No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20081031

questo

è il primo post che scrivo col mio nuovo mac book!
olè!

la voce di oggi

suppositorio

sostantivo maschile (plurale maschile suppositorii o suppositori, femminile suppositoria, plurale suppositorie)

Farmacologia: preparato famaceutico da introdursi in determinate cavità naturali // Suppositorio rettale, supposta // Suppositorio uretrale, candeletta // Suppositorio vaginale, ovulo

etimologia: dal latino tardo suppositoriu(m), derivato di suppositus, participio passato di supponere, "supporre"

transfert e tabù 2

la prima parte, ieri

Secondo Foucault, in quella perpetua campagna volta a rafforzare il ruolo dei genitori e il loro impatto disciplinare, "il 'vizio' del bambino non rappresentava tanto un nemico, quanto un sostegno"; "ogni volta che si profilava la possibilità che [il vizio] emergesse, i meccanismi di sorveglianza venivano azionati, e si predisponevano delle trappole al fine di ottenere ammissioni convincenti". Il bagno e la camera da letto erano i luoghi più pericolosi, dove le morbose inclinazioni sessuali dei giovani avrebbero trovato suolo più fertile, e richiedevano dunque una sorveglianza particolare, attenta, intima, incessante. E, naturalmente, la presenza costante dei genitori.Nei nostri tempi liquidi-moderni, al panico della masturbazione si è sostituito il panico da "abuso sessuale"... La minaccia occulta, la causa del nuovo panico, non risiede più nella sessualità dei fanciulli, ma in quella dei loro genitori. Bagni e camere da letto sono ancora considerati, come in passato, luoghi di vizi nefandi, ma oggi sul banco degli imputati siedono i genitori. Che sia apertamente dichiarato e manifesto, o tacito e latente, l'obiettivo della guerra in atto è quello di raggiungere il rilassamento del controllo genitoriale, l'abolizione della loro presenza onnipresente e ingombrante e l'imposizione e il mantenimento di distanze all'interno della famiglia e degli amici di famiglia tra "vecchi" e "giovani". Per quanto riguarda l'attuale panico, stando all'ultimo rapporto dell'Institut national de la démographie (nota 2), nei sei anni intercorsi tra il 2000 e il 2006 il numero di adulti che affermano di ricordare episodi di abusi sessuali avvenuti durante la propria infanzia è quasi triplicato (passando dal 2,7-7,3 per cento al 16 per cento per le donne e al 5 per cento per gli uomini). Gli autori della ricerca fanno notare che tali dati "non dimostrano un aumento delle molestie, bensì una maggiore facilità a dichiarare episodi di violenza nei sondaggi scientifici - il che riflette un abbassamento della soglia di tolleranza nei confronti della violenza". Siamo però tentati di aggiungere che i dati riflettono anche la crescente tendenza - inculcata dai media - a spiegare i problemi psicologici degli adulti attraverso i presunti episodi di molestie sessuali infantili anziché con le teorie della sessualità infantile e i complessi di Edipo e di Elettra. È chiaro che qui non importa quanti genitori di fatto, con o senza la complicità di altri adulti, trattino i propri figli alla stregua di oggetti sessuali, e sino a che punto abusino della propria autorità per approfittare delle debolezze dei bambini - così come in passato non importava quanti adulti avessero ceduto durante l'infanzia ai propri impulsi onanistici. Quel che invece importa è che sia gli uni che gli altri sono stati avvertiti: il mancato rispetto delle distanze prestabilite tra se stessi e i propri figli, e tra gli altri adulti e i propri figli sarebbe stato (sarà) interpretato come un cedimento - aperto, furtivo o inconscio - ai loro endemici impulsi sessuali.

continua

20081030

la voce di oggi

spermatofite

sostantivo femminile plurale

Botanica: divisione di piante la cui caratteristica essenziale è quella di produrre semi // Sinonimo: fanerogame // Al singolare: spermatofita, ogni individuo che appartiene a tale divisione

etimologia: composto di spermato + un derivato di -fito

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spermato- o spermo-

primo elemento di parole composte della terminologia scientifica, col significato di "seme", inteso come gamete maschile

etimologia: dal greco spérma, spérmatos, "seme"

transfert e tabù 1

Da D la Repubblica delle donne nr.618

di Zygmunt Bauman

Uscito in un'epoca che ancora non conosceva i pc, i telefoni cellulari e l'iPod, il film di Robert Bresson Il Diavolo probabilmente aveva per protagonisti alcuni giovani palesemente disorientati. Erano alla disperata ricerca di uno scopo e di un proprio ruolo nella vita, e intanto si interrogavano sul significato stesso di "ruolo". Gli adulti non fornivano loro alcun aiuto, anzi: nei novantacinque minuti che conducono al tragico epilogo, sullo schermo di adulti non vi è traccia. In una sola occasione i ragazzi, assorti nel tentativo - inesorabilmente destinato a fallire - di comunicare gli uni con gli altri, notano la presenza degli adulti, ed è quando, stanchi, si raccolgono affamati attorno a un frigorifero colmo di provviste, messe a disposizione dai genitori - che per il resto rimangono invisibili. Negli ultimi anni la visione di Bresson si è rivelata e confermata abbondantemente profetica. Il regista infatti seppe intravedere le conseguenze della "grande trasformazione" a cui lui e i suoi contemporanei stavano assistendo, ma che solo pochi avevano notato: il passaggio da una società di produttori - operatori e soldati - a una di consumatori - individui e persone acriticamente assuefatte a mode passeggere. Nella società "solida-moderna" dei produttori/soldati, il ruolo dei genitori consisteva nell'instillare nei figli l'autodisciplina necessaria a far fronte alla monotona routine di un impiego industriale o alla vita di caserma. I genitori, inoltre, si offrivano come modelli di un comportamento regolato da precise norme.
Michel Foucault (1) prese la sessualità infantile, e il "panico da masturbazione" del XIX e del XX secolo, ad esempio del rifornitissimo arsenale di munizioni a cui i genitori di quell'epoca ricorrevano al fine di assicurarsi la legittimazione e promozione del rigido controllo e della sorveglianza a tempo pieno da loro esercitati sui propri figli (vedi nota 1 a fine testo). Un ruolo genitoriale di questo tipo richiedeva una presenza costante, attenta e curiosa, presupponeva la prossimità fisica e si basava su studio e osservazione insistenti. Implicava la vicinanza e uno scambio di sensazioni intense; richiedeva uno scambio di informazioni, e non esitava a ricorrere alle domande pur di estorcere ammissioni e confidenze che andassero oltre le domande stesse.

continua

20081029

di pietro

copio incollo...
Torno a riflettere con voi ancora una volta sul nuovo potere economico e finanziario italiano e sul conflitto d'interesse che affligge sempre di più Berlusconi, la sua famiglia e il suo governo. Questa volta l'occasione ce la da il nuovo assetto di Mediobanca.
Mediobanca è il cuore finanziario italiano. C'era Cuccia una volta, quello che non parlava mai e faceva tutto. Oggi non solo fanno tutto, ma parlano pure. Oggi si sa che anche la figlia del Premier, Marina Berlusconi, entra in Mediobanca, ma soprattutto ciò è possibile perché in Mediobanca c'è Mediaset. Ma non solo, ci sono tanti personaggi: c'è Ligresti, Tarak Ben Ammar, c'è Tronchetti Provera, c'è soprattutto Geronzi, che ne è presidente, sotto processo per vicende come Parmalat.
Insomma, la mattina non si sa più se il nostro presidente del Consiglio quando decide qualcosa lo decide per questo gruppetto di imprenditori, finanzieri, e anche qualche speculatore, che sta dentro Mediobanca, o lo fa per gli italiani? Certo è che quando si è messo a dire quali azioni comprare ha detto proprio quelle che stanno presenti in Mediobanca. E' certo, quindi, che se ha fatto dei favori indicando cosa comprare, in termini di mercato azionario, ha fatto un favore ai suoi amici.
Un po di queste azione sono le stesse che ci troviamo anche in Alitalia. O meglio, visto che è fallita, in quella compagnia aerea “strana strana” nata all'ultimo momento e che si è presa la polpa di Alitalia.
In tutto questo conflitto d'interesse, che fino a quando non si risolve il nostro Paese rimarrà sempre a scartamento ridotto sul piano economico finanziario internazionale, voi mi direte “ma perché ce lo dici ancora oggi?”. C'è una novità, fresca di giornata: è stato depositato, sempre dal governo Berlusconi, un disegno di legge che è già stato messo in calendario – manco fanno in tempo a depositarlo che già lo mettono in discussione, mentre quello sulla non candidabilità dei condannati se lo scordano sempre – che prevede la riforma dei reati fallimentari.
Non è una riforma, ma una delega in bianco che si da al governo: il Parlamento deve approvare una legge che dice “caro governo, io non riesco a farla. Fai tu la legge sui reati fallimentari”. La norma si chiama “norma in bianco”, però in questa inserisce una clausola: “mi raccomando governo, quando fai il reato di bancarotta prevedi una pena che va nel massimo dagli 8 ai 10 anni”. Uno si chiede perché è stata messa. Molto semplice, perché attualmente è fino a 10 anni, se lo mette da 8 a 10 si da la possibilità al governo, cioè a Berlusconi, di decidere pure di metterla a 9 anni.
Sapete qual'è la differenza fra avere una pena a 9 anni e una a 10 anni? Se hai una pena a 10 anni, come massimo edittale, la prescrizione scade dopo 15 anni. Se hai una pena anche di un giorno meno a 10 anni, come per esempio 9 anni, allora la prescrizione scade dopo 10 anni, e non 15.
In definitiva cosa hanno fatto? Hanno previsto un nuovo reato di bancarotta con una pena ridotta in modo che la prescrizione sia minore. E allora?
E' vero o non è vero che Geronzi di Mediobanca è sotto processo per la vicenda Parmalat? Si. E' vero o non è vero che scade nel 2011? Si. E' vero o non è vero che siamo ancora alle fasi preliminari del dibattimento di primo grado? Si. E' vero o non è vero che con questa giustizia che non può funzionare in tempo al 2011, che è dietro le porte, arriva in prescrizione? Si.
Berlusconi non avrà preso questa decisione sulla bancarotta per salvare il suo amico Geronzi? Ai posteri la sentenza, ma voi non aspettate i posteri: agite adesso.

dUES

dei dEUS mi ricordo il primo concerto visto ai magazzini generali.
con carlo eravamo senza biglietto e abbiamo chiesto a tom barman se ci faceva entrare.
lui ci ha messo nella lista accrediti.
i dEUS hanno inciso uno dei miei 10 dischi preferiti degli anni 90: worst case scenario.
poi han fatto cose strane, cose pop e cose brutte.
loro sono di anversa. io ad anversa ci sono stato. è una bella città. come è bello il belgio.
i dEUS li ho visti due volte a milano e una volta a torino.
mi piacciono un bel pò.

la voce di oggi

ordito

participio passato di ordìre

A Aggettivo: che è iniziato // Che è intessuto, tramato

B Sostantivo maschile

1 Tessile: complesso dei fili che si dispongono longitudinalmente sul telaio e che sono attraversati dai fili che compongono la trama, formando così il tessuto. Preparare l'ordito; ordito di seta, di lana, di cotone

2 Figurato: intrico, cumulo di notizie false // Disegno, abbozzo di un'opera: l'ordito di un romanzo, d'una commedia

etimologia: dal latino ordire, derivato di ordo, ordinis, "ordine"

the big lebowski 5


la quarta parte, ieri


Battute e curiosità: dal film al doppio cd


Uscito a marzo '98, passato al Festival di Berlino, Il grande Lebowski negli Usa incassò 17 milioni di $, cifra mediocre nonostante le ottime recensioni, e 30 milioni nel mondo.

Il critico Roger Ebert parlò di "geniale commedia su un uomo allo sbaraglio che dovrebbe avvisare il pubblico, come Huck Finn di Mark Twain, con la scritta: chiunque tenti di trovar la trama, rischia una pallottola!". Lebowski ironizza e rende omaggio alla cultura di Los Angeles. Il film viene paragonato al Grande sonno, ma i Coen hanno ammesso di essersi ispirati al Lungo addio di Robert Altman (1973): secondo loro, tutto ruota attorno alla sottocultura del bowling, "sport/hobby che ci ha permesso d'imbastire molti riferimenti agli anni Ciquanta e ai primi Sessanta, sfondo rétro per una vicenda d'oggi". È uscita un'edizione speciale in dvd: il doppio cd contiene interviste, dietro le quinte, il making-of del film e un documentario sul meglio dei Lebowski Fest. Fra le curiosità: la parola "Dude" è pronunciata 161 volte, la scurrile "F-word" (f*ck) e le sue variazioni sono usate 281 volte. Dude dice "man" 147 volte, quasi una volta e mezza al minuto. Beve nove drink White Russians, e ne rovescia anche uno a casa del gangster.

20081028

la voce di oggi

ovolo

sostantivo maschile

1 Escrescenza legnosa di forma ovoidale che si forma nel piede dell'olivo

2 Architettura: motivo ornamentale a forma d'uovo, ripetuto più volte in rilievo e alternato con foglie, fiori o decorazioni a forma di freccia

3 Botanica: fungo commestibile della famiglia delle Agaricacee (Amanita caesarea), dal cappello aranciato e dal gambo giallo, molto pregiato // Ovolo malefico, ovolaccio

etimologia: diminutivo del latino ovu(m), "uovo"; per la forma

the big lebowski 4


la terza parte, ieri


Un "barbone" intellettuale


"Il nomignolo Dude m'è stato dato per assonanza col cognome", dice ridendo Dowd, capelli brizzolati e ricci sulle orecchie e la fronte.

Ma chi è, insomma, Lebowski?

"È un tipo d'inflessibile onestà, leale, fedele nei confronti degli amici. Nel suo modo bohémien, per non dire da barbone, è anche un intellettuale. Non gli importa ciò che pensano gli altri di lui, splende di luce propria. È capace di cogliere la verità al volo, cosa che invidio molto di lui".

È davvero lui il mitico Dude?

"C'è un po' del Dude in tutti noi, non crede? Per questo viene adorato come una semidivinità da tutti quei simpatici cialtroni ed eterni ribelli che accorrono ai Lebowski Fest come a un raduno rockettaro".

È divorziato, ha due figlie (Annabelle, 13 anni, Keely, 16) e dice che il suo vero lavoro è fare il tassista per loro.

Cosa pensa della candidata alla vicepresidenza Sarah Palin, del marito, soprannominato first Dude?

"Il titolo di Dude se lo deve prima guadagnare!", dice fingendo irritazione. "E poi che continuino pure a sognare, i repubblicani, perché tanto vincerà Barack Obama".

20081027

la voce di oggi

ovulo

sostantivo maschile

1 Corpo di forma simile a un piccolo uovo

2 Ovolo

3 Anatomia: cellula uovo

4 Botanica: piccolo corpo tondeggiante che, a fecondazione avvenuta, dà origine al seme

5 Farmaceutica: suppositorio medicamentoso, a forma di ovulo, da introdurre nella cavità vaginale

etimologia: da òvolo

the big lebowski 3


la seconda parte, ieri


Il personaggio del militarista sovrappeso Walter venne in mente ai due fratelli dopo avere incontrato il celebre regista John Milius, fanatico di armi, eserciti e guerre. "E Maude, che dipinge dondolandosi nuda sull'altalena, si pensa sia una caricatura dell'artista Carolee Schneemann", dice Palapoli riflettendo su uno dei "misteri irrisolti" del film. "Invece è risaputo che per il ruolo di Jesus Quintana lo spunto è la pièce Mi puta vida che lo stesso Turturro scrisse e recitò anni prima del film, in un teatrino off Broadway a New York".
A gettar benzina sul fuoco della genesi di Dude ci si mette lo stesso Jeff Bridges, che con un sorriso sornione dichiara: "Il vero Dude? Sono io: è quell'hippie anticonformista e stralunato che sotto sotto sono sempre stato". Comunque sia, è il retaggio vivente di un'altra epoca, un adorabile perdente, un rimbambito cronico convinto d'es- sere ancora negli anni Sessanta. I Coen confermano: "È un'esagerazione dire che prima c'era il personaggio: noi pensavamo più a Jeff Bridges, quando l'abbiamo scritto, è chiaro che lo conoscevamo e ci ha aiutato molto nel lancio dei nostri primi film. È bello quando la gente ama un tuo film tanto da farci delle convention e dei festival. Ma è strano: noi non ci siamo mai andati!". Jeff Bridges, che ha segnato una pietra miliare nella storia dei Leb-Festival apparendo un anno, accompagnato dalla sua band e indossando le stesse pantofole che ha nel film, non ha potuto essere al grand guignol di San Francisco per impegni seri. Non poteva però mancare, come a ogni Lebowski Festival che si rispetti, il "vero Dude", Jeff Dowd, con l'immancabile White Russian - e una "canna" - in mano. "Quando Scott e Will mi hanno invitato la prima volta ero titubante", dice Dowd, pure lui abitante in una casetta anni Sessanta a Venice, con ufficio di produzione all'aeroporto di Santa Monica. "Mi sono sembrati tutti dei matti. Ma del resto, che Dude sarei se non lo fossi anch'io un po'?"


continua

20081026

isolation

Doveva succedere. Prendiamola come una prova. Il mio pc casalingo è spirato tra giovedì e venerdì, e il mio amico/tecnico/ex possessore di quel pc non è potuto intervenire a stretto giro di posta, per cui rimandiamo a quando torno.
E quando torno? Allora.
Domani poco dopo mezzogiorno io e due amiche andiamo a Berlino fino a venerdì. Venerdì 31 poco prima delle 15,00. Senza passare dal via, prenderò il treno e me ne vado a Genova dall'amico Massi a vedere Los Natas che suonano al Buridda. Tornerò al paesello il giorno dopo. Giorno in cui tenterò di convincere l'amico/tecnico a venire a riformattarmi il pc (di sabato sera!!).

Ho lasciato come sempre degli articoli a puntate e altre amenità che si autopubblicheranno nei prossimi giorni, tanto per. Spero di girare tanto per Berlino da non avere tempo di fermarmi in un internet point ad aggiornare il blog.

Ci risentiamo tra un po'. Lancio il sondaggio, al quale potete rispondere nei commenti, a proposito del titolo per il resoconto del viaggetto a Berlino. La scelta è tra questi due titoli (di canzoni, of course):

-Riprendere Berlino

-A Berlino che giorno è (questa non è propriamente una canzone, bensì una frase da una canzone, A Berlino...va bene)

A presto

la voce di oggi

metamòrfosi

sostantivo femminile (invariabile)

1 Mitologia: cambiamento di forma, trasformazione di persona o cosa in altra di diversa natura. Le cento mutazioni di Proteo

2 Zoologia:complesso dei cambiamenti di forma e di struttura che molti animali subiscono al termine del loro sviluppo embrionale per raggiungere lo sviluppo completo. La metamorfosi degli insetti, delle rane, dei crostacei

3 Figurato: cambiamento, mutazione. Una grande, profonda, improvvisa metamorfosi; nella sua mente, Angiolina subì una metamorfosi strana (Svevo)

4 Botanica: trasformazione cui va soggetto l'organo di una pianta durate le varie fasi del suo sviluppo

5 Chimica: trasformazione di una molecola dovuta ad allotropia o allo spostamento degli atomi

etimologia: dal latino metamorphosi(m), a sua volta dal greco metamórphosis, derivato di metamorphóo, "io trasformo", da metamorphoun, "trasformare", composto da metà, "mutamento" e morphé, "forma"

oggi e sempre

chi vive nella cultura
non ha paura

the big lebowski 2


la prima parte, ieri


Il grande Lebowski, scritto e diretto da Joel ed Ethan Coen, narra le tragicomiche vicende d'un ex militante di sinistra che da giovane aveva protestato contro la guerra in Vietnam, un 40enne con i capelli ancora lunghi e il pizzo incolto. Non si è mai sposato e vive solo in un incasinato appartamento a Venice. Disoccupato, quasi sempre fumato. Jeffrey Lebowski detto il Dude, passa le giornate a "cazzeggiare" con gli amici in un club di bowling di Los Angeles. Fino al fatidico giorno dell'incidente in cui, scambiato per un miliardario dal suo stesso nome, è costretto da una banda di gangster a pagare un debito di cui non sa nulla. Per sfregio, i malavitosi fanno pipì sul tappetino all'ingresso di casa, cui è affezionatissimo. Deciso a farsi rimborsare il prezioso zerbino dal miliardario omonimo, Dude si lascia incautamente convincere a far da intermediario tra l'altro Lebowski (il "grande") e la gang che intanto ne ha rapito la moglie come carta per il baratto. Ma quando lo svagato protagonista passa all'azione, l'azzardato piano di ricavare qualcosa dall'equivoco va subito a rotoli, anche per gli incauti consigli dell'amico Walter (John Goodman, nel cast insieme a Steve Buscemi e John Turturro, il ripugnante Jesus, esagitato gay). Si dice che il personaggio di Bridges sia ispirato a un conoscente dei Coen, Jeff Dowd detto appunto The Dude, ormai figura mitica tra i lebowskomani non meno degli attori e dei due registi. Dowd, nato il 20/11/1949 a Los Angeles, produttore del documentario Fern Gully: the Last Rainforest e del film Ocean of Pearls diretto da Sarab Neelam, amico dei Coen dai tempi del loro Blood Simple, fu arrestato ("ero un giovane delinquente con una coscienza politica", così si definisce) il 19/4/1970 quando il dipartimento di Giustizia del presidente Nixon decise di schiacciare il movimento antiguerra del Vietnam. Il gruppo seguì poi i processi dei Chicago Seven. C'è chi sostiene invece che il modello sia un altro amico dei Coen, Pete Exline, reduce del Vietnam con miniappartamento a Venice, come il personaggio del film, pure lui affezionatissimo a uno sdrucito tappetino. Exline raccontò ai Coen storie di ordinaria assurdità sulla sua vita, un cocktail d'incidenti e coincidenze da cui i cineasti trassero idee per il copione di Lebowski. Lui si divertiva a giocare a softball con altri dilettanti della sua età (ultra 40enni), ma i Coen optarono per il bowling, "sport d'intrinseca socievolezza durante il quale ti puoi sedere a bere una birra, fumare una sigaretta chiacchierando di scemenze con gli amici", racconta J. Coen.


continua

20081025

oggi e per sempre

denaro gratis

la voce di oggi

stame

sostantivo maschile (plurale stami)

1 Tessile: la parte più fine, più lunga e più resistente del filato di lana, usata per tessuti di qualità // Filo dell'ordito o della trama // Mitologico: Lo stame della vita, il filo a cui sono leagti il destino e il corso della vita umana, che secondo il mito era filato dalle Parche, che avevano anche il potere di reciderlo

2 Botanica: l'organo maschile del fiore, costituito da filamento e antera

etimologia: dal latino stamen, neutro, da avvicinare a stare, "stare"

the big lebowski 1


Da D la Repubblica delle donne nr.618


Tutti freak come Lebowski


A dieci anni dall'uscita il film dei fratelli Coen in America è un vero fenomeno.Con feste ed eventi ad alto tasso trasgressivo: tra cocktail, politica e bowling

di Silvia Bizio

Will e Scott, i Dudes fondatori, erano 2 amici fricchettoni. S'annoiavano, nelle lunghe ore al loro banchetto, alle fiere di tatuaggi in Connecticut: così iniziarono a ripetere le battute di The Dude (Drugo nell'edizione italiana), il protagonista del Grande Lebowski (1998), film dei fratelli Coen che ha conquistato milioni di cinefili giocando con l'indolenza dello slacker californiano messo in scena alla grande da Jeff Bridges. Il film diventò fenomeno di culto, e più di un esercente americano si azzardò a proiettarlo, come Rocky Horror Picture Show, a mezzanotte. Risultato: sale gremite di fan che recitavano all'unisono le battute dei bizzarri personaggi dello pseudo "noir". Il primo a segnalare, nel 2001, Il grande Lebowski come "caso" è stato il critico Steve Palapoli, ora celebrato come co-fondatore del Lebowski Fest insieme a Scott e Will (amano chiamarsi solo così), i quali, rendendosi un giorno conto che i venditori dei banchetti intorno a loro si contorcevano dalle risate alle battute del film, si chiesero: "Se la gente si diverte così tanto a una fiera in cui vanno a farsi il piercing al sedere, perché non farne una in cui tutti quelli che amano il Dude possono divertirsi col loro mito in persona?". Era l'anno 2002 e così nacque a Louisville, Kentucky, la Woodstock dei Dude, atipico caso, tipicamente underground. Il festival si ripete da allora ogni anno in varie città degli States, e in settembre a San Francisco si sono celebrati i 10 anni dall'uscita del film. La kermesse, imperniata sul gioco del bowling, passatempo chiave nella storia, aveva poco da invidiare ai celebri raduni dei maniaci di Star Trek. Le espressioni dei personaggi, i gesti, gli indumenti (i pantaloni corti a scacchi, la vestaglia, la camicia hawaiana del Dude, il giubbotto militare di Walter, l'elmo visigoto, con le corna, di Maude, l'artista impersonata da Julianne Moore, erano meticolosamente ricreati dai disinibiti partecipanti, che si sono spinti al massimo nella carnevalesca "Stra-Lebowski", sempre a Frisco, club Mezzanine, una sorta di Notte Bianca del bowling, preceduta e seguita da sfilate, parate, quiz, concorsi a premi, dibattiti tutti a tema. Al festival vince chi è venuto da più lontano (quest'anno un automobilista dall'Alaska), che ha il miglior costume da Dude, quelli vestiti da battute del film (il soldato morto nel fango in Vietnam, la regina in mutande) o da Papa che si scusa dicendo che Gesù non è potuto venire quindi è venuto lui. Tra i partecipanti (ingresso da 10 a 15 dollari, da bere solo White Russian) venivano sorteggiate copie dell'edizione speciale del film: il doppio dvd, chiuso in una piccola palla da bowling, ospita riflessioni degli attori sul livello del "culto" dieci anni dopo.


continua

20081024

contadini & cucinieri

Non so perchè ho ricevuto questa e-mail, anche se me lo immagino, ma la pubblico volentieri. Quando ci capito ci andrò.
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Siamo a Bussolengo (VR)
Via Marmolada 54
Tel. 045/9450057
Aperta da pochi giorni, la Contadini & Cucinieri si presenta al pubblico mercoledì 29 ottobre 2008.
Contadini e cucinieri propone:
pietanze pronte bio, vegan e vegetariane
pane, frutta, verdura e alimenti freschi a filiera corta
prodotti e detersivi biologici
pranzi, rinfreschi, e buffet a domicilio
prodotti locali, rispettosi della terra e dell’acqua.
Ricette per il gusto e la salute, che ci preparano a un futuro a bassa energia.
Il laboratorio di cucina solidale è a disposizione di chiunque voglia assaggiare le specialità disponibili: lo sformato di patate, pomodori e olive, oppure la mezzaluna di pasta integrale alle verdure, o ancora il pasticcio di lasagne alle verdure miste, la farinata di ceci.
L’orario (provvisorio) è al mattino, dalle 9:00 alle 13:00, e al pomeriggio dalle 16:30 alle 20:00
Ogni tanto cercheremo di mandarvi la newsletter di Nuf-bio Contadini & Cucinieri, con le proposte culinarie e le novita’ del sito, ma per averla dovete per forza iscrivervi, inviando una mail a nuf-bio@nuf-bio.it
Nel caso il progetto vi piaccia cosi' tanto da diffonderlo ai vostri amici e parenti, siete pregati di inoltrare questo messaggio a chiunque desiderate. Ne saremo felici.

Belgio set 08 - 6


Bedlam in Belgium 6



Ci si sveglia tardi e dolcemente, oggi ancora di più perchè "si è fatto tardi". E si fa colazione con molta calma; ancora una bellissima giornata, per cui si conferma il piano che abbiamo pensato insieme a Dria e Sabien: andiamo verso il mare, poi sulla strada del ritorno passeremo da Bruges.


Partiamo che è quasi mezzogiorno, e l'autostrada è diritta e scorrevole. Dopo un po' però, vediamo che su un display sono segnalate code a 20 km. Mentre discutiamo se uscire o no, ci ritroviamo fermi in coda, appunto. E' normale, ed è la dimostrazione palese che, scusate la rima, tutto il mondo è paese. Il sabato e la domenica se è una bella giornata, si va al mare. Dovunque.


L'atmosfera rimane tranquilla, non abbiamo nient'altro da fare. La coda si risolve dopo un'oretta, e si riprende a macinare chilometri verso Ostenda, anche se non siamo diretti precisamente lì. Sabien ci porta dove andava al mare da piccola, a De Haan. Da Ostenda c'è pochissima distanza, e il paese è delizioso. E' talmente carino che fino a che non vedo il mare non mi sembra di essere in una località balneare. Parcheggiamo e ci compriamo un panino in una panetteria che fa angolo che credo non mi dimenticherò finchè vivrò, da tanto è carina, e piena di dolci. Ma un panino mi fa letteralmente vento, e, dopo che abbiamo attraversato i binari del trenino che fa un tratto di costa bello lungo, come mi spiega Sabien, visto ben due chioschi di frituur, mi ci fiondo. Naturalmente Andrea mi fa compagnia. Qualche altro centinaio di metri e siamo sulla spiaggia. Mi rendo conto che siamo praticamente sulla Manica: il paesaggio sembra quello che si vede nei film sulla Seconda Guerra Mondiale, tipo sbarco in Normandia, solo senza case distrutte. La spiaggia è lunghissima e larghissima, enorme, la marea alta, c'è un po' di venticello, io non mi metterei in costume, ma si sta benissimo. E infatti c'è il mondo. Ci godiamo il panorama, il sole e la bella giornata, mentre Matilde impazzisce perchè ci sono milardi di conchiglie. Rientriamo a malincuore. Facciamo la strada al contrario, ma prima di salire in macchina ci fermiamo ai tavoli esterni di un albergo e ci beviamo un caffè. Poi si riparte verso Bruges.

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Foto di Dria - Jumbolo riflette guardando il mare a De Haan

la voce di oggi

ricettacolo

antico recettacolo, sostantivo maschile

1 Luogo naturale o artificiale che può ricevere, contenere cose o persone: un ricettacolo sotterraneo; la parete del monte non offriva nessun ricettacolo

2 Estensivo: luogo di raccolta, rifugio: quel bar è il ricettacolo di molti studenti; quella sporcizia è un ricettacolo di germi e infezioni; figurato un uomo che è il ricettacolo di tutti i vizi

sinonimo: rifugio

3 Botanico: parte alla base del fiore in cui sono inseriti i vari organi florali

sinonimo: talamo

etimologia: dal latino receptaculu(m), derivato di receptare, "ricettare"

playlist - nel mio lettore mp3

Album

AC/DC - Higway To Hell
Fratelli Calafuria - Senza Titolo
Garbo - Come il vetro
Hayes Carll - Trouble In Mind
I Ministri - I soldi sono finiti
Kings Of Leon - Only By The Night
Los Natas - El universo perdido
Marta Sui Tubi - Sushi & coca
Moltheni - I segreti del corallo
Raf - Metamorfosi
Stonerider - Three Legs Of Trouble
Vinicio Capossela - Da solo

Canzoni

A Fine Frenzy - Almost Lover
Bersuit Vergarabat - El Tiempo No Para (en vivo)
Cristina Donà - How Deep Is Your Love
Garbo - A Berlino...va bene
John Waite & Alison Krauss - Missing You 2007
N.E.R.D. - My Drive Thru (feat. Santogold & Julian Casablancas)
Puddle Of Mudd - We Don't Have To Look Back Now
Ricardo Arjona - Quiero
Santana feat. Everlast - Put Your Lights On

Chiavetta 4 gb
varie

AC/DC - Back In Black
Basia Bulat - Oh My Darling
Beatrice Antolini - A due
Everlast - Love, War And The Ghost Of Whitey Ford
Le luci della centrale elettrica - Canzoni da spiaggia deturpata
Michael Franti & Spearhead - All Rebel Rockers
Moltheni - Live @ Indhastria 2000
Santogold - Omonimo 2008
The Hellacopters - Discografia completa
Vinicio Capossela - Nel niente sotto il sole

non si esce vivi dagli anni '80? parte 5

la quarta parte, ieri

CRAXI E IL PENTAPARTITO
In Italia, per la prima volta dal 1948, nel 1982 la presidenza del Consiglio viene affidata a un partito diverso dalla Dc: il Pri, con Spadolini. L'anno dopo comincia il periodo Craxi e del pentapartito, alleanza di cinque formazioni, mentre il Pci arretra. Nella seconda metà del decennio nascono partiti a carattere neolocalista, tra cui la Lega lombarda. Bollata inizialmente come fenomeno folcloristico, nel 1989 si fonde con altre formazioni simili, dando vita alla Lega nord. Benché l'inizio del decennio registri gli ultimi colpi di coda dello stragismo degli anni di piombo, lo Stato riesce a vincere la sfida del terrorismo, neutralizzando le Brigate rosse. Ma subisce attacchi sempre più pesanti da parte della mafia, che sfida il potere centrale con attentati a importanti funzionari dello Stato. Al contempo si consolida un diffuso sistema clientelare. Sono gli anni della corruzione e della contiguità tra economia e politica, che consolidano un sistema affaristico che disperde risorse e porterà a Tangentopoli. Gli anni di fango, li chiamerà Indro Montanelli, in un celebre saggio.

LA RIPRESA ECONOMICA E IL MADE IN ITALY
La ripresa economica, specie a partire dalla metà del decennio, è lampante. È il successo del Made in Italy: lo stile italiano piace e le esportazioni registrano una crescita considerevole. È il periodo d'oro delle piccole imprese, in grado di adattarsi velocemente alle nicchie di mercato. Il numero degli impiegati nell'industria diminuisce progressivamente, mentre si espande il terziario.

LA TECNOLOGIA
La domanda di beni materiali è in espansione: il benessere diffonde un'euforia di consumi, e la novità è l'avanzata di quelli edonistici e del divertimento. L'industria dell'intrattenimento crea la mercificazione del tempo libero: oltre alla tv, diventano popolari oggetti come le audio e videocassette e i walkman. L'informatica di massa è ancora agli albori, ma si diffondono il Commodore 64 e i primi videogiochi, come Pac-Man e Donkey Kong.

LE TV COMMERCIALI
Nel 1980, dalla fusione di cinque piccole emittenti locali, nasce Canale 5, rete televisiva di proprietà di Silvio Berlusconi. Nell'83 e nell'84 il gruppo Fininvest ingloba Rete Quattro e Italia Uno. Sincronizzando varie emittenti locali, il gruppo riesce a trasmettere su scala nazionale, aggirando la sentenza della Corte costituzionale che, dichiarando l'etere risorsa pubblica, assegnava le frequenze nazionali al solo servizio pubblico. Un paio di decreti fatti approvare in tutta fretta da Craxi neutralizzano le sentenze che oscuravano le trasmissioni Fininvest in alcune città. Infine la legge Mammì sull'emittenza pubblica e privata, del 1988, fotografa la realtà già esistente e legittima lo status quo televisivo. La tv diventa il passatempo preferito degli italiani e padrona del tempo libero. In Rai, già lottizzata tra i partiti politici, non si trova altra strategia di sopravvivenza che adeguarsi alla programmazione della tv commerciale.

LA SOCIETÀ
La cura del look è imprescindibile, adattarsi al gusto dominante pure. Esemplare la moda dei "paninari", che veste i ragazzi con giubbini rigonfi e pantaloni troppo corti. Sempre più donne lavorano fuori casa, mentre i giovani rimangono dai genitori sempre più a lungo. Nel decennio del divertimento e dell'abbondanza esplode anche il problema delle periferie urbane, spesso degradate, teatro ideale per la diffusione dell'eroina, rovina di migliaia di giovani. Nel 1981 viene isolato per la prima volta il virus dell'Hiv, responsabile dell'Aids, malattia che si diffonde velocemente. "La peste del Novecento" la chiamano: accentua la frenesia edonista del vivere, e il meglio possibile, il presente.

di Gina Pavone

20081023

in soldoni


C'è chi ha Alan Friedman, chi Sarah Varetto. Noi abbiamo Maurino, quello che recita in teatro con la t-shirt dei Kiss ma lavora in banca. Che poi, la Varetto non è nemmeno male, ma guardate che Maurino è un bell'uomo eh. Detto questo, Mau ci ha già dato delle delucidazioni in passato, sui subprime (anche qui) e ha un blog dove non parla di economia.

Dopo uno scambio di battute con un altro amico, Matteo, ecco che in me scatta la voglia di rompere i coglioni, e parte la domanda via e-mail "al" Maurino.

Mi spieghi il significato di "derivati"?

Al che, nonostante stia lavorando, Mau inizia a rispondere, e chiede se "non sarebbe carino chiamare questa rubrica 'In Soldoni'?", perchè "diamo giusto le coordinate, ecco, non di più. Anche perchè spiegare cosa sia uno strumento derivato nel numero di righe sopportabile da un internauta è impossibile per me!!". Accontentato.

E poi comincia la risposta, articolata, che cominciamo col pubblicare; se nei prossimi giorni uscirà qualche domanda interessante, e Maurino avrà la forza e la pazienza di rispondere, continueremo a pubblicare.

I derivati non sono altro che titoli. Cosa sono i titoli? E qui vi voglio, i titoli non sono altro che obbligazioni e azioni.
Forse bisognerebbe spiegare prima in cosa differiscono obbligazioni e azioni allora.

Acquistando un'obbligazione, tu hai un credito nei confronti dell'azienda che a una data scadenza ti restituirà il prestito (detto appunto prestito obbligazionario), mentre gli interessi verranno "spalmati" a scadenze, le cosiddette cedole (sono quelle che ha il prudente Maurino). Sapete come si chiamano in inglese le obbligazioni? Il mio nome è Bond... James Bond....

Con un'azione invece acquisti una quota del capitale della società e in base all'andamento vinci o perdi.

Tutto ciò a linee grandi e grosse come le galassie, ma si può già intravedere un abbozzo di schema.
I derivati sono la grande famiglia dei titoli, insomma.

Perchè se ne parla tanto? Perchè di strumenti derivati ce ne sono a bizzeffe e ognuno fatto a suo modo. Per ogni tipologia di risparmiatori esiste, insomma, un mezzo per stare sul mercato.
I derivati sono i mezzi.

Intanto ti segnalo questo signore qua .

Per comprendere con esattezza sarebbe preferibile analizzare le tipologie di derivato. Opzione, swap, future. Diversi approcci all'investimento.
Con questi mezzi tu hai la possibilità, o l'obbligo, di vendere o comprare i titoli dal tuo portafoglio, ad esempio. O organizzare scambi tra i portafogli...insomma, andrebbero visti caso per caso.
Nella foto, Alan Friedman imitato da Maurizio Crozza

piacere di conoscervi


All'inizio non ci volevo credere. Guardate che cosa noi italiani li abbiamo costretti a fare. Una campagna pubblicitaria per spiegare che i rumeni sono "anche" brava gente.
http://romaniapiacerediconoscerti.it/

C'è bisogno che ve lo spieghi? Non so....io credo solo che, come italiani, ci dovremmo vergognare. Poi, può darsi che mi sbagli...

unità


Prendetela come volete, io credo proprio che domani comprerò l'Unità. Perchè nonostante le polemiche che hanno accompagnato il cambio del direttore, che non ho seguito prima di tutto perchè la notizia è trapelata mentre ero in Argentina, dopo di che ho sentito qualcosa in proposito ma molto di sfuggita, non me ne sono interessato perchè il giornale non mi piaceva più da tempo, e quindi ho capito che era stato licenziato Padellaro ma non ho capito che il nuovo direttore era Concita De Gregorio. Avevo solo capito che il nuovo direttore era una donna.



Non so come è potuto succedere quel che è successo, una clamorosa gaffe di Concita stessa, quando ha rivelato in un'intervista che sarebbe stata la prossima direttrice, prima che ci fossero le condizioni. Non lo so, e certo questo non ha giovato alla sua immagine né a quella del giornale che ancora doveva nascere. Le battute si sono sprecate. Però, siccome le cose che scrive Concita mi piacciono, e siccome è livornese, proverò il giornale. Per l'ennesima volta. Non me ne vogliate.

kossiga boia


Chi ancora avesse dei dubbi sulla salute mentale dell'emerito ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, si legga questa fantastica intervista rilasciata al gruppo Il Giorno/Il Resto del Carlino/La Nazione, che appare sia qui che qui, tanto per far vedere che non è che l'abbia ripresa un "organo" di sinistra estrema.


Da questa intervista si evincerà quindi che Cossiga è sanissimo, e che sotto a qualsiasi "fattaccio" c'è una regia.


Qualcuno si ricorda del G8 di Genova?
Grazie all'amico Filippo per il suggerimento.

meraviglioso


Solo a Silvio riescono certe cose.


Da Repubblica on-line:


- Berlusconi: "Giornali non dicono verità, mai pensato alla polizia"
"Non ho mai detto né pensato che servisse mandare la polizia nelle scuole. I titoli dei giornali che ho potuto scorrere sono lontani dalla realtà". Così il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, da Pechino torna sulle polemiche suscitate dalle sue parole di ieri.


Chiunque abbia visto ieri la conferenza stampa con Berlusconi e Gelmini ha capito benissimo cosa intendeva il premier, che tra l'altro è stato molto chiaro (nota di Jumbolo)


- Bergamo, Forza Nuova in piazza con la sinistra
A Bergamo si realizza l'unità tra sinistra e destra. Lo annuncia Forza Nuova in un comunicato dove afferma che "per una volta il Movimento studentesco e Lotta studentesca, l'associazione studentesca legata a Forza Nuova, si stringono la mano per manifestare uniti contro la riforma Gelmini. Preso atto delle intenzioni del presidente Berlusconi di reprimere con la forza la popolare insurrezione contro la riforma Gelmini, Lotta Studentesca sarà in prima linea per combattere insieme agli studenti di sinistra per il futuro di noi giovani. Noi difenderemo con le unghie e con i denti la natura pubblica della scuola. Riteniamo, infatti, che in epoca di crisi economica gli investimenti debbano essere fatti principalmente sui giovani".

la voce di oggi

fanerogame

sostantivo femminile plurale

Botanica: gruppo di piante dotate di organi riproduttori visibili e differenziati, raccolti in un fiore // Sinonimo: spermatofite

non si esce vivi dagli anni '80? parte 4

la terza parte, ieri

Riassunto

Momenti chiave

IL DISIMPEGNO
Con le spalline o la fusciacca alla vita, le maniche a pipistrello e i pantaloni aderentissimi. Sono gli anni delle tv commerciali, del consumismo spensierato e dell'individualismo, contrapposto allo spirito solidaristico dei Settanta. È il "riflusso": un'ondata contraria a quella precedente: dalle lotte sindacali al rampantismo yuppy, dall'attivismo al divertimento spensierato.

LA MARCIA DEI 40MILA
Un episodio chiave apre il decennio e ne detta il corso: la "marcia dei 40mila" alla Fiat, che segna il rovesciamento dei rapporti di forza. Il 14 ottobre 1980, dopo uno sciopero a oltranza che durava da 35 giorni indetto contro il piano di licenziamenti, i colletti bianchi, impiegati e quadri, ma anche una parte degli operai e semplici cittadini, marciano contro i picchetti che impediscono loro di entrare a lavorare. È la sconfitta del sindacato e delle lotte operaie.

REAGAN, LA THATCHER, I COMUNISTI E IL MURO
A livello internazionale, in politica prevalgono governi di destra con programmi all'insegna del liberismo antistatalista e antifiscale: sono gli anni di Margaret Thatcher in Inghilterra e Ronald Reagan negli Stati Uniti, fautori del ridimensionamento della spesa pubblica e delle tasse. La Lady di ferro, al potere dal 1979 al 1990, realizza una serie di privatizzazioni di aziende pubbliche e lancia un duro attacco contro il sindacato. Reagan aggiunge alla ricetta un tocco di orgoglio nazionalista. Nell'Europa dell'Est, il regime comunista entra in una fase di profonda crisi, economica ma anche politica, determinandone il crollo. In Polonia nasce e si afferma il sindacato autonomo di Solidarnosc, presto messo fuori legge. Nel 1985 nell'Urss comincia l'era Gorbaciov, fautore della perestrojka, programma di riforme in ambito economico che muove i primi passi verso la liberalizzazione e l'economia di mercato, e di glasnost, l'avvio di un certo dibattito politico e culturale impensabile fino ad allora. Queste aperture portano, il 9 novembre 1989, alla caduta del muro di Berlino: il decennio termina chiudendosi dietro la Guerra fredda e la politica dei blocchi.

continua

20081022

la voce di oggi

pistillo

sostantivo maschile

Botanica: organo femminile del fiore, di forma normalmente sottile e allungata, costituito dall'ovario, dallo stilo e dallo stimma

etimologia: dal latino pistillu(m), "pestello"; per la forma

Vicky e Cristina in vacanza a Barcellona


Vicky Cristina Barcelona - di Woody Allen 2008




Giudizio sintetico: si può perdere. Però c'è una luce in fondo al tunnel.




Vicky e Cristina, statunitensi, sono due amicone per la pelle, completamente diverse l'una dall'altra, soprattutto per come intendono le relazioni con gli uomini. Infatti, Vicky sta per sposarsi con un ragazzo carino, adorabile e insignificante, Cristina lascia i suoi fidanzati continuamente e aspetta ancora l'amore che la faccia soffrire ma anche ardere di passione. Dato che Vicky sta lavorando ad un master in cultura catalana, e grazie ad una coppia di amici dei suoi genitori, le due riescono a scroccare, all'ultimissimo momento, un estate praticamente gratis a Barcellona.


Qui, dopo pochi giorni, conoscono Juan Antonio, un pittore spagnolo che come primo approccio le invita a passare un weekend con lui ad Oviedo e ad andare entrambe a letto con lui. Nonostante ciò, Juan Antonio è ancora legato a doppio filo alla sua ex moglie Maria Elena...



Come prima cosa, penso che nessuno prima d'ora sia riuscito a fotografare una città splendida quale è Barcellona peggio di Allen (o meglio, del suo direttore della fotografia); forse qualche tifoso del Liverpool (molto) ubriaco e con la macchina fotografica digitale. Detto questo, il film, l'ennesimo film deludente dell'ex vate del cinema divertente ma intelligente, è poco emozionante, per niente coinvolgente, piuttosto piatto, sicuramente appiattito sia dalla fotografia, come detto prima, sia dal doppiaggio (ci sono dei monenti, per esempio, in cui Bardem - Juan Antonio - e la Cruz - Maria Elena - parlano tra loro in spagnolo e sono sottotitolati, e ti accorgi che l'atmosfera cambia), la storia è piuttosto inverosimile anche se pruriginosa, e nonostante questo prevedibile.

L'abuso della voce fuori campo acuisce la sensazione di pesantezza, le recitazioni non sono niente di che.

Un film freddo, freddissimo. Non che i film di Allen siano mai stati viscerali, ma qui siamo ad un livello francamente inaccettabile. La prima parte è da buttare, la seconda un pochino meglio. Diciamo che se ne può fare tranquillamente a meno, ma rispetto agli ultimi film lascia intravedere qualche segnale positivo. Certo è che se voleva essere una riflessione sull'amore, Allen stesso ha fatto molto di meglio in passato. Probabilmente non voleva essere pessimista, e lo ha impostato cosi. Ma, a mio giudizio, il film non fa nè ridere nè piangere, e questo alla fine è un limite per un film, soprattutto di Allen. E non fa neppure troppo riflettere, visto che il giorno dopo te lo sei completamente dimenticato.



Aggiungerei pure che la visione di americani (statunitensi) ed europei è stereotipata in modo assurdo. Impossibile credere che una persona colta e che ha vissuto molto fuori dagli USA, possa "vedere" gli europei ancora in questa maniera così romantica, rispetto agli statunitensi. Forse un gesto di stima, forse solo un'iperbole per criticare i suoi concittadini.


Forza Woody, credici ancora.




non si esce vivi dagli anni '80? parte 3

la seconda parte, ieri

Anche se tv commerciale e liberalismo si sono definitivamente imposti a partire dal declino del comunismo - il film Good-bye Lenin lo chiarisce meglio di tanti volumi -, il liberalismo non concerne solo la libertà d'espressione, bensì una sfera più ampia di libertà (libertà di associazione, di coscienza, di professione, di religione, di sessualità), in cui lo Stato non deve intervenire, se non per prevenire gli eventuali danni che l'individuo può recare esercitando le proprie libertà. Non bisogna tuttavia dimenticare che, lungi dall'essere una dottrina contemporanea, il liberalismo emerge nel Seicento e vede nella tolleranza l'unica possibile alternativa alle guerre di religione: ovvio che, se nella sfera religiosa lo Stato non può imporre alcuna fede comune, e quindi Stato e Chiesa devono essere separati, lo stesso giunge presto a valere in altre sfere. In che misura siamo oggi liberalisti è facile da stabilire, perlomeno in Italia: Stato e Chiesa non sono effettivamente separati; lo Stato limita le nostre libertà individuali ben più di quanto qualsiasi dottrina liberalista sarebbe disposta a concedere; e, infine, non saranno più quelle tra protestanti e cattolici, ma le guerre di religione permangono e vengono fomentate anche da coloro che credono di praticare politiche di stampo liberalista: dove è finita la tolleranza, invocata da John Locke? Non ci rimane che distinguere la dottrina liberalista dall'ideologia liberalista: mentre la prima appartiene alla filosofia, si è sviluppata grazie a una serie di argomentazioni e contro argomentazioni circa i fondamenti e la fattibilità del liberalismo, insiste sui diritti individuali, sulle libertà (seppur non prive di sani limiti) del singolo, sulla parità delle opportunità, e, quindi, in quanto dottrina filosofica è una teoria che, se presenta delle falle, può e deve essere migliorata, la seconda, proprio negli anni Ottanta, si è tradotta sul piano pratico in un pretesto bello e buono per accreditare alcune forme di capitalismo contemporaneo in cui si glorifica esclusivamente una competitività che privilegia il profitto dovuto alle speculazioni. Rimane un'ideologia applicata che, al pari di ogni altra ideologia, è fitta di dogmi di cui non ci si riesce a sbarazzare, e in cui non vi è posto per l'etica che mira al bene comune. Forse l'attuale crollo dei mercati finirà con il reclamare a gran voce il bene comune; forse, invece, finirà solo con l'accrescere il divario tra ricchi e poveri, e l'edonismo non si spegnerà, ma rimarrà un lusso per pochissimi. Se il crollo si debba agli anni Ottanta tocca agli economisti stabilirlo; sappiamo però che esso è ideologicamente radicato in quegli anni.

Nicla Vassallo è Professore ordinario di Filosofia teoretica all'università di Genova

20081021

la voce di oggi

carpello

sostantivo maschile

Botanica: foglia che nasce nel ricettacolo del fiore dopo gli stami, e produce, per metamorfosi, l'ovulo.

etimologia: dal francese carpelle, che è dal greco karpós, "frutto"

scuole


Grazie all'amico Guido, genitore.


[...] «Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, a impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. E allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A ’quelle’ scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi, ve l’ho già detto; rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico! Quest’ultimo è il metodo più pericoloso, la fase più pericolosa di tutta l’operazione [...].Questo dunque è il punto, è il punto più pericoloso del metodo. Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito». [...]


Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III Congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale (ADSN), Roma 11 febbraio 1950.

non si esce vivi dagli anni '80? parte 2

la prima parte, ieri

Una cieca esaltazione e adorazione del denaro, dei mercati, della Borsa, congiunta a una fede, altrettanto cieca, nella giustizia dell'ingiustizia, della furbizia, della provocazione, del successo a ogni costo si è diffusa rapidamente nella cultura, trasformandola in cultura spazzatura, comunque in una cultura usa-e-getta, in cui non c'è posto per l'etica del limite (inclusa l'etica dei propri limiti) e in cui difatti ogni sorta di volgarità (spettacolare, drammatica, strumentale, pur sempre gratuita) oltrepassa sempre ogni limite. Figlia naturale di ciò è chiaramente la televisione commerciale, parte ormai integrante della nostra cultura in senso lato, dato che l'industria dell'ignoranza è penetrata nelle nostre vite quotidiane, con toni peraltro ingordi, minacciosi, orwelliani - e pensare che 1984 è uscito nel 1949 e che George Orwell avrebbe trovato qualche difficoltà a credere che "Il Grande Fratello" si sarebbe trasformato in una trasmissione di successo. Questa nostra televisione ci offre raramente cultura nel vero e proprio senso del termine: non mi riferisco alla cultura "alta", coltivata ormai solo dai pochi e veri intellettuali sopravvissuti; piuttosto a quella cultura di base che trasmette conoscenze, educazione, valori, conferendo competenze, significati e scopi all'esistenza di ognuno di noi.Proprio come nella caverna di Platone possiamo vedere solo ombre che pensiamo rappresentino l'unica realtà, siamo oggi incatenati alla televisione e crediamo realtà quanto vi viene trasmesso. Ciò che è percepito come reale si sostituisce al reale, la fiction si sostituisce alla realtà, l'illusione si sostituisce al fatto: a permanere sono solo tanti reality show, in cui gli spettatori vivono da protagonisti consenzienti, o addirittura ignari. Era sostanzialmente questo il pericolo che Sir Karl Popper individuava nella televisione irresponsabile, manipolatrice, incapace di educare, anche se la sua tv presentava caratteristiche senz'altro meno villane e triviali di quella presente. Se è contraddittorio per un liberale come Popper affermare la necessità di porre limiti alla libertà d'espressione? Affatto. Ogni libertà necessita di venir contenuta, ha replicato Popper: così come in città non posso circolare in auto a 200 km all'ora perché, se investo qualcuno, gli procuro un danno fisico, così non posso dire quel che mi pare (per esempio, spacciare illusioni per fatti), perché danneggio epistemicamente chi mi ascolta.

continua

20081020

vita e corallo


Si, va bene, siamo d'accordo: Moltheni, già da qualche anno, fa sempre lo stesso disco. Addirittura, su questo nuovo lavoro, ripropone In Porpora e una delle mie canzoni preferite, Suprema, entrambe originariamente su Splendore Terrore di tre anni fa (ovviamente con due versioni differenti da quelle del 2005); però a me piace, ha sempre stile, dei testi a volte ermetici e a volte talmente ironici da risultare incomprensibili e, per questo, belli a prescindere.

Ma ascoltate il pezzo di apertura Vita rubina.

Vi rapisce. Giuro.


Moltheni - I segreti del corallo

la voce di oggi

gineceo

sostantivo maschile (plurale ginecèi)

1 Botanica: apparato femminile delle piante Fanerogame, formato da una o più carpelli che possono costituire uno o più pistilli

2 Storia: nell'antica Grecia, parte più interna della casa, destinata alle donne // scherzoso: ambiente in cui si trovano molte donne riunite

etimologia: dal latino gynaeceu(m), che è dal greco gynaikeion, derivato di gyné, gynaikós, "donna"

non si esce vivi dagli anni '80? parte 1

Da D la Repubblica delle donne nr.618

Sono gli anni che hanno spazzato via il comunismo. Che ci hanno dato benessere e frivolezza. Cosa ne resta? Grande avidità. Intolleranza. E una fede cieca nella furbizia

di Nicla Vassallo

Sono stati anni esagerati, intemperanti, trasgressivi, liberi, che hanno raggiunto il loro culmine nel 1989 con la caduta eclatante del Muro, identificata dai più con la caduta perpetua di ogni muro. Materialmente a frantumarsi era invece solo quello di Berlino. Altri agghiaccianti muri materiali sarebbero stati innalzati da lì a poco, con ogni sorta di pretesto, mentre molti steccati paradigmatici e reali, sebbene incorporei, sono lungi dal cadere. Siamo abituati ai revival. Dopo quello degli anni Sessanta e Settanta, assistiamo ora nella cultura, nella moda e nella musica al ritorno degli anni Ottanta. Ma mentre è stata offerta più di una valutazione degli anni Sessanta e Settanta, specie attraverso l'analisi del '68 e del '77, sugli anni Ottanta non è facile trovare considerazioni capaci di aspirare a una qualche oggettività. Sebbene festeggiassimo, non ci mancavano gli elementi per subodorare che ci avrebbero lasciato con parecchie illusioni e delusioni. Il thatcherismo avrà anche ringiovanito l'economia, ma insieme all'edonismo reaganiano ha creato un Ivan Boesky, l'emblema dell'operatore di Borsa, capace di esaltare gli aspetti positivi dell'avidità e della cupidigia a tal punto che, non durante quattro chiacchiere al bar, ma all'università di Berkeley, California, nel 1986 afferma: "L'avidità è sana. Puoi essere avido e comunque sentirti in pace con te stesso". Nello stesso periodo avremmo senz'altro dovuto prestare più attenzione a uno scambio di battute di Ritorno al futuro, il film di Robert Zemeckis: Doc Brown: "Dimmi, ragazzo del futuro, chi è il Presidente degli Usa nel 1985?"; Marty McFly: "Ronald Reagan"; Giovane Emmett Brown: "Ronald Reagan? L'attore? Eh! E il vicepresidente chi è? Jerry Lewis? Suppongo che Marilyn Monroe sia la First Lady... e John Wayne il ministro della Guerra". Potevamo forse immaginare che da lì a poco parecchi politici si sarebbero atteggiati a comici, che molti comici avrebbero iniziato a discettare di politica, che la First Lady francese sarebbe stata un'ex top model? È che forse thatcherismo ed edonismo reaganiano ci sembravano controbilanciati da Mikhail Gorbaciov, in cui confidavamo più del necessario, anche perché non ci saremmo mai figurati che il destino gli avrebbe riservato una fulgida carriera da "testimonial".

continua

20081019

io e i Metallica - capitolo 11




Mi rendo conto oggi, nel 2008, quanto sia difficile raccontare dell'uscita del Black Album nel 1991. E' innegabile che il disco omonimo, che solo dopo prese il nome Black Album per comodità, come in uno slancio di intimità con la band, che ormai i fans sentivano propria, suscitò non poche polemiche e innumerevoli perplessità. Alla luce degli anni, e col senno di poi, come si suol dire, la grandezza di questo disco appare in tutta la sua nitidezza. Impossibile quindi, come detto prima, raccontare obiettivamente, ma ci proverò.

Come già detto, era estate piena. Ci si accinge all'ascolto per la prima volta da supporto compact disc: anche per me, nei 3 anni dal 1988 al 1991, erano cambiate molte cose. Il disco si presenta elegante, tutto nero con disegni grigi appena accennati, un serpente, come fosse un tatuaggio, e il logo, Metallica, ormai stra-famoso. Apre un arpeggio, quello di Enter Sandman, che sfocia in un riff al solito granitico, con un intro tambureggiante che a sua volta va a finire in un mid-tempo. E' un pezzo strano, non ci siamo abituati. Non convince al primo ascolto. Pian piano, conquista e si fa tormentone. Uscirà addirittura come singolo, e lo sentiremo nei posti più impensati, lo conosceranno persone che non ci immaginavamo. Se penso, negli anni, da quante chitarre ho sentito uscire quel riff, mi stupisco ancora oggi. Qualsiasi band, anche mediamente famosa, conosce quel pezzo. Profetico.

Sad But True, dal titolo pessimista, inizia lentissima, e dal vivo lo sarà ancor di più, ad amplificare la sensazione sincopata e la potenza del riff, si presenta da subito come un rullo compressore. Armonici vagamente arabeggianti introducono il ritornello, che sposa melodia a ruvidezza. James canta come non è mai riuscito a fare. Si fantastica di lezioni serie di canto. Il drumming di Lars, che non ha mai brillato per precisione, è perfetto. L'assolo di Kirk è affascinante, ma riconoscibile.

Holier Than Thou, che ci fa perfino conoscere un arcaismo della lingua inglese, è un bel pezzo che arriva subito, ma ha quella "leggerezza" che molti fans non perdonano. Il bridge prima dell'assolo arriva direttamente dal groove di And Justice For All, inteso come album e sessions; dopo l'assolo, forse per la prima volta, si sente che Jason è nella band.

La traccia 4 è e rimarrà sconvolgente, oltre che nella storia. Si intitola The Unforgiven, come un film di John Houston del 1960 e anticipa l'omonimo (in italiano Gli spietati) film di Eastwood. L'intro richiama atmosfere western, manco a farlo apposta. E' una ballad in piena regola, niente a che vedere con quello che era stata Fade To Black. Un altro "passo" che, appunto, sconvolge i fans. Ma il pezzo è fantastico, da qualsiasi punto di vista e di ascolto. Dopo l'intro, le chitarre travolgono potentissime, la batteria scandisce e punteggia, il cantato di James è ancora sugli scudi, passando dal ringhio della strofa alle delicatezze quasi sussurrate del ritornello. Una prova grandiosa, che segna definitivamente l'ingresso dei Metallica nell'Olimpo del rock. La loro Stairway To Heaven, modernissima (ancora oggi).

Le chitarre arabeggianti, così come in Sad But True, introducono Wherever I May Roam, un pezzo che parte lento ed accellera durante l'intro, con controtempi e rallentamenti vari. Intrigante, con una bellissima apertura melodica "troncata" nel ritornello (risulterà "completo" solo nel finale), altro topico che richiama alcuni pezzi di And Justice For All. Come i pezzi di Justice, questo è complesso e lungo, ma si sente maggiormente il basso di Jason. Risulterà il loro "preferito" dal vivo.

I pezzi seguenti, Don't Tread On Me e Through The Never risultano i meno riusciti dell'album. Nonostante ciò, non sono completamente da buttare, e l'iniziale citazione di America da West Side Story nel primo pezzo incuriosisce e invoglia l'ascolto. Forse un po' troppo "pop" ma complessa comunque, nonostante i "soli" 4 minuti di durata, Don't Tread On Me non verrà mai eseguita live e James la indicherà come una delle sue "sfavorite". Through The Never è meno complessa, anche se molto "Metallica", ma è decisamente un pezzo anonimo.

Ecco però che arriviamo alla traccia 8, dal titolo Nothing Else Matters. Si vociferava da tempo, molto prima dell'uscita dell'album, su questa traccia. Ancora più "morbida" di The Unforgiven, Nothing Else Matters è non solo una ballad, ma addirittura un pezzo romantico. James canta "never opened myself this way", "non mi sono mai aperto così", e forse è la verità. C'è un'orchestra che fa da tappeto al pezzo. Se prima eravamo sconvolti, adesso siamo basiti. C'è da riconsiderare tutto. E ci vorrà del tempo.

Eppure, al momento dell'assolo, le chitarre salgono e James si lascia andare un classico "yeah yeah" per lanciarlo. Nothing Else Matters, ancora col senno di poi, ha spostato di molto le barriere dell'heavy metal.

Of Wolf And Man è una scarica di adrenalina, ma come la quasi totalità dell'album, parte selvaggia e conserva un rifferama notevole, ma rimane controllatissima a livello di velocità.

The God That Failed è un altro pezzo alla Metallica, ma ancora una volta un mid-tempo. Ancora una volta, grande lavoro di chitarre, batteria e basso, voce e cori. Nonostante tutto, anche questa coppia di pezzi non rimarrà nella storia.

My Friend Of Misery invece è un pezzo forse sottovalutato, ma molto interessante. Siamo su tempi ancora più lenti, con una intro di basso particolare che porta al tempo dispari ancora prima di quanto ci si immagini, molta melodia diffusa, mood cupo nella strofa e apertura quasi "solare" nel ritornello; bello lo stop centrale che porta lentamente all'assolo, composto di due parti. Grande lavoro di tutti gli strumenti, testo adeguato. Tra i migliori pezzi del disco.

Chiude The Struggle Within, ed è per l'ennesima volta una chiusura speed-metal degna dei suoi predecessori Damage Inc. e Dyers Eve, anche se, nel rispetto delle "velocità ridotte" dell'intero disco, il pezzo è, passatemi il termine, finto-veloce, almeno per gli standard di una band che, agli inizi, era famosa per suonare pezzi velocissimi e, dal vivo, rifarli ancora più veloci. Qui potremmo aprire però una nota interessante: nel corso degli anni, soprattutto live, i Metallica hanno rallentato le esecuzioni e hanno ridotto gli errori. Segno di maturità.


A prescindere dalle impressioni dell'epoca sul Black Album, i Metallica mettono a segno un disco di poco inferiore al loro capolavoro Master Of Puppets, ma raggiungono un suono formidabile a livello di potenza; la produzione di Bob Rock, coadiuvato da Lars e James, è chiaramente orientata ad incanalare la potenza di fuoco della band in canoni più "vendibili", ma così facendo, il trio riscrive le regole e crea un genere. Una sorta di compromesso tra thrash metal e hard rock radiofonico. Ci sono abbastanza canzoni "giuste" per avere un airplay e per entrare in case dove non erano mai entrati. I fans di vecchia data o si rassegnano, o si rivolgono ad altri lidi.


Personalmente, prendo atto. I tempi stanno cambiando, e c'è un sacco di musica interessante che mi "dice" che non c'è solo il metal o i Metallica. Questo mi fa capire che la strada intrapresa dai Four Horsemen è lecita e va rispettata. Apprezzo molto di più le band che si sforzano di cambiare di disco in disco, ed andare oltre la complessità di Justice avrebbe probabilmente portato ad un insopportabile prog-metal. In questo nuovo disco, invece, i Metallica hanno accorciato i pezzi e hanno provato a mantenere la stessa complessità, andando contemporaneamente a ricercare più melodia. Una semplicità solo in superficie. Nel contempo, il posto di "band preferita" nel mio cuore è adesso conteso. Altre band mi toccano il cuore e la pancia, oltre al cervello. Ma la varietà è cultura.

Per cui, avanti verso settembre: il giorno 14 li vedremo live ancora una volta, col materiale "fresco". L'edizione italiana del Monsters Of Rock ci aspetta all'arena del Festival de l'Unità di Modena. I Metallica non saranno gli headliner: dopo di loro suoneranno gli immortali australiani AC/DC. Prima di loro, i Queensryche, i Black Crowes e gli italiani Negazione, da me amatissimi.

Dal paesello stiamo già organizzando le macchine.
continua

playlist-nel lettore mp3

Album

Chiara Civello - The Space Between
Fratelli Calafuria - Senza Titolo
Garbo - Come il vetro
Hayes Carll - Trouble In Mind
I Ministri - I soldi sono finiti
Kings Of Leon - Only By The Night
Marta Sui Tubi - Sushi & coca
Metallica - Black Album
Moltheni - I segreti del corallo
Vinicio Capossela - Da solo
Yael Naim - In A Man's Womb

Canzoni

A Fine Frenzy - Almost Lover
Bersuit Vergarabat - El Tiempo No Para (en vivo)
Cristina Donà - How Deep Is Your Love
Garbo - A Berlino...va bene
John Waite & Alison Krauss - Missing You 2007
N.E.R.D. - My Drive Thru (feat. Santogold & Julian Casablancas)
Puddle Of Mudd - We Don't Have To Look Back Now
Ricardo Arjona - Quiero
Santana feat. Everlast - Put Your Lights On

i dischi di oggi

kings of leon-only by the night il nuovo dei kings è bello. bello .bello.
the sleepy jackson-lovers da ascoltare ogni tanto perchè è sempre fresco e frizzante
roberto ciotti-bluesman 1979 io avevo due anni. lacrime e sudore

la voce di oggi

giuggiola

sostantivo femminile

1 Botanico: frutto del giuggiolo // Figurato Andare in brodo di giuggiole, andare in sollucchero, gongolare di felicità

2 Pasticca dolce fatta con decotto di giuggiole, usata un tempo contro la tosse

3 Figurato: sciocchezza, inezia // Diminutivi: giuggiolétta; giuggiolìna / (Accrescitivo: giuggiolóna; -> giuggiolóne maschile)

etimologia: Derivato di giùggiolo

doug


Da D la Repubblica delle donne nr.618

Douglas che vuol salvare la Patagonia

Tra Cile e Argentina, business, politica e milionari. Il controverso impegno ecologico di Tompkins, magnate americano convertito alla causa verde

di Gabriella Saba

Gran parte dei cileni lo detesta. Ma sono in molti a credere nelle buone intenzioni di Douglas Tompkins. Quel che si dice un personaggio controverso. Un mecenate innamorato della causa ambientale al punto da avere investito parte del suo patrimonio nell'acquisto di 800mila ettari di terra nella Patagonia cilena e in alcune regioni del Sud e del Nord dell'Argentina. Tutto questo ne fa uno dei più grandi proprietari terrieri del mondo, ma il suo obiettivo è "salvare quelle zone dalla privatizzazione e dal disastro ecologico". Newyorkese, 65 anni, Tompkins divenne ricco circa trent'anni fa, grazie a Esprit e North Face, aziende da lui fondate e poi vendute quando stabilì che la globalizzazione e il consumismo erano "il male oscuro". E che lui voleva diventarne "la soluzione, non più il problema". Una volta acquistate le terre, iniziò dunque a risanarle per poi regalarle, pezzo per pezzo, alle amministrazioni dei parchi nazionali. Fondò due associazioni per la salvaguardia della natura, Conservation Land Trust e Foundation Deep Ecology, trasformandosi in una spina nel fianco di chiunque minacciasse l'integrità naturale della sua patria acquisita. L'ultima battaglia di Tompkins, oggetto di interesse mediatico non solo in Sudamerica, è contro l'impresa energetica spagnola Endesa e il suo progetto Hydroaysén di sfruttamento idroelettrico di una parte della Patagonia cilena, che prevede la costruzione di cinque sbarramenti. Gli ambientalisti hanno lanciato la campagna Patagonia sin represas, appoggiata dall'organizzazione nordamericana Natural Resources Defense Council, il cui presidente è l'avvocato Robert Kennedy, mentre del direttivo fa parte Leonardo DiCaprio. Ma non poteva mancare lo stesso Tompkins, che ultimamente fa di tutto per sensibilizzare l'opinione pubblica internazionale, partendo proprio dal coinvolgimento del jet set. Per fare un esempio: qualche mese fa ha invitato nelle sue tenute Julia Roberts e consorte, insieme al regista Daniel Moder, facendogli visitare la zona. Moder, che aveva in progetto di girare un documentario sulla Patagonia, pare si sia immediatamente votato alla causa di Tompkins. Ma l'appeal del magnate e quel suo personalissimo carisma si confondono spesso con quella che viene percepita come arroganza. D'altronde, l'impegno di Tompkins ha suscitato negli anni tanti sospetti quante simpatie. Patagonia sin represas y sin Tompkins, recita lo slogan di un nuovo gruppo su Facebook. Tra le molte accuse che vengono mosse al miliardario, quella di avere mandato via i contadini che lavoravano nelle terre che ha comprato in Argentina, utilizzando le minacce e la forza. C'è chi sostiene che il fatto di avere acquistato alcune delle zone più ricche d'acqua del pianeta non sia che un business per controllare quelle risorse. A molti cileni poi non è piaciuto che abbia diviso in due il Sud del Paese, comprando le terre che formano il Parco Pumalin. E c'è chi si spinge addirittura ad accusarlo di volere utilizzare i suoi possedimenti cileno-argentini per ospitare un nuovo Stato ebraico. Tompkins non fa caso alle critiche e continua sulla sua strada, insieme alla seconda moglie Kristine, anche lei ambientalista. Tanto da aver ottenuto non soltanto l'appoggio dei politici più sensibili alla causa "verde" come Guido Girardi, deputato e presidente del Ppd (Partito per la democrazia del Cile). Ma anche ultraconservatori come il miliardario Sebastián Piñera. Ovvero, l'uomo nuovo della destra cilena e probabile candidato alle prossime elezioni presidenziali con il partito Renovación Nacional. A chi gli chiede perché, lui americano, sia andato proprio in Cile a combattere le sue battaglie ecologiche, Tompkins risponde alzando le spalle: "Si tratta di zone molto belle e ad alto impatto emotivo e la bellezza è un valore che sta sparendo in quei luoghi in cui lo sviluppo umano è troppo alto". Il resto è, come sempre nel suo caso, controverso.

20081018

sacchi sacconi e sacchetti


Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi riscrive le regole degli scioperi. Stranamente non se ne parla sui "grandi" quotidiani. Qui l'articoletto da Yahoo news. Sento parlare di sanzioni e scusate se mi girano i coglioni. Ma il punto sul quale sono in totale disaccordo col ministro (un altro che sprizza simpatia da ogni poro), è quello dello "sciopero virtuale" (questo centro-destra è pirotecnico, da questo punto di vista, dopo la finanza creativa di Tremonti arriva lo sciopero virtuale di Sacconi).


Sacconi parla di persone che aderiscono allo sciopero esibendo un segnale per far capire che sono in sciopero ma continuando a svolgere il proprio lavoro normalmente, con la possibilità di accantonare le somme perse dal lavoratore e dall'impresa in un fondo speciale, con l'impegno alla restituzione in caso di accordo.

La cosa che mi fa essere in disaccordo è che il ministro dice che il segnale per far capire che una persona sta scioperando, potrebbe essere l'esibizione di un fazzoletto al braccio.


Cazzo, e se io preferisco mettermelo in testa, a mo' di bandana?

la voce di oggi

giuggiolone

sostantivo maschile, plurale giuggioloni

1 Accrescitivo di "giùggiola"

2 Figurato: persona sciocca, semplicione

toxic


Si, stavolta sono arrivato davvero tardi. Yael Naim, francese di genitori ebrei, nata a Parigi ma cresciuta in Israele, è uno di quei nomi che mi interessavano, ma non più di tanto. E ogni volta mi dimenticavo di ascoltarla. Poi mi sono deciso, col disco dello scorso anno, chiamato semplicemente col suo nome. Scopro che dentro c'è New Soul, un pezzo conosciutissimo anche perchè fu abbinato ad uno spot famosissimo, e pure una cover di Toxic di Britney Spears, in una versione fantastica e cantata divinamente. Non è tutto. Il disco è molto, molto bello. Delicato, sussurrato (in diverse lingue, tra l'altro), ispirato.


Yael Naim - Omonimo 2007


Qui il suo sito ufficiale, molto ben fatto e con foto splendide.

treni


Da D la Repubblica delle donne nr.618

La lentezza va veloce

GIAPPONE

Non solo high speed. Nel Paese che sta costruendo il primo treno a 350 km/h, viaggiare è anche sinonimo di lusso. Come sul Cassiopeia, il 5 stelle su rotaie che collega Tokyo a Sapporo

di Agatha Kari

Mentre il primo treno proiettile della storia, lo Shinkansen serie Zero, si avvia a novembre verso il suo pensionamento, la Kawasaki Heavy Industries Ltd ha rivelato il progetto dell'Environmentally Friendly Super Express Train, un bolide che dal 2010 taglierà l'aria a 350 km/h. Questo treno superveloce, amico dell'ambiente, leggero e aerodinamico, sarà capace persino di trasformare l'energia cinetica. Nel frattempo gli affezionati saluteranno l'ultimo Shinkansen con un tour organizzato dalla società ferroviaria Japan Railways, prima che il treno dall'inconfondibile "muso" tondo finisca, nostalgicamente, in un museo dedicato alla sua storia.Il Giappone è stato il primo Paese al mondo a costruire una linea ad hoc per l'alta velocità. I treni Shinkansen, infatti, non incrociano mai quelli della rete tradizionale e viceversa: due destini completamente separati. Ci sono quattro compagnie ferroviarie nazionali per questa linea: JR West, JR Central, JR East e JR Kyu-shu. La JR East vede ogni giorno 16 milioni di facce che si spostano per raggiungere qualcosa o qualcuno: è la più grande compagnia ferroviaria di trasporto pubblico del mondo. La velocità ha sempre rappresentato un traguardo da raggiungere e, immediatamente dopo, superare. L'introduzione del nuovo Shinkansen Fastech360 ha l'ambizione di sfiorare addirittura i 360 km/h. E se in Italia il tempo dei passeggeri è preso brutalmente in ostaggio dai rallentamenti dei vecchi convogli, con ritardi di minuti, se non di ore, la Japan Railways nel 2007 ha registrato un solo ritardo, ad opera del Tokaido Shinkansen, di 18 secondi sull'orario. Giusto gli attimi che servono per terminare l'ultima frase di un libro, prima di chiuderlo e scendere dalla vettura.I giapponesi, Paese nel quale la maggioranza della popolazione spende un terzo della giornata in spostamenti dalla sede di lavoro a casa e viceversa, puntano molto sui trasporti e investono nella ricerca e nella realizzazione. A giugno è stata inaugurata la stazione Shibuya, progettata da Tadao Ando. Una struttura a chiocciola che prevede un volume vuoto ellittico, simile a un'astronave, che anziché alzarsi nell'atmosfera si incunea a 30 metri sottoterra, riuscendo comunque a catturare all'interno aria e luce in modo naturale. I tre piani sono collegati visivamente dall'enorme atrio luminoso a tutta altezza. Uno stile minimalista e brutalista, con pareti, pavimenti, soffitti e colonne in cemento. Texture e toni così delicati da conferire alla superficie avvolgente un aspetto morbido, femminile. L'obiettivo di Tadao Ando è proprio quello di sedurre le persone a utilizzare sempre di più i mezzi pubblici, senza costringere le autorità preposte a misure restrittive per l'uso delle auto. Semplicemente rendendo la rete pubblica di Tokyo sempre più confortevole e accogliente. Mezzi per lo spostamento: veloci, puntuali, precisi come proiettili, ma non solo. In Giappone ci sono anche treni per godersi lentamente tempo e spazio che intrecciandosi creano quella trama cangiante che è il viaggio. Definito un hotel a 5 stelle su rotaie, Cassiopeia è uno sleeper train, l'espresso più lussuoso del Giappone che scorre su 1.200 chilometri di binari in una notte, dalla stazione Ueno, a Tokyo, a quella di Sapporo, nell'isola più settentrionale di Hokkaido tre volte alla settimana. Perché una popolazione abituata all'alta velocità e a una metropolitana, quella di Tokyo, dove ci sono steward addetti a spingere quanti più passeggeri è possibile sulle carrozze, sceglie di viaggiare su un treno notturno da 16 ore e mezzo? Forse per recuperare una dimensione del tempo e dello spazio che nelle grandi metropoli è irreparabilmente perduta, soprattutto qui. Per i turisti che vanno a Sapporo la vacanza inizia sicuramente nella stazione, prima di salire su questo Orient Express da terzo millennio. Il Cassiopeia parte prima del tramonto, alle 16.20, e arriva a destinazione la mattina seguente, alle 8.54: un giorno e mezzo da trascorrere nelle eleganti e confortevoli camere, tutte di prima classe, che si susseguono sul treno. Le impeccabili hostess in divisa accolgono i viaggiatori con un inchino e le mani giunte, e li accompagnano verso tre tipi di sistemazione: dalla camera twin alla suite, fino alla deluxe, una doppia con tutti i comfort, con tariffe da 32.320 yen fino a un massimo di 44.460 yen (da 208 a 286 euro). Ovunque regna il silenzio assoluto. La privacy di ciascuno è rigorosamente rispettata, nessuna soneria di cellulare, nessuna conversazione a voce alta. L'atmosfera è asettica, quasi irreale, perfetta per un film di James Bond. I passeggeri hanno la possibilità di godersi il paesaggio in una confortevole lounge con poltrone girevoli, come quella che si trova alla fine del treno, con un'ampia vetrata inondata di luce. Nelle loro stanze, dotate di bagno con vasca o doccia, trovano non solo drink, giornali e toilet bag ma persino lo yukata, il kimono. La carrozza ristorante offre piatti della cucina francese o i più economici kaiseki tradizionali. Se si ha bisogno di privacy c'è il servizio in camera. Nell'ultimo tratto il Cassiopeia attraversa il tunnel Seikan, il più lungo del mondo sott'acqua (33 miglia), che collega Honshu all'isola di Hokkaido. Questo treno non si può prenotare online o per telefono. Un motivo di scontento per gli stranieri, non più abituati a usare le agenzie di viaggio. E c'è sempre la lista d'attesa. Un esercizio di pazienza, ma questo fa parte del viaggio.

20081017

Belgio set 08 - 5


Bedlam in Belgium 5
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Rock & Roll Masterclass:

The Hellacopters + Demented Are Go + The Paranoiacs + Boozed

26 settembre 2008, Gent, Vooruit


Quando, dopo poco più di un'ora di concerto, passata da qualche minuto la mezzanotte, gli svedesi padroni dello scettro del Rock and Roll tornano sul palco dopo una breve pausa per il primo bis, e attaccano una delle più belle versioni di una delle più belle canzoni che dei musicisti rock abbiano scritto, e sto parlando di By The Grace Of God, il vostro cronista preferito, seduto frontalmente al palco nella piccola galleria della sala concerti del Vooruit, a Gent, in Belgio, capisce il perchè di tutto questo. Capisce perchè è venuto fino in Belgio per vedere uno degli ultimi concerti degli Hellacopters.


Andrea fuma una sigaretta, lo aspetto, entriamo. Sono curioso di vedere questo posto. E' andata così: una coppia di amici si è trasferita in Belgio, decidendo di trasferire la propria vita e la propria famiglia lì. Dopo qualche mese, si stabiliscono a Gent. Mi invitano, quando voglio, ad andare a trovarli. Qualche mese fa leggo la notizia che gli Hellacopters si scioglieranno a breve: esce il disco nuovo, Head Off, una raccolta di cover, dopo di che un tour d'addio: The Tour Before The Fall. Vado sul sito, do un'occhiata alle date: nessuna in Italia. Ok, mi dico, li vado a vedere fuori dall'Italia. Guardo meglio le date: ce n'è una a Gent, Belgio. Vado. Chiedo agli amici, ok. Prenoto il volo, ok. Prenoto i biglietti, ok. Adesso siamo qui.

Il Vooruit è una costruzione anche imponente, mi dicono essere stata la sede del sindacato socialista belga. L'ingresso è agile, c'è pochissima gente, hanno appena iniziato a suonare i Boozed, poco dopo le 18,00. Il guardaroba è enorme e sta dietro delle reti divisorie. La sala fumo ospita anche i banchi del merchandising. Vicino ai bagni un cartello dice che la massima capienza del luogo è di 1000 persone. Entriamo nella sala concerti vera e propria. Meravigliosa. Come un vecchio teatro, soffitto con stucchi, galleria balconata, sipario davanti al palco, piccolo e profondo. Una chicca.

I Boozed sono tedeschi, e sono giovanissimi. Due chitarre, un basso, batteria e un cantante, urlatore. Fanno rock 'n' roll dove senti gli AC/DC e i Rolling Stones. Uno dei due chitarristi è bravo, si muove quasi come Angus, verso gli ultimi pezzi scende dal palco e si fa un giro tra le poche persone presenti mentre esegue un assolo. Suonano un po' più di 30 minuti e si fanno decisamente apprezzare.

E' la volta dei Paranoiacs, band belga, probabilmente fiamminga, ci sembra di capire che dialogano col pubblico in netherlands. Anche loro sono cinque, ma qui abbiamo due chitarristi, uno dei quali canta, basso, batteria e tastiere. Il tastierista è probabilmente l'uomo più antipatico ed esaltato del mondo. Atteggiamento e mosse da rockstar maledetta e ambigua, una cascata di capelli riccioli (ma con l'attaccatura altissima), jeans strettissimi a vita bassissima, incide zero nella musica del gruppo ma occupa un sacco di spazio, tanto che per gli ultimi pezzi lascia le tastiere e prende il microfono, cercando di ricordarci Iggy Pop e finendo per intristirci quasi tutti. In definitiva, musicalmente i Paranoiacs sembrano i Ramones annacquati, e non ci fanno una grande impressione.

Arrivano i Demented Are Go, che visivamente ci appaiono come una commistione di Misfits e Sigue Sigue Sputnik, mentre musicalmente sembrano una versione rockabilly dei Motorhead. Leggendo tutti questi riferimenti, si potrebbe pensare: "ehi, interessante!". Niente da fare: nonostante la voce cavernosa a metà tra quella di Lemmy e quella di Tom Waits del cantante, del contrabbassista (che suona si il contrabbasso, ma non mi pare proprio un fenomeno) che si dà da fare, di un chitarrista nella norma e di un batterista appena sufficiente, i DAG fanno letteralmente cagare. Con Andrea, accanto a me, pensavamo che i Paranoiacs avessero rappresentato il fondo della serata, e invece dobbiamo ricrederci. L'ultima mezz'ora della loro esibizione rasenta il calvario, e sembra non terminare più, proponendo pezzi tutti uguali e ugualmente pallosi. Fortunatamente, ad un certo punto, la smettono. E l'attesa si fa palpabile.


Sono le 23,00 circa quando le luci si spengono ancora una volta. Rispetto alla scaletta indicata gli Hellacopters hanno un'ora di ritardo, accumulato dalle band precedenti. Il pubblico, non particolarmente caldo fino ad ora, e restìo ad avvicinarsi al palco fino a quando la sala non è stata piena, adesso c'è, fin sotto il palco, e freme. Eccoli che arrivano, si intravedono delle figure in ombra. Appena il tempo di sentire l'arpeggio iniziale di Hopeless Case Of A Kid In Denial, 10 secondi, e quando il pezzo parte davvero l'impatto sonoro è devastante, anche troppo. I suoni purtroppo sono confusi, e si fatica a distinguere bene il tutto. Però il tiro è micidiale. Il pezzo seguente è un super-classico, The Devil Stole The Beat From The Lord, e i ragazzi sono indiavolati. E poi un diluvio di pezzi che coprono gli anni che hanno segnato la loro carriera. Si va da Fake Baby (1996, Supershitty To The Max) a una perfetta e sostenuta In The Sign Of The Octopus (2008, Head Off, di qualche mese fa; il pezzo era in origine dei The Robots, una band di Stoccolma), da una sempre suggestiva Everything's On TV (Rock & Roll Is Dead, 2005, che voce che ha Nicke su questo pezzo...) a una selvaggia Ghoul School (Cream Of The Crap! Volume 2, 2004), passando per pezzi splendidi come Toys And Flavors, No Song Unheard, Better Than You (il rock 'n' roll!!), senza dimenticare estratti dal nuovo lavoro, Electrocute, Midnight Angels, The Same Lame Story. Immancabili la divertente I'm In The Band e la micidiale e sempreverde Move Right Out Of Here.


Loro sono loro. Boba rintanato nell'angolo e buffo, Kenny preciso e impeccabile girovagando sul palco come su un altro pianeta, Robban con capigliatura e fascia d'altri tempi (sembra quasi Borg) a picchiare come un forsennato sulle pelli e sui piatti, Strings a sciorinare assoli con classe cristallina, quintessenza del rock, a duettare con il semidio dentro una perfetta iconografia rock 'n' roll da manuale, posando come sempre il manuale del perfetto chitarrista rock impone; Nicke (il semidio, appunto), basta vederlo, perfettamente inguainato nei suoi vestiti e sotto il suo cappello, è il rock and roll (si lo so l'ho ripetuto millemila volte, perdonatemi) fatto uomo. Ringraziano per l'amore trasmessogli dai fans in questi anni, e salutano, visto che è l'ultimo tour.


La chiusura, dalla quale abbiamo cominciato, è pirotecnica. Dopo poco più di un'ora escono. Rientrano appunto con una canzone della quale sono perdutamente innamorato, come già vi ho detto By The Grace Of God, della quale forniscono una versione memorabile. Senza soluzione di continuità, come loro sanno fare bene, ecco Before The Fall (laddove nasce il "titolo" del tour, anche), un ennesimo "standard" r'n'r, e il colpo che ti stende: (Gotta Get Some Action) Now!, una sorta di loro manifesto da suonare per bruciare le valvole dell'ampli. Una stra-cazzo di canzone. Apoteosi.


Escono, e il pubblico, giustamente, li richiama. Rientrano e piazzano senza nemmeno far riprendere fiato al migliaio di presenti, nonostante il loro ampio repertorio e un disco nuovo fatto di cover, una versione al fulmicotone della queeniana We Will Rock You, versione heavy. Chiude le danze una versione tambureggiante di Soulseller, nel senso che Robban polverizza il drum-kit a forza di rullate.


Neppure un'ora e mezzo, e siamo dalle parti del merchandising, nella sala fumo, ormai diventata una camera a gas. Velocemente compro una maglia per me e una per mio nipote. Se lo meritano, gli svedesi. Torniamo verso il parcheggio nella notte di Gent, tutto sommato senza freddo.


Signore e signori, The Hellacopters se ne vanno. Quelli di voi che non li apprezzano, o addirittura non li conoscono, magari un giorno li rimpiangeranno. Io già da adesso. Per citare un usuratissimo luogo comune, it's only rock and roll, but I like it. Anzi, it was.
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