pluri-osannato To Pimp a Butterfly, ecco il quarto lavoro dell'ennesimo genietto del conscious hip hop, Kendrick Lamar Duckworth. Rime perfette, atmosfere jazz (c'è lo zampino dei BadBadNotGood), beat intriganti, collaborazioni inaspettate (c'è Rihanna in Loyalty; ma anche gli U2 su XXX, poi Mike Will Made It, The Alchemist, 9th Wonder, James Blake e molti altri), e storie, storie vivide e piene di particolari. Da ascoltare con i testi e un po' di immaginazione.



Less than two years after the last, multi-honored "To Pimp a Butterfly", here's the fourth album of another hip hop little genius, Kendrick Lamar Duckworth. Perfect rhymes, jazz atmosphere (there's the BadBadNotGood work), intriguing beat, unexpected collaborations (there's Rihanna in "Loyalty", but also U2 on "XXX", then Mike Will Made It, The Alchemist, 9th Wonder, James Blake and many more ), And storytelling, stories lively and full of details. To be listen with the lyrics in one hand, and a little imagination in your brain.