No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20161130

Mestre/Nogaro (On The Road) - Novembre 2016

Eccoci qua, lunedì 14 novembre, subito dopo pranzo, direttamente dal lavoro mi metto in auto, gentilmente imprestata dalla mia sorellina (l'accordo è questo, in caso di impegni di lavoro), direzione Mestre. L'impegno è per domani mattina ore 10 circa, presso il deposito esterno di San Giorgio di Nogaro, zona industriale Aussa-Corno; l'incontro è tra me, la mia collega della sede milanese, responsabile per i rapporti con i trasportatori, i rappresentanti di un trasportatore sloveno che, data la chiusura a breve di un nostro deposito esterno in Slovena, passerà a fornirci servizi con carico dall'Italia, quindi "sotto la nostra giurisdizione" (fin quando caricavano dalla Slovenia, la giurisdizione era degli uffici bulgari), e naturalmente i proprietari del deposito di San Giorgio di Nogaro, nostri collaboratori storici. La mia collega M., che viene dall'hinterland milanese, non aveva voglia di guidare, quindi mi ha proposto di venire lei in treno, e di arrivare a Mestre questa sera, in modo che io la raccogliessi per portarla a Nogaro e poi, domani, la scaricassi nuovamente alla stazione ferroviaria lagunare. Dando libero sfogo alla mia passione di organizzatore, ho prenotato due camere all'hotel Best Western Bologna in Mestre, giusto di fronte alla stazione; la collega dovrebbe arrivare verso le 19, io conto di essere lì un poco prima. La giornata è discreta, almeno fino all'Appennino. Il tempo (come vedete dalle foto) cambia verso Barberino del Mugello. Una pioggerellina sottile mi accompagna fino a Bologna, mi fermo sul tratto verso Padova per un caffé e una scorsa alle email, e provo ad accoppiare via Bluetooth i miei due telefoni con l'auto, senza successo (con susseguente presa per il culo da parte di mia sorella). Cala il buio, mi immetto sulla Torino/Venezia, solito traffico sostenuto ma scorrevole, ed eccomi sulla direttrice per Venezia. Esco dove mi dice il GPS, e rimango bloccato all'uscita che immette direttamente su una rotonda enorme, che sopporta un traffico bestiale, ingigantito da un camion fermo in mezzo alla rotonda. Perdo quasi mezz'ora. Mi perdo leggermente nei pressi della stazione, riesco a raccapezzarmi, entro nel parcheggio dell'hotel che sono le 18,30 circa. Fa un freddo deciso, faccio il check in, e visto che la collega ha ancora un'ora per arrivare, decido di farmi un aperitivo intimo in camera, usando il frigo bar e guardandomi un episodio di Masters of Sex. Ho già fatto una ricerca online, e mi par di capire che il ristorante dell'hotel sia uno dei migliori della zona, quindi propongo di rimanere qui per cena; mi studio il menù. M. è arrivata, scendo per cena, e ce la passiamo discretamente, non c'è che dire. Pronti per il riposo, a domani.


Salendo verso Barberino
Ovviamente, prima di Roncobilaccio ("ci venne incontro un vecchio")
Sosta "nature calls" prima di Rioveggio
Di buon'ora facciamo colazione, check out, e siamo in autostrada, direzione Porpetto/San Giorgio di Nogaro. 9,30 siamo al deposito, salutiamo i collaboratori, caffè e convenevoli. I nostri ospiti si perdono, li recuperiamo. Sono tre, marito e moglie proprietari della società, non grande, ma con mezzi ben tenuti, la signora non parla una parola d'inglese, il tipo poco, la terza persona è una giovane slovena, che non assomiglia per niente a Melania Trump, che cura il traffico e parla un buon inglese, quindi funge anche da traduttrice. M. conduce la discussione, è il suo lavoro, io punteggio con qualche battuta. Visita al deposito, così approfitto per fare un inventario ad occhio, e nel frattempo arriva proprio un mezzo degli sloveni. Il capo rimbrotta in maniera dura l'autista che non indossa i mezzi di protezione e il giubbotto catarifrangente, e mi invita a mandare indietro i suoi autisti che si comportino in questo modo. Temperatura esterna fresca, ma giornata limpida. I nostri ospiti hanno un altro impegno, e ci lasciano prima di pranzo. Li salutiamo, e andiamo a pranzo con i due fratelli che gestiscono il deposito, e loro padre, un veronese vecchia maniera con il fiuto degli affari, che ogni volta mi fa bere troppo a pranzo. Il ristorante è lo stesso dell'ultima volta, che non vi ho raccontato, Antica Osteria ai Tubi, a Palazzolo dello Stella, ottimo ristorante anche di pesce, con bar annesso, personale professionale, elegantemente arredato, con una bella vetrata sul giardino, vicino al casello di Latisana. Chiacchiere in libertà tra lavoro e cose private, e via libera poco dopo le 14. Rifornimento carburante, e via sull'autostrada per riportare M. alla stazione di Mestre. Saluti e baci, via verso casa. Il ritorno, però, è corredato da un piacevole meeting fuori dal programma lavorativo. All'ora di cena, giusto giusto, mi incontro con lafolle, di passaggio in Toscana per lavoro. Ceniamo amabilmente Dal Pucci a Pescia (anche pizzeria, abbiamo provato la carne, buona, forse un pochino caro, locale carino), aggiornandoci sulle ultime nostre esperienze, e discutendo di tutto e niente, come nostro solito. Piacevole conclusione di un breve viaggio di lavoro per niente noioso.


Sulla Padova/Bologna, di ritorno all'imbrunire

20161129

Bucarest, Romania - Novembre 2016 (2)

Domenica 6 novembre mi sveglio per la colazione, e mi preparo con calma per uscire. Alle 10 ecco Ursula, una milanese che da molti anni vive a Bucarest, e che ha intrapreso con entusiasmo e preparazione il mestiere di guida locale. Ho scovato i suoi riferimenti online, e l'ho contattata perché offre itinerari personalizzati, a piedi e non (per escursioni fuori Bucarest), come piace a me (ricordate quelli a Budapest?). Abbiamo pattuito due mezze giornate in centro, dalle 10 fino verso le 14. Si parte con il Parco Cismigiu, vicinissimo all'hotel, con una sorgente d'acqua e che, in tempi migliori, è corredato da un laghetto, adesso in secca. La giornata è bella, quindi la temperatura è gradevole, molta gente in giro, Ursula mi racconta delle origini della città, mi mostra foto d'epoca interessanti, ci soffermiamo davanti al Palazzo Cretulescu, lato parco (vedremo poi l'altro lato percorrendo Strada Stirbei Voda), poi visitiamo la chiesa ortodossa sita in Bulevardul Schitu Magureanu (c'è in corso una funzione), prendiamo Stirbei Voda, lungo la quale c'è l'Università Nazionale di Musica, fino alla confluenza con Piata George Enescu, dov'è situato il teatro Ateneul, con il piccolo parco antistante, ed entriamo poi in Piata Revolutiei. Ursula continua a snocciolare fatti storici, anche relativamente recenti (la deposizione di Ceausescu me la ricordo, seppur vagamente), e pian piano ci avviciniamo al centro storico, Lipscani. Mi spiega della Biblioteca, data alle fiamme, della statua di Carlo I, del Palazzo Reale, della fuga di Ceausescu dopo il suo tentativo di imbonire la folla ormai sull'orlo della rivoluzione, la cattura, il processo farsa, alcune testimonianze di alti militari dell'epoca, da lei incontrati durante le sue attività in Romania.

Il chiosco interno della chiesa Stavropoleos
L'interno di uno dei negozi più belli e particolari di Lipscani
Uno dei molti caravanserragli, riadattati a moderno centro
Un negozio che è rimasto chiaramente arredato come all'epoca comunista
L'Hanul Lui Manuc dall'esterno
Due vedute della corte interna dell'Hanul Lui, anche questo un antico caravanserraglio
Un busto di Vlad Tepes
Altro negozio "comunista"
E un altro ancora
Altro esempio di architetture del passato inserite della città odierna
In Lipscani, dopo un caffè all'aperto (c'è davvero tanta gente in giro, come detto, bella giornata, domenica, e questo centro pedonale è perfetto per la passeggiata festiva), visitiamo la chiesa Stavropoleos, dove Ursula mi spiega un po' di iconografia ortodossa, la storia di questa chiesa, una delle più importanti a dispetto delle sue dimensioni, e approfondisce le radici di Lipscani, centro commerciale di scambi tra l'Asia e l'Europa, fatto un tempo di molti caravanserragli, poi arrivati fino a noi restaurati ma lasciati strutturalmente molto simili come a quei tempi. Oggi si prestano a diventare centri commerciali "naturali", e in effetti è la caratteristica di questo centro, davvero frizzante. Ursula mi fa notare come spesso, la ristrutturazione di questi edifici sia stata poco razionale: il piano terra è quasi sempre adattato a bar, ristorante, attività commerciale, mentre il primo piano è spesso abitato da rom, e non manutenuto, quindi fatiscente. E' davvero una situazione curiosa, particolare, e non molto sicura dal punto di vista strutturale.
Uno splendido quadretto all'interno del bagno del Tulin
Camera e salottino della mia stanza all'Epoque
Ci soffermiamo spesso davanti a negozi rimasti come ai tempi del regime, ottimi soggetti di fotografia, curiosiamo dentro alcune corti, sul retro delle attività commerciali, con rampe di scale che portano ad abitazioni private. Torniamo poi verso l'hotel, e quando assistiamo ad una scenetta poco gradevole (un giovane che vomita appoggiato ad una panchina, con un calmissimo poliziotto che lo sorveglia e telefona all'ambulanza), Ursula mi spiega che l'eroina qua è arrivata naturalmente con molto ritardo, e alcune fasce sociali stanno "facendo i conti" con questo arrivo. In generale comunque la sensazione è di sicurezza diffusa, quantomeno qua in centro. Torniamo quindi all'hotel, Ursula ha lasciato l'auto lì vicino, ci salutiamo e ci diamo l'appuntamento per l'indomani mattina. Io mi dirigo verso il ristorante Tulin, cucina libanese, dove pranzo. E' proprio davanti alla prima chiesa che abbiamo visitato stamattina, e mi tolgo la voglia di felafel. Mi ero preso qualche nome e indirizzo di ristoranti in zona, e devo dire che la prima scelta sarebbe stata il Monte Carlo, che si affaccia sul laghetto del Parco Cismigiu, ma stamattina, passandoci di fronte, ho deciso che con il laghetto in secca, tutto il fascino si perde, quindi vada per il Tulin, dove mi trovo bene. Nel frattempo, con la collega C. abbiamo rischedulato la cena per questa sera, ritrovo alle 19 in hotel. Dopo il pranzo, stancato dalla camminata, mi ritiro in stanza a dormicchiare, riposare i piedi, vedermi qualche telefilm in attesa della serata che, sono sicuro, sarà piacevole.

20161128

Bucarest, Romania - Novembre 2016 (1)

Dopo Sofia, nella tabella di marcia c'è Bucarest. Il volo è con la compagnia ungherese WizzAir, già utilizzata in passato, low cost serie con prezzi naturalmente un poco più alti di Ryanair. Il volo d'andata è previsto con partenza nel primo pomeriggio di Sabato 5 novembre, dovrei arrivare per le 18 circa ora locale (un'ora in più rispetto all'Italia), ho prenotato una navetta per l'hotel con la stessa compagnia aerea, e questo mi ha permesso di organizzare una cena con due colleghe rumene. All'aeroporto di Pisa, sorge un problema: il volo ha un ritardo importante, tre ore circa. Questo significa arrivare oltre le 21. Disdico la cena via email, e mi dispiace. In volo solidarizzo con le assistenti di volo, verso le quali sono dirette delle critiche in lingua rumena da alcune passeggere scandalizzate per il ritardo: certo non è colpa delle assistenti. Arrivo che son quasi le 22, e cerco invano, al punto indicatomi, qualcuno con un logo WizzAir che rappresenti il servizio navetta, che mi immagino, sia stato prenotato anche da altri passeggeri. Inizio a chiedere informazioni, mi dirigono nel livello sottostante, nel parcheggio, in fondo al parcheggio. Esco dal parcheggio e noto un bus con logo WizzAir: sta caricando un equipaggio. Chiedo se è riservato solo agli equipaggi, il conducente mi risponde di si, ma un dipendente mi dice che il mio taxi mi sta cercando. Mi spiego così due sms che nel frattempo mi sono arrivati sul mio cellulare di lavoro, che non ricordo di aver lasciato né alla compagnia, né ad altri, ma forse mi sbaglio. Tra l'altro, la cosa che ha generato confusione, è che proviene da una compagnia di taxi privata, tra le diverse segnalatemi da una delle mie colleghe rumene, dicendomi di non prendere un taxi qualunque, nel caso ne avessi avuto bisogno. Torno nella hall degli arrivi, chiamo il numero dell'autista, e finalmente ci incontriamo. E' un ragazzo giovane, mi guida all'auto (una Skoda che sembra una Mercedes, sapete che non sono bravo con i modelli), e si parte, scusandoci reciprocamente per il malinteso. Scopro che il tipo lavorava per una casa farmaceutica, conosce, almeno di nome, la società per la quale lavoro, mi mostra alcuni palazzi importanti, arrivati in centro, mi dice che dovrei assolutamente uscire già adesso e andare in centro, che non è lontano dal mio hotel, perché è sabato sera e c'è un sacco di gente in giro, Bucarest è piena di fermento, ci si diverte, ci sono persone di ogni nazionalità. Ringrazio e saluto, sempre sorpreso che un servizio, che pensavo fosse effettuato via bus, si sia rivelato così "esclusivo", ma evidentemente, anche 10 euro di transfer (20 complessivi) non sono pochi per un servizio in Romania. L'hotel è un gioiello, si chiama Epoque Hotel, è in uno stile indescrivibile, vagamente antico ma chiaramente rinnovato con una certa cura, è situato in fondo ad una strada privata, ha un ristorante e un cocktail bar annessi, una hall ampia, personale sorridente e servizievole. Faccio il check in che sono ormai le 23, mi offrono dello champagne di benvenuto, faccio due chiacchiere con il receptionist, e salgo in camera per il meritato riposto. La camera è un appartamento, con disimpegno/salottino di ingresso, un bagno con due stanze (doppio lavandino/vasca, poi doccia/water/bidet), e una camera dal formato decente con armadio, scrivania e finestra. Mangio e bevo qualcosa dal minibar, mi vedo un telefilm e mi metto a dormire, domattina l'appuntamento con la guida che ho contrattato per due mezze giornate è alle 10 in hotel, quindi posso fare con calma e godermi un meritato riposo.


Palatul Cretulescu


Un particolare del tetto del Palazzo Cretulescu
Uno dei molti edifici del centro, dalla foggia particolare, e che necessiterebbero di restauro
blablabla


Il "bollino rosso" governativo obbligatorio sugli edifici ad alto rischio sismico, per evitare imbrogli immobiliari
Veduta laterale del Palazzo Reale
La statua equestre di re Carlo I di Romania...
...e dall'altro lato, il Palazzo Reale


La Biblioteca Centrale Universitaria, nella stessa piazza
Il palazzo che oggi ospita il Ministero degli Affari Interni
Particolare: il terrazzo dal quale Ceausescu tentò di fare il suo ultimo discorso, prima della fuga
Qui e sotto: vari palazzi del centro

20161127

Convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare

Solas - The Answer (2016)

A poco più di un anno di distanza dal precedente Raise A Little Hell, ecco il sesto lavoro degli irlandesi del nord The Answer. Come vi scrissi nell'occasione del commento al disco precedente, i The Answer sono di quelle band che non inventano nulla, ma che risultano piacevoli a chi ama il rock in tutte le sue sfaccettature, soprattutto se cresciuto a pane e rock. C'è da notare che l'evoluzione, se così la vogliamo chiamare, della band in questione, viaggia chiaramente da un suono più duro (AC/DC oriented), verso uno spettro che abbraccia molti altri "campi", ivi incluso il folk, il country rock, il southern rock. Ecco quindi che si spiegano episodi quali In This Land, Being Begotten, Demon Driven Man, Tunnel (echi di CSN&Y addirittura), ma c'è da dire che Solas è davvero un album variegato, perché su Thief of Light siamo a una ballata con chiare influenze celtiche, mentre, per dire, con Left Me Standing si torna all'hard rock al quale eravamo abituati con i nordirlandesi.
Al solito, un disco onesto, sul quale la band ha sicuramente lavorato sodo, dove non si inventa niente ma che decisamente vi può accompagnare piacevolmente durante un viaggio, senza il pericolo di annoiarvi.



A little over a year after the previous "Raise A Little Hell", here is the sixth work of the Northern Ireland The Answer. As I wrote on the occasion of the comments to the previous album, The Answer are one of those bands that do not invent anything, but are pleasant to those who love rock in all its facets, especially if you was raised on bread and rock. It should be noted that the evolution, if we want to call it so, of the band in question, traveling clearly from an harder sound (AC/DC oriented), into a spectrum that encompasses many other "fields", including folk, country rock, southern rock
So you can explain episodes such as "In This Land", "Being Begotten", "Demon Driven Man", "Tunnel" (echoes of CSN&Y, even), but it must be said that "Solas" is really a diversified album because on "Thief of Light" we are in a ballad with clear Celtic influences, while, so to say, "Left Me Standing" bring you back to hard rock to which we were accustomed with the Northern Irish.
As usual, an honest record, on which the band has certainly worked hard, where you do not invent anything but definitely you can pleasantly accompany while traveling, without the danger of bored.

20161125

Hated in the Nation

Black Mirror - di Charlie Brooker - Stagione 3 parte 1 (6 episodi; Netflix) - 2016

3x01 Nosedive. Lacie vive in un mondo dove tutti, amici o sconosciuti, possono valutare la vostra popolarità, su una base massima di 5 stelle, tramite una tecnologia inserita negli smartphone o attraverso lenti ottiche intelligenti, che consentono di visualizzare immediatamente il vostro nome e il vostro punteggio ricorrente. Questa tecnologia non solo influisce sullo stile di vita di tutti i giorni, ma influisce anche sulla posizione sociale, le persone al di sotto del 2,5 vengono considerate di ceto medio-basso.
3x02 Playtest. Cooper è un giovane che vive ancora con la madre, e un giorno decide di partire e di compiere un viaggio intorno al mondo. Ignora costantemente le chiamate della madre, sentendosi incapace di connettersi con lei, in seguito alla morte del padre dopo una lunga degenerazione del morbo di Alzheimer. A Londra, poco prima di tornare a casa, incontra Sonja, e passa con lei alcuni giorni. Rimasto senza soldi, decide di consultare una app che informa su lavori disponibili nella zona. Essendo un esperto di videogame, ne sceglie una di una società che li produce, la SaitoGemu, che cerca volontari per testare una novità.
3x03 Shut Up and Dance. Una donna guida un'automobile fino dentro un parcheggio, lasciando nervosamente le chiavi sopra una ruota, guardandosi intorno e mandando un messaggio appena terminato l'azione. Kenny, un adolescente con una sorella e una madre, installa un dispositivo di rimozione malware sul suo pc, ignaro che questo dispositivo dà l'accesso alla webcam ad ignoti. Vieni così filmato mentre si masturba. Riceve una email, che lo informa del fatto, e che lo minaccia di diffondere sul web il video se non fornisce immediatamente il suo numero di telefono. Fatto questo, gli ignoti gli comunicano di tenere il telefono acceso, con dispositivo di localizzazione acceso, e di attendere finché non sarà "attivato".
3x04 San Junipero. Siamo evidentemente nel 1987. Una giovane timida, Yorkie, visita San Junipero per la prima volta. Entra in un locale, e nonostante venga approcciata da un ragazzo, viene colpita da Kelly, una ragazza vivace e pronta a fare festa, che sta cercando di liberarsi da Wes, un ragazzo con il quale ha evidentemente avuto una storia. Kelly usa Yorkie fingendo di conoscerla da sempre, e dicendo a Wes che a Yorkie rimangono 6 mesi di vita. Yorkie sta al gioco, Wes se ne va, e Kelly ringrazia e complimenta Yorkie. La invita a bere, a ballare, e infine, a fare sesso. Yorkie è titubante, Kelly se ne va.
3x05 Men Against Fire. Una organizzazione militare sta combattendo una minaccia: sono umani mutanti, evidentemente in seguito ad una guerra, che vengono chiamati comunemente roaches (scarafaggi). Koinange detto Stripe, e Raiman detta Ray oppure Hunter sono nella stessa squadra, comandata da Medina, e utilizzano un impianto chiamato MASS: permette di visualizzare le strategie che il capo squadra vuole mettere in pratica. La squadra risponde ad una chiamata di un villaggio, il cui approvvigionamento alimentare è stato compromesso dagli scarafaggi. Per Stripe è il primo confronto con loro.
3x06 Hated in the Nation. L'Ispettore Capo Karin Parke è convocata in udienza per essere ascoltata rispetto al suo coinvolgimento in un caso. L'anno precedente, una giornalista molto famosa, Jo Powers, fu ritrovata morta in casa propria con la gola tagliata. Powers era divenuta oggetto di minacce di morte on line, dopo aver pubblicato un articolo dove criticava il suicidio di una attivista disabile. Karin, indagando sulla morte di Powers, si trova a dover istruire una nuova aiutante detective, Blue, che si è trasferita alla omicidi dalla sezione crimini informatici. inizialmente Parke crede che l'assassino sia il marito, ma la cosa viene esclusa.

Altra prova di forza di Netflix, che ha acquistato i diritti su Black Mirror, e che ha finalmente "costretto" Brooker ed il suo team a scrivere ben 12 episodi (6 formano questa stagione, altri 6 andranno in onda nel 2017). Dite quel che vi pare, ho sentito qualche critica, ma io questi sei episodi li ho "bevuti" tutti di un fiato, e avrei voluto averne altri 6 subito a disposizione. Angoscianti Playtest e Shut Up and Dance (mia sorella, che casualmente si è trovata con me mentre vedevo quest'ultimo, è stata male mezza giornata), ammonitori Nosedive e Men Against Fire, visionario ma non troppo Hated in the Nation, bellissimo, romantico e stranamente pieno di speranza San Junipero. Facce conosciute nei cast, non ve li sto a citare tutti ma vi divertirete come matti. Lunga vita a Black Mirror e a Charlie Brooker. 

Another showdown from Netflix, which has bought the rights of Black Mirror, and finally "forced" Brooker and his team to write 12 episodes well (6 in this season, other 6 will be aired in 2017). Say what you like, I have heard some criticism, but I saw these six episodes all in one breath, and I wanted to have another 6 immediately available. Distressing "Playtest" and "Shut Up and Dance" (my sister, who eventually found herself with me while I saw this last, it was bad half day), warners "Nosedive" and "Men Against Fire", visionary but not too much "Hated in the Nation", beautiful, romantic and oddly hopeful "San Junipero". Familiar faces in the cast, I won't mention them all, but you will have fun like crazy. Long live "Black Mirror" and Charlie Brooker.

20161124

Sdoppiamento

Dissociation - The Dillinger Escape Plan (2016)

Sesto e ultimo disco per quella che probabilmente è stata la più grande live band di sempre. Si, stando alle ultimi dichiarazioni, la band si scioglierà definitivamente dopo il tour a supporto del disco stesso. 
Ora, il rischio in cui si può cadere, parlando di un disco dei DEP, è quello di definirlo prevedibile, visto che paradossalmente, se si va a cercare alla radice dei loro pezzi, c'è sempre una velocissima strofa sincopata e violenta con un'apertura melodica, sostenuta ma appunto, sempre ariosa nei confronti della strofa claustrofobica, seguiti eventualmente da un bridge che cerca di essere una via di mezzo tra le due. Il mio invito è quello di non fermarsi a ciò.
A parte i testi, sempre tesi ad analizzare i rapporti interpersonali con un discreto uso della lingua inglese, e la tecnica, sempre indiscutibile, del quintetto tutto, nonostante i numerosissimi cambi di formazione, e la costante ricerca, soprattutto dall'ingresso in formazione di Greg Puciato alla voce, di frequentissime aperture melodiche impensabili agli inizi, e di episodi che spesso li accomunano a vari lavori di Mike Patton, l'attento ascolto anche di questo "canto del cigno", vi affascinerà per come sia un lavoro stratificato e complesso, per il coraggio della band di unire ad una base mathcore metal fatta soprattutto di chitarre violente e ritmiche controllate ma velocissime e selvagge, elementi che vanno dal free jazz all'A.O.R., fino all'elettronica.
Il cambio di atmosfera, con tanto di sezione archi, al minuto 2.40 di Nothing to Forget, per citare uno dei momenti salienti del disco, è una di quelle cose che, a mio modesto parere, dovrebbero rimanere ad imperitura memoria di una band che ha segnato un'epoca, un modo di "fare" musica del vivo, che giustamente deve dare libertà ai propri componenti fondamentali (Weinman, già con i Giraffe Tongue Orchestra, Puciato, che forse proseguirà con i Killer be Killed, forse no, Wilson), così come a volte si deve liberare un animale selvaggio.
Se non li avete mai visti live, vi consiglio caldamente di non perderveli, durante questo ultimo tour.



Sixth and last album for a combo that was probably the greatest live band ever. Yes, according to recent statements, the band will dissolve permanently after the tour that will support this album.
Now, the risk that you may fall, talking about a DEP album, is to define expected, as paradoxically, if you go to look at the root of their tracks structure, there is always a fast and violent syncopated verse, and a chorus, still robust but with melodic opening, always airy against the claustrophobic verse, followed possibly by a bridge that tries to be a middle ground between the two. My invitation is to not stop at that "analysis".
Apart from the texts, always aimed to analyze the human relationships, with discrete use of the English language, and the technique, always indisputable, of the all quintet, despite numerous lineup changes, and the constant melodic research, especially from the entrance in the formation of Greg Puciato on vocals, unthinkable at the beginning, and episodes that often bring the DEP work to a comparation to several works by Mike Patton, an attentive listening of this "swan song", will charm you as it is a layered and complex work, for the courage of the band to join a metal mathcore base, made mostly of violent and rhythmic guitars controlled but very fast and wild, items ranging from free jazz to the AOR, up to electronics.
The change of atmosphere, complete with a string section, per minute 2.40 of "Nothing to Forget", to quote one of the highlights of the album, is one of those things that, in my humble opinion, should remain in eternal memory of a band that has marked an era, a way of "doing" of the live music, which rightly should give freedom to its essential components (Weinman, formerly with Giraffe Tongue Orchestra, Puciato, that perhaps will continue with Killer Be Killed, maybe not, Wilson), as well as occasionally you have to release a wild animal.
If you have never seen them live, I strongly suggest you do not lose them, during this last tour.

20161123

La discesa

The Get Down - di Baz Luhrmann e Stephen Adly Guirgis - Stagione 1 Parte 1 (6 episodi; Netflix) - 2016

Oggi. Un famoso artista rap, Zeke, racconta, alla sua maniera, la sua storia, ad un vasto pubblico adorante. Nel 1977, in un Bronx devastato, tra rovine, incendi, droga, povertà, Zeke, orfano di padre e madre che vive con gli zii, è uno studente adolescente, in una scuola superiore pubblica. E' innamorato di Mylene, la figlia del pastore locale Ramon Cruz, nonché nipote del boss politico locale Francisco Cruz detto Papa Fuerte; Mylene ha un sogno grande nel cassetto: diventare una cantante famosa, e andarsene dal Bronx. Ne avrebbe le possibilità, perché ha una voce bellissima.
Mylene e le sue amiche Yolanda e Regina, decidono di andare a Les Inferno, una discoteca famosissima, per impressionare il DJ locale, e procurarsi la spinta decisiva per la carriera di Maylene. Zeke, che a sua volta vuole impressionare Mylene, decide di procurarsi in qualche modo il disco rarissimo che Maylene vorrebbe ballare per impressionare il DJ. Sulle tracce dello stesso disco, c'è pure Shaolin Fantastic, un graffitista famosissimo nel Bronx ma anche un aspirante DJ, che deve procurarsi quel disco per diventare il protégée di Grandmaster Flash, un DJ leggendario.

Ho letto a proposito di The Get Down su Internazionale, ed ho capito che era una roba grossa. Non senza fatica, sono riuscito a vedere questi sei episodi, per poi scoprire che questa, nelle intenzioni dei realizzatori, non è che la prima parte della prima stagione. Al momento, però, i rimanenti episodi della prima stagione non si sa se siano ancora stati girati, e le voci dicono che andranno in onda in un qualche momento, nel 2017.
Ora, cominciamo col dire che The Get Down, a livello concettuale, ci dice un paio di cose da subito. La prima, è che Netflix ormai è una potenza televisiva a livello di HBO. La seconda è che le serie tv, se ancora ci fosse stato bisogno di una prova, sono il futuro della video arte, forse perché permettono ai registi e agli sceneggiatori di sviluppare storie complesse con un respiro decisamente più ampio. Infatti, dietro al concetto di questa serie, che, nelle parole dello stesso autore, è "una saga mitica di come New York, sull'orlo della bancarotta, abbia dato alla luce fenomeni come l'hip hop, la discomusic e il punk", ci sono dieci anni di lavoro e di studio da parte di Baz Luhrmann, un regista/sceneggiatore decisamente romantico e visionario (Romeo + Juliet, Moulin Rouge!, The Great Gatsby), che ha unito le sue forze con quelle di Stephen Adly Guirgis, regista, attore e sceneggiatore, molto attivo in teatro.
Ve ne parlo dunque per "mettervi in guardia", perché la serie è proprio come ve la potete immaginare: romantica, patinata, esageratamente romanzata e teatrale, girata con un budget enorme, visivamente grandiosa, e al tempo stesso spettacolare, farcita da un cast fatto da vecchi marpioni (Jimmy Smits - Papa Fuerte, Giancarlo Esposito - pastore Cruz) e da giovanissimi talenti perfino al debutto (straordinari i due protagonisti Justice Smith - Zeke, e Herizen F. Guardiola - Mylene) ma eccezionalmente calati nelle parti, per un risultato che davvero, sfiora l'epicità, raccontando un periodo storico non troppo lontano, ma già assurto a qualcosa di importante, quantomeno dal punto di vista musicale. 

I read about "The Get Down" on an american magazine, and I realized it was a big stuff. Not without difficulty, I managed to see these six episodes, only to find that these, in the filmmakers' intentions, is not but the first part of the first season. At present, however, the remaining episodes of the first season is not known whether they are still been shot, and the rumors say that they will air at some time, in 2017.
Now, let's start by saying that "The Get Down", at the conceptual level, tells us a few things right away. The first, is that Netflix now is a television power to HBO level. The second is that the TV series, even if there had been no need for a trial, are the future of video art, perhaps because they allow the directors and screenwriters to develop complex stories with a much broader breath. In fact, behind the concept of this series, which, in the words of the same author, is "a mythic saga of how New York at the brink of bankruptcy gave birth to hip-hop, punk and disco", there are ten years of work and study by Baz Luhrmann, a director / screenwriter decidedly romantic and visionary ("Romeo + Juliet", "Moulin Rouge!", "The Great Gatsby"), which has joined forces with Stephen Adly Guirgis, director, actor and screenwriter, very active in the theater.
So I decided to talk to you about this first part of the first season, in order to "warn" you, because the series is just like what you can imagine: romantic, glossy, romanticized and overly theatrical, filmed with a huge budget, visually impressive, and at the same time spectacular, filled by a cast made from experienced actors (Jimmy Smits - Papa Fuerte, Giancarlo Esposito - pastor Cruz) and young talents even to their debut (overtime the two protagonists Justice Smith - Zeke, and Herizen F. Guardiola - Mylene) but exceptionally into their characters, for a result that really touches the epic, telling a historical period not too far, but already risen to something important, at least from a musical point of view.

20161122

Freefall

Masters of Sex - di Michelle Ashford - Stagione 4 (10 episodi; Showtime) - 2016

Dopo la partenza di Virginia, Bill è a pezzi, devastato. Vagando in auto ubriaco, viene arrestato, e costretto a seguire obbligatoriamente le riunioni degli Alcolisti Anonimi, cosa che ovviamente fa inizialmente molto controvoglia, non ammettendo di avere un problema. Metterà a fuoco pian piano di avere si, un problema di dipendenza, ma non dall'alcool. Si sforza comunque fin da subito nel provare a rimettere in sesto la sua vita, quantomeno tornando a lavorare alla clinica. Virginia, delusa anche lei nel frattempo, reagisce in un altro modo: contatta chiunque le possa garantire una colonna fissa pubblicata, e così facendo arriva a Hugh Hefner, solo per scoprire che il magnate dell'erotismo vuole fortemente investire, ma sul connubio Masters and Johnsons al completo. Infine, dopo un riavvicinamento, Libby riesce finalmente ad esprimere la rabbia e le frustrazioni accumulate in anni di insoddisfazioni e di vita insieme a Bill, direttamente contro di lui. 

Masters of Sex continua, nessuno riesce a togliermelo dalla testa, a percorrere la strada già percorsa con innegabile successo da Mad Men. La catalogazione sotto period drama è perfetta. Ovviamente, come già spiegato in precedenza, Masters of Sex si basa su due figure storiche, William Masters e Virginia Johnson, e sulla biografia omonima scritta da Thomas Maier; questo assunto di partenza, paradossalmente, costringe la serie a partire da un campo leggermente più ristretto (la liberazione sessuale, i comportamenti sessuali, le abitudini e i preconcetti, il come siano cambiati negli anni), e a romanzare la vita dei due protagonisti (secondo alcuni critici in maniera eccessiva). Il risultato, personalmente, continua a piacermi, e spero tutto sommato che la serie sia rinnovata almeno per una quinta stagione (ancora non c'è niente di certo; da notare che questa stagione appena terminata doveva essere composta inizialmente da 12 episodi, come le 3 precedenti, episodi che sono stati poi ridotti a 10). Innegabile il fatto che i momenti migliori dello show siano quelli che ruotano intorno ai personaggi marginali (superba la figura della moglie di Masters, Libby, interpretata con enorme sensibilità ed espressività da una eccezionale Caitlin FitzGerald, senza dimenticare Betty Dimello, anche lei interpretata in maniera decisamente rilevante da Annaleigh Ashford), ma pure, paradossalmente, quelli dedicati ai due protagonisti da soli (l'interazione Masters vs Johnson, dopo un po', finisce per essere noiosa, soprattutto quando si riduce ad un mero tira e molla). Del resto, se Lizzy Caplan (Virginia Johnson) ha ormai dimostrato, soprattutto con questo ruolo, di essere davvero una brava attrice, su Michael Sheen (William Masters) non potevano esserci dubbi. 

Masters of Sex continues, no one can get out of my head, to walk the path already traveled with undeniable success from "Mad Men". Cataloging it as "period drama", is perfect. Of course, as I already explained above, "Masters of Sex" is based on two historical figures, William Masters and Virginia Johnson, and on the homonymous biography written by Thomas Maier; this starting assumption, paradoxically, forcing the series to start from a slightly narrower range (sexual liberation, sexual behaviors, habits and preconceptions, on how they have changed over the years), and to romanticize the lives of two main characters (according to some critics, excessively). I still like the result, personally, and I hope after all that the series will be renewed for at least a fifth season (still nothing is certain, to note that this season just ended was to be composed initially of 12 episodes, such as the 3 previous seasons, that were later reduced to 10). It's undeniable that the best moments of the show are those that revolve around marginal characters (superb the figure of Masters' wife, Libby, played with great sensitivity and expressiveness by an exceptional Caitlin FitzGerald, without forgetting Betty Dimello, interpreted in a very relevant way from Annaleigh Ashford), but also, paradoxically, those dedicated to the two protagonists alone by themselves (interaction Masters vs. Johnson, after a while, ends up being boring, especially when it is reduced to a mere "push and pull"). Of course, if Lizzy Caplan (Virginia Johnson) she has now demonstrated, especially with this role, to be a really good actress, on Michael Sheen (William Masters) it couldn't have been doubts.

20161121

Gressy, Francia - Ottobre 2016 (2)

Giovedì 27 ottobre si comincia molto presto, per cui mi alzo di conseguenza, e preparo il bagaglio, eseguo il check out (è già tutto pagato), e son pronto. Durante la giornata, solito pranzo a buffet, vari break, al mattino un ospite esterno (un autore francese di alcuni libri sull'era digitale, che non ho trovato troppo stimolante, mi è parso tutto molto ovvio, anche se il tizio presentava le cose in maniera simpatica), nel pomeriggio 4 esposizioni su questi famosi quattro nuovi prodotti che la società sta sviluppando e che, se tutto va bene, comincerà a commercializzare a breve, e poi l'esposizione dei risultati nelle varie regioni mondiali. Alle 17 è tutto terminato, baci e abbracci, e via verso i taxi che sono lì ad aspettarci. Arriviamo all'aeroporto insieme al resto della "truppa" italiana, che invece vola su Milano, passiamo i controlli, ci fermiamo un po' a chiacchierare con loro per un po' di feedback, poi ci si separa per andare ogni gruppo nella direzione dei diversi gates di partenza.



Siamo molto in anticipo, quindi decidiamo di andare a mangiare qualcosa, l'offerta non è granché, e cade su Paul, una catena piuttosto nota (ce n'è uno anche a Orly e a Charleroi). C'è da aspettare ancora, e dato che ho visto un negozio che mi dice qualcosa, decido di fare una cosa di cuore: compro un regalo alla collega thailandese, con la quale è nata una simpatia in marzo, quando sono andato lì. Tempo fa mi chiese una borsa di Longchamp, e decido di comprargliela, domani gliela spedirò via DHL. Il volo ritarda di un bel po', ed arriviamo a Firenze verso le 23. Mentre fumo una sigaretta fuori dall'aeroporto, vedo uscirne Fiona May: è sempre una gran bella donna. Chiamo il parcheggio, ci vengono a prendere, ci infiliamo in auto, intraprendo una discussione infinita sul prossimo referendum col collega F., e pian piano arriviamo a casa. E' quasi l'una. Buonanotte.

20161120

Gressy, Francia - Ottobre 2016 (1)

Sorprendentemente, e molto molto velocemente, è passato un anno da questo appuntamento, ed è già l'ora di rinnovarlo. Quest'anno la location è sempre nei dintorni di Parigi, ma praticamente, dalla parte opposta: se l'anno scorso eravamo in questo castello ristrutturato a Rochefort-en-Yvelines, sud-ovest della capitale, quest'anno siamo a Gressy, nord-est, e, cosa più importante, a dieci minuti di auto dall'aeroporto Charles De Gaulle (mentre l'anno passato, il luogo era a un'ora d'auto dall'aeroporto di Orly). Il luogo preciso è Le Manoir de Gressy, una residenza che risale al 17esimo secolo, naturalmente rinnovata, ma con uno stile decisamente retrò, che a me non fa impazzire. 
Come che sia, si parte di buon mattino martedì 25 ottobre, passo a prendere due colleghi che vivono al paesello, e ci dirigiamo verso l'aeroporto di Peretola: come alcuni di voi avranno notato, dall'aeroporto di Pisa non ci sono più voli per CDG. Quindi volo HOP! da Peretola, verso l'ora di pranzo. All'aeroporto troviamo un altro collega, e le chiacchiere ci aiutano ad ingannare il tempo che ci rimane. Bella giornata, volo tranquillo, a Parigi c'è un taxi che ci aspetta, e in dieci minuti veri siamo a Gressy. Facciamo conoscenza con la camera, il tempo di mettere il naso fuori per vedere se recupero qualcosa da mangiare e sono già immerso in una riunione informale (mentre gli altri, tutti commerciali, hanno riunioni di presentazione sui nuovi prodotto sui quali la società sta puntando per il futuro) con due miei capi, su un progetto che mi vede coinvolto già da un po'. Me la cavo come sempre, parlando poco, anche perché lo vedo ancora piuttosto astratto, e soprattutto, vedo molte difficoltà nel far cambiare mentalità ad alcuni colleghi che fanno parte di altre servizi. Pian piano, mentre ci si avvicina alla cena, arrivano tutti gli invitati, quindi facce conosciute, e qualcuna (poche, per la verità) ancora no.



Le due colleghe con le quali mi sono sentito spesso in questi anni, ma non ho mai avuto occasione di incontrare di persona, sono la rumena C. e la greca D. Finalmente posso salutarle come si deve, e C. mi sorprende quando le dico che in un paio di settimane sarà qualche giorno a Bucarest per un city break, mi dice che dobbiamo assolutamente andare a cena insieme. Ci metteremo d'accordo in questi due giorni, ma si parte subito bene. La cena è servita, e l'alcol scorre a fiumi soprattutto dopo cena. L'intenzione di andare a letto presto va a farsi benedire.



Mercoledì 26 ottobre si comincia tardi, per dar modo a quelli che vengono da vicino di arrivare. La giornata è un susseguirsi di risultati e road map, prima di pranzo c'è un breve discorso del capo del gruppo delle unità produttive, a mio modo di vedere davvero intenso e motivante, ma come dico sempre, io sono un ingenuo, e mi toccano cose che ad altri non fanno né caldo né freddo. Dopo il pranzo, che è a buffet, veniamo divisi in gruppi da 5/6, e l'attività che ci chiedono di fare è veramente figa, stavolta. A nostra "disposizione" ci sono alcuni registi pubblicitari, e i vari gruppi devono creare uno spot di 30 secondi su uno dei nuovi prodotti che la società pensa di lanciare a breve. Non ci crederete, ma nel mio gruppo mi ascoltano seriamente anzi, pretendono che inventi qualcosa. Lancio un'idea minimale, ma pian piano viene modificata, anche se viene mantenuto lo slogan, che ho sottolineato io, ma che in realtà, come faccio notare, ha detto una collega del gruppo. Mi viene chiesto di suggerire una colonna sonora, e opto per Breathe Me di SIA: approvata all'istante. Si gira, non c'è molto da girare, la collega M. apparirà brevemente nello spot e nessun altro. Poi si registrano le frasi (slogan e nome del prodotto), lascio fare agli altri anche se sono convinto che potevo fare di meglio. Ci siamo divertiti, e mentre si rientra nella sala a noi destinata vediamo all'opera ancora altri gruppi impegnati in travestimenti veramente buffi. Adesso c'è un intervento esterno, un dirigente di Suez che ci spiega cosa fa la società per cui lavora: devo dire, interessante (Suez è partner della società per cui lavoro, in diversi siti produttivi), e poi siamo pronti per la cena. Dopo, varie chiacchiere, tra le più interessanti quella al chiar di luna con il collega I., bulgaro, che mi dà sempre dritte interessanti quando vado nei Balcani, e con cui c'è una simpatia reciproca. Anche stasera, andare a letto presto è rimasta una chimera.

20161118

L'ultimo regno

The Last Kingdom - sviluppato da Stephen Butchard - Stagione 1 (8 episodi; BBC America) - 2015

Anno 866; il vichingo Ragnar (Sounds familiar?) guida una flotta di navi da battaglia verso la costa della Northumbria. Raggiunta la costa con il suo esercito, uccide il figlio maggiore di Uhtred, il re sassone di Bebbanburg. Uhtred impegna l'armata di Ragnar ad Eoferwic, quando, quasi sul punto di vincere, un errore strategico da parte dei Sassoni, consegna la vittoria ai vichinghi. Uhtred viene ucciso, ed il figlio decenne omonimo, col quale non aveva un bel rapporto, insieme ad una ragazzina sassone di nome Brida, sono presi come schiavi da Ragnar stesso, impressionato dalla spavalderia e dal coraggio del ragazzino. Vivendo nella tenuta di Ragnar, Uhtred salva Thyra, la figlia di Ragnar, dalle pesanti molestie di Sven, figlio di Kjartan, il costruttore di navi di Ragnar. Kjartan viene bandito, e a Sven viene tolto un occhio. Uhtred e Brida sono allevati come vichingi, e arrivati all'età adulta, mentre Ragnar sta cercando di convincere Uhtred a prendere Brida in moglie, i due sono costretti ad assistere alla vendetta di Kjartan e Sven, che uccidono Ragnar e fanno prigioniera Thyra. Rimasto orfano per la seconda volta, Uhtred decide di recuperare il suo regno, occupato dallo zio, alleato con i vichinghi adesso. 

Basata sulla serie dei romanzi Le storie dei re sassoni di Bernard Cornwell, questa nuova serie inglese è ambientata più o meno nello stesso lasso storico di Vikings e di The Bastard Executioner, e probabilmente si augura di ripercorrere le fortune di Game of Thrones (la saga, in originale The Saxon Stories, è composta da dieci libri, l'ultimo uscito da pochissimo). Ora, sicuramente The Last Kingdom avrà più fortuna di The Bastard Executioner: è già stata rinnovata per una seconda stagione, che andrà in onda nel 2017 (co-prodotta da Netflix). Meno onirica, meno sutteriana e quindi meno scespiriana, meno romantica e meno sognatrice, va dritta al punto e racconta di un periodo storico che ha certamente segnato la storia britannica. Rispetto a Vikings, con la quale condivide alcuni personaggi (naturalmente dipinti in maniera un po' diversa), condivide la oggettiva bellezza del protagonista, ma qui la cosa si complica: Alexander Dreymon (Uhtred di Bebbanburg), che abbiamo intravisto in American Horror Story: Coven (era Luke Ramsey), è decisamente un bel ragazzo, ma per adesso non ha quel fascino rude e sanguinario che, non si sa come, è riuscito a crearsi Travis Fimmel (il Ragnar Lothbrok di Vikings). Con Vikings condivide anche il montaggio, fatto un po' con l'accetta, almeno a mio modestissimo parere.
Non credo, però, che The Last Kingdom possa essere il nuovo Game of Thrones. Le regie, il montaggio (di cui sopra), la colonna sonora, l'epicità di alcuni personaggi, le azzeccatissime scelte di casting, la capacità di rendere quasi tangibile un mondo completamente inventato, sono tutte componenti che mancano fortemente a The Last Kingdom. Il tempo ci darà la risposta, e sicuramente seguirò la seconda stagione, ma per me non c'è paragone.

Based on the series of novels "The Saxon Stories" of Bernard Cornwell, this new English series is set in much the same historical period of "Vikings" and "The Bastard Executioner", and probably hopes to follow the fortunes of "Game of Thrones" (the saga is made up of ten books, the latest one released recently). Now, surely "The Last Kingdom" will have more luck than "The Bastard Executioner": has already been renewed for a second season, which will air in 2017 (co-produced by Netflix). Less dreamlike, less Sutter-esque and therefore, less Shakespearean, less romantic and less dreamy, goes straight to the point and tells of a historical period that has marked the British history. Respect "Vikings", with which it shares some characters (naturally painted in a somewhat different), shares the objective beauty of the main character, but here it gets complicated: Alexander Dreymon (Uhtred of Bebbanburg), which we saw briefly in "American Horror Story: Coven" (he was Luke Ramsey), it's definitely a nice guy, but for now has not that rude and bloody charme, do not know how, managed to create Travis Fimmel (Ragnar Lothbrok on "Vikings"). With "Vikings" also shares the film editing, did a little with a hatchet, at least in my humble opinion.
I do not think, however, that "The Last Kingdom" will be the new "Game of Thrones". The directions, the film editing (above), the soundtrack, the epic of some characters, the casting choices, the ability to make almost tangible a completely invented world, are all components that severely lacking in "The Last Kingdom". Time will give us the answer, and surely I will follow the second season, but for me there is no comparison.

20161117

Scimmia in marmo rosa

Ape in Pink Marble - Devendra Banhart (2016)

Nono disco per l'osannatissimo 35enne di Houston, Texas di origini venezuelane, e io continuo a non capire l'eccitazione e l'esaltazione a lui riservata dalla critica in generale. Disco minimale, come spesso accade in questi casi, ma discretamente arrangiato, che si basa su un folk profondamente impregnato di elettronica retrò, tappeti funky, jazz e bossa nova (detta così può suonare geniale, e può anche darsi). La voce di Banhart è soffice e adatta, somiglia spesso ad un David Byrne confidenziale, addirittura in alcuni frangenti ad un Brian Ferry contadino o comunque decisamente meno sexy. Qualche pezzo ti rimane pure in mente, ma nel complesso, ho trovato il disco decisamente noioso. 



Ninth album for the glorified 35 year-old from Houston, Texas with Venezuelan origins, and I still do not understand the excitement and exaltation reserved for him by critics in general. Minimal album, as often happens in these cases, but with discretely musical arrangement, music which is based on a folk deeply impregnated with retro electronic, funky rugs, jazz and bossa nova (all of this may sound so brilliant, and it may well be). Banhart's voice is soft and suitable, often resembles a confidential David Byrne, even in some circumstances to a redneck Brian Ferry, or at least much less sexy. Some tracks could stays well in mind, but overall, I found the album very boring.

20161116

Amici

Friends - White Lies (2016)

Ho saltato l'ascolto di un disco (il precedente Big TV, del 2013), e mi ritrovo i White Lies che passano da essere i nuovi Joy Division ai nuovi A-ha. Pensate che scherzi? Provate ad ascoltare ad esempio Hold Back Your Love, e ad immaginarvi che i norvegesi non si siano riuniti nel 2015 (e non abbiano fatto uscire Cast in Steel).
Attenzione: con questo non sto dicendo che il disco sia brutto, le canzoncine sono piacevolissime e, appunto, riportano indietro di 35 anni, quando ci cotonavamo i capelli, mettevamo le spalline nei maglioni o nelle giacche, e ci veniva perfino la tentazione di darci del fondotinta prima di andare a ballare la domenica pomeriggio. Quel che dico è che di certo, Friends non ha l'intensità di To Lose My Life. Se questa è l'evoluzione che la band di Ealing, London, ha scelto, la rispetteremo, ma è probabile che salteremo i prossimi giri. Anche se molti pezzi di questo disco, negli anni '80 sarebbero stati dei riempipista.



I missed to listen just one album (the previous "Big TV", 2013), and I suddenly find White Lies which went from being the new Joy Division to the new A-ha. Do you think I'm kidding? Try listening, for example "Hold Back Your Love", and to imagine that the Norwegians have not reunited in 2015 (and they did not release "Cast Steel" in the same year).
Warning: with this I am not saying that the album is ugly, the songs are pleasant and, in fact, is bring you back of 35 years, when we sprayed our hair, when we placed the epaulettes in our sweaters or jackets, and when we was even tempted to make up ourselves, before going to dance on Sunday afternoons. What I say is that certainly, "Friends" does not have the intensity of "To Lose My Life". If this is the evolution that the band from Ealing, London, has chosen, we will respect it, but there are chances we'll skip the next few laps. Although many pieces of this record, in the 80's would have been floorfiller.

20161115

Cinque

V - Truckfighters (2016)

Quinto full-length per il terzetto di Orebro, Svezia, dopo l'ulteriore cambio di batterista (da Enzo - Axel Larsson, siamo passati a El Danno - Daniel Israelsson). Che ci crediate o no, siamo davanti ad una ulteriore e impressionante progressione, che porta lo stoner rock ad una dimensione psichedelica, con i sette pezzi che compongono il disco tutti dilatati (tra i 6 e gli 8 minuti), ma mai troppo lunghi, ridondanti o noiosi. Tracce di Soundgarden mescolate con i migliori Kyuss, lunghe cavalcate con suoni tesi e rallentamenti suggestivi. Come dire, non certo il massimo dell'originalità, ma godimento per le orecchie assicurato.



Fifth full-length for the trio from Orebro, Sweden, after another change of drummer (from Enzo - Axel Larsson, we went to El Danno - Daniel Israelsson). Believe it or not, we are faced with an additional and impressive progression, which leads the stoner rock toward a psychedelic dimension with the seven tracks of the album all dilated (between 6 and 8 minutes), but never too long, redundant or boring. Traces of Soundgarden mixed with the best Kyuss, long rides with a tense sounds and evocative slowdowns. As if to say, not the maximum of originality, but the enjoyment for the ears is assured.

20161114

Amante amata

Lover, Beloved... Songs from an Evening with Carson McCullers - Suzanne Vega (2016)

E' arrivato anche il momento di parlarvi di Suzanne Vega, un'artista che ho ascoltato abbastanza ai suoi inizi, e della quale quindi non vi ho mai parlato (se non facendo dei paragoni con qualche altro/altra musicista). Ha debuttato nel 1985 con Suzanne Vega, e raggiunse l'apice della sua carriera con il secondo disco Solitude Standing, del 1987. Adesso, un po' come Natalie Merchant, è una bella signora che non nasconde i suoi 57 anni, ma ha ancora una voce deliziosa, e la voglia di scrivere canzoni che significhino qualcosa, che raccontino qualcosa e che parlino di cose attuali, seppure usando allegorie o metafore. Questo suo nono disco (in più di 30 anni...) è basato su una pièce teatrale da lei stessa scritta ed interpretata (che ha debuttato nel 2011 - recitare è un sogno nel cassetto di Suzanne, ha fatto molti provini per film poi divenuti famosi, e non è mai stata scelta), Carson McCullers Talks About Love, sulla tormentata vita della scrittrice statunitense Carson McCullers, un'autrice con la quale la Vega vede molte affinità, e che ammira moltissimo. I dieci pezzi sono stati scritti con Michael Jefry Stevens, e (la maggior parte) con Duncan Sheik, col quale condivide la fede buddhista Nichiren.
E' un album raffinato, vagamente jazz, piacevolissimo, fatto da dieci canzoni scritte in maniera brillante, che guardano al passato, anche se parlano, appunto, di un personaggio che lottava per molti diritti che, pian piano, stanno diventando reali.



It's time to tell you about Suzanne Vega, an artist I have listened enough in her beginnings, and that therefore, I have never spoken (if not making comparisons with some other musician). She debuted in 1985 with "Suzanne Vega", and reached the pinnacle of her career with the second album "Solitude Standing", in 1987. Now, a bit as Natalie Merchant, she is a lovely lady who does not hide her 57 years, but still has a lovely voice, and the desire to write songs that mean something, that tell something and that they speak of actual things, albeit using allegories or metaphors. This ninth album (in more than 30 years...) is based on a play written and performed by herself (which debuted in 2011 - acting is a dream of Suzanne, she did many auditions for films later became famous, and she has never been chosen), "Carson McCullers Talks About Love", on the tormented life of American writer Carson McCullers, an author with whom Vega sees many similarities, and she admires greatly. The ten tracks were written with Michael Jefry Stevens, and (most) with Duncan Sheik, with whom she shares the Nichiren Buddhist faith.
It's a refined album, vaguely jazz, pleasant, made from ten songs brilliantly written, that look to the past, even if they speak, precisely, of a character who fought for many rights that, little by little, are becoming real.

20161113

Maga

Sorceress - Opeth (2016)

La vecchiaia e la disponibilità giocano scherzi a cui è difficile credere. Esempio: l'unica volta che su questo blog vi avevo parlato degli svedesi di Stoccolma Opeth fu in questa occasione, e come si può dedurre, non mi piacevano granché, seppure, ascoltandoli finalmente davvero approfonditamente (anche se sono passati 10 anni, quindi sicuramente ci sono stati progressi e cambiamenti), c'è da dire che l'accoppiata con gli Amplifier era davvero indovinata. Curiosità a parte, il loro dodicesimo disco in studio Sorceress suona come un disco di prog rock (nemmeno troppo metal) degli anni '70, ma naturalmente con suoni attuali. Si sentono ovviamente tutte le influenze "denunciate" soprattutto dal leader indiscusso, nonché chitarrista, cantante e compositore quasi unico, Mikael Akerfeldt, ma ormai la "deriva" prog è inarrestabile e, facendosene una ragione, pure apprezzabile. All'ascolto di pezzi come Strange Brew, affiorano ricordi (per chi li ha) di Genesis, King Crimson e persino degli EL&P, provare per credere. L'uso del growling da parte di Akerfeldt è ormai nell'armadio, ma, voglio dire, non è che manchino la band che ne abusano quindi, se siete curiosi, o se siete anche solo dei nostalgici di quelle band o di quegli stili, buttatevi decisamente sull'ascolto di Sorceress, e non ne rimarrete delusi.
La limited edition contiene due brani extra (The Ward e Spring MCMLXXIV), più tre brani (due dal precedente Pale Communion e uno da Blackwater Park) suonati del vivo insieme alla Plovdiv Philharmonic Orchestra.



Old age and availability, brings jokes to which it is hard to believe. Example: the only time on this blog I talked about the Swedes from Stockholm Opeth was 10 years ago, in occasion of a live review in which they played after the Mancunian Amplifier, and I did not like me very much Opeth, though, listening to them finally really thoroughly (even though it's been 10 years, so surely there have been advances and changes), it must be said that the ticket with Amplifier was really guessed. Curiosity aside, their twelfth album "Sorceress" sounds like a prog hard rock (not even too metal) of the seventies, but of course with current sounds. You can hear obviously all the "denounced" influences especially from the undisputed leader and guitarist, singer and preminent composer, Mikael Åkerfeldt, but now that the prog "drift" is unstoppable and, that being said, well appreciated. Listening to songs like "Strange Brew", let emerges from memories (for those who have them) Genesis, King Crimson and even of EL&P, seeing is believing. The use of growling by Åkerfeldt is now in the closet, but, I mean, there are several band out there who even abuses of it, so if you're curious, or if you are even nostalgic of those bands or those styles, goes with no fear on listening to "Sorceress", and you won't be disappointed.
The limited edition contains two extra tracks ("The Ward" and "Spring MCMLXXIV"), plus three tracks (two from the previous "Pale Communion" and one from "Blackwater Park") played live together with the Plovdiv Philharmonic Orchestra.