No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.

20190123

Dannato se lo fai

Damned If You Do - Metal Church (2018)

Ogni volta che sento il nome Metal Church sorrido, perché furono loro ad aprire il concerto nel quale vidi i Metallica per la prima volta, ed entrammo nell'allora PalaTrussardi quando la band di Kurdt Vanderhoof (chitarra e composizione) aveva già cominciato la propria esibizione da un po', perché l'autista del bus (organizzato dalla fiorentina Controradio) ci aveva inizialmente portato al PalaLido (rischiando il linciaggio). Detto questo, non avevo idea che esistessero ancora; mi sono quindi documentato, e vedo che la loro storia è un po' la storia di molte band rock o metal formatasi negli anni '80. Due scioglimenti, due reunion, componenti morti, ma alla fine, sempre la stessa voglia di suonare. Certo, lo stile non ha fatto grandi passi avanti, anche se ascoltandolo oggi, il thrash metal dei Metal Church suona come un heavy metal classico, seppure eseguito perfettamente, con tutte le cose ed i loro cliché al posto giusto.



Every time I hear the name Metal Church I smile, because they opened the concert in which I saw the Metallica for the first time, and we entered in the then PalaTrussardi when the band of Kurdt Vanderhoof (guitar and composition) had already begun its performance from a while, because the bus driver (organized by the Florentine Controradio) had initially brought us to PalaLido (risking lynching). That said, I had no idea that they still existed; I then documented, and I see that their story is a bit the story of many rock or metal bands formed in the 80s. Two breakups, two reunions, dead components, but in the end, always the same desire to play. Of course, the style has not made great strides, even if listening to it today, the thrash metal of the Metal Church sounds like a classic heavy metal, even if perfectly executed, with all the things and their clichés in the right place.

20190122

Sapendo quello che sai adesso

Knowing What You Know Now - Marmozets (2018)

A volte i geni (nel senso di DNA) fanno strani scherzi. Prendete quello dei Marmozets. La band di Bingley, West Yorkshire, Inghilterra, è formata da due gruppi di fratelli. Rebecca Becca Macintyre voce, Sam Mcintyre voce e chitarra, Josh Macintyre batteria, più Jack Bottomley chitarra e Will Bottomley basso e voce. Mettono insieme la band nel 2007, giovanissimi e ancora a scuola, pubblicano una manciata di EP tra il 2009 e il 2014, il loro album di debutto nel 2014, The Weird and Wonderful Marmozets, e questo loro secondo Knowing What You Know Now è una delle cose più semplici ed al tempo stesso eccitanti e dirette che mi sia capitato di ascoltare l'anno scorso. Dodici pezzi uno più bello dell'altro, per 45 minuti di musica rock e ottima composizione, guidati da una voce ultra-versatile (ascoltare Major System Error per farsi un'idea). Reminiscenze di hardcore e di una certa attitudine punk, che probabilmente i ragazzi non hanno neppure conosciuto, ma soprattutto, un approccio aggressivo con canzoni scritte come se i cinque avessero un'esperienza trentennale di songwriting. Da non perdere.



Sometimes genes (in the sense of DNA) make strange jokes. Take that of the Marmozets. The band from Bingley, West Yorkshire, England, is made up of two groups of brothers. Rebecca Becca Macintyre, vocals, Sam Mcintyre, vocals and guitar, Josh Macintyre, drums, plus Jack Bottomley, guitar and Will Bottomley, bass and vocals. They put together in 2007, they released a bunch of EPs between 2009 and 2014, their debut album in 2014, The Weird and Wonderful Marmozets, and this, their second Knowing What You Know Now is one of the simplest and the same time exciting and direct things I've been listen in 2018. 12 tracks, one better than the other, for 45 minutes of rock music and excellent composition, led by an ultra-versatile voice. A reminiscence of a punk attitude, of which, probably, the guys did not even know anything, but most of all a songwriting as they would have a thirty year experience doing that. Not to be missed.

20190121

Vieni quando sei sobrio

Come Over When You're Sober Pt 2 - Lil Peep (2018)

Gustav Elijah Ahr, in arte Lil Peep (dal nomignolo affibbiatogli dalla madre), è nato nel 1996 ad Allentown, Pennsylvania, cresciuto a Long Island, New York, ed è stato ritrovato morto sul suo tour bus, il 15 novembre 2017, a Tucson, Arizona. Esponente dell'emo-rap, ha lavorato anche come modello, ed ha lottato per tutta la sua breve vita contro depressione e dipendenza dalle droghe (la causa della morte è stato un micidiale mix di droghe e medicinali). Prima della sua morte è riuscito a registrare due dischi, uno uscito nel 2017 e questo, postumo, che dimostrano la sua bravura, e che si pongono come uno dei diversi anelli di congiunzione tra il metal, l'hip hop e la musica elettronica. In alcuni momenti, ascoltando Come Over When You're Sober, Pt. 2, ho avuto la netta impressione di ascoltare delle outtakes dei P.O.D. in acustico, ma particolarmente ispirate. 
L'atmosfera è estremamente rilassata, contrariamente a quella di molto rap, e una tangibile atmosfera di tristezza e nichilismo attraversa tutti i 38 minuti del disco, dandogli un fascino indiscutibile. Così come indiscutibile è la bellezza di tutte le tracce qui contenute.



Gustav Elijah Ahr, aka Lil Peep (from the nickname given to him by his mother), was born in 1996 in Allentown, Pennsylvania, raised in Long Island, New York, and was found dead on his tour bus, November 15, 2017, in Tucson , Arizona. Emo-rap exponent, he also worked as a model, and fought for all of his short life against depression and addiction to drugs (the cause of death was a deadly mix of drugs and medicines). Before his death he was able to record two albums, one released in 2017 and this, posthumously, that demonstrate his skill, and that stand as one of the different links between metal, hip hop and electronic music. In some moments, listening to Come Over When You're Sober, Pt. 2, I had the distinct impression of listening to P.O.D. outtakes, in acoustic, but particularly inspired.
The atmosphere is extremely relaxed, contrary to that of a lot of rap, and a tangible atmosphere of sadness and nihilism goes through all 38 minutes of the album, giving it an undeniable charm. As undeniable is the beauty of all the tracks contained here.

20190120

Incendio doloso

Arson - Harakiri for the Sky (2018)

Quarto disco per la band (in realtà, ufficialmente un duo, Matthias Sollak detto MS, chitarre basso e batteria, e Michael V. Wahntraum detto JJ, che si avvale di tre collaboratori per i concerti dal vivo; sul disco però, la batteria è dell'ex Decapitated Kerim Krimh Lechner) austriaca di Salisburgo, una band che parte dal black metal ed ingloba elementi di post hardcore e di post metal, arrivando a proporre un sottogenere che qualcuno etichetta come Atmospheric black metal (o blackgaze, qualcuno infatti li avvicina agli Alcest, abbastanza correttamente). Approccio aggressivo ma ordinato, a differenza di molte altre band del genere, ricerca della melodia soprattutto da parte delle chitarre, che in molti passaggi richiamano l'heavy metal classico, potenti mid tempos, uso anche di tastiere, piano, chitarre acustiche. Tracce lunghe, tra gli otto e i dieci minuti (eccetto la bonus track, Manifesto, cover dei Graveyard Lovers, con la voce femminile di Silvi Bogojevic), molto buone, anche se, volendo trovarvi un difetto, i pezzi tendono ad assomigliarsi un po' troppo.



Fourth album for the Austrian (from Salzburg) band (actually, officially a duo, Matthias Sollak aka MS, bass, guitars and drums, and Michael V. Wahntraum aka JJ, which uses three collaborators for live concerts, but on the album, the drums is of the former Decapitated, Kerim Krimh Lechner), a band that starts from black metal and incorporates elements of post hardcore and post metal, coming to propose a subgenre that someone labeled as Atmospheric black metal (or Blackgaze, someone in fact brings them closer to Alcest, quite correctly). Aggressive but orderly approach, unlike many other bands of the genre, research of the melody especially by the guitars, which in many passages recall classic heavy metal, powerful mid-tempos, also use of keyboards, piano, acoustic guitars. Long tracks, between eight and ten minutes (except the bonus track, Manifesto, cover of the Graveyard Lovers, with the female voice of Silvi Bogojevic), all of them very good, even if, wanting to find a flaw, the tracks tend to look a bit similar to each others.

20190118

Un uomo paziente

A Patient Man - Cult Leader (2018)

Come promesso, ecco l'ultima recensione della mia top 10 del 2018. I Cult Leader sono una band che viene dall'hardcore punk e affonda le radici nel crust punk, proveniente da Salt Lake City, Utah, e formatasi nel 2013 in seguito allo scioglimento dei Gaza, andati a rotoli, possiamo dire così, in seguito alle accuse di stupro, rivolte all'allora cantante dei Gaza, da parte di una donna. Il cantante ha sempre negato le accuse, la cosa si è risolta privatamente, ma questo fatto ha causato tensioni tra Jon Parkin ed il resto della band: prima è stato estromesso dalla band, dopo di che i tre membri rimanenti hanno deciso di sciogliere la band stessa e cominciare da zero. Il bassista Anthony Lucero è passato alla voce, Casey Hansen e Mike Mason sono rimasti ai loro rispettivi strumenti, batteria e chitarra, ed è stato reclutato Sam Richards al basso. Nascono così i Cult Leader, con all'attivo due EP, un primo LP intitolato Lightless Walk del 2015, un contratto con la Deatwish Inc. di Jacob Bannon (Converge), e, da novembre 2018, questo secondo eccezionale disco che si chiama A Patient Man, prodotto, come il precedente (so che avrete già indovinato), da Kurt Ballou (Converge). 
Il disco parte sparato, ricordando molte cose dei primi Converge, e poi, sul finire di Isolation in the Land of Milk and Honey, rallenta, fino a sfociare in To: Achlys, un pezzo d'atmosfera dove la voce di Lucero ha ispirato la (mia) definizione di "outtakes di John Grant regalate al death metal", un pezzo che si candida a rimanere nella storia. Le sorprese non si fermano qui, perché a ruota viene A World of Joy, un altro pezzo dove la band sembra voler incrociare i crooner, i Joy Division, tutto lo shoegaze dell'Universo, suonato da una band che però, sappiamo riuscire a pestare durissimo. Infatti, gli ultimi 20 secondi sono una sorta di massacro. Si torna a suoni più pesanti con altri tre pezzi spaccagambe, fino alla canzone che dà il titolo al disco, A Patient Man, oltre sette minuti di una specie di ballata asimmetrica e affascinante, con un testo da strapparsi la pelle dal corpo. Sembra impossibile fare meglio, ma ecco la conclusione con The Broken Right Hand of God (un titolo già di per sé ambizioso), che prova, a mio parere riuscendoci, a fondere le due tipologie di approccio alla forma-canzone dei Cult Leader. Un'apoteosi shoegaze-dark-black-sludge-post-metal, bella come un diamante grezzo.
La voglia di sperimentare risale già ai dischi precedenti (uso del violino nella cover di You Are Not My Blood di Mark Kozelek and Desertshore sull'EP Useless Animal, apprezzatissima, pezzo che ha spinto la band a proseguire e ad incorporare altri elementi stilistici nel loro sound), e la già citata voce di Anthony, cavernosa all'infinito nei pezzi hardcore, ma capace di una profondità inaudita in pezzi più "puliti", unita alla padronanza tecnica degli altri tre musicisti e alla varietà delle influenze davvero vasta, permette alla band di spaziare e navigare nei suoni, creando non uno, ma due marchi di fabbrica (pezzi tirati con voce growl e pezzi rallentati con voce pulita), che lasciano intravedere potenzialità infinite, ma che già con questo disco, tolgono il fiato. Avete capito: non fateveli scappare.



As promised, here is the latest review of my top 10 of 2018. The Cult Leader is a band that comes from hardcore punk and has its roots in crust punk, coming from Salt Lake City, Utah, and formed in 2013 following the dissolution of the Gaza, went to pieces, we can say so, following the accusations of rape, addressed to the then Gaza singer, by a woman. The singer has always denied the accusations, the matter has been solved privately, but this fact caused tensions between Jon Parkin and the rest of the band: first he was ousted by the band, after which the remaining three members decided to dissolve the band itself and start from scratch. Bassist Anthony Lucero switched to vocals, Casey Hansen and Mike Mason remained on their respective instruments, drums and guitar, and Sam Richards was recruited to the bass. This is how the Cult Leader were born: with two EPs, a first LP entitled Lightless Walk of 2015, a contract with Deatwish Inc. of Jacob Bannon (Converge), and, from November 2018, this second exceptional album called A Patient Man, produced, as the previous (I know you have already guessed), by Kurt Ballou (Converge).
The album starts firing, remembering many things of the first Converge, and then, at the end of Isolation in the Land of Milk and Honey, it slows down, to lead to To: Achlys, a track of atmosphere where the voice of Lucero inspired (my) definition of "John Grant outtakes borrowed to death metal", a track that promises to remain in history. The surprises do not stop here, because A World of Joy, another track where the band seems to want to cross the crooners, the Joy Division, all the shoegaze of the Universe, played by a band that knows how to stomp hard. In fact, the last 20 seconds are a kind of massacre. They return to heavier sounds with three more tracks broken-legs, up to the song that gives the title to the record, A Patient Man, over seven minutes of a kind of asymmetric and charming ballad, with a lyrics to tear the skin from the body. It seems impossible to do better, but here is the conclusion with The Broken Right Hand of God (a title already in itself ambitious), which tries, in my opinion succeeding, to merge the two types of approach to the form-song of the Cult Leader. An apotheosis shoegaze-dark-black-sludge-post-metal, as beautiful as a rough diamond.
The desire to experiment dates back to previous records (use of the violin in the cover of You Are Not My Blood by Mark Kozelek and Desertshore on the EP Useless Animal, much appreciated, track that pushed the band to continue and incorporate other stylistic elements in their sound), and the aforementioned voice of Anthony, cavernous to infinity in the hardcore tracks, but capable of unprecedented depth in "cleaner" songs, combined with the technical mastery of the other three musicians and the wide variety of influences, allows the band to wander and navigate into the sounds, creating not one, but two trademarks (fast and hard tracks with growl voice and slowed-down songs with a clean voice), which let us glimpse infinite potential, but that already with this record, take your breath away. Understood: do not let them unheeded.

20190117

Contro

Adversus - Colle der fomento (2018)

Se è vero che i Colle der Fomento, formatisi nel 1994 (per un paio d'anni ne ha fatto parte anche Piotta), sono una delle band hip hop italiane storiche, va da sé che anche l'hip hop italiano ha ormai una lunga tradizione. Nonostante ciò, questo ottimo Adversus, uscito nel novembre del 2018, è "solo" il quarto disco dei romani, fatto che probabilmente dimostra la difficoltà di fare hip hop di un certo tipo (conscious hip hop). Detto questo, e come anticipato, il disco è davvero bello, ed è un piacere ascoltarlo. Basi che occhieggiano fino al jazz e al folk, una varietà che spiazza, sorprende e intriga, oserei dire raffinate, testi più riflessivi che militanti, il solito mix di italiano e romanesco per un bel flow avvolgente. Belle, e direi mirate, le collaborazioni: Kaos One (Sergio Leone, Miglia e promesse), Bassi Maestro (Nostargia), Roy Paci (Polvere). Un disco degno di altri palcoscenici.



If it is true that the Colle der Fomento, formed in 1994 (for a couple of years Piotta also took part), are one of the historic Italian hip hop bands, it goes without saying that even the Italian hip hop has a long tradition. Despite this, this excellent Adversus, released in November 2018, is "only" the fourth album of the Romans, a fact that probably shows the difficulty of making hip hop of a certain type (conscious hip hop). That said, and as anticipated, the record is really nice, and it's a pleasure to listen to it. Bases that look up to jazz and folk, a variety that displaces, surprises and intrigues, I would dare to say refined, lyrics more reflective that militant, the usual mix of Italian and Roman dialect, for a nice enveloping flow. Good, and I would say targeted, collaborations: Kaos One (Sergio Leone, Miglia e promesse), Bassi Maestro (Nostargia), Roy Paci (Polvere). A record worthy of other stages.

20190116

El ciudadano ilustre

El ciudadano ilustre - Di Gastón Duprat e Mariano Cohn (2016)
Giudizio sintetico: da vedere (3,5/5)

Daniel Mantovani è uno scrittore argentino che vive in Europa da oltre 40 anni; famosissimo in tutto il mondo, è stato di recente premiato con il Nobel per la Letteratura. I suoi romanzi sono caratterizzati dall'essere ambientati a Salas, un piccolissimo paese della provincia di Buenos Aires, dove lo scrittore è realmente nato, e dove non torna ormai da quando se ne è andato, con tutte le sue aspirazioni di divenire un grande scrittore. Tra la enorme mole di posta che riceve ogni giorno, ecco che gli arriva una lettera dal municipio di Salas. E' stato invitato a ricevere la massima onorificenza del luogo: la medaglia di Cittadino Illustre. Nonostante un iniziale diniego, Daniel decide di accettare l'invito, e torna dopo un tempo immemorabile, a Salas.

Film decisamente interessante, questo della rodata coppia Duprat/Cohn (con sceneggiatura di Andrés Duprat, fratello di uno dei registi, come spesso accade), che riesce ad essere profondamente autocritico verso il carattere argentino, e al tempo stesso a denunciare l'immemore frustrazione argentina per aver espresso grandi scrittori senza aver mai avuto il premio Nobel per la Letteratura. Spassosa e intensa l'interpretazione del protagonista da parte di Oscar Martínez, attore argentino di cinema, teatro e tv di lunghissima esperienza, che proprio per questo film ha vinto la Coppa Volpi a Venezia 2016. Si ride e si pensa.

A very interesting film, this of the couple Duprat / Cohn (with a screenplay by Andrés Duprat, brother of one of the directors, as often happens), who manages to be deeply self-critical about the Argentine character, and at the same time to denounce the unforgettable Argentine frustration for having expressed great writers without ever having had the Nobel Prize for Literature. Exciting and intense the interpretation of the protagonist by Oscar Martínez, Argentine actor of cinema, theater and TV of long experience, which precisely for this film won the Volpi Cup in Venice 2016. You laugh and think.

20190115

Io, Daniel Blake

I, Daniel Blake - Di Ken Loach (2016)
Giudizio sintetico: da vedere (4/5)

Newcastle, UK. Daniel Blake è un carpentiere vedovo, al quale, in seguito ad un infarto, viene vietato di lavorare dal suo cardiologo. Per una complicazione burocratica, quando si presenta al centro per l'impiego e per i sussidi, viene valutato idoneo al lavoro, e gli viene quindi negato l'assegno di sussidio. Viene inoltre a sapere che il suo cardiologo non è stato interpellato. Al culmine della frustrazione, chiede di fare ricorso contro la decisione, e capisce che può chiederlo solamente compilando un complicato modulo online, cosa della quale non è capace, non essendo computer literate. Durante una delle sue complesse visite al Jobcentre, conosce e diventa amico di Katie, una madre single di due figli piccoli, anche lei in cerca di impiego o sussidio.

E non c'è niente da fare, l'accoppiata Ken Loach / Paul Laverty continua a funzionare, precisa come un orologio svizzero e ficcante come un coltello nel burro, questo film del 2016 ha vinto la Palma d'Oro a Cannes 2016, il Premio del pubblico a Locarno 2016, e un BAFTA nel 2017. Premi a parte, il film è di una semplicità disarmante, ma di una profondità allarmante: se è possibile che nel 2016 (o 2018) una persona capace, sensibile e volenterosa, possa essere vessata da uno Stato così come Daniel Blake, vuol dire che abbiamo sbagliato tutto. E che invece, Loach e Laverty hanno fatto tutto giusto. Cast straordinario e lacrime (insieme all'incazzatura) assicurate.

And there's nothing to do, the coupled Ken Loach / Paul Laverty continues to reach goals, as precise as a Swiss clock and sticking like a knife in butter, this 2016 film won the Palme d'Or at Cannes 2016, the Audience Award in Locarno 2016, and a BAFTA in 2017. Prizes aside, the film is of a disarming simplicity, but of an alarming depth: if it is possible that in 2016 (or 2018) a capable person, sensitive and willing, can being harassed by a State, like Daniel Blake, it means that we have done everything wrong. And that instead, Loach and Laverty have done everything right. Extraordinary cast, and tears (together with the rage) assured.

20190114

Amor Vincit Omnia

Sense8 - Di Lana Wachowski, David Mitchell e Aleksandar Hemon - Amor Vincit Omnia (episodio finale; Netflix) - 2018

Il gruppo dei Sense8 ed i loro alleati sono a Parigi, pianificando uno scambio tra Wolfgang e Whispers. Da qui, inizia una serie di scoperte e la tessitura di alleanze, che porta ad uno scontro finale, che si svolge in Italia, a Napoli. Infine, l'apoteosi.

In seguito alla notizia che Netflix aveva cancellato la serie al termine della seconda stagione, le lamentele e l'amore dei fan sui social, hanno convinto infine la rete stessa, a dare l'ok alla produzione di un maxi episodio finale di ben due ore e mezzo. Lana Wachowski, Mitchell e Hemon, si sono messi quindi a scrivere questo pirotecnico, complicato ed intricatissimo episodio finale, che è lo specchio dell'intera serie. Surreale, trionfalmente kitsch, ingenuo ma come sempre, pieno zeppo d'amore per la vita e soprattutto, per le diversità. Se avete seguito Sense8, sapete di cosa parlo, e sapete pure che vi ritroverete a piangere anche stavolta. Rimarrà nei nostri cuori.

Following the news that Netflix had canceled the series at the end of the second season, the grievances and the love of the fan on the social networks, finally convinced the network itself, to give the ok to the production of a maxi final episode of two hours and a half. Lana Wachowski, Mitchell and Hemon, then began to write this pyrotechnical, complicated and extremely twisted final episode, which is the mirror of the entire series. Surreal, triumphantly kitsch, naive but as always, full of love for life and above all, for every diversity. If you followed Sense8, you know what I'm talking about, and you know you'll end up crying this time too. It will remain in our hearts.

20190113

Jahr Null

The Man in the High Castle - di Frank Spotniz - Stagione 3 (10 episodi; Amazon Studios) - 2018

Dopo mesi in prigione, Joe è costretto a giustiziare il suo stesso padre. In seguito a questo, si salva e diventa parte dei servizi segreti di Himmler. Juliana scopre che Trudy viene da una realtà alternativa, realtà dove è stata lei a morire. Fa inoltre conoscenza con un misterioso personaggio irlandese, che traffica qualsiasi cosa sul mercato nero, Wyatt Price. Un Frank sfigurato vive adesso in una comunità segreta di ebrei. Tagomi e l'ammiraglio Inokuchi capiscono che il Reich vuole mettere l'embargo sulle importazioni di petrolio. George Lincoln Rockwell, Reichsmarschall per il Nord America, sta complottando con J. Edgar Hoover, capo dell'American Reich Bureau of Investigation, contro Smith. Nicole continua il suo lavoro di propaganda per conto di Himmler, mirando alla cancellazione della memoria americana, e porta avanti una relazione lesbica con la giornalista Thelma Harris. Elena Smith è ancora devastata dalla morte del figlio, va in analisi, ma commette un paio di errori imperdonabili. Himmler spedisce Joe a San Francisco per uccidere una lista di funzionari giapponesi (tra i quali Tagomi) e disertori americani; ma lì, prima di poter portare a termine il suo lavoro, si incontra con Juliana...

La realtà distopico/alternativa di The Man in the High Castle continua la sua narrazione lenta, inesorabile, surreale a tratti, ma anche tremendamente affascinante: sono sempre attratto dalla narrazione storica, anche se piena di inesattezze, figuriamoci se incontro un racconto che narra una storia che ha preso una piega diversa, anzi totalmente opposta a quella vera. Sempre ottimo il cast, attendiamo la quarta stagione con interesse.

The dystopian/alternative reality of The Man in the High Castle continues its slow, inexorable, surreal narrative sometimes, but also tremendously fascinating: I am always attracted by the historical narrative, even if full of inaccuracies, think about when I meet a story that imagine if the history would have taken a different turn, even completely opposite to the real one. Always excellent cast, we await the fourth season with interest.

20190111

My Turn

House of Cards - Di Beau Willimon - Stagione 6 (8 episodi; Netflix) - 2018

Sono passati ormai 100 giorni dalla morte di Frank. Claire è la Presidente, ed è attaccata da ogni dove, addirittura minacciata, soprattutto sui social. Doug Stamper è in osservazione psichiatrica, e continua ad autoaccusarsi della morte di Zoe Barnes. I fratelli Shepherd, Annette e Bill, vecchi amici della famiglia Underwood, potenti proprietari e investitori, tentano prepotentemente di influenzare la politica di Claire, chiedendole ripetutamente di firmare una legge sulla deregolamentazione; Bill è aggressivo e fortemente insoddisfatto, perché sostiene che Frank aveva promesso di firmare la stessa legge. Claire oppone una fiera resistenza, e subisce un attentato dopo poco. Sostiene che dovrebbero esserci più donne nelle posizioni di potere, e che lo Stato può e deve fare il bene dei cittadini. Una giornalista nuova del giro della Casa Bianca, Melody Cruz, tenta di intervistare la Presidente.

House of Cards arriva alla stagione finale sfinito (Willimon ha già lanciato la sua nuova creatura, The First) dalla vicenda Kevin Spacey, e la mia impressione è che il gruppo degli sceneggiatori abbia provato a fare il massimo per concludere in maniera decente la storia: ne esce una stagione monotematica, concentrata forse troppo sulla figura di Claire, e tirando fuori dal cappello una coppia di rivali di punto in bianco. Per fortuna che gli attori sono in buona parte convincenti (non tutti), ma diciamocelo, senza nulla togliere ad una enorme Robin Wright, una serie partita come HoC avrebbe meritato un finale molto più convincente.

House of Cards arrives at the final season exhausted (Willimon has already launched his new creature, The First) from the bad story of Kevin Spacey, and my impression is that the screenwriters have tried to do their best to conclude the story in a decent way: a monothematic season comes out, perhaps concentrated too much on the figure of Claire, and pulling out, from scratch, a pair of rivals. Fortunately, the actors are largely convincing (not all), but let's face it, without detracting nothing, to a huge Robin Wright, a series like HoC would have deserved a much more convincing end.

20190110

Red Hot

The Deuce - Di George Pelecanos e David Simon - Stagione 2 (9 episodi; HBO) - 2018

1977. Vincent è il proprietario del Club 366, discoteca di successo protetta dalla mafia. Lui e Abby sono ancora insieme, e lei gestisce l'Hi-Hat, altro locale dove c'è musica dal vivo. Frankie gestisce (per modo di dire) lo Show Land, un peep show con donne vere (anziché video). Lo stesso Frankie prende 10mila dollari dall'incasso dello Show Land, e sparisce, facendo innervosire Vincent che lo cerca. Quando Frankie torna, dice a Vincent che si è sposato e che ha usato il 10mila per comprare un anello: Vincent lo perdona, e gli abbona i soldi, dicendogli che sono stati un regalo di nozze. Candy e Harvey discutono sul montaggio del loro ultimo film porno, lui sostiene che è "troppo artistico". Lori è una delle attrici porno più richieste, e C.C. la spinge a chiedere ingaggi più alti. Darlene, all'insaputa di Larry, ottiene il GED (equivalente del nostro diploma di scuola superiore). Paul sta gestendo un gay bar, ma vorrebbe aprire un posto tutto suo e soprattutto, senza essere spalleggiato dalla mafia. Alston, che adesso è un detective della Omicidi, sta uscendo con un'infermiera; durante un'indagine, viene avvicinato da Gene Goldman, un assistente del sindaco Ed Koch, che guida un progetto voluto appunto dal sindaco, che mira ad abbassare il tasso di criminalità e a "ripulire" la zona.

L'affresco storico del cuore pulsante di New York, unito alla storia del porno statunitense, al femminismo, alla liberazione dei costumi sessuali, e ad altre chicche che solo due penne come Pelecanos e Simon possono riuscire a mettere nello stesso calderone, continua col suo ritmo lento ma incessante, avvincendo lo spettatore che a volte potrà preferire qualcosa di più ritmato, ma se vuole godersi qualcosa di ottimo spessore, dovrà giocoforza tornare a seguire The Deuce. Purtroppo, gli ascolti sono stati in calo, e fortunatamente, HBO ha rinnovato la serie per una terza stagione, ma che dovrà essere l'ultima. Dovremo accontentarci.

The historic fresco of the beating heart of New York, combined with the history of American porn, feminism, the liberation of sexual mores, and other goodies that only two writers like Pelecanos and Simon can manage to put in the same cauldron, continues with its slow but incessant pace, grabbing the viewer that sometimes may prefer something more rhythmic, but if you want to enjoy something very good, will have to go back to follow The Deuce. Unfortunately, audience have been falling, and fortunately, HBO has renewed the series for a third season, but that will have to be the last. We will have to be happy with that.

20190109

Chiamami Bruna

Me chama de Bruna - Basata sul libro di Raquel Pacheco - Stagione 1 (8 episodi; FOX) - 2016

Raquel è una giovanissima brasiliana, la cui famiglia appartiene alla classe medio-alta dei sobborghi di San Paolo. Oppressa dal padre, ma soprattutto dalla madre, troppo borghesi e religiosi, decide di fuggire di casa, di andare in città, e di iniziare a lavorare come prostituta nel bordello di Stella. La ragazza non è ancora maggiorenne, e la cosa genera un po' di preoccupazione nell'aiutante di Stella, Nancy. Raquel adotta il "nome d'arte" di Bruna, e comincia ad essere richiesta dai clienti, cosa che genera gelosie nelle colleghe, e a rendersi conto che la vita della prostituta, anche se in un bordello di una certa qualità, non è esattamente una passeggiata. Nonostante ciò, il lavoro le piace.

Tratto dalla vera storia di Raquel Pacheco, in arte Bruna Surfistinha, divenuta una celebrità in Brasile, e dal libro autobiografico della stessa, best seller in patria, libro dal quale è stato tratto anche un film, questa serie conosciuta internazionalmente come Call Me Bruna, può decisamente sollevare discussioni più a livello concettuale che come prodotto audiovisivo. Girata con un budget non troppo alto, intriga inizialmente per la risolutezza della protagonista, per non nascondere quasi niente del mondo nel quale la protagonista si immerge, ma a lungo andare si perde in cliché sentimentali e le recitazioni, non troppo convincenti, non aiutano. La serie è arrivata alla terza stagione, attualmente in onda, ma nonostante il tema e l'ambientazione mi interessassero moltissimo, onestamente non so se riuscirò neppure a vedere la seconda stagione, perché dopo una partenza col botto, la serie, come detto, si affloscia. 

Based on the true story of Raquel Pacheco, aka Bruna Surfistinha, who became a celebrity in Brazil, and from her autobiographical book, best seller in her homeland, a book from which a film was also taken, this series known internationally as Call Me Bruna, it can definitely raise discussions more at a conceptual level than as an audiovisual product. Shot with a budget not too high, initially intrigues for the decisiveness of the protagonist, not to hide almost nothing of the world in which the protagonist is dip, but in the long run is lost in sentimental cliches, and the acting, not too convincing, do not helps at all. The series has reached the third season, currently on the air, but despite the theme and the setting was very interesting for me, honestly I do not know if I can even see the second season, because after a start with a bang, the series, as mentioned, is limp.

20190108

Elenco di riproduzione

Playlist - Salmo (2018)

Chiariamo un concetto. A me il rap piace, anche se non è esattamente la mia prima scelta. Non sono un esperto, ma ho ascoltato Beastie Boys e Cypress Hill molto prima che nascessero molti ascoltatori di rap e trap, e addirittura quando rapper italiani della prima ora erano molto piccoli o addirittura in fasce. Probabilmente non mi sono tenuto propriamente aggiornato, ma come spiegato anche qua, ci provo, visto che ho un nipote di 14 anni che vive con me, e ascolta soprattutto questo tipo di musica. Fatta questa introduzione che sicuramente non interesserà a nessuno, oggi voglio parlare dell'ultimo disco di Salmo, all'anagrafe Maurizio Pisciottu nato ad Olbia nel 1984. Anche su questo, chiarisco che prima di mettermi all'ascolto di Playlist, non avevo ascoltato niente di lui, quindi prendete questo mio giudizio con il cosiddetto beneficio d'inventario. 
Per contestualizzare un poco, ho letto qualche recensione sul tema. Ho trovato stroncature estreme, e lodi sperticate. Il mio giudizio è, da buon democristiano, moderatamente positivo. Trovo interessante la varietà musicale delle basi, che abbracciano influenze rock, elettroniche, classiche hip hop, e spruzzate varie di molti generi differenti, adattate alle esigenze diverse delle varie tracce. Alcuni pezzi sono davvero interessanti e ti rimangono nella testa. Le collaborazioni sono varie, ed alcune inaspettate, come quella con Sfera Ebbasta (inaspettata perché in Perdonami, per dirne una, Salmo prova chiaramente ad innescare una polemica - dissing, nel gergo di chi è del campo - con i trapper, appunto, come Sfera) su Cabriolet. Ci sono poi Fabri Fibra (Stai zitto; Fibra mi pare, globalmente, una delle ispirazioni più consolidate, per Salmo), Nitro (Dispovery Channel), Coez (Sparare alla luna), Nstasia (Il cielo nella stanza). Poi ci sono i testi. Il ragazzo ci sa fare, e si capisce, soprattutto con le citazioni (anche solamente delle band: in Stai zitto si fa il nome degli Slayer e dei Soundgarden), ma ogni tanto ci sono delle vere e proprie cadute di stile che sembrano messe lì a bella posta per attirare ascolti dovuti alle polemiche (da PXM: "Se penso ad Asia Argento sono ricco dentro / perché manco se mi paga glielo ficco dentro"). Del resto, pare proprio che Salmo sia un genietto della pubblicità: leggete qui cosa si è inventato per la promozione del disco stesso. Insomma, l'impressione è che ci siano anche margini di miglioramento. Vedremo.



Let's clarify a concept. I like rap, even if it is not exactly my first choice. I'm not an expert, but I listened to Beastie Boys and Cypress Hill long before many rap and trap listeners were born, and even when Italian rappers of the first hour were very small or even in their cradles. Probably I am not properly updated, but as explained here, I try, since I have a 14-year-old nephew who lives with me, and that especially listening to this type of music. Done this introduction that certainly will not interest anyone, today I want to talk about the last album of Salmo, in the registry office Maurizio Pisciottu born in Olbia in 1984. Also on this, I clarify that before listening to Playlist, I had not heard anything of him, so take my judgment with the so-called benefit of inventory.
To contextualize a little, I read some reviews on the subject. I found extreme criticism, and exaggerated praise. My judgment is, as a good Christian Democrat, moderately positive. I find it interesting the musical variety of the bases, which embrace rock influences, electronic, classic hip hop, and sprayed various of many different genres, adapted to the different needs of the various tracks. Some tracks are really interesting and they remains in your head. The featurings are varied, and some unexpected, like the one with Sfera Ebbasta (unexpected because in Perdonami, to name one, Salmo clearly tries to trigger a controversy - dissing, in the jargon of who is in the field - with the Italian trappers, in fact, as Sfera) on Cabriolet. Then there are Fabri Fibra (Stai zitto, Fibra seems to me, globally, one of the most established inspirations, to Salmo), Nitro (Dispovery Channel), Coez (Sparare alla luna), Nstasia (Il cielo nella stanza). Then there are the lyrics. The guy knows how to do it, and you understand this, especially with the quotes (even only the bands: in Stai zitto they names Slayer and Soundgarden), but sometimes there are real style falls that seem put there just to attract listening due to controversy (from PXM: "If I think of Asia Argento I am rich inside / because neither if she pay me I'll stick it in her"). Moreover, it seems that Salmo is a genius of advertising: in order to promote the album, Salmo improvised a live in Milan in front of the Duomo dressed as homeless, he uploaded a promotional video on Pornhub with a famous Italian pornstar, and another video on Netflix. In short, the impression is that there are also room for improvement. We'll see.

20190107

Brillante e oh, così luminoso

Shiny and Oh So Bright, Vol. 1 / LP: No Past. No Future. No Sun. - Smashing Pumpkins (2018)

La domanda da porsi è, un po' come quella che sarebbe da porsi dinanzi a qualsiasi reunion, è perchè. Pitchfork, che a mio parere spesso ci azzecca, ha dato a questo disco 3,4 su 10. Troppo cattivi? Forse nemmeno troppo. Shiny è un'accozzaglia di canzoni che scimmiottano gli Smashing Pumpkins che furono, quelli che ci fecero innamorare nei primi anni '90, quelli di Siamese Dream e di Mellon Collie, ma che adesso suonano come la (lo so, è un luogo comune, ma rende benissimo l'idea quando serve) cover band di se stessi. Non c'è l'urgenza. Non c'è il fuoco dentro. Non c'è. Poco da aggiungere. Se non che Jimmy Chamberlin, a dispetto della sua vita travagliata a causa del suo amore per le droghe, rimane ancora uno dei migliori batteristi sulla piazza: ascoltando Solara, perdonatemi questa parentesi da ex batterista, non mi stupisce che tra le sue influenze citi Gene Krupa. Mi è sembrato di sfogliare nuovamente il metodo che a 11 anni, mi fece comprare il mio primo maestro di tamburo.



The question to ask is, a bit like that which should be placed before any reunion, it is: why? Pitchfork, which in my opinion often guesses, gave this record 3.4 out of 10. Too naughty? Maybe not even too much. Shiny is a bunch of songs that mimic the Smashing Pumpkins that existed, those that made us fall in love in the early 90s, those of Siamese Dream and Mellon Collie, but now they sound like (I know, it's a cliché, but it makes the idea very well when needed) a cover band of themselves. There is no urgency. There is no fire inside. There is not. Little to add. If not that Jimmy Chamberlin, in spite of his troubled life because of his love for drugs, still remains one of the best drummers in the square: listening to Solara, forgive me this parenthesis as an ex-drummer, it does not surprise me that among his influences mention Gene Krupa. It seemed to me to leaf through the method which at age 11 made me buy my first drum master. It was the Gene Krupa one.

20190106

Il miracolo

Circuit Des Yeux + Anna von Hausswolff + Lolina, Dampfzentrale (Saint Ghetto Festival), Bern CH, 23 novembre 2018

Ad un certo punto mi sono detto: chi voglio assolutamente vedere dal vivo a breve, visto che magari me li sono persi già quando sono passati in Italia, perché non potevo? Ho pensato a Zola Jesus e ad Anna von Hausswolff, mi sono messo a spulciare le loro date entro la fine dell'anno, per vedere quelle che potevo raggiungere in qualche modo, e farle incastrare con il mio lavoro. Di Zola Jesus vi racconterò, mentre per la svedese mi piace questa data svizzera, che inizialmente penso di raggiungere direttamente in auto, poi pochi giorni prima riesco a posizionarla perfettamente con un impegno di lavoro in Francia, zona Lione. Partenza dopo pranzo del venerdì 23 novembre, arrivo a Berna (albergo già conosciuto, a neppure 10 minuti d'auto dal luogo dell'evento) verso le 17, un po' di riposo e via verso la Dampfzentrale, vecchia stazione adibita da una parte a ristorante, dall'altra ad ampio locale atto anche ad ospitare concerti di piccolo taglio. Ho già il biglietto, ma il fatto di non avere moneta locale mi mette un po' in difficoltà: impossibile pagare piccoli importi con carta di credito, quindi mi fanno un favore non facendomi pagare il guardaroba, ma non c'è verso di avere una birra o un toast. Sopravviverò. 
Sta già suonando Circuit Des Yeux, o meglio Haley Fohr da Chicago, mi addentro solo appena appena dentro la sala concerto, e sembra di essere in un'altra dimensione. Dopo pochi secondi capisco che l'abbinamento di questa serata non poteva essere più azzeccato, anche se ascoltarsi un paio d'ore di musica del genere è veramente da temerari. La ragazza, vestita con un abito che sembra uscito dagli anni '50, è sola sul palco, con una chitarra e un sacco di effettistica; la cosa che naturalmente colpisce fortemente è l'uso della voce. Vette altissime, riverberi che in alcuni momenti fanno pensare a Diamanda Galàs (in alcuni momenti si ha la netta impressione di sentire due voci: la Galàs, così come il mitico Demetrio Stratos, studiarono questa possibilità dello sdoppiamento vocale, da quel che so; non so se, nel caso di Circuit Des Yeux sia la stessa cosa oppure semplicemente un loop), canzoni asimmetriche, caotiche, stranissime, a tratti alienanti. Senza dubbio coraggiosa, seppur sembri piuttosto timida quando riesce a dire qualche frase tra una canzone e l'altra. Sorpresa totale e positiva.
Eccoci finalmente all'esibizione della piccola svedese dalla voce magica. Band composta da ben cinque elementi (tastiere, batteria, due chitarre e un basso), e lei che per lo più, occuperà la posizione centrale rialzata sul palco, dietro ad un altro gruppo di tastiere. Si parte fortissimo con The Truth, the Glow, the Fall, e poi, in ordine sparso, gli altri 4 pezzi di Dead Magic. L'intensità è alta, la presenza e soprattutto, la voce potentissima, colorata di una tavolozza che sembra infinita, assolutamente varia e spiazzante, della piccola ragazza svedese, mi rapisce completamente, sono quasi ipnotizzato. La resa live dei pezzi è estremamente precisa (il set è cominciato in leggero ritardo, ed ho seguito con gli occhi il puntiglioso tecnico del suono, adesso al mixer a pochi passi da me: soprattutto sul microfono della voce di Anna è stato molto pignolo), le emozioni che suscitano sono travolgenti. Dopo aver eseguito, come detto, tutto l'ultimo disco, è la volta di Come Wander With Me / Deliverance, da The Miraculous, altri 11 minuti devastanti, che sembrano chiudere il set. C'è stato perfino il tempo di una sorta di battibecco tra Anna e un gruppetto di spettatori decisamente ubriachi nelle prime file e particolarmente fastidiosi, battibecco che la stessa Anna rintuzza amabilmente al termine del pezzo durante il quale si è svolto (e io onestamente non so dove abbia trovato la calma per farlo, vi assicuro che queste persone sono state molto maleducate, a dir poco). Eppure, dopo qualche minuto la band rientra ed attacca un pezzo che io non conosco, ma che chiude sempre i concerti di Anna von Hausswolff: Gosta. Non vedo però Anna. Intuisco che c'è quando inizia la parte vocale. Mi alzo in punta di piedi e finalmente, la vedo. E' scesa in mezzo al pubblico, che possiamo valutare sulle duecento unità, forse meno, per camminare, cantare questa bella ballata, e scambiare sguardi con il suo pubblico. Ringrazia e saluta. Retorico e prevedibile, ma ne è valsa decisamente la pena.




Here we are finally at the exhibition of the little Swede with a magical voice. Band composed of five elements (keyboards, drums, two guitars and a bass), and she who mostly will occupy the central position raised on the stage, behind another group of keyboards. It starts very strong with The Truth, the Glow, the Fall, and then, in no particular order, the other 4 tracks from Dead Magic. The intensity is very high, the presence and above all, the powerful voice, colored by a palette that seems endless, absolutely varied and unsettling, of the little Swedish girl, completely kidnapped me, I'm almost hypnotized. The live rendition of the tracks is extremely precise (the set started slightly late, and I followed the meticulous sound technician with the eyes, now at the mixer a few steps away from me: especially on the microphone of Anna's voice was very fussy) , the emotions that arouse are overwhelming. After having performed, as mentioned, the last record, it's the turn of Come Wander With Me / Deliverance, from The Miraculous, another devastating 11 minutes, which seem to close the set. There was even the time of a sort of bickering between Anna and a group of spectators decidedly drunk in the first rows and particularly annoying, bickering that Anna herself end up amiably at the end of the track during which it took place (and I honestly I do not know where she found the calm to do it, I assure you that these people were very rude, to say the least). Yet, after a few minutes, the band returns and attacks a track that I do not know, but that always closes the concerts of Anna von Hausswolff: Gosta. But I do not see her. I realize she's here  when the vocal part begins. I stand on tiptoe and finally, I see her. She has came down in the audience, that we can evaluate on the two hundred units, maybe less, to walk, sing this beautiful ballad, and exchange glances with its audience. She thanks and greets. Rhetorical and predictable, but it was definitely worth it.

20190104

Da gas a solido / Tu sei mio amico

From Gas to Solid / You Are My Friend - Soap and Skin (2018)

Se per caso avete visto la serie tv tedesca (ma diffusa da Netflix) Dark, e vi siete chiesti come mai la musica, anche quella originale, fosse così bella (come ho fatto io), ecco spiegato il perché: era composta da Anja Franziska Plaschg, aka Soap&Skin. Finalmente, a distanza di ben sei anni dal precedente Narrow, composto anche sugli strascichi dell'elaborazione del lutto per la scomparsa del padre e della sua seguente depressione (è stata anche ospedalizzata), disco che a sua volta seguiva il debutto del 2009 Lovetune for Vacuum che le aveva regalato una certa notorietà (notorietà che la giovane rifuggiva), ecco il nuovo lavoro della ormai 28enne austriaca di Poppendorf. Un disco sul quale la critica ha già avuto modo di dire tutto e il contrario di tutto: eccezionale conferma e tremendo passo falso. Il mio giudizio ve lo spiego così: ascoltato la prima volta il disco e saputo di una sua prossima data italiana, ho acquistato il biglietto appena aperte le prevendite. From Gas to Solid / You Are My Friend è un disco perfettibile, per gli standard ed il talento purissimo di Anja, ma nonostante ciò, sicuramente uno dei dischi più belli del 2018 (e questo lo abbiamo già appurato qui). Composizioni bellissime, guidate soprattutto dal pianoforte e coronate dalla splendida voce della Plaschg, che scorrazzano tra influenze classiche e pop di altissimo livello, con passaggi da brividi intensi; il mood è, lo hanno notato in molti, più solare rispetto a Narrow, tanto che la ragazza si permette perfino di chiudere il disco con una cover alla sua maniera di un simbolo come What a Wonderful World (Thiele/Weiss) di Louis Armstrong, senza sfigurare per niente. Eppure, è impossibile non definirla musica sperimentale: e se siete pronti ad ascoltarla, capirete perché. E non ve ne pentirete. Diverso e meraviglioso.



If by chance you saw the German TV series (but spread by Netflix) Dark, and you wondered why the music, even the original one, was so beautiful (as I did), here's why: it was composed by Anja Franziska Plaschg, aka Soap & Skin. Finally, six years after the previous Narrow, also composed on the aftermath of the mourning for the disappearance of her father and her subsequent depression (she was also hospitalized), a disc that followed the debut of 2009 Lovetune for Vacuum that had given her a certain notoriety (fame that the young woman shun), here is the new work of the now 28-year-old Austrian from Poppendorf. A record on which critics have already had the opportunity to say everything and the opposite of everything: exceptional confirmation and tremendous misstep. I will explain you my judgment like this: listened to the record the first time and knew of her next Italian date, I bought the ticket just opened the presales. From Gas to Solid / You Are My Friend, is a perfectible record, for the standards and the pure talent of Anja, but nevertheless, certainly one of the most beautiful records of 2018 (and we have already verified it here). Beautiful compositions, mainly driven by the piano and crowned by the wonderful voice of Plaschg, which roam between classical and pop influences of the highest level, with intense shivering passages; the mood is, they have noticed in many, more sunny than Narrow, so that the girl even allows herself to close the record with a cover in its way of a symbol like What a Wonderful World (Thiele / Weiss) by Louis Armstrong, without disfiguring at all. And yet, it is impossible not to define experimental music: if you are ready to listen to her, you will understand why. And you will not regret it. Different and wonderful.

20190103

Angelo della Morte

Slayer + Lamb of God + Anthrax + Obituary, Mediolanum Forum MI, 20 novembre 2018

Eccoci qua, per quello che dovrebbe essere (condizionale sempre d'obbligo, ormai i musicisti sono più bugiardi dei politici) l'ultimo tour dei seminali Slayer, o meglio, quel che ne rimane. Esattamente a distanza di una settimana, sono di nuovo dentro il Forum di Assago, e c'è da dire che stavolta è davvero pieno, anche se di 50enni. Mi incontro con degli amici, e, non troppo sorprendentemente, con uno dei loro figli, prima che le band, ben quattro stasera, diano inizio alle "ostilità", in perfetto orario. 
Ecco per primi gli Obituary da Tampa, Florida, band anch'essa seminale, visti live in un concerto indimenticabile ben 27 anni fa (quando mi rendo conto di quanto tempo è passato non me ne capacito) alla FLOG di Firenze: professionali, decisi, dritti al punto, scaletta di 7 pezzi dei quali 6 dai primi tre album. Chapeau.
Dopo di loro, un'altra band che ha segnato la mia giovinezza musicale: i newyorkesi Anthrax, con una formazione che vede 4/5 di quella di Spreading the Disease. La scaletta, anche per loro, è a dir poco sorprendente. Entrano sul palco sulle note di The Number of the Beast degli Iron Maiden, nessun pezzo dall'ultimo For All Kings, ben due cover, seppure ormai parte integrante del loro repertorio: Got the Time di Joe Jackson (era in Persistence of Time, del 1990, nella loro versione), e Antisocial dei Trust (State of Euphoria, 1988), e superclassici quali Caught in a Mosh, Efilnikufesin (N.F.L.), Indians, Be All, End All, un solo pezzo da Worship Music (2011), Fight 'Em 'Til You Can't. Belladonna in splendida forma vocale, Benante idem dietro i tamburi, Bello a scorrazzare lungo il palco e Ian a fomentare la folla. Compitino fatto apposta per gli anziani, ma davvero un piacere esserci.
Arriva il tempo dei Lamb of God. Palco molto bello, nero e argentato metallico, curioso che inizino con Omerta qui in Italia, durante la scaletta dedicano 512 agli amici Lacuna Coil. Naturalmente, visto il pubblico, sono quelli che probabilmente sono piaciuti meno in generale, personalmente devo ammettere che la loro esibizione risulta meno eccitante (anche perché dopo gli Anthrax, i LOG, a parte Randy Blythe, sono piuttosto fermi), ma non per questo meno interessante. Il drumming di Chris è da applausi a scena aperta, i due chitarristi fanno un gran lavoro, la band è molto coesa ed il suono che esce richiama moltissimo i Pantera.
Eccoci al piatto forte della serata. La scaletta è stereotipata, per questo Final World Tour (da quello che sembra, anche il saluto finale, in lingua del Paese ospitante, da parte di Tom Araya, "mi mancherete"), quindi dopo averne avuto la certezza (primi pezzi identici alle altre date), mi ritaglio una decina di minuti anche per andare al bagno e a mangiare un panino freddo. Ma c'è da dire che, sempre la scaletta, è impeccabile. Equilibrata e distribuita lungo i circa 35 anni di carriera, ci regala delle chicche: Mandatory Suicide, War Ensemble, Post Mortem, Black Magic, Seasons in the Abyss, Hell Awaits, e un encore da paura vera. South of Heaven, Raining Blood, Chemical Warfare, e la conclusione con Angel of Death, durante la quale lo sfondo cambia e diviene una sorta di parodia del marchio Heineken, dove invece campeggia la scritta Hanneman Angel of Death Still Reigning. Palco pirotecnico nel vero senso della parola (le esplosioni e i lanciafiamme si sprecano), ma, supportati da Paul Bostaph alla batteria (ad essere davvero pignoli, la differenza rispetto a Dave Lombardo si sente, ma a dirlo si rischia di risultare snob) e da Gary Holt alla chitarra, Tom e Kerry suonano ancora come la band più cattiva del panorama metal, e non danno l'impressione di essere la caricatura di se stessi. L'applauso finale, a luci ormai accese, e il ritorno per il saluto di Araya, mi fa capire che è stato giusto esserci.



After Obituary, Anthrax and Lamb of God, here we are at the main course of the evening. The set list is stereotypical, for this Final World Tour (from what seems, even the final greeting, in the language of the host country, by Tom Araya, "I will miss you"), then after having had the certainty (first songs identical to the other dates), I take about ten minutes to go to the bathroom and eat a cold sandwich. But it must be said that, always about the set list, is impeccable. Balanced and distributed over the 35 years of their career, they gives us some goodies: Mandatory Suicide, War Ensemble, Post Mortem, Black Magic, Seasons in the Abyss, Hell Awaits, and a true fearful encore. South of Heaven, Raining Blood, Chemical Warfare, and the conclusion with Angel of Death, during which the background changes and becomes a sort of parody of the Heineken brand, where instead stands the phrase: Hanneman Angel of Death Still Reigning. Pyrotechnic stage in the true sense of the word (explosions and flamethrowers are wherever), but, supported by Paul Bostaph on the drums (to be really fussy, the difference compared to Dave Lombardo is heard, but saying this you risk to be taken as a snob) and Gary Holt on guitar, Tom and Kerry King still sound like the most bad ass band in the metal scene, and they do not give the impression of being the caricature of themselves. The final applause, with lights on, and the return of Araya's greeting, makes me understand that it was right to be there.

20190102

Tesoro

Honey - Robyn (2018)

Ottavo disco (oppure sesto, se si considerano i tre Body Talk del 2010 un disco unico) per la 39enne di Stoccolma, una delle regine dell'electro-pop odierno. Conosciuta tramite il fatto che alcune musiciste che suonano generi diversi hanno fatto cover di suoi pezzi, segno evidente che il talento c'è, c'è da notare, con questo disco, uno spostamento verso musica ballabile stratificata ma rarefatta, decisamente personale seppur appoggiata a qualche cliché da dancefloor, un disco breve con una maggioranza di canzoni ottime, e, a mio modesto parere, qualche riempitivo non all'altezza (penso soprattutto a Between the Lines), con testi personali (che raccontano anche della sua ultima relazione, passata attraverso una separazione e, ultimamente, un riavvicinamento) e un marchio di fabbrica inconfondibile. Sarò ripetitivo, ma da questa terra, la Svezia, anche in campo dance-pop vengono fuori le proposte più di classe, perché a differenza di altri paesi, la musica popolare è considerata a tutti gli effetti, cultura.



Eighth album (or sixth, if you consider the three Body Talk of 2010 a single record) for the 39 year old from Stockholm, one of the queens of today's electro-pop. Known (by me) by the fact that some female musicians who play different genres have made covers of her songs, a clear sign that the she got the talent, we should note, with this record, a shift to danced music stratified but rarefied, decidedly personal although supported by some dancefloor's clichés, a short disc with a majority of excellent songs, and, in my humble opinion, some fillers not up to par (I think especially to Between the Lines), with personal lyrics (which also tell of her last relationship, passed through a separation and, lately, a rapprochement) and an unmistakable trademark. I will be repetitive, but from this land, Sweden, even in the dance-pop field come out the most classy proposals, because unlike other countries, popular music is considered in all respects, culture.

20190101

2018

Quest'anno semplicemente in ordine alfabetico, con un paio di menzioni al di fuori dei 10 canonici. / This year simply in alphabetical order, with a couple of mentions outside the usual 10.


1) Anna von Hausswolff - Dead Magic
2) Architects - Holy Hell
3) Anna Calvi - Hunter
4) Cult Leader - A Patient Man
5) Dessa - Chime
6) Emma Ruth Rundle - On Dark Horses
7) Rolo Tomassi - Time Will Die and Love Will Bury It
8) Rosalia - El mal querer
9) Soap & Skin - From Gas to Solid / You Are My Friend
10) Yob - Our Raw Heart

  
Special mention:   Deafheaven - Ordinary Corrupt Human Love
Guilty Pleasure 2018:  Carrie Underwood - Cry Pretty


Le recensioni che mancano le troverete nei prossimi giorni / The missing reviews you'll find it in the next few days.

20181231

Per i miei crimini

For My Crimes - Marissa Nadler (2018)

La cosa che potrebbe sorprendervi di Marissa Nadler (37 anni, di Boston, Massachusetts), qui alle prese con il suo ottavo album, è sapere che ha coverizzato Black Sabbath e Danzig, o che è andata in tour con i Ghost. Oppure no, visto che lei stessa sostiene di avere più cose in comune con la scena black metal che con quella folk. Per chiarirvi meglio le idee, siamo potenzialmente davanti ad una musicista come Chelsea Wolfe, ma i dischi della Nadler non suonano per niente metal: per la maggior parte delle canzoni, c'è lei con la sua voce da mezzo-soprano, spesso riverberata, e la sua chitarra acustica. Altri strumenti appaiono, ma non così spesso. Scrive canzoni molto belle, romantiche e gotico-decadenti, su questo disco sembra che elabori, con i testi, l'avvicinarsi della fine di un rapporto di coppia, spesso avvalendosi di metafore interessanti (Said Goodbye to That Car, I Can't Listen to Gene Clarke Anymore), la sua voce ti riscalda davvero il cuore. Un altro bellissimo disco che va ad aggiungersi ad una carriera in crescita: ha dichiarato che per un po' non farà più dischi tristi. Chissà cosa ne uscirà fuori.



The thing you can be surprise about Marissa Nadler (37, from Boston, Massachusetts), here grappling with her eighth album, could be to be aware that she covered Black Sabbath and Danzig, or that she went on tour with Ghost. Or not, since she claims to have more in common with the black metal scene than with the folk one. To clarify your ideas better, we are potentially in front of a musician like Chelsea Wolfe, but Nadler's records do not play at all metal: for most of the songs, you can hear only her with her half-soprano voice, often reverberated, and her acoustic guitar. Other instruments appear, but not so often. She writes very beautiful songs, romantic and gothic-decadent, on this record seems to elaborate, with the lyrics, the approach of the end of a relationship, often using interesting metaphors (Said Goodbye to That Car, I Can't Listen to Gene Clarke Anymore), her voice really warms your heart. Another beautiful record that is added to a growing career: she said that for a while she will no longer make sad records. Who knows what will come out of it?

20181230

Voliera

Aviary - Julia Holter (2018)

Abbiamo già parlato di Julia Holter in occasione dei suoi due dischi precedenti, Have You in My Wilderness del 2015, e In the Same Room, live del 2017. Il titolo è ispirato a un passaggio dello scrittore libano-americano Etel Adnan, e la voliera è il simbolo di come la mente percepisce i ricordi. Come avevo già provato ad esprimere in occasione del commento al disco del 2015, l'ascolto dell'artista loasangelina richiede concentrazione, predisposizione alla sperimentazione, buona volontà e pazienza. Troverete recensioni esaltanti e totalmente opposte, proprio per questo. Al contrario del quasi rarefatto Have You, qua ci sono molti momenti densi e carichi di strumenti, oserei dire gioiosi seppur cacofonici e decisamente asimmetrici. Come sempre, riferimenti intellettuali altissimi, per un disco decisamente non facile: come ha scritto Q, "non è sempre facile, ma è spesso brillante".



We have already talked about Julia Holter on her two previous albums, Have You in My Wilderness 2015, and In the Same Room, live of 2017. The title is inspired by a line of the Lebanese-American writer Etel Adnan, and the aviary it is the symbol of how the mind perceives memories. As I had already tried to express on the occasion of the commentary on the record of 2015, listening to the Los Angeles' artist requires concentration, predisposition to experimentation, good will and patience. You will find exciting and totally opposite reviews, just for this. Unlike the almost rarefied Have You, here there are many dense and loaded moments of instruments, I would dare say joyful even if cacophonous and decidedly asymmetrical. As always, very high intellectual references, for a decidedly not easy album: as Q wrote, "it's not always easy, but it is frequently brilliant".

20181228

Troppo poco e troppo tardi

Graveyard + Bombus, Zona Roveri, Bologna, 28 settembre 2018

Fa ancora caldo, quindi egoisticamente, ci compiaciamo che non ci sia il pienone, per questa venuta in Italia degli svedesi Graveyard, sciolti un paio di anni fa (mentre avevo comprato il biglietto per il loro concerto di Ravenna) e poi riformatisi. Siamo con l'amico Mazza presso la Zona Roveri, e ascoltiamo distrattamente i supporters Bombus, compaesani dei Graveyard ma abbastanza trascurabili. Ecco quindi il quartetto di Goteborg salire sul palco, ed attaccare con Walk On, dal nuovo Peace, album che naturalmente la farà da padrone stasera. I suoni sono convincenti, la presenza scenica così così (non sono gli Hellacopters, per intenderci, e nessuno dei quattro ha il magnetismo di Nicke Royale), ci colpisce molto il chitarrista solista Jonatan Larocca-Ramm, che unisce tecnica e gusto, un paio di cosette che non sempre vanno a braccetto. Sorprendentemente, la scaletta lascia fuori qualsiasi estratto da Innocence & Decadence, e questo mi offende un po', visto che quel disco metteva in luce le radici blues, e possedeva due tracce malinconiche quali Stay for a Song e Too Much Is Not Enough. Con un po' di amaro in bocca, quindi, ce ne torniamo da dove siamo venuti.



Here then the quartet of Gothenburg, that go on stage, and attack with Walk On, from the new Peace album that will naturally be the driver, tonight. The sounds are convincing, the stage presence so-so (they are not the Hellacopters, so to speak, and none of the four has the magnetism of Nicke Royale), we are very struck by the solo guitarist Jonatan Larocca-Ramm, who combines technique and taste, a couple of little things that do not always go hand in hand. Surprisingly, the setlist leaves out any extract from Innocence & Decadence, and this offends me a bit, since that record highlighted the blues roots, and had two melancholic tracks like Stay for a Song and Too Much Is Not Enough. So, with a little bitter taste in the mouth, we're going back to where we came from.