No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20181115

Razzo

Rocket - Edie Brickell and New Bohemians (2018)

Era il 1988, quando molti appassionati di musica, anche molto più dura di quella proposta da Edie Brickell and New Bohemians, rimasero fulminati dal singolo What I Am, e corsero a comprare, su disco o cassetta, Shooting Rubberbands at the Stars, scoprendo che c'era anche un'altra canzone, forse più bella, Circle. Girava tutto intorno ad un rock venato di folk. Dopo un paio d'anni, si seppe che la cantante si era sposata nientemeno che con Paul Simon. I più, da allora, ne hanno perso le tracce, e invece, lei ha continuato a fare musica, saltuariamente anche con gli stessi New Bohemians (The Live Montauk Sessions, 1999, Stranger Things, 2006). La band si è riunita per concerti sporadici anche dopo il 2006, e l'anno scorso in aprile, hanno suonato tre concerti esauriti a Oak Cliff, un sobborgo di Dallas (dov'è nata Edie), per raccogliere fondi per una scuola di musica, sempre di Oak Cliff, dove il chitarrista della band Kenny Withrow, insegna. Durante le prove per questi tre concerti, la band, evidentemente in stato di grazia, ha scritto nuove canzoni. Dopo i concerti, hanno deciso di registrarle, e il tutto si è concluso in pochi giorni. Così come dice la stessa Brickell, l'album non è molto omogeneo, e "salta" tra vari generi. Ma potenzialmente, mostra che c'è ancora qualcosa da dire, seppure con una modalità un po' agée.



It was 1988, when many music lovers, even of music much harder than the one proposed by Edie Brickell and New Bohemians, were struck by the single What I Am, and ran to buy, on disc or cassette, Shooting Rubberbands at the Stars, discovering that there was also another song, perhaps more beautiful, Circle. The genre was a simple rock veined by folk. After a couple of years, it was learned that the female singer had married no less than with Paul Simon. The most, since then, have lost track of her, and instead, she has continued to make music, occasionally even with the same New Bohemians (The Live Montauk Sessions, 1999, Stranger Things, 2006). The band gathered for sporadic concerts even after 2006, and last year in April, they played three sold out concerts in Oak Cliff, a suburb of Dallas (where Edie was born), to raise funds for a music school , also from Oak Cliff, where the band's guitarist Kenny Withrow teaches. During the rehearsals for these three concerts, the band, evidently in a state of grace, wrote new songs. After the concerts, they decided to register them, and it all ended in a few days. As Brickell herself says, the album is not very homogeneous, and "skips" between various genres. But potentially, it shows that there is still something to be said, albeit with a slightly old school way.

20181114

Trincea

Trench - Twenty One Pilots (2018)

So che comincio sempre più spesso le mie recensioni (sempre che si possano definire tali) nella stessa maniera, ma devo essere prima di tutto onesto, perché spesso i giudizi possono essere sensibilmente guidati, quando si conosce l'intera carriera di una band, per quanto si provi ad essere equilibrati. E quindi, anche stavolta rivelerò che non avevo mai ascoltato, prima d'ora, i Twenty One Pilots, duo di Columbus, Ohio. E non sapevo assolutamente cosa aspettarmi, visto che non avevo neppure mai letto niente che mi potesse dare un'indicazione, un'idea anche solo approssimativa del genere da loro praticato. Genere che rimane indefinibile anche dopo diversi ascolti di questo loro quinto album. Certo, l'influenza prominente è l'hip hop, ma tenete conto che i componenti, Tyler Joseph (voce, tastiere, chitarre) e Josh Dun (batteria, tromba), sono entrambi bianchi. Non vorrebbe dire granché; il fatto è che dentro alla loro musica c'è di tutto, dal rock al reggae, dall'elettronica al punk, e che, nonostante entrambi siano fondamentalmente autodidatti musicalmente, il disco, che qualche fan definisce il loro più pop, è geniale nel suo minimalismo. E' un concept album, basato su una realtà distopica creata da Joseph, e attraverso storie legate a questo mondo immaginario, i testi esplorano l'insicurezza, la fede, il suicidio e la salute mentale. Dategli un ascolto, potrebbe coinvolgervi.



I know that I always more often start my reviews (as long as they can be defined so) in the same way, but I have to be honest first of all, because often the judgments can be sensibly guided, when you know the whole career of a band, for how much you try to be balanced. And so, again this time I will reveal that I had never heard before the Twenty One Pilots, duo from Columbus, Ohio. And I did not know what to expect, since I had never even read anything that could give me an indication, even an approximate idea of ​​the genre they practiced. Genre that remains indefinable even after several listening of this their fifth album. Of course, the prominent influence is hip hop, but keep in mind that the components, Tyler Joseph (vocals, keyboards, guitars) and Josh Dun (drums, trumpet), are both white. It would not mean much; the fact is that inside their music there is everything, from rock to reggae, from electronics to punk, and that, although both are basically self-taught musically, the album, which some fans define their most pop, is brilliant in its minimalism. It is a concept album, based on a dystopian reality created by Joseph, and through stories related to this imaginary world, the lyrics explore insecurity, faith, suicide and mental health. Give it a listen, it could involve you.

20181113

Non sarebbe fantastico?

Wouldn't It Be Great - Loretta Lynn (2018)

86 anni, 41 dischi in studio, quasi 60 anni di carriera; un solo marito (morto nel 1996), sei figli avuti, attualmente ha 27 nipoti e 16 pronipoti. Eppure, continua ad andare in tour, a comporre, a cantare. Basterebbe solo questo per capire di cosa stiamo parlando. Avevo sempre e solo sentito parlarne, l'avevo sentita citare da altri artisti, e quindi a questo giro, visto che c'è un nuovo album, mi sono deciso ad ascoltare miss Loretta Lynn née Webb, da Butcher Hollow, Kentucky, un luogo che non è catalogato neppure come villaggio, ma semplicemente una antica comunità di minatori di carbone. A dispetto dell'aspetto un po' spettrale, causato ovviamente dai lifting, la voce di questa leggenda del country statunitense pare inarrestabile, e il disco potrebbe essere una perfetta introduzione al genere per principianti. Anche perché le canzoni non sono tutte nuove: una buona parte sono nuove versioni di pezzi già pubblicati dalla stessa Lynn nel passato (Wouldn't It Be Great, God Makes No Mistakes, My Angel Mother, Don't Come Home a Drinkin', Darkest Day e la sua signature song per eccellenza, Coal Miner's Daughter). L'album è il terzo di una serie di cinque pianificati per essere registrati al Cash Cabin Studio di Hendersonville, Tennessee, ed è prodotto da una delle figlie di Loretta, Patsy Lynn Russell, e da John Carter Cash, l'unico figlio di Johnny e June Carter.



86 years, 41 studio albums, almost 60 years of career; one husband (died in 1996), six children, currently has 27 grandchildren and 16 great-grandchildren. Yet, she continues to go on tour, to compose, to sing. This would be enough to understand what we are talking about. I had only ever heard of her, I heard her mentioned by other artists, and so this time, since there is a new album, I decided to listen to Miss Loretta Lynn née Webb, from Butcher Hollow, Kentucky, a place which is not even listed as a village, but simply an ancient community of coal miners. In spite of the somewhat ghostly appearance, obviously caused by facelifts, the voice of this American country legend seems unstoppable, and the record could be a perfect introduction to the beginner of this genre. Also because the songs are not all new: a good part are new versions of tracks already published by the same Lynn in the past (Wouldn't It Be Great, God Makes No Mistakes, My Angel Mother, Don't Come Home a Drinkin', Darkest Day and her signature song by excellence, Coal Miner's Daughter). The album is the third of a series of five scheduled to be recorded at the Cash Cabin Studio in Hendersonville, Tennessee, and is produced by one of Loretta's daughters, Patsy Lynn Russell, and John Carter Cash, Johnny's and June Carter only son.

20181112

Cera

Wax - KT Tunstall (2018)

Questo sesto album in studio per la cantautrice scozzese, è per me il primo approccio in assoluto con la sua musica. Eppure, la carriera musicale di Kate Victoria Tunstall, oggi 43enne, comincia intorno al 2000. Capace di suonare anche batteria, flauto, pianoforte e tastiere in genere, predilige la chitarra e combina il folk con un'attitudine molto rock, direi low fi dal punto di vista di approccio, ma con un tipo di scrittura molto radiofonica. Questo disco, il secondo di una trilogia che lei definisce "soul, body and mind", e che segue di due anni il primo della trilogia intitolato KIN, contiene 11 tracce (13 nell'edizione HMV) molto orecchiabili, eppure non ruffiane, oserei definirle oneste. 



This sixth studio album for the Scottish singer-songwriter, is for me the first ever approach with her music. Yet, the musical career of Kate Victoria Tunstall, now 43 years-old, starts around 2000. Able to play drums, flute, piano and keyboards in general, she prefers guitar and combines folk with a very rock attitude, I would say low fi, from the approach point of view, but with a very catchy type of songwriting. This record, the second in a trilogy that she calls "soul, body and mind", and which follows the first of the trilogy entitled KIN, is composed of 11 tracks (13 in the HMV edition) very catchy, yet not built, I would dare to define them honest.

20181111

Ella

Ella Mai - Ella Mai (2018)

Album di debutto per la 24enne londinese, che però ha vissuto la sua adolescenza a New York. Esperienza breve per l'undicesima edizione dell'X Factor inglese, con il trio Arize subito eliminato, poco dopo pubblica un EP su SoundCloud, e viene scoperta su Instagram dal produttore statunitense DJ Mustard, che le pianifica i passi iniziali, fino all'album di debutto. Descritto come throwback R&B, il disco in effetti suona come un qualcosa tra le Destiny's Child o le TLC, e l'attuale R&B. La voce è buona, ma non fa gridare al miracolo, forse c'è un'inflazione di voci femminili, soprattutto nel campo R&B, e pure le tracce, nonostante produttori quotati e partecipazioni di un certo livello (Chris Brown, John Legend, H.E.R.), non spiccano particolarmente.



Debut album for the 24-year-old Londoner, who has lived her adolescence in New York. Short experience for the eleventh edition of the English X Factor, with the trio Arize immediately eliminated, shortly after she published an EP on SoundCloud, and she was discovered on Instagram by the US producer DJ Mustard, who plans her initial steps, up to the album debut. Described as a throwback R&B, the record actually sounds like something between Destiny's Child or TLC, and current R&B. The voice is good, but we can not cry to a miracle, perhaps there is an inflation of female voices, especially in the field of R&B, and even tracks, despite big producers and some guests of a certain level (Chris Brown, John Legend, H.E.R.), do not particularly stand out.

20181109

Evoluzione

Evolution - Disturbed (2018)

Settimo disco in studio per la band di Chicago, Illinois, secondo dopo la pausa che si sono presi dal 2011 al 2015 (abitudine sempre più frequente nelle band, del tutto comprensibile per il mondo musicale odierno). Ora, devo dire onestamente che la band non è mai stata tra le mie preferite, ed è difficile spiegare il perché. Fatto sta che tutte le loro caratteristiche, quelle che non mi piacciono, potete ritrovarle in questo nuovo Evolution, che quindi è un disco assolutamente non brutto, ma che non riesce a coinvolgermi. Ballate stucchevoli, pezzi ritmati con quell'andamento nu metal che non si sopporta più, e soprattutto, la voce di David Draiman, esageratamente teatrale. Quest'ultima è forse l'elemento che a me impedisce di digerire tutto il resto; in effetti, la tecnica è impeccabile, voce compresa. E' quindi l'elemento emozionale, che mi impedisce di apprezzare fino in fondo questa band, che sono sicuro, a molti piacerà.



Seventh studio album for the band from Chicago, Illinois, second after the break that took place from 2011 to 2015 (more and more frequent in bands, completely understandable for today's musical world). Now, I have to honestly say that the band has never been one of my favorites, and it's hard to explain why. The fact is that all their characteristics, those that I do not like, you can find them in this new Evolution, which is therefore a record absolutely not bad, but that fails to involve me. Nauseating ballads, tracks punctuated with that nu metal trend that I can't no longer bears, and above all, the voice of David Draiman, exaggeratedly theatrical. The latter is perhaps the element that prevents me from digesting everything else; in fact, the technique is impeccable, including the vocal one. It is therefore the emotional element, which prevents me from fully appreciating this band, which I am sure, many will like it.

20181108

Creature non celesti

Vaxis - Act I: The Unheavenly Creatures - Coheed and Cambria (2018)

Ho sempre avuto un rapporto strano, direi quasi conflittuale con la band di Nyack, New York, probabilmente perché non ho mai approfondito gli ascolti, e non sono mai riuscito a "collocarli" come genere. Sono infatti andato a controllare, e non ho mai scritto niente su di loro, se non una volta quando mi sono stupito che si potesse abbandonare una band come i Dillinger Escape Plan per, appunto, una come i Coheed and Cambria (il batterista Chris Pennie).  Chissà se la cosiddetta maturità, implica anche questo: mettersi pazientemente all'ascolto di qualcosa che non si è compreso fino ad allora. Ma devo rivelarvi che non è stato per niente difficile, in questo caso: il nono disco in studio dei Coheed e, a mio modestissimo parere, molto bello. Sono stati catalogati spesso alla voce progressive, ma direi che se si esclude qualche tempo dispari e l'uso delle tastiere, l'etichetta è esagerata, almeno per questo disco. Le canzoni sono piuttosto lineari, anche quelle più lunghe; come quasi tutti i loro dischi, anche questo è un concept, che è ispirato alla saga fumettistica The Amory Wars, scritta dal cantante e chitarrista della band, Claudio Sanchez. L'attitudine progressive si sposa con un approccio heavy metal classico, un po' alla Iron Maiden, e da una ricerca della melodia decisamente riuscita, tanto che il risultato mi fa pensare a dei moderni Journey, più che ai Rush. Nonostante la lunghezza del disco (quasi 80 minuti per 14 canzoni ed un iniziale prologo), ci sono una quantità di belle canzoni tale, che un'altra band qualsiasi ci avrebbe probabilmente scritto almeno tre dischi diversi, con vari riempitivi. Vi invito a superare le diffidenze, in caso ne aveste, e ad ascoltarlo: ne rimarrete stupiti.

I have always had a strange relationship, I would say almost conflicting, with the band from Nyack, New York, probably because I have never deepened the listenings, and I have never been able to "place them" as a genre. I went to check, and I never wrote anything about them, if not once when I was amazed that someone could leave a band like the Dillinger Escape Plan for, in fact, another one like the Coheed and Cambria (the drummer Chris Pennie did it). Who knows if the so-called maturity, also implies this: to patiently listen to something that has not been understood until then. But I must reveal to you that it was not difficult at all, in this case: the ninth record in studio by the Coheed is, in my humble opinion, very good. They have been cataloged often at the voice: progressive, but I would say that if you exclude some polyrhythms and the use of the keyboards, the label is exaggerated, at least for this record. The songs are quite linear, even the longest ones; like almost all their records, this is also a concept, which is inspired by the comic book saga The Amory Wars, written by the singer and guitarist of the band, Claudio Sanchez. The progressive attitude is combined with a classic heavy metal approach, a bit Iron Maiden-ish, and a research for the melody decidedly successful, so that the result makes me think of a modern Journey, rather than to the Rush. Despite the length of the record (almost 80 minutes for 14 songs and an initial prologue), there are a lot of beautiful songs such that any other band would probably have written at least three different records, with various fillers. I invite you to overcome the prejudice, in case you have, and to listen to it: you will be amazed.

20181107

Ti ho amato nel tuo momento più buio

I Loved You at Your Darkest - Behemoth (2018)

C'è chi dice che questo undicesimo disco della band polacca, è uno dei loro picchi. In effetti, pur continuando a non ritenermi un esperto di metal estremo, ed, in questo caso, di blackened death metal, mi pare molto difficile trovare dei difetti ad un disco massiccio come questo I Loved You at Your Darkest (titolo che a me piace tantissimo), dove il quartetto suona come una cosa sola, mettendo in scena, è proprio il caso di dirlo per la teatralità che si riesce a percepire, insieme alla musica, una rappresentazione efficace di una sorta di protesta anti-cristiana, argomentata da testi a tema. I pezzi sono tutti di una compattezza invidiabile, e i quattro musicisti sono tecnicamente inappuntabili. Il risultato è grandioso, nel suo genere.



Some say that this eleventh record of the Polish band, is one of their peaks. In fact, while continuing to not consider me an expert in extreme metal, and, in this case, blackened death metal, it seems very difficult to find defects in a massive disc like this I Loved You at Your Darkest (title that I like a lot), where the quartet plays as one thing, staging, it is appropriate to say it for the theatrical that you can perceive, together with the music, an effective representation of a sort of anti-Christian protest, argued by the lyrics. The tracks are all of an enviable compactness, and the four musicians are technically impeccable. The result is great, in its kind.

20181106

Cancellami

Erase Me - Underoath (2018)

Erase Me è l'ottavo album della band di Tampa, Florida, ed è anche l'album del ritorno dopo lo scioglimento (durato dal 2013 al 2017), oltre che essere pure quello del ritorno di Aaron Gillespie alla batteria e alle clean vocals (che però stavolta "divide" con il lead vocalist Spencer Chamberlain). Cosa c'è di nuovo? Un bel po' di cose. Questo sarà sicuramente il disco con il quale gli Underoath perderanno molti fan, che li accuseranno di essersi rammolliti. La cosa curiosa, è che, contemporaneamente, con alcune dichiarazioni ufficiali, la stessa band, che si era da sempre professata cristiana, sembra distaccarsi da questa sorta di etichetta. E quindi, direte voi. E quindi l'album è paradossalmente, punteggiato dall'uso del pianoforte, sulle parti rilassate, ugualmente "duro" nelle parti tirate, ma con concessioni melodiche distribuite a piene mani, con il risultato da contenere un alto numero di potenziali singoli. Ascoltate (il terzo singolo) ihateit e ditemi se non vi ricorda Zombie dei Cranberries. Ascoltate il disco e ditemi se non vi viene voglia di rimetterlo subito. A me piace, e credo che questo percorso fosse prevedibile, con il ritorno di Gillespie. Come detto, non mi dispiace affatto.



Erase Me is the eighth album of the band of Tampa, Florida, and is also the album of the return after the disbanding (lasted from 2013 to 2017), as well as being the return of Aaron Gillespie on drums and on clean vocals (but this time he "divides" this duty with lead vocalist Spencer Chamberlain). What's new? A lot of things. This will surely be the album with which the Underoath will lose many fans, who will accuse them of having softened. The curious thing is that, at the same time, with some official statements, the same band, which had always professed Christianity, seems to detach itself from this sort of label. So what, you will ask. And so the album is paradoxically, punctuated by the use of the piano, on the relaxed parts, equally "hard" in the heaviest parts, but with melodic concessions distributed with full hands, with the result to contain a large number of potential singles. Listen to (the third single) ihateit and tell me if it does not remind you of Zombie by the Cranberries. Listen to the record and tell me if you do not want to put it on right away. I like it, and I think this path was predictable, with the return of Gillespie. As said, I do not mind at all.

20181105

Nella nostra scia

In Our Wake - Atreyu (2018)

Settimo disco in studio per la band di Orange County, California, il secondo dopo la riunione che è seguita allo iato che si sono presi dal 2011 al 2014. Non li avevo mai ascoltati, e non so come mai, dal nome mi aspettavo qualcosa di più pesante. Invece, più volte mi sono ritrovato a pensare ai Papa Roach; siamo infatti di fronte al più classico dei metalcore, tantissime aperture melodiche, pochi cantati urlati, begli assoli di chitarra, suono corposo e discreto songwriting. Un disco che si fa ascoltare senza picchi particolari, ma anche senza cadute rovinose. Chiude il disco (nella versione standard) Super Hero, addirittura con dei fiati, e la partecipazione di altri due cantanti, Aaron Gillespie degli Underoath, e M. Shadows degli Avenged Sevenfold.



Seventh studio album for the band from Orange County, California, the second after the reunion that followed the hiatus that took place from 2011 to 2014. I had never listened to them, and I do not know why, I expected something heavier, from the name. Instead, several times I found myself thinking of the Papa Roach; we are in fact in front of the most classic of metalcore, many melodic openings, a few screamed chants, beautiful guitar solos, full-bodied sound and discreet songwriting. A record that is heard without particular peaks, but also without ruinous falls. Closes the album (in the standard version) Super Hero, even with the horns, and the participation of two other singers, Aaron Gillespie from Underoath, and M. Shadows from Avenged Sevenfold.

20181104

Guardia del corpo

Bodyguard - Creata da Jed Mercurio - Stagione 1 (6 episodi; BBC One) - 2018

UK. Il Sergente David Budd, veterano della guerra in Afghanistan e ufficiale di polizia, si trova su un treno diretto alla stazione di London Euston, insieme ai due figli. E' separato, e durante il fine settimana i figli stanno con lui. Mentre i bambini dormono, David nota dei movimenti strani da parte della capotreno, dalla quale viene a sapere che la polizia ha diramato un all'erta: si sospetta la presenza di un kamikaze che vuol far saltare il treno. David è un ottimo poliziotto, e grazie al suo intervento, l'attentato viene sventato, e i due attentatori, marito e moglie musulmani, vengono arrestati. Dal suo atto eroico scaturisce una sorta di promozione: viene assegnato alla sorveglianza personale di Julia Montague, Home Secretary (l'equivalente del nostro Ministro degli Interni) del Governo in carica, conservatore. C'è una iniziale tensione tra i due: la Montague è determinata a supportare le guerre nei paesi arabi per controbattere il terrorismo, ed ha intenzione di limitare fortemente i diritti civili, rinforzando il RIPA. David è spaventato da ciò, così come l'ex commilitone Andy, attivista contro la guerra, disgustato dalla nuova svolta di carriera di Budd, mentre l'ex marito di Julia, attualmente Chief Whip, figura predominante immediatamente sotto al Primo Ministro, sospetta che lei voglia sfruttare la paura del terrorismo per guadagnare consensi, e riuscire a sostituire il Primo Ministro. David, dal canto suo, sta lottando strenuamente contro una grave forma di Stress Post Traumatico, che sta deteriorando il suo rapporto con la ormai ex moglie, e lo rende estremamente paranoico.

Intrigante miniserie inglese, con protagonista assoluto, nei panni del Serg. David Budd, uno schizzatissimo Richard Madden (mai dimenticato Robb Stark di Game of Thrones), che affronta, non senza porgere il fianco ad innumerevoli critiche di islamofobia ed altro, la paura probabilmente più diffusa nell'Europa attuale, il terrorismo di matrice estremista islamica. Sei episodi di circa un'ora di durata, tensione altissima, qualche ingenuità ma nel complesso un'ottima visione, che ha avuto un successo enorme in UK. Ottimo il cast di contorno, a partire da Keeley Hawes, nei panni di Julia Montague.

Intriguing English miniseries, with absolute protagonist, in the role of Serg. David Budd, a schizoid Richard Madden (never forgotten Robb Stark of Game of Thrones), who faces, not without giving the flank to innumerable criticism of Islamophobia and more, probably the most widespread fear in today's Europe, the terrorism of Islamic extremist origin . Six episodes of about an hour of duration, very high tension, some ingenuity but overall a great vision, which has had a huge success in the UK. Excellent sideline cast, starting with Keeley Hawes, in the role of Julia Montague.

20181102

Why Write

Perché scrivere - Zadie Smith (2011)

Desiderio di spingere il mondo in una certa direzione, di modificare l'altrui concezione del tipo di società alla quale bisogna tendere. [...] Nessun libro è autenticamente privo di orientamento politico. L'opinione che l'arte non debba avere nulla a che fare con la politica è essa stessa una posizione politica. (Orwell, citato da Zadie Smith)

Perché scrivere è un libriccino che raccoglie due lavori della scrittrice inglese, che ha vissuto per qualche anno in Italia. La prima parte (che dà il titolo all'opera), Why Write, è semplicemente il testo di una lectio magistralis tenuta a Firenze il 15 giugno 2011 in occasione della quinta edizione del Premio Gregor von Rezzori; naturalmente, si interroga sul motivo per cui scrivere, oggi, quale sia il ruolo dello scrittore, se sia rilevante, se scrivere possa essere considerato un gesto politico (appunto), quanto sia importante la tecnica, gli ingredienti per scrivere bene, da cosa si misura il valore di un'opera e del suo autore, che cosa significa scrivere onestamente. La seconda parte, Fail Better, apparso originariamente sul Guardian il 13 gennaio 2007 e poi ripubblicato in italiano (Il fallimento riuscito) sul numero 725 di Internazionale del 28 dicembre 2007, affronta più o meno gli stessi argomenti, dal punto di vista di un ipotetico scrittore che pubblica un libro di successo e che in seguito, riflette su quello che avrebbe voluto fosse, ma non è stato.

Why Write is a short book that collects two works by the English writer, who lived for a few years in Italy. The first part (which gives the title to the work), Why Write, is simply the text of a lectio magistralis held in Florence on June 15, 2011 on the occasion of the fifth edition of the Gregor von Rezzori Award; of course, she wonders about why writing, today, what the role of the writer is, if it is relevant, if writing can be considered a political gesture (indeed), how important is the technique, the ingredients to write well, from what measure the value of a work and its author, what it means to write honestly. The second part, Fail Better, originally appeared in the Guardian on January 13, 2007 and then republished in Italian on the 725 issue of Internazionale on December 28, 2007, deals with more or less the same arguments, from the point of view of a hypothetical writer who publishes a successful book and who later reflects on what he wanted to be, but it was not.

20181101

On the neverfront of Leghorn

Sul Lungomai di Livorno - Simone Lenzi (2013)

La retorica impone che si dia prima la cattiva: i livornesi vogliono avere a che fare soltanto con i livornesi. La buona è invece che diventare livornesi non è affatto difficile: siamo tutti pronti a darvi una mano. Perché è bene che si sappia subito che a noi, di voi, di chi siete e del luogo da cui provenite, francamente non ce ne importa nulla. Se però, dichiarando la vostra apostasia, professerete adesione alla livornesità, non solo sarete i benvenuti, ma faremo di tutto per farvi sentire a casa, visto che, per la vostra intelligenza, avete saputo vedere quel che gli altri (si pensi ai disgraziati che si ostinano a vivere a Parigi, Milano, New York o Roma) non vedono.

Abbiamo già parlato di Simone Lenzi, mente dei Virginiana Miller e scrittore purtroppo ancora non troppo noto, a me particolarmente caro perché livornese (e anche perché la sua band ha mosso i primi passi anche sul palco di una manifestazione locale da me fortemente voluta, molti anni fa). Dopo il suo romanzo d'esordio La generazione, ha scritto questo libriccino, con il pretesto di raccontare i suoi tre traslochi in vent'anni, ed ha provato non a spiegare, ma semplicemente a raccontare il suo punto di vista sulla livornesità. Questo tema, come avrete capito non solo da questo post, sta a me particolarmente a cuore, in quanto livornese di provincia (e quindi considerato non livornese), e trovo che Lenzi sia riuscito a cogliere nel segno, riuscendo, come si conviene, a far vagamente commuovere ed a far sorridere al tempo stesso, citando equamente spacciatori di quartiere e grandi figure storiche.

We have already talked about Simone Lenzi, mind of Virginiana Miller and writer unfortunately not too well known, particularly dear to me because he's from Livorno (and also because his band took its first steps on the stage of a local event strongly desired by me, many years ago). After his debut novel La generazione, he wrote this little book, under the pretext of telling his three removals in twenty years, and he tried not to explain, but simply to tell his point of view on the livornesità (being an inhabitant of Livorno). This theme, as you will have understood not only from this post, is particularly close to my heart, as I come from the province of Livorno (and therefore considered not from Livorno), and I find that Lenzi has managed to make the point, succeeding, as is appropriate, to being vaguely touching, and to make us smile at the same time, equally quoting neighborhood drug dealers, and great historical figures.

Non sono del resto mai stato uno di quei provinciali che si lamentano del fatto che nella loro città non ci sia nulla, che non succeda niente, pensando invece che questa mancanza sia piuttosto una ricchezza, un vantaggio che i provinciali hanno sui cosmopoliti, condannati come sono a vivere sempre in mezzo all'attualità, fra mille stimoli che finiscono per non produrre più alcuna reazione. Penso invece che l'ideale sia vivere in provincia e frequentare le grandi città per brevi periodi.

20181031

The Embassy of Cambodia

L'ambasciata di Cambogia - Zadie Smith (2013)

Periferia di Londra. Fatou è arrivata dalla Costa d'Avorio da un po', e lavora per una famiglia di origini indiane, occupandosi dei figli maleducati, facendo la spesa e le pulizie, non essendo troppo preoccupata del passaporto che le è stato requisito o dello stipendio, che apparentemente non le viene versato. La sua vita tutto sommato le piace: si vede con Andrew, che la corteggia e che lei non sa decidere se le piace oppure no, e se ne va in piscina, usando gli ingressi omaggio dei suoi datori di lavoro, che ne posseggono un sacco e che non usano mai. Quando si reca in piscina, passa davanti all'Ambasciata della Cambogia, e ogni volta, nota un volano, che sfreccia disegnando un arco, evidentemente protagonista di una infinita partita a badminton.

Senza dubbio qualcuno criticherà la portata ristretta, essenzialmente locale dell'interesse di Fatou per la cambogiana dell'Ambasciata di Cambogia, ma noi, la gente di Willesden, proviamo una certa comprensione per il suo atteggiamento. Il fatto è che se seguissimo la storia di ogni staterello del mondo - nei suoi momenti drammatici come in quelli di calma - non avremmo più spazio per vivere la nostra vita o per dedicarci ai compiti essenziali, né tanto meno per concederci piaceri occasionali come andare a nuotare. Sicuramente ci sono dei vantaggi nel tracciare un cerchio intorno alla propria attenzione e rimanerci dentro. Ma quanto dev'essere grande questo cerchio?

Racconto breve di Zadie Smith, che in pochissime pagine riesce a disegnare un mondo parallelo, quello degli immigrati in Inghilterra, e dei soprusi che subiscono, partendo da un particolare innocuo che lei fa diventare misterioso. Ce ne sarebbe abbastanza per farne uno splendido film, e se pensate al fatto che il libriccino conta 70 pagine, è tutto dire.

Short story by Zadie Smith, who in a few pages manages to draw a parallel world, that of immigrants in England, and the abuses that they suffer, starting from a harmless detail that she makes become mysterious. There would be enough to make a wonderful movie, and if you think about the fact that the book has 70 pages, it's all already said.

20181030

Il risveglio

The Wake - Voivod (2018)

Quattordicesimo album in studio per la storica band canadese, pensate, formatasi nel 1982 a Jonquière, nel Quebec canadese. Primo disco con il nuovo bassista Dominique Rocky Laroche (subentrato dopo, pare, l'allontanamento da parte del resto della band di Jean-Yves Thériault detto Blacky), lo stile si incammina verso terreni sempre più progressive, anche se non meno aggressivi. Il disco dura quasi un'ora, con pezzi piuttosto lunghi, complessi, vari (la conclusiva Sonic Mycelium segna 12 minuti e 24 secondi). Lo stesso batterista Michel Langevin (Away) lo descrive così: "La musica è come un futuristico thrash metal trek con molti colpi di scena. La storia coinvolge i soliti argomenti Voivodiani: disastri, caos, conflitti, strane trame e coscienza alternativa.". Un disco, come di solito ci hanno abituato loro stessi, non facile, ma di certo non casuale. Studiato, composto, complesso, articolato. Dimostrazione di buona salute, a dispetto, come capita, dell'età. L'edizione Deluxe contiene anche 6 pezzi live.



Fourteen studio album for the historic Canadian band, think about it, formed in 1982 in Jonquière, in Canadian Quebec. First record with the new bassist Dominique Rocky Laroche (afterwards, it seems, the departure from the rest of the band of Jean-Yves Thériault called Blacky), the style sets out towards increasingly progressive, even if not less aggressive terrain. The album lasts almost an hour, with rather long pieces, complex, various (the final Sonic Mycelium scores 12 minutes and 24 seconds). The same drummer Michel Langevin (Away) describes it like this: "The music is like a futuristic prog thrash metal trek with many twists and turns. The story involves the usual Voivodian topics: disasters, chaos, conflicts, strange plots and alternate consciousness." A record, as usually they have accustomed us, not easy, but certainly not random. Studied, composed, complex, articulated. Demonstration of good health, in spite of age. The Deluxe edition also contains 6 live tracks.

20181029

L'amore è qui per rimanere

Love Is Here to Stay - Tony Bennett and Diana Krall (2018)

Eccoci a parlare per la seconda volta, su fassbinder, di un disco di Tony Bennett, vero nome Anthony Dominick Benedetto, novantaduenne con 57 album in studio alle spalle [con questo disco entra nel Guinness per "il tempo più lungo trascorso tra l'uscita di una registrazione originale e una nuova registrazione dello stesso singolo dallo stesso artista (Fascinating Rhythm di Ira e George Gershwin)]; la volta precedente fu in occasione del suo disco di duetti con Lady Gaga, nel 2014, sempre su standard jazz: Chris Pearson su The Times, recensendo, ha commentato che "i fan di Bennett sono ormai rassegnati ad ascoltare solo dischi di duetti, anche se lui lavora meglio da solo". Questa volta parliamo di questo nuovo disco che lo vede insieme all'amica di lunga data Diana Jean Krall, pianista e voce contralto jazz della quale, invece, ci siamo occupati molte volte. Moglie di Elvis Costello, una quindicina di album alle spalle, canadese, dà il suo meglio, come ormai sappiamo bene, anche lei con classici standard jazz. Quindi, i due hanno deciso di deliziarci con 10 duetti sulle note di famosissimi pezzi della premiata ditta Gershwin (Ira e George), più uno (o due, nell'edizione Target) cadauno in versione "solo". Alla musica, dettaglio non trascurabile, c'è The Bill Charlap Trio (Charlap al piano, Peter Washington al contrabbasso, Kenny Washington alla batteria). Risultato: prevedibilmente, grandissime versioni di 'S Wonderful, Fascinating Rhythm, Do It Again, Somebody Loves Me, Nice Work If You Can Get It, e, ovviamente, Love Is Here to Stay.



Here we are talking for the second time, on fassbinder, of a record by Tony Bennett, real name Anthony Dominick Benedetto, ninety-two years old with 57 albums in the studio on his shoulder [with this record joins the Guinness for "the longest time spent between the output of an original recording and a new recording of the same single by the same artist (Fascinating Rhythm by Ira and George Gershwin)], the last time it was on his duet album with Lady Gaga, in 2014, always on jazz standards: Chris Pearson on The Times, reviewing, he commented that "Bennett's fans are now resigned to only listening to duet records, even if he works better on his own." This time we talk about this new album that he sees together with his longtime friend Diana Jean Krall, pianist and contralto jazz voice, on the other hand, we have dealt with many times: wife of Elvis Costello, a fifteen album behind her, Canadian, gives her best, as we now know, she too with classic jazz standards. So, the two decided to delight us with 10 duets on the notes of famous tracks of the award-winning company Gershwin (Ira and George), plus one (or two, in the Target edition) each in "solo" version. For the music, a not inconsiderable detail, there is The Bill Charlap Trio (Charlap on piano, Peter Washington on double-bass, Kenny Washington on drums). Result: predictably, very great versions of 'S Wonderful, Fascinating Rhythm, Do It Again, Somebody Loves Me, Nice Work If You Can Get It, and of course, Love Is Here to Stay.

20181028

Fendere

Cleave - Therapy?

Quindicesimo album in studio della band nordirlandese, band che vi giuro, pensavo estinta: sbagliavo. Come mi succede spesso, li avevo semplicemente "persi di vista"; loro, infatti, non si sono mai fermati, non hanno mai preso pause, continuando a suonare in giro e a far uscire dischi, almeno ogni tre anni. Fa piacere vedere che la band di 50enni sono ancora in grado di far uscire dischi metal decenti: il trio della County Antrim (con il batterista, Neil Cooper, inglese di Derby) sciorina ancora un metal che a me ha sempre ricordato Prong ed Helmet, seppur alla lontana, senza fare nessuna concessione e nessun passo indietro. Giuste dosi di melodia ma suoni secchi e potenti, poco più di 30 minuti di musica, per un disco tutto sommato buono.



Fifteenth studio album of the Northern Irish band, I swear to you, I thought extinct: I was wrong. As often happens to me, I had simply "lost my sight from them"; in fact, they never stopped, they never took breaks, continuing to play around and release records, at least every three years. It's nice to see that the bands composed by guys around 50 years old, are still able to release decent metal records: the County Antrim trio (with the drummer, Neil Cooper, Englishman from Derby), still doods a metal that has always reminded me of Prong and Helmet, albeit distant, without making any concession and no step back. Enough doses of melody but dry and powerful sounds, just over 30 minutes of music, for a good album, overall.

20181026

Ancora Cyco-Punk dopo tutti questi anni

Still Cyco Punk After All These Years - Suicidal Tendencies (2018)

Il tredicesimo disco in studio della storica band di Mike Muir, non è altro che una quasi completa ri-registrazione del disco di debutto da solista dello stesso Muir, sotto il monicker Cyco Miko, dal titolo Lost My Brain! (Once Again), uscito nel 1996. Il titolo occhieggia quello della raccolta degli stessi Suicidal Tendencies del 1993, Still Cyco After All These Years. Niente di propriamente nuovo, potete immaginarlo da soli, i soliti e solidi pezzi di crossover thrash, se non, come vi anticipai in occasione della recensione dell'EP che ha preceduto questa uscita, che nella formazione adesso, alla batteria, c'è il signor Dave Lombardo, decisamente il miglior batterista della "mia" generazione, un tipo che a parte la versatilità e gli innumerevoli impegni, segno di estrema passione per la musica tutta, riesce sempre a non strafare: questo disco ne è l'ennesima prova.



The 13th studio album of the historic band of Mike Muir, is nothing but an almost complete re-recording of Muir's solo debut album, under the moniker Cyco Miko, entitled Lost My Brain! (Once Again), released in 1996. The title looks at the collection of the same Suicidal Tendencies of 1993, Still Cyco After All These Years. Nothing really new, you can imagine it alone, the usual solid tracks of crossover thrash, if not, as I anticipated during the review of the EP that preceded this release, that in the lineup now, on drums, there is Mr. Dave Lombardo, definitely the best drummer of "my" generation, a guy that, apart from the versatility and the countless commitments, a sign of extreme passion for the whole music, always manages not to overdo it: this record is yet another proof.

20181025

L'ora triste

The Blue Hour - Suede (2018)

Ottavo disco in studio per la band di Londra, il terzo dopo la reunion del 2010. Capisco sia quelli che li hanno amati a dismisura ai tempi, e che hanno piacere che i Suede siano ancora vivi e vegeti, comprendo quelli che vedono questa marea di reunion con un certo sospetto: a pelle apparterrei al secondo gruppo, eppure, come più volte detto, provo a mettermi all'ascolto e a giudicare senza pregiudizi o paraocchi. Quindi: la band di Brett Anderson, che ha scritto pagine brillanti e bellissime del Britpop negli anni '90 fino ai primi anni '00, ha naturalmente toccato e raggiunto vette ben più alte di quelle che possiamo ascoltare in questo The Blue Hour. Eppure, la classe non è acqua, e questo disco contiene 50 minuti abbondanti di classe e belle canzoni. A volte, può anche bastare. Cold Hands, Don't Be Afraid If Nobody Loves You, Wastelands richiamano i loro periodi più belli.



Eighth studio album for the band from London, the third after the reunion of 2010. I understand both, those who loved them in excess at the times, and who are pleased that the Suede are still alive and well, I understand those who see this kind of reunion with a certain suspicion: at first, I would belong to the second group, and yet, as repeatedly said, I try to listen and judge without prejudices or blinders. So: the band of Brett Anderson, who wrote brilliant and beautiful pages of Britpop in the 90s until the early '00s, has naturally touched and reached peaks far higher than what we can hear in this The Blue Hour. Still, the class is not water, and this album contains abundant 50 minutes of class and beautiful songs. Sometimes, it can also be enough. Cold Hands, Don't Be Afraid If Nobody Loves You, Wastelands, recall their best times.

20181024

Rose rosso sangue

Blood Red Roses - Rod Stewart (2018)

73 anni, maniaco del football, tre matrimoni, otto figli da cinque madri diverse, collezionista di auto e di modellini di treni, Comandante dell'Ordine dell'Impero Britannico per meriti musicali, ha vinto un cancro alla tiroide e re-imparato a cantare dopo un nodulo benigno alle corde vocali, e qui è al suo trentesimo disco in studio. Ha militato in sette band, dopo di che ha iniziato una lunghissima carriera solista. Esponente di spicco del Blue-eyed soul (l'RNB cantato da bianchi), non disdegna blues, rock e folk, finanche la musica tradizionale che viene appunto dall'Impero (o, se preferite, dalla Perfida Albione e dintorni), nato a Londra da padre scozzese e madre inglese. Tutto questo è contenuto in maniera sorprendentemente brillante in questi Blood Red Roses, album prodotto dall'esperto Kevin Savigar, collaboratore di lungo corso di Rod the Mod, il disco contiene buoni pezzi originali, e alcune chicche, come una versione appassionata del traditional irlandese Grace, il classico blues Rollin' & Tumblin', e, nella versione Deluxe, Who Designed the Snowflake di Paddy McAloon (Prefab Sprout), e lo standard It Was a Very Good Year di Ervin Drake. Non crediate però che i pezzi originali siano dei riempitivi: tutt'altro. Superate le risatine snob, e provate ad ascoltare. Potrebbe sorprendervi.



73 years, football maniac, three marriages, eight children of five different mothers, collector of cars and model railway, Commander of the Order of the British Empire for musical merit, won a thyroid cancer and re-learned to sing after a benign nodule on the vocal cords, and here is his thirtieth record in the studio. He played in seven bands, after which he began a very long solo career. A prominent member of the Blue-eyed soul (the RNB sung by whites), does not disdain blues, rock and folk, even the traditional music that comes from the Empire (or, if you prefer, from the Perfida Albione and surroundings), born in London from a Scottish father and an English mother. All of this is contained in a surprisingly brilliant way in these Blood Red Roses, an album produced by the expert Kevin Savigar, longtime collaborator of Rod the Mod, it contains good original tracks, and some goodies, like a passionate version of the Irish traditional Grace, the classic blues Rollin &Tumblin', and, in the Deluxe version, Who Designed the Snowflake by Paddy McAloon (Prefab Sprout), and the standard It Was a Very Good Year by Ervin Drake. But do not think that the original tracks are fillers: far from it. Get over the snobby giggles, and try listening. It may surprise you.

20181023

La mia mente fa dei rumori

My Mind Make Noises - Pale Waves (2018)

Album di debutto per questa band di Manchester formatasi 4 anni fa dall'incontro delle due ragazze del gruppo, la batterista Ciara Doran e la chitarrista ritmica nonché cantante, Heather Baron-Gracie. Assumono un bassista e un altro chitarrista, che se ne vanno dopo un po', ne assumono altri due, escono un paio di singoli, un video, si imbarcano in un tour in Nord America, ed ecco qui il primo disco. Per darvi delle coordinate, siamo esattamente a metà tra i Fickle Friends ed i Chvrches, almeno, a mio modesto parere e per le mie conoscenze. C'è un gusto vagamente dark, che si esprime però più nel look che nella musica, e per l'elettronica dance degli anni '80, con una buona capacità di scrivere canzoni. Il disco è piacevole, vediamo cosa riusciranno a fare in futuro.



Debut album for this Manchester band formed 4 years ago by the meeting of the two girls of the group, the drummer Ciara Doran and the rhythm guitarist and singer, Heather Baron-Gracie. They hire a bassist and another guitarist, who leave after a while, they take two more, they come out a couple of singles, a video, they embark on a tour in North America, and here is the first record. To give you the coordinates, we are exactly halfway between Fickle Friends and Chvrches, at least, in my humble opinion and for my knowledge. There is a vaguely dark taste, which expresses itself however more in the look than in the music, and for the electronic dance of the 80s, with a good ability to write songs. The record is quite nice, let's see what they can do in the future.

20181022

Generazione RX

Generation Rx - Good Charlotte (2018)

Probabilmente non avevo mai ascoltato la band di Waldorf, Maryland, creatura dei fratelli Joel e Benji Madden, qui alla loro settima fatica in studio. Ascoltandone un album intero, capisco anche il perché: il loro genere è quel pop rock che non mi convince affatto, a meno che non si tratti di una band che sa azzeccare molte belle canzoni, anche se molto leggere. Sia chiaro, non che sia brutto da buttare, e qualche pezzo può pure entrarti in testa, oltre che nelle orecchie: ma da qui alla grandezza c'è molta distanza.



I probably never listened to the band from Waldorf, Maryland, the creature of the brothers Joel and Benji Madden, here in their seventh fatigue in the studio. Listening to a whole album, I also understand why: their genre is that pop rock that does not convince me at all, unless it is a band that knows how to hit many beautiful songs, even if really light. Let it be clear, not that it is bad to throw, and some tracks may even enter into your head, as well as in the ears: but from here to greatness there is a lot of distance.

20181021

A gentle, melodic style of reggae incorporating elements of soul and usually featuring lyrics with a romantic theme.

Lovers Rock - Estelle (2018)

Il quinto album dell'inglese Estelle è un po' più convincente dei precedenti, e questo è un bene, visto che, come ebbi a dire in occasione della recensione del precedente True Romance, è un peccato "sprecare" una voce del genere con dischi che non sembrano avere un senso compiuto. Qua, Estelle si dedica completamente al genere, appunto, Lovers rock, che, come spiega anche Wikipedia (e come vi riporto nel titolo del post), è una sorta di reggae misto alla dancehall, particolarmente ispirato a temi romantici nelle liriche. Pare addirittura che la stessa cantante, si sia ispirata nelle liriche, alla storia dei suoi genitori: una separazione di 20 anni, poi un riavvicinamento culminato in un matrimonio quando la figlia aveva già 33 anni. Molti ospiti esperti del genere (Luke James, Maleek Berry, Konshens, Kranium, Chronixx, HoodCelebrityy, Tarrus Riley), per un disco decisamente rilassante e ben fatto.



The fifth album of English singer Estelle is a bit more convincing than previous ones, and this is good, since, as I said at the review of the previous True Romance, it is a pity to "waste" a voice like that with albums that do not seem to make sense. Here, Estelle is completely dedicated to the genre, in fact, Lovers rock, which, as also explains Wikipedia (and as I report in the post title), is a kind of reggae mixed dancehall, particularly inspired by romantic themes in the lyrics. It seems that the same singer, was inspired for the lyrics, from the story of her parents: a separation of 20 years, then a rapprochement culminated in a marriage when the daughter was already 33 years. Many experienced guests of the genre (Luke James, Maleek Berry, Konshens, Kranium, Chronixx, HoodCelebrityy, Tarrus Riley), for a decidedly relaxing and well done record.

20181019

Immortale

Immortal - Ann Wilson (2018)

Immortal, se non ho capito male leggendo la biografia, è "solo" il secondo disco solista per la 68enne cantante statunitense, nata a San Diego, California, cresciuta in giro per il mondo visto che il padre era un militare di carriera, e stabilitasi poi con la famiglia nei sobborghi di Seattle (la ricorderete, se non per i dischi degli Heart, band dove militava anche la sorella minore Nancy, chitarrista, per le sue partecipazioni all'EP Sap degli Alice in Chains, o nella colonna sonora del celeberrimo Singles - la sorella è stata pure sposata con Cameron Crowe). Vita complicata dai suoi problemi di peso, e da dipendenze varie, questa signora è dotata di una voce da Soprano drammatico, e con questo disco vuole rendere omaggio a grandi voci che lei ha ammirato (anche il suo primo disco solista, Hope & Glory, del 2007, era un disco di cover). Disco curioso, dove potete trovare una cover di I Am the Highway degli Audioslave (la performance non è delle migliori, e questo non fa altro che aumentare i i rimpianti per la perdita di Cornell), una bella rielaborazione di Back to Black della Winehouse, così come degna di nota I'm Afraid of the Americans (Bowie), ed altre curiosità.



Immortal, if I have not misunderstood reading the biography, is "only" the second solo record for the 68-year-old American singer, born in San Diego, California, who grew up around the world because her father was a career soldier, and settled then with the family in the suburbs of Seattle (remember, if not for the records of the Heart, a band where she also played her younger sister Nancy, guitarist, for her participation in the EP Sap by Alice in Chains, or in the soundtrack of the famous Singles - her sister has also been married to Cameron Crowe). Life complicated by her weight problems, and by various addictions, this lady is endowed with a dramatic Soprano voice, and with this record she wants to pay tribute to great voices that she has admired (even her first solo album, Hope & Glory, in 2007, it was a cover album). Curious album, where you can find a cover of I Am the Highway of the Audioslave (the performance is not the best, and this does nothing but increase the regrets for the loss of Cornell), a beautiful reworking of Back to Black (Amy Winehouse), so as noteworthy is I'm Afraid of the Americans (Bowie), and other curiosities.

20181018

Ri-alimentato dall'interno

Re-Powered Within - Dragonforce (2018)

Non ve la prenderete, se vi dico che fino a pochi giorni fa, non avevo mai neppure sentito parlare di questa band inglese dal nome Dragonforce. Come faccio spesso, ho scelto, come primo ascolto, il disco più recente, e mi sono però imbattuto in una edizione re-mixata e re-masterizzata di un loro album del 2012, evidentemente un disco al quale loro tengono molto. Per quelli che non lo sanno, i Dragonforce hanno la particolarità di essere una band inglese, ma i loro membri, almeno, il 99%, hanno origini non inglesi: la formazione attuale, infatti, vede i due chitarristi Herman Li e Sam Totman rispettivamente di origini cinesi e neozelandesi, il bassista Frédéric Leclercq ovviamente francese, il batterista Gee Anzalone (non suonava su The Power Within, l'edizione originale, è entrato in formazione in seguito) italiano, il tastierista Vadim Pruzhanov ucraino; probabilmente, l'unico inglese-inglese è il cantante Marc Hudson. Insomma, di cosa stiamo parlando? Parliamo di una band che ha fatto della tamarraggine una bandiera, e del power metal unito allo speed metal super tecnico, una ragione di essere. Influenzati dai videogiochi, definiti dal suono dei due chitarristi, sempre impegnati in assoli lunghi ed intrecciati, disegnano tracce potenti ma sempre alla ricerca di melodie anche un po' stucchevoli, ma efficaci. Una sorta di Babymetal in versione macho. Non il massimo dell'originalità, certo, ma per un vecchio metallaro, gioia per le orecchie.



You should not get angry with me, if I tell you that until a few days ago, I had never even heard of this English band called Dragonforce. As I often do, I chose the most recent record as my first listen, but I came across a re-mixed and re-mastered edition of their album of 2012 The Power Within, evidently a record that they care a lot about. For those who do not know, the Dragonforce have the distinction of being an English band, but their members, at least, the 99%, have non-English origins: the current line-up, in fact, sees the two guitarists Herman Li and Sam Totman respectively of Chinese and New Zealand origins, bassist Frédéric Leclercq obviously French, drummer Gee Anzalone (did not play on The Power Within, the original edition, he joined the band later) Italian, keyboardist Vadim Pruzhanov Ukrainian; probably, the only English-English is the singer Marc Hudson. In short, what are we talking about? Let's talk about a band that has made of kitsch a flag, and of the power metal combined with the super technical speed metal, a reason to be. Influenced by videogames, defined by the sound of the two guitarists, always engaged in long and intertwined solos, they draw powerful tracks but always looking for melodies that are also a bit cloying, but effective. A sort of Babymetal in a macho version. Not the best of originality, of course, but for an old metalhead, joy for the ears.

20181017

Elefanti in acido

Elephants on Acid - Cypress Hill (2018)

Nono disco per i latinos più famosi dell'hip hop, e come sempre direi "giù il cappello", perché nonostante l'età e le nuove tendenze, personalmente credo che di fronte ai Cypress Hill dovremmo sempre essere un poco deferenti. Tutt'oggi, possono insegnare a molti. Otto anni sono passati dal precedente Rise Up, il periodo più lungo tra un disco e il seguente, evidente segno di altri interessi (non ultimi, i Prophets of Rage), ma anche di una tranquillità da vecchi saggi, il disco è composto da 15 tracce (di cui una strumentale) e 6 interludi, con un incedere lentissimo, verrebbe da dire naturalmente, vista la vicinanza della band alla cultura della ganja, e l'impressione che si ha è quella che sia un disco composto senza strafare, ma con la consapevolezza che quando vogliono, i CH riescono sempre a risultare dei maestri: vi basti, su tutti, l'esempio di Band of Gypsies, con gli egiziani Sadat e Alaa Fifty.



Ninth record for the most famous hip hop Latinos, and as always I would say "down the hat", because despite the age and new trends, I personally believe that in front of the Cypress Hill we should always be a little deferential. Even today, they can teach many. Eight years have passed since the previous Rise Up, the longest period between a record and the following, evident sign of other interests (not least, the Prophets of Rage), but also of a tranquility from old and wise guys, the album consists of 15 tracks (one of which is instrumental) and 6 interludes, with a very slow pace, one would naturally say, given the proximity of the band to the culture of ganja, and the impression we have is that it is a composed disc without overdoing it, but with the awareness that when they want, CH always manage to be masters: the example of Band of Gypsies, with the Egyptians Sadat and Alaa Fifty, suffices.

20181016

Regina danzante

Dancing Queen - Cher (2018)

Sulla scia dell'apparizione della stessa Cherilyn Sarkisian aka Cher, oggi 72enne, nel film-musical Mamma Mia! Here We Go Again, naturalmente il sequel di Mamma Mia!, film basato a sua volta sul musical teatrale, ispirato alla musica degli svedesi ABBA, ecco che Cher fa uscire il suo ventiseiesimo disco in studio, intitolato Dancing Queen (come un pezzo degli ABBA, ma anche un'appellativo che sicuramente le calza a pennello), composto da dieci cover del mitico gruppo svedese. Nessuno, sicuramente, meglio della Dea del Pop avrebbe potuto farlo meglio. Ecco quindi che si susseguono Dancing Queen, Gimme! Gimme! Gimme! (A Man After Midnight), SOS, Waterloo, Mamma Mia, Chiquitita, Fernando, The Winner Takes It All, e altri due pezzi che personalmente giudico minori, The Name of the Game e One of Us, eseguiti impeccabilmente dalla voce da contralto, sporadicamente aiutata dall'autotune (secondo me più per moda che per altro). Certamente non una pietra miliare, ma giusto per ricordarci la grandiosità di questa band mai dimenticata.



Following the appearance of Cherilyn Sarkisian aka Cher, now 72, in the musical film Mamma Mia! Here We Go Again, of course the sequel of Mamma Mia!, a film based on the omonymous musical, inspired by the music of the Swedish ABBA, here is that Cher releases her twenty-sixth studio album, entitled Dancing Queen (as a track of ABBA, but also a nickname that certainly fits her perfectly), composed of ten covers of the legendary Swedish group. Nobody, certainly, better than the Goddess of Pop could have done better. So here we have Dancing Queen, Gimme! Gimme! Gimme! (A Man After Midnight), SOS, Waterloo, Mamma Mia, Chiquitita, Fernando, The Winner Takes It All, and two other tracks that I personally judge minor, The Name of the Game and One of Us, performed impeccably by the contralto voice, sporadically helped by the autotune (according to me more for fashion than for help). Certainly not a milestone, but just to remind us of the grandeur of this band never forgotten.

20181015

Su cavalli oscuri

On Dark Horses - Emma Ruth Rundle (2018)

Ci sono dei dischi, e degli artisti, per cui fai davvero fatica a descrivere un nuovo disco, specialmente se ti piace, e se l'artista in questione, semplicemente, non smetteresti mai di ascoltarlo. E' il caso, lo avrete ormai capito, di Emma Ruth Rundle, statunitense di Los Angeles, California stabilitasi da un po' a Louisville, Kentucky, per stare insieme al fidanzato Evan Patterson, cantante e chitarrista dei Jaye Jayle, anche backing band di Emma. Le canzoni di ERR si fanno capire anche senza leggerne i testi, innanzitutto: vi parla l'atmosfera che riesce a creare. ERR è una chitarrista coi fiocchi, ed è altrettanto brava con la voce, una voce che trasmette qualcosa a metà tra la catarsi e la sofferenza, capace di trasformarsi in qualcosa di angelico. Il disco, tecnicamente il quarto dopo Electric Guitar: One (2011), Some Heavy Ocean (2014) e Marked for Death (2016), è stratificato a livelli impensabili, non è precisamente diretto, somiglia naturalmente in parte ai due precedenti, ed altrettanto ovviamente, prosegue costruendo un marchio di fabbrica assolutamente personale, inglobando le numerose influenze dell'artista (anche visuale, tra l'altro). Su una recensione ho letto una definizione curiosa, che mi è molto piaciuta: folkgaze, riferito ad una delle sue esperienze collaterali, The Nocturnes, ma potremmo usarla anche adesso per i suoi lavori solisti, insieme al classico post-rock. Dicevo che non è "precisamente diretto", e, avrete capito, intendevo che non ti prende immediatamente, ma pian piano ti divora, letteralmente. La bellezza devastante di queste otto tracce si sussegue, facendoti pensare, mentre ascolti la conclusiva You Don't Have To Cry, che possa essere la canzone più bella che ti sia mai capitato di ascoltare, poi schiacci il repeat, e mentre riparti ascoltando l'apertura di Fever Dreams, cambi idea. L'anno passato mi sono fatto 1.200 km in auto per andarla a vedere in Slovenia, qualche giorno fa sono andato a Lille, Francia, per vederla di nuovo: o sono pazzo, oppure questa è una delle più belle realtà musicali dei nostri tempi. 



There are records, and artists, that you really find it hard to describe when you listen a new record, especially if you like it, and if the artist in question, simply, you would never stop listening to it. It's the case, you will have by now understood, by Emma Ruth Rundle, an American from Los Angeles, California who settled from a while in Louisville, Kentucky, to stay with her boyfriend Evan Patterson, singer and guitarist of Jaye Jayle, also backing band of Emma. The songs of ERR can be understood even without reading the texts, first of all: the atmosphere that manages to create speaks to you. ERR is a hell of a guitarist, and is just as good with the voice, a voice that transmits something between the catharsis and suffering, able to turn into something angelic. The record, technically the fourth after Electric Guitar: One (2011), Some Heavy Ocean (2014) and Marked for Death (2016), is stratified to unimaginable levels, it is not precisely direct, it naturally resembles in part the previous two, and equally obviously, it continues building an absolutely personal trademark, incorporating the numerous influences of the artist (also visual, among other things). On a review I read a curious definition, which I liked very much: folkgaze, referring to one of her collateral experiences, The Nocturnes, but we could use it even now for her solo works, along with the classic "post-rock". I said that it is not "precisely direct", and, you will have understood, I meant that it does not take you immediately, but slowly devours you, literally. The devastating beauty of these eight tracks follows, making you think, while you listen to the conclusive You Don't Have To Cry, which could be the most beautiful song you've ever heard, then you push repeat, and while you start listening to the opening of Fever Dreams, you change your mind. The past year I made myself 1,200 km by car to go and see her in Slovenia, a few days ago I went to Lille, France, to see her again: either I'm crazy, or this is one of the most beautiful musical reality of our time.

20181014

La tresca arriva ad un punto di svolta

The Affair - di Sarah Treem e Hagai Levi - Stagione 4 (10 episodi; Showtime) - 2018

Montauk: Noah si incontra con Cole per parlare di una persona scomparsa.
Sei settimane prima, Noah si è trasferito a LA per stare più vicino ai figli; Helen e Vik infatti si sono trasferiti lì. Noah ha trovato un posto di insegnante di letteratura inglese in una scuola statale a Compton. Mostra uno speciale interesse per uno dei suoi alunni, Anton. Helen ha difficoltà ad abituarsi alla California: continua ad immaginarsi terremoti; vede un terapeuta per la sua ansia. Noah si ritrova a cena con Helen, Vik, Trevor e Stacey, e scopre che suo figlio potrebbe essere gay. Helen dice a Noah che dovrebbero vedersi meno, perché è arrivata alla conclusione che proprio lui potrebbe essere la ragione della sua ansia. Tornati a casa, mentre si preparano per andare a letto, Vik crolla a terra in bagno, mentre Helen accorre spaventata.

Sono ancora contrastato, per quanto riguarda il mio giudizio personale sulla quarta stagione di The Affair. Tra l'altro, scopro adesso che ci sarà la quinta stagione, e che sarà l'ultima, quindi diciamo che la seguirò, giusto perché sarà l'ultima. E' difficile non fare spoiler, ma ci proverò. Il punto di svolta di cui vi parlo nel titolo del post è una roba grossa, ma vi basti sapere questo. Il problema, dal mio punto di vista, è che The Affair alterna momenti davvero toccanti e quasi, oserei dire, filosofici, ad altri smaccatamente da telenovela. In questi ultimi, sono stato davvero tentato di mollare tutto. Eppure, continuo a ripetermi che The Affair parla principalmente della fallibilità dell'essere umano, soprattutto per quanto riguarda la sfera degli affetti, e pure quella dell'essere genitori.

I'm still in contrast with myself, as far as my personal judgment on the fourth season of The Affair is concerned. Among other things, I find out now that there will be the fifth season, and that will be the last, so let's say I will follow it, just because it will be the last. It's hard not to spoil, but I'll try. The turning point of which I speak in the title of the post is a big stuff, but I've already said enough. The problem, from my point of view, is that The Affair alternates moments really touching and almost, I would dare to say, philosophical, to others blatantly from soap opera. In the latters, I was really tempted to give up. Yet, I keep telling myself that The Affair speaks primarily of the fallibility of the human being, especially as regards the sphere of affections, and also that of being parents.