No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.

20191215

Слава

Glory - Di Kristina Grozeva e Petar Valchanov (2016)
Giudizio sintetico: da vedere (4/5)

Tsanko Petrov, un umile manutentore ferroviario bulgaro, scopre una grande quantità di denaro in banconote, lungo il binario che sta perlustrando per lavoro, ma invece di prendere i soldi per sé informa le autorità. La sofisticata responsabile delle pubbliche relazioni presso il Ministero dei trasporti bulgaro, Julia Staykova, coglie l'occasione per deviare un montante scandalo sulla corruzione, organizzando una cerimonia per salutare Tsanko come eroe della classe operaia. Incosciente di quanto gli sta accadendo, spettinato con una balbuzie faticosa sia da portare che da ascoltare, Tsanko viene ridicolizzato dalla squadra di pubbliche relazioni di Julia mentre lo mostrano alla stampa come un eroe. Per fare in modo che il ministro premi Tsanko con un nuovissimo orologio digitale, Julia rimuove il vecchio orologio di Tsanko, un cimelio ereditato da suo padre, e al quale tiene moltissimo. Tuttavia, Julia lo perde, ignora Tsanko quando cerca di contattarla, e infine gli restituisce un orologio identico. L'uomo si accorge subito che non è lo stesso, mancando la dedica fatta incidere da suo padre.

Film acclamato dalla critica, giustamente, che nel 2018 non è entrato nella shortlist per l'Oscar al miglior film in lingua non inglese, Glory è uno di quei film spietati e al tempo stesso esilaranti, che solo le filmografie non occidentali ci sanno regalare. Uno di quei gioielli che purtroppo, una distribuzione infame, e un cattivo gusto diffuso per prodotti ormai stereotipati, rischiano di farci perdere per sempre. E invece noi siamo qui per farvi godere: ripescate in ogni modo questo film, perché è bellissimo, e perché è giusto così.

Critically acclaimed film, which in 2018 did not enter the shortlist for the Oscar for Best Foreign Language Film, Glory is one of those ruthless yet hilarious movies that only non-Western filmographers can give us. One of those jewels that, unfortunately, an infamous distribution, and a widespread bad taste for now stereotyped products, risk making us lose forever. Instead, we are here to make you enjoy: in every way, get this film back, because it is beautiful, and because this is right thing to do.

20191213

Disobbedienza

Disobedience - Di Sebastián Lelio (2017)
Giudizio sintetico: si può vedere (3/5)

Il vecchio rabbino Krushka muore durante un sermone sul libero arbitrio, davanti alla sua congregazione ebraica ortodossa nel nord di Londra. Informata che suo padre è morto, Ronit, la figlia ribelle del rabbino, che vive e lavora a New York come fotografa, vola a Londra e arriva a casa del suo amico d'infanzia, Dovid Kuperman, un discepolo di suo padre, scelto per succedergli.
A casa di Dovid, altri membri della congregazione stanno rendendo omaggio al defunto. Ronit non si adatta, poiché si comporta in un modo non conforme alla cultura ortodossa. Nonostante appaia sorpreso dalla visita di Ronit, Dovid insiste sul fatto che deve rimanere a casa sua. Ronit è sconvolta nello scoprire che Esti, un'altra amica d'infanzia di entrambi, è ora la moglie di Dovid.

Apparentemente una commedia romantica lesbica, non mi è dispiaciuto questo film inglese del regista cileno (nato in Argentina) che ha vinto l'Oscar nel 2018 con Una mujer fantastica. Ambientato in una comunità ebraica ortodossa, non ha certo la forza dirompente della gemma che fu La sposa promessa, ma si dedica maggiormente al sentimento e alle sue dirompenti conseguenza. Cast di alto livello, con il caratterista statunitense Alessandro Nivola (Dovid) che non sfigura di fronte alla coppia di formidabili bellezze (e bravure) Weisz (Ronit) / McAdams (Esti).

Apparently a lesbian romantic comedy, I did not mind this English film by the Chilean director (born in Argentina) who won the Oscar in 2018 with Una mujer fantastica. Set in an Orthodox Jewish community, it certainly does not have the disruptive power of the gem that was Fill the Void, but is more devoted to feeling and its disruptive consequence. High-level cast, with the American character actor Alessandro Nivola (Dovid), who do a good job in front of the pair of formidable beauties (and cleverness) Weisz (Ronit) / McAdams (Esti).

20191212

Нелюбовь

Loveless - Di Andrej Petrovič Zvjagincev (2017)
Giudizio sintetico: da vedere (4/5)

2012. In una città nella regione di Leningrado, i bambini stanno uscendo da scuola. Un ragazzo di dodici anni di nome Alyosha cammina lungo un sentiero attraverso una zona boscosa alla periferia della città. Getta una striscia di nastro adesivo su un albero. I suoi genitori, Zhenya e Boris, stanno divorziando e stanno cercando di vendere il loro appartamento. Entrambi i genitori hanno nuove relazioni: Boris con Masha, una giovane donna incinta di suo figlio; e Zhenya con Anton, un uomo più anziano e più ricco con una figlia adulta. Alyosha ascolta un litigio tra i suoi genitori, nel corso del quale è chiaro che nessuno dei duelo vuole con sé, e che quindi entrambi stanno pensando di metterlo in un orfanotrofio.
Un giorno dopo aver trascorso gran parte della notte con Anton, Zhenya si rende conto che Alyosha non è più stato visto dal giorno prima. La polizia crede che Alyosha sia fuggito e tornerà a casa entro un giorno o due. Quando Alyosha non ritorna, un gruppo di volontari specializzato nel salvataggio di persone scomparse prende in carico il caso e iniziano le ricerche.

L'idea di questo film pare sia nata dall'interesse del regista per il gruppo Liza Alert, dal desiderio di raccontare una storia sulla famiglia, e dalla frustrazione per non aver ottenuto i diritti per un remake di Scene da un matrimonio di Bergman. Posso assicurarvi che il risultato è un film bellissimo, freddo come il clima russo, emotivamente devastante. Fa riflettere sull'egoismo dei giorni nostri. Da non perdere.

The idea for this film seems to have come from the director's interest in the Liza Alert group, from the desire to tell a family story, and from the frustration at not having obtained the rights to a remake of Scenes from a Marriage by Bergman. I can assure you that the result is a beautiful film, as cold as the Russian climate, emotionally devastating. It makes us reflect on the selfishness of our days. Don't miss it.

20191211

Maria, regina di Scozia

Mary Queen of Scots - Di Josie Rourke (2018)
Giudizio sintetico: si può vedere (3,5/5)




















Nel 1561, la diciannovenne Mary Stuart, regina cattolica della Scozia, ritorna nel suo paese d'origine dalla Francia dopo la morte di suo marito, Francesco II, per salire sul trono, dove viene accolta dal fratellastro, il conte di Moray. Nella vicina Inghilterra, la venticinquenne Elizabeth, cugina di Mary, è la regina protestante d'Inghilterra - non sposata, senza figli e minacciata dalla potenziale pretesa di Maria al suo trono. Mary allontana il chierico John Knox dalla sua corte. Protestante e leader della Riforma scozzese, Knox vede Mary come un pericolo per la supremazia protestante del regno.
Cercando di indebolire la minaccia di sua cugina alla sua sovranità, Elizabeth vorrebbe che Mary, che i cattolici inglesi riconoscono come la loro legittima regina, si sposi con un inglese. Sceglie Robert Dudley, che lei ama, neppure troppo segretamente; sebbene lui e Mary non siano disposti, la notizia del vaiolo di Elizabeth convince Mary ad accettarlo, a condizione che lei sia evidente come l'erede di Elizabeth. Riluttante a lasciar andare Dudley, Elizabeth manda invece Lord Darnley in Scozia, con la scusa di vivere sotto la loro libertà religiosa. Nonostante abbia percepito un ulteriore motivo, Mary si affeziona a Darnley e alla fine accetta la sua proposta di matrimonio.

Mi piacciono i film storici, e ultimamente stiamo assistendo ad una sorta di loro ritorno. Questo è piuttosto interessante, per alcune ragioni, che vi vado a snocciolare. La regista è al suo debutto cinematografico, ma ha molta esperienza come regista di teatro (il risultato sono prestazioni convincenti del cast intero). La sceneggiatura è di Beau Willimon, che conosciamo per la versione US di House of Cards, quindi bravo con gli intrighi politici (risultato, chiare le sottotrame, appunto, politiche, del rapporto tra le due cugine). Le protagoniste principali sono Saoirse Ronan (Mary), che ci aveva già conquistato fin dai tempi di The Lovely Bones, e Margot Robbie (Elizabeth), che qua, puntando all'Oscar, maschera la sua bellezza con il trucco della malattia (questo un po' il punto debole del film). Molto bella la scena del loro incontro.

I like historical films, and ultimately we are witnessing a sort of return of them. This is quite interesting, for some reasons, that I'm going to enounce. The director is making her film debut, but she has a lot of experience as a theater director (the result are convincing performances by the entire cast). The screenplay is by Beau Willimon, who we know from the US version of House of Cards, so good with political intrigues (result, the subplots are pretty clear, in fact, political, of the relationship between the two cousins). The main protagonists are Saoirse Ronan (Mary), who had already conquered us since the time of The Lovely Bones, and Margot Robbie (Elizabeth), who here, aiming for an Oscar, masks her beauty with the trick of illness (this a little the weak point of the film). Very beautiful scene of their meeting.

20191210

Do you doubt me traitor?

Lingua Ignota + 93echoesandsirens, Klub 007, Praga CZ, martedì 8 ottobre 2019


Ormai l'Europa è la mia casa. E quindi, molto semplicemente, se non posso andare a vedere Lingua Ignota in concerto a Milano (la settimana prossima), perché quella sera ho già un impegno con gli Sleep a Bologna, mi prendo 3 giorni di ferie e vado tranquillamente a Praga, perché è la data che raggiungo con maggior facilità, tra quelle estere. Parto da Pisa con Ryanair, e complice l'umore ed il tempo, prendo un albergo modesto, ma vicinissimo al locale dove suonerà l'artista statunitense, e tra l'altro passo il mio "giorno libero" in camera, al calduccio, vedendomi dei film, che tanto Praga l'ho già vista. Ma veniamo al motivo per cui sono qui. Kristin Hayter è una delle cose più interessanti degli ultimi tempi, e non solo a livello musicale. Figuratevi che sono venuto a Praga pur avendo ascoltato pochissimo della sua produzione musicale, ma letto quanto basta per capire che, soprattutto dal vivo, regala un'esperienza difficile da dimenticare. Leggete, vi prego, la sua bio su Wikipedia, per capire di cosa stiamo parlando. Una delle cose meravigliose che accadono, è che, come vi dicevo, il locale in cui si esibirà è situato, così come il mio hotel, in una zona di Praga non vicinissima al centro, Strahov, sulla collina di Petrin, a due passi dal Velky Strahovsky Stadion; in questa zona, se si esclude la mensa universitaria, c'è un solo ristorante, dove ho consumato i tre pasti del mio soggiorno, e, come mi ero immaginato, durante la cena prima del concerto, mentre sono seduto al tavolo del ristorante Petrin, ecco che entra proprio Kristin, accompagnata dall'organizzatore locale (lo riconoscerò poco più tardi all'ingresso del locale) e dal suo tour manager europeo Federico, che avevo capito essere italiano da alcuni post su Instagram. Mi alzo, chiedo scusa, saluto e ringrazio Kristin per la sua musica, e scambio qualche battuta con il simpatico Federico, sul fatto che non posso andare a vederla a Milano la settimana seguente. Torno al mio posto e non disturbo più. Finisco e mi avvio al locale, una cantina sotto uno degli 8 blocchi adibiti a dormitori studenteschi, dove c'è un bancone bar, davanti dei tavoli, e un piccolo spazio con un palco inesistente. Si esibisce per quasi una mezz'ora interminabile 93echoesandsirens, artista locale che mescola elettronica dance e noise, dopo di che, ecco Lingua Ignota.

Il palco, se così si può definire, è contornato da un telo di nylon trasparente, montato dalla stessa Kristin ed un altro tipo, tramite nastro adesivo che lo fissa al soffitto (molto basso). Al centro, le tastiere, ed una lampada che si porterà dietro tutto il tempo. Lo spazio davanti al palco è colmato da diciamo una 50ina abbondante di persone, sto ai margini appoggiato al muro semicircolare, quindi la vedo e non la vedo. Ma la sensazione claustrofobica generata dal luogo, e quella di perdita generata dalla scomparsa di lei dal mio campo visivo è quella giusta, adatta a concentrarsi sulla musica, una musica che descrive sofferenza e odio. Basi di elettronica, sapienti tocchi di piano, una voce con un'estensione pazzesca, e una inoppugnabile somiglianza, anche "filosofica", con la sacerdotessa Diamanda Galàs, collocano Lingua Ignota su un piano superiore a gran parte di altre realtà musicali. Una scaletta fatta da nove pezzi (su undici totali) del suo nuovo disco Caligula (in altre occasioni ha regalato un encore gustoso, la cover di Wicked Games di Chris Isaak, purtroppo non in questa) per un'ora scarsa di una esperienza forse più teatrale che musicale, un concerto che ti entra dentro e che sarà difficile da dimenticare. Lei che si muove tra il pubblico, che sbuca agli angoli, che sale ad incunearsi fino al soffitto, in una mano il microfono e nell'altra la lampada, e la sua voce che, come in un catartico rito collettivo, dove lei è la celebrante, esorcizzano la violenza, per rinascere nella bellezza. Una delle cose più emozionanti che questi 40 anni di musica mi abbiano regalato.

The stage, if we can defined it so, is surrounded by a transparent nylon sheet, fixed by Kristin herself and another guy, by adhesive tape that fixes it to the ceiling (very low). At the center, the keyboards, and a lamp that she will carry around all the time. The space in front of the stage is filled with, let's say, an abundant 50 people, I'm at the edge leaning against the semicircular wall, so I see her and I don't see her. But the claustrophobic feeling generated by the place, and that of loss generated by the disappearance of her from my field of vision is the right one, suitable for concentrating on music, a music that describes suffering and hatred. Basics of electronics, clever touches of the piano, a voice with a crazy extension, and an incontrovertible resemblance, even "philosophical", with the priestess Diamanda Galàs, place Lingua Ignota on a higher level than most other musical realities. A set made up of nine songs (out of eleven total) of her new album Caligula (on other occasions she gave a tasty encore, the cover of Wicked Games by Chris Isaak, unfortunately not in this one) for a scarce hour of an experience perhaps more theatrical than musical, a concert that gets inside you and that will be difficult to forget. She, that moves among the audience, that comes out in the corners, rises, keeping the microphone in one hand, the lamp in the other hand, and her voice which, as in a cathartic collective rite, where she is the celebrating one, exorcising violence, to reborn in beauty, after that. One of the most exciting things that these 40 years of music have given me.





20191209

Nineteen eighty four

American Horror Story: 1984 - di Ryan Murphy e Brad Falchuck - Stagione 9 (9 episodi; FX) - 2019

Nel 1984, Brooke Thompson viene attaccata dal serial killer chiamato Night Stalker, e decide di lasciare la città per l'estate per lavorare come volontaria a Camp Redwood con i suoi nuovi amici, conosciuti al corso di aerobica. Lungo la strada, investono un escursionista. Il gruppo lo soccorre, e lo porta a Redwood, dove viene curato dall'infermiera, Rita. Margaret Booth, la proprietaria del campeggio, si presenta ai volontari, e fa fare loro un giro per i terreni. Più tardi, attorno al fuoco di bivacco, i volontari apprendono da Rita che Camp Redwood fu teatro di un massacro nel 1970 commesso dal guardiano, Benjamin Richter, detto Mr. Jingles. Margaret rivela di essere stata l'unica sopravvissuta di quella notte. Brooke trova l'escursionista che il gruppo aveva investito, ucciso da Jingles, ma, quando da l'allarme agli altri, il corpo del malcapitato, e Richter, non si trovano da nessuna parte.

La nona stagione di questa serie, ormai classica, si ispira ai film catalogati come horror slasher, ed è ovviamente ambientata nel 1984. Devo dire che la stagione si è rivelata piuttosto deludente, molto debole, ridondante, stiracchiata, esasperando purtroppo le caratteristiche dei prodotti della coppia Murphy/Falchuck (troppi finali, troppi personaggi, troppi generi sovrapposti): a volte riescono a far funzionare questa abbondanza, a volte no. Stavolta, a mio parere, no.

The ninth season of this series, now classic, is inspired by films labelled as horror slasher, and is obviously set in 1984. I must say that the season turned out to be rather disappointing, very weak, redundant, stretched, unfortunately exasperating the characteristics of the products of the couple Murphy/Falchuck (too many finals, too many characters, too many overlapping genres): sometimes they manage to make this abundance work, sometimes they do not. This time, in my opinion, they didn't.

20191208

Dopo la tresca

The Affair - di Sarah Treem e Hagai Levi - Stagione 5 (11 episodi; Showtime) - 2019

Noah incontra l'attore Sasha Mann, che è destinato a dirigere e recitare l'adattamento del romanzo di Noah, Descent. Noah partecipa quindi al funerale di Vik con Janelle. Dopo il servizio, Noah vede Helen che discute con la madre di Vik, Priya, sul fatto che debba essere seppellito o cremato; perché sua madre è indù, vuole che Vik sia cremato. A casa di Helen, tutti guardano un video che Vik ha registrato prima di morire, e Noah scopre che Whitney e il suo ragazzo Colin si sposano. Dopo che tutti se ne sono andati, Noah rimane per pulire la cucina e quando porta fuori la spazzatura, Helen esclama "Questo è il lavoro di Vik!" e rimprovera Noah per come ha lasciato lei e i loro quattro figli, e del fatto che abbia dovuto allevarli da soli.
Nei flashback ambientati prima della morte di Vik, lui si trova in ospedale, Sierra dà alla luce un bambino, ma Vik non risponde alle sollecitazioni e presto muore. Mentre Helen sta ripulendo il letto d'ospedale di Vik, trova una USB con una nota, "Per Helen. Guardami."
In un futuro prossimo, un'adulta Joanie Lockhart, che è sposata con Paul e ha due figlie, Thea e Madeline, celebra il sesto compleanno di Madeline. Più tardi, Joanie esprime la sua ansia a Paul, per la reazione che avrà Madeline scoprendo che è stata adottata. Anche il compleanno di Joanie sta arrivando, e lei dice a Paul: "Questa è l'età in cui è morta mia madre", cosa che lui non sapeva. Di notte, Joanie si rende conto che le manca suo padre, e prende una manciata di pillole per l'ansia.

Gli sceneggiatori decidono, potremmo dire finalmente, di chiudere il cerchio e di porre la scritta "fine" alla serie che ci ha raccontato la storia del rapporto di una coppia di ceto medio-alto statunitense. La serie ci aveva ampiamente stancato dopo 3 stagioni, ma personalmente ho insistito con la visione perché, come forse avrete capito, odio lasciare a metà qualcosa. Al netto di ridondanze e di particolari anche piuttosto ridicoli (Noah invecchiato, tanto per dirne uno), la stagione scorre meglio delle due precedenti, e conferma la propria filosofia: l'amore spesso è ossessione, abitudine, un terribile sbaglio che genera enormi sofferenze, ma pure felicità a momenti (per usare una citazione di Tonino Carotone), e soprattutto, agli occhi di chi non è coinvolto, risulta totalmente insensato.

The screenwriters decide, we could say "finally", to close the circle and to put the word "end" to the series that told us the story of the relationship of a middle-upper class American couple. The series had largely tired us after 3 seasons, but personally I insisted with the vision because, as you may have understood, I hate to leave something halfway. Net of redundancies and even rather ridiculous details (Noah aged, to name just one), the season flows better than the previous two, and confirms its philosophy: love is often obsession, habit, a terrible mistake that generates enormous suffering , but also happiness at times (to use a quote by Tonino Carotone), and above all, in the eyes of those who are not involved, it is totally senseless.

20191206

Morta di fame

The Deuce - Di George Pelecanos e David Simon - Stagione 3 (8 episodi; HBO) - 2019

È la fine del 1984. Lori, che ora vive a Los Angeles, completa un mese di riabilitazione, ma presto si fa di nuovo di cocaina. Vince e Abby vivono ancora l'uno con l'altro ma si sono allontanati emotivamente. Vince trascorre una notte con la sua ex moglie Andrea. Loretta ora lavora al bar di Abby ed è diventata un'attivista anti-pornografia. Bobby teme di aver preso l'AIDS dai suoi numerosi incontri sessuali con prostitute. L'epidemia di AIDS ha anche un impatto negativo sugli affari di Paul. Harvey ed Eileen vedono insieme un film di Kurosawa. Eileen vuole continuare a fare porno artistico, in cerca di un pubblico femminile, ma Harvey le dice che non si fanno i soldi con questo e non è disposto a investirci. Al contrario, nota il successo dei film amatoriali. Frankie e Irene stanno appunto realizzando video amatoriali con una cinepresa per home video. Frankie si occupa anche di droghe in collaborazione con alcuni criminali greci. Eileen visita sua madre Joan, che è molto malata. Il figlio di Eileen, Adam, ha lasciato la casa e non è più in contatto con la famiglia. Alla vigilia di Capodanno, Eileen visita il club di Vince e incontra un uomo d'affari apparentemente ricco di nome Hank. Bobby, nel frattempo, ha un incontro sessuale casuale nel bagno del bar.

Finisce con la terza stagione questa epopea incrociata, che racconta la storia di Times Square e del porno statunitense, della costa est. Come sempre, per i prodotti della premiata ditta Simon/Pelecanos, grande scrittura, tanti personaggi con caratteristiche ben definite e storie intriganti, bravissimi attori; incedere lento ma inesorabile, tanto che allo spettatore sembra di starci dentro. Aspettiamo la loro prossima mossa.

It ends with this season, the third, the series which tells the story of Times Square and of the American porn, of the east coast. As always, for the products of the award-winning company Simon/Pelecanos, great writing, many characters with well-defined characteristics and intriguing stories, talented actors; pace is slow but inexorable, so much so that the spectator seems to be inside it. We await their next move.

20191205

Maddalena

Magdalene - FKA twigs (2019)

Chi segue fassbinder magari si ricorderà: ho cominciato a seguire Tahliah Debrett Barnett aka FKA twigs, incuriosito da una cover di una sua canzone fatta da Anna Calvi. E meno male, perché è decisamente una delle artiste femminili più interessanti degli ultimi anni. Intrigante, sexy, grande voce, sensuale quando balla (per il tour di questo disco ha imparato la pole dance e il wushu), coraggiosa a livello musicale e lirico. Una sorta di Bjork più pop, più RNB: non per niente viene catalogata come Art pop. Secondo full length, disco che arriva dopo l'asportazione di fibromi all'utero nel 2018 (un'esperienza che ha descritto come "vivere in una ciotola di dolore ogni giorno"), riesce ad essere solare e doloroso al tempo stesso, e a racchiudere in queste nove canzoni, influenze musicali antiche e modernissime, riuscendo a creare un'amalgama di rara bellezza, ed assolutamente godibile. Una pletora di co-compositori e produttori (divertitevi a leggere), la partecipazione di Future su uno dei singoli (Holy Terrain), che come al solito sono corredati da video clip bellissimi, la certezza che FKA twigs ci ha già preso per mano per portarci nel futuro, insieme a lei.



Those who follow fassbinder may remember: I started following Tahliah Debrett Barnett aka FKA twigs, intrigued by a cover of one of her songs made by Anna Calvi. And thank goodness, because she is definitely one of the most interesting female artists of recent years. Intriguing, sexy, great voice, sensual when dancing (for the tour of this album she learned pole dance and wushu), brave on a musical and lyrical level. A sort of Bjork more pop, more RNB: not for nothing her music is classified as Art pop. Second full length, an album that comes after the removal of fibroids from the uterus in 2018 (an experience that described as "living with a fruit bowl of pain every day"), manages to be sunny and painful at the same time, and to enclose in these nine songs, ancient and modern musical influences, managing to create an amalgam of rare beauty, and absolutely enjoyable. A plethora of co-composers and producers (have fun reading), the featuring of Future on one of the singles (Holy Terrain), which as usual are accompanied by beautiful video clips, the certainty that FKA twigs has already taken us by the hand for take us into the future, together with her.

20191204

Trappole

Pitfalls - Leprous (2019)

Qui al sesto disco in studio e con 18 anni di anzianità, i norvegesi Leprous sono per me una assoluta novità. Ho cominciato ad interessarmene solo poche settimane fa, visto che erano in tour con i The Ocean (data italiana alla quale ho rinunciato per eccesso di impegni, purtroppo), e mi sono ascoltato questo nuovo Pitfall. Ora, si capisce, anche senza aver ascoltato niente delle loro produzioni precedenti, e leggendo varie note biografiche, che la band, trainata dai due fondatori Einar Solberg (voce, tastiere e gran parte delle composizioni e dei testi) e Tor Oddmund Suhrke (chitarre e alcuni testi), è decisa ad approfondire la propria capacità compositiva, che li porta ad essere autori di un progressive rock di grandissima caratura, senza essere palloso. La voce di Solberg (scopro da Wikipedia che è cognato di Ihsahn, del quale in passato gli stessi Leprous sono stati la backing band) è sontuosa, e permette al tutto di ottenere una maestosità che era una volta propria dei Queen, e che hanno raggiunto i migliori Muse, ma sorprendentemente, il disco non annoia, ma intriga. Una bella scoperta per me, un disco interessante per chi non si pone barriere di ascolto.



Here at the sixth studio album and with 18 years of seniority, the Norwegians Leprous are an absolute novelty for me. I started to take an interest in them only a few weeks ago, since they were on tour with The Ocean (Italian date to which I gave up due to excessive commitments, unfortunately), and I listened to this new Pitfalls. Now, of course, even without having listened to any of their previous productions, and reading various biographical notes, the band, driven by the two founders Einar Solberg (vocals, keyboards and most of the compositions and lyrics) and Tor Oddmund Suhrke (guitars and some lyrics), is determined to deepen her compositional ability, which leads them to be authors of a very high caliber progressive rock, without being dull. Solberg's voice (I find out from Wikipedia that he is Ihsahn's brother-in-law, of whom the Leprous themselves were the backing band in the past) is sumptuous, and allows the whole to obtain a majesty that was once proper to Queen, and that was achieved by the best Muse, but surprisingly, the record is not boring, but intriguing. A beautiful discovery for me, an interesting record for those who do not set themselves barriers to listening.

20191203

Michele

Kiwanuka - Michael Kiwanuka (2019)

Oggi 32enne, Michael Samuel Kiwanuka giunge, con questo album intitolato con il suo cognome, al suo terzo lavoro in studio. Ne avevamo parlato in occasione del suo secondo Love & Hate, del 2016, disco che gli ha portato notorietà internazionale, anche perché molte tracce di quel disco sono state saccheggiate da diverse serie televisive. Questo Kiwanuka conferma, né più né meno, quello che dissi in occasione del disco precedente: tracce ben scritte, gradevoli, delicate, influenze rock blues ed echi di surf rock moderno, ma davvero, niente di veramente impressionante. Non sono questi i dischi che amiamo alla follia.



Currently 32 years old, Michael Samuel Kiwanuka arrives, with this album entitled with his surname, at his third studio work. We had talked about him on the occasion of his second album Love & Hate, in 2016, a record that brought him international notoriety, also because many tracks on that record were looted from several television series. This Kiwanuka confirms, neither more nor less, what I said on the occasion of the previous album: well-written tracks, pleasing, delicate, blues-rock influences and echoes of modern surf rock, but really, nothing really impressive. These are not the records we love big time.

20191202

Piccolo fantasma

Ghosteen - Nick Cave and The Bad Seeds (2019)

Se pensate al Nick Cave dei The Birthday Party, o anche a quello dei Bad Seeds di From Her to Eternity, e lo confrontate con quello di questo ultimo Ghosteen, c'è da dire che di strada ne è stata fatta. Ghosteen è la terza parte di una trilogia che è composta dai precedenti Push the Sky Away (2013) e Skeleton Tree (2016), e già dalla copertina fa capire che si, c'è sempre la morte, il dolore, la perdita, l'esistenzialismo a farla da padrone nei temi trattati, ma fanno capolino la fede, l'ottimismo, l'empatia. Le sonorità sono scarne, non siamo ai livelli della destrutturazione di Bjork o della scarnificazione musicale del Tom Waits di Bone Machine, ma anche qui non si scherza: ambient, sintetizzatori, piano, armonie corali, bordoni, strumenti etnici usati in modo rarefatto ed estremamente parsimonioso, pochissima batteria e percussioni. Non solo: Cave, qua e là, abbandona il suo caratteristico baritono per cantare addirittura in falsetto (questa è probabilmente la cosa per la quale vi occorrerà qualche ascolto in più: non è immediata da digerire). Nonostante tutto questo, le canzoni, oh, le canzoni... so che ogni volta mi ripeto, quando si tratta di lui, ma diamine, che classe che ha quest'uomo. Il primo impatto mi ha completamente spiazzato, ma quando sono arrivato alla traccia tre, Waiting for You, ero già in ginocchio. E' vero, c'è curiosità per sentire come, queste canzoni, usciranno dal vivo. Per una band al diciassettesimo disco in studio, capitanata da un personaggio di 62 anni, non è davvero poco. Disco imponente.



If you think to the Nick Cave of The Birthday Party, or even of the Bad Seeds era From Her to Eternity, and compare it to that of this last Ghosteen, it must be said that the road has been made. Ghosteen is the third part of a trilogy that consists of the previous Push the Sky Away (2013) and Skeleton Tree (2016), and already on the cover makes it clear that yes, there is still death, pain, loss, existentialism to master the lyrics, but faith, optimism and empathy peep out. The sounds are meager, we are not at the levels of Bjork's deconstruction, or the musical stripping of Tom Waits' Bone Machine, but even here we are not joking: ambient, synthesizers, piano, choral harmonies, drones, ethnic instruments used in a rarefied and extremely thrifty, very little drums and percussion. Not only: Cave, here and there, abandons its characteristic baritone to sing even in falsetto (this is probably the thing for which you will need some more listening: it is not immediate to digest). Despite all this, the songs, oh, the songs ... I know that every time I repeat myself, when it comes to him, but damn, what a class this man has. The first impact completely displaced me, but when I arrived at track three, Waiting for You, I was already on my knees. It is true, there is curiosity to hear how, these songs, will come out live. For a band on the seventeenth studio album, led by a 62-year-old character, it's really something. Massive album.

20191201

Anima nera

Black Anima - Lacuna Coil (2019)

Confesso che non ho mai seguito con attenzione gli italianissimi Lacuna Coil, rispettandoli da lontano. A questo giro, nono disco in studio che segue alcuni cambi di formazione, mi sono messo all'ascolto in maniera molto neutra (senza preconcetti e senza troppe aspettative), e devo dire che il disco scorre che è una bellezza, per ascoltatori che sono abituati al metal né estremo, né troppo pop. I milanesi non sono scontati come gli Evanescence, ma neppure estremi (dipende dai punti di vista) come gli Arch Enemy. Conservano elementi gothic, inglobano qualche influenza metalcore, reminiscenze nu metal, e, indubbiamente, la chimica vocale tra il cantato harsh di Andrea Ferro e il melodico di Cristina Scabbia è il marchio di fabbrica e il punto di forza di questa band. Disco molto piacevole, con ottime canzoni e senza riempitivi.



I confess that I have never followed carefully the very Italian Lacuna Coil, respecting them from afar. In this round, the ninth album in the studio that follows some line up changes, I started listening in a very neutral way (without preconceptions and without too many expectations), and I must say that the record flows which is a beauty, for listeners who are accustomed to metal neither extreme nor too pop. The Milanesi are not as obvious as the Evanescence, but neither so extremes (depending on the point of view) like the Arch Enemy. They retain gothic elements, incorporate some metalcore influence, nu metal reminiscences, and, undoubtedly, the vocal chemistry between Andrea Ferro's harsh singing, and Cristina Scabbia's melodic vocals, is the trademark and the strong point of this band. Very nice record, with great songs and no fillers.

20191129

Un'alba da paura

A Dawn to Fear - Cult of Luna (2019)

Gli svedesi di Umea Cult of Luna, a mio modestissimo parere, sono l'unica band che possa essere accostata ai grandi Amenra. Non è un caso, forse, che band così di culto, vengano da paesi europei con tradizioni protestanti. Certo, almeno a livello musicale, band del genere probabilmente non esisterebbero senza il post rock e post metal di Neurosis e Isis, ma mi piaceva sottolineare questa curiosa coincidenza europeista. Dopo l'avventura del precedente Mariner, dove l'incontro con la voce di Julie Christmas dava loro una dimensione leggermente diversa, qua il collettivo svedese ci regala quasi 80 minuti di metal che oserei dire futuristico, ma al tempo stesso con un'aura spirituale, lavorando sulle ripetizioni di splendidi riff, dilatando le tracce a dismisura (si va dai 6 minuti e mezzo di Lay Your Head to Rest ai 15 di Lights on the Hill) in un vortice sludge-psichedelico, ma al tempo stesso con ritmi tribali. Ogni traccia è un crescendo maestoso, messo in piedi con uno stile che ormai abbiamo imparato a conoscere, ma che ci soddisfa sempre. Inutile negare che il loro live di inizio dicembre è uno degli eventi che attendo con maggior eccitazione.



The Swedes of Umea, Cult of Luna, in my humble opinion, are the only band that can be compared to the great Amenra. It is no coincidence, perhaps, that such cult bands come from European countries with Protestant traditions. Of course, at least on a musical level, such bands would probably not exist without the post rock and post metal of Neurosis and Isis, but I liked to emphasize this curious Europeanist coincidence. After the adventure of the previous Mariner, where the encounter with the voice of Julie Christmas gave them a slightly different dimension, here the Swedish collective gives us almost 80 minutes of metal that I would dare to say futuristic, but at the same time with a spiritual aura , working on the repetitions of splendid riffs, expanding the tracks to excess (ranging from 6 and a half minutes of Lay Your Head to Rest to 15 of Lights on the Hill) in a sludge-psychedelic vortex, but at the same time with tribal rhythms. Each track is a majestic crescendo, set up with a style that we have now learned to know, but that always satisfies us. Needless to deny that their live at the beginning of next December is one of the events that I am waiting with greater excitement.

20191128

Jolly

Wildcard - Miranda Lambert (2019)

Il settimo disco della biondina di Lindale, Texas, conferma che la mia passione per lei non poggia su fondamenta deboli. E' chiaro che siamo in tutt'altro campo, rispetto a quello che usualmente preferisco, e come può immaginare anche il più sprovveduto siamo nel country rock pop (di un certo livello), ma diamine, questa signora di 36 anni (compiuti da poco) sa scrivere canzoni da invidiare per semplicità ed efficacia, e i suoi testi sono schietti da far paura. Cosa ci posso fare se quando sento pezzi come How Dare You Love, mi innamoro dell'amore, ancora una volta?



The seventh album by the blonde from Lindale, Texas, confirms that my passion for her is not based on weak foundations. It is clear that we are in a completely different field, compared to what I usually prefer, and as also the most unprepared dude can imagine, we are in country rock pop (of a certain level), but heck, this 36 years old lady (recently done) can write songs to be envied for simplicity and effectiveness, and her lyrics are straightforward up to the point to be frightening. What can I do if when I hear songs like How Dare You Love, I fall in love of love, once again?

20191127

Sono guarito

Cult Leader + Birds in Row + Barque, L'Aéronef, Lille (FR), 22 giugno 2019

Preso ormai da una follia geriatrica, sull'onda di uno dei dischi più intensi del 2018, e come sempre deluso dall'assenza di una data italiana nel tour europeo della band dello Utah, decido di tornare all'Aéronef di Lille, in Francia, per assistere ad un loro show. L'itinerario è il solito, volo Ryanair Pisa-Charleroi, auto a noleggio, un'ora e mezzo di autostrada verso la Francia, e stavolta scelgo di alloggiare in un hotel che è "embedded" nell'enorme struttura dell'Euralille, dove è situato anche il già citato Aéronef, dove nell'ottobre del 2018 ho già visto Emma Ruth Rundle. Arrivo in tempo per mangiare qualcosa, farmi un giro, riposarmi, mangiare ancora, e finalmente, salire le scale esterne per entrare nel locale. 
Aprono i francesi Barque, che giocano in casa essendo proprio di Lille, con un energetico punk hardcore di maniera, ma che ci sta tutto. Si prosegue con un'altra band francese, loro di Laval, i bravi Birds in Row: qua si va sul raffinato, pur rimanendo dalle parti del punk e quel che è venuto dopo. Bravi, davvero.

E finalmente, ci siamo. Arrivano i quattro componenti dei Cult Leader, e le note di I Am Healed travolgono i, purtroppo, non numerosi presenti. E' l'inizio di un'ora circa di un assalto sonoro ed emozionale davvero di tutto rispetto. La scaletta è curiosa: aprono e chiudono una manciata di pezzi (4 all'inizio e 2 alla fine) dall'ultimo bellissimo A Patient Man, un unico pezzo (Mongrel) dall'EP Nothing for Us del 2014, e un manipolo di pezzi dal primo full length del 2015 Lightless Walk. La (pre)potenza di questa band è innegabile, e la voce di Anthony, naturalmente più a suo agio nelle parti harsh rispetto a quelle clean, davvero incredibile. La sua prestazione è vicino a qualcosa di catartico: ad un certo punto bestemmia, infastidito da uno spettatore in particolare, che continua a salire sul palco per uno stage diving un po' triste, visto, come detto, non troppo copioso, segno piuttosto evidente di una concentrazione intensa. Insomma, come capirete, non mi sono affatto pentito di questa ennesima pazzia compiuta per la musica di un certo tipo, e vi ribadisco che i Cult Leader meritano tanti applausi.

And finally, here we are. The four members of the Cult Leader arrives, and the notes of I Am Healed overwhelm the, unfortunately, not many present. It is the beginning of an hour or so of a musical and emotional assault really intense. The set list is curious: they open and close with a handful of tracks (4 at the beginning and 2 at the end) from the last beautiful A Patient Man, a single track (Mongrel) from the EP Nothing for Us of 2014, and a handful of tracks from the first full length of the 2015 Lightless Walk. The power of this band is undeniable, and Anthony's voice, naturally more comfortable in the harsh parts than the clean ones, really incredible. His performance is close to something cathartic: at one point he curse saying a blasphemy, annoyed by one spectator in particular, who continues to go on stage for a stage diving, honestly a little sad, given, as mentioned, an audience not too copious, rather obvious sign of an intense concentration. In short, as you will understand, I have not at all regretted this umpteenth madness accomplished for the music of a certain kind, and I repeat to you that the Cult Leader deserves many applause.





20191126

Cracovia - Polonia - Agosto 2019

Giovedì 15 agosto 2019

Questo agosto bissiamo il viaggio lampo con l'amico Mazza. Quando gli propongo appunto, il bis (dopo il viaggio dell'anno scorso a Copenaghen), mi dice che l'unica meta che gli interessa è Auschwitz: e io mi metto in moto. Quindi, nel primo pomeriggio del Ferragosto, partiamo dal sempre più affollato Marconi di Bologna, alla volta di Cracovia, Polonia, tramite Ryanair. All'arrivo ci raccoglie il transfer (già prenotato) per l'hotel centrale (quartiere ebraico, ovviamente prenotato), e le giornate ancora lunghe ci consentono una piacevole camminata fin sotto il castello, e una cena nei pressi dell'albergo, a base di pierogi e birra. 






Venerdì 16

Venerdì mattina ce la prendiamo con tutta calma, ci allunghiamo con la colazione e le chiacchiere, più tardi usciamo, mangiamo qualcosa al volo, giusto per arrivare alle 13 al punto di incontro, dove il bus e la guida del tour già prenotato ci raccoglieranno, insieme al resto del gruppo, gruppo formato da italiani e spagnoli (o comunque parlanti spagnolo). La guida è polacca, parla un buon italiano, e ad Auschwitz troveremo la guida parlante spagnolo per il resto del gruppo. Il trasferimento per Auschwitz è di circa un'ora, e il parcheggio più l'ingresso dei resti del campo di concentramento più (tristemente) famoso della storia, dà l'idea da una parte, del business che ci si è venuto a creare intorno, dall'altra, che fortunatamente c'è ancora molta gente che ha voglia di non dimenticare una delle pagine più tristi e vergognose della storia dell'umanità (si, probabilmente è una lettura leggermente euro-centrica, ma tant'è).
La visita dura un'ora abbondante, e fortunatamente non vede comportamenti irrispettosi da parte di appartenenti al nostro gruppo, o di altri. Le foto, niente di che visto il fotografo (io), nonostante la qualità scarsa, così come tante altre migliori che avrete visto più volte, bastano e avanzano a rendere l'idea. Inutile commentare. 












Dopo Auschwitz, sempre con il bus, un trasferimento di 15/20 minuti scarsi verso Birkenau, dove il parcheggio autobus è leggermente distante (5 minuti a piedi) dal campo vero e proprio. La visita dura poco meno di un'ora, e la visione generale è particolarmente suggestiva, con i binari che arrivano, passano attraverso l'edificio che fa da portale, e poi continuano fino agli spiazzi resi tristemente famosi dalle foto e dalle innumerevoli ricostruzioni cinematografiche. Anche qui, le foto parlano da sole, insieme a quello che sapevamo già dalle ricostruzioni storiche.








Il ritorno, mentre è arrivata una pioggerellina nordica, sembra interminabile, e la stanchezza invita alla riflessione. Veniamo scaricati al solito punto d'incontro, torniamo verso l'hotel e per la cena scegliamo un altro dei tanti ristoranti della zona, dove ancora una volta, la birra la fa da padrone.
Sabato 17

La mattina seguente ricalca lo schema di quella di venerdì: il trasferimento verso l'aeroporto è programmato dopo le 11, l'aereo (che sarà in ritardo) parte dopo le 14, quindi pranzeremo in aeroporto. Le riflessioni sgorgano molto semplici e spontanee, condivise, e sono fondamentalmente due:
1) Auschwitz e Birkenau sono esattamente come te le immagini.
2) Non siamo sconvolti più di tanto, semplicemente perché non siamo due persone che andavano convinte di qualcosa: la storia è quella, andare a visitare quel che resta di questa vergogna è più un omaggio che altro.

Alla prossima.

20191125

Un diluvio di luce

Rolo Tomassi + Loathe + Cryptodira + Prospective + Where Stars Collide, MK Live Club, Carpi (MO), 27 luglio 2019

Chi non ha capito che gli inglesi, che si chiamano come un personaggio creato dai due sceneggiatori che adattarono per il cinema il romanzo L.A. Confidential di James Ellroy (Rolo Tomassi), sono una delle cose più intriganti della musica metal degli ultimi anni, magari si sarà completamente disinteressato della loro venuta in Italia per due date alla fine di luglio del 2019: io no. Ecco perché, in un piovoso tardo pomeriggio di luglio, mi avvio verso Carpi, e, fattasi sera, trovo con una certa difficoltà l'MK (che sta per Music Kitchen) Live Club. Faccio la tessera Fenalc (il biglietto l'ho già fatto), e anche su questa cosa dei circoli potremmo parlare per ore, ed entro: mi sono perso le prime tre band, e stanno suonando i Loathe, che vengono da Liverpool (UK) e sciorinano un metalcore piuttosto aggressivo, che sconfina nell'industrial e viene "interpretato" alla perfezione dal vocalist Kadeem France, che si dà un sacco da fare sul palco. Finita la loro performance, un'occhiata al locale: più una sorta di ristorante/pub (non per niente il nome del club), con i tavolini che stanno tra l'ingresso e il palco, lasciando una sottile striscia vicino a quest'ultimo. Del resto, il pubblico è sicuramente sotto le 100 persone. Naturalmente, uno dei lati positivi è il vedere le band girare tranquillamente nel locale, tra il pubblico e i tavolini. Veniamo adesso all'esibizione della band di Sheffield.



La particolarità dei Rolo Tomassi salta agli occhi anche live. La cantante Eva, come ha giustamente notato Hannah Ewens di Noisey, rappresenta "a soft image in a hard environment": nonostante si occupi delle parti vocali sia clean che scream, quindi queste ultime molto aggressive, la sua presenza sul palco, soprattutto nei passaggi strumentali, è leggiadra e decisamente in contrapposizione con la parte, appunto, hard della musica della band, ma decisamente appropriata se si pensa alle parti, appunto, clean (per dovere di cronaca devo far notare che sulle parti pulite Eva è più a suo agio). La band è impeccabile, il leader è chiaramente James, il fratello di Eva, e la scaletta mette insieme quasi tutto l'ultimo e stupendo Time Will Die and Love Will Bury It, e qualche estratto dal precedente Grievances. Il risultato conferma le premesse: i Rolo Tomassi sono una realtà tra le più interessanti della odierna musica metal, con questa loro voglia di mescolare atmosfere totalmente differenti tra di loro (dal metalcore estremo alle aperture quasi sinfoniche), e sono quindi una band da seguire. Anche live.

The particularity of the Rolo Tomassi also catches the eye as live. The singer Eva, as Hannah Ewens on Noisey rightly noted, represents "a soft image in a hard environment": although she deals with both the clean and scream vocal parts, so the latter very aggressive, her presence on stage, especially in the instrumental passages, it is graceful and decidedly in contrast with the hard part of the band's music, but definitely appropriate if we think of the parts, in fact, clean (for the record I must point out that on the clean parts Eva is more at ease). The band is impeccable, the leader is clearly James, Eva's brother, and the set list brings together almost all the tracks of the last and wonderful Time Will Die and Love Will Bury It, and some excerpts from the previous Grievances. The result confirms the premises: Rolo Tomassi is one of the most interesting realities of today's metal music, with this desire to mix totally different atmospheres (from extreme metalcore to almost symphonic openings), and are therefore a band to follow. Also live.





20191124

Plasmato dal fuoco

Shaped by Fire - As I Lay Dying (2019)

Il settimo album dei californiani di San Diego As I Lay Dying, è il disco della ripartenza, dopo la complessa disavventura del leader e cantante Tim Lambesis, una di quelle vicende che si pensa possano esistere solo nei film (di Tarantino, oppure anche di Kaurismaki): divertitevi (eufemismo) a leggerla su Wikipedia. A distanza di sette anni dal precedente Awakened, anche solo a giudicare dai titoli delle tracce, sembra uno di quei dischi di "rinascita". Lambesis è sicuramente uno che ha commesso degli errori, e i suoi quattro pards lo hanno perdonato, così dicono le note stampa. Il disco è di quelli che sottolinea quanto il genere metalcore possa essere scontato, ma piacere ugualmente a chi, come me, apprezza tutto, ma ogni tanto ha bisogno di una scarica di adrenalina e di chitarre "grattugiate". Stop and go, chitarre compresse con qualche strizzata d'occhio perfino al djent, alternanza tra cantato harsh e clean, aperture melodiche, citazioni alla Slayer. Il tutto eseguito senza sbavature.



The seventh album of the San Diego Californians As I Lay Dying, is the album of the restart, after the complex misadventure of the leader and singer Tim Lambesis, one of those events that are thought to exist only in movies (of Tarantino, or even of Kaurismaki): have fun (euphemism) reading it on Wikipedia. Seven years after the previous Awakened, even just judging by the track titles, it looks like one of those "rebirth" records. Lambesis is certainly one who has made mistakes, and his four pards have forgiven him, so say the press notes. The album is one of those that underlines how the metalcore genre can be taken for granted, but equally pleasing to those who, like me, appreciate everything, but every now and then they need a rush of adrenaline and "grated" guitars. Stop and go, compressed guitars with a few winks even to the djent, alternation between sung harsh and clean, melodic openings, quotes to Slayer. All done without smudging.

20191122

Nove

Nine - Blink182 (2019)

Nine è l'ottavo disco in studio dei Blink-182 (s'intitola così perché il trio ha deciso di includere nel conteggio anche il loro demo album Buddha del 1994). Con Matt Skiba ormai fermamente al posto di Tom DeLonge alla chitarra e voce, i californiani svoltano, come nota correttamente Nathan Smith su Pitchfork, verso un pubblico più giovane, verso una sorta di pop punk alla Panic! at the Disco e alla Fall Out Boy, lasciando incidere molto il drum programming del batterista Travis Barker, sulla composizione. I testi che riflettono la lotta contro la depressione da parte del bassista/cantante Mark Hoppus lasciano trapelare appena quel fondo di amarezza. Il risultato è un disco davvero poco convincente, e anche poco divertente.



Nine is the eighth studio album by Blink-182 (it is titled this way because the trio has decided to include their 1994 demo album Buddha in the count). With Matt Skiba now firmly in place of Tom DeLonge on guitar and vocals, the Californians turn, as Nathan Smith correctly notes on Pitchfork, towards a younger audience, towards a sort of pop punk a la Panic! at the Disco and Fall Out Boy, leaving the drum programming of drummer Travis Barker, influencing heavily the songwriting. The lyrics reflecting the fight against depression by bassist/singer Mark Hoppus barely reveal that bitterness. The result is a very unconvincing record, and also little fun.

20191121

Tutto sulle sue labbra ardenti

Full Upon Her Burning Lips - Earth (2019)

Nono disco in studio per la band di Olympia, Washington. Per chi non lo sapesse, la band è un duo, e vede Adrienne Davies alla batteria, e il fondatore Dylan Carlson, alla chitarra (e al basso). Sempre per chi non lo sapesse, la band, per il suo stile fondato su chitarre distorte e "droni", riff ripetitivi e ossessivi, è considerata tra i pioneri del drone metal. Dopo aver lavorato, negli album passati, per addizione ma con molta parsimonia, fino ad arrivare addirittura al cantato in tre pezzi sul precedente Primitive and Deadly, qua gli Earth tornano all'essenziale: riff melodici ripetuti all'infinito, assoluta lentezza delle tracce, assenza di cantato. Carlson dice che vuole sentire riff delle band che gli piacciono all'infinito, e questo, in definitiva, è quello che fa da sempre (dal 1989) con gli Earth. Accompagnato dalla Davies, questa missione gli riesce sempre molto bene. 



Ninth studio album for the band from Olympia, Washington. For the uninitiated, the band is a duo, and sees Adrienne Davies on drums, and founder Dylan Carlson, on guitar (and bass). Still for those who do not know, the band, due to its style based on distorted guitars and "drones", repetitive and obsessive riffs, is considered among the pioneers of drone metal. After working, in the past albums, by addition but very sparingly, up to even the three tracks sung on the previous Primitive and Deadly, here the Earth return to the essential: melodic riffs repeated to infinity, absolute slowness of the tracks, absence of singing. Carlson says he wants to hear riffs from the bands he likes forever, and this, ultimately, is what he has always done (since 1989) with Earth. Accompanied by Davies, this mission is always succeeds from him very well.

20191120

Sotto il nido del predatore

Beneath the Eyrie - Pixies (2019)

Dischi come questo, mi perdoneranno i die hard fan dei Pixies, fanno riflettere sulla necessità di certe reunion. Ammetto di non essere stato un esagitato neppure nei primi anni '90, seppure li abbia doverosamente ascoltati e apprezzati. Arrivo a questo Beneath the Eyrie senza essermi reso conto che avevano già fatto uscire Indie Cindy (2014) e Head Carrier (2016), e onestamente non so se mi sono perso qualcosa. Su questo nuovo disco, posso dirvi che si, si sente che sono stati una grande band, e che possiedono ancora quel fuoco sacro, sotto la cenere, ma di certo c'è pure che questo non è un disco imperdibile. Per la cronaca, saprete che Paz Lenchantin ha preso il posto che fu prima di Kim Deal, poi di Kim Shattuck brevemente, al basso, e che Paz è l'unica che, in qualche occasione, compone le canzoni, oltre a Black Francis



Album like this, the die hard fan of the Pixies will forgive me, they make you reflect on the need for certain reunions. I admit that I was not a big fan of them even in the early 90s, although I have dutifully listened to them and appreciated them. I come to this Beneath the Eyrie without realizing that they had already released Indie Cindy (2014) and Head Carrier (2016), and I honestly don't know if I missed something. About this new record, I can tell you that yes, we hear that they were a great band, and that they still have that sacred fire, under the ashes, but certainly there is also that this is not a must-listen. For the record, you'll know that Paz Lenchantin took the place that was before Kim Deal, then Kim Shattuck briefly, on bass, and that Paz is the only one who, on some occasion, composes the songs, in addition to Black Francis.

20191119

Benvenuti a Galvania

Welcome to Galvania - Puddle of Mudd (2019)

Strana creatura quella dei Puddle of Mudd di Wes Scantlin, ex ragazzo, adesso 47enne, in questo momento, sembra, finalmente sobrio, unico superstite della formazione originale. Formatisi nel 1991, sull'onda post grunge, non sono mai stati originali, ma hanno sempre fatto dischi pieni di canzoni piacevoli, almeno per chi amava quel tipo di musica e di atmosfera. Nonostante abbiano sempre subito feroci critiche, in ognuno dei loro dischi sono sempre riuscito a trovare canzoni delle quali mi innamoravo, a volte perfino perdutamente (la loro We Don't Have To Look Back Now è uno di quei pezzi che non riesco a dimenticare, nemmeno volendo). Questo Welcome to Galvania è il loro quinto disco in studio, ed esce a 10 anni di distanza dal precedente, anche se il silenzio era stato interrotto nel 2011 con re:(disc)overed, un album di cover. Essendo l'unico rimasto della formazione originale, come detto, la band ormai è una l'estensione della vita di Wes, che ha vissuto una vita evidentemente difficile e turbolenta (gli episodi imbarazzanti non si contano più, anche con la band, tutti a causa sua e delle sue dipendenze e delle sue intemperanze), e naturalmente, risente di tutto ciò. Nel complesso è un disco un po' più debole dei precedenti, con testi maggiormente concentrati su una sorta di redenzione. Si possono trovare comunque buone canzoni, anche se è innegabile sia un disco per nostalgici, dato che niente è cambiato, nel loro stile, dagli inizi degli anni '90 ad oggi.



Strange creature that of Puddle of Mudd by Wes Scantlin, former young dude, now 47, at this moment, it seems, finally sober, the only survivor of the original line-up. Formed in 1991, on the post-grunge wave, they were been never original, but they always made records full of pleasant songs, at least for those who loved that kind of music and atmosphere. Although they have always suffered fierce criticism, on each of their records I have always managed to find songs that I fell in love with, sometimes even hopelessly (their We Don't Have To Look Back Now is one of those tracks that I can't forget, not even wanting to). This Welcome to Galvania is their fifth studio album, and comes out 10 years after the previous one, even though the silence was interrupted in 2011 with re:(disc)overed, a cover album. Being the only one left of the original line-up, as mentioned, the band is now an extension of the life of Wes, who lived an obviously difficult and turbulent life (the embarrassing episodes can no longer be counted, even with the band, all of them at because of him and his dependencies and his excesses), and of course, it is affected by this. Overall it is a slightly weaker record than the previous ones, with lyrics more focused on a sort of redemption. You can still find good songs, even if it is undeniable that it is a record for nostalgics, since nothing has changed, in their style, from the early 90s to today.