No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20160531

A Little Late to Grow a Pair

Banshee - di Jonathan Tropper e Devid Schickler - Stagione 4 (8 episodi; Cinemax) - 2016

Con un salto in avanti di due anni circa dal finale della stagione precedente, troviamo Hood che si è dimesso dalla carica di sceriffo di Banshee, e vive in solitudine in una capanna nei boschi circostanti. Brock, che adesso è lo sceriffo, rintraccia Hood e gli comunica che Rebecca Bowman è stata barbaramente assassinata. E' il terzo caso in città, ragazze giovani, vittime, pare, di un rituale che pare satanico, eviscerate. Forse un serial killer. Non è la cosa più clamorosa, accaduta in questi due anni: Kai Proctor adesso è il sindaco di Banshee, e nel frattempo, porta avanti le sue attività criminali. Si è messo in società con i neo-nazi capitanati da Calvin Bunker, che fabbricano per lui metanfetamina. Non che il rapporto sia idilliaco. Kurt, fratello di Calvin, ormai affermato poliziotto, ha una relazione con la moglie del fratello, impaurita e stanca di Calvin. Carrie ha perso la custodia dei figli, e vive anch'essa in solitudine, si è comprata una proprietà, e la sta allestendo come una fortezza impenetrabile. Forse annoiata, forse semplicemente sentendosi in colpa per la morte del marito, si reinventa vigilante notturna, sabotando le attività di Proctor, o giustiziando i fuorilegge che Proctor fa assolvere, o quantomeno, riesce, tramite pressioni sul giovane procuratore distrettuale che ha preso il posto di Gordon. I flashback ci mettono anche al corrente dei tentativi, tutti andati a vuoto, di Hood e Carrie, di rintracciare vivo Job, in mano a Dalton.

Quarta stagione della serie più violenta (forse) del piccolo schermo, con sceneggiatura che risulta ondivaga e non propriamente centrata. Vengono introdotte altre sottotrame, a quanto pare semplicemente per aggiungere benzina al fuoco. Ma continuiamo a guardarla perché scarica la nostra violenza primordiale e repressa. E anche perché questa era l'ultima stagione. 

Fourth season of the most violent series (maybe) on the small screen, with a script that is wavering and not properly centered. Other subplots are introduced, it just seems to add fuel to the fire. But we continue to look at it because we use it to release our primordial violence and repressed. And also because this was the last season.

20160530

And You Bet Your Ass

2 Broke Girls - di Michael Patrick King e Whitney Cummings - Stagione 5 (22 episodi; CBS) - 2015/2016

La stagione comincia con il quartiere, e tutte le attività commerciali, in pericolo di acquisizione: un grande gruppo immobiliare vuole costruire un IMAX proprio lì. Nasce una strana alleanza tra Caroline e Han, ai fini di convincere la commissione che dovrà decidere, a non dare il permesso, considerando i locali che dovrebbero essere abbattuti, storici.
Sophie crede di essere incinta, e quando scopre di non esserlo, va in fissa con l'avere un bambino (con Oleg).

Ebbene, "2 Broke Girls" è una sit-com, e come tale, si sa che cosa ci si può aspettare da essa. E, lo devo dire e devo ripetermi, "2 Broke Girls" dà allo spettatore esattamente quello che ci si può aspettare. Lo sviluppo dei personaggi principali è molto lento, ma la qualità delle battute, anche se sono sempre molto molto rozze, mi sembra andato leggermente a migliorare. E gli sceneggiatori raggiungono l'obiettivo soprattutto quando scrivono battute su altre serie tv. Rinnovata per la sesta stagione.

Well, "2 Broke Girls" is a sit-com, so more or less, you know what you can expect from it. And, I have to say, and I have to repeat myself, "2 Broke Girls" give you exactly what you can expect it. The development of the main characters is really slow, but the quality of the jokes, also if they are always very rough, seems to me would gone a little up. And the writers reach the goal especially when they makes jokes about other tv series.
The series was renewed for the sixth season.

20160529

La demolizione del progetto Hope Six

The Hope Six Demolition Project - PJ Harvey (2016)

Alcuni pensieri sparsi, per iniziare, su Polly Jean e il suo nono album.

Il suo progetto è uno dei progetti musicale che sono più vicini a un concetto generale e completo dell'arte. L'idea nasce da alcuni viaggi (Afghanistan, Kosovo, Washington D.C.), in cui è stata accompagnata da Seamus Murphy, un fotografo, che ha scattato le foto che fanno parte del progetto. Le sessioni di registrazione sono state aperte al pubblico pagante, come parte di un'installazione artistica; durante le sessioni, Murphy ha filmato, e queste riprese diventeranno un documentario.

Forse sono lento, ma mi sembra che questo sia l'album più blues che PJ abbia mai dato alla luce.

L'intero album è asimmetrico, sospeso tra buio e luce, tra rabbia e speranza. Polly Jean canta, come abbiamo detto, di Kosovo, Afghanistan (alcune delle "nostre" ultime guerre), Washington DC (lo "Hope Six" è un piano per rivitalizzare i peggiori progetti di edilizia pubblica negli Stati Uniti), entrando in temi politici, ma lei non ha spiegato affatto le sue intenzioni, così come non ha risposto alle pesanti critiche che ha avuto su questi testi. Questo è un buon punto, come ha scritto Laura Snapes su Pitchfork: forse, Polly Jean stessa, sta riflettendo, non denunciando.
In ogni caso, questo album è difficile da decifrare, come al solito, ma contiene una profonda,  ruvida bellezza. Prendete il vostro tempo, e cercate di entrare lentamente all'interno.



Some random things, to start, about Polly Jean and her ninth album.

Her project is one of the musical project that is most close to a general and complete concept of art. The idea comes from some travels (Afghanistan, Kosovo, Washington D.C.), in which she was accompanied by Seamus Murphy, a photographer, that shot photos which are part of the project. The recording sessions were opened to the paying public, as part of an art installation; during the sessions, Murphy filmed, and these shoot will become a documentary.

Maybe I'm slow, but it seems to me this is the most blues album she gave birth. 

The entire album is asimmetric, suspended between dark and light, between rage and hope. Polly Jean sings about, as we said, Kosovo, Afghanistan (some of "our" last wars), Washington D.C. (the "Hope Six" is a plan to revitalize the worst public housing project in the USA), entering in politics theme, but she didn't explain at all her intention, and she didn't answer to the heavy criticism she's had about these lyrics. This is a good point, as Laura Snapes wrote on Pitchfork: maybe, Polly Jean herself, is reflecting, not denounce.
Whatever the case, this album is difficult to crack, as usual, but contains a deeply, rough beauty. Take your time, and try to slowly enter within.

20160527

Ode alla fiamma

Ode to the Flame - Mantar (2016)

Sgombriamo il campo da possibili fraintendimenti: questo post parla di musica, e non ha niente a che fare con la politica. Capisco che un titolo del genere poteva far pensare a tutt'altro. 
Parliamo del duo tedesco dei Mantar, conosciuti con il debutto Death By Burning (è evidente che questi ragazzoni sono in fissa col fuoco). E' da poco uscito il seguito, intitolato, appunto, Ode to the Flame. La produzione è, per così dire, un poco più raffinata, ma l'attitudine "pestona" non è cambiata di una virgola. Cantato scream/growl, ritmiche indiavolate al limite del drone, rallentamenti in stile sabbathiano, batteria pesantissima, poco virtuosa, dritto per dritto.
Gli elementi crust punk, doom metal e classic metal, continuano a fondersi in un calderone personale e particolarmente efficace quanto selvaggio. Vedremo dove arriveranno.



Now, we talk about the German duo Mantar, already known with the debut "Death By Burning" (it is clear that these lads are fixed with fire: look at the title of the second album). It is just released the sequel, entitled, precisely, "Ode to the Flame". The production is, so to say, a little more refined, but the heavy attitude is not changed of a comma. Sings scream / growl, rhythmic to the limit of drone, slowdowns in sabbath-esque style, heavy drums, little virtuous, straight to straight.
The crust punk elements, doom metal and classic metal, continue to merge into a personal cauldron and particularly effective as wild. We will see where they will arrive.

20160526

Sangue che è stato versato

Gore - Deftones (2016)

Ottavo album per la band di Chino Moreno e Stephen Carpenter, i Deftones che, confesso, avevo un po' dimenticato. Eppure, a pochi anni dal festeggiare i vent'anni di carriera (fondati nel 1998), e dopo aver subito la morte di un componente (il bassista Chi Cheng, dopo il coma conseguente all'incidente del 2008, è morto nel 2013), continuano a suonare musica bella e toccante, emozionante e intensa, che ormai va oltre decisamente all'etichetta nu metal, e prosegue nel tentativo di incontrare una mediazione perfetta tra le influenze metal di Carpenter, che anche su questo Gore inanella un rifferama indavolato e ammirevole, e quelle new wave di Moreno. Gore è un viaggio quasi psichedelico, alla ricerca di melodie quasi emo e ritmiche dannatamente metal, con passaggi arpeggiati deliziosi, assoli ispirati, e una sezione ritmica massiccia e impeccabile. A voi eleggere la vostra preferita: io voto Phantom Bride, dove figura come guest nientemeno che Jerry Cantrell.



Eighth album for the band of Chino Moreno and Stephen Carpenter, the Deftones which, I confess, I have forgotten a little. Yet, a few years from celebrating twenty years of career (founded in 1998), and after suffering the death of a member (bassist Chi Cheng, resulting in a coma after the accident in 2008, he died in 2013), continue to play beautiful and touching music, exciting and intense, which now goes far beyond the simple label of "nu metal", and continues in an attempt to meet a perfect mediation between the metal influences of Carpenter, that on this "Gore" paints a indavolato and admirable rifferama , and the new wave's influences of Moreno. "Gore" is an almost psychedelic journey, looking for almost emo melodies and damn metal rhythmics, with delicious arpeggiated passages, inspired solos, and a massive and flawless rhythm section.
It's up to you to elect your favorite song: I've already voted "Phantom Bride", where Jerry Cantrell figure as a guest.

20160525

The Abstinence Teacher

L'insegnante di astinenza sessuale - di Tom Perrotta (2007)

Ruth Ramsey è un'insegnante di educazione sessuale in un liceo di una cittadina di provincia del New Jersey. Divorziata, con due figlie adolescenti, da molto non ha una relazione, nonostante non sia così da buttare; i suoi migliori amici sono una coppia gay. Un giorno sventurato, le scappa, in tutta buona fede, un commento sul sesso orale. In città si sta espandendo una chiesa di cristiani rinati, e una delle sue allieve è una di questi. Riferisce il commento ai suoi genitori, e da lì si innesca una spirale tragicomica che danneggia Ruth, che nel frattempo si trova a fronteggiare altre "emergenze".

Quando ho ordinato questo libro, incuriosito dal titolo, non ho realizzato immediatamente che lo scrittore era proprio il Tom Perrotta dal cui romanzo era stata tratta la serie tv The Leftovers. Non mi ero reso conto neppure che sempre lui era stato l'autore della sceneggiatura di Little Children, sempre tratta da un suo libro, e per la quale ha ricevuto una nomination agli Oscar. Ancora più interessante è stato leggere che l'autore stesso ha avuto lo spunto per scrivere questo libro dai risultati delle elezioni statunitensi del 2004, elezioni determinate soprattutto dai voti della popolazione cosiddetta evangelica. Perrotta dice che, come scrittore, gli era sfuggita una cosa come questa, e si era sentito inadeguato; quindi, si è messo ad indagare su questo "mondo". Personalmente, aggiungo che pure The Leftovers (il romanzo è susseguente a questo The Abstinence Teacher), parte un po' dallo stesso spunto, inventandosi un contesto distopico. 
Detto questo, il romanzo è stato uno dei pochi che ha catturato la mia attenzione fin dalle prime pagine, e mi ha regalato non poche emozioni. Una scrittura pulita e scorrevole come da tempo non ne trovavo, che riesce ad esprimere concetti semplici ma importanti, e al tempo stesso l'inquietudine di una persona normale ed equilibrata dinnanzi all'aumentare della marea di estremisti ed ottusi. Bello.

When I ordered this book, intrigued by the title, I did not realize immediately that the writer was the Tom Perrotta author of the novel from which it was taken the television series "The Leftovers". I had not even realized that he always had been the author of the "Little Children" screenplay, always it comes from one of his books, and for which he received an Oscar nomination. Even more interesting was to read that the author himself wanted to write this book after the results of the US elections of 2004, decided mainly by the votes of the so-called evangelical population. Perrotta said that, as a writer, he had missed something like this, and felt inadequate; then, it started to investigate this "world." Personally, I add that even "The Leftovers" (the novel is subsequent to this "The Abstinence Teacher"), starts a bit from the same inspiration, inventing a dystopian environment.

That said, the novel was one of the few that caught my attention from the first page, and gave me quite a few emotions. Writing clean and smooth, as I couldn't find it from some times, it expresses simple but important concepts, and at the same time the anxiety of a normal and balanced person in front of the increasing tide of extremist and obtusity. Beautiful.

20160524

Bambini

Zanaka - Jain (2015)

Segnalatami dall'amico Dino, eccoci a parlare di questa nuova promessa francese. Nata a Tolosa nel 1992, ha vissuto in varie parti del mondo, seguendo il padre, dipendente di una compagnia petrolifera (e poi dicono che il petrolio è il male). La madre è di origini malgasce (il titolo del disco significa "bambini" nella lingua malgascia). Soprattutto in Congo, ha cominciato a sviluppare una preferenza per melodie echeggianti l'Africa e "danzerecce"; sempre in Congo ha cominciato a registrare demo, ed ha conosciuto Mr. Flash, un DJ e produttore francese, che le ha insegnato a comporre musica col pc. Dopo aver pubblicato alcuni demo su MySpace, è stata notata da Dready, il suo attuale manager, e da Yodelice, che l'ha incontrata, ha poi lavorato con lei, le ha offerto di aprire per alcuni suoi concerti, e le ha fatto da produttore.
Il disco in questione è uscito nel novembre del 2015, ed ha avuto un buon successo in Francia; Jain è conosciuta anche in Belgio ed in Polonia, dove il singolo Come (qui contenuto, ma che originariamente era nell'EP Hope) è stato usato per una pubblicità di un canale televisivo. Jain è molto attenta alla parte visuale dei suoi lavori, compresi gli spettacoli live. Veste sempre questo abitino bianco e nero perché, dice, "non c'entra molto con la mia musica, ma è lì per fare da contrasto, perché la mia musica è calda".
Zanaka è ballabile e affascinante, caldo, appunto, e profuma di Africa e paesi arabi. Molti pezzi sono indovinatissimi, e difficili da togliere dalla testa. Provare per credere.



Suggested by my friend Dino, here we are talking about this new French talent, Jain. Born in Toulouse in 1992, she has lived in various parts of the world, following her father, an employee of an oil company (and then they say that oil is evil). The mother is from malagasy origins (the title of the album means "children" in the Malagasy language). Especially in Congo, she began to develop a preference for melodies echoing Africa and "danceable"; always in Congo she began recording demos, and she has known Mr. Flash, a French DJ and producer, who taught her to compose music with the PC. After releasing some demos on MySpace, she was spotted by Dready, his current manager, and Yodelice, who met her, then worked with her, offered to her to open for some of his concerts, and has served her as producer.
The album was released in November 2015, and has had good success in France; Jain is also known in Belgium and in Poland, where the single "Come" (herein, but which was originally in the EP "Hope") was used for an advertisement for a television channel. Jain is very attentive to the visual part of her work, including live shows. Always wears this dress black and white because, she says, "has nothing to do with my music, but it is there to stand in contrast, because my music is warm."
"Zanaka" is danceable and charming, warm, precisely, and smells of Africa and Arab countries. Many pieces are super catchy, and they are very difficult to remove from the head. Try to listen.

20160523

Ologramma

Hologram - Stonerider (2016)

Terzo album per gli statunitensi della Georgia Stonerider, dopo l'ottimo Three Legs of Trouble, ed il suo successore Fountains Left to Wake, dove già mostravano di volersi muovere lungo l'asse della musica rock degli anni '70 come luce guida. In questo Hologram, svoltano ancor più decisamente verso un suono quasi pinkfloydiano, e mettono in piedi un disco ancora una volta fuori dal tempo, ma impossibile da giudicare brutto.



Third album for Stonerider, americans from Georgia, after the excellent "Three Legs of Trouble", and its successor "Fountains Left To Wake", where they already showed to want to move along the axis of the rock music of the '70s as a guiding light. In this "Hologram", they turn even more decisively towards an almost Pink Floyd-esque kind of sound, and they set up an album once again out of time, but impossible to judge as ugly.

20160522

Gloves Off

Better Call Saul - di Vince Gilligan e Peter Gould - Stagione 2 (10 episodi; AMC) - 2016

Jimmy, alias Gene, continua a gestire il Cinnabon, evidentemente frustrato e insoddisfatto. Flashback al 2002, Jimmy lascia la Davis & Main, e Kim non riesce a capire i suoi comportamenti. Jimmy è inflessibile, vuole lasciare l'avvocatura. E magari, ricominciare con le truffe: tira dentro perfino Kim, che, alla fine, è entusiasta dell'adrenalina che scatena, per esempio, truffare un agente di borsa pieno di sé, farsi pagare centinaia di dollari di drink, cibo, e fargli credere di aver concluso l'affare della sua vita divenendo il gestore di centinaia di migliaia di dollari di due fratelli un po' tonti.
A proposito di tonti convinti di essere furbissimi (uno dei temi principali di BCS), Pryce licenzia Mike, convinto che l'essere un fornitore di droghe non implichi avere una guardia del corpo. Nacho approfitta dell'assenza di Mike per carpire informazioni personali a Pryce, e dopo qualche giorno, la casa dello stesso sempliciotto viene messa a soqquadro. Gli rubano la scorta di droghe, oltre a delle figurine dallo smisurato valore sentimentale. Pryce chiama la polizia, ma i due ufficiali si insospettiscono non poco, vedendo la confusione e lo stato dell'abitazione, di fronte all'insulsa denuncia di quello che sarebbe stato rubato. Infatti, trovano il nascondiglio dietro al divano.
Jimmy nel frattempo cambia idea, e accetta il lavoro alla Davis & Main.

Prosegue incessante, ma con i suoi tempi, la storia di James Morgan McGill detto Jimmy, conosciuto anche come Gene, Slippin' Jimmy o anche Saul Goodman. Una storia che probabilmente non riceverà lo stesso apprezzamento di critica, ma che a livello di audience, è partita e proseguita meglio di Breaking Bad, la serie della quale è spin off (escludendo l'ultima stagione, con la quale BB fece il botto).
Affascinante e divertente, conferma Bob Odenkirk (Saul/Jimmy/Gene ecc.) quale attore poliedrico e convincente, e Jonathan Banks (Mike) come perfetta spalla. Sempre meglio anche Rhea Seehorn (Kim), sempre più protagonista. Molto bravo pure Michael McKean nella parte di Chuck, il fratello di Jimmy.

Continues relentless, but with its own timing, the story of James Morgan McGill aka Jimmy, also known as Gene, Slippin 'Jimmy or even Saul Goodman. A story that probably will not receive the same critical acclaim, but at audience level, it started and it continued better than "Breaking Bad", the series of which is a spin-off. To be precise, speaking of audience, we have to exclude the last season, during which "Breaking Bad" went to very higher data.

Charming and funny, confirms Bob Odenkirk (Saul/Jimmy/Gene etc.) as multifaceted and convincing actor, and Jonathan Banks (Mike) as a perfect shoulder. Always better Rhea Seehorn (Kim), in an increasingly important role. Very good also Michael McKean in the role of Chuck, Jimmy's brother.

20160520

I made it!

Basia Bulat, Bronson (Ravenna), venerdì 22 aprile 2016
Foto da qui
Purtroppo, io non sono più un "ragazzo da concerti", ma a volte, si deve muovere il culo. Così stasera sono tornato, dopo non mi ricordo più quanti anni, al Bronson, nella bucolica periferia di Ravenna, per vedere la mia amica Basia Bulat. Con me, il fedele amico Mazza: ha fiducia in me, quando si parla di musica. Quelli che seguono questo blog da tempo, sanno che amo questa artista, e forse non solo in senso figurato.
La vedo che si avvicina al palco. Non le do fastidio, forse avremo tempo dopo. Dopo un panino, una birra e una bella chiacchierata con Mazza, il concerto ha inizio.
Basia ha ancora piccole mani. Musicalmente, sta andando verso una sorta di pop, ma con il suo personale e delicato tocco folk. È vestita in modo strano, come di consueto, con una sorta di mantello con un sacco di paillettes d'oro. La sua voce sembra essere non al top, e tuttavia, canta meravigliosamente. La band è composta da uomini, il chitarrista, il bassista e il batterista, non riesco a ricordare i loro nomi, ma svolgono il loro lavoro molto bene.
La scaletta è fatta soprattutto di brani dall'ultimo "Good Advice", e del precedente "Tall Tall Shadow", con qualche eccezione, come "In The Night", l'unica traccia dal suo debutto, il meraviglioso "Oh, My Darling", e "Heart of My Own " più "Gold Rush" dal secondo "Heart of My Own". Il pubblico è di circa 50 persone, e ognuno è attento e abbastanza silenzioso, ma quando Basia e la band lasciano il palco dopo circa 50 minuti, la piccola folla comincia a applaudire. Tornano per un paio di bis, e poi, la magia accade. Hanno lasciato il palco, e gli applausi non si fermano più. Basia è quasi commossa, questo è il suo primo concerto italiano (ha suonato lo scorso settembre a Milano, aprendo per Sufjan Stevens, quindi lei considera questo il suo primo vero concerto italiano), e lei torna per un altro bis, chiamando la band: qualcuno di loro si stava già spogliando. L'ultima canzone è "Hush", una canzone tradizionale (inserita in Heart of My Own), ma anche un classico Basia Bulat; lei è sola sul palco, senza strumenti, solo cantando e battendo i tacchi sulle assi del palco. Magia.
La band torna, ci salutano. Lei annuncia che sarà al banchetto del merchandising, per dire ciao personalmente. Mi metto in fila, e aspetto. Il chitarrista sta vendendo cd, comincio a parlare con lui, dicendo che sto aspettando di salutarla, la conosco, ma voglio anche comprare l'ultimo album, perché ho gli altri tre, tutti con il suo autografo. Mi sorride, e mi dice "Grande, vuoi avere tutta la collezione!". Finisce di parlare con quelli prima di me, e si gira. Sorride.
"Ti ricordi di me?"
"Sì! Hai visto? Finalmente ce l'ho fatta! Sono in Italia a suonare!"
«Lo so. Avrei voluto venire nel mese di settembre, ma vendevano solo biglietti in ultima fila, quindi non sono venuto. Mi dispiace."
"Hai fatto bene. Ho suonato solo 25 minuti. Questa sera è stato molto meglio!"
"Mi firmi anche questo?"
"Sì, mi dispiace, non mi ricordo il tuo nome"
"Alessandro"
"Con due S, vero?"
"Sì, ma te lo puoi scrivere con quante vuoi!"
"Ecco qui" (con un pennarello dorato, scrive "For my friend Alessandro")
"Grazie. Ti lascio agli altri della fila. Prima dammi un bacio"
Ci baciamo l'un l'altro sulle guance, ed esco.

Le auguro un futuro luminoso. Forse ci vedremo di nuovo.
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Unfortunately, I'm not anymore a "concert guy", but sometimes, you have to move your ass. So tonight I'm back, after I don't remember how many years, at the Bronson, in the bucolics suburbs of Ravenna, to see my friend Basia Bulat. With me, my good and faithful friend Mazza: he trust me, when we speak about music. For those of you who read this blog since a long time, you know I love this artist, and maybe not only in a figurative way.
I see her, walk along the hall, approach the stage. I don't bother her, maybe we will have time later. After a sandwich, a beer, and a lovely chat with Mazza, the gig begins.
Basia has still little hands. And she is going toward a sort of pop music, but with her personal, delicate folk touch. She is dressed oddly, as usual, with a sort of mantel with a lot of gold sequins. Her voice seems to be not at the top, and yet, she sings marvellously. The band is composed by men, guitarist, bassist and drummer, I can't remember their name, but they do their work very well.
The setlist is made of tracks from the last "Good Advice", and the previous "Tall Tall Shadow", with some exception, as "In The Night", the only track from her wonderful debut "Oh, My Darling", and "Heart of My Own" plus "Gold Rush" from the second "Heart of My Own". The audience is around 50 people, and everybody is careful and quite silent, but when Basia and the band leave the stage after around 50 minutes, the crowd start to applaude. They come back for a couple of encore, and then, the magic happens. They left the stage, and the applause never stops. Basia is touched, this is her first italian gig (she played in Milan last September, opening for Sufjan Stevens, but this is just for her), and she come back for another encore, calling the band: someone was already undressing himself. The last song is "Hush", a traditional song, but also a classic Basia Bulat; she is alone on stage, without instruments, just singing and beating her heels on the axis of the stage. Magic.
The band come back, they salute us. She announce she will be at the merchandise bench, to say hello personally. I put myself in the row, and wait. The guitarist is selling cds, I start talk to him, saying that I'm waiting her to say hello, I know her, but I want also buy the last album, because I have the other three, all with her autograph. He smile at me, and he told me "Great man, you want to have the whole collection!". She finish to speak with the ones who are before me, and she turn toward me. She smile.
"Did you remember me?"
"Yes! Of course I remember you! D'you see? I finally did it! I'm in Italy, at last!"
"I know. I wanted to come in September, but they were selling only tickets in the last row, so I didn't come. Sorry."
"You did right. I only played 25 minutes. Tonight was better!"
"Could you sign it?"
"Yes, sorry, I don't remember your name"
"Alessandro"
"With two S, right?"
"Yes, but you can write it as you want!"
"Here we go" (For my friend Alessandro)
"Thanks. I let you to the others in the row. First give me a kiss"
We kiss each other on the cheeks, and I leave.

I wish her a bright future. Maybe we'll see each other again.

20160519

Piscina morta

Deadpool - di Tim Miller (2016)
Giudizio sintetico: si può vedere (3,5/5)

Wade Wilson è un ex agente delle forze speciali, canadese, ferito da un'adolescenza dove ha perso la madre e non ha avuto un buon rapporto col padre, che adesso lavora come mercenario a New York. Una sera, nel bar di un amico, incontra la escort Vanessa, ed è colpo di fulmine. I due convivono per un anno, e finalmente Wade chiede a Vanessa di sposarlo. Lei accetta, e lui ha un malore. Ricoverato in ospedale, gli viene diagnosticato un cancro terminale. Vanessa vuole rimanergli al fianco, ma lui non vuole che lei assista ad uno spettacolo che lui ha già vissuto con la madre.
Un reclutatore misterioso avvicina Wade nello stesso bar, e gli offre di entrare in un programma segreto, dove verrà dotato di poteri speciali, e potrà guarire dal suo cancro; inizialmente, Wade lo manda a quel paese, ma poi ci ripensa, per amore di Vanessa. La abbandona, ed entra nel programma, gestito da Ajax e Angel Dust, con i quali sviluppa immediatamente un rapporto di odio, a causa anche del suo sfacciato senso dell'umorismo, e della sua bocca che non si chiude mai. La procedura è inumana, ma funziona. Lo scopo dell'organizzazione non è ovviamente benefico. Ad ogni modo, alla fine Wade sviluppa un "fattore rigenerante" miracoloso, che lo rende praticamente immortale, ma che, reagendo con il cancro, lo sfigura. Fugge, ma non ha il coraggio di incontrare Vanessa, a causa del suo aspetto. Decide di dare la caccia ad Ajax, e diventa il vigilante Deadpool (prendendo il nome da un macabro gioco in gran voga presso il bar dell'amico Weasel).

Pur non essendo un fanatico dei comics, mi piacevano e mi piacciono ancora. Riconosco che perfino alcuni albi di supereroi classici sono molto belli, se maneggiati da mani sapienti (a livello di disegno e sceneggiatura), ma, come forse avrete capito da vari miei commenti e recensioni, trovo che al cinema, nessuno è ancora riuscito a cavarne belle cose. Questo Deadpool, detto anche Merc with a Mouth (mercenario chiacchierone), mi pareva una bella occasione, dato il personaggio, definito antihero
Il film, diretto da Tim Miller alla sua prima regia (fino ad oggi era un ottimo creatore di effetti speciali), è rimatissimo, bello da vedere nelle sue parti d'azione, divertente per il personaggio davvero "testadicazzo" del protagonista, e ci permette di rivedere Morena Baccarin, una delle fighe più fighe viste sugli schermi, grandi e piccoli, negli ultimi anni.
Ma, purtroppo e come sempre, la profondità dello Watchmen a fumetti, o dei Batman di Frank Miller, giusto per citarne un paio, sono sempre lontani anni luce.



Although I'm not a fanatic of comics, I liked its and I still like its. I recognize that even some books of classic superheroes are very beautiful, if handled by expert hands (at drawn level and screenplay), but, as you might have understood from some of my various reviews and comments, I find that with the movies, no one has yet been able to draw out nice things. This Deadpool, also said "Merc with a Mouth", it seemed to me a good opportunity, given the character, defined antihero.
The film, directed by Tim Miller in his first direction (until now was a great creator of special effects), has a very high rhythm, beautiful to look at in its share of action, funny for the real "dickhead" of the main character, and it allow to see again the wonderful Morena Baccarin, one of the most beautiful women views on screens large and small, in recent years.
But, unfortunately, and as always, the depth of the Watchmen comic, or of the Frank Miller's Batman, just to name a couple, are always light years away.

20160518

Libro delle ombre secondo

Book of Shadows II - Zakk Wylde (2016)

Qualche sprovveduto potrebbe pensare che un musicista di 49 anni che è "solo" al secondo disco, ha avuto qualche problema, oppure non è granché. E invece qui stiamo parlando di Jeffrey Phillip Wielandt, in arte Zakk Wylde, un chitarrista dal talento smisurato, che si, ha avuto qualche problema (alcol soprattutto), ma che ha pure quattro figli, due dei quali si chiamano Hendrix e addirittura Sabbath. Questo energumeno di origini irlandesi, nato a Bayonne, New Jersey, ha partecipato a 13 album con i Black Label Society e a otto dischi di Ozzy Osbourne, più un disco con i Pride & Glory, e, appunto, due dischi solisti, orientati verso il southern rock ed il folk, Book of Shadows nel 1996, e, adesso, questo Book of Shadows II, uscito nell'aprile 2016. Non si contano le sue apparizioni su dischi di altri artisti, live con altre band, esecuzioni dell'inno statunitense in occasioni sportive, Guitar Hero e addirittura in film o serie tv (memorabile il suo Guitar Guy in Californication 4).
Ma veniamo a questo dischetto direi rilassatissimo e orecchiabile, dove Zakk usa la sua voce potente e roca con discreta sapienza, dosando la tecnica chitarristica e deliziando la platea con assoli da grande del rock. I pezzi sono 14, denotano, come spesso ho ribadito in occasione anche di recensioni dei Black Label Society, una importante mancanza di originalità, ma d'altra parte, questo è un difetto che riscontriamo in molti axe hero, e quindi forse è un mio difetto voler chiedere troppo a chi è "solamente" molto dotato tecnicamente.
Un disco da ascoltare nella sua interezza, da lasciar scorrere piacevolmente nel lettore, da suonare in auto mentre la strada scorre sotto le ruote. Potete pure chiacchierarci sopra, non vi perderete né capolavori, né poesie o proclami sociali: eppure, nemmeno vi annoierà.



Some unprepared would think that a 49 year old musician who is "only" at the second album, has had some problems, or, is not good enough. But here we are talking about Jeffrey Phillip Wielandt, aka Zakk Wylde, a guitarist by immense talent, who has had some problems (especially alcohol), but which also has four children, two of whom are called Hendrix and even Sabbath. This "brute" of Irish descent, born in Bayonne, New Jersey, has participated at 13 albums with Black Label Society and in 8 Ozzy Osbourne albums, plus an album with Pride & Glory, and, in fact, two solo albums, southern rock and folk oriented, "Book of Shadows" in 1996, and, now, this "Book of Shadows II", released in April 2016. Countless his appearances on records by other artists, live appearence with other bands, American anthem executions in sporting occasions, Guitar Hero and even in films or TV series (memorable his Guitar Guy in Californication 4).
But let's get to this album, and I would say super-relaxed, enough catchy, where Zakk uses his powerful and hoarse voice with discreet wisdom, dosing the guitar technique and delighting the audience with solos as one of the greatest of rock. The tracks are 14, denoting, as I have often reiterated even during reviews of Black Label Society, a major lack of originality, but on the other hand, this is a defect that we find in many axe hero, and so perhaps it is my flaw asking too much from those who are "only" very gifted technically.
An album to be played in its entirety, by letting pleasantly scroll in the player, to be played in the car while the road runs under the wheels. You can also chatting it over, you will not miss either masterpieces or poems or social proclamations and yet, you won't be bored.

20160517

Novantanove centesimi

99 cents - Santigold (2016)

Devo dirvelo: il nuovo disco di Santi White aka Santigold, è carino, divertente, giocoso, orecchiabile, ma deboluccio. Un po' tutto il contrario dei suoi due precedenti, non mi pare che l'artista di Philadelphia stavolta riesca a toccare vette notevoli, ma viaggia, come sono uso dire, "a filo gas". 
Rendezvous Girl è probabilmente il pezzo migliore del disco, mentre tutto il resto, compresa la bella Before the Fire (c'è lo zampino di David Andrew Sitek, TV on the Radio, e si sente), danno una decisa sensazione di déjà-vu, e, come detto, il disco (purtroppo, per la simpatia che mi suscita Santi) non convince abbastanza, e lascia l'amaro in bocca dopo due gran bei lavori come Master of My Make-Believe e Santogold.



I have to tell you: the new Santi White aka Santigold, it's cute, fun, playful, catchy, but weakling. A little just the opposite of her previous two, doesn't seems to me that the artist of Philadelphia this time reaches to touch remarkable peaks, but traveling, as I use to say, "to gas thread".
"Rendezvous Girl" is probably the best track of the album, while everything else, including the beautiful "Before the Fire" (there is the hand of David Andrew Sitek, TV on the Radio, and you can feel it), give a strong sense of deja-vu, and, as mentioned, the album (unfortunately, for the sympathy that inspires me Santi) is not convincing enough, and leaves a bad taste in the mouth after two large beautiful works as "Master of My Make-Believe" and "Santogold".

20160516

Atomico

Atomic - Mogwai (2016)

Il nono disco degli scozzesi è una colonna sonora, quella del documentario Atomic: Living in Dread and Promise, di Mark Cousins. Evidentemente, ci stanno prendendo gusto: esce a due anni dal precedente Rave Tapes, ma il disco precedente, del 2013, se vi ricordate, era un'altra colonna sonora. Quella di Les Revenants.
Seppure mi piacessero i Mogwai di Come On Die Young o di Happy Songs for Happy People, debbo dire che quella della musica da documentari o da film (o da serie tv), credo sia la naturale evoluzione del combo scozzese: la band non ha mai amato le liriche, quanto invece la creazione di mood e di emozioni, dovute esclusivamente all'ambiente sonoro che sono capaci di allestire. Quindi, mi trovo molto a mio agio, ascoltando anche questo Atomic, ed apprezzo la bellezza di pezzi avvolgenti come Bitterness Centrifuge o l'elettronica al servizio estetico della musica come in U-235. Innegabile che un pezzo quale Tzar sia un tipico e inconfondibile pezzo Mogwai. Decisamente, una "deriva" sonora appropriata.



The ninth album of the scottish band is a soundtrack, the one of the documentary Atomic: Living in Dread and Promise, of the Belfast born director, Mark Cousins. Evidently, they are enjoying the game: not the previous, Rave Tapes, but the one before was another soundtrack, Les Revenants, of the omonymous french tv series.
Although I liked the Mogwai of "Come On Die Young" or "Happy Songs for Happy People", I must say that doing music for documentaries or films (or TV series), is the natural evolution of the Scottish combo, which has never loved the lyrics as, at the contrary, the creation of moods and emotions due only to the sound environment that are capable of setting up. So, I am very comfortable, listening to this "Atomic", and I really appreciate the beauty of enveloping tracks like "Bitterness Centrifuge", "Pripyat", or the electronic at service to the musical aesthetic, as in "U-235". Undeniable that a track as "Tzar", is a typical and unmistakable Mogwai songs. Definitely, this "drift" sounds appropriate.

20160515

Impero

Empire - di Lee Daniels e Danny Strong - Stagioni 1 e 2 (12 e 18 episodi; Fox) - 2015/2016

Lucious Lyon, capo della Empire Entertainment, è sul punto di quotare in borsa la società, quando gli viene diagnosticata la Sclerosi Laterale Amiotrofica. Tre anni di vita, al massimo. Mantenendo segreta la cosa, annuncia che ha intenzione, a breve, di nominare uno dei suoi tre figli, come suo successore a capo della Empire. Nel frattempo, la ex moglie di Lucious, Cookie (madre dei tre figli), viene rilasciata dal carcere dopo aver scontato 17 anni (per una storia che coinvolgeva anche Lucious), e si presenta presso la compagnia, per reclamare la sua parte: Lucious rifiuta. Hakeem, il figlio più giovane, talentuoso ma viziato e capriccioso rapper, si ricorda a malapena della madre, e prova un grande risentimento verso di lei. Cookie favorisce Jamal, il figlio di mezzo, altro talento (più r'n'b) musicale, come futuro CEO, ma Lucious disprezza la sua omosessualità, ed è fermamente convinto che rovinerà la carriera musicale di Jamal. André, il figlio maggiore, attuale Direttore Finanziario della Empire, non ha nessun talento musicale, condizione che Lucious ritiene fondamentale per dirigere l'azienda. André ha però dalla sua un'alleata preziosa, la moglie Rhonda, che protegge il suo segreto (André è bipolare), e fa squadra con lui per arrivare al top della compagnia. Insieme, pianificano di mettere il resto della famiglia tutti contro tutti, in modo da ottenere il controllo.
Cookie minaccia di rivelare (soprattutto alla SEC, l'ente federale che vigila sulle società quotate in borsa) che l'investimento iniziale per fondare la Empire veniva dallo spaccio di droga, e riesce a strappare, firmando un accordo di riservatezza, una posizione di manager, per dirigere la carriera di Jamal. Bunkie, un cugino di famiglia, che ha aiutato, durante i 17 anni di carcere di Cookie, Lucious a crescere i tre figli, tenta di ricattare Lucious stesso, che secondo lui lo sta mettendo da parte nella gestione della società, minacciando di rivelare alcuni omicidi commessi proprio dal capofamiglia Lyon. Lucious gli tende un'imboscata, e gli spara, uccidendolo.

Incuriosito dal Golden Globe Awards vinto da Taraji P. Henson per la sua interpretazione di Cookie Lyon in questa serie, mi sono messo sul pezzo e mi sono visto le prime due stagioni (la seconda terminerà il 18 maggio 2016). Inserita nelle categorie musical drama e soap opera, racconta, come si può evincere dal riassunto, di una etichetta discografica black, nata per il volere di un rapper di strada, fondata appunto sui ricavi dello spaccio di droga, e portata avanti con metodi non del tutto trasparenti, soprattutto dal padre-padrone Lucious Lyon, che una volta si chiamava Dwight Walker. La serie, creata da Lee Daniels (regista di Precious e di The Butler) e da Danny Strong (Albert Ferkus, il bastardo secondino di Justified, ma è stato attore anche in Gilmore Girls, Buffy, Girls, Mad Men; ha scritto diverse sceneggiature, Recount, Game Change, The Butler, i due Mockingjay - Il canto della rivolta I e II, episodi finali di The Hunger Games), è effettivamente una telenovela (troppi colpi di scena, troppi figli, troppe amanti, troppi segreti rivelati all'improvviso), ma ha dalla sua ottime recitazioni, e uno sguardo interessante, e probabilmente non troppo lontano dalla realtà, sul mondo discografico, e su quello della musica nera. Ottima la musica, naturalmente, e molto talentuosi diversi attori che recitano parti di musicisti (Jussie Smollett è Jamal, Bryshere Y. Gray è Hakeem, Serayah McNeill è Tiana, Jamila Velazquez è Laura); varie apparizioni di veri musicisti nelle parti di loro stessi o di personaggi fittizi (Courtney Love, Estelle, V. Bozeman, Mary J. Blidge, Becky G., Alicia Keys, Xzibit, Gladys Knight, Snoop Dogg, Rita Ora, Patti LaBelle, Juicy J, Timbaland, Ludacris, Kelly Rowland e altri).
Nel cast, oltre ai protagonisti, la già citata Henson e Terrence Howard nei panni di Lucious Lyon, troviamo Gabourey Sibide (Backy), Naomi Campbell (Camilla), Marisa Tomei (Mimi), Cuba Gooding Jr. (Puma).

Intrigued by the Golden Globe Award won by Taraji P. Henson for his portrayal of Cookie Lyon in this series, I started on and I have seen the first two seasons (the second will end May the 18th, 2016). Inserted in the drama musical categories and soap opera, the series is about, as can be seen from the summary, a black record label, founded by the will of a street rapper, which was precisely started on drug dealing revenues, and continued with methods not fully transparent, especially by the father-master Lucious Lyon, which was once called Dwight Walker. The series, created by Lee Daniels (director of The Butler and Precious) and Danny Strong (Albert Ferkus, the bastard jailer of Justified, but he was also acting in Gilmore Girls, Buffy, Girls, Mad Men, and he has written several screenplays , Recount, Game Change, The Butler, Mockingjay I and II), is actually a soap opera (too many twists, too many children, too many lovers, too many secrets revealed suddenly), but by its excellent recitations, and an interesting look, and probably not too far from reality, on the music world, and especially the one of black music. Good music, of course, and very talented actors playing different parts of musicians (Jussie Smollett is Jamal, Bryshere Y. Gray is Hakeem, Serayah McNeill is Tiana, Jamila Velazquez is Laura Calleros); various appearances of real musicians in the parts of themselves or fictional characters (Courtney Love, Estelle, V. Bozeman, Mary J. Blige, Becky G., Alicia Keys, Xzibit, Gladys Knight, Snoop Dogg, Rita Ora, Patti LaBelle, Juicy J, Timbaland, Ludacris, Kelly Rowland and others).

In the cast, in addition to the protagonists, the aforementioned Henson and Terrence Howard in the role of Lucious Lyon, we find Gabourey Sibide (Backy), Naomi Campbell (Camilla), Marisa Tomei (Mimi), Cuba Gooding Jr. (Puma).

20160513

Evoluzione sonora

Sonic Evolution - Mad Season & The Seattle Symphony (2015)

Ok. Analizziamo questo disco senza farsi prendere troppo dalle emozioni. Come dite? Impossibile? Beh, forse avete ragione. Above, l'unico disco dei Mad Season, band "trasversale" che vedeva Layne Staley alla voce, John Baker Saunders al basso, Mike McCready alla chitarra e Barrett Martin alla batteria, fu l'ennesima dimostrazione che nei primi anni '90, Seattle e la sua cosiddetta scena era, in quel momento, la culla della musica più bella, rock ed intrigante del mondo, e che i suoi membri, quelli di tutte le band che la formavano, erano come una grande famiglia; ma fu anche, molto semplicemente, un disco bellissimo e grandioso. Ora. Due membri di quella band, che erano, come gli altri, membri di altre band, sono morti durante gli anni (Saunders prima e Staley poi), gli altri hanno avuto da fare, ma quella band e quello che aveva fatto non è mai stato dimenticato. McCready, ad esempio, non ha più suonato pubblicamente niente dei Mad Season fino al 2010. Evidentemente, è stato come scoperchiare il mitico vaso di Pandora, perché da quel momento, varie iniziative hanno cominciato a prendere corpo, reunion naturalmente parziali, omaggi ed altro. Nel 2013 è stato ristampato quel disco, con aggiunte varie, finché, nel 2015, il 30 gennaio al Benaroya Hall (Seattle, of course), una specie di formazione estesa dei Mad Season [McCready, Martin, Chris Cornell, Duff McKagan, Matt Cameron, Stone Gossard, Jeff Ament, Sean Kinney, Kim Virant (Lazy Susan), Jeff Angell (Walking Papers)], più la straordinaria partecipazione della Seattle Symphony Orchestra, ha suonato un concerto commemorativo e unico. Questo disco, uscito nell'agosto del 2015, ne è la testimonianza. Il susseguirsi degli ospiti sul palco ha portato ad avere praticamente anche un altro supergruppo trasversale di quell'epoca e di quella provenienza, i Temple of the Dog (tutti meno Ed Vedder), e quindi sono stati suonati anche due pezzi (Call Me A Dog e Reach Down) a loro appartenenti (anche quella band ha pubblicato un solo disco, omonimo, nel 1991).
Devo essere onesto. Risentire quei pezzi fa venire i brividi, questo è innegabile. Ma sia l'innesto dell'orchestra, sia i "sostituti" alla voce, compreso Cornell, che si rende autore di una prestazione ai limiti dell'accettabile, e prende una serie importante di stecche, rende a tratti inascoltabile questo disco. Sinceramente, solo sax, basso, batteria e una grandissima prestazione chitarristica di McCready, valgono la pena. Peccato.

10 dischi grunge imprescindibili (per me)





Mad Season's "Above", 1995, was a great album, beyond the demonstration of the big brotherhood that there were in the Seattle scene at that time. In 2015, Mike McCready reunited the other survivor of that band, drummer Barrett Martin, and many other friends, with also the Seattle Symphony Orchestra, for a commemorative gig. This album is the testimony. Honestly, hear again all these songs, is touching and moving. But the Orchestra doesn't fit at all, and no one of the substitutes on vocals is capable of doing the things Layne Staley did, not even Chris Cornell. So, leave it.

Curious thing: at one point, on stage, there were all the Temple of the Dog (another supergroup of those years), less Eddie Vedder, so on this album you will find also two TOTD's songs, "Call Me A Dog" and "Reach Down". But, as I told you, Chris Cornell wasn't in a good shape that night.

10 grunge album must have (in my opinion)

20160512

Vinile

Vinyl - di Mick Jagger, Martin Scorsese, Rich Cohen e Terence Winter - Stagione 1 (10 episodi; HBO) - 2016

1973, New York City. Richie Finestra, presidente della American Century Records, insieme ai suoi due partner Skip Fontaine (capo delle vendite) e Zak Yankovich (capo della promozione), è sul punto di vendere la sua etichetta alla major tedesca Polygram, che si aspetta dalla American soprattutto l'accordo di distribuzione per i Led Zeppelin, come parte dell'accordo. La American è sull'orlo della bancarotta, così come i suoi proprietari, per ragioni che saranno chiare via via che il racconto si dipana. Dopo un imbarazzante incontro tra Richie e Robert Plant, è abbastanza chiaro che l'accordo con i Led Zep è irraggiungibile, e, di conseguenza, il salvataggio da parte della Polygram.

Inutile negarlo, soprattutto per musicomani pseudo rockettari come noialtri, Vinyl era la novità più attesa della stagione. Al solito, ci si aspetta molto di più di quello che può darti una serie tv, e spesso si rimane delusi. Come dico sempre, sarà perché sto invecchiando, sarà perché sto imparando l'arte della diplomazia per il mio lavoro, sarà perché sono semplicemente un inguaribile ottimista, ho cercato di adottare una posizione equilibrata per giudicare questa prima stagione della serie voluta nientemeno che da sua maestà Mick Jagger (suo figlio James recita in questa serie) e da Martin Scorsese, che parla degli anni '70 negli States, e di quello che accadeva a livello musicale, adottando il punto di vista di una casa discografica (e dei suoi talent scout).
Bene, il giudizio è sufficiente, senz'altro: grandi regie, imponenti ricostruzioni storiche anche nei costumi, "apparizioni" delle celebrità (sempre impersonate da attori e attrici; badate bene, non solo musicisti) ben dosate ma sempre ad effetto, ottime prestazioni attoriali. Difetti: sceneggiatura altalenante, episodi troppo lunghi (girano già battute in merito, perfino dentro le sit com), diverse storylines "chissenefrega". Vedremo come e se cambierà Vinyl dalla prossima stagione, nel 2017: Terence Winter (Boardwalk Empire, The Sopranos, The Wolf of Wall Street) ha lasciato il posto di showrunner alla fine della prima, per divergenze creative. Al suo posto, Scott Z. Burns (The Bourne Ultimatum, The Informant!, Contagion).
Bobby Cannavale (Richie) è spettacolare. Sempre molto divertente Max Casella (Julie). Nel cast anche Olivia Wilde (Devon Finestra), Juno Temple (Jamie). James Jagger è Kip, il leader dei Nasty Bits, e non se la cava affatto male.

No denying it, especially for music fan, pseudo rockers like us, Vinyl was the most expected novelty of this season. As usual, we expect a lot more than what a TV series can give you, and often someone could be disappointed. As I always say, maybe it would be because I'm getting older, maybe because I am learning the art of diplomacy for my work, maybe because I am simply an incurable optimist, I tried to adopt a balanced position to judge this first season of the series commissioned by his majesty Mick Jagger (his son James plays in this series) and Martin Scorsese, that is about of the '70s in the States, and of what was happening in the music, adopting the point of view of a record company (and its talent scouts).
Well, the verdict is enough, certainly: great directions, impressive historical reconstructions even in costumes, "apparitions" of celebrities (always impersonated by actors and actresses, mind you, not only musicians) but always well-proportioned effect, excellent actorial performances. Defects: fluctuating screenplay, episodes too long (already running jokes about, even in the sit com), different storylines "what the fuck?". We'll see how and if it will change Vinyl from next season, in 2017: Terence Winter (Boardwalk Empire, The Sopranos, The Wolf of Wall Street) has left his position of showrunner at the end of the first season, due to creative differences. In its place, Scott Z. Burns (The Bourne Ultimatum, The Informant!, Contagion).

Bobby Cannavale (Richie) is spectacular. Always funny Max Casella (Julie). Also starring Olivia Wilde (Devon Finestra), Juno Temple (Jamie). James Jagger is Kip, the leader of Nasty Bits, and he is not doing bad at all.

20160511

Be a Good Boy. Come For Grandma.

Shameless US - di Paul Abbott sviluppata da John Wells - Stagione 6 (12 episodi; Showtime) - 2016

Frank cerca risposte e consolazione in ogni religione, per quanto riguarda la perdita della sua amata Bianca. Sean e Fiona si fidanzano, nonostante tutto. Mickey è in carcere per il tentato omicidio di Sammi, e lavora per la mafia russa su ordini di Svetlana. Carl esce dal carcere, e i Gallaghers devono abituarsi alla sua nuova personalità da nero arricchito. Lip prosegue la sua complicata relazione con la sua insegnante, mentre forse dovrebbe concentrarsi maggiormente nel trovare uno scopo accademico e professionale. Debbie mente a Fiona sull'aborto, anche se il suo ragazzo, che l'ha messa incinta, Derek, se n'è andato e non è più reperibile (con la complicità della di lui famiglia). Ian prova lentamente a riprendersi, Kev e V tirano avanti come possono.

Sempre meravigliosamente toccante, divertente, sub-proletario e white trash senza il country, la versione di Shameless statunitense ha ormai ampiamente dimostrato di vivere di vita propria, e di saper resistere in miglior forma alla lunga durata, rispetto all'originale inglese. E io mi auguro davvero che riesca ad arrivare almeno alle stesse stagioni dell'originale (11); i dati di ascolto sono soddisfacenti e stabili, quindi chi lo sa, magari si può fare. Interessante questa stagione il dualismo Fiona/Debbie (non approfondisco per non fare spoiler), la serie regge senza Joan Cusack (grande perdita) e Justin Chatwin, ma acquista Sherilyn Fenn (Queenie) in un ruolo totalmente Shameless. Favolosa, come sempre del resto, la storyline dedicata a Carl: voglio uno spin off dedicato a lui. Agli inizi del 2017 la settima stagione.

Always wonderfully poignant, funny, sub-proletarian and white trash without the country, the US version of Shameless has widely shown to live its own life, and to be able to resist in the best shape in the long term, than the English original. And I really hope it will be able to get at least the same season as the original series (11); the viewing figures are satisfactory and stable, so who knows, maybe it can do. Interesting this season, the Fiona / Debbie dualism (I won't go deep to avoid spoilers), the series can bear the absence of Joan Cusack (big loss) and Justin Chatwin, but acquires Sherilyn Fenn (Queenie) in a totally Shameless role. Fabulous, as usual, the storyline dedicated to Carl: I want a spin-off dedicated to him. At the beginning of 2017, the seventh season.

20160510

I Love You Baby

Girls - di Lena Dunham - Stagione 5 (10 episodi; HBO) - 2016

Per Marnie e Desi è arrivato il giorno del matrimonio; hanno deciso per l'Upstate, in campagna, la location è magnifica ma la situazione è tesissima. Marnie è maniacale, e quando Hannah si presenta con Fran, il suo nuovo fidanzato, incarica Shoshanna di allontanarlo e di metterlo nella parte della casa "dedicata" ai ragazzi. Naturalmente si ritrova fianco a fianco con Adam (che nel frattempo sta nascondendo la sua relazione con Jessa a tutti), e ne esce un altro momento imbarazzante. Mai quanto quello che è costretto a vivere Ray, che contro ogni sua volontà si ritrova a calmare Desi, che dà fuori di matto grazie ai suoi nervosismi prematrimoniali.

Come sapete, continuo a seguire Girls e continuo a non capirlo. Anzi, questo è quello che continuo a ripetere a me stesso, mentendo: se non lo trovassi un minimo interessante, lo avrei mollato da un pezzo. E' che non riesco a spiegare (e a spiegarmi) come riesca ad interessarmi una serie dove tutti i personaggi, con pochissime eccezioni in quelli minori, sono uomini o donne che non hanno la minima idea di cosa fare nella vita, sono insicuri a livelli inquietanti, commettono errori continuamente senza mai impararne niente. Magari è proprio questo. Detto questo, situazioni sempre altamente imbarazzanti e divertentissime, spesso difficilmente credibili (questo mi fa pensare che siano ispirati a fatti realmente accaduti), recitazioni tutte sopra le righe, Lena Dunham indisponente come sempre, finale apprezzabile. Nel 2017 la sesta e ultima stagione.

As you know, I continue to follow Girls and I still do not understand it. Indeed, this is what I keep on telling to myself, lying, unless I would find it interesting a minimum, I would have given up long ago. Thing is that I can not explain (and explain to me) how I manage to interest in a series where all the characters, with very few exceptions in minor ones, are men or women who have not the slightest idea what to do in life, they are insecure at disturbing levels , they continuously make mistakes without ever learn anything. Maybe this is it. That said, always highly embarrassing situations and hilarious, often hardly credible (this makes me think that they are inspired by true events), recitations all overloaded, Lena Dunham unsympathetic as ever, appreciable finale. In 2017, the sixth and final season.

20160509

Circle of life

So che ad alcuni di voi piacevano le cronache dallo stadio, che ogni tanto ero solito fare tempo fa. Sapete che sono un appassionato moderato, provo ad essere obiettivo, scherzo molto, non mi faccio prendere dalla "sindrome da fine del mondo", generalmente. Sabato 7 maggio sono tornato allo stadio dopo molti mesi, complici innumerevoli impegni anche durante i weekend e ogni tanto, poca voglia di fare questo piccolo sforzo, visto l'andamento della squadra, e il livello dell'attuale serie B italiana, davvero basso. La partita di ieri era fondamentale: tre partite alla fine, due da giocare in casa, tre retrocessioni dirette e quartultima contro quintultima ai play out. Il Livorno è penultimo, a due punti dalla terzultima, e a quattro dalle tre quartultime. Si gioca contro il Perugia, squadra salva da un pezzo che non può più aspirare ad entrare nei play off. Come dire, una squadra che non ha più niente da chiedere a questo campionato. Vincere, come si dice in questi casi, è obbligatorio, poi c'è da sperare in un paio di passi falsi delle altre, e puntare ad arrivare all'ultima partita, in casa contro il Lanciano, in questo momento terzultimo due punti sopra di noi, in posizione migliore, e sperare almeno di agguantare i play out.

La faccio breve: abbiamo rischiato di perdere contro una squadra nella quale almeno 8 undicesimi hanno fatto di tutto per evitare di farci gol, probabilmente più per pietà che per qualcosa meritevole di inchiesta (Aguirre, Zebli e il portiere Rosati sono i tre che non hanno mai "tirato il piede indietro", mentre tutti gli altri hanno dato la netta impressione di non voler farci male, sbagliando occasioni clamorose o "cincischiando" in situazioni nettamente a loro favorevoli). Siamo andati in vantaggio dopo aver sprecato un paio di occasioni da "questo lo facevo anch'io", e il nostro atteggiamento tattico, con grosse responsabilità anche dell'allenatore, ha permesso al Perugia di pareggiare anche non volendo (una papera del nostro portiere, di quelle da ricordare). La cosa più sconvolgente è stata notare che negli ultimi venti minuti, quelli in cui una squadra nelle nostre condizioni avrebbe dovuto giocare come un gruppo di assatanati, i nostri erano pressoché fermi, in una forma inguardabile (o anche indegna, se volessi essere particolarmente cattivo).
Foto Novi

Adesso, dopo 14 anni, si torna nella terza serie, che adesso si chiama Lega Pro. Personalmente, la vedo come una sabbia mobile, dalla quale è veramente difficile venir fuori. La dirigenza è stanca, la tifoseria, nonostante i Presidenti prima di questo abbiano regalato solo fallimenti (non solo in senso figurato), non vuole più questo Presidente da anni. E' probabile una cessione al ribasso, a qualcuno di poco motivato, e questo vorrebbe dire impantanarsi ancor di più.

Prendo spunto da questo articolo, molto, troppo personale e fin troppo emozionale (conosco un po' chi l'ha scritto, è in buona fede sicuramente, ma è troppo tifoso per scrivere equilibratamente), e dico: Balleri, Lucarelli, Protti, pensateci voi. Non vi chiedo di metterci soldi (Lucarelli un'esperienza di acquisizione l'ha già fatta), ma di convincere qualcuno che possa essere motivato, qualcuno che conoscete, convincetelo con la vostra passione, quella che avete dimostrato a noi sul campo con questa maglia.
Detto questo, dico a tutti: non è un dramma. E', come ho cercato di esprimere nel titolo, il ciclo della vita, anche nel calcio, e anche se non voglio fare troppo il filosofo. Le cose cambiano, si vince e si perde, si indovinano annate si e quelle no. Quando una società sta bene, sceglie giocatori motivati, ci si può divertire anche in quella che una volta chiamavamo serie C (e ci siamo divertiti, alcuni anni, proprio lì, in quella serie). Per una realtà con un bacino d'utenza limitato come il nostro, dovrebbe essere normale fare l'altalena, o l'elastico come dice qualcuno, tra terza serie, seconda, e magari qualche volta affacciarsi nella massima serie per poi tornarsene dove si sta più comodi, per non fare il passo più lungo della gamba. Dovremmo imparare che così vanno le cose. Così come i calciatori dovrebbero imparare che se non sanno gettare il cuore oltre l'ostacolo, non dovrebbero fare questo mestiere: o almeno, non a Livorno.


Last Saturday, my football team has to win, in order to survive in the italian second division, instead we get a tie, and we are practically condemned to a demotion. After 14 years, we come back to the third division.

Is not a drama, we have to learn that these things happen. We need a leadership committed to the cause, we can have fun also in the third division, we have to learn to  go back and forth between second and third, occasionally visit the first, just to say hello. We have to. As the players need to know that, if they aren't able to "throw the heart over the obstacle" (an italian figure of speech that means to be able to do things almost impossible), they shouldn't do this job. At least, not here in Livorno.

20160508

Jodoigne, Belgio - Aprile 2016 (3) - Italian version

Attendo che se ne siano andati quasi tutti. Poi mi incammino verso il parcheggio, dove saluto ancora una volta Ben, che forse è venuto addirittura in auto dall'Inghilterra. Infilo la USB, e l'indirizzo del nuovo "terminal" di ritiro auto a noleggio, e mi metto in strada. Ho del lavoro da fare entro domattina, quindi prima arrivo in albergo, prima mi collego al wifi, meglio è. Ma non ho fatto i conti con il nuovo assetto dell'aeroporto di Charleroi.
Arrivo in meno di un'ora, prima di arrivare faccio il pieno e il distributore automatico non mi rilascia la ricevuta. Sono pochi euro, ma senza ricevuta non avrò il rimborso. Capita. Lascio l'auto, e, come spesso accade qui in Belgio da queste parti, l'addetto al ritiro dell'auto mi risponde in italiano. Salgo e mi metto ad aspettare la navetta. Passerà più di mezz'ora. Dei tre italiani che si mettono in coda dietro di me, uno è particolarmente attento a far rispettare l'ordine d'arrivo. Io sono stranamente meno interessato: avrà ragione lui, perché aspettando così tanto (ne parliamo in coda), le persone si accumulano, e il bus, quando arriva, essendo passato già dal P3, non riesce quasi a contenere tutti. L'autista, che parla un po' d'italiano (che vi ho detto?), con un approccio collaborativo, riesce a stripparci tutti dentro il bus, e parte. Quando si arriva all'imbocco della famosa strada che conduce all'aeroporto, c'è il posto di blocco militare. Quelli che sono in piedi devono scendere per il controllo documenti. Sono in piedi, quindi scendo e non mi accorgo se uno dei militari sale sul bus per controllare i documenti di quelli seduti (spero di si!). Io dico a chi ha il volo tra poco che volendo possono anche andare a piedi, l'autista conferma. Siccome fa freddo e il mio volo è domattina, gli dico "io però vengo con te" e lui "si dai, è meglio". E' bellissimo quando suggerisce a quelli che vanno a piedi di camminare sul betone. Si prosegue: da notare che i militari sono gentilissimi. All'aeroporto, chiamo l'hotel, e aspetto un taxi mandato da loro. Aspetto un po', al terminal dei bus, qualche tassista (quasi tutti di origine marocchina) mi offre un passaggio, ma quando gli dico che sto aspettando il taxi dall'hotel mi dicono ok, e io ringrazio con uno shokran. Richiamo perché sto aspettando da un po': la ragazza mi dice che c'è molto traffico e coda, le dico che capisco, aspetto. Una ragazza mi chiede se sto aspettando l'autobus per la stazione, le dico che no, ma che quello è il punto corretto. Arriva il taxi, salgo, il tassista mi chiede se sono italiano, e io rispondo "vai, anche te?". La sua famiglia viene dal sud, Calabria e Puglia. Discorriamo amabilmente nei 2 minuti di tragitto (in uscita non è così complicato, soprattutto se hai la tessera per far aprire il cancello giusto alla fine del terminal dei bus), domandandoci cosa ci fa una bisarca (sicuramente cerca il parcheggio delle compagnie di noleggio auto, ma ha sbagliato). Pago e saluto, faccio il check in, mi illustrano gli orari di cena, colazione e prima navetta, che ovviamente, è stata anticipata (sono già stato qui, tre mesi fa la prima era alle 5, adesso è alle 4,30). Vado in camera, e comincio a lavorare. Stacco per la cena, dove mi macchio i pantaloni che ero riuscito miracolosamente a non macchiare nei 5 giorni precedenti, provo un lavaggio parziale d'emergenza, perché mi piacciono più di quelli che ho portato di riserva, ma non c'è nulla da fare. Riprendo il lavoro e ce la faccio a finire. Dormo poche ore (sveglia alle 3), colazione, navetta, dove stiamo in coda per mezz'ora. Poi, 20 minuti di coda per entrare nell'edificio dell'aeroporto (fa freddino), altri 15 almeno per i controlli, ma comunque sono in orario. Mi preoccupo un po' per il collega che so essere sullo stesso volo, ma arriva. Scambiamo quattro chiacchiere, poi comincia il pre-imbarco. Quando si sale, come annunciato da uno degli assistenti di volo prima di salire, una sorpresa: come da sito Ryanair, siamo su un aereo nuovo. Stesso modello, ma nuova versione, sedili, cappelliere, insomma, interni moderni. Dormicchio, e si arriva con una decina di minuti di anticipo. In breve sono al parcheggio, salgo in auto, e via, si comincia un'altra giornata di lavoro. Con un'ottica leggermente diversa. Si spera, migliore.
foto presa da https://twitter.com/meganspecia