No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20090630

tragedia


Sarò breve. Quello che è accaduto stanotte a Viareggio è un incidente sul lavoro. E, al momento, ha causato 15 vittime, per così dire "civili" e non direttamente lavoratori coinvolti nel traffico merci delle Ferrovie dello Stato.

Le vittime sono destinate a salire, spero di no ma ho paura che il numero sarà molto più alto (i 30 "dispersi", più una buona parte di feriti gravi con ustioni dappertutto).


Quando si parla di incidenti sul lavoro, tengo sempre in mente quello che sostiene qualcuno, che come me ha lavorato in fabbrica, che spesso c'è molta gente che sembra "sfidare il destino" apposta, fregandosene delle regole e dei mezzi di protezione. Attendiamo chiarimenti, ma mi pare difficile imputare una sciagura del genere al comportamento scriteriato dei macchinisti, per dire.


Siccome tutti quanti stiamo vivendo la crisi, e sappiamo quanto e come si stia tagliando, anche sulla sicurezza, continuo a sostenere che non si fa abbastanza, e che è inutile riempirsi la bocca con l'Alta Velocità quando il nostro trasporto merci è da terzo mondo.


Forse sono troppo populista. Forse. O forse no.
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PS intanto, è già iniziata la partita dello sport più praticato in questo paese: lo scaricabarile.
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Foto tratta dal sito de Il Tirreno

20090629

back in the city of men


Cidade dos Homens - di Paulo Morelli 2007


Giudizio sintetico: da vedere


Acerola e Laranjinha continuano la loro difficile vita nella favela, essendo prossimi ai 18 anni. Acerola cresce con difficoltà il figlioletto Clayton, sua moglie Cris decide che per il bene di tutti accetterà un lavoro da babysitter trasferendosi un anno a San Paolo, per cui Acerola si troverà da solo a crescere il piccolo, Laranjinha non si rassegna ad avere sul documento di identità "figlio di N.N.", e decide di rintracciare il suo padre biologico. La scoperta porterà uno sconvolgimento nell'amicizia tra i due. Nel frattempo, Nefasto, il luogotenente di Madrugadao (il boss della favela, nonchè cugino di Laranjinha), si ribella al suo capo, stanco di essere al suo servizio, e alleandosi con un altro boss, "invade" la favela ribaltando le gerarchie. Tutto questo, grazie a Fiel, che fa da tramite per l'alleanza; Fiel è il fratello di Camila, fidanzatina di Laranjinha, che si trova così a fare il Romeo di turno.


Ammetto che, per comprendere appieno le dinamiche di questo film, bisogna aver visto sia City of God, sia Cidade dos Homens il serial. E, importante, sottolineo che questo film non è mai uscito in Italia, e non ne esiste una versione italiana (nonostante sia stato presentato a Roma - Festa del Cinema - nel 2008). Ma gli appassionati, che hanno amato City of God, e quei pochissimi che sono riusciti a vedere il serial City of Men, dovrebbero vederlo, anche solo perchè è una sorta di prosecuzione delle vicende di questi due straordinari personaggi che sono Acerola e Laranjinha.

Qualche critico ha scritto che questo Cidade dos Homens è pure migliore di City of God. Forse non ha tutti i torti.

La fotografia è sempre satura, i colori abbaglianti, l'ambientazione incredibile per chi come noi è abituato ad un certo ordine. Le vicende, come al solito, passano con una leggerezza impensabile dal grottesco al divertente, al drammatico fino al cruento, senza perdere di credibilità e senza stancare lo spettatore, che ne vorrebbe ancora e ancora.

Vengono usati, come flashback, alcuni spezzoni del serial, ad uso e consumo dello spettatore che non lo ha seguito, e per la gioia di chi invece lo conosce. Sono convinto comunque che, essendo un ottimo prodotto, sempre sceneggiato perfettamente da questo team ormai consolidato, anche chi si trovasse ad assistere "per caso" a questo film, apprezzerebbe.

20090628

confessioni-2

io invece confesso che stra-adoro questa canzone.
e visto che si parla di grandi voci...

confessioni - puntata nr. enne


Mi accorgo solo adesso che un paio di "confessioni" che ho sempre voluto fare mi sono rimaste nelle dita. Riguardano due artisti assolutamente fuori dall'immaginazione di chi mi conosce, fuori dai miei gusti, come dicono gli inglesi non sono "la mia tazza di té". Eppure, amo segretamente, ma neppure troppo, questi due performers.


Vi parlerò, brevemente, della prima, che potete apprezzare nella copertina di un disco-rarità del 1981, se non vado errato. Céline Marie Claudette Dion, come recita Wikipedia, è nata nel 1968 in un piccolo paese del Canada, Charlemagne, ed è, pensate, l'ultima di quattordici fratelli.


E' un soprano, ed ha una grandissima voce, sublime. Non sono certo un appassionato di musica pop-romantica o da classifica come lei normalmente fa, ma la sua voce mi affascina; mi piace molto l'atteggiamento che tiene sul palco, come si muove (non l'ho mai vista dal vivo, e dovrò rimediare), nonostante sia una "sciura", con un bel fisico ma dal viso così così, la trovo perfino sexy. Tra l'altro, ha sempre delle scarpe meravigliose.
Per dirne una, ascoltate cosa fa in questa canzone al minuto 3 secondo 27, seconda ripetizione dell'ultimo ritornello: http://www.youtube.com/watch?v=0DUHxHwkgnM
Impressionante. E lo fa anche dal vivo. Mette i brividi.


Ecco, adesso lo sapete.

20090627

il gobbo


Notre-Dame de Paris, scuola di teatro Il Genio della Lampada, Teatro Studio, Scandicci, 13 giugno 2009


Sabato sera (finalmente) estivo, decido di percorrere al contrario le strade del divertimento, che normalmente portano dall'interno sulla costa, per andare a vedere un amico che si cimenta da un po' col teatro. La scuola di teatro citata nel titolo, appunto, che per questa volta si mette alla prova con l'allestimento di una riduzione liberamente tratta dal libro di Victor Hugo, e non come pensavo inizialmente della commedia musicale scritta da Luc Plamondon e musicata da Riccardo Cocciante, ispirata a sua volta dal romanzo in questione, che tanto successo ha avuto in giro per il mondo.


Il Teatro Studio è una struttura non grandissima ma accogliente, con il palco allo stesso piano del calpestio di ingresso, una cosa un po' strana, ma in questo modo gli attori sono molto vicini agli spettatori. E' tutto pieno, e anche se sono tutti parenti o amici va bene così. Per essere una scuola di teatro, a mio giudizio il biglietto è un po' caro.


L'allestimento non è povero, anche se sobrio e per nulla sfarzoso, i costumi sono ben fatti e i gargoyle sono truccati decentemente. L'opera è abbondantemente tagliata, e rimane sotto l'ora e mezzo di durata (che è anche il massimo che può resistere uno che ha preso il sole mezza giornata, per dire). La cosa più interessante è ascoltare le voci dei ragazzi e delle ragazze della scuola di teatro. Certo, si vede che c'è del lavoro, ovviamente, sulla gestualità, ma quello sulla voce è forse più evidente, ed è evidente anche che non tutti sono portati per "padroneggiare" uno strumento come la voce, per dizione, pronuncia, tono e volume.


Alla fine, tanti applausi e molti sorrisi. Non è stato per niente male.

maicol2

ecco qui cosa dice costantino.

Madonna, secondo Baudrillard, ha perso la sua identità a forza di autoriprodursi. Michael Jackson mai, il suo non era un copiare e copiarsi, bensì un’invocazione che è scivolata di mano al mago (lui). Michael era il Ritratto di Dorian Gray dei nostri desideri : purità, gioventù, amore.
Per un pubblico in continua ricerca del “genuino” Michael è una strabiliante mosca bianca : anche Syd Barrett e Roky Erickson sono passati alla storia come grandi materializzatori dell’inconvenzionalità psicologica (lo squilibrio mentale, volendo), ma non hanno mai ottenuto il successo di massa ( più di 100 milioni di copie di Thriller, l’album più venduto di tutti i tempi). Non sono neanche mai arrivati a delapidare un patrimonio in fantasiose giostre il cui scopo era sedurre i bambini : un’azione che certamente non era motivata da un calcolo mediatico asessuato (come quelli di cui Baudrillard accusa Madonna). Il nostro Michael non si svegliava presto per fare lo yoga, era troppo occupato a vivere la sua arte : ce ne siamo resi conto, e ci mancherà.

Ricordatevi : “non smettete finchè non ne avete abbastanza”

20090626

ljubav i drugi zlocini


Amore e altri crimini - di Stefan Arsenijevic 2009


Giudizio sintetico: si può perdere


Belgrado, oggi. Anica ha qualcosa a che vedere con la Russia, ma vive a Belgrado ed è la donna di Milutin, un boss malavitoso/mafioso di quartiere, che possiede un solarium come copertura, con un lettino solare che fa i capricci; Milutin mantiene due scagnozzi, Stanislav e Nikola, e una impiegata, estorcendo il pizzo a poveracci con miseri chioschi: fa pagare il pizzo addirittura alla donna di Nikola. Milutin ha anche una figlia, Ivana, con manie depressive, che non parla con nessuno.

Anica è stanca, rivuole indietro la sua vita. Decide di rubare i soldi che sono nella cassaforte del solarium e di fuggire in Russia. Ma non è la sola...


E' vero, è un debutto, questo del serbo Arsenijevic sulla "lunga distanza", e c'è del buono: i dialoghi rarefatti, un discreto senso del sarcasmo, una sceneggiatura tutta in bilico tra il gangster-movie bislacco, il film comico balcanico e quel sentimento malinconico di incompiutezza che le storie di vero amore portano con sè, alcuni momenti molto divertenti, personaggi strambi tutti con le loro fisse.

Dal punto di vista tecnico-registico, una fotografia virata verso il grigio, un colore che evidentemente rappresenta il dopoguerra serbo, e lo sfruttamento interessante delle simmetrie architettoniche delle strutture abitative tipiche del comunismo modernizzato.

La verità è che il film stenta a decollare, anche se nella parte centrale dà il meglio di sé e lascia ben sperare, ma l'inizio è stentoreo e il finale non è all'altezza. La colonna sonora è ridondante, e dopo aver strappato qualche sorriso stanca decisamente. Gli attori sono sufficienti, ma non c'è nessuno che spicchi particolarmente sugli altri.

Manca senz'altro qualcosa per avvicinarsi a realtà scoppiettanti del cinema balcanico.

ciao maicol

il ringo boy del pop.
un personaggio fuori dal normale.
un talento extraordinario.
ciao maicol!

20090625

tarta

comunque la mia tartaruga mi da molte soddisfazioni.
quando sono nei paraggi dell'acquaterrario lei mi vede ed inizia a nuotare velocissima verso la direzione dove mi trovo.
quando entro in casa la sera, dopo il lavoro, lei mi da il benvenuto nuotandomi incontro.
poi mette fuori la testa e mi guarda invitandomi a cibarla...
mmm...

The Sun


Il nostro "inviato" in UK Cipo ci invia la vignetta del Sun, per la serie "come ci vedono"...

ossessivo-compulsivo


(ford) escort


autocombustione


Polonia ago 09 - 1


Ferie d'agosto
Data prenotazione: 25 Giugno 2009
Numero di Conferma: XXXXXX
Stato della Prenotazione: CONFERMATO
Al check-in dovrete presentare questo codice di prenotazione e un documento munito di fotografia (carta d'identità o passaporto) per avere la carta d'imbarco.

Itinerario Volo - CONFERMATO
Data partenza - Forlì/Bologna >> Varsavia
Sabato, 15 Ago 09
Volo W6 448
Partenza Forlì/Bologna : 15:00 Arrivo: Varsavia : 17:00

Data ritorno - Varsavia >> Forlì/Bologna
Mercoledí, 19 Ago 09
Volo W6 447
Partenza Varsavia : 12:25 Arrivo: Forlì/Bologna : 14:30
Recapiti
Alessandro Marconcini

Via XXXXXXXXXXXX

Rosignano solvay (li) 57106Italia

jumbolo@gmail.com
Passeggeri
1. Alessandro Marconcini

un presidente per tutte le occasioni


Ipse dixit


Si sarà mangiato la lingua in questi giorni, Silvio Ber­lusconi, ripensando alla battuta fatta sulla Freccia Rossa nel viaggio inaugurale da Milano a Roma. A un certo punto, come scrisse Tommaso Labate sul Riformista poi ripreso senza smentite da «Dago­spia», si avvicinò con una piccola corte al seguito all’allora primo cittadino di Firenze Leonardo Domenici che era ac­canto a Vasco Errani: «Adesso facciamo divertire il sinda­co ». Si toccò il berrettino con la visiera col quale sarebbe apparso il giorno dopo su tutti i giornali e ammiccò: «Allo­ra, vi piace il presidente ferroviere?». E, mentre quelli ab­bozzavano una risposta, li fulminò con una risata: «Io inve­ce preferisco il presidente puttaniere».


20090624

be careful what you wish for


Coraline e la porta magica - di Henry Selick 2009


Giudizio sintetico: si può vedere


Coraline è una bambina pre-adolescente, che all'improvviso si trasferisce, con i genitori, in Oregon, lontano dalla sua "vita" precedente e dai suoi amici più cari. Coraline è una ragazza curiosa e vivace, che però si intristisce a causa del trasloco e, soprattutto, perchè i genitori, che pur le vogliono bene, sono continuamente impegnati con i loro lavori. Coraline diventa così anche intollerante, respingendo le offerte d'amicizia dell'unico bambino nei paraggi, Wybie Lovat, e non accorgendosi che i vicini sono personaggi incredibilmente divertenti.

E' a questo punto che una porta chiusa a chiave e murata, un semplice sottoscala, si apre davanti a Coraline, che attraversa il tunnel che la segue, e la conduce ad una realtà alternativa dove ci sono le stesse persone, ma tutte interessate a Coraline (anche troppo). Un unica differenza fisica: al posto degli occhi, la sua Altra Madre, il suo Altro Padre, il Wybie muto, hanno dei bottoni.

C'è qualcosa sotto, e Coraline lo scoprirà.


Tratto dalla breve graphic novel omonima di Neil Gaiman, diretto e adattato per lo schermo da Henry Selick (Nightmare Before Christmas e tutta una serie di film a cartoni animati), girato con stop-motion in stereoscopia, espediente che permette di vedere il film in 3D (con appositi occhialini, che vi verrano forniti all'ingresso: per inciso, il prezzo del biglietto per una proiezione di questo tipo, almeno nel cinema dove l'ho visto io, è di 10 euro), il film è destinato ad un pubblico di bambini, che però rischiano, se troppo piccoli, di impaurirsi oltremodo, ma interessa ovviamente anche i grandi soprattutto per il divertimento e il fascino intramontabile del 3D.

Alla fine però, è l'unica cosa che resta, la suggestione del tridimensionale e, quindi, la tecnica, abbinata a inquadrature interessanti e alla "fattura" divertente dei personaggi. Siamo molto lontani dalle atmosfere dark e affascinanti di, tanto per rimanere nelle vicinanze, Nightmare Before Christmas ma soprattutto di La sposa cadavere, e la metafora, sottolineata dal "sottotitolo", tradotto in italiano con un eloquente "fai attenzione a quello che desideri", che mette in guardia verso l'effimero e l'apparire, è un po' forzata e macchinosa. Il doppiaggio italiano ci fa perdere le voci di Dakota Fanning, che dà la voce a Coraline, e della desperate housewife Teri Hatcher nei doppi panni delle due madri.

Nonostante quindi la spettacolarità della messa in scena, il film non riesce ad affascinare.

zappa sui piedi?


Mi pare che Ryanair stia esagerando. E potrebbe essere l'inizio della fine. Leggete qua, da Il Tirreno, cronaca di Pisa.


Non fai il check-in online?

Ryanair chiede 50 euro in più
Il "check in on line", che prima era facoltativo e comunque non prevedeva bagaglio in stiva, adesso è divenuto obbligatorio per tutte le tratte. I passeggeri Ryanair in questi giorni si sono presentati all'aeroporto Galilei con la normale prenotazione e si sono trovati a pagare 53 euro di sovrapprezzo per non aver stampato anche la carta d'imbarco
di Daniele Benvenuti

PISA. «La legge non ammette ignoranza»: recita una massima. Immaginate però come sono rimasti quei passeggeri Ryanair che in questi giorni si sono presentati all'aeroporto Galilei con la normale prenotazione e si sono trovati a pagare 53 euro di sovrapprezzo per non aver stampato anche la carta d'imbarco.Il problema sta tutto nella nuova modalità introdotta dalla compagnia irlandese, entrata in vigore dal 20 maggio, che modifica la documentazione da portare al momento della presentazione al desk dell'aeroporto. Il "check in on line", che prima era facoltativo e comunque non prevedeva bagaglio in stiva, adesso è divenuto obbligatorio per tutte le tratte. Al momento della prenotazione su internet, infatti, la voce che era inserita a parte al costo di 10 euro (appunto la possibilità di stamparsi la carta di imbarco e presentarsi direttamente al controllo bagagli) adesso viene automaticamente conteggiata nel calcolo finale della tariffa.La differenza però è tutt'altro che formale. Al cliente, quindi, adesso non basta più il numero di prenotazione ed il documento di identità per presentarsi ai banchi del check in; occorre anche la carta d'imbarco con il codice a barre. In mancanza di questa, scatta il sovrapprezzo di 53 euro da pagare subito.

Nel fine settimana in molti si sono lamentati con le incolpevoli addette all'imbarco proprio per l'imprevista variazione: in certi casi la penale aveva infatti superato il costo dell'intero biglietto. «Sul nostro sito le modalità sono riportate chiaramente - fanno sapere da Ryanair -. Basta leggere le istruzioni e seguire i passaggi al momento della prenotazione».

«Magari - replica uno dei passeggeri "multati" - proprio per venire incontro ai clienti che come me fanno decine di prenotazione con Ryanair e, quindi, non stanno più attenti alle modalità dei vari passaggi, sarebbe stato meglio un messaggio evidente nella home page per specificare la nuova modalità».

(23 giugno 2009)

lato positivo


Ci sono, a mio modo di vedere, due cose altamente positive nella situazione iraniana, nonostante tutto. Una si evince, l'altra sarà l'eredità di tutto questo casino (e, purtroppo, anche di questi morti).


La prima è che fortunatamente, in giro per il mondo, c'è ancora la forza e la voglia di indignarsi.

La seconda è che dopo tutto questo, niente sarà più come prima. Chi è al potere dovrà scegliere: o diventare in tutto e per tutto un dittatore, oppure lavorare moltissimo per recuperare il rapporto con il suo popolo.


La diplomazia internazionale ha un'occasione unica: mettere all'angolo Ahmadinejad, e costringerlo a posizioni più democratiche e accomodanti, senza bombe.

Internazionale


Ci hanno invitato a Ferrara per la festa di Internazionale:

XXXXXXXXX@internazionale.it>http://www.blogger.com/
dateTue, Jun 23, 2009 at 6:11
PMsubjectInternazionale a Ferrara 2009
hide details 6:11 PM (20 hours ago)

Gentile Alessio,
grazie per aver raccontato sul tuo blog il festival di Internazionale a Ferrara 2008.
Quest'anno Internazionale ha deciso di riservare le stesse condizioni dei giornalisti ai primi venti blogger che faranno richiesta di accredito per Internazionale a Ferrara 2009:
- pass per saltare la fila;
- sala dedicata ai blogger;
- internet wifi gratis;
- interviste agli ospiti, da concordare con l'ufficio stampa.
Potrai raccontare sul tuo blog il festival in tempo reale.
Gli accrediti saranno solo venti. Affrettati.
Speriamo di rivederti a Ferrara anche quest'anno.
Un saluto
XXXX XXXXX
***Internazionale
viale Regina Margherita 294
I-00198 Roma, Italia+39 06 4417 301
http://www.internazionale.it/

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Naturalmente, al momento in cui ho provato a fare la richiesta d'accredito, il sito di Internazionale non funzionava. E ancora non funziona.
Però son soddisfazioni.
Riproviamo più tardi.

20090623

bellezza

uomo da marciapiede l'ho visto la prima volta qualche anno fa ad una rassegna, vivevo ancora a sambo. mi piacque un bel pò.
ratatuille l'ho visto la prima volta ieri sera. di solito non sono attratto dai cartoni, ma mi piacciuto lo stesso.
ogni tanto mia moglie mi chiede se mi piace un libro, poi si risponde da sola e dice che a mi piacciono sempre i libri. non ha proprio ragione. il fatto è che in ogni libro ci trovo qualcosa di bello. si. questo è vero.

choke


Soffocare - di Clark Gregg 2009


Giudizio sintetico: si può vedere


Victor Mancini è afflitto da sesso-dipendenza. Sua madre Ida, a quanto pare malata di demenza senile, vive in una costosa casa di cura. Victor la va a trovare quasi ogni giorno, ma lei non lo riconosce; per mantenerla in quella clinica, abbina il suo lavoro di figurante in un parco a tema ispirato ai primi pionieri europei che popolarono gli Stati Uniti, dove vige una disciplina abbastanza stretta sul comportamento e sul linguaggio, ad un espediente che ha sviluppato proprio per colpa di sua madre: mangiando in ristoranti di un certo livello, ad un determinato momento si autosoffoca con un boccone troppo grande, contando sul senso di colpa innato della stragrande maggioranza degli americani, in cerca di redenzione, che lo salvano con la "manovra di Heimlich", dopo di che, in un trionfo di paradossi, diventano "tutori" della persona che hanno salvato (o che credono di aver salvato), inviandogli dei soldi nel caso si trovi in difficoltà (cosa che regolarmente Victor dice loro, via lettera).

Victor, inoltre, frequenta i gruppi di disintossicazione da dipendenza, dove però continua regolarmente a rimorchiare e a fare sesso, soprattutto con Nico, un'altra frequentatrice (ninfomane) dei gruppi. Lavora e spesso passa il tempo con il compagno/collega di dipendenza Danny, autoerotista compulsivo, ma in fondo bravo ragazzo.

La storia si complica quando, quasi contemporaneamente, Denny migliora rispetto al suo problema di dipendenza da seghe, trovando una fidanzata fissa (in un topless bar), e Victor, che è pure ossessionato dalle sue origini (non sa chi è suo padre), inizia a far sesso con la dottoressa Marshall, che ha in cura la madre e ha una strana teoria sulle cellule fetali, scoprendo di non riuscire, stranamente, ad eccitarsi con lei.


Clark Gregg, caratterista dalla filmografia sterminata ma ancora piuttosto giovane (47 anni), fu apprezzato diversi anni fa per la sceneggiatura di Le verità nascoste (film che, al contrario, a me lasciò piuttosto indifferente, anche dal punto di vista dello script). E' a lui che, pare, si è affidato Chuck Palahniuk per trasporre uno dei suoi romanzi migliori, l'omonimo Soffocare. I maligni dicono che è stato scelto perchè molto più malleabile di Fincher, che aveva messo sullo schermo Fight Club; inoltre, Gregg era al debutto. Non sappiamo quanto ci sia di vero in tutto ciò: quello che so, da fan di Palahniuk e da grandissimo estimatore di Soffocare (il libro), è che questo film non ha decisamente la stessa carica devastante, a dispetto di un cast che, tutto sommato, poteva non essere male, a partire dall'ottimo, come sempre, Sam Rockwell, nei panni di uno spostatissimo Victor, passando per Anjelica Houston che interpreta la madre di Victor, e per i discreti comprimari Brad William Henke (moltissimi serial tv, ma anche una parte nel capolavoro Me And You And Everyone We Know) - Denny - Paz De La Huerta - Nico - lo stesso Clark Gregg - Charlie - la sempre bravissima Kelly Macdonald (vista anche in State Of Play versione BBC, ma pure in Non è un paese per vecchi) - la dottoressa Marshall.


Nonostante la storia, che il film segue piuttosto fedelmente, sia, su carta, pirotecnica, mirabolante, divertente, spassosa e a tratti raccapricciante, sarà per la regia piatta, sarà perchè ci si aspettava troppo, il film non riesce a farti saltare sulla poltroncina o a farti venire voglia di applaudire (o di scopare, per dirne una).

Come una squadra di campioni che non riesce a fare risultato, possiamo solo dare la colpa al manico: ci voleva, evidentemente, un altro regista.

super


20090622

i disagree


Scrivo perchè ho letto questo post sul blog DoppiaAzione, e non è l'unica voce di questo tipo che sento. Scrivo perchè, dopo che alcune settimane fa per la prima volta nella mia carriera di cittadino, ho rinunciato al voto in occasione delle Europee e del primo turno delle Amministrative comunali, anche in questo fine settimana non sono andato a votare né per il ballottaggio comunale, né per i tre referendum.


L'ho fatto ponderando a fondo la mia scelta. Addirittura, ieri sera ho accompagnato una persona al seggio (dove c'è anche la sezione dove ho sempre votato io, la scuola dove ho fatto le Elementari) per votare e io me ne sono rimasto in auto.

La spiegazione è molto semplice: i due quesiti sul premio di maggioranza erano pericolosissimi in questo momento. Non credo ci sia bisogno di spiegarlo, ma due parole si possono dire: c'era il rischio che un partito potesse governare tranquillamente con il 25% dei voti. Possibilità, per me ovviamente, più che sufficiente per sperare che i due referendum fallissero. E infatti sono stato molto contento che il quorum non sia stato raggiunto. Credo, e lo so perchè ne abbiamo parlato soprattutto a lavoro con i colleghi, che molti abbiano fatto questo ragionamento.

Il terzo quesito era molto interessante, ma non era chiaro per niente. Si trattava di abolire una frase di un articolo della legge che permetteva di presentarsi come candidato a più cariche. L'ho letto e riletto, e secondo me non cambiava un cazzo. Ho pensato di andare a votare rifiutando le schede dei due altri referendum e quella delle comunali, poi per sicurezza non sono andato.


Chiunque può pensare che ho sbagliato, ma l'ho fatto ragionando con la mia testa e con un obiettivo: il fallimento di questo referendum, il che rientra nei miei diritti.

botta e risposta


La Repubblica risponde al ministro Bondi.


L'invettiva del ministro Bondi nei confronti di "Repubblica", ma più ancora della libertà di informazione, merita nella sua miseria roboante appena due righe di commento. Soltanto nel nostro Paese un ministro della Cultura può definire un giornale "un'insidia per la democrazia". Evidentemente nella sua concezione della democrazia che non prevede contropoteri e pubblica opinione, ma solo sudditi, la libera stampa rappresenta un'insidia. I cittadini sono avvertiti.

"Ciao, sono Silvio. Sei molto carina"


E' troppo divertente. Troppo.

Intervista di Patrizia D'Addario al Sunday Times.

avanspettacolo


Non so trovare l'aggettivo giusto per cercare di delineare cosa passi per la testa di uno come Sandro Bondi (foto). L'ipotesi che ci sia qualcosa di vero non lo sfiora neppure minimamente.




Da Il Giornale

playlist - nella chiavetta usb

Chickenfoot - Omonimo 2009
Diana Krall - Quiet Nights
Dinosaur Jr. - Farm
Doves - Kingdom Of Rust
Glasvegas - Omonimo 2008
Green Day - 21st Century Breakdown
Hardcore Superstar - Beg For It
Holly Williams - Here With Me
Isis - Wavering Radiant
Katy Perry - One Of The Boys
Kid Rock - Rock N Roll Jesus
Kings Of Leon - Only By The Night
Los Natas - El nuevo orden de la Libertad
Macaco - Puerto presente
Madeleine Peyroux - Bare Bones
Manic Street Preachers - Journal For Plague Lovers
Marilyn Manson - The High End Of Low
Mastodon - Crack The Skye
Melody Gardot - My One And Only Thrill
Ministri - Tempi Bui
Minsk - With Echoes In The Movement Of Stone
Neffa - Aspettando il sole
Paloma Faith - Stone Sober Cold
Paolo Nutini - Sunny Side Up
Paramore - Riot
Placebo - Battle For The Sun
Polly Scattergood - Omonimo 2009
Rancid - Let The Dominoes Fall
Rob Zombie - Zombie Live
Santogold - Omonimo 2008
Scott Matthew - There Is An Ocean...
Snow Patrol - Eyes Open
Sonic Youth - The Eternal
The Almost - Southern Weather
The Gossip - Music For Men
The Hellacopters - Cream Of The Crap! Vol.1
The Hives - Live At The Wireless
Tiny Masters Of Today - Skeletons
Tori Amos - Abnormally Attracted To Sin
Underoath - Lost In The Sound Of Separation
Vinicio Capossela - Da solo
White Lies - To Lose My Life
Wilco - The Album
Yeah Yeah Yeahs - It's Blitz!

santa claus is coming to town


Novità sul caso "Papi".




20090621

LIVORNO BRESCIA 3-0

Noi c'eravamo. E torniamo in serie A.
Il calcio come la vita, l'amore. In un anno la retrocessione con una squadra allo sbando, e dopo 13 mesi circa torniamo nella massima serie mancando i primi due posti e soffrendo giocando quattro partite dei play off partendo col piede sbagliato e poi sbaragliando tutti.

Mi scusino quelli e quelle che non amano e non capiscono il calcio.

20090620

estere live

domani. domenica.
qui,vicino a crema, ci sarà un vespa raduno.il posto è molto bello.
suoneranno tanti gruppi, tra cui il mio.
suoneanno MIMMO -NICOLA FERRARI E MARTA ARDIA- ATTRITO STATICO-SVYTOLS - QUINTOCERCHIO - FEELK+ - PIAZZA DELLE ERBE - OVERDREAMS - GIO BRESSANELLI BAND + SPECIAL GUEST

ecco come special guest mi hanno detto un nome. io finchè non vedo non ci credo e non lo dico.
anzi dico solo le iniziali: v.c.
noi suoneremo verso le 7.

ti aspetto numeroso.

perchè le genti italiche votano S.B.?


Innanzitutto, chiedo scusa a chi mi ha fatto notare che sul blog si parla troppo spesso di Berlusconi. Avete ragione. Del resto, è il nostro Premier. Se non siete interessati, saltate questo post a pié pari perchè parliamo di Silvio.


Detto questo: leggete questa intervista pubblicata oggi da Repubblica. E' illuminante. Questa signorina, madre single, ragazza immagine, billionerina, che di lavoro fa la "modella in un atelier per abiti da sposa", e ha un tatuaggio che dice "sbagliare e soffrire", fa comparsate a Palazzo Grazioli e a Villa Certosa, prende una busta con molti soldi da Silvio in persona, e dice "meno male che Silvio c'è". Aggiunge "difenderò Berlusconi fino alla morte".


Secondo me è importante. Ci spiega perchè in Italia trionfa quest'uomo così simile ad alcuni personaggi al potere in Sud America anni orsono.


Che le idee riposino in pace.

20090619

rap2

ma infondo alle persone interessa veramente la vita degli altri?
sembra interessi di più la notizia gossip.
i cuori delle persone hanno ancora un fascino?
siamo troppo pop rock e troppo poco cantautorali.
ci parliamo addosso e ci mettiamo nei panni di...
non siamo più osservatori critici e distaccati.
abbiamo ancora un interesse sincero?
ci mettiamo sempre all'interno del discorso.
se io fossi..
è come...
abbiamo mai avuto un interesse sincero?
è possibile avere un interesse sincero?

live in rozzano


Red Water + Gengis Khan Voodoo Jacket + Estere, 5 giugno 2009, Area 51, Rozzano (MI)


Occasione imperdibile: di venerdì sera due amici che suonano in due band diverse si esibiscono sullo stesso palco. Non proprio dietro l'angolo, ma se Parigi val bene una messa, due amici valgono bene una sfacchinata. E non solo: molti altri (amici) saranno tra gli spettatori.


L'Area 51 è un capannone, neppure molto grande, ma direi ben organizzato: un bancone lungo quasi tutto un lato, un palco bello alto, molto spazio per chi vuol vedere, e una specie di cortile dove, ideona, il venerdì sera c'è grigliata gratis. Il locale ti offre la carne cruda, tu te la cuoci e non paghi, ma paghi da bere. Come potete facilmente immaginare, c'è molta gente, e piuttosto giovane. Ma proviamo per un istante ad immaginare che questa "molta gente" sia qui per le tre band.


Gli Estere salgono sul palco per primi, e non li ho ancora visti con Davide, il nuovo cantante, all'opera, anche se ho sentito l'ultimo quattro pezzi Strega rendendomi conto delle potenzialità ancora da sviluppare, con pezzi composti per la sua voce. A dire la verità, è passato un bel po' di tempo dall'ultima volta che li ho visti live, perchè non ho ancora visto dal vivo neppure Feo, il batterista, che è nella band ormai da tempo. Lo sapete più o meno tutti, ma anche chi non è ferratissimo avrà capito che sono legato a questa band. A parte questo, la loro prova è rassicurante, la migliore che abbia visto personalmente, nonostante i suoni sul palco, saprò dopo, non fossero dei migliori. Livio, chitarra, senza il fardello del canto è libero di dare sfogo al suo estro chitarristico lasciandosi andare anche, soprattutto nei pezzi nuovissimi, ad assoli particolarmente ben riusciti, e ad abbellire il repertorio. Sbresi, basso, è sempre molto bravo a livello tecnico, non c'è il rischio di dover ricorrere ad una chitarra ritmica! Feo è preciso e concentrato, forse un po' autolimitando il suo estro, un po' come la storia di Adam Clayton che ha "snellito" il suo stile bassistico per dare risalto a quello chitarristico di The Edge negli U2 (e mi scuseranno gli Estere se li paragono a dei dinosauri, ma era solo per spiegare un concetto complesso). Davide dal vivo abbatte i paragoni che gli erano "piovuti" addosso, dovuti alla somiglianza del suo timbro con quello (nientemeno) di Max Pezzali, e dimostra tutta la sua estensione, davvero impressionante. Delle nuove, mi piacciono al primo ascolto Invisibile e soprattutto Spine. La chiusura, affidata alla ormai storica Duello sul porto di Livorno, è esaltante più per la band che per il pubblico sotto al palco (noi), che cantiamo il ritornello in coro e a squarciagola.


Vengo a sapere che i Gengis Khan Voodoo Jacket, che si esibiscono dopo gli Estere, sono senza il bassista, per cui il chitarrista/cantante Luca (che prima del concerto apprezza oltremodo la mia t-shirt dei Los Natas) si adegua suonando il basso oltre che cantando. Il suono è grezzo come piace a me (così capite il perchè dell'aneddoto della t-shirt), molto stoner classico, volumi alti (fortunatamente), e quindi, nonostante la defezione, il pollice è all'insù per i GKVJ.


Chiudono la serata i Red Water degli amici Beach (voce e sex symbol) e Zio Peter (chitarra alla Andrew Ridgeley), purtroppo martirizzati dai suoni praticamente impossibilmente bassi e confusi (che il volume fosse stato interamente "consumato" dai GKVJ?). Nel loro repertorio ci sono cover piacevolissime, per un pubblico rock-oriented affascinato dallo stoner, ma anche dai Tool e dagli Isis, cover che spaziano dagli Unida a Mark Lanegan passando ovviamente per i Queens Of The Stone Age, e due pezzi loro sui quali stanno lavorando da un po', che fanno la loro figura, e denotano una interessante vena prog-metal senza scadere in eccessivi virtuosismi. Suggerisco loro di insistere con i pezzi propri e, poco a poco, lasciare da parte le cover, mantenendo giusto quelle che servono per rimpinguare il repertorio. Vabbè, quella degli Unida però fatela sempre! Buona la prova vocale di Beach, piuttosto bravo il batterista che però a volte esagera (sbagliando, ma è molto giovane quindi ha ampi margini di miglioramento), difficilmente giudicabili le prove dei ragazzi alle sei e quattro corde visti i suoni impastati e i volumi bassi, come già detto.


Una bella serata tra amici, alcuni che non vedevo da un po', con un panorama che, data la discreta presenza di giovani donzelle di una certa beltà, sembrava pure più bello.


Nella foto, scattata da Cla, Filo con una t-shirt dai molti richiami.

girls, girls, girls


Quando si dice invecchiare con dignità. Ecco cosa sono riuscito a trovare sull'edizione digitale di El País in un'intervista a Vince Neil, in occasione di alcune date live dei Motley Crue.


EP3. ¿Sigue siendo tu vida sexual tan ocupada como antes?
V. N. Síiiii. Ahora es incluso mejor. El sexo me mantiene joven. Y sin utilizar Viagra, que me da miedo. No quiero tener la polla dura durante una semana. Con tres días es suficiente para mí, y para eso no me hace falta ninguna pastillita azul.


Traduco


domanda: la tua vita sessuale è ancora intensa come prima?

risposta: Si! Adesso è pure meglio. Il sesso mantiene giovani. E senza Viagra, che mi fa paura. Non mi interessa avere il cazzo duro per una settimana: tre giorni sono sufficienti per me, e per tre giorni non mi serve nessuna pastiglia blu.

20090618

notel

oggi aspettavo una non telefonata.

per dire


Mentre mi rilasso dopo il lavoro e la piscina, accendo la tele e c'è Germania-Finlandia per l'Europeo Under 21 di calcio. Segna il secondo gol della Germania questo tipo qua nella foto, che di nome e cognome fa Ashkan Dejagah (senza stare a sottolineare che per la Finlandia c'è in campo uno che si chiama Mehmet Hetemaj).

Beh, mi dico, mi pare che alla fine la Germania abbia tranquillamente superato il trauma del nazismo, la razza ariana e robe bruttissime del passato (alla faccia del nostro Premier che chiama un loro eurodeputato Kapò...ma si sa, la classe è classe).

Poi mi fermo a riflettere sul mio paese.

Nell'Under 21 italiana gioca Mario Balotelli: quando gioca in Italia, se va bene gli danno del negro di merda (e i suoi stessi tifosi solidarizzano con la tifoseria che glielo urla chiaramente e causa una partita a porte chiuse alla società che dicono di tifare). Però, che lezione di stile.

Non finisce qui. C'è chi da tempo sussurra che Pirlo ha origini rom. Lui smentisce stizzito. Non sia mai.


Sempre per la serie "quelli che si innervosiscono se gli si fa notare che son razzisti".

salutami a soreta

Una notizia che mi fa enormemente piacere. Da Repubblica.

Respinto il ricorso di un tifoso dell'Hellas-Verona che durante uno scontro con la polizia aveva marciato con altri supporter con il braccio teso. Respinta la tesi del "gesto scherzoso"
"Allo stadio saluto fascista vietato"

La Cassazione condanna un ultrà
"Rimanda ad una ideologia politica sicuramente non portatrice dei valori paritari e di non violenza ma, al contrario, fortemente discriminante ed intollerante"


ROMA - E' vietato fare il saluto fascista. Almeno allo stadio, specie durante tafferugli con la polizia. Lo sottolinea la Cassazione specificando, qualora ce ne fosse bisogno, che il braccio teso richiama una ideologia violenta e discriminatrice. E' stata così confermata la condanna (la cui entità non è nota) a un tifoso ultrà dell'Hellas-Verona. In particolare la Suprema corte ha respinto il ricorso con il quale l'ultrà del Verona, Luca S., 30 anni, cercava di confutare la condanna che gli era stata inflitta dalla Corte d'appello di Trieste il 6 maggio 2008. I giudici di merito gli avevano contestato la violazione della legge Mancino contro la violenza negli stadi, per avere "all'esterno dello stadio 'Friuli' di Udine, prima dell'incontro Udinese-Verona, compiuto manifestazioni esteriori (saluto romano) proprie delle organizzazioni o gruppi aventi tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi". Il tifoso, la domenica del 9 dicembre 2001, aveva partecipato agli scontri con la polizia ingaggiati dal suo gruppo che voleva entrare allo stadio senza biglietto. Gli ultrà avevano marciato in corteo lanciando oggetti contro gli agenti e facendo il saluto fascista. Senza successo, in Cassazione, Luca S. ha sostenuto la "natura scherzosa" di quel gesto. Ma la tesi non è piaciuta ai Supremi giudici che hanno confermato il verdetto di colpevolezza emesso in appello in quanto "il 'saluto romano' costituisce una manifestazione esteriore che rimanda, per comune nozione storica, all'ideologia fascista, e quindi ad una ideologia politica sicuramente non portatrice dei valori paritari e di non violenza ma, al contrario, fortemente discriminante ed intollerante". I magistrati aggiungono, infine, un piccolo promemoria storico: quel tipo di saluto, dicono, è memoria di un "regime totalitario che ha emanato, tra l'altro, leggi di discriminazione dei cittadini per motivi razziali".
Del resto, la Costituzione italiana vieta l'apologia del fascismo.
(17 giugno 2009)

20090617

terapia


Da qualche settimana è terminata la seconda stagione di In Treatment. Nuovi pazienti per il dottor Paul Weston, ovviamente problematici, mentre nel frattempo si stabilizza la sua separazione da Kate, la sua relazione con i figli, verso i quali sviluppa un senso di colpa; suo padre si aggrava, e anche nei suoi confronti c'è una svolta. Continua a rimanere in terapia a sua volta, da Gina, nonostante il rapporto conflittuale anche a livello professionale.

Si delinea il tipo di rapporto decisamente affettivo, oltre che curativo, che Paul adotta verso i suoi pazienti, rapporto che culmina in alcune puntate, quelle della settimana conclusiva della stagione, in maniera fortemente commovente, emozionale, episodi che mi hanno coinvolto davvero molto a livello emotivo, per varie ragioni.


Una serie che conserva una sua particolarità, e che vale la pena vedere. Grandissime le prove recitative da parte di tutto il cast.

scheletri


Skeletons - Tiny Masters Of Today


Sono tornati. Sono i nostri idoli moderni. Non c'interessa quello che dice Pitchfork, li amiamo, ci piace di più la recensione di BBC Music. Sono i maestri del pop con attitudine punk. Sono lo Zecchino d'Oro low-fi. E Skeletons (il pezzo) è irresistibile. Abercrombie Zombie spassosa.

Ivan e Ada hanno due anni di più ma sono sempre minorenni, e nonostante ciò sono grandi. Anche con la drum machine.

fronte del porto


Puerto presente - Macaco


Come avrete notato, ho preparato un po' il terreno nei giorni passati, ma ormai è una settimana che sono quasi dipendente da questo disco. La malegria, che un tempo pensavamo essere prerogativa esclusiva di Manu Chao, è parte integrante del sound dei Macaco. Ovviamente, le due ultime band citate si assomigliano, ma come sappiamo c'è posto per tutti.

I Macaco sono forse meno ripetitivi, più alla ricerca della forma-canzone, e miscelano tutte le componenti che vengono frullate nella loro ricetta in maniera differente.

Ne esce un'alternanza di pezzi irresistibili, impossibili da ascoltare senza muoversi, ballare o cantare (Puerto presente, la mia preferita, Tengo, Moving, Mundo roto, No love, Seguiremos), e pezzi non lenti ma, appunto, densi di quella sensazione che non riesco a descrivervi se non con questa parola inventata, ma che secondo me rende l'idea: malegría (Mensajes del agua, Amor marinero, molto bella, Aguita, El son de la vida). Ma non solo. Provate ad ascoltare quella specie di rumba che è Las llaves robadas.


Ottimo per l'estate, giusto mix tra allegria e sentimento.

20090616

ma cosa gli è successo?


Mi ricordo quando mi piaceva Sergio Cofferati detto il cinese. Erano i tempi in cui era segretario nazionale della CGIL. Difendeva i miei diritti a livello nazionale, portava in piazza centinaia di migliaia di persone, portava avanti battaglie sacrosante, ero orgoglioso di averlo come segretario del mio sindacato.


Che cazzo gli è successo dopo? E' entrato nell'orbita DS, poi nel PD. E' diventato sindaco di Bologna, è diventato autoritario. Alla fine, la farsa. A fine mandato, anzi poco prima, dichiara di non volersi ricandidare perchè si sta perdendo l'infanzia del suo ultimo figlio. Poi si candida per le elezioni del Parlamento Europeo e va a Strasburgo.


Eppure non mi sembrava in quaqquaraqquà. E invece.

lezioni


Da Internazionale:


Copenaghen studia l'arabo

Il comune ha annunciato l'introduzione dello studio dell'arabo come seconda lingua straniera nelle scuole dopo l'inglese, in alternativa al francese e al tedesco. L'obiettivo è contribuire all'integrazione degli studenti di origine araba, che sono il 10 per cento del totale.

as pequenas memòrias


Le piccole memorie - José Saramago


Così come per Il mio paese inventato di Isabel Allende, anche questo libro del maestro e premio Nobel portoghese è un libro esclusivamente di ricordi e di riflessioni. Perdonatemi se li accosto, ma per una strana coincidenza ho finito per leggerli in sequenza. E pensare che, nello specifico, la mia storia personale nei confronti di questo libro è molto particolare: l'ho comprato in spagnolo all'aeroporto di San José (Costa Rica) per finire gli ultimi colòn e avere qualcosa da leggere in aereo.

Dicevamo. José Saramago rimembra la sua infanzia, a partire dal suo paese natio, Azinhaga, dove nacque nel novembre del 1922, la vita di campagna, la pesca senza successo nel Tago, e poi il trasferimento a Lisbona, la vita di famiglia condivisa (la famiglia era talmente povera che, usanza non rara all'epoca, condivideva le case in affitto con altre famiglia), le scuole, i piccoli incidenti, le ispirazioni per alcuni libri da lui poi scritti, le riflessioni sul linguaggio e sulla scelta delle parole, addirittura le difficoltà di apprendimento.

Non è senz'altro un capolavoro, un libro imprescindibile, soprattutto rispetto alla qualità dei romanzi che questo autore da più parti considerato come uno degli scrittori più importanti in vita, ma un libro particolare questo si, più divertente che triste o commovente, seppur mostri ristrettezze economiche ormai impensabili, soprattutto per una persona di tale cultura, perchè trattate costantemente con sottile ironia, alla luce del pensiero (anche politico) che tali condizioni hanno contribuito ad instillare nell'artista.

Un libro curioso.

20090615

on the road again


ITINERARIO
Da/A/Partenza/Arrivo/Volo/Classe/Posto **

Pisa, Galileo Galilei-Roma, Fiumicino 04-Ott-2009 19:10 04-Ott-2009 20:05 AZ1670 O

Roma, Fiumicino-Buenos Aires, Int.le 04-Ott-2009 21:50 05-Ott-2009 06:35 AZ680 O 32J
Buenos Aires, Int.le-Roma, Fiumicino 31-Ott-2009 15:30 01-Nov-2009 07:25 AZ681 O 32J
Roma, Fiumicino-Pisa, Galileo Galilei 01-Nov-2009 09:50 01-Nov-2009 10:45 AZ1663 O


Vediamo di preparare il terreno per la pensione...

Volerò Alitalia. Vediamo come va la nuova compagnia nazionale. Poi vi dico.

20090614

le vite degli altri

A parte che il video che ha postato il mio co-blogger di quella bella ragazza ottima musicista che fa un solo di basso è per me, visto che nella penultima occasione in cui ci siamo visti mi ha regalato/prestato un vecchio basso e addirittura un amplificatore, dato che avevo palesato l'intenzione di cominciare a strimpellare il basso, così, con l'idea che se tra qualche anno, quando mio nipote sarà in grado di suonare una batteria vera, e non un tamburo alla volta, mi piacerebbe accompagnarlo, quello che mi è venuto in mente a proposito della sua riflessione sul fatto che delle vite degli altri non si sa nulla, io ho un pensiero leggermente diverso. Forse neppure molto, ma vediamo.

Io penso che delle vite degli altri si sa quello che gli altri in questione ti vogliono far sapere. Ad esempio, della mia vita chi mi conosce sa praticamente tutto. Da tempo ho adottato questa filosofia di vita, se così la vogliamo definire, con una terminologia un po' pretenziosa: non ho segreti. Non mi interessa niente se raccontando cose mie gli altri si fanno delle idee strane, ridono di me o tradiscono la mia fiducia: è un loro problema. Io vivo lo stesso.

Ci sono invece persone che si fidano di te, ma non abbastanza da raccontarti davvero di se. Io a volte non ci faccio caso, a volte mi occorre una riflessione per accorgermi che, a volte, con persone come queste, puoi passare delle ore, dei giorni, e alla fine sei solo tu che ti esponi, che racconti veramente di te: loro ti raccontano solo di quello che gli succede intorno, ma non ti dicono nulla di quello che davvero gli passa per la testa. Attenzione: non pensiate di cogliere disprezzo o emozioni negative verso queste persone che vi sto descrivendo, assolutamente. Anzi, mi fanno un po' tenerezza: come detto prima, è un problema loro, in questo caso il problema è che non riescono ad estrinsecare le loro emozioni e i loro sentimenti. Non so se sia un sistema di autodifesa, so solo che non fa per me. Ma se per loro funziona, liberissimi di adottarlo. Certo, dopo un po' che ti accorgi che tu racconti e ti apri, e loro no, la cosa non può funzionare tantissimo.

Esistono anche altri tipi di persone. Magari ne parliamo un giorno che piove.

20090613

tal


ecco.

rap

guidando di notte da solo mi capita di pensare ai rapporti con le persone.
penso ai miei amici d'infanzia.
ai miei amici attuali.
quelli che mi vogliono bene e quelli ai quali io voglio bene anche se non ci parlo da anni.
io mi sono spostato sempre più a ovest, come dicevano i pet shop boys, e ho lasciato dietro alle spalle tanti rapporti.
scrivo ogni tanto in questo blog e mi stupisco che gente che non vedo mai, non sento mai, con cui non parlo perchè probabilmente non abbiamo nulla da dirci, legga qualche mia vicenda facendosi un quadro della mia vita abbastanza falso.
ecco il punto. della vita degli altri non si sa nulla o si sa poco.

ok come il miglior maurizio milani, finisco il pezzo così.
dovrei dire una cosa su ezio greggio, ma non c'ho voglia, nel caso la dirò tra qualche mese, se me lo ricordo.

20090612

zero tituli


Per esempio, voi lo sapevate che il Venezuela ha proibito la Coca Cola Zero?

Date un'occhiata qui e qui.


Magari è solo propaganda di regime, ma qui perchè queste notizie non arrivano? E come mai la Coca Cola ha ritirato la bibita dal mercato venezuelano? Ormai in Italia ci interessiamo d'altro?


PS a proposito del titolo del post, avete visto lo spot dove Greggio (il comico che fa meno ridere del mondo) imita Mourinho? Ma a chi fa ridere?

20090611

il potere


Piccole annotazioni: non siamo soli. Come dice il luogo comune, tutto il mondo è paese. E quando si tratta di potere, è triste.


Ieri, per la prima volta, Muammar Gheddafi, leader libico da quasi 40 anni, in visita ufficiale in Italia, scende all'aereoporto con sul petto ben visibile una foto di Omar Al Mukhtar (al quale fu dedicato un film, The lion of the desert, locandina allegata, da sempre vietato in Italia; leggete bene le schede Wikipedia, anche Gheddafi ha strumentalizzato l'eroe della resistenza anti-italiana, proprio finanziando quel film e facendovi inserire una scena).


L'Italia è stata un guerra con la Libia addirittura prima che il fascismo salisse al potere. Tentavamo di essere pure noi una potenza coloniale. Alcuni politici che hanno sostenuto il fascismo, anche a posteriori, sono oggi al governo in Italia. Il nostro premier odia i lacciuoli della democrazia. E il leader libico, che mostra condiscendenza e perdono verso l'Italia cattiva che gli ha fatto la guerra, è lui stesso un dittatore.


Come diceva il buon Tonino Carotone, è un mondo difficile...

20090610

Macaco - Moving

Il video del singolo del nuovo disco dei Macaco, in collaborazione con National Geographic. Riconoscerete diversi personaggi famosi, attori, musicisti, roba del genere.

el mono loco


Macaco, 28/08/2004, Ospedaletto(PI), Festa dell'Unità, Area Expò


La buona musica non ha barriere. E' questo il pensiero che mi passa per la testa riconoscendo e salutando un tipo conosciuto 17 anni fa sul bus organizzato dal box office (in collaborazione con Controradio) di Firenze per andare al concerto dei Metallica a Milano : lo ritrovo a vedere i Macaco. Ma passiamo alla serata.


E' un peccato che ci siano solo poche centinaia di persone; i Macaco, combo capitanato da Dani el mono loco, barcellonese di Calle Escudellers, sono da anni una bella realtà della musica moderna. Molto vicini a Manu Chao (sono amici, vengono da Barcellona, si sono addirittura "scambiati" Roy Paci per una collaborazione) anche nell'attitudine (pacifisti - canzone dedicata a Ghandi - militanti, sognatori - vedi la dedica del cd dal 2001 "Rumbo Submarino" a Narciso Monturiol - anti-droga e anti-alcol ma pro-marijuana), oltre che musicalmente.


Sul palco sono in nove (tre voci, due tastiere, batteria, percussioni, basso e DJ), portano allegria, sono carichi, anche se il concerto rimane spesso sotto la soglia di eccitazione, forse per la scelta di tanti pezzi con atmosfere rilassate, e per i tre "intermezzi" dove il DJ prima, il percussionista poi e il batterista alla fine, "duettano" con se stessi tramite lo schermo che proietta immagini e suoni preregistrati.


Certo che la commistione di suoni e ritmi che riescono a creare è davvero magistrale; fondamentalmente hip-hop (forse è la cosa che li differenzia maggiormente da Manu Chao), fondono divinamente anche samba, qualsiasi ritmo sudamericano, rumba, rock-blues, tradizione spagnola e funky.

Bello il finale con "Delaveraveraboom" (l'omaggio di Dani al suo "barrio") e "Incomunikaos".

Curiosa la scelta di lasciare fuori scaletta i loro pezzi più famosi, la cover di "Chan chan" (Buena Vista Social Club), "Gacho el peleòn" ma soprattutto "Tìo Pedrito", già in uno spot Swatch, ripescata recentemente da Havana Club (curioso che una band così si conceda agli spot, curioso che una band "da spot" sia poco conosciuta).


Il concerto sembra finito, ma Dani e un altro paio della band prendono qualche tamburo e scendono in mezzo al poco pubblico. Le danze proseguono al ritmo delle percussioni. Davvero un gruppo alternativo!!

20090609

fil di ferro


Alambrado - di Marco Bechis 2001


Giudizio sintetico: per appassionati


Patagonia argentina, a oltre 1000 km dall'aeroporto più vicino (Comodoro Rivadavia, divertitevi a cercarlo sull'atlante), in riva all'oceano Atlantico, una "riva" fatta di scogliere altissime a picco sul mare. Il vento soffia fortissimo ogni giorno, le case sono piene di spifferi, il villaggio è desolato oltre che isolato. Poco lontano dal villaggio, in località Last Hope, vive la famiglia Logan: il padre Harvey, di famiglia scozzese trapiantata in Argentina da generazioni, i figli Eva e Juan. La madre è scomparsa in un giorno senza vento: di solito, quando questo accade, succedono sempre cose strane. Harvey è rude e taciturno, campa la famiglia vendendo vecchi mobili. Eva è quasi maggiorenne, e turba tutti gli uomini che passano dal villaggio, suo fratello compreso, studia il francese con le audiocassette, conosce l'inglese, sogna di andare a Parigi. Juan studia a memoria le genealogie della Bibbia per partecipare ad un quiz televisivo.

L'arrivo di un inglese, inviato da un gruppo che vuol costruire nella zona un albergo e una pista d'atterraggio, proprio nella terra antistante la casa dei Logan, perchè è l'unico punto dove il vento soffia in modo da favorire l'atterraggio dei voli, accompagnato da un ingegnere argentino, sconvolge la situazione. Harvey si oppone e non vuol sentire ragioni, "perchè quando guardo, mi piace non vedere niente intorno", e si mette a costruire un alambrado, un recinto rudimentale composto da fil di ferro, legno e paletti metallici, che secondo il diritto patagonico, seppur non esiste un catasto, rendono assoluto proprietario chi abita un pezzo di terra anche senza averlo mai acquistato, basta che apporti migliorie minime (anche, appunto, un alambrado).

Nel frattempo, il vento patagonico non smette di soffiare mai. O quasi.


Film di debutto di Bechis, italo-cileno buon ottimo conoscitore del Sud America, autore poi in seguito di Garage Olimpo, Figli/Hijos, La terra degli uomini rossi, film che affronteranno drammi socio-politici del continente del sogno bolivariano; qui invece, il regista comincia i suoi lungometraggi con una storia sbilenca, morbosa, violenta, con protagonista principale un non-luogo mitizzato da molti (a ragione, lo dico a ragion veduta): la Patagonia.

La tecnica è ancora molto grezza, come pure la scrittura (a quattro mani con Lara Fremder, che lo accompagnerà per tutta la sua carriera fino ad oggi), che avanza apparentemente senza meta, almeno per la prima parte, mettendo in campo alcuni personaggi secondari non sempre indispensabili, risolvendo nel finale la storia, forse un po' frettolosamente, con una serie di colpi di scena piuttosto violenti, eppure mai macabri. Atmosfera rarefatta, che rende bene l'idea di come si vive vicini al nulla, personaggi strambi vagamente felliniani. Direzione degli attori non ineccepibile, nel cast spicca la faccia "strana" di Enrique Ahriman (Sanchez, l'ingegnere argentino) e la figura morbosamente inquietante di Jacqueline Lustig (Eva), più per il personaggio che per l'attrice in sé.

20090608

lillatro09


Voglio dare spazio ad un amico con l'hobby della fotografia. La foto si chiama Lillatro09 e qualcuno dei lettori riconoscerà il luogo fotografato. Il flickr dell'amico Buzzone è questo.

playlist - nella chiavetta usb

Album

Chickenfoot - Omonimo 2009
Diana Krall - Quiet Nights
Doves - Kingdom Of Rust
Escape The Fate - This War Is Ours
Glasvegas - Omonimo 2008
Green Day - 21st Century Breakdown
Idan Raichel Project - Within My Walls
Isis - Wavering Radiant
James Blunt - Chasing Time The Bedlam Sessions
Katy Perry - One Of The Boys
Kid Rock - Rock N Roll Jesus
Kings Of Leon - Only By The Night
Le luci della centrale elettrica - Canzoni da spiaggia deturpata
Los Natas - El nuevo Orden de la Libertad
Macaco - Puerto Presente
Madeleine Peyroux - Bare Bones
Manic Street Preachers - Journal For Plague Lovers
Marilyn Manson - The High End Of Low
Mastodon - Crack The Skye
Maximo Park - Quicken The Heart
Maximum The Hormone - Buiikikaesu
Melody Gardot - My One And Only Thrill
Melody Gardot - Some Lessons
Melody Gardot - Worrisome Heart
Ministri - Tempi Bui
Minsk - With Echoes In The Movement Of Stone
Neffa - Aspettando il sole
Paolo Nutini - Sunny Side Up
Paramore - Riot
Placebo - Battle For The Sun
Polly Scattergood - Omonimo 2009
Rancid - Let The Dominoes Fall
Rob Zombie - Zombie Live
Roberto Angelini - La vista concessa
Santogold - Omonimo 2008
Scott Matthew - There Is An Ocean That Divides...
Snow Patrol - Eyes Open
Sonic Youth - The Eternal
The Almost - Southern Weather
The Answer - Everyday Demons
The Hellacopters - Cream Of The Crap! Vol 1
Thursday - Common Existence
Tiny Masters Of Today - Skeletons
Tori Amos - Abnormally Attracted To Sin
Underoath - Lost In The Sound Of Separation
Vinicio Capossela - Da solo
White Lies - To Lose My Life
Yeah Yeah Yeahs - It's Blitz!

Canzoni

Seether - Careless Whisper

mi país inventado 2


Dal Corriere:





Un pensiero si fa sempre più pressante....

20090607

what's a RocknRolla?


Rocknrolla - di Guy Ritchie 2009


Giudizio sintetico: si può vedere


"People ask the question... what's a RocknRolla? And I tell 'em - it's not about drums, drugs, and hospital drips, oh no. There's more there than that, my friend. We all like a bit of the good life - some the money, some the drugs, other the sex game, the glamour, or the fame. But a RocknRolla, oh, he's different. Why? Because a real RocknRolla wants the fucking lot."


“La gente chiede…cos’è un RocknRolla? E io rispondo che non si tratta solo di pestare sulla batteria, farsi di droghe o beccarsi flebo in ospedale. C’è molto più di questo, amico mio. A tutti noi piace un assaggio di Bella Vita. Qualcuno vuole i soldi, qualcun altro vuole la droga, altri ancora vogliono il sesso, il glamour o la fama. Ma un RocknRolla, bè, lui è diverso. Perché? Semplice. Un vero RocknRolla vuole tutto il fottuto pacchetto”.


Archie, la voce fuori campo che ci guida attraverso la Londra di oggi, dove la malavita si "mette in regola" e i boss hanno, oltre agli avvocati, dei consulenti finanziari, è al soldo di Lenny Cole, che fa soldi con il mercato immobiliare. Lenny ha, come si suol dire, "le mani in pasta" dappertutto, ed è scaltro. Ha qualche scheletro nell'armadio: Johnny Quid, una rockstar tossica e carismatica, morta ben tre volte, è il suo figliastro, e non ha mai avuto con lui un buon rapporto.

One Two e Mumbles, due esponenti di spicco della gang del Mucchio Selvaggio, provano a mettersi in affari con Lenny ma ne escono debitori di brutto. Nel frattempo, Lenny si mette nei guai con il boss rampante Uri Omovich, russo e proprietario di una squadra di calcio (vi ricorda qualcuno?): Uri gli promette del denaro per ungere il consiglio comunale, ma quando manda i suoi scagnozzi a ritirare l'ingente somma, due ladruncoli glielo rubano. Due volte! Uri, come segno di apprezzamento, alla "firma" dell'accordo presta a Lenny il suo dipinto porta-fortuna, ma il dipinto, nel frattempo sparisce. Anello di congiunzione tra tutti questi personaggi, la bellissima e sofisticata Stella, la commercialista di Uri, con la passione delle scarpe di Louboutin.


I film di Ritchie, a parte quelli veramente brutti (il remake della Wertmuller Travolti dal destino), dividono gli spettatori, e quest'ultimo Rocknrolla (titolo accattivante ma manca un dovuto omaggio ai Judas Priest, che aprirono la loro carriera nel 1974 con Rocka Rolla) non smentisce l'assunto.

Fotografia patinata, ingrigita e metallizzata, molto bella a vedersi, già dai titoli di testa si presenta stilosissimo e piacevolissimo per gli occhi. Ritmo vertiginoso senza essere mozzafiato, dialoghi brillanti al limite del nonsense ma assolutamente divertenti, colonna sonora, inutile dirlo, molto bella e azzeccata. Fin qui tutto bene.

Il lato negativo è un'eccessiva macchinosità della sceneggiatura, una discreta durata del tutto, una leggera ridondanza delle situazioni, un esagerato uso delle citazioni che stanno a metà tra l'omaggio e il plagio (a voi il divertimento di cercarle).

Cosa resta? In pratica, un film stilisticamente impeccabile e, anzi, perfino coraggioso e innovativo, con una storia talmente complessa da risultare esile e dimenticabile.

Gli attori sono ben diretti, questo dobbiamo dirlo. Wilkinson (Lenny Cole) non aveva bisogno di questo film per ricordarcelo, Butler (Leonida in 300, qui One Two) bravo (nella versione originale si apprezza anche per l'accento "da immigrato"), Idris Elba (indimenticabile Stringer Bell di The Wire, qui Mumbles) sufficiente, colpiscono soprattutto Toby Kebbel nei panni di Johnny Quid (lo avevamo visto in Control apprezzandolo in una parte minore ma non troppo, quella di Rob Gretton), convincente sia da tossico che da "ripulito", seppur per pochi secondi, e Mark Strong nei panni di Archie (molti recensori hanno notato che in questa parte somiglia moltissimo ad Andy Garcia, versione Ocean's di Soderbergh, ed è vero, ma risulta più cattivo; lo abbiamo visto, tra l'altro, in Syriana), che riesce a bucare lo schermo pur tenendo un bassissimo profilo per tutto il film. Thandie Newton (Stella) è divina, e Ritchie la riprende come si deve.

In definitiva, Ritchie rimane un clone di Tarantino, ma pare decisamente avere maggior autoironia. Spero di essermi spiegato.
La scena di sesso tra Stella e One Two, va detto, è da antologia.

spezzeremo le reni...


Vincere - di Marco Bellocchio 2009


Giudizio sintetico: si può vedere


Ida Irene Dalser, nata a Trento nel 1880, sotto l'impero austroungarico, conosce Benito Mussolini nel 1909 a Trento, dove il futuro Duce dirigeva il quotidiano locale d'ispirazione socialista L'avvenire del lavoratore ed era segretario della Camera del Lavoro. Per lei è amore a prima vista, ma non ha più occasioni di incontrare di nuovo Benito, fino al 1914 a Milano. Ida si era trasferita lì dopo essersi diplomata in medicina estetica a Parigi, e a Milano aveva aperto un salone di bellezza, appunto, alla francese; Mussolini era a quell'epoca direttore dell'Avanti!, quotidiano nazionale organo del Partito Socialista, quotidiano la cui diffusione aveva contribuito a raddoppiare (da 37.000 a oltre 70.000 copie vendute sotto la sua direzione), ma era in aperto contrasto col partito, per via del suo radicale cambio di opinione sull'interventismo bellico dell'Italia contro l'impero ottomano (1911). Allontanato dal giornale, ne fonda prontamente un altro, Il Popolo d'Italia, dal quale attacca i socialisti, e dopo poco viene espulso dal partito. Ida partecipa attivamente alla fondazione del Popolo, vendendo in pratica tutti i suoi averi, e dopo qualche mese rimane incinta. Ma Mussolini si arruola, e si lega a Rachele Guidi (tra l'altro, figlia della compagna del padre, Anna Lombardi vedova Guidi, alla quale il padre Alessandro si è legato dopo la morte della madre di Benito, Rosa), che sposa con rito civile nel 1915.

Ida, accecata dall'amore e dalla rabbia, partorisce Benito Albino, e non abbandonerà mai la lotta perchè sia riconosciuto il suo matrimonio religioso col Duce e il riconoscimento del figlio, sempre da parte di Mussolini. Vista la potenza ormai acquisita dall'uomo, che controlla l'Italia intera, sarà per lei, e per il figlio, una battaglia impossibile da vincere.


Qualcuno lo ha sbeffeggiato, altri hanno dichiarato che Vincere è il più bel film di Bellocchio. Nessuna delle due. Bellocchio prende per buona la ricostruzione dei giornalisti Marco Zeni e Alfredo Pieroni, non si fa domande (anche se lascia spazio al sogno, e quindi, al dubbio) e ne fa una sorta di melodramma a tinte fosche, così come la fotografia del film, tutta virata in toni seppia, alternando le sue riprese a spezzoni di cinegiornale d'epoca, sottolineando i momenti salienti con scritte sovraimpresse, incorniciando il tutto con musiche, appunto, da opera melodrammatica, che sembrano a tratti uscire dallo schermo (nota non propriamente positiva, a dire la verità). Ci rimette un po' la scorrevolezza, visti pure i salti storici e cronologici, ma ne esce fuori un lavoro che, seppure vagamente monocorde vista la prevedibilità della trama, angoscia non poco, viste anche le non allegre allegorie con l'attualità.

Lavoro quindi coraggioso e sperimentale, come del resto è nelle corde di Bellocchio, che ci teniamo stretto, che nonostante i difetti esposti e pure un'eccessiva durata, si difende bene.

Tra gli interpreti, la Mezzogiorno non abbandona i suoi due unici "toni" espressivi (animaletto bastonato e pazza schizofrenica che urla sempre), dando sfogo soprattutto al lato da "urlatrice" (ma, del resto, sembrerebbe che il ruolo lo richiedesse, anche se sono convinto che si sarebbe potuto affrontare il ruolo diversamente), mentre Timi risulta colossale per tutto il film, nonostante non si sia fatto niente per farlo assomigliare neppure vagamente al Duce (nella scena in cui, interpretando Benito Albino, perchè è importante dire che Timi recita due parti, il padre e il figlio, imita il padre, è impressionante nella sua lucida follia). Tra gli interpreti in parti minori spiccano la sempre bravissima Michela Cescon (Rachele Guidi Mussolini) e Corrado Invernizzi (dottor Cappelletti).

il ritorno del reverendo


Questa volta vi offro una recensione del nuovo disco di Marilyn Manson che ho "commissionato" ad un'amica, lettrice del blog, nonché fan di Manson, che segue quasi dagli esordi. Come vi ho detto altre volte, è la persona che, tra l'altro, mi ha fatto guardare a Brian Warner in una maniera meno preconcetta, ed è stata pure la compagna del mio primo concerto del reverendo.


The High End Of Low - Marilyn Manson


Di nuovo qualche tamburo, Ale, ma giocato bene.

Non so cosa ne pensi tu, ma sono i Marilyn Manson che ci piace sentire. Non quelli del precedente bellisimo Eat Me, Drink Me, non quelli degli esordi certo, non quelli delle esilaranti e note covers, ma soprattutto non troppo quelli di The Fight Song.

Semplice, pulito, bello, very rock, completo. Come direbbe Maria Grazia Cucinotta, a "365"… gradi. C’e tutto dentro, rock, melodia, ballate, pop, elettronica, psichedelia, alternative; in controllato equilibrio, una serie di suoni studiati (troppo?) che girano e si intrecciano su di un nastro scorrevole, un comune denominatore, un filo conduttore che è la voce snella e avvolgente di Brian Warner che miscela come sempre il giusto numero di fuck e motherfucker tanto per mettersi al sicuro, e sottolineare che di rock irriverente si sta comunque parlando.

In apertura la bella Devour, il genere di brano che mi prende, inizio dolce e sensuale...e poi esplode. Leave a Scar senza impegno, quasi dance in certi momenti...forse il pezzo un po piu' tamburone dell’album, ma ci sta tutta, seguita a ruota dal classico e caldo giro di chitarra di Four Rusted Horses, Wow molto, molto Nine Inch Nails, e che flash, l’urlo inziale di I Have To Look up Just To See Hell sembra campionato da Next One Is Real dei Minimal Compact (il gruppo piu sottovalutato del Gothic Punk).

Sai che li avevo un po abbandonati negli ultimi anni dopo Holy Wood, inutile dilungarsi nel motivo, talmente ovvio, sicuramente il rock banale dell’album e poi anch’io come altri ero un po' stanca del clamore, del fenomeno di costume o meglio, di mal costume. Quando di un artista che mi piace se ne parla a Porta a Porta, la vedo un po' dura sul fatto che riesca ancora ad appassionarmi, suo malgrado magari o anche no, ma è cosi. E meno male che in fondo la musica è quello che conta, sempre al di sopra di ogni giudizio estetico ed ogni fenomeno mediatico.

Fenomeno, si, e che argomento...il satanismo, sviscerato dal mondo in tutte le sue forme in questi già 15 anni passati in convivenza, da quella iniziale, la piu' comune nonché teatrale ed ignorante, di chi ignora i significati, quella del sangue e della violenza, del dolore fisico e degli “altarini con le corna del caprone”, a quella religion-free e piu' sociologica del termine, il modello di Satana come fonte di ispirazione della vita dell’individuo con l’esaltazione e il soddisfacimento massimo senza limiti, mirato al totale benessere della propria persona (ahimè, sai quanti satanisti ci sono qui in giro Ale, ma non sanno di esserlo…).

Merita la bibliografia del ’98 (The Long Hard Road Out Of Hell, di Neil Strauss), gli esordi del gruppo e del personaggio, a volte episodi drammatici letti in chiave ironica, l’importante e decisivo rapporto con Trent Reznor.

La riflessione è che, chi ama e vive la musica come parte integrante della propria vita e delle attività quotidiane, puo ritenersi estremamente ricco di spirito e fortunato, c’e sempre un angolo di mondo solo tuo, al quale ricorrere non solo per evadere ma per ricaricarsi per ripartire con gran voglia ed energia, una sorta di "centro benessere fai-da-te".

Quando ho sentito per la prima volta Lunch Box (il mio pezzo preferito del reverendo, n.di Jumbolo) ero a Tenerife (per lavoro), e lì per evadere e combattere quella Salsa attitude, mondo pervaso da finta allegria da mostrare ad ogni costo, hai voglia di sfogarti con il rock estremo, unica salvezza per non cadere in una depressione irreversibile. Ascoltavo questi pezzi totalmente immersa in una realtà che ancora non conoscevo ed in completa contraddizione con quello che stavo vivendo. Non li avevo mai visti, solo ascoltati, su questa cassetta che mi aveva dato un inglese flippato ai massimi livelli. Arrivata in Italia mi venne la naturale curiosità di vedere chi erano, ed era già il momento di The Beautiful People. Rimasi inizialmente sconvolta da tutto quello che stavo leggendo, ma Antichrist Superstar e lui stesso erano troppo belli e sexy, con questo modo di esprimersi troppo trasgressivo ed eccessivo per non essere notati e lasciati in una nicchia per i pochi eletti, gli amanti virtuali. Così fu comunque amore, e lo sai , credo Ale che abbiamo iniziato a conoscerci meglio in quel periodo (vero?). E adesso cosa sta succedendo, stanno forse un po rientrando in quella nicchia? Nicchia un bel po' più grande di quella originale, ho l'impressione che il tornare a fare musica più di qualità ci stia anche restituendo un po' di intimità artistica, o forse la massa si sta un po' stancando del gossip, delle parruccone, dei rossetti, dei faticosi amori e dei travestimenti effimeri del front man? E cosi sia .


Ma poi si è deciso se Marilyn Manson è piu' il nome d’arte di Brian Warner o più il nome del gruppo? Insomma sono un po' come "i paolo benvegnù"?


Sabri