No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20090331

rodi


Il colosso di Rodi – di Sergio Leone 1961


Giudizio sintetico: interessante


Nel III secolo A.C. Rodi è sotto il re Serse, ambizioso tiranno che fa costruire, tra l’altro, il colosso a guardia dell’entrata del porto; è in atto una “resistenza”, che tenta di contattare l’eroe ateniese Dario, in vacanza sull’isola, per mettere al corrente gli amici greci. Serse nel frattempo tratta con i Fenici, ma contemporaneamente il suo consigliere Tireo, complotta contro di lui al fianco dei Fenici stessi.


Prima regia di Leone, in un peplum al quale cerca di dare ironia al contrario della norma allora vigente.

L’enfasi tipica di Leone è ancora acerba, ma si nota.

il quizzone cristiano

su famiglia cristiana c'è il quiz dell'anno.
chi è il personaggio più simpatico del vangelo?
votate, dai dai dai dai!!!


ps.potete anche non commentare questo post perchè si commenta da solo.

la rubrica giornaliera sul nostro premier


Silvio a Porta a Porta. Strano. Alcuni estratti, che prendo da questo articolo sul Corriere on line.


«Tutti possono essere miei successori. Spero che quando un successore avanzerà e sarà riconosciuto dagli altri come leader del futuro, io potrò diventare il padre nobile del partito e godermi qualche anno di riposo. Cosa a cui massimamente aspirerei» seppure «senza poteri ci sto molto male».


«il paradosso è che quelli della sinistra continuano a indicarmi come un ducetto, un aspirante dittatore, un dittatore sudamericano, facendo anche dei paragoni con Hitler, Mussolini e via dicendo...». Ma la realtà, rileva il premier, «è esattamente il contrario» perché «nell'architettura istituzionale italiana il presidente del Consiglio è primus inter pares, non ha nessun potere personale. Ha soltanto quello di redigere l'ordine del giorno del Consiglio dei ministri. Da noi viene fatto da Gianni Letta, che lo fa benissimo. Quindi, io non esercito neppure quel potere».

20090330

zabriskie


Zabriskie Point – di Michelangelo Antonioni 1970


Giudizio sintetico: sopravvalutato


Il protagonista Mark, ribelle anche alle ribellioni sessantottine, dopo assemblee e occupazioni, fugge in aereo dalla polizia che lo insegue per l’uccisione di un agente. Nel Mohave incontra una ragazza con la quale si accoppia, dopodiché lui viene ucciso dalla polizia e lei ripensa al suo rapporto con un riccone, lasciandolo e immaginando che esploda insieme ai suoi possedimenti, simboli del consumismo e della borghesia.


Antonioni prova ad entrare nello spirito del ’68, ma la sceneggiatura appare caotica e slegata, gli inserti onirici ridondanti e noiosi.

Diventato cult più per la colonna sonora (l’orgia nel deserto sugli assoli di Jerry Garcia, le esplosioni finali con i Pink Floyd, pezzi dei Rolling Stones) che per il reale merito della pellicola; splendida la fotografia, mediocre il cast così come il film.

alentejo blue


Alentejo blu - di Monica Ali


Mamarrosa è un villaggio (inventato) dell'Alentejo, una regione del Portogallo; a Mamarrosa ci sono le casette bianche con le porte e le finestre dipinte di blu. A Mamarrosa vivono diversi personaggi, locali e no. C'è chi vive lì da una vita, chi è andato a lavorare all'estero, negli USA, a Parigi, ed è tornato per fare la vita di prima, c'è chi ha girato il mondo, ha fatto fortuna (così si dice) ed è in procinto di tornare, c'è chi ci passa casualmente perchè è in vacanza (soprattutto inglesi), c'è chi ci è andato a vivere (inglesi) per sempre e chi ci sta soggiornando per lavorare (uno scrittore inglese), chi sogna di andare in Inghilterra come ragazza alla pari perchè Mamarrosa le sta stretta.


Monica Ali, della quale abbiamo già parlato qui, e recensito il suo bel libro di debutto qui, come dice, più o meno, Liesl Schillinger sul NY Times, ha scelto un'ottima maniera per evitare di scrivere il secondo libro simile al primo e rimanere ingabbiata in uno stereotipo. Alentejo blu è come un film corale; la scrittrice intreccia le storie di tutti questi curiosi personaggi, soprattutto i loro pensieri; al tempo stesso, crea un'attesa verso una sorta di evento, e alla fine mette tutti i suoi personaggi faccia a faccia nel finale. Il lettore rimane spiazzato inizialmente, non capendo perfettamente dove la scrittrice voglia portarlo, ma il cerchio si chiuderà, e la lettura si farà via via più scorrevole e piacevole al tempo stesso. La Ali dimostra di saper padroneggiare introspezione, storia europea, personaggi sghembi e regolari; rimane a suo agio anche allargando il "parco" personaggi.


Ottima conferma.

20090329

la rubrica giornaliera sul nostro premier


Come tutti gli italiani sanno, si è svolto il congresso del PdL. Scioglimento di AN e Forza Italia dentro il partito di governo. Silvio Berlusconi ha concluso il congresso con un discorso applaudito in pratica ogni minuto. Un ingenuo potrebbe pensare che ha parlato bene. Un comunista potrebbe pensare che è in corso una dittatura. Uno normale pensa che c'era semplicemente una platea di yes men e soprattutto di yes women. Ma andiamo avanti. Nonostante tutto il male che possa pensare del PD, ho trovato interessante la provocazione di Franceschini sulla candidatura di Silvio come capolista alle Europee. Sentite cosa ha risposto Silvio ma soprattutto cosa hanno risposto i suoi compari. Meglio seguaci. C'è di che farsi venire i brividi.


«La mia candidatura è una candidatura di bandiera, una bandiera dietro la quale un vero leader chiama a raccolta il suo popolo. Sarebbe bello che anche il leader dell'opposizione, se è lui stesso un leader, facesse altrettanto»

Cioè, che cazzo vuol dire? Boh.

Inoltre:

La Russa ha spiegato che Berlusconi dovrà trattare a livello europeo e, quindi, è giusto che si candidi alla Ue.

Eh?!?!? Come?!?!? Vabbè.


Ma secondo me, l'apoteosi Silvio l'ha raggiunta con questa frase:

«Abbiamo introdotto in politica la vera moralità del fare. Che un eletto non rubi è il minimo, ciò che bisogna pretendere è che onori il programma assunto con i cittadini».

Se davvero le persone ci credono, è normale che all'estero ci prendano per il culo.

salò


Salò o le 120 giornate di Sodoma – di Pier Paolo Pasolini 1975


Giudizio sintetico: capolavoro


Scimmiottando le 120 giornate di Sodoma di De Sade, quattro importanti fascisti si autorecludono in una villa con una serie di ragazzi e ragazze e, eccitandosi ai racconti di quattro attempate maitresse, ne dispongono in tutte le maniere; tutto ciò situato cronologicamente durante la repubblica di Salò.


Estremo, a tratti insopportabile, l’ultimo Pasolini pare quasi tralasciare la denuncia politica del fascismo a beneficio di un profondo e tremendo viaggio agli inferi, nelle perversioni del genere umano.


Un film dirompente e geniale, avanti di almeno due generazioni.

20090328

mutui agevolati

Ecco la verità. Ricapitoliamo: condomini ecocompatibili a impatto zero. Finalmente arrivano in Italia, che all'estero è da un pezzo che esistono e che ci pensano. Mi fa piacere. Ne abbiamo parlato qua.
C'è un problema. Il mutuo per le giovani coppie. Ecco una testimonianza reale, visto che l'amico Follo, questo il suo blog, è così soprannominato proprio perchè è di Follonica, e a una casetta ci aveva pensato, con la sua dolce metà, e ci aveva pensato, come ci dice lui, anche suo fratello, che è pressappoco nelle sue stesse condizioni.
Ecco quello che ci racconta.
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to Jumby <jumbolo@gmail.com>
date Sat, Mar 28, 2009 at 6:36 PM
subject La casa
mailed-by ouverture.it
hide details 6:36 PM (12 minutes ago)

Wow.
La casa dei sogni; bolletta energetica a costo zero.
Ma non è tutto oro quello che luccica, anche questa medaglia ha l'altraf accia.
Mi iscrivo alla cooperativa e mi costa circa 25 euro, poco per un grande sogno, quello di una casa popolare in affitto o da acquistare.
Poco più di 2 anni dopo mi chiama il presidente della cooperativa: io e mio fratello ci siamo aggiudicati 2 delle case disponibili.
Mi viene presentato il progetto, mi chiedono come la voglio, posso scegliere, poi un “pizzicotto” mi sveglia dal sogno ad occhi aperti; mi dicono che l'affitto non è possibile e che posso solo acquistarla per 255.000 euro, c'è già anche una specie di convenzione con una banca per il mutuo.
Un buon prezzo di mercato, certo, ma io la casa popolare la vorrei ad un prezzo più basso altrimenti..
Sbandierano la casa popolare per le giovani coppie ma così non è: una giovane coppia con 2 (se va bene) stipendi di oggi non può reggere un mutuo di quella portata, a meno che quei giovani abbiano le spalle “coperte”, molto coperte.
In certi casi, come il mio, è addirittura impossibile visto che qualsiasi banca non ti concede il mutuo se la sua rata supera il 30% (mi pare) del tuo stipendio.
E così quella casa popolare andrà a chi una casa già ce l'ha, e la“cede” prima di compilare la domanda, come mi conferma sommessamente il presidente.
La casa dei miracoli, sì, ma è un miracolo italiano.
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Insomma, va bene che Follo è comunista, però mi pare che un certo grado di verità ci sia....

dawn of the dead


Zombi – di George A. Romero 1978


Giudizio sintetico: da vedere


Proseguimento ideale del capostipite “La notte dei morti viventi”, in questo film (questa volta è a colori) un gruppo di sopravvissuti all’epidemia dei morti viventi si barrica in un ipermercato, luogo dove gli zombi continuano, senza apparente motivo, ad affluire (primo spunto geniale di metaforica denuncia alla società dei consumi).


Il film è più che valido, si innescano atroci dinamiche di sopravvivenza e, quindi, riflessioni psicologiche; disperato e quasi senza speranza, ha inoltre il pregio di reiterare l’affidamento di un ruolo principale ad un attore nero.

Truculento, a tratti realmente disturbante, si avvale della collaborazione di Dario Argento (co-sceneggiatore), che impose i Goblin come autori delle musiche, aprendo la strada alla “colonizzazione” da parte del rock delle colonne sonore di questo genere cinematografico.

the night of the living dead


La notte dei morti viventi – di George A. Romero 1968


Giudizio sintetico: geniale


A causa di un misterioso virus (o per colpa di radiazioni), i morti si “risvegliano” e attaccano i vivi per nutrirsene. Sono insensibili alle pallottole, a meno che non gli si spari nella testa, e temono il fuoco.


Partendo da una tormentata visita al cimitero da parte di un fratello e una sorella, Romero firma un capolavoro di suspense, capostipite di un genere, inquietante nel suo bianco e nero d’epoca e con un finale amaro; diversi spunti di riflessione sul genere umano e le proprie “derive”.


Imperdibile.

same love, same rain


El mismo amor, la misma lluvia - di Juan José Campanella 1999


Giudizio sintetico: si può vedere


Quattro amici se ne vanno camminando allegramente per Buenos Aires sotto la pioggia con solo un ombrello. Ridono, uno di loro racconta agli altri che ha avuto un'idea per un racconto che comincia nel 1980, quando uno scrittore conosce una ragazza. Li vediamo di spalle.

Flashback. Argentina 1980. Jorge Pellegrini è uno scrittore abbastanza famoso, ma per vivere scrive per un giornale. Bloccato in un ingorgo, si accende una sigaretta, svuota il portacenere fuori dalla macchina, apre il finestrino. Vicino alla sua macchina è bloccato un taxi, dietro a questo taxi una bella ragazza ha il finestrino aperto, ride ad occhi chiusi e lascia che la pioggia le batta sul viso. Lui la guarda e le sorride. Lei lo guarda, e gli sorride. L'ingorgo si sblocca.

Qualche sera dopo Jorge va in un piccolo cinema dove si proietta un corto tratto da un suo racconto. E' accompagnato da Leticia, una collega al quale lui piace. Jorge con le donne ha successo, ma non sembra adatto per la vita di coppia. Il film è una merda. Ma l'attrice protagonista è la ragazza del taxi. Jorge è attratto da lei. Si conoscono, cominciano a frequentarsi. lei è fidanzata, il suo ragazzo è a Montevideo per lavoro, e non la chiama da un po'. E' l'inizio di una storia che attraverserà un ventennio, durante il quale il loro paese faticherà ad uscire da una dittatura e a "riposizionarsi" nel mondo. Non sarà facile tirare avanti.


Film mai uscito in Italia, questo lavoro, il quale titolo tradotto in italiano, come potrete facilmente dedurre, significa "lo stesso amore, la stessa pioggia", è il primo pezzo di una sorta di trilogia; da questo film, Campanella inizia a collaborare per le sceneggiature con Fernando Castets, e per la recitazione con Ricardo Darìn e Eduardo Blanco. Questo sceneggiatore e questi due attori lo "accompagneranno" per il seguente El hijo de la novia (uscito in Italia con il titolo Il figlio della sposa), e per la conclusione della trilogia, Luna de Avellaneda, mai uscito in Italia.

Primo film dopo l'esperienza statunitense per Campanella, risulta il meno coinvolgente ed emozionante dei tre sopra citati, ma veramente di poco. Come già detto in occasione della recensione di Luna de Avellaneda, Campanella è davvero un maestro nel disegnare storie d'amore al tempo stesso struggenti e credibili, a trasmettere sentimenti che chiunque ha provato o può provare. Al tempo stesso, con questo film Campanella ci racconta venti anni duri per il suo paese. Le giunte militari fino al 1983, il ripristino della democrazia, l'avvento di Menem e l'impoverimento del paese. Di conseguenza, Jorge (e chi gli sta vicino) fa da specchio di un paese derubato perfino della sua etica. Campanella ci racconta tutto questo con una leggiadria ammirevole, ed è sostenuto da un cast intenso e divertente. Darìn, nei panni del protagonista Jorge, come sempre dà una profondità stupenda al personaggio e ai suoi dubbi esistenziali, dopo di che ti stende con un sorriso ritrovato. Mi mancano sempre le parole quando devo descrivere questo attore. Eduardo Blanco (Roberto) è la sua solita spalla buffa, Soledad Villamil nei panni di Laura fa la sua parte dignitosamente; si notano pure Rodrigo de la Serna (Micky), che rivedremo ne I diari della motocicletta e in Cronaca di una fuga - Buenos Aires 1977, Graciela Tenenbaum (Marita), poi in Nove Regine, e un sacco di altri caratteristi argentini o attori giovani che prenderanno per lo più la strada della tv.

Per i pochi che hanno apprezzato i seguenti film di Campanella, un'ulteriore dimostrazione della sua grazia.

the motorcycle diaries


I diari della motocicletta – di Walter Salles 2004


Giudizio sintetico: si può vedere


1952, Ernesto Guevara de la Serna, di Rosario ma trasferitosi da piccolo a Cordoba a causa della sua asma, 23enne laureando in medicina, e Alberto Granado, di Cordoba, 29enne biochimico, partono per un viaggio attraverso il Sudamerica in sella alla moto di Alberto, una Norton 500 che lui chiama “la poderosa”. Questo viaggio li cambierà profondamente, soprattutto Ernesto, che diventerà il “Che” rivoluzionario.


Prima parte paesaggistica e mozzafiato, seconda parte che illustra l’inizio della presa di coscienza, poetica e toccante senza essere goffamente celebrativa.

Grande pregio del film di Salles, voluto da Gianni Minà e prodotto da Robert Redford, è appunto di non essere troppo enfatico, di non scadere mai e poi mai nel santino filmato nel quale poteva essere trasformato da mani sbagliate.

Un film, in definitiva, onesto ed equilibrato, che illustra, senza voce fuori campo (se si escludono alcune lettere di Ernesto alla madre), la nascita di un mito.
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Recensione del 25 maggio 2004

the times they are a-changin'

Una volta erano l'alcol, o addirittura le droghe leggere. Soprattuto l'alcol, il suo abuso. Era spesso non il motivo, bensì solo il fiammifero che riusciva ad accendere la miccia di quello che avevi dentro veramente.
Adesso no, non più. Adesso che ogni anno osservi attentamente le analisi del sangue, che devi fare qualsiasi movimento con attenzione per evitare di strapparti un muscolo o farti una distorsione ad una caviglia, quei tempi non esistono più, e, sarai sincero senza essere ubriaco, un po' li rimpiangi. Con tenerezza, con simpatia. Senza cattiveria. Accettando semplicemente che le cose cambiano, e che il tempo scorre.
Quando la miccia era accesa non scoppiava niente. Spesso ti mettevi a scrivere. Da quando sono arrivati i telefoni cellulari, queste esplosioni di riflessione potevano diventare sms. Brevi messaggi di testo. Erano segnali che ti mancava questa o quella persona, in quel determinato momento. O anche di più. Anche in altri momenti, solo che o eri troppo impegnato per accorgertene, oppure troppo codardo per ammetterlo. Pure a te stesso.
Oggi c'è rimasta la notte a stuzzicare l'autoanalisi, perchè, alla fine, è di questo che stiamo parlando. La notte, un bel libro o un film commovente. Questo, oggi, è il mix che può far traballare la tua coscienza. Che può farti diventare non triste, solo riflessivo senza allegria. Pensi alla classica immagine della sabbia che ti scorre tra le dita, quando allarghi la mano.
Pensi alla monotonia dalla quale ti stai facendo volutamente inghiottire, perchè non ti senti in forma e queste quattro mura ti fanno sentire al sicuro. Lasciano il mondo fuori, e se ne hai voglia dialoghi con gli amici via computer.
Pensi se è mancanza di coraggio o solo buon senso, quello che ti trattiene dal dirle che non puoi stare senza. Pensi. Pensi a lei. O cerchi di non farlo.
Bevi un bicchiere d'acqua del rubinetto, spegni il computer, e vai a letto. E cerchi di convincerti che puoi fare senza.

20090327

bhe

ma apologize che cazzo di album è?!
così brutti se ne contano sulle dita di una mano monca...

bhe

ma queen II che cazzo di album è!
dai cazzo...
così straordinari se ne contano sulle dita di una mano ...

l'aglito

mangio pezzi di aglio crudo.
sperando che mi faccia abbassare la pressione.
sono un fuoco in bocca e nello stomaco.
ma lasciano un gusto caldo nel palato.

crònica de una fuga


Cronaca di una fuga - Buenos Aires 1977 - di Israel Adrian Caetano 2007


Giudizio sintetico: da vedere


Capitale Argentina, sotto la dittatura Videla. Claudio Tamburrini, studente e portiere semi-professionista di una squadra di calcio, viene rapito dalla polizia segreta al soldo del dittatore, e portato in una villa isolata in una delle molte periferie di Buenos Aires, incarcerato insieme ad altri giovani sospettati di militanza di sinistra, torturati per estorcergli confessioni, sottoposti a infime vessazioni psicologiche e corporali. La fuga è l'unica soluzione, ma è anche un rischio immane.


Tratto dal libro Pase libre – la fuga de la Mansion Seré, il film di Caetano potrebbe in un certo qual modo completare il lavoro di Marco Bechis con Garage Olimpo e Figli - Hijos, soddisfacendo chi, da lontano, vuole capire quello che è successo davvero in quegli anni, culminati con la vittoria "programmata" del Mondiale di calcio del 1978, in Argentina. Addirittura, messa così è un po' riduttiva.

Caetano raccoglie un cast molto interessante e disegna una sorta di horror, aiutato dalla musica, lavorando ottimamente con la telecamera sia nelle numerose scene di interni, sia nelle poche in esterno e, al tempo stesso, con la tensione, che non cessa mai di salire, fino al momento catartico della fuga. Le "schede" finali ci colgono con l'emozione che finalmente ci assale nel profondo, e in un certo qual modo gliene siamo grati.

Rodrigo de la Serna (cognome importante) interpreta ottimamente Tamburrini: lo avevamo già visto e apprezzato come Alberto Granado, il compagno di viaggio di Ernesto Guevara ne I diari della motocicletta di Walter Salles. Daniel Valenzuela, forse il più trucido tra i carcerieri, Alemàn, aveva recitato nel debutto ipnotico di Lucrecia Martel La ciénaga. Pablo Echarri, l'impomatato Huguito, il capo dei carcerieri, famosissimo in Argentina per il suo ruolo televisivo in Montecristo, ci aveva ben impressionato ne El método di Marcelo Pineyro (del quale, se siete interessati all'argomento, potreste vedere il bel Kamchatka). Tutto il cast, comunque, è ben diretto e risponde in maniera convincente.

Film intenso e interessante.
Qui il sito ufficiale del film:

smentita


Attenzione: a parziale smentita di questa notizia, dobbiamo pubblicare anche l'editoriale di Internazionale (nella foto la copertina) di questa settimana.


Attali

Se fosse successo tra qualche giorno, sarebbe stato un pesce d'aprile perfetto. La notizia di cui abbiamo parlato la scorsa settimana era falsa: i libri di Jacques Attali non sono gratis online. È vero che l'ex consigliere di Mitterrand ha difeso il download gratuito di musica e film. È vero che per questo è stato attaccato. Ma il sito con l'annuncio che tutti possono scaricare i suoi libri è finto, è uno scherzo fatto ad Attali. Altri però fanno sul serio: da Wu Ming ai Radiohead, sono parecchi gli autori che hanno deciso di seguire questa strada. Nel frattempo Attali ha recensito sul suo blog (quello vero!) il prossimo libro del direttore di Wired, Chris Anderson. Il titolo è Free, gratis. Prima o poi, sostiene Anderson, tutto diventerà gratuito: è un processo inesorabile, a cui anche le grandi aziende dovranno adeguarsi. Molto interessante, ha commentato Attali. Insomma, andrà a finire che la notizia dei suoi libri gratis non era falsa, ma solo in anticipo. Giovanni De Mauro

iguana che legge


Uscirà a metà maggio Prèliminaires, nuovo disco per Iggy Pop. Pare una svolta jazz, ispirato da La possibilità di un'isola di Houellebecq, che l'Iguana ha letto dopo il tour con i riformati Stooges, scoprendo di "avere in comune con lo scrittore alcune cose fondamentali: l'interesse per il sesso, per la morte e per la razza umana".

Demenza senile? Diamogli il beneficio del dubbio, per il momento.

Qui un articolo da Ansa.it.

condominio ecocompatibile

Da Repubblica di oggi

A Follonica il primo condominio completamente ecologico d'Italia. Merito di geotermia, solare e materiali
Luce e acqua calda, riscaldamento d'inverno e aria condizionata d'estate: per gli abitanti sarà tutto gratis
La casa dei miracoli, energia pulita e niente bollette
di Maurizio Bologni

È il primo condominio a bolletta energetica zero - gratis sono il riscaldamento d´inverno e il raffrescamento d´estate, la luce e l´acqua calda - realizzato grazie all´utilizzo dell´energia geotermica a basso calore, combinata con pannelli solari, efficienza energetica di mattoni e altri materiali di costruzione. La casa dei sogni sorge a Follonica, seconda città della provincia di Grosseto, terra di vacanze e bagni al mare per toscani dell'entroterra, vacanzieri di ogni parte d´Italia e stranieri. Ma il turismo non c'entra col condominio felice dove non si pagano luce, riscaldamento e acqua calda. Anzi.
Il secondo fatto sorprendente è che i venti appartamenti sono costruiti in un'area Peep (Piano per l'edilizia economica e popolare) e hanno un prezzo di mercato: 255.000 euro per 80 metri quadrati, box auto e giardino privato. Giovani coppie in cerca di prima casa se li sono accaparrati aderendo all'offerta di una cooperativa edile che non poteva che chiamarsi "Avvenire". Ci andranno a vivere a settembre. Ma intanto, la prossima settimana, sarà inaugurata e premiata dalla Regione Toscana la centrale termica, vero gioiello tecnologico dell'edificio.
«Anche quella, la centrale termica, costa quanto un impianto tradizionale» giura Giacomo Biserni, geologo della Ecogeo di Siena e mente del progetto. I suoi tecnici hanno spinto trivelle e sonde del diametro massimo di 15 centimetri fino a cento metri sotto terra. «A quella profondità - spiega Biserni - la temperatura può arrivare fino a 25 gradi, ma ovunque è di almeno 16-18 gradi, quanto basta per essere sfruttata a fini energetici. Una centrale così, insomma, si può fare dappertutto, sul 99% della superficie terrestre mondiale». Non occorre, insomma, che ci si trovi in zona di soffioni e vapori, che pure ci sono non distante da qui, sull'Amiata e a Larderello nel pisano.
Succhiata l'energia nel sottosuolo, le sonde la spingono nella centrale termica, che fa la sua parte attraverso pompe di calore e inversione termica che d'inverno riscaldano l'acqua e d'estate la raffreddano. Non ci sono termosifoni negli appartamenti del futuro, ma una serpentina collocata sotto il pavimento, dove viene "iniettata" l'acqua calda o fredda e che, in questo modo, assolve alla necessità di riscaldamento d'inverno e svolge il ruolo di condizionatore d'aria d'estate. «La geotermia a basso calore garantisce i tre quinti del fabbisogno energetico della casa, un quinto viene dal fotovoltaico, il resto dall'efficienza energetica dei materiali» dice Biserni. «L'obiettivo è arrivare ad una casa completamente alimentata attraverso la geotermia a basso calore». Agli inquilini di Follonica va già bene così. Non pagheranno le bollette. E ogni anno, per venti anni, riceveranno 700 euro di contributo per l'utilizzo del fotovoltaico.
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Per questa volta, il Corriere aveva battuto sul tempo Repubblica: ecco qui l'articolo riguardante lo stesso condominio, datato 23 marzo. E qui quello su un portale di economia.
L'importante, è che cose (case) del genere inizino ad esistere anche qui in Italia.

20090326

sai ancora se vuoi..

io ero all'università quando decisi di rasarmi completamente, ma non mi sembra che ci sia stato un fatto scatenante.
comunque dopo il primo effetto specchio ommmioddio mi è sempre piaciuto rasarm.
mettere la schiuma da barba in testa, su tutta la testa e iniziare con la lametta dal mento e su fino a sopra la testa e poi dietro fino alla nuca con un unico continuo movimento non ha prezzo!
per tutto il resto c'è mastercard!

decisioni


Voi tutti sapete che alla basi delle grandi decisioni ci sono spesso moti d'impulso. Ecco, alla base della mia decisione di non farmi mai più ricrescere i (pochi) capelli che mi rimanevano per più di alcuni millimetri, e quindi di rasarmi, prima con il regolabarba, poi con il rasoio addirittura, c'è l'attento studio di questa fotografia del Duomo di San Martino di Lucca. Era, mi pare il 1999, e stavo portando in giro per la Toscana l'amica ed ex collega spagnola Victoria, che era solita scattare milioni di foto. In basso, nell'angolo a sinistra, c'è la mia testa con i capelli. Quella "striscia" rosa di cuoio capelluto mi fece prendere la decisione che ha segnato poi la mia vita seguente. Da pelato. Senza forfora.

27 Dresses


27 volte in bianco - di Anne Fletcher 2008


Giudizio sintetico: da evitare accuratamente


Jane è una ragazza bella e simpatica, divertente e brillante, ma ha un paio di piccoli problemi.

Il primo: è ossessionata dai matrimoni. Ha già partecipato a 27 matrimoni come damigella d'onore, e conserva tutti e 27 i vestiti gelosamente in un armadio in casa sua, un armadio che rischia di esplodere da un momento all'altro. Le piace dare una mano, rendere felici le persone che vivono il sogno del matrimonio, e si spende per organizzare il tutto a livello di una wedding planner professionista, ma senza farsi pagare, solo per amicizia. Arriva al punto di partecipare, da damigella d'onore e dopo aver organizzato ogni cosa, a due matrimoni nella stessa sera.

Il secondo: è innamorata follemente del suo capo, George, un giovane, dinamico, affascinante imprenditore ecologista e vegetariano. Ma non ha mai provato a farglielo capire.

La situazione precipita poco dopo la serata in cui Jane partecipa ai due matrimoni contemporanei: di lei si accorge Kevin, un giornalista matrimoniale (esiste anche questo, negli USA) del quale lei colleziona gli articoli, perchè la fanno sognare, ma che non si presenta né con il nome col quale firma gli articoli, né come giornalista (solo come "scrittore"), e si distingue come piuttosto disilluso a proposito del matrimonio. Il giorno seguente, arriva in città Tess, la sorella di Jane, modella, è in men che non si dica George le cade ai piedi. Il peggio deve ancora arrivare: George e Tess decidono di sposarsi dopo meno di un mese, e ovviamente Tess chiede a Jane di organizzare le nozze.


Avevo evitato accuratamente questo film quando è uscito nelle sale, anche se la presenza di Edward Burns (discreto attore ma soprattutto promettente regista alcuni anni fa, poi si è perso, ma i suoi primi due lungometraggi I Fratelli McMullen e Il senso dell'amore mi piacquero molto), interpreta George, il capo di Jane, mi aveva incuriosito per circa 10 secondi, vedendo la locandina. L'ho recuperato qualche giorno fa, incuriosito dalla presenza di Malin Akerman (Spettro di Seta II in Watchmen), che interpreta Tess, la sorella della protagonista. Il risultato è che avevo preso la giusta decisione all'inizio.

Il film è scontato, la regia piatta, le interpretazioni senza nerbo. La regista è al suo secondo lavoro, dopo Step Up, ma lavora da una vita nel cinema come coreografa. Probabilmente dovrebbe proseguire con quello che le riesce meglio.

Cile nov 94


Un'altra foto del viaggio del 1994 in Cile, che comprese la fantastica Isola di Pasqua, un sogno che avevo fin da bambino. Altra foto scattata dall'amico Guido, dietro ad uno degli altari dove stanno i Moai (le statue per cui l'isola è famosa), ci sono io con la maglia con lo stickman dei Pearl Jam, e la coppia che si intravede, che era quel giorno in escursione con noi, era di Seattle, e durante il pranzo ci domandarono, retoricamente perchè conoscevano già la risposta, se ci sarebbe piaciuto passare qualche serata nella loro città in giro per i club a vedere le band locali suonare....

la rubrica giornaliera sul nostro premier


Ancora su segnalazione di Ernesto. Da vari siti.
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Berlusconi: «I licenziati trovino qualcosa da fare»
Il premier a Napoli: «La situazione è difficile, ma io non me ne starei con le mani in mano»

"Anche gli imprenditori si devono inventare qualcosa"


L'articolo del Corriere.

la rubrica giornaliera sul nostro premier


Grazie alla segnalazione dell'amico Ernesto. Da http://www.libero-news.it/


Napoli, 25 mar. - (Adnkronos) - "Le banche hanno possibilita' di far credito. Non c'e' nessuna furbizia ma mettetevi nei panni di un direttore di banca che ha una propria moralita' e che puo' dare soldi solo a chi ha la possibilita' di restituirli. Lo Stato deve dare garanzie e noi lo stiamo facendo. Lo Stato ha messo una bella somma per le garanzie". Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi parlando con i cronisti a Napoli.

20090325

Che: Part One


Che - L'argentino - di Steven Soderbergh 2009


Giudizio sintetico: kolossal moderno (quindi, con difetti, ma da vedere)


Ernesto Guevara de la Serna conosce Fidel e Raul Castro nel 1955 a Città del Messico. Il Che, così chiamato a causa delle sue origini (in Argentina che è un intercalare usato normalmente per chiamare chiunque in maniera confidenziale), decide di partecipare al tentativo di rivoluzione socialista che Fidel e il Movimiento 26 de Julio ha intenzione di mettere in atto, tornando a Cuba in nave, la Granma, e tentando di conquistare militarmente l'isola partendo da sud, per rovesciare la dittatura del Generale Fulgencio Batista, instaurata nel 1952 sull'isola caraibica. Il Che è laureato in medicina, quindi un dottore, si rivela molto più di questo, durante la conquista dell'isola.


La prima parte di questo imponente e, forse, folle progetto, si basa sul libro autobiografico di Guevara stesso Pasajes de la guerra revolucionaria, e alterna la trama che ho riassunto sopra con altri episodi del dicembre 1964, quando Guevara si recò a New York come capo della delegazione cubana all'ONU per tenere un discorso davanti all'assemblea generale, oltre ad incontrare politici, personalità varie, partecipare a trasmissioni tv; in particolare vengono usati alcuni suoi dialoghi con la giornalista Lisa Howard (una rediviva Julia Ormond in versione platinata).

Una splendida fotografia a colori per il racconto che va dal 1955 al 1958, che valorizza soprattutto le parti cubane di guerriglia nella giungla, contrapposta all'asciutto bianco e nero del segmento "newyorkese" del 1964, la storia, cruenta ma affascinante, della rivoluzione cubana, la contrapposizione tra due figure carismatiche quali Castro e Guevara, l'ascesa a mito dell'idealista argentino, fanno di questo film, anche se naturalmente ridondante (chissà quanti tagli, comunque: alla fine siamo a poco più di due ore), una interessante lezione di storia (appunto) di una parte del secolo scorso.

Ottima la direzione degli attori, che forniscono una grande prova. Ovviamente tutti noteranno l'immenso protagonista Benicio del Toro, che ha prodotto, insieme a Laura Bickford, e fortissimamente voluto questo film, e che per la seconda volta recita in castigliano per Soderbergh (la prima, con Traffic, gli fruttò l'Oscar come miglior attore non protagonista), se vogliamo cercare il pelo nell'uovo non convince pienamente nel suo accento argentino: per tutto il resto, ci inchiniamo a questo attore che infonde nel personaggio una dolcezza inaspettata, e riesce al tempo stesso a renderlo credibile quando, diciamo così, "il gioco si fa duro". Inutile fare l'elenco del resto del cast, che racchiude un bel manipolo di attori soprattutto latino-americani giovani (e non) e promettenti, che chi ama il cinema internazionale, non solo statunitense, riconoscerà senz'altro. Impressionanti, a mio giudizio personale, i due attori che interpretano i fratelli Castro. Il messicano Demiàn Bichir, che tanto ci ha affascinato nei panni del sindaco di Tijuana nella serie Weeds, è impressionante nella sua somiglianza con il lìder màximo anche fisica. La palma del migliore, almeno in questa prima parte, va però al fantastico Rodrigo Santoro, brasiliano di Petròpolis, nei panni di Raùl Castro, visto nell'argentino Leonera (da noi recensito pochi giorni fa, casualmente: era Ramiro), che oltre ad essere davvero bravo nel minutaggio a lui riservato, non eccessivo, sfodera un più che convincente accento cubano. Un vero peccato che queste cose vengano perse nel doppiaggio.

Si sa che per la regia, prima di Soderbergh, si era pensato a Terrence Malick. Nonostante tutto il rispetto per questo grande maestro, credo che il "ragazzo" di Atlanta abbia fatto un buon lavoro, adattandosi all'esigenza. Lascia da parte sperimentazione e spavalderia, che pure gli sono sempre riuscite bene, per disegnare questo grande affresco che, forse proprio perchè basato su una sorta di autobiografia del Che, non ne fa un santino, ma racconta una storia (e che storia), seppur leggendaria.

Attendiamo la seconda parte, ma la prima è sicuramente sufficiente.

road trip


Continua il viaggio nella memoria del blogger. Qui una meravigliosa foto di gruppo, 1999, stessa area di servizio, verso Zagabria.

In piedi da sinistra verso destra: Gianlu, Riri, Stefanino, Fede.

Accosciati, da sinistra verso destra: Pippo, Lore, io.

Il dito sull'obiettivo non mi ricordo di chi sia. Devo dire che ancora oggi si nota che sono vestito in maniera fighissima.

la rubrica giornaliera sul nostro premier



24-03-09
BERLUSCONI: SONO PRESIDENTE FERROVIERE,

MI SI REGALI IL FRECCIAROSSA

(ASCA) - Roma, 24 mar - ''Sono stato presidente-operaio, presidente-imprenditore, non avrei mai immaginato di diventare un presidente-ferroviere. Adesso mi si regali il Frecciarossa''. Cosi', il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, racconta ai giornalisti l'entusiasmo del suo viaggio sul treno ad Alta Velocita' Frecciarossa che lo ha riportato da Milano a Roma in sole tre ore. Il premier, che durante il viaggio ha indossato un cappello da capotreno, ha passato quasi tutto il tempo nella motrice del treno.

erase una vez el amor pero tuve que matarlo


C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo - di Efraim Medina Reyes


Rep è colombiano, e vive "sospeso" tra Città immobile (Cartagena) e Bogotà. Ama la musica rock, punk e grunge, scrive, ma soprattutto si ubriaca con i suoi amici (di sbornia, soprattutto, ma anche di sfiga, di disoccupazione e di sventura), sogna di essere Big Rep, un affermato attore che vive negli USA in una villa immensa con un filippino tuttofare, e non riesce a liberarsi del ricordo di una "certa ragazza", con la quale ha avuto una relazione che è finita non si capisce bene a causa di chi.


E' davvero un libro "rock" questo del colombiano Medina Reyes, che se non ricordo male vive da qualche anno in Italia (ha sposato un'italiana, sempre se non mi sbaglio): snello, potente, veloce, sfrontato, sboccato, di grande impatto. Il sesso è ben presente, come di solito nei suoi scritti, siano gli altri libri, siano gli articoli che scrive, ma è strettamente connesso con l'amore e i sentimenti in genere. E' un Sud America diverso, quello che ci presenta, e probabilmente più reale di quello poetico descritto dai più famosi (e criticati aspramente da lui in questo libro) letterati di quel continente, ma con una varia umanità dolente che soffre non solo di sottosviluppo. La trama avanza zigzagando, con brevissimi capitoli che a volte sembrano essere avulsi, ma alla fine si rivelano tutti necessari. E' probabile una forte empatia con il protagonista, perchè è probabile che tutti abbiate sofferto le pene dell'amore, e addirittura vi commuoverete, se siete passati per un certo periodo attraverso certi "movimenti" musicali, per gli intermezzi dedicati ai musicisti amati da Rep: belli quelli dedicati a Vicious, superbi quelli dedicati a Cobain.


Fulminante, da leggere tutto d'un fiato.


Qui trovate alcune pagine del libro.

20090324

donne forti


Siccome mi piace andare controcorrente, sono orgoglioso di essere tesserato CGIL (già detto più volte). Inoltre, mi sento spesso tutelato dal Segretario. Lo fui con Cofferati, mi ci sento con Epifani. Oggi mi è capitato di vedere Susanna Camusso (foto) in televisione a parlare di crisi, e siccome pare, da tempo, che sia una delle più accreditate per la successione di Epifani alla segreteria. Non è la prima volta che la ascolto. Non voglio che Epifani se ne vada, ma mi sento già al sicuro se l'erede sarà Camusso. E sono curioso di vedere, se questa "successione" avverrà (cosa alquanto probabile), ancora in "epoca" berlusconiana, come si comporteranno Silvio e i suoi pards. Io già me lo immagino: daranno sfogo a tutta la loro rozzaggine, intellettuale e verbale. Un'anticipazione la potete avere leggendo questo vecchio pezzo sul sito dei giovani di Forza Italia, che critica (sembra quasi "preventivamente") la Camusso, tra l'altro con motivazioni ridicole.


Lo sapete si, che siamo messi male?

c'è crisi dappertutto

Dal Corriere on line

L'offerta è valida durante le ore meno frequentate
Sesso, cibo e bevande a 70 euro:
così il bordello sfida la crisi
A Berlino il «Pussy Club» propone la formula del "tutto incluso"per fare fronte al calo di clienti

BERLINO - La clientela è diminuita del 20 per cento per colpa della crisi economica. Per questo il «Pussy Club», bordello berlinese che si trova sulla strada per l'aeroporto di Schonfeld, ha pensato bene di elaborare una sorta di pacchetto anti-crisi. La formula è quella del «tutto-compreso»: con 70 euro i clienti possono aver ragazze, bevande e cibo a volontà. Allo stesso prezzo, anche la maîtresse della casa d'appuntamenti (una donna non più giovane, ma alquanto esperta) è disponibile a partecipare alle attività del locale. Secondo le operatrici del settore, la crisi economica ha ridotto del 20% il numero dei clienti che frequentano le case chiuse, legalizzate in Germania dal 2001.
LA STRATEGIA DI MARKETING - Il «Pussy Club» ha pubblicizzato la sua offerta tra le inserzioni a luci rosse dei tabloid come il "konjunktur paket", una sorta di pacchetto anti-crisi appunto che risvegli la voglia di sesso tra i clienti. La strategia di marketing è semplice, come riporta Der Spiegel. Durante le ore meno frequentate, dalle 10:00 alle 16:00, il «Pussy Club» offre - per 70 euro - accesso illimitato alle prostitute e un buffet, senza limiti sulle quantità consumate.
23 marzo 2009

father & son


Oggi 24 marzo è il compleanno di Otello, mio padre. Compie 73 anni.
In poche parole, che forse non gli dirò, posso riassumere che, ovviamente insieme a mia madre, che però non c'è più da 13 anni, mi ha dato una grossa parte di quello che ho. Sicuramente più della metà delle cose e degli insegnamenti che ho recepito.
Nonostante le differenze che ci sono tra noi (in effetti non molte), ci somigliamo (in effetti molto).
Come si usa dire, e non sto scherzando, mi ha insegnato a stare al mondo.

Grazie babbo. Auguri.

20090323

come quando

come quando ero ragazzo e spedivo le cartoline senza il francobollo agli amici degli amici per poi sentire la storia raccontata e sapere di esserne uno dei protagonisti senza che gli altri lo sospettassero...

on the air




Mentre sto lentamente assimilando il nuovo (e finalmente completo) Mastodon dal titolo Crack The Skye (che parla al mio stomaco), non riesco a smettere di ascoltare l'intero To Lose My Life dei White Lies, che mi ha letteralmente conquistato, e a commuovermi ascoltando l'omonimo debutto dei Glasvegas: ognuno a suo modo, mi sembra che parlino al mio cuore.

20090322

bugie


Ho appena terminato la visione del pilot di una nuova serie che mi ha consigliato l'amico Ndru: Lie To Me, non mi arrischio nella traduzione, anche se quasi tutti sapete che to lie significa mentire, ma che come "sottotitolo" ha "la verità è scritta sulle nostre facce". Il pilot è scoppiettante, seppure faccia apparire il protagonista, il dottor Lightman (un redivivo Tim Roth in ottima forma e costantemente con la sua classica faccia da schiaffi), quasi come un personaggio dai poteri superiori.


Una persona nella media mente tre volte in una conversazione di dieci minuti. Questa è una delle statistiche che snocciola il dr. Lightman nel primo episodio. Lightman ha fondato un'agenzia, che porta il suo nome, che lavora collaborando con i federali, altre agenzie governative e polizia locale. Cal Lightman è un esperto del linguaggio del corpo e dell'analisi delle microespressioni facciali, ed è assistito dalla sua collaboratrice più stretta, la dottoressa Foster, psicologa. Ci sono altri personaggi, interessanti, ma se la cosa vi stuzzica li conoscerete da soli.


Quello che c'è da dire è che il tutto, compreso il personaggio di Lightman, si basa sul lavoro, sulle teorie e sulla persona del dottor Paul Ekman, psicologo ed esperto del linguaggio del corpo.


La serie è iniziata il 21 gennaio 2009 sul canale Fox network negli USA, gli episodi sono da 45 minuti, e attualmente ne sono andati in onda 7: ne sono previsti 13 in tutto.




Qui il sito ufficiale. Buona visione.

the boys in the band


Festa per il compleanno del caro amico Harold - di William Friedkin 1970


Giudizio sintetico: da vedere


New York: Michael e tutti gli amici gay della loro combriccola stanno organizzando la festa di compleanno per uno di loro, Harold. E' tutto pronto per la sera, compreso il regalo più gustoso, un marchettaro/cowboy (che si presenterà in anticipo, venendo redarguito). Improvvisamente, Michael riceve una telefonata da uno sconvolto Alan, un amico (forse) eterosessuale che è di passaggio in città ma sta, evidentemente, vivendo una crisi coniugale. Nonostante l'appuntamento per incontrarsi sia per il giorno seguente, Alan si presenta nel bel mezzo della festa, creando un clima di tensione tra tutti i componenti del gruppo. Ne escono una rissa e diversi litigi, finchè Michael non lancia un gioco che è più una sfida...


Uno dei primi film a tematica espressamente gay arrivato in Italia, all'epoca anche negli USA divise la stessa comunità gay. Friedkin, un maestro che, col tempo, si è un po' perso (ma non dimentichiamoci: Il braccio violento della legge, L'Esorcista e Vivere e morire a Los Angeles sono suoi), gira la versione cinematografica di una commedia teatrale di Mart Crowley, avvalendosi di lui per la sceneggiatura e addirittura degli stessi attori. Nonostante la ovvia "teatralità" del tutto, Friedkin padroneggia la telecamera come solo lui sa fare; il testo, scorretto e pieno di pathos, tensione ma anche di battute folgoranti, taglienti, caustiche ma molto divertenti, fa il resto.

Un film che lascia il segno, una vecchia produzione che andrebbe recuperata da chi non la conosce.

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PS grazie Livio!

ac dc

il concerto degli ac dc è stato uno spettacolo magnifico.
non pensavo di potermi divertire tanto ad un concerto rock.
il mio amico monty l'ha già raccontato ieri.
comunque
una cosa l'ho pensata ieri alla fine del concerto, che una cover band degli ac dc l'accetterei visto che già loro sono una cover band di se stessi.
staordinari!

tav?


Non sono un ecologista, anche se cerco di fare quanto è in mio potere per rispettare il pianeta. Non sono animalista, anche se per 12 anni sono stato vegetariano e cerco di ridurre il mio impatto sul mondo animale. Non sono un verde di quelli che dicono sempre no, e non sono contro il progresso. Ma mi domando solo se ce n'era davvero bisogno e soprattutto se non si poteva fare in modo migliore. Il bello è che non è ancora finita. Questo articolo, scritto da Paolo Rumiz, che qui conosciamo per i suoi scritti e rispettiamo molto, fa molto pensare. E quasi piangere. Da Repubblica.


maremma amara


Tiburzi - di Paolo Benvenuti 1996


Giudizio sintetico: per appassionati


Domenico Tiburzi detto Domenichino, nacque a Cellere nel 1836 e morì nei pressi di Capalbio nel 1896. Fu un famoso brigante, certamente il più famoso della Maremma. Il film racconta gli ultimissimi giorni della vita di Tiburzi, tornato da poco nelle "sue" terre dalla Francia, e ormai accerchiato dalle indagini accurate e intelligenti del capitano dei carabinieri Michele Giacheri, esperto di brigantaggio e interessato al personaggio (infatti, lo vuole catturare vivo). Ma non ci sono solo le indagini ufficiali che "inseguono" Tiburzi...


Il film di Benvenuti, che segue Confortorio e precede Gostanza da Libbiano, prosegue nella sua personale "indagine" storica sull'Italia, con il suo stile personale e, paradossalmente, avvicinabile al cinema orientale. Sto parlando ovviamente solo dei tempi, molto dilatati e molto vicini a quelli della vita reale. Benvenuti come sempre si basa su accurate ricerche storiche, e ricostruisce non solo gli ultimi momenti della vita del brigante, ma la sua storia, il suo ingresso nel mondo dell'illegalità, il suo rapporto con la legge e la giustizia. Nonostante il regista non prenda posizione, seppur racchiudendo il film fra due parentesi a dir poco eccezionali (Silvana Pampanini che apre il film vestita di nero inquadrata dal basso, in una posa che può ricordare l'angelo della morte, che canta uno stornello dedicato proprio alla vita di Tiburzi, e la stessa Pampanini che sui titoli di coda canta il traditional toscano Maremma Amara - qualcuno di voi lo ricorderà nella versione attualizzata dai Carnèigra nel loro album di debutto -), non può non venirvi in mente Robin Hood ascoltando le ricostruzioni della vita di Tiburzi (lo confesso, a me è balenato in mente, per un attimo, anche Ernesto "Che" Guevara), e assistendo all'indagine leale e razionale del capitano Giacheri, che scorrono parallele alle "altre" (non approfondisco per non togliervi l'eventuale piacere della visione), non può non venirvi in mente l'Italia degli ultimi 60 anni (ben poco è cambiato, quindi).

Una fotografia grezza che rende l'idea di una Maremma ancora superba, intermezzi onirici davvero suggestivi, soprattutto nel finale, gusto dell'inquadratura pittorico e simbolista. Un film impegnativo, perchè ha dei tempi molto lenti, come detto prima, a dispetto della durata molto breve (un'ora e venti circa), ma che apprezzerete soprattutto se non conoscete approfonditamente la storia di questo personaggio che rimane ancora nella leggenda maremmana e addirittura in alcuni modi di dire toscani. Ascoltate attentamente la parte finale, dove si racconta di quello che successe dopo la morte di Tiburzi. Recitazioni molto teatrali, come sempre nei film di Benvenuti.

Un film fuori dagli schemi ai quali siamo abituati.

hic sunt leones


Leonera - di Pablo Trapero 2008


Giudizio sintetico: si può vedere


Julia vive e lavora a Buenos Aires. Una mattina si sveglia e nel suo appartamento ci sono due uomini apparentemente senza vita; lei è coperta di sangue. Dei due uomini, Nahuel è morto, Ramiro sopravvive. Lei viene arrestata per omicidio, e scopre di essere incinta. Lei amava Nahuel, ma Nahuel aveva una storia con Ramiro. Anche Ramiro viene incarcerato.

In carcere, nasce Tomàs. Julia riallaccia rapporti con la madre Sofìa, con la quale non ha mai avuto buoni rapporti, e alla fine decidono di "collaborare" (Sofìa è benestante e si può permettere un buon avvocato per la figlia); in carcere, dopo un iniziale scontro, lega con Marta, che ha già due figli, avuti in carcere.


Un film decisamente interessante questo Leonera, di Pablo Trapero, argentino, del quale ricordo il debutto Mondo Grùa come un film decisamente fuori dagli schemi, vagamente Lynchiano. Senza fronzoli, diretto, cattivo, volutamente "sporco" e con poche spiegazioni, Trapero ci porta dentro le carceri e nella mente di una madre, che lotterà con tutta se stessa per non perdere il figlio che ovviamente all'inizio non sa se accettare. Qualche forzatura soprattutto iniziale di sceneggiatura non inficiano l'atmosfera dell'intero film e l'empatia con la protagonista, una splendida Martina Gusman (compagna del regista nella vita) nei panni di Julia. Discreta la fotografia, buona la colonna sonora, nella quale si incastra meravigliosamente la filastrocca iniziale, che diventa il tema portante dell'intero film. E' un peccato che non sia stato distribuito in Italia, neppure in dvd. Se lo cercate in inglese, il titolo potrebbe essere Lion's Den. Di seguito il sito ufficiale del film.


la rubrica giornaliera sul nostro premier




Dal Corriere on line. Due considerazioni veloci:

1)Non saremo come la DC. Sicuramente. La DC era meglio.

2)L'opposizione e i media creano panico. Giusto. Quando c'era lui all'opposizione era lo stesso.

playlist - nella chiavetta usb

A Camp - Colonia
AC/DC - Back In Black
Ancestors - Neptune With Fire
And You Will Know Us By The Trail Of Dead - The Century Of Self
Antony & The Johnsons - The Crying Light
Bad English - Omonimo 1989
Basia Bulat - Oh My Darling
Bullet For My Valentine - The Poison
Cutt Off Your Hands - You And I
Dan Auerbach - Keep It Hid
Danko Jones - B Sides
Earthless - Sonic Prayer
Emerson, Lake & Palmer - Omonimo 1970
Glasvegas - Omonimo 2008
Hank Williams III - Damn Right, Rebel Proud
Ida Maria - Fortress Round My Heart
Intronaut - Prehistoricisms
James Blunt - Chasing Time The Bedlam Sessions
Katy Perry - One Of The Boys
Kid Rock - Rock N Roll Jesus
Kings Of Leon - Only By The Night
Le luci della centrale elettrica - Canzoni da spiaggia deturpata
Led Zeppelin - Remasters cd 1/cd 2
Lenostrescimmie - Granelli
Lento - Earthen
Madeleine Peyroux - Bare Bones
Mastodon - Crack The Skye
Ministri - Tempi Bui
My Chemical Romance - The Black Parade Is Dead
Neko Case - Middle Cyclone
Ray LaMontagne - Gossip In The Grain
Rob Zombie - Zombie Live
Roberto Angelini - La vista concessa
Royksopp - Junior
Santogold - Omonimo 2008
Skiantos - Dio ci deve delle spiegazioni
Snow Patrol - Eyes Open
The Black Angels - Directions To See A Ghost
The Gaslight Anthem - Señor And The Queen EP
The Hellacopters - Cream Of The Crap Vol 1
Underoath - Lost In The Sound Of Separation
Vanessa Da Mata - Sim
Vinicio Capossela - Da solo
White Lies - To Lose My Life
Wino - Punctuated Equilibrium

20090321

come ci vedono


Il pezzo è già stato ripreso, oltre che da Internazionale, anche da molti blog e siti di informazione. Ve lo propongo pure io, visto che viene da un grande scrittore, autore di libri bellissimi (anche Premio Nobel per la letteratura nel 1998). José Saramago. Ho ripreso la traduzione da qui.


La democrazia in un taxi


L’eminente statista italiano di nome Silvio Berlusconi, conosciuto anche con l’appellativo de il Cavaliere (in italiano nel testo, N.d.T.), ha appena generato, nella sua mente superiore, un’idea che lo colloca definitivamente alla testa della categoria dei grandi pensatori politici. Per ovviare ai lunghi, monotoni e tediosi dibattiti e per sveltire i lavori di Camera e Senato, pretende che siano i capigruppo parlamentari ad esercitare il potere di rappresentanza, ponendo fine, nello stesso tempo, al peso morto di alcune centinaia di deputati e senatori che, nella maggior parte dei casi, non aprono bocca per tutta la durata della legislatura, salvo che per sbadigliare.
A me, devo ammetterlo, sembra giusto. I rappresentanti dei partiti maggiori, diciamo, tre o quattro, si riuniranno in un taxi diretto in un ristorante dove, attorno ad una tavola imbandita, prenderanno le decisioni appropriate. Dietro di loro si porteranno, però viaggiando in bicicletta, i rappresentanti dei partiti minori, i quali mangeranno al banco, se c’è o in bar vicino. Niente di più democratico. Durante il viaggio potrebbero cominciare a pensare di eliminare questi imponenti, arroganti e pretenziosi edifici denominati camera e senato, fonti di continue discussioni e di elevati sprechi che non giovano al popolo. Di riduzione in riduzione, suppongo che arriveremo all’agorà dei greci. Chiaro, con l’agorà, ma senza i greci. Mi diranno che non si deve prendere sul serio questo Cavaliere. Si, però il pericolo è quello di non prendere sul serio neanche coloro che lo votano.
José Saramago

similitudini


Il Papa in Africa ha detto: ''non si può sconfiggere l'Aids con la distribuzione di preservativi, che al contrario aumenterà i problemi''.


Berlusconi, che non vuole mai essere da meno, quando gli è stato chiesto un commento su questa dichiarazione, già condannata dall'Unione Europea, ha detto: "Ciascuno svolge la sua missione ed è coerente con il suo ruolo".


Ora, io capisco che probabilmente tra i due è in corso una scommessa segreta a chi spara la stronzata più grande. Succede. Potremmo stare tutta la notte a dire dell'incoerenza soprattutto del secondo soggetto. Ma tanto ci arrivate tutti da soli, voi coglioni comunisti conservatori eccetera eccetera.


Quello che non ho capito bene è: in che modo la distribuzione dei preservativi può aumentare i problemi. Davvero, non ci arrivo. Bene (abbreviazione di Benedetto), illuminami. Silvio, tu taci un attimo per favore.

ristampe


So già che scrivendo questo post potrei essere tranquillamente tacciato di antichità, o addirittura di immobilismo, di essere un dinosauro, o semplicemente, di essere vecchio. Correrò questo rischio.

La notizia è di quelle che mi lasciano indifferenti, se non fosse a proposito di una band che ho amato da sempre, dalla prima volta che ho ascoltato un loro pezzo. Mi ricordo che nel corso del 1991 ne avevo letto su qualcuna delle riviste di musica che compravo, e mi avevano interessato. Poi, durante l'ultima settimana dell'anno, ero nei pressi di Brescia a passare la fine dell'anno, a casa di un collega di un amico (lavoravano all'estero e tornavano a casa per lunghi periodi). Non so perchè, alla televisione di casa sua si prendeva MTV, e fu lì che vidi il video di Alive, dei Pearl Jam, appunto, questa band della quale avevo letto e che mi aveva interessato senza sentirla (era una cosa che mi capitava spesso, conoscendo i gusti dei pochi giornalisti musicali dell'epoca, leggere come scrivevano di certe band, e capire che mi sarebbero piaciute: la stessa cosa mi era accaduta con i Metallica e con i Red Hot Chili Peppers, tanto per farvi due nomi). Non ricordo se il giorno stesso o quello seguente, andammo in città e comprai il cd: Ten. Beh, non ricordo esattamente quali altre band dell'ondata di Seattle avessi già ascoltato, sicuramente i Soudgarden, non ricordo se i Nirvana, i Mudhoney, gli Screaming Trees, i Tad, gli Alice In Chains e via discorrendo, fatto sta che questo disco mi colpì molto, come un po' tutto quello che veniva da quella zona in quel periodo. Ne ho già parlato, dicendo sempre la stessa cosa: c'era un'energia comune, nuova, che usciva fuori da quei dischi, ma ognuno faceva qualcosa di completamente diverso dall'altro. E questo era bellissimo e inebriante. E Ten era ed è tutt'oggi un disco sconvolgente. Vidi la band in un concerto indimenticabile dopo pochissimi mesi, nel febbraio del 1992, in un locale che allora si chiamava Sorpasso, a Milano, li rividi nello stesso anno in giugno, sempre a Milano, all'allora City Square (allora non era così comune che una band, soprattutto americana, facesse due concerti a distanza di pochi mesi in Italia), li ho rivisti altre volte negli anni a venire, sono usciti molti altri loro lavori, che mi sono piaciuti, ho continuato ad amarli e a rispettarli, a stimarli, pur non provando mai più quel godimento estremo, quel senso di caduta nel vuoto perchè davanti ad un'emozione nuova, una sorta di sindrome di Stendhal che avevo provato ascoltando Ten.
Da qualche giorno ho scoperto (ed ecco che chiudo finalmente questa enorme parentesi che ho aperto dopo aver detto che la notizia è di quelle che solitamente mi lasciano indifferente, se non fosse per...) che ne è uscita la ristampa. E che è uscita in 4 (quattro) versioni differenti, con copertine varie, pezzi inediti, remissaggi e non so cos'altro semplicemente perchè non lo voglio sapere.


Ad alcuni amici, amanti di questa band, ho chiesto "perchè". Ma, in realtà, non lo voglio sapere. E non lo voglio sapere perchè so che non c'è una risposta accettabile a questa domanda. Non può esistere. Certe cose si fanno, capitano, fanno la storia, e così dovrebbero rimanere. Per dimostrare che le cosiddette "pietre miliari" sono così definite perchè delimitano un percorso, stabiliscono dei parametri. C'è cosa c'era prima, e cosa è successo dopo. Le ristampe, o meglio, le riedizioni (la ristampa, identica, ha senso, se una cosa non si trova più ed è richiesta), non hanno senso. Almeno, non per me. Mi dispiace. Non riesco ad accettarlo.

coerenza e download


L'editoriale di Internazionale di questa settimana è lo specchio di un personaggio assolutamente interessante, del quale avevamo già parlato in questa occasione. Tra l'altro, parla di un argomento che a noi sta particolarmente a cuore. Eccolo qua.




Lezioni


"Che sia possibile, nel 2009, far votare al parlamento, con i voti della destra e di una parte della sinistra, una legge indegna come quella in discussione oggi è un ulteriore segno del fatto che le élite politiche ed economiche di questo paese non capiscono nulla di giovani, di tecnologia e di cultura". Sembra l'Italia, ma siamo in Francia. E sono parole di Jacques Attali, intellettuale ed economista, a lungo consigliere di Mitterrand. Nel suo blog, Attali ha attaccato il progetto di legge che vuole impedire il download gratuito di musica e film. L'ha definito "scandaloso e ridicolo", perché applica una norma sul diritto d'autore che risale al diciottesimo secolo. Bisogna trovare nuovi modi. Nei commenti al suo post, un anonimo lettore ha scritto: "Sono un musicista indipendente. Lei avrà l'autorità morale per dare lezioni sulla gratuità solo quando avrà messo gratis su internet tutti i suoi libri". Il giorno dopo Attali l'ha fatto: i cinquanta saggi che ha scritto negli ultimi trent'anni sono online a disposizione di tutti.

Giovanni De Mauro

l'altro


Alcune riflessioni leggendo i giornali di approfondimento che escono attorno al weekend.

Solo nel 2001, quindi 8 anni fa, come dice giustamente Marco Romani sul Venerdì di Repubblica, i famosi Erika e Omar che massacrarono la famiglia di lei a Novi Ligure, per prima cosa (e per essere credibili) accusarono due albanesi.

Che fine hanno fatto gli albanesi che impaurivano l'immaginario collettivo credulone e becero italiano?

La risposta, la sapete, e la sapete anche voi razzisti: sono stati sostituiti dai romeni.


Avanti così. Ci meritiamo Silvio.

20090320

chi lo sa

e se i linfonodi si ingrossassero fino a scoppiare?

puppa!!


Sempre in quella "sessione", impegnato in un gesto "classico".

Croazia 99


Cambiamo epoca e stile (non so se era un anno bisestile, mi pare di no, il 1999). In viaggio per Zagabria, per un matrimonio, insieme ad un branco di deficienti. Un'area di servizio vicino Trieste.

drums


Ultima della serie. Fu un concerto molto bello. Non il migliore, ma eravamo in forma (io, soprattutto, visto che si nota già la pancia...ad ogni modo, suonai in costume da bagno, in onore di Dale Crover, batterista dei Melvins, che avevo visto suonare qualche mese prima vestito solamente dei suoi slip).

style


Si apprezza lo stile molto spettacolare del drumming, anche se sono sullo sfondo.

back to '94


Torniamo alla musica e al concerto della foto del post degli mp3, senza l'effetto sgranato, che, per inciso, mi è venuto per caso.

peggio


Questa è ancora peggio. Rispetto ad adesso, almeno 30 kg in meno, ma forse 40.
A parte i capelli, e mi dispiace che sul blog si veda molto piccola la foto, e la solita (brutta) faccia, la montatura degli occhiali orribile, vi voglio solo dire delle "toppe" sul giacchetto Levi's (a parte le scarpe, Adidas modello Top Ten): da sinistra a destra Broken Bones, Anthrax, Manowar. Non so se mi spiego.

come eravamo


Questa foto qua, per pubblicarla, bisogna vincere la vergogna. Per chi è pratico, è scattata in località "Le Spianate" a Castiglioncello. Chi l'ha scattata...non mi va di dirvelo. Credo risalga al 1987, più o meno.

live


Un'espressione malinconica con un ciuffo d'annata. Un concerto memorabile alla Sagra del Baccello di Salviano (Livorno), detta anche "festa della fava". Demmo spettacolo. Io ruppi un'asta di un piatto. Il padrone (della batteria) era disperato, e mi ricordo che gli detti 100mila lire per farlo calmare (poi mangiai pane e acqua per il resto del mese, ma feci un figurone...).

Ci facemmo molti nuovi fans.

Cile nov 94


Siamo quindi in fase amarcord. Una foto di me nella patagonia cilena, 1994. La scattò l'amico Guido, che era con me in quel viaggio. Dimenticavo: la soddisfazione massima di quel viaggio fu una signora statunitense che, su un aereo, ci chiese se fossimo di Seattle, così pensava vedendo come eravamo vestiti e "acconciati". Chi sa di musica capirà.

clamoroso


Lenostrescimmie - Granelli (1995)



Una delle band dove ha militato Jumbolo (batteria e backing vocals) e il loro capolavoro post-grunge.



http://rapidshare.de/files/46223514/Lenostrescimmie_-_Granelli__1995_.zip.html

20090319

avvertenza


Volevo avvertire le appassionate lettrici e gli appassionati lettori di questo blog che non sono improvvisamente impazzito. Ieri sera volevo scrivere la recensione del libro che avevo appena finito di leggere (La scimmia pensa, la scimmia fa), ed ho controllato sullo storico del blog stesso, quali recensioni dei libri di Palahniuk ci fossero. Ce n'erano poche (Diary e Cavie), per cui sono andato a ricercarmi le altre, che ero abbastanza sicuro di aver scritto (non sono riuscito a trovare quella di Ninna Nanna, non so dove sia finita, sorry), perchè, come già detto più volte, Chuck è uno scrittore che mi piace molto e merita una adeguata "esposizione". Ho "intervallato" le recensioni, facendo tesoro dei suggerimenti degli amici, con altre di altro genere, anche se un po' datate, delle quali ero particolarmente orgoglioso. Spero di non avervi annoiato.


Per la cronaca, devo ancora leggere Rabbia e Gang Bang. Lo farò, diciamo entro il 2009, non amo leggere due o più libri dello stesso autore contemporaneamente.


Nella foto, un Chuck Palahniuk basettone.

stranger than fiction


La scimmia pensa, la scimmia fa - di Chuck Palahniuk


Come già dissi per Portland Souvenir, di getto mi è venuto da pensare che questa raccolta di scritti relativamente brevi, non fosse il massimo, soprattutto per chi non conosce Palahniuk. Poi invece, leggendolo, ho cambiato idea. Certo, il grande Chuck dà il meglio di sè con i romanzi allucinati, ma questi scritti fanno capire molte cose.


Il libro è snello, il sottotitolo è Quando la realtà supera la fantasia ed è diviso in tre parti: Insieme, Ritratti e Personale. Infatti, la prima parte raccoglie racconti di "gruppo", storie corali, la seconda sono interviste e monografie (decisamente alla maniera di Palahniuk), la terza raccoglie "riflessioni" decisamente personali, che scaturiscono da esperienze dello scrittore. Come dicevo prima, il tutto è piuttosto esplicativo. Ci sono gli spunti per i geniali e psichedelici romanzi del ragazzo di Pasco. E alcune confessioni quasi intime.

Molto belli gli incontri con Juliette Lewis e con Marilyn Manson: quello con il Reverendo dovrebbe essere letto da tutti i suoi detrattori.


Insomma, è in un certo senso rassicurante, vedere che un autore così all'apparenza strampalato, dimostri di saper padroneggiare tranquillamente sia interviste illuminanti che descrizioni di curiosi fatti di cronaca, come un gruppo di cittadini che si costruiscono castelli, o gare di distruzione tra mietitrebbie. Di certo, anche chi non ha dimestichezza con Palahniuk, se per caso si imbattesse in questa lettura, ne rimarrebbe affascinato, o almeno incuriosito.

20090318

Said, hey honey, take a walk on the wild side


Wild Side - di Sébastien Lifshitz 2004


Giudizio sintetico: si può vedere


Stéphanie è una trans, vive e batte a Parigi; abita insieme a Djamel, maghrebino con la faccia da furbo, che si prostituisce nei bagni della stazione (50 per le donne, 20 per gli uomini), e a Mikhail, russo, pugile triste e tenero, in fuga da qualcosa di poco chiaro; i tre si amano, o almeno, dicono di amarsi. La loro apparente tranquillità verrà scossa dall'agonia della madre di Stéphanie, per la quale lei è sempre Pierre, anche se ha sembianze femminili. I tre accompagneranno la donna verso la morte, nella vecchia casa di campagna della famiglia, dopodichè riprenderanno la loro vita di sempre.


Già rivelatosi con l'ottimo "Quasi niente" nel 2000 (arrivato da noi due anni dopo), Lifshitz torna sempre con una storia gay, ancora più complicata; a tutti viene alla mente "Jules e Jim", ma è chiaro che la cosa è molto diversa. Il film è silenzioso quasi come un film orientale, montato cronologicamente a puzzle come "21 grammi", ma è molto meno angosciante; i flashback sono teneri (l'infanzia da bambino di Stéphanie/Pierre) tanto quanto, ad esempio, le scene di sesso sono crude ma non forzatamente: solo reali.

La scena d'apertura è bellissima, una figura efeba canta una bella canzone che domanda "are you a boy or a girl?" davanti ad una stanza piena di trans, quella di chiusura geniale (non ve la svelo, mi sembra più giusto); nel mezzo, il film scorre lento ma inesorabile come la disperazione di questo amore frutto, forse, più della solitudine che del vero sentimento.

Piccolo dettaglio di cronaca, il film è distribuito in lingua originale con sottotitoli; si perderebbe altrimenti il divertente pasticcio nel quale dialogano i tre protagonisti, visto che Mikhail non sa una parola di francese ma conosce l'inglese di base, mentre gli altri due con l'inglese se la cavano malino, e si esprimono naturalmente in francese, senza contare le colleghe/amiche di Stéphanie, che sono ovviamente brasiliane e che quindi parlano portoghese.

Nella miseria delle uscite estive, un piccolo raggio di sole.