No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20151231

Cobra e incendi

Cobras and the Fires (The Mastermind Redux) - Monster Magnet (2015)

Chiudiamo l'anno con quella che, come già anticipato, pare essere una delle nuove tendenze: la rivisitazione di album usciti già da un po'. I Monster Magnet sono alla seconda esperienza, con questa loro rilettura di Mastermind, disco del 2010. La particolarità delle riletture da parte della band di Dave Wyndorf è che, intuibile dal fatto che i dischi che vengono riletti non sono per niente vecchi, non si tratta di "dare una rinfrescata" al suono o comunque attualizzarlo, ma ripensare le canzoni del disco in questione sotto un'ottica leggermente diversa. Come in occasione del precedente Milking the Stars, il mood è molto più sixties e psichedelico. I pezzi reinterpretati sono otto [Dig That Hole che diventa She Digs That Hole, Watch Me Fade che conserva il titolo intatto ma che nell'edizione originale era semplicemente una bonus track, la title track Mastermind alla quale si aggiunge un '69, Hallucination Bomb che diventa Cobras and Fires (Hallucination Bomb), Gods and Punks che diventa Gods, Punks and the Everlasting Twilight, The Titan Who Cried Like a Baby che diventa semplicemente The Titan, When the Planes Fall From the Sky alla quale si aggiunge la parentesi (Sitar and Psycho Version), Time Machine qui in versione esclusivamente strumentale. In più ci sono una cover di Ball of Confusion dei The Temptations (rifatta, come dice Wyndorf, come l'avrebbero fatta gli Hawkind o i Pink Fairies), con la partecipazione alla voce del co-fondatore dei MM Tim Cronin, e una digressione mash up di pezzi degli stessi MM ad opera di Joe Barresi, ingegnere del suono e produttore, I Live Behind the Paradise Machine: Evil Joe Barresi's Magnet Mash Vol.1. Che dire? Capisco il divertissement, ma a questo punto è difficile non pensare al fatto che Dave e i suoi Monster Magnet stiano temporeggiando.




And now, we close the year with one thing that, as I mentioned earlier, seems to be one of the new trends: the revival of albums released while ago. For the Monster Magnet this is the second experience, with this rereading of their 2010 "Mastermind". The peculiarity of the readings from the band of Dave Wyndorf is that, you can guess it from the fact that the albums that they are re-reading are not at all old, is not "to refresh" the sound, but rethink the songs of those albums in a slightly different mood. As in the previous "Milking the Stars", the mood is much more psychedelic sixties. The pieces reinterpreted are eight ["Dig That Hole" that become "She Digs That Hole", "Watch Me Fade" who retains the title intact but which in the original was just a bonus track, the title track "Mastermind" to which is added a "'69", "Hallucination Bomb" that becomes "Cobras and Fires (Hallucination Bomb)", "Gods and Punks" becoming "Gods, Punks and the Everlasting Twilight", "The Titan Who Cried Like a Baby" becoming simply "The Titan", "When The Planes Fall From the Sky" to which is added the parenthesis "(Sitar and Psycho Version)", "Time Machine" here in purely instrumental version. In addition there is a cover of The Temptations, "Ball of Confusion" (remade as Wyndorf says, as would have made by the Hawkind or by Pink Fairies), with participation at the voice of the co-founder of MM Tim Cronin, and a digression mash up of pieces of Monster Magnet by Joe Barresi, sound engineer and producer, "I Live Behind the Paradise Machine: Evil Joe Barresi's Magnet Mash Vol.1". What to say? I understand the divertissement, but at this point it's hard not to think about the fact that Dave and his Monster Magnet are stalling.

20151230

Allucinogeno

Hallucinogen - Kelela (2015)

Come in altri casi, non sono riuscito a parlarvi del precedente, il debutto Cut 4 Me (mixtape del 2013, uscito in edizione deluxe nel 2015), e provo a recuperare adesso con una roba un po' più nuova ed aggiornata. Origini etiopiche ma americana di Washington D.C. e cresciuta nel Maryland, Kelela Mizanekristos comincia a cantare standard jazz, poi passa al progressive metal, per poi trovare la sua strada definitiva con il sound della dance UK. Tramite Prince William, Solange Knowles, approda poi nelle "mani" di Arca, che ha prodotto almeno una canzone di questo EP.

Su iTunes un utente l'ha descritta come FKA twigs mixata con Mariah Carey, e devo dire che non c'è andato lontano, quantomeno la definizione è divertente.
Quel che posso dirvi è che la signorina ha una gran voce, non solo r'n'b, e, con l'aiuto di produttori all'avanguardia, sta decisamente intraprendendo una strada sperimentale, che porterà i suoi frutti. Per il momento, questi sei pezzi (che, a livello di liriche, percorrono l'inizio, la metà, e la fine di una relazione, in ordine inverso) sono tutti da gustare.



As in other cases, I failed to mention earlier about her debut "Cut 4 Me" (mixtape of 2013, released in deluxe edition in 2015), and now I try to recover, talking about this newer and updated release. Of Ethiopian American origins, but born in Washington, D.C. and raised in Maryland, Kelela Mizanekristos starts singing jazz standards, then switches to progressive metal, and then find its way to the final sound, a kind of UK dance style. Helped by Prince William, Solange Knowles, then landed in the "hands" of Arca, which has produced at least one song on this EP.
One iTunes user described her as FKA twigs mixed with Mariah Carey, and I must say that there is not gone too far, at least, the definition is fun.
What I can tell you is that the young lady has a great voice, not only r'n'b, and, with the help of cutting-edge producers, she is definitely taking an experimental road, which will bear fruit. For the moment, these six pieces (that, in terms of lyrics, run through the beginning, middle, and end of a relationship, in reverse order) are all to be enjoyed.

20151229

E' proprio il caso di dirlo

Killed By Death

Doveroso.
R.I.P. Lemmy.



Giusto

Right On! - Jenny Lee (2015)

Uscito da poco il debutto solista di Jenny Lee Lindberg, basso e cori nelle Warpaint, qui un po' di tutto (voce principale, basso, chitarra, tastiere). Lo ripeto all'infinito, perché lei mi piace: è pure la sorella dell'attrice Shannyn Sossamon. Si intitola Right On!, e non si allontana di moltissimo dal sound Warpaint, forse qui ancor più tendente al cupo e ad una certa new wave inglese anni '80 (impossibile che non vengano a mente i Joy Division ascoltando Right On! nel suo complesso).

Mi spiace ripetermi, ma il problema è un po' lo stesso della sua band principale: molto impegno ad essere misteriosa, affascinante, vellutata con quel retrogusto cupo e vagamente nichilista, suono che riesce a convincere nelle canzoni più piene di strumentazione (White Devil, Never - questa davvero molto vicina al plagio nei confronti dei Joy Division - Riot - bello il giro di basso, devo ammetterlo), e non ce la fa sui pezzi più "rarefatti" (Real Life, Long Lonely Winter, Blind).
Sicuramente non è il mio genere preferito, ma potrebbe interessare qualcuno di voi.



Recently released, this is the solo debut of Jenny Lee Lindberg, bass and vocals in Warpaint, here a bit of everything (lead vocals, bass, guitar, keyboards). I repeat endlessly, because I like her: she is also the sister of the actress Shannyn Sossamon. It's called "Right On!", and it does not stray much from the sound of Warpaint, perhaps here even more dark oriented and very inspired from the 80's british new wave (sure will come to mind the Joy Division, listening to this "Right On!" as a whole ).
I am sorry to repeat myself, but the problem is a bit the same of her main band: much effort to be mysterious, fascinating, velvety, with a dark and nihilistic aftertaste, the sound it's convincing in the songs that have full instrumentation ("White Devil", "Never" - this really very close to plagiarism from Joy Division - "Riot" - nice bass line, I have to admit it), and not so good in the pieces more "rarefied" ("Real Life", "Long Lonely Winter", "Blind").
Definitely not my favorite genre, but may be of interest to some of you.

20151228

Melissa

M3LL155X - FKA twigs (2015)

Se non l'avessi letto non avrei saputo spiegarlo a voi: M3LL155X sta per Melissa, e Melissa è nientemeno che (chiarisce l'artista) "la personale energia femminile di twigs. Non è un alter ego, e non ha mai avuto un nome finché l'EP in questione non è stato terminato." Ancora, ha chiamato l'EP Melissa per riuscire a separarlo da se stessa; Melissa è la stessa energia femminile che le ha fatto venire voglia di apparire incinta nel video di Glass & Patron e nei video musicali seguenti.

Parlando di musica: 5 pezzi per meno di 20 minuti di musica, ma quanto basta per mantenere viva l'attenzione su una delle artiste musicali più interessanti che la musica abbia avuto negli ultimissimi anni. Stilisticamente molto simile alle sue produzioni precedenti, sinuoso uso dell'elettronica e mirabile quello della sua splendida voce, modulata in una infinita tavolozza di varianti, il pezzo forse più riuscito, o forse solo il mio preferito, è l'iniziale Figure 8 (niente a che vedere con quello della Goulding), ma tutto l'EP, per chi si è "abituato" a twigs e al suo stile, è un piccolo capolavoro, per cui mi sento di ri-affermare tutto quello che di buono dissi in occasione della recensione del suo per ora unico full length.
L'uscita dell'EP è stata accompagnata in contemporanea dall'uscita del corto che trovate di seguito, e che racchiude il già edito clip di Glass & Patron, insieme a quelli di Figure 8, I'm Your Doll, In Time, ed un accenno di Mothercreep. Cameo di Michéle Lamy.



If I hadn't read about it, I could not have explain it to you: M3LL155X is for Melissa, and Melissa is none other than (clarifies by the artist) "the personal feminine energy of twigs. It is not an alter ego, and never had a name until the EP in question has not been completed." Again, she called the EP Melissa to be able to separate it from herself; Melissa is the same feminine energy that made her want to appear pregnant in the video for "Glass & Patron" and music videos following.
Speaking of music: 5 tracks for less than 20 minutes of music, but just enough to keep the attention on one of the music artists most interesting that music has had in the last few years. Stylistically very similar to her previous productions, sinuous use of electronics and admirable that of her wonderful voice, modulated in an infinite palette of variations, perhaps the most successful piece, or maybe just my favorite, is the opener "Figure 8" (nothing to do with the one from Ellie Goulding), but throughout the EP, for the ones who are "accustomed" to twigs and its style, is a small masterpiece, so I would re-affirm everything good I said, on the occasion the review of her, so far, unique full length.
The EP release was accompanied at the same time from the exit of the short film that you can found below, and enclosing the already edited clip of "Glass & Patron", together with those of "Figure 8", "I'm Your Doll", "In Time", and a hint of "Mothercreep". Cameo by Michèle Lamy.

20151227

Croce Tao

Tau Cross - Tau Cross (2015)

Tau Cross, debutto uscito durante il 2015 della band omonima, è il parto di quello che si potrebbe definire un supergruppo punk-metal. Infatti, i Tau Cross sono formati da Rob The Baron Miller (Amebix) alla voce, Michel Away Langevin (Voivod) alla batteria, Jon Misery (Misery di Minneapolis, da notare che ci sono decine di band che si chiamano così) e Andy Lefton (War//Plague) alle chitarre (Lefton cura anche i backing vocals, se ho capito bene).

Il risultato, ad orecchie non propriamente allenate, potrebbe risultare un disco dei Motorhead suonato in garage e cantato da una banda di ubriachi. Bisogna spingersi un po' più in là, e magari conoscere il background dei bellimbusti in questione. L'influenza dei Motorhead è innegabile, così come da sempre lo è stata per gli Amebix; l'influenza diretta più forte pare infatti proprio quella della band del cantante (se mi si permette, anche nella simbologia, si veda ad esempio la cover del loro disco del 2011 Sonic Mass). Quella dei Black Sabbath è l'altra influenza fortissima (con Hangmans Hyll siamo dalle parti del plagio, quantomeno per quanto riguarda il riff di chitarra). Ma il tutto è filtrato dalle esperienze punk, soprattutto crust dei membri della band, e da tutto un altro florilegio di sottogeneri, e non è difficile riconoscere pure retrogusti new wave alla Killing Joke.
Disco grezzo e tagliente, ma capace di dare soddisfazioni.



Tau Cross, debut that came out in 2015 from the band of the same name, is the birth of what might be called a punk-metal supergroup. In fact, Tau Cross are formed by Rob The Baron Miller (Amebix) on vocals, Michel Away Langevin (Voivod) on drums, Jon Misery (Misery from Minneapolis, to note that there are dozens of bands that are so called) and Andy Lefton (War // Plague) on guitars (Lefton care also backing vocals, as I understand it).
The result, for ears not properly trained, it may be a Motorhead album played in a garage and sung by a bunch of drunks. You have to go a little deep, and perhaps know the background of these dudes. The influence of Motorhead is undeniable, as well as always it was for Amebix; the stronger direct influence seems to be the one that came from the band of the singer. The one from Black Sabbath is the other strong influence (with "Hangmans Hyll" we are very close to the plagiarism, at least as far as the guitar riffs). But the whole stuff is filtered from the punk experiences, especially the crust one, of the band members, and from all the sub-genres, and it's not hard to recognize as well a new wave aftertaste à la Killing Joke.
Album raw and edgy, but able to give satisfaction.

20151225

Viola

Purple - Baroness (2015)

Eccolo, il regalo di Natale. Per me, per voi, per tutti. Il nuovo, roboante, massiccio, megalitico e monolitico, epico, nuovo disco dei Baroness.
Da dove cominciare? Dal bruciante solo "stereo" di Shock Me (un pezzo dalla bellezza abbacinante), echeggiante classicissimi suoni maideniani e plagiante il titolo di un celeberrimo brano dei Kiss, usato nei tour tra Alive! e Alive II per l'assolo di Ace Frehley, o dall'intro un po' Eye of the Tiger di Try To Disappear? Dal crescendo irresistibile del finale di Chlorine & Wine, il pezzo scelto come singolo anticipatore, e che ancora adesso dopo oltre un mese continua ad essere una canzone bellissima, quasi impossibile da catalogare, incredibilmente potente e delicata, o dall'incedere quasi commovente della quasi natalizia If I Have to Wake Up (Would You Stop the Rain)? Dall'incessante The Iron Bell, alla sontuosa apertura di Morningstar?
Siamo di fronte alla definitiva trasformazione in farfalla di un bruco, all'ennesima band che apporta un enorme contributo alla maturazione di un genere che una volta era di nicchia, e che oggi, lo possiamo affermare senza temere smentite, è di dominio pubblico, e gode di un rispetto che una volta, non avremmo mai potuto supporre.
Molti di voi sapranno che dopo l'acclamato (anche da me) precedente disco Yellow & Green, durante il tour inglese, la band rimase coinvolta in un incidente: il tour bus cadde da un viadotto, il 15 agosto 2012. In seguito all'incidente, il batterista Allen Blickle e il bassista Matt Maggioni, avendo sofferto di rottura di alcune vertebre, sono stati costretti, dopo qualche mese, a lasciare la band. Il leader John Baizley (chitarra e voce), ha rischiato di perdere un braccio (il sinistro, e ha sofferto la rottura della gamba destra, il che lo ha costretto ad un lungo recupero). I nuovi membri, Nick Jost al basso e Sebastian Thomson alla batteria, entrambi provenienti dai Trans Am, sono musicisti sopraffini, e quindi il livello qualitativo della band, completata alla chitarra solista da Peter Adams, non ne ha risentito per niente, anzi.
L'ascolto di Purple è qualcosa di travolgente, e decisamente gratificante per un fan del metal a tutto tondo, come me. Le barriere non esistono più, ed il genere che suonano adesso i Baroness è semplicemente grande metal. Influenze molteplici e assemblaggio superbo, una sequela di pezzi grandiosi, per uno dei dischi più belli di questo 2015, che arriva giusto in dirittura d'arrivo.

PS spiegazioni sulla copertina




Here it is, the gift of Christmas. For me, for you, for everyone. The new, bombastic, massive, epic, megalithic and monolithic, new album from Baroness.
Where to start? By the burning "stereo" solo of "Shock Me" (a piece of dazzling beauty), echoing a very classic sound maiden-esque, and that plagiarizing the title of a famous song by the Kiss (used in tour of Alive! and Alive II for the solo of Ace Frehley), or from the intro, a little "Eye of the Tiger", of "Try To Disappear"? The irresistible crescendo of the final of "Chlorine & Wine", used as a single precursor, and that even now after more than a month continues to be a beautiful song, almost impossible to categorize, incredibly powerful and delicate, or from the almost touching, almost Christmas-song "If I Have to Wake Up (Would You Stop the Rain)"? From the incessant "The Iron Bell", or from the sumptuous opening "Morningstar"?
We are facing the final transformation of a caterpillar into a butterfly, the nth band that is giving an enormous contribution to the maturation of a genre that was once in a niche, and that today, we can say without fear of contradiction, it is in the public domain, and it enjoys a respect that once, we would never have guessed.
Many of you will know that after the acclaimed (including from me) last album "Yellow & Green", during the UK tour, the band was involved in an accident: the tour bus fell from a viaduct, 15 August 2012. After this accident, drummer Allen Blickle and bassist Matt Maggioni, having suffered from broken vertebrae, were forced, after a few months, to leave the band. The leader John Baizley (guitar and vocals), was in danger of losing an arm (the left, and suffered the rupture of the right leg, which forced him to a long recovery). New members, Nick Jost on bass and Sebastian Thomson on drums, both from Trans Am, are super-good musicians, and therefore the quality of the band, completed on lead guitar by Peter Adams, was not affected at all, in fact.
Listening to "Purple" is something overwhelming, and very rewarding for a big metal fan, like me. Barriers no longer exist, and the kind of genre that Baroness are playing now is just great metal. Multiple influences, and the assembly is superb, a succession of grandiose pieces, for one of the finest records of this 2015, which comes just within the final rush.


PS explanations on the cover

20151224

Arte degli angeli

Art Angels - Grimes (2015)

Come continuo a dirvi, mi sto mettendo alla prova sempre di più. Al quarto tentativo, riuscirò a scrivere su un disco di Claire Elise Boucher aka Grimes (nessuna relazione col Rick di The Walking Dead), artista canadese 27enne di Vancouver, appunto al quarto disco.
Come mi capita a volte, non ero riuscito ad "entrare" nei suoi dischi fin'ora, soprattutto al suo precedente Visions, disco del 2012 particolarmente acclamato. Un problema che non nego, ma che a volte mi impedisce di parlarvi di tutto quello che di interessante accade nel mondo musicale. Stavolta, qualche giorno di ferie, quindi qualche momento di relativa tranquillità, mi ha permesso di accedere nel mondo di Grimes, e di apprezzare questo suo Art Angels.
Potrei fare un clamoroso autogol dicendovi quello che vi sto per dire, ma da tempo sono un un mood da full transparency, quindi lo dirò: sono riuscito ad apprezzare molto di più Art Angels rispetto a Visions perché questo nuovo disco è leggermente più accessibile. Grimes è una giovanissima artista dance/electronic/pop molto dotata anche come produttrice; ha belle idee anche molto sperimentali, ingloba influenze che vanno dagli ABBA a Bjork, e stavolta ha deciso di provare a fondere lo sperimentalismo più spinto con un certo grado di accessibilità. Il risultato è uno strambo, ma sorprendentemente accogliente disco di pop ballabile, con influenze elettroniche fortissime, anche estreme, ma irresistibile in diversi momenti.
Pezzi come Flesh Without Blood, Belly of the Beat, Kill V. Maim, Artangels, Pin, REALiTi sono piccoli capolavori, e devo ammetterlo pure io, seppur mai avrei pensato di innamorarmi di un suono così elettronico.
Da provare.



As I keep saying, I am putting myself to the test more and more. On the fourth try, I can write about an album of Claire Elise Boucher aka Grimes (no relation with Rick of The Walking Dead), Canadian artist, 27, of Vancouver, precisely on the fourth album.
As it happens at times, I was not able to "enter" in his records so far, especially its previous "Visions", particularly acclaimed album of 2012. One problem that I do not deny, but that sometimes prevents me to tell you about all the interesting things are happening in the music world. This time, a few days off, then a moment of relative tranquility, allowed me to enter the world of Grimes, and to appreciate her "Art Angels".
I could make a dramatic own goal by telling you what I'm about to say, but I am actually in a mood of a full transparency, then I'll say: I was able to appreciate much more than "Visions" this new "Art Angels", because this new album is a little more accessible. Grimes is a young artist dance / electronic / pop also very gifted as a producer; she has good ideas also very experimental, incorporating influences ranging from ABBA to Bjork, and this time decided to try to merge the experimentalism more stringent with a certain degree of accessibility. The result is a quirky, yet surprisingly cozy disk danceable pop with electronic influences very strong, even extreme, but at several times, irresistible.
Tracks like "Flesh Without Blood", "Belly of the Beat","Kill V. Maim", "Artangels", "Pin", "REALiTi", are small masterpieces, and I must admit that, although I never thought of falling in love with a sound so electronic.
To try.

20151223

Valorizzare una farfalla

To Pimp a Butterfly - Kendrick Lamar (2015)

Quando pensate che le sfide siano terminate, eccone un'altra che arriva. Quando un disco, di un genere che non è propriamente quello che preferisci, viene decretato essere il migliore dell'anno da Billboard, Complex, Consequence of Sound, Entertainment Weekly, Pitchfork Media, Rolling Stone US, Slant Magazine, Spin, The Guardian, Vice, da uno dei tre giornalisti musicali che stilano questo tipo di classifiche per The New York Times, e si piazza altissimo in quelle di NME, Stereogum, Time e in quelle degli altri due giornalisti del New York Times, beh, non posso esimermi dall'ascoltarlo e parlarvene.
Intanto, sappiate questo: il genere con il quale viene catalogato è nientemeno che conscious hip hop o political hip hop. L'esatto contrario del rap disimpegnato, quello gangsta e quello bling bling. Seppure sia difficile comprendere tutti i riferimenti lirici, anche leggendo e traducendo i testi, vi basti sapere che il disco e i suoi testi ha generato molte discussioni, anche polemiche, sui media statunitensi, che il ritornello di Alright è stato cantato nel corso di numerose proteste contro la violenza della polizia contro gli afroamericani, e da più parti (compreso il canale BET), la canzone è stata identificata quale il moderno Black National Anthem.
Il disco è complesso, ma assolutamente non noioso o complicato. Molti pezzi sono completamente coinvolgenti e orecchiabili, mentre a livello di influenze musicali si può sentire di tutto, con riferimenti (e "quote") da George Clinton a Michael Jackson, dal jazz al nu soul, e partecipazioni importanti e diverse, quali Snoop Dogg, Pharrel Williams e Sufjan Stevens.
Di sicuro, D'Angelo e Lamar stanno portando la musica nera ad un livello superiore.



When you think that the challenges are over, here's another one comes. When an album, of a genre that is not really what I prefer, is declared the best of the year by Billboard, Complex, Consequence of Sound, Entertainment Weekly, Pitchfork Media, Rolling Stone US, Slant Magazine, Spin, The Guardian, Vice, from one of three journalists who draw up this kind of music charts for The New York Times, and is one of the highest in the ranking of NME, Stereogum, Time and in the ranking of the other two journalists from the New York Times, well, I can not resist from listen it, and talking about it.
Meanwhile, know this: the genre with which is cataloged is called conscious hip hop or political hip hop. More or less, exactly the opposite of rap disengaged, gangsta and bling bling rap. While it is difficult to understand all the lyrical references, even reading and translating texts, suffice it to say that the lyrics have generated a lot of discussion, even controversy, in the US media, that the refrain of "Alright" was sung during protests against police violence against African Americans, and by many (including BET), the song has been identified as the modern Black National Anthem.
The album is complex, but absolutely not boring or complicated. Many pieces are fully engaging and catchy, while in terms of musical influences can be heard by all and you can heard in it many influences, with references (and "quotes") from George Clinton to Michael Jackson, from jazz to nu soul, with important and different guests, as Snoop Dogg , Pharrell Williams and Sufjan Stevens.
Certainly, D'Angelo and Lamar are bringing black music to a higher level.

20151222

Blues dell'epoca oscura

Black Age Blues - Goatsnake (2015)

E' un graditissimo ritorno quello dei Goatsnake, una band formata da gente che la sa davvero lunga nel campo musicale: divertitevi a leggere le biografie dei suoi componenti. Persone che hanno militato in band seminali hardcore punk, doom metal, sludge e via discorrendo, ma che per sbarcare il lunario hanno pure dato vita ad etichette indipendenti o lavorato come tour manager, tanto per contestualizzare. Nonostante 5 EP (IV, Man of Light, Dog Days, Trampled Under Hoof, uno split con i Burning Witch, tra il 1998 e il 2004), dal 1996 (anno di formazione, immediatamente dopo lo scioglimento dei mitici The Obsessed di Scott Wino Weinrich, da parte dei due componenti della sezione ritmica Guy Pinhas e Greg Rogers) ad oggi i Goatsnake avevano fatto uscire solo 2 album, Goatsnake Vol. 1 (1999) e Flower of Disease (2000). 
Nonostante le innumerevoli influenze, ed esperienze più disparate attorno alla musica estrema, il suono dei Goatsnake è la cosa più sabbathiana che possiate trovare in giro, ed è probabilmente la migliore: solo l'inizio della title track o l'armonica "malata" di Jimi's Gone possono bastare a farvi capire che siamo di fronte a dei colossi di quello che oggi possiamo definire doom/stoner. Il rifferama messo in piedi da Greg Anderson (Thorr's Hammer, Burning Witch, Sunn O))), Teeth of Lions Rule the Divine, Burial Chamber Trio, Ascend, Galleon's Lap, Engine Kid) è monumentale per inventiva e potenza, e la sezione ritmica formata da Scott Renner (Sonic Medusa) al basso e dal fondatore Greg Rogers (The Obsessed, Sonic Medusa) alla batteria, è impeccabile e altrettanto massiccia. E' la voce di Pete Stahl (Scream, Wool; pare che a lui sia dedicata My Hero dei Foo Figthers) che fa la differenza tra un'ottima band sabbathiana e una che ha una marcia in più. Il timbro, come nota correttamente l'amico Monty (nonostante le continue citazioni vi assicuro che né mi paga, né siamo amanti), che somiglia moltissimo a quello di Ian Astbury, riesce a dar vita a suggestioni inimmaginabili: ascoltando il disco su un bus diretto da Marrakech a Essaouira, ho avuto la pelle d'oca perché, in qualche modo, insieme ai riff monolitici, mi hanno ricordato i migliori Alice in Chains.
Come dice anche il titolo, naturalmente tutto riporta alla cosiddetta musica del diavolo, il blues, ovviamente suonato in maniera estrema. Del resto, odio ripeterlo ma è doveroso, pure i Black Sabbath partirono da lì.
Un must per gli amanti del genere.



It is a very welcome return this one from Goatsnake, a band formed by people who really know much in music: enjoy reading the biographies of its members. These persons have played in seminal hardcore punk bands, doom metal, sludge and so on, but to make ends meet, have also given rise to independent labels and worked as a tour manager, just to contextualize. Despite 5 EP ("IV", "Man of Light", "Dog Days", "Trampled Under Hoof", a split with Burning Witch, between 1998 and 2004), since 1996 (the year of its constitution, immediately after the disbanded of the legendary The Obsessed of Scott Wino Weinrich, by the two members of the rhythm section Guy Pinhas and Greg Rogers) to today, Goatsnake has released only two albums, "Goatsnake Vol. 1" (1999) and "Flower of Disease" (2000).
Despite the many influences, and experiences around the most different extreme music, the sound of Goatsnake is the most sabbath-esque that you can find around, and is probably the best: just the beginning of the title track or the "sick" harmonic on "Jimi's Gone" may be enough to make you understand that we are facing the giants of what today we might call doom/stoner. The rifferama set up by Greg Anderson (Thorr's Hammer, Burning Witch, Sunn O))), Teeth of Lions Rule the Divine, Burial Chamber Trio, Ascend, Galleon's Lap, Engine Kid) is monumental for inventiveness and power, and the rhythmic section formed by Scott Renner (Sonic Medusa) on bass, and founder Greg Rogers (The Obsessed, Sonic Medusa) on drums, it is impeccable and equally massive. Is the voice of Pete Stahl (Scream, Wool, it seems that he is the one who inspired the song "My Hero" by Foo Figthers) that makes the difference between a good band inspired by Black Sabbath, and one that has an edge. The vocal timbre, that, as the friend Monty (despite the constant quotes I assure you that he neither paid me, nor are we lovers) properly noted, looks a lot like the one of Ian Astbury, can create unimaginable suggestions: listening to this album on a bus direct from Marrakech to Essaouira, I had goose bumps because, somehow, with the monolithic riffs, reminded me of the best Alice in Chains.
As the title says, everything comes naturally from the so-called devil's music, the blues, of course, played in an extreme way. Besides, I hate to repeat it, but it is right, even Black Sabbath departed from there.
A must for fans of the genre.

20151221

Città gloriosa sbiadita

Faded Gloryville - Lindi Ortega (2015)

Certo, che è difficile non innamorarsi di una voce come quella che canta, su questo disco, Someday Soon. Davvero difficile.
Lindi Ortega, classe 1980, è nata a Toronto, Ontario, Canada, anche se adesso risiede a Nashville, Tennessee, USA (e dove, sennò?). Come dice (giustamente, devo notare) la sua Wiki-bio, la sua voce è stata descritta come una miscela delle voci di Dolly Parton, Johnny Cash ed Emmylou Harris. 10 anni come indipendente nella scena musicale di Toronto, una città che, al pari di Austin, Texas, e come anni fa fece Seattle, si sta rivelando fucina di talenti; descritta come Toronto's best kept secret e soprannominata Indie Lindi, in quel periodo ha fatto uscire 2 album ed un EP, The Taste of Forbidden Fruit (2001), Fall From Grace (2007) e Lindi Ortega EP (2008). Discende da famiglie messicane (lo si poteva intuire) e irlandesi (questo un po' meno), e per un decennio ha lavorato in pizzerie e mercatini delle pulci, finché, dopo che nel 2008 aveva fatto uscire un ulteriore EP (The Drifter) per la Cherrytree/Interscope, firma per la Last Gang Records, e per loro ha fatto uscire il bel Little Red Boots (2011), l'EP Tennessee Christmas (2011), Cigarettes & Truckstops (2012), Tin Star (2013), la raccolta iTunes Session (2014), e finalmente, questo album di cui stiamo parlando adesso, Faded Gloryville, uscito nell'agosto del 2015.
Dicevamo. Voce splendida. Grande charme, seppur la ragazza appaia affascinata più dai camionisti che dagli hipster. Siamo decisamente più dalle parti del country quasi puro, che da quelle di una generica americana, per quanto ne possa capire, ma ringrazio comunque il sempreverde amico Monty per l'esca tesami pubblicando non proprio en passant la foto di copertina di Little Red Boots. Il disco è ottimo, delicato e ben suonato. Canzoni ben scritte e variegate, seppur all'interno di un genere prevedibile: dai mid tempos come Ashes, Tell It Like It Is, When You Ain't Home, alle ritmate Run-Down Neighborhood e Run Amuck, dalle ballate Half Moon, la title-track Faded Gloryville e la già citata Someday Soon, ai due gioiellini (a mio giudizio) del disco, la dolce-amara I Ain't the Girl, che sembra, almeno dal trasporto con cui la canta, in parte autobiografica, e la splendida cover del classicissimo dei Bee Gees To Love Somebody, già coverizzato da Nina Simone, Michael Bolton, Michael Bublé e Jimmy Sommerville, il talento e la voce meravigliosa della ragazza si nota eccome.



Pretty sure, it's hard not to fall in love with the voice that sings, on this record, "Someday Soon". Really hard.
Lindi Ortega, born in 1980, in Toronto, Ontario, Canada, but now resides in Nashville, Tennessee, USA (where else could be?). Her Wiki-bio says (rightly, I must note), that her voice has been described as a blend of the voices of Dolly Parton, Johnny Cash and Emmylou Harris. 10 years as an independent into the Toronto music scene, a city that, like Austin, Texas, and as it made years ago Seattle, is proving its talent pool; described as "Toronto's best kept secret" and nicknamed "Indie Lindi", in that period brought out two albums and one EP, "The Taste of Forbidden Fruit" (2001), "Fall From Grace" (2007) and "Lindi Ortega EP" (2008). Descends from Mexican families (you could guess) and Irish (this a little less), and for a decade has been working in pizza places and flea markets, until, after which in 2008 he released another EP ("The Drifter") for Cherrytree/Interscope, she signed up for the Last Gang Records, and for them she brought out the beautiful "Little Red Boots" (2011), the EP "Tennessee Christmas" (2011), "Cigarettes & Truckstops"" (2012), "Tin Star" (2013), the collection "iTunes Session" (2014), and finally, this album we are going to talk about now, "Faded Gloryville", released in August of 2015.
We said. Beautiful voice. Then: great charm, although the girl seems fascinated more by truckers than hipster. We are definitely more close to the pure Country, than a generic Americana, as far as I can understand. The disc is great, delicate and well played. Well written with various kind of songs, albeit in a genre that is generally predictable: from the mid tempos as "Ashes", "Tell It Like It Is", "When You Ain't Home", to the quicker "Run-Down Neighborhood" and "Run Amuck", from ballads as "Half Moon", "Faded Gloryville" and the aforementioned "Someday Soon", to the two gems (in my opinion) of the disc, the bittersweet "I Ain't the Girl", it seems, at least from transport by which she sings, partly autobiographical, and the beautiful cover of the very classic from Bee Gees "To Love Somebody", already covered by Nina Simone, Michael Bolton, Michael Bublé and Jimmy Sommerville, the talent and the wonderful voice of the girl comes out.

20151220

Nuovi bermuda

New Bermuda - Deafheaven (2015)

Definitivamente, il combo di San Francisco che gira intorno ai due membri fondatori George Clarke (voce) e Kerry McCoy (chitarra), ha affinato lo stile e si candida a rappresentare una delle realtà più fresche ed impressionanti del nuovo metal.
Lo stile shoegazing metal che li contraddistingue fin dagli inizi di Roads to Judah, passando dal secondo Sunbather, del quale vi parlai in termini piuttosto elogiativi, si è affinato, come vi dicevo, elaborando pezzi massicci, compatti, lunghi, composti spesso da parti melodiche, introduttive, parti tese e veloci, rallentamenti micidiali, addirittura assoli di chitarra molto interessanti, droni che fanno da tappeto a passaggi killer di batteria e ruggiti vocali di George.
Davvero difficile eleggere una preferita, tra i cinque pezzi che compongono questo nuovo ed intrigante lavoro. Brought to the Water, Luna, Come Back, Baby Blue e Gifts for the Earth si ascoltano tutti di un fiato, per circa 47 minuti circa di illuminante post metal, che come fanno notare critici accreditati e no (me compreso, già la volta scorsa), citano Mogwai e Dillinger Escape Plan, e provano a portare, appunto, il post metal al livello successivo.
Anche se non ci riuscissero, sicuramente stanno dando il loro contributo. 



Definitely, the combo of San Francisco that runs around the two founding members George Clarke (vocals) and Kerry McCoy (guitar), has refined his style and is a candidate to be one of the freshest, most impressive bands of the new metal.
A sort of shoegazing metal style, that distinguishes them from the beginning of "Roads to Judah", from the second "Sunbathers", of which I spoke in laudatory terms rather, it aged, as I said, working out of solid, compact, long songs, often consist of melodic parts , introductory parts tense and fast, deadly slowdowns, even guitar solos very interesting, drones that form the carpet for killer drums steps and roaring voice of George.
Really hard to elect a favorite among the five pieces that make up this new and intriguing work. You have to listen "Brought to the Water", "Luna", "Come Back", "Baby Blue" and "Gifts for the Earth" all in one breath, for about 47 minutes of enlightening post metal, which as noted by critics accredited and not (including me, already last time), cite Mogwai and Dillinger Escape Plan, and try to bring, in fact, the post metal to the next level.
Even if they won't be the chosen ones, they certainly are giving their contribution.

20151218

Mutante

Mutant - Arca (2015)

A volte ho l'impressione che gli esami non finiscano mai. Non so come mi sia venuta l'idea, ma mi sono messo in testa di recensire pure questo disco. Un po' di notizie.
Arca è il "nome d'arte" di Alejandro Ghersi, 25enne venezuelano, cresciuto, come dice lui stesso, nella bambagia, perché proveniente da una famiglia molto ricca. Ben educato, ha avuto problemi ad accettare la sua gaytudine. Tutto ciò non gli ha impedito di affermarsi come uno dei produttori più in voga attualmente. Ha lavorato, e fatto la fortuna, di FKA Twigs (EP2), Kelela (Hallucinogen), Bjork (Vulnicura), Kanye West (Yeezus), è di base a Londra, e l'anno scorso ha debuttato con Xen, il suo primo album.
Ora, non sono sicuramente la persona più esperta per giudicare un disco di questo genere, che Wikipedia cataloga come experimental electronic, e che in italiano si tradurrebbe come musica sperimentale, ma quello che posso dirvi è che tuffarvi in Mutant è un po' come entrare in un flusso di coscienza altrui, e che potrebbe travolgervi. Sembra molto improvvisato, ma potrebbe non esserlo. Potrebbe impaurirvi, affascinarvi, e addirittura, potrebbe farvi lo stesso effetto di una droga: portarvi dritto in un'altra dimensione.



Sometimes I have the impression that the exams never end. I do not know how I got the idea, but I have made up my mind to review this record as well. 
Well, first, a bit of information.
Arca is the stage name of Alejandro Ghersi, 25 year-old Venezuelan, who grew up, as he says, in cotton wool, because he came from a very wealthy family. Well educated, he had trouble accepting his gayness. All this did not prevent him to establish himself as one of the producers in vogue currently. Worked, and made the fortune of FKA Twigs (EP2), Kelela (Hallucinogen), Bjork (Vulnicura), Kanye West (Yeezus), is based in London, and last year debuted with Xen, its first album.
Now, there are certainly more experienced persons to judge an album of this genre, which Wikipedia cataloged it as experimental electronic, but what I can tell you is that a dip in "Mutant" is like enter in a stream of consciousness of somebody else, and that you could be overwhelmed. It seems very improvised, but maybe it isn't. It could be frightening, fascinating, and even, might make you the same effect as a drug: to bring you straight into another dimension.

20151217

Miglioramento

Meliora - Ghost (2015)

Brevemente. Tempo fa l'amico Monty mi chiese cosa pensavo degli svedesi Ghost. Io manco li avevo mai sentiti nominare. Probabilmente son riuscito pure ad ascoltare uno dei due album precedenti a questo, ma me ne sono evidentemente dimenticato. Adesso, mi son messo ad ascoltare con attenzione questo nuovo Meliora, e la conclusione è stata veloce: il disco fa assolutamente cagare. La cosa è molto strana: i Ghost si presentano come una band satanista, croci rovesciate, il cantante (ne hanno cambiati tre...qualcosa vorrà dire) si auto-nomina Papa Emeritus (I, II e III quello attuale), e si presenta truccato da teschio con abiti appunto, papali, gli altri musicisti sono senza nome e si vestono come delle macchiette estratte (male) da Star Wars. Ma la musica non ha niente a che fare né con il black metal, né con il death, molto poco con l'heavy metal, e risulta una roba da dilettanti. Così come da dilettanti risulta, per esempio, il video del primo estratto da questo disco.
Certo, la musica è migliorata, rispetto al primo disco, tanto che, per dirne una, From the Pinnacle To the Pit potrebbe essere una lost track degli Stone Temple Pilots, o He Is un pezzo scartato dagli Asia. Alla fine, mi tocca concludere un po' come ha concluso l'amico Monty: non si riesce a capire se questi ci scherzino sopra, o siano davvero un gruppo che è convinto di fare una roba, facendone tutt'altra. Detto questo, non vi perdete davvero niente, a non ascoltarli.



Briefly. Time ago, my mate Monty asks me what I thought of the swedish band Ghost. I had never heard of them. I managed to listen one of the two previous albums, but I have obviously forgotten. Now, I began to listen carefully to this new Meliora, and the conclusion was fast: this album sucks. The thing is very strange: the Ghost appear as a Satanist band, inverted crosses, the singer (they have changed three ... will mean something) self-appointed Pope Emeritus (I, II and III is the name of the present one), he has the make up of a skull, and he dress with papal clothes, the other musicians are nameless and dress up as caricatures extracted (badly) from Star Wars. But the music has nothing to do with either the black metal, or with death, and very little with heavy metal, and it is the stuff of amateurs. As well as by amateurs, apparently, for example, is the video of the first extract from this album (Cirice). Musically, they remind more a prog band than a metal band.
Sure, the music has improved, compared to the first album, so that, for example, "From the Pinnacle To the Pit" could be a lost track of Stone Temple Pilots, and "He Is" a discarded piece from the Asia. In the end, I have to conclude, more or less, as concluded my friend Monty: you can not tell if they are joking around, or are really a group that is convinced to do a thing, making quite another. At the end of the day, you will not miss anything, really, if you don't know them.

20151216

Vostro, sognante

Yours, Dreamily - The Arcs (2015)

Yours, Dreamily è il debutto dei The Arcs, uno dei molti progetti paralleli a quello dei The Black Keys da parte dell'inarrestabile Dan Auerbach. Partito come un solo-project, si è naturalmente trasformato nella creazione di una band, o almeno una specie. Oltre al nostro, infatti, troviamo Leon Michels (tastiere, chitarre, fiati), Richard Swift (batteria, percussioni, tastiere, chitarra acustica e voce), Homer Steinweiss (batteria), e Nick Movshon (basso), accreditati anche come songwriter, oltre ad un elenco piuttosto consistente di collaborazioni in studio, le Mariachi Flor de Toloache (una band femminile mariachi di New York, che qua si occupa di voci, cori, fiati e archi), Matt Chamberlain alla batteria su un brano, Lee Fields alla voce su Nature's Child, e molti molti altri.
Risultato? Piacevole, non poteva essere altrimenti, Auerbach e gli altri son tutti ottimi songwriter, con gusti retrò ma decisamente bravi, e inanellano pezzi che non sorprendono (perché conosciamo già esattamente cosa ci daranno, conoscendo ormai perfettamente i retrogusti che piacciono a Dan), quindi niente di nuovo, niente di esplosivo, ma il tempo passato ad ascoltare Yours, Dreamily non è sprecato.



"Yours, Dreamily" is the debut of The Arcs, one of the many parallel projects, beyond the most important The Black Keys, by the unstoppable Dan Auerbach. Started as a solo project, it has naturally transformed in the creation of a band, or at least a kind of. In addition to our own, in fact, we find Leon Michels (keyboards, guitars, horns), Richard Swift (drums, percussion, keyboards, acoustic guitar and vocals), Homer Steinweiss (drums), and Nick Movshon (bass), also credited as a songwriters, in addition to a rather substantial list of collaborations in the studio, the Mariachi Flor de Toloache (a female mariachi band from New York, here that deals with voices, choirs, brass and strings), Matt Chamberlain on drums on one track, Lee Fields, voice on "Nature's Child", and many many more.
Result? Pleasant, could not be otherwise, Auerbach and the others are all great songwriters, with retro tastes but definitely good, songs that are not surprising (because we already know exactly what they will give us, knowing now perfectly the aftertastes that Dan likes), then nothing new, nothing explosive, but the time spent listening to "Yours, Dreamily" is not wasted.

20151215

La la la

La Di Da Di - Battles (2015)

Con tutto il bene che possiamo volere ad una band simpatica, piena di talento, che arriva ad intitolare un pezzo di questo nuovo, terzo album Cacio e Pepe (che farà la gioia di tutti i romani), che potremmo odiare solo perché già la copertina di questo La Di Da Di fa venir fame, è veramente difficile continuare ad ascoltarli senza venir assaliti da una sensazione di déjà entendu (naturalmente, l'equivalente di déjà vu in musica).
Dave Konopka (basso, chitarra, effetti), John Stanier (batteria) e Ian Williams (chitarra, tastiere), orfani di Tyondai Braxton, decidono di dare un taglio anche alle collaborazioni "vocali", e di dedicarsi esclusivamente alla musica strumentale, con questo terzo album. Con lo stesso approccio, che avevo già definito in passato giocoso, vanno avanti per la loro strada, ma i risultati sono alterni. Ci sono grandi pezzi, che riescono a "parlare" anche senza voce (Non-Violence è uno di questi, e ricorda altre cavalcate dei due dischi precedenti), ma altri che risultano mere jam session di tre musicisti estremamente dotati, ma che non riescono a convincere nell'interezza di un intero full length. Oserei dire che, fatte le dovute differenze e contestualizzazioni, ci vuole ancora un po' di tempo ed elaborazioni, per riuscire a comunicare qualcosa di visceralmente bello senza un cantante, così come riusciva agli EL&P, o, nelle parti strumentali, agli Area.



With all the love that we can want a nice band, full of talent, who arrive to title one song of this new, third album "Cacio e Pepe" (that will be delight of all the Romans), which we hate just because already the cover this "La Di Da Di" makes you hungry, it's really hard to continue to listen to them without being assailed by a sense of "deja entendu" (of course, the equivalent of déjà vu in music).
Dave Konopka (bass, guitar, effects), John Stanier (drums) and Ian Williams (guitar, keyboards), orphans of Tyondai Braxton, decided to cut even the featuring vocals (as in the previous album "Gloss Drop"), and devote himself exclusively to instrumental music, with this third album. With the same approach, which I had already defined in the past "playful", they go on their way, but the results are mixed. There are interesting songs, that can "talk" without voice ("Non-Violence" is one of these, and other rides reminiscent of the two previous albums), but others are simple jam session of three extremely talented musicians, but who can not convince in the entirety of a full length album. I dare say that, taking into account the necessary differences, and contextualizing, it still takes a bit 'of time and development, to be able to communicate something viscerally beautiful without a singer, in the same way EL & P were able to do, or, in their instrumental parts, the italian jazz-rock band of the seventies, Area.

20151214

Il martello delle streghe

Hammer of the Witches - Cradle of Filth (2015)

Periodo di sfide personali: riuscire ad argomentare critiche in maniera costruttiva. Mi spiego meglio: i Cradle of Filth, band inglese di metal estremo attiva da oltre 20 anni, li ho sempre mal digeriti. Fanno parte di quel genere di metal che non sopporto, perché flirta con la melodia in un modo che non mi piace, quello sinfonico, alla stessa stregua dei Dimmu Borgir, giusto per dare delle coordinate, solo che almeno dei norvegesi mi piace il nome. In realtà, la mia è giusto una diffidenza da novizio, visto che poi, solitamente, approfondendo l'ascolto, riesco sempre a trovare parecchi punti di contatto con quel che mi piace nel metal. La band inglese, che ruota da sempre attorno alla figura del leader indiscusso Dani Filth, unico superstite della line-up originale, ha cambiato direzioni, e naturalmente, ha inglobato nuove influenze, così come fanno tutti, per sopravvivere e non risultare sempre uguali a se stessi. Certo, ai miei orecchi, probabilmente poco avvezzi, non suonano così diversi da quelli di Nymphetamine del 2004, ma sarà certo un problema mio.
I Cradle of Filth, come che sia, rimangono fedeli, nella costruzione armonica dei tappeti chitarristici e degli assoli, allo stile maideniano, si ispirano naturalmente ai top del genere Slayer e Venom attualizzandoli, incrociano tutto con sinfonie orchestrali di ispirazione classica, estremizzano i ritmi delle canzoni fino al parossismo, e si ispirano alla mitologia "oscura" per i testi. E' innegabile che alcuni scorci dei loro pezzi siano anche godibili, a livello melodico, il rifferama è più che apprezzabile dal punto di vista metal, e spesso ci sono ottimi assoli, ma lo stile di canto di Dani a me, continua a risultare un po' grottesco. Così come il suo make-up da palco, che risulta un incrocio tra quelli di King Diamond e Gene Simmons.



The British band, which always revolves around the figure of the leader Dani Filth, the only survivor of the original line-up, have changed directions, and of course, has incorporated new influences, as well as everyone else, to survive and not be always equal to themselves. Of course, to my ears, probably unfamiliar with this symphonic black metal style, they do not sound so different from those of Nymphetamine in 2004, but it is certainly my problem.
The Cradle of Filth, anyway, remain faithful, in the construction of sonic carpets, and in the harmonicity of the guitars solos, to the Iron Maiden style, they are inspired, of course, the top of the genre, like Slayer and Venom, modernizing them, all of this is intersected with orchestral symphonies classically inspired, extremes the rhythms of the songs until the climax, and are inspired by obscure mythology for the lyrics. It's true that some glimpses of their pieces are also enjoyable, as for the melodic part, the rifferama is more than welcome in terms of metal style, and there are often excellent solos, but the singing style of Dani to me, still seems to be a little grotesque. As well as her make-up for the stage, which is a cross between those of King Diamond and Gene Simmons.

20151213

Averti nel mio deserto

Have You in My Wilderness - Julia Holter (2015)

Di Julia Holter, quasi 31enne losangelina graduata alla CalArts, intellettuale musicale, cantante, tastierista e batterista, prossima collaboratrice nientemeno che di Jean-Michel Jarre, se ne è parlato un gran bene, sulle riviste specializzate, già da qualche anno, e soprattutto in occasione dell'uscita del suo precedente Loud City Song, uscito nel 2013. Lo confesso: l'ho ascoltato molte volte, evidentemente senza la dovuta concentrazione, e non sono riuscito a cavarne un ragno dal buco, nel senso che non ho trovato la chiave di lettura, e per questo non ve ne ho parlato. Adesso, mi pongo seriamente all'ascolto del suo quarto album (per chi fosse interessato, gli altri oltre al già citato sono Tragedy del 2011 e Ekstasis del 2012), per dirvi che la ragazza ci trasporta, mediante la sua musica, in un mondo estremamente vellutato, tanto per darvi dei riferimenti, esattamente all'opposto di quello che fa Anna von Hausswolff. Melodie soffici, senza dubbio raffinate, senza pretese né di low-fi né di alternative, arrangiamenti quasi orchestrali, costruzioni della forma-canzone complesse ma non difficili, uso misuratissimo degli strumenti ma con ampio raggio di tipologia (piano, tastiere di ogni tipo, effettistica, batteria, archi, basso, chitarre, fiati), e una voce deliziosa, che in alcuni passaggi risulta talmente stilosa che potrebbe essere francese, se non cantasse in inglese. Alcuni pezzi potrebbero pure risultare catchy (Sea Calls Me Home, Everytime Boots, Feel You, Silhouette, quelli più ritmati), in altri si divaga un po' troppo, ma è sempre un bell'ascoltare.



Of Julia Holter, almost 31 year old graduated to the LA CalArts, intellectual musician, singer, keyboardist and drummer, next collaborator of Jean-Michel Jarre, it was discussed a lot, in a good way, in magazines and on line, from some year, and especially after the release of his previous "Loud City Song", in 2013. I confess: I have heard it many times, apparently without due concentration, and I was not able to take out a spider from his hole, I mean, I did not find the key reading, and this is why I haven't wrote about it. Now, I asked myself to listen seriously her fourth album (for those interested, other than the aforementioned they are "Tragedy", 2011, and "Ekstasis", 2012), to tell you that she takes us through his music, in a world extremely smooth, just to give you references, exactly the opposite of what Anna von Hausswolff do. Soft melodies, definitely refined, unpretentious nor low-fi or alternative, almost orchestral arrangements, construction of the song format complex but not difficult, thrifty use of any kind of instruments, but with wide range of types (piano, keyboards of any kind, effects, drums, strings, bass, guitars, horn section), and a lovely voice, that, in some passages, is so full of style that it could be French, if she weren't singing in English (if you know what I mean). Some pieces may well be catchy ("Sea Calls Me Home", "Everytime Boots", "Feel You", "Silhouette", the more rhythmics), in others she digresses a bit too much, but it's always a good listening.

20151211

Il paradiso è lì

Paradise is There - Natalie Merchant (2015)

Alcune digressioni. Qualche giorno fa abbiamo parlato dei Monster Magnet che, ad un certo punto, si sono messi a reinterpretare i loro album, e sono già al secondo disco di questa "serie". Adesso, per me come un fulmine a ciel sereno, ecco la meravigliosa Natalie Merchant che se ne esce reinterpretando il suo già meraviglioso debutto Tigerlily, album di debutto solista del 1995 (diamine, son passati 20 anni!), del quale vi parlai qualche anno fa.
Se da una parte, cose come questa mi fanno pensare a quando si dice che a Hollywood hanno terminato le idee, perché vanno avanti solo facendo remake, reboot e film su supereroi, dall'altra non posso che essere interessato a sentire attualizzato un disco che mi ha fatto impazzire per la sua delicatezza, e per la sua indubitabile bellezza.
Altra cosa, che scopro solo adesso. Forse qualcuno di voi si ricorda di Aileen Wuornos. Prostituta, serial killer, vita estremamente difficile, condannata a morte via iniezione letale, eseguita il 9 ottobre 2002. La sua vita ci fu raccontata del film Monster, e da ben due documentari; abbiamo visto una sua "apparizione" anche nell'ultima stagione di American Horror Story. Bene: la Wuornos ha richiesto che venisse suonata Carnival, un pezzo di Tigerlily, al suo funerale. Natalie ha dato il suo permesso, commentando "Aileen Wuornos ha avuto una vita tormentata e torturata, una vita che va al di là dei miei peggiori incubi. Mi hanno detto che ha passato molte ore, nel braccio della morte, ascoltando TigerlilyE' molto strano pensare ai luoghi dove la mia musica può andare, dopo che ha lasciato le mie mani. Se le ha dato un po' di conforto, devo esserne grata."
Detto questo, sono qui che ascolto queste canzoni meravigliose, cantate da una voce meravigliosa, appartenente ad una persona probabilmente meravigliosa. Nuovi arrangiamenti, voce matura, vent'anni dopo, forse meno tormentata, più pacata, consapevole. Nonostante ciò, sempre meravigliosa. Non penso di dover aggiungere altro. Ottima occasione per chi non l'ha mai considerata, commovente per chi la conosce, l'ha amata, e non si stanca mai di ascoltare questo disco. Beloved Wife è, probabilmente, una delle canzoni più belle che sia mai riuscito ad ascoltare. Punto.



Surprisingly, after the Monster Magnet, also Natalie Merchant recently decided that is worth to reinterpret one of her old albums (the first, Tigerlily), after twenty years. So, I am here listening to these wonderful songs, sung by a wonderful voice, belonging to a person probably wonderful. New arrangements, mature voice, twenty years later, perhaps less troubled, more calm, conscious. Nevertheless, always wonderful. I do not need to add more. Excellent opportunity for those who have not ever considered getting to know her music, moving for who loved her, and for whom is never tired of listening to this record. "Beloved Wife" is probably one of the most beautiful songs I've ever been able to listen. Period.

20151210

Il boia bastardo

The Bastard Executioner - di Kurt Sutter - Stagione 1 (10 episodi: FX) - 2015

Galles, XIV secolo. Wilkin Brattle, un cavaliere gallese dell'esercito di re Edoardo I d'Inghilterra, è vittima di un tradimento, e durante una battaglia particolarmente sanguinosa, viene dato per morto. Effettivamente vicino alla morte, Wilkin ha una visione, che lo implora di deporre la spada, e di vivere una vita diversa. Wilkin asolta la visione, e comincia a vivere da contadino, si sposa, sua moglie sta per dargli un figlio. Ma i contadini come lui sono vessati sempre di più dalle insopportabili tasse del barone Erik Ventris, proprio l'uomo che aveva tradito Wilkin, lasciandolo in fin di vita sul campo di battaglia. Per non andare contro ai suoi compaesani sempre più vogliosi di rivolta, Wilkin imbraccia di nuovo la spada per un raid contro l'esattore del barone. Ma le forze armate del barone, dopo questo raid, e prima che Wilkin ed i suoi riescano a tornare a casa, assaltano il villaggio dove la moglie di Wilkin e le compagne degli altri vivono, incendiano e massacrano tutti. Wilkin e i suoi, uniti con le forze di The Wolf, altro combattente per la causa gallese, assaltano a loro volta il barone e il suo esercito, sconfiggendoli ed uccidendo Ventris. La vendetta però, non è completa: gli uomini di Wilkin vogliono scovare e uccidere tutti i colpevoli.
Wilkin assume quindi l'identità di un boia itinerante, Gawain Maddox, capitato vicino al campo di battaglia e morto da poco. Wilkin, insieme al fido Toran Prichard, entrano a Castel Ventris con false identità, alla ricerca dei colpevoli rimanenti. La moglie del vero boia accetta il "nuovo" Gawain, senza tradire Wilkin, ma anche il ciambellano di corte Milus Corbett capisce che Gawain nasconde un segreto, e non esita a sfruttarlo, attirando Wilkin e Toran dentro i suoi giochetti politici senza scrupoli.

La nuova creatura di Kurt Sutter nasceva probabilmente con le migliori intenzioni, racchiudendo tutte le sue influenze più evidenti. Complottistica medievale alla Shakespeare, un cristianesimo al limite della blasfemia, la possibilità di dare sfogo allo splatter più sanguinolento possibile, una storia d'amore proibita. 
E' andata male. FX ha già annunciato la soppressione della serie, che quindi non avrà neppure una seconda stagione. Hanno fatto bene? In effetti, si.
Ho guardato The Bastard Executioner anche io con le migliori intenzioni, quelle di appassionarmi ad una saga che mi prendesse le viscere, ma così non è stato. Protagonisti poco convincenti (Katey Segal - Annora - e perfino Stephen Moyer - il ciambellano - davano lezioni di recitazione a tutti), una sceneggiatura che faceva rimpiangere i plot twist di Sons of Anarchy (finale degno di un semolino riscaldato), una messa in scena a volte imbarazzante (gli interni di Castel Ventris facevano rimpiangere gli sceneggiati in bianco e nero della RAI).
Nel cast anche lo stesso Sutter, sfigurato (un vezzo da veri artisti, questo bisogna riconoscerglielo) nella parte di Ludwig Von Zettel meglio conosciuto come The Dark Mute, Ed Sheeran (Sir Cormac), Matthew Rhys (The Wolf), Thimothy V. Murphy (padre Ruskin).
Come hanno detto in molti, provaci ancora Kurt.

20151209

passeggiata per l'ipercoop

ieri mattina sono andato al centro Rima per farmi una lastra in  3D, perché mi è nato un dente davanti ad un'altro.  Dopo essere stati al centro Rima siamo andati all'ipercoop Livorno con il mio amico Ernesto,mentre la mia mamma era in profumeria io ed il mio amico eravamo a Game Stop. Alle una e mezza siamo andati a mangiare al SEL SERVICE,dopo mangiato siamo andati dalla Vodafone mentre mamma era da tezenis i si giocava con i telefoni della Vodafone.Verso le 2,30 eravamo dentro l'ipercoop mamma kmi ha comprato un portatile tutto mio,siamo andati a comprarci dei saponi nel negozio accanto,dopo siamo venuti via.Dopo siamo andati a marittimo a prendere i botti quando siamo tornati a casali abbiamo fatti fuori quasi tutti.





FIRMATO JUMBOLINO     

20151208

Southampton (Regno Unito) - Novembre 2015 (3)

Lunedì 23 novembre
Lunedì giornata lavorativa, Cipo deve andare al pezzo, subito dopo aver portato Ricy a scuola. Io me la prendo comoda, dopo di che, insieme a MP, usciamo per un giro in auto verso Netley. Prima però, il compito più difficile: pagare il pedaggio arretrato dell'Itchen Bridge. Passiamo il casello, parcheggiamo, andiamo a bussare alla sede: cortesemente ci vengono richiesto spiccioli. Andiamo a comprare dell'acqua al minimarket di fronte, saldiamo, e ripartiamo. Siamo in realtà alla "ricerca" della Netley Abbey, un'abbazia senza il tetto sullo stile di quella di San Galgano, un'abbazia sulla quale circolano, in zona, varie leggende. Non la avvistiamo subito, e tiriamo dritto, attraversando Netley, ed entrando nel Royal Victoria Country Park, una di quelle cose che ti fanno amare la perfida Albione, e ti danno l'impressione di essere capitato a Downton Abbey.
Diamo un'occhiata, e immagino che un picnic qua in una bella domenica fresca ma soleggiata sia un'esperienza, e torniamo indietro alla ricerca dell'abbazia senza tetto. La troviamo, ma scopriamo che è aperta al pubblico, nel periodo invernale, solo il sabato e la domenica, quindi mi accontento di fotografarla da fuori.
Netley Abbey
Sopra e qui, due viste della Parish Church of St Edward the Confessor
Facciamo due passi, e giusto dietro l'abbazia c'è questa, una delle due chiese di Netley. Torniamo verso So'ton. Torniamo a casa, lasciamo l'auto, e ci incamminiamo a piedi verso il centro.
Percorriamo tutta High St fino al mercatino di Natale in stile tedesco (pare sia una tradizione qui a So'ton), e poi torniamo indietro per mangiare qualcosa alla Boulangerie Victor Hugo, la preferita dai miei amici per il pane. Per pranzare, è bene dirlo, non è niente di speciale, ma l'ambiente vagamente francese è carino. Scommetto sulla mia capacità di riconoscere gli accenti, anche in inglese (devo dire che sto diventando spavaldo), e chiedo al ragazzo che ci serve se è spagnolo, e lui mi risponde "tu también?", dandomi un'iniezione di fiducia.
Ci incamminiamo verso il N.O.C., dove il povero Cipo sta lavorando. Devo farmi fare una foto e un tesserino temporaneo, a tempo di record, e siamo dentro, facendo compagnia a Cipo che finisce il suo, di pranzi. Prendiamo un caffé e faccio conoscenza con alcuni loro colleghi, dopo di che, lasciamo MP al lavoro, e io esco di nuovo con Cipo, che deve andare ad una visita medica. Il posto è vicinissimo al WestQuay, l'amico ne avrà per un'oretta circa, quindi io ne approfitto per una visita. Mi soffermo da Marks & Spencer, che ha davvero un sacco di cose, e alla Levi's. Poi, prima di uscire, anche allo shop dei Saints (la squadra di calcio locale), ma non c'è nulla che mi convince, neppure per mio nipote, ed esco a mani vuote. Ecco Cipo, e ce ne andiamo a prendere Ricky a scuola. Il bimfbo ha dimenticato un cappello nell'armadietto, e Cipo ne approfitta per farmi fare il giro turistico. Al ritorno verso l'auto, Cipo mi mostra dove sorgeva il vecchio stadio di Southampton, il The Dell. Come usa nei paesi civili, quindi Italia esclusa, quando fu considerato obsoleto fu abbattuto, e al suo posto è stato costruito un complesso abitativo. I vari palazzi hanno preso il nome di calciatori storici dei Saints. Volete sentirne un'altra da paese civile? Nelle strade che sono intorno alla scuola di Ricky, si può parcheggiare, ma alcuni volontari del traffico, così come da segnali stradali e regole ben scritte, si segnano le targhe di chi parcheggia: non si può parcheggiare nella stessa strada più di una volta al giorno (e, ovviamente, per un tempo breve, che permetta di accompagnare, o riprendere, la prole a scuola).
Di ritorno a casa, aspettando MP, è dura far fare la lezione a Ricky ma l'amico Cipo si trasforma nel padre modello, e porta a casa il risultato. Cipo ha un'assemblea di condominio, quindi si cena tardi, e Ricky mi costringe a sciropparmi tutto Up in originale, e pure anche un pezzo di Despicable Me 2 (MP dice che somiglio a Gru, e devo dire che bisogna le dia ragione). Ordiniamo un indiano, e cominciamo a mangiare poco prima che Cipo torni, abbastanza pimpante per alcune cose ottenute all'assemblea. Cena buona (ogni volta questi amici riescono a farmi apprezzare la cucina indiana) e, al solito, piacevole per la compagnia e le chiacchiere, dopo di che è la volta del terzo episodio di Sense8. Domattina, i saluti. Martedì 24 novembre
Usciamo per accompagnare Ricky a scuola, e ogni volta che vado a quella scuola conosco qualche italiano che vive lì (Cipo mi introduce). Come ebbi già a dire la volta scorsa, la multietnicità di questo Regno Unito mi sorprende positivamente ogni volta (non ci sono solo italiani, come avrete capito). Torniamo rapidamente a casa per un caffè, saluto e ringrazio gli amici per la solita calorosa ospitalità, e ci diamo appuntamento magari per la primavera. Salgo sulla mia ibrida, e cavalco verso Gatwick. Tutto in orario, la strada scorre, sono in perfetto orario così come il volo di ritorno. Sono a casa per cena, adesso per un po' starò senza volare. Nel frattempo, mi cerco gli episodi mancanti di Sense8.