Giudizio sintetico: si può vedere (3,5/5)
La storia si svolge sullo sfondo della Norvegia urbana moderna. Attraverso un sapiente gioco di parole, il film sfida le nozioni convenzionali di mascolinità e le norme sociali, indipendentemente dal fatto che i personaggi si identifichino come eterosessuali o omosessuali.
Due spazzacamini, entrambi sposati in matrimoni monogami ed eterosessuali, si trovano in situazioni che mettono in discussione le loro prospettive sulla sessualità e sulle norme di genere. Uno di loro ha un incontro sessuale con un altro uomo, ma non lo interpreta come espressione di desiderio omosessuale o infedeltà. L'altro, invece, è tormentato da vividi sogni notturni in cui appare come una donna. Questa esperienza sconcertante lo porta a interrogarsi su quanto la percezione esterna plasmi la sua identità e se abbia represso aspetti di sé, limitando così il suo vero io. (Wikipedia)
Prima parte di una trilogia, il film del regista norvegese va oltre all'approccio pruriginoso, e con leggerezza, parla di un tema attualissimo, che la mascolinità di una volta, arrivata in qualche modo fino ad oggi, ancora fatica ad affrontare: il fatto che, in fondo, siamo tutti bisessuali. E lo fa, come notano i critici bravi, rinunciando alla spettacolarizzazione, dialogando più che agendo, e finalmente sottolineando una cosa che adesso è ovvietà, e cioè che le convenzioni sono destinate a cadere e a venir ricostruite, oggi molto più velocemente di un tempo.
The first part of a trilogy, the Norwegian director's film transcends the prurient approach, and with a lighthearted approach, addresses a highly topical issue that the masculinity of the past, which has somehow survived to this day, still struggles to address: the fact that, deep down, we are all bisexual. And it does so, as good critics note, by forgoing sensationalism, engaging in dialogue rather than action, and finally underscoring something now so obvious: that conventions are destined to fall and be rebuilt, much more quickly today than they once were.

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