Giudizio sintetico: si può vedere (3/5)
Torino, 18 marzo 1994. L'affermato violinista Amerigo Speranza, prima di esibirsi, viene informato via telefono della morte della madre. Napoli, autunno 1946. Amerigo Speranza, di otto anni, dopo il terrore vissuto durante la Seconda guerra mondiale, vive da solo con la madre Antonietta, mentre il padre si è allontanato da tempo (apparentemente per cercare fortuna negli Stati Uniti). I due, come molti altri concittadini, sono estremamente poveri a causa della guerra e vivono alla giornata. Per dare al figlio una vita migliore, Antonietta aderisce all'iniziativa comunista dei treni della felicità, volta a mandare i bambini del Sud ospiti in famiglie del Nord Italia per un paio d'anni, nelle province emiliane, così da sfuggire alle malattie, al freddo e alla fame. Tale iniziativa non viene accolta bene da tutto il rione, a causa dei pregiudizi nutriti contro i comunisti. Amerigo viene mandato a Modena, dove viene ospitato dall'ex partigiana Derna e dalla sua famiglia. (Wikipedia)
Trasposizione dell'omonimo rimanzo di Viola Ardone, ispirato alla vera iniziativa dei Treni della felicità, il film è onesto e mediamente coinvolgente, e soprattutto, ci ricorda che abbiamo una grande attrice in Italia: Barbara Ronchi (Derna).
An adaptation of Viola Ardone's novel of the same name, inspired by the true-life "Treni della felicità" (trains of happiness) initiative, the film is honest and moderately engaging, and above all, it reminds us that we have a great actress in Italy: Barbara Ronchi (Derna).

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