No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20180116

Stoccolma (Svezia) - Novembre 2017 (1)

Venerdì 17 novembre arrivo con volo Brussels Airlines da Bruxelles all'aeroporto di Bromma, aeroporto minuscolo ma molto vicino al centro. Arrivo verso le 20, sull'aereo ho chiacchierato con un giovane ragazzo svizzero, in italiano, che è capitato accanto a me, mentre per arrivare al mio albergo prendo un taxi, e faccio due parole con l'autista giordano-palestinese, molto giovane anche lui. L'albergo che ho preso è piuttosto economico, e in realtà è formato da tre grosse imbarcazioni ormeggiate in maniera permanente lungo il Riddarfjarden, scelto tatticamente per la posizione, abbastanza centrale e vicinissima al luogo dove domenica sera suoneranno i Mastodon. Arrivo al Rygerfjord guardando la neve ammucchiata un po' dappertutto, e capendo che siamo intorno allo zero. Faccio il check in, mi spiegano come arrivare alla camera (la reception è sull'imbarcazione principale, la mia camera/cabina su un'altra), e direi che la cosa più intelligente da fare è andare in camera e mettersi sotto le coperte. Domattina penserò al da farsi.
Sabato 18 mi sveglio e fuori nevischia. Quando sei sdraiato sul letto, puoi vagamente renderti conto che l'imbarcazione dondola. Normale. Il bagno è ovviamente minuscolo, il letto prende il 90% della camera quindi c'è posto per l'indispensabile. Perdo tempo, sperando che la giornata volga non dico al bello, ma almeno smetta di nevicare. Mi reco nell'imbarcazione principale, dove la reception confina con il banco del bar e dà sul ristorante interno, che fa anche da sala colazioni. Faccio colazione, prendo un po' di mappe, aspetto ancora qualche minuto, e quando smette di nevicare mi metto in marcia. Decido di sfidare la sorte, e farmela a piedi. Primo obiettivo, raggiungere Gamla Stan, poi un paio di musei, dare un'occhiata al centro e vedere di individuare la partenza dei traghetti panoramici e dei bus. L'abbigliamento è pesante, l'ombrello ce l'ho. Percorro il Soder Malarstrand fino al Centralbron, che sta subendo dei lavori, passo sotto e seguo l'indicazione per il centro, mi ritrovo sul Katarinavagen, svolto sullo Skeppsbron e le facciate mi fanno capire che siamo a Gamla Stan. Mi dirigo verso lo Strombron, e, con nessuna fretta, ammiro il Kungliga slottet, il massiccio Palazzo Reale. Svolto a destra in Södra Blasieholmshamnen, davanti al Grand Hotel individuo un chiosco dove posso comprare i biglietti per traghetti e bus, taglio per Nybroviken, mi immetto sulla Strandvagen. Questa, insieme ad altre, è un po' lo "struscio" di Stoccolma, e anche se è sabato mattina, e fa un freddo che a me fa cadere le orecchie, c'è già una buona concentrazione di coppie, famiglie, in giro. Arrivo fino al Djurgårdsbron, bel ponte storico che conduce a Djurgarden, l'isola/parco/giardino, ma anche l'isola dei musei di Stoccolma. Prima fermata, il Museo Vasa. Una struttura mastodontica, all'interno della quale fa bella mostra di sé la nave che dà il nome al museo, una nave che evidentemente era stata mal progettata, visto che navigò per neppure un chilometro, prima di affondare. Museo come dovrebbero essere i musei, e, purtroppo, di quelli che trovi solo all'estero, di quelli che ogni volta che ne visiti uno ti prende il magone pensando a tutto quello che potremmo (e dovremmo) fare in Italia, vista tutta la storia che abbiamo. Purtroppo, inizio a capire che non sto troppo bene, ma stringo i denti, termino la visita, interessante, esco che è quasi l'ora di pranzo, e mi butto dentro al Museo Nordico. Pranzo al ristorante dentro il museo, dignitosamente, e visito i vari piani, che naturalmente ricordano un po' il museo Nazionale Danese, purtroppo con pochi cenni alla civiltà vichinga. Mi accordo che fuori sta piovendo della grossa. Rallento il passo, e spero che smetta. La scelta mi premia: scendo al guardaroba, mi reco (per l'ennesima volta) al bagno, e quando esco, non piove più. Torno quindi verso il centro, percorrendo a ritroso la strada che ho fatto prima di pranzo.
Gamla Stan con il campanile di Riddarholmen
Il municipio
Mariahissen
Due vedute del Palazzo Reale
Dall'imbocco dello Strombron, veduta dell'Opera Nazionale
Strandvagen

20180115

Bruxelles (Belgio) - Novembre 2017

Vi racconto brevemente del mio ultimo viaggio di lavoro del 2017. Doveva essere più lungo, e doveva "racchiudere" uno dei corsi della Academy per la quale sto lavorando parzialmente, ma poco prima della data sono stato sollevato dall'incarico, per questa volta, quindi mi rimane una brevissima "missione", un incontro di alcune ore con un collega della S&OP, che fino a poco fa si occupava solo del prodotto "gemello" rispetto a quello del quale mi occupo io come Manager del flusso di prodotto, mentre è stato deciso che da adesso sarà il responsabile a livello globale dei due prodotti, quindi il mio referente per questa parte di lavoro (il suo posto sarà preso da un'altra persona a partire da gennaio 2018). Per questo motivo, mi ha chiesto più volte di capire meglio come mi organizzo e di cosa stiamo parlando, e siccome non ci sono state occasioni di incontro che ci abbiano lasciato una mezza giornata di tempo per parlarne, ho tenuto ferma questa mia trasferta a Bruxelles. In realtà, mi torna molto comodo, perché ho un biglietto per vedere gli Ulver giovedì 16 novembre a Bruxelles, e uno per vedere i Mastodon domenica 19, a Stoccolma, più i voli per la capitale svedese, da Bruxelles. Quindi, mercoledì 15 novembre parto da Pisa aeroporto con il volo per Roma delle 12, pranzo a Fiumicino, volo per Bruxelles nel primo pomeriggio, e arrivo nella capitale belga poco prima delle 18. Prendo un taxi per l'hotel Bloom, dove alloggerò. Nel tragitto, trovo un autista di lingua francese e pratico un po' la lingua dei Galli, dando anche qualche dritta al tipo, che mi dice che ha intenzione di farsi le ferie in Toscana con la moglie, la prossima estate. A volte mi sottostimo: ne esco abbastanza bene. E' solo che mi piace di più parlare inglese.
Mi sistemo in camera e sono stanco, mi voglio rilassare, quindi scendo per una cena veloce e ad un'ora più belga che italiana, al ristorante dell'hotel. Mentre rientro in camera incrocio due colleghe italiane, che sono qui per il corso per il quale avrei dovuto fare da trainer: non mi unisco a loro per la passeggiata verso la Grand Place più cena, e mi ritiro nelle mie stanze.
Giovedì 16 novembre quindi mi sveglio di buon'ora, colazione durante la quale incontro le colleghe italiane della sera prima e altri colleghi, taxi e arrivo in sede; formalità per l'ingresso, palazzina dove mi devo recare, passo da un paio di uffici dove saluto un numero discreto di colleghi, poi salgo di un piano ed eccomi dai colleghi della pianificazione. Saluti di rito, e poi io e D. ci troviamo una stanza dove chiacchierare per un paio d'ore. Non è difficile, e tra l'altro, io da D. ho solo da imparare, quindi, almeno su questo lavoro, sono certo che mi saprà dare, nei prossimi mesi, anche qualche suggerimento per migliorare. Potrei dilungarmi sul fatto che, sempre parlando di questo lavoro, su di me hanno fatto una scommessa, non mi hanno dato nessuna formazione, ma in questi 4 anni mi pare di essermela cavata più che dignitosamente, ma non lo farò perché alla fine, vi interessa relativamente. Facciamo quasi l'ora di pranzo, ne approfitto per entrare in qualche altro ufficio e fare qualche altro saluto, poi con tutto il gruppo del Planning, ci rechiamo al ristorante aziendale. Si mangia e si scherza, e dopo pranzo rientro nell'ufficio, faccio un po' di melina, poi, siccome alle 17 ho una riunione telefonica, dico che è meglio se rientro in hotel, così mi preparo. Saluto, mi dirigo all'ingresso, mi faccio chiamare un taxi, arriva, riconosco l'autista, in 20 minuti sono al Bloom, e mi addormento, talmente bene che alle 17 la persona con la quale ho la riunione mi sveglia chiamandomi. Accendo il pc e la richiamo, scusandomi. In meno di 20 minuti non risolviamo la questione, e rimaniamo che ci lavorerà sopra, poi mi farà sapere (ho saputo solo qualche giorno fa che il problema che abbiamo riscontrato sarà aggirato, perché non c'è modo di risolverlo, sul sistema operativo che usiamo). Ci siamo, gli impegni di lavoro sono terminati.
Mi riposo un altro po', ricevo una telefonata da un collega che è anche lui a Bruxelles ma impegnato, e che sarebbe voluto venire al concerto (sarà per la prossima), poi verso le 19 mi vesto, scendo, attraverso la strada, e sono al Botanique, dove assisterò al concerto
Venerdì 17 novembre sveglia con tutta calma, il volo è a fine mattinata, colazione, check out, taxi per l'aeroporto, formalità, pranzo, controlli, attesa, imbarco. Si parte per il weekend svedese.

20180112

Chiaro

All The Way / At Saint Thomas the Apostle Harlem - Diamanda Galás (2017)

Per chi conosce anche solo un poco, Diamanda Galás, definita da Wikipedia una avant-garde soprano a ragione, statunitense nata a San Diego, California, da madre greca e un padre egiziano, direttore di un coro gospel, che le ha insegnato a suonare il piano all'età di 3 anni, sa che per lei, la musica è sofferenza e al tempo stesso, cultura a tutto tondo. Potrei chiudere qui la recensione di questi due dischi, che l'artista (anzi, Artista con la A maiuscola) ha fatto uscire nel 2017, a distanza di quasi 10 anni dall'ultimo Guilty Guilty Guilty, ma vi dirò qualche altra cosa senza importanza: l'importante è che troviate il coraggio, la forza, la pazienza, la curiosità di ascoltarne almeno uno. At Saint Thomas the Apostle Harlem è un live, come moltissimi dischi della sua carriera, ma anche in All the Way ci sono dei pezzi registrati live (due impressionanti versioni del classico folk O Death, una per disco). All the Way è più concentrato su reinterpretazioni (radicali, ovviamente) di traditional e di standard jazz: All the Way, You Don't Know What Love Is, The Thrill Is Gone, Round Midnight, la già citata O Death e Pardon Me I've Got Someone to Kill. Il live, registrato appunto nella chiesa di St. Thomas ad Harlem, NY, nel maggio del 2016, è composto interamente da canzoni (a volte "solo" poesie che lei ha musicato) che l'artista stessa definisce death songs: Verrà la morte e avrà i tuoi occhi mette in musica la poesia di Pavese, Anoixe Petra scritta da Lefteris Papadopoulos (e già resa nota in Grecia da Marinella), Angels di Albert Ayler, Die Stunde Kommt del poeta tedesco Ferdinand Freiligrath (e già cantata da Marlene Dietrich), Fernand e Amsterdam di Jacques Brel, ancora la già citata O Death, Artemis di Gérard de Nerval.
Non aggiungo altro. Solo brividi.

For those who know, even just a little, Diamanda Galás, defined by Wikipedia an avant-garde soprano with good reason, an American born in San Diego, California, from a Greek mother and an Egyptian father, director of a gospel choir, who taught her to play the piano at the age of 3, knows that for her, music is suffering and at the same time, culture at 360 degrees. I could close here the review of these two records, which the artist (indeed, Artist with capital A) has released in 2017, almost 10 years after the last Guilty Guilty Guilty, but I will tell you something else without importance: the important thing is that you find the courage, the strength, the patience, the curiosity to listen to at least one. At Saint Thomas the Apostle Harlem it's a live, like many records of her career, but also in All the Way there are live recorded tracks (two impressive versions of the classic folk O Death, one per disc). All the Way is more focused on reinterpretations (radical, of course) of traditional and jazz standards: All the Way, You Don't Know What Love Is, The Thrill Is Gone, Round Midnight, the aforementioned O Death and Pardon Me I've Got Someone to Kill. The live, recorded precisely in the church of St. Thomas in Harlem, NY, in May 2016, is composed entirely of songs (sometimes "only" poems that she has put in music) that the artist herself defines death songs: Verrà la morte e avrà i tuoi occhi put in music the poem of Cesare Pavese, Anoixe Petra written by Lefteris Papadopoulos (and already made known in Greece by Marinella), Angels by Albert Ayler, Die Stunde Kommt by the German poet Ferdinand Freiligrath (and already sung by Marlene Dietrich), Fernand and Amsterdam by Jacques Brel, the already cited O Death, Artemis by Gérard de Nerval.
I do not add anything else. Just chills.

20180111

Arkangel

Black Mirror - di Charlie Brooker - Stagione 4 (6 episodi; Netflix) - 2017

Una donna si sveglia su una nave spaziale simile a quella di Star Trek, dove l'equipaggio osanna il capitano. Così come per loro, lo stesso "capitano" ha usato il loro DNA per simulare persone reali nel suo gioco (USS Callister). Dopo aver quasi perso la figlia piccola, una donna investe in una nuova tecnologia, che le permette di tracciare la stessa figlia (Arkangel). Un episodio del passato di una donna in carriera, torna a perseguitarla, mentre una addetta di un'agenzia assicurativa va in giro a fare domande ai testimoni di un incidente stradale, con una macchina della memoria (Crocodile). Una nuova app per appuntamenti al buio, permette alle coppie abbinate di conoscere quanto dureranno le loro relazioni (Hang the DJ). Una donna tenta di sopravvivere in una terra pericolosa piena di robot cani da caccia (Metalhead). Una donna entra in un museo dove il proprietario in persona racconta le storie relative agli oggetti ivi conservati (Black Museum). 

Non c'è verso. Charlie Brooker è un genio. Del male, del bene, della sceneggiatura, della creatività futuristica e/o futuribile, un sognatore malato, mettetela come volete, ma ogni volta che esce un nuovo episodio di Black Mirror, io personalmente vorrei che non finisse mai, e vorrei che questa serie continuasse all'infinito. Chissà se Brooker ha già pensato a clonare se stesso. Bellissimo e imperdibile, ancora una volta. 

There is no way. Charlie Brooker is a genius. Of the evil, of the good, of the screenplay, of the future and / or of the futuristic creativity, a sick dreamer, as you wish, but every time a new episode of Black Mirror comes out, I personally would like it never end, and I would like this series continue indefinitely. Who knows if Brooker has already thought about cloning himself. Beautiful and unmissable, once again.

20180110

Black Sunday

Salem - di Adam Simon e Brannon Braga - Stagione 3 (10 episodi; WGN America) - 2016/2017

John Alden è costretto a seppellire l'amata Mary, morta in seguito agli ultimi eventi della seconda stagione. Tituba, la misteriosa serva, che adesso possiede l'abilità di veggente, ha una orribile visione dell'Inferno sulla Terra. Capisce che l'unica persona che può provare a fermare il Diavolo, incarnatosi nel corpo del piccolo John, è la strega che lo ha partorito, la stessa Mary. Nel frattempo Isaac cerca di ripulire Knocker's Hole, tramite una presa di coscienza generale del popolino, e prendersi una rivincita su Mercy, che è divenuta la tenutaria del bordello locale. Anne, lottando per controllare i suoi poteri, continua a tenere prigioniero della loro casa il marito Cotton. Il Diavolo, con l'aiuto del Barone Marburg e del fratello Belzebù, altro angelo caduto, sta pianificando l'attacco finale contro Dio, e la venuta appunto dell'Inferno sulla Terra.

Incuriosito dall'ingresso nel cast nientemeno che di Marilyn Manson (nei panni di Thomas Dinley, barbiere/chirurgo in combutta con il Demonio), e supportato da mia sorella, alla quale piace farsi paura con storie di streghe (e di vampiri), ho ripreso la visione della terza, ed ultima stagione di Salem. La serie, la cui terza stagione appunto è andata in onda tra la fine del 2016 e l'inizio del 2017, è stata definitivamente cancellata dalla WGN, causa il calo d'ascolti. In effetti, la trama stiracchiata, che mescola Bibbia e profezie demoniache, prende spunto dal mitico processo di Salem e mette in scena figure storiche (oltre che bibliche) realmente esistite ridicolizzandole all'ennesima potenza (Alden, Matter, Mary Wilcott, Tituba, Mercy Lewis, John Hale), promette fuochi d'artificio finali ma il tutto si risolve in una sorta di nulla di fatto. Qualche sussulto viene dagli effetti speciali. Manson se la cava bene, e Janet Montgomery è sempre bellissima. E' tutto.

Intrigued by the entry into the cast none other than Marilyn Manson (in the role of Thomas Dinley, barber / surgeon in league with the demons), and supported by my sister, who likes to be scared with stories of witches (and vampires), I resumed the vision of the third, and last season of Salem. The series, whose third season in fact aired between the end of 2016 and the beginning of 2017, has been definitively canceled by the WGN, due to the drop in ratings. In fact, the stretched plot, which mixes Bible and demonic prophecies, takes its cue from the mythical Salem process and stages historical (as well as biblical) figures actually existed ridiculing them extremely (Alden, Matter, Mary Wilcott, Tituba, Mercy Lewis, John Hale), promises final fireworks but all ends in a sort of nothing done. Some jolt comes from special effects. Manson is doing well, and Janet Montgomery is always beautiful. That's all.

20180109

Erica & Anna / Bria

The Girlfriend Experience - di Lodge Kerrigan e Amy Seimetz - Stagione 2 (14 episodi; Starz) - 2017

Erica Myles, il direttore finanziario di un super PAC repubblicano statunitense, ingaggia una escort, Anna Garner, per ottenere informazioni compromettenti sul conto di Mark Novak, un membro di una rete di donatori segreti. Bria, una ex escort, entra nel programma protezione testimoni per sfuggire ad una relazione violenta. Lei e Kayla, la figlia del suo ex compagno, sono trasferite in una piccola cittadina del New Mexico, dove sono sorvegliate dal Marshal Ian Olsen, mentre cercano di cominciare una nuova vita. A Bria viene assegnato un lavoro in catena di montaggio, ma le vecchie abitudini sono dure a morire.

I creatori della serie tornano con una seconda stagione dove si dividono i compiti e ognuno scrive e dirige una storia diversa. Kerrigan dirige la storia di Anna ed Erica, mentre Seimetz si occupa di quella di Bria. Stesse atmosfere rarefatte, fredde e spesso silenziose, di sofferenze personali e percorsi particolari, dove il corpo femminile è il mezzo per acquisire di tutto, dal denaro alle informazioni, dall'affermazione personale alla fiducia di un sorvegliante. Intrigante, conturbante, malato. Cast estremamente interessante: Anna Friel è Erica, Carmen Ejogo (ex moglie di Tricky e di Jeffrey Wright) è Bria. Con la Ejogo troviamo anche Tunde Adebimpe (il cantante dei TV on the Radio), nei panni di Ian, e Harmony Korine (regista, sceneggiatore, fotografo, attore, scrittore) nella parte di Paul.

The creators of the series return with a second season where the tasks are divided and each one writes and directs a different story. Kerrigan directs the story of Anna and Erica, while Seimetz deals with that of Bria. Same rarefied, cold and often silent atmospheres, of personal sufferings and particular paths, where the female body is the means to acquire everything from money to information, from personal affirmation to the trust of an overseer. Intriguing, disturbing, ill. Extremely interesting cast: Anna Friel is Erica, Carmen Ejogo (ex-wife of Tricky and Jeffrey Wright) is Bria. With Ejogo we also find Tunde Adebimpe (the singer of TV on the Radio), as Ian, and Harmony Korine (director, screenwriter, photographer, actor, writer) as Paul.

20180108

Shutdown

Mr. Robot - Di Sam Esmail - Stagione 3 (10 episodi; USA Network) - 2017

Zhang dà per scontato che Elliot morirà, una volta che il suo lavoro "involontario" per la Dark Army sarà completato. Tyrell in preda al panico chiama Irving, il suo contatto con la Dark Army. Elliot si sveglia una settimana dopo insieme ad Angela. Scopre che le informazioni sono sparite. Arriva Darlene che lo mette sotto pressione per avere informazioni, in maniera molto sospetta, e lui mente, dicendole che Tyrell non è mai stato coinvolto. Mancando ancora l'energia elettrica, lei lo porta in un club clandestino, dove è in corso un torneo di hacker. Elliot riesce a chiudere la backdoor della E Corp, ma gli scagnozzi della Dark Army li interrompono. Elliot pensa di bloccare la seconda parte del piano. Essendo ormai convinto che la "rivoluzione" abbia peggiorato le cose, chiede ad Angela di trovargli un lavoro alla E Corp, per sistemare le cose. La notte stessa torna però Mr. Robot, e Angela lo conduce al nascondiglio di Tyrell e Irving, per creare un altro modo per far avanzare la seconda parte del piano. Angela è convinta di riuscire a manipolare Elliot, come fa Mr. Robot, credendo nel piano di Whiterose: annullare tutto quello che la E Corp ha creato, e creare un nuovo mondo.

Lo confesso, ho fatto una fatica tremenda per portare a termine la visione di questa terza stagione di Mr Robot, decisamente una delle serie più innovative degli ultimi anni, ma che con il passare delle stagioni si è attorcigliata su se stessa, guardandosi allo specchio e dicendosi quanto è bella e geniale. Non bastano le saltuarie trovate di regia, per ravvivare un plot complicatissimo che, però, è entrato in una sorta di ridondanza. Non sono sicuro che riuscirò a seguirlo ancora, seppure la quarta stagione è stata confermata.

I confess, I had to do a tremendous effort to complete the vision of this third season of Mr Robot, definitely one of the most innovative series of the last years, but that with the passing of the seasons has twisted on itself, looking itself in the mirror and telling itself how beautiful and brilliant it is. It is not enough the occasional tricks of shooting, to refresh a very complicated plot that, however, has entered a kind of loop. I'm not sure I'll be able to follow it again, even though the fourth season has been confirmed.

20180107

I testimoni

Les Témoins - Di Marc Herpoux e Hervé Hadmar - Stagioni 1 e 2 (6 e 8 episodi; France 2) - 2015/2017

Le Tréport, Francia del nord. Qualcuno si diverte a dissotterrare cadaveri dai cimiteri della zona, e a comporre con questi delle scenette familiari, dentro alcune case modello, usate dai costruttori per vendere dei nuovi lotti. Sandra e Justin sono la coppia di investigatori ai quali viene assegnato il caso, e dopo poco si affianca loro Paul Maisonneuve, vecchio capo della polizia locale, che sembra implicato in qualche modo.
Dopo qualche tempo, Sandra e Justin si trovano alle prese con un assassino seriale che rapisce delle donne, e uccide tutti gli uomini con i quali la rapita ha avuto rapporti.

Intrigante procedurale poliziesco francese, che è andato in onda, oltre che in patria, in Belgio, UK, USA, Italia. Ritmo diverso da quello a cui ci hanno abituato i polizieschi USA, si ispira a The Killing (e ha quindi un ritmo "europeo") a detta dei creatori, e ha una strana coppia di protagonisti: Marie Dompnier (Sandra) è un'attrice anche teatrale, ha una bellezza selvaggia e pare nata per la parte; Jan Hammenecker (Justin), belga, fisicamente fuori dagli schemi, è l'indimenticabile Dikke Lul di Ex Drummer, ma pure un espertissimo attore a tutto tondo.
Suggestivi gli scenari, e intriganti gli intrecci. Si vocifera di una terza stagione. La canzone dei titoli di testa è We Don't Die, di Tricky, cantata da Francesca Belmonte.

Intriguing French police procedural, which was broadcast, as well as at home, in Belgium, UK, USA, Italy. A different rhythm from what the US police series have accustomed us to, inspired by The Killing (and therefore has a "European" rhythm) according to the creators, and has a strange couple of main characters: Marie Dompnier (Sandra) is an actress also theatrical, she has a wild beauty and seems born for the part; Jan Hammenecker (Justin), Belgian, physically outside the box, is the unforgettable Dikke Lul by Ex Drummer, but also a very well-rounded actor.
Suggestive scenarios, and intriguing intertwining. There are rumors of a third season. The title song is We Don't Die, by Tricky, sung by Francesca Belmonte.

20180105

Unworthy

The Exorcist - di Jeremy Slater - Stagione 2 (10 episodi; Fox) - 2017

Padre Tomas e Padre Marcus, ormai divenuti esorcisti viaggianti, cercano di salvare Cindy, una donna posseduta da un demone dopo il suo aborto. Le cose si complicano perché il marito di Cindy, lo sceriffo locale, si rifiuta di credere alla possessione della moglie, e cerca in tutti i modi, insieme ai suoi amici, di impedire l'esorcismo. Durante i tentativi di esorcismo, il demone riesce a penetrare lo spirito di Tomas.
Intanto a Nachburn, un'isola non lontana da Seattle, Andrew Kim, un padre affidatario che non ha ancora superato il suicidio dell'amata moglie Nicole, sta per dare il benvenuto a Rose Cooper, impiegata dei servizi sociali, con la quale ha avuto una storia prima di sposare Nicole, che deve decidere se la casa di Andy è adatta ai ragazzi in affido. Caleb, uno di loro, un adolescente cieco, inizia a comportarsi in modo strano.

La seconda stagione di The Exorcist, sottotitolata The Next Chapter, tenta di portare avanti la sottotrama della congiura satanica in Vaticano, e di introdurre alcune "nuove avventure" per la strana coppia di esorcisti itineranti. Alcune cose fanno decisamente sorridere, altre annoiano, altre sono decisamente di troppo, così come buona parte degli episodi. La mia parte preferita è quella del complotto e delle possessioni "importanti", mentre la serie si concentra su quelle "comuni". Interessante e provocatoria la scelta dell'orientamento sessuale di Padre Marcus. Insomma, cose buone e cose meno buone. I risultati di audience sono leggermente in calo, e al momento non ci sono certezze sulla possibilità di una terza stagione.

The second season of The Exorcist, subtitled The Next Chapter, attempts to carry forward the subplot of the satanic conspiracy in the Vatican, and to introduce some "new adventures" for the strange pair of itinerant exorcists. Some things are definitely funny (not in a good way), others boring, others are definitely redundant, as well as most of the episodes. My favorite part is that of the conspiracy, and the possessions of remarkable characters, while the series focuses on the "common" ones. The choice of the sexual orientation of Father Marcus is interesting and provocative. In short, good things and less good things. The audience results are slightly down, and at the moment there are no certainties about the possibility of a third season.

20180104

Scuro

Dark - Di Baran bo Odar e Jantje Friese - Stagione 1 (10 episodi; Netflix) - 2017

2019, Winden, Germania. Nella cittadina sonnacchiosa, che ospita una centrale nucleare prossima allo spegnimento, immersa nella Foresta Nera, Michael Kahnwald, sposato con Hannah e padre di Jonas, si suicida impiccandosi. Lascia una lettera, dentro una busta, con precise istruzioni: non aprire prima del 4 novembre, alle 10,13. La madre Ines, infermiera in pensione, trova la busta prima della famiglia, e se ne impossessa. Jonas, adolescente angosciato, torna a scuola proprio il 4 novembre, dopo aver passato diversi mesi in una struttura psichiatrica, dove è stato ricoverato dopo aver avuto allucinazioni su suo padre. Il suo amico Bartosz ha detto a tutti che Jonas era in Francia a studiare. Jonas torna e scopre che Bartosz sta insieme a Martha Nielsen, la ragazza di cui lui è da sempre innamorato. Due settimane prima del ritorno di Jonas, Erik Obendorf, lo spacciatore locale, è scomparso senza lasciare traccia. Ulrich, padre di Martha, Magnus e del pre-adolescente Mikkel, detective locale, è in carica dell'indagine, ma ci sono pochi indizi. I genitori di Ulrich, ormai vecchi, non hanno mai superato l'identica scomparsa nel nulla del di lui fratello Mads, avvenuta esattamente 33 anni prima. Jonas, Bartosz, Martha, Magnus e Mikkel, si recano nei pressi della grotta locale (adiacente alla centrale nucleare), in mezzo alla foresta, nella speranza di ritrovare la scorta di droghe di Erik, mentre i genitori di tutti i giovani tengono una riunione cittadina per discutere sulla recente scomparsa. I ragazzi si imbattono nella compagna di scuola Franziska Doppler, e non la trattano amichevolmente, prima di fuggire a causa di un rumore devastante proveniente dalla grotta. Ines apre la lettera quella notte. Jonas, mentre corre, ha una visione del padre insanguinato. Nella confusione della fuga, Mikkel scompare. Il giorno seguente, nella foresta, viene ritrovato il corpo di un bambino dell'età di Mikkel, segnato da una ustione sugli occhi, ma non è Mikkel. Vediamo Erik legato ad una sedia, in una stanza particolarmente colorata, mentre un vecchio pezzo pop tedesco sta suonando a tutto volume, e una figura incappucciata sta stringendogli un meccanismo intorno alla testa, esattamente all'altezza delle bruciature ritrovate sul corpo del ragazzino nella foresta. 

Decisamente affascinante questa prima stagione di Dark, serie tedesca prodotta da Netflix, che mette insieme genere giallo, poliziesco, fantascientifico, adolescenziale, con la fascinazione dei viaggi nel tempo e con il terrore nucleare post-Chernobyl. Flemma tedesca nelle recitazioni, che però sono adatte, e tra le quali emergono delle buone individualità. L'atmosfera è il punto di forza, e ci rincuora il fatto che ci sarà una seconda stagione: non vediamo l'ora di tornare a Winden, e a viaggiare nel tempo!

This first season of Dark, a German series produced by Netflix, is decidedly fascinating: it combines genre thriller, police, science fiction, adolescence, with the fascination of time travel and post-Chernobyl nuclear terror. German phlegm in the recitations, but they are suitable, and among them good individualities emerge. The atmosphere is the strong point, and it encourages us that there will be a second season: we are looking forward to come back to Winden, and to travel through time!

20180103

Piccole grandi bugie

Big Little Lies - Di David E. Kelley - Stagione 1 (7 episodi; HBO) - 2017

Monterey, California. Durante una serata di beneficenza organizzata dalla scuola pubblica, viene perpetrato un omicidio, ma non viene rivelato né la vittima, né l'assassino. Con un flashback, veniamo introdotti a cinque famiglie di alcuni bambini del primo grado. Madeline Martha Mackenzie è una donna di carattere, una "femmina alfa", benestante e temuta, madre di una bambina appunto, iscritta al primo grado, e di un'altra figlia adolescente, avuta da un matrimonio precedente. La sua più cara amica, Celeste Wright, una avvocatessa non più praticante, è invece madre di due gemelli che stanno anch'essi iniziando la scuola. Una novità in città è Jane Chapman, giovane madre single, che cresce il figlio Ziggy. La figlia di Renata Klein, Amabella, accusa Ziggy di aver tentato di strangolarla proprio durante il primo giorno di scuola. Ziggy nega. Madeline e Celeste stringono amicizia con Jane. Alcuni segreti vengono svelati: Madeline sta cercando di far convivere il suo attuale matrimonio con quello del suo ex marito Nathan, che è tornato in città con la sua nuova moglie Bonnie, istruttrice di yoga, e al tempo stesso sta provando a far funzionare la sua relazione con la figlia adolescente. Celeste sembra avere una vita felicissima con il marito Perry, ma inizia a mostrare segni di violenza domestica. I motivi del trasferimento in città di Jane, sono sconosciuti.

Grande successo di pubblico e di critica per questa, in origine, miniserie tratta dal libro omonimo di Liane Moriarty, sceneggiata da David E. Kelley (Ally McBeal, Chicago Hope, Boston Legal) e diretta da Jean-Marc Vallée (Wild, The Young Victoria, Dallas Buyers Club). Produzione HBO, cast come si suol dire stellare (Reese Whiterspoon, Nicole Kidman, Shailene Woodley, Alexander Skarsgard, Adam Scott, Zoe Kravitz, Laura Dern), ambientazione meravigliosa nella high-class californiana, costruzione "a ritroso", ottimo intreccio e interpretazioni super-professionali, naturalmente anche da parte degli interpreti secondari. Si lascia guardare che è un piacere, fa vagamente riflettere sulla fallace natura umana, ma soprattutto, sulle violenze domestiche e sulla difficoltà ad ammetterle, anche a se stessi. Come detto, doveva essere una miniserie autoconclusiva, ed infatti, alla fine si svela sia la vittima, sia il carnefice, ma la produzione ed il cast sta seriamente pensando a dare a Big Little Lies un seguito. Speriamo sia degno.

Great success, both of public and critics, for this, formerly, miniseries taken from the book of the same name by Liane Moriarty, written by David E. Kelley (Ally McBeal, Chicago Hope, Boston Legal) and directed by Jean-Marc Vallée (Wild, The Young Victoria, Dallas Buyers Club). HBO production, cast, as we say, stellar (Reese Whiterspoon, Nicole Kidman, Shailene Woodley, Alexander Skarsgard, Adam Scott, Zoe Kravitz, Laura Dern), wonderful setting in the Californian upper class of Monterey, construction by flashback, excellent interweaving and interpretations super-professional, of course also by secondary performers. It's an easy-going watching, the vision encourage to vaguely reflects about the fallacious human nature, but above all, on domestic violence and on the difficulty in admitting it, even to oneself. As said, it must have been a self-contained miniseries, and in fact, both the victim and the executioner are revealed in the end, but the production and the cast are seriously considering giving this Big Little Lies a sequel. We hope it is worthy.

20180102

Questo è lo spirito

That's the Spirit - Bring me the Horizon (2015)

Arrivo tardi, a questi Bring Me the Horizon (da un dialogo di Jack Sparrow in Pirati dei Caraibi - La maledizione della prima luna), band di Sheffield, UK. Questo disco del 2015, ultimo, per il momento, in studio, è il loro quinto, mentre loro sono assieme ormai da 13 anni. Iniziano con delle fortissime influenze metalcore, quasi alla Dillinger Escape Plan, mentre si ammorbidiscono pian piano, fino a suonare, adesso, un po' come i Linkin' Park inglesi. Eppure, il disco mi ha preso, e mi sono andato a riascoltare tutta la loro discografia a ritroso. Sono duri quando serve, si sente che hanno un gran gusto melodico ma che si divertono pure quando c'è da premere sull'acceleratore, sono giovani ma sono ottimi musicisti. Le tastiere danno al tutto un retrogusto drammatico, il cantante, Oliver Sykes, è un bel personaggio da rotocalchi, anche rosa. Insomma: non cambieranno la storia della musica, ma ci piacciono.



I arrive late, to these Bring Me the Horizon (from a dialogue of Jack Sparrow in Pirates of the Caribbean - The Curse of the Black Pearl), band of Sheffield, UK. This record of 2015, last, for the moment, from the studio, is their fifth, while they have been together for 13 years. They start with very strong metalcore influences, almost like the Dillinger Escape Plan, while they soften slowly, until they play, now, a bit like the British Linkin' Park. Still, the record got me, and I went to listen to all their backward discography. They are hard when needed, you can heard that they have a great melodic taste but that they have fun even when they have to press on the accelerator, they are young but they are excellent musicians. The keyboards give the whole a dramatic aftertaste, the singer, Oliver Sykes, is a beautiful character from magazines, even the pink ones. In short: they will not change the history of music, but we like them.

20180101

Primo

I - Niia (2017)

Come vi ho già detto, ogni tanto mi piace accettare suggerimenti anche da YouTube. E' così che mi sono ritrovato ad ascoltare il disco di debutto di Niia Bertino, cresciuta nel Massachusetts da madre di origini italiane, che le ha insegnato a suonare il piano e a cantare. La madre è figlia di un cantante d'opera, tra l'altro. Niia ha poi continuato a studiare musica, e dopo il liceo si è trasferita a New York dove ha frequentato la The New School, indirizzo Jazz e musica contemporanea, come voce maggiore jazz. Più tardi si è trasferita a Los Angeles. A NY ha conosciuto e lavorato con Wyclef Jean, ha fatto molte esperienze nel campo del canto, dal 2007 ad oggi, ma ha fatto uscire solo un EP, Generation Blues, nel 2014, e nel maggio del 2017 questo I. 10 pezzi (più un intro e una versione alternativa di Sideline) elegantissimi, a cavallo di soul e jazz, che ricordano un po' la migliore Sade, e mettono in luce una voce assolutamente da tenere in considerazione. La seguiremo.


As I told you, sometimes I like to accept suggestions from YouTube. That's how I found myself listening to the debut album by Niia Bertino, who grew up in Massachusetts from a mother of Italian origin, who taught her to play the piano and sing. The mother is the daughter of an opera singer, among other things. She then continued to study music, and after high school she moved to New York where she attended The New School for Jazz and contemporary music, as a Jazz vocal major. Later she moved to Los Angeles. In NY she met and worked with Wyclef Jean, she has had many experiences in the field of singing, from 2007 to today, but she released only an EP, Generation Blues, in 2014, and in May of 2017 this I. 10 tracks (more an intro and an alternative version of Sideline) very elegant, between soul and jazz, that reminds a bit of the best Sade, and highlight a voice that must be taken into consideration. We will follow her.

20171231

Northern Lights

Solstafir + Myrkur + Arstidir, Locomotiv Club, Bologna - 1/12/2017

Incuriosito ed affascinato qualche mese fa da Amalie Bruun aka Myrkur, ho deciso di vederla in concerto. Eccomi dunque, per questo venerdì sera piovigginoso, esattamente ad inizio dicembre, al Locomotiv di Bologna. Insieme a lei, due band islandesi: gli Arstidir in apertura, band di cui ho ascoltato solo il disco registrato insieme ad Anneke van Giersbergen, ed in chiusura i Solstafir, band post rock con un piccolo seguito anche in Italia (persone che ne parlano in coda, gente che dentro il locale si fa fotografare insieme al leader Addi e alla bandiera islandese), della quale ho ascoltato gli ultimi due dischi proprio per l'occasione, e mi sono piaciuti.

In orario (le 21) partono dunque gli Arstidir, che sono in tre, senza batteria; per descriverveli potrei scomodare Simon & Garfunkel e i Kings of Convenience, e la mezz'ora abbondante scorre via piacevole con belle melodie ed intrecci vocali. Per gli ultimi 2/3 pezzi si unisce a loro Grimsi, il batterista dei Solstafir. Bravi.
Veloce cambio palco, ed ecco Myrkur. I tre musicisti (basso, chitarra, batteria) sono vestiti di nero e incappucciati, e lo rimarranno per tutta la durata del set. Lei ha un vestito bianco che contrasta subito con il resto. La scaletta è in equilibrio tra i due dischi, e, ancor più che sui dischi, è (appunto) il contrasto che fa la forza di questo progetto. I tre musicisti pestano in maniera quasi "antica", a livello di black metal, mentre la voce di Amalie è usata al 95% nella modalità "pulita", lasciando pochissimo spazio al growling. Lei si nasconde tra le luci, si destreggia con la chitarra ed altri strumenti tradizionali, e il pubblico apprezza. Si conferma una realtà interessante anche live.
Altro rapido cambio palco, ed ecco i Solstafir. Solidi, con un bel suono, forse un poco statici a parte Addi, che è simpatico e scherza con il pubblico tra un pezzo e un altro, la resa dal vivo è buona e molto vicina a quella del disco. La scaletta predilige gli ultimi due dischi, ma pesca qualche pezzo anche dal loro repertorio. Il pubblico, che potremo stimare entro le duecento presenze, pare soddisfatto. Il genere da loro proposto, lo abbiamo sviscerato nella recensione dell'ultimo Berdreyminn, è particolare: non è metal, ma viene da lì, non è hard rock, ma pesca pure da lì, quindi è da sentire. Anche dal vivo, se capita.

In time (9 PM), then opens the Arstidir, which are in three, without drums; to describe them I could bother Simon & Garfunkel and the Kings of Convenience, and the abundant half hour runs away pleasantly with beautiful melodies and vocal plots. For the last 2/3 tracks they were joined by Grimsi, Solstafir's drummer. Well done.

Quick stage change, and here is Myrkur. The three musicians (bass, guitar, drums) are dressed in black and hooded, and will remain like this for the duration of the set. She has a white dress that immediately contrasts with the rest. The setlist is in balance between the two discs, and, even more than on the records, it is (precisely) the contrast that makes the strength of this project. The three musicians plays in an almost "ancient" way, at the black metal level, while Amalie's voice is used at 95% in "clean" mode, leaving very little space to growling. She hides in the lights, juggles guitar and other traditional instruments, and the audience appreciates. It is confirmed an interesting reality, also live.

Another quick change of stage, and here are the Solstafir. Solid, with a nice sound, perhaps a little static apart from Addi, who is nice and jokes with the audience between one track and another, the live performance is good and very close to that of the record. The setlist prefers the last two records, but also pick up a few tracks from their repertoire. The public, which we can estimate within the two hundred presences, seems satisfied. The genre proposed by them, we have gutted in the review of the last Berdreyminn, is particular: it is not metal, but it comes from there, it is not hard rock, but fishing from there, so it is to be heard. Even live, if it happens.

20171229

Real Big Sky

Emma Ruth Rundle + Jaye Jayle, Kino Siska, Lubiana - 29/11/2017

Non contento della doppietta esterofila di questo mese di novembre, lo concludo in maniera ancor più impegnativa, recandomi nella capitale slovena in auto, così come fatto qualche mese fa per gli Arch Enemy. Stavolta il motivo è preciso: Emma Ruth Rundle, cantautrice conosciuta solo pochi mesi fa su suggerimento di Beach, non passerà in Italia per questo tour europeo, e dopo aver ascoltato attentamente due dei suoi tre dischi da solista, decido che ne vale la pena, e mi prendo due giorni di ferie, un break breve prima di tre mesi, forse quattro, senza staccare (i prossimi). Parto dopo il lavoro martedì 28, mi fermo a Padova in un hotel già conosciuto, riparto la mattina del mercoledì con calma, fisso un appuntamento con un amico che vive tra il Veneto e il Friuli, ci vediamo per una rimpatriata e un pranzo, riparto subito dopo con lui che mi dice che troverò la neve. Così è: all'altezza di Postumia, comincia una specie di tormenta, che mi segue fino all'arrivo a Lubiana. L'hotel che ho prenotato è situato nella stessa costruzione del locale dove si svolgerà il concerto; a Lubiana continua a nevicare. Mi riposo, e all'ora prevista per l'inizio concerto scendo, svolto l'angolo, e sono al Kino Siska. Da notare che, come in tutti i paesi normali, il biglietto, acquistato su internet (senza l'opzione "biglietto da collezione" per farti spendere qualche euro in più) in prevendita, costa meno che alla cassa. 

Il Kino Siska, come dice il nome, è un cinema, che si adatta anche a sala concerti, e se ho capito bene, è dotato di almeno due sale. Questa dove si svolgerà il concerto di stasera è di medio-piccole dimensioni, non sarà piena, e potrei stimare gli spettatori attorno ad un centinaio. Il tempo di dare un'occhiata al merchandise, non male, ed ecco che i Jaye Jayle salgono sul palco. Sono in quattro e lavorano per sottrazione, vengono dal Kentucky e il chitarrista/cantante Evan Patterson, voce vagamente Mark Lanegan e tecnica chitarristica da non sottovalutare, sottolinea che "there are no castle in Kentucky", facendo riferimento a quello di Lubiana. Il loro è un rock con venature scure, destrutturato fino all'osso, ma che lascia il segno: li seguiremo in futuro. Il set dura una quarantina di minuti.
Eccola. Emma. Capelli raccolti, chitarra imbracciata, arriva sul palco, dichiara il suo nome e parte con una versione da scorticamento di Arms I Know So Well, e per me potrebbe finire qui. Se è vero che questa ragazza ha 24 anni, tre band alle spalle, tre dischi solisti e un nuovo split proprio con Jaye Jayle, e un talento smisurato, onestamente, non so quale possa essere il suo limite. Un altro pezzo da sola con la sua chitarra, e poi i Jaye Jayle rientrano sul palco per accompagnarla, sono loro la backing band, con la sola inversione di Neal e Corey tra synth e batteria. Il suono si fa più corposo, e lei lascia ampio spazio agli altri strumenti, non è né egoista né esibizionista, si fa aiutare alla voce, come dire, le interessa il risultato finale. E, appunto, il risultato è un'ora di musica che si potrebbe definire, come hanno già fatto altri in precedenza, dark folk, musica che trasuda sofferenza esistenziale, che pesca dal rock più pesante e perfino dal metal, ingloba il folk, il noise, e sputa fuori canzoni meravigliose, suonate divinamente, e punteggiate dalla voce di Emma, un timbro caldo e vellutato, usato perfettamente, che appunto, spesso canta di cose che la fanno soffrire, e generano un delizioso corto circuito. Pubblico rapito, il tempo passa in fretta, e la band scende dal palco. ERR torna sul palco da sola, esegue un pezzo dall'ultimo split, e poi chiede cosa scegliamo tra Shadows of My Name e Real Big Sky: vince la prima, ma io speravo fosse un trucco. Saluta in maniera silenziosa, sembra sinceramente emozionata. E' nata una stella. Ne è valsa la pena venire fin qua.

The Kino Siska, as the name implies, is a cinema, which also adapts to a concert hall, and if I understand correctly, it has at least two rooms. This one where the concert will take place tonight is medium-small, it will not be full, and I could estimate the spectators around a hundred. Time to take a look at the merchandise, not bad, and here Jaye Jayle get on stage. They are four and they work by subtraction, they come from Kentucky and the guitarist/singer Evan Patterson, voice Lanegan-esque and guitar technique not to be underestimated, underlines that "there are no castles in Kentucky", referring to that of Ljubljana. Theirs is a rock with dark veins, deconstructed to the bone, but that leaves its mark: we will follow them in the future. The set takes about forty minutes.

Here she is. Emma. Gathered hair, guitar picks up, arrives on stage, declares her name and starts with a goosebumps version of Arms I Know So Well, and for me it could end here. If it's true that this girl is 24, three bands in her past, three solo albums and a new split with Jaye Jayle, and a huge talent, honestly, I do not know what her limit might be. Another song alone with her guitar, and then Jaye Jayle come back to the stage to accompany her, they are the backing band, with the only inversion of Neal and Corey between synth and drums. The sound becomes more full-bodied, and she leaves ample space for the other instruments, she is neither selfish nor exhibitionist, she makes herself help at the vocals by Evan, how to say, she is interested in the final result. And, indeed, the result is an hour of music that could be defined, as they have already done before, dark folk, music that exudes existential suffering, which draws from heavier rock and even metal, incorporates folk, noise, and at the end spits out wonderful songs, played divinely, and punctuated by the voice of Emma, ​​a warm and velvety timbre, used perfectly, that precisely, often sings of things that make her suffer, and generate a delicious short circuit. The audience is kidnapped, time passes quickly, and the band comes down from the stage. ERR returns to the stage alone, plays a track from the last split, and then asks what we choose between Shadows of My Name and Real Big Sky: the first one wins, but I was hoping it was a trick. She greets silently, seems genuinely excited. A star was born. It was worth it to come here.

20171228

Show Yourself

Mastodon + Red Fang + Russian Circles, Munchenbryggeriet, Stoccolma - 19/11/2017

Dopo gli Ulver a due passi dall'albergo a Bruxelles, eccomi a Stoccolma per un freddissimo weekend nella capitale svedese, e pure qui, ci sono cinque minuti a piedi tra il mio "albergo" (un battello ormeggiato, a dire il vero) e questo locale che ospita anche convention ed eventi vari. Finalmente riesco a vedere live una delle band metal che preferisco, negli ultimi anni, ma anche stasera la cosa sarà travagliata: non sto bene, infatti, e non mi gusto la serata.
Ingresso regolato da una fila ordinatissima lungo un marciapiede, nonostante la temperatura che è intorno allo zero, controlli discreti, guardaroba pagabile con carta di credito, locale non disposto benissimo per un concerto ma, attenzione: due tavoli con caraffe d'acqua e bicchieri di plastica a disposizione dei presenti e gratis, oltre naturalmente a due bar con alcolici, questi ovviamente a pagamento.
Partono i Russian Circles, per una mezz'ora abbondante, convincenti come su disco, precisi, potenti, a tratti onirici. Bravi.
Seguono i Red Fang, cazzari, ma buoni anche loro, musica meno evocativa ma che pesta duro.
Ed eccoci ai Mastodon, riesco a resistere malgrado le mie davvero precarie condizioni fisiche, perché almeno per qualche pezzo li devo finalmente vedere. E ciò che vedo, e sento, risponde a qualche domanda che mi ero posto in passato. La band di Atlanta, Georgia non è affatto scarsa dal vivo, al contrario. I loro pezzi sono riproposti con suoni ruvidi ma perfetti, e la potenza che sprigionano dalle registrazioni, è tale e quale dal vivo. Il punto che sembrava, da varie testimonianze, dolente, quello delle voci, non mi è sembrato un problema così grande: probabilmente i ragazzi ci hanno lavorato sopra, e, giocoforza, l'unico al quale si può fare qualche appunto è Brann, che però, suonando la batteria, non è che proprio sia disoccupato.
Resisto poco, come detto prima a causa di un malessere, ma quel che ho visto mi è piaciuto. Mi perdo un intero encore di sei pezzi suonati insieme a Scott Kelly, ma non si può avere tutto dalla vita: ci rivedremo.

We start with Russian Circles, for an abundant half hour, convincing as on record, precise, powerful, sometimes dreamlike. Well done.
Next, the Red Fang, funny, but also good, less evocative music but that crushes.
And here we are, finally with Mastodon, I can resist despite my very precarious physical condition, because at least for a few tracks I finally have to see them. And what I see, and I hear, answers some questions I had asked myself in the past. The band from Atlanta, Georgia is not poor at all, on the contrary. Their tracks are reproposed with rough but perfect sounds, and the power emanating from the recordings is as it is live. The point that seemed, from various testimonies, sore, that of the voices, did not seem to me such a big problem: probably the guys have worked on it, and, inevitably, the only one that can make some notes is Brann, who however, playing the drums, it's not so unemployed.

I resist a few, as I said earlier because of an illness, but what I saw I liked it. I lose an entire encore of six tracks played together with Scott Kelly, but you can not have everything from life: we'll see each other again.

20171227

So Falls the World

Ulver, Botanique, Bruxelles - 16/11/2017

Stavolta l'ho organizzata bene. Sono a Bruxelles per lavoro, e ne approfitterò per farmi un weekend a Stoccolma; stasera ci sono gli Ulver qui nella capitale belga, e ho prenotato all'albergo (convenzionato) esattamente accanto al locale. Curiosamente, scopro all'ultimo momento che in città, sempre per lavoro, c'è anche l'amico con il quale avremmo dovuto andare a vederli al Labirinto della Masone questa estate (non andammo perché lui non poté venire, io per solidarietà me ne andai al mare): ci sentiamo per videochiamata poco prima che io attraversi la strada per entrare nel locale, che altri non è se non un giardino botanico, come dice il nome. La bellezza delle venue fuori dall'Italia, è che i palchi fanno cagare ugualmente, ma tutto quello che c'è intorno è meraviglioso. Insieme agli Ulver stasera suonano Thot, Omega Ray e Stian Westerhus, e siccome il locale ha due palchi in due spazi adiacenti, i concerti sono alternati, e cominciano in perfetto orario. Naturalmente, c'è pure un ristorante dentro il complesso, e ne usufruisco perché non si vive di sola cultura.
Provo a vedere gli Omega Ray ma la Rotonde è piena, e quel che sento non mi convince, quindi attendo fuori e fumo una sigaretta, in attesa che si aprano le porta dell'Orangerie, l'altro palco, sul quale suoneranno i norvegesi. 
21,15 spaccate, ed eccoli qua, palco pieno di strumenti, giochi di laser che disegnano soggetti inerenti alle canzoni, tendenza ai colori caldi (blu, viola). La scaletta è quella di The Assassination of Julius Caesar, con qualche piccolo scambio (Southern Gothic dopo Nemoralia, poi 1969 e So Falls the World, Rolling Stone, Transverberation al suo posto, Angelus Novus e chiusura come da disco con Coming Home), e la resa sonora è perfetta, perfino troppo, se non fosse per qualche svisata di Stian Westerhus (si, proprio lui), complesso che dà un l'impressione di un qualcosa di troppo confezionato e poco spontaneo. Unico neo, la voce di Kristoffer Rygg, spesso in sofferenza. Un encore fatto da due brani nuovi, Bring Out Your Dead e Echo Chamber (Room of Tears), che paiono rimanere in tema, e si rimane sotto l'ora e mezzo. Non mi trattengo per i Thot.

9,15 PM sharp, and here they are, a stage full of instruments, laser games that draw subjects related to the songs, a tendency to warm colors (blue, purple). The setlist is the one of "The Assassination of Julius Caesar", with some small exchanges (Southern Gothic after Nemoralia, then 1969 and So Falls the World, Rolling Stone, Transverberation in its place, Angelus Novus and closing as per on disc with Coming Home), and the sound performance is perfect, even too much, if it were not for some variations on guitar from Stian Westerhus, a complex that gives the impression of something too packaged and not spontaneous. The only drawback is the voice of Kristoffer Rygg, often suffering. An encore made of two new songs, Bring Out Your Dead and Echo Chamber (Room of Tears), which seem to remain on the subject, and we remains under an hour and a half. I do not hold back for the Thot.

20171226

In Your Parasol

Queens of the Stone Age + Broncho, Unipol Arena, Bologna - 4/11/2017

Su sollecitazione di un caro amico, molti mesi prima avevo acquistato i biglietti per l'evento. Come sapete, l'ultimo Villains non mi è piaciuto per niente. Ma solitamente, il concerto è un'altra cosa, quindi si parte. Serata fredda, Unipol Arena pressoché piena. Sinceramente, non ricordo neppure se ho visto i supporters Broncho oppure no (se li ho visti, o sentiti, evidentemente non mi hanno colpito molto).
21,15 la band di Josh Homme, di cui ricordo la pedaliera infinita, durante il primo concerto dei Kyuss visto (nel 1994), sale sul palco, un palco enorme con uno spettacolo di luci da mozzare il fiato, e attacca If I Had a Tail, seguita a ruota da Monsters in the Parasol, che mi dà un sussulto.
Ora, dovete sapere che, in concomitanza con l'evento, si svolgeva la partita di calcio Siena-Livorno, valida per il campionato di Serie C/Lega Pro, girone A, scontro al vertice importantissimo. E, si dà il caso, che qualcuno la "trasmettesse" su Facebook in diretta. Amici presenti al concerto sosterranno che non ci ho capito niente, perché più intento a vedere la partita che il concerto. Bene, a parte che ognuno ha le sue priorità, voi dovete credere a chi vi pare: quello che vi dirò io è che già dalla sera stessa ero allibito leggendo commenti a dir poco entusiastici sul concerto.
Quello che ho evinto io dalla serata è che Josh Homme ha un ego smisurato, e probabilmente ogni tanto si fa prendere da deliri di onnipotenza. Non mi sono piaciuti i suoi intermezzi chiacchierati (troppo spesso un po' da "spaccone"), non mi è piaciuto lo sfarzo soprattutto dell'impianto luci (o meglio, le luci sono state bellissime) come contrappasso a una certa pochezza musicale e di prestazione, non mi ha esaltato la scaletta e, ma questo non dipende precisamente dalla band, non mi è piaciuta per niente l'acustica, problema che, l'esperienza ci insegna, all'Unipol Arena dipende da chi c'è al mixer (e quella sera c'era uno che non è riuscito a farci sentire una mazza), non mi sono piaciuti i due (2!!) assoli di batteria.
A mio modestissimo parere, una conferma delle debolezza dell'ultimo album; Josh Homme e i suoi pards hanno probabilmente deciso che vogliono seguire le orme dei Foo Fighters, ed avere successo a livello planetario. Non c'è niente di male in tutto questo, ma i FF è come se lo avessero dichiarato fin dall'inizio, mentre i QOTSA inizialmente (so che quando faccio così posso diventare insopportabile, ma ricordo di aver fatto letteralmente le corse per andarli a vedere il primo di luglio 1999 a Jesolo al Beach Bum, dove aprivano il pomeriggio - alle 18! -, tour del primo omonimo disco, e le coordinate erano piuttosto diverse) sembrava che avessero altre intenzioni.
Per cui, se la strada è questa, io lascio.

21.15 the band of Josh Homme, of which I remember the infinite pedals, during the first concert of Kyuss that I saw (in 1994), goes on stage, a huge stage with a show of lights to take your breath away, and attacks "If I Had a Tail", followed closely by "Monsters in the Parasol", which gives me a bump.
Now, you must know that, concurrently with the event, there was the Siena-Livorno football match, valid for the Serie C / Lega Pro championship, group A, a very important clash at the top. And, it happens, that someone "broadcast" it on Facebook live. Friends present at the concert will argue that I did not understand anything, because more intent to see the game that the concert. Well, apart that everyone has its own priorities, you must believe what you want: what I will tell you is that since the same night, I was stunned reading comments to say the least enthusiastic about the concert.
What I have come up with from the evening is that Josh Homme has a boundless ego, and probably sometimes gets caught up with delusions of omnipotence. I did not like his chats (too often a bit like a bully), I did not like the glitz especially the lighting system (or rather, the lights were beautiful) as a counterpoint to a certain lack of raw music and performance intensity, I was not exalted by the setlist and, but this does not depend precisely on the band, I did not like the acoustics at all, a problem that, experience teaches us, the Unipol Arena depends on who is at the mixer (and that night there was someone who could not make us heard a fuck), I didn't like the two (2!!) drums solo.
In my humble opinion, a confirmation of the weakness of the last album; Josh Homme and his pards have probably decided that they want to follow Foo Fighters' footsteps, and succeed globally. There is nothing wrong with this, but the FF it's as if they had declared it from the beginning, while the QOTSA initially (I know that when I do so I can become unbearable, but I remember literally doing the races to go to see them on the first of July 1999 in Jesolo at the Beach Bum Festival, where they opened the afternoon - at 6 PM! -, tour of the first disc namesake, and the coordinates were quite different), seemed to have other intentions.

So, if the path is this, I quit.