No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20171022

Polvere

Ash - Ibeyi (2017)

Secondo disco, che esce a due anni e mezzo di distanza dal debutto omonimo, per il duo franco-cubano (con origini nigeriane e venezuelane) formato dalle gemelle Lisa-Kaindé Diaz e Naomi Diaz. Pitchfork le accosta, tra gli altri, a Solange Knowles, a me ricordano moltissimo le Zap Mama, ma le Diaz sono musicalmente un viaggio bellissimo attraverso la world music ed il girl power (in No Man Is Big Enough for My Arms, uno dei due spoken-word del disco, usano un discorso di Michelle Obama). Belle, pensanti, dotatissime, pensare che abbiano "solo" 22 anni mette quasi paura. Partecipazioni eterogenee ma interessantissime (Kamasi Washington, Meshell Ndegeocello, Mala Rodrìguez, Chilli Gonzales), disco intenso e raffinato, splendida conferma che due stelle sono nate, e stanno brillando.



Second album, after two years and a half away from the debut with their same name, for the Franco-Cuban duo (with Nigerian and Venezuelan origins) composed by female twins Lisa-Kaindé Diaz and Naomi Diaz. Pitchfork write that they reminds, amongst others, Solange Knowles, to me, instead, they let come into my mind the Zap Mama, but the Diaz twins are a beautiful musical journey through world music and girl power (in "No Man Is Big Enough for My Arms", one of the two spoken-word of the album, uses a speech by Michelle Obama). Beautiful, thinking, very gifted, thinking that they have "only" 22 years almost put fears in you. Heterogeneous but interesting contributions (Kamasi Washington, Meshell Ndegeocello, Mala Rodriguez, Chilli Gonzales), an intense and refined record, stunningly confirms that two stars are born and are shining.

20171020

Essere l'unica

Dua Lipa - Dua Lipa (2017)

Tralasciamo il fatto che dopo Rita Ora, scoprire che pure Dua Lipa, modella prima di essere cantante, è di origini kosovare/albanesi (seppur nata a Londra, da due genitori kosovari, e poi tornata in Kosovo per qualche anno, quando lei aveva già 13 anni), riporta in auge la gita a Pristina. Parliamo di musica.
Il genere non è propriamente quello che amo di più, probabilmente se i Manowar venissero a sapere che ascolto anche Dua Lipa mi giustizierebbero sull'altare del True Metal, ma, invitato dall'amico Filo e sostenuto da Beach, mi sono informato e sono passato all'ascolto. Beh, anche se in parte si può dire che è una raccolta dei suoi singoli, pubblicati dal 2015 fino ad oggi, su questo disco non c'è un pezzo brutto nemmeno pagando. E si, siamo d'accordo, è pop, ma che classe, e che voce (ditemi se su Thinking 'Bout You non vi ricorda Amy Winehouse)! C'è da notare anche che la signorina mette mano alla scrittura su tutti i pezzi (immagino sui testi), e che naturalmente ci sono ospiti importanti (Chris Martin nel duetto Homesick, e Grimes sulla bonus track Dreams, ma questi sono solo i più famosi, almeno per me), oltre ad uno stuolo infinito di produttori, songwriter e backing vocals. Di tutte le influenze che Dua (tra l'altro, figlia d'arte, il padre, Dukagjin Lipa è un cantante, pare abbastanza famoso in patria) cita, si sente forte quella di Pink



Let's consider that after Rita Ora, finding out that Dua Lipa, model before being a singer, is Kosovar / Albanian origin (though born in London, by two Kosovar parents, and then returned to Kosovo for a few years when she had already 13 years old), the tour in Pristina come back on the priority. That being said, let's talk about music.
The genre is not exactly what I love most, probably if the Manowar heard that I've been listening also Dua Lipa, they probably sacrifice me on the altar of True Metal, but, invited by my friend Filo and supported by Beach, I started to collect information, and then I started to listen. Well, although part of it can be said that it's a collection of her singles, published from 2015 to date, on this record there is not a bad song even paying. And yes, we agree, it is pop, but what class, and what a voice (tell me if, on Thinking 'Bout You, don't remind you Amy Winehouse)! It is also worth noting that the young lady puts hand in writing on all the tracks (I guess on the lyrics), and of course there are important guests (Chris Martin in duo "Homesick", and Grimes on the bonus track "Dreams", but these are just the most famous, at least for me), as well as an endless array of producers, songwriters and backing vocals. Of all the influences that Dua (among other things, art daughter, her father, Dukagjin Lipa, is a rock singer, seems quite famous at home) cites, it feels strong that of Pink.

20171019

Il racconto dell'ancella

The Handmaid's Tale - Di Bruce Miller - Stagione 1 (10 episodi; Hulu) - 2017

Una donna sta scappando, alcuni uomini armati la inseguono. Lei è con sua figlia, suo marito è scomparso. Viene catturata, e separata dalla piccola. La rivediamo in abiti strani e castigati, viene chiamata Offred (Di Fred), è un'ancella, una serva, nella casa del comandante Fred Waterford. L'equilibrio, almeno in questa parte del mondo, è decisamente cambiato. Offred si reca a fare compere, le ancelle (Handmaid) devono essere in coppia: la compagna di Offred è Ofglen. Durante il loro cammino, passano davanti ad un muro usato per le impiccagioni. I motivi sono vari: essere gay, ebrei, cattolici, aver lavorato in una clinica per gli aborti. Con alcuni flashback, assistiamo all'indottrinamento delle ancelle. Una donna istruttrice (si chiamano Zie), Zia Lydia, spiega loro la diminuzione vertiginosa dei tassi di natalità, spiega che loro sono "speciali", e che stanno servendo uno scopo biblico. All'ingresso nell'aula, Offred nota una compagna di Università, Moira. Un'altra allieva, Janine, risponde in modo sarcastico a Zia Lydia, e per tutta risposta la Zia le cava letteralmente un occhio. Tornati all'oggi, assistiamo al tentativo di inseminazione, da parte del comandante, di Offred. Offred giace tra le gambe della moglie del comandante, Serena Joy. Il giorno seguente, le ancelle sono riunite in uno spazio aperto, dove Zia Lydia le informa che un uomo ha violentato un'ancella incinta. Come punizione, le ancelle hanno il permesso di picchiare l'uomo fino alla di lui morte. Janine dice a Offred che Moira è morta. Lungo la strada di ritorno a casa, Ofglen dice a Offred che una volta lei aveva una moglie e un figlio, e la avverte che nella casa dove vive c'è un Occhio (Eye, una spia). Grazie ad una voce fuori campo, Offred ci rivela il suo vero nome, June, e la sua intenzione di sopravvivere per ritrovare sua figlia.


E' bellissima quanto angosciante ed inquietante, la prima stagione di questa serie tv, tratta dal best seller (titolo omonimo) di Margaret Atwood del 1986, libro pluripremiato, già trasporto al cinema e a teatro, e adesso in tv, dove ha fatto incetta di Emmy all'ultima edizione. Ci ricorda come può essere davvero il fondamentalismo, l'estremismo, la schiavitù in tempi moderni, gli eccessi ai quali può condurre seguire un libro considerato sacro, alla lettera. Gli effetti collaterali sono tra l'altro estremamente attuali: l'estremizzazione generata e conseguente alla fondazione dell'immaginaria Repubblica di Gilead, dittatura militare teonomica, sui resti degli USA dilaniati da una guerra civile e dal successivo governo, porta molti cittadini alla fuga verso il Canada: quello che accade al di là della frontiera vi ricorderà l'attualità europea (al contrario). Da non perdere. 


Margaret Atwood's Best Seller (1986), a prize-winning book, already a film and theater opera, is now one of the most exciting and disturbing TV series. The Handmaid's Tale won a lot of Emmys at the latest edition. It reminds us that fundamentalism, extremism, slavery in modern times, excesses to which it can lead to follow a book considered sacred to the letter. The side effects are, among other things, extremely current: the extremism generated and resulting from the foundation of the imaginary Republic of Gilead, theonomic military dictatorship, on the remains of the US disbanded by a civil war and the subsequent government, causes many refugees, citizens that flee to Canada: what happens across the border will remind you of European topicality (on the contrary). Not to be missed.

20171018

Tessuto tre volte

Thrice Woven - Wolves in the Throne Room (2017)

E così, con il loro sesto album, la band originaria di Olympia, Washington, adesso un trio in pianta stabile con l'ingresso ufficiale del chitarrista Kody Keyworth (oltre ai fratelli Nathan e Aaron Weaver, voce/chitarre e batteria/sintetizzatori, ideatori e fondatori della band), tornano al black metal (nel loro caso, preceduto dall'aggettivo atmospheric, e devo dire, a ragione), dopo la parentesi ambient di Celestite del 2014. Naturalmente, se non siete propriamente dei fan, non dovete aspettarvi il classico blast beat continuativo, e neppure droni a non finire. Vi basti pensare che il disco è composto da 5 tracce, due delle quali hanno come ospite alla voce Anna Von Hausswolff (Born from the Serpent's Eye, Mother Owl, Father Ocean), e una vede Steve Von Till alla voce e alla chitarra acustica (The Old One Are With Us). I Wolves in the Throne Room sono ormai una istituzione della musica estrema, per la perizia tecnica ma soprattutto per la creatività che sono riusciti ad infondere ad un genere tendente a ripiegarsi su se stesso. C'è epicità e quel senso folk inteso di rispetto per la Madre Terra, brutalità biblica messa in musica, e un'aggressività controllata che rende questo disco, l'ennesimo prodotto che dimostra quanto il black metal sia diventato arte più che intrattenimento.



And so, with their sixth album, the band from Olympia, Washington, now a staunchly established trio, with the official entrance of guitarist Kody Keyworth (in addition to Nathan and Aaron Weaver brothers, vocals / guitars and drums / synthesizers, creators and founders of the band), returns to black metal (in their case, preceded by the adjective "atmospheric", and I must say rightly) after the ambient parenthesis with Celestite, in 2014. Of course, if you're not really a fan, you do not have to wait the classic continuous blast beat, and even endless drones. Just think that the record is made up of five tracks, two of which are hosted by Anna Von Hausswolff ("Born from the Serpent's Eye", "Mother Owl, Father Ocean"), and one sees Steve Von Till to voice and acoustic guitar ("The Old One Are With Us"). The Wolves in the Throne Room are now an institution of extreme music, for technical expertise, but above all for the creativity they have been able to infuse to a genre that tends to fall back on itself. There is epic and meaningful folk sense of respect for Mother Earth, biblical brutality put into music, and a controlled aggressiveness that makes this record, the latest product that shows how black metal has become more art than entertainment.

20171017

Non uniforme

Ununiform - Tricky (2017)

Recensioni contrastanti per questo tredicesimo disco di uno dei fondatori del trip hop, ma a me pare che il ragazzo (c'ha 49 anni...) di Knowle West, Bristol, abbia ancora idee da vendere, e sia in ottima forma come compositore. Aiutato ai suoni (co-engineer) nientemeno che da Jay-Z, Tricky si contorna di voci femminili bellissime (Mina Rose, Avalon Lurks, Terra Lopez, Francesca Belmonte, e l'immancabile ex fidanzata Martina Topley-Bird) e di un paio di rapper russi (Scriptonite e Smoky Mo, il disco è stato concepito proprio a Mosca), fa fare perfino una bella figura ad Asia Argento (backing vocals su Wait for Signal) e rifà Doll Parts (ribattezzandola semplicemente Doll) delle Hole, oltre a 10 pezzi originali (beh, non esattamente, New Stole con la Belmonte è un remake di Stole, composto sempre da Tricky pochi anni fa proprio per lei) più un paio di "intermezzi" (Obia Intro e l'irresistibile Bang Boogie). Quel che ne esce è a mio parere un ottimo disco, dove Tricky conserva quel suo distintivo suono cupo e claustrofobico, ma dimostra di poter stare al passo coi tempi, e di essere capace di inglobare ogni tipo di influenza.



I read complete controversial comments on this thirteenth disc of one of the founders of the trip hop, but I think the guy (he's 49 today...) of Knowle West, Bristol, still has ideas for sale, and is in great shape as a composer. Helped on the sounds (co-engineer) no less than by Jay-Z, Tricky surrounds himself with beautiful female voices (Mina Rose, Avalon Lurks, Terra Lopez, Francesca Belmonte and the inevitable ex-girlfriend Martina Topley-Bird), of a couple of Russian rappers (Scriptonite and Smoky Mo, the album was originally conceived in Moscow), it also features reserve a good treatment to Asia Argento (backing vocals on "Wait for Signal") and cover "Doll Parts" (simply rewritten as Doll) of the Hole, over 10 original tracks (well, not exactly, "New Stole" with Belmonte it's a remake of "Stole", written still from Tricky for Belmonte's debut some years ago), plus a couple of interludes ("Obia Intro" and the irresistible "Bang Boogie"). What comes out is, in my opinion, a very good record, where Tricky keeps that distinctive sounds, dark and claustrophobic, but proves to be able to keep up with the times, and to be able to embed in any kind of influence.

20171016

Cinque

V - The Horrors (2017)

Gli inglesi di Southend-on-Sea, per arrivare al quinto disco, hanno percorso un tracciato che li ha portati dal garage punk-rock ad una sorta di affascinante ambient pop, che naturalmente si porta dietro tutte le altre loro influenze (shoegaze, goth, perfino il trip-hop di Manchester). V, uscito da qualche settimana, sfodera una copertina che ha generato qualche polemica di plagio (opera di Erik Ferguson, che è stato accusato di aver plagiato lavori di Jesse Kanda), e un campionario di canzoni che riecheggiano perfino i Simple Minds (ascoltate World Below e ditemi cosa vi ricorda...se avete tra i 45 e i 55 anni) e gli Human League, e comunque tutto quel momento di post new wave degli anni '80, naturalmente innestato su tutte le influenze sopra citate. Onestamente, non mi esaltano particolarmente, e trovo l'ascolto piuttosto piatto, non brutto ma senza nessun picco particolare.



The Southend-on-Sea Britons, to arrive at the fifth album, went along a track that took them from the punk-rock garage to a sort of fascinating ambient-pop, which of course brings back all their other influences (shoegaze, goth, even the Manchester trip-hop). V, released from a few weeks, with a cover that has generated some controversy of plagiarism (cover by Erik Ferguson, who was accused of plagiarism toward Jesse Kanda's work), and a bunch of songs that even remind the Simple Minds (listen to "World Below" and tell me what to remind you ... if you are between the age of 45 and 55) or the Human League, and in any case all that post new wave of the 1980's, naturally grafted on all the aforementioned influences. Honestly, they do not excel me particularly, and I find rather flat listening, not ugly but without any particular spike.

20171015

Sotto copertura

Under Cover - Motorhead (2017)

Odio lo sfruttamento intensivo dei morti, cosa che gli eredi e le case discografiche, al contrario, amano. Lo sfruttamento di Lemmy da morto è già cominciato l'anno passato con il live Clean Your Clock, del quale parleremo più avanti, e continua con questa raccolta di cover, contenente 11 pezzi, dei quali 8 già pubblicati su vari dischi tributo (Hell Bent Forever, Twisted Forever, Metallic Attack) o su loro dischi (We Are Motorhead, March or Die, Bastards, Bad Magic), un "mezzo" inedito (una versione alternativa di Starstruck, rispetto a quella pubblicata su This Is Your Life, tributo a Ronnie James Dio del 2014, ma sempre con Biff Byford dei Saxon alla voce), e due pezzi totalmente inediti: Heroes di Bowie, e Rockaway Beach dei Ramones. A parte i brividi di sentire una signature song (non solo di un artista, ma forse anche di una generazione) di un mostro sacro, ri-suonata da altri mostri sacri (seppur di nicchia, una nicchia però piuttosto ampia), il disco, seppur godibile, non aggiunge niente alla storia dei Motorhead, ma ci ricorda tutti i loro limiti, insieme ai loro pregi: confinati dentro un genere ben definito, un genere che però loro stessi hanno contribuito enormemente a definire.



I hate intensive exploitation of the dead, thing which heirs and record company, on the contrary, they love. The exploitation of Lemmy's death has already begun the past year with the live record "Clean Your Clock", of which we will talk later on, and continues with this collection of covers, containing 11 tracks, of which 8 have already been released on various tribute records ("Hell Bent Forever", "Twisted Forever", "Metallic Attack") or their own records ("We Are Motorhead", "March or Die", "Bastards", "Bad Magic"), one "half" unreleased (an alternate version of "Starstruck", compared to that published on "This Is Your Life" tribute to Ronnie James Dio of 2014, but always with Saxon's singer Biff Byford), and two totally unreleased tracks: Bowie's "Heroes", and Ramones' "Rockaway Beach". Apart from the chills of hearing a signature song (not just of an artist, but perhaps of a generation) of a sacred monster re-played by other sacred monsters (albeit from a niche, but a niche though rather wide), the album, though enjoyable, adds nothing to the story of Motorhead, but remembers all of their limitations, along with their merits: confined within a well-defined genre, a genre of which, however, they had contributed enormously to its own definition.

20171013

Tutta la luce sopra

All the Light Above It All - Jack Johnson (2017)

A Jack Johnson gli si vuole bene, e non solo perché la leggenda vuole che abbia salvato Eddie Vedder dall'annegamento (in realtà pare non sia vero, Ed ha rischiato di annegare mentre era in canoa col padre di Jack, e fu salvato da pescatori locali), ma perché è simpatico, non appare molto, è un ambientalista convinto e fa canzoni carine. Stavolta, con la copertina, si è superato: ha raccolto un po' di tutta la plastica che il vortice subtropicale del Nord Pacifico accumula sulle spiagge hawaiane, e ha composto un'opera d'arte (usata anche per il video). Le liriche sono ispirate all'elezione di Trump (My Mind Is for Sale, Gather), e contro la sua fissazione di erigere muri, e naturalmente a proposito dell'inquinamento senza limiti e del riscaldamento globale (Fragments, Subplots). Insomma, lodevole, se non fosse che ormai da anni, a livello musicale compone sempre lo stesso disco, le stesse canzoni, le stesse melodie, gli stessi giri di chitarra. Leggeri tentativi di fare qualcosa di diverso su My Mind Is for Sale e Gather, ma, per gli appassionati, non abbiate paura, niente di troppo lontano da quello a cui JJ ci ha abituato.



We love Jack Johnson, and not just because the legend wants he saved Eddie Vedder from drowning (actually it does not seem true, Ed risked drowning while he was in canoe with Jack's father, and was rescued by local fishermen), but because he is nice, he does not appear in public very much, he is a persuasive environmentalist and makes cute songs. This time, with the cover of the album, he overpassed himself: he picked up some of the plastic that the North Pacific Gyre accumulates on the Hawaiian beaches, and made up a work of art (also used for video). The lyrics are inspired by Trump's selection ("My Mind Is for Sale", "Gather"), and against his fixaction to build walls, and, of course, about unlimited pollution and global warming (Fragments, Subplots). In short, laudable, if not for years, he always makes the same disc, the same songs, the same melodies, the same guitar riffs. Slow attempts to do something different on "My Mind Is for Sale" and "Gather", but for fans, do not be afraid, nothing too far from what JJ has got to used to.

20171012

Prigioniero

Prisoner - Caparezza (2017)

Settimo album per Caparezza. Le note ci dicono sia frutto di una "profonda crisi interiore" vissuta dall'artista, e Michele Salvemini (Caparezza) si è divertito, giocando sul dualismo tra 7 (le lettere del suo nome, Michele) e 9 (le lettere del suo nome d'arte, Caparezza), che ritroviamo nel titolo, a trovare pure dei sottotitoli ad ogni pezzo del disco, uno di 7 e uno di 9 lettere. I testi quindi seguono un concept, che parte appunto dalla crisi, durante la quale Capa ha riflettuto sulla sua condizione di prigioniero della propria dimensione mentale, e percorrono un sentiero di un colpevole (reato, pena, ora d'aria, rivolta, evasione, latitanza, e altri passaggi in mezzo). Testi quindi con il solito impegno, ma senza perdere il sorriso, atmosfere in bilico tra il divertimento, la presa in giro e l'incazzatura, e a livello musicale si spinge sul buon rap misto alla solita buona dose di rock, fornita dalla ottima backing band.
Ospiti di un certo livello: John De Leo, DMC, Max Gazzé, per un disco che ci ricorda che Caparezza è vivo e lotta insieme a noi. Peccato che, almeno a mio modesto giudizio, mi sembra si sia un poco adagiato su uno standard. Il confronto, ad esempio, con Il sogno eretico (senza andare troppo indietro nel tempo), anche a livello musicale, mi appare impietoso, seppure personalmente, continui a portare il massimo rispetto per il rapper pugliese.



Seventh album for Caparezza. The notes tell us it is the result of a "deep inner crisis" experienced by the artist, and Michele Salvemini (Caparezza) had fun, playing on dualism between 7 (the letters of his name, Michele) and 9 (the letters of his stage name, Caparezza), which we find also in the album title, also find subtitles for each track of the disc, one of 7 and one of 9 letters. The lyrics then follow a concept that starts from the crisis, during which Capa reflected on his condition of imprisonment of his mental dimension, and walked along a path of guilty (crime, punishment, yard time, revolt, escape, lam, and other steps in between). So with the usual commitment, but without losing the smile, mood suspendend between fun, jokes and anger, and at musical level, it moves on the good rap to the usual good dose of rock, provided by the excellent backing band .
Guests of a certain level: John De Leo, DMC, Max Gazzé, for a record that reminds us that Caparezza is alive and struggling with us. Too bad, at least in my humble opinion, it seems to me a bit lying on a standard. The comparison, for example, with "Il sogno eretico" (without going too far back in time), even at the musical level, seems pitiless, though personally, I keep the highest respect for the Apulian rapper.

20171011

Dico a una mosca

I Tell A Fly - Benjamin Clementine (2017)

Diciamoci la verità, la musica ha sempre avuto bisogno di personaggi di questo tipo. Non voglio dilungarmi troppo, ma cercate in rete e leggetevi la storia della vita di questo 28enne originario di Crystal Palace, Londra. Affascinante. 
La prima volta che mi sono avvicinato alla sua musica, ascoltando il precedente At Least For Now, ho pensato a Antony Hegarty, probabilmente per la propensione alle atmosfere quasi teatrali. Ma devo dire che ascoltando in maniera un po' più approfondita questo suo nuovissimo I Tell A Fly, ci sono un sacco di cose belle, influenze fra le più disparate, inusuali, bellissime canzoni con strutture non ortodosse, e naturalmente, testi incredibilmente elaborati.
C'è veramente di tutto, nella musica e nell'approccio di Benjamin Sainte-Clémentine, come notano grandi critici musicali e alcuni grandi musicisti (David Byrne, Paul McCartney). Vagamente Rufus Wainwright, un fortissimo senso di grandeur, Nina Simone, Léo Ferré, Edith Piaf, tocchi di piano ispirati da Satie e Debussy, ma non solo, influenze che vanno dai cantautori italiani alla soul music, dall'operetta ai grandi chansonnier francesi, dai grandi cantanti classici a Nick Cave e Tom Waits. E poi, le influenze letterarie e poetiche, lui, ex senza tetto ma avido lettore fin da bambino. E una personalità che, senza dubbio, non passa inosservata. 
Un disco sicuramente lontanissimo dal pop, interessantissimo, per un artista del quale sentiremo parlare molto.



Let's tell the truth, music always needed such characters. I do not want to go too far, but have a look into the web and read the story of the life of this 28-year-old native of Crystal Palace, London. Fascinating.
The first time I listened to his music, with the previous "At Least For Now", I thought of Antony Hegarty, probably because of the propensity to the almost theatrical atmospheres. But I must say that by listening a bit more in-depth to this brand new "I Tell A Fly", there are a lot of beautiful things, influences of the most disparate, unusual, beautiful songs with non-orthodox structures, and of course, incredibly elaborate texts.
There is really everything in the music and in Benjamin Sainte-Clémentine's approach, as some great music critics and some great musicians (David Byrne, Paul McCartney) notes. Vaguely Rufus Wainwright, a very strong sense of grandeur, Nina Simone, Léo Ferré, Edith Piaf, touches of piano inspired by Satie and Debussy, but not only; influences ranging from Italian songwriters to soul music, operetta to great French chansonniers, from great classical singers to Nick Cave and Tom Waits. And then, the literary and poetic influences, he, formerly homeless but avid reader since childhood. And a personality that, without a doubt, does not go unnoticed.
An album definitely far from pop, very interesting, by an artist which, in the future, will be very famous.

20171010

Il filo del rasoio

The Razor's Edge - AC/DC (1990)

Qualche settimana fa, mentre attendevo che gli Arch Enemy mettessero piede sul palco del Cvetlicarna di Lubiana, Slovenia, è stato alzato il volume dei diffusori del locale, che naturalmente diffondevano musica heavy rock, ed è partita Thunderstruck degli ACDC, e vista la reazione del pubblico presente, simile a quella alla quale assistetti nel lontano 1984 (quella volta era Touch Too Much la causa scatenante), ho deciso di andarmi a ripescare The Razors Edge, album dal quale la canzone è tratta, e in seguito, di parlarvene.
Undicesimo album internazionale, l'album in questione arriva dopo alcuni dischi deludenti, un calo di popolarità, e vicissitudini varie, e riporta la band ai vertici, trainato da una serie di singoli irresistibili, il primo dei quali fu proprio Thunderstruck, seguito da Moneytalks e, più tardi, da Are You Ready. Il disco è effettivamente roccioso come alcuni storici predecessori, e dimostra il ritorno ad un songwriting convincente. Il lavoro di Angus e Malcolm alle chitarre è all'altezza e con qualche chicca (ancora una volta, il riff iniziale di Thunderstruck, come racconta Angus, arrivato per caso mentre armeggiava sulla sei corde), così come quello di Brian alla voce. Alla batteria c'è il veterano Chris Slade, che si riunirà alla band anche negli anni recenti, che prende il posto del dimissionario Simon Wright (che passò con la band di Dio), e tutto fila liscio, completando la sezione ritmica con l'affidabile Cliff Williams.
Qualche curiosità in più: il titolo non è un errore (razor's), bensì un modo di dire dei contadini britannici quando, durante una bellissima giornata di sole, improvvisamente appaiono nuvoloni neri all'orizzonte. Angus dichiarò che gli sembrava un grande titolo allora, e stava a rappresentare l'incertezza dell'ordine mondiale, anche se tutti pensavano che, caduto il Muro di Berlino, tutto sarebbe stato "fun and games, and party every night".
Il pezzo Mistress for Christmas fu invece scritto pensando a Donald Trump, e al dualismo tra Ivanka e l'allora amante di Donald.
Tornando alla musica, oltre ai singoli già citati, buone Fire Your Guns, Rock Your Heart Out, The Razors Edge, Got You by the Balls.



A few weeks ago, while waiting for the Arch Enemy to set foot on the Cvetlicarna stage in Ljubljana, Slovenia, the volume of the speakers, that were spreading obviously heavy rock music, were increased, and "Thunderstruck" by ACDC started, and given the reaction of the public present, similar to the one I watched in 1984 (that time, the trigger cause was Touch too Much) during the waiting for an Iron Maiden plus Motley Crue concert, I decided to come back and re-listen "The Razors Edge", the album from which the song is taken, and then writing about it.
ACDC's eleventh international album, the album in question comes after some disappointing albums, a drop in popularity, and various vicissitudes, and brings back the band to the tops, driven by a series of irresistible singles, the first of which was indeed "Thunderstruck", followed by "Moneytalks" and later on by "Are You Ready". The record is actually rocky like some predecessors, and demonstrates the return to a convincing songwriting. The work of Angus and Malcolm on the guitars is remarkable, with some pearls (once again, Thunderstruck's initial riff, as Angus tells, arriving by chance while he was fuckin' around on the six strings), as did Brian's voice. The drummer is the veteran Chris Slade, who will be reunited with the band in recent years, replacing the resigned Simon Wright (who switched to the band of Dio), and everything goes smooth, completing the rhythm section with the reliable Cliff Williams.
Some extra curiosity: the title is not a mistake (razor's), but a figure of speech by Britain peasants when, on a beautiful sunny day, suddenly black clouds appear on the horizon. Angus declared that he looked like a great title at the time, and was representing the uncertainty of world order, even though everyone thought that, after the fall of the Berlin Wall's, the life ahead would have been "fun and games, and party every night."
"Mistress for Christmas" was written thinking of Donald Trump, and the dualism between Ivanka and then Donald's lover.
Returning to the music, in addition to the aforementioned singles, good songs also "Fire Your Guns", "Rock Your Heart Out", "The Razors Edge", "Got You by the Balls".

20171009

Groot-Bijgaarden (Belgio) - Settembre 2017

Lunedì 25 settembre 
Si parte verso le 16,30, direttamente dall'ufficio. Ryanair Pisa-Charleroi, fortunatamente non nella lista dei voli cancellati dalla compagnia low cost che, forse per la prima volta, o forse perché sono in molti che lo vorrebbero, pare in crisi. Volo alle 19,05. Sono in compagnia di L., mio capo locale, nonché già compagno di diverse "avventure" lavorative, in questi ultimi anni. Destinazione Belgio, località Groot-Bijgaarden, più precisamente al Waerboom, un complesso con camere, SPA, saloni per cerimonie e convention, poco fuori Bruxelles (e, disgraziatamente, a ridosso di un'area di servizio di una trafficatissima autostrada). Obiettivo: l'annuale riunione plenaria della Supply Chain del servizio per il quale lavoriamo. In realtà lavoriamo per due servizi diversi, ma questo è quello che potremo definire preponderante. Non scenderò in altri particolari, capisco che non è semplice, sono invitato per uno dei 3/4 lavori che svolgo (non il responsabile dei programmatori delle produzioni, non il responsabile del Back Office, non il trainer della Supply Chain Academy).
Parcheggio, controlli, spuntino, attesa, imbarco, volo e sonnolenza. In momenti come questi io e L. ci rendiamo conto quanto siamo stanchi, veramente tanto. Arrivo in anticipo, durante lo sbarco incontriamo un collega col quale scambiamo qualche battuta, uscita, contatto con l'autista della navetta (una ragazza di Firenze, ricorderete che il servizio che spesso contattiamo è italiano e usa autisti italiani), cena al volo al finalmente riaperto chiosco delle frites subito fuori dall'aeroporto, lato biglietteria bus, incontro con l'autista e con un'altra passeggera (una simpatica anziana piombinese in visita al figlio), attesa del quarto passeggero, un signore polacco. Quando l'equipaggio è completato, si parte, e si, si sonnecchia anche sul minibus, dopo qualche chiacchiera iniziale. Si arriva dopo circa un'ora, sono le 22, e l'autista ci scarica lontanissimi dalla reception, non avendo mai visto il posto, e soprattutto, convinta di lasciare prima gli altri due passeggeri, e invece.
Al check in, sorpresa: non ho una camera. Siamo "da bosco e da riviera", e accettiamo di dormire nella stessa stanza, grande, ma con un solo letto, fortunatamente matrimoniale. Tiro tardi in compagnia di colleghi, tra una birra e un'altra, e un collega belga ma ormai in pianta stabile da anni nel nostro impianto in Bulgaria, collega con il quale condivido il giorno del compleanno, mi assicura che si inventerà qualcosa per invitarmi in Bulgaria per lavoro, in modo che possiamo festeggiare il compleanno insieme. Non so se la cosa si avvererà, ma la serata prende comunque una piega decisamente divertente, tra aneddoti di lavoro e battute.
Martedì 26
Programma che prende tutta la giornata, dalle 8,30 in poi. Resoconti dell'anno passato, presentazione di nuovi progetti. Ci sono persone da tutto il mondo, colleghi statunitensi (uno è anche il mio compagno di viaggi nella Academy), nuovi ingressi, colleghe brasiliane, colleghi asiatici. Alle 17 fine dei lavori e passaggio ad un'oretta defatigante con una specialista di body language, una sessione divertente che non aggiunge granché alle nostre conoscenze, ma fornirà spunti di battute anche il giorno seguente. Cena tutti insieme, e come al solito ci si trattiene fino ad una certa ora bevendo, chiacchierando, fraternizzando. La sorpresa è che stanotte avrò una camera per conto mio. 
Mercoledì 27
Inizio dei lavori alle 8, e scaletta che prende fino alle 12. Alle 12 pranzo in piedi, e alle 13 io ho una riunione telefonica (Supply Chain Academy), dove scopro che non avrò impegni fino all'anno nuovo, e un po' mi dispiace, ma anche che il collega francese J. è stato scelto per supportare l'esile squadra asiatica (solo una persona), e quindi andrà una settimana in Corea del Sud in Novembre, anche se inizialmente noi dovevamo rimanere nel perimetro europeo. Sono contento per lui perché se lo merita, e questo deve essere un altro obiettivo da perseguire, per me. Finita la call mi unisco ad un'altra riunione che il nostro capo europeo Supply Chain ha convocato, anche se molti devono abbandonare a partire dalle 15. Terminato questo impegno, a noi non rimane che attendere la chiamata dell'autista, programmata per la 16, per il ritorno a Charleroi aeroporto. Chiamata in orario, l'autista è la stessa di due giorni prima, salutiamo i rimasti e ci avviamo. Oggi siamo gli unici passeggeri, e c'è un po' di traffico, ma siamo all'aeroporto prima delle 18, e quindi, visto che il volo è alle 21, abbiamo tempo per staccare un po' (anche se mail e telefonate di lavoro, soprattutto per L., non si possono evitare), berci qualche birra, guardarci intorno, e fare qualche programma comune. Mangiamo pure qualcosa, e poi ci avviamo ai controlli. Passati quelli, rituale acquisto di cioccolatini da riportare alla squadra, attesa della comunicazione del gate di partenza, incontriamo un collega, ci imbarchiamo. Non si dorme, e si arriva in orario. 


Come sempre, verso la mezzanotte siamo a casa. Domani, come sempre, è un altro giorno. Di lavoro.

20171008

Un oceano pesante

Some Heavy Ocean - Emma Ruth Rundle (2014)

Non c'è niente da fare, artisti come questi, come Emma Ruth Rundle, si possono solo invidiare, di quell'invidia positiva, quella che ti porta magari a farti 1.200 chilometri per vederla in concerto (questa è l'intenzione). Proprio in preparazione di questa piccola impresa, ascoltando il repertorio disponibile come solista, oltre al meraviglioso Marked To Death potreste imbattervi in questo Some Heavy Ocean, del 2014, contenente anch'esso un manipolo di piccoli capolavori di scrittura musicale, quali Arms I Know So Well, Shadows of My Name, Haunted Houses e Run Forever, ed altri gioielli più oscuri quali ad esempio Living With the Black Dog. La voce, densa di favolose sfumature e al tempo stesso portatrice di un minimo di sofferenza esistenziale, gli arrangiamenti poco appariscenti ma al posto giusto nel momento giusto, le trame di chitarra di ottima fattura, e, scusate se mi ripeto, canzoni scritti in modo impeccabile. Non lasciatevela scappare, almeno come ascolto.



There is nothing to do, artists like these, like Emma Ruth Rundle, you can only envy them, of that positive envy, the one that maybe makes you run 1,200 kilometers to see her in concert (this is the goal). Just in preparation for this small achievement, listening to the repertoire available as a soloist, beyond the marvelous "Marked To Death", you might come across this "Some Heavy Ocean" of 2014, which as its following, contains a handful of small masterpieces of musical writing, such as "Arms I Know So Well", "Shadows of My Name", "Haunted Houses" and "Run Forever", and other obscure jewels such as "Living With the Black Dog". The voice, dense with fabulous shades and at the same time carrying a minimum of existential suffering, incospicuous arrangements, but in the right place at the right time, the good guitar plots, and, sorry if I repeat, songs written so flawless. Do not let it run away, at least as listening.

20171006

Muse

Musas - Natalia Lafourcade (2017)

Di Natalia Lafourcade vi avevo accennato in occasione di un disco di Kevin Johansen, quindi approfitto dell'uscita di questo suo settimo disco in studio per parlarvene. Immagino che tra di voi ci sia un po' di timore, rispetto alla musica latino-americana, e siccome io non ho questo timore, mi arrogo la responsabilità di spingervi ad osare. Tempo fa vi raccontai come un vecchio disco di Gloria Estefan mi aprì nuovi orizzonti, così come i miei viaggi. Ecco, potreste partire da questa operazione della cantante messicana, per il vostro viaggio personale nella musica latino-americana.
Accompagnata dal duo di chitarre Los Macorinos (Juan Carlos Allende e Miguel Pena), Natalia, dopo l'omaggio ad Agustìn Lara del 2012 con Mujer Divina, mette in musica da una parte un omaggio a grandi artisti non solo messicani (ancora Lara con Te vi pasar, un altro messicano come Roberto Cantoral con Soy lo prohibido, il cubano Frank Domìnguez con Tu me acostumbraste, la grande cilena Violeta Parra con Que he sacado con quererte, e il venezuelano Simòn Dìaz con Tonada de luna llena), dall'altra cinque pezzi suoi, tre composti da sola e due con collaborazioni di giovani promettenti (David Aguilar, Gustavo Guerrero), che non stonano assolutamente, al contrario, si dimostrano all'altezza dei classici. Completano il disco la cover di That's Amore ribattezzata Son amores, ottima, e uno strumentale interamente frutto del lavoro dei Los Macorinos, Vals poético. La partecipazione della mitica Omara Portuondo sul pezzo di Domìnguez è la ciliegina sulla torta, ma dalla prestazione globale capirete quanto è dotata, in quanto a talento, songwriting e sensibilità, questa ancora molto giovane artista messicana.



I mentioned Natalia Lafourcade just talking of a Kevin Johansen album, so I took advantage of the release of her seventh studio album for talking you about her. I imagine that there is some fear among you, compared to Latin American music, and since I do not have this fear, I will take the responsibility to urge you to dare. So long ago I told you how, an old record of Gloria Estefan opened up new horizons to me, just like my travels. Here, you could start from this Mexican singer's operation, for your personal trip to Latin American music.
Accompanied by the Los Macorinos guitar duo (Juan Carlos Allende and Miguel Pena), Natalia, after paying tribute to Agustín Lara in 2012 with "Mujer Divina", puts in music, on one hand for a tribute to not just Mexican artists (still Lara with "Te Vi Pasar", another Mexican like Roberto Cantoral with "Soy Lo Prohibido", Cuban Frank Domìnguez with "Tu Me Acostumbraste", the great Chilean Violeta Parra with "Que He Sacado Con Quererte", and the Venezuelan Simòn Diaz with "Tonada De Luna Llena"), on the other hand, five other tracks, three completely written by herself and two with collaborations of promising young artists (David Aguilar, Gustavo Guerrero), which are not screeching, on the contrary, they are up to the old classics. The cover of "That's Amore", renamed "Son Amores", a great one, and a instrumental entirely made of the work of Los Macorinos, "Vals Poético". The participation of the legendary Omara Portuondo on the song of Domìnguez is the icing on the cake, but from the overall performance you will understand how gifted in terms of talent, songwriting and sensibility, this still very young female Mexican artist.

20171005

Mausoleo

Mausoleum - Myrkur (2016)

Se vi dico che questo disco potrebbe farvi venire la pelle d'oca, a voi credermi oppure no. Avrete capito che Amalie Brunn aka Myrkur è una scoperta recente che mi ha irretito, visto che in breve tempo vi ho parlato dei suoi due dischi in studio M e il nuovo Mareridt. Questo Mausoleum si colloca giusto in mezzo, ed ha una profondità impressionante. Completamente acustico, non lascia spazio per le distorsioni, il black metal o le percussioni, ma rileggendo il suo materiale risalente ai suoi due lavori precedenti (incluso l'EP omonimo del 2014), più una cover di Bathory, Song to Hall Up High, lascia a bocca aperta per l'atmosfera. Registrato nella Tomba Emmanuelle, il mausoleo di Emanuel Vigeland a Oslo, acustica meravigliosa, con la collaborazione del Norwegian Girls Choir e di Havard Jorgensen (ex Ulver) alla chitarra, è un viaggio nordico/medievale dalla bellezza cristallina e innegabile.



If I tell you that this record might give you goose bumps, believe me or not. You've understood that Amalie Brunn aka Myrkur is a recent discovery (to me) that has drive me mad, as I, in brief, talked to you about his two studio albums "M" and the new "Mareridt". This "Mausoleum" stands right in the middle, and has an impressive depth. Completely acoustic, it does not leave room for distortion, black metal or percussion, but re-reading her material from her two previous works (including the omonymous EP from 2014), plus a cover of Bathory, "Song to Hall Up High", leaves it speechless from the atmosphere. Recorded in the "Tomba Emmanuelle", Emanuel Vigeland's mausoleum in Oslo, a wonderful acoustic, with the collaboration of The Norwegian Girls Choir and Havard Jorgensen (ex Ulver) on guitar, is a Nordic / medieval journey with crystal clear and undeniable beauty.

20171004

Luogo buio e freddo

Cold Dark Place - Mastodon (2017)

Nonostante i molti detrattori degli ultimi album, per me anche l'uscita di un EP da parte dei Mastodon è un avvenimento da non trascurare assolutamente. Stranamente, questo quattro pezzi mi dà l'impressione di essere decisamente razionale ed in linea con il percorso che la band di Atlanta, Georgia, sta percorrendo; dico stranamente perché, al contrario, i quattro pezzi sono delle cosiddette outtakes, dei pezzi registrati durante le sessioni di un album e poi non usate per quell'album. North Side Star, Blue Walsh e Cold Dark Place sono dunque state registrate durante la sessioni di Once More 'Round the Sun (2014), mentre Toe to Toes apparteneva a quelle per Emperor of Sand (2017). Quindi, la trovo una mossa intelligente e coerente. Ma non stiamo qui a filosofeggiare: i pezzi sono molto belli, a mio parere, e hanno come comune denominatore di non essere pesantissimi, ma di contenere, almeno in parte, atmosfere acustiche e ritornelli dannatamente orecchiabili. Eppure, la complessità delle composizioni mastodoniane è lì, nei vostri orecchi durante l'ascolto. Coraggiosi cambi di tempo, riff superbi, assoli da ricordare, una compattezza e un livello di stratificazione ammirevole. Quattro pezzi che ne valgono quaranta di molte altre band. Enjoy.



Despite the many detractors of the latest albums, for me the release of a EP by the Mastodon is an event not to be neglected. Strangely, these four tracks give me the impression of being definitely rational and in line with the path that the band from Atlanta, Georgia, is going through; I say strangely why, on the contrary, the four tracks are so-called outtakes of the pieces recorded during an album session and then not used for that album. North Side Star, Blue Walsh, and Cold Dark Place were recorded during the sessions for Once More 'Round the Sun (2014), while Toe to Toes belonged to the ones for Emperor of Sand (2017). So I find it a smart and consistent move. But we are not here to philosophize: the songs are very beautiful, in my opinion, and have as common denominator not to be too heavy, but to contain, at least in part, acoustic atmospheres and damn catchy refrains. Yet, the complexity of the Mastodonesque compositions is there, in your ears while listening. Brave changes of time, superb riffs, solos to remember, a compactness and an admirable layer of stratification. Four songs that worth forty of many other bands. Enjoy.

20171003

Calcestruzzo e oro

Concrete and Gold - Foo Fighters (2017)

Non c'è niente da fare, con certi dischi, con certe band, ti devi semplicemente arrendere. Anche se cerchi di aggrapparti a qualche sbavatura, a qualche recensione cattiva, poi metti su il disco in un momento in cui puoi davvero concentrarti solo sulla musica, senza neppure farti distrarre dai video (e, voi lo sapete meglio di me, con i FF può accadere molto di frequente, di essere distratti tramite i loro video, dalla vera essenza della musica), e in quel preciso momento capisci che per l'ennesima volta, anzi forse andando a migliorare come il vino, hanno fatto di nuovo un gran bel disco.
Tralasciando la storia, la gestazione, le apparizioni (anche curiose), e contestualizzando semplicemente il genere in cui si è sempre mossa la creatura di Dave Grohl, un musicista decisamente molto ispirato, Concrete and Gold è un altro tassello in una carriera che merita il massimo rispetto, si lascia ascoltare con grande piacere, e invita al riascolto immediato. Perché se c'è una cosa che sa fare Grohl, oltre a suonare con discreti risultati chitarra e batteria, è scrivere le canzoni. Dopo che, con i Nirvana, ha contribuito a sdoganare le chitarre distorte, con i Foo Fighters ha ridato dignità al cosiddetto Adult Oriented Rock. Giù il cappello.



There is nothing to do with certain discs, and with certain bands, you just have to give up. Even if you try to cling to some supposed mistakes, to some bad reviews, then, you put it on the record at a time when you can really concentrate on music, without even getting distracted by the videos (and, you know better than me, with the FF can happen very often, be distracted by their videos, from the true essence of music), and at that precise moment you realize that, for the umpteenth time, maybe perhaps going to improve like wine, they have again made a great disc.
Leaving aside the story, the gestation, the guests (even curious), and simply contextualizing the kind of music in which Dave Grohl's creature has always been moving (Dave Grohl, a highly-inspired musician), "Concrete and Gold" is another piece in a career deserving maximum respect, lets itself listen with great pleasure, and invites you to listen again immediately. Because if there is one thing that Grohl can do, in addition to playing enough good the guitar and the drums, this thing is to write songs. After that, with Nirvana, he contributed to clear out the prejudice on distorted guitars, with Foo Fighters he gave back dignity to the so-called Adult Oriented Rock. Down the hat.

20171002

Rheinberg (Germania) - Settembre 2017

Martedì 17 settembre verso le 10 salgo in auto direzione Aeroporto Galilei. Sto andando a Rheinberg, Germania, dove se vi ricordate sono stato già altre volte. La mia superiore, in termini di Back Office, è di base lì, e dato che qualche tempo fa le ho chiesto aiuto per capire come posso suddividere un po' meglio il lavoro nella mia squadra, lei mi ha proposto di farle visita per un paio di giorni, da passare accanto alle due persone della sua, di squadre, cercare di capire le differenze, mentre poi lei e una sua collaboratrice, che parla italiano (essendo di padre sardo), verranno a trovarmi più avanti. Quindi, Pisa-Monaco, e Monaco-Dusseldorf poi, sarà il "cammino" in andata. Partenza in leggero ritardo, anche se l'imbarco è stato fatto in orario (volete sapere una figata che ho scoperto solo adesso? Non so se avete notato che quando prenotate un volo direttamente sul sito della compagnia, sia essa low cost o ex compagnia "di bandiera", il volo apparirà sul vostro calendar google, quello riferito all'indirizzo email che avete comunicato. Bene, stavo giusto riguardando gli orari di questi voli, e mi sono accorto che dentro l'avviso del calendar, ci sono gli orari reali di decollo e di atterraggio...), arrivo con qualche minuto di ritardo ma ampiamente in orario per prendere la coincidenza da Monaco, dove mi prendo un caffè e mi fumo una sigaretta. Volo sostanzialmente in orario, poco prima delle 18 sono all'aeroporto di Dusseldorf, una novità per me (nelle occasioni scorse avevo sempre volato da Bergamo su Weeze). Esco e mi dirigo all'ufficio AVIS, situato in un parcheggio silo, con un piano dedicato a ogni compagnia di noleggio. L'addetto tedesco parla italiano, e mi consegna una Golf edizione speciale, un'auto che mi vergognerei a guidare a casa, ma che effettivamente ha un motore potentissimo. Non riesco a venire a capo delle istruzioni del navigatore (non riesco a cambiare la lingua), e quindi attacco il mio, e in un'oretta sono in centro a Rheinberg, dove la mia collega mi ha consigliato un nuovissimo albergo centrale, l'Am Fischmarkt. Provo con il parcheggio sotterraneo dell'hotel ma è pieno, parcheggio in una piazza lì accanto, è a pagamento ma fino alle 18. Appoggio il bagaglio in camera, più che decente, e scendo per andare a cena al ristorante di ispirazione spagnola, giusto lì accanto, la Bodega Im Scheffel. Grigliata di pesce e vino bianco, domani.
Mercoledì 18 e giovedì 19 trascorrono molto simili, 5 minuti di auto per arrivare al parcheggio dello stabilimento, ingresso alle 8, saluti, e mi accomodo accanto ai colleghi tedeschi, vivendo la loro giornata, e dando un'occhiata alle email. Con loro alla mensa, e alle 17 tutti a casa. Mercoledì la mia capa T e la sua collaboratrice un po' sarda mi hanno invitato a cena, e qua la cena è massimo alle 18,30, si cena al ristorante dell'hotel, il Ratskeller, buona carne. La sera seguente passeggio per la piccola cittadina e ceno da solo al Balkan, visto passando, dove il proprietario non parla una parola d'inglese ma riesco ad ordinare una grigliata di carne discreta, ad un prezzo irrisorio, e mentre pago riesco anche a capire che lui viene dalla Bosnia.


Della serie, c'è traffico anche in cielo

Venerdì 20 il volo da Dusseldorf è poco prima delle 12, quindi verso le 9 lascio l'hotel. Mi fermo per strada per fare 10 euro di benzina (tanta ce ne va nel serbatoio), arrivo all'aeroporto e manco l'ingresso al parcheggio delle auto a noleggio la prima volta, quindi vinco un giro gratis fino alla prima uscita seguente e ritorno, consegno l'auto, mi immetto nell'aeroporto e riesco anche a fare una breve e improvvisata conferenza telefonica di soccorso ad un collega, imbarco e partenza in orario, scalo a Monaco per un panino e una sigaretta, ripartenza per Pisa con un po' di ritardo. All'arrivo indulgo in un gelato, e poi mi dirigo in ufficio, dove rimango fino alle 21, ora nella quale mi hanno invitato a cena. Sarà un weekend di lavoro...
Alla prossima.

20171001

Berna (Svizzera), Vaduz (Lichtenstein), Lubiana (Slovenia) - Settembre 2017 (2)

Mi fermo nei pressi dello stadio (dove 10 giorni prima si è giocata la partita di qualificazione agli Europei di calcio contro la Spagna, ci sono ancora i cartelloni), e scatto velocemente la foto al castello che fa da residenza ai Principi, prima di costeggiare il ponte di legno. Via, direzione Chiasso, e poi Italia.



Dopo un'oretta mi fermo in un grande autogrill per mangiare qualcosa. Ci sono posti a sedere e una sorta di ristorante, ma non mi piace quel che vedo e quindi panino e patatine. Mi siedo su una panchina all'esterno, la giornata è ancora nuvolosa. Riparto, e manco a farlo apposta, più si va verso il Bel Paese e più la giornata migliora. All'altezza del San Bernardino un po' di pioggia, poi si scende, è ancora lunga, fermata tecnica prima di costeggiare il lago di Lugano, e poi via verso Chiasso e la frontiera. Mi fermo di nuovo al primo autogrill italiano, primo pomeriggio, giornata da 20 gradi ormai. Mi rilasso, mi metto a velocità di crociera, e sono sulla Torino - Venezia. Stacco la musica e metto sulla mia radio preferita. Si fa quasi sera, arrivo all'albergo prenotato, check in, sono quasi le 20, mangio al ristorante dell'hotel (molto interessante), mi ritiro, un po' di serie, e a nanna, che anche domani ci sono chilometri da macinare.
Domenica 17 posso prendermela abbastanza comoda, sveglia, doccia, colazione, alle 9 sono in strada. Padova, passante di Mestre, mi fermo al primo autogrill immediatamente dopo per un caffè e la vignetta settimanale per le autostrade slovene: 15 euro, quasi il doppio di quello che avevo letto sul sito dell'ACI. L'autostrada si restringe, mi ricordo questo tratto fatto qualche volta per andare a Porto Nogaro, meno male che di giorno e con il sole non è poi così male. Avanti, verso il Carso, e si nota. Mi sono avanzate delle patatine da ieri, siamo quasi alle 12 quando passo la frontiera, decido di arrivare a Lubiana, magari pranzo lì. Dopo qualche decina di chilometri sloveni, lavori in autostrada, traffico domenicale, in coda perdo una buona mezz'ora. Il tempo peggiora, finisce la coda, arrivo all'hotel che sono quasi le 14. Hotel grande e nuovo, camera grande, mi faccio un sonnellino. Verso le 17 scendo al bar dove mangio qualcosa e mi bevo una birra, torno in camera e mi vedo qualche serie in attesa delle 20, orario di inizio concerto: in auto sono 5 minuti. All'ora, mi muovo. Trovo il posto, ma il parcheggio è complicato, perdo qualche decina di minuti, e parcheggio a qualche minuto a piedi. Scendo e vado: arrivo davanti al locale e la coda è abbastanza lunga.

Arch Enemy + Jinjer, domenica 17 settembre 2017, Cvetlicarna (Lubiana, Slovenia)
Dopo una decina di minuti, improvvisamente la coda inizia a scorrere velocemente, sono dentro. Passo attraverso uno stanzone dove non vedo palco, non può essere qui, ma c'è un sacco di gente che sta guardando un maxi schermo. Finale Europei di basket, Slovenia-Serbia. E ci credo. Entro dentro al locale dove si svolgerà il concerto, faccio ricognizione, mi prendo una birra, mi siedo. Con un'ora abbondante di ritardo sull'orario attaccano gli ucraini Jinjer, djent melodico con cantante donna che alterna growl a clean, già ascoltati su disco, si apprezzano. Mi muovo, e dal piano superiore scendo in basso, mi posiziono vicino ai bagni, a 5 metri dal palco e appoggiato al muro. Vedrò di sbieco ma mi stancherò meno, c'ho un'età. Verso le 22 gli addetti alla sicurezza muovono delle transenne, e mi rendo conto che la band entrerà giusto da qui, mi scorrono vicinissimi, Alissa è bassina, ma un po' più alta della cantante dei Jinjer (veramente bassa). Attaccano e ci danno dentro.
La scaletta è quella del live As the Stages Burn!, con qualche pezzo tolto per far posto agli estratti dal nuovissimo Will to Power. Super professionali, nessuna sbavatura, anche Alissa percorre un copione molto simile a quello del live già citato, con qualche novità (riferimento alla partita appena vinta dalla nazionale slovena di basket, disco nuovo, ecc.). Molto teatrale, dinamica quanto basta, e il suono nel complesso è più che accettabile. Dopo un'ora abbondante ritengo che siano arrivati quasi alla fine, faccio il giro per avvicinarmi al banco del merchandising ma non riesco a raggiungerlo, decido di andarmene. Mi perderò solamente due pezzi, ma la cosa "divertente" è che piove, e mi faccio un buon bagno nei quasi 10 minuti che impiego per raggiungere l'auto. Riscaldamento a manetta, 5 minuti per tornare all'hotel, un po' di difficoltà per trovare un posto nel parcheggio interno, sono in camera e sotto la doccia calda a mezzanotte. 


Lunedì 18 me la potrei prendere molto comoda, ma alle 8 sono sveglio. Tempo così così, scendo per colazione, e alla fine alla 9 o poco più sono di nuovo in strada, direzione casa. Mi fermo a mangiare qualcosa all'altezza di Bologna, nel pomeriggio sono a casa. Va bene così. Domani si vola.

20170929

Berna (Svizzera), Vaduz (Lichtenstein), Lubiana (Slovenia) - Settembre 2017 (1)

Venerdì 15 settembre parto poco dopo le 6, per questo giro che ho deciso di fare in auto, per "smarcare" altre due caselle nell'ambito del mio tour delle capitali europee. Nasce così: dovevo essere a Lione mercoledì e giovedì, e sarei andato in auto, vista la pochezza dei collegamenti in aereo e treno, quindi avevo pensato di "allungare" a Berna e Vaduz, prendendo un venerdì di festa, e tornando la domenica. Sono però intervenute un paio di variazioni. A Lione non sono dovuto andare, e per la domenica sera mi sono imbarcato (da solo) in un concerto, nientemeno che a Lubiana, Slovenia, capitale che ho già visitato (visita agli albori di questo blog, in compagnia anche del mio co-blogger). Quindi, qualche ritocco alle prenotazioni, e si parte. Sarà un giro abbastanza serrato, a livello di tempistiche, ma credo di averlo programmato abbastanza bene. L'autostrada scorre liscia, niente intoppi, ho deciso di fare Alessandria, Aosta, e il traforo del Gran San Bernardo, che tra l'altro leggo essere chiuso adesso per un piccolo crollo, per poi proseguire in territorio svizzero per Martigny, Montreux, Friburgo (svizzero), e finalmente Berna. Mi fermo a mangiare un panino all'altezza di Aosta, essendo convinto che vendano le vignette per la circolazione autostradale in Svizzera, ma mi dicono che si compra direttamente all'ingresso del tunnel, quindi mi fumo pure una sigaretta e proseguo, mi fermo diligentemente per l'acquisto all'ingresso del tunnel, poi mi imbarco nel pagamento pedaggio, e via verso la Svizzera. La giornata è a dir poco splendida, il traffico è scorrevole, si va che è una bellezza. Arrivo a Berna, una piccola cittadina ordinata, che sono circa le 2 del pomeriggio, trovo l'albergo che ho prenotato per una notte, l'Ambassador, metto l'auto in garage, faccio il check in, mi munisco di mappa, poso il bagaglio in camera e via verso il centro. L'albergo, che non è centralissimo (ma Berna, credetemi, è veramente piccola), fornisce addirittura un pass che permette di usufruire dei trasporti pubblici in maniera gratuita. Mi avvio a piedi verso il lungofiume, e quelle cose che mi pare interessante vedere. Il centro di Berna è situato su una sorta di collina, e il fiume che la costeggia (l'Aar) scorre un poco più in basso. Mi trovo quindi a costeggiare il fiume e a dover salire per arrivare al centro, seppure anche il lungofiume sia gradevole. Ai piedi del palazzo del Parlamento ci sarebbe una cabinovia, ma faccio il giro lungo, mi avvicino alla Fossa degli orsi, e prendo la scalinata in legno che sale fin sopra al ponte lì vicino. Un'occhiata alla fossa e qualche foto agli orsi, una cosa piuttosto curiosa, e via verso il centro.


Ecco quindi il centro storico patrimonio UNESCO, lo Zytglogge, la stazione ferroviaria, il palazzo del Parlamento, le cantine adibite a negozi e/o locali, un sacco di gente in giro, anche molti turisti, e quindi la stanchezza si fa sentire. Torno verso l'hotel seguendo invece un itinerario più in alto, forse più breve, ed eccomi arrivato.



Doccia, cena al ristorante dell'hotel, un po' di tele, si punta la sveglia e questa è fatta.
Sabato 16 sveglia, colazione, check out, partenza, direzione Vaduz, capitale minuscola del minuscolo principato del Liechtenstein. Ho calcolato di essere lì verso le 12, magari per pranzarci. Inizialmente avevo pensato di dormire in Liechtenstein, ma il concerto di domenica sera a Lubiana mi ha fatto cambiare i piani. Quindi, si viaggia verso Vaduz sulle scorrevoli autostrade svizzere, oggi giornata un poco peggiore di ieri, qualche goccia di pioggia ma in generale il tempo è clemente. Dopo poco più di due ore di viaggio, passo il ponte sul Reno, ed eccomi nel principato, a fare un giro per le stradine di Vaduz, un luogo che dà proprio l'idea della noia. Non sono ancora le 12, e siccome ho deciso di dormire nei pressi di Vicenza, e ci sono ancora almeno 4 ore di viaggio da fare, e devo mangiare pure qualcosa, decido di fermarmi, poggiare il piede in terra, e ripartire.