20091112

nice guys...






















Ed ecco invece quelle di Angela, sempre in prima linea, che, come dice lei "in condizioni ultra-proibitive" è riuscita a fare delle ottime foto.












Angela pubblica foto e scrive su http://www.versacrum.com/






when I come around...





































Reportage fotografico del concerto dei Green Day di ieri sera a Bologna.








Le mie foto, che sono le più brutte, per darvi un'idea generale di palco, sfondi, pubblico.

The Sisterhood of the Traveling Pants


4 amiche e un paio di jeans - di Ken Kwapis 2005


Giudizio sintetico: per adolescenti - pomeriggio di Italia 1


Bethesda, Maryland. Bridget, Carmen, Lena e Tibby sono amiche fin dall'infanzia, e hanno condiviso fino ai loro 16 anni praticamente tutto. L'estate che sta per arrivare le separerà, anche se per un breve periodo. Ognuna farà nuove esperienze, da sola, e la cosa da una parte le eccita, dall'altra le intristisce. Mentre si preparano, durante una "sessione" di shopping, trovano un paio di jeans che, magicamente, stanno perfetti a tutte e quattro, una cosa impossibile, vista la loro diversità fisica. Sono quindi pantaloni magici. Decidono che se li scambieranno via posta durante l'estate, inviandoseli via posta, e raccontandosi quello che accade.

Bridget è una calciatrice in erba, una sportiva molto competitiva, e anche nella vita aggressiva e determinata; poco prima di partire per il campus calcistico in Messico, la morte di sua madre scuote lei e naturalmente anche le altre amiche.

Carmen, madre di origine portoricana, decide di andare in South Carolina a trovare il padre, divorziato da anni, per riallacciare un rapporto praticamente inesistente, ma scopre che, oltre che convivere con una bionda che ha due figli adolescenti da un precedente matrimonio, sta per sposarsi.

Lena è la più timida e riservata delle quattro, incapace di esprimere i suoi sentimenti, con un animo artistico. Essendo i suoi genitori di origine greca, passa l'estate sulla splendida isola di Santorini, innamorandosi di un ragazzo, che scoprirà appartenere ad una famiglia che ha in corso un'accesissima rivalità con quella di suo nonno.

Tibby vuole fare la regista di documentari, e per l'estate rimarrà in città a lavorare in un grande magazzino. Gelosa della sua indipendenza, conoscerà per caso la piccola Bailey, fastidiosa e invadente, che cambierà la prospettiva con la quale Tibby si approccia alla vita in generale.


Tratto dall'ominimo romanzo di Ann Brashares, il film ha la particolarità di avere come quattro protagoniste quattro giovani attrici statunitensi che, al momento dell'uscita del film, o erano già, o sarebbero presto diventante, star televisive con serie piuttosto conosciute.

Il film è leggerino e talmente scorrevole che spesso non ci si accorge neppure che sia sullo schermo. Belli, ovviamente, gli scorci di Santorini, le quattro ragazze se la cavano bene ma non bucano davvero lo schermo, neppure America Ferrera che, a parte Ugly Betty (dove è la protagonista), mi aveva invece fatto una grandissima impressione nel suo debutto Le donne vere hanno le curve, che vi caldeggio vivamente, di qualche anno prima.

Messaggio buonista e positivo, con un pizzico di finta trasgressione.

Francamente superfluo. Ovviamente, ne è stato fatto anche un sequel.

20091111

rossi


Testimonianza interessante, da parte del violinista Davide Rossi (meno male che c'è uno con questo nome che fa qualcosa di interessante...), ultimamente con debuttanti quali Coldplay e Neil Young.

Certo, non era necessario che ci ribadisse lui che in Italia, a livello di music business, siamo provinciali, ma ogni tanto è bene ribadirlo.


Leggete qui l'intervista pubblicata oggi da Repubblica on line.

piccole evasioni quotidiane


L'ha accertata la Guardia di Finanza di Venezia. La società gestisce

supermercati, ipermercati e negozi e ha oltre diecimila dipendenti
Gruppo Pam, evasione da 600 milioni



Ora, ieri sera di sfuggita ho sentito Lilli Gruber dire alla Presidente dei giovani di Confindustria se fosse contraria a tassare le rendite oltre 150mila euro annue, e ovviamente era contraria....ma che senso ha continuare a sostenere che l'evasione fiscale non è un problema, in fondo?


A proposito....ma perchè si festeggiano 20 anni dalla caduta del Muro di Berlino? Non è che sarebbe meglio ricostruirlo?


Evasione fiscale da 600 milioni di euro...e poi si tagliano i soldi per la Sanità, la Scuola, le Forze dell'Ordine....ma andatevene affanculo evasori fiscali, andatevene affanculo e speriamo che li dobbiate spendere tutti in cure e medicine quei soldi che evadete...detto proprio di cuore.

ladies and gentlemen


Signore e Signori - di Pietro Germi 1966


Giudizio sintetico: da vedere


Veneto, Italia, ridente e ricca cittadina vicina a Vicenza e Padova (è, ovviamente, Treviso). Si conoscono un po' tutti, tutti passano dalla piazza principale e tutti vanno alle stesse feste.


E' proprio durante l'avvicinamento a una di queste feste, che Toni Gasparini, conosciuto da tutti come un instancabile donnaiolo, confessa non senza imbarazzo al dottor Castellan di essere impotente. Castellan apparentemente si mostra preoccupato e comprensivo, mentre appena può sputtana senza pietà Gasparini. Il dottore non ha fatto però i conti con l'astuzia di Gasparini.


Nel frattempo, il ragionier Visigato, uomo defilato, non ne può più della moglie e si invaghisce della giovane cassiera del bar della piazza, Milena, al punto da uscire allo scoperto e decidere di lasciare la moglie ed andare a vivere, cominciando una nuova vita, con Milena. Anche Visigato non ha fatto bene i conti, questa volta con l'Italia democristiana pre-referendum sul divorzio.


Arriva l'ora di uno scandalo complessivo. Tutto parte da Lino Benedetti, proprietario di un negozio di scarpe in pieno centro, che per primo si accorge dell'arrivo in città della bella Alda, una giovane figlia di contadini in città per fare acquisti. La giovane (ancora non si sa quanto giovane) si dimostra, come si soleva dire, "di facili costumi", e nel giro di una giornata quasi tutti i personaggi della cittadina godereccia ne fanno la conoscenza. Ma appena il giorno seguente, il padre della ragazza infuriato arriva in città e denuncia tutti per corruzione di minore: Alda ha 16 anni. Risolverà la questione Ippolita, moglie del playboy Gasparini e cugina della moglie di Visigato, chiudendo il cerchio nel più divertente dei contrappassi.


Probabilmente, basterebbe il nome del regista: Pietro Germi. Della serie "quando il cinema italiano faceva ridere davvero e al tempo stesso aveva qualcosa da dire", l'ennesimo esempio di grande cinema che unisce ritmo, battute, divertimento e contenuti, insieme a grandi prestazioni attoriali e direzione impeccabile. Restaurato nel 1998 dalla Dear Cinestudi, sotto la direzione di Giuseppe Rotunno, Germi diresse il film quasi strappandolo allo sceneggiatore Vincenzoni, che voleva esordire con questa storia da lui maturata soprattutto perchè vissuto in quella realtà. Assistiti anche da Age & Scarpelli per la sceneggiatura, pare che all'inventiva di Enno Flaiano si debba la struttura in tre "atti", che altrimenti sarebbe stata ad episodi, struttura che andava molto all'epoca (si pensi solo a I Mostri di Risi, del 1963).

Il film è spassoso ma spietato con la "buona società" italiana, timorata di Dio solo a parole, densa di sotterfugi e completamente ipocrita. Attori diretti magicamente, da sottolineare le prestazioni di un grande Alberto Lionello (Toni Gasparini) e di un pirotecnico Gastone Moschin (il ragionier Visigato); tra le presenze femminili, da rilevare quelle di Moira Orfei, Beba Loncar e Virna Lisi.

Gran film.

20091110

la seconda che hai detto


Corrado Guzzanti in Recital; lunedi 9 novembre 2009, Livorno, PalaLivorno


Palazzetto non gremitissimo per Corrado Guzzanti, coadiuvato dalla sorella Caterina e dal piccolo ma grande Marco Marzocca, per questo Recital.

Dura ben tre ore lo spettacolo, sinceramente un po' troppo anche per chi lo guarderebbe in continuazione (come me), snocciolando le sue grandi ed ormai storiche imitazioni, affiancate da alcuni dei suoi personaggi di fantasia. Usa il maxi-schermo sullo sfondo del palco sia per i primi piani, sia per intervallare gli interventi e prendersi il tempo per il trucco (e lo strucco).

Lascia spazio e palco ai due colleghi/collaboratori/spalle, che sciorinano i loro cavalli di battaglia (Maria Stella Gelmini e Miss Italia, per citarne un paio, per Caterina, Padre Federico ed Ermes Cassiodoro per Marzocca), anche se proprio in quei momenti la tensione cala, risultando la parte debole dello spettacolo.

A parte i seppur divertentissimi interventi, applauditi a lungo proprio perchè personaggi spensierati e molto graditi, di Vulvia e di Quelo, che però non aggiungono altro a quanto già visto in televisione, i momenti più alti della serata si possono individuare, senza ombra di dubbio, nelle due imitazioni di Giulio Tremonti (posta proprio in apertura, la vedete anche nella foto; Tremonti è visto come un nobile dotato di trono e vestito quasi come fosse alla corte di Re Sole) e di Fausto Bertinotti, insieme allo spazio dedicato alla "creazione originale" del cardinale Don Florestano Pizzarro. Questi tre momenti, articolati come interviste, con la voce fuori campo di Caterina Guzzanti, non solo fanno morire dal ridere, spesso e volentieri, ma disegnano una radiografia solo apparentemente surreale, della realtà italiana. Le strambe teorie del ministro dell'Economia Tremonti, che crea lo scudo fiscale per attirare soldi extraterrestri, la dichiarazione programmatica di Bertinotti sulla sinistra ("abbiamo sostituito il voto utile al voto dilettevole"), che profetizza scissioni infinite e la creazione di milioni di piccolissimi partiti comunisti, che si insinuino come virus nella società, e l'analisi fredda e spietata di Don Pizzarro del rapporto tra società civile e Chiesa ("ao è lavoro eh, che mo devo porta' a casa?"), che "svela" che la fede è tutta una montatura, sono capolavori di comicità satirica, oltre a un numero piuttosto interessante di freddure sulla situazione attuale da parte del personaggio del conduttore (originariamente creato per Il Caso Scafroglia), fanno di questo Recital, se non fosse vero il fatto che un artista come Guzzanti va visto, a parere di chi scrive, a prescindere, uno spettacolo da vedere, anche se fondamentalmente molto pessimista.

Infatti, se mettete insieme questi tre capisaldi dello spettacolo, alla chiosa costituita dal filmato dell'imitazione di Gianfranco Funari in collegamento dall'aldilà, descrivendolo come un posto dove non ci si può fidare di nessuno, non c'è da stare allegri, quando la risata sfuma.


Detto questo, anche se l'impressione che mi ha dato Corrado, che vedevo per l'ennesima volta, è stata quella di un professionista meno spontaneo di altre volte, vagamente più freddo, lo spettacolo è anche l'ennesima dimostrazione di quanto la televisione, in Italia, non sia né libera, né tantomeno portatrice di buona comicità, se uno come Guzzanti si può permettere di fare un tour di molte date, con uno spettacolo di tre ore; al tempo stesso, il fatto che ci sia gente, e non pochissima, che spende soldi per andarlo a vedere, dimostra che c'è luce in fondo al tunnel. Peccato siano mancati il Dottor Armà (lo "straordinario" televenditore di quadri), Il Massone e Lorenzo, ma del resto non si può avere tutto.


Una serata divertente, un artista straordinario, una riflessione amara su "quanto stiamo andando". Naturalmente, "su questa tera".

il festival della lacca - foto
























































Non sono un granché...

il festival della lacca

Glam Fest 3, Bologna, Estragon, sabato 7 novembre 2009
Hardcore Superstar + Tigertailz + Snakez + Snakebite + Noise Pollution

Finalmente una data "favorevole" per vedere dal vivo gli svedesi Hardcore Superstar; scopro con stupore che non c'è solo una band di supporto, bensì 4: un festival vero e proprio, all'Estragon è di rigore. Da vero snob faccio di tutto per perdermi almeno il primo gruppo, ma i componenti decidono di non darmi tregua: ronzeranno tra il pubblico per tutta la durata del concerto. Arrivo che sul palco salgono gli umbri Snakebite, che mi annoieranno per una buona mezz'ora. L'intenzione è onesta, il genere probabilmente l'avrete inquadrato (non si chiama Glam Fest per niente, la serata), e i riferimenti sono quelli, sopra a tutti i Motley Crue, ma francamente, oltre ad una discreta attitudine a stare sopra un palco, mancano buoni pezzi, e tecnicamente spicca solo il chitarrista solista. Dopo di loro arrivano gli Snakez, da Ancona. L'intro promette bene, Jon Carpenter e 1997: Fuga da New York, ma per i miei gusti va avanti troppo, e l'attacco arriva troppo in ritardo. I pezzi non sono niente di che, i suoni continuano ad essere pessimi (questo ovviamente non dipende dalle band), il cantante si dà da fare parecchio ma ha una voce che non mi piace. Molto più ricercati a livello di look, e sicuramente più dinamici sul palco, si accaparrano fans, anche se, come detto, a me non convincono.
Terminata l'introduzione tutta italiana, eccoci al reparto internazionale. La penultima band in programma sono i Tigertailz, gallesi riesumati alcuni anni orsono (addirittura, nel periodo che va dal 2003 al 2007, sono esistite due versioni dei Tigertailz...), appartenenti all'onda britannica glam-rock fine '80-inizio '90, insieme a moltissime altre band. Non sono mai stati tra i miei preferiti, neppure tra i gruppi glam, ma, a parte l'apparenza un po' anziana (per usare un eufemismo) del trio batteria/chitarra solista/chitarra e voce, e, di conseguenza, la stridente presenza di un culturista piuttosto giovane al basso, almeno le canzoni hanno un senso compiuto, e hanno un retrogusto beatlesiano, ovviamente molto british. I suoni, guarda caso, migliorano molto, il pubblico risponde bene, e i vecchietti appaiono toccati. C'è il tempo perfino per un pensiero a Pepsi Tate, membro fondatore, bassista, morto di cancro al pancreas nel 2007.
La band è più che soddisfatta della reazione del pubblico, al punto che chiude con due pezzi "strani", presentandoli come regali per la serata. Mi sveglio all'improvviso dal torpore che ha contraddistinto la mia presenza dentro l'Estragon: i Tigertailz, all'epoca (pre-grunge) una sorta di "nemico" (l'eterna faida tra thrash metal e glam metal), eseguono Creeping Death dei Metallica e Peace Sells dei Megadeth (come dire, due anthem masterpiece del thrash metal), la prima ottimamente, la seconda un po' meno, il pubblico gradisce, e io leggo la cosa come una sorta di armistizio post-datato: eravamo, anche allora, tutti fratelli.
Termina il set e, nel frattempo, l'Estragon non si è proprio riempito, ma i presenti sono aumentati di molto. Penso che stasera una transessuale qui non avrebbe dato nell'occhio, continuo a divertirmi osservando le acconciature e l'abbigliamento di uomini e donne. Scorgo, tra il pubblico, perfino il sosia di Ian Gillan (conservato meglio).
Ecco gli svedesi. L'intro è la stessa dell'ultimo Beg For It, This Worm's For Ennio (Morricone, of course), come pure il primo pezzo, la title track Beg For It, che viene sparata a mille dagli altoparlanti. La band, nonostante il chitarrista Vic sia dentro da non molto, è compatta, ma ovviamente, la parte del leone la fa Jocke Berg, il cantante dai capelli corvini (in maniera quantomeno sospetta), che, visto finalmente dal vivo, con la mia mania fisionomista, battezzo immediatamente come "uno Steven Tyler nordico con un pizzico di Ian Astbury"; la voce regge per tutto il concerto, ed è all'altezza dei grandi urlatori (anche qui, Tyler è una chiara influenza). Inoltre, è mobile, dinamico, teatrale quanto basta, ruffiano all'inverosimile, ma in definitiva simpatico e completamente coinvolto. Divertente quando introduce Shades Of Grey, raccontando un aneddoto gustoso, oltre che "spinto", di un suo "incontro" con Nikki Six.
Il concerto accusa qualche pausa di troppo, ma arriva in porto, dalle 22,50 alle 00,15, e si conclude con, forse, la loro hit di sempre: la splendida, e un po' oasisiana, Someone Special, dal primo disco, It's Only Rock'n' Roll (ma anche dal secondo, Bad Sneakers And A Piña Colada, una sorta di riedizione del precedente).
Una serata conclusa nel migliore dei modi.

le chien


Bombón - El perro - di Carlos Sorin 2004


Giudizio sintetico: da vedere


Juan Villegas ha lavorato per 20 anni presso una pompa di benzina nella Patagonia argentina, su una strada dove raramente passa qualcuno, dove il vento ti taglia veramente la faccia. Adesso, senza lavoro per una classica "ristrutturazione degli impianti", è costretto a farsi ospitare dalla figlia, irascibile, piena di figli e con un marito buono a nulla, e si sente di troppo, senza poter fare nulla in proposito. Anzi, qualcosa Juan la fa: è continuamente in giro col suo vecchissimo (ma stiloso) furgoncino, in cerca di lavoro. Nei ritagli di tempo, visto che è bravo con le mani, intaglia manici di coltello, stupendi, che prova a vendere ovunque, perfino fuori dagli impianti di estrazione di petrolio (comunissimi in Argentina, soprattutto nel Sud, e paradosso della crisi, visto che la gestione Menem li ha svenduti all'estero): il problema è che è tutto troppo costoso, e la gente non ha nemmeno i soldi per comprarsi da mangiare, figuriamoci per un lusso come un coltellino col manico intagliato.

Juan è un uomo riservato, educato, parla sommessamente e con il massimo rispetto, non alza mai la voce, è gentile. Casualmente, su una delle strade lunghe, dritte e vuote della Patagonia, trova una giovane donna con l'auto in panne; ovviamente Juan si ferma e prova a fare qualcosa per lei, riparandole la vettura. Per ripararla la deve rimorchiare fino alla casa della di lei madre, dove riuscirà a compiere un miracolo, senza chiedere nulla in cambio. Le due donne si vogliono comunque sdebitare, ma la crisi è dappertutto. La madre della donna decide di regalare a Juan un cane, uno stupendo dogo argentino, con pedigree, uno dei cani che il marito, morto da un po', allevava proprio lì nella casa di famiglia. Juan accetta per cortesia: di un cane, lui che non riesce a sfamare neppure se stesso, non sa che farsene. Eppure, quel cane, che lui chiama erroneamente Lechien (pronunciandolo all'argentina, lescién, visto che sul cartello del recinto ha visto scritto Le Chien, mentre scoprirà, casualmente più in là, che il vero nome del cane è un ridicolo Bombón), gli cambierà la vita.


"Il mondo interiore del più umile contadino è impenetrabile quanto quello di un professore di filosofia. La differenza è che quest’ultimo comunica principalmente con le parole, mentre il contadino, più essenziale, con gesti e silenzi. Questo è ciò che accade con personaggi semplici: devi leggere i loro occhi". Questo discorso eloquente, giustifica la scelta del regista di usare quasi esclusivamente attori non professionisti o alle primissime armi. E la scelta è vincente, soprattutto perchè Sorin è magistrale nel dirigerli. Se c'è una cosa che vi rimane, dopo aver visto questo film delicato ma straordinariamente intenso, padrone di una storia dura, difficile, quasi disperata, che riesce comunque a concludersi con un sorriso di speranza che vale una vita, non è la faccia di Bombón, bensì gli occhi, lo sguardo meraviglioso di Juan Villegas, che nella realtà si chiama Juan Villegas, detto Coco, un personaggio che vorreste abbracciare dopo cinque minuti di film.

In questo film c'è tutto il dramma argentino e tutta l'essenza latina ma mediterranea degli argentini, oltre al paradosso dell'epoca moderna: le persone non hanno lavoro, non hanno da mangiare, ma c'è chi riesce ad arricchirsi con un cane.

Fotografia che rende giustizia alle location mozzafiato, soprattutto per il nulla selvaggio (infatti il film e la fotografia soprattutto perdono un po' di smalto nelle scene in interno), gusto stupendo per le inquadrature, storia lenta ma avvincente e sorprendente, con un finale plurimo e aperto, pieno di speranza, attori veri, come detto prima, ma, e forse per questo, estremamente espressivi e intensi.

Una storia "piccola" e semplice, che racchiude un'umanità intera.

Vi allego la locandina originale, che mi piace di più di quella italiana.

20091109

bowling for Columbine


Bowling a Columbine - di Michael Moore 2002


Giudizio sintetico: da vedere


Docu/film di Michael Moore, che in Italia è uscito un po' in sordina, distribuito così così, poi ridistribuito sull'onda della vittoria dell'Oscar nella categoria appunto dei documentari, è un documentario piuttosto ben fatto, che parte dalla strage di Columbine (e prende il titolo dal fatto che i ragazzi che hanno compiuto la strage avevano la passione del bowling, la cui dinamica hanno applicato pure alla strage tentando di fare "strike" con i loro compagni di high school), prendendola a pretesto per dimostrare il morboso e sbagliato rapporto che gli statunitensi hanno con le armi da fuoco.

Il regista si espone in prima persona, ed essendo piuttosto grasso ma molto ironico, crea dei siparietti gustosi a dispetto dell'argomento.

Dati alla mano, e indagine su indagine, dimostra come nel vicino Canada, nonostante il rapporto armi da fuoco per abitante sia addirittura superiore a quello USA, non ci sono paragoni a livello di omicidi perpetrati per mezzo di armi da fuoco, appunto.

Il regista "bracca" per tutto il film Charlton Heston, attore celebre soprattutto per i film "biblici" ("I Dieci Comandamenti" dove interpretava Mosè, per esempio), che sfrutta la sua popolarità ma è presidente della RIFLE association (una sorta di associazione di possessori di armi da fuoco, che lotta strenuamente per l'assoluta liberalizzazione della vendita, partendo dal principio che ogni americano ha diritto alla difesa, e quindi a possedere più di un'arma); l'attore tiene congressi della RIFLE in ogni angolo degli USA, noncurante ad esempio del fatto che una cosa del genere strida con le stragi, appunto.

Il regista riesce a farsi ricevere, gli fa qualche domandina pungente e alla fine gli mostra una foto di una bambina di 6 anni uccisa da un bambino di 5, che aveva trovato per caso una pistola in casa di suo zio; Heston si dilegua, facendo una pessima figura. Allo stesso tempo, il regista intervista Marylin Manson nei camerini prima di uno show, ponendogli domande appropriate, e il "reverendo" dimostra una spiccata sensibilità, dando risposte molto più sensate di Heston.

Il regista inoltre, porta, dopo interminabili trafile, due superstiti della strage di Columbine, uno in sedia a rotelle e l'altro con cicatrici distribuite su tutto il corpo, davanti al direttore di una catena di supermercati che vendono munizioni così come in Italia si vendono i detersivi, e riesce ad ottenere l'impegno a ritirarle dagli scaffali dandogli una posizione più appropriata.

Ci sono anche elucubrazioni (piuttosto sensate) sul fatto che nessun fatto storico supporta l'aggressività degli statunitensi, e illustrazioni di dati agghiaccianti.

Chiaramente viene tirato in ballo pure Bush, ma non in maniera così "importante".

In definitiva il film è interessante, godibile e pure divertente, anche se agghiacciante.

20091108

like a rolling stone


No Direction Home - di Martin Scorsese 2005


Giudizio sintetico: da vedere


Parafrasando il riassunto della trama sulla scheda di http://www.imdb.com/, una cronaca della curiosa evoluzione di Bob Dylan tra il 1961 e il 1966, da folk singer a cantante di protesta, da "voce di una generazione" a rock star.


Quasi 4 ore di documentario per sviscerare circa 5 anni di una carriera che dura da 48. Era necessario? Si. Perchè ci sono gli elementi per riuscire non a capire, ma almeno a provare ad entrare nel mondo di Robert Allen Zimmerman, nato a Duluth, Minnesota, il 24 maggio 1941. Il maestro Scorsese si mette al servizio di un altrettanto grande personaggio, usando immagini di repertorio e di altri film su di lui, spezzoni con i quali intervalla un'intervista recente, rivisitando l'infanzia e i primi passi. Quel che ne esce è, definitivamente, la figura di un uomo incasellabile, che ha fatto dell'arte di sfuggire alle catalogazioni il suo lavoro; nel frattempo, ha firmato una serie di canzoni che sono diventate inni, non generazionali, ma universali. Semplicemente, un uomo con un dono grande, che fa finta di non sapere di avere.

Ma, crediamo, lui lo sa benissimo.


Toccanti le testimonianze, in particolare modo quelle di Liam Clancy, Allen Ginsberg e della splendida Joan Baez.

Quasi quattro ore, ma dopo nemmeno un'ora sarete commossi senza accorgervene.

20091107

sascha part three


Brüno - di Larry Charles 2009


Giudizio sintetico: deludente


Brüno è austriaco, è gay, fa il conduttore televisivo ed è convinto che il mondo giri intorno alla moda e alla celebrità. Quando perde il posto nella tv dove lavora, decide di trasferirsi negli USA e di diventare la seconda celebrità austriaca più famosa, dopo Hitler.


Sascha Baron Cohen, preso a piccole dosi, è spassoso. A volte, anche preso a dosi importanti: così è accaduto con il suo debutto cinematografico (Ali G Indahouse), e con la seconda (Borat), film dove ovviamente portava alcuni dei suoi personaggi, personaggi che gli hanno regalato una discreta dose di celebrità e successo. Il suo umorismo è greve, ma spesso necessario per portare alla luce viltà e intolleranza dell'uomo moderno.

Purtroppo, questa terza prova, devo dire anche piuttosto attesa, è alquanto deludente. Non solo la storia, di certo non la chiave del successo degli altri film, risulta scialba e senza alcun senso, ma, sfortunatamente, anche le gag, piuttosto slegate (come accade spesso ai comici tv che migrano al cinema) tra di loro, non fanno proprio ridere.

Il film si riprende leggermente nel finale, dove per la prima volta lo spettatore riesce a credere veramente che Cohen sia riuscito a gabbare i presenti (cosa della quale non si ha l'impressione durante tutto il film), e allo stesso tempo a tirar fuori loro tutta l'omofobia che hanno in corpo.

Ma pochi minuti non riescono a risarcire il cinefilo per gli altri noiosissimi 80, passati a chiedersi il perchè non si sia impiegato meglio il tempo, oggi così prezioso.

Forse è meglio che l'amato Sascha, come attore sempre molto molto bravo, si fermi un poco a rifletterci su.

20091106

voces innocentes


I figli della guerra - di Louis Mandoki 2004


Giudizio sintetico: si può vedere


Tra il 1980 e il 1992, il piccolissimo stato di El Salvador fu devastato da una infinita guerra civile, tra l'esercito che manteneva il potere con la forza, e con gli aiuti degli USA (e l'appoggio dell'allora Presidente Ronald Reagan), e la guerriglia di sinistra. Il conflitto fu così duro, che l'esercito si vide costretto, per rimpinguare le proprie fila, a reclutare i bambini nelle scuole, al compimento del dodicesimo anno d'età. Il film racconta l'infanzia di Chava, undicenne salvadoregno, il cui padre se ne andò negli USA per sfuggire al conflitto, e del suo rapporto con la madre, Kella, con i due fratellini minori, con i compagni di scuola, con la nonna, col suo primo amore Cristina Maria, mentre la famiglia vive nelle baracche, le pallottole passano quasi tutte le sere ad altezza uomo, le piogge martellano il già povero territorio, ma, come si dice, la speranza è l'ultima a morire.


Basata sulla vera storia dell'infanzia dello scrittore salvadoregno Oscaro Orlando Torres, anche co-sceneggiatore insieme al regista, Mandoki, messicano con vari film statunitensi alle spalle e una propensione rischiosissima al melò (ci ricordiamo di lui lo straziante Amarsi del 1994, con Andy Garcia e Meg Ryan, e il pesantissimo Le parole che non ti ho detto, del 1999 con Kevin Costner, Paul Newman e Robin Wright Penn, da Message In A Bottle di Nicholas Sparks), ci mostra con discreta eleganza e con scenari suggestivi, abbastanza ben fotografati (anche se non si riesce a non pensare che molte scenografie siano ricostruite in teatri di posa), la storia martoriata di un paese troppo spesso dimenticato, che ha sofferto un po' come tutto il centro-sud America, la stessa storia di sempre. Certo, la tendenza alla ricerca della lacrima facile è il maggior difetto del lavoro di Mandoki, che di certo rimane molto in superficie per quanto riguarda i legami con gli USA, le motivazioni dell'esercito salvadoregno, le attività della guerriglia, il ruolo della Chiesa. Se però non sapete proprio nulla su questa storia, almeno vi darà una base minima.

Il bambino protagonista, Carlos Padilla, è bravino, anche se non eccezionale (la mano un po' troppo "emozionale" di Mandoki, a mio giudizio, si nota anche nella direzione), l'attrice che interpreta la madre, Leonor Varela, molto bella seppur vagamente imbruttita dalla situazione (cilena, l'abbiamo vista in una particina ne La maschera di ferro e in una più importante ne Il sarto di Panama), si fa notare forse di più Daniel Giménez Cacho, nei panni del prete: l'abbiamo visto in La zona, La mala educación (anche qui faceva il prete), Nicotina.

20091105

Aldo


Il caso Moro - di Giuseppe Ferrara 1986


Giudizio sintetico: da vedere


Il rapimento di Aldo Moro, il 16 marzo 1978, il massacro della sua scorta in via Fani a Roma quella mattina, la sua prigionia in mano alle Brigate Rosse, gli interrogatori, le lettere, i movimenti politici, quelli investigativi, quelli "sotterranei", l'angoscia della famiglia, la sua uccisione, il suo ritrovamento. Dal libro I giorni dell'ira. Il caso Moro senza censure di Robert Katz, che partecipa anche alla sceneggiatura, Giuseppe Ferrara ricostruisce minuziosamente quei 55 giorni, che hanno cambiato l'Italia.


Giuseppe Ferrara è un regista che, purtroppo, è ancora poco conosciuto in Italia, pur essendo italiano e pur essendo attivo ormai dal 1970. Se i suoi film trovano sempre delle difficoltà, di realizzazione, di distribuzione, un motivo ci sarà senz'altro. E infatti, questo film realizzato 23 anni fa è ancora oggi attualissimo, e se lo guardate oggi, capirete che questi ultimi 23 anni non hanno aggiunto altro. Merito certo del libro di Katz, e quindi anche di Ferrara che l'ha saputo scegliere. Merito, ovviamente, di un Volonté intenso, come quasi sempre è accaduto, qui addirittura perfino trasformato fisicamente.

Fotografia passabile, regia didascalica ma efficace, commento sonoro ottimo. Tutto il cast è ben diretto.

20091104

plagiarism




Per esempio, provate ad ascoltare Unnatural Selection dei Muse, dall'ultimo The Resistance. Fate particolare attenzione a quella specie di ritornello dove Bellamy canta "Counterbalance this commotion, we're not droplets in the ocean".


Ecco.


Poi scaricatevi, se non avete il loro favoloso Super Trouper in vinile, come me, la canzone Lay All Your Love On Me, degli Abba.


Ascoltatela. Ditemi poi se quando cantano "Don't go wasting your emotion, lay all your love on me", non vi viene in mente niente.

visione d'insieme


Red Road - di Andrea Arnold 2006


Giudizio sintetico: si può vedere


Jackie è spesso sola, silenziosa, vagamente triste, un po' dura. Lavora per una agenzia di sicurezza privata, che tiene sotto controllo 24 ore al giorno il sistema di telecamere a circuito chiuso, che "sorvegliano" la città di Glasgow, Scozia. Sorride dei piccoli gesti quotidiani che si ripetono, empatizza con le potenziali vittime di violenze o in pericolo. E' vigile, attenta. Ha una specie di relazione con un collega sposato, che consumano sul furgone dell'agenzia, con la scusa di eseguire dei trasporti. Ha uno strano rapporto con la famiglia che, si intuisce, è quella del marito.

Un giorno, vede in una delle telecamere, una persona, un uomo, che attira la sua curiosità, in modo inusuale per una come lei. Inizia a seguirlo insistentemente, fino ad intrufolarsi nella sua vita. Perchè? E che cos'ha Jackie alle spalle?


Finalmente sono riuscito a vedere questo film, che tanto mi aveva incuriosito alla sua uscita, e che pochissimo aveva girato sugli schermi italiani (le due cose vanno spesso di pari passo). Indagando sopra questo lavoro, scopro che dovrebbe far parte di un progetto curioso, ovviamente frutto di alcune menti al tempo stesso malate e geniali: Lars von Trier (non sto a dirvi chi è), Gillian Berrie, Lone Scherfig and Anders Thomas Jensen (regista de Le mele di Adamo, sceneggiatore prolifico e geniale, tra i suoi script Mifune - Dogma 3 e Dopo il matrimonio). Il progetto si chiama Advance Party, e, a grandi linee è così riassumibile: 3 film diretti da 3 registi esordienti (gli altri due sono Morag McKinnon e Mikkel Nørgaard), Scherfig e Jensen hanno creato un elenco di personaggi con delle linee guida e una storia sommaria, il casting per i tre film è stato fatto dai tre registi insieme, perchè i personaggi principali devono apparire in tutti e tre i film; la storia parte in Scozia ma poi ogni regista è libero di portarla dove crede; telecamera digitale e altre cosette che potrete leggere qui.

Veniamo al film. Non è affatto male. E' vero, come hanno concordato un po' tutti i critici, che il film conserva una certa tensione palpabile e quindi, di conseguenza, un discreto interesse, fin quando non si scopre cosa nasconde Jackie, qual è il suo piano. La forza del film è senz'altro questa. Dopo si "sgonfia" notevolmente, ma il messaggio finale è propositivo e moralmente di alto profilo. L'atmosfera è interessante, Glasgow sullo sfondo è decadente e moderna al tempo stesso, segno tangibile dello scempio che una società può fare ad un agglomerato di persone ma soprattutto a delle vite umane, svuotate quasi del tutto della loro parvenza di civiltà; fotografia che spesso tende all'oscurità, ma la mano della regista, che ci piace, alterna panorami nitidissimi e campi lunghi rari ma intriganti, attori diretti in maniera rude ma efficace: Kate Dickie, la protagonista Jackie, è perfetta, profondissima nella solitudine fredda del suo dolore, che sembra messo in bottiglia e pronto ad esplodere. Per fortuna, almeno lei ritroverà un briciolo d'umanità.


Il secondo "capitolo" di Advance Party si intitolerà Rounding Up Donkeys, diretto da Morag McKinnon, e al momento è nella fase di post-produzione. Per quel che se ne sa, vi ritroveremo i personaggi di Jackie, quello del suocero Alfred, e quello dell'amico di Clyde, il giovane Stevie.

20091103

arg/uru/bra/par ott 09 - 188


Idem come prima.

arg/uru/bra/par ott 09 - 187


Esclusivamente per gli appassionati di calcio estero.

sul pezzo

Da Repubblica.it

Londra, 13:42
LONELY PLANET: L'ISLANDA CONVIENE, LECCE DA VEDERE
Con la crisi Londra e Islanda sono diventate mete turistiche economiche e con un ottimo rapporto qualita'-prezzo. E' quanto sostiene la Lonely Planet, casa editrice australiana delle famose guide, nel suo "Best in Travel 2010" dedicato alle 10 destinazioni piu' convenienti. Fra le 10 citta' migliori in assoluto consigliate per l'anno nuovo, invece, ne figura una italiana, Lecce, accanto a localita' rinomate come Abu Dhabi, Istanbul o Singapore. Nella "Top 10" delle destinazioni appetibili anche per il portafogli sono inserite Sudafrica, India, Malaysia, Messico, Bulgaria, Kenya e Las Vegas, in Nevada. Ma il consiglio piu' "hot" e' la terra dei ghiacci, l'Islanda, piegata dalla crisi delle sue banche e decisa ad attrarre turisti con prezzi che ne fanno la regina tra le destinazioni economiche di qualita'. "Avete sempre desiderato di scoprire questo Paese magico e misterioso ma siete stati scoraggiati dai suoi prezzi proibitivo? Il 2010 e' il vostro anno", scrive la Lonely Planet. Al secondo posto la Thailandia che resta uno dei soggiorni lontani meno cari per gli europei". Raccomandata anche Londra, "diventata molto piu' accessibile" per gli stranieri grazie al cambio favorevole e a pasti alberghi che "costano anche la meta' rispetto a qualche anno fa".
(03 novembre 2009)

Angst essen Seele auf


La paura mangia l'anima - di Rainer Werner Fassbinder 1974


Giudizio sintetico: si può vedere


Anni '70, Germania Ovest. Alì è un giovane marocchino di origini berbere, che lavora duro da immigrato, un Gastarbeiter, e la sera si ritrova con amici, colleghi e connazionali, nel bar di Barbara, una giovane e procace tedesca amica di tutti, a bere, a giocare a carte, a scherzare. Una di queste sere, nel bar entra Emmi, una vedova all'incirca sessantenne, solitaria e dimessa. Lei ha tre figli tutti grandi e sposati, fa le pulizie in un'impresa, ed è da sempre incuriosita dalla musica araba che proviene da quel bar, davanti al quale passa tutte le sere per andare a casa. Barbara, semiseria, dice ad Alì di invitare la vecchia a ballare; Alì è una persona educata, tranquilla. Molto gentilmente, invita Emmi a ballare. Iniziano a chiacchierare, bevono qualcosa insieme, lui la accompagna a casa. Continua a piovere, Emmi lo fa salire, bevono ancora, e, vista la serata, lo invita a rimanere a dormire nella stanza degli ospiti. E' l'inizio di una strana storia d'amore, in un paese ancora molto chiuso verso gli stranieri.


Ispirato ai film di Douglas Sirk, in special modo a Secondo amore, questo lavoro di Fassbinder si distingue per la recitazione a tratti inguardabile, e addirittura all'errore nel titolo originale, che si riferisce allo strano modo di parlare il tedesco del protagonista, Alì, o meglio El Hedi ben Salem M'Barek Mohammed Mustapha, interpretato da un imponente El Hedi ben Salem, amante per alcuni anni di Fassbinder, finito tragicamente impiccato in prigione, dove era incarcerato per aver ucciso tre persone sotto l'effetto dell'alcool (Fassbinder gli dedicherà Querelle).

Girato usando spesso inquadrature fisse, che sovente ritraggono i personaggi "incorniciati" dentro porte, inferriate, finestre, o comunque un qualcosa che li ritrare fissi nelle loro posizioni anche mentali, genera proprio per la recitazione meccanica, resa perfettamente anche nel doppiaggio italiano, una sensazione straniante, ma è evidentemente cercata dal regista, che estremizza così la condizione umana incasellata da schemi razzisti e preconcetti, quella condizione umana meschina che costella l'intero film e tutti, o quasi, i personaggi; anche la coraggiosa protagonista, Emmi, interpretata da una commovente e al tempo stesso buffa Brigitte Mira, quando, per compiacere le colleghe "ritrovate", mostra loro il marito in tutto il suo fisico splendore, come un trofeo. Come al solito, critica sociale spietata verso il suo paese, Fassbinder chiude il film con un finale agrodolce, dove però per trovare il "dolce" bisogna avere tanta speranza.

20091102

diversa


Alda Merini, Milano 21/03/1931 - Milano 01/11/2009

Foto di Guido Harari


Bambino

Bambino, se trovi l'aquilone della tua fantasia

legalo con l'intelligenza del cuore.

Vedrai sorgere giardini incantati

e tua madre diventerà una pianta

che ti coprirà con le sue foglie.

Fa delle tue mani due bianche colombe

che portino la pace ovunque

e l'ordine delle cose.

Ma prima di imparare a scrivere

guardati nell'acqua del sentimento.

Alda Merini


Colonna sonora: Les Etoiles, Melody Gardot

arg/uru/bra/par ott 09 - 186


Per la fredda cronaca, vi comunico gli indumenti non indossati, rispetto a quelli portati nello zaino. Tenete conto che per maglie/mutande/calzini, vigeva la regola del 5/5/5.

Quindi, assolutamente non usati: 1 maglia, 2 paia di mutande e 2 paia di calzini. Il tempo, nonostante tutto, è stato clemente, e il trucco era lavare immediatamente qualsiasi cosa fosse talmente sporca da non poterne più. Lavanderia usata 3 volte in 4 settimane.

Il problema vero è portarsi dietro un altro paio di scarpe. Le scarpe, per leggere che siano, pesano. Vista la mia scarsa attitudine alla lettura in viaggio, taglierò i libri, la prossima volta. O meglio, ne porterò solo uno, contro i tre di questa volta, e aggiungerò un paio di scarpe leggere.


Certo che per l'Islanda ci sarà da pensare bene, a cosa mettere nello zaino. Un'altra cosa difficile sarà decidere l'abbigliamento per partire. Immaginate: luglio, Italia, da qui a Bologna. Caldo bestia. E arrivare dopo 3 ore e mezzo a Reykjavík.

a colpi


A golpes - di Juan Vicente Córdoba 2005


Giudizio sintetico: si può perdere


Vallecas, grande barrio suburbano di Madrid. Maria, Juanita, Vicky, Mena e Nitzia formano un gruppo di ragazze amiche prima di tutto, alle quali la realtà machista proprio non va giù. Nella realtà della periferia, c'è da lottare ogni giorno per sopravvivere, con pochi soldi, famiglie disastrate o inesistenti, rischi di ogni genere. Mena traffica con le droghe, Vicky è in prigione, Nitzia, di origini marocchine, è maltrattata dal padre (protetto dai fratelli), Juanita (di origini colombiane) si dà da fare tra messe in piega e maquillage, Maria, la cui madre è morta forse per colpa del padre, che lei si rifiuta di vedere, è brava nella boxe. E pure Fran ha la passione della boxe, ma diventa il motivo della prima divisione tra le ragazze: Juanita rimane incinta di lui, mentre usciva con Maria. La boxe è praticata nella palestra di Mariano, un ex campione europeo che vuole dare una via d'uscita ai ragazzi del barrio.

Le divergenze tra le ragazze si appianano, ma i soldi non ci sono. Decidono quindi di emulare, e se possibile superare, i maschi del quartiere, facendo rapine...


Penultimo lavoro di Córdoba, che avevamo apprezzato con Aunque tú no lo sepas, trasposizione di un racconto di Almudena Grandes, non ci convince invece con questo A golpes, dagli obiettivi incerti, dalla sceneggiatura zoppicante e dai profili psicologici dei personaggi ancora meno chiari. Troppe incongruenze, anche se si capisce che la volontà c'è e l'intento nobile.

Regia diligente, fotografia discreta, attori e attrici non tutti all'altezza, curioso vedere la bella Natalia Verbeke nei panni di una "million dollar baby" dal pugno duro: l'avevamo amata ne Il figlio della sposa, dove era la giovane fidanzata di Darín. Qui la mediocrità del film non la aiuta.

20091101

arg/uru/bra/par ott 09 - 185


Se volete un buon caffè, dovete andare qui. Caffè Le Caravelle, Lavalle 724-728. Chiedete un espresso ristretto, e vi serviranno un discreto caffè all'italiana, per 2,50 pesos argentini.

arg/uru/bra/par ott 09 - 184


L'esterno del cinema Monumental Lavalle, in Lavalle, appunto, il luogo dove praticamente ho passato l'ultimo pomeriggio a Bs As.

demone


Vengo - Demone flamenco - di Tony Gatlif 2001


Giudizio sintetico: si può vedere


Andalusia, zona di gitani. Caco è il boss di una famiglia locale, e non riesce ad elaborare il lutto per la perdita della figlia Pepa. Attorniato dai fidi cugini Alejandro, Antonio e Tres, si prende cura del nipote Diego, affetto da handicap, e asseconda la sua passione per la musica, il flamenco e le donne, organizzando continuamente feste gitane con grandi musicisti e ballerine, finendo regolarmente ubriaco e triste. Il padre di Diego, Mario, ha ucciso un componente della famiglia Caravaca, che si trasforma così nella famiglia rivale, e chiede insistentemente giustizia (a modo loro).


Sceneggiatura scritta dallo stesso Gatlif a quattro mani con David Trueba, ma un po' esile e decisamente rivista, la storia di Vengo fa un po' da pretesto all'estro di Gatlif che mette comunque in scena un film abbastanza piacevole da vedersi, soprattutto per le ripetute scene musicali, che alternano flamenco e musica araba, sempre perfettamente girate e magnificamente suonate e ballate. Ottima la prova intensa e malinconica di Antonio Canales, famoso ballerino spagnolo, nei panni di Caco, superlativa la scena finale, una delle più belle viste negli ultimi anni: il dramma affrontato con ironia, mentre in sottofondo il flamenco incontra la musica industrial e gli Einstürzende Neubauten. Da vedere anche solo per questa scena.

Colonna sonora bellissima, musiche in larga parte firmate anche da Gatlif.

20091031

moto

alla fine la moto l'ho venduta , ho messo l'annuncio mercoledì sera su un sito di moto usate e giovedì avevo già il compratore. stamattina abbiamo fatto il passaggio di propietà.
vedremo in primavera se riesco a prendere una moto più comoda per andare al lavoro.
ciao domi, buona continuazione di vita con il nuovo proprietario barbuto.
ciao

guarda da tutte e due le parti


Look Both Ways - Amori e disastri - di Sarah Watt 2009


Giudizio sintetico: si può vedere


Adelaide, Australia, è venerdì e fa un caldo tremendo. E' appena accaduto un terribile incidente ferroviario: un treno è deragliato poco prima di entrare in galleria, e diverse carrozze si sono schiantate sul muro adiacente il tunnel. Meryl, una pittrice fondamentalmente timida e solitaria, sta tornando dal funerale del padre, morto all'improvviso; scesa alla stazione, mentre cammina lungo i binari, rimuginando sulla catastrofe e su altre decine di possibili tragedie, che potrebbero accadere anche a lei, vede un uomo che gioca col suo cane inciampare e finire sotto un treno. Arrivano Andy, un giornalista costantemente scontento della sua vita, un matrimonio fallito alle spalle, una moglie che lo tratta sempre come un irresponsabile, due figli piccoli che vede quando gli spetta, e Nick, un fotografo che ha appena scoperto di avere un cancro: Phil, il capo, al quale lo ha appena detto, lo manda a casa per un po', ma Andy non lo fa neppure parlare, e se lo porta sul luogo dell'incidente.

Andy intervista Meryl, già sentita dalla polizia in qualità di testimone, mentre Nick vede arrivare la moglie del morto, che non sa ancora dell'accaduto, e coglie con una fotografia l'attimo in cui lei capisce che è successo qualcosa: all'improvviso, vede il cane correre verso di lei. La fotografia verrà scelta da Phil per la prima pagina del giornale dell'indomani. Andy torna a casa e scopre che Anna, la ragazza col quale sta uscendo, è incinta. Nick il giorno seguente va a correre ed incontra Meryl, la saluta, ci scambia qualche parola, e si sente attratto da lei. Phil si scopre pieno d'amore per la sua famiglia e smette di fumare. Anche Anna smette di fumare.


Film strano, particolare, questo debutto dell'australiana Watt, del 2005 e arrivato pochi mesi fa in Italia; la regista si era occupata fin'ora di cortometraggi di animazione. Infatti, lo stile di Look Both Ways (bel titolo, orribile quello italiano) è molto "impressionista" oserei dire: i sogni, o meglio gli incubi dei protagonisti sono mostrati in animazione, i dialoghi sono disseminati qua e là, si passa da un personaggio all'altro anche solo per qualche istante, per un primo piano solitario o per una semplice inquadratura suggestiva, umorale, il tutto molto spesso accompagnato da una colonna sonora che punta sui pezzi lenti, acustici, romantici, molto videoclip-style, con una fotografia pulita e molto luminosa. E' una regia molto ruffiana, diciamolo pure, che punta molto sull'inquadratura ad effetto o anche su pretesti narrativi spettacolari (guardate come la regista "usa" l'acquazzone domenicale, per "risolvere" le storie), ma un po' fini a se stessi, un montaggio serratissimo che alza il ritmo pur avendo di fronte un film tutto sommato lento, ma alla fine, non c'è niente di male in tutto ciò: il film è esile ma, si nota, fatto col cuore, pensando (come dice nei titoli di coda) alle persone care che se ne sono andate troppo presto, però non cerca di commuovere a tutti i costi, nonostante in pratica sia un film sulla morte. Invita ad accettarla, ma solo quando sarà davvero arrivata. Niente di più corretto, se ci pensate bene.

Cast sconosciuto ma ben amalgamanto, tutti recitano senza andare mai sopra le righe, risaltano Justine Clarke (Meryl) e William McInnes (Nick), ma anche gli altri non sfigurano.

Il finale, se avete dimestichezza con un noto serial che, qualche anno fa, affrontò per cinque stagioni il solito tema, con un approccio forse un po' più sfacciato, vi ricorderà senza dubbio il finale proprio di quella serie televisiva. Quindi, diciamo che la Watt dimostra qualche ingenuità, ma si ispira a cose valide, non ha paura di affrontare temi scomodi, la "confezione" è accattivante, per cui possiamo aspettarci qualcosa di buono in futuro.

20091030

arg/uru/bra/par ott 09 - 183

A Bs As sono le 8 e 39 mentre scrivo, e io sono andato a dormire verso le 4,00, dopo birra e caipirinha (fatta da un brasiliano, uno dei tanti nell'ostello), e soprattutto una lunghissima ciacchierata (una delle tante) con Santi, diminutivo di Santiago, il "portiere di notte" dell'ostello, un porteño giovane, studente di Storia dell'Arte, aspirante regista anche di animazione, molto bravo in italiano (ha studiato in una scuola italiana ed é stato un paio di volte in Italia: ieri sera mi raccontava di quando, insieme ai suoi compagni, compró del fumo vicino alla Stazione Centrale...).
Sono sveglio perché ho salutato Juli, che usciva per andare a lavoro e nel pomeriggio partirá per il fine settimana ad Arteaga, quindi era l'ultima volta che ci vedevamo, per questa vacanza.
La commozione é stata sopraffatta dalla stanchezza, ma soprattutto mascherata dalle risate.

halloween


Alessio si prepara per la festa pagana piu' famosa del mondo.

arg/uru/bra/par ott 09 - 183


Se c'è una cosa che mi piace del mio carattere, é quella di riuscire a socializzare con qualsiasi fascia d'etá. Sono capitato sul traghetto insieme a una scolaresca di Montevideo (il Colegio Inglés, come potete dedurre dalla maglia di Nicolas, al centro), che andava in gita a Puerto Madryn a vedere le balene e i pinguini (vedi Argentina nov 06). Ragazzini e ragazzine di 12 anni circa. Dopo 30 minuti, mentre ero in coda per comprare una bottiglietta d'acqua, uno di loro mi fa (ero accanto all'altro amico nella foto, del quale, purtroppo, non ricordo il nome): "tu sei l'amico di loro?". Si era giá sparsa la voce.
In realtá li stavo circuendo per arrivare ad una professoressa...

arg/uru/bra/par ott 09 - 182

arg/uru/bra/par ott 09 - 181


Sempre Colonia.

arg/uru/bra/par ott 09 - 180


Il faro.

arg/uru/bra/par ott 09 - 179


Uno scorcio che ricorda un po' L'Avana, anche se non ci sono mai stato.

arg/uru/bra/par ott 09 - 178


Alcune delle isolette di fronte a Colonia, nel mezzo del Rio de la Plata. A 45 km, in linea retta, c'è Bs As.

arg/uru/bra/par ott 09 - 177


Una vista da Colonia del Sacramento (Uruguay), l'escursione di ieri.

arg/uru/bra/par ott 09 - 176

Un edificio moderno, strano e affascinante, nella zona di Puerto Madero, proprio davanti al Terminal marittimo di Buquebus, l'azienda che monopolizza i trasporti navali da Bs As all'Uruguay.

bombe vicine


Appunti per una storia di guerra - Gipi


In un luogo indefinito, che sembra la provincia italiana, vicino ad una città di media grandezza indefinita, che somiglia a una città di media grandezza italiana, è in corso una guerra, della quale non conosciamo né le ragioni, né sappiamo qualcosa dei gruppi o degli eserciti che la combattono. Tre amici, Stefano detto il Killerino, Christian e Giuliano, girovagano per questo luogo dove i paesi hanno tutti nomi di santi, e cercano di sopravvivere. Tra di loro, il Killerino è il leader naturale, cattivo, dal coltello facile e cresciuto in un quartiere difficile, Christian sta in mezzo, mentre Giuliano si sente diverso e fa sogni strani: lui viene da una famiglia ricca, e gli altri gli rimproverano in ogni momento che, quando vuole, può fare una telefonata e tornare a casa, al sicuro, mentre loro non hanno questa possibilità. Conoscono Felice, detto Felix, un boss locale seguito da alcuni scagnozzi inquietanti, che traffica in tutto, anche con la guerra. Prende in simpatia immediatamente il Killerino, e affida loro dei compiti loschi, che cambieranno la vita dei ragazzi.

Gipi questa volta immagina, ma come sempre racconta una parte di sé. Una parte importante: il suo sentirsi diverso ai tempi della scuola, nei confronti dei compagni che venivano dai quartieri più poveri di Pisa, e che rispetto a lui sembravano già degli uomini (e ce lo dice apertamente in Un appartamento su Marte, note raccolte alla fine dei tre capitoli di questa graphic novel). Oltre a tutto ciò, innesca una riflessione sulle guerre di oggi (la domanda, come dice il racconto e come ripete l'autore, sempre nelle note, è: "quanto ti devono scoppiare vicino le bombe, per farti dire che una guerra è tua?"), che purtroppo è sempre più attuale. In questa Italia di provincia, che ricorda la Bosnia, ma dove si riconosce facilmente Pisa e le campagne circostanti (per essere precisi, quelle verso Nord Est), Gipi ancora una volta si mette a nudo, sceneggia cinematograficamente (beccatevi il finale) una sorta di romanzo di formazione, e illustra il tutto con splendide tavole a olio (cosa che, ancora lui stesso, definisce "una cosa un po' da pazzi") e chiaroscuri magnifici.

I dialoghi sono secchi, taglienti, molto "toscani", e le note citate prima, Un appartamento su Marte, poste, nell'edizione Rizzoli 24/7, dopo il fumetto, e prima della postfazione di Goffredo Fofi, ugualmente divertenti, ma anche toccanti ed esplicative.

viaggio al cuore della tortura


Viaje al corazón de la tortura - di Isabel Coixet 2003


Giudizio sintetico: da vedere


"Vivimos de espaldas al dolor, vivimos cada uno en su pequeño mundo, intentando permanecer ajenos al dolor de los otros, y ajenos también a los que están cerca de los que sufren, haciendo como si no pasara nada. Se tortura sistemática en más de la mitad de los países del mundo. Estos datos no pertenecen a la Edad Media ni al Imperio Romano, sino a un informe de las Naciones Unidas del año 2002. En este viaje hemos descubierto algunas, pocas, cosas. La más importante es que, pese a que la crueldad, el odio y la maldad parecen inherentes a la naturaleza humana, el valor, el coraje, y la generosidad también lo son".


"Viviamo di spalle al dolore, viviamo ognuno nel suo piccolo mondo, tentando di rimanere lontani dal dolore degli altri, e lontani anche da quelli che stanno vicini a quelli che soffrono, facendo finta che non sta succedendo niente. Si tortura sistematicamente in più della metà dei paesi del mondo. Questi dati non appartengono al Medio Evo o all'Impero Romano, bensì a un rapporto dell'ONU dell'anno 2002. In questo viaggio abbiamo scoperto alcune, poche, cose. La più importante è che, seppure la crudeltà, l'odio e il male sembrano inerenti alla natura umana, anche il valore, il coraggio e la generosità lo sono".


Andato in onda nel 2006 sul secondo canale della televisione spagnola TVE, all'interno di una serie chiamata Valor Humano, questo documentario che la regista spagnola Isabel Coixet ha girato nel 2003, a detta sua, ha generato poi il suo film La vita segreta delle parole. Pare infatti che il personaggio di Hanna, interpretato dalla splendida Sarah Polley, sia largamente ispirato alle esperienze e alla figura di Inge Genefke, che appare nel documentario, la fondatrice di IRCT, International Rehabilitation Council for Torture victims, organizzazione danese che si occupa appunto di dare assistenza alle vittime di torture.

La Coixet intervista alcuni membri dell'organizzazione, che a loro volta introducono alcuni "clienti", come li chiamano loro, vittime di tortura che sono stati assistiti da loro: Achana, indiana, torturata a Calcutta, unica indiana che ha avuto il coraggio di denunciare i suoi aguzzini (vincendo la causa), Hussein, sindacalista turco torturato in Turchia, poi fuggito in Grecia e da lì in Danimarca, dove si è ricostruito una vita e si occupa di ragazzi problematici in una scuola, dopo di che si "trasferisce" a Sarajevo dove, guidati da un altro membro dell'organizzazione, fa la conoscenza di alcuni personaggi che sono stati nei campi di concentramento della ex Jugoslavia durante la guerra, come a dimostrare che la tortura esiste molto, molto vicino alle nostre case.

Documentario molto bello, girato con tocco delicato e partecipe, segno tangibile del fatto che, se si vuole, si può fare televisione "alta" e intelligente.


20091029

gira mondo


Mondo - di Tony Gatlif 1995


Giudizio sintetico: si può vedere


Mondo è un bambino curioso, e un giorno arriva in città. Non si sa da dove viene, non ha genitori, non ha nessuno; non sa leggere, non sa scrivere, non va a scuola. Però è gentile con tutti, e piano piano, tutta la città, senza accorgersene, non sa più fare a meno di lui.


Tratto da un racconto di Jean-Marie Gustave Le Clézio e girato tra Nizza e Mentone, Mondo, pur essendo una favola, sposa perfettamente le tematiche rom, vagabonde e nomadi di Gatlif, e ci mette in guardia dalla diffidenza verso "il diverso"; di questi tempi ce n'è bisogno.

Mano leggera e soprattutto poetica, direzione degli attori, piuttosto sconosciuti, perfetta (il bambino che interpreta Mondo, Ovidiu Balan, che ritroveremo in Gadjo Dilo - Lo straniero pazzo di Gatlif, è spettacolare, ma non solo lui), ci regala alcuni personaggi indimenticabili e leggiadri: è un peccato quando scompaiono. E a quel punto, anche la Terra se ne accorge...

20091028

arg/uru/bra/par ott 09 - 175


Appunti sparsi:
-a Bs As va fortissimo il dog-sitter. Soprattutto nei grandi (e bellissimi) parchi, se ne trovano a dozzine. Meglio loro dei turisti che si precipitano a fargli foto dai finestrini dei bus dei City Tour, come se non ne avessero mai visto uno.
-Dietro a me, sul bus del City Tour, sono capitati 6 italiani nordisti di mezza etá (quindi poco piu' anziani di me). Quando la guida ha sbuffato perché vicino a Plaza de Mayo c'era "la solita" protesta che interrompeva una strada (erano portuali), uno di loro per fare una battuta simpatica ha detto che erano quelli dell'UDC. Ormai il PD non lo considerano piu'. Se vi puó rincuorare, non capivano una parola di spagnolo e neppure di inglese, tra di loro c'era una che fingeva di capire, e per questo stavano per scendere alla fermata piu' lontana dal loro albergo. E se pensate che li abbia aiutati, vi sbagliate. Purtroppo, la guida gli é andata incontro. Spero si siano persi.
-In Argentina, complice il cambio, ci sono frotte di turisti brasiliani. E brasiliane. Chi pensa che le brasiliane siano tutte fighe, si sbaglia.
-Se volete pronunciare pizza come gli argentini, dite PIXA. La fugazza è una sorta di pizza senza niente (Vi dice niente? Praticamente é genovese, ed é la focaccia) ma solo con cipolla (esiste una variante anche con la mozzarella), e la fainá non é un animale, bensì una sorta di farinata, come la farinata genovese (e la torta di ceci livornese). Non c'é l'equivalente del 5 & 5. Dovremmo pensarci. Io e la mia amica stiamo pensando a delle cabañas sul Lago Puelo, Chubut, Argentina. Per spostarmi mi compro un pick up vecchio di 20 anni, e lei un pulmino Wolksvagen. Voi?
-Ormai in tutte le grandi cittá, ma anche in quelle piccole, le ragazze soprattutto camminano con le cuffie dei loro aipod nelle orecchie. E' un peccato. Come facciamo a dire loro parole galanti, a sussurrar loro complimenti divertenti? Come dite? Non ne siamo mai stati capaci, quindi si sono messe le cuffie tutte insieme?

Nella foto: un aipod su tacchi, nella peatonal.

arg/uru/bra/par ott 09 - 174


Questa é molto bella. Se qualcuno di voi ha visto La notte delle matite spezzate, deve sapere che l'originale é La noche de los lápices, dove lápices sta per gli studendi che si opponevano al regime, che si era installato con un golpe.

arg/uru/bra/par ott 09 - 173


Aspettando l'autobus, in Avenida de Mayo.

arg/uru/bra/par ott 09 - 172

L'obelisco.

arg/uru/bra/par ott 09 - 171


arg/uru/bra/par ott 09 - 170


...Casa Rosada (sede governativa).

arg/uru/bra/par ott 09 - 169


Protesta "fissa" dei reduci delle Malvinas (Falkland) in Plaza de Mayo, davanti alla....

arg/uru/bra/par ott 09 - 168