No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20071130

un'altra vita

Certe notti per dormire mi metto a leggere,
e invece avrei bisogno di attimi di silenzio.
Certe volte anche con te, e sai che ti voglio bene,
mi arrabbio inutilmente senza una vera ragione.
Sulle strade al mattino il troppo traffico mi sfianca;
mi innervosiscono i semafori e gli stop, e la sera ritorno con malesseri speciali.
Non servono tranquillanti o terapie
ci vuole un'altra vita.
Su divani, abbandonati a telecomandi in mano
storie di sottofondo Dallas e i Ricchi Piangono.
Sulle strade la terza linea del metrò che avanza,
e macchine parcheggiate in tripla fila,
e la sera ritorno con la noia e la stanchezza.
Non servono più eccitanti o ideologie
ci vuole un'altra vita.


f. battiato

20071129

plagio antonacci

come ci ha già anticipato maurino, antonacci plagia i santo niente.
vergognoso come un bambino che viene beccato a rubare al supermercato.
qui per vedere i 2 video a confronto e una piccola risposta dei santo niente.
plagio pagliacci.

20071128

the boys are back in town

Mi scuso per la mancanza di post in questi ultimi giorni. Mancano gli ultimi eventi del viaggio, e poi ho lasciato a metà io e i Metallica, però mi manca davvero il tempo, e tra poche ore si riparte. L'amico Massi mi ha girato il programma dell'evento, il Grand Off movie festival di Varsavia, e mi pare una cosa seria. Sono stanchissimo e mi sto ancora riprendendo dal classico jet lag.

Solo un grazie a Livio, che ci ha raccolto all'aeroporto, ed anche a Massi, Maurino, Filippo per la cena di ieri sera, in Milano City. Curioso il fatto che, in fondo, non avevamo nulla da dirci, visto che il viaggio è stato seguito passo passo da loro come dai lettori del blog. Eppure non ci siamo zittiti un istante.

A presto, per nuovi, appassionanti post.

la nuova proprietà

il quarto segreto di fatima si è rivelato.
un comunicato nel sito dell'hellas ha reso noto chi sarà il nuovo proprietario della squadra.
era ora.
speriamo che il cambiamento serva a questa squadra di brocchi e che vengano acquistati un pò di centrocampisti ed attaccanti nel mercato di gennaio.

VERONA - Hellas Verona Football Club comunica che l’Amministratore Unico Pietro Arvedi d’Emilei ha raggiunto l’accordo per la cessione del pacchetto azionario alla società Petra Italia del Dr. Giovanni Battista Lancini. Nel corso dei prossimi giorni avverranno il perfezionamento contrattuale e l’ufficializzazione del passaggio di proprietà.
Contestualmente, si rende noto che nella giornata di mercoledì 28 novembre il sig. Giovanni Galli firmerà il contratto per l’ingresso nell’organigramma societario, con la carica di Direttore Sportivo.

20071127

malpensalo

nel pomeriggio vado a malpensa a ricevere jumbolo e daniela di ritorno dai paesi caldi.
già pronti il tappeto rosso, l'auto blu e la neve bianca (finta).
i colori del blog!

il culto del cargo

alla radio ieri parlavano di questa cosa, molto interessante, che non conoscevo. copio incollo da wikipedia un pò di informazioni.


Un culto del cargo (Cargo cult) è una tipologia di movimento religioso che storicamente si è manifestata in Melanesia, nel Pacifico sud-occidentale. I membri di un culto del cargo credono che i beni occidentali provenienti dall'industria (i 'cargo', i cosiddetti carichi di beni spediti per via aerea) siano stati creati dagli spiriti degli antenati e fossero destinati alle popolazioni melanesiane. I bianchi, al contrario, avrebbero slealmente preso controllo di questi oggetti. I culti del cargo quindi sono indirizzati a purificare le loro comunità e quello che loro percepiscono come influenzato dai bianchi conducendo dei rituali simili ai comportamenti che i locali hanno visto assumere dagli occidentali, presumendo che questi riti possano far giungere i cargo. Una peculiarità dei culti del cargo sono la credenza che gli agenti spirituali in futuro facciano arrivare dei cargo molto più di valore, e i prodotti più desiderati dai partecipanti al culto.

I culti del cargo sono stati notati dalla comunità scientifica fin dal diciannovesimo secolo, ma la loro più grande espansione è avvenuta dalla Seconda Guerra Mondiale in poi. I cultisti non comprendono appieno il significato della produzione industriale e del commercio, ed hanno un limitato potere d'acquisto. La loro conoscenza della società, della religione e dell'economia occidentali sarebbe rudimentale. Questi culti sono una risposta alla confusione e all'insicurezza derivanti dal contatto con l'Occidente, e razionalizzano la loro situazione riferendosi a simboli magici e religiosi che vengono associati con la cristianità e la società occidentale. Tra le varie differenze culturali e una vasta area geografica melanesiana ci sono stati casi di movimenti organizzatisi indipendentemente gli uni dagli altri.

Gli esempi più famosi di comportamenti derivati dal culto del cargo sono le false piste di atterraggio, gli aeroporti e le radio fatte di noci di cocco e paglia, costruiti dai membri del culto nella credenza che le strutture avrebbero attratto aerei da trasporto pieni di 'cargo'. I credenti inoltre inscenano finte trivellazioni e marce, dotandosi di martelli pneumatici e fucili costruiti con del legname, usando finte insegne militari e dipingendosi il corpo con la scritta "USA", per camuffarsi da soldati.

Tutt'oggi molti storici ed antropologi obiettano che il termine "culto del cargo" sia un modo poco preciso per identificare una vasta varietà di fenomeni. Tuttavia è diventato il modo più comune per denominarli ed il termine continua ad essere usato oggi. In maniera più precisa tali culti sarebbero spesso identificabili come culti millenialisti, nel senso di un futuro utopico portato loro da un messia.

Storia
I discorsi sul culto del cargo solitamente iniziano riferendosi ad una serie di movimenti avvenuti verso la fine del XIX secolo e i primi decenni del XX secolo. Il primo culto del cargo conosciuto è stato il 'Movimento Tuka', iniziato nelle isole Fiji nel 1885. Altri tra i primi movimenti sono avvenuti in Papua Nuova Guinea, incluso il 'Culto Taro' nella Papua settentrionale, e la Pazzia dei Vailala documentata da F.E. Williams, uno dei primi antropologi ad operare in Papua Nuova Guinea.

Il periodo classico di attività del culto del cargo, ad ogni modo, è stato negli anni durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale. La vasta quantità di materiale di guerra che è stata paracadutata sopra a quelle isole durante la campagnia del Pacifico avvenuta contro l'Impero del Giappone ha significato un drastico cambiamento dello stile di vita degli isolani. Prodotti industriali come vestiti, cibo in scatola, tende, armi ed altri beni di utilità arrivarono in grandi quantità per rifornire i soldati e anche gli isolani che erano le loro guide ed ospiti. Alla fine della guerra le basi aeree furono abbandonate, e i 'cargo' non furono più paracadutati.

Per far si che i carichi di beni tornassero ad essere paracadutati o anche portati per via aerea o per mare, gli isolani hanno iniziato ad imitare i comportamenti che hanno visto assumere dai militari occidentali. Hanno quindi fabbricato cuffie audio dal legno indossandole seduti dentro a finte torri di controllo da loro costruite. Hanno iniziato mimare segnali di atterraggio aerei in mezzo alle piste e hanno acceso segnali di fuoco e torce per illuminare le piste di atterraggio e i fari di posizione. I cultisti pensavano che gli stranieri avessero una speciale connessione diretta con i loro antenati, che secondo loro erano gli unici esseri ad avere il potere sufficiente a produrre le ricchezze dei cargo.

In una sorta di magia simpatetica, molti di loro hanno costruito, con i mezzi a loro disposizione, riproduzioni a grandezza naturale di aereoplani e hanno costruito nuove piste di atterraggio simili a quelle occidentali, nella speranza che questo avrebbe attirato molti più aereoplani pieni di 'cargo'. Sfortunatamente, queste pratiche non portarono al ritorno degli aeroplani semi divini, pieni di tutti quei meravigliosi carichi che venivano paracadutati durante il conflitto, ma hanno finito per sradicare ogni altra pratica religiosa locale esistente prima della guerra.

Un caso più recente di questo tipo di comportamento si ebbe nel 1979, quando la nave taiwanese Lunchaun, che trasportava un grosso carico di componenti elettriche, si rovesciò nell'oceano polinesiano. Gran parte del carico rovesciato venne saccheggiata dagli isolani locali, che ricavarono dai detriti recuperati degli oggetti, alcuni di uso pratico, altri di uso rituale. Interessante notare che molti di questi appaiono essere stati pensati come semplici ma potenti elettromagneti, i quali, per semplice fortuna o per sperimentazione, sembrano aver funzionato più o meno bene.

Alla fine questi culti sono svaniti, ma il termine è rimasto in uso nella lingua corrente per indicare un gruppo di persone che imitano l'aspetto estetico superficiale di un processo o sistema senza averne la comprensione delle meccaniche profonde.


Altra casistica di culto del cargo
Un culto simile, la danza degli spiriti, si è presentato dal contatto tra le due civiltà dei Nativi americani e degli anglo-americani alla fine del XIX secolo. Il profeta Wovoka della tribù dei Paiute predicava che danzando in un certo modo gli antenati sarebbero tornati per mezzo della ferrovia e che una nuova terra avrebbe coperto la gente bianca.

Una religione descritta come "culto del cargo" si sviluppò durante la guerra del Vietnam tra alcuni appartenenti al popolo Hmong dell'Asia Sudorientale. Il nucleo del loro credo era che la seconda venuta di Gesù Cristo fosse imminente, solo che questa volta sarebbe arrivato indossando una tuta mimetica e guidando una jeep militare, per portarli via nella terra promessa. Le origini sono sconosciute, ma si può supporre che sia stato estratto dalle immagini del nuovo potere che apparve loro in quel periodo, in forma di militari statunitensi e di missionari cristiani occidentali.

Un più recente esempio di visione del mondo mitologica nata da una interpretazione di pratiche scientifiche è accaduto in Africa dove una organizzazione umanitaria ha distribuito abaci con palline rosse e bianche corrispondenti al ciclo mestruale femminile con l'intento di rallentare e stabilizzare la crescita della popolazione. Alle donne venne spiegato come spostare una pallina al giorno, e come avere rapporti solo nei giorni con le palline bianche. Tuttavia, l'esperimento fallì, e la popolazione crebbe nelle case in cui l'abaco era in uso. Le donne credettero che gli abaci fossero magici, e che le avrebbero protette dalla maternità se avessero spostato una pallina bianca al posto di una rossa prima dei rapporti.

Alcuni Indiani dell'Amazzonia hanno scolpito imitazioni in legno di registratori di audiocassette (gabarora, dal portoghese gravadora o dallo spagnolo grabadora) che usano per comunicare con gli spiriti.

etc.

20071125

Costa Rica + Nicaragua nov 07 - 17

goodbye Sámara
Ultimo giorno a Playa Sámara. Oggi spiaggia dalle 8,30 alle 13,30, abbiamo terminato tutte le creme solari che avevamo. Oserei dire che sono piu bello di quando sono partito, il sole mi giova. Daniela non ne ha bisogno, come sa chi la conosce.
Ieri mi ero dimenticato di dirvi che abbiamo "sostituito" per qualche ora Stefano e Yorlenny, Stefano doveva andare all'ospedale di Nicoya per farsi togliere il gesso che aveva da 40 giorni al piede, per cui siamo rimasti, nel pomeriggio, a "presidiare" la Posada e a rispondere a chi domandava se c'era posto che no, non ce n'era per la notte, ma solo dall'indomani. Naturalmente non c'e' costato niente, non avremmo fatto niente di particolare, ma i ragazzi ne sono stati felici, e quando sono rientrati ci hanno invitato a cena fuori per l'indomani, quindi per stasera. Una bella conclusione.
Ma i botti sono gia' cominciati: oggi pomeriggio verso le 16,00 mentre eravamo a chiacchierare con Stefano fuori dalla Posada, c'e' stata una scossa di terremoto piuttosto forte, la casa si e' "mossa", il tetto ha fatto rumore, tutti si sono spaventati. Non ci crederete, ma quello piu' tranquillo ero io. O forse ero solo stanco di tutte le ore passate in spiaggia.

Devo essere onesto: mi manca mio nipote, il cornetto e il cappuccino al bar la mattina, gli amici e la famiglia, perfino i colleghi. Pero' tornare e ripartire praticamente subito, anche se per 4 giorni, mi sa di figata.
Ci vediamo presto. Domani San Jose'.

20071124

Costa Rica + Nicaragua nov 07 - 16

relax
Non mi sono collegato e non vi ho scritto niente perche' come capirete c'e' ben poco da dire. Un giorno di pioggia ha permesso di riposare la pelle, ma ieri che era completamente nuvoloso, siamo stati in spiaggia per quasi 3 ore e ci siamo quasi bruciati: il sole passa lo stesso. Oggi un po' di vento che rendeva piu' vivibile la spiaggia e siamo di un bel colore sano. Questa mattina la marea era bassa, e abbiamo dato una mano a spingere fino all'acqua la barca del pescatore che vediamo tutte le mattine rientrare. E' stata dura, molte decine di metri. Quando siamo tornati ai nostri asciugamani, c'era un poliziotto a sorvegliarli, e ci ha detto che secondo lui c'era un amico del pescatore che era pronto dietro le palme a rubarci le borse. L'ho ringraziato molto cordialmente ma, nonostante sia uno degli uomini piu' malfidati al mondo non gli ho creduto nemmeno per un nanosecondo.

Nella casella di posta elettronica ho trovato una bellissima notizia: grazie all'amico Massi avro' appena il tempo di rientrare a casa per il cambio abiti che dovro' ripartire per Varsavia. Festival cinematografico. Vi spieghero' piu' avanti. Nel frattempo, sono eccitato come un bambino.

20071123

la barzelletta del fantasma formaggino

ve la ricordate?

« Un inglese, un francese e un italiano si sfidano a resistere una notte in un castello infestato da un fantasma.
Il primo giorno si reca nel castello l'inglese. A mezzanotte appare il fantasma Formaggino urlando "Uuh.. sono il fantasma Formaggino!", e l'inglese scappa terrorizzato. Il secondo giorno si reca nel castello il francese, ma anche lui fugge terrorizzato quando il fantasma entra nella sua stanza urlando "Uuh.. sono il fantasma Formaggino!".Al turno dell'italiano, quando il fantasma urla "Uuh.. sono il fantasma Formaggino!", l'italiano risponde "E io ti spalmo su un
panino!". »

la barzelletta per i bambini....ci sono anche delle varianti:
- il "fantasma dagli occhi bianchi" (o "verdi", o con "un occhio nero e uno bianco"), e l'ultima battuta dell'italiano che diventa "se non te ne vai te li faccio diventare neri!" (o "ti faccio diventare nero anche l'altro!");
- il "fantasma con le dita insanguinate" (o "le mani insanguinate"), e la battuta dell'italiano "vieni qua che ho portato i cerotti";
- il "fantasma dalle 7 mutande", e l'italiano che risponde "allora dammene un paio, che mi sono scordato a casa quelle di ricambio".
sapevatelo!


ps. creo anche la nuova etichetta SAPEVATELO!

20071121

Costa Rica + Nicaragua nov 07 - 15

materassi a molle
Continuo a dormire poco. Cerchero' di mangiare meno la sera e non bere caffe'. L'altra notte fuori c'era un cane posseduto dal demonio, ne sono certo. Ululava in una maniera innaturale. Stanotte non c'era nessun rumore ma non riuscivo a dormire. Le doghe sono state sostituite ma il problema e' mio. Forse mi manca mio nipote.
Stamattina ho fatto colazione alle 6,30. Ho aperto la porta della casa. Erano tutti a letto. Siamo arrivati al mare alle 8,30 e ci siamo rimasti fino alle 11,30. Sono riuscito a non ustionarmi per il rotto della cuffia. Oggi ho fatto pure il bagno (nel Pacifico, of course): fino a ieri c'erano le meduse. Oggi pomeriggio ho sonnecchiato. Mi sono spalmato piu' volte l'idratante, ho visto Scary Movie su HBO, ho letto Dazieri. A pranzo mi sono fatto un frullato di banana con 5 banane. Non sono riuscito a finirlo. Nella Posada, arrivi e partenze.
Una nota: gli americani riescono ad essere detestabili perfino nei punti internet. Parlano con casa e con gli amici via skype a voce altissima. Secondo voi perche' ci sono tanti serial killer negli USA?
Daniela anche stasera e' in chiesa. Una specie di dipendenza, credo. Abbiamo avuto un paio di larghe discussioni sulle nostre non opposte, ma ben diverse visioni della cosa. Siamo rimasti sulle nostre posizioni.
Adesso mi alzo e vado a prendere a pugni l'americana che sta urlano dietro alla mia postazione. A domani, forse.

PS stasera un'altra puntata di Californication

20071120

lo sapevate



che la fiat 16 e la suzuki sx4 sono la stessa macchina?
sapevatelo!

Costa Rica + Nicaragua nov 07 - 14

doghe
Stamattina ho rotto una doga del letto dove dormo. Il materasso e' a molle e fa rumore ogni volta che mi giro. Questa cosa delle ore di sole e' pazzesca, se ci riflettete. La mattina alle 6,00 e' gia' giorno e la sera alle 18,00 e' buio pesto. Le persone si alzano presto, pranzano alle 12,00 e i ristoranti aprono per la cena alle 17,00. E' stranissimo stare in paesi (Nicaragua e Costa Rica) di lingua spagnola, con i ritmi tipici dei latinos (lenti), pensare alle ore dei pasti in Spagna o in Argentina (molto piu' "avanti" delle nostre) e vedere quelle che utilizzano qui, abituarcisi.

Questa mattina abbiamo comprato i biglietti per il ritorno a San Jose'. Bus delle 8,30 di domenica mattina. Dopo siamo stati sul mare e mi sono quasi ustionato i piedi. Nel pomeriggio si e' rannuvolato e ci sono state alcune gocce di pioggia. Abbiamo camminato per meta' spiaggia. Ho concluso che l'intera spiaggia di Sámara e' di circa 6 km.

Californication


Non ci crederete, ma i vantaggi di stare all'estero in un luogo dove hai la tv via cavo in camera e dove il sole tramonta alle 17,30 e si cena poco dopo, e' anche questo: hai la possibilita' di fare zapping selvaggio tra un sacco di canali americani appositamente sottotitolati per l'America Latina. E' cosi' che ieri sera mi sono imbattuto in un serial che a noi amanti delle belle sceneggiature e della musica rock, ci farebbe (spero di poter dire ci fara') impazzire. Gia' dal titolo: Californication. Il protagonista e' David Duchovny, indimenticato agente Moulder di X Files, qui sceneggiatore semi-fallito con un grande successo con le donne. In poco piu' di 20 minuti ieri sera sono stati citati Chris Cornell e gli Eagles of Death Metal, c'e' stata una scena irresistibilmente comica (lui che scopa un'amica della ex moglie in casa sua a pecorina, cade e rovescia un quadro del promesso sposo della ex moglie, poi ci vomita sopra e quando vengono sorpresi dalla ex moglie insieme ad altre persone anche la tipa vomita a spruzzo mentre lui sta coprendosi il pisello col quadro del pittore e il vomito sta colandogli sui piedi) e dei momenti di dialogo davvero frizzanti.

Via con la ricerca, amici!

Dillinger


Progressive thrash core grind industrial trip hop jazz metal. Vi basta? Feroci e raffinati, la nuova frontiera del rock estremo. Probabilmente il disco del 2007, puo' piacere ai fans dei Sigur Ros piu' rockettari e a quelli dei Morbid Angel meno ortodossi.
I Dillinger Escape Plan si raffinano e, per assurdo, si "commercializzano" sfornando un lavoro che non puo' annoiare mescolando le influenze citate prima, rimanendo cazzuti e impegnativi da sentire, ma riuscendo a sfornare due potenziali singoli come Black Bubblegum e Milk Lizard, due pezzi fenomenali che non diventeranno mai di dominio pubblico solo a causa dell'ottusita' di certi discografici. A loro il compito di farmi ricredere nei prossimi mesi.

Un disco dannatamente bello.


The Dillinger Escape Plan - Ire Works

20071119

i colori

c'è chi mi chiede se i colori scelti per questo blog sono quelli degli stati uniti.
no amici, sono stati scelti questi colori pensando alla norvegia, a cuba, al cile e alla costa rica!

Costa Rica + Nicaragua nov 07 - 13

Stefano e Yorlenny
Vi ricordate la canzone Smooth? Quella da Supernatural di Santana con Rob Thomas alla voce, con quel video pieno di latinos e latinas che ballavano per strada? Ecco, sentirla uscire dallo stereo di una casa a Playa Sámara, con morochas che si dondolano sul patio fa tutta un'altra impressione. Mentre torno dalla spiaggia la fischietto passando davanti alla casa.

La mattina del sabato ci rifacciamo tutta la strada dall'ostello al terminal Alfaro (l'impresa che viaggia da San Jose' a Sámara) a piedi (e' lontano piu' o meno come il terminal Trans Nica), ma arriviamo con un anticipo clamoroso. Le due ore e mezzo di attesa ci permettono di osservare una fauna umana straordinaria. Parcheggiatori abusivi istituzionalizzati, tassisti in tripla fila, accattoni di ogni provenienza, personaggi quasi inimmaginabili. Il bus e' senza aria condizionata, non ci hanno dato i posti accanto e convinco una signora a fare cambio. Insieme a noi sale una ragazza probabilmente inglese che mi ricorda vagamente Suzi Quatro ma ha degli occhi da cerbiatto straordinari e un'aria a meta' tra il timoroso e l'ingenuo. Si siede dietro a noi e l'unica parola che pronuncia e' Samara? rivolta a me quando ci alziamo perche' siamo arrivati. Il bus si ferma un numero inenarrabile di volte, ma la previsione di Stefano e' incredibilmente precisa: arriviamo alla Posada Matilori alle 17,30. Sul bus conosciamo Francesca, italiana in CostaRica da diversi anni, creatrice di siti internet. Conosce tutti e tutto. Ci da' delle dritte. Ma soffermiamoci su quello che sara' la nostra casa per la settimana a venire, la Posada Matilori e i suoi dueños: Stefano e Yorlenny.
Stefano e' italiano di Rovereto, ed e' un 40enne che sembra un 30enne, simpatico, ciarliero e cazzuto, con le idee chiare e con dei sogni che persegue con cognizione. Mi accoglie con la notizia della nazionale di calcio qualificata per aver vinto in Scozia: e' venuto qua 11 anni fa per cambiare la sua vita e ce l'ha fatta, almeno per quanto mi sembra. Si sbatte e si e' sbattuto facendo mille cose, non e' milionario ma mette passione in quello che fa. Sta tentando il salto di qualita', dall'ostello da pochi dollari per backpackers americani a questa Posada che e' qualcosa di splendido. 4 camere tenute meravigliosamente, bagni pulitissimi, acqua calda (una rarita'), tv via cavo in camera, aria condizionata, ventilatori, cucina elegante, lavanderia gratis. Il prezzo e' decisamente conveniente, credetemi. Sua moglie Yorlenny e' la sua socia, costarricense, una 30enne che dimostra 20 anni, sembra una fata (mi sono fatto un po' influenzare dagli ultimi 20 minuti di Lady in the water rivisti su HBO ieri sera prima di prendere sonno): voce da usignolo, bellissima e sempre sorridente. Una coppia che, come dice Daniela, la vedi e ti si apre il cuore. Sei subito dalla loro parte.
Ci sistemiamo (non solo: quando gli diciamo che non siamo una coppia, ci promettono che l'indomani ci cambieranno la stanza. Ci avevano dato un matrimoniale convinti che fossimo fidanzati, domani appena gli si libera ci daranno una stanza con due letti separati) e seguendo i consigli di Francesca e di Stefano andiamo a 10 metri a cenare, al Samareño. Trovo gli spaghetti con avocado e gamberi, gli chiedo se me li possono fare senza gamberi, sono buonissimi, dopo di che domando cosa c'e' nella ricetta, visto che gli spaghetti all'avocado sono una delle mie ricette preferite. La cuoca ci mette il vino bianco e il pepe (il primo non lo immaginavo, il secondo era palese), ne faccio tesoro. Finalino gustoso: la carta di credito di Daniela non funziona. Non capiamo perche', ma l'indomani mattina ne avremo la riprova facendo spesa. Mi faccio grasse risate alle sue spalle e pago con la mia. Le risate sono grasse perche' la mia a volte imperscrutabile compagna di viaggio, va in giro con una carta di credito con la quale non puo' prelevare contante in quanto non conosce il codice PIN. Per cui ci eravamo accordati che io avrei prelevato contante, lei avrebbe pagato il pagabile con la sua carta, in modo da dividere gia', anche se grossolanamente, le spese. Dopo stasera non c'e' piu' verso, ed e' divertente.

Oggi giornata di mare, e sto molto attento a non scottarmi: abbiamo una settimana. Abbiamo deciso che rimarremo qui fino al 25, data in cui dobbiamo tornare a San Jose' per prendere il volo di ritorno l'indomani. Siamo un po' stanchi di girare e cosi' riusciro' a farmi la settimana al mare che volevo farmi gia' da luglio. Spiaggia bella ma non tenuta benissimo, lunga piu' di 2 km, con una risacca di circa 40 mt (siamo sul Pacifico). La mattina il sole ti sbriciola. Alle 17,30 e' gia' sulla linea dell'orizzonte. Questa cosa delle ore di sole e' un altro argomento che dovremmo riprendere poi.
Inoltre, un'interessante conversazione con Stefano sull'approccio al lavoro dei costarricensi, del tutto simile a quello dei nicaraguensi descrittoci da Anne al Crater's Edge di Laguna de Apoyo. Ne parleremo piu' avanti.
Alla Posada una famiglia costarricense (capofamiglia Javier, simpatici, con due bambini), 3 norvegesi che se ne sono andati stamani (non ho fatto in tempo a farci almeno due chiacchiere), due francesi arrivati oggi (simpatici, lei di origini spagnole, lui di origini algerine: gli ho subito detto che non sono un fan di Matrix). Altri arrivi oggi non ancora identificati.

Adesso vi saluto. Se non mi sentite per qualche giorno non state a preoccuparvi. Sto bene. Un abbraccio a tutti.

Costa Rica + Nicaragua nov 07 - 12

cross the border
Alle 5,00 Granada si sveglia piano. Il trolley di Daniela fa un casino impressionante e se fossi un granadeño le tirerei un secchio d'acqua. Aspettiamo quasi 45 minuti davanti all'ufficio de la mujer más linda de Nicaragua (Trans Nica) mentre la "fermata" si affolla di passeggeri, poi il bus arriva. Si parte, il bus non e' ne' meglio ne' peggio di quello Tica Bus. Alla frontiera meno smancerie, pero' lato Costa Rica ci controllano i bagagli (a noi no). Scambio due chiacchiere con un anziano nicas (nicaraguense) che sta andando dai ticos (costarricensi) non so perche'. Comincio dicendogli che in Europa i controlli sugli aerei sono peggiori, lui finisce dicendomi che Somoza e Ortega sono todos ladrones e li hanno messi in ginocchio. Ha un viso commovente.
Il viaggio e' lungo quanto ce lo ricordavamo, mi guardo Vi dichiaro marito e marito mi commuovo e riconosco Dave Matthews in un cameo di un commesso gay (grazie a Vitor per la conferma). Ripenso alle coppie gay sul nostro aereo, due tedeschi con le facce preoccupate (li abbiamo incrociati di nuovo a passeggio per San Jose') e due bionde non meglio identificate dolcissime, che in aereo si accarezzavano premurose.
Arriviamo per le 15 e cerchiamo di orientarci, chiediamo info piu' volte e alla fine troviamo la strada. A San Jose', as usual, tempo di merda. Qualche goccia di pioggia, ma arriviamo all'ostello (io) bagnati solo di sudore. Ci accoglie una mora riccioluta molto bella e la musica di Manu Chao. Ostello carino (mancano alcuni vetri alle finestre della nostra camera), ospiti pigri come spesso accade. Statunitensi e tedeschi che sembrano bivaccare solo li'. Ne noto uno piantato davanti alla tv per almeno 6 ore. Ci sistemiamo e scegliamo un ristorante vicino: cucina greco-araba, un successo. Cous cous, dolmades, feta, pita, falafel, una festa per il palato. Io anche un bicchiere di tinto (rosso) cileno, altra ottima scelta. Andiamo al riposo contenti, scherziamo a luce spenta, ormai Sámara ci aspetta e a San Jose' siamo ormai convinti di tornare solo per l'ultima notte. Sara' un amarcord, al Costarica Backpackers per cenare allo Shakti, dove per dire alla cassiera nicas che ci disse "poi mi direte" cantero' Nicaragua Nicaraguita nell'orecchio e con una lacrimuccia sugli occhi.

Costa Rica + Nicaragua nov 07 - 11

Nicaragua Nicaragüita

Luis Enrique Mejía Godoy


Ay Nicaragua, Nicaraguita,
la flor mas linda de mi querer,
abonada con la bendita,
Nicaraguita, sangre de Diriangén.

Ay Nicaragua sos mas dulcita,
que la mielita de Tamagas,
pero ahora que ya sos libre,
Nicaraguita, yo te quiero mucho mas.
pero ahora que ya sos libre,
Nicaraguita, yo te quiero mucho mas.

Provate a digitare questo titolo e scoprirete che hanno re-interpretato questa canzoncina nientemeno che Billy Bragg (chissa' che fremito scorrera' lungo la schiena di Monty) e la Banda Bassotti. La versione di Bragg e' in inglese.

Oh nicaragua nicaraguita
The most beautiful flower dearest to my heart
The hero and martyr diriangen
Died for you
Nicaraguita
Oh nicaragua you are even sweeter
Than the honey from tamagas
But now that you are free
Nicaraguita
I love you much more
But now that you are free
Nicaraguita
I love you much more

Costa Rica + Nicaragua nov 07 - 10

last night in Granada, Nicaragua
Ore 19,45 siamo pronti, Jetro ritarda di una mezz'ora, arriva con un amico con SUV d'ordinanza. Andiamo al Tercer Ojo, gia' sperimentato due giorni prima, chef di Padova. Scelgo il vino, un rosso argentino convinto di andare sul sicuro, infatti cosi' e'. Mangiamo bene e beviamo meglio, Daniela con quasi due bicchieri di rosso e un Flor de caña (il rum e probabilmente il prodotto d'esportazione piu' famoso del Nicaragua) e' semiubriaca. Si parla del Nicaragua, dei ristoranti (l'amico di Jetro lavora come direttore di ristoranti), della tendenza italiana e soprattutto livornese a dare grande importanza al mangiare fuori, e di altre amenita'. Daniela si sforza di seguire i discorsi in spagnolo, gli altri due la mettono a suo agio con un po' di inglese. Al ristorante c'e' una cameriera molto bella, una mora che si chiama Victoria ed e' amica di Jetro. Capito il mio interesse le dice che e' stata eletta tra le due donne piu' belle del Nicaragua (io giudice unico, lui segretario), lei pare interessata e ci da' appuntamento al New Amsterdam appena stacca. La cosa inizia a farsi interessante e io mi ricordo che le ultime sere sono sempre quelle che portano sorprese e anche nostalgia (vedi Holiday in Colombia). Daniela dopo la cena va direttamente a dormire, e' distrutta soprattutto dall'alcol, io vado con gli amici, ma al New Amsterdam Victoria non si presenta. C'e' pero' Kenny, che non e' esattamente la stessa cosa, ma ispira tenerezza ed ha voglia di parlare. Lo assecondo, beviamo qualcosa poi arriva Mauricio con una turista e ci spostiamo in un altro locale. Mentre arriviamo vedo due locali (donne) sedute su un gradino d'angolo e immagino che lavoro facciano. Entriamo nel locale, e' pieno e suonano dal vivo. Ci fermiamo proprio all'entrata, noto due turisti maschi, probabilmente europei, con due locali carine di viso (sono a sedere). Uno dei due ha la mano sulla coscia di quella piu' vicina a noi, un viso molto bello ma anche se e' seduta noto che e' un po' troppo "larga", lei mi guarda insistentemente, forse solo curiosa, lui non se ne accorge e spinge la mano piu' su (lei ha una gonna non attillata), lei gliela sposta, io faccio il disinvolto. Ripenso alle "ultime sere" e contemporaneamente sono un po' preoccupato per lo stato di Daniela, saluto tutti prima di mettermi a piangere, prometto di inserire il sito di Jetro nei nostri preferiti e di scrivergli, esco dal locale. Arrivo all'angolo dove avevo notato le due probabilmente peripatetiche che stanno chiacchierando con una specie di metronotte, passo lungo e mentre sono in mezzo alla strada sento una delle due che dice: ¿te acompaño mi amor? Sorrido e canticchio Nicaragua Nicaraguita. Domattina sveglia alle 4,30 per tornare in Costa Rica.

20071118

lo sapevate

che ascoltando i CCCP da sotto la doccia, sarete convinti di ascoltare gli Editors?
sapevatelo!

20071117

Costa Rica + Nicaragua nov 07 - 9

..evitando le buche piu' dure..
La sera dopo l'escursione alle isolette, Daniela esce prima di cena mentre io aspetto che torni l'acqua. Torna dopo essere stata in chiesa ma non solo. E' andata a "tastare il terreno" in alcuni ristoranti, mi porta al ristorante dell'Hospedaje San Francisco. Fantastico, si mangia benissimo (avrei potuto dire "da Dio" ma sarebbe stato troppo facile.

Il mattino dopo alle 5,15 siamo pronti, conosciamo Kenny che dorme all'ostello accanto e che verra' con noi oggi a Ometepe, mentre Edoardo, la nostra guida per oggi, arriva tardi. La strada per Rivas e' un disastro, la cosa piu' impegnativa e' evitare le buche che sono migliaia. Perdiamo il primo traghetto, prendiamo quello dopo. Aspettiamo una ventina di minuti, Edoardo ci invita a prendere un caffe'. E qui si sfiora l'incidente diplomatico. Sintetizzo.
Ci alziamo per pagare dopo che abbiamo familiarizzato con Kenny, nato in Zambia, cresciuto in Sud Africa, emigrato prima della scarcerazione di Mandela a Londra, attualmente abita a San Francisco e lavora per una grossa banca. Simpatico, parla in un inglese velocissimo che mi mette leggermente in difficolta'. Ci alziamo per pagare i caffe', al tavolo accanto a noi due locali che bevono birra (sono le 7,20 di mattina). Mi accorgo che c'e' una banconota da 100 Cordobas in terra, esattamente sotto dove uno dei due tiene il denaro (sull'angolo del tavolo). Gli batto sulla schiena mentre Kenny velocissimamente vede la banconota e se la mette in tasca. Il tizio comincia a contare i soldi e vedo che la cosa non gli torna. Dico a Kenny che forse i soldi erano del tizio, e mi scuso con i due. Kenny gli porge i soldi. Tutto a posto. Secondo me se fosse successo in un altro paese sarebbero saltati fuori almeno i coltelli.

Edoardo e' un tipo divertente e ne sa. Ha girato un documentario per la BBC insieme a 12 portatori di handicap con i quali e' andato dalla costa pacifica a quella atlantica, mi dice che era la prima volta che una sedia a rotelle arrivava in cima a uno dei due vulcani dell'isola di Ometepe. Ha una faccia vagamente india, e conosce a memoria tutte le canzoni che Baglioni ha cantato in spagnolo (lo sapevate? io no). L'isola e' molto, molto bella, rigogliosa, di una natura straripante. L'acqua del lago sembra quasi pulita, e ci sono varie lagune. Nel primo giro a piedi, di circa un'ora e mezzo, vediamo un serpente che sembra lo stelo della pianta alla quale e' avvinghiato, diverse bellissime farfalle, alcune piante particolari, nessuna scimmia. Ci fermiamo in uno dei due villaggi piu' grandi dell'isola mentre c'e' in corso l'esibizione di un corpo di ballo formato da bambini. Le facce sono un miscuglio strano, ma prevale la componente india. Arriviamo ai piedi dell'altro vulcano dell'isola ed andiamo a vedere alcuni petroglifi. Mi viene in mente l'isola di Pasqua e alcuni posti in Colombia. L'escursione volge al termine e ci fermiamo a mangiare in un ristorante col pavimento di sabbia. Le facce delle persone sono indescrivibili.
Domando a Kenny qualcosa sul Sudafrica (mi ero dimenticato di dirvi che e' bianco) e mi piace quello che mi risponde, e' felicissimo per quello che sono riusciti a fare grazie a Mandela, e mi dice anche che crescere li' e' stato strano e a tratti difficile.
Torniamo verso il traghetto e Edoardo ci lascia coll'autista, un tipo che, come molti nicaraguensi, si pettina in continuazione. Arriviamo al "porto", ci invita a fare un giro che lui intanto comprera' i biglietti, quando torniamo ce li dara' poi ci lascia, dall'altra parte ci raccogliera' un altro autista. Dopo una ventina di minuti ci viene incontro e ci da' i 3 biglietti, lo salutiamo. Torniamo al porto perche' sono quasi le 15,30 e il traghetto ci hanno detto che parte a quell'ora, invece scopriamo che parte alle 16. Fa niente. In traghetto mi appassiono alle telenovelas della tv nicaraguense. Quando attracchiamo, lo spettacolo e', come al mattino, un tipo che si butta e porta una fune d'attracco fino alla banchina e la porge a un operatore. Poi cerchiamo di capire chi ci riportera' a Granada. Un tipo insiste domandandomi se abbiamo bisogno di un taxi. Gli spiego che dovremmo averlo e che lo abbiamo gia' pagato. Mi domanda con chi abbiamo fatto l'escursione, glielo dico. Dopo nemmeno un minuto mi viene a ricercare e mi indica il tipo che ci riportera' a Granada. Incredibile. Si chiama Martin, parla solo spagnolo ed ha voglia di parlare. Penso di non aver sostenuto una discussione in una lingua che non sia la mia cosi' a lungo. Parliamo fino a Granada, e ci mettiamo piu' di un'ora e mezzo. Mi spiega cosa pensa sulla politica, sul suo paese, sulla loro guerra, sugli stranieri, mi racconta la sua situazione familiare, io mi interesso, domando, faccio battute, lui ne fa altrettante, ridiamo di brutto e a tratti mi sento in colpa per Daniela e Kenny che non capiscono assolutamente niente. Gli dico della canzone che ci piace e lui si mette a cantare Nicaragua Nicaraguita e mi racconta la storia della canzone. Chi l'ha scritta era sandinista, ma si e' distaccato dalla politica di Ortega (l'attuale capo del governo, sandinista).
Sono le cose che mi riempiono. Arriviamo a Granada e fissiamo per la cena con Jetro. Saluto Martin come se lasciassi un fratello.

Mi fermo qui. Al momento siamo al Tranquilo Backpackers di San Jose', in Costarica. Abbiamo in tasca i biglietti per Samara. Domattina alle 12,00 il bus. La finestra della nostra camera ha i vetri rotti, ma dagli altoparlanti della hall esce un live dei Pearl Jam. Appena saro' in grado di scrivere ancora vi racconto la serata di ieri e il viaggio di "ritorno" in Costa Rica.

20071116

dessert

vi consiglio un dessert invernale:
un caco molto maturo spappolato in un piattino fondo aggiustato con della cachaça.
sublime!

si scrive Dacia, si legge Maraini

scusate, ho visto la pubblicità della Logan e mi è venuto in mente il titolo del post.
è da un pò che a questo blog piacciono gli slogan pubblicitari.
sarà che abbiamo (io e jumbolo) moltio amici che lavorano nel campo pubblicitario.
sarà.
a volte mi sento come se tutti i miei amici fossero lontani e mi ritrovo da solo a guardare cold case, casi irrisolti, davanti alla tv invece di andare ad ubriacarmi al pub.
ai tempi dell'univeristà eravamo così poveri che non si usciva mai. si compravano le birre al discount e poi ci si trova a casa per cenare a bere, si mangiava per terra in camera, sulla moquette, (ho anche preso 30 nell'esame di igiene degli alimenti), si accendeva un sacco di incenso. andava molto la spiritualità indiana ai tempi, forse si puntava più al kamasutra che alla grandezza spirituale.
spesso decido invece di non uscire per non dover incotrare alcune persone. sono proprio invecchiato. faccio una selezione anticipata. e se c'è la possibilità di incontrare qualcuno che non voglio vedere non esco. sto in casa. preferisco.

20071115

grande fratello

qualche anno fa quando si parlava di grande fratello si pensava a 1984 di orwell o al più probabile echelon.
vi ricordate di echelon,il sistema di sorveglianza globale?

sanno tutto di noi!

Costa Rica + Nicaragua nov 07 - 8

Granada batte Leon
Riprendiamo da dove eravamo rimasti. L'americanina e' passata qualche secondo fa dietro alla fila dei pc e secondo me ha dato una bottarella al mio schienale. Dite che devo chiuderla in bagno?
Ieri, quando siamo partiti per l'escursione, Jetro e' venuto con noi. Gli ho subito raccontato della tipa dell'ufficio della Trans Nica e lui cos'ha fatto? Ha detto all'autista di passare di li', mi ha fatto scendere ed e' entrato salutando e dicendole quello che gli avevo detto, e che aveva voluto vedere se il suo amico italiano aveva dei buoni gusti. La tipa era abbastanza imbarazzata ma non troppo, il problema secondo me potrebbe essere il tipo che era li' a sedere accanto a lei. Ma forse non era il ragazzo, perche' era troppo divertito. Ma andiamo oltre.

Siamo arrivati a Puerto Asese ed abbiamo preso una lancia. Jetro mi spiega che il "capitano" e' originario delle Isletas. Queste isole minuscole sono 365 e sono state generate da un eruzione del Mombacho. Molte di esse sono state comprate da privati, anche stranieri, che vi hanno costruito sopra dei villoni anche molto belli, ma la cosa non mi piace granche'. Il posto e' comunque spettacolare, come sempre fa un caldo assurdo. Ci sono un sacco di specie di uccelli, e su una isoletta in particolare c'e' una famiglia di scimmie. A me le scimmie fanno impazzire. Jetro lancia loro delle banane. Giriamo ancora, ci sono dei cantieri navali (molto rudimentali), addirittura carcasse di barconi che dovevano essere impiegati per le gite sul lago, ma le cose sono molto indietro. Ci fermiamo su un'isoletta dove dei "nativi" hanno un piccolo ristorante, mi sento obbligato a mangiare qualcosa anche se non ho fame. Jetro e' in vena di parlare e per coinvolgere anche Daniela ha deciso di parlare in inglese tutto il tempo dell'escursione. Si parla di cinema, di rapporti uomo-donna, di politica, di storia del Nicaragua. All'improvviso, si rannuvola e inizia una tempesta. Vento e acqua a iosa. Poi passa. Ripartiamo. Sulla barca oltre al "capitano", suo figlio, sua moglie e, se ho capito bene, la nipote. Sembra cinese, e' bellissima, avra' 5 anni. Schizzetta, il cielo e' scurissimo, Daniela dice che sembra di stare in un film di Kim Ki Duk. Mi sa che ha ragione. Arriviamo a terra che e' buio pesto. Sono da poco passate le 18. E' stato bellissimo.

Jetro mi comunica che per l'indomani la partenza e' per le 8,00 per Leon. Si sta muovendo per l'isola di Ometepe, ma deve ancora verificare alcune cose, mi fara' sapere. Lui e Mauricio ci fanno due regali: a me una maglia dell'agenzia di escursioni (che mi va stretta, ma non dico niente), a Daniela un cd dove c'e' la canzone che avevo detto a Mauricio mi aveva commosso, Nicaragua Nicaraguita. Rientriamo contenti, ci laviamo poi proviamo un altro ristorante, El Tercer Ojo, stile odore d'incenso e statua di Buddha, cucina italiana e sushi, alla fine lo chef viene ad offrirci un liquore alla liquirizia perche' ha capito che siamo italiani e ci chiede un giudizio. Positivo. Soprattutto la cameriera mora.

Mi sveglio verso le 6,00 e alle 6,30 inizio a prepararmi. Usciamo per le 7,00 e il New Amsterdam e' chiuso. Facciamo colazione comunque nella piazza principale, poi preleviamo alla banca e scopro che si possono prelevare anche dollari. Partiamo, il nostro autista e' Tonio (almeno mi pare), e scopriro' dopo che Jetro ha mandato lui perche' e' sandinista e ha capito che io "pendo" da quella parte. Dopo un paio d'ore abbondanti siamo a Leon vecchia, seppellita nel 1610 da un'eruzione del Momotombo. Rovine poche ma tenute bene, luogo interessantissimo dichiarato alcuni anni fa patrimonio dell'umanita'. La guida ci dice che ci sono altre rovine ma non ci sono soldi per scavare. Mi viene rabbia. Ascolto le storie dei conquistadores e come sempre dapprima mi vengono antipatici gli spagnoli, poi da europeo mi sento in colpa.
Proseguiamo e Tonio ci porta in un posto alle pendici di un altro vulcano dove ci sono delle fumarole, delle pozze di fango sulfureo che ribollono e un caldo impressionante. Alcuni ragazzini ci seguono in cerca di monete e mi fanno ridere, mi faccio spiegare cos'e' quella parola che ripetono in continuazione, e' un personaggio televisivo che scaccia i ladri a forza di scoreggie. Fantastico. Ci regalano dei vasetti fatti d'argilla li' sul momento. Gli diamo tutte le monete che abbiamo e mi faccio promettere che non litigheranno.
Arriviamo a Leon verso le 13,00. Facciamo un giro, e secondo entrambi non c'e' paragone con Granada. Evidentemente ha ragione la Lonely Planet, Leon e' stata distrutta troppe volte. Mangiamo e ci rimettiamo sul minibus per tornare. Ripassiamo per Managua (solo la periferia e' un gran casino) e Masaya. Arriviamo all'ostello e Jetro (l'agenzia e' accanto) non c'e', saluto Tonio che mi ripete che Jetro ha chiamato piu' volte per dire che domattina noi dobbiamo partire alle 5,30 per l'escursione. Lo aspettero' perche' devo pagarlo. Entro nell'ostello per pisciare, vado al bagno comune e nella tazza c'e' uno stronzolo enorme. Tiro l'acqua ma non va giu'. Cambio bagno, poi vado alla reception e lo dico alle ragazze. Lo descrivo come un monstruo e come un brazo de mono. Ridono disgustate. Poi arriva Jetro, lo pago, parliamo un po', penso di non vederlo piu' e invece mi dice che domani sera ci possiamo vedere e cenare insieme.

Adesso sono stanco. L'ostello di San Jose' (l'altro, il Tranquilo Backpackers) ha risposto, dunque manca solo l'ultimo tassello: il viaggio in bus da San Jose' a Samara per sabato 17, da prenotare venerdi 16 appena arriviamo a San Jose'.

Alla prossima.

reportage da Korogocho

Intervalliamo i nostri post con un reportage dell'amica Susy, che attualmente e' in Kenya per la sua testi di dottorato in Scienze della Pace. Ci scrive questa mail da Korogocho, una bidonville alla periferia di Nairobi.

.....arrivare a Kariobangi (slum che precede Koroghocho) e' un pugno nello stomaco. Forse non esistono termini che descrivono questo stato di cose. Degrado e' assolutamente insufficiente, l'inferno dantesco aiuta molto a dare un'idea. Non si possono definire le condizioni disumane, perche' neppure le bestie vivono cosi' male.
A Nairobi su una popolazione di 4 milioni di abitanti oltre la meta' vive negli slums, nell'1,5% del territorio totale della citta'. Questo forse puo' dare una vaga idea di quanto spazio abbiano queste baracche: 3/4 metri per 5/6 persone, forse.
Korogocho in kikuyu significa confusione (abbastanza appropriato direi) e conta circa 150mila abitanti su una superficie di un km e mezzo. Qui non e' solo questione di poverta', di fame, che gia' sarebbe sufficiente, ma si tratta di sovraffollamento tra fogne a cielo aperto e, caratteristica distintiva di Korogocho, la discarica di fronte (una collina di immondizia che si arricchisce ogni giorno di 2000 tonnellate di rifiuti industriali, agricoli, domestici, ospedalieri...i bambini di questo slum hanno nel sangue una quantita' di piombo 7 volte superiore a quello dei bambini di altri sobborghi).
Ubriachi, prostituzione, violenza, migliaia di ragazzi di strada (molti sniffano colla, altri sono orfani) perche', tra le altre cose, regna l'AIDS.
In certi punti la puzza e' insostenibile e gli occhi bruciano per il fumo dei fuochi di varia origine, compresa quella dei rifiuti. I bambini bevono l'acqua che scorre in terra fra la spazzatura, abbandonati a se stessi, giocano e ti salutano con "how are you?" non sanno che significa ma si divertono un sacco a dirlo. I piu' temerari ti vengono incontro per toccare la tua pelle bianca, cosi' strana per loro.
Ma come fanno a vivere? Dove trovano la forza?
Padre Daniele (missionario comboniano) mi racconta che in un ambiente del genere le persone non si sentono piu' tali. Ci credo.
Mi chiede cosa vorrei visitare e decido di fare il giro completo della bidonville e la visita alle prime due fasi del programma a favore dei ragazzi di strada.
Mentre camminiamo i piu' pericolosi sono gli ubriachi e quelli che sniffano colla, ma naturalmente ci pensa Kevin, il ragazzino che mi accompagna, cresciuto li.
Arrivare da John, il responsabile del progetto (1a fase) significa infilarsi nel cuore della bidonville, in una serie labirintica di percorsi di fogne: anche l'altezza spesso e' di un metro per cui occorre procedere piegati in avanti. Il centro di recupero e' una baracca come le altre (3x4) divisa in 3 parti: un minuscolo ufficio, una sala vuota, l'altra con le 4 panche.
John e' un uomo mingherlino, piccolo, mi accoglie calorosamente e mi spiega il progetto. Mi mostra il fittissimo programma settimanale che portano avanti solo in 3. Impensabile!
Intanto i ragazzi (la 1a fase e' quella in cui si e' riusciti ad instaurare un contatto con i ragazzi di strada, e si accudiscono durante il giorno cercando di disintossicarli) fanno un casino bestiale, arrampicandosi ovunque, in continuo movimento e sempre sull'orlo della rissa. John mi dice che sono stata fortunata perche' oggi i ragazzi sono particolarmente tranquilli.
Non oso pensare cosa accada quando non lo sono!
Disorientata non riesco a capacitarmi della forza di queste persone che lavorano incessantemente e in tali condizioni a favore dei singoli, ma anche della comunita', perche' recuperare questi ragazzi significa anche diminuire la violenza.
Mi invita a fare un discorso e tenta di farli sedere (piu' o meno).
Dico poche parole sul valore della vita e sull'importanza di viverla ma, naturalmente, trovo tutto molto inadeguato, compresa me stessa. Quando John tradurra' aggiungera' anche che non devono fare del male alle persone bianche come me, perche' sono quelle che li aiutano (come mi sono sentita di merda!!!)
Fuori dalla baracca, sdraiati in "terra" c'erano altri 5/6 adolescenti completamente persi nel vuoto. Uno ha avuto un cenno di vita e mi ha fatto il saluto pugno contro pugno. Quando mi sono avvicinata mi guardava e sorrideva, ma il suo sguardo mi attraversava e andava oltre, chissa' dove. Che tragedia!
Proseguiamo il percorso, altra mega-ipocrisia: una jeep con megafoni percorrono la bidonville facendo campagna elettorale! Sono disgustata e la puzza aiuta pure!
Raggiungiamo il centro per la 2a fase del programma (il riavvicinamento ai familiari o alla comunita' qualora si tratti di orfani, l'educazione personale - fase che precede il reinserimento nella scuola se possibile).
Trovo un grande locale in muratura, protetto dal cancello e comprendente un ampio spazio all'aperto. All'interno ci sono 3 dello staff e circa 80 tra bambini e adolescenti. Il responsabile, un ragazzo formato appositamente per questo ruolo, mi spiega che in questa fase si insegna l'igiene personale, dei propri indumenti, della cucina, del centro in generale e si fanno molte attivita' che spaziano dalla cura dell'orto, ai giochi di squadra, alla formazione artistica. Essendo l'ora di pranzo alcune ragazzine insistono affinche' mangi con loro ma, fortunatamente, Kevin risponde che Padre Daniele mi sta aspettando (c'era una quantita' di mosche esagerata su quei piatti e in quella sala!).
Al rientro ci fermiamo di fronte alla collina della discarica separata dalla collina di Korogocho dall'inquinatissimo fuime Nairobi. Non posso fare a meno di pensare al libro di Alex Zanotelli quando racconta di Kasui (7 anni) e Kimeno (3 anni). Un giorno una signora porto' questi bambini a Padre Zanotelli perche' aveva visto la bambina trascinare con se il fratellino nel fiume.
Ecco forse la definizione di Korogocho puo' essere questa: un posto che riesce a spingere al suicidio anche due bambini.
Susanna

20071114

hellas venduto

Comunicato Ufficiale Hellas Verona Football Club

Raggiunto martedì sera l'accordo per la cessione della società
VERONA - L’Amministratore Unico Pietro Arvedi d’Emilei comunica di aver raggiunto, nella serata di martedì, l’accordo per la cessione di Hellas Verona Football Club ad una società finanziaria avente sede in Lombardia.
Tale accordo prevede comunque la permanenza di Pietro Arvedi all’interno dell’organico societario per un periodo corrispondente a tre anni.


l'hellas venduto ad una società finanziaria, di cui per ora non si sa nulla.
spero che abbiano soldi da spendere suprattutto per la gestione sportiva e che diano una sferzata a questa stagione per ora pessima.

20071113

spuma

ci sono dei momenti magici nella giornata come quando entri in casa dopo una lunga giornata di lavoro e la tua compagna ha comprato una bottiglia di spuma nera, quella originale della spumador di caslino al piano, che ti ricorda i pomeriggi all'oratorio di 20 anni fa.
per tutto il resto c'è mastercard!

Costa Rica + Nicaragua nov 07 - 7

New Amsterdam
Qui sono le 10,33 AM quando inizio a scrivere questo post. La situazione e' la seguente.

Ha smesso di piovere, oggi bella giornata. Ieri sera cena al messicano, tutto ok, quesadillas y burritos. Spesa modica. Vi racconto velocemente un aneddoto gustoso di ieri. Dopo l'escursione ci stavamo rilassando sui divanetti nella specie di hall dell'ostello. C'e' un'americanina (del gruppo di studenti) che e' molto bella di viso ma al posto delle coscie ha 2 prosciutti. La punto da qualche giorno, non per un motivo particolare, tanto per fare qualcosa. Mentre eravamo li' passa e si ferma al divanetto accanto dove c'erano altre sue compagne. Aveva una tazza di te' in mano. C'era una goccia che colava all'esterno. Lei cosa fa? Apre la bocca, tira fuori una decina di cm. di lingua e la lecca come si farebbe con un gelato. Mentre apre la bocca capisco cosa sta per fare e mi esce un rumore dalla bocca, come un gemito di apprezzamento. Si gira mi guarda e rimane basita. Poi si mette a ridere. Daniela assiste solo all'ultima parte della scena e contribuisce a creare una situazione assurda. Ovviamente tutti pensano che io e Dani siamo una coppia, ma quando qualcuno lo domanda io mi affretto a smentire, il problema e' che nessuno lo domanda. Comunque, scena memorabile. Da quel momento, ci siamo incrociati con gli occhi un paio di volte e lei li ha subito girati. Adesso mi evita. Tranquilli, non sono triste e non sono passibile d'arresto (anche se e' sicuramente minorenne io non ho fatto niente).

Sveglia prima delle 8,00, ci prepariamo e andiamo alla ricerca dell'ufficio della Trans Nica: basta con le battute facili, e' un'impresa di bus. Le indicazioni della Lonely Planet e quelle sulla strada ti mandano da un'altra parte, a forza di chiedere troviamo l'ufficio. Sonnecchiante e sonnacchioso, caldissimo, una ragazza alla scrivania e una vecchia che fanno colazione. Saluto con un buongiorno e un buon appetito (buenos dias y buen provecho). Sorridono. Chiediamo per i biglietti, l'orario di partenza. Venerdi alle 5,30 dobbiamo essere li' (di mattina, si). La vecchia si dilegua, la ragazza sorride tutto il tempo, ci dice di sederci, ha degli occhi color verde acqua marina dentro i quali potresti perderti e non ritrovarti mai piu', e non basterebbe una vita. Mi viene in mente la protagonista de La canzone di Carla di Ken Loach, ma piu' figa. Il colore della pelle e' bruno, la pelle e' bellissima, i capelli raccolti ma sanno di buono, la dentatura perfetta, cosa piu' unica che rara qui. La voce soave e cordiale. Quando, dopo aver atteso 3 minuti almeno al telefono con Managua, prenota i nostri posti, dopo averci chiesto i passaporti, si annota i dati e mi chiede, guardandomi dritto negli occhiali scuri: ¿casado? (sposato?), con quella d che appena si sente e quegli occhi che sembrano laghi, rispondo no! con tono sicuro ma devo fare appello a tutto il mio self-control per non aggiungere ¿Porque, estas interesada?, che magari poteva anche essere la battuta dell'anno. Comunque alla fine i biglietti sono fatti e dobbiamo andarcene. Peccato.
Mi annoto la strada da fare dall'ostello, poi andiamo in centro a fare colazione. Il nostro posto preferito si chiama New Amsterdam, la padrona mi pare una olandese sopra i 40 ma ben tenuta, le cameriere sono simpatiche e sono riuscito a farmi portare caffellatte e briosche. Ho dovuto spiegare loro se per favore potevano evitare di mettere dentro i croissant il prosciutto e il formaggio.
Ritorno all'ostello da solo perche' Daniela e' passata dalla Cattedrale per pregare. Saluto Jetro (l'agenzia e' accanto all'ostello) che mi da appuntamento alle due del pomeriggio, orario che abbiamo stabilito per partire con l'escursione alle isolette davanti a Granada, sul Lago Nicaragua.
Leggo le e-mail, e trovo una ulteriore risposta di Stefano, il proprietario della Posada Matilori a Samara, un piccolo paesino nella penisola di Nicoya dove abbiamo deciso di andare a fare un po' di mare. Il programma e' quindi, oggi Isletas, domani Leon, dopodomani Isla de Ometepe, venerdi mattina bus per San Jose Costa Rica, ho prenotato un ostello (non quello che abbiamo preso all'arrivo, tanto per cambiare) e aspetto la risposta, per la notte del venerdi, perche' il bus arrivera' verso le 15 e gli autobus da San Jose per Samara partono alle 12,30 (da un altro terminal), venerdi San Jose, sabato bus per Samara e poi vediamo. Potremmo anche rimanere li' per una settimana, il tempo, dice Stefano, e' bello, il mare, leggo, e' ottimo, il posto e' tranquillo, la Posada non e' cara, ci sono delle piccole agenzie che organizzano escursioni, e noi abbiamo gia' prenotato la notte del 25 a San Jose al Costarica Backpackers. Il volo di ritorno e' il 26, come forse saprete.
Quasi quasi vado a farmi una doccia.

sandrone

ho finito l'ennesiamo libro di sandrone dazieri: gorilla blues.
io non sono un amante dei gialli, nonostante mia madre sia la più grande lettrice di gialli del mondo, ma quelli di sandrone mi piacciono un bel pò. sarà che sono in parte ambientati a milano, sarà che sono un pò comunisti, sarà che quando mi immagino il gorilla mi immagino il nostro jumbolo e vedere jumbolo che fa a botte, ma che non vorrebbe, che ascolta blues e che è innamorato di una avvocatessa che però si fa desiderare mi fa piacere ancora di più la storia.
per tutto il resto c'è mastercard!

Costa Rica + Nicaragua nov 07 - 6

mellow yellow
Siccome so che a qualcuno non interessa quello che mangio, ma magari ad altri si, saro' breve. Ieri sera siamo entrati in un ristorante che diceva di essere vegetariano, con cucina asiatico-latina. Bene, c'era un solo piatto vegetariano nel menu, e faceva cagare. Daniela ha mangiato (anche il mio) dopo di che siamo andati a mangiare una pizza (io).

Oggi escursione sfortunata alla Laguna de Apoyo. Ce l'avevano descritta come lo specchio d'acqua piu' limpida del paese, e probabilmente e' cosi', ma la giornata inizia con qualche goccia di pioggia e continua peggio, l'acqua si infittisce e non riusciamo ad apprezzare il tutto. Il posto e' in riva a questo grande cratere (6 km di diametro) vulcanico diventato lago, c'e' un ostello "gemellato" con quello dove alloggiamo a Granada, siamo ospiti dalle 10,30 alle 16,30 in questa specie di veranda vista lago/cratere, kayak a disposizione, sedie di legno e sedie "sospese" (appese, per essere piu' precisi, alle travi che sostengono il tetto in foglie di palma), un bar, possibilita' di pranzare, di fare il bagno, ma il tempo non ci aiuta. L'entusiasmo si spegne, siamo noi, altre due coppie, una olandese e una australiana, e un serioso ma affabile californiano, Cameron, con i quali scambiamo quattro chiacchiere in inglese; chiacchiere che si estendono alla ragazza che ci fa da guida, Danelia (non e' un errore di battitura), e al ragazzo che sta al bar, Joel. La dueña (per chi si fosse perso le puntate latinoamericane precedenti, dueño vuol dire padrone, gestore) dell'ostello e' una canadese, Anne, che dice di non rimpiangere per niente il suo paese natale, ma palesa una certa insofferenza nei confronti della voglia di lavorare del popolo nicaraguense, che, dice a Daniela, e' inversamente proporzionale alla loro simpatia e onesta'. L'ostello e' impressionante in quanto a bellezza, una specie di casa su 3 livelli, quasi elegante nella sua spartanita' al livello della strada, simpatico quanto rustico nei livelli inferiori (fino alla "spiaggia"), mozzafiato in quanto a luogo-dove-e'-ubicato.
Un vero peccato, con il sole questo posto deve essere davvero spettacolare. Mi viene un po' di rabbia ripensando a come ce lo avevano descritto un gruppo di studenti statunitensi ieri sera, quando ci avevano visto leggere attentamente dell'escursione davanti alla bacheca dell'ostello. Uno spaccato non so quanto esplicativo della gioventu' a stelle e striscie. Fracassoni, con la camminata stanca e falso-sballata i ragazzi, piiuttosto maleducati tutti, non ce n'e' una che non sia sovrappeso fra le ragazze.

E adesso, per la serie corso di lingue, prima di tutto una mia battuta rivolta alla coppia australiana, durante il pomeriggio nuvoloso:

A perfect day for a Nick Cave's song.....a little bit sad but full of hope!

Ma la chiusura la voglio dedicare alla scritta che ha ispirato il titolo del post (tra l'altro, un titolo di una canzone che ho tirato fuori dall'archivio della memoria non ricordando di chi era, dopo di che google mi ha rinfrescato la mente). Era nel bagno, come detto spartano e bellissimo, dell'ostello Crater's Edge, teso al risparmio dell'acqua (inoltre, forse non tutti tra voi sanno che in Centro e Sud America la carta igienica non si butta nel cesso e poi si tira lo sciacquone, bensi' si butta in un secchio di solito adiacente alla tazza, non ho mai capito perche', forse per la piu' bassa pressione dell'acqua dello scarico). Dunque, la scritta bilingue, ma non si tratta, badate bene, di una traduzione letteraria, bensi' di una traslazione davvero divertente e allo stesso tempo poetica.

If it yellow, let it mellow
If it brown, flush it down

Amarillo es tranquilo, pero el cafe' se fue

Capolavoro. Assolutamente.

20071112

domenica

jumbolo scrive più di me anche se è millemila miglia lontano da casa.

ieri mentre succedeva il finimondo intorno agli stadi io ero bel bello spaparanzato a prendere il sole (l'ultimo della stagione) nel terrazzo di una casetta sul lago maggiore, parte svizzera, bevendo vino bianco frizzante spagnolo e formaggi vari, gustando poi sigari nicaraguensi e bevendo cynar on the rocks.
contro il logorio della vita!

20071111

Costa Rica + Nicaragua nov 07 - 5

oy Nicaragua nicaraguita....y el Volcan Mombacho
Ieri sera siamo andati a cena al ristorante Doña Conchi, cucina spagnola. Eravamo partiti per il messicano di fronte, ma Daniela e' rimasta incantata dall'atmosfera di Doña Conchi e siccome io sono accomodante, ma soprattutto mi basta riempire la pancia, siamo andati li'. La scelta per me non era vastissima, ma me la sono cavata. Uno spaghetto cotto benissimo con verdure tirate e un sapore leggermente piccante davvero gustoso e inusuale per uno spaghetto. Ma a parte questo, nel ristorante c'era un tizio che suonava la chitarra e cantava. All'inizio avevo timore che rompesse le palle. Poi ne sono rimasto conquistato, soprattutto quando ha eseguito due classici nicaraguensi (cosi' ho dedotto), uno che recitava oy Nicaragua nicaraguitaaaaaaaa, ovviamente dedicato alla patria, e uno che parlava di una ragazza che andava nella capitale a cercare fortuna e finiva a prostituirsi, anzi ad alquilar su cuerpo.
Forse vi ho gia' parlato della mia propensione a commuovermi quando sento canzoni tradizionali latinoamericane. E' piu' forte di me.

Stamattina prima escursione, al vulcano Mombacho, vicinissimo a Granada. La nostra guida personale si chiamava Mauricio, un giovane nicaragueño simpatico e ciarliero il giusto, con il quale abbiamo passato un buon tempo, parlando dell'escursione ma anche di calcio e di baseball. Il vulcano e' quieto da millenni, ma e' in attivita' come testimoniano le fumarole che si possono vedere qua e la'. Il tutto e' immerso in una selva fitta, dove ci sono molte fincas di caffe'. Siamo arrivati al parcheggio con un taxi messo a disposizione dall'organizzazione dell'escursione, poi siamo saliti (e discesi) fino in cima con un camion militare dell'organizzazione del Parco Naturale, sulla cima abbiamo fatto un bel giro a piedi, osservando da piu' punti il panorama di Granada, del Nicaragua, della Laguna de Apoyo (che visiteremo domani), del Lago Nicaragua e delle isolette davanti a Granada (che visiteremo dopo domani), e osservando sempre da piu' punti l'interno del cratere, pieno di una vegetazione fittissima.

Oggi mi ero rimesso la maglia del Livorno di Cristiano Lucarelli, e prima di uscire per l'escursione avevo consultato la pagina web di Repubblica, quindi sapevo gia' del fattaccio occorso in Italia (la morte del tifoso laziale per mano di un poliziotto). Quando sono rientrato ho visto che il Livorno ha vinto a Siena, e confesso che sono contento, ma non capisco piu' il senso del calcio in Italia. Forse e' meglio non pensarci, e focalizzare l'attenzione sul ristorante dove mangeremo stasera.

20071110

Costa Rica + Nicaragua nov 07 - 4

shopping in centro a Granada
Oggi mentre pranzavamo in un delizioso localino sulla Plaza Central di Granada, ho fatto da traduttore tra due anziane signore statunitensi e una venditrice ambulante di ceramiche nicaraguense. Una delle due signore mi ha promesso che quando torna a casa si iscrivera' ad un corso di spagnolo. Le ho detto che per noi italiani e' piu' semplice che per lei che e' di madrelingua inglese. Mi ha detto che e' di origine italiana, e che si e' dimenticata anche l'italiano.

Mi sono sentito superiore. So che non e' corretto, ma e' cosi'.

Questa mattina invece abbiamo "comprato" 3 escursioni che faremo nei prossimi giorni. Una qui all'ostello, l'unica che vedevano direttamente qui. Poi abbiamo chiesto alle ragazze della reception quale agenzia ci consigliassero per le altre escursioni, nella strada dell'ostello che ne sono ben due. Ci hanno consigliato quella piu' vicina, meno appariscente. Siamo andati li', e il ragazzo che ci ha venduto e descritto le escursioni si chiama Jetro (si, avete letto bene). Ci ha dato una buonissima impressione. Dopo mangiato, girovagando per Granada, ci siamo imbattuti in Maverick. E' una cosa difficile da descrivere. La proprietaria e' canadese, e vive qui. Ha questa casa aperta che fa da libreria, edicola, negozio di artigianato locale e abbigliamento, bar, scuola di spagnolo e un sacco di altre attivita' con i bambini del posto. Abbiamo parlato con lei e con alcuni suoi collaboratori. Una ragazza di qui ci ha parlato delle cose interessanti che ci sono da vedere. Le abbiamo detto che abbiamo comprato queste tre escursioni e prima che le dicessimo da chi le avevamo comprate e' uscito il nome di Jetro. Ci ha detto che e' il migliore, il piu' onesto e quello che fa i prezzi piu' competitivi.

Come dice lo spot celeberrimo, certe cose non hanno prezzo. Per tutto il resto.....gia' lo sapete.

rhcp

L'amico Fabio nel suo blog (ai link se) mi fa tornare alla mente una serie di aneddoti di uno dei miei primi viaggi. Eravamo in Messico, a Cancun e dintorni, con due amici, e conoscemmo due ragazze texane che ci accompagnarono per alcuni giorni nelle nostre giornate di mare.
Era il luglio del 1992, e mentre facevamo merenda con aragosta e tequila (non ero ancora vegetariano), io indossavo una t-shirt dei Red Hot Chili Peppers (comprata al concerto del PalaTrussardi nello stesso anno, band di supporto Rollins Band). La piu' grande delle due texane mi guardava e rideva. Quando le chiesi "perche' ridi?" lei rispose "mia figlia di 14 anni (lei ne aveva 34) ha la stessa maglia!".

Le consigliai di far ascoltare a sua figlia i Pearl Jam e nel walkman andava Nevermind dei Nirvana.

Costa Rica + Nicaragua nov 07 - 3

ma Granada non era in Spagna?
Come negli States ci sono un sacco di citta' che si chiamano come altre citta' europee, nel mondo latinoamericano ci sono un sacco di citta' che si chiamano come quelle spagnole. Quindi siamo da ieri sera a Granada, Nicaragua, dopo un viaggio di circa 9 ore (un po' meno a dire la verita') dove il grosso, come al solito, e' rappresentato dal passaggio delle frontiere. Si, perche' noi europei non ci siamo piu' abituati, ma quando c'e' da passare una frontiera tra due paesi, prima devi uscire da uno, poi devi entrare nell'altro.
Abbiamo trovato un hostal carino, tranquillo e nemmeno troppo caro, le escursioni da fare sono diverse, quindi ci tratterremo alcuni giorni. Citta' coloniale classica, con una piazza principale molto bella che pero' sa di piscio e di cacca di cavallo.
Fa un caldo bestiale. A presto.

20071108

Costa Rica + Nicaragua nov 07 - 2

di San Jose de Costarica e della bruttezza delle metropoli centrosudamericane
Intanto: alla fine poi l'altra sera alla tele ho visto Olympiakos - Real Madrid. Una pizza al ristorante dell'albergo costava 14,50 euro. Poi lamentatevi. Il viaggio e' stato un disastro. Partenza con quasi 3 ore di ritardo da Amsterdam, coincidenza forzata, arrivo quasi a mezzanotte in Costa Rica. Meno male avevamo prenotato anche il trasferimento all'ostello. Abbiamo scoperto che non ci sono 6 ore di differenza, ma 7. Non c'e' una volta che ci indovini. L'ostello non e' male, ma nemmeno cosi bello come mi aspettavo. Ci e' toccata una stanza dove era saltata l'elettricita'. Ieri sera pioveva, e oggi pure. Oggi abbiamo girato per San Jose e abbiamo prenotato il viaggio per Granada, Nicaragua, per domani. Mi aspettavo gente piu' gentile, invece non molto. La citta' e' bruttissima. Ne abbiamo gia' abbastanza. Stasera prevedo che andremo a dormire presto: nel ristorante dell'ostello danno pero' Million Dollar Baby e a seguire Kill Bill Vol.2. Ad ogni modo qui la vita notturna non esiste. I ristoranti chiudono alle 19.
Pero' girare per la capitale del Costa Rica con la maglia del Livorno di Lucarelli da' una certa soddisfazione.
A presto

toni negri e il calcio

interessante disamina calcio rugby di toni negri.


L'ex professore dell’Università di Padova che fondò Potere Operaio nel ’69 critica l'attuale modo di giocare e il difensore dell'Inter: "Oggi prevale il 'vincit, regnat et imperat', solo il rugby ci può salvare. Quello dei Pumas con una quantità impressionante di cognomi italiani. "

PARIGI, 8 novembre 2007 – Materazzi, simbolo del calcio fascistoide e moderno del “vincit, regnat et imperat”. L’inedita visione del difensore dell’Inter arriva ovviamente dalla Francia. Ma stavolta non da un francese rancoroso, ma da un intellettuale italiano: Toni Negri, filosofo, ex leader di Potere Operaio.
LIBERATION - Negri, ex professore dell’Università di Padova che fondò il gruppo di estrema sinistra nel ’69, affronta la questione dalle pagine di Libération, un quotidiano che non ha mai digerito veramente l’episodio chiave della finale di coppa del Mondo, tra Materazzi e Zidane, e oggi in edicola in edizione speciale, con articoli firmati da soli filosofi.
ARGENTINA - Un viaggio in Argentina permette al filosofo, ex esule condannato per associazione sovversiva ma oggi libero cittadino, di osservare in tv una partita del campionato locale: "Giocano veramente male - scrive Negri, che vive tra Venezia e Parigi - anzi, giocano ormai come in tutto il mondo: 22 piccoli Materazzi, 22 automi, 22 giocatori di un videogame di media qualità".
ORIUNDI - Poi Negri ricorda che un tempo il calcio non era così. In Italia "all’inizio degli anni ’20 furono gli argentini ad insegnarci a giocare, con una difesa dura e un centravanti che rilanciava sulle ali, lento e preciso come in un tango". Era il calcio "meticcio" degli "oriundi" che trasmisero "fantasia e immaginazione" agli italiani e che permisero all’Italia di vincere due mondiali (1934-38) e le Olimpiadi del 1936.
MATRIX - "Oggi – continua il filosofo – non è più così. E’ Materazzi che comanda: vincit, regnat et imperat". La dittatura della tecnica: "Max Weber e la razionalità dell’efficacia". La salvezza passa allora per il rugby, quello "magnifico", argentino, sorpresa agli ultimi mondiali francesi. Quello dei Pumas "con una quantità impressionante di cognomi italiani", che giocano come lo facevano le squadre italiane piene di oriundi. Un paradosso.
FASCISMO - Negri sogna: "Se quell’età d’oro del calcio ha permesso agli italiani di respirare durante il fascismo, forse questo rugby ci permetterà di sopravvivere in quest’epoca di estremismo di centro". Negri chiude gli occhi e immagina un campo di rugbisti francesi e di calciatori oriundi, dove palla ovale e palla tonda si sovrappongono, con "il tango che riprende il suo spazio, tra la mischia e i centravanti". Paradosso filosofico, visione idealista, nostalgica e futuribile, che condanna senza appello "Materazzi a giocare a ping-pong". Povero Marco.

doccia

sono entrato in doccia ieri sera e ho notato una cosa:
faccio la doccia con il viso rivolto al muro e dando le spalle alla tenda, ma quando ero a milano facevo il contrario, viso verso la tenda e spalle al muro invece a sambo ho sempre fatto come ora: viso al muro e spalle alla tenda. sono sempre entrato in doccia senza mai pensare alla posizione, ma posizionandomi in modo naturale.
chissà perchè questo comportamento diverso!?!? colpa della luce o dei colori?
bho!?

benedetti

ancona calcio
ti credo che sono primi in classifica!

20071107

chi

ho vissuto 10998 giorni.
mi fa un pò male il collo da ieri forse un colpo di freddo.
stanotte ho sognato di essere allo stadio, giocavano verona - napoli. c'era elkjaer e c'era maradona, entrambi continuavano a calciare e sbagliare rigori.
cosa vorrà dire?
che anche i migliori sbagliano?
questa sera voglio mangiare il minestrone. mi ricordo che a casa a milano con andrea si mangiava il minestrone spessissimo. una confezione da 500 gr in due, lui con 3 etti di parmigiano grattuggiato sopra.
voglio andare a fare un viaggio in marocco. chi viene?

20071106

Costa Rica + Nicaragua nov 07 - 1

NicaRica 2007
Bel titolo eh? Bando alle ciancie, saro' breve, anche perche' in questo hotel la connessione e' carissima (15 minuti 5 euro, poi lamentatevi in Italia) e la tastiera e' incollata al tavolino, roba da matti. Dice, ma dove sei nel terzo mondo? No, nella civilissima Olanda!
Per farla breve, dopo che Filippo e' stato magnifico, venendo a prendermi alla stazione a Milano, portandomi a casa della mia compagna di viaggio, Daniela, e poi portandoci a Linate stamattina, dopo che Massi e Lafolle si sono fatti trovare anche loro alla stazione ieri sera (che figa la stazione di Milano Rogoredo, minchia), dopo che Monty stamattina ci ha offerto la colazione a tutti a Linate, da vero padrone di casa, il volo KLM Linate-Amsterdam Schipol ha ritardato e abbiamo perso la conicidenza per Miami-San Jose' de Costarica. Le alternative erano due, partire piu' tardi e rimanere 5 ore (indicativamente da mezzanotte alle 5,00) al JFK di NY e poi volare in Costarica per arrivare verso le 9,00 di mattina di domani, oppure rimanere a spese KLM in un hotel convenzionato, cena notte colazione e passaggi pagati, e ripartire domani alle 13,40 per arrivare alle 21,10 a San Jose'. Visto che siamo in ferie, abbiamo scelto la seconda. L'hotel e' fuori mano ed e' tardi, quindi niente scappata ad Amsterdam, stasera c'e' Desperate Housewives in originale. Vuoi mettere?

Un ringraziamento ai 4 citati sopra. Daniela mi ha domandato: "ma tutte le persone cosi' disponibili le conosci te?". Le ho risposto che evidentemente, quel tipo di persone si attrae.

Hasta pronto - Tot ziens

20071105

buon viaggio!

jumbolo, o jumbolo,
che il tuo viaggio centro-americano sia ricco di bellezza,
in attesa dei tuoi report, probabilmente senza foto,
in attesa di una cartolina che non mi spedirai mai,
buon viaggio!

Costa Rica + Nicaragua nov 07 - 0

Wave Goodbye
Solito titolo. Quasi quasi lo faccio diventare una costante.
Ricapitolo brevemente. Domani lavoro, giorno tra l'altro piuttosto impegnativo perchè devo fare le chisure contabili del mese scorso. Devo trovare il tempo anche di andare dal dentista, e di comprare le ultime cosette. Alle 18,50 ho il treno da Livorno per Milano. Dormo dalla mia compagna di viaggio. Martedì mattina alle 10,45 abbiamo il volo da Linate. Amsterdam, Miami, San José de Costarica. 2 notti lì, già prenotate, in un ostello che mi ha segnalato una costaricana della quale mi ha dato l'indirizzo mail l'amico messicano (residente a San Francisco) conosciuto in Argentina. Poi, l'intenzione è di andare in Nicaragua, per 2-3 destinazioni. Poi scendere di nuovo in Costarica per altre 2-3 destinazioni. Ripartiamo il 26 (sempre novembre) da San José, Orlando, Amsterdam, Milano Malpensa il 27.

Lo zaino, ultra-leggero, è pronto. A Livorno mi porta mia sorella, con mio nipote e mio padre. A Milano mi scarrozza l'amico Filippo. Partire è un po' morire, ma poi passa. Viaggiare apre la mente. La valigia sul letto è quella di un lungo viaggio. E via così con i luoghi comuni.

Mutande, calzini, pantaloni, asciugamano ultra-leggero, sapone di Marsiglia, magliette, una felpa addosso. Scoccia un po' il problema dei liquidi da portare nella busta trasparente, sono troppi e bisogna lasciare qualcosa a casa.
Tre libri, due dei quali sono le guide Lonely Planet di Costarica e Nicaragua. L'altro, La cura del gorilla di Sandrone Dazieri, prestatomi da Lafolle.

Vi saluto adesso perchè non credo avrò tempo domani (cioè oggi). Ci risentiremo appena possibile.

Ciao!

20071104

Decameron


E, a proposito, abbiamo appena terminato la visione della prima puntata di Decameron su La7, il ritorno in tv di Daniele Luttazzi (al plurale, abbiamo, perchè io e il mio co-blogger ci siamo mandati sms di critica e giudizio visto che ovviamente stavamo assistendo entrambi al programma). Cattivissimo e surreale. Ha ragione lui quando in un suo spot dice ne avevate proprio bisogno.

l'angolo di Alessio

E' ufficiale: mio nipote è drogato de La principessa Mononoke. Questa mattina mi ha fatto rimandare indietro, e quindi riguardare, la scena iniziale (quella del demone-cinghiale) almeno 78 volte. Stiamo entrando inoltre nell'età dei perchè, e devo dire che spesso sono stimolanti. E' una prova continua cercare di rispondere a tutti i suoi perchè cercando di usare un linguaggio comprensibile senza ingannare se stessi per primi. Divagazione importante: la dipendenza da Princess Mononoke ha costretto mia sorella e il suo compagno a guardare il film, e da quanto ne so ne sono rimasti rapiti. Non sono due persone appassionate di cinema, quindi questa per me è una buona cosa.

Due chicche. Mentre eravamo nella stanza-studiolo dove tengo il pc, mio nipote ha notato il calendario della Gregoraci poco vestita. La sua unica domanda in merito è stata: zio pecchè la tata è scalza?

Invece, osservando la t-shirt che indossavo oggi, dove si vede un pallone da basket dentro un canestro, la domanda è stata: zio pecchè la palla non vola?

Mio nipote ha un umorismo che ricorda un po' quello di Daniele Luttazzi.

20071103

di tutta l'erba, un fascio

Sulle vicende tristi che stanno avvenendo in Italia, non voglio dire niente. Faccio parlare il fratello di Giovanna Reggiani, perchè con una semplice frase ha riassunto mille concetti e sferzato un sacco di gente piccola piccola.

"Cara Giovanna, il babbo e la mamma ci hanno insegnato la tolleranza e l'importanza dell'amore. Noi fratelli abbiamo sempre avuto uno spirito libero, grazie ai nostri genitori. Ricordiamoci che il silenzio non è sempre muto. Ciao sorella".

Le ha pronunciate al funerale della sorella. Qui un articolo sull'avvenimento.

mensa sana


E poi volevo raccontarvi di questa storia letta su un articolo di Repubblica qualche giorno fa.

C'è questo cuoco belga, Philippe Renard, che aveva un ristorante a Bruges, ed era arrivato ad avere due stelle Michelin. Ma, dice lui, lo stress per piacere alle guide era troppo, e non era felice.

Poi, un incidente che lo blocca per 5 mesi, e il ristorante che va a rotoli, deve chiudere e lui si ritrova con molti debiti.

Si innamora del mondo bio, apre un negozio di prodotti organic insieme alla moglie. Impara a risparmiare, a ridurre gli sprechi, a mangiare con gusto con pochi soldi. Si concentra su piatti semplici.

Poi, gli chiedono di prendere in gestione la mensa aziendale dell'Ethias (un'assicurazione belga). I lavoratori erano scontenti della qualità, e a Renard viene data carta bianca per le migliorie. Unico vincolo: non spendere più di 3 euro e 50 cent per ogni coperto. C'è riuscito, i lavoratori sono felici, compra solo prodotti di stagione, limita la scelta dei piatti ma li presenta alla grande, fa fare l'ordinazione entro le 15 del pomeriggio del giorno prima per non sprecare niente.


Bella storia.

quattro quarti


E insomma, qualche sabato fa leggendo Alias, l'inserto del sabato del Manifesto, mi imbatto in un articolo di Francesco Adinolfi dedicato ai batteristi, dal titolo Maledetti batteristi. Pensavo fosse qualcosa che tendeva a raccontare quanto i batteristi abbiano incarnato il lifestyle rock classico (e, infatti, non mancano riferimenti e chicche imperdibili, come quando si dice che Richard Manuel, batterista della Band e quindi di Bob Dylan, impiccatosi nel 1986, "consumava" OTTO bottiglie al giorno di Grand Marnier), e invece era qualcosa di più.

Si partiva dal fatto incontestabile che il batterista, soprattutto nel rock, sia il musicista che è più sottoposto allo sforzo fisico, nei concerti dal vivo ma anche in studio, e si arrivava ai problemi fisici legati a questo, problemi fisici che si possono manifestare anche più in avanti nel tempo.


Ho letto questo articolo succulento, pieno di informazioni e di testimonianze di prim'ordine (Luca Bergia dei Marlene Kuntz e Tullio De Piscopo), dopo di che ho riflettuto sulla mia sindrome del tunnel carpale, alla mia artrite alle dita delle mani, ai dolori tendinei sempre delle mani. Va bene che uso moltissimo il pc, sia a casa che a lavoro, ma tutto questo mi ha fatto sentire un po' un reduce, in quanto ex batterista.


Mi sono ricordato quando per anni, mi sedevo sulla tazza del cesso e dopo un po' mi rendevo conto di avere un grosso livido sulla coscia sinistra. Per giorni mi sono domandato come me lo fossi procurato. Alla fine, riuscii a capirlo: era il risultato della mano che impugnava la bacchetta sinistra unito al mio modo di tenere il rullante basso ed inclinato verso sinistra.


Dovrebbero darmi la pensione?

e se rimango senza lavoro?


Giorni e nuvole - di Silvio Soldini 2007


Giudizio sintetico: si può vedere


Elsa e Michele, una affiatata coppia borghese, vivono in centro a Genova, in una bella casa, hanno tanti amici e una figlia, coltivano le loro passioni e non si negano niente: la governante, la barca, i viaggi, la cultura, le cene fuori e il buon vino. Addirittura, pur non essendo più giovanissimi, Elsa si permette di laurearsi in storia dell'arte e lavorare al restauro di un affresco che si preannuncia importante, senza praticamente guadagnare. Michele ha una piccola azienda in società con un amico, le cose vanno bene. Anzi, no.

Dopo la bella e affettuosa festa a sorpresa per la laurea di Elsa, con un sacco di amici e perfino la musica dal vivo, Michele rivela ad Elsa che da due mesi non lavora più: è stato estromesso dall'azienda in seguito all'ingresso di un nuovo socio e alla sua (di Michele) resistenza ad adottare metodi "più al passo con i tempi" (essendo lui, per così dire, dalla parte degli operai).

Si inizia a fare i conti con i soldi, la casa, la barca, il superfluo, i nervosismi prendono piede. Michele non trova niente alla sua altezza, Elsa abbandona le passioni e si "accontenta".


Qualcuno ha scomodato Ken Loach, per questo nuovo lavoro di Soldini che affronta il tema del precariato e, soprattutto, del disoccupato ultra-quarantenne. La nota di merito per Soldini è dovuta, principalmente per la tendenza a non rifare mai lo stesso film. Ci ha dato opere deliziose, sempre coraggiosamente italiane (mi piace ricordare Agata e la tempesta, Pane e tulipani, ma anche Un'anima divisa in due e perfino il misconosciuto Le acrobate). Questo Giorni e nuvole non è esattamente un film bellissimo, causa forse il tema affrontato: in riferimento al paragone con Loach, Soldini manca probabilmente della forza giusta per affrontare una crisi di tale entità, come quella che è costretto a vivere Michele.

Ci si trova quindi di fronte ad un film apprezzabile, ma che non convince fino in fondo, tra l'altro sicuramente eccessivo nella durata, che poteva essere certamente ridotta di qualche decina di minuti, e ad un finale fin troppo conciliante e forzatamente simbolico.

Qualche critica mi sento di muoverla anche alla descrizione di Genova fatta dal regista, che forse voleva renderla tutto sommato asettica: è probabilmente più bella, sicuramente più affascinante.


Buona la direzione degli attori, senz'altro migliore la prova di Albanese (che, se ancora ci fosse stato bisogno di una riprova, "funziona" benissimo quando è diretto da registi veri, rispetto a quando si dirige da solo), mentre la Buy sembra sempre interpretare lo stesso personaggio da qualche anno in qua. Battiston sfruttato poco.


Non imprescindibile.

usq

sai cosa dimostra questo? semplicemente che l'attitudine al bene, la quale in qualche modo è pur presente in noi, corrode subito le pareti se la si rinchiude in una forma fissa, e attraverso quella fessura si butta al male!

20071102

Tela

tutti pensano che io sia una grande amatrice e di fatto lo sono.
eppure ogni volta che metto mano al mio canovaccio, qualcuno mi disfa la tela, come se fossei una Pelelope. ma esiste una logica all'amore? esiste una logica nella poesia? so soltanto che la poesia va colta sul momento, come il pensiero, come l'immagine, prima che si raffreddi e diventi una pietanza stantia.
così un bacio rimandato è una lettera rimandata indietro.


alda merini

20071101

giovinezza


Un'altra giovinezza - di Francis Ford Coppola 2007


Giudizio sintetico: da evitare, anche per conservare un buon ricordo di F.F.Coppola


Nella Romania del 1938, mentre spirano venti di guerra, un vecchio professore di linguistica tenta disperatamente di terminare la sua ricerca sul linguaggio, e convive con il rimorso di non aver fatto abbastanza per trattenere l'unico amore della sua vita, oltre allo studio: l'amata Laura.

Sfinito dai rimorsi e dall'impotenza a cui lo relega la vecchiaia, decide di suicidarsi, ma mentre si avvia alla fine, un fulmine lo colpisce davanti alla stazione ferroviaria di Bucarest. Invece di rimanere folgorato, diventa miracolato: si innesca in lui un processo di ringiovanimento fisico. Riparte quindi con gli studi, deciso ad andare fino in fondo, di arrivare fino al proto-linguaggio. Sulla sua strada, magicamente, ancora una donna, Veronica, che è praticamente la reincarnazione di Laura, e che lo aiuterà nei suoi studi, in una maniera decisamente inusuale.


Ispirato dal libro omonimo di Mircea Eliade, è uno di quei film sui quali non riuscirete, probabilmente, a leggere recensioni che non siano o stroncature, oppure esaltazioni smisurate. Chi vi scrive, pensa che il caro Coppola avrebbe fatto meglio a godersi la vecchiaia nella sua vigna in California, senza per questo mancargli di rispetto. Impossibile, del resto. Dobbiamo solo rendere grazie al regista Coppola, autore di una filmografia capace di zittire chiunque (voglio dire, a me è piaciuto perfino Peggy Sue si è sposata), e di perdonargli perfino di essere lo zio di Nicolas "monoespressione" Cage.

Nonostante l'amore di Coppola per la cultura, il linguaggio, quindi la comunicazione, perfino il senso della vita, cose che si ritrovano nelle sue opere e che creano il valore aggiunto dei suoi film, questo suo ultimo lavoro è decisamente supponente e difficilmente digeribile. Una specie di insopportabile viaggio avanti e indietro nel tempo alla ricerca del tempo perduto, senza un minimo di fascino e la necessaria empatia, imprescindibile per far si che lo spettatore riesca a subire qualsiasi violenza da parte del regista, seduto sulla sua poltroncina. Una cosa che quasi sempre riesce a Lynch, come l'illuminato recensore di http://www.spaziofilm.it/ fa notare tra le righe, ma che in questo caso non riesce a Coppola.

A niente serve la presenza della bella Alexandra Maria Lara, nei panni doppi della donna del professore, già vista ne La caduta - Gli ultimi giorni di Hitler, e le apparentemente svogliate prestazioni dei grandi Bruno Ganz e di Tim Roth.

Soporifero.

una donna o una santa?


Elizabeth: the Golden Age - di Shekhar Kapur 2007


Giudizio sintetico: si può perdere


Seconda parte della trilogia che il regista di origini indiane ha deciso di dedicare alla Regina Vergine. Quindi, dopo le peripezie per la successione al trono e lo scisma dalla Chiesa Cattolica Romana, ritroviamo Elizabeth alle prese con i suoi consiglieri che la vorrebbero far sposare degnamente, pensando alla successione, ma, soprattutto, davanti all'imminente guerra contro la Spagna del cognato Filippo, forte dell'Armada Invencible (l'Invincibile Armata), una flotta imponente. Alla base, come sempre, la contrapposizione religiosa. Filippo, fervente cattolico, desidera "redimere" la protestante Inghilterra e la sua regina. Troverà pane per i suoi denti, mentre la regina vergine proseguirà nella sua strada verso l'illibatezza eterna.


Era lecito aspettarsi un degno sequel, anche se era difficile avvicinarsi allo splendore elegante e perfino gotico del primo, bellissimo Elizabeth, film del 1998 che contribuì ad accendere la stella della sempre bravissima Cate Blanchett, ma che ci strabiliò pure con la prima apparizione sullo schermo del grande Eric Cantonà. A pensarci bene, però, nell'interludio tra Elizabeth e questo The Golden Age (titolo tra l'altro "introduttivo", visto che l'epoca d'oro verrà dopo), Kapur aveva licenziato l'orribile Le quattro piume; purtroppo, questo nuovo lavoro è più sui livelli de Le quattro piume che su quelli di Elizabeth.

I costumi sono come sempre sfarzosi e belli da vedere, la mano del regista è elegante nelle inquadrature (a volte troppo), le luci e la fotografia ottima, gli sfondi spesso ispirati all'arte pittorica e mai ridicoli. E' l'intreccio che disturba stavolta, anche se si capisce che tutto tende a rendere partecipe lo spettatore del dramma solitario della regina; manca un pizzico di riflessione in più su questo tema, forse a causa di troppa carne al fuoco, o forse perchè la mano del regista non ne è capace, e nella "puntata" precedente era solo stato baciato dalla fortuna.

Il cast è di grande qualità, diretto così così. Tralasciando la Blanchett, che dopo la prova di Io non sono qui potrebbe recitare anche in un film dei Vanzina e rimanere dignitosa, troviamo un Geoffrey Rush e una Samantha Morton senza infamia e senza lode, mentre spicca, a dispetto del minutaggio, un gigantesco Jordi Mollà, grande speranza spagnola già visto in film hollywoodiani, qui nei panni di un disturbato e deformato Filippo di Spagna, mentre l'osannato Clive Owen fornisce una prestazione ai limiti del ridicolo nei panni dell'oggetto del desiderio della regina vergine, il corsaro Walter Raleigh. C'è pure un convincente Rhys Ifans, forse per la prima volta in un ruolo drammatico e cattivo.


Un film non indispensabile quindi, anche se agli amanti del fetish, tra i quali mi includo, rimarrà negli occhi l'immagine di Cate Blanchett con i rossi capelli al vento, vestita della scintillante armatura argentata e luccicante, durante il discorso alle truppe a Tylbury. Definitiva icona sessuale intellettuale.