No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.

20260708

Un dolore vero

A Real Pain - Di Jesse Eisenberg (2024)
Giudizio sintetico: da vedere (4/5)


All'aeroporto internazionale John F. Kennedy, Benji Kaplan attende l'arrivo del suo un tempo caro cugino, David, per imbarcarsi sul volo. Con i fondi lasciati dalla defunta nonna, i Kaplan hanno organizzato un viaggio alla scoperta delle radici ebraiche in Polonia, con la speranza di rivedere la casa in cui è cresciuta e di riallacciare i legami familiari. Le loro personalità contrastanti scatenano diverse discussioni: Benji è uno spirito libero e schietto, un vagabondo che critica David per aver perso la passione e la spontaneità di un tempo, mentre David è un uomo di famiglia pragmatico e riservato, che fatica a sopportare gli sfoghi senza filtri di Benji e la sua mancanza di una direzione precisa nella vita.
Arrivati ​​a Varsavia, David e Benji incontrano i membri del loro gruppo turistico: Mark e Diane, una coppia di pensionati di Shaker Heights, Ohio; Marcia, una donna divorziata da poco dalla California; ed Eloge, un sopravvissuto al genocidio ruandese convertitosi all'ebraismo dopo essersi trasferito a Winnipeg. Il tour è guidato da James, una guida gentile, preparata e di origini ebraiche, proveniente dallo Yorkshire. Il primo giorno, il tour prevede la visita al Monumento agli Eroi del Ghetto, a Piazza Grzybów e al Monumento all'Insurrezione di Varsavia. Benji coinvolge l'intero gruppo in una rievocazione storica dell'Insurrezione di Varsavia attorno a quest'ultima scultura. Un imbarazzato David si tiene in disparte e scatta foto con i cellulari dei partecipanti. (Wikipedia)

Il ricordo di questo film, scrivendone ad oltre un anno di distanza dalla visione, è ancora vivo nella mia memoria, curiosamente, perché è un film che parte dalla memoria collettiva, per parlare di molto altro: come mantenere le amicizie, come relazionarsi con i parenti, come affrontare la perdita, come proteggere e mantenere l'identità, qualsiasi essa sia. Come continuo a ripetere da anni, e lo ripeto oggi nonostante la vergogna della quale si sta coprendo nel 2026 lo stato ebraico, dell'Olocausto non dovremmo mai stancarci di parlare. Ma Eisenberg, qua regista, sceneggiatore, e meravigliosa umile spalla, nei panni di David, ad un sempre più incontenibile Kieran Culkin nella parte di Benji (curioso come Culkin abbia vinto l'Oscar, per questa parte, ma nella categoria miglior attore non protagonista), riesce a raccontare una storia delicata, moderna ma ugualmente senza tempo, a far sorridere e a commuovere, toccando davvero il cuore dello spettatore senza indulgere in stereotipi. Un grande film.

Writing about this film over a year after seeing it, the memory is still vivid in my mind, curiously enough, because it's a film that draws on collective memory to address so much more: how to maintain friendships, how to relate to relatives, how to cope with loss, how to protect and maintain one's identity, whatever it may be. As I've been repeating for years, and I repeat it today despite the shame the Jewish state is heaping upon itself in 2026, we should never tire of talking about the Holocaust. But Eisenberg, here director, screenwriter, and wonderfully humble foil, as David, to an increasingly irrepressible Kieran Culkin as Benji (curious that Culkin won the Oscar for this role, but for Best Supporting Actor), manages to tell a delicate, modern yet equally timeless story, making us smile and moving, truly touching the viewer's heart without indulging in stereotypes. A great film.

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