No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20160728

Gatto nero di spugna

Black Terry Cat - Xenia Rubinos (2016)

Se non vi dispiace esplorare nuovi orizzonti musicali, Xenia Rubinos, newyorkese di origini cubane e portoricane, potrebbe essere una scoperta interessante. Voce super, e un mix musicale che ingloba r'n'b, jazz, caraibica, punk e melodia. Questo Black Terry Cat è il suo secondo disco, dopo il debutto Magic Trix del 2013, e contiene 10 pezzi più quattro interludi, anche questi ultimi molto interessanti. Le canzoni sono belle, hanno una media molto alta, e c'è anche qualche pezzo decisamente super (Mexican Chef, Right?, Just Like I).
Da tenere d'occhio.




If you don't mind to explore new musical horizons, Xenia Rubinos, New Yorker of Cuban and Puerto Rican descent, it could be an interesting discovery. Super voice, and a music mix that encompasses R & B, jazz, Caribbean, punk and melody. This "Black Cat Terry" is her second album after the debut "Magic Trix" of 2013, and contains 10 tracks plus four interludes, even these very interesting. The songs are beautiful, they have a very high average, and there is also some very super track ("Mexican Chef", "Right?", "Just Like I").
To keep an eye on her.

20160727

I fantasmi della Highway 20

The Ghosts of Highway 20 - Lucinda Williams (2016)

Alla rispettabile età di 63 anni, Lucinda Williams ha fatto uscire il suo dodicesimo album (5 febbraio 2016), un doppio della durata di oltre 80 minuti. 14 canzoni, 13 delle quali farina del suo sacco, con alcune eccezioni. Nell'opener Dust è stato il padre Miller Williams a scrivere il testo; Miller, poeta morto l'anno passato di Alzheimer, soffriva di spina bifida. A lui, e alla sua sofferenza, è dedicata If My Love Could Kill. Su House of Earth, la Williams ha musicato un testo di Woody Guthrie. La quattordicesima canzone è una cover di Factory di Bruce Springsteen.
Il disco è di una bellezza cristallina, profuma di polvere e di southern accent, di sofferenza e dolore, e ci dimostra che la Williams ha ancora qualcosa da dire, in campo musicale. La prova vocale è eccellente.



At the respectable age of 63 years, Lucinda Williams has released her twelfth album (5 February 2016), a double lasting over 80 minutes. 14 songs, 13 of which are of her own making, with some exceptions. The lyrics of the opener "Dust" was written by the father Miller Williams; Miller, a poet who died of Alzheimer's last year, suffered from spina bifida. To him, and to his suffering, she dedicated "If My Love Could Kill". In "House of Earth", Williams has put in music a Woody Guthrie lyrics. The fourteenth song is a cover of Bruce Springsteen, "Factory".
The record is a crystal beauty, smells of dust and southern accent, of suffering and pain, and shows us that Williams still has something to say, in music. Her voice proof is excellent.

20160726

Dare un assaggio di quello che non sei

Give A Glimpse of What Yer Not - Dinosaur Jr (2016)

Il 5 agosto 2016 uscirà l'undicesimo disco dei Dinosaur Jr. Si trova già in rete, ed è composto da undici canzoni. Come diceva, più o meno, una recensione che ho letto qualche giorno fa, la band formata da J Mascis, Murph e Lou Barlow, è quasi noiosa nella sua bravura. E, probabilmente, J Mascis è il chitarrista che riesce a scrivere gli assoli più fighi che la storia ricordi. Qualche sera fa, sono stato "trascinato" ad un concerto di Neil Young, e, in alcuni passaggi vocali, ho rinforzato la mia certezza, sul fatto che J è il suo figlio illegittimo. Sto solo cazzeggiando, perché non ho davvero altro da aggiungere sul nuovo disco dei Dinosaur Jr: ancora una volta, un disco senza difetti.



On August 5, 2016 will be released the eleventh album by Dinosaur Jr. It is already on the network, and is composed of eleven songs. As it said, more or less, a review that I read a few days ago, the band formed by J Mascis, Lou Barlow and Murph, it's almost boring in its cleverness. And, probably, J Mascis is the guitarist who can write the coolest solos in music history. A few nights ago, I was "dragged" to a Neil Young concert, and in some vocal passages, I reinforced my certainty, that J is his illegitimate son. I'm just fuckin' around, because I do not really more to say about the new Dinosaur Jr: once again, an album without a flaw.

20160725

Figata

Figatta De Blanc - Elio e Le Storie Tese (2016)

Ridendo e scherzando, è proprio il caso di dirlo, il gruppo milanese ha fatto uscire, nel febbraio di quest'anno, il decimo album. Il titolo è chiaramente un omaggio a Reggatta de Blanc, mitico secondo album dei Police, e il disco, come sempre, spazia tra i generi musicali, mostrando, ancora una volta, come se ce ne fosse ancora bisogno, che i giovinotti sono a loro agio in qualsiasi campo. Naturalmente, si fa uso di elettronica e Auto-Tune quanto basta, e spesso più per divertimento che per necessità, ma il risultato è, come sempre, divertente e convincente, musicalmente e a livello di testi. Da ricordare Il mistero dei bulli, la coda mangoniana di Parla come mangi, la prova postuma di Francesco Di Giacomo (Banco del Mutuo Soccorso) in Bomba intelligente, la superlativa Ritmo sbilenco.



Laughing and joking, it's appropriate to say, the Milan group has released, in February this year, the tenth album. The title is clearly a tribute to Reggatta de Blanc, the legendary second album by The Police, and the album, as always, goes between genres, showing, once again, as if any were needed, that the EELST are to them comfortable in any field. Of course, it makes use of electronics and Auto-Tune as required, and often more for fun than necessity, but the result is, as always, fun and compelling, musically and lyrically. To remember "Il mistero dei bulli", the queue of Mangoni on "Parla come mangi", the posthumous track of Francesco Di Giacomo (Banco del Mutuo Soccorso) "Bomba intelligente", the superlative "Ritmo sbilenco".

20160724

Viaggio notturno illuminato

Nattesferd - Kvelertak (2016)

Ecco che il combo norvegese è arrivato al terzo disco, cambiando poco o niente la loro attitudine, ma riuscendo ogni volta a risultare uno stupefacente viaggio nel mondo del rock. Come già ampiamente espresso nelle recensioni dei loro precedenti lavori, Meir e Kvelertak, il loro stile ingloba un approccio punk e death, e una ricerca melodica street e classic hard rock. Il risultato è qualcosa che si insinua nelle orecchie degli ascoltatori, e che a volte, non lo lascia più, così come le chitarre di 1985. Non che la lunga intro chitarristica (altra caratteristica dei norvegesi) della title track sia da meno.
Insomma, se non avete nulla contro il cantato scream di Erlend Hjelvik, e vi piace il rock che pesta duro, non potrete non appassionarvi alla band di Stavanger.



Here is that the Norwegian combo arrived on the third work, slightly (or for nothing) changing their attitude, but managing every time to be an amazing journey into the world of rock. As already expressed in the reviews of their previous works, "Meir" and "Kvelertak", their style incorporates a punk and death approach, and a melodic research as street 'n roll and classic hard rock. The result is something that creeps into the listener's ears, and that sometimes, does not leave the most, as well as the guitars of "1985", as long as the guitar intro (other feature of Norwegians) of the title track.
In short, if you have nothing against the scream singing by Erlend Hjelvik, and you like the rock that crushes hard, you will be enthralled from the band from Stavanger.

20160722

Bruxelles (Belgio) - Luglio 2016 (2)

Giovedì 7 luglio
La sveglia è giusta per l'apertura della colazione, le 7. Procedo al check out e, manco a farlo apposta, il ragazzo alla reception parla italiano. Qualche problema con la linea, ma tutto si risolve. Si colaziona in allegria con gli altri tre. Bella giornata, che si preannuncia calda pure qua nel solitamente uggioso Belgio, e partiamo per la sede, dove arriviamo in circa 10 minuti. Ogni volta che posso, mi piace passare dal Pont de Buda, un ponte sollevabile, dal quale già si nota la torre con il logo della società per cui lavoro. Alle 8 siamo in portineria, dove ci identifichiamo ed espletiamo le procedure necessarie per entrare nel campus. Ci rechiamo nella palazzina dove si svolgerà il corso, e saliamo al secondo piano, dove lavorano gran parte dei colleghi con i quale interagiamo ogni giorno via email e telefono, e facciamo un'ora di pubbliche relazioni, salutiamo le persone già conosciute, conosciamo nuovi arrivati. Puntuali, per le 9 siamo nella piccola sala dove una collega ci spiegherà quello che vogliamo sapere, e si parte. Alcuni dubbi sono chiariti, per una buona parte capiamo che il grosso lo sapevamo già, comincio a pensare come far funzionare al meglio la cosa. All'ora di pranzo ci rechiamo al ristorante aziendale, dove incontro e saluto varie conoscenze. Torniamo al lavoro, per gli ultimi dubbi, terminiamo molto in anticipo sull'orario stabilito, faccio qualche altra visita di cortesia, salutiamo e risaliamo in auto. M. vorrebbe andare in centro, gli faccio capire che non è cosa, ci metteremmo troppo. Quindi, direzione sud, verso Charleroi, ma vista la giornata deliziosa, e l'orario non troppo tardo, ci concediamo ben due fermate: una al Carrefour di Waterloo, per curiosare e comprare qualche presente, l'altra al vero e proprio campo di battaglia, presso il monumento commemorativo detto Le Butte du Lion, dove, se vi ricordate, sono già stato. La salita e il piccolo museo è già chiuso, quindi ci regaliamo una birra al delizioso locale che è stato costruito di fronte. Mi piace l'atmosfera che c'è, pur essendo tra colleghi che sento amici, e vorrei che anche M. facesse parte del gruppo, anche se, di fatto, lo è già. Riprendiamo verso Charleroi, ed arriviamo verso le 20 al Balladins, altra ormai "vecchia" conoscenza. Facciamo il check in, F. e M. rimangono, L. mi accompagna a lasciare l'auto, non prima di aver chiesto un aiuto alla sempre gentilissima receptionist, che mi dà il numero della compagnia di taxi con la quale sono convenzionati. In linea d'aria saranno neppure 1.000 metri, eppure riesco a sbagliare strada, ad entrare in autostrada, uscite all'uscita seguente, e quindi ripercorrere la strada all'indietro, poi il navigatore ci porta ancora una volta fuori strada, poi pian piano mi oriento e arriviamo. Consegniamo l'auto, risaliamo in superficie (è un enorme garage), chiamiamo il taxi che arriva in 10 minuti, ci facciamo riportare all'albergo. Gli altri due ci danno già di birra, ci sediamo al ristorante dell'hotel per la cena mentre sta per cominciare Francia-Germania, semifinale dell'Europeo francese.
Spettegoliamo per tutta la cena, poi ci vediamo la partita fino alla fine, e ci diamo appuntamento a tra pochissime ore.
Foto di L., autore anche della foto del picnic del post precedente.

Venerdì 8 luglio
Il volo è alle 7, e la navetta ci viene consigliata alle 5,30, segno che i controlli rigorosi di qualche mese fa sono ormai allentati. Eppure, dopo la colazione, il check out e la navetta, all'aeroporto facciamo fila per l'ingresso nell'aerostazione (stavolta non vengono controllati i documenti, ma vengono fatti controlli random sui bagagli), e soprattutto, passiamo moltissimi minuti in coda ai controlli. Siamo al gate per le 6,15 circa, e ci mettiamo direttamente in coda. Impressionante vedere 10/12 aerei Ryanair tutti belli allineati e pronti per le prime partenze della giornata. Il volo scorre liscio, alle 8,50 siamo a Pisa, e prima delle 10 a lavoro.

20160721

Bastoni da ragazzo

Kidsticks - Beth Orton (2016)

Sesto disco per la cantautrice inglese, già collaboratrice anche dei Chemical Brothers, per la quale viene spesso usata l'etichetta folktronica (che, ad essere onesti, trovo particolarmente appropriato, non avrei saputo definire in maniera migliore la sua musica). Sarò breve: come immaginerete proprio da questa etichetta, la musica di Beth è difficilmente catalogabile, e al tempo stesso, spazia molto. La sua voce è bellissima, e molto spesso ricorda quella di Joan Wasser (Joan as Police Woman). Le canzoni sono tutte molto interessanti, e spesso, intriganti e piacevoli. L'unica cosa alla quale dovete essere preparati è che sono talmente diverse l'una dall'altra, che potreste avere una forte impressione di trovarvi di fronte a qualcosa di molto eterogeneo. Forse troppo. Ma vale la pena provare qualcosa di diverso.



Sixth album for the English singer-songwriter, already collaborator also of the Chemical Brothers, for which the label is often used is folktronica (which, to be honest, I find it particularly appropriate, I would not find a better way to define his music). I will be brief: as you can imagine from this label, Beth's music is difficult to categorize, and at the same time, goes much from one point to another. Her voice is beautiful, and very often reminiscent the one of Joan Wasser (Joan as Police Woman). The songs are all very interesting, and often, intriguing and enjoyable. The only thing to which you must be prepared is that the tracks are so different from one another, you might have a strong impression of being in front of something very heterogeneous. Maybe too much. But it's worth trying something different.

20160720

Songs of Evil

Canzoni della Cupa - Vinicio Capossela (2016)

Straordinario Vinicio Capossela, un altro artista italiano di cui dobbiamo andar fieri anche in ottica internazionale. La curiosità che mi fa sempre sorridere, è che Vinicio, figlio di emigranti, è nato nel 1965 ad Hannover, in Germania. 
Bene, un paio di mesi fa è uscito il suo decimo album in studio, intitolato Canzoni della Cupa, dove la Cupa sta a significare il male, il diavolo, nelle antiche tradizioni irpine, terra di origine dei genitori, terra alla quale, nonostante, appunto, lui sia nato in Germania e cresciuto in Emilia, dove è stato poi "scoperto" da Francesco Guccini, è rimasto particolarmente legato, e con la quale ha pian piano riannodato i legami. Il disco in questione è l'ennesimo culmine di questo legame riannodato; il disco è doppio, e si divide in Polvere, primo disco dove il cantautore rielabora canti popolari irpini, e in Ombra, disco secondo dove Vinicio da vita ad alcune storie e protagonisti del suo ultimo romanzo Il paese dei coppoloni. Almeno, così ho capito, ma potrebbe essere tutto mescolato: non è così importante. L'importante è che ci sono ben 28 canzoni in tutto (più una ghost track finale), 28 quadri d'autore, dove Capossela incrocia canti popolari, appunto, ad atmosfere balcaniche e arrangiamenti mariachi, generando un mix irresistibile ed affascinante, dove il suo marchio di fabbrica è perfettamente distinguibile, suonato divinamente, e dove il Capossela cantante, con quella sua voce da fumetto, dà una prova sublime. A dirla tutta, non credevo che avrebbe potuto crescere ancora, ma sono felice che mi abbia smentito.



Vinicio Capossela, a couple of months ago he released his tenth studio album, entitled "Canzoni della Cupa", where Cupa means evil, the devil, in the ancient traditions of Irpinia, land of origin of the parents, the land to which (although, in fact, he was born in Germany and grew up in Emilia, where he was then "discovered" by Francesco Guccini) he was particularly attached, and with which he slowly tied again ties. The album is going to be yet another highlight of this bond tied again; the album is double, and is divided into "Polvere" (dust), the first disc where the songwriter reworks folk songs Irpinia, and "Ombra" (shadow), the second disc where Vinicio gave birth to some stories and characters of his latest novel "Il paese dei coppoloni". This is what I understood, but it could be wrong, the songs could be mixed: the important thing is that we have here 28 songs (plus a ghost track in the end), 28 beautiful artwork, where Capossela crosses folk songs, as we said before, between Balkan atmospheres and mariachi arrangements, creating an irresistible and fascinating mix, where his trademark is perfectly distinguishable, played divinely, and where the Capossela singer, with his comic voice, gives a sublime proof. To be honest, I did not think he could grow again, but I'm glad he made me liar.

20160719

Bruxelles (Belgio) - Luglio 2016 (1)

Ripensandoci, mi stupisco ancora di quanto, andando avanti, i miei suggerimenti, la mia voce in generale, sia ascoltata in sede decisionale, lavorativamente parlando.
Stavolta, andiamo a Bruxelles all'headquarter per un corso di formazione da me voluto e perseguito, per me e per tre delle persone della mia squadra. In realtà, solo due appartengono alla mia squadra, il terzo è un ragazzo che lavora con la logistica ma che non appartiene propriamente alla mia squadra. Ci siamo accorti che non abbiamo sufficiente preparazione nella gestione informatica della flotta degli iso-container. Da noi così comunemente chiamati, a regola dovremmo chiamarli tank container, container standardizzati a livello di misure, adatti al carico di liquidi o gas; il suffisso iso viene dall'Organizzazione internazionale per la normazione, e viene dal greco isos, che significa "uguale". Quindi, dopo richiesta, è stato organizzato un corso di una giornata, al quale parteciperanno altri nostri colleghi di Bruxelles e tedeschi, segno evidente che non solo noi, in Italia, ne avevamo bisogno. Come dicevo, però, tutto è partito da una mia richiesta.
Mercoledì 6 luglio
Giornata di lavoro normale, verso le 16 si parte per l'aeroporto di Pisa. Siamo io, L., F. e M. Parcheggio solito già prenotato, alle 17 siamo all'aeroporto. Controlli, gate, caffè e beveraggi, attesa, imbarco, volo. Si arriva alle 21, con una certa fame, all'aeroporto ormai per me familiare di Charleroi Bruxelles South, e neppure il chiosco di frites, giusto all'esterno dell'aeroporto, è aperto. Quindi, scendo per ritirare i documenti dell'auto a noleggio (e, per l'ennesima volta, trovo una ragazza che parla italiano), risalgo dove gli altri tre mi attendono, prendiamo la navetta che porta dalla parte opposta della pista, ritiriamo l'auto (una bella Volvo), e ci mettiamo in strada puntando al primo autogrill per la cena. La sorpresa, dopo una ventina di km, è che il ristorante dell'autogrill chiude alle 21, e noi siamo in ritardo. Facciamo quindi spesa al minimarket dove si trova la cassa delle pompe di benzina, e ci facciamo un simpatico picnic all'aperto, ai tavoli esterni dell'autogrill. Qua sotto, le prove.

Proseguiamo verso Vilvoorde, come ormai sapete, il mio sobborgo preferito di BXL, dove stavolta ho prenotato all'hotel Campanile. Arriviamo verso le 23, e pur essendoci davanti, ci necessitano alcuni minuti per capire come entrare nel parcheggio. Check in, ognuno nella sua stanza e appuntamento al mattino dopo.
Passo un'ora buona al pc, smazzando la posta del giorno e facendo alcune modifiche dell'ultim'ora. Notte.

20160718

Eighteen Years Lost

Making A Murderer - di Laura Ricciardi e Moira Demos - Stagione 1 (10 episodi; Netflix) - 2015

Immaginatevi un sempliciotto statunitense, rozzo, poco educato, con qualche trascorso rissoso e casinista. Siamo nel Wisconsin, in riva al lago Michigan. Immaginatevi di essere incarcerati a 22 anni, per uno stupro (e tentato omicidio) che non avete commesso, dopo un processo in cui la vittima vi riconosce, e voi non siete stato, quella sera stavate facendo tutt'altro. State in prigione 18 anni, poi venite scagionato, finalmente, mentre il vero colpevole ha stuprato altre due volte. Uscite nel 2003, cercate di rifarvi una vita, e nel 2005 venite incarcerato di nuovo. Per omicidio, mutilazione e incenerimento del cadavere della vostra vittima. Vi condannano all'ergastolo. E magari, non siete stati voi neppure stavolta.
Bene, Steven Avery, oggi 54 anni, per quanto non uno stinco di santo, ha passato tutto questo, ed è a tutt'oggi ancora in carcere, stavolta dal 2005. 

Ricciardi e Demos, saputo del caso nel 2005, hanno seguito il secondo processo, la famiglia di Avery, tutto ciò che gli girava intorno, per dieci anni, hanno ricostruito il primo processo, hanno contestualizzato la storia, e ne hanno tratto una serie fatta da 10 episodi, una serie davvero agghiacciante, se vi mettete nei panni non solo del protagonista, ma anche solo di uno dei membri della famiglia. Una serie magari si, un po' di parte, ma ineccepibile dal punto di vista tecnico e del soggetto. Davvero imperdibile.

Steven Avery is a 54 years old american citizen, not properly a nice guy, that at 22 was incarcerated for a rape he didn't commit, came out of jail after 18 years, in 2003, then in 2005 he was incarcerated again for murderer, dismembering and burning the body of the victim, that probably he didn't commit neither, and that today, is still in prison.
Ricciardi and Demos, learned of the case in 2005, followed the second process, the Avery family, every thing that turned around him, for ten years, have rebuilt the first trial, have contextualized the story, and have drawn a series done 10 episodes, a chilling series, if you put yourself in the shoes not only of the protagonist, but also of one of the family members. A series maybe yes, a bit biased, but flawless from a technical point of view and the subject. Unmissable.

20160717

A Cold Day in Hell's Kitchen

Marvel's Daredevil - di Drew Goddard - Stagione 2 (13 episodi; Netflix) - 2016

Dopo la caduta di Wilson Fisk e della mafia russa, della scomparsa dei cinesi e della Yakuza, diversi gruppi criminali tentano di prendere il controllo di Hell's Kitchen. Tra di loro, la mafia irlandese e vari cartelli latino-americani della droga. Quando un gruppo di criminali irlandesi, riuniti per programmare la presa della città, viene massacrato apparentemente da un "esercito", l'unico sopravvissuto, Elliot Grotto Grote, si rivolge disperatamente alla Nelson & Murdock (che sta disperatamente lottando per la sopravvivenza, visto che la maggior parte dei loro clienti non riesce a pagare le parcelle) per la protezione, e sperando in un accordo con le autorità, magari un ingresso nel programma protezione testimoni. Karen sorveglia Grotto, ferito, in ospedale, mentre Foggy, in qualche maniera, riesce a sapere, dai Dogs of Hell, una gang di bikers, che uno dei loro gruppi è stato massacrato dallo stesso "esercito" che ha fatto fuori gli irlandesi. Matt, nei panni di Daredevil, indaga sul cartello, e viene a sapere che tutte le loro armi sono state rubate da un solo uomo. In ospedale, Grotto e Karen vengono attaccati dallo stesso uomo che ha derubato il cartello delle armi, e a malapena riescono a scappare e a sopravvivere. Daredevil si confronta con il nuovo vigilante sui tetti dell'ospedale, ed è colpito alla testa da un proiettile.

Ecco, questa è una serie per la quale non riesco a condividere l'entusiasmo generale, cosa che non avevo nascosto neppure in occasione della recensione della prima stagione. C'è del buono, certo, c'è molta azione ben diretta, regie a volte davvero interessanti (l'episodio 2x05 Kinbaku è diretto nientemeno che da Floria Sigismondi, la visionaria regista italo-americana, famosa tra l'altro per il video di The Beautiful People di Marilyn Manson), ma la parte introspettiva è, a mio parere, sviluppata male, addirittura mi è parso messa da parte, in questa seconda stagione (o forse lasciata solo al personaggio di Frank Castle).
L'introduzione dei personaggi di Elektra Natchios (una Elodie Yung a dir poco di una bellezza mozzafiato) e di Frank Castle aka The Punisher (un Jon Bernthal piuttosto in parte), appare quasi un riempitivo, più che un naturale sviluppo della storia. Ma magari sono io, che come sempre, non riesco ad essere appagato dalla trasposizione su schermo di un comic.

Here, this is a series for which I can not share the general enthusiasm, something I had not hidden even during the review of the first season. There are some good things, of course, there is much well-directed action, direction sometimes really interesting (the episode 2x05 Kinbaku is directed by none other than Floria Sigismondi, the visionary Italian-American film director, famous among other things for the video The Beautiful People by Marilyn Manson), but the introspective part is, in my opinion, bad developped, even I thought it was set aside, in this second season (or perhaps left only to the character of Frank Castle).

The introduction of the characters of Elektra Natchios (Elodie Yung, nothing but breathtaking beauty) and Frank Castle aka The Punisher (a Jon Bernthal rather in part), appears almost a filler, more than a natural development of the story. But maybe I am, as always, not satisfied by the transposition of a comic on screen.

20160715

Cannone

Kannon - Sunn O))) (2015)

Faccio di nuovo un passo indietro al 2015, per parlarvi finalmente di un disco dei Sunn O))), band ormai leggendaria, nonostante abbiano "solo" 18 anni, per la loro musica, davvero estrema, definitivamente ai margini.
Avvicinarsi ad un loro disco non è affatto facile. Bisogna abbandonare ogni certezza, ogni schema precostituito. Sicuramente farò un discorso grossolano, ma loro, gli Ulver e i Wolves in the Throne Room, hanno ridefinito i confini del metal, e, come già detto, probabilmente della musica tutta.
Questo Kannon sembra una sorta di messa nera metallica, noise e drone quanto basta. Tre tracce (Kannon 1, 12,50 minuti, Kannon 2, 9,10, e Kannon 3, 11,26) fatte di chitarra-drone ma, come dire, non "nervosa", molto più sabbathiana e molto evocativa, e di lamenti quasi da oltretomba (a cura di Attila Csihar, ormai in pianta stabile anche nei Sunn O)))).
So che, come me, sarete impauriti all'idea di affrontare quasi 35 minuti di questo genere, ma prendete il coraggio a due mani e fatelo, prima o poi.



I'm doing again a step back to 2015, to speak at last of an album of the Sunn O))), the legendary noise-drone-metal band, despite they are "only" 18 years old, for their music, really extreme, definitely on the borders.
Approach a Sunn O))) album is definitely not easy. We must abandon all certainty, any preconceived scheme. Surely I will make a coarse speech, but they, with Ulver and the Wolves in the Throne Room, have redefined the boundaries of metal, and, as already mentioned, probably the whole music.
This "Kannon" seems a sort of metallic black mass, noise and drone as required. Three tracks ("Kannon 1", 12.50 minutes, "Kannon 2", 9,10, and "Kannon 3", 11,26) made of guitar-drone but, be careful, not exactly "nervous" as we could expected, more sabbath-esque and very evocative, and laments, almost from afterlife (by Attila Csihar, now on a permanent basis even in Sunn O)))).
I know that, like me, you will be afraid to face the idea of ​​almost 35 minutes of this kind of music experience, but take courage in both hands, and do it, sooner or later.

20160714

Fuso viscoso ad alta temperatura

Magma - Gojira (2016)

L'amico Monty, qualche settimana fa mi segnalava il nuovo disco dei Gojira, Magma. Non avevo mai ascoltato questa band, nonostante questo sia il loro sesto disco; li avevo sentiti nominare, o almeno questo è quello di cui ero convinto, finché non ho scoperto che sono francesi di Ondres, per pochi chilometri fuori dai Paesi Baschi. E io che, non so perché, mi immaginavo fossero giapponesi. Magari perché, in precedenza, si chiamavano Godzilla (nome che sono stati costretti a cambiare per ragioni legali; Gojira è la romanizzazione di Godzilla). Ma andiamo avanti.
Il disco è una piacevole sorpresa. lo stile dei Gojira è una sorta di death metal molto tecnico, progressive se volete, influenzato dal groove metal e dai vari capostipiti del thrash. Prediligono i mid-tempos, ma riescono a creare atmosfere suggestive, che a volte sconfinano nel folk metal senza perdere di potenza. Liriche improntate su spiritualità, natura, vita e morte, il disco merita senz'altro un ascolto, e pure qualcosa di più.
La band è formata da due fratelli, Joe Duplantier, voce e chitarra solista, qui anche produttore, Mario Duplantier, batteria (stile particolarissimo, come detto predilige i mid-tempos ma ci va giù duro di doppia cassa, e su rullante e piatti usa molto tecniche jazzistiche), Christian Andreu alla chitarra, e Jean-Michel Labadie al basso. 
I fratelli Duplantier, a volte, dal vivo si scambiano i ruoli; Joe ha partecipato, come bassista, alla registrazione di Inflikted dei Cavalera Conspiracy; i Cavalera in realtà avevano chiesto a Labadie, ma Jean-Michel aveva degli impegni, così Joe ha finito per partecipare come bassista. 



The friend Monty, a few weeks ago, he signaled the new disc of Gojira, Magma. I had never heard this band, although this is their sixth album; I had heard of them, or at least that's what I thought, until I found out that they are French from Ondres, a few kilometers outside the Basque Country. And I do not know why, I imagined they were Japanese. Perhaps because, previously, they were called Godzilla (name that they were been forced to change for legal reasons, Gojira is the romanization of Godzilla). But let's move on.
The album is a pleasant surprise. the style of the Gojira is a kind of very technical death metal, progressive if you will, influenced by the groove metal and various founders of thrash. They prefer the mid-tempos, but they create evocative atmosphere, which sometimes trespass to folk metal without losing power. Marked by lyrical about spirituality, nature, life and death, the album is well worth a listen, and even something more.
The band is formed by two brothers, Joe Duplantier, vocals and lead guitar, here also as a producer, Mario Duplantier, drums (particular style, as mentioned, he prefers mid-tempos, but it goes down hard with the double bass, and uses snare and cymbals in a very technical and jazzy way), Christian Andreu on guitar, and Jean-Michel Labadie on bass.

20160713

Senza speranza

Hopelessness - Anhoni (2016)

La nuova "incarnazione" di Antony Hegarty è Anohni. Sotto questo nome, "debutta" con un album che riflette il suo percorso verso un pop elettronico, ma con fortissime venature sinfoniche. Coadiuvata nella scrittura e nella produzione da Hudson Mohawke (Ross Birchard) e da Oneohtrix Point Never (Daniel Lopatin), ci regala un disco che segna un nuovo punto di svolta, e sdogana l'elettronica anche presso chi predilige atmosfere più raccolte e acustiche, come quelle dei precedenti lavori degli Antony and the Johnsons. Pezzi contrassegnati da liriche fortemente attuali, che trattano la guerra, le violenze sulle donne e sui minori, il surriscaldamento globale e cose così, senza dubbio non leggere. Un plus, per una voce che potrebbe incantare anche leggendo l'elenco telefonico.
Pezzi che non lasciano indifferenti, grande performance, un disco che invita a riconsiderare l'elettronica e l'uso che se ne può fare.



The new "incarnation" of Antony Hegarty is Anohni. Under this name, she "debuts" with an album that reflects her journey towards an electronic pop, but with strong symphonic veins. Assisted in the writing and production by Hudson Mohawke (Ross Birchard) and Oneohtrix Point Never (Daniel Lopatin), gives us an album that marks a new turning point, that could also break boundaries, and bring toward electronic the ones who prefer more intimate and acoustic atmospheres, like those of the previous works of Antony and the Johnsons. Pieces marked with highly current lyrics, which deal with the war, the violence against women and children, global warming and stuff like this, no doubt, not so light. A plus, for a voice that could enchant even reading the telephone directory.
Tracks that do not leave indifferent, great performance, a record that invites to reconsider the electronics and the uses that a musician can do with that.

20160712

Return 0

Person of Interest - di Jonathan Nolan - Stagione 5 (13 episodi; CBS) - 2016

It's over. Si comincia dalla fine. Come ci si è arrivati, e soprattutto, chi ha vinto?
Dopo l'attacco di Samaritan, Fusco è di nuovo alle prese con un'indagine degli Affari Interni, perché credono che sia stato lui a sparare a Dominic ed a Elias. 
Reese riesce a riunirsi a Finch, dopo varie vicissitudini, con la valigetta dove è contenuta The Machine. Tornano al loro rifugio sotterraneo, e Finch prova a riparare il danno subito. Con sua grande sorpresa, la Macchina comincia da sola la decompressione, causando un incendio: Finch capisce che ha bisogno di una maggiore quantità di energia per effettuare perfettamente la decompressione. 
Root riesce, anche lei non senza vicissitudini, a sfuggire a Samaritan, e si riunisce a Reese nella ricerca di energia e spazi di archiviazione. Dovrebbero farcela.

Si conclude così Person of Interest, una serie tv che ha in qualche modo aperto nuovi orizzonti per l'uso fittizio delle Intelligenze Artificiali, e che ha cercato di combinare azione ed etica, dando loro lo stesso peso. Era una bella sfida, e a mio giudizio, Nolan e il suo team l'hanno vinta. Rigenerato e autoironico Jim Caviezel (Reese), belle sorprese Michael Emerson (Finch), Kevin Chapman (Fusco), Amy Acker (Root) e Sarah Shahi (Shaw). Un po' ci mancheranno.

So "Person of Interest" is concluded, a tv series that has somehow opened new horizons for the fictitious use of AIs, and has tried to combine action and ethics, give it to them the same weight. It was quite a challenge, and in my opinion, Nolan and his team have won. Regenerated and self-deprecating Jim Caviezel (Reese), nice surprises Michael Emerson (Finch), Kevin Chapman (Fusco), Amy Acker (Root) and Sarah Shahi (Shaw). We will be missed them a little bit.

20160711

Ragione

Reason - Selah Sue (2015)

Faccio un passo indietro al 2015 per parlarvi di questo album, secondo per la giovane cantautrice belga fiamminga. Bellissima voce, lei molto carina, immagine pulita (forse troppo, per diventare un successo universale), unisce r'n'b, pop, soul, un'infatuazione per il ragamuffin (ha intitolato così uno dei suoi EP precedenti). Disco apprezzabile, che prova a muoversi in avanti rispetto al precedente, e inanella alcuni bei pezzi (Alive, Reason, Alone, Feel, Always Home, I Won't Go For More), insieme ad altri meno interessanti. Strepitosa la prova vocale in Falling Out. Può crescere ancora.



I step back to 2015 to tell you about this album, the second for the young Flemish Belgian songwriter. Beautiful voice, she is very pretty, clean image (perhaps too much, to become a universal success...), combines R & B, pop, soul, she has an infatuation for the ragamuffin (she intitled like so one of her previous EPs). This record is very likeable, trying to move forward from the previous, and you can find in it some beautiful tracks ("Alive", "Reason", "Alone", "Feel", "Always Home", "I Won't Go For More"), along with other less interesting. Resounding performance with her voice. She can grow further.

20160710

La fuga

The Getaway - Red Hot Chili Peppers (2016)

Undicesimo disco in studio per la storica band californiana, secondo con il chitarrista Josh Klinghoffer, primo prodotto da Danger Mouse, dopo la loro "separazione" da Rick Rubin. Nonostante questo importante cambiamento, evidentemente resosi necessario perché anche i quattro sentivano che qualcosa andava fatto, il disco continua sulla scia degli ultimi, deludenti, I'm With You e Stadium Arcadium: dischi anche piacevoli, se volete, una tantum, ma che non ascolterete mai più volontariamente. Moscio, senza grinta, senza mordente. In alcuni passaggi, mi chiedo, per dirne una, se Chad Smith non muoia della voglia di tornare immediatamente a suonare con i Chickenfoot.



Eleventh studio album for the historical Californian band, second with guitarist Josh Klinghoffer, first produced by Danger Mouse, after their "separation" from Rick Rubin. Despite this important change, evidently became necessary because even the four felt that something had to be done, the album continues in the wake of the previous ones, disappointing, "I'm With You" and "Stadium Arcadium": also pleasant, if you want, one-off, but that does not you hear ever again voluntarily. Limp, no grit, no biting. In some passages, I wonder, for one thing, if Chad Smith did not die of desire to return immediately to play with Chickenfoot.

20160708

Cenere e ghiaccio

Ash and Ice - The Kills (2016)

Ho un collega che è un grande fan dei The Kills, e ultimamente gli ho chiesto cosa ne pensava del nuovo disco, prima che avessi avuto la possibilità di ascoltarlo. Mi ha risposto che era rimasto molto deluso, che il duo stava perdendo grinta e credibilità. Mi sono posto all'ascolto con queste premesse, poi mi sono rivisto i miei giudizi del passato, contando anche che mi è capitato di vederli un paio di volte dal vivo.
Beh, io tutto questo frano non lo noto, probabilmente perché non li ho mai considerati una band fenomenale, anzi, spesso mi sono sbilanciato, sostenendo che fossero altamente sopravvalutati. C'è da dire che non sono così male, sanno scrivere canzoni pop mascherate da rock songs, accattivanti e orecchiabili, e la voce di Alison Mosshart è sempre molto piacevole da sentire, così come le schitarrate di Jaime Hince. Heart of a Dog, Bitter Fruit, Siberian Nights, Days of Why and How, Black Tar, sono pezzi con zero originalità, ma davvero carini. Giudizio immutato, quindi: Alison lascia molto più il segno quando lavora con Jack White (The Dead Weather).




I have a colleague who is a big fan of The Kills, and lately I asked him what he thought of the new album, before I had the chance to listen to it. He replied that he was very disappointed that the duo was losing grit and credibility. I set myself to listening on that basis, then I revised my judgments of the past, counting that it happened to me to see them a few times live.
Well, I didn't notice all this fall down, probably because I have not ever seen in The Kills a phenomenal band, indeed, I have often claimed that they were highly overrated. It must be said that they are not that bad, they know how to write pop songs disguised as rock songs, captivating and catchy, and the voice of Alison Mosshart is always very pleasant to hear, as well as the guitar style of Jaime Hince. Heart of a Dog, Bitter Fruit, Days of Why and How, Siberian Nights, Black Tar, are tracks with zero originality, but really cute. Rating unchanged, then: Alison leaves its mark much more when she works with Jack White (The Dead Weather).

20160707

C**tgate

Veep - di Armando Iannucci - Stagione 5 (10 episodi; HBO) - 2016

Il giorno seguente alle elezioni, Selina inizia a corteggiare i membri del Congresso: le elezioni hanno dato come risultato un clamoroso pareggio tra lei e lo sfidante, e sarà proprio il Congresso, ed i loro rappresentanti, a decidere chi sarà il prossimo Presidente. Nel frattempo, il mercato della borsa sta crollando, a Selina appare un enorme brufolo da stress, e alcuni hackers cinesi sono incolpati di un mezzo scandalo. Poi, lo staff scopre che c'è la possibilità di un riconteggio in Nevada, che potrebbe portare la vittoria subito, senza il voto del Congresso. Amy cerca di capire se fa ancora parte dello staff oppure no, e Catherine avvia un nuovo progetto, un documentario sulla madre. Mike annuncia che lui e Wendy stanno cercando di adottare un bambino dalla Cina, Dan prende in considerazione una nuova carriera come commentatore politico televisivo, Richard si è dimostrato utile, Cliff torna come assistente di Jonah. Selina introduce un simposio sulla razza, che molto velocemente diventa un disastro. Ancora una volta, Bill Ericsson diventa il capro espiatorio.

Come per Game of Thrones, naturalmente in misura minore, visti gli spettatori medi, anche per Veep c'era un minimo di preoccupazione. Da questa stagione, il creatore Iannucci lasciava, a causa dell'agenda piena di impegni. Il suo posto come showrunner è stato preso da David Mandel (Curb Your Enthusiasm), ma dobbiamo dire che non si è vista flessione. Lo show prosegue cattivo e sboccato, politicamente scorrettissimo, diverte e travolge come sempre. Sinceramente, sono felice che lo show sia stato rinnovato per una sesta stagione, che vedrò sempre con grande piacere.

Like for Game of Thrones, of course to a lesser extent, having regard to the average viewers, also for Veep there was a minimum of concern. This season, the creator Iannucci left, because of his busy agenda. His place as showrunner was taken by David Mandel (Curb Your Enthusiasm), but we must say that it is not seen bending. The show goes ahead, mean and foul-mouthed, politically super-uncorrect, amuses and overwhelms as always. Honestly, I'm happy that the show had been renewed for a sixth season, which I will always see you with great pleasure.

20160706

Orly/Clamecy/Paris, Francia - Giugno 2016 (4)

Arrivo all'hotel e faccio il check in, due belle ragazze alla reception, tutto acquista una luce positiva. Sono più o meno le 18, c'è tempo. Salgo in camera e mi vedo la partita che c'è in quel momento. Apro il pc, e controllo le email. Su quella personale, una sorpresa: easyJet mi comunica che a causa di uno sciopero a Pisa, il mio volo dell'indomani è cancellato. Questo è un problema. L'alternativa con la stessa compagnia è attendere la domenica. Non ci siamo. Provo a prenotare un volo alternativo con il sistema di prenotazioni della mia società (l'ho scoperto da poco), e scopro che non si possono prenotare voli se non dopo 24 ore. Mi propone un volo con due cambi, Orly-Marsiglia-Roma-Pisa, per il sabato. Non ci siamo. Rifletto. Alitalia vola da Orly. Vediamo dove. Su Milano Linate. Tre voli l'indomani, uno la mattina presto, uno verso le 11, l'altro nel pomeriggio. Prenoto sul sito Alitalia il volo delle 11, che mi porterebbe poco dopo le 12 a Linate, e con il sistema "interno", un auto con Europcar (la più conveniente), da prelevare a Linate e lasciare a Pisa aeroporto, in modo da prendere la mia auto e tornare a casa in tempo per la cena. Avverto il parcheggio a Pisa che arriverò più tardi del previsto, causa lo sciopero. Non vi dico il prezzo del volo per l'indomani. Imbarazzante. Avviso il mio capo, la sera dopo siamo a cena insieme, per il classico punto della situazione, che ormai è diventato settimanale. Dobbiamo vederci a cena perché, anche quando siamo entrambi a lavoro, non riusciamo mai a parlare con calma. E' un metodo anche questo. Insomma, problema risolto in poco tempo. Finisce la partita, e scendo per la cena. L'albergo, che tra l'altro confina con un altro albergo con una stella in meno, confina a sua volta con un ristorante, il Pedra Alta, pseudo portoghese. Su google, recensioni contrastanti. Provo ugualmente. Devo dire che è pieno, e i piatti sono presentati in maniera spettacolare. Molto pesce, prezzi effettivamente un po' cari, servizio non "gentilissimo", ma del resto i coperti sono veramente tanti. 

Soddisfatto, rientro, mi vedo la partita della sera, e dormo.
Venerdì 17 giugno
Mi sveglio di buon'ora, colazione, check out, pronto alla navetta, non prenotabile, quindi è bene mettersi fuori ad attendere. Ci entriamo giusti, si parte per Orly, 10 minuti (di coda) e ci siamo. Il terminal è l'Ovest, a differenza di quello che usa easyJet, ma mi ricordo di esserci stato un paio di anni fa, in transito per Southampton. Check in, controlli, attesa, imbarco, volo. Liscio, ed eccoci a Linate. Mentre si attende l'apertura delle porte, mi accorgo della presenza sullo stesso volo del mitico Billy Costacurta. Cerco i noleggi, ed eccomi nell'ufficio Europcar. Mi presento, e una gentile signora espleta le formalità. Vede dove sono diretto, e chiama il collega un paio di postazioni più in là, che sta servendo una coppia statunitense. In pratica: loro vanno a Firenze, e avevano una Smart, io una Micra, fa il cambio, e io guardo la coppia e faccio loro una battuta, a dire "dovete ringraziarmi". Sorridono e mi dicono che ci saluteremo in autostrada. La signora mi chiede il favore di trasportare un toner che deve dare al collega di Pisa. Faccio altre battute ("mi date dei soldi?" e lei "si faccia pagare un caffè dal collega", e io "se è pisano il caffè glielo pago io per la loro promozione, visto che noi siam retrocessi" e via così), prendo il toner, saluto, e mi incammino verso il parcheggio. Ritiro le chiavi all'ufficio esterno, mi indicano l'auto, la individuo, non riesco ad aprire il bagagliaio. Poco male. Parto, e scopro che ha il cambio automatico. Sembra un go kart coperto. Via verso l'autostrada, la giornata è splendida. Mi fermo per pranzo in autogrill, scambio qualche battuta con una giovane coppia che si siede al mio stesso tavolo, sulla nostra civiltà (la ragazza è incinta, e il parcheggio per le donne incinte lo ha trovato occupato da un uomo). Saluto e mi rimetto in viaggio, ascolto la partita dell'Italia alla radio con la Gialappa's, poco prima di Viareggio faccio rifornimento, arrivo all'aeroporto, e per la prima volta "scopro" dove sono i noleggi auto a Pisa. Chiedo all'operatore, mentre controlliamo l'auto, di indicarmi come si apre il bagagliaio: non lo sa neppure lui. Ci sarebbe la navetta per andare all'aerostazione, ma passa ogni 20 minuti, faccio prima a piedi. Arrivo, e mi dirigo verso il solito parcheggio. L'auto non è pronta, giustamente, non sapevo quando sarei arrivato, attendo che la riportino e scambio chiacchiere col ragazzo, scopro che lo sciopero dei controllori di volo era in tutta Italia, stranamente proprio nell'orario della partita. Vabbè. Arriva l'auto, saluto e riparto.
Alla prossima.

20160705

A Sum of Small Things

Una somma di piccole cose - Niccolò Fabi (2016)

Segnalatomi prima dall'amico Iacopo, poi pure da altri, il nuovo disco (l'ottavo) di Niccolò Fabi, è un bel disco. Avevo perso un po' di vista l'ex giovane cantautore, oggi 48enne, e chissà, magari ho fatto male. Come detto appena dato un primo ascolto, una delle cose che colpiscono immediatamente è che non sembra un disco italiano, e questo, soprattutto nel campo della musica d'autore, è un complimento. Fabi, che ha scritto questo Una somma di piccole cose in un paio di mesi in "isolamento" in una casa di campagna fuori Roma, in una zona raffigurata anche nella foto di copertina, ha detto di essersi ispirato a cantautori stranieri quali Bon Iver, Sufjan Stevens, Ben Howard. Ci credo e si sente. Secondo me, c'entrano molto anche i Kings of Convenience (Filosofia agricola).
Impregnato di un certo pessimismo, presenta dei bei testi, e belle atmosfere raccolte, acustiche, delicatissime. Belle canzoni, a volte addirittura toccanti, come la conclusiva Vince chi molla, e una prova vocale a tratti impressionante. E' presente una cover, Le cose non si mettono bene, degli Hellosocrate, band laziale apprezzata dal cantautore.
Davvero interessante.



Reported by my friend Iacopo, then by others as well, the new album (the eighth) by Niccolò Fabi, it's a good record. I had lost a bit the traces of the former young singer, 48-year old now, and who knows, maybe I did wrong. As I said just after have given a first listen, one of the things that strikes immediately is that there seems not at all an Italian album, and this, especially in the italian songwriters, it's a compliment. Fabi, who wrote this "Una somma di piccole cose" ("A Sum of Small Things") in a couple of months in "isolation" in a country house outside Rome, in an area also depicted in the cover photo, said he was inspired to foreign songwriters such as Bon Iver, Sufjan Stevens, Ben Howard. I believe him, and you can hear it. In my opinion, there is also a bit of Kings of Convenience (Filosofia agricola).
Impregnated with a certain pessimism, it has good lyrics, and beautiful collected atmospheres, acoustic, very delicate. Beautiful songs, sometimes poignant, as the final "Vince chi molla", and an impressive voice test, in some traits.
Really interesting.

20160704

Orly/Clamecy/Paris, Francia - Giugno 2016 (3)

Usciamo dalla stazione, che per la precisione è Haussmann - Saint-Lazare, e proviamo ad orientarci, ci dirigiamo verso l'hotel che è il Villathena. Quindi, Rue Saint-Lazare, Rue d'Amsterdam, e Rue d'Athènes, e ci siamo. L'ora è quella di cena abbondante, quindi saliamo in camera e ci diamo appuntamento dopo 5 minuti dabbasso. All'incrocio tra Rue d'Athènes, Rue de Londre e Rue d'Amsterdam, ci sono due brasserie, ne scegliamo una (la Saint-Lazare) e ci addentriamo. C'è la partita della Francia, e ci facciamo dare un tavolo con vista tv. Si guarda la partita (ma io anche una ragazza lì vicina), il cibo è buono, beviamo qualcosa, e ci ritiriamo. Appuntamento all'indomani, non presto, M. ci ha annunciato che fino alle 10 non sarà dei nostri, quindi possiamo prendercela con molta calma.
Giovedì 16 giugno
Colazione in una stanza molto piccola, così come la hall, e verso le 9,30 ci troviamo pronti per il check out. Io e D. facciamo quei 250 metri che ci separano dalla sede in Rue de Clichy, giusto davanti al Casino de Paris. Ci identifichiamo, e prenotiamo una sala riunioni. Palazzo elegante, spazioso, macchine del caffè gratis così come distributori di acqua. Ci posizioniamo nella sala, e attendiamo M., che è arrivata e ha qualche problema col suo pc. Poi arriva, e si tirano le conclusioni, che in realtà sono basi per un progetto di revisione del lavoro di scheduling. M., come detto, ha una capacità impressionante di razionalizzare e stendere in tempi brevissimi un action plan. Osservo ammirato, e dico la mia ogni tanto, sarà un percorso difficile, avremo bisogno del supporto dei nostri capi in maniera forte e decisa, ma potrebbe funzionare. Ci fermiamo per pranzo, scendiamo alla mensa, salutiamo il nostro capo A., che è lì con un altro personaggio del marketing che ho conosciuto lo scorso anno in settembre, che non mi riconosce, saluto ad un altro tavolo il capo di tutto il marketing, conosciuto lo scorso anno ad ottobre, sentito in altre occasioni, rivisto qualche mese fa al paesello. Si pranza e si torna a dare gli ultimi ritocchi (ma fa tutto M.), D. ci lascia verso le 15, saluti di rito. M. torna alla sua postazione di lavoro, la accompagno, e le dico che voglio andare a salutare un collega che lavora al piano di sopra, mi accompagna e torna al lavoro. O. è una vecchia conoscenza, un Sales Account esperto, spesso bistrattato, ma sicuramente una bravissima persona. Bel ragazzo, educatissimo, francese, parla sempre a voce bassa in un inglese non troppo fluido con un accento francese fortissimo. Ieri, dopo averci lavorato quasi due anni, non è riuscito a chiudere un contratto con una società spagnola, un contratto che poteva essere, come direbbe chi conosce bene l'inglese, un game changer per la produzione del prodotto del quale io curo il flusso. Mi ha inviato una mail ieri sera, a parte da quella ufficiale, ed ho capito che ci è rimasto veramente male; non so perché, ma sento di doverlo vedere per rincuorarlo. In ufficio con lui c'è una collega che ho spesso letto in copia ad alcune email, ma mai incontrato di persona. Andiamo a prendere un caffè, e O. mi racconta un po' il fatto, poi andiamo su argomenti meno lavorativi, facciamo qualche risata. Lo saluto calorosamente, gli dico di stare su. Scendo, saluto M., la ringrazio, scendo nella hall, esco a fumare una sigaretta nel patio, riconsegno il badge temporaneo, ed esco per le strade di Parigi in cerca della stazione Liège. Otto stazioni fino a Montparnasse-Bienvenue, altre tre ed eccomi a Denfert-Rochereau, dove salgo in superficie per prendere l'Orlybus. Attraverso la piazza omonima, e salgo sul bus. Un po' di traffico, e pian piano eccomi al terminal Sud. Cerco un taxi per un po', e ne trovo uno guidato da un asiatico. Gli do l'indirizzo, l'hotel non è lontano, è il Kyriad Orly Aéroport Athis-Mons
Non sono uso a, ma una foto ricordo in Rue de Clichy ci stava.

20160703

Oathbreaker

Game of Thrones - di David Benioff e D. B. Weiss - Stagione 6 (10 episodi; HBO) - 2016

A Winterfell, Ramsay piange la morte di Myranda, ma non perde la sua solita cattiveria. Il padre lo mette in guardia, la vittoria contro Stannis non li mette al riparo dalla furia dei Lannister. Accusa il figlio di aver perso Sansa, e minaccia di diseredarlo. Sansa e Theon fuggono nei boschi, sono inseguiti, ma sono salvati da Brienne e Pod. Theon dimostra la sua ritrovata fedeltà agli Stark.
A Dorne, Doran riceve la notizia della morte di Myrcella, e immediatamente viene ucciso, insieme ad Areo, da Ellaria e Tyene, mentre le guardie non muovono un dito.
A King's Landing, Jaime riporta il corpo di Myrcella a Cersei, promettendo vendetta. Margaery è ancora prigioniera di High Sparrow, ma finge una conversione. Ancora nella sua nave, Trystane, il figlio di Doran, addolorato per la morte di Myrcella, viene ucciso da Obara e Nymeria.
A Meereen, Tyrion e Varys si rendono conto che i nemici dell'assente Daenerys stanno aumentando anche tra il popolo. La flotta nel porto viene data alle fiamme, quindi non si potrà, al presunto ritorno della Regina dei Draghi, navigare verso Westeros.
Nelle terre Dothraki, Daario e Jorah continuano a seguire le tracce di Daenerys; lei è stata fatta prigioniera dai Dothraki, che vogliono che la donna rimanga nel Vaes Dothrak, la città sacra, dove dovrà rimanere insieme alle altre vedove dei Khal.
A Braavos, Arya adesso è cieca, costretta a mendicare, e tormentata da Waif.
Alla Barriera, Davos e gli amici di Jon custodiscono il suo cadavere in una stanza appartata. Melisandre è turbata, e dubita della sua fede: tra le fiamme, aveva avuto una visione di Jon che combatteva a Winterfell. Gli uomini di Ser Alliser circondano la stanza dove si trova il cadavere di Jon, promettendo l'amnistia ai "lealisti". Melisandre si corica; quando si toglie la collana di rubini, rivela un corpo vecchissimo.

Nonostante le solite, prevedibili, e se volete, anche necessarie critiche, Game of Thrones prosegue degnamente anche per la prima stagione in cui la serie "sorpassa" i libri di George R. R. Martin. Gli autori si stanno adesso basando su uno schema della trama dei futuri romanzi, fornito da Martin stesso, oltre a contenuti originali.
Il ritmo rimane invariato, con una partenza sparata, molte morti importanti già nel primo episodi, poi diversi episodi "tattici", con posizionamenti vari ma anche fondamentali sviluppi "politici", fino al classico nono episodio "tutto azione", ed un finale formato maxi (oltre un'ora) con ulteriori fuochi d'artificio.
Per i die hard fan come me, la serie è stata rinnovata per la settima stagione che consterà di sette episodi, e, se tutto andrà bene, e la serie sarà rinnovata anche per l'ottava stagione, essa sarà costituita da sei episodi, e molto probabilmente sarà quella finale.
Sinceramente, mi auguro perfino uno spin off. Per la recensione della settima stagione, vi dirò su chi dovrebbe essere incentrato. Come che sia, probabilmente la più grandiosa serie mai concepita per la televisione.

Game of Thrones continues worthily for the first season in which the series "transcends" the George R. R. Martin books. The authors are now basing on a plot diagram of future novels, provided by Martin himself, as well with original content.
The pace remains unchanged, with an explosive starting, many important dead already in the first episodes, then several "tactical" episodes, with many slow movements, but also fundamental "political" developments, until the classic ninth episode "all action", and a final with a maxi format (over an hour), with many "fireworks".

Probably the most grandiose series ever conceived for television.

20160701

Orly/Clamecy/Paris, Francia - Giugno 2016 (2)

Martedì 14, Mercoledì 15 giugno
Sveglia, colazione, e via verso lo stabilimento, vicinissimo al centro. La cittadina è piccolissima, quindi le distanze sono tutte relative. Il tempo è altalenante, ma meglio di quanto ci si aspettava. Tutto intorno, verde. Un fiume lambisce la fabbrica, e taglia in due il paese. All'ingresso alcune formalità, e siamo dentro. Ci attende L., già collega di M., ci attende. Lo scopo di questa nostra visita mi è chiaro poco a poco, ed è il contrario di quanto avevo capito inizialmente: siamo qui per imparare, non per insegnare. Il sistema informatico di questa società che quella per cui lavoro ha inglobato qualche anno fa con l'acquisizione di un gruppo francese medio-grande, è la versione avanzata di quello che usiamo noi, e L. ha sviluppato un sistema di schedulazione della produzione davvero interessante e quasi impeccabile, grazie anche all'affidabilità della produzione (materie prime soprattutto per cosmetica, se ho capito bene), usando al massimo il sistema informatico, e dando il via ad una collaborazione molto stretta con la produzione. 
Ce lo mostra, insieme ad un'altra collega che interverrà il mercoledì, fin nei dettagli, M. e D. prendono nota, io vengo interpellato e chiamato ad immaginare come possiamo trasporlo nel nostro tipo di schedulazione della programmazione. Si interrompe per il pranzo, che si svolge fuori dallo stabilimento, in due luoghi distinti nei due giorni che si susseguono. Si lavora fino al pomeriggio, non tardi. La prima sera si cena in albergo, il paese non offre granché, ma come detto l'albergo non è affatto male anche a livello culinario.
Martedì, dopo il lavoro si fa un salto in un centro commerciale appena fuori del centro (ma già praticamente in campagna), per comprare soprattutto un rasoio per me: mi sono dimenticato il mio. C'è poi il tempo per una passeggiata, volendo, ma mi riposo, tra l'altro il tempo vira e piove un poco. Il pranzo del mercoledì si svolge in una creperié, ed è allegro, il pomeriggio finisce prima del martedì, si saluta e si riparte per Parigi.
Lo stabilimento è ovviamente piccolo, ma scopro che l'edificio direzionale di fronte a quello dove abbiamo lavorato, è protetto dalle Belle Arti francesi, perché in stile Le Corbusier.

Dunque, rotta per Parigi, il tempo migliora, il traffico, finché non ci si avvicina alla capitale, clemente. Chiacchiere in libertà, sono anche un po' stanco. Ci si ferma ad un autogrill prima di entrare nel perimetro di Parigi, M. e D. si scambiano alla guida, si compra dell'acqua. Lasciamo M. vicino a dove abita, noi proseguiamo per Gare du Nord, seguendo le istruzioni del GPS, e ce la facciamo tutta in coda. Ci perdiamo per un attimo, ma troviamo anche un distributore di carburante, riforniamo, poi ritroviamo la fiducia e la strada, e consegniamo l'auto. Poi prendiamo la RER e in pochi minuti siamo a Saint-Lazare. Vicina a Pigalle, al nostro albergo e alla sede di Parigi della nostra società.
Si, lo so, è venuta storta. Comunque, un'altro scorcio del piccolo stabilimento

20160630

Ossa cave

Hollow Bones - Rival Sons (2016)

Vi ricordate la mia recensione del loro terzo disco Head Down? Bene, stessa identica cosa, con la sola differenza che stavolta non dovevo neppure dar contro all'amico Filo, nessuno degli amici aveva espresso giudizi, e non ne ho voluti leggere di cosiddetti accreditati: gli ho dato un ascolto sommario, poi per caso l'ho messo su nelle casse di un chiringuito sulla spiaggia, e come sempre, è stato amore. Album brevissimo (37 minuti), otto pezzi originali (in realtà potremmo considerarli sette, visto che la title track è "divisa" in due parti, traccia 1 e 8) e una cover, a dir poco eccezionale (Black Coffee, Ike & Tina Turner), alle radici del blues-rock e perfino del soul, ancora una volta, il quartetto di Long Beach, California, spacca. Sono costretto ad usare il solito luogo comune "niente di nuovo, ma fatto alla perfezione", e a suggerirvi di suonarlo forte. Poi, arrivati alla traccia 9, mettetevi le cuffie e pensate ad un amore perduto. All That I Want. Qui, Jay Buchanan vi farà ricordare Jeff Buckley. Piangerete.
If I could help you see me/ the way that I see you/ hope you like what you see/ and I hope that it pleases you.



Do you remember my review of their third album "Head Down"? I've tried to don't love this album, also to go against my friend Filo? Well, same thing, the only difference being that this time, I had not even go against my friend, none of the friends had expressed judgments, and I have not wanted to read about so-called accredited: I gave him a summary listening, then by chance I put it up in the coffers of a beach bar, and as always, it was love. A very short album (37 minutes), eight original tracks (actually we could consider seven, as the title track is "divided" into two parts, tracks 1 and 8) and a cover, superb ("Black Coffee", Ike & Tina Turner), the roots of the blues-rock and even of soul, once again, the quartet of Long Beach, California, rocks. I am forced to use the usual cliché "nothing new, but done to perfection", and to invite you to play it out loud. Then, arrived at track 9, put on your headphones, and think about a lost love. "All That I Want". Here, Jay Buchanan will make you remember Jeff Buckley. You will certainly cry.
If I could help you see me/ the way that I see you/ hope you like what you see/ and I hope that it pleases you.

20160629

Orly/Clamecy/Paris, Francia - Giugno 2016 (1)

Lunedì 13 giugno
La giornata inizia come sempre molto presto (sveglia all'alba, a lavoro dalle 6 circa), scandita da veri impegni lavorativi, riunioni ed altro fino alle 11,30. Ho già la borsa fatta, verso le 12 saluto, infilo il pc in borsa e mi avvio verso Pisa. Mi fermo all'Ikea a mangiare, soluzione mai provata ma ci sta, i ristoranti dell'aeroporto son tutti già testati, e il McDonald's lì vicino pure. Molta gente, un po' di fila ma non ressa. Verso le 14, come previsto, sono al solito parcheggio. Ricordo agli addetti che non torno giovedì, bensì venerdì. La prima bozza di questo viaggio di lavoro era di rimanere martedì e mercoledì in una amena (così si spera) località della Borgogna, in un piccolo sito del gruppo, e ripartire giovedì, ma in seconda battuta sono stato invitato a rimanere a Parigi il giorno di giovedì per raccogliere e tirare le somme degli elementi appresi, quindi ho spostato il volo al venerdì.
Mi appropinquo verso la stazione aeroportuale, e fa un discreto caldo, passo i controlli, compro una bottiglia d'acqua e bevo un caffè, e attendo ordinatamente l'imbarco. Volo easyJet già utilizzato un paio di volte, e con qualche minuto di ritardo sono ad Orly. Esco dall'aeroporto e contatto i miei colleghi, la responsabile della qualità della Supply Chain per l'Europa, e il mio omologo, traducendo grossolanamente in italiano il "gestore dei flussi di prodotto", su un prodotto con volumi molto più importanti del "mio". Per inciso, questo signore belga attempato e con una vastissima esperienza lavorativa in molte altre società, è in realtà un consulente esterno che occupa questa posizione dall'agosto dell'anno scorso, e la posizione è quella per la quale mi sono candidato l'anno scorso in ottobre; chi doveva decidere non ha deciso, nessuna scelta tra tutti i candidati (io in realtà, forse ve l'ho raccontato, non ho neppure fatto l'intervista, ma uno dei miei capi, quello che in pratica doveva decidere, ha voluto pranzare testa a testa con me mesi fa per spiegarmi il perché di questa non decisione, sincerarsi che fossi sempre e comunque interessato ad un eventuale trasferimento, magari con un'altra posizione, e tranquillizzarmi sul fatto che mi tengono sempre in grande considerazione; questa "chiamata" per questo "tour" in Francia è uno dei segnali). Con questo collega, D., negli ultimi tempi c'è un buonissimo rapporto, ci sentiamo spesso, vedo che si fida dei miei giudizi e persino dei miei consigli. Con l'altra collega, M., una giovane francese di origini italiane, che quando ci sentiamo e ci vediamo e ci scriviamo prova a parlare un poco di italiano, c'è ugualmente un buon rapporto: è una professionista con una capacità impressionate di razionalizzare ed organizzare le cose, nonostante abbia più di 15 anni meno di me sono sempre molto attento ai suoi interventi, trovo ci sia sempre qualcosa da imparare. D. mi contatta al telefono, e ci troviamo, mi guida verso il parcheggio dove M. ci attende con l'auto presa a noleggio a Gare du Nord (lei abita a Parigi, lui è arrivato in treno da Bruxelles, ma in realtà abita ad Anversa). Saluti di rito e via verso Clamecy, 200 km circa più a sud, non lontana da Auxerre, luogo che ai tifosi livornesi ricorda un tempo glorioso ormai lontano
Il traffico in uscita e in entrata a Parigi, a questo punto l'ho visto alcune volte, è sempre piuttosto impressionante. Stop and go continui per un'ora buona, poi si scorre. Panorami bucolici, chiacchiere in relax, sempre interessanti. Si arriva che sono oltre le 20, il tempo di appoggiare i bagagli in camera e siam pronti per la cena. Alloggiamo all'Hostellerie de la Poste, vecchia struttura ammodernata con annesso ristorante di un certo interesse. Si mangia bene, ho capito dai colleghi francesi, M. in testa, che sono molto esigenti, probabilmente più di noi italiani, quando si tratta di cibarsi. Non beviamo troppo, in effetti dopo la settimana scorsa in Germania mi devo dare una regolata. Ci diamo appuntamento alla mattina seguente, di buon'ora, alle 8 ci attendono nel piccolo stabilimento. Non sto a dirvelo: sono veramente contento di essere qui.