No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.

20260408

Sub-colonia greca edificata tra il Vesuvio ed i Campi Flegrei nell'VIII secolo a.C. dai cumani

Parthenope - Di Paolo Sorrentino (2024)
Giudizio sintetico: si può vedere (3,5/5)


1950. La famiglia Di Sangro attende la nascita della secondogenita. Al parto, che avviene nelle acque del quartiere Posillipo, assistono il fratello maggiore Raimondo e Sandrino, figlio della governante della lussuosa magione dove abita la famiglia; le viene dato il nome Parthenope in onore della città di Napoli. La bambina, grazie anche alla protezione del suo facoltoso padrino Achille Lauro, vive un'infanzia agiata e serena.
1970. Parthenope è diventata una ventenne intelligente e sfacciata, consapevole della sua bellezza e dell'ascendente che ha su Sandrino, da sempre innamorato di lei, e Raimondo, divenuto un uomo fragile e ossessionato dalla sorella, fin quasi all'incesto. La ragazza frequenta con profitto il corso di antropologia del professor Devoto Marotta, severo e temuto da tutti: il suo temperamento si dice sia dovuto al fatto che abbia a carico un figlio gravemente disabile, ma nessuno sa se questo sia vero o meno. Tra la ragazza e l'insegnante si instaura subito un rapporto di freddo rispetto. (Wikipedia)

Devo dire che, a distanza di circa un anno e mezzo dalla visione, forse dovrei alzare il voto a questo ennesimo film del regista napoletano, che nel frattempo ci ha regalato un altro grandissimo lavoro (La grazia). Sorrentino, si sa, lo si ama o lo si odia, e chi lo odia o lo sopporta poco, trova qualsiasi pretesto per criticare i suoi lavori. Io appartengo al primo gruppo, e credo che gli spettatori che vanno a vedere un suo film, dovrebbero solo imparare a goderne. C'è tutto e il contrario di tutto, nel suo cinema: la storia, la cultura, il sesso, l'amore, le passioni, le religioni. E ogni volta Sorrentino trova una chiave differente per parlarne e per far riflettere in proposito. Tesoro nazionale. 

I have to say that, after about a year and a half since seeing it, I should perhaps raise my rating for this film by the Neapolitan director, who in the meantime has given us another great work (La grazia). Sorrentino, as we know, is either loved or hated, and those who hate him or can't stand him find any excuse to criticize his work. I belong to the former group, and I believe that viewers who go to see one of his films should simply learn to enjoy it. There's everything and the opposite of everything in his cinema: history, culture, sex, love, passions, religions. And each time Sorrentino finds a different way to talk about it and make us reflect on it. A national treasure.

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