No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20150728

Creta, Grecia - Marzo 2015 (9)

L'impostazione che ho dato ai miei viaggi corti e solitari, l'avrete forse già capita. Visto che non sono più uno a cui interessa la movida, fare tardi la sera, e che sono ormai uno abituato a svegliarsi presto, anche se non devo farlo per recarmi a lavoro, mi sveglio dunque presto, raggruppo le cose che voglio fare nella mattina e nel primo pomeriggio, e lascio la seconda parte del pomeriggio all'ozio e al riposo. Ecco, la giornata del 24 marzo è una piccola dimostrazione che non sempre questa è una scelta che paga. Da Nea Alikarnassos alle rovine di Cnosso ci vogliono 15 minuti ad andare piano, e in Grecia non è che alle 6 di mattina sono tutti al pezzo. Per farvela breve, sono il primo avventore del sito archeologico, e siccome mi hanno consigliato di prendermi una guida, prendersi una guida quando sei da solo può costare fino a 100 euro. Me la cavo con 70, e alla fine sono lì a domandarmi se ne valeva veramente la pena. Il tipo ce la mette tutta per guadagnarsi la pagnotta (e che pagnotta), ed il sito è indubbiamente interessante e discretamente mantenuto. Ricostruito e restaurato in parte, merita la visita, come avrete senz'altro potuto evincere dalle foto pubblicate nel post precedente.
Terminata la visita a Cnosso, decido di seguire il suggerimento di Sofia, e mi dirigo verso Myrtia, un piccolo, tranquillo, grazioso villaggio lì vicino, passando tra dolci colline su strade strette e deserte. E' lì che si trova il museo dedicato a Nikos Kazantzakis. Il museo è una struttura moderna, costruita nel luogo dove lo scenografo Giorgios Anemoyannis, originario anche lui di Myrtia, possedeva una vecchia casa; è lui che nel 1983 ha deciso di omaggiare il grande cretese. Kazantzakis, che come detto non conoscevo per niente fino alla mia visita a Creta, è stato uno dei più grandi scrittori e poeti europei del secolo scorso, ma fu anche giornalista, filosofo e politico, seppur particolare. Un animo sensibile, affascinato dal socialismo, viaggiatore intrigato dalle culture diverse, dubbioso sulle religioni: fu scomunicato sia dalla chiesa ortodossa che da quella cattolica, scrisse su Gesù, San Francesco, nato nel 1883 e morto nel 1957 in Germania. Il museo è intrigante, racconta della vita e dei pensieri di quest'uomo notevole, conserva oggetti personali, prime stesure, libri, video ed estratti dei film tratti dai suoi libri, lettere, e pur nella sua piccola estensione, risulta molto curato ed aiuta senza dubbio a farsi un'idea del personaggio. Mi intriga, mi affascina, ne godo. 

Termino la visita facendo i complimenti all'ingresso, mi reco nella caffetteria adiacente con annesso negozio di souvenir, mangio qualcosa mentre nella piazzetta di fronte una scolaresca ha appena terminato la propria visita. Mi rimetto in auto, torno con poca fatica in albergo, mi riposo. Scendo nel tardo pomeriggio per stampare la carta d'imbarco per il giorno seguente e trovo Sofia, mi assiste nella stampa e subito dopo intavoliamo una discussione di un'ora circa, che parte dalle mie impressioni sul museo, e termina chissà dove. Esco per cena e torno nello stesso locale da lei consigliatomi il giorno precedente. Rientro, chiacchieriamo ancora un po'.
Mercoledì 25 marzo
Mi alzo sempre troppo presto, colazione, saluti. Esco e pioviggina. Mi dirigo verso l'aeroporto dove arrivo che l'ufficio dell'AVIS non ha ancora aperto i battenti. Parcheggio l'auto, e aspetto, consegno i documenti, attendo il volo.
All'aeroporto di Atene pranzo in un locale di ispirazione italiana, dove si mangia benissimo: faccio il pollice su al cuoco prima di andare. 
Arrivo a Fiumicino, solita chiamata al parcheggio, navetta, ritiro auto, e via verso casa. Domattina a lavoro, ma tra neppure due settimane sarà Belgrado.

20150727

Wanna Partner?

The Good Wife - di Robert e Michelle King - Stagione 6 (22 episodi; CBS) - 2014/2015

Cary viene accusato di aver favorito un traffico di eroina per 1.3 milioni di dollari, e incarcerato. Alla Florrick/Agos comincia una lotta per racimolare i soldi della cauzione, elevatissima. Kalinda indaga per suo conto sul caso, e riannoda la relazione con un suo vecchio contatto. L'offerta fatta a Diane per unirsi alla Florrick/Agos è subordinata ad avere un voto paritario nei confronti di Alicia e Cary. Louis Canning a David Lee si insospettiscono, alla notizia da parte di Diane di andare in pensione. Un cliente di Alicia, probabilmente uno spacciatore, paga la cauzione per Cary, cauzione che lo studio stava faticando a mettere insieme. Eli, conto la volontà di Alicia e di Peter, conduce dei sondaggi su una potenziale candidatura di Alicia come State Attorney, e scopre che la donna ha buone possibilità di vincere, ma fatica un po' ad ottenere l'approvazione di Peter.


Dite e pensate cosa volete, ma The Good Wife continua ad essere un piccolo capolavoro della televisione. Una serie che con passo felpato, attraversa e sviscera la società statunitense, sicuramente da un punto di vista decisamente WASP e middle-class, ma senza dubbio molto interessante ed onesto. Come sempre, note di merito per essere sempre sul pezzo (l'attualità, per uno distratto, viene introdotta negli episodi con una naturalezza estrema, dalla Siria ai bitcoin, cosa già sottolineata nei commenti alle stagioni precedenti). Certo, la sesta stagione si concentra soprattutto sulla politica, vista la candidatura di Alicia alla poltrona che fu del marito, con il quale conserva una curiosa partnership, e mette in scena un curioso dualismo tra due candidati che si stimano a vicenda: un mondo ideale, un po' come quelli che spesso descrive Aaron Sorkin.
Julianna Margulies è la solita mattatrice dal basso profilo, spalleggiata dai sempre ottimi Matt Czuchry (Cary), Archie Panjabi (Kalinda) e Christine Baranski (Diane), e con l'assunzione nel main cast di Matthew Good (Finn Polmar), nei panni di una figura che rappresenta una sorta di "sogno proibito" per Alicia, una di quelle classiche (ancora) storie/non storie alla Sorkin.
La serie è come sempre costellata da grandi apparizioni di recurring roles d'eccezione: Chris Noth (Peter Florrick), Michael J. Fox (Louis Canning, che probabilmente, riferimento al titolo del post e dell'ultimo episodio della stagione, la prossima stagione entrerà nel main cast), Oliver Platt (R.D.), Gary Cole (Kurt McVeigh), Ed Asner (Guy Redmayne), JD Williams (Dexter Roja), Tim Guinee (Andrew Wiley). Pochi ma spettacolari i duetti tra Carrie Preston (Elsbeth Tascioni, uno dei ruoli marginali più scoppiettanti della serie) e Kyle MacLachlan (Josh Perotti).
Insomma, il 4 ottobre 2015 pronti per il primo episodio della settima stagione, che probabilmente sarà l'ultima.

20150726

Abisso

Abyss - Chelsea Wolfe (2015)

Ufficialmente, Abyss è il quinto album di Chelsea Wolfe. E questo genere, indefinito se non dal fatto di essere fatto da donne, mi pare definitivamente essere l'ultima frontiera musicale. Ci metto dentro Zola Jesus, Lykke Li, EMA, Fever Ray (e mi scuso se me ne sono dimenticato qualcuna, sarete voi ad aggiungerle, a vostro piacimento), gradazioni diverse del dolore, della difficoltà dell'essere donna oggi, tutte in un certo qual modo debitrici verso PJ Harvey e sicuramente verso molte altri riferimenti femminili più "antichi". Ma non solo, naturalmente. Tutto ciò che, in musica, si rivela essere in qualche modo nuovo, ha un debito di riconoscenza verso molte cose del passato. Vabè, ma questo lo sapete già senza bisogno che ve lo scriva. Ancora una volta, il titolo è piuttosto esplicativo: abisso. Il mood è quindi quello: paura, dolore, lamento, sofferenza, amori difficili, devastanti, disperati, anche senza comprendere i testi sappiamo già che siamo da quelle parti. Strutture tutto sommato semplici, del resto viene dal folk (suo padre era in una country band), ma chitarre usate come droni, distorsioni profonde, che riempiono l'atmosfera del pezzo da subito o pian piano (Maw, After the Fall), oppure sghembe canzoni (appunto) folk come Crazy Love o Simple Death, ma con tocchi elettronici che le rendono uniche. Voce spesso filtrata (stavolta mi è venuto il sospetto che abbia la lisca, o la zeppola, come la chiamate voi nell'altro resto d'Italia), usata in modo spettacolare, lirico, a volte addirittura virtuosistico. Canzoni superbe, scritte divinamente, che arrivano, dritte dove sapete voi, che fendono l'aria prima e la carne poi, trovate improvvise che lasciano il segno (la viola, credo, in Grey Days e in Crazy Love, gli inserti quasi disco su After the Fall). Probabilmente non c'è bisogno che provi a convincervi scrivendone: prendete questo dischetto, cominciate l'ascolto con il primo pezzo Carrion Flowers, ed è probabile che ne rimaniate immediatamente folgorati. Inutile che stia a descrivervi oltre della devastante Iron Moon ("My heart is a tomb/My heart is an empty room/I've given it away/I never want to see it again"), della trascinante Color of Blood, della meravigliosa Simple Death: il dolore è bellezza, e lo sapete voi quanto lo so io.




As I wrote about the previous album of Chelsea Wolfe Pain Is Beauty, that title was a manifesto. And it still is, the pain is still an ongoing beauty, also here, on Abyss. These marvellous, painful, nihilistic songs, are so, so beautiful. Maybe, one day we'll get tired about it. But not today.

20150723

Where's the Black Lady?

Scandal - di Shonda Rhimes - Stagione 4 (22 episodi; ABC) - 2014/2015

Sono passati due mesi dalla rielezione del Presidente Grant. Olivia si è ritirata, e sta vivendo insieme a Jake Ballard, sotto il nome di Julia Baker, su un'isola al largo della costa di Zanzibar. Un bel giorno, insieme ad un rifornimento di vino, arriva anche un ritaglio di giornale: Harrison, uno dei gladiatori, è stato ucciso.

Olivia decide che deve tornare a Washington DC per un paio di giorni per pianificare il funerale; Jake, contrario, è comunque con lei. L'ufficio della Olivia Pope & Associates è vuoto, ad eccezione di Quinn, la mittente del ritaglio di giornale. I gladiatori si sono dispersi. Huck, sotto il nome di Randy, lavora come commesso in un negozio di elettronica, e si rifiuta di parlare con Quinn e Olivia. Abby sta lavorando per l'amministrazione Grant, proprio alla Casa Bianca, come Capo Ufficio Stampa. Quando Olivia incontra Abby, lo scontro si fa furioso: Abby accusa Olivia di essere colpevole per la morte di Harrison, Olivia accusa Abby di aver abbandonato gli altri gladiatori per la Casa Bianca.
A livello politico, la morte del figlio Jerry, porta Fitz a licenziare una buona parte del suo staff, e a spingere per far passare il cosiddetto Paycheck Fairness Act (uguaglianza negli stipendi tra uomo e donna, sostanzialmente), e la cosa fa infuriare il nuovo capo del Comitato Nazionale Repubblicano, insieme alla base del partito, Elizabeth North (curiosamente, una donna). Elizabeth si lamenta furiosamente con Cyrus, mettendo sul piatto l'insoddisfazione della base anche per la scelta di un democratico come Procuratore Generale (David Rosen), e per il comportamento depresso e schizofrenico di Mellie in seguito alla morte di Jerry, tutte cose che portano i Repubblicani ad essere sfiduciati.
Jake fa visita a David, per sapere come sta andando la raccolta di prove e l'indagine per abbattere il B613. David sta avendo dei ripensamenti.
Olivia viene richiesta per assistere una senatrice, che sembra sia stata vittima di un tentato stupro da parte di un altro senatore. Olivia ci mette poco a capire che in gioco c'è la possibilità di contrastare il Paycheck Fairness Act.
Al funerale di Harrison, Olivia e Jake si accorgono della presenza, in lontananza, di Rowan, il padre di Olivia. Alla Casa Bianca, Fitz informa Mellie che Olivia è di nuovo in città; Fitz promette che non vuole più esserle infedele, ma Mellie gli fa promettere solamente che, se l'affair dovesse riprendere, vuole essere informata.

Beh, anche solo dal tentativo di riassumere la trama del primo dei 22 episodi della quarta stagione, ognuno di voi può capire che la sceneggiatura non è sicuramente il problema di Scandal. In effetti, questa serie non ha problemi evidenti (lo so, non è significativo a proposito della qualità, ma gli ascolti lo dimostrano), è rimasta accattivante, a dispetto di una figura di POTUS insignificante, recitata da un pesce lesso (Tony Goldwyn), e pure a dispetto del parrucchino inguardabile di Jeff Perry (Cyrus Beene). Posso tentare di indovinare il perché, e lo faccio per voi, visto che per me non serve, io vado a sensazione (in questo caso non è inerzia): la Rhimes è brava a scrivere trame intricate, ad inventarsi cambi di ritmo, colpi di scena, a far cambiare pelle ad una serie senza snaturarla completamente (e quest'ultima dote ce l'hanno in pochi, attualmente). Rimango tuttavia convinto che qualche errore di casting sia stato fatto e si continui a fare, ma finché c'è una protagonista magnetica come Kerry Washington (Olivia), ed un contraltare "teatrale" come Joe Morton (Rowan Pope, il padre di Olivia; non so se ve ne siete accorti, ma uno dei suoi soliloqui sulla democrazia, tratto da Scandal, è stato usato da Paolo Benvegnù nel suo ultimo disco), oltre naturalmente alla sceneggiatura guidata dalla Rhimes, Scandal rimarrà ad alti livelli, e sarà un piacere vederla. Ovviamente, ogni tanto regalateci un po' di Khandi Alexander (Maya Lewis, la madre di Olivia), che fa sempre bene.
Il debutto della quinta stagione è già schedulato per il 24 settembre.

20150722

Grexit o della giacca di Tsipras

La versione di Yanis Varoufakis
Harry Lambert, New Statesman, Regno Unito

L’eurogruppo è controllato dalla Germania e la Grecia è stata incastrata, spiega l’ex ministro delle finanze greco nella prima intervista dopo le dimissioni

La Grecia ha raggiunto finalmente un’intesa con i suoi creditori. Il patto che ha firmato è più punitivo e severo di quello a cui il suo governo aveva cercato disperatamente di resistere negli ultimi cinque mesi. L’accordo è arrivato dopo due giorni in cui la Germania ha continuato a chiedere il controllo delle finanze greche o l'uscita del paese dall'euro.
In Europa questa conclusione ha sorpreso molti osservatori, non l’ex ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis. Dopo le sue dimissioni e prima che fosse raggiunto l’accordo gli ho chiesto se quello che sarebbe stato deciso nei giorni successivi poteva essere positivo per il suo paese. “Semmai sarà peggiore”, ha risposto. “Voglio sperare che il nostro governo insisterà sulla ristrutturazione del debito, ma non credo che il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble l’accetterà. Se lo farà, sarà un miracolo”. È un miracolo che il popolo greco dovrà aspettare ancora per molto. Quando il 10 luglio il parlamento di Atene ha approvato un programma d'austerità che gli elettori avevano respinto a maggioranza nel referendum di cinque giorni prima, l'intesa sembrava imminente.
Una parziale cancellazione del debito che il paese ha con la cosiddetta troika – Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea (Bce) e Commissione europea – era improbabile ma possibile. Ora, nonostante la capitolazione del governo, la Grecia non ha ottenuto nessuna cancellazione e potrebbe ancora essere estromessa dalla zona euro.
Varoufakis, che si è dimesso il 6 luglio, è stato criticato per non aver trovato un accordo.
Secondo lui, però, l’accordo offerto alla Grecia non era stato proposto in buona fede e in fondo la troika non voleva neanche raggiungerlo. Durante un’intervista telefonica di un’ora con New Statesman ha definito le proposte dei creditori – quelle accettate dal parlamento greco il 10 luglio, che oggi sembrano quasi generose – “totalmente impraticabili e pericolose. Il tipo di proposte che si fanno quando non si vuole raggiungere un accordo”.
E ha aggiunto: “Questo paese deve smettere di rimandare e di fingere, dobbiamo smettere di chiedere nuovi prestiti fingendo di aver risolto il problema. Al contrario, abbiamo reso il nostro debito ancora meno sostenibile con misure di austerità che penalizzano ulteriormente l’economia e spostano ancora di più il peso sui più poveri provocando una crisi umanitaria”. Secondo Varoufakis, nei cinque mesi in cui lui è stato ministro delle finanze la troika non ha mai veramente trattato. Il governo di Alexis Tsipras era stato eletto per rinegoziare un programma di austerità che negli ultimi cinque anni ha lasciato senza lavoro un quarto dei greci. Ma, secondo Varoufakis, i creditori della Grecia lo hanno preso semplicemente in giro. Quando il 25 gennaio Syriza ha vinto le elezioni, dice l’ex ministro, sarebbe stato possibile concludere un accordo a breve termine. Si sarebbero potute concordare “tre o quattro riforme” e porre delle restrizioni alla liquidità concessa dalla Bce. Invece “i creditori hanno insistito per una ‘intesa più ampia’, e questo significava che volevano parlare di tutto. E quando vuoi parlare di tutto, in realtà non vuoi parlare di niente".
Un’intesa più ampia era impossibile. “Non ci venivano incontro su nulla”. Varoufakis ha spiegato che Schäuble, l’ideatore degli accordi firmati dalla Grecia nel 2010 e nel 2012, “è stato coerente fino alla fine. La sua posizione è sempre stata: ‘Non intendo discutere il programma: è stato accettato dal precedente governo greco e non possiamo permettere che il risultato elettorale del 26 gennaio cambi le cose’. A quel punto gli ho detto: ‘Allora i paesi indebitati non dovrebbero più indire elezioni’, e lui non mi ha risposto. Forse stava pensando: ‘Sarebbe una buona idea, ma purtroppo è difficile. Quindi o firmate o siete fuori’”. Varoufakis è stato allontanato dal tavolo dei negoziati poco dopo che Syriza è andato
al governo. È rimasto ministro delle finanze, ma è stato escluso dal gruppo dei negoziatori. Non si è mai capito bene perché. In aprile ha detto “perché all’eurogruppo” – i 19 ministri delle finanze dei paesi dell’eurozona – “io cerco di parlare di economia e nessuno lo fa”. Gli ho chiesto che cosa succedeva quando ne parlava. “Non è che la discussione andava male, si rifiutavano proprio di discutere questioni economiche. Punto e basta.
Tu presenti una proposta a cui hai lavorato, ti assicuri che sia coerente, e ti trovi davanti sguardi vuoti e inespressivi. È come se non avessi parlato. Quello che dici è indipendente da quello che dicono loro. Se avessi cantato l’inno nazionale finlandese, avrebbero avuto la stessa reazione”.
Ti schiacceremo lo stesso
Poco prima dell’accordo raggiunto il 13 luglio, i paesi dell’eurogruppo si sono divisi tra quelli che sembravano volere la Grexit (l’uscita della Grecia dall’euro) e quelli che cercavano un accordo. Secondo Varoufakis, però, su una cosa sono sempre stati tutti uniti: il rifiuto di rinegoziare. “C’erano persone che a porte chiuse mostravano simpatia a livello personale”. Tra queste c’era Christine Lagarde, direttrice del Fondo Monetario Internazionale. “All’interno dell’eurogruppo, però, si limitavano a dire qualche parola gentile per poi nascondersi dietro la versione ufficiale. Persone molto potenti ti guardavano negli occhi e dicevano: ‘Quello che dici è giusto, ma ti schiacceremo lo stesso’”. Varoufakis non ha fatto nomi, ma ha aggiunto che i governi che avrebbero potuto essere più comprensivi verso la Grecia erano i suoi “più strenui nemici”. “Per i paesi che hanno un grosso debito – Portogallo, Spagna, Italia e Irlanda – l’incubo peggiore era un nostro successo. Se fossimo riusciti a negoziare un accordo migliore, politicamente sarebbero finiti: avrebbero dovuto spiegare ai loro elettori perché non avevano trattato come stavamo facendo noi”.
Secondo Varoufakis, i creditori della Grecia avevano una strategia per tenere occupato il suo governo e farlo continuare a sperare in un compromesso. “Dicevano di aver bisogno di tutti i nostri dati fiscali, tutte le cifre delle imprese statali. Perciò abbiamo passato molto tempo a fornirglieli, a rispondere a questionari e a fare interminabili riunioni. Quella era la prima fase. Nella seconda ci hanno chiesto cosa intendevamo fare con l’Iva. Respingevano la nostra proposta, ma non ne facevano una loro. E prima di trovare un accordo sull’Iva, passavano a un altro problema, come le privatizzazioni. Sulle privatizzazioni facevamo una proposta, ma loro la respingevano e passavano a un altro argomento: pensioni, mercati, relazioni industriali. Era come un gatto che si mangia la coda”. La sua conclusione è: “Ci hanno incastrati”. E non ha dubbi su chi siano i responsabili. Gli ho chiesto se secondo lui la posizione della Germania condizioni l’atteggiamento dell’eurogruppo. Varoufakis va anche oltre: “Completamente. Il gruppo è come un’orchestra ben affiatata ma il direttore è il ministro delle finanze tedesco. Solo il ministro francese Michel Sapin ogni tanto diceva qualcosa che si discostava dalla linea tedesca. Ma quasi non si faceva sentire. E quando Schäuble decideva la linea ufficiale, il ministro francese si arrendeva sempre”.
Se Schäuble era implacabile, la cancelliera tedesca Angela Merkel mostrava un volto diverso. Anche se non ha mai trattato direttamente con lei, Varoufakis ha detto: “Da quello che ho capito lei è molto diversa. Cercava di placare Tsipras, diceva: ‘Troveremo una soluzione, non si preoccupi, non lascerò che succeda qualcosa di terribile. Faccia i compiti e collabori con la troika, non possiamo finire in un vicolo cieco’”. Questa contrapposizione sembra non sia durata molto e forse era anche voluta. Secondo Varoufakis, Merkel e Schäuble hanno il controllo assoluto sull’eurogruppo, che opera al di fuori della legge. Prima delle dimissioni di Varoufakis, quando Tsipras ha indetto il referendum sulla proposta dei creditori, il gruppo ha fatto un comunicato senza il consenso dei greci, contro le regole dell’eurozona. La decisione è stata criticata da una parte della stampa, poi è stata offuscata dal referendum. Ma Varoufakis la considera importantissima. Quando il presidente dell’eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha cercato di diramare il comunicato senza di lui, Varoufakis ha consultato i funzionari dell’eurogruppo: Dijsselbloem poteva escludere uno stato membro? La riunione è stata interrotta e dopo qualche telefonata un avvocato gli ha detto: “Formalmente l’eurogruppo non esiste, non è stato istituito da nessun trattato”.
Quindi, dice Varoufakis, “c’è un gruppo inesistente che ha un potere assoluto sulla vita degli europei. Dato che per legge non esiste, non deve rendere conto a nessuno, non è tenuto a stendere verbali, tutto si svolge in modo confidenziale. Nessun cittadino può sapere cosa si dice al suo interno. Le decisioni che prende sono quasi di vita o di morte, e nessuno dei suoi membri deve renderne conto".
Quello che è successo nelle ore precedenti all’accordo sembra confermare la versione di Varoufakis. La sera dell’11 luglio è trapelata la notizia di una nota secondo cui la Germania avrebbe voluto un periodo di sospensione della Grecia dall’eurozona. La conclusione a cui era giunto il gruppo coincideva con la proposta di Schäuble. Non è chiaro come siano andate le cose, le riunioni sono segrete. Mentre i greci aspettavano di conoscere il loro destino, non è stato reso pubblico il verbale di nessuna riunione. Anche il referendum del 5 luglio è stato rapidamente dimenticato. Era stato definito inutile dall’eurozona e molti lo consideravano una farsa, un siparietto che offriva una finta scelta, induceva false speranze e sarebbe solo stato la rovina di Tsipras quando più tardi avrebbe firmato l’accordo contro cui aveva condotto la sua campagna per il no. Come aveva detto Schäuble, un voto non poteva cambiare le cose. Ma Varoufakis è convinto che avrebbe potuto cambiare tutto. La sera del referendum aveva un piano, ma Tsipras non era d’accordo con lui.
Tre mosse
Ora l’eurozona può dettare le sue condizioni alla Grecia perché non teme più la Grexit.
È convinta che se le banche greche falliranno le altre banche europee saranno protette. Ma al momento del referendum Varoufakis pensava di poter fare ancora qualcosa: se la Bce avesse costretto le banche greche a chiudere, avrebbe potuto agire unilateralmente. Mi ha detto di aver passato l’ultimo mese ad avvertire il governo greco che la Bce avrebbe fatto chiudere le banche per costringerli ad accettare un accordo. Varoufakis era pronto a fare tre cose: emettere cambiali in euro, applicare un taglio ai bond greci emessi dalla Bce nel 2012
riducendo il debito greco, e riprendere il controllo della Banca di Grecia. Nessuno di questi passi avrebbe signiicato l’uscita di Atene dall’euro, ma l’avrebbe resa una minaccia. Varoufakis era sicuro che la Grecia non poteva essere espulsa dall’eurogruppo, la consuetudine non lo prevede. Pensava che il referendum avesse assicurato a Syriza il mandato di cui aveva bisogno per fare mosse coraggiose. Secondo alcuni è stato costretto a dimettersi proprio perché alla vigilia del referendum aveva accennato al suo piano.
La sua spiegazione è leggermente diversa. Il 5 luglio, mentre la folla festeggiava a piazza Syntagma il risultato del referendum, il consiglio dei ministri ristretto a sei persone si è riunito per discutere la sua proposta. Per quattro voti a due, Varoufakis se l’è vista bocciare e non è riuscito a convincere Tsipras. Avrebbe voluto mettere in atto il suo “trittico” quando pochi giorni prima la Bce aveva costretto per la prima volta le banche greche a chiudere. Quello del 5 luglio è stato il suo ultimo tentativo. E una volta bocciato non poteva che andarsene. “Quella notte il governo ha deciso che la volontà degli elettori, quel sonoro ‘No’, non doveva spingerci a scegliere l’approccio più energico. Bisognava cedere, smettere di negoziare”. Le dimissioni di Varoufakis hanno messo fine alla sua alleanza con Tsipras, durata quattro anni e mezzo. Si sono conosciuti alla fine del 2010: un consigliere di Tsipras
si era fatto vivo dopo che Varoufakis aveva criticato la decisione del governo Papandreou di accettare il primo salvataggio della troika nel 2010. “All’epoca non mi aveva spiegato chiaramente la sua posizione sulla dracma e sull’euro, o sulle cause della crisi, mentre io avevo idee molto precise su quello che stava succedendo. Abbiamo cominciato a dialogare e penso di aver contribuito a fargli capire quello che bisognava fare”. Ma all’ultimo momento Tsipras non è più stato d’accordo con lui. E capisce anche perché. Varoufakis non poteva garantire che la Grexit avrebbe funzionato. Dopo che Syriza era andato al governo, un piccolo gruppo di persone aveva studiato sulla carta come fare. Ma Varoufakis aveva detto: “Per gestire il crollo di un’unione monetaria ci vuole una grande esperienza e non sono sicuro che noi greci possiamo farcela senza un aiuto esterno”. Ci saranno altri anni di austerità, ma l’ex ministro sa che Tsipras ha l’obbligo di “non lasciare che il suo paese diventi uno stato fallito”. I loro rapporti sono rimasti “molto amichevoli”, ma quando il 9 luglio ho parlato con Varoufakis non si sentivano da una settimana. Anche se non è riuscito a strappare un accordo migliore, Varoufakis non sembra deluso. Sostiene di essere “felicissimo".
“Non devo più tenere quei ritmi frenetici”, mi ha detto, “erano assolutamente disumani, incredibili. Per cinque mesi ho dormito due ore a notte. Non devo più sopportare tutte quelle pressioni per negoziare un accordo che ho difficoltà a difendere”. Il suo sollievo è comprensibile. Varoufakis avrebbe dovuto trattare con un’Europa che non voleva discutere, che non temeva più la Grexit e che in pratica controllava i conti del tesoro greco. Molti commentatori pensano che fosse un istrione, e i giornalisti locali e stranieri che ho incontrato la settimana dopo il referendum ad Atene ne parlavano come di un criminale. Qualcuno non gli perdonerà mai di aver sofocato un inizio di ripresa riaprendo i negoziati. Altri lo riterranno responsabile del duro destino al quale sta andando incontro la Grecia. Ma durante l’intervista Varoufakis non sembrava preoccupato. Non ha mai alzato la voce e spesso ridacchiava. Non mostrava rimpianti. Rimarrà in parlamento e continueràad avere un ruolo all’interno di Syriza. Finirà di scrivere un libro sulla crisi e valuterà le nuove offerte degli editori. E dopo aver insegnato per due anni in Texas potrebbe anche tornare all’università di Atene. Il suo paese è imprigionato in una trappola a cui si è opposto per anni e che per mesi ha cercato di evitare, ma lui è riuscito a liberarsi.


da Internazionale nr. 1111

20150721

Creta, Grecia - Marzo 2015 (7)

Lunedì 23 marzo
La sveglia è come sempre ad un'ora che altri, in ferie, troverebbero pazzesca, colazione, check out, e via in strada. Percorro tutta la litoranea, a tratti anche molto suggestiva, fino al centro di Iraklion, dove avrei individuato un parcheggio, ma naturalmente sbaglio a seguire le indicazioni del GPS e mi ritrovo in un altro parcheggio, che probabilmente è posizionato pure meglio. L'idea è visitare il museo archeologico di Candia, ed è quello che farei se fosse aperto. Niente paura, è solo questione di tempo: il lunedì mattina apre alle 11, ed io sono arrivato una buona mezz'ora prima. Faccio un giro per le strade e i vicoli della capitale, aspettando l'apertura, e poi visito il museo in un paio d'ore, prendendomela con tutta la calma del mondo. Esco, e mi siedo al primo ristorantino che mi ispira, dopo di che passeggio per il centro, scattando qualche foto delle cose più famose (le vedete nelle foto sotto: la fontana del Morosini, il porto veneziano con la fortezza di Rocca al Mare, la basilica di San Tito, la loggia veneziana). Mentre scendo verso il mare, è in corso una protesta di un gruppo di lavoratori.

Fatta una certa, torno al parcheggio, prelevo l'auto, e mi dirigo verso l'albergo. Non è esattamente in centro, anzi, in realtà siamo in una periferia chiamata Nea Alikarnassos (la storia me la racconterà la giovane padrona dell'hotel: fu fondata a partire dal 1925 dai profughi grechi sfollati dalla vera Alikarnassos, attualmente in Turchia, dopo la guerra greco-turca del 19/22, tra i quali suo nonno). L'Hotel Sofia è però vicinissimo all'aeroporto, posto in mezzo ad un quartiere residenziale, e Nea Alikarnassos non ha niente di particolarmente attraente, ma è molto viva. Ad ogni modo, trovo l'hotel, parcheggio, faccio il check in, mi sistemo in camera, e passo il pomeriggio ad oziare e a praticare il mio sport preferito, lo spippolamento tra canali sconosciuti. Quando scendo per farmi un'idea per la cena, faccio conoscenza con Sofia, la giovane proprietaria (erede dei proprietari), alla quale chiedo un consiglio su un posto dove cenare. Mi dà il nome di un posto di fiducia, da raggiungere a piedi con una passeggiata di una decina di minuti. Quando torno, ritrovo Sofia, e cominciamo una lunga chiacchierata su tutto lo scibile umano, da Tsipras alla gestione di un hotel, da come si fa turismo a come si va in giro per il mondo, dalla paura del diverso alla tolleranza. Le dico che il giorno seguente voglio andare a Cnosso, naturalmente, ma lei insiste che devo andare a Myrtia, a visitare il museo dedicato alla vita e alle opere di Nikos Kazantzakis. Le confesso che non so di chi stiamo parlando, e lei non si scompone, rivelandomi che è il tizio che ha scritto i libri da cui sono stati tratti alcuni film famosi: Zorba il greco e L'ultima tentazione di Cristo. La cosa mi incuriosisce, e la passione con cui ne parla Sofia pure, quindi decido che andrò anche a Myrtia, dopo Cnosso. Mi ritiro nella mia stanza convinto di aver conosciuto una bella persona.

20150720

Juana la Virgen

Jane the Virgin - sviluppata da Jennie Snyder Urman - Stagione 1 (22 episodi; The CW) - 2014/2015

Miami, oggi. Jane Gloriana Villanueva è una 23enne di famiglia latina. Molto religiosa, vive con la nonna, Alba Gloriana Villanueva, immigrata illegale da una vita negli USA, che si rifiuta di parlare inglese seppure lo capisca benissimo, e la madre, Xiomara Gloriana Villanueva detta Xo, che l'ha avuta a 16 anni con una persona della quale Jane ignora l'identità. Jane è quello che si dice una ragazza con la testa sulle spalle. Studia letteratura, vorrebbe diventare scrittrice o insegnante, lavora in un grande hotel di lusso per mantenersi agli studi, è fidanzata con Michael Cordero, Jr., un giovane detective della Miami Police, e vuole arrivare vergine al matrimonio, per evitare l'errore della madre. Michael, perdutamente innamorato di Jane, ha accettato questa scelta. La vita scorre felice finché un bel giorno, Jane si reca ad un normalissimo controllo ginecologico. La visita la dottoressa Luisa Alver, sorella del manager dell'hotel dove Jane lavora; Luisa è lesbica, e la sua storia con Rose è appena finita. E' quindi sconvolta. Nella stanza accanto a quella di Jane c'è Petra, la moglie del manager dell'hotel (quindi la cognata di Luisa), di origini ceche, che aspetta di essere fecondata artificialmente con lo sperma di Rafael Solano, questo il nome del manager (figlio di Emilio Solano, il proprietario dell'hotel): Rafael ha avuto un cancro, e il suo sperma è stato congelato, probabilmente non potrebbe più avere figli e quella è l'unica probabilità, ma Petra lo sta facendo a sua insaputa.
E insomma, Luisa, disperata per la rottura, sbaglia, ed insemina Jane anziché Petra. Dopo qualche giorno, Jane scopre di essere incinta (vergine). La verità viene presto a galla. E quindi...

Finalmente è arrivata l'ora di parlarvi di Jane the Virgin, serie nuova, ispirata ad una telenovela venezuelana, Juana la virgen. Bene, ne avevo letto, con curiosità e diffidenza, ma mi ci sono approcciato, e posso dirvi senza dubbio alcuno che Jane è stata la sorpresa più piacevole della stagione invernale. Una comedy ritmatissima, divertente e commovente come solo le telenovelas sanno essere, recitata in maniera pirotecnica ma piacevole, un passatempo veramente godibile.
La serie è stata un grande successo anche negli USA, ed ho conosciuto persone davvero entusiaste e appassionate, a proposito di Jane.
Gina Rodriguez, la trentenne (ma non li dimostra) che interpreta Jane, ha vinto un Golden Globe Award per questa sua interpretazione, ed è veramente portentosa.
Menzione speciale per Jaime Camil, attore, presentatore e cantante messicano, che interpreta Rogelio de la Vega, il protagonista della telenovela preferita dalla famiglia Villanueva (che si rivelerà essere... non ve lo dico), irresistibile, e per Anthony Mendez, la voice over, la voce fuori campo, grandissima trovata di questa serie, accreditato come "Latin Lover Narrator" (Third-person omniscient), un'altra delle cose irresistibili di questa serie.
Provare per credere.

20150719

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Person of Interest - di Jonathan Nolan - Stagione 4 (22 episodi; CBS) - 2014/2015

Dopo l'ascesa al potere di Samaritan, i membri del gruppo della Macchina hanno adottato una vita sotto copertura. Finch è un professore universitario, Reese è nientemeno che un poliziotto della narcotici del New York Police Department, Shaw lavora in un negozio di cosmetici dentro un grande magazzino. All'improvviso, la Macchina comunica a Reese un numero, quello di Ali Hasan, un negoziante che ha sviluppato una rete di comunicazione segreta che sfrutta vecchie antenne televisive, estesa per tutti i cinque boroughs della Grande Mela, ed è invisibile a Samaritan. Una gang chiamata Brotherhood (La Fratellanza) costringe Hasan a cedergli la rete; Hasan piazza una bomba in uno dei telefoni usa e getta che dà a uno dei capi della gang, ma Reese previene l'esplosione. La Fratellanza si accorge del tentativo, e rapisce il figlio di Hasan, Ben. Reese chiede aiuto a Elias per risolvere la faccenda.
Martine Rousseau, un'agente di Samaritan, arriva a NY per stanare ed eliminare ogni possibile minaccia. Reese viene trasferito alla omicidi, e diventa il nuovo partner di Fusco, occupando la scrivania che era di Carter. Shaw diventa l'autista/palo per una banda di rapinatori.

Calo d'ascolti fisiologico per questa stagione di Person of Interest, che rimane una delle sorprese più interessanti, quantomeno tra le serie d'azione, degli ultimi anni. Intendiamoci, siamo tra gli 8 e i 10 milioni di spettatori ad episodio, negli USA, ma visto che in passato si erano toccate punte di 15, CBS sta ovviamente pensando ad una fine: infatti, la prossima stagione, per il momento, dovrebbe fermarsi a 13 episodi, e potrebbe essere l'ultima.
Detto questo, nonostante la dipartita di Carter (che continua ad apparire in flashback o nell'immaginazione di Reese), la "squadra" continua a funzionare, stavolta sotto copertura, per l'immensa minaccia che ormai Samaritan rappresenta. Le dinamiche sono le stesse, e gli episodi scorrono bene come sempre, anche se si sente che si avvicina l'ora della resa dei conti. Forse è giusto che la prossima sia l'ultima stagione, ma Person of Interest ci è piaciuta. Intricata, fantasociale, ironica e perfino moralistica, ma senza dubbio fresca e moderatamente innovativa.

20150718

eroe di guerra



He said son, have you seen the world?
Well, what would you say if I said that you could
Just carry this gun, you'll even get paid
I said that sounds pretty good

Black leather boots
Spit-shined so bright
They cut off my hair but it looked alright
We marched and we sang
We all became friends
As we learned how to fight

[Chorus]
A hero of war
Yeah that's what I'll be
And when I come home
They'll be damn proud of me
I'll carry this flag
To the grave if I must
Cause it's a flag that I love
And a flag that I trust

I kicked in the door
I yelled my commands
The children, they cried
But I got my man
We took him away
A bag over his face
From his family and his friends

They took off his clothes
They pissed in his hands
I told them to stop
But then I joined in
We beat him with guns
And batons not just once
But again and again

[Chorus]

She walked through bullets and haze
I asked her to stop
I begged her to stay
But she pressed on
So I lifted my gun
And I fired away

And the shells jumped through the smoke
And into the sand
That the blood now had soaked
She collapsed with a flag in her hand
A flag white as snow

A hero of war
Is that what they see?
Just medals and scars
So damn proud of me
And I brought home that flag
Now it gathers dust
But it's a flag that I love
The only flag that I trust

He said, son, have you seen the world?
Well what would you say, if I said that you could?

20150717

Creta, Grecia - Marzo 2015 (6)

Domenica 22 marzo
Magari non interesserà a nessuno, e non è certo il mio stile d'arredo preferito, ma, come detto, sarebbe piaciuto a mia madre, quindi ho scattato qualche foto al mio appartamentino al Metohi.

Detto questo, mi alzo come sempre ad un'ora da ufficio, faccio colazione, prendo l'auto e parto per attraversare di nuovo l'isola in verticale. La destinazione è Palaiochora, una cittadina minuscola adagiata su una penisola, e che quindi si estende su questa, ritrovandosi il mare a destra e a sinistra. Salgo e ridiscendo lungo strade vuote e montagne che ormai mi sono amiche, lambisco villaggi minuscoli, mi ritrovo a passare davanti ad una chiesa ortodossa all'ora della funzione domenicale mattutina con un sacco di persone, come si usa dire da noi, "ricambiate" per l'occasione. Giornata al solito ottima, faccio tutto con molta calma, arrivo a Palaiochora, faccio un giro breve, torno indietro, imbocco una strada alternativa per tentare di andare verso Omalos, trovo il masso che vedete nella foto sotto per cui proseguo con prudenza (ci sono state piogge violente fino a poche settimane prima, per cui si sono per così dire smosse le montagne), poi torno indietro, faccio qualche altra deviazione giusto per guardarmi intorno, e lentamente mi dirigo nuovamente verso la costa nord. Torno all'altezza di dove sono alloggiato, proseguo in direzione di Chania, e comincio a cercare un posto dove pranzare, che l'ora s'è fatta pure tarda per il pranzo. Tra Platanias e Agia Marina, individuo un locale che mi pare aperto, parcheggio, entro. Nessun avventore, i due gestori, forse marito e moglie, guardano la tele e bevono. Posso mangiare, nessun problema. Mangio, bevo. Arriva un altra persona, evidentemente loro amico, si piazza alla tele. Il gestore, a fine pranzo, mi domanda da dove vengo, rispondo, e lui mi segnala che il suo amico ha sposato un'italiana, ha studiato in Italia, e parla italiano. Mi fa cenno di avvicinarmi. Mi fanno sedere al loro tavolo, il tipo, anziano, con una barba da filosofo, comincia a farmi domande parlando in un italiano incerto ma perfino forbito. Parliamo di tutto, la bottiglia di raki (lo chiamo così, anche se sbaglio, e loro non mi correggono) scende a vista d'occhio, si beve e si fuma, lui chiama la moglie che dopo poco arriva, è di Padova, si stupiscono perché conosco Varoufakis (alla tele), si parla della situazione economica, il signore è psicologo e lavora all'ospedale di Chania. Mi chiedono dove sono stato, dove andrò, mi danno delle dritte, anche il dottore ha girato un bel po', Africa, Asia. Si fanno le 3 del pomeriggio, il dottore e la moglie vanno a pranzo a casa, io saluto i gestori e me ne torno al Georgila mezzo ubriaco. Comincia a piovere, due gocce col sole, leggo, guardo la tele, riposo, faccio l'ora di cena, mi cucino della pasta, guardo un po' di BBC, leggo, sono rilassato, domani si riparte per gli ultimi due giorni nella capitale Heraklion (o Candia).